Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

mercoledì 27 maggio 2009

VIETATO SCAMBIARSI I SEMI, DEPOSITATI IN BANCA PER I BREVETTI


[fonte: http://www.kokopelli.it/sito/modules/welcome/]
Kokopelli salva i semi antichi, ma in Francia la condannano




LIVORNO. Kokopelli Italia è una delle antenne di un’associazione globale di sostegno alle attività nel Terzo mondo e ad una rete di coltivatori che assicura la conservazione e la produzione di semi di 2.000 varietà o specie di ortaggi “antichi” tra cui 600 varietà di pomodori, 350 di peperoni, 130 di lattughe, 200 di zucche, 50 di melanzane, ecc.

L´associazione Kokopelli è nata in Francia nel 1999 per proteggere la biodiversità dei semi di ortive e floreali con la produzione e distribuzione di sementi da agricoltura biologica e ha migliaia di soci, progetti di sviluppo in nazioni povere ed edita un manuale per la salvaguardia delle sementi.

Ma mentre si parla di perdita della biodiversità, brevetti sui vegetali e del genoma, aumentano ispezioni e azioni legali contro Kokopelli, perchè la maggior parte delle sementi di piante ortive che conserva e diffonde non sono iscritte nei cataloghi ufficiali. E l’offensiva contro le sementi libere e aperte ha avuto il suo culmine proprio dove Kokopelli è nata: in Francia.

L’associazione è stata trascinata al Tribunal de grande instance di Nancy dalla società Graines Baumaux, una grande azienda transalpina di vendita e gestione di sementi che l’ha accusata di diffondere senza autorizzazione legale «le vecchie varietà coltivate e di renderle nuovamente accessibili agli ortolani per organizzare una produzione ed una distribuzione di sementi commercializzate su catalogo e su internet con numerosissimi semi».

In questo il colosso Graines Baumaux ci ha visto una concorrenza sleale perché sul sito di kokopelli ci sarebbero «numerosissime varietà che non compaiono nel catalogo ufficiale. Quelli messi in questo modo vendita sono prodotti similari sotto più nomi, sono piante che non possiedono più una qualità suscettibile d’essere commercializzata». Così secondo Graines Baumaux si ingannerebbero i consumatori «sulla qualità di prodotti non autorizzati alla vendita, eventualmente pericolosi». E Kokopelli fornirebbe «ad ortolani amatori piante suscettibili di svilupparsi su un continente che non è il loro senza alcun controllo delle autorità nazionali».

Ma alla industria francese dei semi sembrano preoccupare soprattutto gli affari di Kokopelli e l’esclusività su prodotti che sarebbero interdetti alla commercializzazione. E sono proprio queste ultime le motivazioni accolte dal tribunale che ha accusato l’associazione di tentare di «dissimulare la sua attività commerciale sotto diversi pretesti ecologici o caritativi» e perciò di essere «un concorrente diretto dell’impresa Baumax» nonché di aver violato la legge francese sul commercio di sementi e piante.

L’associazione è stata condannata a risarcire con 50 mila euro la Graine Baumax e a non far valere più l’esclusiva su prodotti non autorizzati alla commercializzazione perché «la scusa secondo la quale questa associazione difende un patrimonio di semi dimenticati non è per niente fondata».

Francamente ancora più sorprendente è la giustificazione ambientale data dal tribunale francese per sostenere la sentenza: «in effetti è lo stesso se antiche varietà coltivabili non sono più proposte alla vendita, se la domanda della clientela professionale o amatoriale è inesistente, queste varietà non sono pertanto minacciate di sparizione ma preziosamente nei centri delle risorse genetiche. Questo potranno rivelarsi essenziali negli anni a venire in materia di alimentazione, di salute e servire ad ottenere nuove varietà con qualità ben specifiche».

Foto: Morella rampicante del Curone, progetto di trivelle

ZERO AD ANNO ZERO. di NF


Per due giovedì di seguito - senza parlare della vicenda di anglosassone puritanesimo, per non citarla - Anno Zero ha dato una immagine di sé al di sotto di zero. Ciarpame senza pudore. Sull'inceneritore di Acerra invito a leggere la lettera aperta di seguito. Su alcune delle ultime puntate, oserei dire che mai Anno Zero si è rivelata tanto all'altezza, superandola alla grande, della trasmissione antagonista per eccellenza - o così definita da Travaglio - Porta a Porta. L'ironia è che questa trasmissione ha voluto costruire la sua reputazione sull'anti Porta Porta.
E' antiberlusconismo puro, che è oramai sterile e autolesionista, speculare al berlusconismo che vilipendia.
Una ragazza invitata nel pubblico, tre settimane fa, aveva esclamato davanti allo spettacolo e al gossip puro che si dipanava davanti ai suoi occhi: "E chissenefraga (del casting di Noemi); Anno zero: ..", facendo un segno con la mano come per dire zero. Non che Santoro l'abbia fatta parlare o argomentare, come al suo solito, in quei casi zittisce gesticola taglia la parola si gira maleducatamente dall'altra parte. Strumentale al sistema, né più né meno. L'altra zampa delle due gambe delle 2P. La prova: nessuna critica del concetto di incenerimento, ad esempio.
La ragazza, ingenua, non sapeva che sarebbe stato solo l'inizio del tormentone preelettorale perché De Benedetti-Repubblica e la cricca del Britannia così hanno deciso, giusto per smussare l'enorme popolarità del premier, giusto per avvertirlo che dovrà sempre rendere conto a chi gli ha fatto il favore di permettergli di stare nella stanza dei bottoni.
Nicoletta Forcheri
[FONTE: http://www.allarmerifiutitossici.org/rifiutitossici/articles/art_2757.html ]
Lettera aperta ad AnnoZero
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(1 MAGGIO 2009) I nostri timori che alla fine la puntata di giovedì scorso potesse avere, ancora una volta, un taglio non solo inceneritorista, ma di più, mistificatore nei confronti dell'intricata vicenda dell'inceneritore di Acerra, si sono puntualmente rivelati fondati. Elena Vellusi (aderente al Coordinamento Regionale Rifiuti Campania (Co.Re.ri.))

Caro Santoro, cara redazione di Annozero, come vedete, i nostri timori che alla fine la puntata di giovedì scorso potesse avere, ancora una volta, un taglio non solo inceneritorista, ma di più, mistificatore nei confronti dell’intricata vicenda dell’inceneritore di Acerra, si sono puntualmente rivelati fondati.
Per noi non è questione di essere a favore o contro gli inceneritori; siamo sempre ben lieti di confrontare le nostre idee (ovviamente contrarie) con quelle di chi la pensa in maniera opposta (a patto, ovviamente, che sia in buona fede e non portatore di interesse!).
Ma qui, miei cari, non si trattava di inceneritori in generale. Qui si trattava di Acerra. E Acerra è tutta un’altra storia.
E noi questa storia la conosciamo bene, e non certo per averla appresa dalla cosiddetta “libera informazione” di questo paese, di cui voi, a quanto pare, fate parte a pieno titolo. L’abbiamo studiata a fondo. E la viviamo da anni sulla nostra pelle. E siamo dei semplici cittadini attivi.
In ogni caso, ancora una volta, mettendo da parte la sfiducia che ci pervade quando parliamo con la “libera informazione” (e, credo, ne abbiamo ben donde, data l’esperienza negativa che quotidianamente facciamo), ci siamo resi disponibili a parlare con voi, a darvi le notizie fresche che avevamo (poche, come si conviene a cittadini di un territorio militarizzato) e che voi ci chiedevate, ma anche, soprattutto, tutte le altre informazioni di carattere, per così dire, generale sull’intera faccenda, per ricostruire il quadro e aiutarvi ad indagare e denunciare, finalmente con chiarezza, le ragioni di ieri, di oggi e, purtroppo per noi e per i nostri figli, del nostro compromesso futuro.
E qui abbiamo sbagliato.
Perché ci siamo resi conto subito che a voi, di quello che vi raccontavamo e segnalavamo, non interessava nulla.
Non vi interessava occuparvi di un impianto illegale, nato da una gara d’appalto truccata e da un progetto criminalmente sbagliato, al solo scopo di lucrare miliardi di lire (e oggi milioni di euro), attraverso l’illegale meccanismo dei CIP6, senza riguardo alcuno per la salute dei cittadini della Campania e per la tutela dell’ambiente in cui vivono (per maggiori info, tra gli altri, ECOBALLE dell’ing. P. Rabitti, ed. Aliberti), alimentando nell’attesa una falsa emergenza onnivora che, senza tale strategia inceneritorista, avrebbe potuto tranquillamente non verificarsi mai.
Non vi interessava il fatto che, per la sola ipotesi di esistere, quell’impianto ha impedito di raggiungere a tutt’oggi qualunque ragionevole quota di raccolta differenziata, malgrado l’enorme buona volontà e capacità dei cittadini di questa regione e a dispetto delle false dichiarazioni d’intenti del Magnifico Premier e del nostro inutile assessore all’ambiente Walter Ganapini.
Non vi interessava approfondire il fatto che a gestire attualmente l’impianto ci siano gli “eroi” di Berlusconi, quell’Impregilo che, truccando la gara, ha potuto tranquillamente ed impunemente devastare il nostro territorio inondandolo di milioni di ecoballe (a proposito, Impregilo, quella dell’ospedale de L’Aquila, del Mugello prosciugato, delle gallerie all’amianto, della diga di Chixoy nel lontano Guatemala e altri crimini ambientali in giro per il mondo, del futuro “Ponte delle meraviglie”… dove c’è Impregilo c’è casa… vi dice niente, cari “giornalisti”? digitare “crimini di Impregilo nel mondo”. Ma di chi sarà, poi, la proprietà di questa Impregilo? Bah!!!). Questo in attesa di poter “bruciare” le ecoballe nel mostro, cosa che, tra l’altro, stando all’ordinanza ultima del 18 marzo, potrà a breve tranquillamente avvenire, malgrado quello che dichiara Del Giudice.
Non vi interessava che per il solo fatto di aver premuto l’enorme bottone, ai suddetti “eroi” (oggi sotto processo) siano stati sbloccati il 40% circa dei fondi congelati in attesa della consegna dell’impianto.
Non vi interessava che l’impianto fosse stato “acceso” senza alcuna autorizzazione (a tutt’oggi!), senza parere VIA favorevole (senza averlo adeguato alle famose, per noi, 27 prescrizioni, che fine avranno fatto?) e di conseguenza senza alcuna Autorizzazione Integrata Ambientale, ma con due ordinanze, del 5 e del 18 marzo, che ne avviano l’esercizio nelle more del collaudo, per “carattere di somma urgenza” (come al solito), non in “deroga” bensì in spregio a tutte le normative italiane ed europee vigenti in materia, autorizzandosi, inoltre, a bruciare “qualunque cosa” (ma voi quelle ordinanze le avrete lette senz’altro, vero?). Peraltro senza alcun monitoraggio e controllo delle emissioni.
Non vi interessava che in questo territorio devastato non potesse, per motivi di inquinamento ambientale da diossina, essere realizzato alcun impianto in assenza di una radicale bonifica (mai realizzata). D’altra parte, lo avete detto, i rifiuti tossici che ancora oggi appestano “tutta” la nostra regione sono una responsabilità dei cittadini, al più della camorra…non sia mai detto “industrie del nord”…! (a proposito, Dina, il tuo pezzo era l’unica cosa decente, ma forse in un’altra trasmissione, in un’altra vita…)
Non vi interessava che per imporre questa scelta, e in generale la strategia inceneritorista in Campania, sia stato militarizzato un pezzo d’Italia, annichilito il dissenso e sospesi i diritti civili di qualche milione di cittadini… per colpa di quei “quattro gatti” dei “comitati”!
Acerra è fulgido esempio di come si fanno le cose in questo paese, come si impongono con la forza ai territori strategie scellerate, al di fuori di qualunque legalità, violando ogni regola democratica, negando ai cittadini qualunque diritto di partecipazione, costringendoli a subire tali scelte e a pagarne, da soli, le conseguenze.
Si può dunque essere a favore degli inceneritori, ma non si può essere a favore di Acerra, a meno di non essere in perfetta malafede.
Questo e molto altro vi abbiamo raccontato, ma a voi non interessava.
A voi non interessava sapere come stanno le cose.
A voi, in verità, interessavano le mutande. Era tutta una squallida storia di mutande.
E, forse, di campagna elettorale, ma chissà.
E allora, miei cari, occupatevi di questo, di biancheria intima, ma fateci due o tre favori (se potete): primo smettete di lamentarvi di Berlusconi e del suo “sistema deviato”, perché, parafrasando, ogni “giornalista” ha il governo che si merita.
Secondo, più importante, la prossima volta le informazioni cercatevele da soli. Non fateci perdere altro tempo, perché tempo da perdere non ne abbiamo, data la battaglia che stiamo combattendo. E se trattate così questi argomenti, e usate così le informazioni che vi diamo, ci fate solo danni. Noi comunque, non abbiamo più voglia di parlare, perché è come parlare ad un muro di gomma e voi, “libera informazione”, ne siete i mattoni.
Soprattutto, smettete di lucrare e speculare sul nostro dolore e sulla nostra disperazione, viviamo nella paura, per noi e per il futuro dei nostri figli, ma in questa terra martoriata e senza futuro c’è ancora spazio per la nostra dignità, e non vi permetteremo mai più di metterla in gioco.
Vi lascio pregandovi di girare il mio saluto ai vostri padroni, Bassolino in primis, a quanto pare.

