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Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

martedì 31 marzo 2009

BAYER: non perde il vizio


Impianto della Bayer negli USA: Sistemi di emergenza difettosi
Il Congresso degli Stati Uniti e la Chemical Safety Board indagano su un'esplosione mortale nell'impianto gemello di quello di Bhopal/ Contromozione all'assemblea degli azionisti Bayer.


La situazione della sicurezza sul sito della Bayer di Institute negli Stati Uniti rimane critica. Vi si producono e vi sono immagazzinate grandi quantità di sostanze chimiche altamente tossiche quali il Metil-isocianato (MIC) e il fosgene. Incidenti anche gravi, vi avvengono regolarmente. La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer, con sede in Germania, ha introdotto una contromozione all'assemblea annuale degli azionisti della Bayer chiedendo di non ratificare l'operato del Consiglio fino a che non sia stato eliminato il MIC immagazzinato nel sito e non venga posto rimedio alle frequenti fuoriuscite di sostanze chimiche. La Contromozione, pubblicata anche sul sito web della Bayer, verrà discussa nell'assemblea che si terrà a Düsseldorf il 12 maggio.



Negli anni '80 la fabbrica apparteneva alla Union Carbide ed era considerata l'impianto gemello di quello tristemente famoso di Bhopal in India, dove, nel dicembre del 1984, fuoriuscirono 30 tonnellate di MIC e morirono almeno 15.000 persone. In nessun altro posto degli stati Uniti vengono oggi prodotte e immagazzinate quantità così grandi di MIC.



Nall'Assemblea degli azionisti dello scorso anno, l'amministratore delegato della Bayer Werner Wenning, ha negato la necessità di qualunque intervento, dicendo che l'impianto era conforme agli standard più recenti e che aveva un tasso di incidenti ottimo. Malgrado queste assicurazioni, il successivo grave incidente all'impianto avvenne dopo soli quattro mesi, il 28 agosto, quando a Institute esplose una cisterna di stoccaggio. Due lavoratori morirono e i residenti locali furono costretti a rimanere in casa per molte ore. I tremori furono avvertiti in un raggio di oltre 15 chilometri e i testimoni oculari parlarono di onde d'urto simili a quelle dei terremoti. Anche una vicina autostrada fu chiusa.



La Occupational Safety and Health Administration (OSHA) (l'Ente statunitense per la sicurezza e la salute sul lavoro), dopo aver analizzato l'incidente ha sollevato critiche ai sistemi di emergenza risultati difettosi, alle procedure d'emergenza non adeguate e alla mancanza di preparazione dei dipendenti. In totale l'OSHA ha identificato 13 serie violazioni delle regole per la sicurezza comminando una sanzione amministrativa di 143.000 dollari.



La notte dell'incidente, il Presidente della Commissione per la Contea di Kanawha, Kent Carper, ha criticato pesantemente la Bayer lamentando che: "Riceviamo informazioni così carenti che non servono a nulla". Per molte ore le squadre di soccorso hanno cercato di ottenere informazioni sulla natura delle sostanze fuoriuscite, ma sono stati allontanati dai guardiani ai cancelli (!). In una lettera alla Chemical Safety Board (l'ente per la sicurezza chimica), i soccorritori si sono lamentati che, se fosse stata una fuga di fosgene non sarebbero stati in grado di aiutare la popolazione. Proprio a seguito di questo specifico incidente, il Governatore del West Virginia, ha emanato un'ordinanza per la quale gli incidenti gravi debbono essere comunicati alle autorità entro 15 minuti.



La Bayer, dopo l'esplosione, ha cercato di placare tutti sostenendo che i grossi serbatoi di MIC si trovavano in un'altro punto della fabbrica. Alcune settimane più tardi si è saputo che un serbatoio contenente 20 tonnellate di MIC si trovava fuori terra a venti metri dal punto dell'esplosione. Se fosse stato danneggiato ci sarebbe stato un altissimo rischio di morte per i lavoratori della fabbrica e per i residenti nelle vicinanze. Anche se la direzione dell'impianto si è scusata per la mancanza di comunicazioni, la compagnia non ha preso alcun provvedimento e la produzione basata su MIC e fosgene continua.



Nel frattempo la Bayer si oppone a che venga fatta piena luce sull'incidente e, per trattare specificamente questo caso, ha assunto consulenti di pubbliche relazioni e un esercito di avvocati. Un'udienza pubblica della Chemical Safety Board, prevista per il 19 marzo, è stata rinviata per le minacce della Bayer. Gli avvocati della Bayer si sono appellati a una legge sulla sicurezza del trasporto marittimo, passata dopo l'attentato dell'11 settembre 2001 per proteggere porti e navi, anche se l'impianto è a circa 500 chilometri dal mare. È chiaro che la compagnia intende usare dei cavilli legali per evitare che i suoi problemi di sicurezza siano discussi in pubblico.



Soltanto dopo una 'lettera aperta' di dodici gruppi ambientalisti e le pressioni dei media, la Chemical Safety Board ha riprogrammato l'udienza per il 23 aprile (vedi www.cbgnetwork.org/2810.html). John Bresland, presidente della Chemical Safety Board dice di voler discutere in particolare la sicurezza dei serbatoi di MIC. Lo stesso giorno il Committee on Energy and Commerce (il Comitato su Energia e Commercio) del Congresso investigherà le cause dell'incidente e l'adeguatezza della reazione.



Axel Koehler-Schnura della Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer (Germania) afferma: "Le sostanze altamente pericolose come il fosgene e il MIC non dovrebbero essere così massicciamente prodotte e certamente non in vicinanza di aree residenziali. La scelta della compagnia di evitare un dibattito pubblico ricorrendo a dei cavilli legali dovrebbe essere condannata. Da quando si è affermata, la Bayer, esercitando pressioni e ricorrendo a minacce, ha cercato in tutti i modi di sopprimere informazioni e critiche. Essa usa il suo potere economico indiscriminatamente per proteggere i suoi profitti. La verità e l'interesse per l'essere umano e l'ambiente sono lasciati da parte"



il Consiglio Direttivo e il Consiglio dei Supervisori non hanno compiuto alcun passo per migliorare sostanzialmente la sicurezza dell'impianto di Institute o per informare il grosso pubblico. Per questo la Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer chiederà agli azionisti di non ratificarne l'operato.



Ulteriori informazioni (inglese): A Collection of Materials on Bayer´s Institute Plant



[fonte: Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer]

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lunedì 30 marzo 2009

DIAMO IL VOTO ALLE BANCHE: BANCA SELLA OTTO SU DIECI

Personalmente faccio la pubblicità alla Banca Sella, una banca non quotata in borsa, i cui direttori hanno ancora un margine di manovra, una delle rarissime che ti pagano gli interessi positivi su un conto striminzito, la prima che si è messa sul web. Una banca italiana. La banca Monte dei Paschi, presso cui avevo, infinocchiata, acceso un mutuo, non regge proprio il confronto, ed è la banca Sella che si è detta disposta a trasferirmi il mutuo, e che mi ha letteralmente sottratto dalle sue grinfie. Mutuo che volevo fisso, e che mi è risultato, con una frode a tutti gli effetti, variabile, avendomi la banca di Mussari Caltagirone e Axa (e i suoi esponenti di grosso calibro di Suez Gaz de France) venduto un modulare, ma omettendo di specificare che l'opzione era rimodulabile sul tasso IRS vigente al momento di doverla sottoscrivere (a date fisse). Il mutuo modulare mi era stato venduto a ottobre del 2005 in un momento in cui tutti i vertici bancari - e la sottoscritta compresa - sapevano benissimo che i tassi di sconto sarebbero rapidamente aumentati. Naturalmente era formulato in modo tale che nessuno, la sottoscritta compresa, avrebbe potuto capire l'inganno a meno di essere un addetto.

