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giovedì 26 febbraio 2015

L’ABI E LE RISORSE NASCOSTE DEL BANKING: Dedicato ai bancari e ai loro sindacalisti, che lottano contro il degrado del contratto di lavoro



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Col presente articolo intendo fornire conoscenze che cambiano strutturalmente e in positivo le premesse delle trattative, rivelando risorse scientificamente accertate e insite nel banking, da diffondere tra i colleghi bancari e adoperare energicamente nel negoziato, siccome esse sono utili per ripensare tutta la situazione, e la loro attuale propagazione fa prevedere l’imminente richiesta di una profonda rettifica del modo di redigere il bilancio bancario, particolarmente in fatto di utili.
Non bisogna lasciarsi ingabbiare nella vulgata ABI della realtà aziendale (e con “vulgata” non mi riferisco al solo documento succitato, ma al complesso della dottrina economico-finanziaria che essa ha sposato), dal suo piano di psicologia aziendale applicato… a voi, lavoratori dipendenti. 
Questa vulgata è formulata per impedire di parlare e persino di pensare su molti aspetti della realtà e per imporre una formulazione dei problemi in una chiave tale da pre-determinare, come esito, lo schiacciamento dei diritti e delle prospettive professionali, che è l’obiettivo datoriale. Un obiettivo che può essere raggiunto combinando due cose che gli ultimi governi (non eletti) hanno donato ai datori di lavoro: il diritto di cambiare le mansioni ai dipendenti (fungibilità) e il diritto di licenziare (quindi di porre i dipendenti sotto la minaccia di demansionamento e licenziamento). E’ prevedibile – proprio perché la controparte datoriale già si è preparata nel 2014 sia con una massiccia campagna di schede di valutazione negative, sia lamentando un problema di professionalità del personale bancario – che fra qualche tempo partirà un’ondata strumentale di spostamenti mansionali arbitrari, diretta a far apparire professionalmente inidonei anche coloro che sono invece idonei alle mansioni in cui sono stati formati e collocati, ma non nelle nuove mansioni (ad esempio, il funzionario addetto alla qualità del credito che viene ri-mansionato agestore affluent, o viceversa), allo scopo di creare il presupposto per licenziare. Sarà così possibile sbarazzarsi del personale ritenuto in eccesso o troppo costoso, e passare a una massiccia esternalizzazione attraverso società controllate che riservano al personale un trattamento di stretto risparmio – perché questo è il modello generale: comprimere i diritti salariali, previdenziali etc. dei dipendenti per migliorare i bilanci in funzione del mercato finanziario, ignorando quello macroeconomico, nel quale già si vede che questa politica del lavoro produce collasso dei redditi, della domanda aggregata, quindi dei ricavi e della solvibilità: una spirale recessiva.>Questo dovrebbe essere sempre tenuto e fatto presente: soprattutto se applicata per singole aziende, senza una visione aggregata, la logica del libero mercato finanziario produce disastri sul piano economico, cioè della produzione, dell’occupazione, dei redditi, perché è una logica di breve termine, di bilancio, che persegue ciecamente la compressione dei costi e trascura gli effetti distruttivi di lungo termine, sull’economia reale (tanto più che la finanza speculativa guadagna proprio sulle oscillazioni, sugli shock, non sulla stabilità, quindi non è da seguire). ABI non ha il diritto di agire con questa logica,  siccome è  un’associazione di imprese che esistono perché lo Stato ha dato loro la licenza bancaria ed esercitano in via esclusiva una funzione eminentemente pubblica, in virtù di una pubblica licenza bancaria, cioè la creazione e regolazione del credito l’economia nazionale, per la quale la finanza è un mezzo, non il fine; quindi ABI ha il dovere di agire con un’ottica nazionale, di lungo termine, con riguardo all’economia reale. Che non è quella del bilancio e della finanza.
Per rompere lo schema e uscire da questa gabbia concettuale, da questa prospettiva falsata ad hoc dalla controparte, non è necessario ricorrere allo sciopero. Vi sono altri mezzi, molto meno conflittuali e molto più adeguati ai tempi e al progresso dell’informazione. Mezzi che, a differenza dello sciopero, non comportano costi e sacrifici per i lavoratori, ma piuttosto a un lavoro di networking, di p.r. e, prima ancora, di apertura dei propri orizzonti culturali. Innanzitutto, visto che la controparte ABI lamenta scarsa professionalità, bisogna replicarle che “certe” banche da tempo non erogano più corsi e richiederle l’organizzazione di opportuni corsi, corsi certificati onde il datore di lavoro non possa disconoscerli, ricordandole che per questo la banca riceve fondi europei. Se non lo farà, smentirà se stessa. E sarà più facile per i licenziati impugnare vittoriosamente il licenziamento davanti ai giudici del lavoro. Anzi, si può studiare la possibilità di una class action per ottenere dal giudice l’ordine di provvedere alla formazione, o in subordine risarcire i danni conseguenti alla mancata formazione. Insomma, c’è spazio per mettere le mani avanti. Già una simile class action è stata avviata contro la Regione Sicilia.Ma in questo articolo vi voglio indicare e documentare anche un altro mezzo, credo ancora più potente.Un responsabile dell’ufficio fidi e mutui di una nota banca, nel 2007, dopo aver letto la prima edizione del mio saggio Euroschiavi, mi scrisse: «… un giorno, aprendo un fido su un c/c, mi sono chiesto: Ma ‘sti soldi, da dove cavolo vengono? È possibile che vengano creati solo battendo una serie di tasti sul PC?” Poi hanno cominciato ad arrivare le informazioni, quasi mi stessero aspettando…».
In proposito vi sono da tempo tre teorie:
La teoria ufficiale, recepita dal linguaggio delle leggi: la banca è un’intermediaria finanziaria, cioè presta i soldi della raccolta: tanto raccoglie, tanto può prestare. Da un lato riceve depositi, e dall’altro lato li presta, applicando una forbice di interessi, e guadagnando su questa e sulle commissioni; quindi, se presta 100, in bilancio deve registrare un calo di cassa di 100, e un incremento di 100 dei crediti. Ovviamente, ogni mancato rimborso dei prestiti concessi è una pari perdita. La quantità di liquidità, il money supply, è generata interamente dalla banca centrale di emissione e non dipende dalla quantità di credito erogato dalle banche. 
