Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

lunedì 6 luglio 2015

Giocare su tutti i fronti

Nell'ambito della vicenda greca, praticamente i fondi avvoltoi delle dealer hanno come al solito puntato su tutte le parti e tutti gli scenari:
. se avesse vinto il si o il no, il quesito era solo sul contenuto della proposta della troika non sul fatto se sia giusto o meno in assoluto che si debba sottostare o meno ad essa, quindi già il referendum era diluito;
. in caso di vittoria del si, tutto a posto, i creditori potevano dormire sonni tranquilli potendo continuare a spremere la Grecia;
. in  caso di vittoria del no, come è avvenuto, hanno già fatto "licenziare" la proposta più pericolosa per loro, quella di una moneta parallela, rappresentanta dal ministro Varoufakis dimessosi in maniera non "ortodossa";
- nel caso più "estremo" del Grexit, hanno già cominciato a stampare dracme a Londra (chi? le solite banche dealer o le dealer con la BoE?) in modo che la Grecia pensando di ritrovare la sovranità in realtà cadrebbe solo dalla padella alla brace poiché si ritroverebbe con una dracma non sua, privata, usurata, per di più svalutata rispetto all'euro, e sempre stampata e prestata dai soliti avvoltoi...
Questo fanno da sempre: puntano su tutte le parti in modo da non perdere mai.

NForcheri

EURO: perché gli oligarchi ne temono l'uscita

Fonte: http://seigneuriage.blogspot.it/2015/07/euro-perche-gli-oligarchi-ne-temono.html


di Marco Saba, IASSEM, 4 luglio 2015

Esiste un motivo molto concreto per cui gli oligarchi temono l'uscita simultanea dall'euro di tutti i paesi che lo stanno adottando: i tesoretti off-shore chi li converte ?

Andiamo per ordine. Se dall'euro esce un solo paese, ad esempio la Grecia, chi detiene tesoretti off-shore in euro può sempre spenderli nei paesi europei che ancora adottano l'euro. Ma se escono tutti i paesi, gli euro off-shore rischiano di non essere più convertibili...in niente !

Questo è il vero incubo. Infatti, mentre per l'euro cartaceo e metallico è sempre possibile risalire ai paesi originari di provenienza, che sono indicati sulle monete stesse, la stessa cosa non si puà dire per gli euro virtuali, o elettronici che dir si voglia, a causa del segreto bancario e del fatto che non esiste un catasto ufficiale delle banche che li hanno emessi.

Infatti, come abbiamo dimostrato negli interventi nelle assemblee degli azionisti delle banche nel 2014-2015, supportati anche dai documenti pubblicati dalla Banca d'Inghilterra, la creazione di euo elettronici non viene contabilizzata dalle banche commerciali d'emissione. E quindi è impossibile, una volta immessi nei circuiti telematici interbancari, risalire all'origine nazionale di tali euro.

Una banca centrale del paese X può sempre decidere di convertire automaticamente tutti i conti in euro dei residenti accesi presso le banche commerciali del suo paese in conti corrispondenti nella nuova valuta nazionale emessa, ma non avrebbe alcun interesse a convertire gli euro depositati su conti in altri paesi nella propria moneta nazionale poiché perderebbe la relativa quota di signoraggio.

Tutti questi euro creati extracontabilmente e finiti in depositi al di fuori dei paesi che adottano l'euro, presumibilmente in conti di oligarchi o comunque del famoso 1% "più fortunato" della popolazione, diventerebbero imediatamente denaro scottante non più spendibile e che nessuno avrebbe più interesse a convertire. Infatti, la Banca Centrale Europea, l'unico ente che potrebbe essere costretto legalmente a convertirli, non possiede assolutamente beni sufficienti a garantirne la conversione (oro o riserve valutarie estere). A Draghi non rimarrebbe che pregare la Madonna dei Debitori prima che lo vadano a cercare... Grazie alla miopìa colossale della Commissione Europea, la BCE è nata insolvente e morirà insolvente.

Il risultato netto sarebbe che tutti questi ricchi di contrabbando diventerebbero improvvisamente dei poveracci disperati con in mano una moneta senza più corso, mentre tutti i popoli diventerebbero più ricchi poiché a causa dell'improvvisa scomparsa dalla circolazione di tutta questa massa di denaro, i loro Stati potrebbero emettere direttamente enormi quantità di nuova moneta nazionale senza paura d'inflazione.

Si avvererà dunque davvero il detto che "gli ultimi saranno i primi" con grande soddisfazione di Papa Francesco ? Chissà... Il tempo, che oggi non è molto galantuomo con gli oligarchi, forse ce lo dirà.
Marco Saba 5 luglio 2015

Dove sta andando l'Europa?seconda serata

giovedì 2 luglio 2015

N. Lilin: "L'Italia esca ora dalla Nato e dia sei mesi agli americani occupanti per lasciare il paese"

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=12210

N. Lilin: L'Italia esca ora dalla Nato e dia sei mesi agli americani occupanti per lasciare il paese
 

"Il secondo passo: revocare le sanzioni alla Russia per poi diventare con un gasdotto esclusivi distributori del gas russo in Europa"


In un'intervista rilasciata oggi al blog di Grillo, lo scrittore di origine russe Nicolai Lilin ha ricordato come sulla crisi in Ucraina “tutto è stato manipolato dai media e ce l'hanno presentata come una rivoluzione del popolo ucraino, ma non è stato così. Il popolo ucraino è quasi sempre stato governato da presidenti fantocci e l'attuale, Poroschenko, sostenuto dall'UE, ne è la massima espressione. Il suo è un governo terrorista”.

E, prosegue Lilin, in una fase in cui per seguire la folle strategia di politica estera americana per interessi economici e geopolitici statunitensi, l'Ue sta filtrando con scenari di terza guerra mondiale, l'Italia deve uscire dalla Nato immediatamente “e dare un tempo di sei mesi agli americani affinché lascino la nostra terra. Dopo di che bisogna ridurre il personale dell'ambasciata Usa, chiedere un cambio della loro rappresentanza diplomatica in Italia perché in gran parte oramai sono occupanti, e come tali si comportano. Il secondo passo è revocare immediatamente tutte le sanzioni nei confronti della Russia, quindi inviare dei nostri rappresentanti a Mosca e stringere un accordo per la realizzazione di un nuovo gasdotto che porti il gas direttamente in Italia e diventare noi esclusivi distributori del gas russo in Europa”. Ma, conclude Lilin, un'ondata di ottimismo per il futuro delle relazioni internazionali esiste e si chiama Brics.
 
Blog - Ci stai dicendo che gli Usa ci trattano come un giocattolino? Cioè, stanno facendo di tutto per tenere l'UE lontano dalla Russia e prendersi il mercato globale?
 
Nicolai Lilin - Sicuramente, gli Stati Uniti hanno interrotto i naturali sviluppi geopolitici che si erano registrati negli ultimi anni, vale a dire l'aumento di export del gas russo in Europa e un forte avvicinamento dell'UE al continente asiatico. L'Eurasia esiste, non è un mito, non va sottovalutata. Oggi c'è la Cina, l'India e Paesi in via di sviluppo che non sono in alcun modo iscrivibili alla categoria di terzo mondo. I tempi di colonizzazione sono finiti, bisogna affacciarsi a una integrazione totale nel continente euroasiatico, bisogna creare un unico spazio commerciale e un'unica moneta.
 
Blog - Quindi aprire un processo di de-dollarizzazione e realizzare insieme un blocco speculare a quello Occidentale?
 
Nicolai Lilin - Assolutamente, è questo il futuro.
 
Blog - Il BRICS può essere una soluzione?
 
