domenica 8 novembre 2009

I protocolli dei savi anziani di Francoforte

http://studimonetari.org/articoli/protocollideibanchieri.html


- PROTOCOLLO che modifica il protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee
- PROTOCOLLO SULLO STATUTO DEL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI E DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA
- PROTOCOLLO SUI PRIVILEGI E SULLE IMMUNITÀ DELL’UNIONE EUROPEA
- Protocollo sullo statuto dell’Istituto monetario europeo


Trattato di Maastricht

PROTOCOLLO che modifica il protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

CONSIDERANDO che, conformemente all’articolo 40 dello statuto del Sistema europeo di Banche centrali e della Banca centrale europea nonché conformemente all’articolo 21 dello statuto dell’Istituto monetario europeo, la Banca centrale europea e l’Istituto monetario europeo beneficiano sul territorio degli Stati membri dei privilegi e delle immunità necessari all’assolvimento dei loro compiti,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato che istituisce la Comunità europea:

Articolo unico

Al protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee, allegato al trattato che istituisce un Consiglio unico e una Commissione unica delle Comunità europee, sono aggiunte le seguenti disposizioni:

«Articolo 23

Il presente protocollo si applica anche alla Banca centrale europea, ai membri dei suoi organi e al suo personale, senza pregiudizio delle disposizioni del protocollo sullo statuto del Sistema europeo di Banche centrali e della Banca centrale europea.

La Banca centrale europea sarà, inoltre, esente da qualsiasi forma fiscale e parafiscale al momento degli aumenti del suo capitale, nonché dalle varie formalità che tali operazioni potranno comportare nello Stato in cui ha la propria sede. L’attività della Banca e dei suoi organi svolgentesi secondo le condizioni dello statuto del Sistema europeo di Banche centrali e della Banca centrale europea, non darà luogo all’applicazione di tasse sulla cifra d’affari.

Le disposizioni di cui sopra si applicano altresì all’Istituto monetario europeo. Il suo scioglimento e la sua liquidazione non comporteranno alcuna imposizione fiscale


Testo della Costituzione europea
Roma, 29 ottobre 2004

Articolo III-189

Ciascuno Stato membro assicura che la propria legislazione nazionale‚ incluso lo statuto della banca centrale nazionale‚ sia compatibile con la Costituzione e con lo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea.


PROTOCOLLO SULLO STATUTO DEL SISTEMA EUROPEO DI BANCHE CENTRALI E DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA

Articolo 40

Privilegi e immunità

La BCE beneficia sul territorio degli Stati membri dei privilegi e delle immunità necessari per l’assolvimento dei propri compiti, alle condizioni previste dal protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee.


C 310/266 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 16.12.2004

7. PROTOCOLLO SUI PRIVILEGI E SULLE IMMUNITÀ DELL’UNIONE EUROPEA

LE ALTE PARTI CONTRAENTI,

CONSIDERANDO che, ai termini dell’articolo III‑434 della Costituzione, l’Unione gode sul territorio degli Stati membri dei privilegi e delle immunità necessari all’assolvimento della sua missione,

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti, che sono allegate al trattato che adotta una Costituzione per l’Europa e al trattato che istituisce la Comunità europea dell’energia atomica:

CAPO I
BENI, FONDI, AVERI E OPERAZIONI DELL’UNIONE

Articolo 1

I locali e gli edifici dell’Unione sono inviolabili. Essi sono esenti da perquisizioni, requisizioni, confisca o espropriazione. I beni e gli averi dell’Unione non possono essere oggetto di alcun provvedimento di coercizione amministrativa o giudiziaria senza autorizzazione della Corte di giustizia.

Articolo 2

Gli archivi dell’Unione sono inviolabili.

Articolo 3

L’Unione e i suoi averi, entrate ed altri beni sono esenti da qualsiasi imposta diretta.
I governi degli Stati membri adottano, ogni qualvolta sia loro possibile, le opportune disposizioni per l’abbuono o il rimborso dell’importo dei diritti indiretti e delle tasse sulla vendita compresi nei prezzi dei beni immobili o mobili, quando l’Unione effettui per suo uso ufficiale, acquisti considerevoli il cui prezzo comprenda diritti e tasse di tale natura. Tuttavia l’applicazione di tali disposizioni non deve avere per effetto di falsare la concorrenza all’interno dell’Unione.
Nessuna esenzione è concessa per quanto riguarda le imposte, tasse e diritti che costituiscono mera rimunerazione di servizi di utilità generale.

Articolo 4

L’Unione è esente da ogni dazio doganale, divieto e restrizione all’importazione e all’esportazione, in ordine agli oggetti destinati al suo uso ufficiale. Gli oggetti così importati non saranno ceduti a titolo oneroso o gratuito sul territorio dello Stato nel quale sono stati importati, salvo che ciò non avvenga a condizioni accette al governo di tale Stato.
Essa è del pari esente da ogni dazio doganale e da ogni divieto e restrizione all’importazione e all’esportazione in ordine alle sue pubblicazioni.

CAPO II
COMUNICAZIONI E LASCIAPASSARE

Articolo 5

Le istituzioni dell’Unione beneficiano, nel territorio di ciascuno Stato membro, per le loro
comunicazioni ufficiali e la trasmissione di tutti i loro documenti, del trattamento concesso da questo Stato alle missioni diplomatiche.
La corrispondenza ufficiale e le altre comunicazioni ufficiali delle istituzioni dell’Unione non possono essere censurate.

Articolo 6

I presidenti delle istituzioni dell’Unione possono rilasciare ai membri ed agli agenti di dette istituzioni lasciapassare la cui forma è stabilita da un regolamento europeo del Consiglio, che delibera a maggioranza semplice, e che sono riconosciuti dalle autorità degli Stati membri come titoli di viaggio validi. Tali lasciapassare sono rilasciati ai funzionari e agli agenti secondo le condizioni stabilite dallo statuto dei funzionari e dal regime applicabile agli altri agenti dell’Unione.
La Commissione può concludere accordi per far riconoscere tali lasciapassare come titoli di viaggio validi sul territorio di Stati terzi.

CAPO III
MEMBRI DEL PARLAMENTO EUROPEO

Articolo 7

Nessuna restrizione di ordine amministrativo o di altro genere è apportata alla libertà di movimento dei membri del Parlamento europeo che si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne ritornano.
Ai membri del Parlamento europeo sono concesse in materia di dogana e di controllo dei cambi:

a) dal proprio governo, le stesse agevolazioni concessi agli alti funzionari che si recano all’estero in missione ufficiale temporanea;

b) dai governi degli altri Stati membri, le stesse agevolazioni concesse ai rappresentanti di governi esteri in missione ufficiale temporanea.

Articolo 8

I membri del Parlamento europeo non possono essere ricercati, detenuti o perseguiti a motivo delle opinioni o dei voti espressi nell’esercizio delle loro funzioni.

Articolo 9

Per la durata delle sessioni del Parlamento europeo, i membri di esso:

a) beneficiano, sul territorio nazionale, delle immunità riconosciute ai membri del Parlamento del loro Stato,

b) non possono, sul territorio di ogni altro Stato membro, essere detenuti né essere oggetto di
procedimenti giudiziari.
L’immunità li copre anche quando essi si recano al luogo di riunione del Parlamento europeo o ne ritornano.
L’immunità non può essere invocata nel caso di flagrante delitto e non può inoltre pregiudicare il diritto del Parlamento europeo di togliere l’immunità ad uno dei suoi membri.

CAPO IV
RAPPRESENTANTI DEGLI STATI MEMBRI CHE PARTECIPANO AI LAVORI DELLE ISTITUZIONI DELL’UNIONE

Articolo 10

I rappresentanti degli Stati membri che partecipano ai lavoro delle istituzioni dell’Unione, nonché i loro consiglieri e periti tecnici, godono, durante l’esercizio delle loro funzioni e durante i loro viaggi a destinazione o in provenienza dal luogo della riunione, dei privilegi, delle immunità e delle agevolazioni d’uso.
Il presente articolo si applica ugualmente ai membri degli organi consultivi dell’Unione.

CAPO V
FUNZIONARI E AGENTI DELL’UNIONE

Articolo 11

Sul territorio di ciascuno Stato membro e qualunque sia la loro cittadinanza, i funzionari ed altri agenti dell’Unione:

a) godono dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti in veste ufficiale, comprese le loro parole e i loro scritti, con riserva dell’applicazione delle disposizioni della Costituzione relative, da un lato, alle regole delle responsabilità dei funzionari ed agenti nei confronti dell’Unione e, dall’altro, alla competenza della Corte di giustizia dell’Unione europea per deliberare in merito ai litigi tra l’Unione ed i suoi funzionari ed altri agenti. Continuano a beneficiare di questa immunità dopo la cessazione delle loro funzioni;

b) non sono sottoposti alle disposizioni che limitano l’immigrazione né alle formalità di registrazione degli stranieri. Lo stesso vale per i loro coniugi e i familiari a loro carico,

c) godono, per quanto riguarda la disciplina vigente in materia valutaria o di cambio, delle agevolazioni usualmente riconosciute ai funzionari delle organizzazioni internazionali;

d) godono del diritto di importare in franchigia la propria mobilia ed i propri effetti personali, in occasione della loro prima entrata in funzione nello Stato interessato, e del diritto di riesportare in franchigia la propria mobilia e i propri effetti personali alla cessazione delle loro funzioni nel suddetto Stato, fatte salve, nell’uno e nell’altro caso, le condizioni ritenute necessarie dal governo dello Stato in cui il diritto è esercitato;

e) godono del diritto di importare in franchigia la propria autovettura destinata al loro uso personale, acquistata nello Stato della loro ultima residenza o nello Stato di cui sono cittadini alle condizioni del mercato interno di tale Stato, e di riesportarla in franchigia, fatte salve, nell’uno e nell’altro caso, le condizioni ritenute necessarie dal governo dello Stato interessato.

Articolo 12

Alle condizioni e secondo la procedura stabilite dalla legge europea, i funzionari e gli agenti dell’Unione sono soggetti, a profitto di quest’ultima, ad una imposta sugli stipendi, salari ed emolumenti dalla stessa versati. Detta legge è adottata previa consultazione delle istituzioni interessate.
I funzionari e altri agenti dell’Unione sono esenti da imposte nazionali sugli stipendi, salari ed emolumenti versati dall’Unione.

Articolo 13

Ai fini dell’applicazione delle imposte sul reddito e sul patrimonio, dei diritti di successione, nonché delle convenzioni concluse fra gli Stati membri dell’Unione al fine di evitare le doppie imposizioni, i funzionari e altri agenti dell’Unione, i quali, in ragione esclusivamente dell’esercizio delle loro funzioni al servizio dell’Unione, stabiliscono la loro residenza sul territorio di uno Stato membro diverso dal paese ove avevano il domicilio fiscale al momento dell’entrata in servizio presso l’Unione, sono considerati, sia nello Stato di residenza che nello Stato del domicilio fiscale, come tuttora domiciliati in quest’ultimo Stato qualora esso sia membro dell’Unione. Tale disposizione si applica ugualmente al coniuge, sempreché non eserciti una propria attività professionale, nonché ai figli ed ai minori a carico delle persone indicate nel presente articolo e in loro custodia.
I beni mobili appartenenti alle persone di cui al primo comma e che si trovino nel territorio dello Stato di residenza sono esenti dall’imposta di successione in tale Stato. Ai fini dell’applicazione di tale imposta, essi sono considerati come se fossero situati nello Stato del domicilio fiscale, fatti salvi i diritti degli Stati terzi e l’eventuale applicazione delle norme delle convenzioni internazionali sulle doppie imposizioni.
Ai fini dell’applicazione delle disposizioni del presente articolo, non si prendono in considerazione i domicili acquisiti soltanto a motivo dell’esercizio di funzioni al servizio di altre organizzazioni internazionali.

Articolo 14

La legge europea stabilisce il regime di previdenza sociale applicabile ai funzionari e agli altri agenti dell’Unione. Detta legge è adottata previa consultazione delle istituzioni interessate.

