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mercoledì 27 maggio 2009

VIETATO SCAMBIARSI I SEMI, DEPOSITATI IN BANCA PER I BREVETTI


[fonte: http://www.kokopelli.it/sito/modules/welcome/]
Kokopelli salva i semi antichi, ma in Francia la condannano




LIVORNO. Kokopelli Italia è una delle antenne di un’associazione globale di sostegno alle attività nel Terzo mondo e ad una rete di coltivatori che assicura la conservazione e la produzione di semi di 2.000 varietà o specie di ortaggi “antichi” tra cui 600 varietà di pomodori, 350 di peperoni, 130 di lattughe, 200 di zucche, 50 di melanzane, ecc.

L´associazione Kokopelli è nata in Francia nel 1999 per proteggere la biodiversità dei semi di ortive e floreali con la produzione e distribuzione di sementi da agricoltura biologica e ha migliaia di soci, progetti di sviluppo in nazioni povere ed edita un manuale per la salvaguardia delle sementi.

Ma mentre si parla di perdita della biodiversità, brevetti sui vegetali e del genoma, aumentano ispezioni e azioni legali contro Kokopelli, perchè la maggior parte delle sementi di piante ortive che conserva e diffonde non sono iscritte nei cataloghi ufficiali. E l’offensiva contro le sementi libere e aperte ha avuto il suo culmine proprio dove Kokopelli è nata: in Francia.

L’associazione è stata trascinata al Tribunal de grande instance di Nancy dalla società Graines Baumaux, una grande azienda transalpina di vendita e gestione di sementi che l’ha accusata di diffondere senza autorizzazione legale «le vecchie varietà coltivate e di renderle nuovamente accessibili agli ortolani per organizzare una produzione ed una distribuzione di sementi commercializzate su catalogo e su internet con numerosissimi semi».

In questo il colosso Graines Baumaux ci ha visto una concorrenza sleale perché sul sito di kokopelli ci sarebbero «numerosissime varietà che non compaiono nel catalogo ufficiale. Quelli messi in questo modo vendita sono prodotti similari sotto più nomi, sono piante che non possiedono più una qualità suscettibile d’essere commercializzata». Così secondo Graines Baumaux si ingannerebbero i consumatori «sulla qualità di prodotti non autorizzati alla vendita, eventualmente pericolosi». E Kokopelli fornirebbe «ad ortolani amatori piante suscettibili di svilupparsi su un continente che non è il loro senza alcun controllo delle autorità nazionali».

Ma alla industria francese dei semi sembrano preoccupare soprattutto gli affari di Kokopelli e l’esclusività su prodotti che sarebbero interdetti alla commercializzazione. E sono proprio queste ultime le motivazioni accolte dal tribunale che ha accusato l’associazione di tentare di «dissimulare la sua attività commerciale sotto diversi pretesti ecologici o caritativi» e perciò di essere «un concorrente diretto dell’impresa Baumax» nonché di aver violato la legge francese sul commercio di sementi e piante.

L’associazione è stata condannata a risarcire con 50 mila euro la Graine Baumax e a non far valere più l’esclusiva su prodotti non autorizzati alla commercializzazione perché «la scusa secondo la quale questa associazione difende un patrimonio di semi dimenticati non è per niente fondata».

Francamente ancora più sorprendente è la giustificazione ambientale data dal tribunale francese per sostenere la sentenza: «in effetti è lo stesso se antiche varietà coltivabili non sono più proposte alla vendita, se la domanda della clientela professionale o amatoriale è inesistente, queste varietà non sono pertanto minacciate di sparizione ma preziosamente nei centri delle risorse genetiche. Questo potranno rivelarsi essenziali negli anni a venire in materia di alimentazione, di salute e servire ad ottenere nuove varietà con qualità ben specifiche».

Foto: Morella rampicante del Curone, progetto di trivelle
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