Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

domenica 28 settembre 2008

TREMONTI: citazione dal Corriere.

L'IMPORTANZA DELL'ACQUA – "Salus per aquam" dicevano gli antichi romani, primi ad aver intuito il collegamento cruciale tra acqua (acquedotti, acqua potabile) e salute, rammenta Giulio Tremonti, intervenuto alla cerimonia inaugurale dell'evento. Per il ministro dell'Economia l'acqua non sarà mai sostituibile (come è per esempio il petrolio) e non può essere abbandonata alla logica del profitto.
[fonte: Corriere]

Da tenere sotto controllo.

sabato 27 settembre 2008

BANCHE: FR e BCE in dolce attesa.


Abbiamo visto sotto, con l'articolo di Ragni, come il sistema bancario dell'islam sia diverso dal nostro.

Abbiamo visto il giochetto dei vasi comunicanti tra il petrolio e il dollaro, che più cala il valore del secondo, più aumenta il prezzo del primo.

Adesso che i nodi stanno arrivando al pettine e che il re ovunque rischia di rimanere ignudo, i petrolieri euroamericosauditi ci stanno preparando un sosia del modello BCE, per perpetuare l'inganno.

NF



Spianata la strada per la moneta unica tra le monarchie del Golfo.
17/09/2008 17:16 [fonte : http://www.trends.be/fr/economie/politique-economique/12-1635-46211/la-voie-est-ouverte-vers-une-monnaie-unique-aux-monarchies-du-golfe.html ; traduzione NF]
I ministri delle Finanze delle sei monarchie petrolifere del Golfo hanno adottato mercoledì a Jiddah un progetto di accordo per la creazione di una unione monetaria e un Consiglio monetario, embrione della futura banca centrale del Golfo.
"Non esiste alcun ostacolo alla moneta unica", ha affermato il governatore della Banca centrale del Qatar, lo sceicco Abdallah Ben Saoud Al-Thani, il cui paese è attualmente alla presidenza del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG, che riunisce Arabia Saudita, Bahrein, Emirati arabi uniti, Kuwait, Oman e Qatar). I ministri delle Finanze dei Sei si sono messi d’accordo su un progetto di « convenzione per una Unione monetaria e gli statuti di un consiglio monetario” al fine di stabilire una moneta unica che gli Stati membri sperano di potere lanciare nel 2010, ha dichiarato il Segretario generale del consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), Abderrahmane Al-Attiyah. Il documento sarà presentato per approvazione al vertice annuo dei capi di Stato del CCG (Arabia saudita, Bahrein, Emirati arabi uniti, Kuwait, Oman e Qatar) che avverrà prima della fine dell’anno a Mascate.
L'adozione del documento “costituisce un passo importante verso il lancio della moneta unica” ha aggiunto Attiyah. La scelta della sede del Consiglio monetario, esortato a diventare la futura Banca centrale del Golfo, è stata rinviata a una riunione comune dei ministri delle Finanze e dell’Economia e di quelli degli Esteri dell’organizzazione che si terrà il 26 ottobre a Mascate, ha indicato Attiyah.
Inoltre le sei monarchie petrolifere del Golfo ne hanno approfittato per fare il punto sull’economia regionale in piena crisi finanziaria americana. I ministri delle Finanze e dell’Economia dei sei paesi membri dovevano esaminare i mezzi per consolidare l’integrazione economica tra i loro paesi, secondo una fonte del Golfo. In margine alla riunione hanno tenuto un colloquio con il direttore generale del Fondo monetario internazionale (FMI), Dominique Strauss-Kahn, presente a Jiddah, ha indicato un responsabile del CCG. La crisi finanziaria americana, che stravolge le borse mondiali, doveva essere l’argomento centrale della riunione che le monarchie del Golfo tengono annualmente con i dirigenti del FMI.
Le monarchie del CCG, che registrano un boom economico grazie agli introiti petroliferi record generati dall’impennata dei prezzi, hanno assistito al crollo delle borse lunedì all’annuncio del quasi fallimento di Lehman Brothers e del calo dei prezzi di petrolio.

(tradotto dal francese da NF)

martedì 23 settembre 2008

SVENDITA ITALIA: LA TOSCANA TRIVELLATA. di Nicoletta Forcheri

Lo sventramento delle nostre interiora.




La notizia delle trivelle in Val d’Orcia è più che mai attuale: a metà dell’anno prossimo iniziano le prime esplorazioni del sottosuolo. La Regione Toscana votava, il 14 maggio 2007, tre delibere all’unanimità per approvare i permessi di ricerca di carbon fossile su oltre 1500 km2, dopo che il responsabile regionale Fabio Zita aveva approvato l’esenzione dalla valutazione di impatto ambientale (VIA) per i primi due anni esplorativi.




Alla fugace notizia sulla stampa nazionale, nel giugno del 2007, seguirono reazioni falsamente rassicuranti tali da mettere il coperchio alla vicenda. Nel silenzio certa burocrazia lavora meglio. Certo l’assessore reg. all’Ambiente Artusa giurò di volerle annullare, ma fu licenziato dal suo gruppo (Verdi) e sostituito dalla Bramerini, quella degli inceneritori “senza si e senza ma”.

I permessi riguardano zone mondialmente note, in parte patrimonio dell’Unesco: da Montalcino ad Asciano, Buonconvento, passando da Siena fino a Monteriggioni, San Gimignano e la Val d’Elsa, diradando ad est verso il Chianti (Castellina e Calstelnuovo di Berardenga), a nord verso Montecatini, ad ovest verso il volterrano, la Val di Merse, a sud verso il martoriato Sovicille (con il futuro aeroporto), l’Amiata, l’Arbia, la Val d’Orcia – patrimonio dell’Unesco - fino a Campagnatico e le Crete senesi (Asciano). Un insieme di paesaggi eccezionali, da tutelare in toto per il futuro, come modello di uno sviluppo culturale/economico favorito dal genius loci. E che, guarda caso, tra i più intonsi dagli sfregi dello “sviluppo” – tranne caso eclatante di Monticchiello – vive ancora DEL proprio territorio.

Molte zone tutelate sono opportunamente escluse dai permessi, ma esse sono poco estese rispetto alle zone considerate industriali e alla luce dell’eccezionalità mondialmente nota di tutti i comuni coinvolti. Ciononostante, un dirigente mi ha confessato ammirazione per il modello d’accordo Regione Basilicata/Exxon/Total/Shell, concluso quando Bubbico era presidente della Regione (2000-2005): un modello grazie al quale la Regione lucana e i comuni interessati hanno potuto incassare una parte anticipata delle misere aliquote (il 7%), sì ma a costo della devastazione di un territorio e dell’esodo di massa dei giovani lucani. Ma non siamo forse la patria “dell’incidente” a Mattei che con l’ENI voleva pagare aliquote del 50% ai paesi arabi? In confronto il 16% all’Iran, nel 1925, provocò un tal malcontento da costringere i britannici a insediare lo shah di Persia per non sborsare di più...



Il presidente della Toscana Martini, quello del “mai e poi mai le trivelle in Toscana” (cfr. Rassegna stampa regione), a metà dell’anno prossimo se la dovrà vedere con i “sondaggi stratigrafici superficiali di profondità totale circa mille metri” (…) “che, inclusa la cantierizzazione, presentano elementi di criticità genericamente legati al sito specifico” senza foglio di VIA! Volete che non lo sapesse? Quel che è più grave è che nei tre decreti, di durata di 6 anni, la seconda fase esplorativa più profonda con “perforazioni” e “significativi impatti critici negativi” è già compresa nel pacchetto, anche se subordinata a studio di VIA. E visto che saranno prove di produzione, la società beneficiaria sarà completamente esente dal pagamento delle aliquote, come previsto per legge.



Interessi “trasversali” accomunano Marzano, ministro alle Att. Prod., cui è stata inviata l’istanza nel 2004, a Scajola, che richiedeva il 13 dicembre 2005 l’intesa alla Regione, a Bersani e Bubbico, quando sono stati pubblicati i decreti. Il naturale coronamento lo raccoglie Scajola. La trasversalità risulta anche dalla conclusione dell’indagine di De Magistris, Toghe lucane, che conferma Bubbico e il suo segretario personale tra gli indagati di un comitato d’affari che getta ponti tra la politica e gli affari, tra le forze dell’ordine e la giustizia. Grazie a Prodi poi il paese intero è dichiarato dal 1996 “disponibile in maniera permanente alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi” (625/1996, art. 3, comma1).



Vuoti giuridici e vizi di forma
L’iter pecca anche per vizi di forma, rimandi INESISTENTI sulle delibere di intesa - c’è un procuratore tra i lettori? - o i termini di prescrizioni, non applicati. Mentre a livello teorico-procedimentale, è nebulosa la definizione del concetto di “intesa”: il settore, di competenza dello Stato, è fintamente condiviso con gli enti locali, in seguito alla riforma pseudo federale del 2001, attraverso il sistema delle “intese” e delle conferenze di servizi. Possibile che per un’area così sensibile sia lasciato un vuoto giuridico così importante? Intesa, una strizzata d’occhi, qualche conferenza e giù la pillola amara per i dissenzienti. In nome della collegialità, non si transige. E di certi principi internazionali calati dall’alto.

In caso di rifiuto tecnico di un’amministrazione (statale, regionale o comunale) per motivi di tutela ambientale, paesaggistico territoriale, del patrimonio storicoartistisco o della salute e della pubblica incolumità, la legge ha previsto l’inganno: si rinvia a una conferenza di servizi della Conferenza Stato Regioni o della Conferenza unificata, a seconda dei casi, ossia a parti non terze, emanazioni degli stessi enti ma con gli uomini giusti ai posti giusti.

I comuni che si sono opposti per “sostanziale incompatibilità” sono 4 (Poggibonsi, Asciano, Barberino Val d’Elsa, Colle Val d’Elsa), mentre per ben 24 comuni è valso il silenzio-assenso! (Volterra, Pomarance, Montecatini, Val di Cecina, Castelnuovo di Cecina, Casole d’Elsa, Radicandoli, Chiusdino, Arcidosso, Scansano, Castel del Piano, Cinigiano, Roccastrada, Buoncovento, Murlo, Monticano, Montalcino, Comunità montana Colline Metallifere, San Gimignano, Castelnuovo di Berardenga, Monteroni d’Arbia, Monteriggioni, Sovicille, Siena). A dare un parere decisamente positivo sono state le 4 province (Siena, Firenze, Grosseto e Pisa), 4 comunità montane (Amiata-Grosseto, Amiata Val d’Orcia, Val di Merse e Com. Alta Val di Cecina) e i 5 comuni di Castellina in Chianti, Campagnatico, Roccalbegna, Civitella-Paganico e San Giovanni d'Asso.

La Regione avanza questioni di “riservatezza” per non mostrare le relazioni integrative tecniche della società nella procedura di VIA, e viene da chiedersi come mai la Regione non abbia imposto la valutazione d’impatto ambientale, anche per le esplorazioni dei primi due anni? La domanda è da porre a F. Zita, responsabile della Regione Toscana che non ha chiesto il VIA neanche per il progetto di ampliamento dell’aeroporto di Siena SpA, a sud di Siena (cfr. Comitato).