Dopo avere richiamato il caso alla BCE e alla Banca d'Italia, la risposta è stata la volteriana tout va bien dans le meilleur des mondes. Naturalmente MPS è azionista della nostra Banca d'Italia SpA, mentre la BCE non vuole intromettersi nei casi interni di Stato quando si tratta di dirimere questioni di tutela dei correntisti e dei cittadini. Le sue intromissioni nelle sovranità nazionali sono ad ogni modo sancite per legge, e in ben altri settori ben più redditizi che non le beghe dei cittadini scontenti. Come la produzione monetaria, la regolazione della base monetaria, dei tassi di sconto, e della riserva obbligatoria per legge, ad esempio. Senza parlare di tutte le altre intromissioni non pubblicizzate.

La mia fiducia nella mia banca si è rinnovata quando ho poi venduto finalmente il mio appartamento, anche per insostenibilità del mutuo che pur essendo diventato fisso, era oramai aumentato col trucchetto descritto sopra di circa 200 euro al mese a causa dei tassi di interesse diventati troppo elevati, per volere di Trichet (letteralmente affine in francese a "colui che inganna"). Infatti la banca del mio acquirente, la Banca Toscana, guarda caso recente acquisto della famigerata MPS, al momento della firma dell'atto ha accampato che non poteva pagarmi la differenza tra rimborso mutuo e prezzo dell'appartamento (cioé I MIEI SOLDI dopo il rimborso del mutuo alla mia banca) prima dell'estinzione dell'ipoteca, cioé un atto burocratico. Se non fosse stato per l'intervento della mia banca, che mi ha anticipato il pagamento e mi ha promesso di metterlo a valuta al giorno della firma, mi sarei ritrovata nella peculiare situazione di chi ha venduto l'appartamento, ha ceduto le chiavi al nuovo proprietario, ma non ha incassato la differenza tra il saldo del mutuo e il prezzo dell'appartamento. E in effetti ho avuto la sgradevole sensazione di ritrovarmi nel limbo per dieci giorni, un limbo anticamera dell'inferno o della brace - fate voi - una parentesi durante la quale le banche avranno riutilizzato cento volte il mio saldo e se non fosse intervenuta la mia banca a posteriori per retroattivarmi la valuta avrei persino pagato interessi negativi, per consentire alle banche di fare i loro porci comodi...
Aggiungiamo che la banca Sella figura tra quelle banche che non investono in armi. Mi ha però cartolarizzato il mutuo senza interrogarmi, pratica che aborrisco e che andrebbe vietata, poiché è un modo centuplicato alla "subprime" di racimolare centesimi sui nostri debiti e di rifarsi sui debitori insolventi ma con potenza cento. Inoltre non esistendo banche di santi, ancora meno le varie banche etiche o di microcredito, ha sicuramente alcune sedi nei cosiddetti paradisi fiscali. Pertanto non le do dieci, ma otto su dieci.

E comunque nessuno si illuda, la fine della "pacchia" per Sella, popolari e casse di credito è segnata. Come per il petrolio, le grandi sorelle detteranno sempre di più i loro diktat, con la scusa della "crisi", mega frode organizzata per propinarci il "nuovo ordine mondiale" con una mega banca centrale, cupola internazionale della mafia massoneria globalizzata.

Nicoletta Forcheri

Riporto più che volentieri l'interessante articolo di Benetazzo sull'idea di premiare o punire le banche.
Nicoletta Forcheri


DIAMO IL VOTO ALLE BANCHE

di Eugenio Benettazzo

global_economic_crisis_by_prie610Negli anni precedenti i risparmiatori italiani sono sempre stati abituati a ricevere un rating di merito creditizio oppure un giudizio di affidabilità qualora avessero richiesto un prestito al loro istituto di credito o banca d’appoggio. Quello che sta accadendo sul pianeta in termini di scenario macroeconomico non ha precedenti storici: ovunque vi sono banche a rischio di default finanziario, molti sono i casi di salvataggio con interventi di stato a causa di una sconsiderata gestione del rischio da parte del management.

Tutto questo deve far emergere un plausibile dubbio sul pubblico risparmiatore italiano sulla solidità e serietà del proprio partner bancario.
Per la prima volta è una persona fisica indipendente che si preoccupa di emettere un giudizio di affidabilità su una banca italiana: le agenzie di rating e gli organismi di vigilanza hanno dimostrato ormai la presenza di profondi conflitti di interesse e/o di gravi inefficienze nello svolgere il loro compito di controllo sulla stabilità e serietà degli intermediari ed operatori bancari.


Eugenio Benetazzo è l’unico analista indipendente italiano ad aver profetizzato con largo anticipo la crisi dei mercati finanziari e dell’attuale sistema industriale attraverso la redazione di due saggi economici ed uno show finanziario di inchiesta mediatica, sollevando non poche perplessità sul futuro che ci attende nei prossimi semestri. D’ora innanzi deve realizzarsi un mutamento epocale di pensiero nel pubblico risparmiatore italiano, più volte gabbato e sodomizzato dallo stesso sistema bancario, da adesso in poi si dovrà stravolgere il proprio comportamento innanzi al personale di sportello di una filiale di banca. Infatti il singolo risparmiatore dovrà dimostrare un comportamento inquisitore nei confronti della banca a cui desidera affidare i propri fondi.
Ho provveduto a redigere un elenco (per adesso parziale) di istituti di credito e di banche sino ad ora esaminate suddiviso in due grandi gruppi per Presunzione di Affidabilità. Con questa terminologia si vuole sottolineare come il soggetto in questione possa presumibilmente considerarsi Attendibile o Discutibile in termini di solidità patrimoniale, politica commerciale utilizzata, marketing dei prodotti ed infine qualità e quantità nell’erogazione degli impieghi.

Presunzione di Affidabilità

ATTENDIBILE
Carige
Credem
Banca Popolare dell’Etruria
Banca Etica
Ubibanca ***
Banca Popolare di Spoleto
Banca del Veneziano
Banca Popolare di Marostica
Banca Popolare di Sondrio
Cassa di Risparmio di Bolzano
Banca Sella
Kartner Sparkasse
Banco Posta *****
Banca del Piemonte
Banca della Marca
Desio Banca
Banca di Rimini

DISCUTIBILE
Banca Monte Paschi
Unicredit Banca *
Intesa San Paolo **
Veneto Banca
Banco Popolare ****
Banca Popolare di Vicenza
Cassa di Risparmio del Veneto
Banca Antonveneta
Banca Popolare di Milano
Banca San Giorgio Valle Agno
Banca Mediolanum
Deutsche Bank
Banca Nazionale del Lavoro
Banca Fideuram

(*): Il giudizio considera il sistema e gruppo Unicredito
(**): Il giudizio considera il sietma e gruppo Intesa San Paolo
(***): Il giudizio considera il sistema e gruppo Ubibanca
(****): Il giudizio considera il sistema e gruppo Banco Popolare
(*****): Il giudizio considera solo i prodotti postali tradizionali

Il giudizio di Presunzione di Affidabilità è stato emesso in base all’analisi di molteplici parametri che consentono di soppesare le politiche commerciali attuate dalle rispettive banche e dal grado di rischio che l’istituto potrebbe sviluppare nei prossimi mesi a seguito di una discutibile pianificazione aziendale. Tra i principali parametri utilizzati possiamo individuare i seguenti:

1) Valorizzazione del Core Tier
2) Presenza e consistenza di processi di cartolarizzazione
3) Percorso di crescita attraverso indebitamento
4) Qualità e quantità dell’esposizione nel settore immobiliare
5) Ricorso all’erogazione di mutui ad intervento integrale
6) Distribuzione di prodotti strutturati e derivati
7) Presenza di conflitti di interessi

Le banche non ancora analizzate o in questo momento in fase di valutazione, che desiderano ricevere il giudizio di Presunzione di Affidabilità possono farne richiesta via email ai fini della prenotazione ed organizzare di una intervista esaminatrice.

