Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

giovedì 30 aprile 2009

PANDEMIE. resistere al terrorismo mediatico


[fonte: www.disinformazione.it ]
Influenza aviaria. Testimonianza di una persona sopravvissuta alla spagnola del 1918
Il messaggio: se resistete al terrorismo mediatico avrete ottime possibilità che non vi accada niente.
Di Jon Rappoport - http://www.nomorefakenews.com
Traduzione a cura di Rinaldo Lampis - http://www.movimentoconsensus.org

Jon Rappoport ha trovato l’analisi più interessante della pandemia del 1918 in un libro di Eleanor McBean, Vaccination Condemned, scritto oltre 25 anni fa. La testimone riporta che per la Spagnola, i medici che non usarono farmaci furono quelli che ottennero anche il 100% di guarigioni. Ecco alcuni passaggi dal secondo capitolo del libro:
"Sono stata testimone oculare dell’epidemia del 1918.
I medici e tutte quelle persone che vissero l’epidemia d’influenza chiamata Spagnola sono concordi nel affermare che è stata la malattia più terribile che il mondo abbia mai visto. Anche uomini forti e in ottima salute potevano morire nell’intervallo di un giorno.
La malattia aveva le caratteristiche della peste nera, con l’aggiunta di tifo, polmonite, vaiolo e di quelle malattie contro le quali la gente era stata vaccinata alla fine della prima Guerra Mondiale.
Praticamente l’intera popolazione era stata inseminata con sieri tossici contenenti una dozzina o più di malattie. Quando quelle malattie iniziarono a manifestarsi tutte assieme, il risultato fu tragico.
La pandemia si trascinò per due anni, mantenuta viva dall’aggiunta di altri farmaci velenosi dispensati dai medici nel vano tentativo di sopprimere i sintomi. La mia personale osservazione è che la pandemia colpì solo le persone vaccinate. Quelli che rifiutarono le vaccinazioni non si ammalarono.
Anche la mia famiglia aveva rifiutato le vaccinazioni, così restammo sempre in buona salute. Sapevamo, dagli insegnamenti di Graham, Trail, Tilden e altri che non si può contaminare il corpo con veleni senza causare una malattia.
Quando l’influenza era al suo picco, tutti i negozi erano chiusi, come le scuole, gli uffici e le fabbriche. Anche l’ospedale era chiuso, dato che i medici e le infermiere che erano stati vaccinati furono colpiti dalla malattia. Era come vivere in una città fantasma.
Dato che non avevamo preso il vaccino, sembravamo essere l’unica famiglia nel vicinato a non avere l’influenza. I miei genitori andavano di casa in casa facendo il possibile per aiutare gli ammalati, poiché era impossibile ottenere le cure di un medico.
Se germi, batteri, virus o bacilli fossero stati la causa della malattia, questi avrebbero avuto tante opportunità d’attaccare i miei genitori, quando passavano molte ore nelle stanze degli ammalati. Ma non presero l’influenza e non portarono nessun germe a casa ad attaccare noi bambini. Nessuno della famiglia contrasse l’influenza, neanche uno starnuto, benché mi ricordo che quell’inverno la neve era alta in giardino.
Si è detto che l’epidemia uccise 20 milioni di persone in tutto il mondo. In realtà sono stati i medici a ucciderle, con i loro trattamenti crudi e mortali. Questa è un’accusa dura ma vera, a giudicare dal successo che ebbero invece quei medici che trattarono i malati senza usare alcun farmaco.
Mentre i medici ortodossi e gli ospedali stavano perdendo il 33% dei ricoverati, altri ospedali che seguivano terapie naturali, come Battle Creek, Kellogg e Macfadden stavano ottenendo quasi il 100% di guarigioni, usando terapie come la cura delle acque, il lavaggio del colon e diete che usavano cibi naturali. Un medico non perse un solo paziente in otto anni.
Se i medici ortodossi fossero stati così bravi come questi medici, non ci sarebbero stati quei 20 milioni di morti a causa dell’influenza. La malattia colpiva sette volte di più i soldati vaccinati che i civili non vaccinati, e le malattie dalle quali morivano erano quelle per le quali erano stati vaccinati, Un soldato che era ritornato dalla guerra mi disse che gli ospedali militari erano pieni di casi di paralisi infantile e mi chiese come fosse possibile che adulti possano contrarre una malattia che dovrebbe colpire solo i bambini.
Ora sappiamo che la paralisi è una conseguenza comune di avvelenamento da vaccino.
Tra i civili non ci furono casi di paralisi infantile se non dopo la campagna di vaccinazione del 1918»

Fine del passaggio. Jon Rappoport

Bibliografia
http://www.nomorefakenews.com
Da http://www.newmediaexplorer.org/sepp
Traduzione di Rinaldo Lampis
http://www.movimentoconsensus.org
Eleanor McBean, The Poisoned Needle - Suppressed Facts About Vaccination
http://www.whale.to/a/mcbean.html
Red Flags Weekly: Vaccines and Immune Suppression
http://www.redflagsweekly.com/conferences/vaccines/index.html
Autism: A Unique Type of Mercury Poisoning
http://www.intuitiveparenting.org/immunizations.html
http://www.whale.to/v/mercury2.html
J. A Simple Preventive and Therapy for Cardiovascular Disease (CVD). http://www.cqs.com/cvd.htm
Campbell J. Eradicate Sudden Infant Death Syndrome (SIDS) Now!
http://www.cqs.com/sids.htm
Campbell J. Lipitor, Neuromuscular Degeneration, and Recovery.
http://www.cqs.com/lipitor.htm
J. An Effective Natural Therapy for AIDS, Chronic Fatigue Syndrome (CFS), and Chronic Fatigue and Immune Dysfunction Syndrome (CFIDS).
http://www.cqs.com/aidstherapy.htm
Cathcart R. Vitamin C, Titrating to Tolerance.
http://www.orthomed.com/titrate.htm
Cathcart R. Preparation of Sodium Ascorbate for IV and IM Use.
http://www.orthomed.com/civprep.htm
Mercola J. The Truth About Cholesterol-Lowering Drugs (Statins),Cholesterol and Health. http://www.mercola.com/article/statins.htm
http://www.disinformazione.it/index.html
src="http://www.disinformazione.it/images/lampeggiantesx.gif

Se fossimo in America (dopo i primi cento giorni di Obama)

[fonte: http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=1309#more-1309 ]

bamboccioni, bamboccioni alla riscossa, Sivio Berlusconi, Barack Obama, più spendi più guadagni

Il ritornello è noto. E pure un po’ logoro. Marco Travaglio, per esempio, lo ripete spesso: se fossimo in America, i politici pescati con le mani nella marmellata si dimetterebbero al volo. Beppe Grillo, invece, ha cantato la stessa solfa qualche settimana fa a proposito di certi “prenditori” nostrani: negli Stati Uniti, Tanzi si sarebbe beccato 25 anni di galera. Mentre Michele Santoro, ex maoista ed ex penna di “Servire il popolo”, ci ha messo la classica ciliegina sulla torta. In occasione del terremoto in Abruzzo, pure lui, dagli schermi di RaiDue, ha rispolverato lo stesso refrain: fossimo in America, anzi in California, i soccorsi li avrebbero organizzati meglio. Parole che hanno dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che la caduta del muro ha sgretolato anche le certezze dei comunisti che furono. Ma non certi luoghi comuni sull’esistenza di una sorta di paradiso a stelle e strisce.

Eppure: se fossimo in America, forse ieri avremmo letto il New York Times. E ci avremmo trovato ben poco da stare allegri o di cui essere orgogliosi. E infatti, a quanto pare: il ministero del Tesoro del governo Obama ha inviato al Congresso, ovvero al Parlamento americano, una bozza di legge nuova di zecca. Materia: banche e istituzioni finanziarie colabrodo. Obiettivo: dare più poteri al governo per iniettare quattrini (dei contribuenti) nelle banche e nelle istituzioni finanziarie di cui sopra. Unico neo: la copia elettronica della legge in questione recava, stranamente, l’impronta dei computer dello studio legale Polk&Wardwell. Che sempre, stranamente, rappresenta molte banche e lobby di quell’industria finanziaria che dall’inizio della crisi dei mutui subprime ad oggi ha già succhiato trilioni (cioè migliaia di miliardi di dollari) dalle tasche dei soliti contribuenti americani poverazzi. Ma davvero, davvero? Oh-yeah.

Ma il bello - o il brutto - è che se fossimo in America, leggendo ieri il New York Times, non ci saremmo neppure stupiti più di tanto. Anzi: avremmo avuto l’impressione di un mezzo déjà vu.

Da bravi cittadini informati, infatti, ci sarebbero venute in mente le gesta di un signore chiamato Henry Paulson Jr. Che fino a pochi anni fa era amministratore delegato di una delle più grosse banche americane, la Goldman Sachs. E che poi - nel 2006 e per coincidenza - è diventato ministro del Tesoro dell’allora presidente Bush. Perchè ce lo saremmo dovuti ricordare? Perchè, guardacaso: Paulson - sempre per coincidenza e nel pieno della crisi dei mutui subprime (ad autunno 2008) - aveva pensato bene di mettere a punto una legge chiamata Tarp (sigla che sta per Trouble asset relief program). Materia: le solite banche e istituzioni colabrodo. Obiettivo: prendere 700 miliardi di dollari dei soliti contribuenti poverazzi e darli in mano a banche e istituzioni finanziarie di cui sopra. Unico neo: i contribuenti poverazzi per ora non hanno tratto grandi benefici da questo investimento. Ma, per esempio: Goldman Sachs - l’ex banca dell’ex ministro - sì. Perchè si è beccata 10 dei 700 miliardi di cui sopra. Più altri quattrini, sempre provenienti dalle tasche dei soliti contribuenti, ma passati attraverso le casse del gruppo assicurativo American international group. Esattamente i danari che aveva bisogno per evitare il fallimento. O la nazionalizzazione.

Risultato: fossimo in America, avremmo come l’impressione che banche e banchieri siano riusciti, per ora, nell’impresa di cadere in piedi. Ma con aiutini non proprio disinteressati e a spese degli altri. E per certo: sentiremmo l’odore sgradevole di quello che in italiano si chiama conflitto di interessi. Anzi, quella puzza la sentiremmo da un bel pezzo. Addirittura: fin dai tempi dell’amministrazione Clinton (quella, per la cronaca, di Clinton Bill, non di Clinton Hillary). Cioè dai lontani anni Novanta.

mercoledì 29 aprile 2009

Afghanistan: stupro delle donne o stupro di tutto un popolo?