Una dubbia società australiana


La società beneficiaria dei permessi è diversa da quella che li ha richiesti, Heritage Petroleum Plc, che è stata assorbita con OPA ostile il 2 febbraio 2007 nella sua acquirente, l’australiana European Gas Limited (EGL ltd)– ex Kimberley Oil, destinataria dei permessi.

Come mai il Ministero non ha impiegato la “facoltà di negare per motivi di sicurezza nazionale, l'autorizzazione all'accesso o all'esercizio delle attività (…) a qualsiasi ente effettivamente controllato da Stati o cittadini non appartenenti all’Unione europea"(DL 625 del 25 nov. 1996)? Su questo punto chiederei ai richiamati Bersani e Bubbico…

Che qualcosa non quadri nella procedura lo dimostra che la Borsa australiana (ASX), insospettita dall’impennata nel valore delle azioni EGL ltd all’inizio del 2007, le inviava un fax, il 28 maggio 2007, per chiedere se fosse per caso “al corrente di una qualsiasi informazione riguardante la società, non annunciata, tale da spiegare le recenti transazioni nei valori” (insider trading). EGL risponde con l’acquisizione della Heritage Petroleum, “riconosciuta e apprezzata dal mercato”. Uno dei tre soci/amministratori della Kimberley era anche socio amministratore della Heritage, pertanto si è comprato e venduto a sé stesso: vuoi che non abbia avuto qualche informazione privilegiata sulla certezza della conclusione dell’iter burocratico?

EGL ltd, in realtà, non aveva impiegati quando ha “comperato” la Heritage ossia i permessi, forse adesso ne avrà una manciata, e comunque l’informazione è top secret, fatto di per sé anormale: ma come, concediamo le nostre interiora e non sappiamo né a che sorta di società né se abbia impiegati? Vero è che l’immagine più appropriata sarebbe quella di un moribondo sul quale si accaniscono gli avvoltoi: il moribondo non può mica scegliere da quale avvoltoio farsi sbranare… A giudicare dagli azionisti, EGL assomiglia di più a una sorta di pool di fondi anonimi, di cui si vogliano nascondere i nomi dei proprietari, custoditi da banche canaglia di cui la defunta Merril Lynch – pace all’anima sua - la Citicorp e, soprattutto, la storica banca d’Oriente del governo britannico, la HBSC che nacque per riciclare e reinvestire i proventi del traffico di oppio, e che finanziò le due guerre dell’oppio contro la Cina.

Top 20 Holders of ORDINARY SHARES (as of 19 May 2008)
Rank Name Units %
1 HSBC CUSTODY NOMINEES (AUSTRALIA) LIMITED 30,014,464 15.07
2 HSBC CUSTODY NOMINEES (AUSTRALIA) LIMITED -A/C 2 16,222,224 8.15
3 ANZ NOMINEES LIMITED 16,140,841 8.10
4 CITICORP NOMINEES PTY LIMITED 11,534,033 5.79
5 HSBC CUSTODY NOMINEES (AUSTRALIA) LIMITED-GSCO ECA 10,550,606 5.30
6 MERRILL LYNCH (AUSTRALIA) NOMINEES PTY LIMITED 9,208,394 4.62
7 HSBC CUSTODY NOMINEES (AUSTRALIA) LIMITED -A/C 3 9,020,331 4.53
8 NEFCO NOMINEES PTY LTD 8,413,000 4.22
9 NATIONAL NOMINEES LIMITED 5,852,418 2.94
10 PATERMAT PTY LTD 3,500,000 1.76
11 MR ANTHONY JOHN MCCLURE 3,000,000 1.51
12 TRAVELLY PTY LTD 2,000,000 1.00
13 MR SHANE BACH 1,533,423 0.77
14 PYNC PTY LTD 1,500,000 0.75
15 MRS RHODA JOY HARRIS + MR PHILIP RUSSELL HARRIS 1,400,000 0.70
16 MRS CAROLE CHRISTINE ROWAN 1,375,000 0.69
17 MR KEITH GEORGE BARTLEY + MR ROBERT GEORGE BARTLEY + MR ANDREW JOHN BARTLEY 1,303,117 0.65
18 FITEL NOMINEES LIMITED 1,200,000 0.60
19 ODESSEY PTY LIMITED 1,045,708 0.53
20 TALEX INVESTMENTS PTY LTD 1,000,000 0.50

135,813,559 68.19
[fonte: http://www.europeangas.com.au/shareholder.php ]
EGL vanta 5 permessi in Francia e 3 in Italia, mentre per quello di Sulcis (Sardegna), sovranamente non prorogato dalla Sardegna, la società non ha contestato la decisione in giustizia solamente perché non più interessata: la Val d’Orcia è più appetibile.

Condizioni autolesioniste
sono quelle che il nostro paese generosamente offre ai petrolfinanzieri, tali da esercitare un’enorme attrattiva in crescita esponenziale su grosse compagnie petrolifere e holding estere. La legge prevede canoni annui per le licenze solo di 5 Euro per km²; royalties (aliquote) che non superano mai il 7% (4% per l’offshore), con la previsione di un’esenzione per i primi 20 milioni di metri cubici di gas da ogni singolo accumulatore (e per le prove di produzione e altri casi di “incidenti”); l’aliquota massima sul reddito per le società del 35%; le banche dati sismiche e geologiche accessibili a tutti e le domande che possono essere introdotte in qualsiasi momento e per qualsiasi area, fino a superfici di 750 km2. [fonte: Nat Pet Ati ]. Regali immutati da oltre dieci anni: nel 1996 i canoni erano già di 10000 Lit per km2, mentre nel frattempo siamo passati all'euro e gli idrocarburi sono come minimo raddoppiati (quintuplicato il gas).

E poi, ci si chiede, come affida lo Stato in concessione il nostro sottosuolo, l’unica cosa rimasta di nostra esclusiva proprietà? Siamo arrivati allo sventramento delle nostre interiora. Come mai non le assegna con regolare procedura di mercato, con tanto di capitolato degno di una materia d’interesse generale come questa, o meglio, non le gestisce direttamente attraverso società strumentali costrette a reinvestire gli utili, anche sotto forma di agevolazioni tariffarie – come fa Gaz de France, EdF o Areva in Francia? E invece all’Unmig, mi dicono, non possono fare altro che temporeggiare nelle risposte alla valanga d’istanze in cui annegano, non potendo mai rifiutare..


Oro nero e oro blu. Chi inquina non paga, anzi vince.

Ma il regalo più ignobile che i nostri governanti stiano facendo ai “pirati del globo” è l’oro blu. Licenza d’inquinarlo. Poi ci diranno che l’acqua scarseggia per i cambiamenti climatici. Intanto via libera all’attacco alla nostra risorsa idrica. Vi è già l’avvelenamento all’arsenico dell’Amiata per opera dell’Enel e della geotermia. Adesso tutta la regione sarà a rischio inquinamento. Ma come stupirsi se si pensa che la Toscana è stata la prima a privatizzare l’acqua con il governo D’Alema (Arezzo-Suez)?


Uno studio di consulenti della società EGL (cfr. Resource Investor) del resto lo dice nero su bianco: tra le condizioni provvidenziali del CBM in Italia, l’elevato prezzo del gas, tre o quattro volte quello australiano, la sua domanda in crescita esponenziale e l’opportunità di commercializzare l’acqua, da quando in Italia è stata “aperta” al mercato (grazie a Legge Gallo, Bassanini e Lanzillotta). Uno dei grossi inconvenienti della tecnica d’estrazione di gas Coal Bed Methane (CBM), è l’enorme spreco d’acqua: lo studio prospetta la redditizia opportunità di commercializzarla: “Nella migliore delle ipotesi potremo commercializzare e vendere l’acqua, sia all’agricoltura sia agli abitanti locali. Nella peggiore delle ipotesi, potremo riutilizzarla nel ciclo”. Oltretutto c’è molta acqua termale da quelle parti, doppiamente preziosa: oro nero e oro blu, le poste in gioco più ambite come beni rifugio di un sistema finanziario internazionale rapace e traballante, non per niente tra gli azionisti figurano anche gli spensierati anonimi investimenti di fu Merril.

Eppure, su un sito specialistico USA si legge che la produttività con questa tecnica è relativamente bassa rispetto ai pozzi convenzionali, mentre il consumo e l’inquinamento d’acqua sono molto più elevati, con il rischio di presenza di “nitriti, nitrati, cloruri, benzeni, tolueni, etilbenzeni e altri metalli e molti solidi disciolti”. Negli USA, la scaricano al suolo, in pozzi percolazione, nell’acquedotto o nei corsi d’acqua o la vendono nei centri commerciali! (sic) (cfr. sito USA). L’EPA (agenzia ambientale statunitense) annovera tra gli “incidenti” verificatisi in seguito a perforazioni CBM: livelli esplosivi d’acido solfidrico e metano sotto le abitazioni e nei pozzi domestici; morte della vegetazione; acqua più torbida e con maggiori concentrazioni di sedimenti; acqua di pozzo con odore di petrolio; riduzione dei livelli dell’acqua e delle falde. Oltre alla qualità, anche la quantità ne risente, senza parlare dell’inquinamento dell’aria e acustico: aumento di TIR, esplosioni geologiche, perforazioni, motori di pompa e compressori a gas e, ciliegina sulla torta, la svalutazione del valore fondiario.


Chi inquina non paga, anzi vince, appalti per depurare l’acqua, il diritto di commercializzarla, e altre licenze di distruggere, spremendo tutto quel che c’è da spremere dal territorio e dai suoi abitanti: inceneritori, centri commerciali, gasdotti, strade, o come far fruttare quel che prima era patrimonio di tutti. Come vedremo chi inquina con le trivelle e chi vince(rà) gli appalti sono gli stessi soggetti.


L’asse Frère-CNP(Suez)

Qual è il vero scopo dell’operazione? L’acqua, il territorio, la speculazione? Tutto fa brodo per i magnati della finanza, e poi vuoi mettere un brivido più eccitante ancora che quello di stuprare una bella vergine, sperimentare il peculiare concetto (anglo)sassone di “sviluppo” su un territorio particolarmente intonso e rinomato? Colate di cemento, inceneritori, strade a pedaggio, mobilio urbano inquinante, elettrizzante, meglio se sulle colline senesi… La tesi è rafforzata dalla presenza del progetto di Galaxy/MPS/Bassanini/Caltagirone e le tre Casse di Deposito (italiana, francese e tedesca) sull’abnorme aeroporto del Sud di Siena, scusa appena celata per iniziare un’enorme speculazione sul territorio.



