Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

giovedì 31 gennaio 2008

Acqualatina: I falsi, cifre e dati, a cura di Nicoletta Forcheri

Fonte: http://www.ildialogo.org/economia/acqrom31012008.htm
a cura di Nicoletta Forcheri
Sull’arresto di Raimondo Besson - Allegato il provvedimento
contro - ACEA-SUEZ ENVIRONNEMENT/PUBLIACQUA

Ricevo e volentieri inoltro, con preghiera di diffondere, i comunicati sulla vicenda degli arresti degli amministratori di AcquaLatina dal quale si evince chiaramente come Topo Gigio Veltroni difficilmente poteva non essere al corrente, visto che Acea SpA appartiene per il 51% al Comune di Roma. Inoltre se leggi (vedi allegato in fondo) la sentenza del Garante della Concorrenza che condanna Acea e Suez a pagare una multa per violazione della concorrenza - formazione di un’intesa illegale nel rispondere al bando di gara per acquistare il restante 40% di Publiacqua SpA - si capisce come Veltroni abbia fedelmente continuato il lavoro di Cuccia, ex amministratore delegato di Acea SpA.
Quella delle due multinazionali Suez e Veolia (ex Vivendi) è un vero e proprio piano di occupazione delle risorse idriche dell’intero paese, con la complicità oltre che dei circoli affaristici francesi (Caisse des Depots), dei nostri politici malavitosi: in questo piano di concessione coatta delle preziose rendite monetarie idriche, questi due colossi, che avevano persino accarezzato l’idea di sposarsi, in barba a qualsiasi legge naturale della concorrenza, hanno facilmente trovato gli appositi intermediari nostrani, che giocano a fare i broker sulla nostra pelle: oltre a topo gigio, caltagirone, grande intermediatore italico del momento e conseguente Monte dei Paschi, ma anche il gruppo Pisante, con relative connivenze politiche. Tutto sta a indicare quel comitato trasversale di partiti, politici, imprenditori e funzionari scoperto da de Magistris nelle inchieste e che, guarda caso, gli sono puntualmente state tolte.
Se i giornali facessero il loro mestiere, qua ce ne sarebbe a sufficienza per smerdare Veltroni e farlo apparire in luce nefasta. Ma ordini nell’ombra vanno nella direzione opposta, ordini provenienti dalla cima della piramide e dagli uomini che comandano nella stanza dei bottoni: FMI, Bildberg Group, Rockfeller, per non citarne che qualcheduno. Ordini che hanno deciso che noi, popolo italiano, dobbiamo sprofondare nel dilemma senza via di uscita tra un finto centro sinistra e un finto centro destra, per di più sul procinto di inciuciarsi, per non lasciarci dire la nostra e imbavagliarci sempre di più.
Ed è evidente che il conflitto d’interessi non riguarda solo le televisioni ma anche ibridi giuridici come la gestione pubblico-privato con gli ATO della Legge Galli, mai abrogati, che rende complici in affari gli enti locali che dovrebbero tutelare il bene comune, in questo caso l’acqua e i rifiuti. Già perché colossi come Veolia e GDF trovando lucroso gli affari degli inceneritori in Italia, puntano a monopolizzare anche quelli nel nostro paese. Con il beneplacito dei nostri politici e dei mafiosi e una scrollata di spalle della Commissione europea. Al momento del dunque, poi, sono tutti impotenti, e annullare decisioni illegali esula dalle competenze del garante della concorrenza, della Commissione europea, degli ATO stessi in conflitto di interessi e di tutti quanti.
Sistema ben rodato dove ognuno getta la responsabilità sul vicino e dove il politico in ultima istanza non si prende mai le responsabilità.
E infatti è più che lecito chiedersi perché oltre al conflitto di interessi, questo defunto governo non ha mai messo in discussione e abrogato i provvedimenti nefasti della Legge Galli (gestione pubblico/privato dell’acqua)?

Nicoletta Forcheri

COORDINAMENTO ROMANO ACQUA PUBBLICA
Comunicato stampa

IL coordinamento romano acqua pubblica, dati i recenti eventi giudiziari relativi ad Acqualatina spa, chiede le immediate dimissioni del consigliere di amministrazione di Acea Ato 2, Raimondo Besson. Raimondo Besson, ex dirigente regionale, autore della legge regionale istitutiva degli Ato nel Lazio, nel lontano 1996, vicepresidente nonchè consigliere di amministrazione di Acqualatina spa, quindi amministratore delegato di Sorical spa (di cui il 75% è di Veolia) società che gestisce il servizio idrico in Calabria, ma soprattutto consigliere di amministrazione di Acea Ato2, il gestore del servizio idrico nell’Ato 2 di Roma, è stato recentemente posto agli arresti domiciliari per un sistema di appalti truccati.

Attraverso tale sistema tutti gli appalti della società Acqualatina spa, venivano vinti solo dalle società satellite dei soci privati di Acqualatina (Veolia, Siba, Enel Hydro), attraverso delle offerte così basse da essere fuori mercato; le società affidatarie poi, attraverso false fatture, svuotavano le casse di Acqualatina e quindi della Provincia, quest’ultima obbligata a ripianare i debiti della prima, in base agli accordi fissati nella convenzione di gestione.

Per questi e per altri fatti il Besson assieme ad altri 5 fra dirigenti ed ex di Acqualatina, tra i quali Paride Martella, Silvano Morandi, Giansandro Rossi, Bernard Cynà e Louis-Marie Pons, è indagato per associazione a delinquere, abuso di ufficio, frode nelle pubbliche forniture, falsità ideologica in appalti pubblici e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Di fronte a questi gravi fatti, il Coordinamento romano acqua pubblica chiede le immediate dimissioni del consigliere di amministrazione di Acea Ato2, Raimondo Besson, in quanto risultano venuti meno quegli elementi di legalità e trasparenza necessari ad una corretta interpretazione della carica da lui ricoperta. COORDINAMENTO ROMANO ACQUA PUBBLICA

Roma, 26 Gennaio 2008

Coordinamento Romano Acqua Pubblica

acquapubblicaroma@yahoo.it 

Erika 339 1964454 - Claudio 320 4113410 06 68136225 (segreteria)

L’acqua è un diritto, non una merce


Acqualatina: I falsi, cifre e dati


Latina (27/01/2008) - Un intricato giro di società, nate per essere remunerative grazie ad assegnazioni dirette di incarichi da parte delle consorelle. Il meccanismo? Semplice. Si decideva la società a cui dare l’appalto, si formalizzava la scelta della stessa e, solo dopo, si costruivano le pezze d’appoggio per giustificarla. Un meccanismo oliato, in cui le difficoltà nascevano solo ed esclusivamente dalle discussioni interne fra i privati. Il pubblico restava a guardare, senza chiedere chiarimenti o delucidazioni di alcun tipo, dimostrando l’incapacità di svolgere la sua funzione di controllo. L’orientamento della gestione economica, sostiene il Pm Raffaella De Pasquale, era volutamente orientato a favorire alcuni soggetti. Il tutto ha inizio con gli affidamenti dei servizi informatici e di gestione dei clienti. La scelta in prima battuta cade sulla Vivendi Waters Italia spa. Poi si propone per lo stesso servizio anche Enel Hydro. In concorso con la Vivendi la Enel presenterà quindi un’offerta aggiuntiva, relativa solo ad una parte del servizio informatico e di gestione dei clienti. Il servizio, infine, sarà sdoppiato ed affidato a due diverse società, determinando una aumento definito ’irrazionale 3 dei costi da sostenere per la società e, quindi, per gli utenti. Le mail fra Silvano Morandi a Pisante e da Bernard Cyna a Louis Marie Pons non nascondono nulla. "...sono a disposizione dei soci - scrive l’amministratore delegato di Acqualatina - 300 mila euro più 20 mila per imprevisti... sono valutate in cinque milioni di euro le prestazioni annuali di Siba spa per i successivi anni 3 e in due milioni di euro annuali per le prestazioni di Veolia Water Italia". Un modello di assegnazione illegittimo, come gli stessi protagonisti della faccenda sanno, visto che, in mail successive discutono della necessità di preparare un argomento scritto per giustificare la decisione di non fare la gara. Resta significativo il fatto che gli indagati, hanno deciso la sottoscrizione del contratto con la Vivendi per i servizi informatici, per il periodo che va dal primo gennaio al 30 giugno del 2003, prima dell’arrivo del richiesto parere favorevole. Tutti fatti che, a detta del magistrato, sono sintomo di una condotta consapevolmente abusiva. I soggetti affidatari degli appalti, infatti, sono tutti soci del socio privato della società mista Idrolatina srl, e vengono scelti sulla base di un’attestazione di congruità dei prezzi effettuata dallo stesso Cyna, spesso in assenza di relazione e di un progetto. L’illegittimità della scelta e la sua impostazione è condivisa, secondo l’analisi del pubblico ministero, da Martella, Besson, Rossi e Cyna, come emerge da altre mail scambiate fra le parti, in cui è chiaro che ci sono dei benefici predeterminati, nella precisa consapevolezza di attribuire al contraente affidatario, un’ingiusto vantaggio patrimoniale. Un vantaggio costituito dalla somma pattuita a pagamento del servizio, completamente sganciata dalle tariffe applicate ai singoli utenti. In questo modo si costringeva il socio pubblico a coprire delle perdite di bilancio decise a tavolino. Un caso eclatante è proprio l’assegnazione dei servizi informatici a Vivendi, nonostante la presenza di un’offerta più vantaggiosa presentata da un’altra società.