N. Forcheri
Alla mail sotto contenente un articolo in cui la Sgrena si interroga sul Manifesto: "Dove sono coloro che spudoratamente nel 2001 avevano detto che si interveniva militarmente in Afghanistan per liberare le donne dal burqa?", comincio ad andare su di giri. Non solo per l'articolo in sé, che descrive come e perché Karzai abbia fatto passare una legge che permette lo stupro della moglie alla parte sciita della popolazione e altre privazioni di diritti delle donne, ma soprattutto per il sussulto di reazione e di velleità di azione che apparentemente la notizia ispira in tutta una serie di destinatari lunghissima. L'oggetto è: Diffondere ed attivarci.


Questa è la mia risposta:
A me stupisce il vostro stupore, oserei dire candore, per non dire che alla lunga tanta miopia stanca, irrita, fa imbestialire. E vien da chiedersi, quel poco che rimane della sedicente presunta sinistra, di due cose l'una: ci è o ci fa...?

Che cosa vi aspettavate da Karzai???

Karzai è uomo della Chevron Unocal Texaco, da cui è stato messo alla presidenza del paese per destabilizzarlo e fare piazza pulita dei talebani - i cattivelli che non hanno accettato di firmare il contratto di concessioni delle servitù di passaggio delle pipeline alla stessa multinazionale e che dal Caucaso - giacimenti immensi - dovevano passare da Afghanistan e Pakistan per andare ad alimentare il mercato cinese in crescita esponenziale ($$$$$) nel consumo di energia. E questo era il progetto dell'Unocal. Ed è per questo che siamo in Afghanistan, per gli affari della Chevron (che ha assorbito nel 2005 Unocal e Texaco).
Karzai, è stato per tanti anni consigliere dell'Unocal - non diversamente da Prodi sul libro paga della Goldman e consulente dell'Unilever.La decisione d'invadere l'Afghanistan è stata presa alla fine degli anni novanta, "consigliata" dall'Unocal, quando i talebani decisero appunto di non firmare il contratto di concessione dei diritti di passaggio (royalties). Se non avessero rifiutato, sarebbero diventati i nuovi sauditi dell'Asia - sono stati corteggiati dall'Unocal - e chissenefrega dei diritti della donna dell'uomo e del bambino e chissenefrega della democrazia, solo una facciata per potere andare a inculare gli altrui mercati e ciulare le altrui risorse.... tutta propaganda. E qua c'è una seduta del Congresso US (http://www.antimafiaduemila.com/content/view/1808/48/ ) dove il vicepresidente dell'Unocal, Maresca, parla nel febbraio del 1998 della necessità di spazzare via il regime talebano perchè appunto poco "friendly" con il business dell'Unocal, snocciola ai deputati le enormi potenzialità energetiche che offre il Caucaso e illustra loro le ragioni geopolitiche del passaggio "obbligato" dall'Afghanistan. Sono progetti a lunghissimo termine, che questi pachidermi gonfiati, fanno anche su 50/70 anni. Progetti di rendite monetarie in monopolio, come i pedaggi autostradali ma senza strade alternative per la preziosa energia...Non solo interesse per le royalties ma anche per il controllo della produzione di droga, per conto delle due facce della stessa medaglia/sistema: società bancariopetrolifere e malavita organizzata. Dietro a tutto ciò vi è la truffa monetariofinanziaria. Non per niente si parla di eurodollari.L'invasione dell'Afghanistan è stata pianificata dunque prima dell'11/9, attentato a sua volta pianificato come "inside job" previsto piu o meno nel documento dei neocon teocon PNAC sul riarmo fino ai denti per la supremazia $USA nel mondo - Rebuilding the American Defense - dove si parla di una nuova Pearl Harbour, come scusa per:
1. imporre il Patriot Act, legge restrittiva delle libertà personali, che ha posto le basi secondo Loretta Napoleone, massima esperta di sistemi economici mondiali e terrorismo, all'attuale crisi finanziaria che altro non è che una frode pianificata a livello globale.
2. invadere quei paesi recalcitranti - come Afghanistan e Irak - con la scusa del terrorismo, quei paesi appunto dove i governanti non si piegano ai desideri delle multinazionali occidentali (Saddam e talebani).

In altri paesi in genere è facile corrompere con le banconote carta straccia (vedi Georgia ad es) ma i talebani essendo dei "puri e duri", ci voleva una invasione nelle regole dell'arte. Saddam invece voleva sganciarsi dal petrodollaro per vendere il barile in euro agli europei. Obiettivo ultimo: un nuovo ordine mondiale con una moneta unica di cui deterrebbe il potere uno sparuto gruppo di mandanti. Per arrivarci poco importa se bisogna eliminare un po' di persone in sovrannumero o ridondanti. Carestie, siccità, guerre, OGM, e infine pandemie. Debito spalmato su tutti a vantaggio di qualche azionista incrociato in conflitto di interesse con le solite banche canaglia - goldman sachs, barclays, morgan, citi, royal bank of scoltand, bank of england, axa, dexia, bnpbaripas, santander, crédit agricole, ing, chase, hsbc, deutsche bank, american bank, unicredit ecc ecc... Ma tutte le banche sono diventate canaglia, poiché il sistema le mette davanti alla scelta: o mangiare questa minestra (diventare canaglia) o saltare dalla finestra (sparire in una fusione acquisizione o in un fallimento pilotato). Il "sistema" è tutto l'apparato legislativo governativo che è imposto dalle banche.

Le invasioni si faranno sempre di piu un po' ovunque con la scusa dell'assistenza umanitaria o della peace keeping... in zone dove i ribelli che non vogliono piegarsi vengono considerati terroristi e i loro governanti, dittatori. In Italia prendono la forma di un aumento delle basi NATO USA su tutto il territorio, dell'aumento esponenziale del debito pubblico, prossimamente dell'obbligo di vaccino per tutti, con punizione per chi non ottempera, restrizioni delle libertà ecc ecc. Negli USA, vi sarà "la quarantena", sorta di campo profughi o campo di concentramento di cui esistono molti esemplari in vista dell'evento (una pandemia, sarà questa?). Già sono previste delle "esercitazioni".

Fantascientifico? Forse ma la realtà supera spesso la fantascienza. Da un anno parlo in giro della truffa monetaria e presento la moneta locale. Questa sera l'argomento è finalmente arrivato in prima serata con Rebus (Odeon TV). Insisto perchè dobbiamo avere velocità di risposta e visione lucida di quel che ci aspetta. No, Karzai non ha fatto passare questa legge per ottenere i miseri consensi del dieci per cento della popolazione sciita come dice la Sgrena, lo ha fatto per dividere il paese perché questo è il modello utilizzato dagli americanosionisti - divide ut impera - per penetrare i mercati ostili: l'hanno fatto nei balcani, lo hanno fatto in Irak, lo stanno facendo in Palestina dove non riuscendo a dividerli etnicametne, li hanno divisi fisicamente tra Gaza e Cisgiordania e i vari muri. Lo hanno fatto anche in Rwanda, lo hanno fatto nel passato nel Sudafrica (gli olandesi) ecc ecc. Io questo metodo lo chiamo "etnicizzazione della legge": non è più la legge del suolo che primeggia ma la legge del sangue. Niente di piu razzista e di più pericoloso. E la cricca di Soros and co sta cercando di imporcelo anche in Italia con la legge etnica per i rom, ad esempio, e tra un po' con la legge musulmana del diritto di famiglia come sta già succedendo in Inghilterra, in Belgio (dove ho visto tanti Burqa per la strada) dove si accetta la poligamia, dove si accetta che le femminucce musulmane non facciano ginnastica o non seguano lezioni scientifiche ecc ecc. E dirò di più, a Karzai che gliene frega di perdere consensi, se compie la mission voluta dai suoi datori di lavoro, si ritirerà a vita privata sommerso da un bonus che il nostro Cimoli a confronto sbiancherà d'invidia; se invece, puta puta caso, per improbabile eventualità fosse preso da un sussulto di umanità e di amor patrio, finisce come la Butto.

Quel che mi fa ridere - amaro - è che lo sparuto movimento che si considera di sinistra insorge - adesso - se si toccano ai diritti delle donne in Afghanistan, mentre bisognava insorgere PESANTEMENTE contro l'invasione stessa dell'Afghanistan. Che io sappia la "sinistra" al governo non si è mai opposta a quell'ignobile guerra sempre scambiata per una missione di pace. Perchè, quando si uccidono donne e bambini, quando si privano le popolazioni della loro dignità o della possibilità all'autosostentamento come in Irak e Palestina, quando si impongono OGM, gli si rubano le terre, gli si ruba l'acqua, gli si deturpa il territorio e gli si rubano tutte le risorse, si impone la monocultura da esportazione (papavero in Afghanistan), si accentuano le differenze etniche corrompendo/favorendo gli uni contro gli altri, quando si privano le persone delle loro identità culturali, quando si buttano bombe al fosforo o si massacrano popolazioni intere, impoverendole e indebitandole, non è altrettanto grave se non di piu che attentare ai diritti delle donne??? Voi guardate lo stupro della donna e non avevate visto che la guerra in Afghanistan è un enorme stupro collettivo. Questo fa la sinistra, scorge un dettaglio e non vede il quadro intero.

Che diritti pensate che abbiano gli uomini di quelle donne, a parte stuprarle, se non scegliere tra morire lottando contro l'invasore, o uccidere i loro simili al soldo del mafioso in giacca e cravatta rappresentante degli azionisti della Chevron and co, Karzai, pedina della mafiomassoneria internazionale e il cui fratello dirige e controlla la produzione di stupefacenti del paese? Che diritti pensate che abbia un uomo privato di tutto, del pane, dell'acqua, della terra, di una vita normale senza la guerra e disprezzato nella sua identità più profonda?
Perché non parlare oltre che dei diritti delle donne, di quello di tutti gli uomini? Perché vedete, affrontare unicamente i diritti delle donne in quel di Afghanistan senza parlare dei diritti degli uomini e dei diritti degli afghani in genere di vivere nella loro terra senza essere invasi da un esercito straniero, è come accettare l'invasione, chiamarla missione di pace e normalizzarne il contesto.
Adesso che vogliamo fare, criticare il berlusca o frattini - criticabilissimo in genere per carità - per il diritto delle donne in Afghanistan???
Scommettiamo che adotterà la stessa linea politically correct del Guardian?
Quand'è che questo paese la smetterà di SCIMMIOTTARE GLI INGLESI?
Facciamo piuttosto una pesante campagna
PER RITIRARCI DALL'AFGHANISTAN E PER STACCARCI DALLA NATO.
PER RICUPERARE LA SOVRANITA MONETARIA o per lo meno la verità sulla moneta
PER RISTABILIRE UNA STAMPA LIBERA
Nicoletta Forcheri

ARTICOLO SGRENA
AFGHANISTAN. GIULIANA SGRENA "Diritti delle donne,
Hamid Karzai peggio dei taleban" [Il Manifesto 01-04-09]

Dove sono coloro che spudoratamente nel 2001 avevano detto
che si interveniva militarmente in Afghanistan per liberare le
donne dal burqa?

