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martedì 23 settembre 2008

SVENDITA ITALIA: LA TOSCANA TRIVELLATA. di Nicoletta Forcheri

Lo sventramento delle nostre interiora.




La notizia delle trivelle in Val d’Orcia è più che mai attuale: a metà dell’anno prossimo iniziano le prime esplorazioni del sottosuolo. La Regione Toscana votava, il 14 maggio 2007, tre delibere all’unanimità per approvare i permessi di ricerca di carbon fossile su oltre 1500 km2, dopo che il responsabile regionale Fabio Zita aveva approvato l’esenzione dalla valutazione di impatto ambientale (VIA) per i primi due anni esplorativi.




Alla fugace notizia sulla stampa nazionale, nel giugno del 2007, seguirono reazioni falsamente rassicuranti tali da mettere il coperchio alla vicenda. Nel silenzio certa burocrazia lavora meglio. Certo l’assessore reg. all’Ambiente Artusa giurò di volerle annullare, ma fu licenziato dal suo gruppo (Verdi) e sostituito dalla Bramerini, quella degli inceneritori “senza si e senza ma”.

I permessi riguardano zone mondialmente note, in parte patrimonio dell’Unesco: da Montalcino ad Asciano, Buonconvento, passando da Siena fino a Monteriggioni, San Gimignano e la Val d’Elsa, diradando ad est verso il Chianti (Castellina e Calstelnuovo di Berardenga), a nord verso Montecatini, ad ovest verso il volterrano, la Val di Merse, a sud verso il martoriato Sovicille (con il futuro aeroporto), l’Amiata, l’Arbia, la Val d’Orcia – patrimonio dell’Unesco - fino a Campagnatico e le Crete senesi (Asciano). Un insieme di paesaggi eccezionali, da tutelare in toto per il futuro, come modello di uno sviluppo culturale/economico favorito dal genius loci. E che, guarda caso, tra i più intonsi dagli sfregi dello “sviluppo” – tranne caso eclatante di Monticchiello – vive ancora DEL proprio territorio.

Molte zone tutelate sono opportunamente escluse dai permessi, ma esse sono poco estese rispetto alle zone considerate industriali e alla luce dell’eccezionalità mondialmente nota di tutti i comuni coinvolti. Ciononostante, un dirigente mi ha confessato ammirazione per il modello d’accordo Regione Basilicata/Exxon/Total/Shell, concluso quando Bubbico era presidente della Regione (2000-2005): un modello grazie al quale la Regione lucana e i comuni interessati hanno potuto incassare una parte anticipata delle misere aliquote (il 7%), sì ma a costo della devastazione di un territorio e dell’esodo di massa dei giovani lucani. Ma non siamo forse la patria “dell’incidente” a Mattei che con l’ENI voleva pagare aliquote del 50% ai paesi arabi? In confronto il 16% all’Iran, nel 1925, provocò un tal malcontento da costringere i britannici a insediare lo shah di Persia per non sborsare di più...



Il presidente della Toscana Martini, quello del “mai e poi mai le trivelle in Toscana” (cfr. Rassegna stampa regione), a metà dell’anno prossimo se la dovrà vedere con i “sondaggi stratigrafici superficiali di profondità totale circa mille metri” (…) “che, inclusa la cantierizzazione, presentano elementi di criticità genericamente legati al sito specifico” senza foglio di VIA! Volete che non lo sapesse? Quel che è più grave è che nei tre decreti, di durata di 6 anni, la seconda fase esplorativa più profonda con “perforazioni” e “significativi impatti critici negativi” è già compresa nel pacchetto, anche se subordinata a studio di VIA. E visto che saranno prove di produzione, la società beneficiaria sarà completamente esente dal pagamento delle aliquote, come previsto per legge.