Nicolai Lilin - E' un'alternativa perfetta, già sostenuta da diversi analisti internazionali. Questo sistema sta crescendo e continuerà a crescere, perché i Paesi che sono stati sfruttati per anni è normale che oggi si coalizzino al fine di creare un proprio sistema economico che rispetti i propri valori. Perché mai l'Italia oggi invece deve rispettare solo i valori americani? Io da italiano mi chiedo perché dobbiamo mantenere le basi americane sul nostro territorio, mi chiedo perché dobbiamo continuare ad essere zerbino degli Usa solo perché 70 anni fa ci hanno liberato. D'accordo la riconoscenza, ma anche il concetto di “liberazione” ha i suoi limiti, se qualcuno mi vuole liberare con la scusa di schiavizzarmi per il secolo successivo è inaccettabile. In questo caso, dove sarebbe la libertà, dove sarebbe la liberazione? Oggi dobbiamo rivalutare queste particolarità storiche, ed è più facile farlo perché non c'è più l'Unione Sovietica e l'ombra del comunismo che incombe, anche se i media occidentali stanno proseguono nell'alimentare e ri-generare questa ombra. Gli fa gioco, vogliono convincere il mondo che Putin sia un comunista, ma non è così.

martedì 30 giugno 2015

Eurocrisi, serve una nuova moneta fiscale: lo dice anche Varoufakis

http://temi.repubblica.it/micromega-online/eurocrisi-serve-una-nuova-moneta-fiscale-lo-dice-anche-varoufakis/

di Enrico Grazzini

Per uscire dalla crisi il nuovo ministro greco delle finanze Yanis Varoufakis sta esaminando una soluzione di nuova moneta statale/fiscale simile a quella proposta per l'Italia nell’appello "Helicopter Money per l’Italia: uscire dalla crisi con l’emissione di nuova moneta statale-fiscale complementare all’euro" sottoscritto da Luciano Gallino, Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Guido Ortona, Stefano Sylos Labini e da chi scrive[1].

Varoufakis propone di introdurre nei paesi periferici dell'Europa i FT-coins (FT sta per Future Taxes), un titolo di stato con valore fiscale simile ai Certificati di Credito Fiscale, CCF, previsti dall'appello di Gallino per pagare le tasse.

Varoufakis scrive: “C'è qualcosa che i paesi della periferia europea possono fare per non soffocare e avviare una azione autonoma che può smuovere Berlino, Francoforte e Bruxelles? La risposta è: sì. Possono creare il loro proprio sistema di pagamento denominato in euro e basato sulle tasse che riscuoteranno. … Chiamiamo questo sistema FT che sta per Future Taxes, tasse future”.

“FT può essere gestito da un algoritmo (cioè con criteri oggettivi e automatici, ndr) da un'autorità indipendente neutra e non governativa. L'ammontare totale della moneta fiscale può essere fissato in anticipo, proprio come è nel caso della moneta virtuale Bitcoin, in relazione a variabili oggettive e al di fuori del controllo governativo, per esempio il PIL nominale”.

“Il grande vantaggio di un sistema come questo è che esso crea:
una fonte di liquidità per i governi che si pone al di fuori dei circuiti di mercato dei titoli di Stato, che non coinvolge le banche, e che scavalca i vincoli imposti da Bruxelles e dalle varie Troike
una fonte nazionale di euro che è perfettamente legale nel contesto dei trattati dell'Unione Europea, e che può essere utilizzato a favore membri più deboli della società e per reperire i finanziamenti per gli indispensabili lavori pubblici
un meccanismo che permette ai contribuenti di ridurre il loro carico fiscale
un sistema di pagamento libero e trasparente fuori dal sistema bancario, che può essere monitorato insieme da ogni cittadino (e non cittadino) che vi partecipa”[2].
I CCF che proponiamo in Italia nel nostro appello sono titoli statali di credito validi per pagare qualsiasi tipo futuro di impegno finanziario verso la pubblica amministrazione (tasse statali e locali, contributi, multe, ecc) dopo due anni dall’emissione. Questi titoli vengono distribuiti gratuitamente dallo stato ai lavoratori e alle imprese, e sono immediatamente convertibili in euro. I CCF possono garantire immediatamente ai cittadini e alle imprese un forte potere d’acquisto. Così è possibile creare nuova domanda e rilanciare la produzione.

La politica di austerità espansiva è folle e suicida. Serve solo alle elite della grande Germania. Esiste il rischio concreto che anche l'Italia – che vede aumentare continuamente il rapporto tra debito pubblico e PIL – possa trovarsi in una situazione analoga a quella della Grecia, e cadere negli artigli della Troika (UE, BCE, FMI). Con una differenza sostanziale: nessuno potrà mai negoziare il debito pubblico italiano, perché è troppo grande ed è in mano a banche private – mentre il debito greco è dieci volte minore ed è in mano a istituzioni pubbliche –. L'Italia non uscirà mai dalla crisi chiedendo di rinegoziare i suoi debiti[3].

Al contrario, con la nuova moneta fiscale, rilanciando la domanda, l'Italia, la Grecia e i paesi periferici europei possono uscire dalla trappola della liquidità e creare le condizioni per la ripresa economica. La nostra proposta di creare in Italia moneta fiscale ha quindi un respiro internazionale. Infatti in Grecia Varoufakis non è il solo a essere favorevole alla moneta fiscale. Il nuovo ministro del lavoro greco, Rania Antonopoulou potrebbe adottare la soluzione indicata da Rob Parenteau, consulente del governo greco.

Parenteau intende uscire dall'austerità senza però uscire dall'euro grazie a una (quasi) moneta fiscale (ancora una volta analoga a quella dei nostri CCF) da lui chiamata Tax Anticipation Notes[4]. Il TAN è un titolo valido per pagare le tasse ma funziona anche e soprattutto come mezzo di pagamento, cioè come moneta.

La ministra Antonopoulou appare favorevole a impiegare i TAN per pagare i lavori pubblici e avviare un New Deal con 300 mila nuovi occupati. Sia Yanis Varoufakis che Rania Antonopoulos – che ha legami molto stretti con Rob Parenteau, appartenendo ambedue al Levy Economics Institute[5] – sono quindi favorevoli alle proposte di emettere moneta fiscale.

La manovra del governo greco potrebbe essere avviata in due tempi per non turbare troppo le istituzioni europee e i mercati con progetti molto innovativi come la nuova moneta statale complementare all'euro. Prima di tutto il governo sta negoziando per alleggerire il debito pubblico verso i creditori esteri. Questo è di gran lunga il problema più urgente e drammatico. Occorre essere chiari: con il 175% di debito sul PIL la Grecia è già uno stato fallito (a differenza dell'Italia). Deve assolutamente diminuire drasticamente il suo debito estero, in una forma o nell'altra, se vuole sopravvivere come nazione. Trattare sul debito è molto difficile ma è un tentativo certamente da esperire. Nessuno sa come finiranno i negoziati con Berlino e Francoforte.

Se le trattative fallissero Atene ritornerebbe alla dracma. Se invece ci sarà qualche spiraglio, Tsipras, dopo avere negoziato i debiti, potrebbe introdurre i CCF o i TAN, o i FT che dir si voglia, o altri tipi analoghi di moneta fiscale per rilanciare l’economia, avviare un New Deal e aumentare l’occupazione.

Quale lezione ci dà la Grecia? Dal momento che l'architettura dell'euro-marco nata a Maastricht è intrinsecamente e strutturalmente deflattiva, impone perfino il pareggio di bilancio e soffoca le economie meno competitive, occorre che gli stati in crisi emettano autonomamente uno strumento monetario nazionale parallelo all'euro in grado di fare crescere l'economia. Per superare le crisi di liquidità John Maynard Keynes proponeva di estrarre denaro dalle buche, Milton Friedman di lanciare denaro dall'elicottero. Ma il concetto è simile: occorre emettere nuova moneta per superare le crisi di liquidità. Proprio ciò che il governo tedesco e la Bundesbank non vogliono.

In effetti la distribuzione gratuita di moneta fiscale che proponiamo è assimilabile a una manovra di helicopter money, cioè di introduzione diretta, massiccia e gratuita di moneta nell'economia reale, anche se nel nostro caso dall’elicottero dello stato non verrebbero gettate monete con valore legale (perché sono monopolio della BCE) ma crediti fiscali ad uso differito.

