Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

giovedì 29 gennaio 2009

MONETA: San Marino

PUNTI DI VISTA - La provocazione: “Segreto bancario nella Costituzione”

Le complicazioni sull’operatività sistema bancario sammarinese dopo la codifica extra Ue e la circolare di Bankitalia che regola i rapporti fra San Marino e l’Italia sono motivo di attenzione per tanti illustri studiosi. Una “provocazione libertaria”, come lui stesso l’ha definita, arriva da Carlo Pelanda, professore aggiunto di “Politica ed economia internazionale” per l’Università della Georgia negli Usa.
“Il sistema bancario di San Marino - constata Pelanda - è sotto schiaffo perché ne ha combinate un po’ troppe e perché dà fastidio alle autorità fiscali italiane avere un off-shore nel cortile. Questa, tuttavia, è una grande opportunità se a San Marino hanno le palle. Se io ne fossi capitano denuncerei unilateralmente il Trattato con l’Italia, formerei una milizia, e ne negozierei un altro direttamente con l’Ue. Invocherei lo stesso status di piazza finanziaria del Lussemburgo e Liechtenstein. Riprenderei la sovranità monetaria, non entrerei nell’euro, e stamperei dollari sammarinesi - convertibili in oro, da studiare - mettendo in Costituzione il segreto bancario’”
Ma qui dalla provocazione si passa alla seria riflessione, della quale i governanti sammarinesi che negozieranno l’Accordo di cooperazione con l’Italia, dovrebbero tener ne conto: “La Svizzera è parte dell’accordo di Schengen e può tenere il segreto bancario, per altro ammesso anche in Austria. Da questa posizione forte negozierei un compromesso per evitare guerre, ma consolidando l’indipendenza. Garantirei al mercato procedure finanziarie ipertrasparenti, creando una Borsa specializzata per titoli finanziari. Alla fine avrei una piccola Supersvizzera. L’Esarcato ne avrebbe vantaggi indotti formidabili. Pensate ad un statua del “Titano della libertà” alta il doppio di quella a New York… Pensateci”.

La Voce di Romagna

giovedì 22 gennaio 2009

ISRAELE: parla il deputato Sir Gerald Kaufman

«Sono dei pazzi» “The Jewish bandits are despicable cowards who hide behind women and children.” (SS-Gruppenführer Jürgen Stroop on the resistance in the Warsaw Ghetto, 1943) “Israele è nato dal terrorismo ebraico; il padre di Tzipi Livnis era un terrorista.” Queste alcune delle stupefacenti affermazioni nella House of Parliament di Sir Gerald Kaufman, veterano rappresentante del Labour, che ha paragonato le azioni delle truppe israeliane a Gaza ai nazisti che costrinsero la sua famiglia a fuggire dalla Polonia. Durante il dibattito dei Commons sui combattimenti a Gaza, ha invitato il governo ad imporre un embargo delle armi su Israele. Sir Gerald, che è stato cresciuto come ebreo ortodosso e sionista, ha detto: “mia nonna era a letto malata quando i nazisti entrarono nella sua città natale che un soldato tedesco la uccise nel suo letto.” “Mia nonna non è morta per fornire una copertura ai soldati israeliani che assassinano le nonne palestinesi a Gaza. L'attuale governo israeliano sfrutta crudelmente e cinicamente il continuo senso di colpa dei gentili per il massacro degli ebrei nell'olocausto come giustificazione per i loro omicidi di palestinesi.” Ha detto poi che l'affermazione che molte delle vittime palestinesi fossero dei militanti “era la risposta dei nazisti” ed ha aggiunto: “suppongo che gli ebrei che combattevano per le loro vite nel ghetto di Varsavia avrebbero potuto essere definiti come militanti.” Ha accusato il governo israeliano di cercare la “conquista” ed ha aggiunto: “Non sono semplicemente dei criminali di guerra, sono dei pazzi.” link: http://gongoro.blogspot.com/2009/01/sono-dei-pazzi.html

martedì 20 gennaio 2009

GAZA: il messagio all'Occidente del Primo Ministro Ismail Haniyeh


Il mio messaggio all'Occidente di Ismail Haniyeh - 20/01/2009Fonte: uruknet [scheda fonte]

Scrivo questo articolo rivolgendomi ai lettori occidentali di ogni orientamento politico mentre la macchina da guerra israeliana continua a massacrare il mio popolo a Gaza. Finora, sono state uccise quasi mille persone, circa metà delle quali sono donne e bambini. Il bombardamento di questa settimana della scuola dell'UNRWA (UN Relief Works Agency) nel campo profughi di Jabalya è stato uno dei crimini più spregevoli che si possano immaginare, dato che centinaia di civili avevano abbandonato le proprie case per cercare rifugio presso l'agenzia internazionale solo per essere spietatamente fatte oggetto di colpi di artiglieria e bombardamento aereo da parte di Israele. Quarantasei bambini e donne sono stati uccisi nell'odioso attacco e molti altri sono rimasti feriti.

Come è evidente, il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza nel 2005 non pose fine alla sua occupazione né, come risultato, ai suoi obblighi internazionali come potenza occupante. Continuò a controllare e dominare le nostre frontiere di terra, di mare e di cielo. In effetti le Nazioni Unite hanno confermato che tra il 2005 e il 2008, l'esercito israeliano ha ucciso quasi 1250 palestinesi a Gaza, tra cui 222 bambini. Per la maggior parte di quel periodo i valichi di frontiera sono rimasti chiusi, permettendo solo il passaggio di limitate quantità di cibo, carburante per uso industriale, mangimi e pochi altri generi essenziali.

Nonostante i suoi strenui sforzi per nasconderlo, la radice della guerra criminale di Israele contro Gaza è l'elezione del gennaio 2006, che vide Hamas vincere per una sensibile maggioranza. Quello che accadde dopo fu che Israele, insieme agli USA e all'Unione Europea, cercò di schiacciare la volontà democraticamente espressa dal popolo palestinese attraverso uno strangolamento economico. Il misero fallimento di queste macchinazioni alla fine portò a questa spregevole guerra, L'obiettivo di Israele è mettere a tacere tutte le voci che esprimono la volontà dei palestinesi; quindi imporrebbe i suoi termini per una sistemazione finale che ci privi della nostra terra, del nostro diritto a Gerusalemme come capitale del nostro futuro stato e il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi alle loro case.

Infine, il completo assedio di Gaza, che manifestamente ha violato la Quarta Convenzione di Ginevra, ha proibito l'accesso delle più elementari forniture mediche ai nostri ospedali. Ha interrotto la consegna di carburante e la fornitura di elettricità alla nostra popolazione. E al colmo di tutta questa inumanità, ha negato il cibo e la libertà di movimento, persino alle persone bisognose di trattamento medico. Questo ha portato all'evitabile morte di centinaia di pazienti e all'incontenibile aumento della denutrizione tra i nostri bambini.

I palestinesi sono sgomenti allo spettacolo di membri dell'Unione Europea che non considerano questo osceno assedio come una forma di aggressione. A dispetto delle prove schiaccianti, asseriscono senza vergogna che Hamas ha portato il popolo palestinese alla catastrofe perché non ha rinnovato la tregua. Tuttavia noi chiediamo: Israele ha onorato i termini del cessate il fuoco mediato dall'Egitto in giugno? La risposta è no. L'accordo stabiliva la fine dell'assedio e la fine agli attacchi alla West Bank e alla Striscia di Gaza. A dispetto del nostro pieno rispetto degli accordi, gli israeliani hanno continuato a uccidere palestinesi a Gaza come nella West Bank durante ciò che è diventato noto come la pace di Annapolis.

Nessuna delle atrocità commesse contro le nostre scuole, università, moschee, ministeri e infrastrutture civili ci fermerebbe nella nostra lotta per i nostri diritti nazionali. Senza dubbio, Israele ha il potere di distruggere ogni edificio della Striscia di Gaza, ma non schiaccerà mai la nostra determinazione e fermezza di vivere con dignità sulla nostra terra. Di sicuro, se il riunire civili in un edificio solo per poi bombardarlo o l'uso di ordigni al fosforo e di missili non sono un crimine di guerra, allora cosa lo è? Quanti altri trattati internazionali e convenzioni i sionisti dovranno infrangere prima di essere chiamati a risponderne? Non vi è una capitale nel mondo oggi dove gente libera e decente non sia sdegnata di questa brutale oppressione. Nè la Palestina né il mondo saranno gli stessi dopo questi crimini.

Vi è una sola via da seguire. Le nostre condizioni per un cessate il fuoco sono chiare e semplici. Israele deve mettere fine alla sua guerra criminale e al massacro del nostro popolo, togliere completamente e incondizionatamente il suo assedio illegale alla Striscia di Gaza, aprire tutti i nostri valichi di frontiera e infine ritirarsi da Gaza. Dopo di ciò considereremo future opzioni. Per chiudere, i palestinesi sono un popolo che lotta contro per la propria libertà contro l'occupazione, e per la creazione di uno stato indipendente con Gerusalemme come sua capitale e il ritorno dei profughi ai villaggi dai quali furono espulsi. Qualunque sia il costo, la continuazione dei massacri da parte di Israele non spezzerà il nostro volere né la nostra aspirazione alla libertà e all'indipendenza.