Elisabetta Bonanni

HYPERLINK - Lista per la costituzione del Forum Italiano sull’ACQUA

Per iscriversi : scrivere a fconsalvi@gmail.com




Giovedì, 31 gennaio 2008

lunedì 28 gennaio 2008

Acqualatina e Publiacqua, due tasselli del piano di spartizione Suez-Veolia

di Nicoletta Forcheri - 28/01/2008


Ciao Beppe
    ricevo e volentieri inoltro, con preghiera di diffondere sul tuo blog, i comunicati sotto sulla vicenda degli arresti degli amministratori di AcquaLatina dal quale si evince chiaramente come Topo Gigio Veltroni difficilmente poteva non essere al corrente, visto che Acea SpA appartiene per il 51% al Comune di Roma. Inoltre se leggi la sentenza del Garante della Concorrenza che condanna Acea e Suez a pagare una multa per violazione della concorrenza - formazione di un'intesa illegale nel rispondere al bando di gara per acquistare il restante 40% di Publiacqua SpA - si capisce come Veltroni abbia fedelmente continuato il lavoro di Cuccia, ex amministratore delegato di Acea SpA.
    Quella delle due multinazionali Suez e Veolia (ex Vivendi) è un vero e proprio piano di occupazione delle risorse idriche dell'intero paese, con la complicità oltre che dei circoli affaristici francesi (Caisse des Depots), dei nostri politici malavitosi: in questo piano di concessione coatta delle preziose rendite monetarie idriche, questi due colossi, che avevano persino accarezzato l'idea di sposarsi, in barba a qualsiasi legge naturale della concorrenza, hanno facilmente trovato gli appositi intermediari nostrani, che giocano a fare i broker sulla nostra pelle: oltre a topo gigio, caltagirone, grande intermediatore italico del momento e conseguente Monte dei Paschi, il gruppo Pisante e relative connivenze politiche. Tutto sta a indicare quel comitato trasversale di partiti, politici, imprenditori e funzionari scoperto da de Magistris nelle inchieste e che, guarda caso, gli sono puntualmente state tolte.
    Se i giornali facessero il loro mestiere, qua ce ne sarebbe a sufficienza per smerdare Veltroni e farlo apparire in luce nefasta. Ma ordini nell'ombra vanno nella direzione opposta, ordini provenienti dalla cima della piramide e dagli uomini che comandano nella stanza dei bottoni: FMI, Bildberg Group, Rockfeller, per non citarne che qualcheduno. Ordini che hanno deciso che noi, popolo italiano, dobbiamo sprofondare nel dilemma senza via di uscita tra un finto centro sinistra e un finto centro destra, per di più sul procinto di inciuciarsi, per non lasciarci dire la nostra e imbavagliarci sempre di più.
    Ed è evidente che il conflitto d'interessi non riguarda solo le televisioni ma anche ibridi giuridici come la gestione pubblico-privato con gli ATO della Legge Galli, mai abrogati, che rende complici in affari gli enti locali che dovrebbero tutelare il bene comune, in questo caso l'acqua e i rifiuti. Già perché colossi come Veolia e GDF trovando lucroso gli affari degli inceneritori in Italia, puntano a monopolizzare anche quelli nel nostro paese. Con il beneplacito dei nostri politici e dei mafiosi e una scrollata di spalle della Commissione europea. Al momento del dunque, poi, sono tutti impotenti, e annullare decisioni illegali esula dalle competenze del garante della concorrenza, della Commissione europea, degli ATO stessi in conflitto di interessi e di tutti quanti.
Sistema ben rodato dove ognuno getta la responsabilità sul vicino e dove il politico in ultima istanza non si prende mai le responsabilità.
    E infatti è più che lecito chiedersi perché oltre al conflitto di interessi, questo defunto governo non ha mai messo in discussione e abrogato i provvedimenti nefasti della Legge Galli (gestione pubblico/privato dell'acqua)?
    EVVIVA IL VAFFA DEI GIORNALISTI