L’elenco delle banche inserite sarà aggiornato ogni mese sulla base delle informazioni e dati che è stato possibile ottenere e/o raccogliere: l’istituto di credito o la banca che volesse rivedere il proprio rating ha la possibilità di richiedere una intervista esaminatrice per produrre ulteriori informazioni che possano produrre un mutamento del proprio status di rating da Discutibile ad Attendibile.

Copyright @ 2009 - Tutti i diritti riservati
Riproduzione concessa con citazione della fonte

EugenioBenetazzo.com

domenica 29 marzo 2009

DAL BLOG DI GRILLO, UNA TANTUM

Che cos'hanno in comune Tronchetti Provera e Luc Rousselet, manager della 3M francese? Niente. Il primo gode di impunità senza limiti, il secondo è stato sequestrato dai dipendenti dopo aver preannunciato dei licenziamenti.
Non è possibile, da nessun punto di vista, che ex amministratori di società, dopo averle spolpate, passino il tempo in villa e in barca a vela grazie a buonuscite e stock option milionarie. Non c'è carta, impegno scritto, contratto che tenga di fronte alle migliaia di licenziati di Telecom Italia, altri verranno, e a ex dirigenti milionari a Portofino.
Nel 2008 Bernabè ha "dovuto" onorare contratti firmati da Buora, ex vicepresidente di Telecom, per liquidare il gruppo di manager che ha portato Telecom vicina al fallimento. Quanto ha pagato Telecom, e quindi in via indiretta i suoi azionisti e dipendenti, per accompagnare alla porta questi signori? Ecco la classifica: Riccardo Ruggiero 17,3 milioni di euro, Carlo Buora 12,02 milioni, Enrico Parazzini 7,1 milioni, Massimo Castelli 4,5 millioni e poi via via tutti gli altri con cifre intorno ai tre milioni. Tra questi Gustavo Bracco ex capo del personale. In fondo alla classifica c'è Pistorio il presidente fantasma che ha ballato una sola estate con 1,2 milioni di euro. Buora si è preparato la fuga in anticipo. Lui firmò impegni vincolanti, lui ha incassato insieme ai suoi sodali. Un premio alla catastrofe. Quanti licenziati Telecom Italia verrebbero pagati con i milioni regalati agli ex dirigenti. Se sono stati licenziati lo devono a Tronchetti e Buora e Ruggiero e alla banda del buco.
In questi giorni si accusa Genchi, che ha operato su mandato della magistratura. Telecom Italia ha spiato migliaia di italiani senza nessun mandato. Perchè nessuno dice nulla? Tavaroli a chi rispondeva? Le decine di milioni di euro della società che ha speso chi li autorizzava? Questa gente ha fatto quello che ha voluto. Trasferito i divendi di Telecom agli azionisti, tra i quali lo stesso tronchetto dell'infelicità, invece di investirli nella società. Venduto decine di aziende strategiche. Fatto crollare il titolo. Esternalizzato migliaia di dipendenti. Spiato mezza Italia. Bernabè deve chiedere indietro i soldi e istituire un fondo a favore dei dipendenti in difficoltà. E' il minimo che si possa pretendere.

http://www.youtube.com/watch?v=2kiBOHvjoQQ

sabato 28 marzo 2009

AEROPORTO DI AMPUGNANO

[FONTE: MAIL]

Partito della Rifondazione Comunista

Gruppo Consiliare Sovicille


Sovicille 23.3.2009


Oggetto:Interrogazione su dimissioni Dott. Raimondi e Autorizzazione del Ministero alla privatizzazione dell’Aeroporto di Ampugnano.



Egr. Sig. Sindaco,

Premesso che sulla stampa è stato riportato in data 1 marzo 2009 che il Ministero delle Finanze avrebbe constatato irregolarità nella procedura di privatizzazione della Società Aeroporto di Siena
S.p.A;
- Considerato che la sottoscritta, avendo partecipato all’assemblea del Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Siena, ha potuto vedere e leggere il testo della comunicazione che lo stesso Ministero ha inviato al Comitato;

- Considerato inoltre che nessuna smentita è stata riportata dalla stampa, e che ciò farebbe supporre la veridicità della notizia;

chiedo di sapere

1. se il Comune di Sovicille è stato informato, quando e in che modo di tale grave irregolarità;
2. se il Comune di Sovicille, in qualità di socio (anche se di minoranza) è riuscito ad individuare la responsabilità di tale irregolarità;

3. se il Comune di Sovicille, in qualità di socio (anche se di minoranza) ha intrapreso azioni tese a recuperare l’irregolarità di tale procedura;

4. se il Comune di Sovicille, in qualità di socio intenda cautelarsi e in che modo nel caso di contenziosi promossi da parti che risultassero danneggiate da tali irregolarità;

5. se il Comune di Sovicille, vista la gravità della irregolarità nella prima importante azione della “nuova società” Aeroporto di Siena, e vista soprattutto la grave situazione di crisi economica in atto, ha preso in considerazione un ripensamento su tutta la procedura inerente lo sviluppo dell’aeroporto di Siena.

Inoltre dalla stampa abbiamo appreso che l’Amministratore Delegato della Società Aeroportuale si è dimesso;

- poichè l’aumento di capitale era sottoposto a condizione sospensiva legata all’autorizzazione Ministeriale, (quindi l’efficacia dell’atto restava sospesa sino a che non si verificava la condizione), se tale autorizzazione non venisse rilasciata per i motivi sopra riportati, ciò significherebbe che GALAXY non potrebbe entrare nella società,

chiedo di sapere

1) Se sono state valutate le conseguenze per aver fatto gestire per un anno la società ad un socio privato senza che questo ne avesse diritto.

2) Se il socio privato ha utilizzato denaro pubblico e a che titolo, visto che non vi era autorizzazione.

3) Quali azioni sono state intraprese dal Dott. Raimondi verso la struttura aeroportuale, (progettazioni,piani industriali,acquisti ecc…)

4) Il compenso percepito nell’anno 2008 dagli Amministratori pubblici e privati, comprese le indennità.

5) Se è stato rispettato il limite dei compensi previsti per le partecipate dalla Finanziaria e se Il Sindaco ha agito qualche pressione affinché fosse rispettata la norma che riguarda tali compensi.

6) Come intende procedere verso un’approvazione del Bilancio se i parametri non fossero stati rispettati.



Invio cordiali saluti

La Capogruppo PRC - Angela Bindi

giovedì 26 marzo 2009

Civium Libertas: Giornate di boicottaggio contro Israele: 28, 29 e 30 marzo 2009. Invito alla Mobilitazione generale.