Articolo 15

La legge europea determina le categorie di funzionari e altri agenti dell’Unione cui si applicano, in tutto o in parte, l’articolo 11, l’articolo 12, secondo comma e l’articolo 13. Essa è adottata previa consultazione delle istituzioni interessate.
I nomi, le qualifiche e gli indirizzi dei funzionari e altri agenti compresi in tali categorie sono comunicati periodicamente ai governi degli Stati membri.

CAPO VI
PRIVILEGI E IMMUNITÀ DELLE MISSIONI DI STATI TERZI ACCREDITATE PRESSO L’UNIONE

Articolo 16

Lo Stato membro sul cui territorio è situata la sede dell’Unione riconosce alle missioni degli Stati terzi accreditate presso l’Unione i privilegi e le immunità diplomatici d’uso.

CAPO VII
DISPOSIZIONI GENERALI

Articolo 17

I privilegi, le immunità e le agevolazioni sono concesse ai funzionari e agli altri agenti dell’Unione esclusivamente nell’interesse dell’Unione.
Ciascuna istituzione dell’Unione ha l’obbligo di togliere l’immunità concessa a un funzionario o ad un altro agente ogniqualvolta essa reputi che ciò non sia contrario agli interessi dell’Unione.

Articolo 18

Ai fini dell’applicazione del presente protocollo, le istituzioni dell’Unione agiranno d’intesa con le autorità responsabili degli Stati membri interessati.

Articolo 19

Gli articoli da 11 a 14 e l’articolo 17 sono applicabili ai membri della Commissione.

Articolo 20

Gli articoli da 11 a 14 e l’articolo 17 sono applicabili ai giudici, agli avvocati generali, ai cancellieri e ai relatori aggiunti della Corte di giustizia dell’Unione europea, senza pregiudizio delle disposizioni dell’articolo 3 del protocollo sullo statuto della Corte di giustizia dell’Unione europea, relative all’immunità di giurisdizione dei giudici e degli avvocati generali.
Gli articoli da 11 a 14 e l’articolo 17 sono applicabili anche ai membri della Corte dei Conti.

Articolo 21

Il presente protocollo si applica anche alla Banca centrale europea, ai membri dei suoi organi e al suo personale, senza pregiudizio del protocollo sullo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea.
La Banca centrale europea è inoltre esente da qualsiasi imposizione fiscale e parafiscale al momento degli aumenti del suo capitale, nonché dalle varie formalità che tali operazioni possono comportare nello Stato in cui ha la propria sede. L’attività della Banca e dei suoi organi, svolgentesi secondo le condizioni dello Statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea, non dà luogo all’applicazione di tasse sulla cifra d’affari.

Articolo 22

Il presente protocollo si applica anche alla Banca europea per gli investimenti, ai membri dei suoi organi, al suo personale e ai rappresentanti degli Stati membri che partecipano ai suoi lavori, senza pregiudizio delle disposizioni del protocollo sullo statuto della Banca.
La Banca europea per gli investimenti è inoltre esente da qualsiasi imposizione fiscale e parafiscale al momento degli aumenti del suo capitale, nonché dalle varie formalità che tali operazioni possono comportare nello Stato in cui ha la propria sede. Parimenti, il suo scioglimento e la sua liquidazione non comportano alcuna imposizione fiscale. Infine, l’attività della Banca e dei suoi organi, svolgentesi secondo le condizioni statutarie, non dà luogo all’applicazione di tasse sulla cifra di affari.


Protocollo sullo statuto dell’Istituto monetario europeo

Articolo 21

Privilegi e immunità

L’IME beneficia sul territorio degli Stati membri dei privilegi e delle immunità necessari per l’assolvimento dei suoi compiti, alle condizioni previste dal protocollo sui privilegi e sulle immunità delle Comunità europee.

Manipolazioni climatiche sul sito dell'Enel

La moderna danza della

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pioggia

Studiate, sperimentate e discusse da oltre 50 anni, le tecniche di stimolazione della pioggia stanno guadagnando crescente attenzione in molti Paesi alle prese con gravi problemi di siccità

Il più grande arsenale del mondo di razzi, cannoni ed aerei è nelle mani della Cina, ma, in questo caso, non ha niente a che vedere con gli usi militari.
Stiamo parlando, infatti, di un arsenale “pacifico”, allestito per dare risposte ad uno dei problemi più drammatici con cui convivono numerose comunità umane. Il problema della siccità, delle prolungate stagioni senza pioggia che distruggono i raccolti, compromettono il sostentamento e peggiorano le condizioni igieniche delle popolazioni colpite.

Si tratta di un problema che i mutamenti climatici stanno ingigantendo in diverse zone del mondo, dove i deserti avanzano e le popolazioni migrano alla ricerca di migliori condizioni di sopravvivenza.
Questa situazione, ad esempio, si è manifestata in modo assai grave lo scorso inverno in alcune regioni del nord della Cina, ove le precipitazioni sono diminuite del 90%. Con il risultato che milioni di ettari coltivati e di persone sono rimasti senza pioggia per oltre 3 mesi.

Incrementare le precipitazioni

Il governo cinese si è mosso varando un programma straordinario di interventi, incentrato inizialmente sulla deviazione del corso dello Yangtze. Ma è stata solo una misura tampone in attesa di piogge che le previsioni dei meteorologi, giorno dopo giorno, rimandavano sine die. Di qui la decisione di affidarsi alla tecnologia e di procedere a tecniche di stimolazione artificiale della pioggia.

In pochi giorni circa 2.400 razzi, contenenti agenti chimici stimolanti, sono stati sparati nei cieli delle province di Shanxi, Shandog, Anhui, Jiangsu, Hebei e Gansu, e i risultati sono arrivati sotto forma di precipitazioni modeste, ma sufficienti ad allontanare l’emergenza.

Un intervento così massiccio e su un territorio così ampio ha rappresentato una novità per la stessa Cina che pure negli ultimi anni si è affidata abbondantemente alle tecniche di “inseminazione” delle nuvole.
Incrementare le precipitazioni si pone, del resto, come un obiettivo prioritario del governo cinese che ha oggi l’assoluta necessità, in una situazione di crisi economica internazionale che ha falcidiato milioni di posti di lavoro nelle città, di mantenere stabile il reddito agricolo. Questo spiega perché la Cina sia diventata in poco tempo il Paese leader della pioggia artificiale. Le statistiche del settore dicono che gli aerei del National Meteorological Bureau cinese hanno effettuato 2.840 voli tra il 2001 e il 2005 con un “bottino” di 210 miliardi di metri cubi di acqua riversata su un’area corrispondente ad un terzo dell’intero territorio cinese. Con benefici, peraltro, che non sono andati soltanto alle campagne. È stata con la pioggia artificiale, infatti, che si sono combattuti alcuni grandi incendi sviluppatisi recentemente nelle foreste delle province settentrionali e nordorientali. Ed è stata sempre la pioggia provocata dall’uomo, nel maggio 2008, a “lavare” Pechino dalla sabbia portata dalle grandi tempeste provenienti dall’Asia centrale.

Una storia cominciata in Israele

A credere nelle virtù della “inseminazione delle nuvole” sono oggi molti Paesi. A cominciare da Israele che è ha iniziato ad utilizzare queste tecniche negli anni ’50, ottenendo incrementi di precipitazioni intorno al 20% su base annua.
L’Italia, dal canto suo, è stata tra le prime nazioni mettersi sulla scia delle ricerche israeliane grazie all’attività della Tecnagro, una società di ricerca senza fini di lucro partecipata da importanti aziende e associazioni del mondo chimico e agricolo.
Proprio una équipe italo-israeliana diede vita al “Progetto Pioggia” che fu condotto in alcune regioni del Mezzogiorno e, soprattutto, in Puglia dal 1986 al 1994. Si è trattato di un’attività portata avanti fino ad anni recenti: nel 2003, ad esempio, un accordo raggiunto con l’Aereonautica militare, aveva messo a disposizione della Tecnagro strutture aeroportuali e meteorologiche.

Oggi, però, sono soprattutto le aree più assetate del Medio Oriente e dell’Africa a guardare con interesse a queste tecniche. È stata salutata come un grande successo, ad esempio, la sperimentazione condotta negli Emirati Arabi che hanno potuto godere di quattro giorni di fila di pioggia (un vero record per quelle zone!) dopo la campagna di “inseminazione” aerea condotta nei cieli di Dubai.
D’altra parte, a fronte di questi risultati le cronache registrano anche gli esiti assai modesti di alcune campagne, che hanno fatto gridare allo spreco delle risorse pubbliche.

Nel dibattito scientifico il tema della stimolazione artificiale delle piogge continua ad essere, in effetti, controverso. Ma l’interesse verso queste tecniche resta comunque elevato. Anche perché potrebbero rappresentare in futuro una carta importante da giocare nell’ambito delle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici.

Quintino Protopapa (agosto 2009)

Fonte: http://www.enel.it/attivita/ambiente/ecology/impatto177_hp/impatto177/inseminazione/

La tecnica dell’ “inseminazione” dei cieli

La stimolazione delle piogge si ottiene diffondendo nell’aria – al di sotto delle nubi e per mezzo di aerei opportunamente attrezzati – particelle che presentano una struttura cristallina molto simile a quella del ghiaccio.
In presenza di alcune condizioni favorevoli, queste particelle vengono catturate dai moti convettivi dell’aria che li portano in alto, fin dentro le nubi, dove innescano un processo di formazione delle gocce di pioggia.
La sostanza che viene usata per queste operazioni è lo ioduro di argento. Esso viene bruciato in piccole quantità in una caldaia posta sull’aereo e il fumo che ne deriva risulta costituito, appunto, dalle minuscole particelle che vanno a stimolare le nubi.
Sotto il profilo ambientale non sembrano esserci controindicazioni. Si tratta, infatti, di una sostanza inerte e, del resto, se ne usa così poca e in un così vasto volume di aria da risultare quasi non rilevabile.
Per applicare questa tecnologia occorre, però, un’organizzazione efficiente, in grado di cogliere tempestivamente le condizioni atmosferiche favorevoli all’inseminazione. Ovvero, in grado di monitorare l’arrivo delle formazioni nuvolose segnalate dai satelliti, cercando di valutare tempestivamente la presenza di quelle condizioni di quota, umidità e temperatura che si prestano all’intervento. Solo se la lettura di questi dati lascia intravedere un ragionevole margine di successo, si fanno partire gli aerei. E si aspetta, fiduciosi, che lassù qualcosa succeda.

venerdì 6 novembre 2009

Audit The European Central Bank Petition

Audit The European Central Bank Petition

Perché l'Euro-Europa non conviene


Rapporto informale a cura di: M.Saba, A.Galloni, N.Forcheri


Prima di scendere nel dettaglio delle cifre e delle relative fonti, occorre inquadrare la situazione economica dei paesi aderenti all'euro sulla base degli obblighi derivanti dal Trattato di Maastricht e specialmente nella parte dove si privatizza la sovranità monetaria a svantaggio dei singoli paesi aderenti - eccetto quelli che hanno mantenuto tale sovranità come Regno Unito, Svezia e Danimarca. Col Trattato di M., i paesi aderenti mantengono solo una parvenza di sovranità monetaria e solo sull'emissione delle monete metalliche poiché anche questa minima emissione è sottoposta all'opinione vincolante della Banca Centrale Europea in merito alle quantità e modalità (1).

Prima del Trattato di M., l'Italia poteva ottenere un signoraggio dall'emissione di cartonote, ovvero biglietti di stato a corso legale, le vecchie 500 lire, e prima ancora con buoni di cassa. Tutti i tagli superiori erano emessi dalla Banca d'Italia, una entità privata svincolata da qualsiasi tipo di controllo effettivo da parte dello stato e dei poteri democratici. Con la creazione della Banca Centrale Europea il signoraggio - o rendita monetaria - dei paesi membri è stato accentrato in una struttura ancor più opaca ed addirittura indenne da possibili indagini da parte della polizia antifrode europea OLAF (2).