Naturalmente era stata solo una battuta di pessimo gusto, ma non avremmo
mai immaginato che Hamid Karzai, l'uomo installato a Kabul dagli americani al posto dei taleban, avrebbe sfidato i suoi predecessori nell'umiliare le donne con una legge che legalizza lo stupro in famiglia, oltre che impedire loro di uscire di casa senza il permesso del marito. Cosa diranno i paesi donatori dell'Afghanistan riuniti ieri all'Aja? Continueranno a finanziare o a romettere soldi a un regime che non ha nulla da invidiare a quello dei taleban? E soprattutto il governo italiano, incaricato di assistere l'Afghanistan nella ricostruzione del sistema giudiziario, avallera' questa ennesima brutale violazione dei diritti umani, magari con il pretesto di ispettare la loro cultura?

Una nuova legge che regola i rapporti di famiglia per gli sciiti, gia' firmata dal presidente Karzai il cui contenuto e' stato anticipato da fonti Onu e ripreso dal quotidiano britannico "The Guardian", legalizza lo stupro all'interno della famiglia: la donna non potra' rifiutarsi di
avere rapporti sessuali con il marito. Inoltre, nella legge sarebbe contenuta una norma che impedisce alla donna di uscire di casa senza il permesso del marito per studiare, cercare lavoro o andare dal medico.
Infine, in caso di divorzio la custodia dei figli e' affidata al padre o al nonni. La legge "e' peggiore di quella dei taleban", e' stata la reazione di Humaira Namati, parlamentare.

In questo caso sono gli sciiti, che secondo la costituzione possono avere un codice della famiglia diverso dalla maggioranza sunnita, a sfidare l'oscurantismo dei taleban nei confronti delle
donne. Quando si tratta di eliminare i diritti delle donne si puo' tranquillamente violare la parita' tra i sessi prevista dalla costituzione afghana e dalle convenzioni internazionali ottoscritte dal governo di Kabul. Del resto l'Afghanistan non e' l'unica eccezione, purtroppo. La legge e' stata approvata con insolita rapidita' e con scarsa discussione - l'unico miglioramento pare sia stato l'aumento da 9 a 16 anni dell'eta' da matrimonio - denunciano diverse deputate afghane. Mentre Soraya Sobbrang, capo degli affari delle donne nella Commissione afghana ndipendente dei diritti umani, accusa il silenzio dell'Occidente "disastroso per i diritti delle donne in Afghanistan". La rapidita' e la clandestinita' con cui Karzai ha fatto passare la legge e' dettata da motivi elettorali in vista del voto presidenziale di agosto.
Visto il suo calo di popolarita' e anche di appoggio internazionale, evidentemente nell'estremo tentativo di guadagnare voti il presidente ha cercato con questa legge di ingraziarsi l'elettorato
sciita costituito sostanzialmente dalla comunita' hazara, circa il 10% della popolazione, oltre che dell'Iran. Infatti la nuova legge era auspicata da Ustad Mohammad Akbari, parlamentare e leader del partito hazara, il quale ha dichiarato:
"Uomini e donne sono uguali nell'islam ma ci sono differenze nel modo in cui uomini e donne sono stati creati. Gli uomini sono piu' forti e le donne sono un po' piu' deboli; anche in Occidente
non si vedono donne pompiere".

Con la nuova legge oscurantista forse Hamid Karzai potra' persino piu' facilmente convincere i taleban "moderati" della sua buona "fede" e offrire loro quella "onorevole forma di riconciliazione" auspicata dalla segretaria di stato Usa Hillary Clinton. Speriamo tuttavia che la protesta dell'Unifem (Fondo delle Nazioni Unite per lo sviluppo delle donne) per la nuova legge giunga anche all'Aja e non lasci indifferenti i rappresentanti dei paesi donatori. E speriamo che la risposta non sia la stessa ipocrita di un diplomatico occidentale a Kabul, ripreso dal "Guardian", "sara' difficile cambiare la legge perche' entriamo in un terreno in cui possiamo essere accusati di non rispettare la cultura afghana". Quella dei fondamentalisti, mentre si puo' tranquillamente ignorare quella delle donne che chiedono il nostro aiuto.

martedì 28 aprile 2009

FRODE DERIVATI: quando la realtà conferma i complotti






Il Corriere della Sera, Martedì 28 aprile 2009

L’inchiesta. Nel mirino Deutsche Bank, Jp Morgan, Depfa Bank e Ubs. L’azione replicabile in tutta Italia
Caso derivati, banche sotto sequestro
Sigilli a sedi, quote e conti dopo il «buco» al Comune di Milano

MILANO — Fossero dotati di humour, adesso in Procura potrebbero parodiare una delle proverbiali intercettazioni cap­tate anni fa in tutt’altre indagi­ni economiche: «Abbiamo una banca!». Perché da ieri, in sen­so quasi letterale, la Procura di Milano ha davvero una banca (il 25% della spa italiana della tedesca Deutsche Bank), e an­che la sede di una banca (quel­la dell’americana Jp Morgan nel Palazzo Hoepli), e cespiti di una banca (conti per 8 milioni nella tedesca Depfa Bank, altre attività nella svizzera Ubs). Tut­ti beni che il giudice Giuseppe Vanore ha autorizzato il pm Al­fredo Robledo a sequestrare, per la prima volta in Italia, fino a un tetto di 92 milioni di euro per Jp Morgan e Depfa Bank, di 84 per Deutsche Bank, di 75 per Ubs: istituti indagati per truffa aggravata ai danni del Co­mune di Milano nella rinegozia­zione del debito di Palazzo Ma­rino con prodotti finanziari «derivati», cioè contratti per ge­stire il rischio di tasso d’interes­se.

Il sequestro preventivo, che raccoglie il lavoro del Nucleo di polizia tributaria della Gdf, poggia su una novità che, se reggerà al Tribunale del Riesa­me, potrebbe essere replicata in tutta Italia indipendente­mente dall’aleatorio andamen­to del mercato di questi prodot­ti finanziari piazzati a iosa dalle banche (per 35 miliardi di eu­ro) a 18 Regioni, 44 Province e 447 Comuni, con passività per lo Stato in 2 miliardi. L’idea di fondo, infatti, è che il primo raggiro delle banche al Comu­ne sia avvenuto quando, nella veste di consulenti, avrebbero violato la legge 448 del 2001 che subordina queste operazio­ni alla riduzione del valore fi­nanziario delle passività totali a carico dell’ente: al contrario, le banche avrebbero rinegozia­to il debito tacendo l’esistenza di un «derivato» stipulato dal Comune nel 2002 con Unicredi­to, che non poteva essere igno­rato perché onerosamente col­legato a mutui rinegoziati.

A ruota, le banche avrebbero praticato un secondo raggiro, stavolta nella struttura scelta per ammortare il debito del Co­mune sia nel 2005 (giunta Al­bertini) sia nel contratto dell’ot­tobre 2007 (già sotto la giunta Moratti). La regola è che, quan­do due parti stipulano un con­tratto derivato, devono essere nelle medesime condizioni e dunque il valore delle presta­zioni deve essere pari a zero; se così non è, chi è in vantaggio deve ricostituire in partenza l’equilibrio dando a chi è in svantaggio un pagamento pari alla differenza. Invece, nel rap­porto banche-Comune la strut­tura del contratto — secondo quanto calcolato dal consulen­te del pm, Gianluca Fusai — de­terminava già in partenza uno squilibrio tra i due contraenti, e cioè 52 milioni di euro di per­dita finanziaria a carico del Co­mune, dovuta a condizioni con­trattuali che avvantaggiavano già in partenza le banche: esat­tamente il contrario del vantag­gio di 55 milioni di euro che le banche rappresentavano inve­ce al Comune. E qui c’è la base del sequestro: la Procura assu­me infatti che questa perdita del Comune costituisca di per sé e subito un profitto per le banche talmente concreto e at­tuale che gli istituti lo iscrivo­no a bilancio come valore effet­tivo, lo possono vendere e com­prare, lo pongono a base di mu­tui.

Alle banche è addebitato un terzo raggiro: aver violato i doveri di correttezza imposti lo­ro proprio dalla legge inglese «Fsa» che esse avevano voluto regolasse i contratti con il Co­mune, e in particolare aver ma­novrato per spingerlo a rinun­ciare (senza che se ne avvedes­se) a tutta una serie di preziose protezioni contrattuali di cui avrebbe in teoria dovuto e po­tuto godere nella sua veste di ente pubblico territoriale.

Il Comune è parte lesa, ma le 4 banche e i loro 12 manager già da mesi sotto inchiesta so­no indagati in concorso con due ex manager comunali: il di­rettore generale nell’era Alberti­ni, Giorgio Porta, al quale sono sequestrate (fino a teorici 81 milioni) una casa a Milano e una a Courmayeur, e l’allora componente della Commissio­ne tecnica Mauro Mauri, che ve­de sotto sigilli (per teorici 52 milioni) la sua quota di una ca­sa in Lomellina.


lunedì 27 aprile 2009

Influenza delle 5. Captain Trips o Captain Tamiflu?


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Quando si parla di influenza, di pandemia per la precisione, non c’è appassionato di fantascienza che non ricordi il bellissimo* “The Stand” di Stephen King. Un romanzone apocalittico dove una forma di influenza, prodotta in laboratori governativi, scappava di mano e faceva fuori il 90% della popolazione mondiale. Veniva ribattezzata, dai pochi superstiti, Captain Trips.

Da qualche anno anche nella vita reale ci toccano periodici allarmi pandemia, tutti ricordiamo la SARS e l’influenza aviaria. Quella odierna è spuntata dal nulla alle ore 5 pomeridiane di venerdì scorso. Un attimo prima non c’era spazio per altro che il 25 Aprile, il terremoto, le polemiche, e un attimo dopo la pandemia saltava ad occupare tutte le prime pagine in Italia e nel mondo. Strano, perché un’epidemia non scoppia nel giro di tre secondi come un attacco terroristico o un terremoto: si fa largo con maggior calma, con notiziole qui e là che aumentano insieme alla preoccupazione e al propagarsi del contagio.

Tant’è. Allarme subitaneo, diffusione che pare allargarsi a mezzo mondo, alla Nuova Zelanda, alla Spagna, dall’originario Messico, titoloni drammatici e sostanziale inazione da parte dei governi. Insomma, nessuno pare muovere un dito per contenere la pandemia. “Mica si possono chiudere le frontiere, che ne sarebbe dell’economia?” qualcuno sostiene. Morire per l’economia è persino peggio che morire per Danzica, potremmo obiettare noi.

