Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

giovedì 27 novembre 2008

Medicina: crimine contro l'umanità


 
Quando i professoroni si sciacquano la bocca con i cosiddetti "metodi scientifici" per convalidare una terapia solitamente basata su una molecola - brevettata - incorporata in un protocollo standard, ingannano tutti quanti e in realtà è un trucco per denigrare, subdolamente, con finta e dolosa ignoranza, tutte le altre terapie valide ma non brevettate, né brevettabili. I test clinici più che scientifici sono criminali e sono sempre serviti a scartare d'ufficio altri tipi di terapie che non basandosi su una sola molecola - come sarebbe giusto che fosse - creano una felice sinergia terapeutica abbinando, e la lista non è esaustiva, principi, stili di vita, diete, disintossicazioni, supplementi alimentari, di preferenza ENDOVENA, per le malattie gravi. Se consideriamo da vicino i tanto paventati metodi "scientifici" ci accorgiamo non solo che di scientifico non hanno nulla ma che essi sono diabolici, trattando i malati come cavie: si tratta di testare una molecola su un gruppo dato di pazienti estratti a sorte e confrontarlo con un altro gruppo estratto a sorte cui verrà somministrato un placebo e se al termine di, mettiamo, dodici mesi si saranno verificati meno decessi, sia pur di un misero due per cento, nel gruppo molecola, o periodi superiori di qualche mese "LIBERI DA MALATTIA", allora la ditta farmaceutica detentrice del brevetto, e con essa i suoi complici profeti della chemio ammantati di ufficialità, avranno VINTO UN TERNO AL LOTTO MILIARDARIO, sì ma perpetuo e con i giochi truccati alla base, mentre il malato giocherà la sua vita al lotto. Se puta caso si salvasse, sarebbe SOLO PER puro MIRACOLO e nonostante la chemio: rarissimo. 

Quando si dice la dea bendata... E qua le interpretazioni variano, sì, sempre grazie al sofisma circa la definizione della guarigione per cancro (e AIDS): maggior numero di mesi liberi di malattia. Si perché questa religione luciferina - che compie la danza macabra della morte attorno al paziente come nelle danze propiziatrici della piogga - parte dal dogma che determinate malattie sono incurabili - praticamente tutte per la verità - intenta com'è nell'ipnotizzarci, drogarci, cronicizzarci, e imolarci. Cannibalismo in maschera. In un rovesciamento dei valori tipico della peggiore massoneria, ci inculca piano piano l'idea che lo stato naturale dell'uomo è la patologia. 

ALLA MAIL SOTTO, che ho scritto di getto a un rappresentante di un laboratorio di ricerca e sviluppo di farmaci, in data 26 novembre, mi è STATO DATO RAGIONE, con grande mia sorpresa, visto che non ci ero andata con le molle:

"Non credo nei vostri veleni che non fanno altro che cronicizzare le malattie e che non guariscono. Credo che i test clinici generalmente parlando, quelli considerati attendibili da una pseudo comunità di scientifici, siano un crimine contro l'umanità soprattutto quelli che somministrano placebo o una molecola a seconda dell'estrazione a sorte a malati considerati abusivamente terminali. Credo che gli eccipienti di vaccini e chemio siano appositamente tossici come l'etanolo nel taxotere o il formaldeide o il mercurio nei vaccini dei nostri piccoli.
Credo che l'industria medica non persegua la salute bensì, come tutto il resto di questa economia malata, vuole solo "drogarci" per renderci sempre più schiavi sempre più consumatori sempre più bisognosi di certi prodotti, vedi la spirale degli antibiotici, degli antinfiammatori, degli ormoni o delle chemioterapie che fanno esattamente il contrario di quel che dovrebbero fare, distruggendo un sistema immunitario che dovrebbe invece essere sostenuto per lottare contro il male. Credo che la vostra sia una industria disumana o subumana, che persegue unicamente il profitto - quello di brevetti/monopoli con sovvenzioni pubbliche - ma quel che è peggio ammantato di buone intenzioni ed è per il "nostro bene" che uccide milioni di persone in quella che è la maggiore pandemia della storia, sciacquandosi la bocca di "prevenzione" che si guarda bene dal fare, visto che il suo commercio sono proprio i malati. Il solo dogma dell'inguaribilità del cancro è di per sé criminale poiché decretare che una persona è "terminale" o che ha una malattia incurabile dove ogni ricaduta può essere la sua ultima è un modo per lavarsene le mani e per infierire - psicologicamente oltre che fisicamente -su un paziente, con farmaci da smerciare a prezzi gonfiati e sovvenzionati - AFFARI D'ORO - farmaci che in molti casi non fanno altro che peggiorare la qualità della vita oltre a non guarire. Ritengo che con il credo dei protocolli standard, quelli basati sul maggior numero di mesi "liberi da malattia" e il minor numero di morti a dodici mesi, e la premeditata ignoranza di altre terapie, siano semplicemente atteggiamenti criminali e assassini, manipolatori, abusi di autorità nei confronti di poveri malati fragili che non hanno la forza di cercare da soli una soluzione e che si mettono giustamente nelle mani di chi credono essere specialisti della salute, mentre sono solo zelanti funzionari commerciali delle multinazionali. Ed è così che pur essendo sancita dalla costituzione la libertà di scelta di cura, nei fatti non esiste in quanto ogni scelta fuori dal selciato della chiesa/ospedale benedetto dal "signore" è ostacolata da mille scogli tecnici, da denigrazioni subdole, da spiegazioni pseudo scientifiche volte a confondere la mente già confusa e panicata del malato. Ed è così che pur esistendo terapie e sostanze curative, esse sono rese irreperibili o non si trovano i medici che possano applicarle poiché terrorizzati delle "punizioni" di questo sistema dittatoriale, dove a comandare sono i brevetti e i protocolli e naturalmente i loro occulti azionisti e tutto l'indotto... Chiaro?" 

Qual non è stata la mia sorpresa quando l'interlocutore, funzionario di una di quelle società di sviluppo delle chemioterapie, mi ha dato ragione al cento per cento con una singola stringata frase.

Che sia un segreto di pulcinella allora? E che sia quindi io un'ingenua a urlarlo al vento? La verità fa male, ma un male necessario per guarire, come insegnano medicina cinese e altre medicine tradizionali. E personalmente ritengo sia un'arma potente per combattere il crimine contro l'umanità che si è celato così bene per decenni in un'istituzione dalle sembianze benevole. Con una particolarità, però, per il campo medico: la verità va detta con convinzione e dati, la verità va seguita personalmente, senza troppi clamori, per non svegliare il can che dorme, che quando morde, tortura e uccide. Per potere continuare a salvare delle vite, sì, MA DI NASCOSTO. Perché a tanto siamo ridotti. In un periodo in cui tutti i nodi vengono a galla, quelli finanziari dovrebbero scoperchiare tutti gli altri, tra cui anche quelli degli enormi conflitti d'interessi tra big pharma, sistema ospedaliero e Sistema sanitario nazionale e relativa incompatibilità tra l'industria e la salute. Lo snaturamento della medicina che ne deriva  è sotto gli occhi di tutti. APRITE GLI OCCHI 

NForcheri 27/11/2008

MEDICINA: CRIMINE CONTRO L'UMANITA'. Nicoletta Forcheri

Quando i professoroni si sciacquano la bocca con i cosiddetti "metodi scientifici" per convalidare una terapia solitamente basata su una molecola - brevettata - incorporata in un protocollo standard, ingannano tutti quanti e in realtà è un trucco per denigrare, subdolamente, con finta e dolosa ignoranza, tutte le altre terapie valide ma non brevettate, né brevettabili.
I test clinici più che scientifici sono criminali e sono sempre serviti a scartare d'ufficio altri tipi di terapie che non basandosi su una sola molecola - come è giusto che sia - creano una felice sinergia terapeutica abbinando principi, stili di vita, diete, disintossicazioni, supplementi alimentari, di preferenza ENDOVENA, per le malattie gravi.
Se consideriamo da vicino i tanto paventati metodi "scientifici" ci accorgiamo non solo che di scientifico non hanno nulla ma che essi sono diabolici, trattando i malati come cavie: si tratta di testare una molecola su un gruppo dato di pazienti estratti a sorte e confrontarlo con un altro gruppo estratto a sorte cui verrà somministrato un placebo e se al termine di, mettiamo, dodici mesi si saranno verificati meno decessi, sia pur di un misero due per cento, nel gruppo molecola, o periodi superiori di qualche mese "LIBERI DA MALATTIA", allora la ditta farmaceutica detentrice del brevetto, e con essa i suoi complici profeti della chemio ammantati di ufficialità, avranno VINTO UN TERNO AL LOTTO MILIARDARIO, sì ma perpetuo e con il gioco truccato, mentre il malato giocherà la sua vita al lotto. Se puta caso si salvasse, sarebbre SOLO PER puro MIRACOLO e nonostante la chemio: rarissimo. Quando si dice la dea bendata...
E qua le interpretazioni variano, sì, sempre grazie al sofisma circa la definizione della guarigione per cancro (e AIDS): maggior numero di mesi liberi di malattia.
Si perché questa religione luciferina - che compie la danza macabra della morte attorno al paziente come nelle danze propiziatrici della piogga - parte dal dogma che determinate malattie sono incurabili - praticamente tutte per la verità - intenta com'è nell'ipnotizzarci, drogarci, cronicizzarci, e imolarci. Cannibalismo in maschera.