A confermare i sospetti, vi è un investimento massiccio in EGL e una sua joint venture con la filiale Transcor della belga CNP, Compagnie nationale à Portefeuille, di Albert Frère. L’investimento, in forma d’obbligazioni convertibili, sul 18,86% virtuale del capitale di EGL (tasso di rendimento del 5% l’anno) sarà suddiviso in due tranche poiché per percentuali superiori al 15% ci vuole l’approvazione della Consob australiana (Foreign Investment Revieuw Board). Ma come: per una partecipazione estera di appena il 15% in EGL, ci vuole il placet dell’antitrust australiano mentre per la licenza di sventrare, e fare l’inventario della Val d’Orcia e le sue falde, con una concessione al cento per cento a una società australiana NON UE, basta una semplice domanda? La joint-venture, poi, ad aprile del 2008, EGL-Transcor/CNP per il comunicato della società è “inizialmente” paritetica: EGL offrirà il know-how operativo (leggi brevetti) e Transcor/CNP l’esperienza nella finanza internazionale (leggi finanziamenti). In un mondo in cui certe banche e i soliti fondi arraffano tutto, quanto scommettiamo che poi prenderà il sopravvento CNP e la galassia Frère?



Holding i cui amministratori sono tutti rigorosamente belgi, tranne il francobelga presidente Samyn, CNP appartiene infatti all’impero finanziario di Albert Frère (Groupe Frère Bourgeois), nobilitato nel 1994 dall’attuale Re Alberto II (per onori a quale merito)? Grazie all’associazione strategica con BNP Paribas (53-47%), quella che ha pappato la nostra BNL, egli controlla CNP che possiede a sua volta partecipazioni dirette in società come Total, Gruppo Banca Leonardo, Distripar e Transcor (filiali) tra le tante altre. Il gruppo Frère Bourgeois, poi, attraverso una partecipazione congiunta a CNP (10-89) controlla alcune scatole, più sassoni che cinesi, come Agesca Nederland, che a sua volta controlla pariteticamente, con la Power Corporation del Canada, la finanziaria Parjointco NV (Olanda), che controlla la Pargesa SA (Svizzera, 54,1%) la quale a sua volta controlla GBL (Groupe Bruxelles Lambert, 49,2% ma 50% di diritto di voto), altro potentato finanziario internazionale dalle radici tutte belghe dove ritroviamo Albert Frère, presidente e azionista maggioritario.



GBL è l’azionista di riferimento di Suez e pertanto del nuovo ente fuso GDF (Stato francese) + Suez - già prepotentemente presente nella gestione della risorsa idrica in Toscana con Publiacqua, Acquedotto del Fiora, Nuove Acque – e che ha ricevuto un trattamento di riguardo nei patti parasociali di GdFSuez. Molti dei suoi uomini formano il nocciolo duro del potere in Suez GDF come il Barone stesso, o Paul Desmarais (presidente di Power), Gérald Frère, Gilles Samyn presidente franco-belga di CNP, o Jean Louis Beffa, presidente anche di Saint Gobain, oligopolio della plastica (e del vetro) e vicepresidente di BNP Paribas (anche membro del comitato dei fiduciari del quotidiano Le Monde, Le Monde Edizioni, Le Monde Associati).



Di chi rappresenta realmente gli interessi, Albert Frère? Come mai s’interessa a EGL? Le sue rendite spaziano dai minerali ai viaggi, al petrolio (TotalFinaElf) ad acqua, inceneritori e rigassificatori (Gaz de France Suez), e una propaggine è ben conficcata anche in MPS con l’azionista Axa, destinato a crescere a giudicare dalla cooptazione di Mussari nel suo cda, e che conta uomini di grosso calibro di Frère come Mestrallet (CEO di Suez, presidente di Suez Environnement, Suez Energie Service, Electrabel, Suez-Tractebel, vice presidente di Aguas de Barcelona, amm. di Saint Gobain ecc.), oltre a Suleiman (Suez Environnement), Pirotte (Direttore investimenti di GBL), ed ecco la quadratura del cerchio: le trivelle in Toscana un modo per spianare la strada ai (reali?) (anglo)sassoni e assicurarne grosse rendite finanziarie (acqua, strade, inceneritori, banca, supermercati, immobili, aeroporto, turismo) con un montaggio finanziario che succhia denaro/risorse al pubblico – vedi aeroporto. L’operazione cela a fatica il recente sodalizio francobelgabritannico nel mondo della finanza: in questo caso tre avventurieri del petrolio, coperti dai fondi anonimi della (regina?) britannica HSBC con la galassia Frère, e le sue propaggini francosvizzerolandocanadesi. E l’altra domanda è: a chi appartiene il resto delle scatole vuote partecipate dall’impero Frère? E per quali meriti è stato insignito barone?
23 settembre 2008 Nicoletta Forcheri





domenica 21 settembre 2008

BANCHE. Le Banche di Allah. di Raffaele Ragni


Le Banche di Allahdi Raffaele Ragni - 19/09/2008




La finanza islamica non ha risentito della recente crisi dei mutui subprimes americani. Essendo vietati il prestito ad interesse e la commercializzazione dei debiti, gli investitori musulmani non corrono il rischio di acquistare prodotti complessi, come le famigerate collaterized debt obligations, che hanno scatenato la crisi. L’autorevole agenzia di rating Moody’s stima che gli asset delle banche islamiche, in un solo anno, sono aumentati del 20% raggiungendo quota 500 miliardi di dollari. Non vi è così altra strategia per arrestare l’avanzata delle banche di Allah se non alimentare il fantasma di Bin Laden e la paura del terrorismo.

Il 25 settembre 2007 Adnan Yousif, presidente dell’Unione delle Banche Arabe (Uab), ha firmato un memorandum d’intesa con l’Associazione Bancaria Italiana (Abi) per l’apertura in Italia, entro la fine del 2008, di uno sportello ispirato ai principi del Corano, in linea con quanto sta avvenendo in altri Paesi europei. È passato un anno, durante il quale si è discusso di tante problematiche legate alla presenza crescente di musulmani in Italia - apertura di moschee, matrimoni misti, studio del Corano nelle scuole, uso del velo in luoghi pubblici - ma nessuno ha seriamente approfondito i vantaggi, che avrebbero gli imprenditori e i risparmiatori italiani, se potessero rivolgersi, invece che ai soliti usurai, anche alle banche di diritto islamico. Se vogliamo davvero liberalizzare il nostro sistema finanziario, allora dovremmo aprirci a tutte le banche, non solo a quelle ispirate al modello americano.

La caratteristica più nota del sistema bancario islamico è il divieto di addebitare interessi. Il Corano (sura 2, versetto 275) vieta la riba sul denaro prestato. Il termine si riferisce non solo all’usura, cioè ad un tasso d’interesse eccessivo, ma a qualsiasi corresponsione d’interessi su mutui e depositi. Secondo la shari’ah, che è la legge islamica, soltanto il lavoro dell’uomo può giustificare l’arricchimento, sia sul piano etico che giuridico. Non è lecito percepire alcun interesse, neanche minimo, perché esso rappresenta un guadagno del creditore collegato al semplice decorrere del tempo. L’Islam consente solo un tipo di prestito - chiamato qard-elhassan, che letteralmente significa buon prestito - dove il prestatore non addebita alcun interesse o importo addizionale alla cifra prestata. Il creditore offre il prestito per ottenere la benedizione di Allah e si aspetta una ricompensa solo da Allah. Le risorse per questo tipo di operazione sono prelevate da un fondo di solidarietà, detto decima legale (zakat), formato dai contributi volontari che tutti i musulmani versano a favore dei poveri e che vengono gestiti dalle banche per conto delle comunità locali o dei governi. Il denaro erogato come buon prestito viene usato a scopo di consumo o per l’acquisto di beni di prima necessità.

La condanna dell’usura deriva dal fatto che la moneta è considerata unità di misura e mezzo di pagamento. Non avendo alcun valore intrinseco, non può generare altra moneta tramite il pagamento d’interessi. Il lavoro umano, lo spirito di iniziativa e il rischio insito in un’attività produttiva, sono più importanti del denaro usato per finanziarli. I giuristi musulmani considerano la moneta come capitale potenziale, piuttosto che come capitale in senso stretto, nel senso che essa diventa capitale solo quando viene investita in un’attività economica. Di conseguenza, il denaro anticipato sotto forma di prestito è considerato un debito dell’impresa e non un capitale. In quanto tale, non dà diritto ad alcun profitto. Il suo potere d’acquisto non può venire usato per creare direttamente maggiore potere d’acquisto, ma deve passare attraverso una fase intermedia che la compravendita di beni e servizi.Partendo da questa visione della moneta, la finanza islamica si fonda sull’idea che prestatore ed utilizzatore di moneta devono spartire in ugual misura il rischio d’impresa, affinché tutta la comunità, e non soltanto una categoria di operatori economici, ne tragga beneficio. Ciò vale per fabbriche, aziende agricole, società di servizi o semplici operazioni commerciali. Tradotto in termini bancari, significa che tutti i soggetti coinvolti - il depositante, la banca, il debitore - devono dividere i rischi e i guadagni derivanti dal finanziamento di una certa attività. É il principio del profit-loss sharing, conosciuto ma scarsamente applicato nel sistema bancario occidentale, che invece obbliga il debitore a restituire l’ammontare del prestito ricevuto, insieme all’interesse imposto, indipendentemente dal successo o dal fallimento della sua impresa. Tecnicamente la condivisione del rischio d’impresa si sostanzia in varie forme di finanziamento, di tipo associativo o partecipativo.

Col murabaha la banca acquista un macchinario per conto del cliente e lo rivende al cliente stesso ad un prezzo più alto. Col mudaraba la banca investe fondi per conto del cliente e prende una percentuale sui profitti derivanti dall’investimento. I depositi bancari sono generalmente accettati in tale forma. Col musharaka la banca e il cliente costituiscono una società, o acquistano una partecipazione societaria, condividendo profitti e perdite derivanti dall’operazione. La legge islamica proibisce anche la gharar, parola che significa incertezza, rischio, speculazione. Le parti contraenti devono essere perfettamente a conoscenza dei controvalori che sono scambiati come risultato delle loro transazioni e non possono predeterminare un profitto garantito. I cosiddetti futures - che sono promesse di futuri acquisti o vendite - sono considerati strumenti finanziari immorali, così come le transazioni finanziarie in valuta estera, perché i tassi di cambio sono determinati dai differenziali dei tassi di interesse. Molti studiosi islamici disapprovano anche l’indicizzazione del livello d’indebitamento tramite l’inflazione. Tuttavia alcune transazioni sono considerate eccezioni al principio del gharar, come le vendite con pagamento anticipato (bai’ bithaman ajil) e il contratto di leasing (ijara).