La teoria per gli “istruiti”, insegnata a ragioneria e all’università, è quella della riserva frazionale: la singola banca può prestare un multiplo delle sue riserve, cioè può creare moneta creditizia o scritturale o contabile per un multiplo delle sue riserve – diciamo dieci volte – emettendo bonifici, lettere di credito, assegni etc. E siccome questi mezzi di pagamento possono essere depositati in altre banche (o su altro conto della medesima banca), andando così ad aumentare le loro riserve, essi mettono queste altre banche in condizioni di emettere ulteriore moneta contabile. L’effetto complessivo è di una moltiplicazione reciproca da parte del sistema bancario, in virtù della quale, se la banca centrale opera un incremento iniziale di 100 di moneta legale, con un moltiplicatore di 10 abbiamo un aumento di liquidità totale, nel sistema, di 9.900. La banca, quindi, non è un semplice intermediario finanziario, e l’uso di questa definizione, anche da parte dei testi di legge, è ingannevole. L’attività creditizia delle banche, comportando la creazione di mezzi monetari privati accettati anche dal settore pubblico (con l’assegno circolare della banca voi potete pagare le tasse o il prezzo di un terreno all’asta del tribunale), è in contrasto con la legge, ossia col Testo Unico Bancario, che concede alle banche licenza di intermediare (raccogliere e prestare) il risparmio ma non di creare moneta, e col Trattato di Maastricht, che, all’art. 105, riserva la creazione monetaria, sotto forma di banconote, al Sistema Europeo delle Banche Centrali. In ogni caso, poiché la banca, secondo questa teoria, intacca frazionalmente le sue riserve per erogare il prestito, necessariamente ad ogni erogazione le sue riserve in bilancio devono ridursi in proporzione al rapporto frazionario.La terza teoria è che la banca – ogni banca, individualmente – crei direttamente i mezzi monetari che presta,semplicemente aprendo un conto di disponibilità intestato al cliente e scrivendoci sopra l’importo che intende prestare, senza attingere dalla cassa e senza usare o intaccare le riserve. Quindi crea moneta creditizia al 100% ex nihilo e la presta. O più esattamente la crea con l’atto del metterla a disposizione o prestarla. Il prestato (il messo a disposizione) non preesiste al prestare (al mettere a disposizione). L’incompatibilità col Tub (che consente alle banche solo l’intermediazione) e con Maastricht (che riserva la monetazione alla BCE sotto forma di banconote) è totale. Questa è la teoria che esponevo in Euroschiavi e che indusse il vostro collega del settore fidi e mutui a scrivermi quelle poche ma significative righe di commento e conferma. Leggendo il mio libro, aveva capito che cosa realmente faceva quando erogava, ossia aveva capito che creava liquidità, e che questa capacità di creare mezzi monetari è la vera peculiarità della banca, conferita di fatto (anche se non di diritto) dalla licenza bancaria, e che rende il prestare della banca qualitativamente diverso dal prestare di qualsiasi altro soggetto, perché qualsiasi altro soggetto presta solo denaro che si è procurato in precedenza in cambio di qualcosa (oppure con una rapina, un furto, una frode…); sicché, se non recupera quanto ha prestato, soffre una perdita vera e propria, mentre la banca no, quindi può sopportare molto bene le perdite sui crediti e non ha bisogno di scaricarle sul trattamento salariale dei dipendenti o sui livelli occupazionali, né sui depositi dei clienti (bail in). Questo privilegio ha, come presto vedremo, ulteriori conseguenze su come dovrebbero essere formulati i bilanci in fatto di ricavi e sull’imponibile fiscale effettivo. Ma in generale tutta la faccenda delle della sorveglianza, crisi bancarie e dei rimedi ad esse, va riconsiderata.
Orbene, che le cose stiano come spiega questa terza teoria è stato dimostrato scientificamente dal prof. Richard Werner dell’Università di Southampton mediante un esperimento, che è stato filmato da una troupe televisiva. Su International Review of Financial Analysis – 36 (2014), Werner ha pubblicato un paper su questo esperimento1, col titolo Can banks individually create money out of nothing? – The theories and the empirical evidence (Possono le banche creare denaro dal nulla? Teorie e prove empiriche).L’esperimento è stato molto semplice: previo accordo con la Raiffeisenbank Wildenberg, una banca cooperativa della Bassa Baviera inserita in una rete di molte banche cooperative servite da un unico sistema contabile elettronico, il 07/08/13 Werner personalmente si fece erogare un mutuo di 200.000 Euro. Prima e dopo l’erogazione, e di nuovo il giorno dopo, egli si fece stampare il bilancio (balance sheet, situazione contabile) della banca per confrontare il suo stato (le singole voci contabili) prima e dopo l’erogazione del mutuo. Dal confronto tra le due situazioni, risultò che la banca aveva aumentato i propri crediti di 200.000 (a fronte della registrazione di una pari uscita), mentre non vi era stata alcuna variazione in meno vuoi delle riserve, come avverrebbe se fosse corrispondente alla realtà la teoria della riserva frazionaria, vuoi di alcun altro conto o fondo, e specificamente della voce “cassa”, come avverrebbe se fosse corrispondente alla realtà la teoria della banca come intermediaria. La banca aveva movimentato solo il nuovo conto.Quindi la banca aveva effettivamente aumentato il proprio attivo patrimoniale a costo zero proprio con l’atto del prestare. In effetti, aveva creato un conto di disponibilità in favore del mutuatario Werner e vi aveva digitato dentro un importo, accreditandosi al contempo la medesima somma. Sarebbe interessante controllare se, quando il prestito viene rimborsato, le varie banche cancellano o non cancellano questa posta attiva.
>La scritturazione contabile operata nell’erogazione da parte dei funzionari della banca registra :
EUR                                CREDIT                             LIABILITIES                BALANCE