ALLA MAIL SOTTO, che ho scritto di getto a un rappresentante di una società di sviluppo di farmaci in data 26 novembre, mi è STATO DATO RAGIONE, con grande mia sorpresa, visto che non ci ero andata con le molle:
"Non credo nei vostri veleni che non fanno altro che cronicizzare le malattie e che non guariscono.Credo che i test clinici generalmente parlando, quelli considerati attendibili da una pseudo comunità di scientifici, siano un crimine contro l'umanità soprattutto quelli che somministrano placebo o una molecola a seconda dell'estrazione a sorte a malati considerati abusivamente terminali.Credo che gli eccipienti di vaccini e chemio siano appositamente tossici come l'etanolo nel taxotere o il formaldeide o il mercurio nei vaccini dei nostri piccoli.Credo che l'industria medica non persegua la salute bensì, come tutto il resto di questa economia malata, vuole solo "drogarci" per renderci sempre più schiavi sempre più consumatori sempre più bisognosi di certi prodotti, vedi la spirale degli antibiotici, degli antinfiammatori, degli ormoni o delle chemioterapie che fanno esattamente il contrario di quel che dovrebbero fare, distruggendo un sistema immunitario che dovrebbe invece essere sostenuto per lottare contro il male.Credo che la vostra sia una industria disumana o subumana, che persegue unicamente il profitto - quello di brevetti/monopoli con sovvenzioni pubbliche - ma quel che è peggio ammantato di buone intenzioni ed è per il "nostro bene" che uccide milioni di persone in quella che è la maggiore pandemia della storia, sciacquandosi la bocca di "prevenzione" che si guarda bene dal fare, visto che il suo commercio sono proprio i malati.Il solo dogma dell'inguaribilità del cancro è di per sé criminale poiché decretare che una persona è "terminale" o che ha una malattia incurabile dove ogni ricaduta può essere la sua ultima è un modo per lavarsene le mani e per infierire - psicologicamente oltre che fisicamente -su un paziente, con farmaci da smerciare a prezzi gonfiati e sovvenzionati - AFFARI D'ORO - farmaci che in molti casi non fanno altro che peggiorare la qualità della vita oltre a non guarire.Ritengo che con il credo dei protocolli standard, quelli basati sul maggior numero di mesi "liberi da malattia" e il minor numero di morti a dodici mesi, e la premeditata ignoranza di altre terapie, siano semplicemente atteggiamenti criminali e assassini, manipolatori, abusi di autorità nei confronti di poveri malati fragili che non hanno la forza di cercare da soli una soluzione e che si mettono giustamente nelle mani di chi credono essere specialisti della salute, mentre sono solo zelanti funzionari commerciali delle multinazionali.
Ed è così che pur essendo sancita dalla costituzione la libertà di scelta di cura, nei fatti non esiste in quanto ogni scelta fuori dal selciato della chiesa/ospedale benedetto dal "signore" è ostacolata da mille scogli tecnici, da denigrazioni subdole, da spiegazioni pseudo scientifiche volte a confondere la mente già confusa e panicata del malato.
Ed è così che pur esistendo terapie e sostanze curative, esse sono rese irreperibili o non si trovano i medici che possano applicarle poiché terrorizzati delle "punizioni" di questo sistema dittatoriale, dove a comandare sono i brevetti e i protocolli e naturalmente i loro occulti azionisti e tutto l'indotto...
Chiaro?"
Qual non è stata la mia sorpresa quando l'interlocutore, funzionario di una di quelle società di sviluppo delle chemioterapie, mi ha dato ragione al cento per cento con una singola stringata frase.
Che sia un segreto di pulcinella allora? E che sia quindi io un'ingenua a urlarlo al vento?
La verità fa male, ma un male necessario per guarire, come insegnano medicina cinese e altre medicine tradizionali. E personalmente ritengo sia un'arma potente per combattere il crimine contro l'umanità che si è celato così bene per decenni in un'istituzione dalle sembianze benevole. Con una particolarità, però, per il campo medico: la verità va detta con convinzione e dati, la verità va seguita personalmente, senza troppi clamori, per non svegliare il can che dorme, che quando morde, tortura e uccide. Per potere continuare a salvare delle vite, sì, MA DI NASCOSTO. Perché a tanto siamo ridotti.
In un periodo in cui tutti i nodi vengono a galla, quelli finanziari dovrebbero scoperchiare tutti gli altri, tra cui anche quelli degli enormi conflitti d'interessi tra big pharma, sistema ospedaliero e Sistema sanitario nazionale con relativo snaturamento della medicina. Che è sotto gli occhi di tutti.
APRITE GLI OCCHI
NForcheri 27/11/2008

TRIVELLE VAL DI NOTO: sentenza storica


[fonte: notriv ]
Sentenza storica di merito che blocca le trivellazioni petrolifere
del 25/11/2008 @ 16:43:49

Il Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas/petrolifere in Sicilia esprime grande soddisfazione per la sentenza del TAR di Catania che dà piena ragione al Comune di Vittoria per quanto riguarda la questione delle perforazioni per idrocarburi di Sciannacaporale dove insistono le sorgenti d' acqua che servono appunto la città di Vittoria.
Si tratta di una SENTENZA DI MERITO che di fatto annulla le autorizzazioni che la Regione Sicilia, a suo tempo, concesse alla società. La concessione riguarda 747 km. quadrati nei territori di molti comuni tra cui Avola, Noto, Rosolini, Modica, Vittoria, Ragusa, ecc.
Nella sentenza l' ARPA e la Panther debbono pagare tutte le spese di lite della Consulenza Tecnica d' Ufficio (C.T.U.) e viene riconosciuto il rischio per le risorse idriche.
Viene decretato anche che la V.I.A. ( Valutazione d' Impatto Ambientale ) deve essere propedeutica a qualsiasi iniziativa e si deve acquisire il parere vincolante del Comune dove insiste l'intervento (nel caso in specie Vittoria), dell' ASL e del Genio Civile, pertanto deve essere rifatto da parte della società tutto l' iter precedente.

Riteniamo questa SENTENZA, STORICA (è un precedente importante): per la prima volta si riconosce che il FUTURO ed il modello di sviluppo debbono essere decisi dalle comunità e non imposti dall' alto e pertanto sono salvaguardate le risorse pubbliche del territorio rispetto ad interessi privati.
In sostanza:
- i beni comuni come l' acqua, il paesaggio, l' ambiente debbono essere tutelati;
- non si può insistere ancora nelle risorse energetiche derivate da combustibili fossili, ma bisogna puntare alle energie rinnovabili, sicure, pulite ed al risparmio energetico;
- vi è bisogno di un' economia durevole, sostenibile, in armonia con la natura.

Comitato per le energie rinnovabili e contro le trivellazioni gas/petrolifere in Sicilia
( sinteticamente COMITATO NO TRIV).

Siamo tutti palestinesi

“Che cosa è la patria?”

“Sappiamo che è bello tornare a casa, alla propria casa”

“Sappiamo che è disumano dividere i territori e spaccare le comunità”

“Sappiamo che è contro la dignità umana e il diritto internazionale scacciare una famiglia dalla sua casa e occuparla”

“Sappiamo che se ci sradicano gli ulivi, non potremo più produrre l’olio per fare luce, per dare sapore, per consacrare la vita”

L’accapparramento delle nostre risorse idriche - e non solo -, l’abbandono e la vendita di borghi interi - e conseguente occupazione -, il ritorno della mezzadria e del latifondo a vantaggio di potentati finanziari, il pignoramento e la svendita di mezza Sardegna e di centinaia di migliaia di aziende agricole a prezzi stracciati, l’instabilità provocata dai “no man’s land” giuridici dei campi nomadi, l’invasione massiccia di immigrati ricchi e poveri con il “diritto” alla casa, l’impossibilità per la diaspora italiana di ricongiungersi e l’emigrazione massiccia che continua, le 113 basi militari e la base di Vicenza, il moltiplicarsi di cancelli, di strade PRIVATE, di accessi CHIUSI al mare, di foreste private, tre quarti della Basilicata, gran parte di Abruzzo e Sicilia ricoperti di giacimenti petroliferi in cambio di royalties al 5%, la presenza dei militari in tutte le città, le centrali idroelettriche ai francesi, la non proprietà di alcuna rete di telecomunicazioni e della maggior parte dei gasdotti…

Non so voi, ma vedo sempre più similitudini.

“Dobbiamo dimostrare che non siamo ospiti a casa nostra”

Che cosa è la patria?



Nicoletta Forcheri

domenica 23 novembre 2008

OGM: cavilli e incidenti programmati. Nicoletta Forcheri




Qualche mese fa era passata completamente inosservata la notizia, tranne sulla Stampa del 16 gennaio scorso (La Stampa 1/08) del nuovo episodio giudiziario della vicenda aperta nel 2004 relativa al danno della banca dei semi dell’Istituto di Genetica Vegetale di Bari (IGV).

I primi risultati della perizia ordinata dal sostituto procuratore di Bari, Marco Dinapoli, riferiscono di un danno enorme arrecato al patrimonio dell’umanità e dello Stato italiano, la banca/archivio dei semi curata dal Dott. Perrino dal 1983, che conserva oltre l’80% delle risorse genetiche vegetali italiane, la seconda in Europa e tra le prime dieci per importanza al mondo. Culla della biodiversità mondiale, il tesoro sarebbe stato in parte distrutto in seguito alla mancata riparazione dei frigoriferi nel 2003 (circa il 30% degli 84000 campioni di semi distrutto): di cui un quaranta per cento di semi quasi morti e un sessanta per cento ricuperabile unicamente con grossi sforzi di rigenerazione come la semina in campo aperto e un finanziamento di 130000 euro. E’ quanto riferisce il procuratore nella sua missiva al ministro dell’Università, Mussi, e ai ministri dell’Ambiente, dell’Agricoltura, ai presidenti del CNR ed della Regione Puglia, sui risultati parziali della perizia ordinata dalla procura di Bari.

In seguito al danneggiamento nel 2004 di un’importante parte della banca del germoplasma di Bari, il Prof. Luigi Monti fu rinviato a giudizio per i reati di abusi in atti di ufficio, di cui un fascicolo archiviato a seguito di “avocazione” anomala, nel 2006, e l’altro in via di esserlo, in seguito alla stessa. Il fascicolo più importante, per reato di danneggiamento grave al patrimonio genetico, non è stato avocato ed è “contro ignoti”.

Tuttavia, una semplice occhiata al curriculum di Luigi Monti(1), ufficialmente direttore in carica dal 2002 dell’Istituto di Genetica Vegetale (IGV) che comprende la preziosa banca, basta per immaginare come il mantenimento di temperature troppo elevate per diversi mesi di seguito non sia un fatto casuale. Primo perché un esperto, dirigente del Cnr, non solo non deve permettersi ma normalmente non incorre in errori così grossolani. Secondo, perché dal curriculum si evince chiaramente il “conflitto d’interessi”. Un interesse più votato al “miglioramento” genetico (oggi eseguito con tecniche di ingegneria genetica e quindi ottenimento di OGM) che non alla conservazione di antiche varietà o dei vecchi semi e quindi dell’agrobiodiversità.