Elena Vellusi
aderente al Coordinamento Regionale Rifiuti Campania (Co.Re.ri.)
p.s. a Sandro Ruotolo: non preoccuparti, prima o poi la “risolveranno l’emergenza” con tutti e cinque gli inceneritori, ma non per questo ahimè, non illuderti, diminuiranno le megadiscariche….. siamo o non siamo la “pattumiera d’Italia”?

martedì 26 maggio 2009

OGM: Lettera a Luca Zaia e a Stefania Prestigiacomo FIRMARE!

[fonte: http://www.gmo-free-regions.org/stop-the-crop-action/it.html]maura30

Destinatari: Luca Zaia, Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e Stefania Prestigiacomo, Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Egregio Ministro, a breve lei e suoi colleghi europei sarete confrontati a delle decisioni cruciali riguardo alla coltivazione di piante geneticamente modificate (OGM) nell'Unione europea. Le vostre scelte incideranno sul futuro del nostro cibo, la nostra salute e l'ambiente. La Commissione europea propone, infatti, di approvare la coltivazione di due tipi di mais (Syngenta Bt11 e Pioneer 1507) e di costringere l'Austria, la Francia, la Grecia e l'Ungheria a rimuovere la clausola di salvaguardia che hanno fatto valere nei confronti della Monsanto, vietando sul loro territorio la coltivazione del mais MON 810, l'unico attualmente autorizzato a livello europeo.

Considerando che:

* Aumentano le prove scientifiche dell'imprevedibilità delle conseguenze per la nostra salute e l'ambiente della diffusione degli OGM;

* Le due varietà di mais OGM sulla quale sarà chiamata a votare presentano numerose incognite. Non vi sono certezze scientifiche sull'assenza di pericoli per l'ambiente e la salute umana ed animale. Si tratta di varietà geneticamente modificate allo scopo di produrre una Bt-Tossina che colpisce anche specie non nocive come farfalle e insetti benefici, e mette a rischio la salute dei suoli e degli ecosistemi acquatici. Si tratta inoltre di varietà rese resistenti ad erbicidi che verranno a breve vietati secondo le nuove regolamentazioni europee;

* Un crescente numero di ricerche, pubblicate su riviste scientifiche negli ultimi anni, dimostra che vi saranno effetti ambientali dannosi se le varietà di mais OGM resistenti agli insetti dovessero diffondersi a larga scala in Europa;

* La presenza di casi noti di contaminazione e studi scientifici indicano che le coltivazioni di OGM danneggeranno le coltivazioni tradizionali e quelle biologiche. Inoltre, non esistono leggi di armonizzazione in Europa concernenti la responsabilità delle aziende agrochimiche in caso di contaminazione di coltivazione non OGM, vale a dire che chi inquina non pagherà mai il coltivatore danneggiato;

* A dicembre scorso, tutti i 27 Stati membri, all'unanimità, hanno richiesto la revisione dell'attuale sistema di approvazione degli OGM. In particolare hanno richiesto un sostanziale miglioramento della valutazione del rischio per le culture OGM, l'armonizzazione delle procedure di valutazione del rischio per i pesticidi e gli OGM, la valutazione degli aspetti socio economici ed ambientali a livello locale e le caratteristiche agronomiche;

* L'attuale proposta della Commissione di autorizzare la coltura delle varietà di mais Bt11 e 1507 GM e di costringere quattro Stati membri a coltivare MON 810 è in chiara contraddizione con il mandato degli Stati membri. La esorto a votare contro le proposte della Commissione e le chiedo di dichiarare pubblicamente la sua posizione e la sua intenzione di voto su queste questioni chiave relative agli OGM.

Come emettere una moneta nazionale senza violare Maastricht

domenica 24 maggio 2009
[fonte: http://leconomistamascherato.blogspot.com/2009/05/come-emettere-una-moneta-nazionale.html ]
Da: MONETA NOSTRA, di Marco Saba, inedito 2009

Per questo capitolo - e per quello su come emettere una moneta privata senza uscire da Maastricht - mi sono rifatto in gran parte al lavoro di un insider, Julian D.A. Wiseman [1], pubblicato nel 2000, e l'ho adattato qui alla situazione italiana corrente. Non lasciatevi impressionare dalla terminologia, la questione importante e cruciale, da non perdere di vista, è: si può fare, sia sotto l'aspetto legale che tecnico, basta volerlo.
Un paese della zona euro può creare, senza entrare in violazione del Trattato di Maastricht, una nuova banca centrale per controllare la politica monetaria di una sua nuova moneta. Questa interessante possibilità non è abbastanza conosciuta, almeno apparentemente, nemmeno ad alto livello. In un suo precedente studio, il Wiseman aveva concluso che, se uno dei paesi europei, o anche tutti, abbandonasseroassero l'euro, i titoli ed i debiti denominati in euro rimarrebbero comunque in euro e non sarebbe possibile ritornare alle vecchie monete nazionali. Qui si analizza in dettaglio come un paese europeo, l'Italia, possa introdurre una nuova moneta nazionale. Questo allo scopo, ad esempio, di attuare una politica monetaria adatta ad affrontare e lenire la gravissima crisi economica in atto. In questo saggio, si suppone che l'Italia ne abbia avuto abbastanza degli illusionisti di Francoforte e che, per motivi politici ed economici, decida di introdurre una nuova valuta sotto il controllo delle autorità italiane. Una delle opzioni, per l'Italia, potrebbe essere la strategia chiamata "Germania 1948". A tutti i cittadini italiani (o a quelli che soddisfano alcune condizioni in merito a residenza e cittadinanza) vengono distribuite tremila Nuove Lire Italiane (NLI). Si promulga una legge che:
- rende legali le NLI come valuta sul suolo italico; (una valuta che sia legale unicamente all'interno dei confini dello stato ed, eventualmente, a corso libero all'estero)
- richiede che tutte le tasse siano pagate con la nuova valuta;
- si assicura che tutti gli statali vengano pagati con stipendi in NLI;
- crea delle istituzioni (come una banca centrale di stato) per gestire la politica monetaria.

Ci possono essere varianti sul tema. La variante "1990" potrebbe permettere che una certa quantità di euro sia convertita in NLI, magari con un certo limite per ogni persona fisica. Però questa variante particolare potrebbe soffrire delle "perdite". Gli italiani detentori di euro potrebbero usarli per acquistare beni da altri italiani o per prestarglieli, e questi a loro volta potrebbero cambiarli in NLI. In pratica, tutti gli italiani cambierebbero tutti gli euro possibili nella nuova valuta, rendendo minime le differenze pratiche tra la tecnica "1948" e quella "1990".

