Cosenostreacasanostra

Il Blog di Nicoletta Forcheri
L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini
Bernard Maris

lunedì 26 gennaio 2015

Come ti sfratto il sardo, e l'italiano... con l'esercito





Sfratto coatto della famiglia Spanu dal suo podere, Arborea, 24 gennaio 2015

Concorso per extra-comunitari CENSURATO


di Rossella Fidanza http://rossellafidanza.altervista.org/2015/01/25/appare-un-articolo-rete-su-un-concorso-solo-per-extra-comunitari-censurato-ma-io-lo-ripropongo/


Appare un articolo in rete su un concorso solo per extra-comunitari: CENSURATO. Ma io lo ripropongo.




Il quotidiano Catania Today l’ha fatta grossa: ha avuto il coraggio di pubblicare la notizia che è stato indetto un concorso SOLO PER EXTRA-COMUNITARI per nuovi posti di lavoro per la Ferrovia Circumetnea.
Indovinate un po’?
Tempo poche ore è stato CENSURATO, ma si sa, la rete non dimentica e quindi vediamo se oscurano anche questo blog, perchè io pubblico TUTTO il bando di concorso indetto DAL MINISTERO DEI TRASPORTI.
Forse il caro Ministro MAURIZIO LUPI non sa che esistono regole precise per indirre un concorso pubblico, regolamentati dal DPR 9 maggio 1994 n. 487, poi modificato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nr. 28 Serie Generale parte prima del 04/02/1997.
In particolare, all’articolo 2 si parlano dei requisiti generali di accesso ai concorsi pubblici, che io pubblico integralmente:
Art. 2. Requisiti generali
1. Possono accedere agli impieghi civili delle pubbliche amministrazioni i soggetti che posseggono i seguenti requisiti generali:
1) cittadinanza italiana. Tale requisito non e’ richiesto per i soggetti appartenenti alla Unione europea, fatte salve le eccezioni di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 7 febbraio 1994, n. 174; 2) eta’ non inferiore agli anni 18 e non superiore ai 40 . Per i candidati appartenenti a categorie per le quali leggi speciali prevedono deroghe, il limite massimo non puo’ superare, anche in caso di cumulo di benefici, i 45 anni di eta’. Il limite di eta’ di 40 anni e’ elevato: a) di un anno per gli aspiranti coniugati; (( b) di un anno per ogni figlio vivente; )) c) di cinque anni per coloro che sono compresi fra le categorie elencate nella legge 2 aprile 1968, n. 482, e successive modifiche ed integrazioni, e per coloro ai quali e’ esteso lo stesso beneficio. Per le assunzioni obbligatorie di personale appartenente a tali categorie, il limite massimo non puo’ superare i 55 anni. Per le assunzioni obbligatorie dei centralinisti ciechi il limite massimo di eta’ e’ di 50 anni; (( d) di un periodo pari all’effettivo servizio prestato, comunque )) (( non superiore a tre anni, a favore dei cittadini che hanno )) (( prestato servizio militare volontario, di leva e di leva )) (( prolungata, ai sensi della legge 24 dicembre 1986, n. 958. Si )) (( prescinde dal limite di eta’ per i candidati, gia’ dipendenti )) (( civili di ruolo delle pubbliche amministrazioni, per gli )) (( ufficiali e i sottufficiali dell’Esercito, della Marina o )) (( dell’Aeronautica, cessati d’autorita’ o a domanda; per gli )) (( ufficiali, ispettori, sovrintendenti, appuntati, carabinieri e )) (( finanzieri in servizio permanente dell’Arma dei carabinieri e )) (( del Corpo della Guardia di finanza nonche’ delle corrispondenti )) (( qualifiche degli altri Corpi di Polizia. Si prescinde parimenti )) (( dal limite di eta’ per i dipendenti collocati a riposo ai sensi )) (( dell’art. 3, comma 51, della legge 24 dicembre 1993, n. 537; )) 3) idoneita’ fisica all’impiego. L’amministrazione ha facolta’ di sottoporre a visita medica di controllo i vincitori di concorso, in base alla normativa vigente.
2. Per l’ammissione a particolari profili professionali di qualifica o categoria gli ordinamenti delle singole amministrazioni possono prescrivere ulteriori requisiti.
Caro Lupi, par di capire il divieto legislativo all’accesso per gli extra-comunitari, senza considerare l’articolo 3 della Costituzione Italiana, ma sappiamo che a voi “politici” la Costituzione interessa poco:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
La Suprema Carta parla di CITTADINI Ministro LUPI non di extra-comunitari. Questo bando è VERGOGNOSAMENTE PUBBLICATO IN TOTALE VIOLAZIONE COSTITUZIONALE E DELLE NORMATIVE CHE RIGUARDANO L’ACCESSO AI CONCORSI PUBBLICI.
Ora, prima di mettere il bando vi prego, se usate twitter, di twittare questo articolo al Ministro Lupi, suo indirizzo verificato @Maurizio_Lupi, e di chiedere spiegazioni.
Chissà come mai, dopo Alfano ed il suo Mare Nostrum che ha aperto le porte all’invasione, ora ci pensa Lupi a creare loro occupazione: ed hanno il coraggio di chiamarsi NUOVO CENTRO DESTRA.

IN ITALIA LE FAMIGLIE ITALIANE NON HANNO DI CHE MANGIARE E VOI FATE CONCORSI SOLO PER EXTRA-COMUNITARI???? BENE. LA LISTA SI CONTINUA AD ALLUNGARE, IL TRIBUNALE DEL POPOLO NON PERDONERA’ NULLA.

Ecco il testo del bando (fonte):
Sono stati riaperti i concorsi per le assunzioni a tempo indeterminatoin Ferrovia Circumetnea Catania.
I nuovi bandi sono rivolti esclusivamente a candidati Extracomunitari e per partecipare alle selezioni pubbliche c’è tempo fino al 16 febbraio 2015.