Come mai un esperto in biotecnologie, specializzato in ingegneria genetica, si è trovato non solo a potere accedere alla, ma anche a determinare l’incuria della, banca frigorifera dell’Istituto del Germoplasma di Bari, nella carica di direttore del nuovo “Istituto di Genetica Vegetale” (IGV) dal 1 novembre 2002? Semplicemente perché nel 2002 - se ne sono fatte di cose strane subito dopo l’11/9! - l’Istituto del Germoplasma del CNR di Bari viene accorpato ad altri quattro istituti del CNR diventando Istituto di Genetica Vegetale. Esso nasce dalla fusione coatta tra l’Istituto del Germoplasma di Bari, che contiene la banca di conservazione dell’agrobiodiversità, con l’Istituto per il Miglioramento Genetico delle Piante Forestali di Firenze, l’omonimo delle Piante da Orto e da Fiore di Portici, l’omonimo delle piante Foraggere di Perugia e l’omonimo degli Agrumi di Palermo, che sono tutt’altra cosa, già da oltre un decennio, più interessati al transgenico che non alla conservazione della biodiversità. Si noti lo scivolamento semantico da “germoplasma” a “genetica”, e poi - guarda caso - danneggiamento al germoplasma.

Riordino del CNR. E infatti proprio tale accorpamento, iniziato sulla scorta del D.L. del 30/1/1999 n.19 (”Riordino del CNR”), è all’origine della “rivalità” tra i due professori, riordino ufficialmente voluto per tagliare gli sprechi (da 340 istituti si passa a 108), che però da quel punto di vista si rivela fallimentare. Primo, perché il numero di direttori dei servizi rimane immutato, secondo perché l’Istituto del Germoplasma si è dovuto accollare gli altri 4 piccoli istituti sopra, anziché sopprimerli (istituti che annoverano dai 6 ai 10 dipendenti) e poi perché si è trasformato, contro il volere dei ricercatori del germoplasma, in “Istituto di Genetica Vegetale”.

Proprio da questo accorpamento, fortemente auspicato dalle baronie universitarie più che dai ricercatori stessi - l’Istituto del Germoplasma godeva di relativa autonomia prima dell’innaturale connubio - prende spunto la vicenda della cosiddetta “rivalità professionale”: Perrino, direttore dell’Istituto fino alla nomina di Monti nel 2002, e responsabile della banca genetica, non accetta la nomina a Direttore di Monti, contestandone la validità del concorso, secondo lui “truccato”, per i vari vizi di forma anomali non ultimo quello dell’omissione della firma del ministro Moratti e ricorre al TAR che respinge la richiesta. Non demordendo, il Dott. Perrino ricorre al Consiglio di Stato, che deve ancora pronunciarsi!!!

Sempre dal pomo della discordia del “riordino”, nasce l’idea balzana, difesa dagli “accademici” di trasferire la sede dell’IGV da Bari (oltre 40 dipendenti!) a Portici (9 dipendenti!), dove risiede Monti, proposta poi scartata dal direttivo del CNR per infondatezza, grazie all’intervento dell’allora ministro per l’Agricoltura Alemanno.

Rivalità professionale o incompatibilità di interessi? Da quando Monti è stato “paracadutato” dall’allora ministro per l’Università e la Ricerca Letizia Moratti alla carica di direttore dell’IGV, Perrino ha mantenuto legittimamente, e nonostante gli esautoramenti, le sue funzioni di responsabile della banca del germoplasma dal 2002, al punto che nell’accorgersi del guasto di due frigoriferi, la prima volta nel 2003, provvede alle riparazioni egli stesso, attirandosi le critiche e lungaggini burocratiche nei rimborsi da parte del neo nominato direttore dell’IGV; la seconda volta invia allora al “superiore” rapporto e preventivo. Inutilmente.

Invece di provvedere alle riparazioni, il prof. Monti tenta numerose e vane pressioni per impossessarsi della banca del germoplasma, a tal punto che il direttivo del CNR, presieduto dalla meteora Pistella - la più breve presidenza del CNR! - nomina Spagnoletti commissario ad acta per provvedere alle riparazioni, ma costui fa tutt’altro: si impossessa della banca l’11 agosto 2004, forzandone le serrature. Perrino sporge allora denuncia presso il sostituto procuratore di Bari, Marco Dinapoli, che invia un controllo della Guardia di Finanza la quale si trova, fatto inaudito, la porta sbarrata dal commissario ad acta. Di fronte a tanta perseveranza nell’errare, Dinapoli nomina allora Perrino custode giudiziario (il 1 ottobre 2004) e revoca il commissario ad acta: le celle vengono riparate ma i danni sono ingenti e i semi potrebbero in gran parte essere ricuperati solo a costo di rigenerarli con semina in campo aperto e intervenendo con un finanziamento di 130000 euro, secondo una prima valutazione della perizia della procura di gennaio del procuratore.

Luigi Monti. In uno dei suoi discorsi all’inizio dell’insediamento alla sua carica di direttore dell’IGV, parla subito degli ostacoli che “sono stati frapposti (…) in particolare ad una migliore gestione della banca dei semi, per renderla più rispondente alle richieste della comunità scientifica e più aderente alla prassi corrente in campo internazionale“. Egli vuole indirizzare la ricerca genetica vegetale dell’IGV in modo da “soddisfare le esigenze del consumatore, dell’industria e dell’ambiente” che sappiamo tutti quanto siano coincidenti, e dare “maggiore rilevanza all’ottenimento di nuovi prodotti di tipo medico farmaceutico e agli aspetti del miglioramento genetico“.

I suoi interessi sono dichiaratamente rivolti alla “DNA Bank” - ibrido genetico/monetario - in inglese nel suo eloquio, che “svolga attività di conservazione e di distribuzione di campioni di DNA per utenti nazionali ed esteri in collaborazione con altre DNA Bank già sviluppate e operative in altri paesi (USA, Australia, Giappone) ma non nel Mediterraneo. Tale iniziativa permetterebbe all’Italia di entrare in una rete internazionale di istituzioni scientifiche altamente qualificate e ad elevata visibilità e permetterle di rafforzare collaborazioni internazionali di elevato prestigio.” Come unire due piccioni con una fava: sviluppare l’interesse per gli OGM e il DNA e ottenere più finanziamenti.

Il suo pallino è decisamente il transgenico, quando parla della volontà per l’IGV di “diventare il punto di riferimento italiano nell’attuale dibattito sugli OGM e nel contempo svolgere ricerche per l’ottenimento di piante transgeniche utili per l’Italia (…).” Alcuni dei suoi punti di riferimento “internazionali” sono ad esempio il National Health Institute, e il Fogarty International Center, istituti sanitari statunitensi, con cui collabora, e che elargiscono generosi finanziamenti.

Il fatto grave è quindi che sia stato messo a capo dell’IGV che comprende la banca del germoplasma qualcuno dagli spiccati interessi per gli OGM come Luigi Monti, firmatario di una petizione di qualche anno fa per spingere il governo (D’Alema e Pecoraro Scanio) a revocare la misura che subordinava il finanziamento di alcune ricerche all’eliminazione dei campi sperimentali di OGM, o della lettera al sito (lettera proOGM) sponsorizzata tra le altre dalla Fondazione Veronesi e dai radicali di Luca Coscione.


IL CNR preda della lobby OGM

Analizzando gli estremi della vicenda giudiziaria, salta chiaro agli occhi la presenza di una lotta intestina, del tutto impari e a stento celata, doverosamente programmata, che vede all’attacco del CNR una potente lobby pro OGM statunitense, australiana, israeliana che piazza i suoi uomini di fiducia - dai ministri ai dirigenti, passando dalle baronie universitarie - con la conseguenza di un isolamento forzoso e crescente dei ricercatori che non hanno un pregiudizio favorevole - imposto dall’alto - per gli OGM. Esattamente come quei pochi medici che fanno ricerca fuori dai binari imposti dalla lobby farmaceutica, essi si ritrovano ai margini, rischiano la carriera, non trovano i finanziamenti. I giovani non possono fare carriera se non sposano la causa OGM, visto che una casta bancaria ha deciso che sono le biotecnologie a produrre le migliori rendite, con i brevetti, mentre i senior resistono, completamente abbandonati dalle istituzioni e dai vari ministri MIUR e presidenti del CNR succedutisi. La posta in gioco è l’appropriazione di semi rari, e Bari ne è ricca, la loro sparizione (sempre la tattica della rarefazione della merce, come per l’acqua) per speculare meglio su di essi, non dopo averli copiati, modificati e brevettati.

Il riordino del CNR, il cui obiettivo dichiarato era uno snellimento delle strutturei avviato con il governo Amato (Ministro per l’Università e la Ricerca Orensio Zecchino, sottosegretari Antonio Cuffaro e Luciano Guerzoni), non fa eccezione al piano globale di privatizzazione delle nostre risorse, di cui i cervelli e le materie, apparentemente maltrattati e umiliati sulla stampa di mezzo mondo, faranno sicuramente gola. La produttività scientifica infatti dei nostri ricercatori è al secondo posto in Europa e al terzo posto nel mondo ma nel World Economic Forum risulta al 47° posto per competitività. I misteri delle statistiche “internazionali”. Il presidente Pistella del CNR, dal 2004 a fine 2006 non ha dubbi: si tratta di rendere più “competitivo” il CNR con maggiori partenariati pubblico privato. Il paradigma PPP, peggio di una maledizione, entra in azione anche al CNR. Ma chi disprezza, compera.

Sulla scorta della “internazionalizzazione del commercio”, predisposta nel riordino del governo del 1999, si prevede contemporaneamente quella del nostro prezioso ente pubblico. Infatti all’articolo 3 del DL 1999/19 si prevede che il CNR può “stipulare accordi e convenzioni, partecipare o costituire consorzi, fondazioni o società con soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri.”. Da allora basta il silenzio assenso del ministro, per la “costituzione o la partecipazione in società con apporto finanziario al capitale sociale superiore a 500 milioni di lire o con quota pari o superiore al 50 per cento”.

Così quello che a parole non entra dalla porta principale, gli OGM e conseguente privatizzazione del CNR, qualcuno lo farà entrare dalla finestra. Gli esperimenti sul transgenico e una bozza di privatizzazione - ufficiosamente avviata ma formalmente non ancora dichiarata - si sono di fatto intrufolati prepotentemente grazie a due espressioni apparentemente innocue nel DL del 1999: “internazionalizzazione” e “autofinanziamento”.

