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giovedì 19 marzo 2009

CURZIO: le banche cedano le quote in Bakitalia


http://www.affaritaliani.it/economia/bankitalia_quadrio_curzio180309.html
Quadrio Curzio torna all’attacco: per ricapitalizzarsi le banche cedano le quote in Bankitalia

Alberto Quadrio Curzio ama la provocazione e se qualche giorno fa a Cernobbio aveva stuzzicato l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, sostenendo che ha ragione il ministro Giulio Tremonti sul fatto che se la crisi ha penalizzato meno i bilanci delle banche italiane il “merito” va anche al fatto che “i banchieri italiani non parlano inglese” (e quindi sono rimasti ai margini del “grande gioco” finanziario che è finito negli scorsi mesi con l’implodere sotto la massa delle sue stesse leve e dei suoi debiti ad alto rischio), ora rincara la dose sostenendo che se le banche italiane sono così dubbiose circa l’opportunità di chiedere i Tremonti-bond, sarebbe meglio che si rafforzassero patrimonialmente cedendo partecipazioni non strategiche come quelle in Banca d’Italia.
Un tema, quello della cessione del 94,6% del capitale di Via Nazionale in mano agli istituti e gruppi assicurativi privati, su cui si discute da tempo ma che pareva finito su un binario morto, perché rispetto al valore nominale di 0,52 euro per azione, le 300 mila azioni di Via Nazionale il problema era e resta quello di attribuire una valutazione congrua a dei titoli che per legge non danno comunque potere sulla governance e sull’indipendenza di Via Nazionale, sanciti dalla legislazione italiana e comunitaria e ribaditi dallo Statuto dell’istituto centrale.
Se basarsi sul valore nominale dei titoli non ha senso, altrettanto poco corretto sarebbe fare riferimento al patrimonio della Banca d`Italia (valutato attorno ai 20 miliardi di euro), frutto del signoraggio passato e appartenente alla collettività e dunque non certamente “regalabile” a istituti privati. Volendosi basare sugli utili incassati in passato dagli azionisti e attualizzandoli in base a un tasso di sconto al 5%, si arriverebbe ad una valutazione di circa un miliardo.
Le banche sostengono che il valore sia invece di almeno cinque volte superiore e dunque la distanza resta grande. Sia come sia in caso di vendita il gruppo Intesa Sanpaolo, primo socio con circa il 45% complessivo, incasserebbe dai 450 milioni ai 2,25 miliardi di euro, UniCredit (che complessivamente possiede il 30% circa di Via Nazionale) oscillerebbe dai 300 milioni al miliardo e mezzo, il Montepaschi col suo 2,5% incasserebbe tra i 25 e i 125 milioni, le Generali (6,3%) tra i 63 e i 315 milioni, Fondiaria-Sai (1,33%)tra i 13 e i 65 milioni, Bnl-Bnp Paribas (2,83%) tra i 28 e i 140 milioni.
Sia come sia, la “provocazione” dell’economista, dietro cui alcuni vedono un “suggerimento” dello stesso Giulio Tremonti, potrebbe risolvere alla radice i timori di un conflitto d’interesse che per quanto sempre negato rispuntano puntualmente all’esplodere di una crisi del credito, ossia proprio quando il ruolo di controllore dovrebbe essere più nettamente separato da quello dei controllati, soci o meno che siano. Dando inoltre concretezza alle previsioni della legge del 28 maggio 2005 (entrata in vigore il 12 gennaio del 2006) che ha riformato Via Nazionale prevedendo che la proprietà dei titoli in questione andasse trasferita entro tre anni allo Stato o ad altri enti pubblici.
Siamo dunque già fuori tempo massimo ed effettivamente si potrebbe cogliere l’occasione per chiudere la partita una volte per tutte. Purchè naturalmente si risolva il nodo-valutazione: ad essere troppo “generosi” con le banche si rischia di fare un regalo a spese dei contribuenti, e se le banche sono solide ed intendono utilizzare i Tremonti-bond come “cuscinetto” per dirla come Alessandro Profumo non si vede perché si debba procedere in tal senso.
Pagarle troppo poco non cambierebbe invece di una virgola il problema delle eventuali necessità di ricapitalizzazione e farebbe gridare allo scandalo. Nel frattempo il tempo passa e i nodi rischiano di venire gradualmente al pettine: speriamo dunque che la “provocazione” di Quadrio Curzio stavolta produca qualcosa di più che una reazione stizzita.
Luca Spoldi
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