Interessi “trasversali” accomunano Marzano, ministro alle Att. Prod., cui è stata inviata l’istanza nel 2004, a Scajola, che richiedeva il 13 dicembre 2005 l’intesa alla Regione, a Bersani e Bubbico, quando sono stati pubblicati i decreti. Il naturale coronamento lo raccoglie Scajola. La trasversalità risulta anche dalla conclusione dell’indagine di De Magistris, Toghe lucane, che conferma Bubbico e il suo segretario personale tra gli indagati di un comitato d’affari che getta ponti tra la politica e gli affari, tra le forze dell’ordine e la giustizia. Grazie a Prodi poi il paese intero è dichiarato dal 1996 “disponibile in maniera permanente alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi” (625/1996, art. 3, comma1).



Vuoti giuridici e vizi di forma
L’iter pecca anche per vizi di forma, rimandi INESISTENTI sulle delibere di intesa - c’è un procuratore tra i lettori? - o i termini di prescrizioni, non applicati. Mentre a livello teorico-procedimentale, è nebulosa la definizione del concetto di “intesa”: il settore, di competenza dello Stato, è fintamente condiviso con gli enti locali, in seguito alla riforma pseudo federale del 2001, attraverso il sistema delle “intese” e delle conferenze di servizi. Possibile che per un’area così sensibile sia lasciato un vuoto giuridico così importante? Intesa, una strizzata d’occhi, qualche conferenza e giù la pillola amara per i dissenzienti. In nome della collegialità, non si transige. E di certi principi internazionali calati dall’alto.

In caso di rifiuto tecnico di un’amministrazione (statale, regionale o comunale) per motivi di tutela ambientale, paesaggistico territoriale, del patrimonio storicoartistisco o della salute e della pubblica incolumità, la legge ha previsto l’inganno: si rinvia a una conferenza di servizi della Conferenza Stato Regioni o della Conferenza unificata, a seconda dei casi, ossia a parti non terze, emanazioni degli stessi enti ma con gli uomini giusti ai posti giusti.

I comuni che si sono opposti per “sostanziale incompatibilità” sono 4 (Poggibonsi, Asciano, Barberino Val d’Elsa, Colle Val d’Elsa), mentre per ben 24 comuni è valso il silenzio-assenso! (Volterra, Pomarance, Montecatini, Val di Cecina, Castelnuovo di Cecina, Casole d’Elsa, Radicandoli, Chiusdino, Arcidosso, Scansano, Castel del Piano, Cinigiano, Roccastrada, Buoncovento, Murlo, Monticano, Montalcino, Comunità montana Colline Metallifere, San Gimignano, Castelnuovo di Berardenga, Monteroni d’Arbia, Monteriggioni, Sovicille, Siena). A dare un parere decisamente positivo sono state le 4 province (Siena, Firenze, Grosseto e Pisa), 4 comunità montane (Amiata-Grosseto, Amiata Val d’Orcia, Val di Merse e Com. Alta Val di Cecina) e i 5 comuni di Castellina in Chianti, Campagnatico, Roccalbegna, Civitella-Paganico e San Giovanni d'Asso.

La Regione avanza questioni di “riservatezza” per non mostrare le relazioni integrative tecniche della società nella procedura di VIA, e viene da chiedersi come mai la Regione non abbia imposto la valutazione d’impatto ambientale, anche per le esplorazioni dei primi due anni? La domanda è da porre a F. Zita, responsabile della Regione Toscana che non ha chiesto il VIA neanche per il progetto di ampliamento dell’aeroporto di Siena SpA, a sud di Siena (cfr. Comitato).

Una dubbia società australiana


La società beneficiaria dei permessi è diversa da quella che li ha richiesti, Heritage Petroleum Plc, che è stata assorbita con OPA ostile il 2 febbraio 2007 nella sua acquirente, l’australiana European Gas Limited (EGL ltd)– ex Kimberley Oil, destinataria dei permessi.