L’internazionalizzazione è l’adempimento di direttive e regolamenti europei e internazionali (OMC, OMS) voluti da burocrati in balia a potentissime lobby pro OGM e non votati da nessuno; mentre l’espressione “autofinanziamento” infila subdolamente la logica privatistica permettendo al CNR di - o costringendolo a?- formare joint venture con società private, per reperire finanziamenti, con il leitmotiv di rendere redditizie le invenzioni: e niente è più redditizio dei brevetti e degli OGM cui si applicano. Ma è utopico conservare una ricerca libera con la logica della redditività di azioni e brevetti…saranno essi a decidere i migliori investimenti…

La presidenza Pistella, durata due annetti scarsi coincisi con l’ultimo governo Berlusconi e la vigilanza dell’allora ministro per l’Università Moratti, è stata descritta in modo satirico da ricercatori del CNR che gridano allo scandalo soprattutto perché, dicono, avrebbe fatto carte false non essendo stati mai trovati i centinaia di studi vantati sul suo curriculum. Di certo egli non prende posizione per rifinanziare la banca vegetale durante la sua presidenza, e nomina commissario ad acta un amico di Monti. Quando scade il governo, egli viene inviato, con buona pace di tutti, alla presidenza del CNIPA, centro nazionale di informatica per la pubblica amministrazione, istituto del CNR, e assume l’incarico come facente funzione il vice presidente, Luigi Maiano, fisico nucleare con un breve soggiorno ad Harvard, riconfermato poco prima della caduta del governo Prodi..

CNR in “grave dissesto”? Il CNR, organismo pubblico italiano, dicono si trovi in grave dissesto. A tal punto da non potere reperire 130000 euro per salvare la biodiversità?

Nel 2003, venne commissariato per un anno con De Maio, per attuare la riforma, e le cariche che dovevano scadere nel 2006, di cui quella di Monti, rimasero sospese per via di elezioni anticipate molto opportune per le multinazionali. Il presidente Luigi Maiano è stato eletto in periodo di campagna elettorale - in assenza di un governo!! - dopo due anni di presidenza facente funzione (il vice) e Monti è tuttora direttore nonostante la sua carica dovesse scadere nel 2006.

Per le risorse poi, dai consuntivi dal 2003 al 2005, esse aumentano da 850 milioni a 1068 milioni mentre la percentuale di finanziamento pubblico rimane praticamente invariata ma aumentano le risorse da attività coperte da fonti esterne (da 281 M a 394 milioni dal 57 al 67% dei fondi totali). A ciò si devono aggiungere i fondi ricavati con l’alienazione degli edifici (29 M), nel 2005: si comincia sempre da lì, cessione degli immobili…

Dal 2005, una svolta nel calo della percentuale pubblica, ma non è dato di sapere di quanto. Nel bilancio del 2007 si evidenzia come “nonostante il significativo decremento del trasferimento dallo Stato, le disponibilità complessive dell’Ente sono aumentate nel tempo con un’accelerazione marcata a partire dal 2005. Tale aumento è da attribuirsi esclusivamente all’incremento delle entrate da fonti esterne e alle operazioni di razionalizzazione del patrimonio immobiliare dell’Ente” per aggiungere la litania di rito “che sono risultate misure inevitabili al fine del reperimento delle risorse necessarie”. E poi di nuovo: “Si evidenzia che tale situazione non garantisce la sostenibilità dell’Ente a medio termine”e “Per quanto riguarda il fondo di funzionamento (pubblico), il CNR viene da una “storia di sofferenza”. Strano. Nasce veramente l’impressione che anche quando ci siano i fondi, la parola d’ordine sia quella di dipingere la mancanza di fondi e di finanziamenti in modo tale da fare auspicare o accettare l’avvento dei privati.

Difficile comunque credere che il CNR sia a tal punto dissestato da non potere sborsare un centinaio di migliaia di euro a beneficio della tutela della nostra biodiversità, e quando si parla nel bilancio 2007 di esborsi di decine di milioni per “spese cogenti” e risorse minime, e altre decine di milioni per progetti di ricerche. L’ex ministro Mussi, o la precedente Moratti, sarebbero potuti intervenire direttamente con un assegno, per un caso di questo genere. I regolamenti lo prevedono. Perché non lo hanno fatto? E il presidente del CNR? Stupisce che neanche una parola sia stata spesa, né tantomeno un centesimo, per la banca del germoplasma, che versa in gravi condizioni da vari anni. Chi disprezza, compera. O svende?

Casi “De Magistris” ante litteram: In questo feuilleton giudiziario a puntate, la mano invisibile inserisce i soliti tentativi di insabbiamento giudiziario, con l’avocazione nel 2006, apparentemente infondata ma che sta diventando consuetudine - di due dei tre fascicoli della vicenda “biodiversità” del procuratore di Dinapoli, quelli relativi ad abusi in atti di ufficio. Uno, che è già stato archiviato dal nuovo procuratore, riguardava le spese di missioni liquidate erroneamente quando Monti si recava da Portici a Bari, sede di lavoro normale. Per il secondo fascicolo, dagli esiti prevedibili come per il concorso, vista l’avocazione e il nuovo procuratore (Vincenzo Ardito) prossimo all’avvocato di Monti, egli è stato rinviato a giudizio, fatto gravissimo, senza notificazione fatta al CNR!!!.

E’ rimasto nelle mani del procuratore di Bari, Marco Dinapoli il terzo fascicolo, che prefigura il reato di danneggiamento grave a patrimonio “contro ignoti”. Oltre alla perizia definitiva del danno al germoplasma, si attende l’esito del processo.

Imputare tutta la vicenda a una rivalità professionale è di una ingenuità disarmante. Le poste in gioco delle multinazionali degli OGM, spesso dietro a questi professoroni, sono enormi e riguardano l’ottenimento dei brevetti di tutti i semi agricoli della terra: essi hanno quindi interesse a distruggere i semi originali e stanno facendo di tutto per imporci i loro veleni negli organismi geneticamente modificati, a costo di distruggere irrimediabilmente la terra. La rivalità professionale appare pertanto un ridicolo diversivo.

E ad ogni modo anche se Luigi Monti fosse stato guidato da sentimenti di rivalità, o viceversa il Dott. Perrino che ha subito innumerevoli esautoramenti, nulla toglie che esso non sia intervenuto per riparare le celle frigorifere, arrecando un danno alla biodiversità mondiale. Si spera solo che contrariamente a chi appicca il fuoco, chi si macchia di tali reati, subisca pene severe. Tutto sta ad indicare di no. Sarebbe sorprendente il contrario, in un paese dove si rischia la cartella esattoriale per una multa non pagata, mentre i grossi criminali vengono continuamente premiati, vuoi dai partiti, vuoi dalla finanza internazionale.

La vicenda giudiziaria, lungi dall’essere risolta, è circondata dal silenzio assordante dei media nazionali. Invece si trovano tanti articoli falsamente “con il contraddittorio” per seminare confusione nelle menti credule sulla favola della necessità genetica per “sfamare il mondo”, che - per pura coincidenza - si trova sull’orlo di una crisi alimentare mondiale, provocata dai finanzieri/speculatori, gli stessi che stanno scommettendo pesantemente su OGM e brevetti.

Che la vicenda serva da avvertimento per come intendono avanzare le agende di imposizione degli OGM: con subdoli slittamenti “semantici” e cavilli di troia come la soglia di tolleranza “accidentale” dello 0,1% di presenza di OGM nel cibo biologico, dal 1 gennaio 2009, e dello 0,9% in Europa. Perché di sicuro la presenza “accidentale” spalanca le porte “all’incidente” della presenza in natura. E allora sarà troppo tardi. Il geneticamente modificato, geneticamente resistente, si diffonde nella natura con il vento e gli insetti, schiacciando la biodiversità. Ed è quello che le multinazionali aspettano: l’incidente programmato, dal quale ritireranno la manina - invisibile?! - e daranno in pasto ai giornali un diversivo. Ad esempio la rivalità professionale tra due professori. O l’incuria, la corruzione, la mafia nostrane, così opportunamente utili in questi casi, soprattutto alle multinazionali e altri poteri forti “internazionali”.

Mastodonti dalla visione lunghissima, saranno sempre in tempo un giorno a ripropinarci alcuni semi (cfr. caso della canapa) che nascevano una volta spontaneamente in natura - nel frattempo conservati nell’arca di Noé di Rockfeller (cfr. Arca di Noé, Blondet ) - ma con tanto di brevetto e …. sterili.

Nicoletta Forcheri

Febbraio/maggio 2008
Note:
Riordino del CNR: Il riordino si prefigge “principi di snellimento delle strutture centrali e comunque di supporto, di contenimento delle spese generali, di decentramento amministrativo e gestionale, di razionalizzazione degli istituti di ricerca mediante potenziamento dei poli di eccellenza fusioni, trasformazioni e soppressioni, tenuto anche conto dell’esigenza di equilibrata distribuzione della rete scientifica sul territorio e della competenza scientifica generale dell’ente, altresì utilizzando, quando utile per l’efficace perseguimento delle proprie finalità, modelli innovativi di organizzazione, al fine di ottenere: a) qualificati istituti di ricerca scientifica o tecnologica, di livello internazionale e di dimensioni adeguate, tenendo anche conto della capacità di autofinanziamento. Le dimensioni e la capacità di autofinanziamento sono da valutare secondo le specializzazioni disciplinari. Gli istituti godono di autonomia scientifica, amministrativa e contabile; le medesime, nei propri ambiti di competenza e nel rispetto del piano e degli aggiornamenti di cui all’articolo 6, possono anche operare come promotori di nuove attività di ricerca e di sviluppo tecnologico;
b) partecipazioni qualificate, con l’apporto di servizi, di risorse umane e finanziarie, a progetti e iniziative comuni di ricerca di durata predeterminata, nell’ambito del piano di cui all’articolo 6 e mediante convenzioni, con atenei, altri enti di ricerca e istituzioni scientifiche nazionali e internazionali, nonché con altri soggetti pubblici e privati di particolare rilievo scientifico.