Prima di analizzare perché lo stato italiano potrebbe essere riluttante a tentare questa possibilità, occorre fare delle osservazioni. Cosa determinerebbe il valore delle Nuove Lire? Una delle variabili più importanti è la quantità della nuova emissione. Se se ne emettono dieci volte tanto, allora - rimanendo identiche le altre variabili - ogni unità avrebbe un decimo del valore relativo. Tra i parametri orientativi che dobbiamo tenere d'occhio, dal punto di vista demografico, troviamo: la quantità dichiarata d'euro emessi per persona, all'interno della eurozona, e la quantità di debito pubblico procapite. Anche il regime di tassazione ha una sua influenza. Qualche autore, specialmente Warren B Mosler nel suo articolo Soft Currency Economics, sostiene che lo scopo primario della tassazione è di dare uno scopo e quindi un valore, alla moneta. Senza andare troppo lontano, è chiaro che se lo stato italiano impone una tassa sulle sigarette di 10 milioni di Nuove Lire, allora la Nuova Lira deve avere un valore inferiore rispetto al caso in cui la tassa fosse solamente di 10 Nuove Lire. Detto questo, c'è un problema con le due strategie "1948" e "1990"- Il problema consiste nella manifesta lesione dell'articolo 106 (ex articolo 105a) del Trattato che stabilisce l'Unione Europea (il Trattato di Maastricht) [2]:

1. La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l'emissione di banconote all'interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità. [3] [4]
2. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche con l'approvazione delle BCE per quanto riguarda il volume del conio. Il Consiglio, deliberando in conformità della procedura di cui all'articolo 189 C e previa consultazione della BCE, può adottare misure per armonizzare le denominazioni e le specificazioni tecniche di tutte le monete metalliche destinate alla circolazione, nella misura necessaria per agevolare la loro circolazione nella Comunità.

Così l'Italia non può legalmente emettere banconote a corso legale nella Comunità eccetto che con il permesso della Banca Centrale Europea, un permesso abbastanza improbabile. L'Italia potrebbe uscire dal trattato ma in pratica vorrebbe dire uscire dall'Unione Europea. Questo sarebbe un impegno troppo gravoso per qualsiasi politico italiano.

Quello che non si sa è che l'Italia potrebbe introdurre una valuta completamente nuova, in una maniera completamente regolare, senza ledere il Trattato di Maastricht. E' evidente che non appena l'Italia inizia i primi passi per dare alla luce la Nuova Lira, la sua posizione di negoziazione all'interno dell'Unione ne verrebbe parecchio rafforzata. Gli altri membri dell'eurozona, consci del fatto che un'uscita dell'Italia potrebbe distruggere il valore dell'euro, sarebbero disposti a fare pesanti concessioni pur di tenere dentro l'Italia. Questo destreggiamento all'interno della teoria dei giochi aumenta la possibilità che un politico italiano, magari con una forte personalità come un giovane premier, voglia tentare la partita.

Come potrebbe funzionare?

- il veicolo-chiave potrebbe essere una banca posseduta dallo stato, magari creata apposta (oppure, ad esempio, la Cassa Depositi e Prestiti -Cassa DDPP - dopo averla nazionalizzata al 100%). Il nome della nuova banca potrebbe essere Banca Centrale Italiana (BCI), anche se per l'occasione si potrebbe voler usare una denominazione più ambigua, del tipo: Banca per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BRS).
- la BCI potrebbe essere una ordinaria banca commerciale (come lo fu la Banca d'Inghilterra tra il 1694 ed il 1946). Comunque sarebbe lo stato a garantire tutti gli impegni della BCI
- la BCI potrebbe emettere degli strumenti finanziari rimborsabili e perpetui a zero-coupon (zero-coupon perpetual puttable security). Come vedremo, questi strumenti avrebbero lo stesso aspetto e funzionalità della moneta, ma per evitare il conflitto con il Trattato di Maastricht, non sarebbero "a corso legale". Per enfatizzare il fatto che non sono "moneta" agli occhi del Trattato, ci riferiremo a questi come a degli "strumenti finanziari" (security). Una specie di Tremonti-bond ma che non generano né costano interessi proprio perché sono zero-coupon;

- questi strumenti finanziari (SF) dovranno avere un determinato valore. Il loro valore deriva dal fatto che sono rimborsabili ("puttable"). In ogni momento entro tre anni dalla prima emissione da parte della BCI, il portatore potrà rivendere gli strumenti alla BCI per una certa somma predeterminata di valuta estera. Questo ammontare prefissato potrebbe essere rimborsato, ad esempio, in Renminbi o dollari USA a scelta del portatore. La BCI potrebbe anche decidere che, passati tre anni dall'emissione, lo strumento finanziario sarebbe redimibile al valore di mercato.

- gli strumenti finanziari (SF) non hanno scadenza (ecco perché "perpetui") e non comportano il pagamento di interessi (quindi sono "zero-coupon") garantendo una compatibilità etica con i mercati quali quello della finanza islamica (una compatibilità molto utile, se vuoi comprare petrolio);

- gli SF saranno disponibili in due tipologie: la prima è quella al portatore, stampata su carta di alta qualità, in denominazioni da 1, 5, 10, 20 e 50. Ogni denominazione potrebbe avere il ritratto di un importante personaggio italiano, ognuna avrebbe dei requisiti di sicurezza ed ognuno di questi tagli al portatore avrebbe un numero di serie progressivo. In altre parole, camminerebbero e parlerebbero come banconote anche se legalmente sarebbero degli strumenti finanziari al portatore; la seconda è quella elettronica, tenuta come conto presso la BCI. La BCI potrebbe decidere di pagare interessi sugli SF depositati (l'interesse stesso potrebbe essere riconosciuto in NLI, quindi in SF aggiuntivi) oppure di farsi pagare le spese di deposito o le spese per gli scoperti di conto (overdraft). Gli scoperti di conto o linee di credito sarebbero possibili dietro la presentazione di garanzie collaterali accettabili, come ad esempio titoli di stato emessi da altri paesi. La politica degli interessi o delle spese rappresenta - anche se non verrà chiamata così - la politica monetaria.

In questo modo non si violerebbe il Trattato di Maastricht: il governatore della Banca d''Italia (un'entità completamente diversa dalla Banca Centrale Italiana) continuerebbe a partecipare ed a votare negli incontri della BCE ed il posto dell'Italia nelle varie istituzioni della UE rimarrebbe invariato, senza essere disturbato dalle operazioni commerciali della BCI di recente formazione. L'Italia potrà e vorrà continuare a mantenere una sua immagine di innocenza.
Alan James, membro del CSFB, suggerisce di far partire l'iniziativa in maniera un po' più discreta utilizzando una agenzia governativa già esistente, come potrebbe essere il caso della Cassa DDPP, piuttosto che usare una denominazione provocatoria come BANCA CENTRALE ITALIANA. In qualunque modo venga chiamata, sarebbe di fatto una nuova banca centrale che emette una sua valuta ed ha il controllo della politica economica nazionale. Ma poiché la sua valuta non sarà "a corso legale", la gente non sarà obbligata ad utilizzarla (potrà sempre usare euro, se lo preferisce). La useranno, allora, su base volontaria?

La gente può essere invogliata ad utilizzare la Nuova Lira Italiana: la BCI può aprire filiali in ogni maggiore città italiana e dare 3.000 NLI ad ogni cittadino italiano che le accetta (con un valore iniziale convenzionale di 1 a 1 con l'euro, fissato per il primo triennio o fino a che la svalutazione dell'euro non tocca il 20%, cosa possibile anche nel giro di pochi mesi, vista la politica attualmente adottata dalla BCE). Il governo può rendere le tasse pagabili in NLI, oltrechè in euro, fornendo un ulteriore incentivo. Le leggi fiscali verrebbero probabilmente combattute nella Corte Europea di Giustizia, sul terreno del fatto che sono in conflitto col mercato unico europeo. Ma questo non è un problema, la causa ci metterebbe almeno due anni ad andare avanti, un tempo sufficiente col quale le NLI sarebbero ormai un dato di fatto. Per quanto riguarda la magistratura italiana non ci saranno problemi, visto che esiste un difetto assoluto di giurisdizione: "al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria" [5].

In ogni caso, l'appetibilità delle NLI dipenderà dalla facilità di approvvigionamento da parte del pubblico e dalla stabilità nei confronti dei prezzi.
E' presumibile che il governo italiano voglia introdurre questa nuova valuta visto che l'euro continua a svalutarsi velocemente (ormai ha un valore del 40% rispetto alla prima emissione). La gente non vorrà mantenere portafogli in euro per mantenere il proprio potere d'acquisto. Nel passato, l'oro, le conchiglie e le sigarette americane (nei campi di concentramento prima e dopo la seconda guerra mondiale) sono state usate come valuta senza essere a corso legale. Se diventa evidente che l'euro non è più accettabile, ad esempio anche per via della correlazione con un debito inestinguibile, un'alternativa (qualsiasi alternativa) tenderebbe a diventare il nuovo standard. Se l'Italia annuncerà la creazione della BCI, il valore dell'euro sui mercati valutari crollerà. Questo renderà automatico il successo della BCI: se lo si fa, funziona. Potremmo immaginare una situazione in cui l'Italia pretenderà che, purtroppo, questa era l'unica soluzione possibile.

Come reagirebbe l'eurozona? Se a questo punto i singoli paesi (come l'Italia) hanno perso il loro potere di veto sulle leggi fiscali europee, allora gli altri paesi membri dell'eurozona potrebbero mettersi assieme per imporre una qualche misura punitiva alla BCI. Tuttavia, se una certa parte di questi paesi (ad esempio, Spagna e Grecia, che condividono un destino simile all'Italia) si rifutasse di adottare queste misure, allora tutti quanti dovrebbero prestare molta attenzione a qualsiasi richiesta da parte dell'Italia. L'Italia non potrebbe certo chiedere tutto l'oro del mondo, ma un qualche alto prezzo, a rispetto della sovranità popolare, sarebbe senz'altro in grado d'imporlo. Il Trattato di Maastricht è stato un golpe morbido imposto da oligarchi travestiti da banchieri e statisti, questa sarebbe una risposta pacifica, proporzionata e abbastanza smaliziata.