Qualcosa fanno, invece: si premurano di farci sapere che il Tamiflu funziona ed è tutto sotto controllo. E’ la terza volta di seguito che scoppia la “pandemia”, e che l’allarme rientra non appena mezzo mondo ha fatto il pieno di Tamiflu, governi e cittadini. Dalli e dalli, ammettiamolo: la faccenda puzza. Anche e soprattutto perché è comprovato che il Tamiflu è una mezza bufala, che è addirittura deleterio specialmente sui bambini, che guarisce poco o nulla, e che la Roche meditava di ritirarlo del tutto dal commercio per manifesta inutilità proprio prima che cominciasse la catena di allarmi pandemia. Verrebbe da dire vabbè, compriamoci tutti sto benedetto Tamiflu così ci lasciano tranquilli con le pandemie per un altro paio d’anni.

Stavolta non è solo la Roche a godere per l’allarme, però. Ci sono anche un paio di aziende biochimiche che venerdì scorso hanno visto balzare all’insù il valore sul listino. Dichiarano di essere in grado di approntare un vaccino per l’influenza suina in appena dodici settimane, ce ne avevano giusto lì uno ai trials, basta impacchettarlo e voilà, un paio di miliardi di dosi ce le vendono volentieri. Non capita mai però con l’AIDS o il tumore, guarda tu che sfiga.

* Il film è invece una boiata pazzesca, risparmiatevelo.

OGM: il papa li scomunica ma il Vaticano li benedice

di Luca Fazio - 24/04/2009

Fonte: Il Manifesto [scheda fonte]


Il prossimo 15 maggio, con un convegno pilotato, la chiesa diventa sponsor ufficiale delle multinazionali

Gli Ogm fanno miracoli, persino dove uno meno se l'aspetta. In Vaticano, per esempio, dove la parola di papa Benedetto XVI, grazie a qualche innesto geneticamente modificato, rischia di contare meno del due di picche. Apriti cielo... Perché se Joseph Ratzinger predica bene, Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della pontificia accademia delle scienze, razzola male. Il primo lo conosciamo, ma forse pochi ricordano che lo scorso 19 marzo è andato in Africa per presentare un documento preparatorio al Sinodo speciale africano, e che il paragrafo 58 suonava come una campana a morto per le multinazionali del biotech. Il papa non è uno che le manda a dire. «La campagna di semina di organismi geneticamente modificati che pretende di assicurare la sicurezza alimentare - si legge nel testo - non deve far ignorare i veri problemi degli agricoltori: la mancanza di terra arabile, di acqua ed energia, di accesso al credito, di formazione agricola...». Più chiaro di così c'è solo che «questa tecnica rischia di rovinare i piccoli coltivatori e di sopprimere le loro semine tradizionali rendendoli dipendenti dalle società produttrici di Ogm» - è sempre il papa che parla, e di materia vivente. Una svolta. Eppure, visto come si stanno mettendo le cose in Vaticano, pare che sua eminenza Marcelo Sanchez Sorondo abbia già pianificato una «controriforma» targata Monsanto. Lui impazzisce per gli Ogm, al punto che dopo la bocciatura papale in terra d'Africa, ospite del forum di Confagricoltura a Taormina, si è sentito obbligato a smentire sua santità, o meglio a rettificare il suo pensiero per farsi comprendere dai mortali che l'avrebbero male interpretato. L'arrampicata sulle vetrate ha conosciuto passaggi scivolosi. Per esempio, «do ragione alla modernità di papa Benedetto quando dice che bisogna allargare la ragione, non ci sono rischi ma c'è un problema di giustizia...». E ancora: «Il papa ha solo consegnato un documento di lavoro, oltretutto non ha parlato di Ogm, ma di sfruttamento da parte delle multinazionali». Insomma, i maligni sarebbero fuori strada. Senonché, proprio monsignor Sanchez Sorondo dal 15 al 19 maggio farà gli onori di casa a una cinque giorni di convegno completamente schierato con le multinazionali del biotech, all'ombra del cupolone. L'organizzatore è un'autorità indiscussa, si chiama Ingo Potrykus ed è il «padre» del leggendario golden rice, il riso arricchito di beta-carotene e vitamina A che secondo gli scienziati di Syngenta potrebbe far impallidire il mito della moltiplicazione dei pani e dei pesci. La multinazionale svizzera avrà un posto in prima fila al convegno, così come Monsanto, tra gli sponsor della svolta scientifica del Vaticano. Mario Capanna, presidente della Fondazione Diritti Genetici, che come altre associazioni indipendenti non è stata invitata, contesta la scientificità di una scelta che compromette il patrimonio agricolo mondiale. Ma questo approccio, considerata la sede, potrebbe non essere del tutto convincente. Forse ci vorrebbe un miracolo.

domenica 26 aprile 2009

IRAK: balcanizzazione e apartheid. NF


Quello che trovo di una inaudita violenza è l'ignoranza e la vigliaccheria di chi si accoda sempre dietro al piu forte un po' come chi vedendo un avvoltoio prender parte a un bottino, se ne sta in disparte con la saliva in bocca, disprezzando nel modo piu animalesco possibile la vittima; oltre ai danni immani, di cui la decenza umana richiederebbe un silenzio dignitoso, la beffa della stigmatizzazione o di chi deride colpevolizzandoli gli stessi iracheni per avere subito prima la dittatura di Saddam e poi questa indecente ignobile ipocrita cruenta invasione colonizzazione degli USA.

Chi ragiona da vigliacco e con gli istinti più animaleschi - certa massa pavloviana - non vede che la soluzione proposta è il male, e che tutte queste interferenze partono dal presupposto del tutto letale che in quanto Occidente siamo superiori e possiamo permetterci di dare lezioni di "democrazia" agli altri popoli fino a invaderli e occuparli permanentemente per dargli una lezione. I vari esperimenti di Pavlov sono frutto del regime poliziesco/propagandistico a casa nostra.

Per l'Iraq, i diavoli ai piani alti hanno deciso - come fanno ovunque nel mondo Italia compresa - di mettere gli uni contro gli altri, spartendo l'Irak in diverse zone e dando ad una "etnia" - se etnia si può chiamare una diversa corrente della stessa religione - una area senza pozzi petroliferi. Come vedete il giochetto continua. Da una parte si finanziano etnie con aspirazioni ad avere uno Stato in modo tale da destabilizzare un paese preso di mira, creando nel contempo una balcanizzazione - l'esempio della spartizione della ex Jugoslavia è esemplare; e se non ci sono etnie, si antagonizzano correnti religiose o religioni vissute pacificamente per millenni; in assenza di differenze religiose, si incoraggiano le guerre tra poveri, si invade un paese di immigrati clandestini, ecc ecc.

Si finanzia nel contempo l'inevitabile conseguente "rivolta" popolare, spacciata poi per terrorismo e il gioco è fatto. E' il paradigma occidentale per dominare e controllare un paese, previa la fragilizzazione premeditata dell'area a cui poi l'Occidente, fingendosi liberatore, porterà la finta soluzione che è in realtà il vero scopo dei criminali dalla pelle bianca e gli occhi azzurri. Dietro a questa opera di destabilizzazione vi sono sempre interessi e programmi di multinazionali petrolifere (da cui derivano le farmaceutiche gli OGM l'agroalimentare la plastica) saldamente connesse alla truffa monetaria globale. Nel modello Balcani, il passaggio delle pipeline; in Afghanistan, il traffico degli stupefacenti e le pipeline della Chevron; lo Stato "etnico" d'Israele che come a suo tempo il Sudafrica, paese ricco di minerali, ha creato l'apartheid, per acqua e gas; è lo stesso modello - sponsorizzato da Soros - della legge "etnica" su misura per i Rom in Italia, delle campagne denigratorie sull'Italia "razzista" per destabilizzare un paese, il nostro e costringerci ad accettare "leggi etniche", cioé la legge del sangue che destabilizzi quella del suolo.

Lo stesso giochetto è funzionato in Rwanda dove i "bianchi" avevano privilegiato una etnia al potere rispetto all'altra - donde il genocidio -; in Sri Lanka o nello stesso Afghanistan dove certa jihad era creatura occidentale in chiave antirussa mentre i talebani, corteggiati per diventare i nuovi sauditi dell'Asia, sono diventati terroristi quando hanno rifiutato di firmare l'accordo per le pipeline in Afghanistan ; e in tutti quei paesi dove fazioni musulmane vengono rifocillate e finanziate dall'occidente o dagli americani per creare instabilità - in chiave antirussa o ultimamente anticinese - vedi la Somalia, vedi il Congo - e ottenere complicità locali e carne da cannone a buon mercato. Oppure in Georgia e in altri paesi dove vengono finanziate - con fiat money - rivoluzioni arancioni in chiave antirussa. Divide ut impera; e ci sono ancora le masse che abboccano alla propaganda.
Nicoletta Forcheri

[fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=5826&mode=thread&order=0&thold=0 ]

IRAQ: LASCIATE CHE SIANO I NUMERI A PARLARE

Postato il Sabato 25 Aprile 2009 (19:00) di marcoc



DELLA DR.SSA NAJI AL AZZAWI
BRussell's Tribunal

Cari amici,

sono orgogliosa di essere una scienziata e una ricercatrice. Ho costruito la mia carriera su teorie e numeri. Come docente insegno ai miei studenti che tutto si basa sulla scienza, tutto ha una ragione. Perciò mi sento sempre frustrata quando mi ritrovo soverchiata dai sentimenti su alcuni argomenti specifici.

Uno di questi argomenti è l'occupazione del mio paese, l'Iraq. Su questa materia trovo che non riesco a essere spassionata. Non riesco a essere la ricercatrice e l'osservatrice e discutere senza sentimento o emozione, come ci si aspetta da me a volte. Mi trovo a fare ricerca sui danni causati dalla guerra e dall'occupazione, e la mia mente freme di rabbia, i miei occhi bruciano di lacrime disperate per la situazione del mio paese.

Sei anni sono passati dall'attacco e il dolore è fresco e tagliente come lo era nel Marzo del 2003. Quest'anno ho deciso di guardare la cosa da scienziata. Non attacchero la questione con l'emozione. Lascerò che i numeri parlino da soli. Quest'anno mi rilasserò e farò la parte dell'analista, della ricercatrice, su questo argomento che è il più vicino al mio cuore.

Sei anni di occupazione:

- 72 mesi di distruzione.

- $607 miliardi spesi per la guerra.

- 2 milioni di barili di petrolio venduti ogni giorno.

- 2 milioni di iracheni profughi all'interno del paese.

- 3 milioni di iracheni costretti a lasciare il paese.

- 2615 professori, scienziati e dottori uccisi a sangue freddo.

- 338 giornalisti uccisi.

- $13 miliardi sprecati dall'attuale governo iracheno.

