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lunedì 1 giugno 2009

FIAT: patriottismo tedesco e servilismo italyano

[Fonte: http://cpeurasia.org/?read=25875 ]

di Antonino Amato. Marchionne vola su Washington, Marchionne vola su Berlino. Poi uno spillo, un maledettissimo spillo…

AIUTO! Ci hanno sgonfiato Marchionne

Oggi (30 maggio 2009) leggere il “Corriere della Sera” è uno spasso. Si apprende della “sberla” subita da FIAT, degli “strani giuochi” di GM e degli USA, dell’irrigidimento “alla crucca” dei Tedeschi e delle “ridicole proteste” di Marchionne. Intendiamoci: a saperle leggere, le “notizie” ci sono tutte e sono ineccepibili; ma i “commenti” sembrano scritti da giornalisti ubriachi. E dettati da gente che era andata per “suonarle” e se ne tornò “più che suonata”.

Ma procediamo con ordine. E diamo il doveroso riconoscimento al Governo italiano e ai Sindacati italiani. La FIAT rappresenta qualcosa per l’Italia e per le maestranze italiane. Eppure…. Eppure, in queste circostanze, la FIAT se n’è andata in giro da sola, così come si conviene ad un “gruppo privato”. E, malgrado la Repubblica Italiana abbia versato tanti soldi per sostenerla, malgrado le maestranze italiane abbiano pagato con minori stipendi la competività della FIAT sui mercati internazionali, chi ha deciso meno di tutti, in questa sarabanda di alleanze andate in porto o fallite, sono stati i politici e i sindacalisti italiani. Più che giusto. Gli Agnelli, in questo dopoguerra, nascono “americani” e poi, con gli Elkann, si fanno “giudeoamericani”. E, dunque, la FIAT è nelle mani di coloro che, nel 1945, ci hanno liberato. Che bisogno c’era del parere dei politici e dei sindacalisti italiani, se gli azionisti della FIAT sono “patrioti giudeoamericani”? E i nostri politici e sindacalisti, giustamente, non hanno interferito.

Hanno invece interferito i politici e i sindacalisti canadesi e statunitensi. Ma anche questo ha una sua logica: Canadesi e Statunitensi hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale e, giustamente, avevano una qualche voce in capitolo. Hanno interferito, ed interferito pesantemente, i politici e i sindacalisti tedeschi. E la cosa è stata rilevata, con fastidio e con canzonatura, dalla nostra “stampa nazionale” (chiarisco: nazionale perché si stampa e si vende in Italya). Ma anche questo ha una sua logica: i Tedeschi hanno perso la guerra e sono stati invasi. Più che giusto che i Tedeschi discutano dei loro “interessi nazionali” nel tentativo di risalire la china. Cosa di cui noi Italyani, graziosamente liberati, non abbiamo bisogno.

***

Grazie agli USA e alla loro “allegra finanza” siamo in crisi. Con crollo dei mercati. Nel pieno di questa crisi “crolla il mercato dell’auto”. Particolare curioso: la FIAT vende molto meno, ma aumenta la sua “quota di mercato” in Italia, in Europa e nel Mondo. Segno evidente che le automobili FIAT sono migliori della concorrenza. E questo grazie all’ingegno italiano. Ad essere “biecamente nazionalisti” si poteva andare avanti così, stringendo i denti ed aspettando che “passasse la nottata”. Ma per fortuna c’è Marchionne, il “manager italo/canadese”. E i proprietari della FIAT (gli Agnelli/Elkann) sono “giudeoamericani”. Fu così che partì un “piano lungimirante”: la FIAT avrebbe reso disponibili i brevetti che la rendevano competitiva e, con questi brevetti, avrebbe comprato quote azionarie di altre industrie automobilistiche. SI, gli stabilimenti FIAT non si sarebbero allargati, le maestranze non avrebbero avuto più lavoro ma…. Ma gli azionisti della FIAT (gli Agnelli/Elkann) ci avrebbero guadagnato un sacco. E, poiché costoro sono dei “patrioti”, viva la “Patria”! E i nostri politici, sindacalisti e giornalisti ad applaudire.