Note:

[1] Julian D.A. Wiseman, un economista consulente del banchiere Rohatyn che è a sua volta direttore di una delle società svizzere dei Rothschild, mi ha concesso gentilmente i diritti per un mio adattamento ed aggiornamento del suo saggio per il pubblico italiano, cosa di cui gli sono grato, purché citassi la fonte del suo sito: www.jdawiseman.com

[2] Il Trattato di Maastricht (noto anche come Trattato sull'Unione Europea, TUE) venne firmato il 7 febbraio 1992, sulle rive della Mosa, nella cittadina olandese di Maastricht, dai 12 paesi membri dell'allora Comunità Europea, oggi Unione Europea ed è entrato in vigore il 1º novembre 1993. Il testo originale può essere consultato qui:

http://eur-lex.europa.eu/it/treaties/dat/11992M/htm/11992M.html

E' da notare che, con l'emersione dell'enorme scandalo sulla questione del signoraggio e del relativo alto tradimento, da tutte le versioni in italiano ed online del Trattato, sono sparite le firme e l'identità dei firmatari. Per l'Italia si trattò di Guido Carli (già governatore di Bankitalia) e Gianni de Michelis (Membro dell'Aspen Institute), rispettivamente nelle qualità di Ministro del Tesoro e Ministro degli Esteri, delegati da Francesco Cossiga - l'allora presidente dellla repubblica. Giulio Andreotti, come presidente del consiglio, lo ratificò.

[3] Il testo suggerisce che le banconote emesse dalla BCE e dalle banche centrali nazionali, sono le uniche a "corso legale" (corso forzoso) emesse da queste istituzioni. Nulla osta quindi ad emettere, da parte di altre istituzioni, cartamoneta con altri tipi di corso (ad esempio, a corso libero).

[4] E' interessante fare un paragone con la clausola XI del Bank Charter Act del 1844 che dette alla Banca d'Inghilterra un monopolio sull'emissione di biglietti:

… it shall not be lawful for any Banker to draw, accept, make or issue in England or Wales, any Bill of Exchange or Promissory Note or engagement for the payment of Money payable to the Bearer on Demand …

Ovvero: ... non sarà legale, per qualsiasi banchiere, il ritirare, accettare, creare od emettere, in Inghilterra e nel Wales, alcun biglietto di cambio o nota promissoria o impegno di pagamento di moneta a vista al portatore...

Se il Trattato avesse usato questa terminologia, il piano che illustriamo non sarebbe stato possibile.

Come esempio di una controversia più antica sulle terminologie dei monopoli bancari, citiamo le frasi tratte dalle pagine 307 e 309 del testo A History Of Money, di Glyn Davies:

By a second [Bank] Act, passed on 26 May 1826, the Bank of England’s century-old monopoly was partly broken, by allowing joint-stock banks with note-issuing powers to be set up outside a radius of sixty-five miles of the centre of London. In return, the Bank of England was explicitly authorised to set up branches, or ‘agencies’, anywhere in England and Wales.

[1832] … Thomas Joplin, a Newcastle timber merchant, … was actively promoting a number of [new joint-stock banks], for fittingly enough, he had been one of the most powerful forces in bringing about the modification of the Bank of England’s monopoly. … In the mean time he took his quarrel with the Bank of England a stage further. According to his meticulous reading of the original Acts, joint-stock banks, provided that they did not issue notes, could quite legally be set up even with sixty-five miles of London, an opinion hotly disputed by the Bank. The difference arose from the fact that when the Bank was first granted its monopoly, note issue was considered inseparably essential to banking. That this was no longer the case seemed a large loophole for Joplin and his supporters, but a mere unjustified quibble to the Bank of England.

Ed infatti, quando venne creata la Banca Centrale Europea, l'emissione di banconote veniva considerata come inseparabilmente legata al "corso legale". Continuerà ancora ad essere così?

[5] Dal sito della Banca d'Italia:
http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio

lunedì 25 maggio 2009

Berlusconi come Mattei?




[fonte: http://ripensaremarx.splinder.com/post/20598178 ]

A cura di Giovanni Petrosillo


Sullo stesso tenore degli articoli proposti ieri continua la “campagna” di Libero, quest’oggi con un pezzo di Besana, per evidenziare quali grandi trame internazionali si stiano tessendo con lo scopo di contrastare le scelte di politica estera inaugurate da Silvio Berlusconi. Parlo del solo Presidente del Consiglio (e del suo entourage più fedele) e non dell’intero governo di centro-destra, in quanto dentro quest’ultimo sono presenti e attive anime filoamericane e sfasciste che sostengono tali torbide manovre finalizzate a rendere l’Italia un paese infinitamente succube delle strategie imperiali predominanti.


Besana esagera nel paragonare Berlusconi a Mattei, soprattutto se è vero, come qualcuno ha riportato, che lo storico presidente dell’Eni avesse affermato, in un colloquio privato, che sua intenzione primaria fosse quella di tirare fuori l’Italia dalla Nato per portarla alla testa dei paesi non-allineati, sottraendola una volta per tutte all’influenza occidentale.

Per il resto Besana coglie il nocciolo del problema. In un rapporto del Foreign Office del ’62 veniva esplicitamente detto: "Non è un`esagerazione asserire che il successo della politica matteista rappresenti la distruzione del libero sistema petrolifero di tutto il mondo... Le compagnie petrolifere internazionali hanno tutto il diritto di difendersi". Besana commenta così quello che sembra essere un infausto déjà vu: “A 47 anni di distanza lo scenario si ripete: ancora una volta si parla di energia russa e dei mezzi per portarla in Europa, suscitando la contrarietà di Stati Uniti e Inghilterra. Se non bastasse, Mattei e Berlusconi - uniti anche dal comune desiderio di piacere alle donne - condividono gli identici nemici interni: la borghesia che conta e i suoi giornali, ostili al primo presidente dell`Eni come all`attuale presidente del consiglio”. Certamente, l’ideologia del libero mercato dell’energia è uno dei cavalli di troia con i quali gli americani s’incuneano negli affari altrui, soprattutto se temono che qualcuno possa anche solo accarezzare l'idea di poter uscire impunemente dalla loro orbita egemonica.

Il clima geopolitico (in questa fase di recupero in potenza da parte, soprattutto, dell’area euroasiatica), si sta palesemente riscaldando e sempre più diverrà rovente mano a mano che il policentrismo si presenterà come l’orizzonte probabile del prossimo futuro.


SE IL CAVALIERE SFIDA GLI YANKEE COME MATTEI

Da "LIBERO - EDIZIONE MILANO" di venerdì 22 maggio 2009

Gli stessi obiettivi, la stessa partita, gli stessi nemici, speriamo non lo stesso tragico epilogo. Alla luce di quanto Allessandro Sallusti ha ieri rivelato in queste pagine, sono molte, e inquietanti, le analogie tra personaggi in apparenza agli antipodi: Enrico Mattei e Silvio Berlusconi. Gli Stati Uniti non hanno digerito che il nostro presidente del consiglio si sia adoperato (...) (...) affinché Eni e Gazprom suggellassero un accordo per la costruzione del gasdotto South Strem, che potrebbe incidere sugli equilibri dell`energia in Europa. S`è messa di traverso anche Bruxelles, intenzionata a ridimensionare i rapporti commerciali con Mosca e favorevole come gli Usa - a un altro gasdotto, il Nabucco, che partendo dalla Turchia dovrebbe giungere a Vienna, convogliando combustibile dall`Azerbaigian, dall`Iran e perfino dall`Asia centrale.

Mattei si era già mosso in una simile prospettiva.

Nel 1960, nonostante le resistenze di Fanfani, timoroso delle reazioni americane, strinse un`intesa con l`Urss di Krusciov: 12 milioni di tonnellate di petrolio in quattro anni, al prezzo di 1 dollaro e 26 centesimi al barile, il più basso sul mercato. In cambio, l`Urss avrebbe ricevuto tubi Finsider, attrezzature della Nuovo Pignone e gomma sintetica. Le quotazioni imposte dalle famigerate Sette sorelle non potevano reggere la concorrenza, tanto che la Standard Oil decise un ribasso, costringendo le altre grandi compagnie a fare altrettanto.

Negli stessi il presidente dell`Eni giocava le sue carte anche in Algeria. La complessa trama diplomatica che aveva intessuto fu sul punto di compiersi nel 1962; essa prevedeva un accordo i cui capisaldi erano costituiti dalla costituzione di una società mista franco-italo-algerina, dalla realizzazione di una raffineria e dalla posa di un metanodotto che unisse le due sponde del Mediterraneo.

Nel giugno 1961, a Genova Pegli, Mattei aveva inaugurato il primo tratto dell`oleodotto che avrebbe dovuto spingersi attraverso la Svizzera fino a Igolstadt, in Baviera, e di li salire alla volta di Stoccarda. Dall`iniziativa erano state escluse le compagnie del cartello e questa, si augurò, avrebbe dovuto essere la regola. Da un paio d`anni, l`Eni aveva volto lo sguardo a Nord. Con la Germania del cancelliere Adenauer aveva perfezionato il progetto Centro Europa, capace di assicurare l`indipendenza energetica al vecchio continente. Il disegno era chiaro: il petrolio russo e quello algerino avrebbero ridimensionato il cartello anglo-olandese e americano, avviando una reale cooperazione in un`Europa che andava dall`Atlantico agli Urali.

Indipendenza energetica e ruolo europeo, anche allora; l`Eni dei primi Sessanta si era accordata con De Gaulle, quella di oggi con Edf. Scrisse il Foreign Office in un rapporto del luglio 1962: "Non è un`esagerazione asserire che il successo della politica matteista rappresenti la distruzione del libero sistema petrolifero di tutto il mondo... Le compagnie petrolifere internazionali hanno tutto il diritto di difendersi". A 47 anni di distanza lo scenario si ripete: ancora una volta si parla di energia russa e dei mezzi per portarla in Europa, suscitando la contrarietà di Stati Uniti e Inghilterra. Se non bastasse, Mattei e Berlusconi - uniti anche dal comune desiderio di piacere alle donne - condividono gl`identici nemici interni: la borghesia che conta e i suoi giornali, ostili al primo presidente dell`Eni come all`attuale presidente del consiglio. Il grande Indro ebbe l`occasione di attaccare entrambi: l`uno con quattro velenossimi articoli nel 1962, l`altro ogni volta che gli si presentò il destro dopo la discesa in campo del `94.

Gli americani, l`hanno dimostrato con Andreotti e Craxi, non esitano a porre in condizione di non nuocere chi ostacola i loro intereressi.