In ogni caso esistono precisi requisiti legali affinché questi contratti siano stipulati e conclusi in modo da minimizzare qualsiasi rischio. Ad esempio, nel leasing islamico - che consente alla banca di acquistare un bene per un cliente ed affittarglielo per un certo periodo, al termine del quale il cliente può acquistare il bene medesimo - la somma d’acquisto deve essere pari al totale delle rate, maggiorata soltanto della remunerazione del servizio prestato dalla banca. Bisogna infine considerare che uno dei pilastri dell’Islam è la donazione (zakat), basata sull’idea di una purificazione della propria ricchezza tramite una parziale redistribuzione, che assume la forma di una tassa religiosa. Ad essa sono soggette le stesse banche e milioni di credenti, anche quelli emigrati. Si tratta di cifre enormi, difficili da valutare, che costituiscono un flusso ininterrotto di risorse impiegate per l’assistenza ai più bisognosi, ma anche una forma di finanziamento per la difesa e la diffusione della fede.
La prima banca islamica nacque in Egitto nel 1963, ma solo dopo la crisi petrolifera dei primi anni settanta cominciò il vero sviluppo della finanza islamica. Nel 1975 fu decisa l’istituzione di una banca pubblica, la Islamic Development Bank, con la partecipazione di 44 Paesi membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (Oci), creata fin dal 1969. I principali azionisti sono l’Arabia Saudita (26%), la Libia (16%) e il Kuwait (13%). Il suo compito è quello di favorire il commercio tra nazioni musulmane, finanziare operazioni di leasing e vendite in acconto, creare fondi speciali per progetti di sviluppo. Nello stesso anno nacque la Dubai Islamic Bank, la prima banca privata islamica, e nel 1978 fu insediata in Lussemburgo la prima banca islamica occidentale, denominata allora Islamic Banking System ed ora Islamic Financial House. Nel 1979 il Pakistan decretò l’islamizzazione di tutto il settore bancario. Lo stesso avvenne in Sudan ed Iran nel 1983.
Attualmente esistono 166 banche islamiche, che concentrano circa un 80% della raccolta in Medio Oriente ed il resto in altri Paesi musulmani, principalmente Malaysia e Indonesia. I gruppi più importanti sono quattro: Dallah Albaraka Group (Arabia Saudita), Dar al Maal al Islami Trust (Arabia Saudita), Alrahj Group (Arabia Saudita) The Islamic Investor (Kuwait).Negli ultimi anni sono stati lanciati fondi azionari islamici che seguono criteri rigorosi nella scelta dei titoli. Sono escluse le imprese di settori immorali (bevande alcoliche, tabacco, pornografia, carne di maiale, armi), quelle che hanno un debito superiore al 33% della capitalizzazione, quelle che commerciano con Israele e quelle che praticano l’usura, cioè tutte le banche ed assicurazioni di diritto occidentale.
In tutto il mondo esistono ben 144 fondi islamici che distribuiscono utili crescenti sotto forma di obbligazioni (sukuk) che, a differenza dei bond occidentali, non pagano interesse in senso stretto, ma sono cedole rappresentative di quote di profitti legate alle attività delle imprese selezionate. Il primo sukuk fu emesso nel 1990. Dieci anni dopo avvenne la seconda emissione, solo 3 sukuk per 336 milioni di dollari. Nel 2003 sono aumentati a 37 per un ammontare di 5,7 miliardi di dollari. Nel 2006 sono stati emessi ben 199 sukuk, per oltre 27 miliardi di dollari, altri 206 nel 2007 per quasi 47 miliardi di dollari, ed infine 44 nel 2008 per altri 2,4 miliardi.La finanza islamica non ha risentito della recente crisi dei mutui subprime americani. Essendo vietati il prestito ad interesse e la commercializzazione dei debiti, gli investitori musulmani non corrono il rischio di acquistare prodotti complessi, come le famigerate collaterized debt obligations, che hanno scatenato la crisi. L’autorevole agenzia di rating Moody’s stima che gli asset delle banche islamiche, in un solo anno, sono aumentati del 20% raggiungendo quota 500 miliardi di dollari. Parallelamente sottolinea i rischi legati alla credenza che tali istituti servano a finanziare il terrorismo internazionale. Evidentemente il sistema usuraio occidentale non ha altra strategia per arrestare l’avanzata delle banche di Allah se non alimentare questa credenza e fomentare il cosiddetto scontro di civiltà, col fantasma di Bin Laden che periodicamente appare per pronunciare rivendicazioni e minacce. Per gli italiani, che non sono musulmani ma sono stanchi di subire il potere usuraio, l’attrattiva della finanza islamica si spiega soprattutto in rapporto alle disfunzioni della finanza globale. Ciò vale soprattutto per il Mezzogiorno, il cui divario rispetto alle regioni del Nord, si misura anche in termini di costo del denaro. Ma in generale, è tutta l’economia italiana ad essere ostaggio di un sistema bancario che privilegia i profitti dei creatori di moneta, cioè le banche, rispetto ai bisogni degli utilizzatori di moneta, cioè imprese e famiglie. La banca senza banchieri. Questo è il cardine del socialismo islamico. Nel capitalismo occidentale esiste invece un conflitto strutturale tra imprese bancarie, che producono moneta dal nulla e lucrano sul tempo, ed imprese industriali e commerciali, che faticano a produrre lavoro perché schiacciate da interessi e garanzie vessatorie imposte dall’usurocrazia globale. Sarebbe riduttivo considerarlo un conflitto interno alla classe capitalista, poichè esso rappresenta la vera lotta di classe: lavoro contro usura, imprenditori ed operai contro banchieri.

EUROPA: Soros e i Rom. Nicoletta Forcheri

ANCH'IO SONO ROM
Martedì 16 settembre, al primo vertice UE sui Rom, a perorare la causa dei Rom, dettando alla Commissione europea le linee di condotta da seguire e criticando pesantemente l’Italia per la proposta schedatura, c’era niente po’ po’ di meno che il miliardario G. Soros, quello che con l’ex Quantum Fund, destabilizzò pesantemente il paese nel 1992 attaccando la Lira (ma anche il marco tedesco e la sterlina inglese) e che si arricchì, e fece arricchire i suoi amici (che pur di trarre le castagne dal fuoco del crack attuale sono capaci di provocare un pandemonio), intermediando o acquistando interi pezzi del nostro ex comparto produttivo statale a prezzi scontati del trenta per cento minimo.
Fu una vera e propria opera di destabilizzazione, parallela o simile alle migliori strategie della tensione, solo a un altro livello, quello finanziario economico invece che a quello di “terrorismo”.
Il miliardario di origine ungherese, sul quale la procura ha avviato un'inchiesta per le oscillazioni del titolo dell'As Roma di cui correva voce da lui smentita che volesse acquistarla, e che finanzia i Rom attraverso diverse fondazioni - con quali importi e attraverso quali canali? - ha dichiarato: “Numerose comunità Rom vivono in condizioni subumane spesso associate a stereotipi negativi che non fanno che aggravare la loro situazione”. E certamente non gli si può dare torto su questo punto. Numerosi altri partecipanti hanno duramente criticato il governo italiano per la schedatura dei Rom, tra i quali Soros, che riferendosi esplicitamente all’Italia si è detto particolarmente preoccupato: “La schedatura etnica dovrebbe essere illegale e spero che la Corte europea di giustizia stabilirà questo fatto”.
Davanti a tanto “valore” – che cosa rappresenta Soros esattamente nel panorama e nelle istituzioni europee? - e alle manifestazioni di alcuni Rom in sala, tutti si sono schierati in coro con Soros e i gitani, in particolare il presidente della Commissione Barroso, per bocciare qualsiasi “discriminazione e stigmatizzazione dei Rom nell’UE”, e ciò facendo sono riusciti forse nel loro intento d’impedire qualsiasi dialogo, a priori, con il governo italiano, rappresentato nella fattispecie da Eugenia Maria Roccella, Sotto Segretario di stato per l’Occupazione e le Politiche sociali, “fischiata” più volte quando ha tentato di parlare.
Nel periodo 2000-2006, sono stati investiti dall’UE 275 milioni di euro per progetti specificatamente destinati ai Rom, che annoverano una popolazione di 10-12 milioni, equivalente alla popolazione della Grecia o del Belgio, mentre un miliardo è stato speso per l’insieme delle categorie svantaggiate, compresi i nomadi non Rom – che per onor del vero siamo tutti noi, o lo saremo presto…Una categoria in massima espansione.
Sorprende tanta veemenza per quello che è considerato – senza possibilità di scampo o di distinguo - come un provvedimento razzista antirom, e senza possibilità di fare valere gli argomenti del nostro governo, in una Europa sempre più a favore dell’impronta digitale non solo per gli immigranti clandestini, ma per tutti in genere (o il microchip): del resto nessuno al vertice ha parlato, o tanto meno criticato, le impronte digitali – non si trattava di quelle - perché quel che ha sollevato il massimo orrore sembrerebbe essere stata la parola “schedatura” maliziosamente abbinata alla parola “etnica”.
E’ questo un uso alquanto strumentale delle parole, in un continente dove la libertà di circolazione per il normale cittadino europeo non esiste senza un lavoro, senza un reddito da sostentamento e apposita schedatura fiscale/comunale – tranne il permesso da turista, la cui durata varia da paese a paese; dove, nella maggior parte dei paesi europei, prima di potere usufruire delle prestazioni della mutua, della previdenza sociale e di potervi risiedere stabilmente – diritto di voto, diritto di residenza - bisogna provare di disporre o di un lavoro a durata indeterminata (in via di scomparsa grazie proprio alle politiche europee), o di una rendita abbastanza generosa da non rischiare poi di pesare sulle spalle della collettività ospitante (con l’onere di produrne la prova in comune).
L’Italia è l’unico paese in Europa dove si ha diritto all’assistenza medica gratuita sulla base della semplice residenza – totalmente libera dai contributi da lavoro – il che vuol dire che qualunque europeo può venire a risiedere nel nostro paese, senza dovere provare di avere un lavoro, o redditi da sostentamento, contrariamente agli altri paesi UE. E questo ci sembra normale, ma non è poco in una Europa assicurativa che rimborsa le spese mediche, o che offre sussidi sociali solamente a chi ha già contribuito, e pertanto già lavorato, nel paese oste. Solo allora avrà diritto al “permesso di residenza”.
Quel che viene da chiedersi spontaneamente in un continente dove diventa impossibile sfuggire alle molteplici schedature cui è assoggettato il cittadino nazionale (automobilistiche, fiscali, sanitarie, bancarie, comunali, statali, professionali, IVA): perché noi si, mille schedature, e loro neanche una? Vien da chiedersi: i Rom nei loro campi, sono iscritti nei registri comunali? E la legge non dovrebbe essere uguale per tutti? Insomma sembrerebbe che Soros, facendo leva su emozioni antirazziste e vestendosi di buone intenzioni, riesca ad inserire la nozione di etnia nell’applicazione diversificata della legge…
Se un gruppo di “gente del viaggio” – come dicono i francesi – si sposta, s’insedia, si allaccia all’elettricità, al gas, all’acqua comunali, scroccandoli, sporca i fiumi o si allaccia alle fognature (SENZA PAGARLE), cose negate ai normali cittadini, non è il minimo chiederne l’iscrizione sui registri, o “schedatura” che dir si voglia? E se a noi poi ricadono le bollette, o ai nostri comuni sull’orlo del fallimento, tutti trovano normale – in primis Soros – bollare il nostro governo di razzista perché vuole schedare magari chi non ha il permesso di soggiorno, o non è iscritto sui registri, o identificare chi si insedia sul nostro territorio, soprattutto a frotte, per controllarne quei fatti sui bambini – mendicità, assenza di scolarizzazione – per i quali il normale cittadino sarebbe considerato reo e pertanto sanzionabile anche con l’affidamento a terzi dei suoi minori..
Si ricordi che il “problema” dei Rom è nato con il tandem Prodi/Bonino che, contrariamente a tutti i paesi limitrofi che hanno imposto un periodo transitorio, ha voluto aprire le frontiere direttamente ai romeni, luogo di origine dei Rom, al momento dell’adesione della Romania all’UE, il 1 gennaio 2007. Sarebbe stato per lo meno prudente… ma forse in cambio dell’apertura Prodi voleva compiacere a certi imprenditori nostrani che vanno a “investire” senza scrupoli - o sfruttare - la forza lavoro in Romania…
Quel che è peggio è che sul normale cittadino incombono mille obblighi, non solo mille schedature, ad esse associati come oboli, gabelle e pagamenti vari: la “schedatura” scolastica, la “schedatura” del vaccino, la “schedatura” al comune, la “schedatura” del passaporto se vogliamo viaggiare, la “schedatura” della dichiarazione dei redditi, la “schedatura” della tassa per i rifiuti, la “schedatura” del bollo, la “schedatura” al PRA, la “schedatura” per il canone RAI, le “schedature” delle bollette, la “schedatura” assicurativa, la “schedatura” bancaria…. Mentre tutta un’etnia, proprio in virtù di tale etnia, può essere esonerata d’ufficio? E chi è che fa le discriminazioni etniche?
Ma, con quest’aria di crisi che tira, ho tanta voglia anch’io di darmi alla macchia, di scomparire fiscalmente, dai registri sanitari, dalle schede bancarie, dai registri comunali, professionali, statali, polizieschi, dagli elenchi telefonici, di eliminare tutti i miei indirizzi mail, tutti i miei nickname e di scomparire fisicamente, per svolazzare libera di borgo in borgo, approfittando del generoso senso dell’ospitalità della nostra magnifica gente… E i miei bambini, qualora avessi il lusso di farne, farli scorazzare di strada in strada, liberi dal vaccino e dalla scuola, farli crescere e imparare dall’esperienza, insegnargli quel che mi hanno tramandato i nonni, e i nonni dei miei nonni, senza discontinuità della sorta né indottrinamenti ingessati, dove porre le domande disturba.
Che cosa succederebbe, se io lo facessi? A meno di andarmi a insediare in un'isola paradiso con tanti soldi, che non è da tutti, o appunto darmi veramente alla "macchia" con la sua connotazione di clandestinità, vi lascio immaginare la risposta...
E di due cose l’una: o tutti dovrebbero essere esentati o nessuno. Meglio sarebbe tutti. Una singola schedatura-documento per ciascuno, per praticità di Stato, dovrebbe bastare….
Ma allora io chiedo: che cosa vuole, veramente, Soros? E anche qua, c’entrano i suoi amici dell’élite finanziaria?