rovvedimento
I670 - ACEA-SUEZ ENVIRONNEMENT/PUBLIACQUA

DATI GENERALI
tipo
Chiusura istruttoria
numero
17623
data
11/22/2007
PUBBLICAZIONE
Bollettino n.
44/2007
Procedimenti collegati- 81_CE-Intesa (esito: Violazione articolo 81_CE)
Testo Provvedimento
I670 - ACEA-SUEZ ENVIRONNEMENT/PUBLIACQUA
Provvedimento n. 17623
L’AUTORITÀ GARANTE DELLA CONCORRENZA E DEL MERCATO
NELLA SUA ADUNANZA del 22 novembre 2007;
SENTITO il Relatore Professor Piero Barucci;
VISTA la legge 10 ottobre 1990, n. 287;
VISTA la propria delibera adottata in data 31 maggio 2006, con la quale è stata avviata un’istruttoria ai sensi dell’articolo 14 della legge n. 287/90, nei confronti delle società Acea S.p.A., Suez Environnement S.A. e Publiacqua S.p.A., volta ad accertare eventuali violazioni dell’articolo 81 del Trattato UE, e con cui è stato fissato al 30 settembre 2007 il termine di chiusura del procedimento;
VISTA la comunicazione delle risultanze istruttorie trasmessa alle società parti del procedimento in data 17 luglio 2007;
VISTA la propria delibera del 3 agosto 2007, con la quale il termine di conclusione del procedimento è stato prorogato al 22 novembre 2007;
VISTE le memorie conclusive delle parti, pervenute in data 11 e 12 ottobre 2007;
SENTITI in audizione finale, in data 17 ottobre 2007, i rappresentanti delle società Acea S.p.A., Suez Environnement S.A. e Publiacqua S.p.A.;
VISTA la documentazione acquisita nel corso dell’istruttoria;
CONSIDERATO quanto segue:
I. PREMESSA
1. In data 23 ottobre 2002 il Comune di Firenze (di seguito anche Comune) ha emesso un bando (di seguito Bando) per una gara a evidenza pubblica (di seguito Gara) al fine di individuare un socio industriale privato che rilevasse il 40% di Publiacqua S.p.A. (di seguito anche PBA), società di gestione dei servizi idrici all’interno dell’ambito territoriale ottimale n. 3 - Medio Valdarno della Regione Toscana (di seguito anche ATO3). Successivamente all’aggiudicazione definitiva della Gara, il 24 marzo 2006 la società Acea S.p.A. (di seguito anche ACEA) ha proceduto alla comunicazione (di seguito Comunicazione) all’Autorità della costituzione di una società denominata Acque Blu Fiorentine S.p.A. (di seguito Abf), funzionale all’acquisizione del 40% di PBA. Abf, infatti, è stata costituita dai componenti del raggruppamento temporaneo di imprese (c.d. r.t.i. [Per r.t.i. s’intende una struttura molto semplificata e priva di soggettività giuridica, costituita mediante mandato collettivo con rappresentanza conferita ad una delle imprese raggruppate, denominata capogruppo-mandataria, la quale si avvale dei poteri conferitile con procura speciale dalle altre imprese raggruppate per esprimere offerte in nome e per conto proprio, nonché delle mandanti. Ai fini della qualificazione alla gara, il sistema si basa sulla sommatoria dei requisiti tecnici ed economici delle imprese raggruppate. In caso di aggiudicazione della gara, il r.t.i. provvede a trasformarsi in società per azioni, nel cui capitale vengono di regola replicate le quote partecipative delle diverse imprese nel r.t.i.. Già previsto nella previgente legge 11 febbraio 1994, n. 109 (con la denominazione prevalente di associazione temporanea d’imprese o a.t.i.), il r.t.i. è ora disciplinato dall’art. 37 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, c.d. codice dei contratti pubblici.]) risultato vincitore della Gara, partecipato tra le altre dalle società ACEA e Suez Environnement S.A. (di seguito anche SE).
2. In data 31 maggio 2006 l’Autorità ha ritenuto che l’operazione notificata non costituisse una concentrazione ai sensi dell’articolo 5 della legge n. 287/90 e ha, pertanto, disposto il non luogo a provvedere al riguardo [V. provv. n. 15553 del 31 maggio 2006, C7632 - Acque Blu Fiorentine/Publiacqua. ]. In pari data l’Autorità ha deliberato l’avvio di un’istruttoria [V. provv. n. 15541 del 31 maggio 2006, I670 - Acea-Suez Environnement/Publiacqua.] ai sensi dell’articolo 81 del Trattato CE, al fine di verificare (1) l’eventuale illiceità delle condotte tenute da ACEA e SE nell’ambito della partecipazione alla Gara; (2) la possibile esistenza di un più ampio coordinamento tra ACEA e SE nella gestione in Italia dei servizi idrici; (3) la legittimità dei rapporti intercorrenti tra ACEA, SE e PBA ai sensi di un articolo del patto parasociale disciplinante i rapporti tra quest’ultima società e i suoi soci (di seguito Patto).
II. LE PARTI
3. Acea S.p.A. è una società di diritto italiano attiva nella produzione e vendita di energia elettrica, gestione di risorse idriche, gestione di sistemi di illuminazione pubblica e semaforici. Il 51% del capitale sociale di ACEA, che è quotata in borsa, è attualmente detenuto dal Comune di Roma, mentre un fondo d’investimento è titolare del 10% circa e ad alcune società del gruppo Suez è riconducibile complessivamente l’8,5% circa. Nel 2006 il fatturato consolidato realizzato da ACEA è stato pari a 2.187.324.000 euro, per la quasi totalità realizzati in Italia.
4. Suez Environnement S.A. è una società di diritto francese attiva a livello mondiale nei servizi ambientali, cui fanno capo le filiali Ondeo per la gestione dei servizi idrici e Degrémont per il trattamento delle acque. In Italia SE opera sia direttamente che attraverso le proprie controllate Acque Toscane S.p.A. (di seguito anche Acque Toscane), Ondeo Italia S.p.A. (di seguito anche Ondeo Italia) e Degrémont S.p.A. (di seguito anche Degrémont) [A partire dagli anni duemila, la denominazione della divisione ambientale del gruppo Suez e quelle delle sue diverse componenti sono mutate più volte: tra le principali sono da ricordare per l’appunto Ondeo e Degrémont, oltre alla più risalente Lyonnaise des Eaux. Nel prosieguo del testo, tenuto conto di tali complesse variazioni, salvo ove diversamente specificato le partecipazioni e attività di soggetti ricompresi nella divisione SE saranno per maggiore chiarezza espositiva ricondotte direttamente a SE in quanto società a capo della divisione. ], detenendo partecipazioni in società locali di gestione di servizi idrici. SE fa parte del gruppo Suez [Si ricorda che in data 14 novembre 2006 la Commissione UE ha autorizzato ai sensi dell’articolo 8, para. 2, del Regolamento CE n. 139/2004, la fusione per incorporazione del gruppo Suez nel gruppo Gaz de France (decisione COMP/M.4180 - Gaz de France/Suez). Allo stato, peraltro, tale operazione non è ancora stata realizzata.], attivo a livello mondiale nei settori dell’energia, dell’acqua, dei rifiuti e delle comunicazioni. Il fatturato consolidato di SE nel 2006 è stato di 11.439.000.000 euro, di cui circa 97,5 milioni realizzati in Italia.
5. Publiacqua S.p.A. è una società attiva nella gestione del servizio idrico integrato nell’ATO3, che le è stato assegnato in affidamento diretto per una durata ventennale a decorrere dall’anno 2001 a mezzo di una convenzione stipulata con la competente Autorità d’Ambito. A seguito dello svolgimento della Gara, il 60% del capitale di PBA è detenuto da una pluralità di enti pubblici locali ricompresi nell’ATO3 e capofilati dal Comune in virtù di un apposito accordo di programma, nonché da una società per azioni riconducibile direttamente ai medesimi enti locali, mentre il restante 40% è detenuto da Abf. Nel 2006 il fatturato di PBA è stato di circa 155,9 milioni di euro, interamente realizzati in Italia.
III. IL PROCEDIMENTO ISTRUTTORIO
6. Il procedimento, finalizzato all’accertamento dell’effettiva sussistenza delle fattispecie illecite contestate alle società ACEA, SE e PBA, si è articolato in una serie di verifiche ispettive, audizioni e richieste di informazioni. Le ispezioni hanno interessato la sede di ACEA presso Roma, le sedi di SE, Ondeo Italia e del consorzio Intesa Aretina presso Milano, la sede di PBA presso Firenze, la sede di Acque Toscane presso Montecatini Terme.
7. Informazioni utili alla miglior comprensione del settore di riferimento sono state richieste alle parti e a quindici imprese operanti in Italia nella gestione di servizi idrici [In particolare, sono state contattate l’Associazione Federutility, il Centro Studi Utilitatis (di seguito anche Utilitatis), le società Acegas-APS S.p.A. (di seguito Acegas-Aps), Acquedotto Pugliese S.p.A. (di seguito Aqp), Aqualia S.A. (di seguito Aqualia), Arin S.p.A. (di seguito Arin Napoli), ASM Brescia S.p.A. (di seguito Asm Brescia), CAP Holding S.p.A. (di seguito Cap Milano), Hera S.p.A. (di seguito Hera), Iride S.p.A. (di seguito Iride), Severn Trent S.p.A. (di seguito Severn Trent), Smat S.p.A. (di seguito Smat Torino), Trentino Servizi S.p.A., Veolia Water S.r.l. (di seguito Veolia), Vesta S.p.A..]. Tutte le parti sono state sentite in audizione in corso d’istruttoria: successivamente all’invio della comunicazione delle risultanze istruttorie (di seguito anche Risultanze Istruttorie) e al deposito delle deduzioni difensive delle parti, in data 17 ottobre 2007 sono stati sentiti in audizione di fronte all’Autorità i rappresentanti degli Uffici della Direzione Generale Istruttoria (di seguito anche Uffici), delle società ACEA, SE e PBA.
IV. LA GESTIONE DEI SERVIZI IDRICI IN ITALIA
8. Il caso in oggetto ha interessato un settore caratterizzato da notevole complessità sia sotto il profilo dalle condizioni operativo-gestionali che della normativa applicabile, tale da richiedere alcune considerazioni introduttive al riguardo. Al proposito, va ricordato che le attività di gestione dei servizi idrici in Italia sono attualmente disciplinate dagli artt. 141 ss. del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (di seguito Codice Ambientale), il quale ha abrogato la legge 5 gennaio 1994, n. 36 (di seguito legge Galli), mantenendo nondimeno una sostanziale continuità di contenuti con la stessa. A seguito della legge appena richiamata, il settore è stato interessato a livello nazionale da un profondo processo di ridefinizione organizzativa, volto a razionalizzare l’elevato numero di gestioni territoriali al tempo esistenti (oltre 9.000) nel tentativo di conseguire più adeguate dimensioni gestionali sulla base di parametri fisici, demografici, tecnici e politico-amministrativi. 
9. A tale fine, la legge Galli assegnò alle Regioni e Province Autonome la competenza a delimitare gli ambiti territoriali ottimali (di seguito ATO), ovvero le aree di riferimento per la fornitura dei servizi idrici da parte dei diversi operatori. Ciascun ATO risulta soggetto al controllo e alla responsabilità istituzionale di un’apposita autorità d’ambito (di seguito AATO), riunente in forma di consorzio o convenzione tutti gli enti locali compresi nel territorio dell’ATO. Allo stato, il territorio nazionale risulta ripartito in 91 ATO, i quali non sono tuttavia ancora pervenuti al riassorbimento di tutte le gestioni locali comprese al loro interno: ciò a causa di forti ritardi nell’effettiva organizzazione integrata dei servizi, nonché della persistenza di frammentate gestioni c.d. in salvaguardia. 
10. La costituzione degli ATO risultava preventiva e funzionale allo stabilimento al loro interno del c.d. servizio idrico integrato (di seguito SII), da intendersi come l’insieme dei servizi pubblici di acquedotto, fognatura e depurazione ad usi civili. Nei servizi di acquedotto rientrano le attività di captazione di risorse idriche dalle fonti di approvvigionamento (lago, corso d’acqua, falda, sorgente, mare), potabilizzazione, trasporto tramite reti di adduzione, stoccaggio nei serbatoi, erogazione all’utenza attraverso reti di distribuzione. Ai servizi di fognatura si riconducono le attività di raccolta e collettamento delle acque di scarico e/o piovane verso gli impianti di trattamento tramite le reti fognarie. Infine, per depurazione s’intende il trattamento di rimozione degli agenti inquinanti presenti nelle acque reflue addotte dalla fognatura, ai fini dell’immissione in un recapito finale (corso d’acqua, lago, mare, altro). 