- Ismail Haniyeh è il Primo Ministro del governo palestinese di Gaza (l'articolo è apparso per la prima volta sul quotidiano britannico Independent, il 15 gennaio)



traduzione di Gianluca Bifolchi

ISRAELE E LE BALLE MEDIATICHE

Hamas non voleva riconoscere Israele? FALSO, come dimostra l'articolo sotto e le parole di Carter, di marzo 2008:
[fonte: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=2502 ]

Hamas disposta ad accettare Israele

Nel totale silenzio mediatico, l’ex-presidente Jimmy Carter continua il suo paziente lavoro di intermediario ai massimi livelli per cercare di risolvere i più gravi problemi del mondo.
L’anno scorso era stato a Cuba, e aveva finito per rinfacciare agli americani buona parte delle colpe per uno stallo economico-diplomatico che dura da ormai 50 anni, e del quale hanno sofferto soprattutto gli stessi cittadini cubani.
Comprensibile quindi lo “scarso interesse” dimostato dai media mondiali per il lavoro di quest’uomo – un vero gigante, che un giorno la Storia riconoscerà come tale - che sa prediligere la verità agli interessi nazionali. Ma questa volta Carter l’ha combinata ancora più grossa. Parlando del più e del meno con i siriani, ha scoperto che Hamas è disposta ad accettare i confini del ’67, ed è disposta soprattutto a riconoscere ed accettare Israele come stato confinante. Hamas vuole solo che le condizioni, che verranno messe a punto dal PM israeliano e dal presidente palestinese, vengano poi sottoposte all’approvazione degli stessi palestinesi.
Pare però, a sentire Carter, che il problema nasca dal fatto che Israele e Stati Uniti ...... non ne vogliano sapere di sedersi a un tavolo di trattativa con la Siria e con Hamas. Ma “la Siria - ha detto Carter – desidera fortemente che gli USA giochino un ruolo importante, e portino tutti ad incontrarsi attorno ad un tavolo”.
Viene a questo punto da domandarsi chi sia a non volere quella maledetta pace che in Palestina nessuno riesce a trovare.
Massimo Mazzucco
Ecco il testo completo del breve intervento di Jimmy Carter:
[Hamas] ha detto che sono disposti ad accettare uno stato palestinese con i confini del 1967, se approvato dai palestinesi. E sono disposti ad accettare il diritto di Israele di vivere come un vicino, accanto a loro, pacificamente, a condizione che gli accordi messi a punto fra il Primo Ministro Olmert e il presidente Abbas vengano presentati ai palestinesi per una approvazione di massima. Beh, l'attuale politica di escludere Hamas, e di escludere la Siria, semplicemente non funziona. Non fa che esacerbare un ciclo di violenza, di malintesi e di aggressività fra i due, e fra tutti quelli che ho nominato. La Siria desidera fortemente che gli Stati Uniti giochino un ruolo importante, e indicano incontri che portino a risolvere le differenze. E spero che sia questo ciò che verrà fatto.

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LETTERA DI NELSON MANDELA A UN GIORNALISTA SIONISTA




Questa lettera è stata scritta il 28 marzo 2001 ma rimane di scottante attualità.



Una lettera di Nelson Mandela a Thomas Friedman sull’apartheid in Israele
Da: Nelson Mandela (primo Presidente del Sud Africa)


A: Thomas L. Friedman (articolista del New York Times)


So che entrambi desideriamo la pace in Medioriente, ma prima che tu continui a parlare di condizioni necessarie da una prospettiva israeliana, devi sapere quello che io penso.



Da dove cominciare? Che ne dici del 1964? Lascia che ti citi le mie parole durante il processo contro di me. Oggi esse sono vere quanto lo erano allora: "Ho combattuto contro la dominazione dei bianchi ed ho combattuto contro la dominazione dei neri. Ho vissuto con l'ideale di una società libera e democratica in cui tutte le sue componenti vivessero in armonia e con uguali opportunità. E' un ideale che spero di realizzare. Ma, se ce ne fosse bisogno, e' un ideale per cui sono disposto a morire". Oggi il mondo, quello bianco e quello nero, riconosce che l'apartheid non ha futuro. In Sud Africa esso e' finito grazie all'azione delle nostre masse, determinate a costruire pace e sicurezza. Una tale determinazione non poteva non portare alla stabilizzazione della democrazia. Probabilmente tu ritieni sia strano parlare di apartheid in relazione alla situazione in Palestina o, più specificamente, ai rapporti tra palestinesi ed israeliani. Questo accade perché tu, erroneamente, ritieni che il problema palestinese sia iniziato nel 1967. Sembra che tu sia stupito del fatto che bisogna ancora risolvere i problemi del 1948, la componente più importante dei quali e' il Diritto al ritorno dei profughi palestinesi.



Il conflitto israelo-palestinese non e' una questione di occupazione militare e Israele non e' un Paese che si sia stabilito "normalmente" e che, nel 1967, ha occupato un altro Paese. I palestinesi non lottano per uno "Stato", ma per la libertà, l'indipendenza e l'uguaglianza, proprio come noi sudafricani. Qualche anno fa, e specialmente durante il governo laburista, Israele ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme sarebbe stata sotto l'esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi non avrebbero mai avuto uno Stato indipendente, ma sarebbero stati per sempre sotto il dominio economico israeliano, con controllo israeliano su confini, terra, aria, acqua e mare. Israele non pensava ad uno "Stato", ma alla "separazione".



Il valore della separazione e' misurato in termini di abilità, da parte di Israele, di mantenere ebraico lo Stato ebraico, senza avere una minoranza palestinese che potesse divenire maggioranza nel futuro. Se questo avvenisse, Israele sarebbe costretto a diventare o una democrazia secolare o uno Stato bi-nazionale, o a trasformarsi in uno stato di apartheid non solo de facto, ma anche de jure. Thomas, se vedi i sondaggi fatti in Israele negli ultimi trent'anni, scoprirai chiaramente che un terzo degli israeliani e' preda di un volgare razzismo e si dichiara apertamente razzista. Questo razzismo e' della natura di: "Odio gli arabi" e "Vorrei che gli arabi morissero". Se controlli anche il sistema giudiziario in Israele, vi troverai molte discriminazioni contro i palestinesi. E se consideri i territori occupati nel 1967, scoprirai che vi si trovano già due differenti sistemi giudiziari che rappresentano due differenti approcci alla vita umana: uno per le vite palestinesi, l'altro per quelle ebraiche.



Ed inoltre, vi sono due diversi approcci alla proprietà ed alla terra. La proprietà palestinese non è riconosciuta come proprietà privata perché può essere confiscata. Per quanto riguarda l'occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi e' un fattore aggiuntivo. Le cosiddette "aree autonome palestinesi" sono bantustans. Sono entità ristrette entro la struttura di potere del sistema di apartheid israeliano. Lo stato palestinese non può essere il sottoprodotto dello stato ebraico solo perchè Israele mantenga la sua purezza ebraica. La discriminazione razziale israeliana e' la vita quotidiana della maggioranza dei palestinesi. Dal momento che Israele e' uno stato ebraico, gli ebrei godono di diritti speciali di cui non godono i non-ebrei. I palestinesi non hanno posto nello stato ebraico. L'apartheid e' un crimine contro l'umanità.



Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà. Ha perpetuato un sistema di gravi discriminazioni razziali e di disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale. In particolare, esso ha sferrato una guerra contro una popolazione civile, in particolare bambini. La risposta data dal Sud Africa agli abusi dei diritti umani risultante dalla rimozione delle politiche di apartheid, fa luce su come la societa' israeliana debba modificarsi prima di poter parlare di una pace giusta e durevole in Medio oriente.



Thomas, non sto abbandonando la diplomazia. Ma non sarò più indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori. Se vuoi la pace e la democrazia, ti sosterrò. Se vuoi l'apartheid formale, non ti sosterrò. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te. Quando deciderai cosa fare, chiamami."



Nelson Mandela, primo presidente del Sud Africa


lunedì 19 gennaio 2009

HAARETZ: secondo rabbino, Hamas è Amalek

Sul quotidiano israeliano Haaretz di ieri compariva la seguente notizia:

"Il Rabbino Capo di Safed, Smuel Elyahu, ha visitato un centro talmudico [yeshiva] del movimento sionista Bnei Akiva ad Ashdod, giovedì, dove ha dichiarato che la guerra contro Hamas "è una guerra del popolo d'Israele contro Amalek". Il centro era originariamente nell'insediamento di Neveh Dekalim [principale insediamento di coloni a Gaza] ed era stato evacuato nel 2005 con altre comunità simili nella Striscia di Gaza. "Non è una guerra privata di Samuele e Mosé contro Mohammed ma una guerra della nazione di Israele contro chi desidera distruggere gli ebrei. E' una guerra (quella di Hamas) contro il giudaismo ed è così che dovrebbe essere visto" ha detto il rabbino Ekyahu. "

Commento: una guerra "preventiva" contro il "terrore", secondo le teorie del PNAC, una guerra contro l'intenzione di giustificata rivincita per le ingiuste violenze subite, è imposta al giudizio del mondo come "autodifesa legittima", di cui il massacro di civili, donne e bambini è imputato dall'aggressore ai "terrorist" perché "utilizzano i civili come scudo", ipocritamente celando il fatto che Hamas, partito democraticamente eletto nel gennaio del 2007, è difficilmente distinguibile dalla popolazione.