Nicoletta Forcheri.
17 settembre 2008

venerdì 19 settembre 2008

ACQUA: PUBLIACQUA – PUBLIMAFIA (1). di N. Forcheri






(grafix of Luther Blisseth)


Aprilia/Publiacqua: un modello strategico per le francesi

Tutti ricorderanno il caso di Aprilia-Acqualatina e degli aumenti improvvisi del 300% delle bollette dell’acqua, di cui ci fu un Report della Gabanelli (http://www.rai.tv/mpplaymedia/0,,RaiTre-Report%5E23%5E79429,00.html) due anni fa. Ebbene Publiacqua SpA sta diventando l’emblema, assieme ad Acqualatina (Acea/Veolia), della fraudolenta campagna di privatizzazioni del servizio idrico che sta investendo il nostro paese e di ciò che diventa un servizio che dovrebbe essere universale con i famigerati PPP (partenariati pubblico-privato) tanto decantati da istituti internazionali come la Banca Mondiale, l’FMI o la BEI. Il PPP trascina nella logica del profitto gli enti locali strozzati dal debito, dall’avidità personale o dall’ignavia.

Publiacqua SpA è il gestore del servizio idrico integrato dell’ATO (ambito territoriale ottimale) 3 Medio Valdarno che, con oltre 1000000 milione di abitanti, figura tra i dieci bocconi più graditi d’Italia:

Tab. II - Principali ATO in Italia Ambiti Territoriali Ottimali
Pop. residente (mc/anno) Importo tariffa (anno)
ATO Unico Puglia 4.020.707 269.935.680 1,12
ATO 2 Lazio Centrale Roma 3.503.560 373.100.000 0,82
ATO 2 Napoli Volturno 2.790.845 242.027.280 0,99
ATO Milano 2.450.999 225.566.800 0,74

ATO 3 Torinese 2.154.237 212.500.000 0,85
ATO Unico Sardegna 1.631.880 124.741.670 1,07

ATO 3 Sarnese Vesuviano 1.425.437 80.541.220 0,82
ATO 1 Palermo 1.235.923 92.175.400 1,24
ATO 3 Medio Valdarno 1.191.246 96.987.240 1,08
ATO B Bacchiglione 1.081.451 87.237.640 0,94

Avendo ricevuto una concessione ventennale per affidamento diretto, cioè senza gara pubblica, Publiacqua SpA (PB) cede, nel 2006, una quota del 40 per cento al raggruppamento temporaneo di imprese Acque Blu Fiorentine SpA, costituito da Acea SpA (68,5%, capofila), Suez Environnement SA (SE, 22,9282%), ex polo ambiente di Suez e MPS (8%). Alla presunta gara, il cui bando è stato pubblicato nel 2002, la società temporanea sarebbe stata l’unica a presentarsi.

Acea SpA è il principale operatore idrico a livello nazionale sia per numero di popolazione servita, che per volumi erogati e relativo fatturato: l'ex municipalizzata di Roma, curata per tanti anni dal francofilo Cuccia, era ed è tuttora partecipata al 51% dal Comune di Roma, al 10% dal potente fondo d'investimento Schroder (sceso al 4% adesso), e quasi al 10% da Suez Environnement, mentre la quota di Caltagirone, Francesco Gaetano, vice presidente e azionista di MPS, è da poco aumentata dal 3 al 5%.

Suez Environnement (SE), che opera in Italia già sotto diversi nomi, mutati più volte, come Ondeo Italia SpA, Acque Toscane (Montecatini), Degrémont (bonifica Milano), Lyonnaise des Eaux, Nuove Acque SpA (ATO Arezzo), facenti tutte capo al colosso Suez, vantava nel 2006, 11.439.000.000 euro di fatturato, di cui circa 97,5 milioni realizzati in Italia. Fatturato che nel 2007 è salito a 12 miliardi di euro con 62 mila dipendenti in tutto il mondo. Con la fusione Suez/Gaz de France, SE è stata quotata in borsa, diventando Suez Environnement Company.

Gaz de France, prima della fusione di luglio 2007, era una multinazionale di Stato francese (oltre l’80%) attiva nei servizi energetici e nel nucleare, dal fatturato di 27 miliardi di euro con 50 244 dipendenti, prima della fusione. Suez era, prima della fusione, una multinazionale essenzialmente franco-belga il cui azionista di riferimento era GBL (Groupe Bruxelles Lambert) con 47,5 miliardi di fatturato 2007 e numerose potentissime partecipazioni. GBL rimane un azionista di riferimento nel nuovo ente con patti parasociali che lo avvantaggiano particolarmente.

MPS, è la storica banca di Siena che tutti conoscono, che da quando è stata privatizzata nel 1996 ha iniziato con una politica finanziaria di saccheggio delle sue riserve e di depauperamento del territorio di Siena, promuovendo ad esempio l’aeroporto del Sud di Siena, di cui le vere ragioni non possono che essere una speculazione finanziaria, ai danni di un territorio incantevole ideato, con lo scopo di portare lo “sviluppo”, vale a dire supermercati, industrie, casette a schiera, inquinamento dell’acqua, inceneritori, in un territorio che era ancora incontaminato e che potrebbe vivere alla grande del solo suo territorio e di turismo sostenibile. (http://ospiti.comune.siena.it/filoerba/aeroporto/adesione.html ).

Per l’intesa restrittiva stretta tra Publiacqua, Acea e SE, l’antitrust interviene a dicembre del 2007 infliggendo una multa di rispettivamente 8300000 euro ad Acea SpA e 3000000 di euro a Suez Environnement, in un lungo provvedimento descrittivo con ingiunzione finale di “aggiustare” l’articolo 13 del patto parasociale tra i soci di Publiacqua, poiché esso prevede un’intesa e una strategia coordinata nel rispondere a bandi di gare del servizio idrico sul territorio italiano, svuota di margine di azione Publiacqua a vantaggio dei “partner gestori” SE e Acea SpA ed è in infrazione con l’articolo 81 del Trattato CE per il reato di presunta spartizione di mercato.

E se due multi saranno parse poca cosa per questi colossi produttori di crediti dal nulla, come le banche centrali, che cosa dire del fatto che il TAR del Lazio le ha persino annullate a maggio scorso, con motivazioni indigeste scritte in burocratese. Tali fatti lasciano senza parole. E infatti la stampa non ne ha quasi parlato.

Ma i soprusi di Publiacqua (Cara Publiacqua SpA), rinforzata dall’annullamento delle multe e delle sanzioni dei suoi “partner gestori”, non fanno che cominciare…

Circola infatti una petizione (Petizione Publiacqua) su internet – su iniziativa del Forum nazionale dell’acqua - per chiedere una commissione d’inchiesta al Consiglio regionale della Toscana perché indaghi sul caso Publiacqua: siete tutti invitati a firmare. La commissione d’inchiesta dovrebbe essere nazionale e non regionale, visto che il modello Aprilia è destinato a ripetersi su tutto il territorio italiano, dove le sorelle GDF-Suez e Veolia sono in agguato, non solo per l’acqua, ma anche per i rifiuti, il gas, le infrastrutture, l’elettricità, e in genere le multiutilities...

La petizione è scattata dopo che il CO.VI.RI, comitato di vigilanza delle risorse idriche, dipendente dal ministero dell’Ambiente, ha condannato Publiacqua a rimborsare 6,2 milioni agli utenti: il 23 marzo 2007, il presidente dell’ATO3 Del Vecchio e il Presidente di Publiacqua SpA Amos Cecchi, avevano firmato un accordo per riconoscere a quest’ultima un “conguaglio ai ricavi” di quell’importo, da scaricare sulle bollette degli utenti con una revisione tariffaria straordinaria approvata l’11 luglio 2007.