La magistratura, braccio secolare dei poteri forti, è sempre pronta; finora, però, non è bastata. A questo punto, se Berlusconi vi proponesse un passaggio sul suo aereo privato - come Mattei fece con il giornalista americano William Mc Hale - sarebbe prudente declinare l`invito.

domenica 24 maggio 2009

Quando il cielo è striato e quando la terra trema

di Antonella Randazzo
Fonte: http://lanuovaenergia.blogspot.com/2009/05/quando-il-cielo-e-striato-e-quando-la.html

In teoria si pensa di essere in democrazia e di poter parlare di qualsiasi argomento, ma in pratica esistono argomenti tabù, ovvero che suscitano reazioni emotive talvolta forti, e favoriscono una sorta di ostracismo ideologico verso chi li tratta. Ad esempio, chi solleva il problema della guerra ambientale, chimica o sismica, suscita reazioni forti, e rischia di passare per credulone, visionario o paranoico.
La cosa risulta assai sorprendente, se si pensa che siamo circondati da mass media (carta stampata e telegiornali) che le sparano sempre più grosse, ma quasi nessuno sembra manifestare una reazione proporzionale alle idiozie sentite.
E allora come mai quando si parla di alcuni argomenti - come lo strapotere di alcuni individui o il controllo criminale attuato da questi - si sollevano voci indignate, come se si stesse toccando un nerbo scoperto? Quelle stesse persone che digeriscono tutte le idiozie di regime, chiedono conto, - prove inoppugnabili o resoconti dettagliati- quando qualcuno solleva questioni non trattate altrove. Certo è più facile rivoltarsi contro un qualsiasi blogger indipendente che chiedere conto al regime.

Molte persone preferiscono credere che l’attuale sistema sia loro favorevole, che sia guidato da persone autorevoli a servizio di tutti, piuttosto che aprire gli occhi e vedere che non è così.
Non si tratta di avercela con qualcuno perché tutti noi vorremmo credere che le nostre autorità sono autorevoli e oneste, ma crederlo quando ciò non corrisponde a verità ci espone a pericoli e a conseguenze negative per tutti.

Molti, per credere anche a cose ormai evidenti, hanno bisogno che vengano trattate a “Porta a Porta” o a “Superquark”.
Chi riesce ad oltrepassare la truffa e a vedere la realtà quale essa è si accorge che sono davvero molte le cose sconcertanti e agghiaccianti, degne della mente del più feroce nazista. Quando si aprono gli occhi si capisce che i nazisti non sono stati tutti tedeschi e sostenitori del regime di Hitler.
I nazisti che oggi dominano sono molto più pericolosi di quelli della Germania di Hitler perché hanno nelle loro mani una tecnologia assai sofisticata, in grado di operare con una distruttività inaudita, facendo poi credere che le azioni distruttive non abbiano responsabilità umane.
Gli “esperti” di regime, ovvero gli scienziati che si sono sottomessi al potere, fanno passare per visionario chi solleva questioni scottanti che riguardano le capacità oggi esistenti di operare manipolazioni ambientali per provocare malattie e morte.

Da recente, in occasione della tragedia in Abruzzo, abbiamo avuto modo di considerare il problema dei terremoti.
Nei media di regime si è scatenata una specie di ossessione, e si sono proposti contenuti ripetitivi che miravano a convincere che i terremoti non si possono prevedere. Ma allora, come qualcuno ha osservato, perché mai la “protezione civile” ha rassicurato tutti dicendo che non c’era pericolo? Se i terremoti non si possono prevedere non si può dire nemmeno che non c’è pericolo.
Certo è perlomeno strano che per alcuni mesi, prima del disastro, gli abruzzesi ebbero scosse di varia entità ma nessun telegiornale ufficiale ne parlò, e prima del disastro finale pochi conoscevano il lavoro di Giampaolo Giuliani.
Poi, dopo il terremoto, i media ufficiali fecero a gara per occuparsi della tragedia, strumentalizzando ampiamente la sofferenza atroce di quanti avevano perduto parenti, amici e casa. I media si focalizzarono sul quesito “si può prevedere un terremoto?”, sostenendo che ciò non è possibile, e offuscando il quesito, assai più scottante per il regime: “si può provocare un terremoto?”
Diversi scienziati sostengono che provocare un terremoto, come altri eventi ambientali, è possibile con le tecnologie attuali.
Ovviamente questo non vuol dire che non esistano terremoti “naturali”, ma semplicemente che i terremoti potrebbero anche essere provocati artificialmente.

Sarebbe ragionevole ritenere che gli esperimenti nucleari sotterranei provocano terremoti, e che esistono armi tettoniche in grado di provocare terremoti artificiali. Di questo parlano eminenti scienziati, e alcuni politici sollevano la questione della messa al bando di tali armi. Ad esempio, il parlamentare statunitense Dennis Kucinich nella sua proposta di legge, “The Space Preservation Act of 2001” (legge per la protezione dello spazio), presentata al 107° Congresso degli Stati Uniti chiedeva la messa al bando di queste armi.

Il tenente generale Fabio Mini (vedi video sotto) ha dichiarato che in alcuni ambiti militari “Nessuno crede più che un terremoto, un’inondazione, uno tsunami o un uragano siano soltanto fenomeni naturali”.(1)

Tutto questo viene tenuto nascosto o reso del tutto irreale grazie a metodi di disinformazione e di induzione emotiva al negazionismo. Ovvero meccanismi atti a farci prendere in considerazione alcuni concetti e a rifiutarne altri. Spiega lo studioso R. Winfield:

“A tutti piace credere di essere liberi pensatori. Permettetemi di dimostrare che non lo siamo… Le cose che sto per dirvi vi sembreranno così estranee alla vostra ragione e logica, che neppure provereste a considerarle come possibili. Sto parlando della programmazione religiosa a cui noi tutti siamo stati sottoposti, del rinforzo di parole e frasi chiave, idee e concetti, tutte cose che creano vie neurali nelle nostre menti, così ben formate che qualsiasi cosa sia fuori del percorso battuto viene scartata come priva di valore senza indagare oltre. … Tutti siamo stati programmati per rispondere a determinati punti sensibili in maniera polarizzata… Se si rimuove il pensiero critico, la gente viene manipolata più facilmente… Le emozioni sono causate dai pensieri, i quali a loro volta sono controllati dalle parole, dal nostro dialogo interno… Se voi e qualche vostro amico a scelta controllaste tutti i media, quanto facile vi sarebbe alterare le menti delle persone?… Il problema con l’essere già familiare con un concetto è che spesso categorizziamo le informazioni in compartimenti mentali denominati “già visto”, “niente di nuovo”, o “non cosi pericoloso.”.. Gli addetti alla propaganda ed alla disinformazione hanno campo libero nei media di questi tempi, ed affondano le radici in molti anni di studio nella manipolazione delle menti delle masse, grazie alle Fondazioni Rockefeller, il Tavistock Institute e la Germania Nazista… Pensate davvero che eleggendo qualche nuovo partito o presidente si metterà fine ai problemi del pianeta? La scienza inventerà una pillola magica che renderà tutto perfetto?”(2)

Nella nostra mente viene alimentata la fiducia nella Scienza ufficiale e nelle autorità offerte dal sistema, e quando emergono argomenti che mostrano che queste autorità e queste conoscenze non sono a servizio dei popoli si cerca di coprire di ridicolo o denigrare quelli che smentiscono la propaganda.
Se non si può impedire che una notizia emerga, allora si fa in modo che la gente non vi creda, o magari si rivolti contro chi la informa. E dato che chi informa correttamente ha mezzi mediatici molto limitati e invece chi disinforma può raggiungere praticamente tutti, i risultati purtroppo sono spesso scontati.
Il risultato più efficace è quello di farci credere che si tratti di “opinioni” o di problemi inesistenti sollevati da menti non equilibrate.
Far passare le questioni di controllo criminale dei popoli come leggere conversazioni da fare su blog etichettati come “controinformazione” (e dove sarebbe l’informazione?), o come ideologie da discutere in rete tanto per passare il tempo o per deridere qualcuno, significa essere oberati dal condizionamento della “cultura” di massa, che ci vuole indifferenti alla sofferenza altrui o inclini a non scalfire in alcun modo il potere imperante.

Un altro metodo di controllo è quello di creare fazioni contrapposte, in questo caso quella dei “debunkers” e quella dei cosiddetti “complottisti”, in modo tale che lo scontro si articoli fra gruppi, oscurando che gli effetti devastanti delle azioni criminali del gruppo dominante vanno contro tutti, a prescindere dalla fazione a cui si appartiene.
Creando fazioni si crea ostilità reciproca e atteggiamenti rigidi, come se si difendesse una religione, mostrando di non essere interessati a trovare la verità su quella particolare questione.
Dividendo le persone e mettendo i gruppi gli uni contro gli altri si crea anche un clima di denigrazione e insulto reciproco, evitando così di lottare tutti insieme contro il vero avversario.

Questo non vuol certo dire che non esistano persone che per denaro sostengono la propaganda di regime anche su Internet. Ciò è del tutto ovvio: pagano giornalisti della Tv e della carta stampata, così come pagano intellettuali e politici. Qual è la novità nel pagare persone anche sul web? L’unica differenza forse consiste nel fatto che queste persone possono facilmente infiltrarsi e confondersi fra i veri lettori dei blog, e a volte può risultare difficile individuarle.
Il gruppo dominante si assicura che ci sia chi, per denaro, andrà contro l’interesse collettivo, sostenendo la propaganda. In tal modo si creano fazioni anche tra gli scienziati “esperti” o fra politici, distogliendo l’attenzione dal sistema di potere criminale.

Gli aspetti relativi al potere della propaganda risultano oggi più importanti che mai, dato che oggi è possibile attingere a conoscenze in passato negate. Dunque risulta importante far diventare scettici, o inclini a ridere delle verità svelate, oppure ad appigliarsi alle pseudo-verità di regime, per non affrontare le conseguenze della presa di coscienza.