Come mai il Ministero non ha impiegato la “facoltà di negare per motivi di sicurezza nazionale, l'autorizzazione all'accesso o all'esercizio delle attività (…) a qualsiasi ente effettivamente controllato da Stati o cittadini non appartenenti all’Unione europea"(DL 625 del 25 nov. 1996)? Su questo punto chiederei ai richiamati Bersani e Bubbico…

Che qualcosa non quadri nella procedura lo dimostra che la Borsa australiana (ASX), insospettita dall’impennata nel valore delle azioni EGL ltd all’inizio del 2007, le inviava un fax, il 28 maggio 2007, per chiedere se fosse per caso “al corrente di una qualsiasi informazione riguardante la società, non annunciata, tale da spiegare le recenti transazioni nei valori” (insider trading). EGL risponde con l’acquisizione della Heritage Petroleum, “riconosciuta e apprezzata dal mercato”. Uno dei tre soci/amministratori della Kimberley era anche socio amministratore della Heritage, pertanto si è comprato e venduto a sé stesso: vuoi che non abbia avuto qualche informazione privilegiata sulla certezza della conclusione dell’iter burocratico?

EGL ltd, in realtà, non aveva impiegati quando ha “comperato” la Heritage ossia i permessi, forse adesso ne avrà una manciata, e comunque l’informazione è top secret, fatto di per sé anormale: ma come, concediamo le nostre interiora e non sappiamo né a che sorta di società né se abbia impiegati? Vero è che l’immagine più appropriata sarebbe quella di un moribondo sul quale si accaniscono gli avvoltoi: il moribondo non può mica scegliere da quale avvoltoio farsi sbranare… A giudicare dagli azionisti, EGL assomiglia di più a una sorta di pool di fondi anonimi, di cui si vogliano nascondere i nomi dei proprietari, custoditi da banche canaglia di cui la defunta Merril Lynch – pace all’anima sua - la Citicorp e, soprattutto, la storica banca d’Oriente del governo britannico, la HBSC che nacque per riciclare e reinvestire i proventi del traffico di oppio, e che finanziò le due guerre dell’oppio contro la Cina.

Top 20 Holders of ORDINARY SHARES (as of 19 May 2008)
Rank Name Units %
1 HSBC CUSTODY NOMINEES (AUSTRALIA) LIMITED 30,014,464 15.07
2 HSBC CUSTODY NOMINEES (AUSTRALIA) LIMITED -A/C 2 16,222,224 8.15
3 ANZ NOMINEES LIMITED 16,140,841 8.10
4 CITICORP NOMINEES PTY LIMITED 11,534,033 5.79
5 HSBC CUSTODY NOMINEES (AUSTRALIA) LIMITED-GSCO ECA 10,550,606 5.30
6 MERRILL LYNCH (AUSTRALIA) NOMINEES PTY LIMITED 9,208,394 4.62
7 HSBC CUSTODY NOMINEES (AUSTRALIA) LIMITED -A/C 3 9,020,331 4.53
8 NEFCO NOMINEES PTY LTD 8,413,000 4.22
9 NATIONAL NOMINEES LIMITED 5,852,418 2.94
10 PATERMAT PTY LTD 3,500,000 1.76
11 MR ANTHONY JOHN MCCLURE 3,000,000 1.51
12 TRAVELLY PTY LTD 2,000,000 1.00
13 MR SHANE BACH 1,533,423 0.77
14 PYNC PTY LTD 1,500,000 0.75
15 MRS RHODA JOY HARRIS + MR PHILIP RUSSELL HARRIS 1,400,000 0.70
16 MRS CAROLE CHRISTINE ROWAN 1,375,000 0.69
17 MR KEITH GEORGE BARTLEY + MR ROBERT GEORGE BARTLEY + MR ANDREW JOHN BARTLEY 1,303,117 0.65
18 FITEL NOMINEES LIMITED 1,200,000 0.60
19 ODESSEY PTY LIMITED 1,045,708 0.53
20 TALEX INVESTMENTS PTY LTD 1,000,000 0.50

135,813,559 68.19
[fonte: http://www.europeangas.com.au/shareholder.php ]
EGL vanta 5 permessi in Francia e 3 in Italia, mentre per quello di Sulcis (Sardegna), sovranamente non prorogato dalla Sardegna, la società non ha contestato la decisione in giustizia solamente perché non più interessata: la Val d’Orcia è più appetibile.