Su Amalek si legge nell'Enciclopedia ebraica che "David fece una guerra sacra di sterminio degli Amaleki" che probabilmente sparirono dalla storia. Molto dopo all'epoca di Ezechia 500 Simeoniti annientarono i restanti "amaleki sfuggiti" sul monte Seir e si insediarono al posto loro (1 Chr. 4:42-43)."

Nella tradizione ebraica gli Amaleki diventarono il nemico archetipico degli ebrei. (...) Il termine è stato impiegato non geneticamene per indicare alcuni tipi di nemici del giudaismo (...) compreso Adolf Hitler e in modo controverso, raramente, estremisti paragonano i palestinesi ad Amaleki. Tuttavia i palestinesi sono stati equiparati da alcuni anche ai Filistei. Il Rabbino Hess ha dichiarato che i palestinesi son Amaleki. Amalek è diventato per la cultura ebraica un concetto simile a quello di Giuda che i cristiani utilizzano per indicare un traditore. [fonte wikipedia inglese]


ISRAELE: CRIMINI DI GUERRA, parola di ex militare israeliano

Ecco che cosa dichiara alla BBC un ex capitano dell'aeronatuica militare israeliana, il 6 gennaio scorso:

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Qual è la sua valutazione di quello che Israele sta facendo a Gaza?

Le posso rispondere con due parole: crimine di guera. Il mio governo è impegnato in un massiccio crimine di guerra, massacrando centinaia di palestinesi.
Non è un crimine di guerra solo contro il popolo palestinese ma anche contro il popolo israeliano.
A nome delle miglaia di israeliani che stanno manifestando in questo momento per le strade di Tl Aviv, Gerusalemme e altre città con i palesines e con internazionali, proviamo vergogna per questo assalto.
Sappiamo che non si può uccidere il desiderio delle persone di essere libere, come ebrei siamo stati educati con questi valori di liberazione e di libertà. Non si può uccidere il desiderio del popolo palestinese di vivere in libertà.
A nome di qeste persone in Israele e nel mondo voglio fare un appello alla comunità internazionale, a tutti gli ebrei del mondo e a tutti coloro che mi ascoltano, che si vogliono unire a noi, per favore unitevi a noi per arrestare questo massacro!
Per favore, per il bene della Palstina e per il bene d'Israele voglio piangere e gridare, le persone stanno morendo in questo momento.
I razzi possono uccidere anche me, i miei genitori, quando andiamo a lavorare nel Sud ma è da pazzi che il governo mentre le persone sono uccise così continuino in questa aggressione.

Ma l'argomento di Livni è l'autodifesa...
E i palestinesi direbbero la staessa cosa, è una difesa, sono stati intrappolati in questa prigione a cielo aperto da decenni, non possono uscire, non possono mangiare, non possono avere medicinali, non possono entrare, non possono uscire, li abbiamo chiusi in questo ghetto 1 milione e mezzo e li trattiamo come animali e questo è il risultato.

ISRAELE, cavallo di Troia dell'elite globale. N. Forcheri


N. Forcheri
Pubblico, pur non condividendola, l’opinione di Gilad Atzmos il quale afferma che Israele ha perso ed è destinato a perdere. Sarà vero nel lungo termine - forse- o dal punto di vista morale - di cui Israele non sa che farsene, ma per il momento non sembra essere il caso: Israele non si ritirerà mai completamente da Gaza di cui continuerà a sigillare i valichi per ricattare la Striscia, e continuerà ad esercitare un controllo su aria, terra e mare come ha fatto negli ultimi 21 mesi di assedio da quando Hamas è stato democraticamente eletto. Detenendo il coltello dalla parte del manico degli aiuti umanitari di cui Gaza ha bisogno. Senza parlare della dipendenza dallo shekel israeliano, e il debito dilagante che la guerra farà pendere su ogni cittadino di Gaza e i suoi discendenti, per la ricostruzione.
Last but not least, nessuno parla dei titoli di proprietà delle riserve di gas al largo di Gaza, uno degli oggetti del contendere dell’invasione (i petrodollari?) né del fatto che Ashkelon et Sderot, dove arrivano i razzi Kassim, sono due dei centinaia di antichi villaggi palestinesi presi e rasi al suolo dagli israeliani nel 1948, dove molti cittadini di Gaza aspettano di ritornare; o ancora del fatto che Hamas non sono normali terroristi, ma dovrebbero essere visti come resistenti; o del fatto che gli insediamenti israeliani continuano, la costruzione del muro e dei bantustan anche; nessuno solleva gli argomenti tabu del ritorno dei profughi palestinesi, dei confini del 1967, delle risorse idriche rubate.
In un certo senso pertanto Israele, con la faccia come il culo, sta vincendo la guerra mediatica nella misura in cui semina disinformazioe e i media abboccano. Del resto si è visto che né l’Europa né la comunità internazionale hanno voluto o hanno potuto fermare Israele e ciò avviene poco tempo dopo che un accordo di cooperazione è stato firmato tra Israele e l’Unione europea nonostante il voto contrario del Parlamento europeo.

Come mai tutti succubi di Israele? Semplice, essa è l’emanazione di un progetto rotshschildiano, della stessa matrice della conquista del Far West, di Astralia e Nuova Zelandia, del Sudafrica, e relativi stermini degli indigeni con tanto di creazione di riserve zoologiche. Il progetto rothschildiano del nuovo ordine mondiale è un progetto totalitario, dittatoriale, proliferato fino ad oggi grazie all'oscurità he lo circonda. Esso ha bisogno di parecchi bacini di manodopera di caste/razze inferiori. Rispetto al nazismo, il nuovo ordine avanza anche con le armi di distruzione di massa della finanza globale, come il debito, gli strumeni finanziari, l’emissione monetaria in monopolio alla Fed/Bank Of England, così come royalties e brevetti. Nuovo ordine che non vuole assolutamente che gas, royalties e monete vadano alle razze/caste inferiori - pena il fallimento del progetto - e che devono continuare a servire da bacini di manovalanza a buon mercato, e rimanere eternamente debitori nei confronti del cartello.