Fino a quando la maggior parte delle persone non capirà che l’umanità può avere un futuro soltanto se apre gli occhi sul potere criminale che oggi la opprime, ci saranno tentativi di metterci gli uni contro gli altri, di far apparire disturbato mentalmente chi dice la verità sul regime, di renderci faziosi o di pagarci per fare in modo che il potere attuale continui ad esistere.
Alcuni, attratti dalle discussioni “tabù”, concentrano la propria attenzione sui possibili errori o sulla coerenza dei blogger che trattano questioni scottanti, dimenticando che sono le questioni ad essere importanti e a meritare attenzione e interesse, e non le singole persone che cercano di trattarle in modo indipendente, magari rischiando di essere etichettate o denigrate.
C’è anche chi, ricalcando le tendenze della “cultura” di massa, si aspetta di trovare qualcuno che gli faccia da guida, anziché utilizzare le giuste informazioni per acquisire la necessaria consapevolezza e autonomia di pensiero. Più che diventare personaggi o “vip”, è assai meglio rimanere persone comuni interessate al bene di tutti, e non a mettersi in mostra o a voler assumere il ruolo di “guru”. I “vip” vengono creati dal sistema per indurci ad imitare o seguire qualcuno anziché essere noi stessi.

Parlando di certi argomenti non si vuole creare allarmismo, ma far emergere aspetti della realtà che non si possono più ignorare.
D’altronde, è inutile illudersi che un gruppo di criminali incalliti capaci di organizzare guerre e genocidi non siano anche capaci di devastare l’ambiente uccidendo anche dove la guerra non c’è.
Molti sanno che oggi le armi sono diventare sempre più sofisticate e tecnologiche. Oltre ad utilizzare i metodi spionistici, per controllare i civili e trovare i dissidenti, alcuni studiosi sostengono che oggi le autorità statunitensi stiano utilizzando anche metodi legati alla manipolazione dei fenomeni metereologici. L’utilizzo di questi metodi viene definito “guerra climatica” o ambientale. Secondo lo studioso Michel Chossudovsky gli ambientalisti sbagliano a concentrare tutte le loro attenzioni sulla mancata adesione degli Usa al Protocollo di Kyoto. Anche se è indubbiamente grave che gli Usa non considerino i danni prodotti all’ambiente e i possibili modi per diminuirli, occorre anche considerare che l’aviazione americana possiede strumenti per influire sul clima. Tali strumenti sono segreti, così come i loro effetti. Il Dipartimento di Difesa americano continua a stanziare fondi per sviluppare queste tecnologie. Un documento della Difesa dice:
“La manipolazione climatica diverrà parte della sicurezza interna e internazionale e sarà sfruttata in maniera unilaterale… Sarà usata a scopi difensivi e offensivi e anche come deterrente la capacità di generare precipitazioni, nebbia e temporali e di modificare il clima”.(3)

Da diverso tempo molti cittadini americani lamentano strani fenomeni meteorologici. La giornalista Amy Worthington racconta:

“Siamo continuamente testimoni di fenomeni meteorologici bizzarri, causati da strumenti elettromagnetici che manipolano sia la corrente a getto sia i singoli fronti delle perturbazioni per creare condizioni climatiche e atmosferiche artificiali. E’ documentato che le operazioni clandestine collegate a queste missioni di irrorazione determinino un indebolimento psicofisico delle persone interessate, con agenti biologici e con tecnologie psicotroniche di controllo della mente e dell’umore. Parte di ciò che sta accadendo nell’atmosfera riguarda armi segrete del Pentagono, congegnate per operazioni tattiche e strategiche. Presto le missioni della N.A.S.A saranno trasferite sotto il controllo del Pentagono”.(4)

Le nuove armi sono state così elencate dal deputato dell’Ohio Dennis Kucinich, in una sua proposta di legge:
- Armi elettroniche e psicotroniche
- Armi di alta quota ad emissione di onde di bassa frequenza
- Armi elettromagnetiche soniche ed ultrasoniche
- Armi laser
- Armi strategiche tattiche ed extra-atmosferiche
- Armi chimiche e biologiche e tettoniche
- Scie chimiche

Si tratta di attuare un vero e proprio “terrorismo ecologico” per provocare danni alla salute dei cittadini. Le conseguenze vanno dalle semplici cefalee, nausea, stanchezza, fino a forme di cancro. Attraverso queste armi vengono rilasciate nell’atmosfera sostanze tossiche come fibre di amianto, alluminio, sali di bario, ecc.
Le armi chimiche e climatiche sono utilizzate dagli Usa in tutti i luoghi occupati (Iraq, Afghanistan, Somalia, ecc.), in cui le popolazioni civili sono costrette a vivere nella sofferenza del grave inquinamento dell’acqua, del cibo e dell’aria.

Dato che i contenuti e i mezzi delle manipolazioni ambientali vengono tenuti segreti, siamo indotti a credere che si tratti di ipotesi fantascientifiche. Tuttavia, esiste realmente un programma di guerra climatica chiamato The High-Frequency Active Auroral Research Program (HAARP), (Programma di ricerca aurorale attivo ad alta frequenza), gestito dall’aviazione e dalla marina americana, con sede a Gokona, in Alaska. Questo programma è stato iniziato nel 1992 e consiste in una serie di antenne che creano “modificazioni locali controllate della ionosfera” (che è lo strato più elevato dell’atmosfera). Il progetto è diventato sempre più complesso nel tempo, fino alla fase finale realizzata nel 2004, che ha portato alla dotazione di 180 antenne di trasmettitori ad alta frequenza.

Secondo la stessa N.A.S.A. ci sarebbero stretti legami fra terremoti che vanno oltre il quinto grado della Scala Richter e particolari perturbazioni che avvengono nell’atmosfera più elevata, la ionosfera. Questo significa che la tecnologia HAARP, che opera nella ionosfera, potrebbe indurre terremoti tramite congegni che i militari preposti saprebbero utilizzare.

La scienziata Rosalie Bertell, autrice del libro “Pianeta terra: l’ultima arma” (2000), spiega che in moltissimi casi i militari a servizio del gruppo dominante occidentale hanno agito sul clima e sull’ambiente per scopi bellici, ad esempio in Indocina, ma anche in altri luoghi, come la ex Jugoslavia. Secondo la Bertell, esistono armi elettromagnetiche “in grado di causare terremoti in siti scelti come bersaglio, sprigionando energie equivalenti alle più forti esplosioni nucleari”.

Uno studio del professore dell’Università di New Brunswick Frederickton (Canada), Gary T. Whiteford, pubblicato da “Nexus. New time” (n. 3, Gennaio - Febbraio 1996), sostiene che gli esperimenti nucleari possono provocare terremoti e di fatto ciò è avvenuto in molte esercitazioni, in particolare a partire dagli anni Cinquanta.
Ad esempio, nel 1951 le autorità statunitensi fecero esplodere ben 16 bombe. Da allora vi furono molti esperimenti nucleari voluti dalle autorità di molti paesi del mondo. In seguito a questi esperimenti anche il numero dei terremoti è aumentato in modo significativo. Dal ‘51 all‘88 si ebbero 32 sismi, 20 dei quali si verificarono nello stesso giorno di un test nucleare o nei giorni successivi.

Gli esempi che si possono fare sono diversi: il 4 dicembre 1988, l’URSS fece detonare una bomba nucleare in una base del circolo polare artico, il 7 dicembre in Armenia si ebbe un terremoto che uccise 60.000 persone; il 22 gennaio 1989, un’altra esplosione fu effettuata nel Kazakistan nord-orientale e il giorno successivo si ebbe un terremoto nel Tajikistan, che uccise più di 200 persone; Il 23 giugno 1992, gli americani fecero scoppiare una bomba nucleare sotterranea e il 28 giugno si ebbero due terremoti molto forti nel sud della California.

Gli scienziati che vogliono fare carriera, sostengono che non possono esser fatti collegamenti fra esplosioni nucleari e terremoti. Ma gli scienziati più onesti, come Hermann Müller, hanno ammesso che le sperimentazioni nucleari sono state fatte per motivi distruttivi e di controllo dell’ambiente, facendosi beffe della vita delle persone.
Le autorità che permettevano questo scempio erano le stesse che ufficialmente si facevano paladine della “sicurezza” dei popoli.
Spiega Chossudovsky: “L’aviazione americana è in grado di manipolare il clima. Può addirittura provocare inondazioni, uragani, siccità e terremoti. Il Dipartimento della Difesa ha destinato elevate somme di denaro allo sviluppo e al perfezionamento di queste tecnologie. La manipolazione climatica diverrà parte della sicurezza interna e internazionale e sarà sfruttata in maniera unilaterale… Sarà usata a scopi difensivi e offensivi e anche come deterrente. La capacità di generare precipitazioni, nebbia e temporali e di modificare il clima, e la creazione di un clima artificiale, fanno parte di quelle tecnologie integrate che possono far aumentare la capacità statunitense, o diminuire quella degli avversari, di ottenere conoscenza, ricchezza e potere globale”.(5)

Alcuni scienziati hanno manifestato preoccupazione per queste tecniche, ad esempio, il fisico Richard Williams definisce HAARP “un atto irresponsabile di vandalismo globale”. Williams e altri scienziati temono che questi metodi possano causare gravissimi danni alla ionosfera e compromettere lo strato protettivo che impedisce il passaggio di radiazioni che sarebbero mortali.
La possibilità di manipolare i fenomeni meteorologici permetterebbe agli Usa di agire contro quelle aree che considera nemiche, o contro Stati che ha messo nella lista nera dei “terroristi”.
Negli ultimi anni si sono verificati fatti molto strani mai avvenuti prima. Ad esempio, la Corea del Nord, dalla metà degli anni ‘90 è in balìa di continue siccità e alluvioni, mentre l’Afghanistan e Cuba hanno avuto continue carestie e fenomeni meteorologici atipici. Dal 1995 in Corea del Nord le carestie e le alluvioni avrebbero ucciso circa 2 milioni di persone. A Cuba, dal 1998, la siccità ha colpito come non era mai avvenuto prima. Nel 2003 ha colpito la parte occidentale di Cuba, nel 2004 la parte orientale, e tutto il paese è stato devastato. L’Afghanistan, fra il 1999 e il 2002, è stato distrutto dalla carestia, e ciò ha permesso agli americani di esportare i loro prodotti agricoli, compresi i fertilizzanti resistenti alla siccità. Anche nelle ex-repubbliche sovietiche del Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan, che come l’Afghanistan sono state costrette ad una lunga guerra contro i fondamentalisti islamici, hanno avuto proprio negli anni di guerra la peggiore siccità, che ha ridotto allo stremo circa la metà della popolazione: 3 milioni di persone su una popolazione totale di 6,2 milioni di abitanti.
In Iraq la peggiore siccità si è avuta nel 1999, anno in cui gli Usa avevano imposto sanzioni economiche e avevano attuato una serie di bombardamenti. Situazioni simili, seppure meno gravi, si sono verificate in Siria e in Iran.