- $400 miliardi necessari per ricostruire le infrastrutture irachene.

- 3 ore di elettricità in media al giorno.

- 24 autobombe al mese.

- 7 grandi organizzazioni mafiose che gestiscono il paese.

- 4260 americani morti.

- 10000 casi di colera ogni anno.

- 50 amici miei uccisi.

- 22 miei parenti uccisi.

- 15 rapimenti di parenti stretti e di persone che conosco e amo.

- Almeno 1.3 milioni di iracheni morti dall'inizio del 2003.

Sei anni di occupazione e in qualche modo i numeri non migliorano. Anno dopo triste anno il numero dei morti e dei profughi cresce mentre continuiamo a raccogliere i frutti dell'occupazione americana del nostro paese.

Perciò i numeri parlano da soli. Sei. Sei mesi è ciò che è servito a gran parte degli iracheni per capire che nulla di buono poteva venire da questa guerra e occupazione. Sei anni è quanto è servito al resto del mondo. Sei anni, sei milioni di iracheni profughi dentro e fuori l'Iraq, ben più di un milione di iracheni morti o morenti all'interno del paese.

Come scienziata, come ricercatrice, è un disastro che non sarà mai documentato a sufficienza con numeri e parole. Come ricercatrice, i numeri sono così pazzeschi che ritorniamo sui nostri passi e li ricalcoliamo per assicurarci che siano veri. Come irachena, è qualcosa che fa ribollire di rabbia. I numeri e le statistiche mi riempiono di rabbia e vergogna che fanno palpitare il mio cuore e ribollire il mio sangue. E' una rabbia verso tutti coloro che sono silenziosi e incuranti, e vergogna per il poco che tutti stiamo facendo.

Souad N. Al-Azzawi
Professore Associato,
Baghdad, Iraq
26 Marzo 2009

La Dr.ssa Souad Naji Al-Azzawi è ex vice-presidente della Mamoun University of Scientific Affaires; ex professore di ingegneria ambientale alla Baghdad Univ., vincitrice nel 2003 del Nuclear-Free Future Award per il suo lavoro sulla contaminazione ambientale dopo la Guerra del Golfo in Iraq. Ha pubblicato 50 articoli sulla gestione di rifiuti pericolosi e sulla contaminazione radiologica causata in Iraq dalle armi all'uranio impoverito.

Essenziali studi e articoli della Dr.ssa Souad Naji Al-Azzawi pubblicati dal BRussells Tribunal:

* Depleted Uranium Radioactive Contamination In Iraq [PDF]- (“Contaminazione radioattiva da uranio impoverito in Iraq”, Agosto 2006).

* Deterioration of Iraqi Women's Rights and Living Conditions Under Occupation [PDF] - (“Deterioramento dei diritti delle donne irachene e delle loro condizioni di vita sotto l'occupazione”, 19 Dic. 2007).

* Crimes of the Century: Occupation & Contaminating Iraq with Depleted Uranium [PDF] - (“Crimini del secolo: occupare e contaminare l'Iraq con l'uranio impoverito”, 15 Giugno 2008).


Titolo originale: "Let the Numbers Speak"

Fonte: http://www.brusselstribunal.org/
Link
26.03.2009

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

sabato 25 aprile 2009

CENSURA: dopo Santoro tocca alla Gabanelli, deferita al comitato etico


[fonte: http://www.giornalismoblog.it/blog/2009/04/20/rai-dopo-santoro-tocca-alla-gabanelli-deferita-al-comitato-etico-e-la-censura-rai-finisce-al-consiglio-deuropa/ ]
E la censura Rai finisce al Consiglio D’Europa
Scritto Lunedì 20 Aprile 2009 da Andrea Tirone

Gabanelli come Santoro.
Dopo le polemiche sulle puntate di “Annozero” dedicate al terremoto d’Abruzzo, ecco la notizia che la conduttrice di “Report”, Milena Gabanelli, sarebbe stata deferita al Comitato Etico della Rai per la puntata di Report della settimana settimana scorsa, dedicata alla “social card” e ai costi enormi che questa sarebbe costata alle casse dello Stato. L’inchiesta sembra non sia piaciuta al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervistato durante la puntata, che avrebbe sollevato in prima persona la questione al Comitato etico della televisione di Stato. E così, dopo le sanzioni dell’azienda di Viale Mazzini a Michele Santoro e al vignettista Vauro Senesi, la mannaia sembra pronta a essere calata anche sulla Gabanelli, considerata anche dagli osteggiatori di Santoro come un modello di riferimento, come una giornalista che appare poco e che fa parlare i fatti.

Sulla vicenda non sono mancate le reazioni politiche: Report era e resta il fiore all’occhiello del giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico radiotelevisivo nel nostro paese - è stato il commento affidato ad una nota di Giorgio Merlo, Pd, vice presidente della Commissione di Vigilanza Rai - Mai risse, mai polemiche astiose, mai faziosità, mai volgarità e mai pregiudiziali di natura politica o personale. Solo e soltanto il racconto crudo dei fatti. Qualunque minaccia di inchiesta interna, vera o falsa che sia, contro Report significherebbe una pesante ed inaccettabile riduzione della libertà di espressione e del vero giornalismo all’interno della Rai. Chi crede in una Rai pluralista qualificata e autorevole - conclude la nota - non può contrastare Report. E’ bene che lo sappiano anche i vertici di viale Mazzini”.

Sulla stessa linea anche Fabrizio Morri, capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza Rai: “Si può solo rimanere sconcertati di fronte alla constatazione che si pensa di affrontare temi così sensibili come l’informazione e la critica in televisione rispolverando pulsioni censorie francamente molto preoccupanti. Queste prime mosse smentiscono un impegno proclamato da tutte le forze politiche che era quello di rilanciare, con una piena governance, il servizio pubblico che in tutti i Paesi europei assicura il pluralismo delle opinioni, anche le più discutibili”. “Ho chiesto - ha concluso Morri - al presidente Zavoli di attivarsi con la Rai per sapere se corrisponde a verità che sarebbe in corso un’inchiesta interna anche sulla trasmissione Report e di discuterne al più presto in commissione parlamentare di Vigilanza“.

Intanto le vicende Gabanelli-Santoro sono arrivate fino a Strasburgo. Lucio Manisco e Giuseppe Di Lello, due ex deputati del Palamento italiano ed europeo insieme al giornalista Alessandro Cisilin hanno portato la querelle all’attenzione del Consiglio d’Europa - Assemblea Parlamentare, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, Commissario per i diritti umani. I tre promotori dell’esposto hanno motivato la loro azione con le misure censorie e disciplinari adottate nei confronti dei due programmi di giornalismo investigativo condotti dai due giornalisti sotto accusa e con le presunte interferenze del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sulle nomine dei vertici Rai.

L’esposto, depositato al Consiglio d’Europa, si richiama all’articolo 11 della Carta dei Diritti Fondamentali, nonché a due risoluzioni, approvate a larghissima maggioranza nel 2004 dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa, che avevano denunziato nel nostro paese il conflitto di interessi tra proprietà e controllo delle aziende televisive da parte di Silvio Berlusconi e le sue funzioni istituzionali di presidente del Consiglio.

La richiesta agli organi competenti del Consiglio d’Europa è il varo di una “indagine conoscitiva” e di un “monitoraggio di questi e prevedibili nuovi attacchi alla libertà di informazione in Italia“, nonché un richiamo al governo e al Parlamento della Repubblica Italiana acciocché osservino i rilievi già avanzati dal Parlamento Europeo e dal Consiglio d’Europa.

giovedì 23 aprile 2009

Il diavolo esiste, dobbiamo riconoscerlo e affrontarlo

Nicoletta Forcheri
Nel postare la notizia sotto, ho voglia di commentare che a parte il rumore, è grave che Ryanair non si renda conto, e nessun politico italiano voglia spiegarglielo nero su bianco:
CHE NON ABBIAMO BISOGNO DI RYANAIR PER SVILUPPARE IL TURISMO A ROMA
CHE ROMA SCOPPIA DI TURISMO
E CHE è UNA DELLE CITTA' PIU VISITATE AL MONDO
Ma se RYANAIR INSISTE TANTO E' PERCHE' HA OTTENUTO DALLA CORTE EUROPEA DI GIUSTIZIA LA POSSIBILITA' DI SUCCHIARE AIUTI DI STATO - LEGGI TASSE AEROPORTUALI E DIRITTI DI ATTERRAGGIO DI DIECI VOLTE INFERIORI A QUELLE APPLICATE ALLE ALTRE COMPAGNIE.

La Corte di giustizia ha basato il suo ragionamento sul fatto che gli aiuti di Stato che la Regione Vallonia dava alla compagnia, e che erano stati contestati dalla Commissione europea dopo denunce delle altre compagnie, non sarebbero aiuti di Stato ma semplicemente "investimenti produttivi" e pertanto gli sconti di tasse e diritti, solo accordi commerciali....

Adesso Ryanair amplierà il suo "modello di sviluppo" a tutti i "suoi" aeroporti.

Aggiungo che due giorni dopo la vittoria di Ryanair alla Corte europea di giustizia, l'aeroporto di Charleroi, che era pubblico, è stato privatizzato da Save SpA, la società che gestisce l'aeroporto di Venezia e quasi tutte le stazioni ferroviarie con la società Centostazioni (di cui detiene il 40%) in totale conflitto di interessi visto che ha ricevuto dallo Stato, che detiene il rimanente 60% di Centostazioni, la gestione delle catene di cibo e bevande (interrogazione Senato Fabris del 16 gennaio 2007, n. 92) . Save appartiene alla Finanziaria Internazionale SpA di Conegliano, una società finanziaria di cartolarizzazione e speculazioni varie.
Ryanair ha sicuramente banche canaglia alle spalle che mettono in marcia la stampa di banconote e altri crediti tossici per operare sottocosto e inculare oops scusate penetrare i mercati. Il deal? Falso denaro in cambio di vero potere: il controllo dei cieli, una riserva di manodopera a buon mercato, un assegno in bianco per distruggere il territorio e succhiarlo al massimo, inquinamento e appropriazione dell'acqua.

Si il diavolo esiste, e dobbiamo affrontarlo.
Nicoletta Forcheri

Ryanair: scalo di Ciampino non chiuderà
L'amministratore delegato dellla compagnia: Viterbo e Frosinone non apriranno mai
ROMA (21 aprile) - L'aeroporto di Ciampino non verrà chiuso, i nuovi scali programmati a Viterbo e a Frosinone non verranno mai realizzati. Lo ha dichiarato Michael O'Leary, amministratore delegato della compagnia aerea low Cost Ryanair. Ma il sindaco di Ciampino Walter Enrico Perandini ribatte: solo bugie.