Condizioni autolesioniste
sono quelle che il nostro paese generosamente offre ai petrolfinanzieri, tali da esercitare un’enorme attrattiva in crescita esponenziale su grosse compagnie petrolifere e holding estere. La legge prevede canoni annui per le licenze solo di 5 Euro per km²; royalties (aliquote) che non superano mai il 7% (4% per l’offshore), con la previsione di un’esenzione per i primi 20 milioni di metri cubici di gas da ogni singolo accumulatore (e per le prove di produzione e altri casi di “incidenti”); l’aliquota massima sul reddito per le società del 35%; le banche dati sismiche e geologiche accessibili a tutti e le domande che possono essere introdotte in qualsiasi momento e per qualsiasi area, fino a superfici di 750 km2. [fonte: Nat Pet Ati ]. Regali immutati da oltre dieci anni: nel 1996 i canoni erano già di 10000 Lit per km2, mentre nel frattempo siamo passati all'euro e gli idrocarburi sono come minimo raddoppiati (quintuplicato il gas).

E poi, ci si chiede, come affida lo Stato in concessione il nostro sottosuolo, l’unica cosa rimasta di nostra esclusiva proprietà? Siamo arrivati allo sventramento delle nostre interiora. Come mai non le assegna con regolare procedura di mercato, con tanto di capitolato degno di una materia d’interesse generale come questa, o meglio, non le gestisce direttamente attraverso società strumentali costrette a reinvestire gli utili, anche sotto forma di agevolazioni tariffarie – come fa Gaz de France, EdF o Areva in Francia? E invece all’Unmig, mi dicono, non possono fare altro che temporeggiare nelle risposte alla valanga d’istanze in cui annegano, non potendo mai rifiutare..


Oro nero e oro blu. Chi inquina non paga, anzi vince.

Ma il regalo più ignobile che i nostri governanti stiano facendo ai “pirati del globo” è l’oro blu. Licenza d’inquinarlo. Poi ci diranno che l’acqua scarseggia per i cambiamenti climatici. Intanto via libera all’attacco alla nostra risorsa idrica. Vi è già l’avvelenamento all’arsenico dell’Amiata per opera dell’Enel e della geotermia. Adesso tutta la regione sarà a rischio inquinamento. Ma come stupirsi se si pensa che la Toscana è stata la prima a privatizzare l’acqua con il governo D’Alema (Arezzo-Suez)?


Uno studio di consulenti della società EGL (cfr. Resource Investor) del resto lo dice nero su bianco: tra le condizioni provvidenziali del CBM in Italia, l’elevato prezzo del gas, tre o quattro volte quello australiano, la sua domanda in crescita esponenziale e l’opportunità di commercializzare l’acqua, da quando in Italia è stata “aperta” al mercato (grazie a Legge Gallo, Bassanini e Lanzillotta). Uno dei grossi inconvenienti della tecnica d’estrazione di gas Coal Bed Methane (CBM), è l’enorme spreco d’acqua: lo studio prospetta la redditizia opportunità di commercializzarla: “Nella migliore delle ipotesi potremo commercializzare e vendere l’acqua, sia all’agricoltura sia agli abitanti locali. Nella peggiore delle ipotesi, potremo riutilizzarla nel ciclo”. Oltretutto c’è molta acqua termale da quelle parti, doppiamente preziosa: oro nero e oro blu, le poste in gioco più ambite come beni rifugio di un sistema finanziario internazionale rapace e traballante, non per niente tra gli azionisti figurano anche gli spensierati anonimi investimenti di fu Merril.