ISRAELE RIESCE DI NUOVO A PERDERE
Gilad Atzmon - 18/01/2009
Il quotidiano Haaretz ha riferito oggi che gli alti ufficiali della IDF “credono che Israele dovrebbe sforzarsi di raggiungere un immediato cessate il fuoco con Hamas e non estendere la propria offensiva contro i gruppi islamici palestinesi di Gaza”. Ciò non dovrebbe essere per noi una grossa sorpresa. Per quanto Israele abbia dimostrato oltre ogni dubbio di essere capace di compiere un genocidio su larga scala, ha anche dimostrato che le sue forze militari non sono in grado di dare una risposta alla resistenza islamica. I capi militari israeliani hanno anche ammesso che “Israele ha già ottenuto diversi giorni fa tutto ciò che poteva ottenere a Gaza”. La IDF, a quanto sembra, ha esaurito il suo compito a Gaza. Ha trasformato i suoi quartieri in mucchi di macerie. Ha anche massacrato, senza sosta, la sua popolazione civile alla luce del sole per mezzo di attacchi aerei e dalle navi da guerra. Le immagini dei proiettili al fosforo bianco che cadono su scuole e ospedali fanno ora parte della nostra memoria collettiva. I carri armati che sparano contro scuole piene di rifugiati in fuga dal bombardamento delle loro case rappresentano adesso l’immagine associata al soldato israeliano; eppure, nonostante questo, Israele non è riuscito a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi.
Devo ammettere che ci vuole un talento speciale per fare il generale israeliano. Per quanto bravi essi siano nel compiere crimini di guerra, in qualche modo riescono a fallire in ogni altra cosa. All’inizio i politici israeliani avevano giurato di distruggere Hamas, ma poi avevano abbassato le aspettative, promettendo soltanto di distruggere la capacità di Hamas di lanciare razzi e rassicurando i loro eccitati elettori israeliani che questa volta lo Stato ebraico avrebbe combattuto fino alla fine. A quanto pare le loro promesse sono state ancora una volta tradite. Hamas è ancora lì; il sostegno di cui gode nelle strade palestinesi è più forte che mai. E non solo nelle strade palestinesi. Il messaggio di sfida di Hamas si sta diffondendo in tutto il mondo musulmano e oltre. La scorsa settimana sono stato ad una manifestazione a Londra insieme ad altri 100.000 partecipanti. Il sostegno a favore di Hamas era dappertutto. Era su cartelli, bandiere, striscioni e altoparlanti. Non solo Hamas è ben lungi dall’essere sconfitta, ma la sua capacità di lanciare razzi appare immutata.
Giorno dopo giorno i combattenti di Hamas riescono a ricordare agli israeliani di Ashdod, Ashkelon e Sderot che in questo momento stanno vivendo su terra palestinese trafugata. Date ad Hamas il tempo necessario e il suo messaggio balistico sarà portato in ogni angolo della Palestina rubata. Israele è alla disperata ricerca di una exit strategy. Oggi ho saputo che il Ministro della Difesa Barak ha chiesto un cessate il fuoco di una settimana per ragioni umanitarie. Vi prego, non restate a bocca aperta, il noto sterminatore di massa non ha cambiato pelle tutto d’un tratto. Essendo un generale veterano, Barak capisce molto bene che i suoi soldati a terra hanno bisogno di una pausa e ne hanno bisogno adesso. Essendo radunati tutti insieme in poche zone devastate e senza riparo, sono adesso esposti ai cecchini e al fuoco dei mortai di Hamas. Negli ultimi giorni tra le forze israeliane si è registrato un numero crescente di perdite. Il tentativo di portare la battaglia nei quartieri di Gaza si è scontrato con una resistenza durissima. L’esercito israeliano si è impantanato ancora una volta. Se questo non bastasse, tra pochi giorni Obama si insedierà alla Casa Bianca e gli israeliani non sono del tutto convinti che il nuovo presidente americano continuerà a sostenere ciecamente la loro strategia omicida. Il Ministro della Difesa Barak capisce che la sua finestra di opportunità potrebbe essere sul punto di chiudersi. Capisce che i soldati della IDF potrebbero doversi spingere dentro le periferie di Gaza senza raggiungere nessuno degli obiettivi militari della guerra.
Barak ha bisogno di qualche giorno di cessate il fuoco per creare una nuova realtà sul terreno. Ovviamente preferisce nascondersi dietro il pretesto umanitario. E’ molto più semplice che ammettere che la IDF, ancora una volta, è stata colta impreparata. Gli aiutanti di Olmert, comunque, sono stati abbastanza stupidi da ammettere la menzogna. Pare che uno di loro stamattina abbia attaccato Barak dicendo che “Hamas osserva la scena e ascolta le voci, questi commenti sono un colpo in canna per Hamas e i suoi leader”. Per come stanno le cose, i soldati della IDF sono ora allo sbando dentro Gaza. Non fraintendetemi, sono ancora in grado di spargere morte e compiere carneficine, ma non possono vincere questa guerra.
Le Forze Aeree Israeliane hanno esaurito i bersagli “militari” una settimana fa e l’artiglieria si trova probabilmente di fronte alla stessa situazione. Dalle notizie che arrivano risulta evidente che non appena i soldati israeliani escono dai veicoli corazzati e dai carri armati Merkava si ritrovano alla mercè di Hamas. Ho letto oggi su Ynet che alcuni soldati della IDF hanno dichiarato: “Non riusciamo a vedere il nemico”, “veniamo colpiti senza sapere da chi e come”. Per come stanno le cose, Hamas sta diventando un simbolo dell’ostinazione eroica. I suoi combattenti a terra lottano quasi a mani nude contro la più micidiale tecnologia americana. Allo stesso modo, la leadership politica di Hamas è riuscita a proporsi come chiave di ogni possibile soluzione dell’attuale conflitto. La speranza che Hamas sarebbe stato rovesciato o che ne sarebbe uscito screditato si è rivelata essere solo l’ennesimo sogno orgasmico degli ebrei. Hamas sta diventando ora un’entità politica largamente accettata dalla comunità internazionale. E’ visto come l’ingrediente primario di ogni possibile risoluzione. Israele, dall’altro lato, è ora visto per ciò che è realmente, uno Stato assassino e criminale dedito a crimini di genocidio della peggior specie. Tuttavia c’è un’altra realtà che dobbiamo tenere in mente. La devastazione che Israele si sta lasciando dietro a Gaza è orribile. Ha raso al suolo interi quartieri, ha colpito col fosforo bianco zone densamente popolate. Come se non bastasse, le tonnellate di bombe bunker buster che Israele ha continuato a usare notte e giorno hanno danneggiato le fondamenta di ogni edificio di Gaza e viene da chiedersi se le case di Gaza rimaste in piedi saranno ancora sicure per viverci. I rappresentanti dell’Unione Europea hanno sollevato oggi la questione, chiedendosi chi pagherà per la ricostruzione delle città, dei campi e dei villaggi che sono andati distrutti.
In un mondo ispirato a principi etici ideali, Israele dovrebbe lasciare che gli abitanti di Gaza tornassero alla loro terra. Ma Israele e l’etica sono come rette parallele. In qualche modo non s’incontrano mai. Per quanto sia chiaro che i palestinesi torneranno alla loro terra, non sarà Israele a dare il benvenuto all’inevitabile ritorno dei palestinesi. Qualcuno dovrà ricostruire Gaza e l’unico nome che viene in mente è quello di Hamas, partito democraticamente eletto. Un così grande progetto, se gestito da Hamas, sarà la giusta risposta alla guerra criminale di Israele e ai suoi obiettivi di sterminio. Versione orginale Fonte: http://palestinethinktank.com/
Link: http://palestinethinktank.com/2009/01/14/gilad-atzmon-israel-has-managed-to-lose-again/ 14.01.2009
Traduzione a cura di GIANLUCA FREDA

ISRAELE: BOICOTTIAMO 792

Aziende italiane che commerciano con l'economia di guerra israeliana.
[fonte: http://www.forumpalestina.org/news/2008/Ottobre08/Aziendeitaliane/AziendeItaliane.htm ]

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ILLVA SARONNO (Amaretto di Saronno)
BOSCA SPA (L.B.F.)
GIO' BUTON, SPA (Vecchia Romagna)
BARBERO 1891 SPA (Frangelico)
ACQUA MINERALE SAN BENEDETTO

AI TEMPI DI GAZA NON SAPEVAMO DI VIVERE AI TEMPI DI GAZA

Giulietto Chiesa 18/01/09 - Megachip

Scrive Gad Lerner su Repubblica: "ecco perchè non possiamo tollerare come un dettaglio marginale (...) il rituale della preghiera islamica posto a sigillo delle manifestazioni indette con finalità di protesta politica".
Lui "non può tollerare". Se avessero bruciato bandiere, anche, non avrebbe tollerato. Lui non tollera la parola "martiri".
Pregano. Cos'altro potrebbero fare? E dovrebbero anche nascondersi, per farlo? Pregano perchè l'ingiustizia e la violenza cui sono soggetti non ha redenzione in questo nostro mondo dove la giustizia e la verità sono state cancellate.
Pregano e dovremmo ringraziare il nostro dio finchè si limiteranno a pregare.
Pregano perchè non c'è redenzione per le loro sofferenze.
Pregano perchè non c'è via d'uscita quando il più forte t'impone la sua bugia, e se ti ribelli ti uccide. E non ti lascia nemmeno la possibilità di gridare il tuo dolore perchè, se ti lamenti, sei antisemita. E dunque non ti resta che invocare il tuo dio. Appena prima di meditare la vendetta.
Non gli resta che Allah.
A questo li abbiamo ridotti, Lerner, e tu ne porti una parte di responsabilità, per le cose che scrivi.Ieri, alla manifestazione, c'era un giovane che gridava soltanto una cosa: "Palestina, terra mia", e piangeva. Non l'ha intervistato nessuno, ma il suo pianto mi è rimasto nelle orecchie. Non c'è tribunale, in occidente, che gliela ridarà, la sua Palestina. .
La seconda riflessione la prendo da Alessandro Robecchi, sul Manifesto di oggi. Insieme alla sua tristezza. Ricorda, a chi non se ne fosse accorto, le parole di Lucia Annunziata ad Anno Zero: "ma qui siamo italiani e dobbiamo orientare il pensiero degli italiani".
Voce dal sen fuggita. Vale di più questa ammissione che tutto il resto dello spettacolo. Questo è il giornalismo italiano e la Annunziata, che vi ha fatto abbondante carriera (ed è certo che continuerà a farcela), ne è la bandiera.
Informare? Che c'entra?, avrebbe detto Goebbels. Bisogna orientarle le masse.
Ho letto di recente una citazione di Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia: "Il giornalista incapace per vigliaccheria, o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare e le sofferenze e le sopraffazioni che non è stato capace di combattere".
Viene in mente un aforisma di Hans Magnum Enzensberger: "Ai tempi del fascismo non sapevamo di vivere ai tempi del fascismo".
Gaza è il nostro tempo, e noi non siamo capaci di dircelo.

domenica 18 gennaio 2009

LA CENSURA DI CAROTENUTO. N. Forcheri




All'ultimo post di Carotenuto (vedi sotto) ho tentato inutilmente d'inviare una risposta, apparentemente la "partecipazione" di Carotenuto non ammette il contraddittorio né tanto meno le critiche alle argomentazioni che propone. Pertanto pubblico qua la mia risposta:




Innanzitutto, mi dispiace di avere offeso la Sua sensibilità con l'articolo Il Sesso di Carotenuto ma deve capire che è stata una sanguigna reazione all'accusa di “trogloditismo sessismo e razzismo” fatto ad Hamas che, a prescindere dalla fondatezza o meno, era un off topic plateale e in quanto tale un diversivo, che non affronta i fatti e le ragioni della situazione attuale di attacco da parte di Israele, che usa come scusa proprio la “cattiveria” dell’essenza di Hamas. Ed è evidente che Hamas ha fatto il gioco di Israele che basa il suo attacco unicamente sulla fragile giustificazione dei razzi e sul famigerato articolo di cancellazione dello Stato di Israele, ma con quell’epiteto, pur dicendo di criticare Israele, Lei fa il gioco dell’aggressore se non altro perché usa i suoi stessi argomenti.