Ryanair attacca: «Ciampino non chiuderà».
«L'aeroporto di Ciampino non verrà chiuso, sarebbe un danno per la città e per l'occupazione, mentre i nuovi scali programmati a Viterbo e a Frosinone non verranno mai realizzati». Michael O'Leary, amministratore delegato della compagnia aerea low Cost Ryanair, in Italia per lanciare il primo servizio di telefonia mobile a bordo su voli in partenza dalla Penisola, boccia così il possibile ridimensionamento dello scalo laziale di Ciampino e i progetti per gli aeroporti di Viterbo e Frosinone. «L'apertura dei nuovi scali a Viterbo e Frosinone non accadrà mai - ha scandito O'Leary - Sono 20 anni che se ne parla, ma non si fanno mai questi scali, sono tutte chiacchiere dette dai politici».

«Non penso che Ciampino sarà chiuso - ha aggiunto O'Leary - perché se la Regione Lazio vuole promuovere il turismo a Roma, come ha più volte detto di voler fare, non potrà fare a meno di Ryanair che porta nello scalo romano 3,5 milioni di passeggeri l'anno». Secondo O'Leary la chiusura comporterebbe poi «la perdita di oltre 4500 posti di lavoro».

Questione ambientale.
L'amministratore delegato della compagnia irlandese ha smentito il problema dell'inquinamento acustico a Ciampino, dicendo che c'è «un rapporto ufficiale, messo a punto da Adr e Enac, che afferma come non ci sia nessun problema di rumore eccessivo. La pubblicazione di questo rapporto è bloccata per ragione politiche da parte della Regione». O'Leary ha poi bollato come «spazzatura» il rapporto Cristal dell'Agenzia regionale dell'ambiente, che arriva invece a conclusioni opposte. «Il rapporto Cristal è tutta spazzatura: non è uno studio ufficiale, né imparziale, è un documento inaffidabile».

Il Sindaco di Ciampino «respinge al mittente» le dichiarazioni di ÒLeary. «È francamente assurdo - afferma Perandini - che questo signore ogni volta che mette piede a Roma per una conferenza stampa si permetta di affermare sempre le stesse bugie sull'aeroporto di Ciampino». E spiega: «Non esiste alcun rapporto ufficiale messo a punto da Enac ed Adr, ne da nessun'altro, che affermi che non ci sia alcun problema di rumore a Ciampino; il Cristal non solo è affidabile, ma anzi è l'unico strumento scientifico che è stato finora applicato a Ciampino, realizzato da Arpa Lazio, ed ha dimostrato come 14.638 cittadini di Ciampino, Marino e Roma sono esposti a livelli di rumore compresi tra 60 e 75 decibel, livelli di molto superiori alle normative consentite a tutela della salute dei cittadini; il ridimensionamento dell'Aeroporto di Ciampino non solo è possibile, ma è anzi non più rimandabile, proprio come certificato dallo studio sul rumore e dai suoi effetti sulla popolazione residente. È per questo che abbiamo chiesto al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Matteoli una immediata riduzione della capacità dello scalo dagli attuali 162 movimenti aerei giornalieri ai 60 massimi che il Cristal ha indicato come non superabili; il ridimensionamento dello scalo di Ciampino a tali livelli non è solo una richiesta del comune di Ciampino o della Regione Lazio, ma una decisione irrevocabile sancita da tutte le istituzioni dello stato italiano, a partire dal Governo, nessuna esclusa».

Sulla tutela della salute dei cittadini spiega che «è per noi un bene primario rispetto a qualunque altra esigenza». E chiede «a Enac ed Adr di esprimersi ufficialmente sulle dichiarazioni di ÒLeary circa gli studi sul rumore e chiedo al Ministro Matteoli di convocarci al più presto per attuare quanto concordato lo scorso 11 settembre, ovvero la riduzione del traffico aereo su Roma Ciampino ai livelli indicati dal Cristal».

mercoledì 22 aprile 2009

ISRAELE: c'è l'apartheid, parola di ebrei

Posto questo vecchio articolo, del gennaio del 2007, scritto da un ebreo israeliano sulla situazione in degrado nel suo paese, per via del regime di apartheid di fatto.
[fonte: http://it.altermedia.info/politica/ce-davvero-lapartheid-in-israele_3413.html ]
January 14th, 2007 ·

di SHULAMIT ALONI

«Fra di noi, la certezza ebraica di essere nel giusto è data tanto per scontata che non riusciamo a vedere cosa abbiamo proprio davanti agli occhi. E’ semplicemente inconcepibile essere nel giusto è data tanto per scontata che non riusciamo a vedere cosa abbiamo proprio davanti agli occhi. E’ semplicemente inconcepibile che le vittime per eccellenza, gli ebrei, possano compiere atti malvagi. Ciononostante, lo Stato di Israele pratica la propria forma di apartheid, piuttosto violenta, nei confronti della popolazione palestinese nativa.
L’attacco dell’establishment ebraico all’ex presidente Jimmy Carter si fonda sul fatto che questi ha osato dire la verità che è nota a tutti: tramite l’esercito, il governo di Israele pratica una forma brutale di apartheid nel territorio che occupa. L’esercito ha trasformato ogni villaggio ed ogni cittadina palestinese in un campo di detenzione recintato o bloccato; tutto questo per tenere d’occhio gli spostamenti della popolazione, e rendere loro la vita difficile. Israele impone un coprifuoco totale ogni qualvolta i coloni, che hanno usurpato illegalmente le terre dei palestinesi, celebrano le loro festività o compiono le loro parate.
Come se non bastasse, i generali che comandano la regione emanano frequentemente ulteriori ordini, regolamenti, direttive e norme (non dimentichiamo che sono i signori del territorio). Oramai hanno requisito ulteriori terreni allo scopo di costruire strade‘solo ebraiche’: strade meravigliose, ampie, ben asfaltate, con un’ottima illuminazione notturna - tutto questo su terra rubata. Quando un palestinese passa su una strada siffatta, gli si confisca l’auto e lo si manda via.

Una volta sono stata testimone di un tale incontro fra un guidatore e un soldato che raccoglieva i dati prima di confiscare l’auto e di mandare via il suo proprietario.‘Perché?’ ho chiesto al soldato. ‘E’ un ordine: questa è una strada-solo-per-ebrei’ ha risposto. Ho domandato dove fosse il cartello che lo indicasse, ad informare [altri] guidatori a non percorrerla. Ha risposto in modo semplicemente sbalorditivo. ‘E’ affar suo saperlo! E poi, cosa vuoi che facciamo? Che mettiamo qui un cartello a cui qualche reporter o giornalista antisemita possa scattare una foto, per poter mostrare al mondo che qui esiste l’apartheid?’».

«L’apartheid esiste davvero qui. E il nostro esercito non è ‘l’esercito più morale del mondo’, come ci dicono i comandanti. Sia sufficiente ricordare che ogni cittadina e ogni villaggio si sono trasformati in centri di detenzione e che ogni ingresso e ogni uscita sono stati chiusi, escludendoli dal traffico sulle grandi vie di comunicazione. Come se non bastasse il divieto ai palestinesi di percorrere, sulla loro terra, le strade asfaltate ‘solo per ebrei’, l’attuale generale in capo ha trovato necessario appioppare, con una ‘proposta ingegnosa’, un altro colpo a chi è nato lì.
Nemmeno gli attivisti umanitari possono trasportare palestinesi.
Il maggiore Naveh, famoso per il suo grande patriottismo, ha emanato un nuovo ordine - che, a partire dal 19 gennaio, proibisce di trasportare palestinesi senza un permesso. L’ordine sancisce che gli israeliani non possono trasportare palestinesi in un veicolo israeliano (vale a dire uno registrato in Israele, indipendentemente dal tipo di targa), se non ne hanno ricevuto il permesso esplicito; l’autorizzazione riguarda sia il guidatore, sia il passeggero palestinese. Ovviamente nulla di tutto ciò si applica ai lavoratori che servono ai coloni: questi, ed i loro datori di lavoro, riceveranno naturalmente i permessi necessari, in modo da poter continuare a servire i padroni del territorio, i coloni medesimi.
Il presidente Carter, uomo di pace, si è davvero sbagliato nel concludere che Israele sta creando apartheid? Ha esagerato? I leader delle comunità ebraiche USA non riconoscono forse la Convenzione Internazionale del 7 marzo 1966, firmata da Israele, sull’eliminare tutte le forme di discriminazione razziale? Agli ebrei statunitensi che hanno lanciato in modo forte ed ingiurioso la campagna contro Carter, accusato di calunniare il carattere e la natura democratica ed umanista di Israele, è forse sconosciuta la Convenzione Internazionale del 30 novembre 1973, sul reprimere e punire il crimine di apartheid?
L’apartheid è ivi definito come un crimine internazionale, che fra le altre cose comprende usare strumenti legali differenti per governare su gruppi razziali diversi, privando così la popolazione dei diritti umani. La libertà di spostarsi non fa parte di tali diritti?».
In passato, i leader delle comunità ebraiche USA conoscevano abbastanza beneil significato di quelle convenzioni. Per qualche ragione, tuttavia, sono convinti che Israele sia autorizzato a trasgredirle. Va bene uccidere civili, donne e bambini, vecchi e genitori con i loro figli, deliberatamente o no, senza accettare alcuna responsabilità.
Può essere permesso derubare la gente dei loro campi, distruggere i loro raccolti, rinchiuderli come animali allo zoo. D’ora in poi, è vietato a volontari israeliani e di organizzazioni umanitarie internazionali assistere una donna in travaglio trasportandola in ospedale. I volontari del [gruppo israeliano per i diritti umani] Yesh Din non possono portare alla stazione di polizia, a presentare un reclamo, un palestinese derubato e pestato. (Le stazioni di polizia sono situate al centro delle colonie). C’è qualcuno che ritiene che questo non sia apartheid?
Jimmy Carter non ha bisogno di me per difendere la sua reputazione, dopo le calunnie dei funzionari delle comunità israelofile. Il problema è che ‘l’amore che nutrono per Israele distorce la loro capacità di giudizio e li acceca, impedendo loro di vedere ciò che hanno di fronte. Israele è una potenza occupante che da 40 anni opprime la popolazione del luogo, che ha il diritto ad un’esistenza sovrana ed indipendente, vivendo con noi in pace. Dovremmo ricordare che anche noi abbiamo usato molto spesso un terrorismo assai violento contro un potere straniero, perché volevamo un nostro Stato: l’elenco delle vittime è piuttosto lungo ed esteso.
Non ci limitiamo a negare alla popolazione [palestinese] i diritti umani. Non rubiamo loro solo la libertà, la terra e l’acqua. Applichiamo punizioni collettive a milioni di persone; nella frenesia della vendetta, distruggiamo pure il rifornimento di energia elettrica per un milione e mezzo di civili: che ‘stiano al buio’ e ‘patiscano la fame’.Non si possono pagare i salari ai dipendenti perché Israele trattiene 500 milioni di shekel che appartengono ai palestinesi. E dopo tutto ciò restiamo ‘puri come la neve che cade’. I nostri atti non sono marchiati da alcun disonore morale. Non c’è alcuna separazione razziale, alcun apartheid. E un’invenzione dei nemici di Israele. Evviva i nostri fratelli e sorelle negli USA! La vostra dedizione è apprezzata moltissimo: avete davvero allontanato da noi una brutta macchia. Ora possiamo avere una spinta in più, nel maltrattare, sicuri di noi stessi, la popolazione palestinese, tramite ‘l’esercito più morale del mondo’».