Relazione programmatica del presidente al bilancio preventivo per il 2007

"1.4 La dinamica delle entrate

Per cogliere il peso relativo delle diverse tipologie di entrata (contributo ordinario dello Stato e altre fonti interne, risorse da fonti esterne e risorse da valorizzazione del patrimonio immobiliare) si può far riferimento ai dati 2005 che sono definiti a livello di consuntivo certo:
- il contributo proveniente dallo Stato al CNR è, in termini nominali, sostanzialmente fermo dal
1998 (si passa da 528 milioni di euro del 1998 a circa 548 nel 2005 che poi divengono 537 nel
2006);
- la disponibilità complessiva dell’Ente ha raggiunto quota 1.068 milioni di euro;
- l’andamento delle entrate da terzi ha raggiunto 256 milioni di euro;
- le risorse derivanti dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare sono pari a 29 milioni di
euro;
- il cosiddetto “coefficiente di amplificazione”, che misura la capacità dell’Ente di accedere a
risorse esterne, ha raggiunto nel 2005 il valore di 1,8 (nel 2003 si attestava al valore di 1,4).
Nonostante il significativo decremento del trasferimento dallo Stato, le disponibilità complessive
dell’Ente sono aumentate nel tempo con un’accelerazione marcata a partire dal 2005. Tale
aumento è da attribuirsi esclusivamente all’incremento delle entrate da fonti esterne e alle
operazioni di razionalizzazione del patrimonio immobiliare dell’Ente che sono risultate misure
inevitabili al fine del reperimento delle risorse necessarie.
Si evidenzia che tale situazione non garantisce la sostenibilità dell’Ente a medio termine. I
successivi paragrafi prendono in esame singolarmente le tre succitate tipologie di entrata.
1.4.a La riduzione negli ultimi anni del contributo ordinario dello Stato
Per quanto riguarda il fondo di funzionamento del MUR23, il CNR viene da una “storia di
sofferenza”, come documentato dai grafico sotto riportato. Confrontando le dotazioni del 1998 con quelle del 2006, in termini reali l’Ente ha subito un taglio pari a circa 86 milioni di euro. In termini complessivi sommando le decurtazioni subite, nel periodo considerato, la diminuzione cumulata del trasferimento è stata pari a 302 milioni di euro. "

Luigi Monti
Curriculum vitae
Luigi Monti, nato a Napoli nel 1936, si é laureato con lode in Scienze Agrarie all’Università di Napoli nel 1959. Ha vinto il Concorso per la libera docenza in Genetica Vegetale e dal 1976 è Professore Ordinario presso la Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli in Portici ove insegna Genetica Agraria.
Coordina il corso di laurea in Biotecnologie, indirizzo agrario-vegetale e dirige la Scuola di Specializzazione in Biotecnologie Vegetali.
E’ Direttore dell’lstituto del CNR sul Miglioramento Genetico delle piante da orto e da fiore con sede in Portici.E’ membro dei Boards dell’lPGRI (Internatiollal Plant Genetic Resources Institute in Rome) e dell’lCARDA (International Center of Arid Dry Areas in Aleppo, Syria) e di cinque Istituti di ricerca nazionali (Istituto sui Meccanismi di Biosintesi delle Piante del CNR a Milano, Istituto del Germoplasma a Bari, Centro per il controllo Biologico del CNR a Portici, I’lstituto Sperimentale per il Tabacco a Scalati e quello sulle Piante da Orto a Pontecagnano).
E’ membro di numerosi comitati internazionali e nazionali che si occupano di biotecnologie vegetali e di risorse genetiche.
Il Prof. Monti dal 1961 al 1975 ha svolto attività di ricerca in mutagenesi genetica e di miglioramento genetico delle piante dell’ENEA (Roma). E’ stato direttore di un programma nazionale in tecniche agricole e di un programma speciale su genetica e miglioramento genetico per resistenza agli stress biotici ed abiotici del Ministero dell ‘ Agricoltura.
E’ stato presidente della SIGA (Società Italiana di Genetica Agraria) dal 1989 al 1991 ed ha partecipato alla valutazione dell’attività scientifica dell ‘ ICARDA svolta nel 1980.Il Prof. Monti è autore o co-autore di più di 140 lavori su argomenti di biotecnologia, citogenetica, mutagenesi e miglioramento genetico principalmente di leguminose da granella di patata e di piante da orto.


venerdì 21 novembre 2008

MONETA LOCALE IN VENETO. Marcello Pamio


Disinformazione [scheda fonte]
Mentre il nostro grande statista Silvio Berlusconi giocava a “bu bu settete” con il cancelliere tedesco Angela Merkel, elevando per quanto possibile l’immagine stessa dell’Italia nel mondo, nella piccola sede di Radio Gamma 5 (FM 94:00 MHz) in provincia di Padova, si svolgeva una serata (con la partecipazione di oltre 200 persone) di presentazione della prima moneta locale in Veneto: lo Scec. Una serata probabilmente storica.
Lo S.c.e.c. (acronimo di Solidarietà che cammina) non è proprio una moneta complementare (o locale) ma uno Sconto o abbuono assolutamente legale e permesso dalla legge!
Ecco in sintesi come funziona.
Una persona che si iscrive come privato all’associazione “Arcipelago Veneto” (oppure ad un Arcipelago della propria regione) riceverà gratuitamente 100 Scec al mese, senza alcun costo d’iscrizione. Un’attività commerciale che vuole aderire all’iniziativa come accettatore di questi abbuoni, deve iscriversi all’associazione e stabilire la percentuale di sconto in Scec (da un minimo del 5% in sù).
Il rapporto di scambio è 1:1, cioè 1 Scec corrisponde a 1 euro. Quindi 100 Scec al mese sono comparabili, come potere di acquisto, a 100 euro al mese.
Facciamo un esempio concreto e realistico. La pizzeria X accetta gli Scec e pratica uno sconto del 20%.
Significa che se andiamo a mangiare la pizza e il conto finale è di 100 euro, noi pagheremo 80 euro e 20 Scec. Ben 20 euro in meno rispetto a coloro che pagheranno tutto in euro!
Il calcolo e il ragionamento sono semplicissimi.
A questo punto il gestore della pizzeria, non c’ha rimesso nulla perché potrà utilizzare i 20 Scec che ha ricevuto in qualsiasi altra attività commerciale connessa col circuito, anche con gli stessi fornitori. Il fornitore potrà a sua volta andare a tagliarsi i capelli da Y, acquistare prodotti alimentari da Z. ecc.
Avanti così in tutto il circuito di aderenti (vedere elenco accettatori nelle Pagina Auree)
Ad oggi le attività commerciali in Veneto che hanno fatto richiesta di accettazione degli Scec sono diverse centinaia: negozi, aziende, librerie (noi), liberi professionisti, distributori, medici, veterinari, dentisti, pizzerie, consulenti informatici, commercialisti, ecc.
In pratica sempre più persone stanno comprendendo l’importanza di una moneta locale o della “Solidarietà che cammina” (Scec), come strumenti che possono aiutarci moltissimo in un momento difficile e critico come l’attuale.
Far rimanere una parte della ricchezza nella propria regione (stiamo parlando di milioni di euro solo in Veneto) o nella propria città è fondamentale per sopravvivere e aiutare le persone e/o le attività in estrema difficoltà. Ecco la vera Solidarietà.
In questo modo si passerà da una economica improntata sul dio-denaro, sul guadagno senza alcun valore etico e morale, a una economia con al centro l’Uomo, una economica dal volto umano che darà spazio alle piccole realtà locali in barba alle grandi multinazionali, che con i loro colossi stanno fagocitando e distruggendo il pianeta intero.
A questo punto cosa vogliamo veramente fare?
Possiamo metterci il naso rosso di plastica, come insegna il comico di Arcore, e andare in banca a elemosinare spiccioli (creati dal nulla e tassati da usurai) e continuare ad essere schiavi del Sistema per tutta la vita, oppure possiamo decidere di fare noi “cucù” o “marameo” all’Usurocrazia bancaria, accettando consapevolmente una moneta o pezzo di carta che non crea debito, ma favorisce la Solidarietà collettiva!
Esiste il libero arbitrio, per cui siamo noi a decidere e a creare il nostro futuro…
Ringrazio Lucio, Luca, Giovanni, Andreina e tutti gli altri volontari di Arcipelago Veneto per la bellissima e utile serata. La conferenza della durata di 2 ore e ½ è stata registrata in formato Mp3 ed è disponibile, per informazioni contattate info@disinformazione.it Marcello Pamio
Per maggiori informazioni sullo Scec, leggere lo Statuto dell’associazione o altri documenti utili visitate il sito ufficiale di Arcipelago Veneto http://www.arcipelagoveneto.org/
Coordinamento nazionale della Solidarietà che cammina: http://www.arcipelagoscec.org/


Onda su onda: il mare dei beni comuni.




Il Forum, un mare di connessioni.

Il movimento per l'acqua monta come una di quelle lunghissime onde oceaniche che, dopo la raccolta di 400 mila firme e un corteo di 40 mila persone, sta ancora accumulando forza. Non c'è nessun riflusso in vista, pur dopo tanti anni. Fra Roma ed Aprilia dal 21 al 23 novembre centinaia di attivisti discuteranno progetti e campagne per il 2009. E un'onda non può che essere felice in mezzo ad altre onde, come quella del movimento per la scuola e l'Università pubblica. Sarà proprio una studentessa ad intervenire in apertura del secondo Forum italiano dei movimenti per l'acqua, incarnandone lo spirito, rappresentando la connessione dei tanti tasselli del mosaico: la connessione con l'esperienza di studenti, genitori, insegnanti, ricercatori e precari che ridisegnano un'idea di sapere come bene comune, ma anche con i movimenti che si occupano d'energia o rifiuti, di trasporti, casa o sanità. Molti di noi, cresciuti negli spazi del Forum Europeo e del Forum Mondiale, da tempo sono in cammino verso un'alleanza sociale: onda su onda, inizia a prendere forma il mare dei beni comuni.



Spa & Fondazioni: la commercializzazione della cittadinanza. La riforma di scuola e Università è sia un insieme di tagli pesantissimo, per cui si stenta a definirla una riforma, sia l' attuazione di un processo di privatizzazione, per cui è effettivamente un autentico disegno di riforma. Il progetto delle Fondazioni universitarie è il corrispettivo strutturale delle Spa per la gestione dei servizi pubblici, contro cui si battono da anni i nostri movimenti. Fondazioni di cui s'è innamorata tanto la destra quanto la sinistra, proprio come fu corale l'amore per le Spa. E' il progetto di commercializzazione assoluta di beni e servizi. Poteri privati e poteri politici ("ex pubblici", per così dire) costruiscono oggi un'ampia area di sovrapposizione reciproca, posta al di là della democrazia e di ogni possibile controllo da parte dei cittadini. Si tratta infatti di processi di commercializzazione in cui le corporazioni politiche mantengono una salda presenza. Certo è che sfera pubblica e democrazia vengono così triturate e annientate, e la partecipazione dei cittadini diviene impossibile.