11. La normativa di riferimento ha improntato la gestione del SII a criteri imprenditoriali di efficienza, efficacia ed economicità con la previsione di un unico soggetto gestore da tenersi distinto dall’AATO, cui spetta la vigilanza sulle condizioni di fornitura del SII e la determinazione della rispettiva tariffa: occorre peraltro rimarcare come tale assetto, che avrebbe dovuto portare a un’industrializzazione del settore funzionale al sostegno degli investimenti infrastrutturali necessari all’erogazione dei servizi secondo standard qualitativi e d’impatto ambientale uniformi a livello nazionale, sia ancora ben lungi dall’essere conseguito [L’Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e i rifiuti (di seguito Avrir) – autorità prevista dal Codice Ambientale al posto del Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche, di recente ricostituito – si è espressa con grande chiarezza al riguardo, stigmatizzando “il permanere della frammentazione delle gestioni (allo stato sono ancora circa 700) sulla cui efficienza, efficacia ed economicità appare più che legittimo avanzare seri dubbi […] Gli attuali affidamenti delle gestioni, infine, risultano quasi sempre non conformi alla normativa comunitaria e nazionale, dando luogo all’instaurarsi di procedure di infrazione ed al rischio di perdita di quei fondi pubblici – destinati agli investimenti infrastrutturali – che se correttamente attivati, potrebbero positivamente concorrere ad ammodernare reti ed impianti” (Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici. Anno 2005, Roma, luglio 2006, pag. 24. Il testo integrale della relazione è disponibile in internet:http://www2.minambiente.it/Sito/cvri/docs/relazione_2005.pdf).].
12. La tariffa – che, nel costituire il corrispettivo del SII, ne determina la redditività della gestione – è determinata dal D.M. 1 agosto 1996, ‘Approvazione del metodo normalizzato per definire le componenti di costo e determinare la tariffa di riferimento’. Peraltro, le difficoltà connesse all’applicazione concreta di tale metodo hanno fatto sì che la struttura tariffaria del SII non sia omogenea a livello nazionale, e che solo in alcuni ATO se ne sia fatto effettivamente ricorso, mentre in tutti gli altri, nelle more della definitiva organizzazione del SII, continua ad essere applicata la disciplina tariffaria stabilita dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica - CIPE per i servizi costituenti segmenti diversi del SII.
13. Sotto il profilo organizzativo, la normativa in materia di servizi idrici s’intreccia con quella disciplinante i servizi pubblici locali, come esemplifica l’articolo 150 del Codice Ambientale nella parte in cui dispone che l’AATO deliberi le forme di gestione fra quelle previste dall’articolo 113, comma 5, del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267. In virtù di tale combinato disposto, allo stato l’affidamento del servizio può avvenire nei confronti di (a) società di capitali individuate attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica (di seguito anche Gara Diretta); (b) società a capitale misto pubblico-privato nelle quali il socio privato venga scelto attraverso l’espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica (c.d. partenariato pubblico-privato, di seguito anche PPP); (c) società a capitale interamente pubblico, a condizione che l’ente o gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano (c.d. gestione in house). 
14. In relazione agli affidamenti effettuati in concreto, su cinquantacinque casi di attivazione effettiva della gestione del SII risultanti al giugno 2006, sono stati riscontrati tredici casi di PPP e tre affidamenti in concessione a società di capitali interamente privati selezionate a mezzo di Gara Diretta. Merita considerare altresì che undici dei restanti trentasei ATO in cui ancora manca l’affidamento del SII hanno svolto gare prive di esito positivo per una pluralità di ragioni, la principale delle quali è da individuarsi nell’essere andate deserte per mancanza di offerte [Per ulteriori riferimenti si rinvia allo studio di Utilitatis, BlueBook 2006. I dati sul servizio idrico integrato in Italia, Roma 2006 (http://www.utilitatis.org/book/blue_book/2006bluebook.html). Per un’analisi più dettagliata delle gare effettuate in Italia per l’affidamento della gestione di servizi idrici, v. anche Utilitatis, Osservatorio sulle gare per i servizi pubblici locali. Primo rapporto, Roma 2006.]. In totale, dunque, a livello nazionale si sono svolte ventisette procedure di gara [Al riguardo, ACEA ha considerato che nella maggior parte degli ATO la gestione dei servizi è stata affidata a società con prevalente o totale capitale pubblico, mentre “il ricorso a procedure competitive rappresenta la minoranza dei casi”. La società ha anche sottolineato come, dopo un periodo iniziale di attenzione verso il mercato e forti aspettative da parte degli operatori, “la partecipazione alle gare sia andata progressivamente riducendosi ed alla maggior parte della gare abbia preso parte un solo offerente o addirittura la gara sia andata deserta. […] Fra i motivi che sono alla base di questo scarso interesse a partecipare alle gare, vanno segnalate le condizioni industriali, operative ed economico-finanziarie del mercato, anche in virtù dei prezzi calmierati e dei margini di profitto bassi”, oltre alla “estrema variabilità del quadro normativo che negli ultimi anni ha comportato continui e repentini viraggi normativi/regolamentari […] ed ha inoltre fatto sì che gran parte delle gare ad oggi espletate sono state, siano o possano essere oggetto di contenzioso, in parte anche di provenienza istituzionale” (doc. 276). ].
15. Tenuto conto del limitato ricorso a Gare Dirette e di un più frequente ricorso alle forme gestionali del PPP, allo stato sussiste a livello nazionale una pervasiva presenza di enti locali presenti contemporaneamente nell’AATO – cioè il soggetto controllore che procede all’affidamento del SII – e nell’azionariato delle imprese gerenti i servizi idrici/SII [Per alcune critiche a tale modalità organizzativa dei servizi, v. la segnalazione dell’Autorità AS375 del 13 dicembre 2006, Affidamento di servizi pubblici locali aventi rilevanza economica secondo modalità c.d. in house e ad alcuni contenuti della legge delega in materia di tali servizi.]. Nell’ambito di ulteriori progetti di riforma del settore in corso di discussione, peraltro, è stata avanzata la possibilità di una moratoria delle procedure ad evidenza pubblica, con la conseguenza che la presenza degli enti locali nella gestione continuerebbe a risultare assolutamente preponderante.
IV.I. Principali grandezze del settore
16. In via preliminare alla rassegna degli elementi qui di seguito riportati, è doveroso segnalare che ogni considerazione del settore idrico nazionale, secondo quanto espressamente rilevato anche dalla gran parte degli operatori contattati nell’ambito delle attività istruttorie, non può che risultare gravemente condizionata dalla mancanza di dati e indicazioni affidabili. Si sottolinea come tale carenza informativa sia stata rimarcata anche dall’Avrir, la quale ha ben evidenziato i rischi che ne derivano per il complesso delle attività nazionali [Nella sua precitata relazione, l’Avrir ha fatto presente che “in assenza di un sufficiente livello di conoscenza – e degli adeguati strumenti operativi di governo della domanda e dell’offerta della risorsa idrica – risultano pertanto molto significative, come già accennato, le probabilità di accadimento di crisi idriche come quelle registrate negli ultimi anni, e che le stesse possano ripetersi con sempre maggior frequenza ed intensità, e con conseguenze non facilmente prevedibili”. Più oltre, viene ribadito che “se una valutazione realistica delle risorse disponibili può essere solamente approssimativa, non meno notevoli sono le incertezze che si riscontrano nella stima dei fabbisogni, sia per l’incompletezza dei dati descrittivi della situazione, sia per l’aleatorietà delle proiezioni future ovviamente condizionate dalla scelta dei modelli di sviluppo socio-economico e dall’evoluzione demografica” (Avrir, Relazione annuale al Parlamento cit., pagg. 14 e 44).].
17. In assenza di informazioni univoche, nelle analisi e attività istruttorie gli Uffici hanno tenuto in considerazione una pluralità di riferimenti, oltre ad aver svolto autonome elaborazioni a partire dalle informazioni ottenute da alcune delle principali imprese attive nel mercato. Secondo uno studio di settore [Utilitatis, BlueBook 2006 cit..], la popolazione residente negli 81 ATO per i quali risultano informazioni disponibili ammonta a 47.554.318 abitanti, pari all’83,4% dell’intera popolazione nazionale, per un totale di 5.895 Comuni interessati su un totale di 8.101 Comuni. Il volume complessivamente erogato dalla somma di tali ATO ammonta a 4.057.077.000 mc/anno lungo una rete acquedottistica pari a 294.194 Km, mentre la rete fognaria raggiunge i 145.354 Km. Con riferimento alle dimensioni in valore, assunto come importo medio della tariffa 0,93 euro/mc, lo studio riporta una cifra pari a 3.773.082.000 euro. 
18. Tali grandezze risultano inferiori, anche in maniera sensibile, alle stime fornite dalle imprese interpellate. Con riferimento alle parti del procedimento, SE ha stimato le dimensioni in volume e valore del complesso delle gestioni idriche nazionali corrispondenti rispettivamente a 4.351.200.000 mc/anno e 6.526.800.000 euro, adottando come elementi di riferimento (a) una popolazione nazionale di 58.800.000 abitanti, (b) un consumo medio pro-capite di 74 mc/anno e (c) una tariffa media di 1,5 euro/mc (doc. 294). 
19. ACEA, dal canto suo (doc. 295), per quel che riguarda i volumi erogati ha preso a riferimento i più aggiornati dati Istat disponibili [V. Istat, Ricognizione sullo stato di attuazione del Servizio idrico integrato, Roma, novembre 2006 (http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20051103_00/).], risalenti al 2005 e pari a 5.451.000.000 mc, svolgendo poi stime autonome per l’anno precedente e successivo sulla base del relativo dato della popolazione, arrivando così alle stime di 5.424.000.000 mc per il 2004 e 5.478.000.000 per il 2006. Per quel che riguarda le dimensioni in valore, ACEA ha assunto una tariffa media di 1,23 euro/mc – come risultante dalla più aggiornata rilevazione a livello nazionale tra le tariffe applicate ai sensi dei vari piani d’ambito [Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche, Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici. Anno 2003, Roma, luglio 2004, pag. 78 (http://www2.minambiente.it/Sito/cvri/docs/relazione_2003.pdf).] – e provveduto ad aggiornarne il valore sulla base del tasso d’inflazione programmata del 3% annuo. 
20. Dalle elaborazioni di ACEA risultano pertanto i seguenti valori: per il 2004, 6.985.280.000 euro; per il 2005, 7.342.770.000 euro; per il 2006, 7.725.920.000 euro. Anche sulla base di una considerazione complessiva delle stime fornite dalle altre imprese interpellate, i dati forniti da ACEA sono stati presi come riferimento per le Risultanze Istruttorie secondo le seguenti grandezze, relative in particolare a quelle che risultano essere le principali imprese attive nel settore nel 2006:

Tab. I - Dati relativi ai principali operatori [Nella presente versione alcuni dati sono omessi, in quanto si sono ritenuti sussistenti elementi di riservatezza o di segretezza delle informazioni.]
ANNO 2006
impresa
popolazione servita
volumi erogati (mc)
valore dei volumi erogati
ACEA
4.835.025
513.824.937
487.798.976
Acegas-Aps
470.184
60.400.000
60.246.000
Aqp
4.039.000
237.000.000
320.000.000
Arin Napoli
980.000
153.256.000
91.361.000
Asm Brescia
908.726
91.000.000
71.900.000
Cap Milano
1.744.464
222.962.159
71.802.334
Hera
[2.000.000-3.000.000]
[200.000.000-300.000.000]
[300.000.000-400.000.000]
Iride (già Amga)
1.183.267
44.268.000
172.300.000

giovedì 3 gennaio 2008

Cara publiacqua spa. Nicoletta Forcheri - 03/01/2008


Tutto è iniziato l’estate scorsa quando, al ritorno a casa da un’assenza prolungata (4 mesi), mi ritrovo una bolletta che suddivisa per il numero di utenti (4) corrisponde a 10 euro al mese per utente, pur non avendo consumato una goccia di acqua. Premetto che divido il contatore, e relativa bolletta, con una famiglia vicina, e che trovando eccessive le tariffe, ho iniziato a esaminare attentamente le bollette scoprendo innanzitutto che, lungi dall’essere trasparenti come richiesto per legge, sono oltre modo complesse, tali da risultare illeggibili e da rendere scottante la suddivisione equa delle spese tra vicini.

Scopro che gran parte dell’importo è composto da contributiper “depurazione scarichi civili” e per “servizio fognatura” in funzione dei consumi, il che sembrerebbe lecito se non fosse per quanto segue.

Vi sono anche spese fisse, minime per il momento, ma sicuramente destinate a crescere. E  su quattro bollette annue, troppe per un bene come l’acqua, due sono “presuntive” e due in “conguaglio”: dobbiamo “anticipare” i contanti anche per l’acqua…

Poi la tariffa è espressa con 7 decimali, mentre l’importo totale è arrotondato secondo le normali regole della contabilità europea, con due decimali dopo la virgola. Ogni decimale dopo il secondo solleva sospetti di monetarizzazioni sui metodi di arrotondamento.

Per razionalizzare il consumo – questa è la giustificazione – impongono fasce di consumo, il cui sforamento fa raddoppiare la tariffa. Da noi, in Toscana, con Publiacqua SpA, il tetto della prima fascia di consumo è 100 m2 annui. Scopro quindi una frode sistematica sulle nostre bollette – ma il novanta per cento della gente la scoprirà? – e cioè che Publiacqua SpA, che dovrebbe moltiplicare la fascia di consumo per il numero di unità abitative servite dal contatore (due nella fattispecie), ha semplicemente omesso di farlo addebitandoci esattamente il doppio, DA ANNI, oltre al fatto che è già una fregatura non moltiplicare la fascia per il numero di utenti invece che per il numero di unità abitative (maggiore il numero di utenti per unità, maggiore la probabilità di sforare il tetto …).[1]

Scopro poi, al call centre, che se volessi installare un contatore individuale per non avere più beghe con il vicino (loro sono in tre e mi sforano il tetto della fascia, io da sola), il contatore lo dovrei mettere a mie spese (oltre 400 euro). Insomma: si chiede al cliente del pizzicagnolo di pagare la bilancia o la cassa per fatturargli il prodotto.

Scopro che le informazioni sulle tariffe agevolate sono del tutto inesistenti, e forse anche le agevolazioni stesse, pur essendo previste per legge[2], mentre per una seconda casa si paga il doppio; anche le altre informazioni obbligatorie sono manchevoli: la qualità delle acque, il tipo di lavori effettuati sulle reti e qualsiasi altra informazione prescritta per legge e attinente al Sistema idrico integrato. Il call center è del tutto inefficiente al riguardo.

Scopro che Publiacqua è una ex municipalizzata, acquisita nel 2006 (fino a più dell’80%) da un’intesa illegale Acea/Suez e che è diventata una scatola vuota dove operano principalmente Suez/Caltagirone/comune di Roma (indebitato), detentore al 51% di Acea SpA.