D'altra parte occorre farsi un'idea di chi fu messo a capo dell'OLAF, Siim Kallas, già governatore della Banca Centrale dell'Estonia, ma sottoposto ad indagini per varie frodi (3). Così come Ciampi dette le dimissioni da governatore Bankitalia per diventare primo ministro in Italia, un mese dopo essere stato denunciato per gravi reati da Giacinto Auriti, allo stesso modo Kallas diventa capo della polizia europea antifrode e poi Commissario UE all'antifrode, dopo essere stato posto sotto indagine nel suo paese d'origine come governatore della banca centrale. Sembra quindi che esista una strana porta girevole tra incarichi nella banca centrale, incarichi in varie polizie antifrode, e incarichi politici, che lascia immaginare una grave collusione ad alto livello e molto potente. Un ambiente in cui il conflitto d'interesse e la conoscenza di informazioni privilegiate sono all'ordine del giorno; attori principali di questa farsa monetaria sono la UE e la BCE. Ambedue sono afflitte dal falso in bilancio pluriennale. La UE non ha bilanci certificati dalla Corte dei Conti europea da almeno 14 anni (4) (5), mentre la BCE falsifica il bilancio dal 2002 ponendo nel passivo la rendita monetaria effettiva derivante dall'emissione dell'Euro (6).

Ne deriva che la politica dell'espansione dell'Europa ha lo scopo principale di trovare nuovi Stati allocchi da frodare con la moneta unica. Quando questi stati non aderiscono volontariamente, si attua la politica dei bombardamenti radioattivi, come successo nella ex-Iugoslavia dove ora gli Stati ex-membri, come la Bosnia, sono costretti da un regime di "currency board"(7), ovvero devono mantenere riserve al 100% in euro per poter emettere la propria moneta nazionale, trasferendone il relativo potere d'acquisto alla BCE. Gli USA hanno imposto un regime identico all'Iraq, dove la riserva al 100% in dollari viene imposta alla banca centrale irachena per l'emissione dei suoi dinari... Per quanto riguarda l'Europa, quindi, ai vecchi paesi membri viene richiesto di contribuire con le tasse per la convergenza dei paesi poveri all'area euro, per poi trasferire la rendita monetaria di questi ultimi alla BCE, o tramite l'adesione all'euro ,o con l'adozione della riserva in euro al 100%.

In sostanza, la misura della predazione per l'Italia da parte della BCE corrisponde circa al 15% della quantità di euro (moneta cartacea e virtuale) attualmente in circolazione (o in deposito), considerando neutra la circolazione di moneta metallica.

Per quanto riguarda il capitolo minore dei fondi e finanziamenti UE all'Italia, ne vengono realmente utilizzati circa il 70% considerando i "recuperi". Per recupero si intende quando è previsto che si possa spendere in un anno successivo quanto non è stato impegnato in un anno precedente e quando si utilizzano i fondi per progetti già realizzati come se fossero nuovi. Questo lo fanno ormai tutti: cominciarono spagnoli e portoghesi negli anni '80, ma poi anche gli altri hanno imparato il trucchetto. Ma abbiamo già accennato sopra che è difficile quantificare cifre precise in merito al ristorno per l'Italia dei fondi UE perché la stessa UE non ha bilanci attendibili da 14 anni, quindi... occorrerebbe una commissione d'inchiesta per costringere la Commissione Europea a confessare la reale entità della frode. Ma vediamo ora cosa possiamo recuperare tra i dati attendibili.

1) Saldo contributi/accrediti: Italia sempre più contribuente netto


Le risorse proprie si distinguono in risorse proprie tradizionali: dazi doganali sulle importazioni alle frontiere esterne secondo una tariffa comune, contributi sulla produzione di zucchero isoglucosio e sciroppo d'insulina, prelievi agricoli sulle importazioni di ortofrutticoli dai paesi extracomunitari. Sono finanziamenti che incentivano a livello comunitario, la produzione di zucchero, l'insorgenza del diabete e la sua presunta cura. L'UE incentiva anche con questo meccanismo la globalizzazione, poiché più paesi comunitari importano merci, più riscuote. Inoltre gli Stati membri sono resi complici della globalizzazione potentd trattenere il 25% di tali introiti, in teoria come ricupero delle spese di riscossione.

Con la risorsa dell'imposta sul valore aggiunto, dal 1970, l'UE preleva anche un'aliquota su un imponibile uniforme che è il 50% del PNL. L'aliquota, passata dallo 0,5 allo 0,3% per il periodo 2007-2013, favorisce Austria (0,225%), Germania (0,15%) e Olanda e Svezia (0,10%) con tassi agevolati rispetto a quelli degli altri paesi.


Infine la quarta risorsa, quella più importante, sul Reddito nazionale lordo (RNL) al prezzo del mercato (che rappresenta il 65% del bilancio UE) consiste in un'aliquota da fissare ogni anno sulla somma dei redditi nazionali lordi al prezzo di mercato. Creata nel 1988, destinata a sostituire l'IVA, determina il livellamento dell'imponibile IVA, la ripartizione del finanziamento della compensazione britannica e il massimale dell'importo globale delle risorse che la comunità può percepire. Il massimale dell'aliquota è passato dall'1,14% del PNL nel 1988 all'1,27% del RNL nel 1999. Con il sistema di contabilità SEC95 (System of National Accounts europeo del 1993 imposto da ONU/OCSE), è stata sostituita la nozione di prodotto nazionale lordo, che per quanto riduttiva era ancorata alla produzione, con quella di reddito nazionale lordo (RNL) (8) al prezzo di mercato (SEC95, 8.94) (cfr. Reg CE_2223/96), che include, oltre al PNL, la somma del reddito primario dal resto del mondo, detratta la somma dei redditi primari pagati al resto del mondo. Sono valori stagionali aggiustati che incoraggiano l'economia del reddito, e non del lavoro né della produzione, reddito ottenuto dagli operatori su un territorio economico comprensivo anche delle basi militari estere, dei centri di ricerca all'estero, e altre zone franche e piattaforme continentali (9).

Per il periodo 2007-2013 la tassa su RNL è stata aumentata per tutti tranne che per due paesi: Olanda e Svezia con una riduzione annua di 650 milioni di euro e di 150 milioni di euro rispettivamente. (10)


Le risorse proprie sono accreditate mensilmente all'Unione dagli Stati membri su un conto risorse proprie acceso dalla Commissione presso la Banca centrale nazionale. Altre entrate (circa il 6%) sono imposte e prelievi effettuati sui redditi del personale, interessi bancari, contributi dei paesi terzi ad alcuni programmi comunitari (ricerca per brevetti), rimborsi di aiuti comunitari non utilizzati, interessi di mora e penali e il saldo dell'esercizio precedente.

L'eccezione britannica
Dal Consiglio di Fontainebleau nel 1984 fu deciso d'introdurre la compensazione britannica grazie alla quale il RU riceve una compensazione dello 0,66% del suo saldo netto negativo. Il finanziamento della compensazione è ripartito tra gli altri Stati membri proporzionalmente alla loro quota, tranne Germania, Austria, Paesi Bassi e Svezia, che finanziavano per i tre quarti fino al 2007 e che contribuiranno solo per un quarto dal 2007.

2) Alcune cifre


Dal 1994, anno in cui gli accrediti si assestavano attorno ai 6 000 milioni di euro e i versamenti per oltre 8 000 milioni di euro, e dopo un unico anno di saldo positivo, nel 1997, di meno di 5 00 milioni di euro, il saldo negativo non ha fatto che aumentare con picchi particolarmente elevati nel 2001, nel 2002 e nel 2006 (con 10 000 milioni di accrediti e quasi 14 000 milioni di versamenti). Nel 2007, i versamenti dell'Italia all'UE ammontavano a un totale di 13 842,17 milioni di euro mentre il totale degli accrediti dell'UE all'Italia ammontava a 10 126,98 milioni di euro, con un saldo negativo di - 3 715,19. (11)

Nel 2007, si registra un aumento della risorsa IVA e RNL, ai sensi del bilancio rettificativo CE 5/2007, e l'adeguamento all'aumento del transito di merci extracomunitarie. L'UE ha interesse a globalizzare poiché ha legato l'aumento delle risorse proprie (dazi, contributi agricoli) all'incremento di transito nell'UE di merci extracomunitarie.


Per il 2008 (12), anno colpito in pieno dalla crisi, con conseguente calo del transito di merci extracomunitarie e riduzione delle risorse tradizionali di risorse proprie, si registra ciononostante un aumento dei contributi italiani IVA e RNL rispettivamente di 1 313 milioni e 1 294 milioni per conguagli e anticipi vari, richiesti dalla Commissione; inoltre il bilancio rettificativo 5/2008 rivede al rialzo la base imponibile RNL ed effettua altri conguagli di IVA e RNL sugli anni 1989-2007. Cioè in piena crisi aumenta la base imponibile RNL per la quarta risorsa e la Commissione richiede un conguaglio secondo quel criterio di reddito su un periodo precedente a posteriori... Il saldo netto negativo è ancora in aumento, nel 2008, quasi raddoppiato rispetto al 2007, con -6 020,92 milioni di euro (15 265,56 milioni di contributi e 9 244,64 milioni di accrediti).

Per il 2009 (13), abbiamo pagato contributi al primo trimestre 2009 di 4 909 302 442,57 euro, con un nuovo aumento della tassa RNL di circa 398 milioni a causa della richiesta della Commissione europea di corrispondere alcuni dodicesimi mensili ANTICIPATI (14) e, al secondo trimestre, 3 605 619 368, 61 euro per un totale di 8 514 921 811,18 di contributi; in cambio abbiamo ricevuto accrediti di 2 319 382 478,86 al primo trimestre e di 2 329 380 000 al secondo per un totale di 4 648 762 478,86 con un saldo negativo di -3 866 159 332,32, solo per i primi due trimestri 2009: a fine anno avremo presumibilmente un totale di quasi 8 miliardi di euro di saldo negativo.

Nei versamenti degli Stati membri all'UE si è quindi passati da un principio di auto sostentamento con il prelievo dei dazi alle frontiere esterne, di cui è stata decisa gradualmente la fine con le firme degli accordi commerciali internazionali (e prossimo round di Doha, voluto solo da Olanda, Inghilterra, Svezia e USA) a un sistema iniquo, dell'IVA, la tassa che colpisce indifferentemente ricchi e poveri, fino a una tassa ancora più iniqua (RNL) che colpisce in modo sistemico anche e soprattutto lavoratori e disoccupati, poiché assurge a criterio massimo il reddito per calcolare il contributo comunitario. Il reddito, o l'aumento di qualsiasi rendita, anche scollegati da produzione e lavoro, o collegati a distruzione, inceneritori, acquisizione di brevetti, controllo di utilities, diventa il primo indicatore di "ricchezza". Lungi dal modificare il concetto di PIL, l'Europa ne estremizza i lati più perniciosi. Pertanto è normale che al momento di legiferare la Commissione non sia troppo entusiasta di abolire le aberrazioni della deregolamentazione finanziaria, le varie leve, i brevetti, e tutte quelle speculazioni che aumentano i redditi e le rendite, anche a costo di distruggere, lavoro, salute, ambiente. E che dietro alla finta neutralità dell'articolo 298 del Trattato UE, in realtà si favoriscano negli atti legislativi europei le privatizzazioni dei servizi dello Stato: più redditi e più contributi all'UE...

Tra i fondi erogati, sono stati disposti a favore dell'Italia accrediti per un ammontare complessivo di circa 2 319 milioni di euro tra cui si evidenziano i 967 milioni per l'attuazione degli interventi strutturali e i circa 1 344 milioni di euro a titolo di FEAGA, per l'attuazione della Politica Agricola Comune in Italia. Per il II trimestre 2009, dal confronto dei dati relativi ai versamenti al bilancio comunitario con gli accrediti comunitari erogati in favore dell'Italia nello stesso periodo, deriva un saldo netto negativo pari a circa 1 286 milioni di euro.

3) Infrazioni comunitarie (15)

Il 30 ottobre 2009, il Collegio dei Commissari ha deciso per l'Italia 10 archiviazioni di cui 5 procedure già aperte e 5 ancora allo stadio di reclamo. Il numero totale d'infrazioni si attesta a 150 di cui 121 riguardano casi di violazione del diritto comunitario e 29 la mancata trasposizione di direttive nell'ordinamento italiano.