Hamas = sessisti trogloditi razzisti = cattivi = non si parla con i cattivi = si è legittimati a uccidere i cattivi = effetti collaterali inevitabili e colpa di Hamas che usa i civili come scudi

La demonizzazione di Hamas fa parte degli strumenti propagandistici di guerra di Israele – fa parte della guerra stessa - per giustificarsi nell’eccidio. Come Lei dovrebbe sapere è tutta disinformazione in quanto Hamas nel suo manifesto politico aveva eliminato la distruzione di Israele e aveva promesso Land For Peace, la pace in cambio di terra, terra che evidentemente i sionisti non vogliono cedere in alcun modo. Per dirla con Dalema che l’unico modo di disinnescare il terrorismo e di arrestare il lancio di razzi è quello di discutere attorno a un tavolo con questi “trogloditi razzisti e sessisti”... Altrimenti il risultato è sotto gli occhi di tutti.

In quanto alla piovra sionista - parafrasi per lobby sionista - non sono così ingenua da pensare che essa governi il mondo, o che sia l’unica al mondo, ma io ho semplicemente avanzato l'ipotesi, e l'opportunità, di effettuare un’analisi dell’eventuale presenza di essa in atto in questo caso, la trasmissione di Santoro. Talmente in atto da fare affermare a Santoro come prima cosa e sottolineata mille volte, visibilmente controvoglia, la sacrosanta libertà di Israele a difendersi – che nessuna persona in buona fede rinnega- peccato che questa non sia una autodifesa ma solo un cruento animale attacco per riprendersi la Striscia. Talmente in atto da avere schierato trasversalmente tutti da destra a sinistra per la cosiddetta autodifesa di Israele quando è sotto gli occhi di tutti l’eccidio.

Ignorare l'eventuale esistenza di una lobby sionista, però, o evitare di considerarne l’esistenza e le sue conseguenze sulla politica usraeliana, è fare prova di cecità. A chi volesse approfondire l’argomento invito a guardare il video del discorso di Obama il giorno dopo la vittoria all’AIPAC, istituto del business israelo-americano. Obama deve chiaramente qualcosa a quell’istituto, e si noti la sottolineatura dello Stato d’Israele, nel suo discorso, come stato EBRAICO, di Gerusalemme come capitale EBRAICA e la sacralità della sicurezza israeliana erta a religione assoluta... http://www.youtube.com/watch?v=0cOJNC2EuJw&feature=related

Per il resto :
1) il Suo sito ha permesso al sito di Arrigoni di esprimersi, me ne congratulo e me ne rallegro, e non lo sapevo: in che modo è collegato al Suo sito?

2) se io scopro l’acqua calda come ha l’aria di dire, mi spiega allora perché NESSUNO NE PARLA della ragione economica della guerra, e neanche Lei; spesso quello che è sotto gli occhi di tutti è invisibile ai più e proprio per questo bisogna parlarne; se come Lei dice è fatto risaputo come mai leggendo i media e persino i blog, si trovano solo lunghissime disquisizioni sul sesso degli angeli, o sulla religione dei protagonisti? Se per Lei è così evidente, è altrettanto evidente che non lo è per i media ufficiali tanto è vero che non ne ho sentito UNA SOLA PAROLA in questi 23 giorni di massacro, e la mia domanda è: come mai non ne parla nessuno? Perché vede io non penso di avere la verità in tasca, ma comincio a essere estremamente incuriosita e anche tanto irritata dal silenzio stampa generale su queste questioni, che sia per il caso Total in Basilicata (cfr. http://www.peacelink.it/ecologia/a/28375.html ), o per il caso Chevron Texaco in Afghanistan (cfr. http://www.antimafiaduemila.com/content/view/1808/48/ ) fin troppo simile al caso BG Group a Gaza (www.mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2009/01/gazgaza.htm ).


Lei è libero di parlare di ciò che vuole, ma liberi a noi di criticare la scelta dei Suoi argomenti o la loro trattazione. E poi se per Lei è così evidente la causa economica delle guerre, perché non esplorarla e citare gli eventuali responsabili, i criminali, i propugnatori nascosti in modo da metterli alla pubblica gogna mondiale?? Se nessuno ne parla, il problema non esiste e i responsabili possono continuare indisturbati nei loro mortiferi giochi di guerra.


Forse poi Le è sfuggito qualcosa: quando parlo di moneta non parlo di economia, parlo della truffa monetaria mondiale, della moneta intesa come strumento per indebitare e saccheggiare i popoli, tanto è vero che Israele e Stati Uniti sono indebitati fino al collo e continuano a ingannare il mondo producendo tutti i soldi di cui hanno bisogno, facendone pagare il debito agli altri paesi. A volte non basta, e una bella guerra nasconde l’inghippo e fa ripartire la macchina inceppata, con tanti appalti, titoli di credito, servitù, insomma un bottino che da’ una boccata d’ossigeno all’inceppato sistema economico monetario occidentale.

3) sono d’accordo sul conformismo di tanti, ma ciò non toglie che la questione lobby sionista potrebbe essere esaminata; è però la Sua risposta a trasudare un partito preso - che Lei mi affibbia circa la lobby: quello dell’intoccabilità della lobby sionista, che esiste, esattamente come tante altre lobby dalla Nomisma all’Astrid. Dall’intoccabilità della lobby all’epiteto di antisionismo a quello di antisemita, il salto è breve ed è spesso fatto… e si tratta del solito trucco retorico utilizzato dagli aggressori. Lei, accusandomi di pregiudizio sull’esistenza della lobby sionista, utilizza quel trucchetto retorico sia pur in tono minore ("mi sembra di vederlo l’ebreo col naso adunco che trama nell’ombra e passa le mazzette ai giornalisti prezzolati") quando io in realtà non affermo, chiedo come mai non se ne parli o non si indaghi. Per la trasmissione Santoro o le trasmissioni televisive in genere, poi, non vederla in atto, vuol dire o fare lo gnorri o essere ciechi, o essere in malafede.

4) Io non ho inondato la rete, se un articolo piace, chi vuole ne fa copia incolla e lo pubblica dove vuole, è la bellezza della libertà di espressione in rete, della mancanza di copyright e di lavoro disinteressato. Evidentemente il mio articolo, è piaciuto. No, non mi vergogno, mi rincresce solo tanta animosità, ho il difetto di avere una logica sviluppata, non penso assolutamente di avere la verità in tasca ma, come scrittrice, ripeto, mi incuriosiscono i ripostigli poco indagati, e quello del gas, sinceramente, è uno di quelli, anche se dovrebbe essere sotto il naso di tutti. Ammetto che potrei averLa offesa per alcuni epiteti come “infiltrato”, e me ne dispiace, dovessi rifarlo cercherei di evitare.

Spero sia l’ultimo post, perché francamente il tutto sta diventando patetico oltre che una perdita di tempo, che potremmo spendere nel ricercare i dati e i fatti, quelli che i media ci nascondono.
Cordiale Saluto.
Nicoletta Forcheri




sabato 17 gennaio 2009

CAROTENUTO E IL GIORNALISMO "PARTECIPATO"

A proposito dell'articolo di Carotenuto su Anno Zero di giovedì scorso, trasmissione controversa durante la quale l'Annunziata si è alzata e se ne è andata non prima di avere accusato Santoro di sbilanciamento a favore dei palestinesi, fatto assolutamente falso, ho postato il seguente commento:

Nicomari 17 gennaio 2009 12:57 Rispondi
Invece di fare un’analisi epistemiologica del degrado del giornalismo, sarebbe interessante fare un’analisi dei tentacoli del sionismo sulla TV di Stato e in genere sulle istituzioni e il nostro Stato.
E un’analisi monetario economica del conflitto non nuocerebbe, si capirebbe che è un sistema monetario fraudolento corporasionista sull’orlo della bancarrotta fraudolenta che deve fare nuovi bottini per stare in piedi: ad esempio i due giacimenti di gas al largo di Gazahttp://www.mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2009/01/gaz-gaza.html

La risposta è stata come minimo insultante:
Gennaro Carotenuto 17 gennaio 2009 13:38 Rispondi
Credo di essere ancora io a decidere su cosa mi va di scrivere e su cosa no. E’ questo il motivo fondamentale del perché ho scelto l’Università rispetto ai grandi giornali. Non certo per farmi dire scrivi questo invece di quest’altro.
Decido anche io su cosa ridere (amaramente). Per esempio su espressioni come “i tentacoli della piovra sionista” o “corporasionismo”. Qualcuno intellettualmente onesto nel 2009 può credere davvero che il capitalismo mondiale sia controllato dal “complotto ebraico”?
Noto in conclusione che chi disprezza compra venendo a farsi pubblicità in casa di chi accusa di essere un agente del Mossad (Cfr: Il sesso di Carotenuto). Ma noi qualche decina di click gratis non li neghiamo a nessuno.