Scopro che siamo in un paradosso dei paradossi: si fa finta di operare in un “mercato” che funziona come un cartello/monopolio, e in nome del mercato si privatizza un settore per essenza “pubblico”, dandolo a un altro monopolio di Stato, sì, ma francese, mentre ci sarebbero tutti i presupposti per sfuggire alle regole della concorrenza, per l’acqua, e di tenerci la nostra gestione municipale/locale visto che  l’Europa prevede numerose salvaguardie di questo servizio pubblico.
Ma i nostri governanti stanno svendendo persino l’oro blu. Dopo il reclamo d’ufficio, quindi, ho continuato scrivendo agli altri.


INTERROGAZIONI AI MINISTRI, RICORSO AL GARANTE E AI SERVIZI DELLA COMMISSIONE EUROPEA

1.      Essendo  l’erogazione e la distribuzione idrica, soprattutto per uso domestico e per quantitativi minimi, un servizio generale essenziale, mi permetto di richiamare l’attenzione sulla situazione anomala italiana, e in particolare sugli abusi di posizione dominante, sospetti d’intesa restrittiva e/o di monopolio assoluto, e altri abusi, che noi cittadini/utenti dobbiamo subire per via della privatizzazione monopolistica di un servizio così essenziale - che il governo attuale aveva promesso di salvaguardare dalla mercificazione.
Per gli utenti ciò si espleta anche con: l’obbligo di sobbarcarci le spese eventuali d’installazione di un contatore, continui aumenti esponenziali e bollette sempre più ravvicinate (4 volte l’anno invece di una), pagamenti preventivi di consumo e spese fisse, mancanza di trasparenza nelle bollette e nelle informazioni societarie  e “attinenti a ogni aspetto del servizio idrico”, compresa la qualità dell’acqua, fasce di consumo che non tengono conto del numero di utenti per unità abitative, per non parlare di abusi di fatturazione come descritto sopra. In breve una situazione di abuso di posizione dominante  nei servizi idrici integrati da parte di un ente che dall’iniziale regime di partenariato  pubblico-privato sta diventando meramente privato, e ciò per la maggior parte delle regioni del centro Italia.
2.      Chiedo ai Signori Ministri se, dovendo già pagare unallaccio alle fognature, anche in assenza di tale allaccio, per coprire le spese di scarico e di bonifica, ciò non costituisca un doppio impiego con il contributo esatto dal Consorzio Bonifica del Chianti, al riguardo del quale mancano le più elementari notizie legali di forma societaria sul sito[3], e se non sorgano dubbi sulla legittimità della modalità di delegare del tutto a un ente privato (SpA?) – creando un pericoloso precedente - l’esazione diretta di un’imposta?
3.      Chiedo ai Signori Ministri e al Garante se ritengano equo che la gestione del nostro servizio idrico e delle nostre acque pubbliche debba andare a una società per azioni interamente controllata da una società (ACEA SpA) quotata in borsa, nella cui struttura azionaria è sempre più prevalente il predominio di Suez, con relativi amministratori, e l’ausilio di fondi bancari (MPS/Caltagirone)? E che risulta nei fatti un guscio svuotato da Suez, come rischia di diventarlo anche Acea SpA (cfr. sotto)?
4.      Richiamo l’attenzione dei Ministri e in particolare del Commissario per l’Ambiente che tali società per azioni arrecano danni al nostro territorio, visto che con la scusa dell’interesse pubblico usano e abusano di diritti di prelazione nei confronti di pubblico e privato, svuotano bacini e riducono nel territorio i ruscelli per pompare l’acqua con dighe e altro. In questa depredazione esse hanno reso complici gli enti locali che, trasformati in normali  utenti/consumatori di energia e di acqua dal presente governo (Bersani), con le casse svuotate per via della pseudo riforma federalista del governo precedente,  divenuti soggetti a tutti gli effetti suscettibili d’insolvibilità come qualsiasi azienda o privato, e in ciò aiutati dagli strumenti derivati ideati a Londra e venduti ai nostri enti locali con una frode deliberata, si associano a queste SpA e, permeandosi della logica delle stesse, accantonano completamente il fine di utilità pubblica.  Tale fatto, riscontrabile in un servizio così essenziale, è gravissimo e lesivo della sicurezza pubblica nazionale.
5.      Richiamo l’attenzione dei Ministri e dei Commissari sul fatto che, con l’aiuto delle autorità comunali, e la scusa di condurre un censimento sulle sorgenti e i pozzi dei proprietari non allacciati alla rete idrica, impongono ai proprietari di apporre un contatore per addebitare il consumo di acqua, presunto e retroattivamente su otto anni addietro, nonostante tali pozzi e impianti siano stati effettuati a nostre spese; e ciò a vantaggio di una multinazionale francese, Suez – che a breve si fonderà per incorporazione in GDF, dello Stato francese. Tale contributo sarebbe normale, e accettabile, se andasse completamente a un ente di Stato per tornare alla collettività in forma d’investimenti, secondo quanto previsto dalla legge, ma ciò non succede, perché gli investimenti, inesistenti nella fattispecie, vanno a gravare sempre sulle tariffe agli utenti, già aumentate in modo esponenziale (del 30% dall’anno scorso).
6.      Chiedo anche se non sia abusivo chiudere l’erogazione idrica, come fa regolarmente Publiacqua SpA, in caso di morosità nel pagamento delle bollette. Non è l’acqua un bene essenziale inderogabile da non considerare una merce e quindi non sottoponibile a interruzione del servizio, ai sensi dei principi di universalità e di continuità del servizio, sanciti dall’UE (e dalla nostra Costituzione)?
7.      Chiedo anche ai servizi della Commissione se sia legittimo, ai sensi delle norme di contabilità europee, applicare tariffe con sette decimali dopo la virgola ma il prezzo finale, correttamente, con due decimali, arrotondati.
8.      Inoltre, la qualità dell’acqua è sempre più dura e scadente al punto da arrecare danni alle caldaie che vanno controllate e pulite ogni sei mesi e l’acqua è imbevibile. Tale situazione si verifica a causa di un altro mercato fiorente, quello delle acque oligominerali in bottiglia, vergognosamente regalate in concessioni alle solite multinazionali come Veolia/Vivendi, Nestlé e Danone, che hanno tendenza a fare cartello: in dieci anni, nel paese più ricco di acque minerali al mondo, la varietà di oligominerali è calata drasticamente dagli scaffali, e per di più viene proposta tutta in bottiglie di plastica, grazie al cartello vetro/plastica in Europa tra O-I Manufacturing, Ardagh Glass e Saint-Gobain che con il 95% del mercato è sospettato d’intesa per avere limitato del 10% la quantità di vetro sul mercato, favorendo una situazione di monopolio per una unica marca in bottiglia di vetro, diversa per ogni regione.  Dal rubinetto di casa alla bottiglia del negozio: gli stessi enti, gli stessi cartelli. Di nuovo si prefigurano casi di abuso di posizione dominante, e sorprende il fatto che il Garante/Commissione  non abbiano agito per frenare e sanzionare l’insorgere di tale situazione.
9.      Sempre in tema di oligominerali, ne approfitto per chiedere ai Commissari, ai Ministri e al Garante se sia legale e legittimo apporre il brevetto ®, da parte della multinazionale svizzera Nestlé sulla marca di acqua San Pellegrino, e altre, nome toponimico geografico italiano oltre che di una fonte e acqua termale data in (Gentile)concessione a Nestlé.
10.  Infine sollevo il punto delicato delle informazioni societarie al pubblico[4] che sul sito di Publiacqua SpA sono troppo vaghe per essere vere, mentre sono irreperibili un quarto degli azionisti di Acea SpA. Alla Consob mi fanno sapere che le controllate da società quotate in borsa non hanno tale obbligo d’informazione e chiedo: ritengono normale che tale obbligo non sia vincolante  per le società controllate nei servizi pubblici come Publiacqua SpA? Segnalo al riguardo che Publiacqua SpA, appare come valore finanziario con un margine operativo lordo di parecchi milioni di euro nei bilanci della controllante, e che il valore di Acea SpA – e di Suez - è anche composto, per la piazza, dal valore non trascurabile, di Publiacqua SpA (e le altre).