La Commissione europea, nella sua qualità di "guardiana" dei Trattati, vigila all’adempimento, da parte degli Stati membri, degli obblighi ad esso incombenti in forza del Trattato CE. La procedura d’infrazione costituisce uno strumento indispensabile per garantire il rispetto e l’effettività del diritto comunitario., ma anche per assicurare entrate e maggior accentramento di potere alla Commissione. La decisione di avviare una procedura è una sua prerogativa e può agire discrezionalmente su denuncia di privati, sulla base di un’interrogazione parlamentare o di propria iniziativa.

Come sanzione lo Stato membro dovrà corrispondere una somma forfetaria e una penalità di mora adeguate alla gravità e alla persistenza dell’inadempimento. Nella sentenza del 12 luglio 2005 (causa C-304/02, Commissione c. Francia), la Corte di Giustizia ha chiarito che la somma forfetaria e la penalità di mora possono essere inflitte cumulativamente, in particolare se la violazione del diritto comunitario è protratta nel tempo e persistente.

La Comunicazione della Commissione sull’applicazione dell’articolo 228 (SEC 2005 (1658) ha poi inasprito le sanzioni pecuniarie per mancato adeguamento alla sentenza della Corte di Giustizia che riconosce l’inadempimento dello Stato rispetto agli obblighi imposti dal diritto comunitario.


Per l’Italia è stata fissata una somma forfetaria minima di 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora per il nostro Paese può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nell’attuazione della seconda sentenza, a seconda della gravità dell’infrazione.

Le decisioni sull’apertura, l’aggravamento e la chiusura di una procedura di infrazione sono adottate dal Collegio dei Commissari europei, un organo non eletto ma nominato da occulti giochi di potere tra Stati, in apposite sessioni trimestrali. Pertanto un collegio di commissari cooptati dai poteri forti (bilderberg, CFR ecc) si riunisce trimestralmente con poteri polizieschi per decidere quali paesi perseguire e quali multe applicare e per quali ragioni. Per il nostro paese, ad esempio ci saranno sanzioni per l'inottemperanza delle regole della concorrenza nell'affidamento diretto di gestione di servizi idrici e altri servizi: naturalmente la decisione è aleatoria e persegue nel nostro paese la privatizzazione della nostra risorsa idrica a vantaggio di quei poteri forti che sono Suez Gaz de France (Francia-Albert Frère) e Veolia. Come altrettanto discrezionale è la decisione di sanzionare la golden share del nostro Stato in Telecom Italia, Finmeccanica, Enel ed Eni. Quell'Eni di cui alcuni fondi proprietari angloamericani vogliono lo spezzatino, e che i concorrenti (Suez Gaz de France) vorrebbero ridimensionare dopo la sua ripresa in forza grazie all'accordo South Stream con Gazprom.

Il costo solo delle violazioni delle direttive UE costa all'Italia circa 1,5 miliardi di euro.(16)


4) Percentuale di spesa dei fondi comunitari (17)

I fondi messi a disposizione dell'Italia sono per la maggior parte i fondi strutturali che per il periodo di programmazione 2000-2006 sono stati di 64 miliardi di euro di cui appena la metà fondi europei, da stanziare per investimenti in infrastrutture, formazione professionale, aiuti alle imprese, progetti di ricerca, realizzazione di grandi opere pubbliche, tutela del patrimonio ambientale. Tali fondi sono divisi quasi al 50/50 tra contributi nazionali e comunitari e, in minima parte, privati. Cioè, paghiamo due volte, la prima con tasse comunitarie (IVA, Irpef, globalizzazione) che superano quasi del doppio i fondi che ci ritornano indietro, i quali però devono assorbire altri fondi nazionali – secondo pagamento nostro – per realizzare programmi la cui “decisionalità" e “condizionalità” è stata trasferita a livello comunitario a quel collegio di commissari espressione dei "poteri forti" che decide sempre di finanziare opere il più delle volte non volute dai cittadini, come TAV, ponte sullo Stretto, alta velocità, privatizzazione dei servizi idrici attraverso la BEI, ampliamento di aeroporti inutili con scempio economicoterritoriale ecc. ecc. In barba alla tanto vantata sussidiarietà, messa come il prezzemolo in tanti documenti comunitari, solo per falsamente rassicurare il lettore/elettore.

5) Ma il danno più grave per i paesi aderenti all’euro consiste nell’impossibilità di veder effettuati quegli investimenti produttivi nelle grandi infrastrutture, nella ricerca, nella scuola, nella sanità che sono l’unico ed insostituibile volano per la ripresa; alla fine del quinquennio 2009-2013 il PIL sarà pari a quello del 2007, ma la popolazione residente sarà cresciuta del 5%; pertanto il reddito disponibile pro-capite si ridurrà di 1/20: in tali circostanze la contrazione della domanda continuerà. I privati ridurranno la base produttiva in modo più che proporzionale (rispetto al calo della domanda e del reddito) allo scopo di proteggere i loro profitti; e se lo Stato non potrà effettuare i necessari investimenti produttivi in disavanzo – per realizzare il potenziale di crescita che è calcolabile in base alle risorse umane e tecnologiche disoccupate e occupabili - non si uscirà mai dalla presente situazione.

4 novembre 2009


Note:

1) Duisenberg, costose per l'Italia le piccole banconote di euro http://www.signoraggio.com/Duisenberg-vs-Tremonti.htm

2) OLAF: Presunte frodi connesse al fenomeno del cosiddetto "signoraggio" http://www.studimonetari.org/articoli/olafesignoraggio.html
3) The curious case of the “Fraud-Busting” European Commissioner - Ashley Mote, MEP, febbraio 2008 http://www.ashleymote.co.uk/?p=237
4) Successive British governments have learned from, now, 14 annual reports of the EU’s own Court of Auditors that the dispersal of up to 80 percent of all EU funds is not, and cannot be properly accounted for. The reason is also simple. The EU does not hold itself responsible for the use of those funds once they have been allocated. They prefer it that way. It is known as “shared management” and in many EU countries it means no management at all. Corruption rules! In: UK’s Serious Fraud Office Revisiting EU Problem - Ashley Mote, MEP, July 9, 2009 http://www.ashleymote.co.uk/?p=1462
5) "The Commission has been warned repeatedly by accountants and other professional advisors about the systemic failure of so-called ‘shared management’, again often in public session. The inescapable truth is that the EU and its bureaucrats prefer it that way. A few days’ public criticism once a year is a small price to pay to sustain a system of massive institutionalised looting of public money, especially when you have access to it. That is why there is absolutely no sign of International Accounting Standards being applied, let alone enforced, on the EU by its own Commission."
In: The SFO Funks EU Corruption – Again - Ashley Mote, October 19, 2009 http://www.ashleymote.co.uk/?p=1652
6) "Perché non far emergere l’enorme evasione fiscale delle banche sul signoraggio secondario, attuata col mettere al passivo uscite inesistenti delle somme che fingono di prestare, come illustrato nei miei saggi “Euroschiavi” e “La Moneta Copernicana”? Perché non far emergere e recuperare il reddito occulto da signoraggio primario delle banche centrali, attuato col mettere al passivo il denaro circolante, come evidenziato anche da Paul Krugman a pag. 239 del suo "Economia Internazionale II" ? " (Krugman Paul R.; Obstfeld Maurice, Economia internazionale. Vol. 2: Economia monetaria internazionale, Pearson Education Italia, 2007) In: Evasione dall'idiozia. - Avv. Marco della Luna, 8 marzo 2009 http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=24967
7) Con questo sistema, la popolazione dello stato considerato crede di usare una moneta nazionale, mentre di fatto è come se usasse direttamente l'euro (o il dollaro)
8) http://nui.epp.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=teina080〈=en 1,24% del RNL dell'UE (Regolamento CE 2223/96 del Consiglio, del 25 giugno 1996).
9) RNL Italia (II2009: 375925 mio euro) ed Europa in milioni di euro http://nui.epp.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=teina080〈=en .
10) http://www.camera.it/cartellecomuni/leg15/RapportoAttivitaCommissioni/testi/14/14_cap07_sch03.htm
11) http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/e-GOVERNME1/RGS-EUROPA/Ultime-nov/trimestrale.pdf

12) http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Attivit--i/Rapporti-f/Le-Pubblic/Flussi-Fin/index.asp
13) http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Attivit--i/Rapporti-f/Le-Pubblic/Situazione/Archivio-T/IV-Trimestre-2008---Situazione-trimestrale-dei-flussi-finanziari.pdf
14) http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Attivit--i/Rapporti-f/Le-Pubblic/Situazione/Archivio-T/I-Trimestre-2009---Situazione-trimestrale-dei-flussi-finanziari-ITALIA---UE.pdf
15) http://www.politichecomunitarie.it/attivita/15141/dati
16)
Sole 24 Ore di lunedì 24 agosto 2009, pagina 11 Dribblare le direttive all'Italia costa 1,5 miliardi di Cherchi Antonello - Gasparini Marco http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefeconomica/View.aspx?ID=2009082413532127-1
17) http://www.rgs.tesoro.it/VERSIONE-I/Attivit--i/Rapporti-f/Le-Pubblic/Le-politic/Anni-prece/Le-politiche-strutturali-dell-Unione-Europea---L-attuazione-in-Italia---anno-2007.pdf

giovedì 5 novembre 2009

GDC | Economist Conferences

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domenica 1 novembre 2009

Guantanamo italiane. Testimonianza di un detenuto

Guantanamo italiane. Testimonianza di un detenuto

sabato 31 ottobre 2009

I trucchi di Mandraghi: la smaterializzazione

Di Marco Saba

Fonte: http://leconomistamascherato.blogspot.com/2009/09/i-trucchi-di-mandraghi-la.html

http://acidtestdjs.files.wordpress.com/2008/04/mandrake-the-magician-comic1.jpgOvvero, del “cinquantato credito”
di Marco Saba, 13 settembre 2009

Nel libro di Gian Trepp intitolato “Swiss Connection” (1) un capitolo – “Winnie tra i briganti” – è dedicato a quando la collaboratrice dell’allora Ministro della Giustizia, Claudio Martelli, cercò di piazzare dei titoli “clonati” del famigerato Banco di Santo Spirito. Probabilmente si trattava di questo: i titoli erano in realtà originali ma erano stati denunciati come rubati da Pellegrino Capaldo, nuovo presidente della Banca di Roma in cui era confluito il Banco di Santo Spirito, ansioso di ripulire il bilancio a modo suo.

Con l’avvento della smaterializzazione dei titoli cartacei ed il loro trattamento all’interno del circuito telematico, avviene che si abbiano due “copie” dei titoli: quelli cartacei originali e quelli corrispondenti inseriti nel telematico.

Ovviamente quelli cartacei non devono più circolare e la cosa migliore sarebbe di distruggerli mantenendo così solo una “copia” dei titoli stessi, quella nel telematico. Oppure i titoli cartacei stessi possono essere archiviati definitivamente in un caveau, in una cassaforte della banca. Oppure, più fantasiosamente, come fu il caso del Santo Spirito, si può creare ed incaricare una joint-venture, tra la banca e la banda della Magliana, di simulare ripetuti furti a dei portavalori per giustificarne la scomparsa…

Comunque sia, i titoli cartacei che dovevano sparire dal mercato finirono invece in mano a “Winnie” Ellen Kollbrunner che cercò di cambiarli presso varie banche e per questo venne arrestata attraverso una “provvidenziale” operazione di polizia anglo-italo-svizzera. Il fatto di stabilire una specie di unico catasto elettronico dei titoli circolanti – un Monte Titoli – permetteva per la prima volta, nel 1992, di scoprire se e quanti titoli “doppi” circolavano sul mercato. Il Banco di Santo Spirito usava emetterli in bianco, senza registrarli, per finanziare varie correnti della Democrazia Cristiana. Poiché il Banco apparterneva all’IRI, il compito poi di “fare pulizia” passò al professor Romano Prodi.

Ma torniamo all’argomento chiave: dei titoli o certtificati di deposito deve restare un’unica copia, altrimenti si parla di titoli clonati, falsificati, o quant’altro. Sembra banale ma vediamo come tutti noi ci caschiamo praticamente ogni giorno, quando andiamo in banca a versare contanti.