La creazione di CCF non si pone però fuori dai trattati europei perché i CCF non rompono il monopolio della BCE (sono titoli di stato), non producono debiti – infatti generano un aumento del PIL in grado di recuperare le mancate entrate fiscali altrimenti dovute all'emissione dei crediti fiscali – e perché operano nel campo fiscale che è ancora di piena sovranità degli stati europei.

Gli economisti mainstream sperano che l'economia europea – la grande malata dell'economia mondiale a causa dell'euro-marco, una moneta strutturalmente deflazionista – possa rimettersi grazie al Quantitative Easing. Ma il QE appena annunciato da Mario Draghi, presidente della BCE, non può funzionare per rilanciare l'economia reale e creare occupazione. Gonfierà certamente i valori dei mercati finanziari. Nel migliore dei casi avrà un (tiepido) effetto indiretto sull’inflazione. Occorre però ben altro per risanare l'economia europea e riportarla rapidamente almeno al livello pre-crisi.

Il QE di Draghi non funziona, mentre l'helicopter money sì. Le politiche di helicopter money sono del tutto coerenti con la nostra impostazione di creare e distribuire gratuitamente moneta a favore dei lavoratori e delle imprese.

Nel nostro manifesto scriviamo: “Per battere la deflazione e uscire dalla crisi, proponiamo una soluzione analoga a quella che la scienza economica definisce “helicopter money”, cioè la creazione di moneta da parte dello stato e la distribuzione gratuita e diretta della moneta così creata ai soggetti economici (nel nostro caso ai cittadini e alle aziende).

Dal momento, però, che nell'attuale regime dell'eurozona la creazione di moneta è monopolio della BCE (che non intende fare dell'helicopter money, ndr), proponiamo che sia lo Stato italiano ad emettere e distribuire gratuitamente, a favore dei lavoratori dipendenti e autonomi e delle imprese, della quasi-moneta, ovvero dei titoli di stato sotto forma di Certificati di Credito Fiscale ad utilizzo differito”.

La BCE non può promuovere una politica di espansione perché l'espansione e l'inflazione sono ferocemente avversate dal governo tedesco. Crediamo allora che sia nostro dovere proporre quella che ci sembra essere l'unica soluzione possibile di helicopter money per l'Italia e per i paesi del sud Europa in crisi: emettere nuova moneta fiscale.

La nostra moneta fiscale ha un doppio vantaggio strategico: da una parte rende più flessibile l'euro, introducendo (quasi)monete nazionali, e così “riforma” il sistema rigido della moneta unica, rendendolo duttile; dall'altro lato, di fronte al possibile (o probabile) caos dell'implosione dell'eurozona, la moneta fiscale prepara l'alternativa all'euro, cioè una moneta nazionale.

La soluzione della moneta fiscale è certamente la più praticabile per fare ripartire l'Italia e creare le condizioni per un nuovo modello sostenibile di sviluppo. Le altre soluzioni attualmente proposte dalla sinistra o dal M5S sono meno efficaci o del tutto improponibili.

- uscire unilateralmente dall'euro è la risposta più semplicistica di fronte ai disastri della moneta unica. Ma metà della popolazione è contraria, e l'uscita ci farebbe fare un salto nel buio, sia sul piano economico e finanziario che sul piano politico. L'euro è infatti la seconda valuta di riserva a livello mondiale e tutti i paesi del mondo – compresi Cina, Russia e India - avrebbero grandi problemi se scomparisse. Certamente se la crisi precipitasse, come è possibile e anche probabile, allora saremmo obbligati ad uscire dall'euro, ma non lo decideremmo noi, sarebbero i mercati internazionali a costringerci.

- uscire in maniera concordata dalla gabbia dell'euro, come suggerisce per esempio Stefano Fassina, allo stato attuale non ha sbocchi concreti. Francia e Spagna hanno interessi diversi dall'Italia. La Germania guadagna dall'euro e non concorderà mai un'uscita controllata. Se la crisi precipitasse, uscirebbe da sola.

- ottenere una moratoria del debito pubblico è improponibile per l'Italia che è tra le prime dieci potenze industriali e ha il secondo debito pubblico al mondo per dimensione. Il diritto all'insolvenza è sacrosanto, sul piano teorico [6]. Ma non occorre essere un genio dell'economia politica per comprendere che se l'Italia chiedesse di ristrutturare i debiti verrebbe subito espulsa dall'euro o finirebbe sotto la Troika. Non le verrebbe condonato nessun debito. L'Italia non è la Bolivia, la Guinea Bissao e neppure la Grecia.

- la sinistra intellettualmente più acuta e profonda ci insegna che i problemi italiani non dipendono dall' “epifenomeno monetario”, ma da storici problemi strutturali: dalla scarsa competitività tecnologica, dalla diseguale distribuzione dei redditi, dall'evasione fiscale, ecc, ecc. Siamo d'accordo, i problemi sono ovviamente strutturali. Ma quando il malato ha la febbre alta a causa della peste, prima si abbassa la temperatura poi si cerca di curare la malattia. Altrimenti il paziente crepa subito e i (necessari) rimedi strutturali non servono più a nulla. La moneta non è secondaria per salvare un'economia e un Paese. Dopo la lezione di Keynes, ignorare il ruolo centrale della moneta nell'economia è peccato mortale.

- Poi ci sono gli zelanti europeisti che indicano con fermezza che per curare l'economia europea occorre addirittura “superare a livello europeo il ruolo degli Stati-Nazione”[7]. Dovremmo quindi cancellare con un colpo di spugna le democrazie nazionali nate da decenni di dure battaglie e lotte democratiche perché “le forze di sinistra dovrebbero lavorare per una nuova governance europea[8]”. Le ricette per la Grande Riforma Europea sono quelle che da anni i volenterosi riformatori dell'euro propongono (senza nessun risultato): ristrutturare i debiti, riformare la BCE, introdurre meccanismi per ridurre gli squilibri commerciali (cioè impedire alla Germania di esportare verso l'Europa), aumentare il bilancio federale, eurobond, dare più potere al parlamento UE, ecc, ecc. Il problema è che sembra che i riformatori vivano su un altro pianeta: non si sono accorti che l'Unione Europea è molta diversa da quella che loro desiderano, e che è diventata esattamente l'opposto di quella auspicata dai Padri Fondatori. Dare ancora più potere a questa Unione significa mettersi nelle mani di una finanza internazionale usuraia e teutonica, e avere ancora più disoccupazione e miseria. Gli Stati Uniti d'Europa – che nessuno ormai vuole, né la Germania, né la Francia, né lo UK, né la Svezia, ecc, ecc – non sono più una generosa utopia ma una vuota illusione coltivata quasi solamente da una parte dell'intelligentsia italiana. Nessuno nel resto d'Europa parla più di uno stato federale europeo come di una realistica opzione politica. Le illusioni europeiste su questa UE danneggiano la causa ideale di un'Europa magari meno “federale” e centralistica ma più cooperativa e giusta.

Le proposte di cui sopra hanno un comune terribile difetto: sono in gran parte ultrapoliticiste, fatte da politici per i politici. La maggioranza degli italiani non lotterebbe per supportarle. Realisticamente: chi lotterebbe per la riforma della BCE, o per gli eurobond? Molti cittadini vogliono invece uscire dall'euro: ma la popolazione si dividerebbe tra chi è pro o chi è contro. Crediamo al contrario che la nostra proposta di emettere nuova moneta statale/fiscale gratis per i lavoratori e le imprese, per un New Deal dell'occupazione, non solo sia efficace ma possa diventare anche rapidamente molto popolare e trovare il consenso unitario di gran parte della società.

Ovviamente la moneta fiscale non risolve tutto. Tuttavia pone le condizioni migliori per uscire dall'emergenza e ridiscutere a fondo e da posizioni di forza sia i problemi strutturali della nostra nazione che quelli europei. Prima cerchiamo di uscire dalla crisi tremenda in cui ci troviamo, poi cerchiamo di affrontare i problemi strutturali, dell'euro e dell'Italia.