Gary T. Whiteford, professore di geografia all’Università di Brunswick (Canada), osserva che lo tsunami del 24 dicembre 2004, che ha colpito parecchie zone dell’Asia, può esser stato prodotto da cause umane.
Altri scienziati sospettano che potrebbero esserci responsabilità del sistema HAARP (6). Dopo le devastazioni dello tsunami, molte corporations americane festeggiarono il disastro, che avrebbe permesso loro di soffocare l’economia dei paesi colpiti. Approfitteranno della difficoltà per creare Stati “democratici e orientati al libero mercato (…) fare a pezzi ciò che è superato”.(7) I profitti saranno parecchi: si sono smantellate le proprietà dello Stato in cambio di “aiuti” alla popolazione. I lavori di ricostruzione dei paesi colpiti dallo tsunami sono stati condotti da operatori occidentali, che guadagnarono stipendi altissimi, mentre la popolazione del paese da ricostruire venne esclusa dalla progettazione dei lavori. Nel mese di marzo del 2005 il New York Times pubblicò un rapporto in cui denunciava che le ricostruzioni ad Aceh non erano ancora nemmeno iniziate, mentre i fondi già stanziati erano andati nelle tasche di pochi privilegiati. Il problema era che il profitto rappresentava l’obiettivo primario, e non la ricostruzione. La corruzione e l’incompetenza la fecero da padroni, e le buone intenzioni ostentate nascosero l’avidità predatoria verso paesi distrutti e indeboliti. La Banca Mondiale approfittò dei paesi colpiti dallo tsunami per dare prestiti esigendo in cambio le privatizzazioni delle imprese e l’espropriazione dei terreni. I paesi resi debitori diventarono dipendenti dalle direttive della Bm e non poterono più esercitare la loro completa sovranità.
Secondo un articolo pubblicato dal sito di Portland della rete di Indymedia (8) lo tsunami nell’Oceano Indiano è stato provocato dagli Usa per devastare economicamente l’Indonesia e per poter occupare i campi petroliferi di Aceh. A conferma di ciò l’articolo sottolinea che la base militare americana di Diego Garcia, che si trova vicina all’epicentro, non ha subito alcun danno. Inoltre, pochissimo tempo dal disastro, prima dei soccorsi civili, come fosse già preparata prima del disastro, giunse ad Aceh la portaerei Uss Abraham Lincoln con 12 elicotteri da guerra Cobra.

Un reportage giornalistico dal titolo “Il paradiso perduto”, di Paola Salzano, girato quasi un anno dopo lo tsunami, mette in luce che già dal 2003 la gente tailandese veniva minacciata e vessata per costringerla ad abbandonare le proprie terre, che si trovavano vicine al mare, in una posizione particolarmente appetibile all’industria turistica. La giornalista osserva che “l’onda ha fatto piazza pulita di case, casette, baracche… che negli anni si erano accumulate lungo la costa su quei terreni più vicini al mare… terra preziosa, ambita dalla grande industria del turismo, il luogo perfetto su cui costruire nuovi alberghi, nuovi resort, nuove piscine al servizio del turismo occidentale”.(9)
Molti indigeni, a causa dell’onda anomala, hanno perduto i titoli di proprietà, e sono stati brutalmente allontanati dalla terra dove vivevano da molti anni. Ma anche coloro che posseggono i documenti di proprietà vengono minacciati e costretti a cedere la loro terra. Una donna, che ha fatto vedere alla giornalista i documenti di proprietà della terra, raccontò:

“Ci vogliono cacciare dalla nostra terra, nel 2003 è venuta la polizia che ci ha minacciati con le pistole e poi hanno messo una bomba… c’è stato un morto. E’ gente molto potente… ho fatto causa e l’ho vinta ma la società di costruzioni ha fatto venire la polizia per mettere sotto sequestro la terra… hanno tentato di uccidermi, ci volevano uccidere tutti. Vede, non possiamo chiedere aiuto neanche alla polizia, eppure noi viviamo su questa terra da 32 anni. Dopo lo tsunami le cose sono anche peggiorate perché la compagnia ha cominciato a comportarsi in modo ancora più aggressivo… due giorni fa sono tornati a minacciarci ribadendo che la terra appartiene a loro… vivevamo bene prima, avevamo la casa, le noci di cocco… adesso dovremo andare a lavorare in qualche resort, in qualche albergo”.

Condoleeza Rice, all’epoca segretario di Stato Usa, si è dimostrata soddisfatta dei profitti che sono stati ricavati a danno delle vittime dello tsunami, così come la Thailand Tsunami Survivors and Supporters, che ha dichiarato: “Lo tsunami ha esaudito le preghiere dei politici-uomini d’affari, in quanto ha letteralmente spazzato via dalle aree costiere le comunità che intralciavano i loro piani finalizzati a edificare centri di villeggiatura, alberghi, casinò e allevamenti di gamberi. Per loro, adesso, queste aree costiere sono invece territori accessibili”.(10)
Forse erano le preghiere, forse qualcos’altro. Il punto principale è che occorrerebbe capire cosa stanno utilizzando per meglio controllare i popoli, in un periodo storico in cui una possibile maggiore consapevolezza minaccia il sistema costituito. Le autorità attuali dovrebbero render conto dei progetti militari segreti sul controllo ambientale e i popoli dovrebbero aprire gli occhi per impedire che altro scempio venga commesso.

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NOTE

1) http://scienzamarcia.altervista.org/dossier5.html
2) http://www.luogocomune.net/site/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=1432&forum=53
3) US Air Force, Air University of the US Air Force, AF 2025 Final Report.
4) http://www.comedonchisciotte.net/modules.php?name=News&file=article&sid=491
5) US Air Force. Air University of the US Air Force, AF 2025 Final Report, http://www.au.af.mil/au/2025/
6) http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=426
7) Pascual Carlos, Capo del Dipartimento per la coordinazione della Ricostruzione e della Stabilizzazione, cit. Klein Naomi, “La guerra li fa ricchi”, L’Espresso, 5 maggio 2005.
8) http://portland.indymedia.org/en/2004/12/307042.shtml
9) C’era una volta, di Silvestro Montanari, “Il paradiso perduto”, di Paola Salzano, Raitre, dicembre 2005.
10) Cit. in Klein Naomi, “La guerra li fa ricchi”, L’Espresso, 5 maggio 2005.

2 commenti:

Antonella Randazzo ha detto…
P.S.
Apprendo che l’amministrazione comunale del Comune di Savignano sul Rubicone e di Sant’Arcangelo di Romagna (provincia di Forlì-Cesena, Emilia Romagna) ha denunciato il piano di avvelenamento delle scie chimiche e ha dato seguito alla mozione informando direttamente i propri concittadini distribuendo loro gratuitamente un apposito bollettino sulle scie chimiche. Si veda
http://www.comune.santarcangelo.rn.it/Index.aspx?pag=0&type=base&cat=4666&s=CST&c=17

ABC: i Titoli di Stato


Per andare avanti nelle nostre analisi, un po' di ABC.
[fonte: http://www.banknoise.com/2007/07/i-titoli-di-stato-bot-ctz-cct-btp-btpi.html ]

I Titoli di Stato: BOT, CTZ, CCT, BTP, BTP€i


BOT, CTZ, CCT, BTP, e BTP€i sono Titoli di Stato emessi in Italia dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. I Titoli di Stato sono strumenti finanziari considerati estremamente sicuri. In realtà, contengono inevitabilmente elementi di rischio, che però sono molto minori rispetto agli investimenti azionari o obbligazionari: infatti, il rischio che l’emettitore non sia in grado di saldare il debito alla scadenza sono relativamente bassi. Vi sono comunque rischi collegati
all’investimento in Titoli di Stato: innanzi tutto legati al fatto che il rendimento del titolo non “batta” l’inflazione, oppure che il cambio nel tempo diventi sfavorevole (se si parla di titoli di stato esteri).

In Italia sono presenti cinque tipi di titoli di Stato:

* BOT - Buoni Ordinari del Tesoro
* CTZ - Certificati del Tesoro Zero Coupon
* CCT - Certificati di Credito del Tesoro
* BTP - Buoni del Tesoro Poliennali
* BTP€i - Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’inflazione Europea

BOT, CTZ, CCT, BTP, BTP€i si contraddistinguono in base ad alcune caratterisitche

* durata
* tipo di remunerazine per l’investitore
* eventuale indicizzazione all’inflazione

I BOT (Buoni Ordinari del Tesoro), sono Titoli di Stato a breve scadenza (3, 6 o 12 mesi), dove non è prevista alcuna cedola intermedia: il guadagno per l’investitore deriva unicamente dallo scarto di emissione - la differenza tra il prezzo d’acquisto e quello che lo Stato si impegna a pagare alla scadenza. Con un esempio, compro a 98 un BOT di 100: alla scadenza ho guadagnato 2.

Molto simili ai BOT sono i CTZ (Certificati del Tesoro Zero Coupon): il meccanismo di remunerazione è infatti esattamente lo stesso (basato sullo scarto di emissione), e differiscono dai BOT solamente per la durata, che per i CTZ è di 2 anni.

I CCT (Certificati di Credito del Tesoro) hanno una durata di 7 anni, e si caratterizzano perché oltre allo scarto di emissione, e al contrario di BOT e CCT “staccano” semestralmente delle cedole il cui valore è indicizzato al rendimento dei BOT (l’indicizzazione è calcolata attualmente sulla base del rendimento dei BOT semestrali più lo 0,15%).

I BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) invece hanno attualmente durata di 3, 5, 10, 15 o 30 anni, e prevedono anch’essi una cedola. Al contrario dei CCT, però, i BTP prevedono cedole fisse.