Quando andiamo da un cassiere di banca per versare banconote in euro, stiamo di fatto versando “titoli denominati in euro” (2).
Il gioco di prestidigitazione che effettua la banca è di registrare l’importo, corrispondente alle banconote consegnate, nel conto del cliente, clonandone così di fatto il valore. Infatti, la banca mantiene la disponibilità del contante e poiché ha il potere straordinario di creare denaro con semplici scritture contabili, ora disporrà della stessa cifra sia nel conto del cliente che come contante (3). Appena un altro cliente si presenta dal cassiere per ritirare contante, probabilmente riceverà le stesse banconote depositate dal precedente. La cosa sarebbe facilmente verificabile dalla Polizia semplicemente organizzando un’operazione in cui siano segnati i numeri di serie delle banconote inizialmente versate. Dopodiché basta appostarsi al di fuori della banca e chiedere ai clienti che escono di mostrare le eventuali banconote ricevute. In mezza giornata – VOLENDO – si smonta la truffa.

Quello che dovrebbe accadere – per mantenere coerente la stessa quantità di denaro – è che le banconote “smaterializzate” attraverso la scrittura nel conto del cliente depositante, siano distrutte per evitare che circolino come cloni. Ma questo toglierebbe a Mandraghi il sottile piacere di truffare un sacco di gente – alla luce del sole – senza che un italiano su un milione se ne accorga… e con la benedizione – per silenzio-assenso – delle istituzioni che dovrebbero garantire i cittadini contro i danni al patrimonio.

Già 2400 anni fa, in un processo contro un banchiere, descritto da Isocrate nell’orazione del Trapezitico (4), si faceva notare che è difficile portare davanti alla giustizia i banchieri perché hanno amicizie potenti ed in alto loco…

Chi lo sa qual’è il banchiere – il Mandraghi – amico del Presidente Napolitano?

Note:

1) La traduzione italiana è disponibile qui:
http://studimonetari.org/laconnessionesvizzera.pdf

2) Tecnicamente sono delle false cambiali, come specificava il Prof. Giacinto Auriti. Anzi meglio, come ebbi occasione di spiegargli, delle “false cambiali-tratte” visto che sono emesse a nome nostro senza il nostro consenso informato…

3) La banca centrale, incaricata di regolare la materia, ha posto un limite a questa truffa attraverso la cosiddetta riserva frazionaria: si può farla solo per 50 volte sulla stessa cifra! Quindi ho inventato un nuovo termine bancario: il cinquantato credito.

4) Inutile dire che questo testo greco non viene mai proposto agli studenti tra i testi scolastici da studiare o tradurre…

Bancario ticinese: "Se parlassimo, il governo italiano cadrebbe in 24 ore"


"Autore">Nicoletta Forcheri

fonte: http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=501504&idsezione=1&idsito=1&idtipo=3

“Non c’è politico o esponente dell’economia italiana che non abbia un conto in Svizzera”. Il ruolo della piazza finanziaria nella creazione dell’impero economico di Silvio Berlusconi. Il silenzio di Berlusconi sullo scudo fiscale e la guerra tra Tremonti e il Premier


LUGANO – Per gli italiani il Canton Ticino è una classica piazza Off-Shore. Tra i 15.000 impiegati nella piazza finanziaria c’è un certo timore: Giulio Tremonti vuole prosciugare le banche luganesi.

Le autorità italiane stimano in 600 miliardi circa i fondi non dichiarati al fisco depositati in Svizzera. Rico von Wyss, docente dell’Università di San Gallo, riferisce a 20min.ch dei dati della Banca Nazionale Svizzera. Dei 4012 miliardi di franchi amministrati in Svizzera, sono 300 quelli in Ticino. E di questi 300 miliardi 200 sarebbero appartenenti a clienti italiani.

Il Ticino, con Lugano, è considerata la terza piazza finanziaria elvetica. Nel settore bancario a fare la parte del leone è Zurigo che, con il 43% degli occupati sul totale, si piazza decisamente al primo posto in Svizzera. Ginevra segue con il 19% e, infine, Lugano, che con il suo 5% è considerata una partner Junior. Per la clientela italiana la piazza bancaria ticinese presenta molti vantaggi. Nelle sfere di influenza, il Ticino è ormai considerato appartenente alla zona metropolitana di Milano. “La vicinanza geografica viene apprezzata dai clienti italiani – spiega il professore – e non esistono barriere linguistiche con i consulenti bancari”.

Ora la crisi economica e finanziaria acuisce il fabbisogno degli Stati di drenare denaro pubblico per rilanciare i consumi e l’economia. I grandi stati Europei hanno messo a punto amnistie fiscali per riportare a casa capitali non dichiarati in paesi esteri. Oggi il Blick mostra una sorta di cartina dei fondi neri. Sarebbero 193,4 i miliardi di franchi non dichiarati al fisco tedesco confluiti in Svizzera, mentre sono 185,2 quelli italiani. Una montagna di denaro.

Dopo il blitz di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate dell’altro ieri, con la perquisizione di 76 succursali di banche svizzere in Italia, il governo svizzero esprime la propria preoccupazione e convoca l’ambasciatore d’Italia a Berna.

La tensione aumenta, così come il sentimento di ostilità nei confronti delle politiche economiche italiane, considerate oltraggiose da una buona parte dei partiti svizzeri. Al Blick un ex direttore con anni di esperienza alle spalle presso una delle più grandi banche in Ticino ha dichiarato che se lui parlasse, il governo italiano cadrebbe in un giorno”. “Non c’è nessun esponente del Governo, nessuno del mondo dell’economia italiana che non abbia un conto in Svizzera” ha raccontato l’ex direttore al Blick.

Il giornale svizzero tedesco parla del pericolo che il Premier Berlusconi correrebbe se si esponesse troppo sul tema dello scudo, aggiungendo che dopo le critiche durante il G20 di Londra, Berlusconi non si è più esposto sulla questione. Il Blick ricorda la misteriosa ascesa di Berlusconi e il ruolo decisivo della piazza finanziaria ticinese. “Grazie al silenzio degli avvocati e delle banche ticinesi – si legge sul Blick – non è ancora chiaro da dove sono arrivati i milioni che gli hanno permesso il sorgere del suo impero costruito attorno alla Fininvest”.

Infine, sul giornale ci si chiede se questa politica intrisa di attacchi contro la Svizzera non potrebbe rivelarsi suicida contro il Governo di Berlusconi. “Negli occhi dei banchieri è in corso una guerra tra Berlusconi e il ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Quest’ultimo, a quanto sembra, vorrebbe candidarsi quale successore di Berlusconi”.


venerdì 30 ottobre 2009

Ecco perché gli accordi con Gheddafi potrebbero salvarci un giorno

Fonte: http://www.voltairenet.org/article162547.html

(Trad. N. Forcheri)

ALBA abbandona il dollaro e prevede un’alleanza militare contro gli USA

17 ottobre 2009

I 13 capi di Stato e di governo dei paesi membri dell’alleanza boliviana delle Americhe (ALBA), riuniti a Cochabamba (Bolivia), hanno firmato un trattato per creare una moneta comune, “Sucre”.

La moneta, denominata in onore del generale Antonio José de Sucre, compagno di Simon Bolivar ed eroe della lotta di liberazione americana contro l’imperialismo spagnolo, è destinata a sostituirsi al dollaro statunitense in tutti le transazioni tra Stati membri.

Infatti, come spiegato dal presidente dell’Ecuador Rafael Correa, a causa del valore artificiale del dollaro statunitense, la banconota verde permette a Washington di accaparrarsi delle ricchezze altrui.

Proponendo il prossimo obiettivo degli Stati boliviani, il presidente del Venezuela ha esortato a costituire un’alleanza militare tra gli Stati membri per difendersi dagli Stati Uniti. Hugo Chavez ha evidenziato che solamente un’organizzazione di questo tipo potrà proteggerli dal bellicismo statunitense. Tanto più che “il premio Nobel per la pace” Barack Obama ha appena organizzato un colpo di stato in Honduras e installato basi militari in Colombia. Ha anche evidenziato che siffatta alleanza potrà essere ampliata ad altri paesi del Sud fuori dall’America come dichiarato dal leader libico Muammar Gheddafi al recente vertice Africa America Latina.

mercoledì 28 ottobre 2009

Il Grande Inganno: da Maastricht a Lisbona

di Solange Manfredi – tratto da http://paolofranceschetti.blogspot.com/

Premessa
Nel corso di questi anni ho scritto diversi articoli sottolineando alcune sentenze o leggi che, a mio parere, presentavano diverse anomalie:
violazioni costituzionali nell'esercizio della politica monetaria;
attentato agli organi costituzionali;
La costituzione inesistente, abbiamo perso tutto;
Il lodo Alfano? Un falso bersaglio, l'Italia ha perso la tutela dei diritti umani.

Non riuscivo a spiegarmi, allora, perché questi fatti non venissero segnalati, commentati e, soprattutto, perché i media tacessero la “pericolosità” di quanto stava accadendo.
Oggi, probabilmente, ho capito il perché di quell’assordante silenzio.
Quella che vi sto per raccontare è la storia di un grande inganno, un inganno che parte da lontano, sin dalla fine della seconda guerra mondiale.
E’ la storia di un progetto (eversivo???) che vuole l’Europa governata da una oligarchia.
Poiché il progetto subisce, nel 1992, un’importante accelerazione, è da tale anno che inizieremo a raccontare questa storia.

Maastricht
Il 29 gennaio 1992 viene emanata la legge numero 35/1992 (Legge Carli - Amato) per la privatizzazione di istituti di credito ed enti pubblici.
Passano pochi giorni ed ecco un’altra data cruciale, il 7 febbraio 1992. In questa data avvengono due fatti estremamente importanti per la realizzazione del progetto:
viene varata la legge 82 con cui il ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore della Banca d’Italia), attribuisce alla Banca d’Italia la “facoltà di variare il tasso ufficiale di sconto senza doverlo più concordare con il Tesoro”. Ovvero dal 1992 la Banca d’Italia decide autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro;

Giulio Andreotti come presidente del Consiglio assieme al ministro degli Esteri Gianni de Michelis e al ministro del Tesoro Guido Carli firmano il Trattato di Maastrich, con il quale vengono istituiti il Sistema europeo di Banche Centrali (SEBC) e la Banca Centrale Europea (BCE). Il SEBC è un’organizzazione, formata dalla BCE e dalle Banche Centrali nazionali dei Paesi dell’Unione Europea, che ha il compito di emettere la moneta unica (euro) e di gestire la politica monetaria comune con l’obiettivo fondamentale di mantenere la stabilità dei prezzi.
I cittadini italiani non si rendono conto della gravità delle conseguenze che questi atti hanno, ed avranno, sulle loro vite. Ne subiscono le conseguenze e quando si domandano “perchè”, ogni volta viene loro proposto un capro espiatorio diverso. L’importante è che i cittadini non riescano a capire quanto sta avvenendo.

I potenti, nel frattempo, continuano a lavorare al loro progetto e, il 13 ottobre 1995, il governo italiano, con il Decreto Ministeriale numero 561, pone il segreto su:
articolo 2) atti, studi, analisi, proposte e relazioni che riguardano la posizione italiana nellambito di accordi internazionali sulla politica monetaria…;
d) atti preparatori del Consiglio della Comunità europea;
e) atti preparatori dei negoziati della Comunità europea
Articolo 3. a ) atti relativi a studi, indagini, analisi, relazioni, proposte, programmi, elaborazioni e comunicazionisulla struttura e sullandamento dei mercati finanziari e valutari…; ecc. …)”.

Insomma, quanto il Governo sta facendo per realizzare il progetto europeo non si deve sapere, men che meno in ambito di politica monetaria.

Il 1 gennaio 2002 l’Italia ed altri Paesi europei (non tutti) adottano come moneta l’uro. I prezzi raddoppiano, gli stipendi no. La crisi economica si acuisce. Anche in questo caso viene offerto ai cittadini qualche capro espiatorio per giustificare una crisi che, invece, secondo alcuni analisti, è stata pianificata da tempo.