La ripresa dell'economia italiana sarebbe possibile, se non ritardassimo troppo le cure. La moneta è fondamentale per l'economia. Negli anni ‘30 in Germania Hjalmar Schacht si inventò i Mefo-Bond, una (quasi)moneta nazionale parallela per evadere i pesanti obblighi debitori imposti dagli alleati vincitori della Prima Guerra Mondiale. In pochi anni - nonostante i durissimi vincoli internazionali, nonostante l'enorme debito e il 25% di disoccupati - Schacht rimise in forze sfortunatamente (perché al potere c'era Hitler), l'economia tedesca e riuscì a prosciugare la disoccupazione dilagante.

Crediamo che se le forze politiche e un governo coraggioso e ambizioso portassero avanti il nostro progetto, l'economia italiana potrebbe riprendersi in pochi anni. E crediamo anche che il nostro progetto sia socialmente valido ed equo dal momento che helicopter money significa non solo offrire denaro gratis a lavoratori e aziende ma garantire anche più democrazia dal basso.

L'aspetto forse meno valutato di questa crisi è che provoca la degenerazione della democrazia. Il governo della politica economica italiana è ormai nelle mani della tecnocrazia UE, che opera in base a criteri neoliberisti dettati dalle ideologie e dalle lobby della grande finanza speculativa.

La democrazia parlamentare rappresentativa è sempre più soffocata dalla politica della UE dettata dal governo tedesco popolar-socialista Merkel-Gabriel. E' ora che in ogni nazione i cittadini rivendichino la possibilità di riprendersi un po' di sovranità monetaria, non contro l'idea di Europa unita ma contro questa UE. Altrimenti saranno le forze delle destre più scioviniste a prevalere.

NOTE

[1] www.monetafiscale.it
[2] Vedi yanisvaroufakis.eu/, BITCOIN: A flawed currency blueprint with a potentially useful application for the Eurozone
[3] Vedi Enrico Grazzini, Micromegaonline, La moratoria del debito italiano è un'illusione. Meglio emettere una nuova moneta statale, 27 gennaio 2015
[4] Rob Parenteau, http://neweconomicperspectives.org/, How to exit austerity without exiting the euro
[5] Il Levy Economics Institute è un istituto di ricerca no profit di New York nel cui board siede anche il premio Nobel Joseph Stiglitz
[6] Marco Bertorello, Micromegaonline, Il laboratorio greco e il diritto all'insolvenza, 8 febbraio 2015
[7] Paolo Pini e Roberto Romano, Micromegaonline, Dalla Grecia all'Europa, un New Deal per uscire dalla crisi,
[8] Idem, “Crediamo che la nostra prospettiva utopica sia l’unica che possa contrastare l’implosione non solo economica ma civile dell’Europa. Ciò richiede che le forze di sinistra lavorino per una nuova governance europea, che quindi intenda riformare l’euro”

(10 febbraio 2015)

lunedì 29 giugno 2015

Grecia: UE contraria al referendum. Tsipras: non ci serve il premesso di nessuno

http://www.imolaoggi.it/2015/06/28/grecia-ue-contraria-al-referendum-tsipras-non-ci-serve-il-premesso-di-nessuno/



UE – Dijsselbloem: “Sono sorpreso molto negativamente dalla decisione dei greci. Hanno apparentemente respinto l’ultima proposta dei creditori e deciso di indire un referendum con una indicazione negativa”, ha affermato il presidente dell’Eurogruppo, Jereon Dijsselbloem sulla decisione del governo greco di tenere un referendum sull’ultima proposta di supporto da parte dell’Ue. “Si tratta di una decisione triste di chiusura” di fronte ad una porta che invece per parte europea restava aperta.

tsipras
Tsipras – “In qualità di membro paritario dell’Unione europea, la Grecia non ha bisogno di chiedere permessi a nessuno per lasciare che il popolo greco parli e faccia e sentire la propria voce, ha detto Tsipras al parlamento, promettendo che la sovranità dello Stato e il futuro saranno decisi tramite referendum.
I referendum sono stati utilizzati in tutta Europa come per permettere al popolo di esprimere direttamente la propria volontà e  la Grecia è pienamente nel suo diritto di farlo. ‘La nostra dignità non è un gioco’: la Grecia non e ‘ospite’, non necessita di permessi UE per il referendum. Le condizioni per un nuovo accordo di salvataggio e le riforme proposte da parte dei creditori della Grecia erano un ultimatum e un insulto,  ha detto Tsipras.
“Siamo esausti oltre ogni limite di fare concessioni per arrivare ad un accordo”, ha detto Tsipras. “Forse a qualcuno è sembrato un segnale di debolezza.”
“Il giorno della verità è in arrivo per i creditori, il momento in cui vedranno che la Grecia non si arrende, che la Grecia non è un gioco che si è concluso”, ha detto, concludendo il suo discorso invitando tutti i greci a respingere la “ultimatum “con un” sonoro no.

domenica 28 giugno 2015

Auriti e Padre Pio: presagio di vittoria!

Coldiretti contro la Ue: «Ci impongono i formaggi fatti col latte in polvere»


http://www.ilsecoloxix.it/p/economia/2015/06/27/ARcBQWwE-coldiretti_formaggi_impongono.shtml


Roma - La Commissione dell’Unione Europea ha inviato una diffida all’Italia per chiedere la fine del divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari previsto storicamente dalla legge nazionale. In pratica l’Unione Europea vuole imporre all’Italia di produrre formaggi ottenuti con latte in polvere.

Lo rende noto il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel denunciare i contenuti della lettera di costituzione in mora appena inviata dal Segretariato generale della Commissione Europea alla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’Unione Europea sull’infrazione n.4170. «Siamo di fronte all’ultimo diktat di una Europa che tentenna su emergenze storiche come l’emigrazione, ma che è pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari difesi da generazioni di produttori», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

Dal 11 aprile del 1974 con la legge n. 138, «l’Italia ha deciso - sottolinea la Coldiretti - di vietare l’utilizzo di polvere di latte per produrre formaggi, yogurt e latte alimentare ai caseifici situati sul territorio nazionale. Questa misura ha lo scopo di tener alta la qualità delle produzioni casearie italiane salvaguardando le aspettative dei consumatori per quanto concerne l’autenticità e la qualità dei prodotti italiani mediante la qualità delle materie prime. Una scelta che ha garantito fino ad ora il primato della produzione lattiero casearia italiana che riscuote un apprezzamento crescente in tutto il mondo dove le esportazioni di formaggi e latticini sono aumentate in quantità del 9,3 per cento nel primo trimestre del 2015».

La Commissione Ue con l’avvio della procedura di infrazione ritiene invece, osserva Coldiretti, «che la legge italiana a tutela della qualità della produzioni rappresenti una restrizione alla ”libera circolazione delle merci”, e ssendo la polvere di latte e il latte concentrato prodotti utilizzati in tutta Europa. In altre parole impone un adeguamento al ribasso con una diffida che, se accolta, comporterà uno scadimento della qualità dei formaggi e degli yogurt italiani che metterà a repentaglio la ”reputazione” del Made in Italy, ma anche una maggior importazione di polvere di latte e latte concentrato che arriverà da tutto il mondo a costi bassissimi, con conseguenze pesanti sulla tenuta degli allevamenti italiani».

«Si tratta in realtà - continua la Coldiretti - solo dell’ultima trovata delle burocrazie dell’Unione Europea da dove sono arrivate incomprensibili decisioni sulla tavola che allontanano cittadini e imprese dall’Europa, dal vino senza uva al cioccolato senza cacao fino alla carne annacquata, ma sul mercato c’è anche il vino zuccherato e quello in polvere mentre circa la metà della spesa è anonima».