I CONCORSI

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la Gestione Governativa Ferroviaria Circumetnea hanno pubblicato, infatti, tre concorsi per Extracomunitari, finalizzati alla copertura di posti di lavoroa tempo indeterminato. I bandi Ferrovia Circumetnea Catania sono stati pubblicati a seguito delle delibere n. 481 del 22/12/2014, n. 482 del 22/12/2014 e n. 483 del 22/12/2014, con le quali sono stati riaperte,rispettivamente, le procedure selettive pubbliche per due Operatori Qualificati Tornitori, un Coordinatore di ufficio ed un Collaboratore di ufficio, il cui termine di scadenza per l’invio delle istanze datava al 24 novembre scorso.
I nuovi provvedimenti mirano, nello specifico, ad estendere la partecipazione ai concorsi Ferrovia Circumetnea Catania ai solicittadini non appartenenti a Paesi facenti parte della Comunità Europea.

DESTINATARI

Possono partecipare ai concorsi per Extracomunitari i candidati appartenenti ad una delle seguenti categorie di soggetti:
- familiari dei cittadini dell’Unione Europea che non hanno la cittadinanza comunitaria e sono titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
- i cittadini di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
- titolari dello status di rifugiato;
- titolari dello status di protezione sussidiaria.
A tutti i concorrenti si richiede una adeguata conoscenza della lingua italiana. Vi ricordiamo che, per partecipare ai bandi, occorre il possesso di un diploma di scuola media inferiore, della laurea in Giurisprudenza con abilitazione all’Avvocatura, o del diploma di Geometra, a seconda del profilo professionale per il quale si intende concorrere. Per ulteriori informazioni leggete il nostroapprofondimento sui concorsi per Geometri, Avvocati e Tornitori.

DOMANDA

Le domande di partecipazione, redatte secondo gli appositi schemi allegati ai bandi di riapertura dei concorsi, e complete della documentazione richiesta dagli stessi, devono essere presentate, entro il 16 febbraio 2015, spedite a mezzo raccomandata A.R. indirizzata alla Gestione Governativa Ferroviaria Circumetnea, Via Caronda n° 352 A – 95128 Catania.

BANDI

Per maggiori informazioni, vi invitiamo a scaricare e leggere attentamente i seguenti bandi:
OPERATORE QUALIFICATO TORNITORE (Pdf 989Kb);
COORDINATORE DI UFFICIO AREA APPALTI E GARE (Pdf 963Kb);
COLLABORATORE DI UFFICIO UNITA’ ORGANIZZATIVA TECNICA ESPROPRIO E PATRIMONIO (Pdf 995Kb).
Vi consigliamo, inoltre, di visitare la pagina Ferrovia Circuremtnea Catania Concorsi, dalla quale è possibile prendere visione di tutta la documentazione relativa alle procedure concorsuali riaperte.

E per non farci mancare nulla, ecco il link della Ferrovia sopracitata: concorso per extra-comunitari

SPAMMATE OVUNQUE, IL PIU’ POSSIBILE.

VEDIAMO SE CENSURANO IL POPOLO E SOPRATTUTTO SE QUALCHE POLITICO DEGNO DI CHIAMARSI TALE METTA FINE A QUESTO SCEMPIO.

QUANDO CHIEDETE SPIEGAZIONI A LUPI SU TWITTER, USIAMO TUTTI L’HASHTAG #LUPIRISPONDI.

FORZA, LIBERIAMOCI DELLA FECCIA.

domenica 25 gennaio 2015

Banca d'Italia cancella la sua memoria storica dal suo sito

In preparazione della grande abbuffata dei QE...e delle popolari che diventano delle dealer proprietarie di BdI...

Sparisce la memoria storica della Banca d'Italia, da quando, il 17/12/2014 è stato completamente cambiato il sito, in modo da cancellarne COMPLETAMENTE la storia. E infatti il link ad esempio sulla Grande Depressione, http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/storia/1936/la_depressione/, dà questo risultato: 


Io lo avevo messo in un commento a un articolo sulla storia della Banca d'Italia, perché era scritto nero su bianco di come fu nazionalizzato il sistema bancario italiano e la Banca d'Italia, ESPROPRIANDONE gradualmente gli azionisti.

Ho ripescato il pezzo con un programma per ricuperare gli articoli cancellati dal net, adesso tocca a voi farne copia/incolla e diffonderlo a più non posso:

Da qua: https://web.archive.org/web/20130708045655/http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/storia/1936/la_depressione 