Il 4 gennaio 2004 Famiglia Cristiana rende note le quote di partecipazione alla Banca d’Italia. Si scopre così, per la prima volta (le quote di partecipazione di Banca d’Italia erano riservate) che l’istituto di emissione e di vigilanza, in palese violazione dellarticolo 3 del suo statuto (“In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici) è, per il 95% in mano a banche private e società di assicurazione (Intesa, San Paolo, Unicredito, Generali, ecc..). Solo il 5% è dell’INPS.

Da quando la Banca d’Italia è in mano ai privati? Come è potuto succedere tutto ciò? La risposta è semplice: con la privatizzazione degli istituti di credito voluta con la legge numero 35/1992 Amato- Carli, cui, l’ex governatore della Banca d’Italia, ha fatto subito seguire la legge 82/1992, che dava facoltà alla Banca d’Italia di decidere autonomamente il costo del denaro.
In altri termini con queste due leggi la Banca d’Italia è divenuta proprietà di banche private che si decidevano da sole il costo del denaro sancendo così, definitivamente, il dominio della finanza privata sullo Stato. A questo stato di cose seguono i noti scandali bancari (Bond argentini, Cirio, Parmalat, scalata Unipol con il rinvio a giudizio del governatore di Banca d’Italia Fazio, ecc..) con grande danno per migliaia di risparmiatori.
Non è possibile che il ministro Carli, ex governatore della Banca d’Italia, non si sia accorto di tutto ciò. Ed ancora: è possibile che i politici, ministri del Tesoro, governatori non si siano accorti, per ben 12 anni, di questa anomalia? Comunque se ne accorgono alcuni cittadini, che citano immediatamente in giudizio la Banca d’Italia.

Il 26 settembre 2005 un giudice di Lecce, con la sentenza 2978/05, condanna la Banca d’Italia a restituire ad un cittadino (l’attore) la somma di euro 87,00 a titolo di risarcimento del danno derivante dalla sottrazione del reddito monetario.
Nella sentenza viene sottolineato, inoltre, come la Banca d’Italia, solo nel periodo 1996-2003, si sia appropriata indebitamente di una somma pari a 5 miliardi di euro a danno dei cittadini. Ma ancora non basta, perché la perizia del CTU nominato dal giudice mette in evidenza:

Per quanto concerne la Banca d’Italia:
come questa sia, in realtà, un ente privato, strutturato come società per azioni, a cui è affidata, in regime di monopolio, la funzione statale di emissione di carta moneta, senza controlli da parte dello Stato;
come, pur avendo il compito di vigilare sulle altre banche, Banca d’Italia sia in realtà di proprietà e controllata dagli stessi istituti che dovrebbe controllare;
come, dal 1992, un gruppo di banche private decida autonomamente per lo Stato italiano il costo del denaro.

Per quanto concerne la BCE:
come questa sia un soggetto privato con sede a Francoforte;
come, ex articolo 107 del Trattato di Maastricht, sia esplicitamente sottratta ad ogni controllo e governo democratico da parte degli organi dell’Unione Europea.
come la succitata previsione faccia si che la BCE sia un soggetto sovranazionale ed extraterritoriale;
come, tra i sottoscrittori della BCE, vi siano tre Stati (Svezia, Danimarca ed Inghilterra) che non hanno adottato come moneta leuro, ma che, in virtù delle loro quote, possono influire sulla politica monetaria dei Paesi delleuro.

In altri termini la sentenza mette in evidenza come lo Stato, delegato dal popolo ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, dal 1992 l’abbia ceduta a soggetto diverso dallo Stato: prima alla Banca d’Italia (di proprietà al 95% di privati), quindi alla BCE (soggetto privato, soprannazionale ed extraterritoriale).

Così facendo lo Stato ha violato due articoli fondamentali della Costituzione:
L’articolo 1 che recita: “... La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Infatti il popolo aveva delegato i suoi rappresentanti ad esercitare la funzione sovrana di politica monetaria, non a cederla a soggetti privati;
L’articolo 11 della Costituzione che recita: “LItaliaconsente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.

L’articolo 11 della Costituzione consente limitazioni (non già cessioni) della sovranità nazionale.
Inoltre, la sovranità monetaria non è stata ceduta a condizioni di parità (le quote di partecipazione alla BCE non sono paritarie), vi fa parte anche la Banca d’Inghilterra che non fa parte dell’euro e partecipa alle decisioni di politica monetaria del nostro Stato, senza che lo Stato italiano possa in alcun modo interferire nella politica monetaria interna.
Ed ancora. Tale limitazione (non cessione) può essere fatta ai soli fini di assicurare “la pace e la giustizia tra le Nazioni”. I fini della BCE non sono quelli di assicurare pace e giustizia fra le nazioni, ma quello di stabilire una politica monetaria. La sentenza è, quindi, estremamente importante e, per taluni, anche estremamente pericolosa, visto che ai politici che illegittimamente hanno concesso la sovranità monetaria prima alla Banca d’Italia e poi alla BCE potrebbero essere contestati i reati di cui agli articoli:
241 codice penale: “Chiunque commette un fatto diretto a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare lindipendenza dello Stato, è punito con lergastolo”.
283 codice penale: “Chiunque commette un fatto diretto a mutare la costituzione dello Stato, o la forma del Governo con mezzi non consentiti dallordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni”.

I politici, infatti, hanno ceduto un potere indipendente e sovrano ad un organismo privato e, per quanto riguarda la BCE , anche esterno allo Stato. Il pericolo c’è, ma la paura di un possibile rinvio a giudizio per questi gravi reati dura poco. Per una strana coincidenza, a soli 5 mesi dalla sentenza che condanna la Banca d’Italia, nell’ultima riunione utile prima dello scioglimento delle camere in vista delle elezioni, con la legge 24 febbraio 2006 numero 85 dal titolo “Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione” vengono modificati proprio gli articoli 241 (attentati contro lindipendenza, lintegrità e lunità dello Stato); 283 (attentato contro la Costituzione dello Stato); 289 (attentato contro organi costituzionali e contro le assemblee regionali), ovvero le figure di attentato alle istituzioni democratiche del Paese, che, diciamolo, con i reati di opinione hanno ben poco a che vedere.

Cosa cambia con questa modifica? Nella sostanza le figure di attentato diventano punibili solo se si compiono atti violenti. Se invece si attenta alla Costituzione semplicemente abusando di un potere pubblico non si commette più reato. I politici, dunque, non solo sono salvi per quanto concerne il passato, ma, da ora in poi, potranno abusare del loro potere pubblico violando la Costituzione senza più rischiare assolutamente nulla. Certo, questa modifica priva la nostra repubblica di qualsiasi difesa, ma di questo pare nessuno se ne accorga.

Pochi mesi dopo questa modifica arriva la sentenza 16.751/2006 della Cassazione a Sezioni Unite, che accoglie il ricorso di Banca d’Italia avverso la succitata sentenza del giudice di Lecce. Nelle motivazioni si legge: “... al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sovranazionali: funzioni in rapporto alle quali non è dato configurare una situazione di interesse protetto a che gli atti in cui esse si manifestano assumano o non assumano un determinato contenuto”.

In altri termini il giudice non può sindacare come lo Stato esercita le sue funzioni sovrane, neanche quando queste arrechino un danno al cittadino.

Ma, come abbiamo appena visto, il cittadino è rimasto privo di difese anche nel caso in cui, abusando di poteri pubblici, la sua sovranità venga svenduta a soggetti privati. E allora che fare? Al cittadino resta un’ultima flebile speranza? Può aggrapparsi alla violazione dell’articolo 3 dello Statuto della Banca d’Italia? Assolutamente no, anche l’articolo 3 dello Statuto, ovviamente, è stato modificato a dicembre del 2006. Ora non è più necessaria nessuna partecipazione pubblica in Banca d’Italia. Tutto in mano ai privati per Statuto.
La sovranità monetaria è persa. Ma l’inganno è solo all’inizio, anche se è stato portato a termine un tassello importante del progetto, in fondo si sa, è il denaro che governa il mondo.

Lisbona
I potenti, sicuri della loro totale impunità, proseguono nel grande inganno e, visto che nel 2005 la Costituzione Europea (che presentava palesi violazioni con le maggiori costituzioni europee e pareva scritta per favorire le grandi lobby affaristiche in danno dei cittadini) era stata bocciata da francesi ed olandesi al referendum, decidono che, per far passare il testo, si deve agire in due modi:

evitare di far votare la popolazione;
rendere il testo illeggibile.

Il loro progetto prevede di lasciare la Costituzione Europea immutata e, per evitare il referendum, di chiamarla Trattato. Poi, per non far capire al cittadino che nulla è cambiato, rendono il testo illeggibile inserendo migliaia di rinvii ad altre leggi e note a piè pagina, come hanno confessato:
l’ex presidente francese Valéry Giscard D’Estaing: “Il Trattato è uguale alla Costituzione bocciata. Solo il formato è differente, per evitare i referendum”;
il parlamentare europeo danese Jens-Peter Bonde “i primi ministri erano pienamente consapevoli che il Trattato non sarebbe mai stato approvato se fosse stato letto, capito e sottoposto a referendum. La loro intenzione era di farlo approvare senza sporcarsi le mani con i loro elettori”;
il nostro Giuliano Amato: “Fu deciso che il documento fosse illeggibile... Fosse invece stato comprensibile, vi sarebbero state ragioni per sottoporlo a referendum”.

Nel 2007 tutto è pronto e il 13 dicembre i capi di governo si riuniscono a Lisbona per firmare il Trattato, ovvero la Costituzione Europea bocciata nel 2005 e resa illeggibile. Ora manca solo la ratifica dei vari Stati.
Il parlamento italiano ratifica il trattato di Lisbona l’8 agosto del 2008, approfittando della distrazione dei cittadini dovuta al periodo feriale. Nessuno spiega ai cittadini cosa comporti la ratifica del Trattato, ed i media, ancora una volta, tacciono.
In realtà con quella ratifica abbiamo ceduto la nostra sovranità in materia legislativa, economica, monetaria, salute e difesa ad organi ( Commissione e Consiglio dei Ministri) che non verranno eletti dai cittadini. Il solo organo eletto dai cittadini, il Parlamento Europeo, non avrà, nei fatti, alcun potere.
Ancora una volta i nostri politici, abusando del loro potere pubblico, hanno violato l’articolo 1 e 11 della nostra Costituzione.
L’articolo 1 perchè, come detto, lo Stato ha la delega ad esercitare la funzione sovrana in nome e per conto dei cittadini, non a cederla. E’ come se una persona avesse il compito di amministrare un immobile e lo vendesse all’insaputa del proprietario, abusando del potere che gli è stato conferito.

Inoltre ha violato l’articolo 11 perché, come abbiano visto: “LItaliaconsente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità”.

Lo Stato, invece, ancora una volta ha ceduto la sovranità e l’ha ceduta non in condizioni di parità. Infatti l’Inghilterra, che già non ha aderito all’euro, in sede di negoziato ha ottenuto diverse e importanti esenzioni per aderire al Trattato di Lisbona, eppure pare che il primo presidente europeo sarà proprio l’ex primo ministro inglese Tony Blair. La nomina a presidente europeo di Blair deve far riflettere, sopratutto in ordine alla cosiddetta Clausola di Solidarietà presente nel Trattato di Lisbona. Detta Clausola prevede che ogni nazione europea sia tenuta a partecipare ad azioni militari quando si tratti di lottare contro “azioni terroristiche” in qualunque altra nazione. Il problema e che nessuno ha definito cosa si intenda per “azioni terroristiche”. Chi deciderà chi è un terrorista e perchè? Persone come Tony Blair, in passato coinvolto nello scandalo sulle inesistenti armi di distruzione di massa in mano a Saddam con cui è stata giustificata la guerra all’Iraq? A quante guerre ci sarà chiesto di partecipare solo perché qualche politico non democraticamente eletto avrà deciso di usare la parola “terrorista” o “azione terroristica”?

Si consideri che già, oggi, basta definire un cittadino “presunto terrorista” per poterlo privare dei diritti umani e permettere che i servizi segreti possano sequestrarlo a fini di tortura, attività criminale che potrà poi essere coperta con il segreto di Stato, come ha recentemente confermato con la sentenza 106/2009 anche la nostra Corte Costituzionale.