Civium Libertas: Giornate di boicottaggio contro Israele: 28, 29 e 30 marzo 2009. Invito alla Mobilitazione generale.

ISRAELE REPRIME MANIFESTAZIONI CULTURALI PALESTINESI

Israele reprime le manifestazioni culturali palestinesi a Gerusalemme

Mentre a Gerusalemme Est continuano le demolizioni di centinaia di case palestinesi, anche la cultura palestinese è bersaglio delle politiche israeliane. La vicepresidente del Parlamento Europeo Luisa Morgantini, in un comunicato denuncia quanto sta accadendo in queste ore a Gerusalemme: "Negli ultimi due giorni sono stati arrestati almeno 20 organizzatori delle celebrazioni di Gerusalemme Est “capitale della cultura araba 2009”. Il 19 marzo scorso i soldati israeliani hanno fatto irruzione in un meeting organizzativo degli eventi del festival “Al-Quds Capital of Arab Culture 2009”, confiscando documenti, anche personali, computer portatili, minacciando i membri del comitato. Sabato scorso, 21 marzo, la polizia israeliana ha attaccato una scuola e un centro locale, e oggi 23 marzo almeno sette persone, inclusi due attivisti per la pace, un americano e un danese, sono stati arrestati durante una manifestazione di fronte alla tenda di Sheikh Jarrah, eretta per protestare contro l’allontanamento forzato di migliaia di Palestinesi residenti a Gerusalemme Est. Secondo le Autorità israeliane il festival sarebbe illegale in quanto sponsorizzato dall’Autorità Nazionale Palestinese e per impedirne lo svolgimento sono state stanziate forze supplementari di polizia. Ogni attività dell’ANP, infatti, è stata bandita dalla città sin dal 2000. Gerusalemme Est è occupata illegalmente dal 1967 e considerata da Israele come “capitale eterna e indivisa” anche se la Comunità Internazionale non ha mai riconosciuto le mire israeliane su Gerusalemme Est.
Queste azioni hanno chiaramente l’intento di cancellare sia fisicamente che culturalmente la presenza palestinese nella propria terra, annientando ogni eredità culturale, passata e presente, a dispetto di ogni legalità. Eppure tutte queste minacce non hanno impedito lo svolgersi del festival: l’apertura ufficiale si è tenuta domenica scorsa, 22 marzo, a Betlemme, aldilà del muro d’annessione coloniale voluto da Israele – con la partecipazione di circa 1.500 dignitari, delegati, poeti, ufficiali e personalità Palestinesi. Tra le attività, anche una serie di giochi tradizionali per bambini, condotti grazie a decine di volontari, alla Porta di Damasco, l’ingresso principale della città vecchia di Gerusalemme. La Comunità Internazionale, Europa inclusa, deve dare un segnale forte per sostenere e garantire questo evento. Spetta a noi protestare in modo netto e deciso e fare pressioni su Israele per la fine di tutte le violazioni della legalità e per la fine dell’occupazione a Gerusalemme Est, così come in tutta la Cisgiordania occupata e nella Striscia di Gaza sotto assedio. Dovremmo farlo, non solo per il diritto dei Palestinesi a vivere nella loro terra con la stessa sovranità degli Israeliani, ma anche per la nostra stessa dignità. (Fonte; ufficio stampa Luisa Morgantini, Strasburgo)

giovedì 19 marzo 2009

TREMONTI: ecco il suo articolo


SOSTENIAMO GIULIO TREMONTI NELLA SUA CAMPAGNA PER IL RECUPERO DELLA SOVRANITA’ MONETARIA
Ciò che dice non è ancora completo, non è esplicito, non è risolutivo, ma mette sulla buona strada chi è predisposto a capire.Tremonti ammette che fu improvvida la cessione alle banche (private) della sovranità monetaria in un articolo comparso oggi, 17.03.09, sul Corriere della Sera online.
http://www.corriere.it/economia/09_marzo_17/tremonti_panebianco_mercato_sociale_87c3dd5e-12bd-11de-8994-00144f02aabc.shtml

La parola a Giulio Tremonti: Il pendolo tra mercato e «sociale»
Caro Direttore, ho letto e davvero con grande interesse l’illuminante articolo di Angelo Panebianco pubblicato ieri sul Corriere della Sera sotto il titolo «Il mercato nell’angolo». Appena un anno fa il centro del libero mercato era negli Usa, il centro del libero mercato degli Usa era nella borsa di Wall Street, il centro di Wall Street era fatto da titoli bancari e finanziari.Oggi questo centro — il centro del centro del centro — non è più a Wall Street ma a Washington. Non è più nelle mani del mercato, è nelle mani dello Stato. Dall’inizio della crisi ad oggi, la mano dello Stato si è infatti mossa in salvataggio di più di 400 banche e finanziarie Usa.



Fatti due conti, viene fuori una media di 5 interventi alla settimana, 1 ogni giorno lavorativo.

E non solo banche e finanziarie: compagnie di assicurazione ed aziende automobilistiche, i mutui delle famiglie ed in prospettiva le pensioni di tanti americani.

In giro per il mondo, non è molto diverso. E non è molto diverso neppure in Europa, dove le banche salvate con denaro pubblico sono finora state 33. Tutto ciò non è stato e non è perché lo Stato ha trionfato, ma perché il mercato ha fallito.


Anzi, per la verità, è perché hanno fallito tutti e due, tanto il mercato, quanto lo Stato. Il mercato ha fallito per eccesso, lo Stato per difetto. Perché questo doppio fallimento? Perché, con la globalizzazione, mentre cresceva la forza del mercato, configurato come il fondamento di una nuova religione terrestre, decresceva simmetricamente la forza dello Stato.Via via che con la globalizzazione cresceva la forza dell’economia, lo Stato rinunciava ad esercitare una delle sue funzioni sovrane: rinunciava al monopolio nel battere la moneta. Nell’età della globalizzazione anche le banche private potevano infatti battere, e perciò battevano la loro moneta.


Una moneta addizionale che prendeva forma nei più incredibili strumenti finanziari. Una moneta fondata sul debito e perciò stampata sul nulla. È così che la moneta cattiva ha via via sovrastato la moneta buona. Ed è proprio nella implosione di questa nuova e privata massa monetaria la causa della crisi che vediamo e viviamo. È per reazione a tutto ciò, e per compensazione, che si assistite ora al ritorno dello Stato. È troppo, è eccessivo? Per cominciare, va detto che è stato ed è necessario: primum vivere! E poi? E il futuro? Per cominciare lo Stato in cui ancora viviamo, lo Stato in cui ci riconosciamo, è un tipo particolare di Stato. Un tipo di Stato che, non per caso, si chiama Stato di diritto. In questo tipo di Stato il mercato non può esistere fuori dal diritto o fabbricarsi un diritto alternativo e suo proprio.


È sempre stato così in tutto il mondo libero, anche nel mondo anglosassone, dominato nel diritto pubblico dalla Rule of law e nel diritto privato dalla Common law. Non per caso tutte e due queste formule contengono la parola law e cioè la parola legge. È stato così fin dal principio del liberalismo e sarà così fino alla sua fine. In questi termini costituzionali e fondamentali, l’alternativa non è dunque tra Stato e mercato, come se Stato e mercato fossero e/o potessero essere due variabili tra di loro indipendenti. L’alternativa è piuttosto, all’interno dello Stato, tra mercato e sociale. Come bene scrive Panebianco.