DALL'ISTITUZIONE DELLA BANCA D'ITALIA ALLA LEGGE BANCARIA DEL 1936

La Grande depressione e la legge bancaria del 1936

Morto Stringher nel 1930, la direzione della Banca passò a Vincenzo Azzolini, proveniente dal Tesoro.
Nel pieno della Grande Depressione, la svalutazione della sterlina (settembre 1931) e di gran parte delle altre monete equivalse di fatto a un’ulteriore rivalutazione della lira. Si accentuò il carattere deflativo della politica italiana e pesanti furono le conseguenze sull’attività economica e sul sistema finanziario. Lo Stato e la Banca centrale salvarono dal tracollo le maggiori banche miste, gonfie di partecipazioni azionarie sempre più svalutate. La Banca d’Italia si trovò con un attivo fortemente immobilizzato e quindi nell’impossibilità di manovrare ulteriormente. Vennero così creati prima l'Istituto Mobiliare Italiano (IMI) con il compito di assicurare i finanziamenti di medio-lungo periodo e poi l'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI), che acquisì le partecipazioni azionarie delle banche in difficoltà e i pacchetti di controllo delle banche stesse.
A metà degli anni Trenta le tensioni che avrebbero portato al nuovo conflitto mondiale si manifestarono sul piano monetario e valutario nella cessazione di fatto della convertibilità della lira in oro e nella sospensione dell'obbligo della riserva aurea (che non verrà più ripristinato).
In questo contesto di preparazione alla guerra (nel 1935 iniziò l’aggressione all’Etiopia) venne elaborata, in ambito IRI, la legge di riforma bancaria del 1936. Una prima parte (tuttora in vigore) della legge definì la Banca d'Italia “istituto di diritto pubblico” e le affidò definitivamente la funzione di emissione (non più, quindi, in concessione); gli azionisti privati vennero espropriati delle loro quote, che furono riservate a enti finanziari di rilevanza pubblica; alla Banca fu proibito lo sconto diretto agli operatori non bancari, sottolineando così la sua funzione di banca delle banche. Una seconda parte della legge (abrogata quasi interamente nel 1993) fu dedicata alla vigilanza creditizia e finanziaria: essa ridisegnò l'intero assetto del sistema creditizio nel segno della separazione fra banca e industria e della separazione fra credito a breve e a lungo termine; definì l’attività bancaria funzione di interesse pubblico; concentrò l'azione di vigilanza nell’Ispettorato per la difesa del risparmio e l'esercizio del credito (organo statale di nuova creazione), presieduto dal Governatore e operante anche con mezzi e personale della Banca d'Italia, ma diretto da un Comitato di ministri presieduto dal capo del Governo.
Consapevole degli sviluppi della scienza economica e delle sfide poste da un mondo in continua e traumatica evoluzione, il Governatore Azzolini iniziò la creazione di un moderno Servizio Studi, attraverso l’assunzione di economisti professionisti.
Alla fine del 1936 la svalutazione della lira, lungamente attesa, favorì la ripresa economica e il riequilibrio dei conti con l’estero. Contemporaneamente, per effetto di un semplice decreto ministeriale, fu rimosso ogni limite alla possibilità dello Stato di finanziarsi per mezzo di debiti verso la Banca centrale: l’autonomia di quest’ultima toccò il punto più basso.
N. Forcheri 25/1/2015

L'ENQUETE Bande Annonce du Film [Affaire Clearstream] - YouTube

sabato 24 gennaio 2015

TARGET 2: NON ESISTE LA MONETA UNICA

di Marco Della Luna Fonte: http://marcodellaluna.info/sito/2015/01/24/target-2-non-esiste-la-moneta-unica/


Il funzionamento e la stessa esistenza2 della piattaforma per pagamenti bancari internazionali detta Target23, dimostrano che tutto il denaro sui conti correnti bancari, anche se denominato “euro”, non è l’euro, e non è creato dalla BCE, ma dalle banche dei singoli paesi aderenti. “Euro” è solo l’etichetta applicata a realtà giuridico-monetarie diverse tra loro. Queste ragioni si aggiungono a quelle già comunemente addotte per negare che l’euro sia una moneta e che sia una moneta unica4.
Conferma inoltre la teoria, già ampiamente dimostrata5, che la liquidità, gli attivi dei conti correnti, siano generati dall’attività di prestito delle banche commerciali, e solo in minima parte dalle banche centrali.
Innanzitutto, dicevo, la moneta che si trova registrata sui conti correnti non è l’euro della BCE, ma un’altra cosa. Infatti, se fosse l’euro “vero”, l’euro-valuta legale della BCE, per fare un bonifico di 1.000 euro dal mio conto corrente italiano a quello del mio fornitore in Germania, la mia banca opererebbe esattamente come quando fa un bonifico a un altro conto corrente italiano, a un altro conto corrente ABI, anziché passare per Target2, cioè chiedere alla Banca d’Italia di prestarle 1.000 euro della BCE (e la Banca d’Italia lo fa indebitandosi verso la BCE), con cui viene eseguito l’accredito sul conto corrente tedesco.
Il che dimostra che gli “euro” segnati sui conti correnti italiani non sono euro veri (non sono cioè la valuta legale), non sono emessi dalla BCE, sono diversi anche dagli “euro” segnati sui conti correnti tedeschi (greci, spagnoli, finlandesi…): gli euro sui conti correnti italiani sono gli euro… dell’ABI, cioè creati dal sistema bancario italiano, e non sono accreditabili su conti correnti non italiani.
Abbiamo due riprove della veridicità di ciò.
La prima, diretta: se voglio pagare un debito estero usando gli “euro” che ho sul mio conto corrente, devo passare per il meccanismo suddescritto; se invece voglio pagarlo con euro-banconote o euro-spiccioli (cioè euro-valuta legale), posso pagarlo direttamente, versandoli sul conto corrente estero del mio creditore. Ergo gli euro del cc sono una cosa diversa, per natura giuridica, dagli euro-valuta legale.
La seconda, indiretta: Target 2 è adoperato per i pagamenti anche da paesi che non usano l’euro, ergo Target 2 è strutturata per trattare valute anche diverse dall’euro.
Si conferma quindi che il grosso del money supply, circa il 97%, è generato con strumenti essenzialmente contabili dai vari sistemi delle banche commerciali. Vi sono tanti (pseudo) euro quanti sono i paesi partecipanti all’Eurozona, e ciascuno di essi ha circolazione limitata al paese del sistema bancario che lo ha generato; e in più vi è l’euro vero, la valuta legale, cioè quello creato dal Sistema Europeo delle Banche Centrali – l’unico che circoli, che sia accettabile, in tutta l’Eurozona, tanto in forma scritturale, che in forma cartacea o metallica.
Il che ha diverse implicazioni.
Innanzitutto, gli euro che ho sul mio conto corrente sono una cosa giuridicamente diversa dagli euro che si trovano sui conti correnti degli altri paesi dell’Eurozona, anche se hanno la medesima denominazione – imposta evidentemente per creare un’illusione di identità nell’opinione pubblica.
Dissolta tale illusione, appare evidente che non solo non esiste una moneta unica, ma siamo lontanissimi da un’unione monetaria e da un’integrazione bancaria europee, e che le tesi che essa si stia realizzando o si possa realizzare sono mistificazioni di mala fede.
In secondo luogo, Target 2 conferma che la massa monetaria nonè creata dalla BCE, ma dai sistemi delle banche commerciali.
In terzo luogo, appare evidente anche che il money supply denominato in euro non è creato unico per l’intera Eurozona, ma paese per paese in forma di rilascio di prestiti di banche commerciali denominate “euro” ma, nella realtà giuridica, consistenti non in euro (reali-legali), ma in promesse di euro reali-legali, emessi dalla BCE. Naturalmente, gli euro veri, oggetto delle promesse suddette, non esistono se non in minima parte, dato che, come già ricordato, il money supply consiste per il 97% circa in euro-promesse, e solo per il 3% in euro veri
Corollario del fatto che l’euro vero è solo quello della Banca centrale europea e quindi la carta moneta, mentre sui conti correnti bancari un euro solo apparente, perché è illegittimo costringere allo uso del nome euro, cioè dell’euro apparente, proibendo quello dell’euro vero, cioè della carta moneta. È un costringere la gente a spogliarsi del vero e a darlo in cambio del falso. E’ un privarla del diritto all’uso dell’unica vera moneta, della moneta legale.
Analogamente è illegittimo istituire controlli e deterrenti al deposito e al ritiro di euro veri cartacei. Sono tutte operazioni nell’interesse dei banchieri privati quali creatori esclusivi dell’euro apparente – operazioni per rafforzare l’illusione e nascondere la realtà.
24.01.15 Marco Della Luna