Current account            200,000
Loan                                                                                200,000                      -200,000
Bank Sum Total            200,000                                200,000                       0,00

Cioè i mezzi monetari, l’oggetto del prestito, sono creati semplicemente registrando ex nihilo un debito contro un credito, con un’operazione contabile esclusiva e peculiare delle banche, che nessun altro operatore economico potrebbe compiere, e che nondimeno fa quadrare il bilancio. Ma – osservo io – a quanto ammontano i mezzi monetari così creati? A 200.000, cioè la “somma” prestata, o a 400.000, ossia a quelli prestati al cliente più il credito che la banca ha registrato a proprio avere? Se questo credito è in qualche modo utilizzabile dalla banca come (se fosse) moneta, allora la creazione monetaria totale che si fa nell’erogare un prestito di 200.000 è di 400.000.
>Questo esperimento (il quale ha ulteriori aspetti e corollari, che per brevità qui tralascio) conferma la terza teoria sulla origine dei depositi bancari (della liquidità bancaria) confutando le altre due, cioè quella della banca come intermediaria finanziaria, e quella della riserva frazionaria, dato che ambedue ritengono che un prestito possa essere erogato soltanto usando denaro preesistente. D’altronde, per non citare me stesso2, già la Fed e la Bank of England, recentemente, avevano pubblicato papers3 da cui appare che il grosso, circa il 97% della liquidità (M1), consiste in denaro bancario privato (contabile, scritturale, creditizio), e solo il resto in legal tender, ossia moneta legale creata dalle banche centrali di emissione: euro-note. E molti l’avevano capito in occasione della crisi finanziaria del 2008, in quanto si spiegava che la causa del liquidity crunch (restrizione della liquidità) era… il credit crunch (restrizione del credito bancario). Quindi il money supply è creato dal prestito bancario e, dopotutto, Werner ha confermato, col suo esperimento, ciò che già si sapeva e vedeva. I tempi erano maturi. Ancora prima, l’economista Antonino (Nino) Galloni aveva formulato, in termini vicini a questi, un disegno complessivo di come la banca “produce” il credito-liquidità nel saggio Il futuro della banca – Lineamenti di teoria bancaria e finanziaria (Eurilink Roma 2014 –  pp.11-26).
>Del resto, il funzionamento e la stessa esistenza di Target2, la piattaforma per pagamenti interbancari nell’Eurozona (e non solo), dimostrano che il denaro sui conti correnti bancari, anche se denominato “euro”, non è l’euro, e non è creato dalla BCE ma dalle banche dei singoli paesi aderenti. Infatti, se fosse l’euro “vero”, l’euro-valuta legale della BCE, per fare un bonifico di 1.000 euro dal mio conto corrente italiano a quello del mio fornitore in Germania, la mia banca opererebbe quando fa un bonifico a un altro conto corrente italiano, a un altro conto corrente ABI, anziché passare per Target2, cioè chiedere alla Banca d’Italia di prestarle 1.000 euro della BCE (e la Banca d’Italia lo fa indebitandosi verso la BCE), con cui viene eseguito l’accredito sul conto corrente tedesco. Infatti, l’euro vero disponibile al privato, ossia la banconota e il conio, è egualmente spendibile e accreditabile sui conti correnti direttamente (senza cioè passare per le banche centrali) in qualsiasi paese dell’Eurozona. Il che dimostra in modo diretto e compiuto, che gli “euro” segnati sui conti correnti italiani non sono veri euro (la valuta legale), non sono emessi dalla BCE, sono diversi anche dagli “euro” segnati sui conti correnti tedeschi (greci, spagnoli, finlandesi…), e non sono l’Euro, la valuta legale del SEBC, di Maastricht, l’unica ammessa e lecita. Sono una moneta privata, creata internamente a ciascun sistema bancario nazionale, e diversa per ogni sistema bancario (cioè per ogni paese). In Italia, sono la moneta dell’ABI. Contabilizzarla al medesimo modo e con la medesima denominazione dell’Euro vero, è scorretto, ingannevole, illecito. E’ un’elusione del Trattato di Maastricht.Dal punto di vista del bilancio, dei ricavi e dell’imponibile, le conseguenze sono facilmente immaginabili: l’importo prestato comporta automaticamente un ricavo di pari importo, quindi, se il bilancio un domani verrà fatto fedelmente, risulteranno maggiori gli utili e maggiore reddito. Sarebbe interessante controllare se, quando il prestito viene rimborsato, le varie banche cancellano o non cancellano questa posta attiva.E’ significativo che le tre teorie siano esistite fianco a fianco per molti decenni senza mai essere verificate sperimentalmente per accertare quale fosse quella vera. Evidentemente, è un tema molto delicato, sul quale si è preferito mantenere l’oscurità e la disinformazione, senza le quali non si potrebbe continuare a parlare, anche da parte del legislatore, delle banche come “intermediarie finanziarie” senza che la gente anche solo un poco esperta del settore si accorgesse dalla falsità di questa definizione, del contrasto tra le leggi in materia bancaria e ciò che le banche realmente fanno, e degli erronei presupposti tecnici degli interventi sulle crisi bancarie, i cui costi sono stati, nel mondo, scaricati principalmente sui conti pubblici (quindi sui contribuenti) e sui risparmiatori (bail-in), con effetti molto negativi sull’economia reale.Insomma, gli impatti di quanto sopra sulla macroeconomia sono notevoli, ma a voi, impiegati e funzionari di banca, oggi impegnati in una critica fase di ristrutturazione aziendale e di sfida ai vostri diritti di lavoratori da parte dell’ABI, non sarà certamente sfuggito che il conoscere questi dati di fatto è una potente arma di negoziato, per imporre nelle trattative che si parta da un piano di verità e che si rinunci, da parte datoriale, a presupposti fasulli, di falsa debolezza e di falsa impostazione contabile di comodo, oramai confutati sia dalla ricerca scientifica che da due primarie banche centrali. Oggi potete sbattere la prova della verità sul tavolo delle trattative, ma insieme dovete diffondere la conoscenza di questa verità, per far partire da essa un movimento di opinione e dibattito tra le categorie produttive, trai mezzi di informazione, tra gli economisti e i politici, così da renderla più forte e più efficace nelle vostre mani a tutela della vostra dignità e del vostro futuro. E diffonderla è facile e non costoso: internet, la rete delle conoscenze personali, i sindacalisti, i convegni e le conferenze stampa, Passaparola. Già oggi, attraverso i blog collegati, questo articolo raggiunge decine di migliaia di persone.>

08.02.15 Marco Della Luna


1 Gratuitamente scaricabile da:
c.els-cdn.com/S1057521914001070/1-s2.0-S1057521914001070-main.pdf?_tid=077966da-9662-11e4-b087-00000aacb360&acdnat=1420631030_d75cc632b899eb31c147ff9a866e34b2,
2 Ad es. Euroschiavi, Arianna, IV ed., soprattutto il capitolo “L’albero del debito e del credito”
3 Trattasi> Money creation in the modern economy, di Michael McLeay, Amar Radia and Ryland Thomas ofthe Bank’s Monetary Analysis Directorate (www.bankofengland.co.uk/…/2014/qb14q1prereleasemoneycreation.pdf ):
“La creazione monetaria in pratica differisce da alcune concezioni diffuse: le banche non agiscono semplicemente come intermedizri, prestando i depositi affidati loro dai risparmiatori, ne moltiplicano la moneta della banca centrale per creare nuovi prestiti e depositi… … nella realtà, le banche sono le creatrici della moneta costituente i depositi… … l’atto di prestare crea i depositi – l’inverso della sequenza ticipamente descritta nei libri di testo.

lunedì 23 febbraio 2015

Muoiono sempre gli stessi "prematuramente": chi parla...o chi rischia di farlo, con cognizione di causa

CAMORRA, MORTO IL PENTITO CARMINE SCHIAVONE

Morto all’età di 72 anni nella sua casa di  Viterbo, Carmine Schiavone, ovvero il pentito di Camorra, noto per aver portato alla ribalta il caso della Terra dei fuochi ovvero il tema dei rifiuti tossici nascosti abusivamente dalla camorra nel casertano. «Il traffico e l’interramento dei rifiuti in provincia di Caserta era un affare da 600-700 milioni di lire al mese, che ha devastato terre nelle quali, visti i veleni sotterrati, si poteva immaginare che nel giro di vent’anni morissero tutti», furono proprio queste le dichiarazioni sconvolgenti fatte da Carmine Schiavone nel lontano 1997 proprio davanti alla commissione ecomafie.
Camorra, morto il pentito Carmine Schiavone
Non è ancora chiara la causa della sua morte, ciò che è certo è cheCarmine Schiavone era stato ricoverato alcuni giorni fa in ospedale in seguito ad una caduta nella sua residenza; l’uomo avrebbe subito un’operazione e poi sarebbe stato dimesso. Si parla di un attacco cardiaco improvviso, ma sono ancora tutte indiscrezioni, e proprio per questo motivo ovvero per poter fare luce sulla morte dell’expentito di Camorra, è stata disposta l’autopsia sul corpo di Carmine Schiavone e le cartelle cliniche sono state tutte sequestrate.Ricordiamo che l’uomo ormai da parecchi anni, era comunque uscito dal programma di protezione per i pentiti.