Ma il dato più allarmante è che con il Trattato di Lisbona viene reintrodotta la pena di morte. Ovviamente tale dicitura non è chiaramente presente nel testo, ma in una noticina a piè pagina (si continua nell’inganno).
Leggendo attentamente questa noticina, e seguendo tutti i rimandi, si arriva alla conclusione che con il Trattato di Lisbona accettiamo anche la Carta dell’Unione Europea, la quale dice “La morte non si considera cagionata in violazione del presente articolo se è il risultato di un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario: Per eseguire un arresto regolare o per impedire levasione di una persona regolarmente detenuta; per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o uninsurrezione” (articolo 2, paragrafo 2 della CEDU).
La cosa è di estrema gravità. Infatti, anche in questo caso, chi deciderà che una protesta è sfociata in disordini tali da rendere lecito un omicidio? (l’Italia, poi, ha un triste primato in fatto di “agenti provocatori” pagati per trasformare una manifestazione in guerriglia). In quali casi si potrà sparare sulla folla disarmata? Chi deciderà quando potranno essere sospesi i diritti umani? Perché di questo si tratta.

Ecco la storia di un grande inganno, un inganno che inizia

- con il cedere illecitamente, proteggendosi con il segreto, la funzione sovrana dell’esercizio della politica monetaria a privati:
- nello sfuggire alle responsabilità del proprio operato depenalizzando le figure di attentato alla Costituzione;
- nell’approfittare delle ferie estive per ratificare un Trattato con cui vengono cedute le nostre restanti sovranità (legislativa, economica, monetaria, salute, difesa, ecc.) ad una oligarchia non eletta e che nessuno conosce;
- ed, in ultimo, nel dare il potere a qualche politico di poter privare i cittadini dei loro diritti umani semplicemente con una parola.

Così, quando i cittadini si renderanno conto che hanno perso tutto, che la loro vita viene decisa da una oligarchia di potenti non eletti democraticamente, quando si renderanno conto del grande inganno in cui sono caduti non sarà loro concesso neanche reagire o protestare, perchè basterà una sola parola per trasformare la reazione in “azione terroristica” o la protesta in “insurrezione”, legittimando così la sospensione dei diritti umani e l’applicazione della pena di morte. Il tutto, poi, verrà coperto con il segreto di Stato.

Il discorso storico sul debito del Presidente del Burkina Faso. NF

Thomas Sankara, ex-presidente del Burkina Faso, paese tra i più poveri dell’Africa ed ex-colonia francese, nello storico “Discorso sul debito” [Discorso al Fronte unito contro il debito] all’Organizzazione dell’Unità Africana, Adis Abeba, il 27 luglio 1987, indica tacitamente i suoi assassini quando afferma che se il Burkina Faso sarà l’unico paese a rifiutare di pagare il debito, allora non sarà più presente al prossimo Congresso.

Poiché assassino è continuare a negare la criminalità del sistema creditizio internazionale. Negandogli la diretta e contagiosa solidarietà, i presidenti degli altri paesi africani hanno isolato Sankara, predisponendolo al sacrificio rituale all’altare del debito. La codardia degli altri ha punito l’eroismo di uno.

Che ciò valga da esempio per la situazione italiana di oggi.


Sankara, inimicandosi i creditori (Francia e USA) venne infatti ucciso a soli 38 anni meno di tre mesi dopo questo storico discorso e lasciando moglie e figli e un paese che in soli 4 anni era riuscito a risollevarsi dalla fame e dalla povertà sfruttando le proprie risorse.

Il messaggio rivoluzionario del discorso, quello che si dovrebbe fare per l’Italia e per tutti i paesi indebitati della terra, era la constatazione dell’impossibilità di pagare il debito e l’esortazione a non pagarlo.

Per questo venne uccciso. Esortava l’Africa a liberarsi dal pizzo.



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Nicoletta Forcheri

Il complotto di Big Pharma: tanti morti e tanti soldi

title="Autore">Nicoletta Forcheri |

Rauni Kilde è l’ex ufficiale nazionale sanitario per la Finlandia. L’intervista è di due mesi fa:

http://www.youtube.com/watch?v=185HKE2c5Gg&feature=related

Traduzione:

(…)

- Lei pensa che questi virus siano stati specificatamente selezionati da testare su di noi per operare mutazioni della specie o per ucciderci?

Beh come minimo ci rendono molto malati, poiché lo scopo che ho letto dell’élite, se posso usare questa parola, è quello di ridurre la popolazione del pianeta terra di almeno i due terzi, forse persino di 5 miliardi…- Stiamo però affrontando questa nuova patologia, la suina..

Ma la suina è una enorme cavolata!
Non è la suina a essere pericolosa, è l’iniezione del vaccino! Perché non è solo composto dal virus della suina ma è mescolato con virus umano e con virus aviario e dietro vi è l’intento di ridurre la popolazione, perché è molto tossico, e di fare guadagnare miliardi di miliardi di miliardi a coloro che li producono, Rumsfeld è uno dei proprietari di quelle aziende farmaceutiche.
Volendo ridurre la popolazione, iniziano dai bambini e dalle donne incinte, i primi da eliminare per la prossima generazione.

- Ha tentato di avvertire i governi?
Non i governi ma ho scritto l’informazione alla Finlandia, non penso che funzionerà…

- Hanno già provato alla fine degli anni 70…

Sì, nel 1976, negli USA con l’influenza suina, ma i vaccini furono fermati dopo tre settimane perché ci furono così tanti morti e si ammalavano della sindrome * che distrugge il sistema neurologico delle persone; questa volta hanno portato degli accorgimenti per ricominciare; però prima hanno fatto in modo che le persone non possano più essere risarcite, in caso di conseguenze nefaste sulla salute, perché prima negli USA si dovevano pagare importi enormi in caso di danneggiamento alla salute ma adesso è stata approvata una legge secondo cui queste aziende non sono responsabili e non devono pagare alcun risarcimento né in caso di morte né in caso di danno sanitario cronico. L’hanno pensata proprio bene.

- Quindi possono avvelenarci o ucciderci e farla franca?
Esattamente.

- Ma come mai succede? Come mai così tanti governi lo permettono?

Beh non lo stanno ancora permettendo perché non hanno ancora fatto niente. Stanno portando avanti un programma di terrore nei mass media, tutti i mass media: è una propaganda del terrore e le persone si spaventano perché non lo sanno.
L’OMS ha ordinato che tutti devono essere vaccinati obbligatoriamente. Precedentemente, l’OMS non aveva la facoltà di costringere alcun governo, poteva formulare solo raccomandazioni ma nel 1986/87 si disse che in caso di pandemia, allora l’OMS poteva impartire ordini.
All’inizio di giugno, l’OMS ha dichiarato la pandemia di livello 6, che è il massimo, ma viaggiando in qualsiasi paese del mondo si poteva constatare che non c’erano i milioni di malati di suina. E’ stato fatto solo per forzare le persone e per preparare i governi all’obbligo del vaccino.
Ma non funzionerà perché le persone…

- Lei pensa che le cifre fornite dall’OMS siano false?

Certamente sono false. Si deve sempre tener presente perché lo fanno, e il cui prodest. Cui prodest?
Secondo me, sono stati costretti, ma da chi? Da Big Pharma che gestisce la popolazione del mondo e il denaro del mondo, milioni e milioni.

- Qual è la strategia? Perché lo fanno? Qual è lo scopo?
E’ quello di uccidere quante più persone possibile e di fare quanti più soldi possibile (per loro). Ma penso che abbiano mal calcolato questa volta. Perché già alla riunione del Bilderberg il 14 e il 15 maggio scorso in Grecia, si è verificata quasi una spaccatura, quando ne hanno discusso. E posso immaginare benissimo che i partecipanti usuali al Bilderberg non siano sempre d’accordo con i piani di Kissinger di eliminare gran parte della popolazione mondiale. E ieri il governo finlandese ha preso la decisione di cambiare le leggi nel senso di non dichiarare più questa malattia come pericolosa e contagiosa, il che significa che le persone dovranno comprarsi il vaccino. Ed è anche una questione giuridica perché secondo me se una malattia non è pericolosa e contagiosa, non possono obbligarti a vaccinarti. Sono stati furbi. Ho scritto anche all’Istituto sanitario della Norvegia il cui direttore mi ha risposto che non hanno l’intenzione di rendere il vaccino obbligatorio ma solo facoltativo; spero che nessuno lo farà, soprattutto non le donne incinte e i bambini, spero nessuno.

Traduzione N. Forcheri

martedì 27 ottobre 2009

Intervista a Marco Saba: Cina cresce con il trucco

Marco Saba, autore di moneta nostra(1)

27 ottobre 2009

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Marco Saba, studioso del Centro Studi Monetari, è autore di “Bankenstein”, “O la banca o la vita” e di “Moneta Nostra”, quest’ultimo in attesa di pubblicazione. Nicoletta Forcheri lo ha intervistato.

In Report di domenica scorsa, sul debito pubblico, il nodo del problema è stato affrontato?

La Gabanelli ha inquadrato il problema dal solito punto di vista e cioè che lo Stato per autofinanziarsi può unicamente aumentare le tasse o emettere nuovo debito nella forma di titoli di stato. E’ il tipico atteggiamento che dimentica che esiste anche l’emissione monetaria. Con il sistema attuale, lo Stato emette titoli del debito poi monetizzati dalle banche. Se lo Stato invece emettesse moneta sovrana com’erano i biglietti di Stato, non solo rimborserebbe il debito pubblico ma dimezzerebbe pure l’inflazione.

Ma dal punto di vista tecnico, gli esperti dicono che se lo Stato emette direttamente moneta, aumenta per l’appunto l’inflazione.

E’ un argomento pretestuoso. Al contrario, con l’emissione diretta di moneta si riduce di metà l’inflazione. Come? Emettendo direttamente moneta, lo Stato non avrebbe bisogno di stampare anche i titoli del debito che scomparendo dalla circolazione, dimezzerebbero effettivamente gli strumenti monetari disponibili. I titoli di stato aumentano infatti la massa monetaria perché sono sempre stati considerati uno strumento super liquido, come i contanti, dal mercato finanziario. E per di più fanno anche guadagnare: sono una rendita parassitaria.

Il meccanismo di produzione monetaria in cambio di titoli del debito pubblico è un trucco per privatizzare gli utili e socializzare le perdite dell’elite che si nasconde dietro ai proprietari delle grandi banche d’affari.

Ma c’è un’altra obiezione, di tipo politico: come può lo Stato emettere moneta visto i vincoli del Trattato di Maastricht e della politica monetaria europea?

Il Trattato UE non prevede in alcuna sua parte che gli Stati membri non possano emettere una moneta diversa dall’euro e a corso libero. Questo è particolarmente evidente nel caso della Gran Bretagna che, pur partecipando alla BCE, emette banconote in sterline.

Quanto ci costa questo giochetto dei titoli di Stato?

Tremonti l’ha detto a Report: dobbiamo emettere 500 miliardi di titoli del debito all’anno, un importo che cresce annualmente, con l’aumentare del debito pubblico, in modo apparentemente inarrestabile (si autoalimenta). Considerando che il costo cash per lo Stato del rinnovo del debito è del 5% del PIL (in contanti), significa che lo Stato deve pagare quest’anno circa 63 miliardi di euro prelevandoli dalle tasche dei cittadini: un vero e proprio pizzo..

Se la soluzione fosse così semplice, perché nessuno ci pensa?

Primo, perché oltre all’eliminazione dell’inflazione, si eliminerebbero anche le rendite dei cosiddetti “rentier”, che sono le cinquanta famiglie che da cento cinquant’anni tengono in scacco il paese. Secondo, perché chi elabora piani in tal senso si ritrova spesso con grossi problemi di salute (vedi Sharon).

Come mai in Cina la crisi non si fa sentire?

Sulla Cina, l’economista Fedele De Novellis dell’università di Genova dice a Report che il paese fa tutti gli investimenti necessari per la ripresa e l’economia del paese. Ma De Novellis non spiega che la Cina può fare questi investimenti senza debito grazie al signoraggio statale percepito sull’emissione monetaria che vale circa il 7% del PIL(2) mentre da noi il signoraggio privato sulle banconote in euro assorbe il 5% del PIL. Con una differenza per le entrate statali del 12% del PIL tra attivo e passivo, che ci condanna al debito e alla perdita costante di competitività rispetto alla Cina. Infatti sia la Banca centrale che le banche principali cinesi sono tutte controllate dallo Stato. Come in Iran, Corea del Nord e Cuba.