«Nell’Unione che si disinteressa e temporeggia sull’emergenza immigrati si consentono invece trucchi e inganni nel momento di fare la spesa con l’appiattimento verso il basso della qualità alimentare, anche a danno di Paesi come l’Italia che possono contare su primati qualitativi e di sicurezza alimentare», ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel denunciare «le alchimie negli ingredienti che hanno snaturato anche gli alimenti più comuni».

venerdì 26 giugno 2015

Clearstream e i Bonds italiani


Fonte: http://danielepaceblog.blogspot.co.uk/2015/06/clearstream-e-i-bonds-italiani.html

Di Daniele Pace*


Molto si è detto in questi anni delle banche lussemburghesi Clearstream e Euroclear fin dall'uscita del libro di Denis Robert “Soldi. Il libro nero della finanza internazionale”[1].
Le due banche hanno sede in Lussemburgo dove vige il più assoluto segreto bancario che sembra aver reso vana qualsiasi inchiesta e indagine da parte di autorità e giornalisti dopo la denuncia del free-lancer francese che per primo ha portato alla luce l'attività di queste camere di compensazione internazionali di proprietà di alcune banche con conti riservati e inaccessibili.
Secondo la denuncia dell'ex giornalista di Liberation, qui verrebbero “trattati” ingenti capitali di multinazionali e banche nel più assoluto segreto, occultando in questo modo ingenti profitti derivanti da operazioni sospette, come ad esempio la creazione di credito dal nulla da parte del settore bancario commerciale.
Secondo alcune fonti nei loro conti correnti le due camere di compensazioni custodiscono più di 10.000 miliardi di dollari, una cifra spaventosa che supera anche l'aggregato monetario M3 segnalato dalla BCE.

Ma le due grandi banche e camere di compensazione trattano anche titoli di stato, come risulta evidente sia sul loro sito, che in quello di Banca d'Italia e del Ministero dell'Economia italiano.
Sbirciando infatti a caso, alla ricerca di documenti interessanti sui siti governativi e non, come spesso capita ai ricercatori indipendenti, mi sono imbattuto in due documenti legali del ministero riguardanti il mercato internazionale dei Titoli di Stato, in cui le due banche lussemburghesi sono indicate come passaggio quasi obbligato per la negoziazione delle Securities italiane nel mercato internazionale, visto che, pur citando eventuali nuove camere di compensazione, Clearstream e Euroclear sembrano avere una corsia preferenziale.

Il primo documento, dal titolo Programme for the Issuance of Debt Instruments[2], descrive un programma pluriennale di emissione di Titoli di Stato da acquistarsi in valute estere del valore di 80 miliardi di dollari, con scadenze fino al 2045. I contribuenti italiani possono quindi mettersi comodi.
Il documento, datato 19 dicembre 2014, oltre a menzionare i soliti Dealer incaricati dell'acquisto sul mercato primario (le maggiori banche d'affari del mondo, quasi tutte straniere), menziona anche, e più volte, le camere di compensazione di Clearstream e Euroclear come le banche nei cui conti correnti (temporanei) verranno depositati titoli e valute nella negoziazione.



A pagina 7 del documento sono infatti indicate alcune note, poi specificate nei termini del documento, in cui si riassume il loro ruolo:
"Ogni Strumento Globale (definizione nel documento per Titolo di Stato), che non è destinato a essere rilasciato in forma di Nuova Strumento Globale (un "Classico Strumento Globale" o "CGN"), come specificato nelle Condizioni Definitive, sarà depositato alla o intorno alla data di emissione in questione presso un depositario o un depositario comune per Euroclear Bank SA / NV ("Euroclear") e / o Clearstream Banking, société anonyme ("Clearstream, Luxembourg") e / o per qualsiasi altro sistema di compensazione e ogni Strumento Globale che è destinato a essere rilasciato in una Nuova Strumento Globale (un "New Global Instrument" o "NGN"), come specificato nelle Condizioni Definitive, sarà depositato alla o intorno alla data in questione in un deposito in comune per Euroclear e / o Clearstream, Lussemburgo."




Così come nelle informazioni generali, a pagina 70, punto 2:

“The Instruments have been accepted for clearance through Euroclear and Clearstream, Luxembourg”

Nel secondo documento, del 2013, una registrazione per la proposta di vendita di 10 miliardi di titoli, appare anche la DTC[3] negli Stati Uniti, altra camera di compensazione, una società privata.

Nel sito ufficiale di Clearstream invece troviamo un documento della Banca d'Italia[4], dove si indica la scelta della nostra banca centrale di affidare il servizio di clearing nell'acquisto dei Titoli di Stato alla stessa banca lussemburghese che nella pagina di accesso[5], vanta anche la Deutche Bundesbank fra i suoi clienti.




Resta da capire perché lo Stato italiano, utilizzi le due banche lussemburghesi, coperte dal più rigoroso segreto bancario e molto riservate, per la compensazione di Titoli di Stato che dovrebbero invece essere trattati nella più assoluta trasparenza con i cittadini e contribuenti, costretti a pagare tasse salatissime per ripagare il debito nazionale.


*Daniele Pace, scrittore e ricercatore indipendente, autore de ”La Moneta dell'Utopia e il Complotto del Fruttivendolo”

Note

[1] Soldi. Il libro nero della finanza internazionale, Denis Robert (http://www.macrolibrarsi.it/libri/__soldi.php)

[2] Programme for the Issuance of Debt Instruments, Ministero dell'Economia (http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/emissioni_sui_mercati_internazionali/Prospetto_base_semplificato_Medium_Term_Notes_2014.pdf)

[3] Registration Statement No. 333-152589, Ministero dell'Economia (http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/emissioni_sui_mercati_internazionali/Prospectus_Global_2013.PDF)

[4] The Bank of Italy’s securities lending programme, Banca d'Italia (http://www.bancaditalia.it/media/comunicati/documenti/2015-01/cs-110515_en.pdf?language_id=1)


[5] Deutsche Bundesbank and Banca d’Italia lend securities via the Global Liquidity Hub, Clearstream Web Site (http://www.clearstream.com/clearstream-en/newsroom/deutsche-bundesbank-and-banca-d-italia-lend-securities-via-the-global-liquidity-hub/74352)

Intervista di Salvo a Saba




LE MONOPOLE POUR LES « FAUX MONNAYEURS »

La haine contre les paiements en billets Auran Derien le 19/06/2015 modifié le 19/06/2015 à 11:48h


LE MONOPOLE POUR LES « FAUX MONNAYEURS » - La haine contre les paiements en billets


Puisque les faux-monnayeurs ont atteint leur seuil d’incompétence et qu’ils ne savent plus rien faire, les campagnes contre toute autre forme monétaire ont repris. Le prix Nobel Maurice ALLAIS utilisait cette expression de faux-monnayeurs pour expliquer le mécanisme contemporain de la création monétaire par des agents privés. Il s’agit de laisser fonctionner la machinerie occidentale le plus longtemps possible, afin que le chaos, partout répandu, détruise le monde. Dans le chaos, chacun cherche à survivre, personne ne fait confiance à quelque institution que ce soit, et les faux-monnayeurs ne seront pas sanctionnés car aucune puissance ne pourra les faire arrêter.

La première campagne contre une monnaie restante, les billets, est menée à partir des organisations internationales. Les "faux-monnayeurs" ont commencé à réduire les paiements en billets. 


La propagande en faveur du totalitarisme bancaire uniformisé n’a pas changé depuis deux siècles. Une fois, la mesure d’élimination des billets et pièces est présentée comme une évolution naturelle, alors qu’il s’agit d’une politique de domination. Une autre fois, il est affirmé que la fin des billets et pièces limite les vols, alors que le contraire est prouvé.

Dès 2014, la banque de Suède se vantait de ce que les pièces et billets étaient en voie de disparition. Une dépendance de JP Morgan & Co. aussi connue sous le nom JPMC, la Chase, a pris la même mesure au mois de mars de cette année. En Suisse, il a été constaté une demande importante de billets de toutes sortes puisque les taux d’intérêt sur les dépôts sont devenus négatifs. Les épargnants transformaient leurs avoirs en billets qu’ils gardaient dans des coffres. La Banque Centrale Suisse a donc bloqué la possibilité de demander des billets. Et le ministère des finances français a déclaré qu’il convenait de suivre le courant. Bjarne Corydon, le ministre des finances danois affirme tranquillement que les paiements en espèces constituent une entrave pour les entreprises - elles doivent faire appel à des systèmes de surveillance pour conserver et déplacer cet argent - et que rendre la monnaie prend du temps. La mesure de liquidation des pièces et billets devrait entrer en vigueur au début de l’année 2016 et les commerces de détail, restaurants et stations service pourraient les refuser comme modalité de paiement.