Ogni fase di privatizzazione è preceduta da forti tagli al finanziamento dei servizi pubblici, che ne peggiorano la qualità e preparano il consenso sociale all'ingresso dei privati. Naturalmente adesso è il turno di scuola e Università, in attesa di mettere la mani sulla sanità. Tremano da anni i beni comuni naturali (come l'acqua) e sociali (come la conoscenza), materiali o immateriali, squassati da un terremoto fattosi più potente con la globalizzazione privatista. E' un progetto eversivo, che fa implodere l'idea di cittadinanza, commercializzando e privatizzando il suo stesso contenuto: non siamo più cittadini con eguale accesso a beni comuni e servizi pubblici essenziali, non più cittadini con effettivi ed eguali diritti sociali, ma semplici consumatori o clienti, atomi solitari in competizione fra loro.



La crisi economica ed il loro progetto di modernità. A maggior ragione in epoca di recessione, di tempeste borsistiche e di riduzione del potere d'acquisto dei salari, i privati sono alla ricerca di settori "protetti" in cui valorizzare il capitale. E non c'è niente di più sicuro che entrare nella gestione di beni e servizi di cui le persone non possono fare a meno: rinuncerò ad un nuovo modello di cellulare, non ad aprire il rubinetto dell'acqua. Insomma, servizi in cui la domanda è garantita e relativamente rigida.




Ha scritto Marco Vitale, con un certo ottimismo, su Il Sole 24 Ore: "avevano detto che bisognava privatizzare ogni cosa, unica via per salvarci dalla inefficienza dello Stato. Ora che i governi americano e inglese devono ripetutamente intervenire per salvare privatissime banche in fallimento e l'intero mercato, sappiamo che non è vero. (...) Come sempre, dunque, quando si verificano grossi sconquassi economici, stiamo assistendo al tramonto di un'intera concezione, di un sistema di pensiero." Ma purtroppo, oggi, gli stessi autori del disastro ci vogliono invece ammannire un audace "socialismo rovesciato", trasferendo nuovi e generosi flussi di denaro pubblico ai privati attraverso il sostegno alle banche, attraverso i tagli e la messa sul mercato dei servizi pubblici. Per anni ci è stato ripetuto che nulla poteva essere investito in scuola o ospedali, in ricerca o acquedotti: il debito pubblico incombeva. Ora che un giganteso debito privato travolge tutto e tutti, lo si vuol impunemente trasformare in ulteriore debito pubblico, che i cittadini dovranno pagare con nuovi tagli ai servizi e con privatizzazioni selvagge.



Ma è pur vero che il re è nudo e che tutti conoscono l'enorme indebitamento -delle famiglie, delle banche e ovviamente dello Stato stesso- che è base e risultato del tanto magnificato modello Usa: un'economia di crescita per la crescita basata sul debito, sulla depredazione degli altri paesi (risorse, merci, capitali, energia) e su strumenti finanziari criminali. Oltreoceano tutti credevano di essere ricchi, invece erano ladri e pure indebitati. Coloro che poi hanno guadagnato cifre inimmaginabili grazie a bolle finanziarie o immobiliari e - a lor giudizio- grazie a straordinarie doti e talenti individuali, adesso chiedono che i cittadini meno talentuosi paghino le loro perdite. Infatti, come hanno ben riassunto gli studenti nel loro slogan, il punto è semplice: chi pagherà oggi tutto questo? Un simile mostruoso sistema economico-finanziario è stato dipinto fino a ieri come il non plus ultra della modernità, proprio come sono moderne le Spa per gestire i servizi pubblici e ancor più moderne le Fondazioni universitarie: modelli di efficienza, efficacia ed economicità, sempre secondo i nostri talenti dell'economia. Insomma, non è esagerato dire che l'Italia, con gli Stati Uniti di Bush (di Obama chissà), è uno zoccolo duro a livello planetario, un paese che sembra ostinarsi ad inseguire questa decrepita modernità, fin oltre l'orlo del baratro.




Limitiamoci a qualche esempio sull'acqua: mezza America Latina scaccia le multinazionali a furor di popolo e costituzionalizza il diritto all'acqua come diritto umano; la città di Parigi estromette le multinazionali dalla gestione del servizio idrico e lo ripubblicizza (per inciso: la "rossa" Toscana è pronta ad accogliere a braccia aperte le esiliate in patria Suez-Veolia, assieme ad Acea Spa di Alemanno & Caltagirone); al prossimo Forum Mondiale Alternativo dell'Acqua di Istanbul, nel marzo 2009, il Presidente dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite compirà uno storico gesto, uscendo dal Forum ufficiale per venire a sostenere le posizioni del nostro contro-Forum, per affermare l'acqua come diritto e non come merce.



Un maremoto contro la legge 133. E in Italia cosa accade, per l'appunto? Qui ci servono la legge 133, con il suo articolo 23 bis che impone la sostanziale privatizzazione del servizio idrico integrato, da definirsi "servizio di rilevanza economica" e non più servizio di interesse generale. Gli enti locali non potranno decidere, perchè il mercato - per mezzo del Gran CDA che governa il nostro paese- ha deciso per tutti: l'acqua deve produrre profitti e i cittadini devono farsi clienti. Ma oggi il mare è pieno di onde. Studenti, attivisti dell'acqua e dei beni comuni possono scatenare un maremoto contro la legge 133: un progetto fatto di tagli alla scuola, di corporatizzazione dell'Università per mezzo di Fondazioni, di moltiplicazione di Spa e Multiutilities per la gestione dei servizi pubblici. Una legge che il governo dovrà rimangiarsi molto prima di quanto possa immaginare. In tanti spazi e luoghi del paese è in costruzione il nuovo orizzonte dei beni comuni, da sottrarre al mercato, e che tiene assieme elementi necessari per la vita biologica, come l'acqua, ed elementi fondamentali per una vita umana dignitosa, come la conoscenza e i saperi. C'è vita sotto la cenere e c'è un'uscita a sinistra rispetto al disastro economico e finanziario del privatismo. Insomma, questa crisi di sistema può essere un' occasione di rinascita o forse di semplice nascita. Vi aspettiamo al Forum.
Tommaso Fattori





LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA NEL CONTESTO DELLA FRODE FINANZIARIA
Si potrebbe aggiungere che ci hanno fatto ingoiare negli anni 90 la svendita dell'Iri come condizione sine qua non per ripianare un debito pubblico che in realtà non ha fatto altro che crescere in maniera esponenziale, e per "entrare in un euro" dal tasso di cambio penalizzante per le nostre esportazioni e che non ha fatto altro che sancire quella globalizzazione privatista a vantaggio di un ristretto circolo di finanzieri che controllano la BCE SpA e la sua emissione monetaria in cambio di titoli di stato: riducendo appositamente la base monetaria, come adesso, e aumentando a dismisura la leva finanziaria del credito, l'unione monetaria ha trasformato tutti, cittadini ed enti pubblici compresi, non solo in consumatori ma automaticamente in debitori, a rischio "pignoramento". Pignoramento reale che accade sotto ai nostri occhi.

La Commissione europea ha completato il tutto imponendo l'illeciteità degli aiuti di Stato, i quali possono unicamente essere erogati dalla BEI (presidente Padoa Schioppa) - grande paladina della privatizzazione dell'acqua - o da altri istituti finanziari (CDP, presidente Bassanini) ma unicamente per quelle materie in cui il circolo dei globalizzatori decida che vi troverà un tornaconto, poco importa la volontà e l'utilità per i cittadini: reti transeuropee di cui la TAV o il gasdotto Grecia Italia (in mano sempre a multinazionali estere) o "finanziamenti" per lavori inutili e deleteri come l'aeroporto di Ampugnano a sud di Siena.

Il pignoramento delle persone si sa come si effettua: sequestro di beni immobili; il sequestro degli enti locali è più subdolo ma dagli effetti non meno devastanti: quelli che abbiamo e avremo sempre di piu sotto gli occhi, di cui la privatizzazione dell'acqua, l'abdicazione del pubblico dal controllo di strade - sempre più chiuse al pubblico quelle bianche, o a pedaggio quelle normali - privatizzazione di interi borghi, imposizione del nucleare o di contratti esosi e coatti per l'illuminazione, esternalizzazioni crescenti dei comuni, taglio di fondi agli stessi, impotenza del politico rispetto alla finanza.

Si chiama spirale del debito. Un debito matematicamente programmato.

A livello di un paese esso da i risultati che abbiamo sotto gli occhi: privatizzazione di aeroporti, porti, stazioni, privatizzazione dei cervelli e fuga con"l'autofinanziamento" del CNR alle corporazioni dei brevetti e degli OGM, svendita di FS (agli svizzeri?) e di Poste italiane (alla Deutsche Bank?), il cui degrado strumentale è già percepito da tutti, privatizzazione della scuola e della sanità (alle fondazioni bancarie), oltre naturalmente all'emblema di questo criminale progetto: accaparramento dell'acqua per un manipolo di azionisti spesso occulti di multinazionali/banche.

Mentre scriviamo, il sistema bancario sta mettendo le mani su mezza Sardegna - ultimo rifugio dei finanzieri, LA TERRA, agricola o boschiva - grazie alla frode delle agevolazioni date agli agricoltori, che dopo 20 anni sono state definite "aiuti di Stato" dalla CE e mai rimborsate da chi aveva combinato il pasticcio ossia la Regione; aziende agricole pregiate attorno a Napoli - con l'aiuto della crisi della monnezza voluta anche dal governo francese (Gaz de France che era al 90 per cento dello Stato francese e che controlla al 100% la Jacorossi Servizi SpA, l'altra azienda implicata oltre all'Impregilo) se le sta acquistando la MPS/Axa per un boccone di pane.

Per dire semplicemente che la privatizzazione dell'acqua non va unicamente attribuita a un liberismo selvaggio - espressione che situa subito l'interlocutore da una parte degli schieramenti - essa va inquadrata nel contesto piu ampio di frode finanziaria dovuta ad una moneta di emissione privata in cambio di titoli di stato da rimborsare al valore facciale più gli interessi. Dietro a colossi come Suez/Gaz de France o Veolia, ci sono alcune banche, non da ultime MPS, banca occupata da forze maligne da quando è stata privatizzata con Caltagirone, uomo di mano dell'elite finanziaria internazionale, e da quando ha suggellato un patto con Axa, compagnia in cui siedono i pezzi grossi di Suez.

In detto contesto più ampio non opera più il discrimine destra/sinistra, anzi dovrebbe vederci tutti riuniti in un nuovo progetto cittadino che esuli da quel bipolarismo voluto dal piano Gelli della P2 per mettere appunto meglio in atto il programma dei profeti della privatizzazione di tutto.