La risposta è stata la seguente, moderata:
Nicomari 17 gennaio 2009 15:08 Rispondi Il tuo commento � in attesa di moderazione.
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Lei decide che cosa scrivere, ma noi possiamo ancora criticare le scelte altrimenti che “giornalistmo partecipato” sarebbe e poi quale partecipazione, qua c’è un solo giornalista/barone e la sua corte che applaude. Io non compro niente né sono comperata da nessuno nell’indicare un articolo tradotto dalla sottoscritta GRATUITAMENTE di Chossudovksi che parla di strategie geopolitiche delle multinazionali dietro alle cause dell’invasione di Gaza.
Scrivo non solo a gratis come tanti blogghisti affamati di informazione e arcistufi di questo regime di censura propaganda e menzogne, ma lo faccio rubando il tempo a quello che dovrebbe essere una vita normale, che non è.
Dall’alto della sua cattedra Lei dimostra come tutti quelli della vostra generazione di non capire assolutamente la situazione e lo stato d’animo di chi vive nella precarietà più assoluta né vuole scendere a compromessi troppo compromettenti per la dignità della persona e la sua libertà.
Constato ancora con amarezza, dando purtroppo ragione alla mia intuizione, CHE LEI COME TUTTI GLI ALTRI NEL RISPONDERE AL MIO POST FA DELLA DIVERSIONE in quanto fa scomparire il fatto dei giacimenti palestinesi di gas al largo di Gaza e i precedenti tentativi israeliani di privarne i palestinesi del titolo alla proprietà e ciò facendo omette una delle cause principali dell'attacco: i petrodollario o le petrosterline. Ne vogliamo parlare? O sceglie vigliaccamente di moderarmi?

venerdì 16 gennaio 2009

Travaglio e la scomparsa dei fatti



















Apprendo dal sito di Massimo Fini (cfr.http://www.ilribelle.com/) la decisione di assumere Marco Travaglio su base regolare per l’editoriale della sua nuova rivista “La voce del Ribelle” e subito mi dico che qualcosa stride. Che cosa stride?

ECCO COSA STRIDE
La risposta di Marco Travaglio a una mail su Gaza di questi giorni dice:
"Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani (di origine ebraica e palestinese, cittadini di uno Stato discutibile finchè si vuole, ma democratico). Da tre anni, dopo il ritiro di tutti i soldati israeliani dalla Striscia, quel che accade a Gaza non è più responsabilità di Israele, ma del governo di Hamas, che anzichè lavorare a costruire lo Stato palestinese, s’è occupato di distruggere quello di Israele. L’ultima volta l’ha fatto un mese fa violando unilateralmente la tregua a suo tempo firmata e riprendendo il lancio di missili su centri abitati e uccidendo civili, anche bambini. Di qui la reazione di Israele."

Ecco cosa stride, perché no, la questione non è così complicata per chi si fosse doverosamente informato - e dovrebbe essere proprio il compito di giornalisti, opinionisti, intellettuali - altrimenti a cosa servirebbero i vari “ribelli” in rete e i tanti altri siti di (contro)informazione sul net? Chi afferma che la situazione è troppo complicata da capire fa chiaramente il gioco di Israele che si è prefissato di demonizzare e uccidere 125000 miliziani di Hamas, scontando le uccisioni “collaterali” di circa 10 cittadini per ogni miliziano. Se la matematica non è un’opinione e se sarà una operazione lunga come hanno dichiarato i vertici militari israeliani, il risultato matematico è genocidio (essendoci 1600000 di abitanti nella Striscia).

Poi stride che Travaglio si occupi così massicciamente della "questione morale" - in linea con il personaggio per carità - ma ciò facendo fa il gioco di disinformazione dei media che hanno inventato la questione e il "terremoto di Napoli" dal 17 dicembre scorso come metodo di "scomparsa dei fatti" che erano: le indagini di Woodcock sulla cupola internazionale della Total, arrivando su su fino ad Albert Frère, azionista di maggioranza di Suez Gaz de France e socio in affari di BNP Paribas (BNL), degli amministratori Total Italia e delle loro malefatte in Basilicata. Funziona così: i riflettori si spostano dal vero scandalo e creano una “questione morale” preconfezionata ma utilizzata unicamente come metodo per "bruciare" alcuni politici – del resto particolarmente inossidabili i nostri - il cui eventuale "sacrificio" mediatico sarà servito a coprire i veri responsabili e i veri gangli del potere economicofinanziario, spesso oltralpi, e gli stessi meccanismi del potere occulto.

Così nel silenzio e dietro le quinte, i poteri forti internazionali hanno avuto il tempo di soffocare l’affaire, non senza la complicità delle varie istituzioni politiche. Le ipotesi di reato erano: organizzazione a delinquere con turbativa d’asta nella vicenda Centro Oli di Tempa Rossa (scambio di buste per la gara) di cui Total partecipa al 50%, corruzione, concussione, e altri reati molto pesanti. Ne avete sentito parlare oltre a qualche dispaccio stampa scritto il 16 dicembre? No, oscurato ad arte dalla "questione morale".

Prima si oscurano le notizie, che si fanno sempre più rade e sempre più nel senso di fare scomparire il fatto, il fatto mediatico e il fatto giudiziario (vedi sotto), con una concatenazione operativa e molto efficace dietro alla facciata mediaticopolitica.

Eppure la questione giacimenti idrocarburi dovrebbe essere la Questione di cui tutti i media dovrebbero parlare se non vogliamo finire espropriati della nostra terra, a marcire in un campo profughi in una qualche periferia cittadina, con gli aiuti umanitari di Croce Rossa e Onu, quando l’Italia sarà completamente fallita come l’Argentina. Si, perché le royalties (7%) pagate sono le più basse al mondo e quelle effettivamente corrisposte agli enti locali non vengono assolutamente ridistribuite; perché in Basilicata e Abruzzo vi è un nuovo esodo di massa dei giovani, un nuovo scempio territoriale ed economico per gli “indigeni” che avrebbero potuto tranquillamente vivere di agriturismo e autosostentarsi con l’agricoltura. Senza parlare della selvaggia privatizzazione dell’acqua non senza vari casi di premeditato inquinamento delle falde e dei pozzi, un modo per far risultare “indispensabile” l’intervento di un monopolio “privato” che ha i brevetti per la depurazione idrica (il duopolio che spadroneggia nel mondo e in Italia è Veolia in cartello con Suez Gaz de France).

Chiusa la parentesi sul fatto scomparso, ritorniamo ai nostri pionieri del fatto resuscitato: al riguardo non dimenticherò le prese di posizione – e le tante omissioni - di Travaglio sulla scomparsa della truffa monetaria e che solo ultimamente, ob torto collo, ha accennato qualcosa di confuso proprio costretto dal contesto della crisi finanziaria circostante, che più che una crisi è una enorme piramide truffaldina a schema MADOFF. All’epoca, lo avevo scusato perché effettivamente non ci si può occupare di tutto, e lui era così bravo a spulciare le sentenze, ma sinceramente un’analisi così superficiale del conflitto in atto e un contributo così massiccio alla scomparsa dei fatti nel caso Total, STRIDONO, con le sue prediche e con la linea del Ribelle, a meno che il Ribelle non voglia diventare conforme o sia lì per recuperare un movimento di ricerca della verità tra gli internauti. Ma allora cambi nome. Lo dica chiaramente. Ecco cosa STRIDE.

All’argomento della libertà di espressione e della pluralità di opinioni, rispondo che una cosa è la libertà di espressione, altra cosa è opinare su un dato di fatto che è un massacro etnico in un ghetto, e questo fatto non dovrebbe essere dell’ordine delle opinioni, degli argomenti o dell’opinabile; è un dato di fatto sulla cui ingiustizia, atrocità e responsabilità non dovrebbe esserci alcuno spazio per disquisire. Certi fatti non sono opinabili, tranne per certa stampa di regime. Punto. Vi è un massacro in corso, e di due cose l’una, o lo si nega, e si fa del negazionismo, o non lo si nega, allora quel che è peggio lo si appoggia e si fa del collaborazionismo.