1 “Transit” è l’acronimo di Trans-European Automated Real-time Gross settlement Express Transfer system

2Le basi legali di Target2 si trovano in https://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/1003/1349/html/index.en.html
3Se io voglio pagare una fornitura che importo da un fornitore tedesco, devo chiedere alla mia banca di chiedere alla banca centrale italiana di chiedere in prestito la somma dalla BCE, e di metterla a disposizione della banca centrale tedesca in modo che questa la accrediti al conto corrente della banca commerciale del mio fornitore. Se l’Italia esposta consistentemente più di quanto esporta, succede che la banca centrale italiana accumula debiti crescenti verso la BCE, mentre le banche centrali dei paesi da cui importiamo aumentano corrispondentemente i propri crediti verso la BCE. Così è successo: alla fine del 2011 le banche centrali dei PIIGS avevano accumulato debiti verso la BCE per 600 miliardi, e la banca centrale tedesca un credito di 800 miliardi. Praticamente, la BCE finanzia le esportazioni della Germania e dell’Olanda, favorendo il progressivo indebitamento dei paesi meno competitivi; così ha creato una mina monetaria colossale. Per una descrizione del funzionamento, vedi: http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=817:il-meccanismo-target2&catid=39:politiche-economiche&Itemid=176
4Queste ragioni sono: l’euro è in essenza un sistema di blocco dei rapporti di cambio delle monete dei paesi aderenti; non esiste un bilancio comune, non esiste un sistema di trasferimenti nell’Eurozona per compensare gli squilibri delle bilance commerciali interstato, non esiste una comune banca centrale di emissione che faccia da prestatore di ultima istanza e garantisca l’acquisto dei titoli del debito pubblico; le varie monete nazionali esistono ancora, sebbene denominate tutte “euro”, perché ciascuna poggia sui titoli del debito pubblico nazionale, e ciascun debito pubblico nazionale riceve un suo proprio rating, paga un suo proprio rendimento, è soggetto a un possibile default separato dagli altri.
5 Tra gli altri, èstato dimostrato scientificamente dal prof. Richard Werner dell’Università di Southampton mediante un esperimento, che è stato filmato da una troupe televisiva. Su International Review of Financial Analysis – 36 (2014), Werner ha pubblicato un paper su questo esperimento, col titolo Can banks individually create money out of nothing? – The theories and the empirical evidence (Possono le banche creare denaro dal nulla? Teorie e prove empiriche.

Nino Galloni: "L'immissione monetaria illimitata delle Banche centrali serve solo alle grandi banche e ai centri finanziari" - Notizia del giorno - L'Antidiplomatico

Fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=10242

Nino Galloni: L'immissione monetaria illimitata delle Banche centrali serve solo alle grandi banche e ai centri finanziari

"L'euro è la fase finale di un progetto iniziato negli anni '80 che aveva l'obiettivo della desindustrializzazione dell'Italia"


di Cesare Sacchetti 

Nino Galloni. Economista. Ha insegnato all'Università Cattolica di Milano, all'Università di Modena ed alla Luiss. Dal 2010 è membro effettivo del collegio dei sindaci all'INPS. Autore di Chi ha tradito l'economia italiana? e Prendi i tuoi soldi e... scappa? La fine della globalizzazione.