La vera rivoluzione: stampare euro per cancellare il debito

http://blog.ilgiornale.it/foa/2015/01/25/e-ora-di-cancellare-il-debito-pubblico/


Mettiamola in questi termini: la Bce stampa più moneta per permettere alle Banche centrali nazionali di comprare titoli di Stato, ovvero debito pubblico, con lo scopo dichiarato di rilanciare l’economia (crescita del Pil) e lo scopo effettivo immediato di sgravare i bilanci delle banche private.
In termini economici, il Quantitative Easing è un’aberrazione in quanto viola le leggi di mercato basate sulla domanda e sull’offerta. Un’aberrazione che però lascia intatta la vera catena che imprigiona le asfittiche economie occidentali: quella del debito.
Mi spiego: se la Ue e la Bce e la volessero davvero rilanciare l’economia, dovrebbero avere il coraggio di andare fino in fondo ovvero non di stampare moneta per comprare debito ma di stampare moneta per CANCELLARE IL DEBITO, accompagnando questo passo da misure altrettanto rivoluzionarie e benefiche come la simultanea riduzione delle imposte sia sulle imprese che sulle persone fisiche e magari varando investimenti infrastrutturali.
Pensateci bene: oggi l’Italia è già in avanzo primario ovvero lo Stato spende meno di quanto incassa, ma il debito pubblico continua a salire perché la spesa pubblica è gravata dagli interessi sul debito. Detto in altro termini: l’Italia è in una spirale da cui difficilmente uscirà, per quanti sforzi faccia. Ma questo né la Ue, né la Bce, né il Fmi lo ammetteranno mai; anzi, continuano ad alimentare la retorica delle riforme ovviamente strutturali.
Logica vorrebbe, invece, che l’aberrazione del Quantitative easing venisse usata non per continuare ad alimentare il circolo vizioso del debito, ma per spezzarlo con una misura una tantum, eccezionale, irripetibile ma straordinariamente virtuosa. Chiamiamolo Il giubileo del debito.
Ipotizzate quesito scenario: taglio lineare di un terzo del debito pubblico di ogni Paese europeo, simultanea riduzione delle imposte sulle persone fisiche di 10 punti percentuali e dimezzamento di quelle sulle società per un periodo di almeno 5 anni. Il momento sarebbe più che mai propizio, considerando che i tassi di interesse sono prossimi allo zero.
Basterebbe una semplice operazione contabile creando denaro dal nulla (ovvero con un semplice click, come peraltro si apprestano già a fare), per togliere definitivamente dal mercato una parte del debito pubblico, studiando ovviamente le condizioni appropriate (ad esempio solo sui titoli in scadenza).
Risultato: un boom economico paragonabile agli effetti di un nuovo Piano Marshall. Starebbero meglio tutti: i consumatori che si troverebbero con più liquidità in tasca, le aziende che sarebbero fortemente incentivate a investire nella zona Ue, lo Stato che troverebbe le risorse sia per le Grandi Opere che per altre riforme. Le stesse banche private che non sarebbero più costrette a comprare titoli di Stato pubblici e vedrebbero diminuire drasticamente le sofferenze bancarie nel giro di pochi mesi proprio grazie alla ripresa dell’economia reale.
La macchina, insomma, si rimetterebbe in moto.
A “rimetterci” sarebbero solo la Bce, la Commissione europea e analoghe istituzioni transnazionali il cui potere implicito di condizionamento si ridurrebbe drasticamente.
Meno debito, meno vincoli, più libertà, più mercato. Il problema è tutto qui.

sabato 21 febbraio 2015

Modifica della Costituzione per potere fare la guerra

Ricevo e volentieri pubblico:

Giulio Marcon (deputato Sel) : Venerdì scorso (la notte), la Camera dei Depu­tati — senza le oppo­si­zioni che ave­vano abban­do­nato l’aula — ha modi­fi­cato, nell’ambito della riforma della seconda parte della Costi­tu­zione, anche l’ex arti­colo 78, quello che norma le moda­lità della dichia­ra­zione dello «stato di guerra». Ora basterà, con la modi­fica appro­vata, un voto della Camera dei Depu­tati (e non più, anche del Senato), con la mag­gio­ranza asso­luta dei com­po­nenti. Addi­rit­tura in una prima ver­sione, il governo aveva pre­vi­sto la mag­gio­ranza sem­plice, cioè dei pre­senti.

I depu­tati paci­fi­sti ave­vano pro­po­sto che la mag­gio­ranza fosse qua­li­fi­cata, almeno dei due terzi. Visto che l’articolo 11 della Costi­tu­zione ci dice che «l’Italia ripu­dia la guerra come stru­mento di offesa», se que­sta deve essere dichia­rata (evi­den­te­mente in casi ecce­zio­nali, estremi e solo per motivi di difesa dei con­fini), allora che sia una deci­sione il più con­di­visa pos­si­bile. I loro emen­da­menti sono stati bocciati.
Per­ché la modi­fica di venerdì notte è gra­vis­sima? Per­ché la riforma costi­tu­zio­nale è affian­cata da una riforma elet­to­rale (l’Italicum) che pre­vede il pre­mio di mag­gio­ranza al par­tito vin­ci­tore delle ele­zioni. Il com­bi­nato dispo­sto delle due riforme dà di fatto ad un par­tito poli­tico (che potrà avere la mag­gio­ranza asso­luta alla Camera anche con una mag­gio­ranza rela­tiva dei voti dell’elettorato) il potere e la respon­sa­bi­lità di dichia­rare lo «stato di guerra». Un’aberrazione.
Pare che que­sta modi­fica sia stata for­te­mente voluta dai ver­tici delle Forze Armate e dalle mini­stre Roberta Pinotti e Maria Elena Boschi, assi­stite dagli acca­de­mici molto «agguer­riti» della Fon­da­zione Magna Charta, quella di Gae­tano Qua­glia­rello, una cima del pen­siero costi­tu­zio­nale.
Dal 1947 il Par­la­mento non ha mai dichia­rato lo «stato di guerra», anche se di guerre — pre­sen­tate come inter­venti uma­ni­tari e in nome dei diritti umani — ne ha fatte tante: Iraq, Kosovo, Afgha­ni­stan e ora forse tra qual­che giorno la Libia. Mai l’articolo 11 della Costi­tu­zione è stato così disat­teso. L’ex arti­colo 78 era di fatto un arti­colo «sim­bo­lico», che dava comun­que al Par­la­mento un ruolo per una deci­sione così dram­ma­tica: la riforma costi­tu­zio­nale voluta da Mat­teo Renzi ha fatto di que­sto arti­colo il sim­bolo di un’altra cosa, la pre­do­mi­nanza del governo sul parlamento.
Mat­teo Renzi sem­bra avere seguito le orme del vec­chio Sid­ney Son­nino quando invo­cava: «Tor­niamo allo Sta­tuto». Il vec­chio Sta­tuto Alber­tino infatti dava al Re il potere di dichia­rare guerra. La modi­fica dell’ex arti­colo 78 di venerdì notte — simil­mente — dà que­sto potere al governo e al suo nuovo Re: il bullo fiorentino.