A meno che non si parta dal presupposto, ma lo si dica chiaramente allora, che la vita dei membri di alcune etnie hanno meno valore di quelle di un’altra che si richiama a una presunta “democrazia”, per non parlare del rivendicato giudaismo dello Stato d’Israele – diritto di sangue contro diritto di suolo degli indigeni - al punto da giustificare una reazione non solo sproporzionata ma una punizione collettiva – e non da ieri - di cui un giorno qualcuno dovrà rispondere davanti a una corte internazionale per crimini contro l’umanità. Ma in questo caso si pecca anche di razzismo, reato contemplato dal codice penale (razzismo e istigazione al razzismo).

Cioè, ben vengano gli scambi di opinioni, argomentate e suffragate dai fatti ma che non si confondano con la libertà di manipolare l’opinione pubblica facendo scomparire i fatti del regime tanto stigmatizzato da Travaglio e Fini. Il fatto, ad esempio, che a interrompere la tregua è stato Israele e non Hamas – uccidendo sei palestinesi ai primi di novembre – che la tregua è stata costantemente violata da Israele che ha proseguito un vergognoso embargo da quando Hamas, partito democraticamente eletto nel 2006 non è mai stato riconosciuto né alcun israeliano ha mai voluto discutere attorno a un tavolo delle sue giuste rivendicazioni: ritiro dai confini del 1967, apertura dei valichi, cessazione della costruzione del muro e degli insediamenti illegali dei coloni, sospensione dell’embargo alimentare, energetico, idrico e monetario, liberazione di tutti i prigionieri politici, di cui le tante donne e i bambini che marciscono nelle prigioni israeliane.

Per tornare ai nostri paladini dei fatti resuscitati, libertà di opinione non dovrebbe essere quella di veicolare sofismi e luoghi comuni per giustificare un crimine contro l’umanità. Né il lavoro onesto e certosino di tanti precari sul net che tentano di sbrogliare la matassa dei ragionamenti capziosi dovrebbe essere vanificato dalla propaganda, almeno non in quegli ultimi spazi liberi che ci sono rimasti sul net!!!

Fosse una collaborazione una tantum, ancora ancora, ma la collaborazione è su base regolare. Non vi sembra sia giunta veramente l’ora per questo martoriato paese di dare spazio ai nuovi talenti del giornalismo che annegano nella precarietà più totale? Travaglio, che io sappia, è un giornalista dell’establishement, ha le sue “poltrone” in televisione o sulla stampa scritta. A meno che anche qua voi della Voce non predichiate bene per razzolare male.

E poi pongo un interrogativo (retorico): chi scrive, e ha visibilità, non ha anche una responsabilità etica? Se una parola va nel senso di sia pur minimamente difendere le giustificazioni faziose di chi sta perpetrando un massacro etnico, non è come collaborarvi, o esserne complici? Insomma così come esiste il reato di mancata assistenza a persona in pericolo, dovrebbe anche esistere il reato di collaborazionismo intellettuale, quando si omettono deliberatamente i fatti, e la libertà di opinione dovrebbe trovare un limite laddove tenta di giustificare le violazioni dei diritti, i soprusi, le violenze, i massacri, le espropriazioni. Qual è la linea etica del Ribelle? Collaborare con un collaborazionista?

E se Travaglio non è ferrato nel conflitto, di due cose l’una, o si informi sui fatti, o taccia. Però strano per un opinionista. Stride soprattutto con la visione implicita che ha della democrazia, agli antipodi di quella dichiarata da Massimo Fini: un regime da ampliare a suon di cannonate. Che fa Massimo Fini assume un infiltrato nella sua testata? Sempre pronto a sparare le sue pallottole eccellenti sugli stessi personaggi, ma mancando sempre regolarmente il quadro globale, i veri mandanti o i veri meccanismi del potere. Premeditato? Fa lo gnorri? L’interrogativo rimane aperto.

Fatto sta che a certi personaggi non si dovrebbe dare più spazio di quanto non abbiano già sui media ufficiali. Largo agli altri. Almeno sul web.

Cronaca di un fatto scomparso: Total


 Seconda Parte

La prima parte è qui
Prendiamo il fatto accaduto, il 16 dicembre scorso degli arresti, in seguito alle indagini del pm Woodcock di 4 amministratori Total, di cui l’ex ad Lionel Levha di Total Italia, il contumace Jean Paul Juguet, il deputato PD (di cui Margotta) e l’imprenditore Ferrara, oltre al sindaco di Corleto Perticara. Le ipotesi di reato spiccate dal pubblico ministero non sono da poco conto: associazione a delinquere con finalità di turbativa d’asta – scambio di buste per appalti – corruzione e concussione, creazione di una società per pilotare gli appalti di costruzione, stipula di un contratto anticoncorrenziale per 15 milioni di euro e garanzia di rifornimento presso la Total per cinque anni, clausole capestro per l’acquisizione di terreni agricoli a un prezzo fuori mercato, 6 euro al metro cubo pena il pignoramento a 2 euro, con la collaborazione di un funzionario comunale. Esse ruotano attorno al progetto “Tempa Rossa” (vicino alla Val d’Agri in Basilicata) che “prevede lo sviluppo di un giacimento petrolifero all’interno della Concessione Gorgoglione, situato nella Regione Basilicata, nel Sud d’Italia, principalmente nel territorio del Comune di Corleto Perticara (PZ)” dove TOTAL ITALIA SpA, ha la quota del 50% (ESSO Italiana e Shell Italia E&P il 25% ognuna), e comporta la costruzione di un centro di Trattamento Oli, la costruzione e messa in funzione di sei pozzi; la realizzazione di una rete di condotte; la realizzazione di un impianto nell’area industriale di Guardia Perticara, per lo stoccaggio del GPL prodotto; la realizzazione delle condotte di collegamento all’oleodotto "Val d’Agri-Taranto", per il greggio, alla Rete Gas nazionale per il metano e al centro di stoccaggio per il GPL.




























La notizia riportata dal Corriere, il 16 dicembre, è la seguente: "Tangenti sul petrolio in Basilicata, finisce in carcere l’ad di Total Italia." Coinvolto anche il deputato Pd Margiotta, che si autosospende dall’incarico: «Sono innocente».
Dove si riferisce con tanto di dettagli sulle ipotesi di reato. Incarcerati gli amministratori di Total, latitante Jean Paul Juguet, agli arresti domiciliari il deputato PD Margotta.

La Repubblica mostra subito il suo taglio “giornalistico” del fatto, facendo anche un copia e incolla del comunicato della Total: Basilicata: Total, fiducia in dirigenti e magistrati.

Il 17 dicembre scoppia la “questione morale”: quasi due settimane ininterrotte di sparizione dei fatti economici con tanto di riflettori unicamente sui politici, e deviazione dell’attenzione anche sul “terremoto” di Napoli con l’affaire degli appalti truccati dell’imprenditore napoletano Romeo, sacrificato a dovere sull’altare degli interessi di altri imprenditori più potenti e finito in prigione. Fu una settimana particolarmente ricca in arresti e retate mafiose da Potenza a Firenze, da Napoli a Pescara. E di Juguet neanche più un indizio. Da latitante a fisicamente e virtualmente scomparso del tutto dai dispacci stampa, dal sito della Total e dalle notizie.

E poi il 31 dicembre, dopo due settimane di brainwashing sulla questione morale, il Corriere titola: Inchiesta Total, scarcerati gli indagati«Ma restano le accuse di corruzione». La decisione del Tribunale del Riesame di Potenza. Cancellata l’ipotesi di associazione a delinquere. Dove si riferisce della sospensione degli arresti domiciliari del deputato, della scarcerazione di Lionel Levha, Roberto Arancini e Roberto Pasi, l’imprenditore Francesco Rocco Ferrara, il sindaco di Gorgoglione (Matera) Ignazio Tornetta – che rimangono agli arresti domiciliari - la cancellazione del reato di associazione a delinquere, il dissequestro dei beni immobili (50 milioni di beni mobili e immobili in una lista di 29 pagine dell’ordine di custodia cautelare).