Iran, Corea del Nord e Cuba sono considerati paesi canaglia, come mai non la Cina?

Perché la Cina ha le bombe atomiche, gli altri paesi no. Quindi quando uno Stato cerca di dotarsi della bomba atomica, probabilmente è perché vuole la libertà di scegliersi la sua politica monetaria. Il caso italiano invece è una patologia a parte: abbiamo le atomiche ma non abbiamo capito la loro funzione…

Se capisco bene, la questione monetaria influenza i rapporti diplomatici e le scelte geopolitiche?

Si, dobbiamo tener presente che in questo momento stiamo assistendo a uno scontro tettonico tra la piattaforma economico-bancaria occidentale e quella islamica, mentre la Cina sta alla finestra a guardare e probabilmente, sgombrato il campo, nascerà lì il prossimo impero economico-bancario. Da questo punto di vista, i suoi partner naturali saranno Russia e Sud-America.

In cosa consiste lo scontro tettonico? Ufficialmente è uno scontro religioso tra islam e occidente ma in realtà verte sul mercato monetario e la concezione di far banca. Fondamentalmente, il sistema bancario occidentale si appropria sia del capitale sia degli interessi mentre la banca dell’islam si appropria solo del capitale, poiché gli interessi sono proibiti dalla shari’a. Inoltre un concetto che appare tanto rivoluzionario in Europa come quello di reddito di cittadinanza è già in vigore da anni in alcuni paesi arabi.

Quanto conta il petrodollaro in questo scontro? Saddam Hussein è stato catturato e ucciso perché aveva iniziato a vendere il petrolio in cambio di euro. In realtà petrodollaro significa l’obbligo di acquistare il petrolio in dollari, in particolare in titoli del debito USA, aumentandone artificialmente la domanda. Il giochetto di produrre titoli in eccesso è stato tirato al massimo e la Cina che sta dando segni di impazienza, con il controllo della sua politica monetaria sta conquistando sfere di influenza in concorrenza con l’Occidente.

Si può riassumere affermando che la tanto vantata competitività della Cina risiede solo in questo? Si, direi in modo prevalente. In realtà questo è il vero tabù. Infatti, è nell’interesse dell’elite occidentale dire che i cinesi riescono a fare prezzi bassi perché lavorano come schiavi, per non rivelare il trucco cinese dell’emissione monetaria diretta su mandato statale.

Se volessimo fare la stessa cosa che fa la Cina, saremmo in grado di proporre un modello concorrenziale sicuramente migliore perché da noi, almeno in teoria, esiste un controllo democratico dello Stato. Ma sarà difficile, in Italia, con l’élite attuale che presenta un coraggiogramma perfettamente piatto…

Intervista a cura di Nicoletta Forcheri

(1) Moneta Nostra si può scaricare dal sito

http://www.scribd.com/doc/20265666/Moneta-Nostra

(2) Money Demand and the Potential of Seigniorage in China
Geneviève BOYREAU-DEBRAY (Banque mondiale)
http://publi.cerdi.org/ed/1998/1998.21.pd

venerdì 23 ottobre 2009

Pillole del giorno

Franceschini razzista: nomina come vice un emerito sconosciuto solamente perché è “nero”.

Anno Zero

Scudo fiscale: i soliti perfettini (Travaglio, Marini, Giannini, sinistri) fanno gli schizzinosi dicendo “premio ai mafiosi” e vorrebbero incastrare il governo alla resa dei conti bancaria. Obiezioni condivisibili in situazione normale ma non in questa eccezionale, debito pubblico fraudolento, moneta scippata, da loro scientemente ignorati. Io dico: meglio due lire mafiose in più nelle casse dello Stato che il paese strozzinato e fallito.

Sugli aiuti alle PMI, Santoro ci è (ignorante), i sinistri ci fanno: non sanno che l’Europa non accetta gli aiuti alle imprese in difficoltà, poiché li considera in contrasto con il dogma della concorrenza? Il quale dogma in realtà è una regola bancaria: prestare unicamente a chi ha i soldi, agli altri costo del denaro più caro o chiudere il rubinetto. Non lo sanno che le grandi imprese la fanno sempre franca, con la complicità della stessa Commissione europea che segue la logica del rapporto incestuoso tra grandi imprese e banche?

Santoro a Marino: “o collaborate con il governo o date una voce a questi lavoratori scaricati”. Marino sbiancato, preso alla sprovvista da cotanta verità. Colto in fallo. Smascherato il gioco. E c’è ancora chi va alle primarie.

Immigrazione: Il lavoro di badante a servizio 24 ore su 24, andrebbe abolito tale e quale. Tutti i buonisti della sinistra non hanno fatto altro che magnificare l’utilità dell’immigrazione, omettendone l’aspetto subdolo di reintroduzione di condizioni lavorative pari a schiavismo, vigliaccamente approfittando dello stato di bisogno degli stessi, e questo pur di non affrontare il nodo del problema: gli utili della moneta e la loro equa redistribuzione. Adesso che i lavoratori si ritrovano in massa senza stipendio da mesi, o vanno alla Caritas, e che si accontenterebbero di qualsiasi lavoro, si accorgono che tutti i posti più umili – badante, usciere, volantinaggio, preside, casiere - sono occupati prevalentemente da extracomunitari con contratto a durata indeterminata, a condizioni che solo qualche mese fa nessun italiano – con ragione – avrebbe accettato.

CNH: testimonianza agghiacciante quella degli operai licenziati proprio perché lavoravano benissimo. I pirati della Case New Holland chiudono e vanno a produrre in Messico, scappando col bottino: know how, capacità tecnica ed eccellenza, il tutto filmato, spiato, copiato e SCIPPATO dai trafficanti di brevetti e di royalties. Spionaggio e furto industriale. Reato gra vissimo. Ed è questo il punto: se fosse stata una multinazionale italiana a compierlo in un paese anglosassone, apriti cielo, sarebbero piovute le sanzioni nazionali ed europee. Risposta del governo: zero.

Notizie sulle notizie:

Su Mediaset quattro notizie in primo piano, la visita di Berlusconi a Putin, la decisione di eliminare l’IRAP, la sospensione del pagamento dei mutui per una famiglia su cinque, la visita della regina di Giordania, e poi le altre notizie del giorno di cui il caso Mastella. Al TG1, il caso Mastella – aspettatevi come per l’altro governo una polpettata Mastella - la decisione di sospendere l’Irap, le primarie del PD e tutto il resto su questioni di salute e sport. La notizia è questa: in nessun telegiornale della RAI si è parlato della moratoria dei mutui delle famiglie (una su cinque) che saranno interessate a partire da gennaio per un anno. Eppure non è una notizia da scoop? Perché la RAI l’ha taciuta completamente?

Infine una vecchia notizia (29 settembre) ma sorvolata da tutti i servizi televisivi: quella della mega multa (420 milioni di euro) che la Commissione ha inflitto ai comuni per avere ottenuto agevolazioni e aiuti al momento della quotazione in borsa delle loro municipalizzate negli anni novanta. Con questa mossa la Commissione ottiene due piccioni con una fava, il fallimento di molti dei nostri comuni, e la costrizione di privatizzare completamente i servizi ex pubblici. Le aziende più colpite hanno già nel loro seno la serpe pronta a mangiarle o a cederle. Acea (Suez Gaz de France), A2A (Atel Holding Ag) e Iride (Intesa San Paolo).

La Federutility sta preparando i ricorsi. Suggerirei loro di avanzare alla Corte europea il caso di Vivaqua, società pubblica belga di gestione idrica che in deroga alle regole della concorrenza ha ottenuto la concessione in house eppure offre anche altri servizi, come assicurazioni alle ferrovie e la gestione di un aeroporto ottenuto con un euro simbolico. Così, giusto per spingere la Commissione a essere equa ed evidenziare il livore con cui a Bruxelles perseguono il nostro tracollo.

Nicoletta Forcheri

23/10/2009

giovedì 22 ottobre 2009

Della sinistra svenduta

Firma del Trattato di Lisbona

Firma del Trattato di Lisbona

Il 22 giugno 2006 Massimo D’Alema dichiarava a Omnibus: “La Rai deve essere libera da condizionamenti politici ed assumere la professionalità quale titolo di merito. Gli amministratori devono difenderne l’indipendenza in attesa che si vada ad una riforma, che spero ci sarà già in questa legislatura. Da tanti anni auspico che si vada almeno ad una parziale privatizzazione della Rai, anche allo scopo di allargare il mercato radiotelevisivo a nuovi attori e di ridurre e qualificare la presenza pubblica”.

Sprazzi di autonomia italiana.

inv http://www.eurasia-rivista.org//1940/sprazzi-di-autonomia-italiana-si-rafforza-lintesa-italorussa-in-campo-energetico
di Petrosillo

Si rafforza l’intesa italorussa in campo energetico

:::: Giovanni Petrosillo :::: 21 ottobre, 2009 ::::
Sprazzi di autonomia italiana. Si rafforza l’intesa italorussa in campo energetico

L’intesa energetica italiana coi partner russi si allarga ad altri accordi e ad altre imprese. Apprendiamo dalla Stampa di Torino che Transneft e Rosneft entreranno in una joint venture con Eni e la compagnia turca Calik per la realizzazione del dotto Trans Anatolico che trasporterà il petrolio russo dal Mar Nero al Mediterraneo.

Anche questa collaborazione riceve l’imprimatur della politica, col Ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola, il vice primo ministro russo Igor Sechim e il ministro turco per l’energia Taner Yildiz che, due giorni fa, a Milano hanno apposto la loro firma su una lettera d’intenti finalizzata a dare una cornice di fattività al progetto.

Gli indirizzi italiani sulla politica estera ed energetica non sembrano risentire dei mal di pancia statunitensi ed europei e proseguono sulla strada di una collaborazione stringente con la Russia, benché, indiscutibilmente, occorra ora fare i conti con le sempre più aggressive “pressioni” internazionali che pretendono un cambio di rotta dal nostro paese. Tutto ciò perché le direttrici strategiche che stanno dando forma alla rete degli oleodotti e dei gasdotti nel vecchio Continente – con aggiramento di quei paesi recentemente usciti dall’orbita di Mosca (estero prossimo russo) ed entrati a far parte della sfera d’influenza europea e statunitense – producono inevitabilmente un indebolimento della strategia americana di accerchiamento del Cremlino e aprono, nel medesimo tempo, spazi di confronto e di collaborazione molto serrati tra singoli governi europei e l’esecutivo di Mosca (con la formula vincente degli accordi bilaterali che consente di aggirare la macchinosità della burocrazia comunitaria).

La trasferta di Berlusconi in quel di Pietroburgo, in occasione del compleanno di Putin, non sarà solo una gita di piacere o una visita di cortesia. Niente canti, balli e soubrettes, stile Villa Certosa, ma discussioni serie sul futuro e sulle prospettive del sodalizio Italia-Russia che sta dando ottimi frutti ad entrambe le nazioni. La presenza di Schröder (presidente del consorzio che gestisce il gasdotto North Stream) lascia intendere, tuttavia, che il tema principale della discussione verterà sulla problematica energetica, sui nuovi investimenti nel settore e sul superamento degli intoppi politici fin qui riscontrati. In Italia qualcuno sostiene che, nonostante il coinvolgimento della Russia negli equilibri europei sia ormai inevitabile, Berlusconi stia premendo troppo sull’acceleratore delle istanze autonomiste, delle iniziative non concordate e della pazienza americana. Il contenzioso con Washington ha ormai raggiunto il suo culmine e potrebbe presto sfociare in una rottura irreparabile che condurrebbe alla retrocessione dell’Italia dalla “serie A” dei paesi amici degli Usa. Le forme in cui questo declassamento potrebbe avvenire non sono prevedibili, ma sappiamo che le teste d’uovo della Casa Bianca prediligono i colpi di mano colorati.

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