Il fatto disastroso è che nell’ultimo decennio il pendolo, certo più altrove che in Italia, non ha oscillato all’interno del quadrante, ma è uscito dal quadrante del diritto. Quello che può e deve ora essere fatto è perciò riportare il pendolo dentro il quadrante, non essendoci alternativa allo Stato di diritto. Fatto questo, quale è la parte giusta del pendolo: è il mercato o è il sociale? Non credo che ci sia una ipotesi assolutamente giusta. Credo che esistano ipotesi relativamente giuste. Nella nostra storia più recente il pendolo è andato ritmicamente da un lato all’altro del quadrante, dall’Iri alle privatizzazioni (tutte fatte bene, tutte ci hanno fatto bene?).

Nel durante della crisi e nel dopo della crisi è — a mio personale parere — più probabile che la parte giusta sia quella del sociale. Può essere che un po’ dopo il pendolo prenda di nuovo a muoversi dall’altra parte. Niente di male, basta che sia un pendolo che resta dentro il quadrante del diritto.
Giulio Tremonti 17 marzo 2009
Link: http://marcodellaluna.info/sito/?p=85

MORIA DELLE API: appello per un bando definitivo dei pesticidi



12 Marzo 2009

Appello al Governo Italiano
Moria di api: Bando permanente per i pesticidi tossici

Il 16 settembre 2008, la Commissione Consultiva per i Prodotti Fitosanitari ha emanato un Decreto Ministeriale di sospensione cautelativa dei pesticidi thiamethoxan, clothianidina, imidaclopride e fipronil, utilizzati nel trattamento di concia delle sementi. Questi pesticidi sono collegati alle morie di api in tutto il mondo e sono già stati banditi in Francia, Germania e Slovenia.
Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso delle tre holdings leader nella produzione degli agrofarmaci: Bayer, Syngenta e Basf. Per il momento l'uso dei pesticidi in questione è stato sospeso per un solo anno.
Chiediamo che il Governo Italiano metta al bando per sempre queste sostanze. E' questo l'unico modo di proteggere veramente le api.

Lo sfondo
L'inizio delle vendite dei pesticidi appartenenti a una nuova classe di sostanze chiamate neonicotinoidi, come l'imidaclopride e la clothianidina, è coinciso con forti morie di api, prima in Francia e in seguito anche in Italia, Spagna, Svizzera, Germania, Austria, Polonia, Inghilterra, Slovenia, Grecia, Belgio, Canada, USA e Brasile. In Germania, come in Francia e in Italia, quasi il 50% delle api sono morte. Anche le api selvatiche e altri insetti hanno sofferto significative perdite di popolazione in questo periodo di tempo. Nella sola Francia in 10 anni sono morte circa 90 miliardi di api e la produzione del miele ha sofferto un calo fino al 60%.
Le sostanze attive imidaclopride e clothianidina sono prodotte dalla Bayer e sono usate principalmente nella coltivazione della rapa, della barbabietola da zucchero e del mais. Le sostanze sono insetticidi sistemici, che si diffondono dal seme alla pianta arrivando fino al polline e al nettare e danneggiando insetti benefici come le api. A causa della loro elevata persistenza i neonicotinoidi possono rimanere attivi nel terreno per molti anni. Secondo la Agenzia per la Protezione dell'Ambiente degli Stati Uniti (EPA) l'imidaclopride e la clotianidina sono "fortemente tossici" per le api mellifere.

Con vendite annuali per quasi 800 milioni di euro, l'imidaclopride e il clothianidina sono tra i prodotti più importanti della Bayer. Questa è la ragione per cui la Bayer si oppone ad ogni proibizione del loro uso, malgrado i seri danni ambientali.

In Francia la maggior parte delle applicazioni di imidaclopride sono state vietate già nel 1999. Nel 2003 il Comité Scientifique et Technique, voluto dal governo francese, ha dichiarato che il trattamento dei semi con l'imidaclopride comporta un rischio significativo per le api. Nel 2008 le autorità francesi hanno respinto la domanda della Bayer per l'approvazione della clothianidina.
Nel maggio del 2008, gli apicoltori nel sud della Germania, riferirono perdite dei due terzi delle loro api e alcuni di essi addirittura di tutti i loro alveari. Anche gli altri insetti diminuirono di numero. Gli esami eseguiti sulle api evidenziarono che il 99% di quelle esaminate mostrava un accumulo di clothianidina. La sostanza era stata applicata ai semi di mais dolce seminati lungo il Reno.

L'Ufficio per la Protezione dei consumatori e la sicurezza alimentare (BVL) tedesco ordinava l'immediata sospensione di otto prodotti per il trattamento dei semi, tra cui imidaclopride, clothianidina e thiamet.

Adesioni
Aderisco alla richiesta di imporre una messa al bando permanente agli insetticidi che mettono a rischio la popolazione apiaria.

Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer
Forum Ambientalista Toscana
Gaia Club Val d'Elsa Sienese
Settimana del Miele Montalcino
Italia Nostra - Siena
________________________________________________________________________________
nome email organizzazione

Ulteriori informazioni: http://www.cbgnetwork.org/
sottoscrìvere: messaggio a CBGnetwork@aol.com

CURZIO: le banche cedano le quote in Bakitalia


http://www.affaritaliani.it/economia/bankitalia_quadrio_curzio180309.html
Quadrio Curzio torna all’attacco: per ricapitalizzarsi le banche cedano le quote in Bankitalia