Molto simili ai BTP sono i BTP€i (Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’inflazione Europea): hanno durata di 5, 10, o 30 anni e differiscono dai BTP per il fatto che sia capitale che cedole vengono rivalutate moltiplicandone il valore per un “coefficiente di indicizzazione” basato sull’indice Eurostat, che misura l’inflazione nei Paesi dell’area Euro.

Riepilogando il tutto in una tabellina sintetica:

Titolo
Durata
Remunerazione

BOT
3, 6 e 12 mesi
* Scarto d’emissione

CTZ
24 mesi
* Scarto d’emissione

CCT
7 anni
* Cedole variabili semestrali
* scarto d’emissione

BTP
3, 5, 10, 15 e 30 anni
* Cedole fisse semestrali
* scarto d’emissione

BTP€i
5, 10 e 30 anni
* Cedole “reali” (indicizzate all’inflazione) semestrali
* scarto d’emissione
* rivalutazione del capitale

venerdì 22 maggio 2009

SVENDITA PAESE: "popolo camomilla facilmente penetrabile"

[fonte: http://acquadiprevalle.blogspot.com/2009/03/intervento-di-paolo-rumiz-milano.html ] Paolo Rumiz
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Opera di Dormice

INTERVENTO DI PAOLO RUMIZ A MILANO
12.3.2009
E’ un peccato che non possa parlarvi a voce.
Solo a voce avrei potuto comunicarvi l’urgenza, la rabbia e l’indignazione legate al tema primordiale dell’acqua.
Sono un professionista della parola scritta, ma so che solo il racconto orale sa trasmettere sentimenti forti.
Questo scritto è dunque solo un ripiegamento, dovuto a forza maggiore.

E sappiate che gli uomini che avrei dovuto affiancare in quest’incontro sono i responsabili della mia passione per la questione idrica. Dunque perfetti per accendere anche la vostra.

Mi sono occupato di molti temi nel mio mestiere.
Guerre etniche e planetarie, crolli di sistemi e di alleanze politiche, esplorazione dei territori e viaggi alle periferie del mondo.
All’acqua sono arrivato solo pochi mesi fa, quasi per caso, grazie a una segnalazione di Emilio Molinari.
Era successo che era stata approvata una legge che rendeva inevitabile la privatizzazione dei servizi idrici.
La svendita di un patrimonio comune, mascherata da rivoluzione efficentista.
Tutto questo era avvenuto nel mese di agosto, alla chetichella, senza proteste da parte dell’opposizione.
Il popolo era rimasto tagliato fuori da tutto. Gli interessi attorno all’operazione erano così trasversali che i giornali avevano taciuto, i partiti e i sindacati pure.
Mi sembrava inverosimile che una simile enormità potesse passare sotto silenzio. Così ne ho scritto. E la pioggia di lettere attonite che ho ricevuto in risposta hanno confermato l’assunto.
L’Italia non ne sapeva niente.

Non entro nello specifico di questa scandalosa ruberia inflitta agli italiani. Altri lo faranno meglio di me.
Dico solo che occupandomene, dopo 35 anni di mestiere, ho provato lo stesso brivido della guerra dei Balcani.
Come allora, ho avuto la certezza che cadesse un sipario di bugie, e si svelasse la verità nuda di una rapina ai danni del Paese e dei suoi abitanti, l’ultimo assalto a un territorio già sfiancato dalle mafie, dalle tangenti e dalla dilapidazione del bene comune.

Pensiamoci un attimo.
I giornali pompano mille emergenze minori per non farci vedere quelle realmente importanti.
La tensione etnica aumenta. Ci parlano di clandestini, di rumeni stupratori, di terroristi annidati nelle moschee.
Ci infliggono ronde per tenere testa a una criminalità che - stranamente - non include la camorra, la speculazione edilizia o lo strapotere degli ultras.
Televisione, telefonini. I-pod costruiscono una cortina fumogena che incoraggia il singolo ad arraffare e impedisce al gruppo di reagire.

E’ così evidente. Noi non dobbiamo sapere che esiste un’altra e più grave emergenza: la distruzione del territorio.
Un’emergenza così grave che la lingua dell’economia non basta più a descriverla.
Oggi serve la lingua del Pentateuco, o dell’Apocalisse di Giovanni, perché viviamo un momento biblico.
“E verrà il giorno in cui le campagne si desertificheranno e la boscaglia invaderà ogni cosa, i ghiacciai entreranno in agonia e l’aria diverrà veleno. Il tempo in cui la natura sarà offesa nelle sue parti più vulnerabili”.
Se i nostri padri ci avessero fatto una simile profezia non li avremmo creduti. Invece succede.
Siamo in guerra. Una guerra contro i territori. In Italia è iniziata la guerra per l’accaparramento delle ultime risorse.

Sta già avvenendo:
Cementificazione dei parchi naturali
Requisizione delle sorgenti
Privatizzazione dell’acqua pubblica
Discariche e inceneritori negli spazi più incontaminati del Paese
Ritorno al nucleare
Grandi opere imposte con la militarizzazione dei territori e la distruzione di interi habitat
Fiumi già in agonia, disseminati di ulteriori centrali idroelettriche
Impianti eolici che stanno cambiando i connotati all’Appennino

Tutto conduce su questa strada:
La ricorrente invocazione di poteri forti ai danni del parlamento
Il fallimento del pubblico e l’invadenza del privato
La sottrazione delle risorse ai Comuni
Lo smantellamento della democrazia diretta
La corsa a un federalismo irresponsabile che assomiglia tanto a una licenza di sperpero
La deregulation legislativa
La crisi della scuola e delle università
La visione speculativa e finanziaria dell’economia

E’ come negli anni Trenta: crisi del capitalismo, opposizione inesistente, criminalità diffusa. Ma con in più (e in peggio) la desertificazione dei territori, lo spopolamento della montagna.
Il “Paese profondo” si è talmente indebolito che oggi l’atteggiamento predatorio che abbiamo rivolto prima verso la Libia o l’Etiopia e poi verso l’Est Europa, può essere rivolto verso l’Italia medesima senza il rischio di una rivoluzione.
Anche noi diventiamo discarica, miniera, piantagione.
E anche da noi i territori deboli sono lasciati completamente soli di fronte ai poteri forti. Come le tribù centro-africane.

Guardate cosa succede con l’eolico.
Gli emissari di una multinazionale dell’energia si presentano a un comune di cinquecento-mille abitanti.
Offrono centomila euro l’anno per due o tre pale eoliche alte come grattacieli di trenta piani.
Il sindaco al verde non ha alternative. Accetta. Per lui quelle pale sono il solo modo per pagare l’illuminazione pubblica e gli impiegati.
La Regione e lo Stato non intervengono. In nome dell’emergenza energetica passano sopra a tutto, anche a un bene primario come il paesaggio.
Risultato? Oggi la rete eolica italiana non è il risultato di un piano ma del caso. Segna come le pustole del morbillo i territori deboli, incapaci di contrattare.

Con l’acqua la situazione è ancora più limpida.
Vi racconto cose che ho visto personalmente.
Qualche scena, capace di illuminare il tutto.

Alta Val di Taro.
C’è una fabbrica di acque minerali che succhia dalle falde appenniniche in modo così potente che nei momenti di siccità gli abitanti del paese – noto fino a ieri per le sue fonti terapeutiche e oggi semi abbandonato – restano senz’acqua nelle condutture pubbliche.
C’è una protesta ma il sindaco tranquillizza tutti in consiglio comunale. “Non abbiate paura – dice – quando mancherà la NOSTRA acqua, la fabbrica pomperà la SUA nei nostri tubi”.
L’acqua del paese è data già per persa, requisita dai padroni delle minerali. L’idea che si tratti di un bene pubblico e prioritario non sfiora né il sindaco né la popolazione rassegnata.

Recoaro, provincia di Vicenza.
Una pattuglia di “tecnici dell’acqua” (così si presentano), fanno visita a una vecchia che vive sola in una frazione di montagna. Le chiedono di poter fare delle verifiche alle falde. La donna pensa che siano del Comune.
Il lavoro dura un mese. I tecnici trivellano, trovano acqua. Poi chiudono il pozzo aperto con dei sigilli. A distanza di mesi si scopre che la fabbrica di acque minerali giù in valle sta facendo un censimento delle fonti potabili in quota, in vista della grande sete prossima ventura della Terra in riscaldamento climatico.
I parenti della donna si accorgono del maltolto e sporgono denuncia. Scoprono di essersi mossi appena in tempo per evitare l’usocapione del pozzo. Il sindaco tace. Gli abitanti di Recoaro pure. Ciascuno vende le sue fonti in separata sede.

Castel Juval, in val Venosta.
Qui potete fare le vostre verifiche da soli. Vi sedete al ristorante dell’agriturismo di Reinhold Messner e chiedete dell’acqua. Scoprirete di avere due opzioni. L’acqua minerale – la notissima acqua propagandata dall’alpinista sud-tirolese – e l’acqua di fonte. La fonte di Reinhold Messner. Ebbene, anche questa è a pagamento. Metà prezzo rispetto a quella in bottiglia, ma anch’essa a pagamento. E la gente beve, estasiata. Vedere per credere.

Che dire? Come gli abitanti della Somalia o del Mali, siamo disposti a pagare ciò che ci sarebbe dovuto gratuitamente.
Abbiamo rinunciato a considerare l’acqua come pubblico bene.
La nostra sconfitta, prima che economica, è culturale.
La grande vittoria del secolo scorso fu l’acqua nelle case. Oggi abbiamo accettato di tornare indietro.
Siamo ridiventati portatori d’acqua. Come gli etiopi, arranchiamo per le strade con carichi inverosimili d’acqua e non riflettiamo che il valore reale della medesima è appena un centesimo del costo della bottiglia.
Meno del costo della colla necessaria a fissare l’etichetta.

Il dramma non è solo lo scempio delle risorse, ma la nostre insensibilità alla rapina in atto.
Abbiamo accettato di farci derubare. Siamo un popolo rassegnato, e i signori delle risorse lo sanno perfettamente.
Il dossier di un’azienda multinazionale finlandese descrive così una regione italiana del centro: “facilità di penetrazione, costi d’insediamento minimi, zero conflittualità sociale”. Soprattutto, “poche obiezioni ecologiche”.
Sembra il Congo, invece è Italia.

Grazie di avermi ascoltato
Paolo Rumiz

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