Les vaticinations pour appuyer le pouvoir bancaire


Dans le processus de création monétaire, deux fuites perturbent les financiers mondialistes : les réserves que les banques conservent pour couvrir leurs prêts ; les billets et pièces qu’elles se procurent dans un autre circuit. Le problème des réserves a été éliminé depuis que le système monétaire international est entièrement entre les mains d’une oligarchie qui dicte les règles auxquelles elle dit se plier, fixe elle même les notes de ses crédits et place ses affidés à la tête des organes de surveillance. Reste les pièces et billets, à diaboliser donc puisqu’ils n’entrent pas dans le plan de la banque privée.

De telles affirmations sont appuyées par les cabinets d’affaires au service de la finance globalitaire, qui n’hésitent pas à soutenir n’importe quelle horreur car la spécialité des multinationales comme McKinsey est d’aider à la délinquance par l’évasion fiscale et la présentation frauduleuse des bilans bancaires. La guerre au public a été déclarée par les voraces adorateurs de l’idole argent qui ont abandonné depuis longtemps toute pensée cohérente et préfèrent répandre la haine, le mensonge et la bestialité.


Et la banque libre ?


L’un des penseurs qui sert de référence aux financiers d'aujourd'hui, F.Hayek, avait affirmé il y a quelques décennies, “rien n’est plus important que d’annuler le mariage malheureux entre les politiques monétaire et budgétaire” (F.A.HAYEK :“Denationalisation of Money: The Argument refined”. I.E.A, 1978, p.113). C’est une réalité désormais en Occident. 


Mais la monnaie est toujours un monopole de quelques « faux-monnayeurs », responsables et coupables des crises et de la misère actuelle. Pourquoi ne pas accepter l’existence de monnaies concurrentes, selon le principe défendu par Hayek ? L’Etat devrait rester un producteur de monnaie parmi d’autres, et les agents économiques publics et privés détermineraient en quelle monnaie ils empruntent. Une oligarchie financière ne pourrait pas manipuler les taux d’intérêt, contrairement à ce que peut se permettre le système de la réserve fédérale étatsunienne. Si Hayek inspire les fanatiques de la globalisation, ils ne devraient pas oublier que celui-ci affirmait la nécessité d’une bonne monnaie qui, comme une bonne loi, doit exercer ses effets sans tenir compte des conséquences qu’elle a sur des individus ou des groupes. 


Hayek affirmait qu’un agent, quel qu’il soit, ne doit pas pouvoir effectuer des dépenses telles qu’il ne puisse faire face à ses obligations. Donc, les banques actuelles doivent fermer, car elles sont incapables de faire face à leurs dettes, et l’Etat américain doit être mis en liquidation pour les mêmes raisons.


On sera sceptique devant l’honnêteté intellectuelle des économistes au service de l’empire du néant. Toutefois, la situation présente des pays victimes de la terreur globalitaire justifie une remise en cause profonde et une réflexion sur les alternatives à cette inhumanité…


Quo vadis? Nell’Ue nessuno vuole ospitare i migranti

http://www.limesonline.com/quo-vadis-nellue-nessuno-vuole-ospitare-i-migranti/78925?refresh_ce

Carta di Laura Canali
[Carta di Laura Canali]
Il piano di distribuzione delle persone sbarcate in Italia e Grecia non piace a molti paesi, Germania inclusa. La frontiera con tra la Penisola e la Francia è di fatto bloccata, mentre l’Ungheria vuole costruire un muro al confine con la Serbia. Un’operazione per distruggere i barconi non è esclusa.
Articolo originariamente pubblicato su TvSvizzera.it    [ultimo aggiornamento 18/6/2015]

I ministri degli Interni dei paesi dell’Ue riunitisi in Lussemburgo il 16 giugno si sono incontrati per discutere del piano di distribuzione tra gli Stati membri dei migranti provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente.

La questione riguarda direttamente l’Italia, poiché si trova al centro del Mar Mediterraneo, a soli 350 chilometri dalle coste della Libia, dove è in corso la guerra civile.

Secondo il piano di distribuzione proposto dalla Commissione europea, i 40 mila migranti “in chiaro bisogno di protezione internazionale” (per l’Ue solo siriani ed eritrei) presenti in totale in Italia e Grecia dovrebbero essere ripartiti tra gli Stati membri in base a criteri come pil, popolazione, livello di disoccupazione e numero di rifugiati già presenti. Francia e Germania dovrebbero accoglierne circa il 30% e per questo hanno chiesto una più equa suddivisione degli oneri. In base alla proposta, Regno Unito e Irlanda, se volessero, potrebbero non partecipare. Cosa invece certa nel caso della Danimarca, che beneficia di una clausola di esclusione. Alcuni paesi tra cui Spagna e Polonia hanno sollevato dubbi sull’attuale piano di distribuzione. Ad ogni modo la proposta della Commissione europea specifica che la distribuzione dei migranti da parte degli Stati membri è su base volontaria.

Le difficoltà nel risolvere l’emergenza umanitaria sono state acuite dal fatto che nelle ultime settimane Francia, Austria e Svizzera hanno rafforzato i controlli al confine con lo Stivale, impedendo ai migranti di entrare nel loro territorio.

Giorni di tensione ci sono stati a Ventimiglia, al confine con il paese transalpino, dove circa 200 migranti, la maggior parte provenienti da Eritrea, Sudan e Libia sono stati respinti. Secondo Roma, l’atto è contrario all’accordo di Schengen, che consente la libera circolazione delle persone all’interno degli Stati membri dell’Ue.

La Francia non ha formalmente sospeso l’accordo. Tuttavia, anziché effettuare controlli a campione, Parigi sta monitorando in maniera costante coloro che varcano la frontiera, bloccando e riaccompagnando in Italia gli stranieri irregolari, come previsto dall’accordo di italo-francese di Chambéry del 1997. Di fatto questo trattato è stato firmato per impedire che immigrati clandestini approfittino del trattato di Schengen per circolare in Europa. L’Italia intrattiene accordi simili anche con Austria e Svizzera, che in questi giorni stanno compiendo il medesimo monitoraggio alle frontiere.

Come se non bastasse, l’Ungheria ha annunciato che intende costruire un muro al confine con la Serbia proprio per impedire l’ingresso di migranti sul suo territorio.

Secondo la convenzione di Dublino, i rifugiati devono chiedere asilo nel primo paese d’ingresso in Europa. Questo principio ovviamente riguarda da vicino gli Stati in cui approdano le centinaia di migranti dall’Africa e dal Medio Oriente che fuggono dalla guerra e dalla povertà.

A tal proposito, basti pensare alle condizioni in cui vertono LibiaSomalia (dove opera al Shabaab), Siria (in piena guerra civile e dove è attivo lo Stato Islamico), Sierra Leone, Mali, Senegal, Gambia, Costa d’Avorio, Etiopia, Eritrea e Bangladesh. Da questi paesi sarebbero provenuti alcuni dei migranti protagonisti del tragico naufragio dello scorso aprile, in cui si teme siano morte oltre 800 persone.

Secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiatinel 2015 oltre 100 mila persone hanno attraversato il Mar Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Di queste 54 mila sono sbarcate in Italia, 48 mila in Grecia, 91 a Malta e 920 in Spagna. Nel 2014, 219 mila persone hanno attraversato il Mar Mediterraneo. Almeno 3.500 sono morte in queste acque.

Risolvere l’emergenza umanitaria è una priorità non solo per i paesi dell’Europa del Sud ma anche per quelli che si trovano al Nord, per esempio Germania, Svezia, Norvegia e Gran Bretagna, dove i migranti intendono recarsi in cerca di condizioni di vita migliori.

La scelta di Francia, Austria e Svizzera di impedirne il passaggio e le difficoltà nel trovare un accordo sulla distribuzione dei rifugiati evidenzia le difficoltà incontrate dai paesi dell’Unione Europea nel trovare una strategia comune per far fronte a questi problemi.