Alberto Quadrio Curzio ama la provocazione e se qualche giorno fa a Cernobbio aveva stuzzicato l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, sostenendo che ha ragione il ministro Giulio Tremonti sul fatto che se la crisi ha penalizzato meno i bilanci delle banche italiane il “merito” va anche al fatto che “i banchieri italiani non parlano inglese” (e quindi sono rimasti ai margini del “grande gioco” finanziario che è finito negli scorsi mesi con l’implodere sotto la massa delle sue stesse leve e dei suoi debiti ad alto rischio), ora rincara la dose sostenendo che se le banche italiane sono così dubbiose circa l’opportunità di chiedere i Tremonti-bond, sarebbe meglio che si rafforzassero patrimonialmente cedendo partecipazioni non strategiche come quelle in Banca d’Italia.
Un tema, quello della cessione del 94,6% del capitale di Via Nazionale in mano agli istituti e gruppi assicurativi privati, su cui si discute da tempo ma che pareva finito su un binario morto, perché rispetto al valore nominale di 0,52 euro per azione, le 300 mila azioni di Via Nazionale il problema era e resta quello di attribuire una valutazione congrua a dei titoli che per legge non danno comunque potere sulla governance e sull’indipendenza di Via Nazionale, sanciti dalla legislazione italiana e comunitaria e ribaditi dallo Statuto dell’istituto centrale.
Se basarsi sul valore nominale dei titoli non ha senso, altrettanto poco corretto sarebbe fare riferimento al patrimonio della Banca d`Italia (valutato attorno ai 20 miliardi di euro), frutto del signoraggio passato e appartenente alla collettività e dunque non certamente “regalabile” a istituti privati. Volendosi basare sugli utili incassati in passato dagli azionisti e attualizzandoli in base a un tasso di sconto al 5%, si arriverebbe ad una valutazione di circa un miliardo.
Le banche sostengono che il valore sia invece di almeno cinque volte superiore e dunque la distanza resta grande. Sia come sia in caso di vendita il gruppo Intesa Sanpaolo, primo socio con circa il 45% complessivo, incasserebbe dai 450 milioni ai 2,25 miliardi di euro, UniCredit (che complessivamente possiede il 30% circa di Via Nazionale) oscillerebbe dai 300 milioni al miliardo e mezzo, il Montepaschi col suo 2,5% incasserebbe tra i 25 e i 125 milioni, le Generali (6,3%) tra i 63 e i 315 milioni, Fondiaria-Sai (1,33%)tra i 13 e i 65 milioni, Bnl-Bnp Paribas (2,83%) tra i 28 e i 140 milioni.
Sia come sia, la “provocazione” dell’economista, dietro cui alcuni vedono un “suggerimento” dello stesso Giulio Tremonti, potrebbe risolvere alla radice i timori di un conflitto d’interesse che per quanto sempre negato rispuntano puntualmente all’esplodere di una crisi del credito, ossia proprio quando il ruolo di controllore dovrebbe essere più nettamente separato da quello dei controllati, soci o meno che siano. Dando inoltre concretezza alle previsioni della legge del 28 maggio 2005 (entrata in vigore il 12 gennaio del 2006) che ha riformato Via Nazionale prevedendo che la proprietà dei titoli in questione andasse trasferita entro tre anni allo Stato o ad altri enti pubblici.
Siamo dunque già fuori tempo massimo ed effettivamente si potrebbe cogliere l’occasione per chiudere la partita una volte per tutte. Purchè naturalmente si risolva il nodo-valutazione: ad essere troppo “generosi” con le banche si rischia di fare un regalo a spese dei contribuenti, e se le banche sono solide ed intendono utilizzare i Tremonti-bond come “cuscinetto” per dirla come Alessandro Profumo non si vede perché si debba procedere in tal senso.
Pagarle troppo poco non cambierebbe invece di una virgola il problema delle eventuali necessità di ricapitalizzazione e farebbe gridare allo scandalo. Nel frattempo il tempo passa e i nodi rischiano di venire gradualmente al pettine: speriamo dunque che la “provocazione” di Quadrio Curzio stavolta produca qualcosa di più che una reazione stizzita.
Luca Spoldi

sabato 14 marzo 2009

AMIATA GEOTERMIA: ENEL BATTUTA IN CASSAZIONE


[FONTE: http://www.greenreport.it/ ]
12/03/2009

Geotermia, Enel battuta in Cassazione dai comitati dell´Amiata
Pubblichiamo integralmente il comunicato inviatoci dai Comitati dell´Amiata, non senza sottolineare il diverso nostro punto di vista: preso atto che i tecnici dell´Enel sono stati condannati dalla magistratura quindi è stato riconosciuto il loro dolo, ciò non significa condannare la geotermia quale fonte di energia rinnovabile e perciò sostenibile. Ovviamente, ma questo vale anche per tutte le altre rinnovabili, la sua gestione deve essere improntata alla massima attenzione e mitigazione degli impatti. Se uno commette un´infrazione anche grave guidando un´auto è giusto condannarlo e magari togliergli la patente, ma di certo è un salto logico farne seguire anche la condanna dell´auto.


di Comitati di Salvaguardia Ambiente del Monte Amiata
Il ricorso presentato da Enel in Cassazione contro la sentenza emessa dal Tribunale di Montepulciano per i gravi incidenti avvenuti nel 2000 a Piancastagnaio (Siena) a seguito dell’attività geotermica è stato respinto e sono stati condannati i responsabili Enel al pagamento delle spese processuali e competenze a favore dei Comitati di Salvaguardia Ambiente del Monte Amiata.La Corte di Cassazione con la sentenza del 9 marzo 2009 ha definitivamente stabilito che l’eruzione di vapori e gas venefici verificatosi a Piancastagnaio nel settembre 2000 in località “Podere del Marchese” è diretta conseguenza delle attività di sfruttamento della geotermia da parte di Enel.Il disastro ambientale si verificò per l’interazione tra il sistema naturale (fratturazione persistente, sismicità diffusa e sistema idrotermale) e le operazioni di pompaggio di acqua effettuate dai tecnici Enel nel pozzo PC4 nelle giornate del 9/8 e 31/8 2000. Senza tale condotta l’evento non si sarebbe verificato e, fatto ancor più grave, secondo la sentenza del Tribunale di Montepulciano, gli imputati non avevano le conoscenze tecniche per prevedere l’evento.Questa sentenza sancisce in via definitiva che l’attività geotermica in Amiata è pericolosa e che l’Enel si muove in un territorio dinamico ad alta precarietà e instabilità naturale con caratteristiche diverse rispetto ad altri bacini geotermici, fatto ancor più grave, senza averne il controllo. Ciò che è avvenuto è al di fuori della loro prevedibilità.Gli ingegneri dell’Enel avevano proposto ricorso per Cassazione sia per contestare la legittimità delle Associazioni Ambientaliste nel giudizio, sia per modificare la sentenza nelle valutazioni di quanto accaduto.La Cassazione ha invece confermato la motivazione del tribunale di Montepulciano e conseguentemente condannato i responsabili Enel a rimborsare al Comitato le spese di giudizio.

METANODOTTO BRINDISI-MINERBIO

L'ENNESIMO SCEMPIO AMBIENTALE FINANZIATO DALL'EUROPA

Bruxelles, 13.03.2009

Umberto Guidoni, europarlamentare di Unire la Sinistra, ha sottoposto in questi giorni un'interrogazione scritta alla Commissione europea sul caso del metanodotto Brindisi-Minerbio, la cui realizzazione comprometterebbe l'integrità di un'area, quella del tratto umbro-marchigiano, caratterizzata da un delicato ecosistema e da una grande biodiversità.

Si riporta di seguito il testo integrale dell'interrogazione.

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Nel settembre 2004, la «SNAM Spa Rete Gas» ha messo in cantiere la realizzazione del metanodotto Brindisi-Minerbio. Tale infrastruttura dovrebbe snodarsi per 687 km circa, con un condotto di 1200 mm di diametro adagiato a 5 metri di profondità, una servitù di pertinenza di 40 metri (20 per lato).

Solo nel tratto umbro-marchigiano (tra Foligno e Sestino per 114 km in tutto), il progetto prevede il passaggio del metadonotto attraverso numerosi comuni della fascia appenninica, interrompendo la continuità ambientale e quindi la funzione stessa di corridoi ecologici, con danni irreversibili in aree fino ad oggi occupate da vegetazione spontanea. In particolare, attraversa e modifica 3 Siti di Importanza Comunitaria (SIC - NATURA 2000): Fiume Topino (IT5210024), Boschi del Bacino di Gubbio (IT5210013), Boschi di Pietralunga (IT5210004). Inoltre va a coincidere con il progetto Appennino Parco d’Europa (A.P.E), progetto finalizzato alla conservazione della natura e allo sviluppo sostenibile e si interseca con diverse altre SIC e Zone di Protezione Speciale (ZPS).

Il metanodotto taglia di netto il corridoio ecologico, interrompendo la connettività esistente tra l’Appennino settentrionale (siliceo) e quello Centrale (calcareo). Questo potrebbe causare, per alcune specie, una discontinuità di assoluta gravità a livello continentale. Inoltre, il tracciato, nel solo tratto Foligno-Sestino, attraversa 35 corsi d’acqua, con ripercussioni negative anche sulla fauna ittica.