Continuo a chiedermi dove è finito Juguet. Gli hanno annullato l’arresto? Poi l’epilogo, per il quale spiana bene la strada il quotidiano La Repubblica il 2 di gennaio 2009 con conclusioni quanto meno affrettate: Potenza, il Riesame boccia Woodcock «Nessun comitato d’ affari sul petrolio». Niente arresto per il pd Margiotta: così mi restituiscono l’ onore. Le analogie con il caso Pescara. Dove si rassicura la popolazione sull’inesistenza di un comitato d’affari, cupola, associazione a delinquere che dir si voglia.
Sempre letteralmente figurativamente e materialmente scomparso Jean Paul Juguet, di cui non ci sarà mai più l’ombra di un accenno dal 16 dicembre 2008. Sparito completamente dal mondo virtuale.
Nel frattempo il Corriere resiste debolmente, il 3 gennaio, con la versione del bicchiere mezzo pieno, o più accuratamente con la versione del pm: Woodcock difeso dal capo: l’ indagine non è demolita. Il procuratore: la lista dei prosciolti? Non mi occupo del passato. Dopo l’annullamento dell’ ordinanza contro il parlamentare diessino Margiotta. «Non c’ è alcun comitato d’ affari». Il procuratore: Il Riesame dice che la nostra inchiesta è in gran parte confermata.
Per il Riesame rimane intatto l’impianto accusatorio, confermati “i «gravi indizi» per tutti i reati-fine, quelli cioè per i quali si ipotizzava fosse stata messa in piedi l’ associazione a delinquere e tutte le ipotesi di corruzione, concussione e turbativa d’asta per i protagonisti dell’ inchiesta (ora tutti ai domiciliari)” per: l’ amministratore di Total Italia, Lionel Levha, e i dirigenti della compagnia Roberto Francini e Roberto Pasi, l’ imprenditore Francesco Rocco Ferrara e Ignazio Tornetta, sindaco di Gorgoglione (Matera).” Ma Juguet, non era anche lui indagato?
Vi si parla anche della tappa del 7 gennaio dove bisognava discutere della proposta del pm di sospendere per due mesi OGNI ATTIVITA’ DELLA TOTAL ITALIA. Si apprende anche che all’imprenditore Ferrara era contestato il reato, annullato dal Riesame, di associazione a delinquere per detenzione e spaccio di stupefacenti. (Dal petrolio alla droga…un passo non così singolare basti pensare alle colture di papavero in Afghanistan moltiplicate da quando l’esercito “di liberazione occidentale” ha introdotto la guerra per ottenere il diritto di passaggio delle pipelines Chevron Texaco dal Kazakistan al Pakistan… )
E vi si riferisce anche che nell’ordinanza del pm era scritto che “il petrolio doveva essere una «grande occasione di sviluppo per tutta la regione” e che invece è diventato «una occasione di arricchimento di una schiera di soggetti» che ha «svenduto» la Basilicata «a discapito del pubblico interesse»” (3 gennaio 2009) - Corriere della Sera
Continuo a chiedermi dove è finito Juguet. Gli hanno annullato l’arresto? Poi l’epilogo, per il quale spiana bene la strada il quotidiano La Repubblica il 2 di gennaio 2009 con conclusioni quanto meno affrettate: Potenza, il Riesame boccia Woodcock «Nessun comitato d’ affari sul petrolio». Niente arresto per il pd Margiotta: così mi restituiscono l’ onore. Le analogie con il caso Pescara. Dove si rassicura la popolazione sull’inesistenza di un comitato d’affari, cupola, associazione a delinquere che dir si voglia.
Sempre letteralmente figurativamente e materialmente scomparso Jean Paul Juguet, di cui non ci sarà mai più l’ombra di un accenno dal 16 dicembre 2008. Sparito completamente dal mondo virtuale.
Nel frattempo il Corriere resiste debolmente, il 3 gennaio, con la versione del bicchiere mezzo pieno, o più accuratamente con la versione del pm: Woodcock difeso dal capo: l’ indagine non è demolita. Il procuratore: la lista dei prosciolti? Non mi occupo del passato. Dopo l’annullamento dell’ ordinanza contro il parlamentare diessino Margiotta. «Non c’ è alcun comitato d’ affari». Il procuratore: Il Riesame dice che la nostra inchiesta è in gran parte confermata.
Per il Riesame rimane intatto l’impianto accusatorio, confermati “i «gravi indizi» per tutti i reati-fine, quelli cioè per i quali si ipotizzava fosse stata messa in piedi l’ associazione a delinquere e tutte le ipotesi di corruzione, concussione e turbativa d’asta per i protagonisti dell’ inchiesta (ora tutti ai domiciliari)” per: l’ amministratore di Total Italia, Lionel Levha, e i dirigenti della compagnia Roberto Francini e Roberto Pasi, l’ imprenditore Francesco Rocco Ferrara e Ignazio Tornetta, sindaco di Gorgoglione (Matera).” Ma Juguet, non era anche lui indagato?
Vi si parla anche della tappa del 7 gennaio dove bisognava discutere della proposta del pm di sospendere per due mesi OGNI ATTIVITA’ DELLA TOTAL ITALIA. Si apprende anche che all’imprenditore Ferrara era contestato il reato, annullato dal Riesame, di associazione a delinquere per detenzione e spaccio di stupefacenti. (Dal petrolio alla droga…un passo non così singolare basti pensare alle colture di papavero in Afghanistan moltiplicate da quando l’esercito “di liberazione occidentale” ha introdotto la guerra per ottenere il diritto di passaggio delle pipelines Chevron Texaco dal Kazakistan al Pakistan… )
E vi si riferisce anche che nell’ordinanza del pm era scritto che “il petrolio doveva essere una «grande occasione di sviluppo per tutta la regione” e che invece è diventato «una occasione di arricchimento di una schiera di soggetti» che ha «svenduto» la Basilicata «a discapito del pubblico interesse»” (3 gennaio 2009) - Corriere della Sera
Continuo a chiedermi dove è finito Juguet. Gli hanno annullato l’arresto? Poi l’epilogo, per il quale spiana bene la strada il quotidiano La Repubblica il 2 di gennaio 2009 con conclusioni quanto meno affrettate: Potenza, il Riesame boccia Woodcock «Nessun comitato d’ affari sul petrolio». Niente arresto per il pd Margiotta: così mi restituiscono l’ onore. Le analogie con il caso Pescara. Dove si rassicura la popolazione sull’inesistenza di un comitato d’affari, cupola, associazione a delinquere che dir si voglia.
Sempre letteralmente figurativamente e materialmente scomparso Jean Paul Juguet, di cui non ci sarà mai più l’ombra di un accenno dal 16 dicembre 2008. Sparito completamente dal mondo virtuale.
Nel frattempo il Corriere resiste debolmente, il 3 gennaio, con la versione del bicchiere mezzo pieno, o più accuratamente con la versione del pm: Woodcock difeso dal capo: l’ indagine non è demolita. Il procuratore: la lista dei prosciolti? Non mi occupo del passato. Dopo l’annullamento dell’ ordinanza contro il parlamentare diessino Margiotta. «Non c’ è alcun comitato d’ affari». Il procuratore: Il Riesame dice che la nostra inchiesta è in gran parte confermata.
Per il Riesame rimane intatto l’impianto accusatorio, confermati “i «gravi indizi» per tutti i reati-fine, quelli cioè per i quali si ipotizzava fosse stata messa in piedi l’ associazione a delinquere e tutte le ipotesi di corruzione, concussione e turbativa d’asta per i protagonisti dell’ inchiesta (ora tutti ai domiciliari)” per: l’ amministratore di Total Italia, Lionel Levha, e i dirigenti della compagnia Roberto Francini e Roberto Pasi, l’ imprenditore Francesco Rocco Ferrara e Ignazio Tornetta, sindaco di Gorgoglione (Matera).” Ma Juguet, non era anche lui indagato?
Vi si parla anche della tappa del 7 gennaio dove bisognava discutere della proposta del pm di sospendere per due mesi OGNI ATTIVITA’ DELLA TOTAL ITALIA. Si apprende anche che all’imprenditore Ferrara era contestato il reato, annullato dal Riesame, di associazione a delinquere per detenzione e spaccio di stupefacenti. (Dal petrolio alla droga…un passo non così singolare basti pensare alle colture di papavero in Afghanistan moltiplicate da quando l’esercito “di liberazione occidentale” ha introdotto la guerra per ottenere il diritto di passaggio delle pipelines Chevron Texaco dal Kazakistan al Pakistan… )
E vi si riferisce anche che nell’ordinanza del pm era scritto che “il petrolio doveva essere una «grande occasione di sviluppo per tutta la regione” e che invece è diventato «una occasione di arricchimento di una schiera di soggetti» che ha «svenduto» la Basilicata «a discapito del pubblico interesse»” (3 gennaio 2009) - Corriere della Sera
E poi la stoccata finale, il sospetto di “gravi anomalie” sull’inchiesta di Woodcock sparato dal ministro Mancino : Potenza: la Procura nega «gravi anomalie»
Nessuna notizia sull’ udienza del 7 gennaio e sulla proposta del pm Woodcock di sospendere le attività di Total. Sparita la notizia. Scomparso il fatto.
Cronaca di una scomparsa annunciata, ne parla correttamente il giornalista di Peacelink, Pietro Dommarco, nell’articolo del 20 dicembreInchiesta petrolio: "Fumo negli occhi", dove alla probabilità di fare macchia d’olio per “l’inchiesta più pesante ed incisiva degli ultimi anni” si contrappone la possibilità che “l’attenzione dell’opinione pubblica potrebbe essere “dirottata” lontano dai problemi reali. I sentori di “specchietti per le allodole” ci sono. Fumo negli occhi, insomma.”
Dove è finito Juguet? E se è sparito mentre era latitante come mai neanche più una parola e non se ne trova traccia neanche in tutti i siti della Total? Come è finita la richiesta del pm di sospensione delle attività della Total che doveva essere discussa il 7 gennaio? E la ventilata possibilità di ricorrere in Cassazione contro il dissequestro dei beni? Tutto scomparso, una scomparsa fin troppo prevedibile a giudicare dalle gesticolazioni dei media e il gran numero di retate di mafia e corruzione iniziate il 17 di dicembre. Solo una coincidenza?

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