Il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ha detto: “Se il Consiglio Europeo sceglierà la solidarietà, bene. Se non lo farà, abbiamo pronto il piano B, ma sarebbe una ferita innanzitutto per l’Europa”. Il piano B, secondo il Corriere della Sera, comprenderebbe la fornitura di permessi temporanei ai richiedenti asilo per permettere loro di varcare la frontiera e circolare nell’Ue. Il ministro degli Interni italiano Angelino Alfano ha detto che tale soluzione non è stata proposta.

Il contesto libico

La crisi che ha reso più massiccio il flusso di migranti diretti in Europa è proprio quella in corso in Libia, dove quattro anni fa la Nato è intervenuta per aiutare i ribelli a rovesciare il regime del colonello Muammar Gheddafi. Oggi l’ex colonia italiana è uno Stato fallito dove i due governi rivali di Tobruk (a Est, guidato da Abdullah al-Thani, risultante dalle elezioni dello scorso giugno e riconosciuto internazionalmente) e di Tripoli (a Ovest, guidato da Omar al-Hassi, nato con la precedente assemblea transitoria) si scontrano per il controllo del territorio.

In più, diverse organizzazioni criminali e terroristiche operano nell’ex colonia italiana approfittando di e contribuendo all’instabilità del paese. Mesi fa, alcuni gruppi jihadisti hanno dichiarato la loro affiliazione allo Stato Islamico, ma non è chiaro quanto sia stretto il legame con il nucleo che opera in Siria e in Iraq. Quel che è certo è che l’Is non controlla la Libia e deve convivere con altri gruppi terroristici.

Le organizzazioni criminali attive nell’ex colonia italiana si servono anche del traffico di esseri umani per finanziare le loro altre attività.

La distruzione dei barconi

A maggio l’alto rappresentante per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Ue Federica Mogherini ha anche presentato al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite un piano per identificare, catturare e distruggere sistematicamente i barconi usati dai trafficanti di esseri umani in Libia prima che questi vi salgano a bordo.

Si tratta di una strategia rischiosa, perché le imbarcazioni utilizzate sono comuni pescherecci ormeggiati nei porti ed è piuttosto complicato capire il momento in cui sono acquistati dai trafficanti e utilizzati per trasportare i migranti in Europa. Quindi c’è il rischio che questa missione mieta vittime innocenti. Senza contare che per condurla bisognerebbe avere l’appoggio del governo libico.

Il problema è che schierarsi con quello internazionalmente riconosciuto di Tobruk (come stanno facendo Occidente e, tra gli altri, Emirati Arabi Uniti ed Egitto) non agevola il faticoso dialogo con Tripoli. Quest’ultimo è indispensabile perché in Libia si formi un governo d’unità nazionale che conferisca stabilità al paese e argini il flusso di migranti.

Il vertice del Consiglio Europeo fissato per il 25-26 luglio dovrebbe offrire una visione più chiara di quello che farà – o non farà – l’Ue per risolvere l’emergenza umanitaria in corso.

Anatocismo, la Commissione Ue chiede chiarimenti al governo

http://www.leggioggi.it/2015/06/24/anatocismo-commissione-ue-chiede-chiarimenti-governo/

Quante sono, in Italia, le voci di costo (e le fonti di profitto per le banche) consentite nei rapporti di conto corrente? L’apparente perdita può essere compensata da tassi più elevati senza incorrere nel rischio usura?