The Man Who Knew Too Much (Clearstream Affair)

venerdì 20 febbraio 2015

Vive la France - Vive le Roi (suivez mon regard)

A proposito della situazione in Libia e dei venti di guerra che risventolano nelle nostre istituzioni, non avrei mai voluto dire che l'avevo detto ma, purtroppo si, lo avevo detto e mentre tutti criticavano come pappagalli Berlusconi io notavo, a parte il suo temporeggiare nell'entrare in guerra, che fece dichiarazioni chiare di cui una, che bisognerebbe ritrovare in rete, in cui affermava che lui non voleva la guerra alla Libia ma che NAPOLITANO-TUTTO IL PARLAMENTO E L'AMBASCIATA AMERICANA invece la volevano. Arrivò persino a dichiarare, censurato dei nostri media, che la rivolta popolare non era tale in quanto Gheddafi era amato dal suo popolo, ma organizzata da imprecisati uomini di potere (1). Ricorderemo tutti che nel 2011, anno della guerra alla Libia, egli era perennemente sotto scacco da scandali cuciti su misura e segretamente ricattato nella sua vita personale e finanziaria...

Del resto che Berlusconi non fosse favorevole all'intervento ma che sia stato in qualche modo costretto anche dall'imbecillità di un popolo rincoglionito dall'antiberlusconismo stretto, ampiamente abusato dai potentati limitrofi a noi ostili, non doveva e non dovrebbe essere più un mistero per nessuno. Tutte le prove scottanti di quell'attacco criminale a vantaggio dei potentati franglosassoniamericani che fu la guerra alla Libia, costringendo l'Italia a spararsi sui coglioni pur di rimangiarsi il lauto contratto siglato con essa (di un valore di varie decine di TRILIARDI !!!  per le nostre aziende) (2) spariscono dal net, ad esempio video youtube di dichiarazioni illuminanti del figlio di Gheddafi Al Saif, o della figlia dello stesso Aicha che parla del tradimento della Francia, oppure la dichiarazione di Gheddafi a Berlusconi una volta che l'Italia si è accodata alla bestia, vedasi qua (3).

In quanto a BNP Paribas era diventata coazionista, dal 2007, della Banca centrale libica, probabilmente grazie alle "aperture" del figlio Gheddafi Al Saif che avendo studiato a Londra era stato anche avvicinato da un qualche Rothschilds. Morale della favola? Mai offrirgli la mano perché ti divoreranno il braccio e ti faranno a brandelli, è matematico (l'Italia ha già dato ben oltre le braccia....).

Dopo due quinquenni di applicazione di embargo economico e finanziario (ILSA)(4)  per far cedere la Libia al potentato finanziario che spadroneggia nel mondo, legato alle rendite del  petrodollaro e alla globalizzazione dei mandarini cinesi, la Libia cedeva un pezzetto della sua Banca centrale a BNP Paribas (dai cabli di wikileaks) per ammansire la "bestia" ma essa, lungi dall'ammansirsi, si eccitava salivando di fronte al bocconcino Libia che con la sua politica sovranista per l'Africa intera e  con il progetto del dinaro d'oro in cui commerciare l'oro nero, cominciava a metterne a repentaglio la "supremazia", inculcata a suon di bombe.

La "bestia" - NATO, BNP/Total/Frère, BP ecc  e chi per essa - arrivava al punto di bombardare ad agosto del 2011 l'acquedotto (5) che Gheddafi aveva generosamente costruito per dissetare gratuitamente i libici, e non contenta il giorno dopo bombardava la fabbrica di produzione delle condutture idriche a Sirte per assicurarsi che i libici non potessero ricostruirlo e morissero bene di sete se non si fossero dissetati un giorno ricompensandola profumatamente tramite Suez Gaz de France - sempre della galassia Frère/BNP/Total...

Gheddafi inoltre aveva un dossier che descriveva i finanziamenti libici alla campagna elettorale francese che di sicuro Sarkozy, l'amico dell'avvocato Malka di Charlie Hebdo e di Clearstream (sic), Sarko il frequentatore dell'ex direttore di Charlie Hebdo Philippe Val che ha fatto di tutto per denigrare l'opera di Denis Robert nell'indagine della scatola di compensazione Clearstream (controllata dalla Deutsche Borse), fondamentale per capire come sparisce il signoraggio bancario, fino al punto di licenziare in tronco nel 2008 il vignettista Siné che voleva organizzare una campagna mediatica attorno a Denis Robert, Sarko dicevo di sicuro non voleva che andasse divulgato il finanziamento libico della sua campagna.  Si noti anche che Charlie Hebdo è ospitato da Libération di quell'Edouard de Rothschilds, probabilmente il suo nuovo proprietario, probabilmente l'uomo a capo della galassia Total/BNP/Paribas attraverso il suo uomo di paglia (?) Albert Frère.

Si ricordino anche le dichiarazioni fatte da Gheddafi circa il dossier di Ustica in cui diceva di avere le prove della responsabilità dei servizi francesi, tutti documenti scottanti scomparsi con la "polvere" della guerra.

L'epilogo della morte alla gogna pubblica della rete dell'ex rivoluzionario libico è stato tipico della fine inflitta dalla bestia a chiunque, integro ma avendo ceduto una briciola, le resisti fino alla fine, si pensi a Mussolini, si pensi a Saddam Hussein, uccisioni tanto  più truculenti che erano in odore di tradimento degli alti massoni della bestia. Costei non perdona, si nutre anzi unicamente di vendetta e di odio e si prefigge di trasformarci in suoi schiavi facendoci crepare nel fuoco dell'inferno. La bestia è connaturata all'Esagono, sua creatura per eccellenza dall'epoca dei lumi e della "sua" "rivoluzione", mentre l'Italia sin dall'inizio è ibrida, per via della presenza della Chiesa, ridimensionata ai minimi storici dalla breccia di Porta Pia...

Vive la France, vive le Roi...(suivez mon regard!)

N. Forcheri 20/2/2015


(1) http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2011/09/libia-non-e-stata-una-rivolta-popolare.html
riporta un trafiletto del Figaro in cui :  [9 settembre 2011, NdT] il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Non si è trattato di rivolta popolare” come negli altri paesi nord-africani, “dove inizia a soffiare un vento di libertà”, ha dichiarato il Cavaliere davanti ai giovani del suo partito, il Popolo della Libertà, radunati a Roma.
Al contrario, ha osservato, a Tripoli, “degli uomini di potere hanno deciso di dare inizio ad una nuova era cacciando Gheddafi”. “Non è stata una rivolta popolare perché Gheddafi era amato dal suo popolo, come ho potuto constatare quando sono andato in Libia”. Fino ai giorni delle rivolte all’inizio dell’anno, il Presidente del Consiglio italiano aveva intrattenuto rapporti stretti con il regime libico.
La riconciliazione con il regime di Tripoli “mi ha procurato la simpatia non solo della Libia ma di numerosi capi di stato africani”, e “così abbiamo potuto consolidare la nostra presenza, importante per le forniture di gas e di petrolio”, si è giustificato Berlusconi davanti ai suoi giovani sostenitori


