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martedì 10 febbraio 2009

FINCHE C'E' VITA C'E' SPERANZA?

Fare morire di fame ma soprattutto di disidratazione una persona in stato vegetativo a ben pensarci è veramente da "inorridire", soprattutto quando ci si rende conto, guardando il filmato sotto, che lo stato vegetativo è tutt'altro che un coma profondo o una sorta di morte, come molti giornalisti ci hanno voluto fare credere. Più una forma di grave invalidità.
Perché in un caso così mediatizzato - anche per volere del padre nella sua battaglia per ottenere una legge sul testameto biologico - non ci sono mai stati mostrati filmati della ragazza in stato vegetativo? Forse perché ci saremmo commossi, rendendoci conto di quanto era viva e di quanto può avere sofferto nelle ultime ore della sua vita? Il dubbio è lecito anche se i sostenitori dell'eutanasia ribatteranno con l'inglese e abusato diritto alla privacy...
Come mai proprio oggi nei giornali si parlava di un'agonia di una ventina di giorni mentre è sopraggiunta solo dopo quattro giorni?
Provo pietà e rabbia per un padre che non è più capace di sperare e di immaginare a causa dei suoi limiti umani - che potrebbero essere i nostri - e che decreta, pur non avendone l'autorità ma solo una potestà paterna illimitata, che sua figlia non ha più speranze, e che è degna di morire di fame e di sete.

Colpisce l'assenza di sua madre, che consumandosi da anni per un tumore al seno e una recidiva, rischia adesso veramente di morire di dolore.
Per un caso come questo, tanto mediatizzato, quanti altri casi esistono in attesa di una soluzione, o già "risolti" nell'anonimato e l'incomprensibilità di atti "tecnici"?

Quanto costa a un familiare e allo Stato mantenere una persona attaccata a una macchina? Si è morti quando la curva del cervello è piatta ma il cuore continua a battere, come sostengono i mercanti di organi da espiantare? O viceversa? Quanti tipi di coma e di stato vegetativo esistono? Quali sono le casistiche dei relativi risvegli?

Finché c'è vita c'è speranza. Lo dico da agnostica.
La vita è sacra, esistono i miracoli, non si sa perché ci si ammala e spesso si guarisce per ragioni ignote.

La vita è sacra, e non c'è bisogno per questo di schierarsi né con il papa né contro di esso.

La vita è sacra, è un'ovvietà, e di amore e cura va circondata, perché alla fine è l'unica cosa che rimane, riscalda e da' senso alla vita. E' sacra per il mistero che l'avvolge, è sacra perché di questa ne abbiamo una sola - e anche ne avessimo di ricambio non ci è dato di sapere -, è sacra perchè è unica e imprevedibile. Solo la morte è prevedibile. Accelerarla è l'atto di mancanza di immaginazione più tetro che ci sia.
Nicoletta Forcheri

[fonte video: http://www.salvatorecrisafulli.it/ ]



Permalink: http://www.zenit.org/article-17105?l=italian

Eluana non ha mai espresso la volontà di morire

Importanti rivelazioni del fratello di Salvatore Crisafulli

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 6 febbraio 2009 (ZENIT.org).- Con una lettera corredata da foto, inviata alla redazione del “Tgcom”, Pietro Crisafulli, fratello di Salvatore, che nel 2005 si risvegliò dopo due anni di stato vegetativo nel quale era caduto in seguito a un grave incidente stradale, ha rivelato che Eluana non ha mai espresso la volontà di morire in caso fosse rimasta disabile.Nella lettera, ripresa anche dal quotidiano dei Vescovi italiani, “Avvenire”, Pietro ha scritto: “In questi giorni di passione e sofferenza, nei quali stiamo seguendo con trepidazione il ‘viaggio della morte’ di Eluana Englaro, non posso restare in silenzio di fronte a un evento così drammatico”.

“Era il maggio del 2005 quando per la prima volta ho conosciuto Beppino Englaro. Eravamo entrambi invitati alla trasmissione ‘Porta a Porta’. Da quel giorno siamo rimasti in contatto ed amici, ci siamo scambiati anche i numeri di telefono, per sentirci, parlare, condividere opinioni”.“Nel marzo del 2006 andai in Lombardia, a casa di Englaro, in compagnia di un conoscente. Dopo l'appello a Welby da parte di Salvatore, Beppino capì che noi eravamo per la vita. Da quel momento le strade si divisero”.

“All'epoca anch'io ero favorevole all'eutanasia - racconta Pietro Crisafulli -. Facemmo anche diverse foto insieme, e visitai la città di Lecco. Nella circostanza Beppino Englaro mi fece diverse confidenze, tra le quali che i rappresentanti nazionali del Partito Radicali erano suoi amici”.“Ma soprattutto, mentre eravamo a cena in un ristorante, in una piazza di Lecco, ammise una triste e drammatica verità”, afferma.

“Beppino Englaro – rivela – si confidò a tal punto da confessarmi, in presenza di altre persone, che ‘non era vero niente che sua figlia avrebbe detto che, nel caso si fosse ridotta un vegetale, avrebbe voluto morire’. In effetti, Beppino, nella sua lunga confessione mi disse che alla fine, si era inventato tutto perché non ce la faceva più a vederla ridotta in quelle condizioni”.“Che non era più in grado di sopportare la sofferenza e che in tutti questi anni non aveva mai visto miglioramenti – aggiunge –. Entrò anche nel dettaglio spiegandomi che i danni celebrali erano gravissimi e che l'unica soluzione era farla morire e che proprio per il suo caso, voleva combattere fino in fondo in modo che fosse fatta una legge, proprio inerente al testamento biologico”.

“In quella circostanza anch'io ero favorevole all'eutanasia e gli risposi che l'unica soluzione poteva essere quella di portarla all'estero per farla morire, in Italia era impossibile in quanto avevamo il Vaticano che si opponeva fermamente”. “Ma lui sembrava deciso, ostinato e insisteva per arrivare alla soluzione del testamento biologico, perché era convinto che con l'aiuto del partito dei Radicali ce l'avrebbe fatta”, prosegue poi.

“Questa è pura verità. Tutta la verità. Sono fatti reali che ho tenuto nascosto tutti questi anni nei quali comunque io e i miei familiari, vivendo giorno dopo giorno accanto a Salvatore, abbiamo fatto un percorso interiore e spirituale”. “Anni in cui abbiamo perso la voce a combattere, insieme a Salvatore, a cercare di dare una speranza a chi invece vuol vivere, vuol sperare e ha diritto a un'assistenza e cure adeguate. E non ci siamo mai fermati nonostante le immense difficoltà e momenti nei quali si perde tutto, anche le speranze”.“E non ho mai reso pubbliche queste confidenze, anche perché dopo aver scritto personalmente a Beppino Englaro, a nome di tutta la mia famiglia, per chiedere in ginocchio di non far morire Eluana, di concedere a lei la grazia, fermare questa sua battaglia per la morte, pensavo che si fermasse, pensavo che la sua coscienza gli facesse cambiare idea”.

“Noi tutti siamo senza parole e crediamo che il caso di Eluana Englaro sia l'inizio di un periodo disastroso per chi come noi, ogni giorno, combatte per la vita, per la speranza”, “per poter smuovere lo stato positivamente in modo che si attivi concretamente per far vivere l'individuo, non per ucciderlo”, conclude poi.

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