Considerando che numerose amministrazioni locali si sono pronunciate contro la realizzazione del metanodotto (il Consiglio regionale delle Marche; la provincia di Pesaro e Urbino; la Provincia di Perugia):
1) Non ritiene la Commissione che tale opera sia in contrasto con la Direttiva 2001/42/CE concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente?
2) Non ritiene inoltre la Commissione che tale opera sia in aperta violazione delle norme comunitarie sulla biodiversità e valutazione d'incidenza?
3) Non reputa improprio il fatto che il tracciato passerebbe in posizione intermedia rispetto a due aree sperimentali realizzate con il contributo dell’Unione Europea (Progetto Transform - 97.60. IT .008.0) e finalizzato al monitoraggio degli ecosistemi forestali?

AEROPORTO DI SIENA: il Ministero conferma irregolarità nella privatizzazione




5 marzo 2009, 08:49
di Alessandra Siotto

SIENA. Il Ministero dei Trasporti ha informato il Comitato contro l´Ampliamento dell´Aeroporto di Ampugnano che sono state rilevate irregolarità nella procedura di privatizzazione della Società Aeroporto di Siena Spa. L'informativa è stata letta e discussa venerdì 27 febbraio da oltre 500 cittadini, che si sono riuniti negli spazi dell´Arci di Sovicille per partecipare all'assemblea pubblica, promossa dal Comitato contro l'Ampliamento dell'Aeroporto di Ampugnano e dall'Associazione Ampugnano per la salvaguardia del territorio. Noi abbiamo parlato con il Comitato per avere qualche informazione in più."Il Comitato, nel periodo compreso tra novembre 2007 e giugno 2008, ha presentato istanze, esposti e vario materiale al Ministero dei Trasporti, contestando sia la gara che i successivi atti compiuti dalla società aeroportuale. Il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ha così aperto un'indagine conoscitiva su tutta la vicenda. L'indagine è ancora in corso e prevede che sia necessario acquisire il parere sia dell'ENAC che del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il recente documento inviato al Comitato informa che sono arrivati i primi pareri da entrambe gli enti. L'Enac, che si occupa più direttamente delle questioni logistiche dell'aeroporto e dei voli, ha dichiarato di non aver rievuto alcun progetto o richiesta di ampliamento. Mentre il Ministero dell'Economia, che si occupa della procedura di privatizzazione, cioè verifica se sono state rispettate le norme di legge per far passare la società da capitale pubblico a privato, ha espresso parere negativo su tutta l'operazione, sia sulla parte precedente la scelta del partner che su quella successiva a tale scelta, cioè sui primi atti della nuova composizione societaria", spiega un membro del Comitato.
Galaxy Fund è entrato come socio privato di maggioranza nella Società Aeroporto di Siena Spa con il consenso dei Soci Pubblici, Comune di Sovicille, Comune di Siena, Provincia di Siena, Camera di Commercio di Siena, e del Socio MPS. La procedura di gara, che ha portato i soci a scegliere Galaxy Fund come partner, sarebbe non conforme alle norme di legge per vari motivi, tra cui il mancato invito a manifestare interesse e il fatto che Galaxy Fund sia stato l'unico soggetto a partecipare alla gara.
Inoltre il 2 aprile 2008 è stato siglato, tra i soci pubblici e privati di Aeroporto di Siena Spa, un accordo che regola il futuro della società aeroportuale ed il nuovo assetto societario. Questo accordo serve a stabilire quali sono gli obblighi e i diritti dei diversi soci nella società, chi nomina l'amministratore delegato, quali amministratori sono nominati da soci pubblici e quali da soci privati. Proprio per la sua importanza, questa accordo deve essere approvato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze in via preventiva: se il Ministero non approva l'accordo, il socio privato non può entrare. In questo caso l'accordo è stato siglato senza la necessaria approvazione ministeriale.
"Per ora l'indagine è ancora in corso e i Ministeri stanno ancora scambiandosi documenti relativi alla vicenda. Quindi ai soci pubblici e privati della Società non è stato ancora comunicato niente ufficialmente, mentre si attende il parere definitivo del Ministero dei Trasporti, anticipato con l'informativa", confermano dal Comitato.
Intanto il Comitato attende anche l'esito dei ricorsi al Tar presentati impugnando le 3 delibere che sottoscrivevano l'aumento di capitale della Società. E aspetta anche una risposta sul percorso partecipativo dal professor Lewanski, garante per la Partecipazione della Regione Toscana. Certamente sentiremo ancora parlare di questa vicenda.
Comitato contro l'ampliamento dell'aeroporto di Ampugnano - Siena
Associazione Ampugnano per la salvaguardia del territorio

http://www.comitatoampugnano.it/

sabato 7 marzo 2009

Evasione dall'idiozia. Marco della Luna


Se la lotta all’evasione (fiscale e retributiva) che i governi italiani, soprattutto della sinistra, si prefiggono e si vantano di voler condurre “seriamente”, raggiungesse i suoi obiettivi dichiarati, ossia se ponesse fine all’evasione, per l’economia nazionale sarebbe il tracollo. Per contro, consentire silenziosamente una maggiore evasione, potrebbe essere uno strumento semplice ed efficace per uscire dalla recessione, rilanciando la voglia di investire, di spendere, di produrre, soprattutto per un governo con scarso spazio di manovra e che non può far emergere il nero bancario. Ancora di più consientirebbe di far soppravvivere alla crisi centinaia di migliaia di imprese che ora stanno morendo - un patrimonio prezioso, anzi indispensabile, per l’economia del Paese. In futuro, con la ripresa, si potrà recuperare, magari con un condono. Ma, intanto, ora, dovremmo salvare la piccola e piccolissima impresa: un bene primario per tutti. Invece, i governi stanno arruolando migliaia di costosi “accertatori fiscali” che si scatenano sommando la loro azione a quella della recessione e della stretta creditizia.
Per prepararsi in modo razionale a prendere posizione sul tema dell’evasione fiscale in Italia, si dovrebbe riflettere su tre questioni che hanno un carattere preliminare:

1-Perché non far emergere l’enorme evasione fiscale delle banche sul signoraggio secondario, attuata col mettere al passivo uscite inesistenti delle somme che fingono di prestare, come illustrato nei miei saggi “Euroschiavi” e “La Moneta Copernicana”? Perché non far emergere e recuperare il reddito occulto da signoraggio primario delle banche centrali, attuato col mettere al passivo il denaro circolante, come evidenziato anche da Paul Krugman a pag. 239 del suo Economia Internazionale II?

2-Pagare le tasse significa dare denaro in gestione ai politici. Come usano il denaro gli evasori? E come lo usano i politici? Chi dei due lo usa in modo più conforme all’interesse della nazione? Cioè, la nazione ha più beneficio se un imprenditore evade il fisco per il 10% del suo reddito e usa il conseguente risparmio fiscale per contenere i prezzi e restare sul mercato nonostante la concorrenza cinese e l’inefficienza dello Stato italiano, oppure se quel reddito viene pagato in tasse, ossia viene versato allo Stato e viene quindi gestito dai politici italiani che sappiamo come lo gestiscono?