Nicoletta Forcheri
http://www.arcipelagoscec.org/



giovedì 20 novembre 2008

ACQUA PUBBLICA: riprendiamoci il futuro. Marco Bersani


ACQUA PUBBLICA : RIPRENDIAMOCI IL FUTURO!

La notizia arriva dal cuore dell’Europa : lunedì 24 novembre il Consiglio Comunale di Parigi approverà la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, mandando a casa 25 anni di gestione privata affidata a Veolia e Suez, le due più grandi multinazionali mondiali dell’acqua.
Mentre in Italia destra di governo e opposizione moderata fanno a gara per la messa sul mercato dei servizi pubblici locali –e la sinistra spesso assiste impotente- la giunta municipale parigina osa pensare l’impensabile e praticare l’alternativa : dal 1 gennaio 2010, un ente di diritto pubblico, nel cui comitato di gestione siederanno anche i rappresentanti dei lavoratori e degli utenti, gestirà l’intero ciclo dell’acqua della città di Parigi.
Si tratta di un risultato straordinario, che dimostra come un’inversione di rotta e l’abbandono delle politiche liberiste non siano una pia illusione di movimenti idealisti, bensì scelta possibile.
Qui ed ora.
E’ con questa consapevolezza collettiva che sabato e domenica prossimi il movimento italiano per l’acqua, due anni dopo la sua nascita, terrà ad Aprilia il suo secondo Forum nazionale.
L’evento sarà preceduto venerdì pomeriggio, a Roma, da un importante appuntamento : diverse decine di sindaci costituiranno formalmente il Coordinamento degli enti locali per la ripubblicizzazione dell’acqua, affiancando così la mobilitazione delle municipalità a quella dei cittadini e dei lavoratori.
Il movimento si ritrova ad Aprilia, perché è lì che si è sviluppata e vive una delle più importanti vertenze per l’acqua pubblica. E naturalmente il recentissimo sgombero manu militari del presidio No Turbogas, dà a questa scelta l’immediata occasione di una reciproca solidarietà.
Sono stati due anni intensi e proficui, quelli trascorsi dal movimento per l’acqua in Italia.
Due anni in cui si sono estese e approfondite le diverse decine di vertenze territoriali che lo animano, è stata prodotta una legge d’iniziativa popolare con oltre 400.000 firme raccolte, e costruita la prima manifestazione nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua e la difesa dei beni comuni, con oltre 40.000 persone per le strade della capitale.
Ma non sarà rivolto al passato lo sguardo del movimento per l’acqua, bensì immerso in un presente la cui drammaticità dà ancora più forza alle ragioni che lo sostengono.
Il mondo è oggi attraversato dalla più importante crisi economica e finanziaria che la storia ricordi, mentre si è approfondita la crisi alimentare globale e si sono definitivamente resi evidenti i primi effetti permanenti dei cambiamenti climatici planetari.
Un modello di ordine mondiale, fondato sul pensiero unico del mercato, sull’accaparramento predatorio delle risorse naturali, sulla mercificazione dei beni comuni e la loro consegna ai grandi capitali finanziari, sullo svuotamento della democrazia e della partecipazione popolare sta dimostrando il proprio completo fallimento.
Giungono al capolinea trenta anni di politiche liberiste, basate sull’assioma “privato è bello”e sulla privatizzazione dei servizi pubblici..
Oggi sono i grandi poteri bancari e finanziari ad invocare l’intervento pubblico e il sostegno statale.
Oggi sono i più sfrontati liberisti a dichiarare il fallimento del mercato.
Con un unico scopo : ottenere un nuovo travaso di risorse dalle collettività ai poteri forti per rilanciare i flussi finanziari mondiali e riprendere le politiche di saccheggio delle risorse.
Così si chiedono sostegni pubblici alle banche, mentre si approvano normative -come l'art. 23 bis della legge 133/08- che perseguono la definitiva messa sul mercato dell’acqua e dei servizi pubblici locali, cercando di determinare un arretramento del movimento per l’acqua e di mettere la parola fine alla battaglia per la sua ripubblicizzazione.
Di questo discuteranno le diverse centinaia di attivisti dell’acqua che giungeranno ad Aprilia, consapevoli di come le resistenze in campo in moltissimi territori in difesa dell’acqua e dei beni comuni oggi possano proficuamente inserirsi nella nuova fase sociale di mobilitazione che l’Onda anomala di uno straordinario movimento studentesco ha riaperto nel paese.
“Noi la vostra crisi non la paghiamo” risuonerà nelle giornate di Aprilia, con la forte richiesta della fine delle politiche liberiste e l’avvio della riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni, la loro gestione democratica e partecipativa, la loro cura per le generazioni future.
Due giornate nelle quali la mobilitazione del movimento per l’acqua amplierà il proprio raggio d’azione, attraverso la costruzione di una piattaforma generale sull’intero ciclo della risorsa, la collocazione delle proprie lotte nella dimensione internazionale, il confronto diretto con gli altri movimenti per i beni comuni, dai rifiuti all’energia, alla scuola, nella consapevolezza della possibilità di importanti sinergie e di nuovi intrecci possibili.
Dalle pratiche comuni di mobilitazione alla costruzione di un nuovo alfabeto dei beni comuni e della partecipazione dal basso.
Perché abbiamo un mondo da cambiare e un futuro da riprenderci. Tutti insieme è possibile.

Marco Bersani (Attac Italia)

OGM E COMPLOTTI.


Contestualmente si volle che in Italia fosse annichilita pure l’autosufficienza alimentare: stroncata la “Battaglia del Grano”, svilita l’agricoltura in genere, annullate le produzioni di barbabietole e messi ad arrugginire gli zuccherifici che le avevano lavorate per estrarne ottimo zucchero, azzerata la produzione di canapa e lino, ridotta pure la produzione dell’olio d’oliva e della frutta; il mansueto De Gasperi obbedientemente si affrettò a far emigrare i contadini. Fu tanta fame e fu necessario importare, importare…
Se qualcuno fosse indotto a pensare che questi stravolgimenti economici fossero dovuti unicamente alle distruzioni di guerra, gli ricordiamo che gli americani avevano già pianificato tutto, infatti l’autorevole rivista mensile “Mercury”, già l’8 ottobre 1943, a firma del giornalista Kingsbury Smith, così riepilogava il programma del governo USA:
«…deve essere imposta una completa incorporazione dell’Italia vinta nella sfera degli interessi economici americani. Innanzitutto l’Italia si deve dichiarare disposta a sottoporre la sua produzione e la sua esportazione alle decisioni di un Consiglio Economico straniero. Ogni tentativo dell’Italia per realizzare l’autarchia in qualsiasi campo deve essere stroncato. Prima di tutto l’Italia deve rinunziare all’aspirazione di raggiungere una sufficiente produzione italiana di grano». Agghiacciante cinismo. E non si trattava dell’opinione di un singolo giornalista e nemmeno dell’opinione singola del sinistro Franklin Delano Roosevelt; basti pensare che già dall’aprile 1907 un presidente degli States: Thomas Woodrow Wilson era stato stupefacentemente esplicito e sfacciato in una serie di lezioni tenute alla Columbia University: «Dal momento che il commercio ignora i confini nazionali e il produttore preme per avere il mondo come mercato, la bandiera della sua nazione deve seguirlo, e le porte delle nazioni chiuse devono essere abbattute... Le concessioni ottenute dai finanzieri devono essere salvaguardate dai ministri dello stato, anche se in questo venisse violata la sovranità delle nazioni recalcitranti... Vanno conquistate o impiantate colonie, affinché al mondo non resti un solo angolo utile trascurato o inutilizzato». (sic!)
[dal blog di Beppe Grillo]

Migrazioni Ogm in Messico
di Pietro Greco



ROMA. Geni provenienti da piante geneticamente modificate (transgeni, nel gergo dei biologi) sono stati trovati in diverse varietà di mais locale in Messico. Lo annunciano Elena Álvarez-Buylla e un gruppo di suoi collaboratori dell’Università nazionale autonoma del Messico (Unam) di Città del Messico con un report anticipato dalla rivista scientifica Nature ma che sarà pubblicato integralmente su Molecular ecology.

L’annuncio è destinato a riaccendere le polemiche sull’ecologia degli ogm. Perché quella offerta dal team di Elena Álvarez-Buylla sembra provare che i transgeni possono migrare dalle piante geneticamente modificate alle piante normali. La notizia è tanto più significativa perché sono almeno dieci anni che in Messico è vietato coltivare mais ogm.

I fuochi polemici si accesero già nel 2001 quando Nature pubblicò un articolo scientifico secondo cui transgeni erano migrati da piante ogm a piante di mais non geneticamente modificate. Nel 2005, tuttavia, il genetista americano Allison Snow pubblicò un altro articolo, sui Proceeding of the National academy of sScience (Pnas) in cui sosteneva di non aver trovato traccia di trasmigrazione geniche nel mais messicano e rilevava una serie di errori metodologici nella ricerca precedente.

Ora il team di ricerca messicano non solo ribalta, ancora una volta, la situazione ma sostiene di aver trovato la prova della trasmigrazione anche in 3 campioni esaminati da Allison Snow. Ma al di là della querelle tra i diversi team di ricerca, i nuovi risultati propongono due questioni generali. È dunque provato che la migrazione di transgeni da una pianta all’altra è possibile? Come questa migrazione è potuta avvenire in maniera così facile in un paese, il Messico, dove la coltura delle piante ogm è vietata?

La prima domanda ammette una risposta tutto sommato attesa: i transgeni possono migrare da una pianta all’altra proprio come fanno tutti i geni. E i risultati proposti da Elena Álvarez-Buylla non meravigliano più di tanto.

Meno scontata è la risposta alla seconda domanda. È possibile avanzare solo ipotesi.

Per esempio che il mais transgenico in Messico sia stato coltivato nonostante la legge. Alcuni sostengono che gli ettari coltivati con le piante ogm siano stati parecchi, almeno 70. E che gli agricoltori non hanno acquistato nuove sementi ogm, ma hanno semplicemente seminato le sementi transgeniche di raccolto in raccolto.

Sia come sia, è certo che il dibattito intorno all’ecologia delle piante transgeniche è destinato a riaccendersi.


martedì 18 novembre 2008

QUAL SOL PER L'AVVENIRE. Marco della Luna


La presente crisi economica è un’operazione di riforma degli assetti globali e si articola in tre fasi, funzionalmente ben distinte.