Eppure, su un sito specialistico USA si legge che la produttività con questa tecnica è relativamente bassa rispetto ai pozzi convenzionali, mentre il consumo e l’inquinamento d’acqua sono molto più elevati, con il rischio di presenza di “nitriti, nitrati, cloruri, benzeni, tolueni, etilbenzeni e altri metalli e molti solidi disciolti”. Negli USA, la scaricano al suolo, in pozzi percolazione, nell’acquedotto o nei corsi d’acqua o la vendono nei centri commerciali! (sic) (cfr. sito USA). L’EPA (agenzia ambientale statunitense) annovera tra gli “incidenti” verificatisi in seguito a perforazioni CBM: livelli esplosivi d’acido solfidrico e metano sotto le abitazioni e nei pozzi domestici; morte della vegetazione; acqua più torbida e con maggiori concentrazioni di sedimenti; acqua di pozzo con odore di petrolio; riduzione dei livelli dell’acqua e delle falde. Oltre alla qualità, anche la quantità ne risente, senza parlare dell’inquinamento dell’aria e acustico: aumento di TIR, esplosioni geologiche, perforazioni, motori di pompa e compressori a gas e, ciliegina sulla torta, la svalutazione del valore fondiario.


Chi inquina non paga, anzi vince, appalti per depurare l’acqua, il diritto di commercializzarla, e altre licenze di distruggere, spremendo tutto quel che c’è da spremere dal territorio e dai suoi abitanti: inceneritori, centri commerciali, gasdotti, strade, o come far fruttare quel che prima era patrimonio di tutti. Come vedremo chi inquina con le trivelle e chi vince(rà) gli appalti sono gli stessi soggetti.


L’asse Frère-CNP(Suez)

Qual è il vero scopo dell’operazione? L’acqua, il territorio, la speculazione? Tutto fa brodo per i magnati della finanza, e poi vuoi mettere un brivido più eccitante ancora che quello di stuprare una bella vergine, sperimentare il peculiare concetto (anglo)sassone di “sviluppo” su un territorio particolarmente intonso e rinomato? Colate di cemento, inceneritori, strade a pedaggio, mobilio urbano inquinante, elettrizzante, meglio se sulle colline senesi… La tesi è rafforzata dalla presenza del progetto di Galaxy/MPS/Bassanini/Caltagirone e le tre Casse di Deposito (italiana, francese e tedesca) sull’abnorme aeroporto del Sud di Siena, scusa appena celata per iniziare un’enorme speculazione sul territorio.



A confermare i sospetti, vi è un investimento massiccio in EGL e una sua joint venture con la filiale Transcor della belga CNP, Compagnie nationale à Portefeuille, di Albert Frère. L’investimento, in forma d’obbligazioni convertibili, sul 18,86% virtuale del capitale di EGL (tasso di rendimento del 5% l’anno) sarà suddiviso in due tranche poiché per percentuali superiori al 15% ci vuole l’approvazione della Consob australiana (Foreign Investment Revieuw Board). Ma come: per una partecipazione estera di appena il 15% in EGL, ci vuole il placet dell’antitrust australiano mentre per la licenza di sventrare, e fare l’inventario della Val d’Orcia e le sue falde, con una concessione al cento per cento a una società australiana NON UE, basta una semplice domanda? La joint-venture, poi, ad aprile del 2008, EGL-Transcor/CNP per il comunicato della società è “inizialmente” paritetica: EGL offrirà il know-how operativo (leggi brevetti) e Transcor/CNP l’esperienza nella finanza internazionale (leggi finanziamenti). In un mondo in cui certe banche e i soliti fondi arraffano tutto, quanto scommettiamo che poi prenderà il sopravvento CNP e la galassia Frère?



Holding i cui amministratori sono tutti rigorosamente belgi, tranne il francobelga presidente Samyn, CNP appartiene infatti all’impero finanziario di Albert Frère (Groupe Frère Bourgeois), nobilitato nel 1994 dall’attuale Re Alberto II (per onori a quale merito)? Grazie all’associazione strategica con BNP Paribas (53-47%), quella che ha pappato la nostra BNL, egli controlla CNP che possiede a sua volta partecipazioni dirette in società come Total, Gruppo Banca Leonardo, Distripar e Transcor (filiali) tra le tante altre. Il gruppo Frère Bourgeois, poi, attraverso una partecipazione congiunta a CNP (10-89) controlla alcune scatole, più sassoni che cinesi, come Agesca Nederland, che a sua volta controlla pariteticamente, con la Power Corporation del Canada, la finanziaria Parjointco NV (Olanda), che controlla la Pargesa SA (Svizzera, 54,1%) la quale a sua volta controlla GBL (Groupe Bruxelles Lambert, 49,2% ma 50% di diritto di voto), altro potentato finanziario internazionale dalle radici tutte belghe dove ritroviamo Albert Frère, presidente e azionista maggioritario.