3-Quali conseguenze avrebbe l’impossibilità di evadere per le imprese e per i lavoratori dipendenti che oggi evadono, e sull’andamento dell’economia? Che effetti avrebbe, sui loro costi di produzione e sulla competitività, l’impossibilità di evadere il fisco e i contributi? Riuscirebbero egualmente a restare sul mercato e a conservare il posto di lavoro e il reddito, oppure non ci riuscirebbero più? E quali conseguenze avrebbe ciò non solo per quelle imprese e quei lavoratori, ma per tutta la società? E quali conseguenze avrebbe, invece, un aumento dell’evasione, sull’economia e sulla recessione? Malefiche o Benefiche?

Se la lotta all’evasione (fiscale e retributiva) che i governi italiani, soprattutto della sinistra, si prefiggono e si vantano di voler condurre “seriamente”, raggiungesse i suoi obiettivi dichiarati, ossia se ponesse fine all’evasione, per l’economia nazionale sarebbe il tracollo. Per contro, consentire silenziosamente una maggiore evasione, potrebbe essere uno strumento semplice ed efficace per uscire dalla recessione, rilanciando la voglia di investire, di spendere, di produrre, soprattutto per un governo con scarso spazio di manovra e che non può far emergere il nero bancario. Ancora di più consientirebbe di far soppravvivere alla crisi centinaia di migliaia di imprese che ora stanno morendo - un patrimonio prezioso, anzi indispensabile, per l’economia del Paese. In futuro, con la ripresa, si potrà recuperare, magari con un condono. Ma, intanto, ora, dovremmo salvare la piccola e piccolissima impresa: un bene primario per tutti. Invece, i governi stanno arruolando migliaia di costosi “accertatori fiscali” che si scatenano sommando la loro azione a quella della recessione e della stretta creditizia.

E’ del resto palese che:
Tasse e contributi, per le imprese, costituiscono un costo di produzione - un costo elevatissimo.
Se un’impresa riesce a evadere il 30%, come mediamente fanno le imprese, significa che riduce i costi di produzione del 30%. Molte imprese riescono a stare sul mercato, nonostante i vari fattori negativi (costo e inefficienza della burocrazia, costo e scarsità del credito bancario, costo dell’energia, concorrenza straniera, ecc.) proprio grazie a questo risparmio.
Se il governo le impedisce di realizzare questo risparmio, l’impresa si ritrova con costi di produzione aumentati del 30%.

A questo punto, l’imprenditore si trova costretto a scegliere tra diverse opzioni, tutte distruttive per l’economia nazionale:
- aumentare i prezzi;
- chiudere l’impresa;
- trasferirsi all’estero;
- tagliare su investimenti e costi;
- passare al nero totale.

Più precisamente:
Se i costi di produzione aumentano del 30%, allora anche i prezzi devono aumentare del 30%. Il che si traduce in costi e servizi più cari del 30%. Per la gioia dei consumatori.
Ma se l’impresa in questione aumenta i suoi prezzi del 30%, quasi sicuramente non riuscirà più a vendere, uscirà dal mercato, e dovrà chiudere, licenziare, cessare la produzione, quindi smettere di pagare tasse e contributi che prima pagava. I suoi dipendenti rimarranno disoccupati, a carico della collettività. L’imprenditore, se può, trasferirà la sua attività in un paese straniero dove la tassazione è bassa e il costo del lavoro è pure basso - che so, la Slovacchia, la Romania, la Tunisia. Porterà con sé capitali, tecnologia, i suoi collaboratori più qualificati. E dall’estero farà concorrenza all’Italia, creando ulteriori difficoltà alle imprese che sono rimaste in questo paese. Ma questo è proprio ciò che moltissime imprese hanno già fatto e molte altre stanno facendo, e lo fanno soprattutto per le eccessive tasse italiane!

Alcuni imprenditori cercheranno di sopravvivere in Italia, riducendo il margine di profitto e tagliando le spese al massimo - ossia licenziando i lavoratori non indispensabili e rinunciando agli investimenti e all’innovazione, quindi destinandosi a diventare obsoleti in breve tempo.
Altri imprenditori decideranno di passare interamente al nero, all’evasione totale.
E in quanto all’altro grande ambito di evasione, ossia coloro che, pensionati o no, lavorano in nero, e coloro che fanno un doppio lavoro, e coloro che lavorano a tempo pieno con un contratto part-time.
Queste persone riescono a lavorare perché non pagano tasse né contributi sul loro lavoro nero. Se dovessero pagarli, il loro lavoro costerebbe d’un tratto il 90% circa in più tra tasse e contributi, e non sarebbe più conveniente. Alcuni (pensionati, pubblici dipendenti) non avrebbero nemmeno il diritto di fare il lavoro in questione. Perciò molti di questi lavoratori dovrebbero cessare l’attività, perdendo il relativo reddito. Ma questo reddito è spesso necessario a sostenere le spese di un mutuo, o dello studio di un figlio, o le rate di un leasing. Le conseguenze sono immaginabili.

Ovviamente, non è che i nostri ministri ignorino queste elementari considerazioni. Sanno benissimo che una lotta efficace all’evasione produrrebbe il collasso economico, non benefici per la collettività. Ma il loro fine è, appunto, molto diverso dal bene della collettività. È il bene dei loro mandanti. La Casta tende a massimizzare l’imposizione fiscale, non la quantifica secondo esigenze oggettive - crea queste esigenze in modo illegale per potersi impadronire del reddito dei cittadini, arricchirsi e ricattarli. Anche attraverso il signoraggio e l’indebitamento pubblico.

Del resto, l’evasione, nel Nord Italia, è mediamente del 13% - più bassa che in Germania, Austria e altri paesi concorrenti. Nel Sud, invece, supera il 50%. Ma i controlli si concentrano solo al Nord. Non nelle basi della mafia. Il vero scopo, non confessato ma facilmente constatabile, della campagna fiscale dell’ultimo governo Prodi, era costringere le numerosissime piccole imprese, soprattutto venete e lombarde, a chiudere, sia per eliminare una classe sociale che vota contro quella Casta politica, sia per fare spazio alle grandi imprese industriali, di servizi e alla grande distribuzione e alle publica utilità companies consociate alla politica, alle pseudo-cooperative. Ossia a tutto ciò che è gestito dai partiti statalisti e dai sindacalisti.In effetti l’elettorato della sinistra, che non brilla per informazione né per realismo, e che è legato a concezioni arcaiche dell’economia e dello Stato, crede che l’imprenditore si lasci spremere, quindi vota per queste politiche sbagliate. Invece l’imprenditore, soprattutto se possiede idee, tecnologie, e capitali, se ne va - pianta in asso l’apparato statale che gli mangia addosso, che lo mette in condizione di non poter investire, di non poter guadagnare. Le persone di mentalità statalista non hanno ancora capito che i capitali e le capacità emigrano. Licenziano, chiudono, emigrano e poi vanno a fare concorrenza dall’estero. Solo i più piccoli, i più deboli, i più vecchi, i meno dotati rimangono nonostante tutto.

Il Gazzettino di Rovigo di oggi dà notizia che ieri i militi della Guardia di Finanza hanno condotto una intensa lotta all’evasione fiscale controllando i bottegai e infliggendo sanzioni a 94 di loro per inosservanza degli obblighi circa gli scontrini fiscali (che, come sappiamo, sono emessi sempre o quasi, ma i clienti non li prendono o li buttano subito via). Capire che quella non è lotta all’evasione ma una presa per i fondelli da parte del regime della partitocrazia ladra e fedele agli interessi della finanza predatrice, è già evadere dall’idiozia.
04.03.09 - Marco Della Luna
[Articolo originale: http://marcodellaluna.info/sito/?p=82]

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