- Dottor Galloni, nei giorni scorsi è stata approvata la legge di stabilità 2015 e il Jobs Act . Può dirci gli effetti che si otterranno con questi provvedimenti ?
Questo governo, come già sottolineato da numerosi economisti, continua a scommettere su una ripresa che non si manifesta e mai potrà farlo. L’unico strumento che sia stato utilizzato per favorire la ripresa, dopo la fine della primavera del 2001, anno in cui si può far risalire l’inizio della crisi dal lato reale dell’economia - seguita successivamente dalla crisi finanziaria del 2008 - è stato l’utilizzo di immissione monetarie illimitate da parte delle banche centrali. Un’operazione che non ha sortito gli effetti desiderati, perché quella liquidità, non è servita a sostenere le imprese e le famiglie, ma è andata a sostenere le grandi banche e i centri finanziari; tantomeno ne hanno beneficiato gli Stati nazionali.
L’unico intervento praticato è consistito nella riduzione della pressione fiscale (importante negli USA di Bush e altrove, ma non Italia); ciò ha comportato un progressivo peggioramento dei servizi e delle condizioni del ceto medio, costretto ad aumentare le proprie spese per usufruire dei servizi pubblici essenziali venuti meno. La soluzione  sarebbe una riduzione della pressione fiscale e il mantenimento del livello della  spesa pubblica, oppure, ancora meglio, aumentare semplicemente quest’ultima. 
Dobbiamo tenere a mente un fatto preciso: se non si alzano i livelli di spesa pubblica al netto delle tasse, le possibilità di vedere una ripresa economica nel nostro Paese sono pari a zero. Il Jobs Act, in questo senso, non va nella direzione necessaria per invertire la tendenza recessiva. Mi sembra chiaro che questi provvedimenti mirino a stimolare solo il lato dell’offerta, ma per rendere più chiara l’inutilità di questa misura provo ad esprimermi con un esempio: poniamo che le imprese ricevano molti ordini e siano costrette ad  aumentare la produzione, ergo si mettono in cerca di determinate  figure professionali e le acquisiscono sul mercato. Se il costo del lavoro per assumere questi profili professionali è alto, ma in compenso ci sono ordini ed aumenta la produzione, sicuramente il datore di lavoro avrà di che lamentarsi perché sta pagando molto per i suoi dipendenti, non sarà contento quando essi vanno in ferie o in malattia, ma intanto si continua ad assumere. Se, specularmente, abbiamo una situazione in cui la domanda è ferma, conseguentemente non ci saranno nuovi ordini e l’economia subirà una stagnazione, nonostante  il costo del lavoro sia molto più basso, il datore di lavoro non avrà alcuna valida ragione per assumere.
Qui ritorna ciò che dicevo prima, non è sufficiente ridurre la tassazione per stimolare la ripresa, occorre necessariamente un aumento della spesa. In Italia, abbiamo una situazione anche peggiore,  con i livelli di spesa contenuti e la pressione fiscale aumentata a dismisura. Se si somma tutto questo all’attuale recessione, la situazione economica andrà aggravandosi sempre di più, e i governi Monti, Letta e Renzi degli ultimi anni non hanno potuto o voluto fare nulla di concreto per uscire da questa situazione. 
- Un paragone che spesso ricorre tra il presente e il passato è quello tra SME ed Euro. Lo SME era un accordo di cambi fissi, dal quale siamo usciti solo dopo pesanti speculazioni finanziarie e uccidendo il modello dello Stato imprenditore. Lei crede che possa ripetersi la stessa situazione di allora, con un’uscita dall’Euro traumatica e frutto della logica di svendita?
Se facciamo un ragionamento teorico, sicuramente l’euro va abbandonato. Con un discorso pratico, le cose si complicano. Una delle soluzioni potrebbe essere stabilire degli accordi di cambi fissi, ripristinare la moneta nazionale, e dare la possibilità di fare spesa pubblica in disavanzo tramite la leva del deficit spending.
Gli strumenti sono fondamentalmente tre: quello positivo è l’aumento della spesa pubblica, che passa da una riduzione della disoccupazione e questo dovrebbe essere il primo tra gli obbiettivi che tutti i paesi europei dovrebbero sottoscrivere e fare in modo che le economie degli stati siano in equilibrio tra di loro;  la seconda strada è la svalutazione del cambio, in modo tale da compensare gli squilibri  delle bilance commerciali dei differenti paesi, agevolare le esportazioni e rendere più  difficili le importazioni; la terza strada è la negazione delle due precedenti, quindi in questo caso non resta altro che svalutare i salari, anche se questo non appiana gli squilibri commerciali tra paesi e non stimola  la domanda interna, quindi il risultato sarà un aumento della disoccupazione e un abbassamento dei salari.
Dobbiamo scegliere tra un ritorno alle svalutazioni competitive, anche se questo forse è il minore dei vantaggi che una moneta sovrana concede, oppure attuare la politica del deficit spending, che permetterebbe di aumentare gli investimenti e recuperare il terreno perduto sulla competitività. E’ necessario lasciarsi alle spalle il modello economico mercantilista, fondato sulle esportazioni e sulla politica del beggar thy neighbour, per abbracciare un nuovo modello in cui non siano più le esportazioni a guidare la crescita del PIL,  ma il cui vero obbiettivo sia  l’aumento della domanda interna.  L’euro è stato inventato proprio sulla scorta di quel modello economico non solidale e germanocentrico,  volendo impedire all’Italia di svalutare ed essere troppo competitiva. Quando la Germania stava completando la sua riunificazione  e la Francia non riusciva più ad essere competitiva sui mercati europei, si pensò di inventare l’euro per limitare la nostra competitività, ma prima era necessario deindustrializzarci con un processo iniziato dagli anni’80 , e la moneta unica è la parte finale di quel progetto.
- Nel giugno 1992, avveniva la famosa riunione a bordo del panfilo Britannia, dove si decise di abbandonare il modello dello Stato imprenditore e svendere il patrimonio industriale e bancario italiano; presero parte all’ incontro,tra gli altri, Draghi e Bazoli. Il mese prossimo, dopo le  annunciate dimissioni di Napolitano, si deciderà il nuovo Capo dello Stato e tra i nomi avanzati per la successione spiccano quelli di Amato, Draghi e Prodi. E’ una coincidenza che i protagonisti del processo di integrazione europeo siano oggi tra i candidati alla Presidenza della Repubblica?
Tutto questo fa parte di un processo ventennale. Chi apparteneva a quella cordata, ha avuto la possibilità di ricoprire i più alti incarichi . Chi non vi apparteneva, non aveva possibilità di ricoprire tali cariche.  Credo che Il candidato più probabile per la Presidenza della Repubblica sia Romano Prodi, e sono convinto che siano già stati fatti degli accordi in tal senso. 


- Non crede che Amato possa essere il nome che metta d’accordo centrodestra e centrosinistra sul candidato al Quirinale, sul modello dell’elezione di Ciampi?
Non credo perché è il candidato di Berlusconi, ed escluderei anche Draghi perché nel suo ruolo di presidente della BCE,  sta tutelando egregiamente gli interessi della finanza speculativa. Se il nome di Prodi non passa nei primi scrutini, probabilmente riprenderà corpo l’ipotesi di una candidatura femminile.  L’interesse del Paese è avere un Presidente che  pensi a proteggere e tutelare gli interessi italiani e non quelli europei o sovranazionali. In altre parole, non dobbiamo avere un Presidente che ci costringa a morire per l’euro. Mi auguro che si cerchino accordi con gli altri paesi per trovare una via d’uscita sostenibile per il bene della collettività, e noi avremmo bisogno particolarmente di un Presidente che agisca proprio in tal senso: l’opposto di Napolitano, per dirla più crudamente.
- Uno sguardo alle prossime elezioni in Grecia: Tsipras chiederà una sospensione del pagamento del debito.  Il tasso di interesse decennale sui bond greci è attualmente al 8,40%, e si prevede un nuovo rialzo, nel caso di una vittoria elettorale del partito di Tsipras. Lei crede che la Grecia sarà costretta ad abbandonare la moneta unica?
Il piano di Tsipras è meno realizzabile dell’uscita dall’euro stessa. La ristrutturazione può avvenire sul capitale, ma in questo caso affondano le banche tedesche e francesi,  e in parte quelle italiane che hanno titoli greci.  Se la ristrutturazione invece è sugli interessi, perde di senso il possesso dei titoli poiché gli speculatori li hanno comprati per lucrare proprio su quelli. Quindi non credo affatto che il male maggiore per la Grecia sia l’abbandono dell’euro. La Grecia va aiutata ad uscire dall’euro, senza minacciare guerra nei suoi confronti se prenderà questa scelta. 