(2)  http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2011/03/guerra-in-libia-francia-scippa-italia.html

IMPREGILO : 3.0000.000.000 Euro di contratti acquisiti in Liba.
ASTALDI : 600.000.000 Euro in Libia per elettrificazione ferrovie.
FINMECCANICA: Joint-Venure con La Libyan Investiment Authority che acquistava elicotteri Augusta. MILIARDI DI EURO.
ENI : Inutile stabilire i valori.
SAIPMEM : 5.000.000.000 capo cordata costruzione autostrada (soldi anticipati dai libici).
SELEX S.I. 300.000.000 Euro controllo confini del sud.
Migliaia di piccole e medie imprese italiane in Libya : DIVERSI MILIARDI di Euro di Contratti.
(tra cui le mie aziende).
Investimenti Libici in Italia:
MILIARDI DI EURO DATI A :
- IMPREGILO
- UNICREDIT
- YUVENTUS

(3) L'ultimo messaggio di Gheddafi A Berlusconi, testo: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2011/10/lultimo-messaggio-di-gheddafi.html)

(4) da http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2009/09/tutti-casa.html

ILSA o Iran-Lybia Sanction Act
La Iran-Lybia Sanction Act o ILSA è la legge passata nel 1996 sotto l’amministrazione Clinton, con scadenza nel 2001 e prorogata da Bush, che si prefigge di sanzionare le imprese che investano in Iran per più di 20 M di dollari o in Libia per oltre 40 M di dollari. Essa accordava al Presidente degli S.U.
1. la possibilità di applicare due delle sei sanzioni previste, ossia: il divieto di ottenere dalle banche crediti e mutui alle esportazioni negli USA;
2. il divieto di ottenere l’autorizzazione di esportare negli USA materiale militare e paramilitare;
3. il divieto di ottenere prestiti dalle banche statunitensi di oltre 10 M di dollari; se l’impresa è un istituto finanziario;
4. servizi relativi ai buoni del tesoro U.S. e/o di fungere da deposito per fondi governativi statunitensi;
5. il divieto di accordare appalti governativi statunitensi a dette ditte;
6.      restrizioni alle importazioni negli USA.
Da notare come quattro sanzioni su sei siano di tipo strettamente finanziario.La legge prevedeva delle eccezioni,  la prima ove fosse in ballo l’interesse nazionale statunitense e la seconda se il paese della multinazionale decideva esso stesso di applicare tali sanzioni.  Nell’estate del 2001 la legge fu prorogata a schiacciante maggioranza per cinque altri anni, e resa più severa riducendo il limite d’investimento accettabile in Libia da 40 a 20 M di dollari e ampliando la nozione d’investimento in modo da ricomprendere tutti gli accordi precedenti il momento della loro proroga.  Davanti alle proteste degli alleati europei che consideravano detta legge arbitrariamente extraterritoriale, come anche quella di Helms-Burton relativa a Cuba, Clinton ne aveva ammorbidito l’applicazione fino a tollerare alcune eccezioni di cui si parlerà nel testo: un contratto di 20 miliardi di dollari tra la Total e l’Iran e i suoi partner, nell’aprile del 1997, e lo sviluppo delle fasi due e tre da parte di Gazprom della Russia e di Petronas della Malesia in cambio dell’impegno formale di tali governi di non sostenere il “terrorismo internazionale” e di frenare lo sviluppo dell’energia nucleare iraniana.

 (5) http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2011/10/sirte-citta-fantasma-terminale-del.html



Subject: [Disarmo] R: Gli incendiari gridano al fuoco


Se pensiamo che dobbiamo  dare ragione a  mortadellone  Prodi :   “ Non ho mai visto un paese che fa la guerra contro se stesso “,    cé da tagliarsi le vene sulla  dabbenaggine  dei nostri sinistri.
Ammesso che si tratti  solo cretinismo e non qualcosa di più indicibile.   Verrà fuori che  il Berluska è stato ricattato dal mostro transilvanico Sarkofagosì’ : in quel periodo , marzo 2011, la Francia stava caricando le armi contro la Libia e contro l’Italia ; le tre banche francesi , Sogen, BNP Paribas, Credit Agricole, avevano in portafoglio grosse fette del debito italiano e si preparavano, in combutta con i fondi americani e alle banche tedesche  a far schizzare lo spread italico.  Sarkò in cambio della partecipazione italiana  , diretta, e con  l’utilizzo le basi  mediterranee,  garantiva  Berlusconi  la pace finanziaria.   Infatti,  furono le banche tedesche , in testa Deutsche Bank  a scatenare la guerra   solo nel  luglio- agosto dello stesso anno.   Il potere ricattatorio del vampiro transalpino  si è poi  visto anche nella destabilizzazione della Grecia :  teneva per le palle il primo Ministro Papandreou  con la storia  dei conti  in Svizzera  della lista Falciani  appartenenti alla  sua famiglia. La lista era nelle mani francesi da tempo e la riservatezza è stata barattata con l’avvento della malefica troika.
Viva la France !
Firmato


Da: disarmo-request@peacelink.it [mailto:disarmo-request@peacelink.it] Per conto di rossana123@libero.it
Inviato: martedì 17 febbraio 2015 23:14
A: disarmo@peacelink.it
Oggetto: [Disarmo] Gli incendiari gridano al fuoco


di Manlio Dinucci

La guerra che divampa in Libia miete sempre più vittime non solo sulla terra ma sul mare:. molti dei disperati, che tentano la traversata del Mediterraneo, annegano. «Da sotto il mare ci chiedono dove sia finita la nostra umanità», scrive Pier Luigi Bersani. Dovrebbe anzitutto chiedersi dove sia finita la sua umanità, e con essa la sua capacità etica e politica,, quando, il 18 marzo 2011 alla vigilia della guerra Usa/Nato contro la Libia, in veste di segretario del Pd, esclamava «alla buon’ora» , sottolineando che «l’articolo 11 della Costituzione ripudia la guerra, non l’uso della forza per ragioni di giustizia».

Enrico Letta, che con Bersani si appella ora al senso umanitario , dovrebbe ricordarsi quando il 25 marzo 2011, in veste di vicesegretario del Pd, dichiarava «Guerrafondaio è chi è contro l'intervento internazionale in Libia e non certo noi che siamo costruttori di pace».,.
Una «sinistra» che nascondeva le vere ragioni – economiche, politiche e strategiche – della guerra, sostenendo per bocca di Massimo D’Alema (già esperto di «guerra umanitaria» in Jugoslavia)  che «in Libia la guerra c’era già, condotta da Gheddafi contro il popolo insorto, un massacro che doveva essere fermato» (22 marzo 2011).

Sostanzialmente sulla stessa linea perfino il segretario del Prc Paolo Ferrero che, il 24 febbraio 2011 a guerra iniziata, accusava Berlusconi di aver messo «giorni per condannare le violenze di Gheddafi», sostenendo che si doveva «smontare il più in fretta possibile il regime libico». Lo stesso giorno, giovani «comunisti» del Prc, insieme a «democratici» del Pd, assaltavano a Roma l’ambasciata di Tripoli, bruciando la bandiera della repubblica libica e issando quella di re Idris (la stessa che sventola oggi a Sirte occupata dai jihadisti, come ha mostrato il Tg1 tre giorni fa).