La notizia divulgata sui principali organi di informazione secondo cui la Commissione UE avrebbe chiesto all’Italia chiarimenti in merito all’introduzione, con la legge di stabilità 2014, del divieto di anatocismo a partire dal 1° Gennaio 2014 1 lascia il dubbio che ad invocare l’intervento non siano piuttosto le stesse banche italiane che, ancora, devono finire di pagare “il conto”, nei tribunali, relativo alla restituzione degli oneri anatocistici illegittimamente addebitati nel corso di rapporti instaurati prima dell’entrata in vigore della delibera Cicr del 9 Febbraio 2000; banche che non hanno mai accettato di rinunciare ai maggiori profitti derivanti dalla capitalizzazione degli interessi o di restituire quanto, anche per altre ragioni, i giudici hanno riconosciuto non dovuto dai clienti (ad esempio, per interessi “uso piazza” o, comunque, non validamente pattuiti o per commissioni di massimo scoperto) a tal punto da avere già, in passato, invocato ed ottenuto “soccorso” dal legislatore nazionale vanificato, più di una volta, dalla Corte Costituzionale.
Si ricorda che la Corte di Cassazione, nella primavera del 1999, aveva riconosciuto l’illegittimità della capitalizzazione, vietata, sin dal 1942, dall’art. 1283 codice civile (salvo particolari condizioni indicate nella norma). Il legislatore (rectius: il Governo), dopo qualche mese, con il decreto legislativo 4 Agosto 1999 n. 342, legittimò l’anatocismo con l’introduzione di due commi nell’art. 120 d.lgs. 1 Settembre 1993 n. 385 (Testo Unico delle norme in materia bancaria) attraverso i quali si delegava il Cicr ad emanarne la disciplina assicurando la reciprocità (ossia la capitalizzazione degli interessi sia a debito che a credito dell’utente): una condizione, quest’ultima, che soltanto in apparenza sembra garantire l’equità sia perché è inverosimile che il correntista che abbia un “fido” possa trovarsi a credito sia perché, comunque, dagli stessi moduli contrattuali predisposti dopo il 2000 si evince, spesso, che nessun effettivo aumento annuo del tasso creditore potrebbe avere il correntista in virtù della capitalizzazione. Ma non solo: tentando di annullare quanto la Corte di Cassazione aveva ribadito -e, cioè, l’illegittimità dell’anatocismo- il legislatore, col medesimo decreto legislativo, introdusse, nell’art. 120 d.lgs. 385/1993, un ulteriore comma “sanando” comunque le clausole presenti nei contratti stipulati anteriormente alla delibera Cicr. Un provvedimento che fu ritenuto da varie associazioni dei consumatori e vittime di abusi bancari un “regalo” di non poche migliaia di miliardi di lire dell’epoca che la Consulta (con sentenza del 17 Ottobre 2000 n. 425) impedì dichiarando incostituzionale la “sanatoria” per le clausole anatocistiche contenute nei contratti stipulati precedentemente2 . E’ “sopravvissuta” per quattordici anni, invece, la disposizione dell’art. 120 T.U.B. che, a partire dall’entrata in vigore della delibera Cicr del 9 Febbraio 2000 fino al 1° Gennaio 2014, ha consentito la capitalizzazione degli interessi debitori.
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La richiesta di spiegazioni inviata dalla Commissione U.E. all’Italia suscita l’impressione di un’ulteriore conferma della particolare “sensibilità” delle Istituzioni alla logica dei profitti bancari senza minimamente considerare gli effetti nefasti per i correntisti e, dunque, per le imprese e per l’intera economia. Premesso che non si condivide la tesi secondo cui in nessun altro Stato membro vi sarebbe il divieto di anatocismo essendo, forse, più utile interrogarsi se negli altri Paesi U.E. vi sono gli stessi abusi denunciati in Italia, non si registra ancora, da parte dei politici italiani, una chiara e precisa risposta in favore dei cittadini e, soprattutto, dei correntisti. Si ha l’impressione che quegli stessi politici che, quotidianamente, tentano di suggerire le vie d’uscita dalla crisi ignorino, probabilmente, quali siano gli effetti della capitalizzazione trimestrale. Ignorano che, ad esempio, un fido di 100 milioni di vecchie lire al tasso del 20%, dopo un anno piuttosto che diventare 120 milioni, determina la pretesa da parte della banca, per effetto dell’anatocismo, di 121.550.625; dopo dieci anni, se si ipotizza un utilizzo medio di quello stesso importo affidato, piuttosto che 300.000.000, la banca ne pretenderebbe 703.998.871; dopo vent’anni, piuttosto che 500.000.000, la banca potrebbe arrivare a pretendere 4.956.144.107.
Tali importi, ovviamente, senza considerare gli ulteriori oneri derivanti dall’applicazione delle commissioni di massimo scoperto. In tale ultimo caso, quell’importo di 100.000.000 di vecchie lire, al tasso del 20% annuo, dopo vent’anni, con capitalizzazione e con l’aggiunta di commissioni di massimo scoperto all’1%, determinerebbe la pretesa, da parte della banca, di oltre 10 miliardi di vecchie lire3 . E’ questa prassi (vietata in Italia dal 1942 e che il Governo dell’Agosto 1999, in spregio alle pronunce dei giudici di merito e di legittimità, aveva tentato di sanare perfino per i contratti stipulati anteriormente al 2000 con un intervento, come dicevo sopra, bocciato dalla Corte Costituzionale ma che, comunque, aveva legittimato per i rapporti successivamente instaurati) la principale causa del fallimento di milioni di imprese e, a mio modesto avviso, della crisi italiana con indubbi danni all’intera economia nazionale. La legge n. 147/2013 (cosiddetta di “stabilità”) -sia pur con non poche polemiche e dopo un ulteriore tentativo di reintroduzione di un apposito emendamento in sede di conversione in legge- di fatto, modificando l’art. 120 d.lgs. 385/1993, ha nuovamente vietato l’anatocismo demandando, ancora una volta, al Cicr di disciplinare le modalità di conteggio degli interessi. Nell’attesa della delibera non sono poche le banche che, indifferenti alla nuova disposizione legislativa, continuavano a capitalizzare gli interessi. Con due recenti provvedimenti, il Tribunale di Milano ha riconosciuto l’illegittimità dell’anatocismo a partire dal 1° Gennaio 2014. La Commissione U.E., nel chiedere spiegazioni all’Italia e mostrando di non “gradire” l’intervento normativo sfavorevole alle banche, sosterrebbe che negli altri Paesi membri non vi sarebbe un divieto simile.
Nell’indifferenza dei politici che, probabilmente, domani tenteranno di giustificarsi dinanzi ai cittadini elettori con l’alibi di dovere rispettare quanto imposto da Bruxelles, sarebbe auspicabile se gli stessi membri della Commissione Europea si interrogassero e spiegassero ai cittadini per quale motivo, in Italia, le banche possano determinare il tasso effettivo globale con una formula diversa a seconda che il correntista sia un consumatore o un imprenditore: nel primo caso applicando la corretta formula per la determinazione del TAEG contenuta nella stessa normativa europea e, nel secondo caso, invece, una formula –da alcuni tecnici contabili definita “inedita” e sconosciuta alla matematica finanziaria- secondo cui alcune commissioni e spese non devono essere considerate ai fini della determinazione del tasso effettivo e della conseguente valutazione del rispetto della normativa antiusura. Un ragionamento, come ha rilevato un autorevole consulente contabile “giurimetrico” , che equivarrebbe a sostenere che 1 Km, a seconda dei casi e del periodo di accertamento, possa essere formato da 1300 o da 1000 metri. Appare utile considerare, poi, che nemmeno può ritenersi fondato un eventuale rischio di maggiori difficoltà a carico di banche di altri Paesi ad operare in Italia a causa del divieto di anatocismo. La Commissione Europea, infatti, non può non sapere che quel minore profitto derivante dall’impossibilità di capitalizzare gli interessi e gli oneri ben può essere compensato dai maggiori compensi che le banche, in Italia, possono conseguire grazie a “tassi soglia” antiusura elevati, essendo, tra l’altro, nel 2011, come è noto, sopravvenuto un altro intervento del legislatore che ha modificato il meccanismo di determinazione del tasso soglia, innalzandolo
5 . Lo sanno i membri della Commissione Europea che, in Italia, pur se i tassi medi scendessero a zero, le banche avrebbero assicurata una sorta di “garanzia di impunità” potendo applicare alla clientela il tasso del 4% senza commettere il reato di usura? 6 Riesce difficile comprendere, dunque, come possano le banche, italiane o operanti in Italia, ritenersi svantaggiate a causa del divieto di anatocismo reintrodotto in un Paese in cui, comunque, possono lucrare attraverso tassi di interesse, commissioni e prezzi di vari servizi più elevati grazie ad una legislazione che, recentemente, ha, come si è detto, perfino innalzato i tassi soglia e in cui la giurisprudenza penale, malgrado il considerevole numero di denunce, soprattutto da parte di imprenditori, non ha registrato sentenze definitive di condanna dei banchieri nemmeno per fatti commessi quando i tassi soglia erano inferiori: ciò anche “grazie” al contrasto giurisprudenziale –ad avviso di chi scrive, immotivato- seguito alle Istruzioni della Banca d’Italia che, a partire dal mese di Ottobre 1996, ha diramato alle banche Istruzioni per la rilevazione dei tassi soglia confliggenti con quanto precisamente disposto dall’art. 644 cod. pen. e dall’art. 2 legge 108/1996.
Sarebbe auspicabile e più utile, forse, allora, se la Commissione U.E. effettuasse, con criteri univoci e imparziali, una comparazione tra i tassi effettivi globali applicati, per le varie categorie di operazioni, dalle banche dei diversi Paesi membri. Certo della serietà dei membri della Commissione U.E., credo che domanderebbe all’Italia ben altri chiarimenti con effetti positivi per le imprese e, dunque, per l’intera economia. Sarebbe opportuno, poi, in conclusione, se si interrogasse sul possibile nesso tra la chiusura o il fallimento di tante imprese (con le evidenti ricadute in termini di produzione, di minore entrate fiscali, di disoccupazione e di salute) e l’impunità di banchieri malgrado tassi di interesse effettivi globali denunciati, spesso, come usurari ma sfuggiti alla severità di una legge (art. 644 cod. pen. e l. 108/1996) grazie alla “confusione” creata da un organo le cui circolari, come confermato dai giudici di legittimità, non costituiscono fonte di legge né tantomeno possono derogare alla legge penale.

1 L’art. 120 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, così come modificato in seguito all’entrata in vigore dell’art. 1, comma 629, legge 27 dicembre 2013 n. 147 dispone: “2. Il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che: (….) b) gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale”
2 Per maggiori approfondimenti sul divieto di anatocismo nell’art. 1283 cod. civ., sul mutamento della giurisprudenza e sugli interventi normativi nonché sugli strumenti di difesa anche da altri vizi nei rapporti contrattuali di conto corrente e mutuo, sia consentito il rinvio al mio “Anatocismo e vizi nei contratti bancari”, Maggioli, IV edizione, 2013.
3 Dati estratti dalla tabella contenuta in appendice nel mio “Anatocismo e vizi nei contratti bancari”, Maggioli, IV edizione, 2013. pg. 3 di 3 della conseguente valutazione del rispetto della normativa antiusura. Un ragionamento, come ha rilevato un autorevole consulente contabile “giurimetrico”

4 Il riferimento è al dott. Gennaro Baccile, consulente contabile “giurimetrico” e Presidente onorario dell’associazione Sos Utenti onlus.
5 L’art. 2, quarto comma, legge 7 marzo 1996, n. 108 ora prevede che: “Il limite previsto dal terzo comma dell’art. 644 del codice penale, oltre il quale gli interessi sono sempre usurari, è stabilito nel tasso medio risultante dall’ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale ai sensi del comma 1 relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato di un quarto, cui si aggiunge un margine di ulteriori quattro punti percentuali.La differenza tra il limite e il tasso medio non può essere superiore a otto punti percentuali”. Nel testo previgente, la norma prevedeva, invece, che: “Il limite previsto dal terzo comma dell’articolo 644 del codice penale, oltre il quale gli interessi sono sempre usurari, è stabilito nel tasso medio risultante dall’ultima rilevazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale ai sensi del comma 1 relativamente alla categoria di operazioni in cui il credito è compreso, aumentato della metà”. 6 Per maggiori approfondimenti, sia consentito il rinvio al mio “L’usura nel contenzioso bancario”, Maggioli, 2014.

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