11.  Poi, segnalo ai Ministri, e al Garante che al momento dell’aumento di capitale sottoscritto dalla stessa società veicolo (Acque Blu Fiorentine SpA), nel 2006, unica in lizza alla gara per l’acquisizione del 40% di Publiacqua SpA e composta dalla capofila Acea SpA+Suez e altri fondi, non risulta alla sottoscritta che sia stata offerta in sottoscrizione agli utenti la quota del 10%, come previsto per legge[5].
12.  Chiedo anche al Garante/Commissione europea di controllare la situazione di abuso dominante e/o intesa, e situazione di monopolio, conflitti di interessi e incroci azionari, imposti da Suez per penetrare e dominare “il mercato” dell’erogazione idrica in Italia. Secondo un dirigente Suez bisogna “evangelizzare il mercato e continuare a formare uomini in attesa di queste evoluzioni; posizionarci sul mercato rispondendo con ACEA a qualche bando di gara geograficamente ben distribuito per avvalerci di futuri raggruppamenti di ATO nella penisola”.
* infatti Acea SpA ha assunto, nel 2006, il controllo (oltre l’80%) di Publiacqua SpA con una società vettore Acque Blu Fiorentine SpA,  partecipata da Acea SpA per il 68,5%, per il 22,95% da Suez Environnement, per l’8% da MPS e per lo 0,0002% da ente o persone ignotea chi appartiene il restante 0,0002% nella società veicolo Acque Blu Fiorentine SpA per il bando di gara che ha vinto dell’acquisizione del 40% di Publiacqua SpA? Non è obbligatoria tale informazione trattandosi di un bando pubblico e di servizio generale essenziale?
* Poi, considerando che Acea SpA è partecipata a sua volta, da Caltagirone con Fincal (2,958) e che lo stesso Caltagirone (Gaetano Francesco) è vice presidente del Gruppo MPS nonché azionista dello stesso per il 4,7%;
* considerando che Acea ed Electrabel, filiale di Suez, hanno peraltro una impresa comune – Aceaelectrabel – nello stesso settore e che Suez SA è anche proprietaria della concessione di Acque Toscane SpA (con il monopolio delle terme di Montecatini Terme, Fiesole e Ponte Buggianese ATO3/2[6]) e di Nuove Acque SpA (per la concessione dei servizi idrici del Casentino, della Tiberina, dell’Aretino, della Val di Chiana e del Senese, ATO4); che Suez-Acea ha anche acquisito il 45% di Acque SpA (ATO2 Basso Valdarno) e del 40% di Acquedotto del Fiore SpA per (ATO6-Ombrone);
* considerando che Suez SA è anche azionista di Acea SpA (con Ondeo, Electrabel e Electrabel Italia) dell’ordine dell’9,899%, e che il presidente di Acea Spa Fabiano Fabiani è anche amministratore di Suez, l’amministratore delegato di Suez Chaussade, è amministratore di Acea SpA e il presidente di Suez è nel contempo amministratore di Saint-Gobain e revisore di Axa, detentrice di una  quota nel Gruppo Monte dei Paschi;
* che Acea SpA è composta anche dal 51% dal Comune di Roma, e che Aceaelectrabel ha contratto 380 milioni di debiti nei confronti di Suez nel solo anno 2006;
* visto che Gaz de France e Suez, due società per azioni di diritto francese di cui la prima a partecipazione maggioritaria statale,  e il cui statuto contempla il divieto di far scendere tale partecipazione a meno del 70%, stanno operando una fusione in un unico ente GDF-Suez;
Chiedo se non si configuri per il futuro un caso di concentrazione di potere e di abuso di posizione dominante, da parte di Suez-GDF/Acea, con l’ausilio di fondi Caltagirone/MPS, Schroder/Pictet, ma anche di Suez-GDF nei confronti di Acea, che rischia di essere comperata, incluso il Comune di Roma, sommerso appositamente dai debiti, (cfr. finanziamento da Suez ad Acea sopra) dall’ibrido multinazionale di Stato francese GDF-Suez?[7]
Chiedo anche di chiarire l’anomalia che si profila di una gestione idrica “pubblico/privato” monopolizzata da un colosso privato, GDF/Suez, di diritto francese, e di appartenenza dello Stato francese.
E di risolvere la situazione del tutto sbilanciata in cui si sta delineando un polo multi utilities integrato (servizi idrici e scarichi, rifiuti, inceneritori, biomasse, energia) sempre di più in mano a un manipolo di multinazionali di Stato francese GDF-Suez ed EDF (con Edison) operanti in un monopolio di Stato (estero) in un mercato completamente ed erroneamente liberalizzato per servizi d’interesse generale e strategici come l’acqua e i rifiuti, il gas e l’elettricità.
13.  Vorrei sottolineare ai servizi della Commissione che in Italia abbiamo la netta sensazione che essa abbia due pesi e due misure nel trattare casi di abusi o concentrazioni a seconda dei paesi, poiché i fatti stanno a dimostrare che in Francia i colossi a maggioranza statale ma non solo, in settori di attività che si accavallano, si possono sposare “incestuosamente” e impunemente tra loro mentre allorquando si tratta dei nostri nani, Commissione/Francia infieriscono (cfr:www.europa.eu.int/news/index_en.htm), prova ne sia che la Commissione non ha penalizzato Suez per gli ostacoli alla concorrenza che ha frapposto all’OPA, amichevole, dell’Enel su Electrabel. 
14.  Inoltre, segnalo che Acea SpA è partecipata da due fondi esteri Schroder e Pictet, rispettivamente per quasi il 10% e il 4%, le cui informazioni proprietarie sono del tutto irreperibili e vorrei sapere se ciò non sia contrario alle prescrizioni in materia di trasparenza delle informazioni relative ai servizi pubblici.
15.  In seguito, faccio noto ai Ministri, al governo e al Garante che, se essi desiderano come promesso nel programma di governo, e più volte ripetuto, salvaguardare la risorsa idrica dalla mercificazione, sarebbe d’uopo, oltre alla benvenuta moratoria vigente in materia di privatizzazione dell’acqua, riunire le competenze attinenti ai servizi idrici sotto un unico Dicastero/Ministero; e  abrogare la legislazione laddove specifica la possibilità di attribuire la concessione dei SII a un ente privato o rende più difficoltosa tale gestione “in house” da parte degli enti locali.
16.  Inoltre comunico ai Ministri e alla Presidenza ma anche alla Commissione che di due cose l’una: o i nostri politici ci hanno raccontato menzogne per anni imponendoci le privatizzazioni dei servizi d’interesse generale, “a causa” o “grazie” all’Europa, o la Commissione, come detto sopra, applica due pesi e due misure. O l’Italia capisce e interpreta male gli atti europei, o lo fa la Francia…E infatti da fonti della Commissione sarebbe fallace la versione che l‘Europa costringa a privatizzare interi comparti pubblici come si è fatto e si continua a fare in Italia, essendo la posizione “ufficiale” della Commissione “neutra” al riguardo. Addirittura al gabinetto del Mercato interno della Commissione europea mi fanno sapere – un francese! – che se la Francia volesse rinazionalizzare tutti i suoi servizi pubblici niente glielo vieterebbe, ai sensi dell’articolo 295 del Trattato UE che “lascia del tutto impregiudicato il regime di proprietà esistente negli Stati membri”.
Per l’acqua, poi, la Commissione si esprime nel Libro bianco del 2004 con la nozione di servizio di interesse generale ed escludendo tale servizio dal divieto di gestirlo con un “operatore già consolidato e integrato verticalmente sul mercato con un diritto esclusivo di fornitura dei servizi” poiché, pur essendo vietato per le industrie di rete, “il divieto non riguarda le acque, gli autobus, le metropolitane, le ferrovie leggere e alcuni settori delle industrie dell'elettricità, del gas e dei servizi postali.”. Inoltre, il Parlamento europeo si era, lo stesso anno,  pronunciato “nettamente contro la liberalizzazione della fornitura d'acqua” e lo stesso governo, nonostante avesse promesso di non mercificare l’acqua, ha continuato a farlo, ferma restando la moratoria di due mesi fa.
17.  Faccio noto al governo e ai ministri, che alla luce del divieto di nuovi affidamenti dei servizi idrici a soggetti privati di quest’anno (moratoria), sarebbe auspicabile prendere atto degli elementi sopra per la riforma organica del settore con il previsto decreto correttivo del Codice dell’ambiente e, visto che tale moratoria sulla privatizzazione è valida anche per le procedure di affidamento in corso, chiedo al Garante e ai Ministri che cosa intendano fare con il predominio Suez in Toscana e Lazio ed Emilia Romagna, l’impresa comune Aceaelectrabel, e l’acquisizione del 40% di Publiacqua da parte di Acea/Suez nel 2006, avvenuta obiettivamente in violazione di qualsiasi legge della concorrenza e che Acea/Suez considerano definitiva. Intendono annullarla?