Una «sinistra» che scavalcava la destra, spingendo alla guerra il governo Berlusconi, all’inizio restio (per ragioni di interesse) ma subito dopo cinico nello stracciare il Trattato di non-aggressione e nel partecipare all’attacco con basi e forze aeronavali.

In sette mesi, l’aviazione Usa/Nato effettuava 10mila missioni di attacco, con oltre 40mila bombe e missili, mentre venivano infiltrate in Libia forze speciali, tra cui migliaia di commandos qatariani, e allo stesso tempo finanziati e armati gruppi islamici fino a poco prima definiti terroristi. Tra cui quelli che, passati in Siria per rovesciare il governo di Damasco, hanno fondato l’Isis e quindi invaso l’Iraq.

Si è così disgregato lo Stato libico, provocando l’esodo forzato – e di conseguenza l’ecatombe nel Mediterraneo – degli immigrati africani che avevano trovato lavoro in questo paese. Provocando una guerra interna tra settori tribali e religiosi, che si combattono per il controllo dei campi petroliferi e delle città costiere, oggi in mano principalmente a formazioni aderenti all’Isis.

Il ministro degli esteri del governo Renzi, Paolo Gentiloni, dopo aver ribadito che «abbattere Gheddafi era una causa sacrosanta», lancia l’allarme perché «l'Italia è minacciata dalla situazione in Libia, a 200 miglia marine di distanza». Annuncia quindi che giovedì riferirà in Parlamento sull'eventuale partecipazione italiana a un intervento militare internazionale «in ambito Onu». In altre parole, a una seconda guerra in Libia presentata come «peacekeeping», secondo quanto già richiesto da Obama a Letta nel giugno 2013, caldeggiata dalla Pinotti e approvata da Berlusconi.

Siamo di nuovo al bivio: che posizione prenderanno quanti lavorano per creare una nuova sinistra e, al suo interno, l’unità dei comunisti?

(il manifesto, 17 febbraio 2015)





giovedì 19 febbraio 2015

Bankitalia: Adusbef denuncia il Governatore di Bankitalia Visco per peculato


LAVORO: OFFENSIVI I SERMONCINI DEI "MANDARINI" SU GIOVANI E FLESSIBILITA', OGGI PROPINATI DAL DIRETTORE DI BANKITALIA ROSSI, DALL'ALTO DI STIPENDI DI 495.000 EURO E CARTE AZIENDALI DI 120.000.

ADUSBEF HA PRESENTATO ESPOSTI-DENUNCE A PROCURA E CORTE DEI CONTI, CHIEDENDO DI ACCERTARE SE QUESTI LAUTI PASTI, DI ULTERIORI 120.000 EURO L'ANNO OLTRE STIPENDI,NON CONFIGURINO REATI.

Anche oggi la Banca d'Italia, per bocca del vicedirettore generale Salvatore Rossi, che dispone di una carta di credito di 120.000 euro l'anno (10.000 euro al mese) assieme all'alta dirigenza come argent de poche per coprire le piccole spese in aggiunta allo stipendio di 450.000 euro (37.500 euro mensili), ha ammonito su crisi economica italiana e disoccupazione giovanile, parlando della necessita' di aumentare la "flessibilita'" sul mercato del lavoro per "adattarsi piu' prontamente all'evoluzione della domanda", e anche della positivita' di alcune forme di apprendistato. L'azione pubblica, secondo Rossi, deve riguardare anche la ricerca e il sistema educativo.

Chissa' perche' flessibilita' e sistema educativo, devono avere valenza per tutti, compresi i giovani precari, che se va bene guadagnano 10.000 euro l'anno, esattamente quanto il signor Rossi non abbia nella disponibilita' della carta di credito mensile offerta dalla banca centrale per le spese minute, ma non per la super-casta di Bankitalia, impermeabile a crisi ed austerita' e per altri 1.000 dirigenti che oltre agli stipendi mensili, dispongono di carte di credito aziendali con un plafond mensile da 7500 a 10.000 euro, per una spesa annua di 91,5 milioni di euro, per caffe', lauti pasti, libri e giornali a spese nostre e della collettivita'.

Questa novita' sulle spese con carta di credito assicurate ai dirigenti di Bankitalia, spuntata dai documenti relativi a una gara indetta da palazzo Koch, per fornire carte aziendali fino a 1.000 per dirigenti e funzionari di Bankitalia, col massimale mensile di spesa pari a euro 7.500, mentre "per un numero limitato di carte (circa 50) il massimale e' pari a 10.000", e' l'ennesimo scandalo di sperperi e sprechi di una 'super-casta', che con la carta standard puo' spendere 90.000 euro l'anno; mentre con la carta top, riservata all'altissima dirigenza, come Visco (stipendio di 495.000 euro), il dg Salvatore Rossi (stipendio annuo 450.000 euro) e i suoi tre vice Fabio Panetta, Luigi Federico Signorini e Valeria Sannucci (stipendio annuo 315.000 euro), ben 120.000 euro l'anno, 400 euro al giorno analogo allo stipendio mensile di un precario.

In totale, il (teorico) plafond di spesa delle carte di credito di palazzo Koch sara' di oltre 90 milioni di euro (85,5 milioni per le carte base, 6 milioni per le 50 top), una cifra non irrilevante sul bilancio di via Nazionale, attinta da altre spese per 441 milioni di euro alla voce per 'spese di amministrazione',su 1,2 miliardi di costi annui nel bilancio 2013 di Bankitalia quali :

"a) spese di rappresentanza (colazioni di lavoro, piccole consumazioni), con esclusione di quelle alberghiere e di viaggio; b) spese per l'acquisto di carburante o comunque connesse con la gestione dei veicoli aziendali in itinere; c) acquisto di libri e pubblicazioni, anche via rete; d) spese per l'acquisto di beni durevoli e di consumo di valore contenuto", che mette a disposizione di un dirigente con tetto di spesa da 10.000 euro al mese, 400 euro giornalieri per caffe', pranzo, benzina, giornali, libri e ed altri sfizi a spese nostre.

Mentre la crisi sistemica prodotta dall'avidita' dei banchieri e dall'omessa vigilanza di Bankitalia, continua a mietere vittime di imprenditori strangolati dalle banche e perseguitati da Equitalia, con lavoratori e pensionati costretti a rinunciare a cure mediche e beni essenziali per i redditi erosi e la perdita di posti di lavoro, questi tecnocrati e cleptocrati di Bankitalia, continuano a navigare nell'oro, consumando lauti pasti a spese della collettivita'.