Fonte: Liberazione

martedì 21 aprile 2009

Nucleare: un'altra tappa dell'invasione francese


Posto questo interessante articolo di Iacuelli perché raggiunge al cento per cento quello che penso della situazione economica italiana del momento. E avverto che quel che sta avvenendo, lo sta avvenendo per due ragioni fondamentali:
1. perché paghiamo ancora lo scotto dell’aver perso la seconda guerra mondiale con accordi segreti tuttora validi e prorogati sine die, mai ufficialmente rimessi in discussione;
2. perché in più paghiamo il conto del fallimento dello Stato - non dichiarato per continuare a permettere questi sporchi ricatti nelle quinte che ingrassano i nostri politici che vendono la torta - dovuto al nostro debito pubblico FRAUDOLENTO manipolato da chi ci sta appunto colonizzando.

Ad esempio la Banque de France che, contrariamente a bankitalia, è un organo pubblico, controllato dallo Stato francese e pertanto che condivide gli utili derivanti dalla produzione monetaria con lo stesso Stato francese.

Bisogna anche tener conto che le multinazionali come Suez, fusasi con la statale francese Gaz de France, e EDF, che ha colonizzato Edison e Italia, hanno le mani lunghissime alla Commissione europea a tal punto da ottenere che i loro uomini ivi paracadutati facciano leggi su misura in materia di concorrenza, altrimenti non si spiegherebbe la totale letargia della Commissione europea nei confronti di un paese come la Francia, che usa e abusa delle sue golden share, mentre le nostre risicate azioni privilegiate in Enel Eni Telecom e Finmeccanica ci vengono contestate, sicuramente con argomenti dubbi, dalla Corte europea di giustizia (notizia di marzo 2009).

Aggiungo infine che non mi è mai andato giù l’argomento trito e del tutto falso che dobbiamo beccarci le centrali nucleari della Francia perché non produciamo abbastanza energia, quando siamo IL SECONDO PRODUTTORE EUROPEO DI IDROCARBURI, con giacimenti di petrolio in Abruzzo e Basilicata da milioni di barili l’anno - cifra top secret - che purtroppo oltre a causare l’esodo di centinaia di migliaia di giovani da quelle aree, arricchisce unicamente le grandi sorelle, che elargiscpnp briciole di “bribes” ai comuni.

Allora come si fa a non vedere che il problema non è la nostra energia, di cui siamo ricchi - idrocarburi, geotermia, solare, eolica ecc ecc - ma la distribuzione degli utili, la frode monetaria, i brevetti e la colonizzazione economica della nostra terra?

Aggiungo anche un altro dato: che l’accordo del nucleare con la Francia è abbastanza preciso da destare, giustamente, articoli come questo negli ambientalisti, ma nel contempo abbastanza generico da avere fatto incavolare tutti i nuclearisti, gli assoldati o gli ingenui del paese. Come dire: Berlusconi non aveva scampo, doveva firmarlo (vedi sopra) e ha firmato un accordo pasticciato. La solita arte del temporeggiare.

Il ricatto sarebbe stato: se non firmi, ti seghiamo e ti sostituiamo, oppure se non firmi, dichiariamo il fallimento dello Stato italiano e imponiamo un regime marziale - NATO - su tutto il paese.
Nicoletta Forcheri
[Fonte: http://articoli.alessandroiacuelli.net/?p=207 ]

1 marzo 2009.

Berlusconi non ha dubbi e formalizza il ritorno del nucleare in Italia, illustrando l’accordo di cooperazione energetica siglato con il presidente francese Nicolas Sarkozy. E l’inquilino dell’Eliseo immediatamente conferma, offrendo all’Italia “collaborazione piena ed illimitata”. E’ il primo passo di “una politica nucleare comune tra Italia e Francia in una prospettiva paritetica e di lungo periodo”, sottolinea Berlusconi, spiegando che l’Italia collaborerà alla realizzazione di altre centrali nucleari in Francia e in altri Paesi e costruirà centrali nucleari anche sul proprio territorio. Centrali che, come raccontato più volte su queste pagine, l’Italia non è in grado di costruire da sola. Infatti Berlusconi afferma anche che la Francia “ci ha messo a disposizione il suo know-how”, un insieme di conoscenze che l’Italia ha perso dopo il 1987 e che, anche per il nucleare, la rende fatalmente dipendente dall’estero.

Poi, come da 15 anni ci ha abituati il re italiano della pubblicità e della comunicazione televisiva, inizia l’ennesimo spot demagogico, basato su slogan che capovolgono la realtà dei fatti. Tanto per cominciare, Berlusconi ringrazia il presidente francese, perché “ora la Francia con grande generosità si apre a noi”. E’ ovvio che non si tratta di generosità: le aziende francesi di costruzioni nucleari sono in grande crisi economica e finanziaria, crisi originata dal fatto che se si escludono Finlandia e Bulgaria, nessun Paese al mondo intende più costruire centrali per generare elettricità con una tecnologia che è ormai al capolinea e che è stata già ampiamente bocciata dal mercato. I costruttori nucleari francesi sono quindi rimasti imprigionati nel loro stesso mercato interno, ma in Francia non si possono certo costruire centrali nucleari come si costruiscono forbici o scope, così l’Italia diventa l’improvviso spiraglio per ammortizzare la propria crisi. A nostre spese.

Il neocolonialismo francese ottiene nuovi spazi nella nostra penisola. Dopo aver riempito il territorio nazionale di supermercati, aver acquisito catene di distribuzione italiane, dopo aver acquistato a suon di milioni di euro aziende aerospaziali italiane e gruppi assicurativi o bancari, adesso si prepara ad invadere il nostro mercato anche con l’energia nucleare. Qualcuno obietta che già da anni l’Italia importa energia elettrica dalla Francia, ma è un’obiezione da sempre in malafede: l’importazione è iniziata con la privatizzazione del mercato dell’energia in Italia, e l’importazione dalla Francia era vantaggiosa proprio per le tariffe francesi, che essendo statali erano, durante la notte, inferiori a quelle delle centrali (private) italiane. Così gli italiani preferirono spegnere di notte le proprie centrali ed importare energia da Francia e Svizzera. L’assurdità di questa pratica, volta solo al risparmio economico, salì agli onori delle cronache con il black out nazionale del settembre 2003.

Berlusconi non si ferma a questo. La demagogia continua quando dichiara che i francesi con il nucleare “producono l’80% del loro fabbisogno energetico consentendo ai consumatori d’oltralpe di pagare le bollette la metà di quanto pagano gli italiani”. I francesi (ancora per poco) pagano la metà perché l’energia elettrica è ancora un servizio pubblico e non privatizzato come da noi, pertanto le tariffe elettriche francesi non sono quelle di mercato, alle quali siamo soggetti noi italiani, ma tariffe tipiche di un servizio statale. Come era da noi 20 anni fa. La pacchia finirà anche per i francesi, con la privatizzazione di EDF.

Intanto, da noi in Italia la tariffazione è già a valori di mercato e l’energia prodotta per via nucleare costa molto di più di quella che usiamo attualmente. Berlusconi, e con lui sia i francesi, sia la nostra Confindustria, continuano a parlare di un costo di produzione di 3 centesimi di dollaro per chilowattora, dimenticando appositamente di dire che questi 3 centesimi sono calcolati per un impianto che ha già ammortizzato il costo di costruzione e su un costo dell’uranio che è quello dei vecchi contratti, che scadranno nel 2012. Uno studio che ha cercato di fare una stima dei costi reali è stato compiuto dal Keystone Center, ed ha valutato un costo pari a 8-9 centesimi di dollaro per chilowattora, cioè un costo triplo rispetto a quello che la lobby del nucleare vuol far credere ai cittadini.

Secondo i piani del premier saranno quattro le centrali nucleari previste in Italia. La prima dovrebbe essere pronta nel 2020. A questo punto è bene precisare che nel 2020 il costo dell’uranio, molto più raro e prezioso del petrolio, sarà secondo le stime triplicato, e ci si aspetta addirittura un suo esaurimento entro il 2040-2050. Pertanto stiamo per spendere soldi per costruire centrali che nasceranno già obsolete, dopo aver speso qualche miliardo di euro di soldi pubblici.

Gli impianti dovranno essere di tecnologia EPR, una tecnologia che richiede zone poco sismiche o molto stabili, vicino a grandi bacini d’acqua, ma senza pericolo d’inondazioni, possibilmente lontano da luoghi densamente popolati. In pratica, luoghi che in Italia non ci sono. In base a questi criteri, il quotidiano La Stampa ha interpellato alcuni esperti che hanno individuato alcune zone adatte. Così sono rispuntati i siti già individuati negli anni ‘70. Sono stati fatti i nomi di Caorso, nel Piacentino, e Trino Vercellese (Vercelli), perché collocati sulla Pianura Padana, caratterizzata da scarsa sismicità e disponibilità di acqua di fiume. Poi, Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, adatto per scarsa sismicità e acqua di mare. Se si considera invece la lontananza da grandi centri abitati e la stabilità del terreno si possono vagliare la Sardegna, la costa rivolta verso l’Africa della Sicilia (che si è candidata), la Basilicata ed alcune aree della Puglia. Il Veneto, prosegue La Stampa, si è fatto avanti proponendo Porto Tolle (Rovigo). A questi, il quotidiano Il Giornale ha aggiunto Monfalcone (Gorizia), Chioggia (Venezia), Ravenna, Termoli (Campobasso), Mola (Bari), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento) e Oristano. Ma la maggior parte di questi luoghi sono già occupati da impianti energetici tradizionali.

Secondo Greenpeace l’accordo firmato tra Italia e Francia sul nucleare è a tutto vantaggio di Sarkozy, che sta cercando di tenere in piedi l’industria nucleare francese, ma non offre all’Italia nessuna garanzia di maggiore indipendenza energetica ed è anzi contro gli obiettivi europei di breve termine; infatti, il governo italiano, lo stesso governo che firma accordi-regalo con la Francia, ha anche appena firmato accordi europei vincolanti per giungere a una quota del 35% di energia elettrica da fonti rinnovabili al 2020.