Il succo era: se i cittadini consumano di più pagano di più; se consumano di meno, si aumentano le tariffe perché paghino altrettanto…

E anche se nella transazione contestata dal Coviri, secondo quanto precisa l’ATO sul suo sito, il “conguaglio” sarebbe previsto solo per il 2011, nei comuni del Chianti dell’AT03 Medio Valdarno i prezzi sono aumentati al mese di giugno: il prezzo al metro cubo è passato, ad esempio per la prima fascia, da 0,55 centesimi al m3 esente IVA, a 1 euro tondo esente IVA mentre la tolleranza della prima fascia è passata da 100 m3 l’anno a 80 m3 cubi l’anno.
Quota fissa: 5 (per persona per anno)
Fascia di consumo Tariffa
0-100 0,5572570
100-150 1,1160634
150-225 2,0162477
225-300 2,7888673
300 Oltre 3,1917036
Fognatura /m3 0,09208430
Depurazione /m3 0,26132720

Tariffa per l'anno 2008, dopo l’aumento, tratta dal sito dell’ATO3:
ANNO 2008
(tutti gli importi espressi sono senza IVA 10%)

Quota fissa : 23,37
Fascia - Tariffa

0-80 1
81-150 1,73
151-200 2,83
Oltre 200 3,89
Uso agricolo 1,73

Quota fissa: 23,37
Piccolo uso produttivo
(fino a 500 m3/anno) 35,05
0-150 1,73
151-200 2,83
Oltre 200 3,89
Uso produttivo 501-1.000 105,15
Oltre 1.000 280,41
Uso pubblico 1,73

Quota fissa: 23,37

Tale aumento è stato motivato con l’entrata dei comuni del Chianti nell’ATO3 Medio Valdarno, oltre all’adeguamento dell’inflazione. Ma “questa motivazione desta molte domande visto che la previsione dell’ingresso dei comuni nell’Ato 3 era già nota e prevista al momento della determinazione delle tariffe, il bilancio 2006 di PB risulta chiuso in attivo. PB afferma di avere investito 300 milioni di euro circa ma la società risulta non avere completamente versato ai Comuni l’importo dei canoni per 14 milioni di euro” scrivono sei consiglieri di Firenze in un’interrogazione al sindaco.

In ogni modo si noti come la tariffa penalizzi le famiglie, con i prezzi calcolati per unità abitativa e non per numero di persone, o come la tariffa pubblicata sul sito sia con due decimali mentre la tariffa sulle bollette continui ad essere con ben otto decimali. Insisto su questi dettagli per dimostrare la vera natura finanziaria di colossi come Suez, a stento mascherata. Infine, dalla tariffa è sparita la voce della fognatura e quella della depurazione, inglobata nel prezzo finale, in modo che tutti dovranno pagare il sistema fognario, anche chi non vi sia allacciato… e paghi già lo svuotamento della fossa settica. Non è poi in conflitto di interessi offrire un servizio, come Publiacqua e nel contempo offrire l’assicurazione su detto servizio? E’ quel che fa PB.

A questo si aggiunga come le bollette siano quattro l’anno, contrariamente a quelle dove gli ATO non sono ancora stati privatizzati (una bolletta l’anno come è giusto che sia); due delle quattro bollette sono presuntive, per cui si dovrà pagare anche quel che non si consuma, e per ogni ritardo PB si riserva il diritto di chiudere l’erogazione.

Nella petizione si chiede anche chiarezza sui criteri per determinare le tariffe - nebulosi-, sul pagamento dei canoni di concessione ai comuni – misteriosi -, sulla pianificazione di sostituzione delle tubazioni vetuste – lacunosa -, sulla verifica degli importi per spese di rappresentanza del top management - esosi - e sulla situazione lavorativa sempre più degradata – per non dire penosa.

Infatti, i dipendenti di Publiacqua sono sempre più in subbuglio per una precarizzazione crescente, e arricchimento del personale con elementi venuti d’oltralpe.

Il degrado nella situazione lavorativa va di pari passo con la situazione igienica e di sicurezza. Correva voce che lasciasse a desiderare, tanto che prima delle vacanze vi era stato l’episodio di San Casciano, quando alcuni cittadini ignari si erano lavati i denti con acqua di fogna: le tubature erano talmente malandate che due tubi, uno con l’acqua chiara e l’altro con l’acqua scura in contatto tra loro avevano mescolato i loro umori, intorbidendo le acque chiare…

Ma il massimo è stato raggiunto in questi giorni quando dopo due mesi di autobotti, e di razionamento dell’acqua a volte per un’ora sola al giorno, i NAS scoprono nel corso di un’ispezione effettuata in loco escrementi di ratti e resti di geco presso le sedi dell’acquedotto di quattro comuni del Chianti, di cui Panzano con la situazione peggiore…(cfr. Repubblica FI 11-09-2008 ).

Il modello “Aprilia/Publiacqua” risulterebbe essere una ripartizione dei ruoli per una spartizione del mercato a vantaggio dei colossi d’oltralpe: gli italiani oliano, e i francesi penetrano. Grazie al know-how dei loro soci in affari, nella fattispecie Acea SpA e Caltagirone/MPS, i francesi ottengono un ghiotto mercato, quello toscano, che è solo il primo passo. Le loro mire comprendono anche Acea spa, come attestato da un documento rilevato dall’antitrust in cui un dirigente di SE – scrupolosamente taciuto con un bel [omissis] nel testo, come gli altri nomi dei “francesi” – dice: “Abbiamo proposto un’alleanza con ACEA che potrebbe evolversi in un’acquisizione di partecipazioni nella società romana, nel momento in cui il Comune decidesse di ridurre la sua partecipazione al di sotto del 51%”. L’altra mira sostanziale era la rete di Italgas, che hanno ottenuto grazie a Scaroni, quest’anno (vedi sotto). La terza mira era vincere quanti più bandi di gara in Toscana e in Italia, e ottenere una sostanziale riunificazione degli ATO toscani in un ATO unico. Ma la mira vera, ultima, secondo me è la presa di Roma. Adesso con la fusion du siècle, sono più forti che mai: la fusione è quella tra Suez e Gaz de France. (continua)



Nicoletta Forcheri
Settembre 2008

CRACK BANCARI. da Disinformazione (Marcello Pamio)


Riporto questo articolo di Pamio, dal sito http://disinformazione.it/crack_bancari.htm che secondo me centra bene il problema.


Crack bancari: crisi del Sistema o fallimento controllato?
Marcello Pamio - 19 settembre 2008

Quello che purtroppo (o per fortuna?) era stato previsto da anni si sta verificando.
Il Sistema Economico sta letteralmente crollando sotto il peso di debiti, speculazioni, investimenti forsennati e satanici, oppure è arrivato l’occasione e la possibilità di destare le nostre coscienze?
Importantissime banche come Citigroup, Bear Stearns, Lehman Brothers e Merrill Lynch, tanto per citare solo qualcuna, hanno fatto un triste epilogo. La Lehman è fallita e ha già chiesto l’amministrazione controllata (ex articolo 11), la Merrill Lynch è invece stata salvata, o per meglio dire, acquistata dalla Bank of Amerika.

Richard Fuld, il padre-padrone della Lehman (quarta banca d’affari statunitense) esce da questo crack in piedi: “dal 1993 fino al 2007 ha conseguito tra stipendi, bonus, stock options la meravigliosa cifra di 466 milioni di dollari”[1]. Cifra questa di tutto rispetto, ma non completa, perché bisogna sommare la buona uscita di 22 milioni di dollari, maturata prima del fallimento bancario! Non male, vero?
Dall’altra parte Stanley O’Neal, ex numero uno di Merrill Lynch lascia il suo prestigioso ufficio con una pensione da 161 milioni di dollari[2], e questo dopo aver creato una voragine da 40 miliardi di dollari.
Il mega boss della Citigroup, Chuck Prince, si è intascato invece 68 milioni di dollari, e l’ex presidente di Bear Stearns, Jimmy Cayne soli 60 milioni di dollari.[3]

La cosa interessante e che si ripete ogni qualvolta una azienda crolla e/o fallisce, i manager escono sempre a testa alta e con le tasche piene di denaro. Denaro dei contribuenti
Per esempio la Lehman ha creato un buco nero di oltre 639 miliardi di dollari, il maggiore crac della storia economica americana (oltre dieci volte il già gigantesco buco della Enron), e nonostante questo Richard Fuld esce con decine di milioni di dollari.
Questo dovrebbe farci riflettere…

Ecco l’elenco dei più grandi crac della storia moderna:
1) Lehman Brothers (639 miliardi)
2) Worldcom (103,9 miliardi)
3) Enron (63,4 miliardi)
4) Conseco (61,4 miliardi)
5) Texano (35,9 miliardi)
6) Financial Corp. of America (33,9 miliardi)
7) Refco (33,3 miliardi)
8) IndyMac Bancorp (32,7 miliardi)
9) Global Crossing (30,2 miliardi)
10) Calpine (27,2 miliardi).

La questione importante però è un’altra.
Le banche che chiudono i battenti sono il segnale che il Sistema sta crollando o invece anche queste rientrano in manovre occulte da parte di coloro che operano dietro le quinte?

Osservando gli azionisti di Lehman Brothers risultano delle cose molto interessanti:
AXA (9.46%);
FMR Corporation (5.69%);
Citigroup (4.5%);
Barclays Plc (3.92%);
State Street Corporation (3.1%);
Morgan Stanley (3.1%);
Mellon Financial (1.9%);
Vanguard Group (1.9%);
Deutsche Bank AG (1.4%), ecc.

Vediamo gli azionisti di Merrill Lynch:
FMR Corporation (4.8 %);
Barclays Plc (3.5%);
Janus Capital Corp. (2.9%);
Citigroup (2.6%);
AXA (2.40%);
State Street Corporation (0.12%), ecc.

Tutti questi azionisti si possono scremare ulteriormente perché per esempio State Street Corp. è controllata dal gruppo Barclays (quindi Rothschild) della City di Londra.
In pratica le due banche crollate (Lynch e Brothers ma anche tutte le altre) appartengono a quei due gruppi che controllano realmente l'economia planetaria: il ramo statunitense dei Rockefeller e quello europeo dei Rothschild: le due ali dello stesso avvoltoio (o aquila calva del Grande Sigillo statunitense).

Nomi di casate storiche ebraiche che si possono citate solo nei libri e/o articoli sul complottismo ma sono invece tabù nella carta stampata o in televisione. Chissà come mai…
Quindi il crollo di grosse banche potrebbe rientrare nel cosiddetto “fallimento controllato”.
Per quale motivo lascerebbero fallire delle proprie aziende?

Lo sfruttamento del Mercato avviene spesso attraverso le cosiddette “Branch” (rami, derivazioni), che vengono create ad hoc per raggiungere determinati obiettivi. Questo ovviamente fino all’esaurimento.
Quando il mercato è stato spolpato ed è divenuto sterile, si chiude la filiale, creata per tale scopo, e gli utili vengono spartiti tra di loro.[4]
Il buco lasciato? Non ci sono problemi: paga Pantalone, cioè il cittadino suddito!

La Lehman Brothers ha dichiarato fallimento, come una qualsiasi azienda che non vuole pagare i suoi creditori.[5] Più semplice di così: quasi 700 miliardi di dollari di debito che sarà rimpinguato dal Governo (con la tipografia ufficiale Federal Reserve) e quindi dai sudditi.
La Merrill Lynch, Fannie Mae e Freddie Mac (le due società con un portafoglio di circa 6000 miliardi di dollari in mutui ipotecari) e le altre idem.
Questo “fallimento controllato” però non riguarda i grossi Imperi che stanno dietro le quinte, ma le “Branch”, cioè i rami collegati, che come in botanica si possono potare quando diventano marci e inutili.