- Tsipras potrà portare la Grecia fuori dall’euro?
Tsipras non ha manifestato l’intenzione di abbandonare l’euro, il suo obiettivo è la ristrutturazione del debito. Potrebbe, in caso di vittoria elettorale, realizzare il suo progetto solo se avesse a disposizione un’arma di ricatto nei confronti dei suoi creditori. Consideriamo che se la Grecia disponesse di una moneta nazionale, molto più debole, sarebbe un concorrente eccellente per gli altri paesi europei sia per le esportazioni sia per  il turismo. Ovviamente per i greci sarebbe meglio tirare una riga e ricominciare da zero con una nuova moneta. Non dimentichiamo che  la colpa di questa situazione è dell’Europa, sopratutto  della BCE, che ha commesso un errore marchiano rifiutandosi di comprare il debito greco.  La monetizzazione del debito greco da parte della BCE era l’unico modo possibile per calmierare gli interessi crescenti sul debito, e mettere al riparo la Grecia dall’aggressione dei mercati.  Ribadisco la necessità di un ripristino della sovranità monetaria degli stati, leva necessaria per raggiungere il traguardo della piena occupazione. 

Denaro, chi tocca muore: quando Kennedy silurò la Fed | LIBRE

Fonte: http://www.libreidee.org/2012/01/denaro-chi-tocca-muore-quando-kennedy-siluro-la-fed/




Chi tocca, muore: il denaro devono continuare a stamparlo banche private, che poi lo prestano agli Stati ricavando lauti interessi, in base alla pratica inaugurata secoli fa dalla Banca d’Inghilterra. Secondo alcuni analisti, quello dei politici che hanno provato a strappare alle banche l’esclusiva sull’emissione di moneta è ormai un affollato cimitero. Per Marco Seba, membro dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata di Ginevra, sono addirittura sette i presidenti americani a cui la questione monetaria sarebbe costata la pelle: Lincoln, Garfield e McKinley uccisi con armi da fuoco, mentre Harrison, Taylor e lo stesso Roosevelt sarebbero stati avvelenati, come sostiene un investigatore di Chicago, Sherman Skolnick. Ma il caso più clamoroso è quello di John Fitzgerald Kennedy, fatto assassinare (dalla mafia?) dopo aver esautorato, di fatto, la Federal Reserve, con un provvedimento da allora rimasto lettera morta: dollari emessi direttamente dallo Stato.
Ne parla diffusamente Enrica Perucchietti nel libro-indagine “L’altra faccia di Obama”, che scava nell’imbarazzante biografia del presidente-rockstar Jfkche, dopo l’incubo dell’era Bush, doveva restituire speranza all’America e al mondo: dietro alla sua campagna elettorale c’è il denaro della peggiore “casta americana”, quella del Bilderberg e delle lobby di Wall Street. La grande finanza onnipotente, cinica e spietata, che decreta l’immensa fortuna di minuscole élites e la rovina di interi popoli. Come dire che Barack Obama è davvero l’ultimo uomo al mondo in grado di poter indossare i panni di Robin Hood, che tanto aveva sbandierato nella sua spettacolare campagna elettorale. I suoi “padroni” occulti, i suoi veri “azionisti”, hanno in mente ben altro che la ridistribuzione della ricchezza. Prima ci sono amici banchieri, monopolisti e multinazionali; ci sono truffatori da salvare e bancarottieri da graziare. Nessuna speranza di veder democratizzato lo strumento di potere principale: il denaro.
E’ il 12 novembre 1963 quando il presidente Kennedy, alla Columbia University, denuncia esplicitamente un complotto che coinvolge la Casa Bianca e rischia di porre fine alla libertà del popolo americano. Kennedy annuncia che i colpevoli saranno smascherati, ma esattamente dieci giorni dopo, a Dallas, muore nell’attentato sul quale ancora oggi, mezzo secolo dopo, l’America non dispone di una esauriente verità giudiziaria. Secondo Enrica Perucchietti, doveva avere avuto un effetto sconvolgente il famoso decreto presidenziale numero 11110 firmato da Kennedy qualche mese prima, il 4 giugno: «Con un colpo di penna – scrive l’autrice de “L’altra faccia di Obama” – il presidente Kennedy decretò che la Federal Reserve, di proprietà di privati, sarebbe presto fallita». Il capo della Casa Bianca autorizzò infatti il Enrica PerucchiettiTesoro ad emettere dollari a costo zero, basati sulla riserva statale in lingotti d’argento.
«Sembra ovvio che il presidente Kennedy sapesse che l’uso delle banconote della Federal Reserve come presunta valuta legale fosse contrario alla Costituzione degli Stati Uniti», osserva l’autrice: «Jfk aveva inoltre previsto che le nuove banconote emesse direttamente dal governo in base alle riserve argentee si sarebbero diffuse e avrebbero progressivamente eliminato dalla circolazione la richiesta di banconote emesse dalla Fed», che le cedeva allo Stato dietro il pagamento di un interesse su ogni dollaro stampato. Era dunque il signoraggio bancario il “complotto” di cui parlò Kennedy poco prima di venire ucciso? Negli ultimi due secoli, aggiunge Enrica Perucchietti, il signoraggio ha messo in allarme politici e intellettuali: «Se mai gli americani consentiranno a banche private di emettere il proprio denaro – ammoniva profeticamente Thomas Jefferson – le banche e le grandi imprese priveranno la gente delle proprietà di ciascuno, finché i figli di sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri».
Il potere di emissione della valuta, insisteva Jefferson, «va tolto alle banche e restituito al popolo, al quale appartiene». All’epoca della fatale introduzione dell’euro, emesso dalla Bce che lo presta a caro prezzo agli Stati europei, proprio il “denaro del popolo” è stato l’obiettivo della crociata del giurista italiano Giacinto Auriti, giunto a denunciare la Banca d’Italia in nome della sovranità popolare monetaria. Fu dunque la battaglia per “restituire il denaro al popolo” a costare la vita a Kennedy? Sicuramente, sostiene Enrica Perucchietti, la politica monetaria di Jfk fu un concorso di pena per i tiranni dell’élite finanziaria. Ancora non sappiamo quale fu la L'altra faccia di Obamascintilla della ribellione che spinse il presidente americano a rivelare al mondo, a mezzo stampa, «il piano occulto di un governo segreto che mirava – e mira tuttora, più che mai – a comandare l’intero pianeta».
Così era cinquant’anni fa, ma pure ai tempi di Roosevelt, che vent’anni prima dichiarò: «La verità è che elementi della finanzasono proprietari del governo nei suoi cardini principali, sin dai giorni di Andrew Jackson». Proprio quel Jackson che definiva «covo di vipere» il santuario dei banchieri. L’Occidente è in preda a una crisimai vista e ormai sta per esplodere: «Solo, non sappiamo quando e come avverrà la deflagrazione, e con quale potenza: ma la rivolta, quella vera, non è concessa». Barack Obama? Puro teatrino della speranza, buono solo per il marketing elettorale organizzato direttamente da Wall Street. No, la rivolta non ci è concessa: il solo crederlo «basta per condannarci alla schiavitù».Banche, denaro, finanza: «E’ un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario», dirà con cinismo un altro presidente americano, Henry Ford: «Perché, se accadesse, credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina».
(Il libro: Enrica Perucchietti, “L’altra faccia di Obama – ombre dal passato e promesse disattese”, Uno Editori, 467 pagine, euro 18,50).