GBL è l’azionista di riferimento di Suez e pertanto del nuovo ente fuso GDF (Stato francese) + Suez - già prepotentemente presente nella gestione della risorsa idrica in Toscana con Publiacqua, Acquedotto del Fiora, Nuove Acque – e che ha ricevuto un trattamento di riguardo nei patti parasociali di GdFSuez. Molti dei suoi uomini formano il nocciolo duro del potere in Suez GDF come il Barone stesso, o Paul Desmarais (presidente di Power), Gérald Frère, Gilles Samyn presidente franco-belga di CNP, o Jean Louis Beffa, presidente anche di Saint Gobain, oligopolio della plastica (e del vetro) e vicepresidente di BNP Paribas (anche membro del comitato dei fiduciari del quotidiano Le Monde, Le Monde Edizioni, Le Monde Associati).



Di chi rappresenta realmente gli interessi, Albert Frère? Come mai s’interessa a EGL? Le sue rendite spaziano dai minerali ai viaggi, al petrolio (TotalFinaElf) ad acqua, inceneritori e rigassificatori (Gaz de France Suez), e una propaggine è ben conficcata anche in MPS con l’azionista Axa, destinato a crescere a giudicare dalla cooptazione di Mussari nel suo cda, e che conta uomini di grosso calibro di Frère come Mestrallet (CEO di Suez, presidente di Suez Environnement, Suez Energie Service, Electrabel, Suez-Tractebel, vice presidente di Aguas de Barcelona, amm. di Saint Gobain ecc.), oltre a Suleiman (Suez Environnement), Pirotte (Direttore investimenti di GBL), ed ecco la quadratura del cerchio: le trivelle in Toscana un modo per spianare la strada ai (reali?) (anglo)sassoni e assicurarne grosse rendite finanziarie (acqua, strade, inceneritori, banca, supermercati, immobili, aeroporto, turismo) con un montaggio finanziario che succhia denaro/risorse al pubblico – vedi aeroporto. L’operazione cela a fatica il recente sodalizio francobelgabritannico nel mondo della finanza: in questo caso tre avventurieri del petrolio, coperti dai fondi anonimi della (regina?) britannica HSBC con la galassia Frère, e le sue propaggini francosvizzerolandocanadesi. E l’altra domanda è: a chi appartiene il resto delle scatole vuote partecipate dall’impero Frère? E per quali meriti è stato insignito barone?
23 settembre 2008 Nicoletta Forcheri





3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ma... non possiamo permettere che tutto ciò accada! E' un incubo! Non è possibile!
Io farei dei bei manifesti con il faccione di Martini e sotto i pozzi in fiamme del Qwait con scritto: "La Toscana che ti lasceremo"
Ma possibile che in una regione "rossa" ci siano le più immonde speculazioni sui beni essenziali per la popolazione ad opera di fondi finanziari e dei soliti imprenditori ammanicati???

Andrea G. ha detto...

RAGAZZI... questo post pubblicatelo in prima pagina!!! vi prego!!! E' agghiacciante solo l'idea!!!! Se c'e' da fare un'associazione per la difesa del patrimonio naturale in Toscana io mi metto a disposizione!!!!

Andrea G. ha detto...

Ciao, sempre io, sempre più allarmato

Il link al progetto è questo, in realtà si parla del preventivo valutazione di impatto ambientale, ma non si capisce quanto è vicolante il risultato ai fini dell'inizio dei lavori

dell'http://www.europeangas.com.au/tuscany.php

Segnalo anche un errore sul link allo spaccato degli azionisti, il link è http://www.europeangas.com.au/shareholder.php e non http://www.europeangas.co.au/

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