Per accertare la genesi di questo enorme scandalo silenziato da buona parte della stampa complice di Bankitalia e delle sue gravissime malefatte, Adusbef che ha chiesto al Presidente Renzi un immediato intervento per ridimensionare queste assurde spese allegre incompatibili con la spending review, ha depositato circostanziati esposti alla Procura Generale della Corte dei Conti (danno erariale) ed alle principali Procure della Repubblica (peculato e distrazione di fondi pubblici) dove hanno sede le direzioni regionali della Banca d'Italia, chiedendo di accertare gli evidenti reati di peculato, da parte del Governatore Ignazio Visco e dell' intero direttorio di Bankitalia.
Roma,15 ottobre 2014

mercoledì 18 febbraio 2015

2009: Dalla denuncia di Clearstream all'arresto di Khodorkovsky?

https://deeppoliticsforum.com/forums/showthread.php?2600-Clearstream-and-Ernest-Backes#.VOS4G-ZteBI
Clearstream and Ernest Backes




Time ago I was searching some info about the Clearstream, and Ernest Backes, the clearstream whisteblower, and after reading the translation of this article, I discovered he is a former BND agent. After some research I found that the author of the article (the investigative journalist Frank Kr�ger) wrote the dossier "Von Clearstream bis Yukos" (in german langage only) on the Yukos affair, and was able to connect Backes to Khodorkovsky's arrest (btw in 2003 Khodorkovsky's shares in Yukos passed to Jacob Rothschild).
So I sent this mail to Mr Kr�ger, asking (among others) for his opinion on Backes and clearstream affair:

[...]I have a really great interest in themes involving the hidden history, and the "orthodoxy of power" by which I mean, among others, the mechanisms of oppression of human freedom (of tought and physical). I'm versed in the italian form of those mechanisms, but its simply to see that they are just part of a much more complex structure. Here comes my interest for Ernest Backes: trying to understend deeply the complex structure, I found, among others, "Revelation$" the book written by Denis Robert and Ernest Backes, explaining the role of the Clearstream in the international banking contest and it was really usefull to fill some missing link on techical, but not less important, details on historical events such as the Iran Contra affair, the "Banco Ambrosiano" crash, the BCCI scandal. Following the money I have the trace of people involved and the logic who moves them.
Yesterday I tryed to gain new informations on clearstream and on Ernest Backes:
I found some archives http://cryptome.quintessenz.org/mirror/clearstream.xlshttp://wikileaks.org/leak/clearstrea...rties-2004.pdf,
the sad news about the will of Denis Robert to stop his investigations on Clearstream and those kind of compensations banks (http://www.ladominationdumonde.blogspot.com/),
and your talk on Ernest Backes on http://wikileaks.org/wiki/Talk:Ernest_Backes, and this last thing really got me interested in it and I found a confermation on David Guyatt posts in this thread http://www.deeppoliticsforum.com/for...2ernest+backes, and in other online news. After reading all this its natural to ask about the real aim behind the decision of Ernest Backes to talk, and that's why I asked you about what you think over him.[...]

Mr. Kr�ger answerd me that he was very busy at that time and:
"[...]Beside it is impossible to go into details. But that would be necessary for the understanding of complicate political and/or historical subjects and their interdependencies. I can't represent in a few sentences political and historical research results about which I write books of several hundred pages - especially not in English, which is not my mother tongue. Beyond it takes up too much of my time to write in English, but the results will never be satifactory.[...]"
So he proposed to answer after a while.

Till now I had no answer (I understand Mr. Kr�ger reasons and I guess his time is almost completely filled with his investigative work), so I ask you your opinion on the figure of Backes, and all the informations you have on this affair and on the implications of Clearsteam in past and new events of deep politics

... one of the chief sources of cultural paranoia is the everwidening rift between the beliefs of a people and their actual behavior, and the tacit assumption among these same people that this practice�this contradiction between idealism and practice�is a normal state of affairs.
LIONEL RUBINOFF, The Pornography of Power





  • #2

    David Guyatt is online nowFounding Member

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    I know Frank Kruger and also have met Backes when he worked at Cedel, the forerunner of Clearstream. Not least I also have met Lucy Komisar who has also interviewed Backes and then worked with him on the Russian Yukos deal, which Frank investigated and learned was a BND operation, which he wrote about in his newspaper articles. As I remember from our telephone conversations and emails at the time, Frank said that Ernest Backes verbally admitted to him that he was working for BND.

    Pulling all this things together I grew the distinct impression that Cedel/Clearstream became a battleground for control of one of the two world securities clearing systems.

    Now some background: back when Cedel was born, the founders had as their aim a wholly European bond clearing system that was a competitor to the American controller Euroclear that was run and owned by the then Morgan Guaranty bank. The European didn't trust Euroclear not to pass on information, i.e., "intelligence", on principal European banking transactions to other American institutions.

    I know this because I was told this history during a day long business trip to Cedel when I was -- oddly enough - working for a London based Wall Street investment bank and had decided, quite against the grain of the time, to open an account with Cedel and use them (as well as Euroclear) because I didn't want one institution (i.e., Euroclear) to have complete control over my clearing operations.

    So when Frank Kruger told me the story of Ernest Backes (I was already familiar with Revelation$ and had by then met Lucy Komisar and had been in contact again with Backes) I formed the opinion that Clearstream had become a battlefield over who controlled it.

    Hope this helps.
    The shadow is a moral problem that challenges the whole ego-personality, for no one can become conscious of the shadow without considerable moral effort. To become conscious of it involves recognizing the dark aspects of the personality as present and real. This act is the essential condition for any kind of self-knowledge.
    Carl Jung - Aion (1951). CW 9, Part II: P.14


  • 2009: Clearstream : Backes dénonce le "réseau Frère"


    Challenges.fr


    Comme révélé lundi par Challenges.fr, l'ancien responsable informatique de la chambre de compensation veut témoigner sur une plainte visant le milliardaire belge.

    Albert Frère (c) SipaAlbert Frère (c) Sipa


    Selon un courrier révélé par l'AFP, mardi 22 septembre, un ancien dirigeant de Clearstream, Ernest Backes, se dit "prêt à témoigner" sur une plainte visant le milliardaire Albert Frère, estimant que ce dernier pourrait être lié à l'affaire de falsification de listings actuellement jugée à Paris. Il prête un rôle au "réseau Frère" dans "la mise en orbite de l'affaire" de dénonciation calomnieuse.
    Des informations qui viennent confirmer celles publiées lundi parChallenges. Co-auteur avec Denis Robert, l'un des prévenus du procès Clearstream, du livre "Révélation$", Ernest Backes, ex-responsable informatique de la chambre de compensation, préparerait un livre sur "L'affaire Clearstream 2". Il a demandé à être entendu par la juge France Baeckeland suite à la plainte déposée le 24 juillet dernier en Belgique par l'entrepreneur Jean-Marie Kuhn concernant la cession en 2006 de Quick Restaurant à la Caisse des dépots et consignations (CDC) par Albert Frère, qui possède des participations substantielles dans GDF Suez, Total, Lafarge et Pernod-Ricard.
    Au cours de l'enquête Clearstream en France, Ernest Backes avait été entendu à deux reprises par les policiers comme témoin, sans évoquer un quelconque rôle d'Albert Frère. Le contrôle judiciaire de Jean-Louis Gergorin et d'Imad Lahoud, deux des prévenus au procès Clearstream, leur interdisait d'entrer en contact avec lui.

    Sur le web : Clearstream : Denis Robert dénonce la mauvaise foi

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