La prima fase è consistita in un massiccio trasferimento-accaparramento del potere d’acquisto da parte di soggetti soprattutto finanziari che hanno speculato sul petrolio, sulle leve finanziarie, sui rialzi dei tassi, sul liquidity crunch da prodotto, e a danno di consumatori di petrolio, risparmiatori, fruitori del credito – ossia imprese, enti pubblici, soggetti privati; tutte queste categorie si trovano impoverite, incapaci di mantenere i consumi, di far fronte ai pagamenti, di conservare i mercati.

La seconda fase consiste nel rastrellamento degli assets: i soggetti che si sono arricchiti con la prima fase comperano sottocosto dai soggetti che essi, sempre con la prima fase, hanno impoverito: comperano quote del debito nazionale degli USA, di grandi società, di aziende strategiche, di risorse primarie (acqua, terreni agricoli).

La terza fase vedrà i potentati che hanno condotto le due prime fasi imporre una loro adeguata rappresentanza, o la loro leadership, negli organismi di potere globale – WTO, IMF, WB, BIS, etc. Il mondo ne uscirà assai diverso. Assai meno bianco. La Cina (che ha riserve valutarie immani) e i paesi arabi petroliferi, direttamente o con i loro fondi sovrani, saranno i principali vincitori di questa partita, ponendo fine all’egemonia occidentale – se la partita si concluderà così. Ma pare che la contromossa sia già ben avviata.

Gli USA sino a qualche settimana fa erano all’angolo – perdenti su tutta la linea: debito interno fuori controllo, debito estero fuori controllo, imprese militari in stallo, credibilità internazionale a picco, consenso alle istituzioni ai minimi storici. Attraverso le smagliature di una politica sempre meno condivisibile iniziava ad apparire l’establishment che quella politica aveva voluto, i gruppi di potere finanziario-militare organizzati di cui Cheney e i Bush sono i rappresentanti: la corporate society, la società governata dalle grandi corporations.

Con l’elezione di Obama, fermi restando il debito interno, il debito estero, lo stallo militare, e soprattutto fermo restando quell’establishment, la credibilità interna e internazionale del potere USA è stata rapidissimamente ripristinata, anzi esaltata con valenze messianiche, con aspettative di profonda innovazione morale – nonostante che Obama stesso non abbia affatto presentato un programma concreto in tal senso, ma solo fatto aperture in senso liberale in fatto di diritti civili (aborto, staminali, etc.). Il vero sistema di potere, le grandi corporations, sono usciti dal campo dell’attenzione, oppure appaiono come validamente controbilanciati dal presidente della speranza.

Se Obama avesse voluto veramente cambiare la realtà insoddisfacente, i meccanismi di fondo delle crescenti diseguaglianze, povertà, instabilità, avrebbe un apparato di sostegno e finanziamento opposto a quello repubblicano e avrebbe presentato un programma di riforma e regolamentazione della finanza e del settore monetario... La circostanza che egli non lo abbia fatto, nemmeno in un periodo così drammatico (si è limitato a promettere una redistribuzione del reddito), la dice lunga. Obama ha adottato lo slogan “Change we can”, ma senza specificare che cosa si possa cambiare. Un promessa buona per tutti, proprio perché indeterminata.

Bush è l’archetipo del wasp arrogante, aggressivo, guerrafondaio, reazionario, fascistoide – e come tale si era bruciato, anzi era la giustificazione vivente di ogni critica, biasimo, aggressione, scetticismo verso gli USA. Il mite mulatto Obama è l’opposto: è l’icona dell’equiparazione razziale, la prova della democraticità del sistema, la dimostrazione della bontà morale profonda del popolo statunitense – della sua (solita) missione nel mondo. Nessuno può attaccarlo senza esporsi a un coro di riprovazione morale. La sua immagine è un capolavoro di ingegneria comunicativa.

La mossa Obama è stato un geniale colpo di scena da parte della politica statunitense, ma il risultato è molto pericoloso, perché combina in questa figura presidenziale grandi e irrazionali aspettative di moralità, di cambiamento, di azione, da una parte, con una situazione – dall’altra parte – di blocco imposto da un debito nazionale al 300% del pil e da un debito estero galoppante – una situazione che costringe la presidenza USA ad agire a tutti i costi per non tradire le aspettative e screditarsi definitivamente, ma che insieme non le lascia risorse per iniziative importanti. Amenoché si tratti di due opzioni molto speciali: la guerra e il ripudio del debito estero.

L’aura etica e messianica di cui è munito, consente a Obama di lanciarsi in entrambe queste avventure col consenso del suo popolo e con credibilità morale. Se lo farà, la manovra in tre fasi di cui si diceva sopra potrebbe fallire, e gli USA vincerebbero la III Guerra Mondiale con pochissime perdite, recuperando e confermando la loro egemonia mondiale.

Quali scenari si possono avverare?
Innanzitutto, ci si può aspettare (in tempi strettissimi, perché la crisi incalza a colpi di grandi fallimenti, come quello della GM e di tutto il settore automobilistico, oltreché bancario) la fabbricazione di un casus belli (come un raid israeliano seguito da un attacco terroristico negli USA più o meno autentico) per poter attaccare e conquistare l’Iran e i suoi giacimenti petroliferi per unirli ai campi petroliferi irakeni e a quelli di oppio afghani, ambedue già conquistati. L’establishment USA dominerebbe così la gran parte del petrolio e della droga nel mondo. Già si vocifera di imminenti attentati in grande stile negli USA e Biden si è lasciato sfuggire che una tremenda prova attende Obama nei primi due mesi di presidenza, e che gli Americani dovranno avere fiducia in lui e nelle azioni che intraprenderà. In secondo luogo, ci si può aspettare la sostituzione dell’attuale moneta con una nuova moneta, ossia con un Dollaro emesso dal Tesoro anziché dalla Fed (ne ho già avuto in mano una banconota) oppure col famoso Amero. Il vecchio Dollaro si potrebbe cambiare nella nuova moneta, ma a un tasso riduttivo, e si svaluterebbe di almeno il 50%, ma probabilmente dell’80%. Il problema del debito pubblico e del debito estero USA sarebbe risolto a spese di tutti i detentori di dollari o di crediti in dollari, compresi i bonds pubblici e privati, che resterebbero bidonati e perderebbero non solo in termini di valore patrimoniale, ma anche in termini di potere di condizionamento geopolitico.

La figura di Obama, bella, pulita, sana, credibile, giovane, amichevole, inoffensiva, sembra scelta o costruita apposta per queste due specifiche missioni. E Berlusconi lo sa bene. La sua battuta sull’abbronzatura di Obama in relazione alla futura visita di questi a Mosca, non era una gaffe. Era probabilmente un modo di evidenziare il carattere costruito, artefatto, di quella figura e di alludere al progetto strategico dei suoi costruttori, ossia ai presagi di guerra che essa contiene.

L’Italia, rispetto a molti altri paesi, è meno finanziarizzata, ha banche meno esposte, e anche una popolazione meno indebitata – e questo è un bene. Però il rating del suo enorme debito pubblico è crollato da AA+ ad A, e il tasso di interesse che essa (quindi il contribuente) deve pagare per finanziarsi vendendo i propri titoli del debito pubblico viaggia a 1,2 punti sopra quello che paga la Germania. A fine inverno dovrà rinnovare titoli per 193 miliardi, e sarà una mazzata per i conti pubblici, dato l’alto tasso passivo. Inoltre in quel periodo gli enti pubblici dovranno dichiarare, in base alla nuove norme, i valori di mercato aggiornati dei contratti derivati che hanno stipulato negli anni passati – e ciò si tradurrà in un bel buco per il bilancio consolidato dello Stato, quindi in problemi di rispetto del patto di stabilità. In parallelo, la recessione, che già ora è profonda, comporterà un forte calo delle entrate tributarie. Si calcola che, per restare entro i parametri dell’Euro, occorreranno altri 40 miliardi. Dove reperirà il governo Berlusconi i soldi necessari per colmare i buchi di bilancio? Nelle tasche degli italiani, con il torchio fiscale, finendo di ammazzare l’economia e tradendo in pieno le promesse elettorali? Oppure tagliando gli sprechi e le mangiatoie nel Sud, al prezzo di perdere i suoi indispensabili collegi elettorali (in buona parte controllati dalla criminalità organizzata)? Oppure ancora vendendo La Maddalena alla Russia, con la giustificazione che bisogna controbilanciare i missili in Polonia e l’ampliamento della base USA di Vicenza? Oppure infine negozierà con la BCE di uscire dall’Euro, di fare un Euro Sud, che immediatamente si svaluterebbe di circa il 30% rispetto all’Euro attuale, decurtando così con una tassazione monetaria il valore dei risparmi degli Italiani? Noi abbiamo indicato (v. Euroschiavi – Arianna, III ed. 2007; La Moneta Copernicana – Nexus, 2008) una via di uscita alternativa e non distruttiva: l’emersione e la tassazione degli utili occulti delle banche, la riforma monetaria e il recupero al popolo e allo Stato della sovranità nella creazione della valuta legale, in attuazione dell’art. 1 della Costituzione.

Ma intanto i costosissimi parlamentari italiani (1,3 milioni all’anno cadauno), inconsapevoli e irresponsabili rispetto a questi drammatici problemi, perdono tempo in manovre intorno alle poltrone e in stupidaggini come la guerra per e contro Leoluca Orlando alla presidenza della commissione di vigilanza sulla Rai. Berlusconi si dimostra quindi, ancora una volta, realista nel procedere marginalizzando un parlamento ormai oggettivamente ridotto all’inutilità, ribollente di imbecilli e nominati della partitocrazia, privato di democrazia e rappresentanza, inerte rispetto alle sorti del Paese.

Il premier non può non sapere che qualora, nella perigliosa traversata della recessione, la sua politica fallisca, o egli stesso esca di scena per qualsivoglia ragione, allora buona parte dei consensi settentrionali di Forza Italia rifluirebbe al suo partito naturale: la Lega Nord. E a quel punto, nel marasma economico generale, il Nord si troverebbe a giocare l’estrema partita per liberarsi e salvarsi dall’abbraccio divorante e mortale del Sud e di Roma già sprofondanti nel Terzo Mondo – un abbraccio alla cui guida si candida, forse, l’inedito asse tra due statisti-statalisti ben credibili per questo ruolo: Fini e D’Alema.

Marco Della Luna
Fonte: http://marcodellaluna.info/sito/
18.11.08

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