Altri Paesi, a cominciare da Stati Uniti e Giappone, hanno già capito che il nucleare non ha risolto nessuno dei suoi stessi problemi, da quello delle scorie (non esiste un deposito di scorie definitivo su tutto il pianeta), alla sicurezza intrinseca (gli incidenti sono decuplicati dagli anni ‘60 ad oggi) alla proliferazione nucleare (la filiera produttiva nucleare civile è la stessa di quella militare). Gli USA l’hanno capito, e non costruiscono altre centrali nucleari, attendendo che semplicemente vadano in dismissione quelle esistenti. In tal modo usciranno dal nucleare nell’arco di qualche decennio. L’hanno capito in Gran Bretagna come in Spagna. Ancora una volta, è l’Italia ad essere in controtendenza.

Il nucleare non risolve neanche il problema delle emissioni in atmosfera: anche raddoppiando l’attuale numero di reattori, cosa che accelererebbe l’esaurimento delle risorse accertate di Uranio che, ai livelli attuali, non superano i cinquant’anni, il contributo del nucleare alla riduzione delle emissioni sarebbe marginale, non oltre il cinque per cento. Con gli stessi investimenti in maggiore efficienza energetica negli usi finali l’effetto di riduzione delle emissioni sarebbe fino a sette volte superiore. “La lobby nucleare”, spiega Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace, “cerca di evitare una crisi legata alla marginalizzazione di questa tecnologia che, nei mercati liberalizzati, come in USA, è sostanzialmente ferma da 30 anni. Gli unici investimenti effettuati, infatti hanno riguardato il ripotenziamento e la manutenzione dei vecchi impianti”.

In Italia raggiungiamo poi l’assurdo con l’accordo firmato da Berlusconi e Sarkozy. Per la tecnologia francese EPR, esistono solo due cantieri: uno in Finlandia e uno in Francia, nessun impianto ancora funziona. In Finlandia i costi effettivi a metà della costruzione hanno già superato del 50 per cento il budget. L’autorità di sicurezza nucleare finlandese ha riscontrato 2100 non conformità nel corso della costruzione. Il Presidente Sarkozy, in assenza di nuovi ordinativi, ha annunciato che la Francia, cioè lo Stato, chiederà a AREVA - società quasi interamente pubblica - di costruire un secondo reattore EPR in Francia. Un’implicita dimostrazione che nucleare e mercato non sono compatibili: a ordinare reattori dovrebbe essere un’azienda non lo Stato. Ma si tratta di un settore che il mercato ha già bocciato. E quando qualcosa non funziona, non va bene, è retrograda e non porta miglioramenti, per miracolo diventa una grande opera nell’Italia di Berlusconi.

Alessandro Iacuelli

lunedì 20 aprile 2009

ISRAELE: denuncia per crimini di guerra dalla Norvegia



[http://www.tlaxcala.es/detail_artistes.asp?lg=es&reference=315]

Un gruppo di legali norvegesi depositerà, il 22 aprile, una denuncia presso il Procuratore generale norvegese perché sia aperta un'azione legali contro casi gravi di crimini.

La denuncia è stata introdotta ai sensi dell'applicazione degli articoli 102-109 del Codice penale norvegese sui crimini di guerra, e le altre gravi violazioni dei diritti dell'uomo alla luce delle norme internazionali e riguarda l'attacco israeliano contro la striscia di Gaza nel periodo che va dal 27 dicembre 2008 al 25 gennaio 2009.


I capi d'imputazione comprendono i seguenti crimini:


1- Omicidio di civili e altri atti inumani che hanno causato enormi sofferenze.

2- Distruzione di massa di proprietà pubbliche e private al fine di terrorizzare i civili.

3- Attacchi mirati di ospedali, ambulatori, ambulanze e altri mezzi di trasporto e squadre di soccorso, sotto protezione, e degli addetti di tali istituzioni.

4- Un attacco terroristico di massa diretto principalmente contro la popolazione di Gaza.

5- L'impiego illecito di armi di guerra su zone densamente abitate di civili, con uso di armi vietate dagli accordi internazionali, di cui il fosforo bianco, armi DIME (Dense Inert Metal Explosive), e bombe al grappolo.


La denuncia è diretta contro i seguenti dirigenti politici e militari :

  • Il Primo ministro israeliano Ehud Olmert
    - La ministra israeliana degli Esteri Tzipi Livni
    - Il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak
    - Il Capo di Stato maggiore Gabi Ashkenazi
    - Il Comandante in capo dell'esercito di terra IDF, il generale Avi Mizrahi
    - Il Comandante in capo della marina di guerra, l’ Ammiraglio Aluf Eli Marom
    - Il Comandante in capo dell'aviazione militare, il generale Ido Nehoshtan
    - Il Comandante del Comando Sud, il generale maggiore Yoav Galant
    - Il Comandante della Brigata Givati, il colonnello Ilan Malka
    - Il Comandante della Brigata Golani, col. Avi Peled

- Chief of General Staff Lieutenant General Gabi Ashkenazi

Gli imputati sopra rappresentano la direzione dell'attacco di Gaza e sono i principali responsabili dei reati di guerra compiuti da Israele nella guerra contro Gaza.

I tre primi imputati sopra erano membri del mini gabinetto (Gabinetto di sicurezza) d'Israele e pertanto erano sicuramente al corrente, hanno impartito ordini o hanno approvato le azioni a Gaza conoscendone le conseguenze. Ad ogni modo hanno omesso di arrestare tali operazioni, com'era facoltà loro, quando hanno saputo delle conseguenze.


Durante la guerra, gli imputati hanno ordinato e agevolato le operazioni senza intervenire almeno per sospenderle come ne avevano pienamente la facoltà.


Tra gli obiettivi dichiarati della guerra d'Israele vi era la punizione collettiva dei residenti di Gaza per portarli a ribellarsi contro il movimento di Hamas, provocando la pericolosa partecipazione di civili nel conflitto. Ciò è stato espressamente dichiarato dalle autorità dell'esercito israeliano prima e durante la guerra, e sostenuto dai dirigenti politici, di cui Shimon Peres,che dichiarava il 14 gennaio 2009: “Il nostro scopo era di sferrare un duro colpo alla popolazione di Gaza perché perdesse la voglia di continuare a spararci. Ecco è quanto.


Pertanto risulta chiaro che i capi di accusa descritti nella denuncia sono stati perpetrati intenzionalmente e che Israele ha violato tutte le norme internazionali militari, poiché non ha fatto distinzioni tra i civili non combattenti e i soldati.


E' pertanto chiaro che che Israele ha aperto il fuoco su bersagli militari, senza alcuna considerazione per la presenza di qualsiasi tipo di civile, violando in tal modo gravemente le leggi della guerra e del diritto internazionale.


Durante l'attacco, circa 1300 palestinesi sono rimasti uccisi, di cui circa il 90% civili, 300 bambini e 120 donne. Il numero di morti dovrebbe aumentare poiché la ricerca di corpi seppelliti dalle macerie è ancora in corso e il numero di persone gravemente ferite è molto elevato.


A parte i decessi, almeno 5303 palestinesi sono rimasti feriti di cui 1872 bambini e 800 donne.

Molti di loro sono gravemente feriti per l'impiego del fosforo bianco e di armi DIME che sono state impiegate in zone densamente popolate. Circa 10000 palestinesi sono stati sfollati a causa della guerra.


I danni materiali erano stati premeditati e sistematici per tutta la comunità di Gaza, come ad esempio la distruzione di case private, di edifici civili o governativi, d'impianti agricoli ed economici, di centri sanitari e culturali, di scuole, di parchi, oltre alla demolizione delle infrastrutture, delle comunicazioni, degli impianti elettrici, idrici e di depurazione.


Risultano parzialmente o totalmente distrutti, circa 15550 case civili, 36 edifici governativi, 268 istituti scolastici (scuole, asili nido e università) e circa 52 moschee.


Il settore agricolo è stato distrutto in modo da colpire direttamente la produzione di cibo dei cittadini di Gaza. Ciò comprende la demolizione di terre agricole, del rifornimento idrico, oltre al bombardamento di negozi alimentari sotto bandiera ONU necessari per la vita dei civili.


Distrutti 35750 capi di bestiame e circa 1 milione di pollame.

Un totale di 701 aziende industriali sono state parzialmente o totalmente distrutte, senza contare tutti i danni ambientali.


Israele non ha lasciato alcun luogo sicuro nella Striscia di Gaza, persino i rifugi delle Nazioni unite sono stati selvaggiamente bombardati, ponendo donne e bambini in una situazione di pericolo umanitario senza precedenti.


La denuncia chiede che gli imputati citati sopra siano arrestati all’entrata sul territorio norvegese ed esige anche che siano rilasciati alla Norvegia, previa l'estradizione e la cooperazione della polizia norvegese con gli organi di polizia di altri paesi.


Nella denuncia si chiede anche che i capi di accusa contenuti nell'azione d'incriminazione siano rivolti loro direttamente e che gli imputati siano deferiti alla giustizia per affrontare la pena che meritano.

La Norvegia ha il diritto di intervenire nella competenza universale del codice penale norvegese.


Ciò può essere effettuato ai sensi delle disposizioni del Codice penale norvegese che istituisce le competenze e gli obblighi relativi ai diritti dell'uomo che scaturiscono dalla firma della Convenzione di Ginevra del 1949, e del protocollo aggiuntivo del 1977, conformi alle risoluzioni dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale all'Aja e al Codice penale norvegese.

Per molti anni la Norvegia ha partecipato attivamente alla risoluzione dei conflitti e delle crisi in Medio Oriente, ha finanziato e ha partecipato a forze di mantenimento della pace ONU ed è attualmente a capo del gruppo dei paesi donatori le cui donazioni alla popolazione palestinese sono state distrutte nella guerra contro la Striscia di Gaza. Consideriamo che tutto ciò dia alla Norvegia il diritto di organizzare un processo e di indagare sui gravi crimini di guerra compiuti contro i residenti civili, di badare che gli autori di questi crimini non sfuggano alla pena e di ristabilire i diritti gravemente lesi. La denuncia è stata depositata da vittime dell'aggressione e anche da residenti norvegesi che hanno il diritto di citare in giustizia i responsabili perché hanno perso sia dei parenti sia i loro beni. Chiedono che gli autori dei crimini siano sottoposti a una sanzione penale ed esigono un risarcimento civile.

Oslo, lì 20/04/2009

Avv. Loai Deeb, Pål Hadler, Bent Endresen, Geir Høin, Harald Stabell e Kjell M. Brygfjeld,


Traduzione di N Forcheri da inglese e francese, lingue non facenti fede, tradotte a loro volta dal norvegese.




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