Se la Commissione alla Concorrenza lo facesse, in collegamento con il Garante italiano, sarebbe una soddisfazione enorme per i consumatori europei. Ma la sfiducia nell’Europa è tale, senza parlare di quella per le nostre autorità, che sarebbe troppo bello per essere vero. Ciononostante, mi sono presa la pena di scrivere, anche a nome di chi considero di potere rappresentare attorno a me, e sono tanti.

Concludo questa mia, rendendomi conto solo ora – a dimostrazione di quanto il nostro sistema informativo sia difettoso, tra rimbambimenti di omicidi a feuilleton e battibecchi tra i politici – che mi è “sfuggita” la notizia, del 30 novembre scorso, della decisione del Garante circa l’intesa Acea/Suez. Essa non figurava, neanche il 20 dicembre scorso, sul sito del Garante. E ad ogni modo tale decisione risponde solo a uno dei quesiti sopra.

Una multa (rispettivamente 8.300.000 euro e a 3.000.000 euro ad Acea e a Suez), un colosso come Suez se la può permettere, la parte italiana forse un po’ meno ma a questo punto si può prevedere il seguito: Acea si indebiterà ancora di più e finirà per essere “ceduta” a Suez.  A quel punto Suez controllerà anche il sistema idrico di Toscana, Emilia Romagna e Lazio, con l’eccezione esplicita e formale di Roma. Qualche indebitamento più in là avranno in pugno anche Roma, visto che un dirigente di Suez Environnement scrivono:“Abbiamo proposto un’alleanza con ACEA che potrebbe evolversi in un’acquisizione di partecipazioni nella società romana, nel momento in cui il Comune decidesse di ridurre la sua partecipazione al di sotto del 51%”.

E se il Garante riconosce nella sua decisione l’esistenza di una intesa restrittiva della concorrenza anche per il conseguimento della gara per l’acquisizione del 40% di Publiacqua, è triste osservare che mai annulla tali transazioni economiche, a costo di danneggiare tutta la società o di minacciare la nostra sicurezza pubblica e la nostra sopravvivenza,  concedendo le nostre risorse idriche in toto ad Acea e poi a Gdf-Suez in numerose regioni del Centro Italia, e del Nord Italia.

La “punizione” del Garante assomiglia più che altro ad una sgridatina a un monello sì indisciplinato, ma dotato, con tanto di richiesta paternale di promettere per il futuro un comportamento corretto[8]. Niente mai è richiesto a queste multinazionali, o alla magistratura, per “annullare” decisioni o transazioni illegali e deleterie per milioni di utenti dell’acqua e per la nostra sicurezza nazionale. E pagare una multa, lo faranno più che volentieri se è il prezzo da pagare per vivere di rendita sulla nostra acqua per i prossimi vent’anni o cent’anni – mastodonti dalla vista lunghissima.
E poi la multa la scaricheranno sulle nostre bollette e ricupereranno rapidamente gli “utili” visto che, secondo le loro stesse parole (2002) l’Italia “è il mercato municipale dell’acqua e della purificazione con il maggior potenziale di sviluppo per Suez all’interno dell’Unione Europea nei prossimi anni in quanto: l’intervento del privato è indotto dalla legislazione (legge Galli); le dimensioni del mercato cresceranno grazie ai futuri aumenti di tariffa”.  La nostra acqua un ghiotto mercato. E noi dovremo continuare a sopportare abusi e soprusi.

                  A cosa sarà servito l’intervento del Garante? A niente. Se il Garante non può fare di più, allora non sarebbe il caso di potenziargli i poteri? E di rinazionalizzare la nostra acqua?

                        In attesa di un Loro Gentile riscontro,

                  Nicoletta Forcheri





[1] Sulla bolletta è riportata la seguente dicitura: “Tariffa annua applicata valida per l’anno 2006: tariffa domestica residente da moltiplicare per ogni unità abitativa” e seguono le fasce di consumo con relative tariffe.
[2] Capo II, art 13 comma 7 della Legge Galli: “Nella modulazione della tariffa sono assicurate agevolazioni per i consumi domestici essenziali nonché per i consumi di determinate categorie secondo prefissati scaglioni di reddito. Per conseguire obiettivi di equa redistribuzione dei costi sono ammesse maggiorazioni di tariffa per le residenze secondarie e per gli impianti ricettivi stagionali”
[3] “Usi delle acque irrigue e di bonifica1. I consorzi di bonifica ed irrigazione, (…) hanno facoltà di realizzare e gestire le reti a prevalente scopo irriguo, gli impianti per l'utilizzazione in agricoltura di acque reflue, gli acquedotti rurali e gli altri impianti funzionali ai sistemi irrigui e di bonifica e, previa domanda alle competenti autorità, corredata dal progetto di massima delle opere da realizzare, hanno facoltà di utilizzare le acque fluenti nei canali e nei cavi consortili per usi che comportino la restituzione delle acque e siano compatibili con le successive utilizzazioni, ivi
compresi la produzione di energia idroelettrica e l'approvvigionamento di imprese produttive. (…) Chiunque, non associato ai consorzi di bonifica ed irrigazione, utilizza canali consortili o acque irrigue come recapito di scarichi, anche se depurati e compatibili con l'uso irriguo, provenienti da insediamenti di qualsiasi natura, deve contribuire alle spese consortili in proporzione al beneficio ottenuto.”

[4] Dalla Legge Galli: ciascun gestore dei servizi idrici integrati assicura l'informazione agli utenti, promuove iniziative per la diffusione della cultura dell'acqua e garantisce l'accesso dei cittadini alle informazioni inerenti ai servizi gestiti nell'ambito di propria competenza, alle tecnologie impiegate, al funzionamento degli impianti, alla quantità e qualità delle acque fornite e trattate
[5] Dalla Legge Galli: 23. Partecipazione, garanzia e informazione degli utenti
Le società miste e le società concessionarie del servizio idrico integrato possono emettere
prestiti obbligazionari sottoscrivibili esclusivamente dagli utenti con facoltà di conversione in azioni semplici o di risparmio. Nel caso di aumento del capitale sociale, una quota non inferiore al 10 per cento è offerta in sottoscrizione agli utenti del servizio.

[6] ATO: Ambito Territoriale Ottimale, gestione pubblico/privata dell’acqua in determinate aree geografiche suddivise in ATO.
[7] Un dirigente Suez:  abbiamo proposto un’alleanza con ACEA che potrebbe evolversi in un’acquisizione di partecipazioni nella società romana, nel momento in cui il Comune decidesse di ridurre la sua partecipazione al di sotto del 51%”.
[8] Decisione del Garante del novembre 2007:
a) che le società Acea S.p.A. e Suez Environnement S.A. hanno posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza ai sensi dell’articolo 81 del Trattato CE, che ha avuto per oggetto e per effetto un coordinamento delle rispettive strategie commerciali nell’ambito del mercato nazionale della gestione dei servizi idrici; 
b) che Acea S.p.A. e Suez Environnement S.A. si astengano in futuro dal porre in essere comportamenti analoghi a quelli oggetto dell’infrazione accertata, dando comunicazione all’Autorità delle misure a tal fine adottate entro novanta giorni dalla notifica del presente provvedimento;
c) che Acea S.p.A. e Suez Environnement S.A., con specifico riferimento a quanto stabilito dall’articolo 13 del patto parasociale intercorrente tra i soci di Publiacqua S.p.A., procedano ad adottare misure idonee al fine della sua eliminazione e in ogni caso si astengano dal darvi attuazione, dando comunicazione all’Autorità delle misure a tal fine adottate entro il termine di cui al punto precedente;
d) che, in ragione della gravità dell’infrazione di cui al punto a), alle società Acea S.p.A. e Suez Environnement S.A. vengano applicate sanzioni amministrative pecuniarie pari rispettivamente a 8.300.000 euro e a 3.000.000 euro.


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