BCE e Quantitative Easing: il trucco per estorcere col sorriso la ricchezza reale dei popoli

fonte: http://www.quieuropa.it/bce-e-quantitative-easing-il-trucco-per-estorcere-col-sorriso-la-ricchezza-reale-dei-popoli/

Venerdì, Febbraio 23rd / 2015    
di Nicola Arena, Sete di Giustizia -
Redazione Quieuropa, Nicola Arena, Giacinto Auriti, Moneta debito, Mario Draghi, BCE, Quantitative Easing, enorme operazione finanziaria in atto, liberal capitalismo e social-comunismo 
Mario Draghi e il marketing di regime: arriva il quantitative easing
BCE e Quantitative Easing: il trucco per estorcere
col sorriso la ricchezza reale dei popoli
L'arma del liberal-capitalismo e social-comunismo di regime per 
prosciugare le ricchezze reali dei popoli europei mediante la 
moneta emessa, illegittimamente, a debito

di Nicola Arena, Sete di Giustizia
quantitative easing
 Il bazooka della BCE – Ma perchè Draghi può prestare denaro?               
Francoforte – di Rocco Carbone, Sete di Giustizia  "Il governatore della Bce Mario Draghi - secondo l'ANSA – spinge governi europei, borse e opinione pubblica proponendo un piano per la crescita europea". Con il "quantitative easing" annunciato dalla Bce in difesa dell'euro, in apparente contrapposizione alle azioni dei singoli stati e alla volontà dei paesi del Nord Europa tutti votati all'attuazione delle cosiddette "riforme" - utili al sistema - e alla disciplina di bilancio considerata propedeutica e "necessaria" all'attuazione di eventuali sostegni diretti. Tutto questo si traduce, come affermato da Mario Monti  tre anni fa in una celeberrima e clamorosa intervista che ha fatto il giro del web (vedi qui Mario Monti, le crisi e le cessioni delle sovranità nazionali ), in cessioni delle rimanenti parti delle sovranità nazionali ad un livello comunitario. Cioè, detta in altri termini, in favore di un impero… Per comprenderel’enorme operazione finanziaria in atto e per osservare tale manovra dalla giusta prospettiva, bisogna fare un salto qualitativo e culturale, spingendosi a riflettere su questioni ovvie e ormai, da troppo tempo, date per scontate da quasi tutti. ciò rispondendo innanzi tutto alla seguente domanda: perché Mario Draghi può prestare denaro? Per rispondere al sottile e prioritario quesito continuiamo con la cronaca e l'analisi delle cosiddette "azioni preliminari" inerenti allamanovra finanziaria in atto.
 Comprendere i reali obiettivi del quantitative easing                                   
Secondo l'ANSA "la Bce comprerà titoli per 60 miliardi  al mese fino a fine settembre 2016,  e comunque fino a quando non vedremo un deciso miglioramento nell'andamento dell' inflazione" coerente con l'obiettivo di un andamento dei prezzi vicino al 2%". E' quanto sostenuto da Draghi nell'operazione di marketing concepita all'atto del propagandistico lancio del 'quantitative easing'. L’acquisto di titoli, tradotto in termini più realistici, significa per chi non lo sapesse, unulteriore aumento del debito pubblico, che dovremo restituire con gli interessi, e questo significa che gli italiani (nel nostro caso) saranno costretti a fare ulteriori sacrifici con  ulteriori tagli ed aumenti della tassazione. Infatti, come purtroppo ancora molti ignorano, non possiamo creare da soli il nostro denaro e quindi dovremo – non si comprende in base a quale principio giuridico – cedere ricchezza reale nelle mani dei grandi ed illegittimi "prestatori" di prima istanza. Come sempre! Da marzo la Bce inizierà, dunque, a comprare titoli sulla base della quota dei vari paesi nel suo capitale. Secondo Draghi – in aggiunta – i rischi dei titoli comprati dalla Bce saranno condivisi solo in quota pari al 20% del totale, ed assieme alle banche centrali dei paesi dell'Eurozona.
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 Il trucco per espropriare e estorcere con il sorriso                                          
Dinanzi a questa grandissima bufala concettuale, ci chiediamo in tutta franchezza che rischi possa avere chi crea il denaro dal nulla; denaro che – in aggiunta – dovrebbe appartenere in origine ai popoli europei. Ma non finisce qui! Il denaro-debito della BCE oltre ad essere emesso – come detto - dal nulla e prestato anche con la certezza di un rimborso, che si attualizzerà – materializzando funeste premonizioni - attraverso la tassazione o la cessione di aziende statali e di altre quote di patrimonio immobiliare pubblico, con la complicità dei politici asserviti al sistema. Mario Draghi, nelle ultime ore, interpretando il ruolo assegnatogli dai grandi reggenti del mondialismo illuminato (liberal-capitalista e social-comunista) si è detto "molto sorpreso che il tema della condivisione dei rischi sia diventato il più importante" nella discussione sul quantitative easing.
 Il falso dogma illuminato dell'inflazione                                                            