In pratica bruciano i soldi nostri per poi ributtarsi nella mischia come lupi assatanati alla ricerca di nuovi mercati da sbranare.
Dall’altra parte, grazie a questi crash controllati, possono far legiferare ai loro camerieri (politici) leggi che stringono ulteriormente le libertà individuali di tutti noi, e che non sarebbero mai passate altrimenti.
Certamente faranno saltare altre banche d’affari, d’investimento, assicurazioni, società mutualistiche (la prossima sarà AIG, American Internationale Group, la più grande società di assicurazioni del mondo, anche se verrà salvata in extremis dal governo): 1929 docet.
Di una cosa però in tutto questo scenario i Burattinai non hanno tenuto conto: tale crisi sistemica dei mercati e delle finanze, pur se controllata, avrà sempre la funzione pedagogica di far prendere coscienza a molte persone di tutto questo Sistema e anche delle possibili soluzioni.

Coscienza che il Sistema è in metastasi e che non potrà quindi avere una vita lunga con le cure allopatiche odierne: iniezioni di liquidità, stampa di moneta, chirurgia bancaria, ecc.
Coscienza che il denaro è un mezzo e non un fine, e che possiamo acquistare (merci e prodotti) SOLO perché NOI lo accettiamo (il denaro).
Un pezzo di carta, un foglietto, uno “Sconto che cammina”, uno Scec, per fare solo dei piccoli esempi, hanno lo stesso valore del denaro: basta accettarli!
La vera guarigione avverrà nel momento in cui si passerà da un Sistema luciferico centrato nel dio denaro e nel potere dell’uomo sull’uomo, ad un Sistema dove invece è l’Uomo al centro e il collante l’Unione e la Solidarietà.

I Grandi Manipolatori possono far crollare decine di banche, piazzare l’esercito nelle città, installare videocamere e microfoni ovunque (cose che stanno realizzando), mettere in ginocchio milioni di persone, far esplodere la bolla immobiliare, ma non possono proprio far nulla a livello di Coscienza Individuale.
Su questo terreno i Rothschild, Rockefeller e tutti gli altri possono solo stare a guardare…(e con invidia).



--------------------------------------------------------------------------------

[1] “Richard ‘Gorilla’ Fuld vale 466 milioni di dollari”, Marco Mairate, http://new.bluerating.com/protagonisti/59-il-fatto/1280-richard-gorilla-fuld-vale-466-milioni.html
[2] Idem
[3] Idem
[4] “Le branch e il fallimento controllato delle multinazionali”, Etleboro Italia, http://etleboro.blogspot.com/
[5] Idem

domenica 14 settembre 2008

COLONIA ITALIA: Vicenza.




DOMENICA 5 OTTOBRE 2008 va a votare e fa votare amici e parenti
alla domanda:
"E’ Lei favorevole alla adozione da parte del consiglio comunale di Vicenza, nella sua funzione di organo di indirizzo politico amministrativo, di una deliberazione per l’avvio del
procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell’area aeroportuale "Dal Molin" - ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense - da destinare ad usi di interesse collettivo salvaguardando l'integrità ambientale del sito?"
INFORMATI e PARTECIPA








http://www.dalmolin5ottobre.it/index.php?option=com_content&view=article&id=7&Itemid=16

venerdì 12 settembre 2008

SVENDITA: Quantum Fund e Rotschild (1995)

(Estratto dal sito Movisol.org )

Estratti dell’esposto al procuratore contro Soros (1995)
Nell’esposto al procuratore che Paolo Raimondi (presidente del Movimento internt. per i Diritti civili) e Caudio Ciccanti, Segretario generale dello stesso presentarono sulla speculazione alla Lira di Soros e del suo fondo d’investimento Quantum Fund, nell’ottobre del 1995, si legge (http://www.movisol.org/soros1.htm ):

“Il 30 ottobre 1995 il signor George Soros, controllore del fondo d’investimento "Quantum Fund", dovrebbe ricevere una laurea `honoris causa' in economia all'Università di Bologna e, secondo i bollettini stampa, uno dei coordinatori di tale manifestazione sarebbe il prof. Romano Prodi. Si chiede l'apertura di un procedimento giudiziario nei confronti del sig. George Soros e per motivare tale richiesta si espongono i seguenti fatti: Il sig. George Soros, per sua stessa ammissione in molte interviste alla stampa e alla televisione, è stato uno dei principali promotori, organizzatori e beneficiari del gigantesco attacco speculativo contro la lira, la sterlina britannica, il franco francese e altre monete europee nel settembre 1992, che ha costretto alla libera fluttuazione al di fuori del Sistema Monetario Europeo (SME) ponendo una seria ipoteca sul futuro dello stesso SME”. “Secondo resoconti della stampa economica, George Soros avrebbe incassato in pochi giorni almeno 400 miliardi di lire (28 milioni di dollari) nella speculazione contro la lira e ben 1.200 miliardi di lire operando contro la lira sterlina.”

“La nostra moneta, da 760 lire per un marco tedesco, ha perso subito il 30% del suo valore ed è continuata a scivolare fino alle 1200 lire per un marco con conseguenze drammatiche per le risorse dello stato, con perdite in ricchezza reale e in occupazione (la lira si è ovviamente anche indebolita nei confronti delle altre monete a partire dal dollaro). Tutte le importazioni di energia, materie prime e tecnologia sono in dollari o in marchi.”

“La Banca d'Italia avrebbe utilizzato tra il giugno e il settembre 1992, 48 miliardi di dollari di riserve per difendere, senza successo, il valore della lira.”
L’esposto continua annotando un contatto stretto tra il Sig. Soros e Gerald Cardigan, presidente della Federal Riserve bank di New York, “luogo di massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediatamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria "Goldman Sachs & co." come presidente dei consiglieri internazionali. La Goldaman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle privatizzazioni in Italia.

In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla strettissima collaborazione del sig. Isidoro Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente della "Albertini e co. SIM" di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del "Quantum Fund" di Soros.

L'attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht "Britannia" della regina Elisabetta II d'Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati, come la S.G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del
Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell'industria di stato italiana. A seguito dell'attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello Stato italiano e dell'economia nazionale e dell'occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all'incontro del Britannia avevano già ottenuto l'autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L'agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l'intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione.

Il "Quantum Fund", il fondo di investimento controllato da Soros, registrato nelle Antille Olandesi, annovera i seguenti personaggi nel suo consiglio di amministrazione:Alberto Foglia ( Banca del Ceresio di Lugano);Isidoro Albertini (Albertini e co. SIM Agenti di Cambio, di Milano);Richard Katz ( direttore della Rothschild Italia Spa);L. Amedée de Moustier ( IFA Banque di Parigi);Boat Notz di Ginevra;Edgar de Picciotto (Union Bancaire Privée (UBP) di Ginevra);Claudio Segré di Ginevra;Nils O. Taube(socio d'affari di lord Rothschild nella finanziaria "St. James's Place Capital plc").

Le violazioni ipotizzate sono quelle degli articoli: “501 del codice penale ("Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio"). Si fa notare che l'articolo 501 specificamente prevede un raddoppio delle pene "se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello stato". Art. 2628 del codice civile ("Manovre fraudolente sui titoli delle società"). Articolo 2595 del Codice civile ("Limiti legali della concorrenza") che dice: "La concorrenza deve svolgersi in modo da non ledere gli interessi dell'economia nazionale...". Articolo 2598, paragrafo 3 del codice civile ("Atti di concorrenza sleale"). Articolo 2041 del codice civile ("Dell'arricchimento senza causa") .
Inoltre l’esposto recita: “È opportuno anche verificare se tale attività speculativa sia in violazione dell'articolo 41 della Costituzione della Repubblica Italiana secondo cui "l'attività economica non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana".

”È opportuno anche ricordare che l'articolo 3 della stessa Costituzione prevede che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
Il risultato del procedimento giudiziario fu un nulla di fatto tanto Soros aveva protettori dall’alto che gli facevano affermare, sfacciatamente: "So di essere sotto indagine da parte delle autorità italiane, ma agli italiani piace fare queste indagini e io non le considero serie!".

ESTRATTO DA
http://www.movisol.org/soros1.htm

http://www.movisol.org/draghi4.htm

SVENDITA ITALIA: SI SCRIVE GILO MA SI LEGGE GOLDMAN SACHS, dal Corriere


Riporto l'articolo, tratto dal Corriere della Sera del 3 settembre 2008, che mi ha ispirato i propositi sotto. Penso possa essere paragonabile ai pochi articoli che furono pubblicati in occasione del panfilo Britannia (vedi sotto).


IL FINANZIERE ISRAELIANO ACQUISTÒ LE LICENZE DAL GOVERNO. I POTERI NELLA HOLDING
Internet senza fili? Si scrive Gilo ma si legge Goldman Sachs
Per la rete Wimax pronti 250 milioni di investimenti

Il finanziere israeliano acquistò le licenze dal governo. I poteri nella holding
Internet senza fili? Si scrive Gilo ma si legge Goldman Sachs
Per la rete Wimax pronti 250 milioni di investimenti

MILANO — Chi ha vinto davvero la gara della scorsa primavera per le frequenze WiMax che ha portato, complessivamente, 136 milioni nelle casse dello Stato? L'israeliano della Silicon Valley Davidi Gilo o la Goldman Sachs?

La questione e il dubbio, a oltre cinque mesi dall'assegnazione delle licenze, ruotano intorno a una piccola società umbra, la Ariadsl, appena rinominata semplicemente Aria. E con un assetto da cui spunta la sorpresa. Tra tutti è l'azienda che si è accaparrata il maggior numero di frequenze, comprando diritti d'uso (15 anni) che coprono tutt'Italia, tranne la Sicilia. Ha speso 47 milioni, programmandone 250 di investimenti per realizzare la rete wireless a larga banda, cioè internet ad alta velocità e servizi telefonici sfruttando le frequenze radio, una volta di proprietà del ministero della Difesa. Insomma con il WiMax, fratello maggiore del WiFi, siamo alla vigilia di un salto di qualità nell'offerta «senza fili». E, tra l'altro, a fiutare l'affare sono state anche le Poste libiche (Lybian Post Telecommunications Information Technology Company, presieduta dal colonnello Gheddafi in persona) che in pieno agosto hanno comprato la maggioranza relativa (14%) della quotata Retelit, anch'essa aggiudicataria di uno dei lotti WiMax messi in vendita dal ministero delle Comunicazioni. Subito dopo la gara, la piccola Ariadsl è finita al centro dell'attenzione: nata nel 2005 per iniziativa di tre imprenditori umbri, la svolta avviene quando un riccone americano che ha casa (anche) a Todi vuole una connessione internet veloce.