Le misure di oggi – secondo l'ANSA – "aiuteranno contro i rischi per le aspettative d'inflazione". Eppure da sempre ci dicono che gli stati non possono “stampare” denaro perché altrimenti si crea inflazione. Beh! Immettere 60 miliardi di euro al mese per 20 mesi, non crea inflazione? una cosa è certa: la creazione di false ideologie economiche, come questa in esame sostenuta dall'economia classica, spinge le popolazioni ad un rifiuto della politica in generale e nel contempo ad accettare passivamente le decisioni prese da entità sconosciute.
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 Quando si perde il senso della verità                                                                   
Il piano di acquisti presentato oggi dalla Bce durerà fino alla fine di settembre 2016 e fin quando "ci sarà – fonte ANSA – una sorretta correzione dell'inflazione, con l'obiettivo di un livello dei prezzi sotto al 2% nel medio termine". Ad affermarlo sempre il Presidente della BCE. In questo contesto di cifre e numeri si perde il senso della verità e della natura giuridica della moneta. Riproponiamo –  allora – la domanda inizialmente fatta: perché mai Mario Draghi può prestare denaro?
 La doppia anima della moneta                                                                              
Per tentare di rispondere in maniera compiuta ed integrale a questo interrogativo ricordiamo l'esistenza di un dualismo atavico che si fonde nell'essenza della moneta: essa è formata da due parti distinte fra loro. La prima parte è materiale e simbolica: la moneta, infatti, può essere dinatura cartecea, metallica o elettronica, caratterizzata – badate bene – da costi di fabbricazione praticamente inesistenti (vedi qui L’essenza della truffa monetaria da Signoraggio – Il Denaro non ha Costi di Produzione); la seconda parte, in assoluto quella più importante (per quanto riguarda la moneta nominale e cioè quella attuale) è il valore, ossia il potere d’acquisto, di natura immateriale, ma percepito attraverso la prima parte che è il simbolo. Questo valore è creato dai cittadini di una nazione, che hanno deciso di utilizzare e quindi accettare convenzionalmente il simbolo monetario come mezzi di pagamento, come contenitore di valore indotto.
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 La BCE dovrebbe accreditare la moneta ad ogni singolo cittadino           
Come ha ampiamente e inconfutabilmente dimostrato il Professor Giacinto Auriti, infatti, chi crea il valore della moneta sono i cittadini che la usano, e dunque ad essi va univocamente attribuita la PROPRIETA’ di tutta la quantità di valore monetario emesso. La BCE dovrebbe accreditare ad ogni singolo cittadino, una quota parte di valore emesso, come reddito di cittadinanza, la rimanente parte ACCREDITARLA agli stati europei per il loro fabbisogno, trattenendosi i costi di produzione e gestione dei sevizi resi (vedi qui –Signoraggio – La Confessione dell’élite). Alla luce di questa grande verità svelata da Auriti, ricordiamo ai cittadini europei che tutto ciò non costerebbe nulla (vedi qui L’essenza della truffa monetaria da Signoraggio – Il Denaro non ha Costi di Produzione ): la produzione della moneta – attuale oro-carta – infatti non costa assolutamente nulla. Siamo di fronte ad un grande inganno: cioè al più grande inganno della storia!
 Come corrispettivo il nulla                                                                                     
Ovviamente, la macchina politica economica è molto complessa, non aspettiamoci un ripensamento o una strategia remissiva da parte della BCE, in quanto il piano adottato con il QE è finalizzato al raggiungimento degli obiettivi previsti, in pratica uno scambio (certamente non alla pari) fra immissinone di liquidità, cioè denaro creato dal nulla, in cambio di cessioni di sovranità  nazionali e ricchezza reale. Si comprende  benissimo tutta la trama oscura attraverso un esempio, tipicamente auritiano, che riproponiamo di seguito: se compro un automobile, io mi indebito  nei confronti della concessionaria , ma in cambio del mio debito,  ricevo l’automobile. Con il QE la BCE  viene ad indebitare ulteriormente i popoli europei, dando come corrispettivo il nulla,in quanto quel denaro i popoli europei potrebbero emetterlo, attraverso una propria Banca Centrale, senza indebitarsi, ma accreditandosi l’intera somma emessa.
quantitative easing
 E' giunto il tempo di comprendere la grande truffa!                                      
E’ giunto il tempo di comprendere la grande truffa che si nasconde dietro la moneta debito, studiando le teorie auritiane, occorre – tuttavia – farlo in fretta, per lasciare  alle nuove generazioni la speranza di vedersi affermata la certezza dei propri diritti con la proprietà popolare della moneta.  La nostra soddisfazione maggiore sarà quella di poter prevedere  nei volti dei bambini, la serenità di un sorriso vivo.
Nicola Arena (Copyright © 2014 Qui Europa)

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