E’ Davidi Gilo, 51 anni, israeliano con cittadinanza USA, uno che nel '99 vendette la propria azienda (Dsp Communications) a Intel per 1,6 miliardi di euro e che poi creò la Gilo Ventures per investire in aziende. Gilo per la connessione nella sua casa di Todi si rivolge alla Ariadsl, poi se la compra, la trasforma in spa, trova altri soci di minoranza (tra cui il fondo russo Ikon e Goldman Sachs) e la manda alla conquista del WiMax. «Avremo 1.200 dipendenti dagli attuali 30», afferma a caldo. Adesso ci siamo quasi. Solo che nel frattempo sono emersi alcuni particolari degli accordi con uno degli altri soci, ritenuto fin dall'inizio di minoranza e puramente finanziario: Goldman Sachs. O meglio, due fondi del gruppo: Elq Investors e Goldman Sachs Investment Partners Holdings Offshore. Gli accordi contrattuali riguardano la holding olandese che controlla al 100% la Ariadsl di Todi. Che cosa dicono questi patti parasociali sottoscritti in Olanda? Che Goldman Sachs ha prerogative di governance tali da possedere il controllo esclusivo diretto della holding e quindi indiretto della società vincitrice della gara. E Gilo, dunque? Le sue azioni «pesano» meno di quelle di Goldman. Per sostenere lo sviluppo è stato infatti necessario ricapitalizzare la capofila olandese e Goldman ha sottoscritto il 40% delle azioni di classe C, una percentuale che nei complessi meccanismi di governance è sufficiente a bloccare decisioni strategiche fondamentali come business plan, nomina dell'amministratore delegato e approvazione del bilancio. Abbastanza per rimanere con il dubbio: il vero vincitore del WiMax italiano è stato mister Gilo
Mario Gerevini (mgerevini@corriere.it)03 settembre 2008

SVENDITA ITALIA: L'ABC - PANFILO BRITANNIA. di Nicoletta Forcheri


Dalla lettura di un articolo del Corriere di qualche giorno fa, la Goldman Sachs sarebbe sul punto di prendere il controllo della rete Wimax italiana (vedi sopra); del resto non c’è nessuna sorpresa, visto il ruolo cruciale che la Goldman, azionista della Federal Reserve americana, ha svolto sin dall’inizio nella svendita dell’Italia, di cui si può ragionevolmente affermare che sia iniziata con esattezza il 2 giugno 1992 – nonostante alcuni precedenti inutili tentativi - con l’accordo preso sul panfilo Britannia, onori di casa fatti dalla Regina d’Inghilterra, al largo di Civitavecchia, tra Draghi, allora direttore generale del Tesoro, Azeglio Ciampi, in qualità di governatore della Banca d’Italia, e un centinaio tra rappresentanti della finanza anglosassoneamericana (Barclays, Warburg, azionista della Federal Riserve, PricewaterhouseCoopers – ex Coopers & Lybrand – Barings – oltre alla Goldman ecc.) e degli ambienti industriali e politici italiani. Era presente anche Costamagna, che diventerà dirigente della Goldman quando sua moglie finanzierà l'ultima campagna elettorale di Prodi.

Lì gli angli dettarono le istruzioni su come privatizzare, per scelta obbligata, le industrie italiane statali. Con l’aiuto della stampa iniziò una campagna martellante per incutere il timore nel popolo italiano di “non entrare in Europa”, manco ne fossimo stati tra i Sei paesi fondatori…

E questa è oramai storia, tant’è vero che sull’episodio del “panfilo Britannia” vi furono le interrogazioni parlamentari di alcuni onorevoli come Raffaele Tiscar (DC), Pillitteri e Bottini (PSI) Antonio Parlato (MSI), autore di tre interrogazioni rimaste senza risposta e della senatrice Edda Fagni (PCI). Fu l’inizio dell’era dei governi tecnici, dopo 40 anni di regime DC, con il “tecnico” Ciampi, il tecnico Amato, il tecnico Prodi. Il governo doveva, a tutti i costi essere “tecnico”, pur di non fare arrivare al potere neanche un’idea, che fosse tale e che lo fosse per il bene del paese, come sarebbe potuto esserla quella, ad esempio, di un Aldo Moro…

Era la stagione dell’attentato a Falcone cosicché – guarda caso - la stampa non diede il dovuto risalto all’incontro, e da poco erano iniziate le indagini di Tangentopoli - nome in codice Manipulite – cosicché molti esponenti degli ambienti politico-economici si ritrovarono improvvisamente “minacciati” dall’insidia latente di potersi ritrovare nell’occhio del ciclone. Un modo per “ammorbidire” un ambiente, prima della grande “purga”? Certo è che Manipulite sembra sia avvenuta proprio in un momento opportuno per fare “PiazzaPulita” di una classe politica con velleità italiote, e per ottenere le “ManiLibere” di fare entrare i governi dei “tecnici”, quelli che con i loro amici della Goldman e della Coopers ci avrebbero inculcato la “medicina” amara della svendita dell’IRI.

Di sicuro un Craxi, per quanto corrotto, non avrebbe mai siglato un patto così scellerato, quello di svendere tutto il comparto nazionale produttivo del paese (l’IRI ad oggi sarebbe stata la maggiore multinazionale al mondo e noi non saremmo un paese in svendita), lui che tenne testa agli americani nella vicenda dell’Achille Lauro, negando loro l’accesso al nostro territorio per attaccare i sequestratori della nave, terroristi palestinesi, e portando avanti le trattative con i terroristi nonostante il veto del presidente Reagan… Certo è che Craxi, dopo l’inizio di Tangentopoli, dovette rassegnare le dimissioni a febbraio del 1993…Guarda caso…

E, infatti, proprio qualche anno prima Craxi era stato duramente criticato dagli ambienti angloamericani, quegli stessi che non si privano mai d’interferire nella nostra politica interna, proprio di “ingerenza dello Stato in economia” - per voce dei loro accoliti Andreotti, Spadolini, Cossiga - perché aveva decretato la fine del mandato di Enrico Cuccia come presidente di Mediobanca (di cui divenne però presidente onorario), e perché si era opposto alla vendita dello SME, il complesso alimentare dell’IRI, negoziato direttamente dal suo presidente Romano Prodi ma smentita da una direttiva del Governo.

Mediobanca, secondo il sito e movimento internazionale Movisol (http://www.movisol.org/draghi4.htm ) “fu posta sotto il controllo di fatto della Lazard Frères [altra azionista della Fed Res] di Londra, una banca che è proprietà di un raggruppamento estremamente influente dell’establishment britannico, il Pearson Group PLC (…) che controlla anche la rivista “The Economist” e il quotidiano “Financial Times”. Nel piano di spartizione del bottino della seconda guerra mondiale "l'Italia, occupata dalle potenze occidentali, sarebbe diventata un'area in cui avrebbe predominato l'influenza britannica", influenza che nel frattempo è scesa a patti con la grandeur della Francia….

Ma tornando agli angli, era quindi chiaro che per potere procedere alle privatizzazioni bisognava togliere di torno una classe politica che mostrava i muscoli davanti a certe velleità statunitensi di comandare a casa nostra, e soprattutto che non voleva mollare l’osso – o il malloppo - per lasciare posto a una classe di tecnici, fedeli servitori delle banche e dei circoli finanziari angloamericani, il cui motto era “privatizzare per saccheggiare”. Quella della condizione di tecnicità per accedere al potere fu un imperativo talmente tassativo, da riuscire nell’intento di dividere il PCI, con una fetta che divenne sempre più “tecnica”, sempre più British, sempre più amica delle banche, sempre più …PD…

Il premio di tutta questa svendita, prevista per filo e per segno in tanto di Libri sulle privatizzazioni dai governi tecnici, o di sinistra che dir si voglia (a firma di Amato o di Visco) fu la nostra “entrata in Europa”, demagogicamente parlando, o la cessione della nostra già minata sovranità monetaria dalla Banca d’Italia alla Banca centrale europea SA c per una moneta, l’euro che, con il tasso iniziale di cambio imposto euro-Lira troppo elevato fu penalizzante per le nostre esportazioni. Senza più la possibilità di emettere moneta quando il governo lo reputi giusto, con la possibilità di vendere i titoli del debito pubblico in mani istituzionali estere e private (fino al 2006 il nostro debito doveva rimanere in mani pubbliche e nazionali), senza neanche un governo economico a livello europeo che possa controllare quella banda di imbroglioni, è come se ci avessero improvvisamente messo sulla piazza pubblica per venderci al mercato degli schiavi…

E non c’è l’ombra di un dubbio che nel nostro indebitamente crescente vi sia la mano invisibile di qualche regia occulta, occulta ad esempio come i British Invisibles, che organizzarono appunto la riunione sul panfilo, occulta come alcuni azionisti che si nascondono nelle partecipazioni incrociate e a catena e di cui mai si riescono a scoprire i nomi. O come i mandanti di Soros che speculò sulla Lira per svalutarla, facendoci uscire dallo SME (Sistema monetario europeo) proprio per ostentare lo spauracchio del rischio di “non entrare in Europa”.

L’anno 1992 fu davvero un anno cruciale per il destino del nostro paese, tant’è vero che quando Amato divenne presidente del Consiglio qualche giorno dopo l’incontro sul panfilo, con il decreto 333 dell’11 luglio trasformò in SpA le aziende di Stato IRI, ENEL, INA ed ENI e mise in liquidazione l’Egam. In quell’anno, quando Amato dovette far fronte alla speculazione contro la Lira di Soros, utilizzò 48 milioni di dollari delle riserve della Banca d’Italia, dopo avere operato un prelievo forzoso dell’8 per mille dai conti correnti degli italiani. Sempre in quell’anno mise in liquidazione l’Efim, le cui controllate passarono all’IRI e trasformò le FS in SpA. Sempre nel 1992 Draghi, Direttore del Tesoro preparò la Legge Draghi che entrerà in vigore nel 1998 con il governo Prodi e si predispose una legge per permettere la trattativa privata nella cessione dei beni pubblici qualora fosse in gioco “l’interesse nazionale”….

Prodi, che dal 1990 al 1993 fu consulente della Unilever e della Goldman Sachs, quando nel maggio del 1993 ritornò a capo dell’IRI riuscì a svendere la Cirio Bertolli alla Unilever al quarto del suo prezzo e a collocare le azioni che le tre banche pubbliche, BNL (diventanta della BNP Paribas), Credito italiano e Comit detenevano ina Banca d’Italia, privatizzando il 95% della stessa. Indovinate chi scelse come "Advisor"?

Uomini della Goldman, nel senso che vi hanno lavorato sono, oltre a Costamagna e Prodi, Monti (catapultato alla carica di Commissario), Letta, Tononi e naturalmente Draghi. Sicuramente ce ne sono altri; molti nostri uomini politici se non lavorano per la Goldman, lavorano per l'FMI, come Padoa Schioppa, presidente della BEI, Banca europea per gli Investimenti.

Queste sono informazioni che dovrebbero essere spiegate in lungo e in largo dalla stampa, e sicuramente superate dagli avvenimenti - tranne articoletto del Corriere sopra - e invece sono state, e lo sono tutt'ora, accuratamente occultate al grande pubblico, anche se per quelli che gli altri si divertono a chiamare complottisti, per denigrarne le parole, è storia arcinota.


Nicoletta Forcheri 12 settembre 2008

Disclaimer

AVVISO - Ai sensi dell'art. 1, comma 1 del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla legge di conversione 21 maggio 2004 n. 128, le opere presenti su questo sito hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi.

I testi pubblicati dal sito mercatoliberotestimonianze.blogspot.com possono essere liberamente distribuiti alle seguenti condizioni:
1) i testi e i titoli devono rimanere nel loro formato originale;
2) la distribuzione non deve essere finalizzata al lucro;
3) deve essere citata la fonte e l'autore e l'indirizzo web da cui sono stati tratti.