Fu così che Marchionne volò a Washington. Dove trovò Obama, il “bovero negro” che doveva mettere rimedio ai guasti provocati da Bush, il “badrone bianco ispirato dallo spirito di vino”. E, dopo qualche colloquio, FIAT celebrò il matrimonio con Chysler: Canada ed USA mettevano i soldi per rilanciare la casa automobilistica in dissesto, gli operai mettevano quote di salario ricavandone una quota azionaria, FIAT metteva i brevetti (frutto dei soldi dei contribuenti e degli operai italiani) per ricavarne una cospicua quota azionaria per gli Agnelli/Elkann e…. E tutti vissero felici e contenti.

***

Ahimè! Il Mondo è grande, Marchionne è un grande genio e lo stomaco degli Agnelli/Elkann non ha fondo. Fu così che Marchionne volò a Berlino. Dove incontrò i Tedeschi ed alcune difficoltà. La Germania è un paese strano: i politici si preoccupano di come votano gli elettori e gli operai hanno “voce in capitolo” sui destini delle fabbriche nelle quali lavorano. Tutte stranezze rilevate con sarcasmo dai nostri giornalisti: tutti “Patria” e “Sinagoga” i nostri giornalisti.

Come se questo non bastasse, FIAT dovette competere con uno strano concorrente: la MAGNA della quale i nostri bravi giornalisti ci hanno svelato la inconsistenza. Ma i Tedeschi sono così crucchi da non tener conto del sarcasmo del nostro Marchionne, meno che mai dei commenti ironici delle nostre brillanti e superstipendiate penne. A loro parere i “progetti” di FIAT e di MAGNA si equivalevano. FIAT tentò anche la carta segreta: fece intervenire il giovane Elkann fornito di Kippah. Ma la cosa, se fece un qualche effetto su Frau Merkel, per via della nonna giudea, non sortì alcun risultato sui politici e sui sindacalisti tedeschi.

Sventuratamente i problemi non arrivano mai soli. Fu a questo punto, nel pieno della discussione, coi Tedeschi riuniti in pompa magna a fare gli esami a FIAT e MAGNA che la statunitense GM e gli USA sferrarono il “colpo di grazia”: da giorni si diceva che i Tedeschi avrebbero investito nell’operazione 1,5 miliardi di Euro, quando GM e USA chiesero un versamento di altri 300 milioni di Euro. Sospendo la narrazione per lanciare un peana alla nostra superiorità intellettuale e morale. Fossimo stati in Italya la cosa sarebbe passata inosservata. Anche per un riguardo agli USA e alla Kippah di Elkann. I Tedeschi, invece, la presero male e minacciarono non solo lagnanze sul piano economico ma perfino politico. A riprova di quanto i Tedeschi sono meschini e taccagni nello spendere i soldi dei contribuenti.

Che poteva fare Marchionne se non esprimere tutto il suo sdegno e il suo disgusto? E difatti si ritirò dalle trattative parlando di “soap opera in salsa brasiliana”. Ma, poiché anche lui è un “Italyano liberato”, non protestò contro GM e USA, che a sorpresa avevano alzato il prezzo, ma contro i Tedeschi che si erano irrigiditi. Prova evidentissima del “patriottismo” di Marchionne. Che esprime un risentimento illogico, ma è coerente nel giusto servizio verso la Patria. E poi… E poi forse che la Kippah di Elkann non valeva 300.000 milioni di Euro? Mah! Questi Tedeschi sono i soliti.

***

Fu così che MAGNA si aggiudicò la gara accollandosi la maggiore somma. Maggiore somma, ripeto e ribadisco, chiesta a sorpresa da GM ed USA e rifiutata dai Tedeschi. Oggi, dunque, è un florilegio di commenti, tutti acidi. Segno evidente di una sconfitta difficile da digerire.

In presenza dell’acquazzone, Wolf, commentatore del “Finantial Time” ammette sconsolato: “Non riesco a capire” (1).

Danilo Taino ha capito tutto e ci spiega i vari passaggi (2). Solo che le “notizie” vanno in una direzione, ma i “commenti” vanno dalla parte opposta. Chiarisce tutto rivelandoci i retroscena geostrategici: hanno vinto la Germania e la Russia, che hanno trovato un’intesa; ha perso il partito giudeoamericano (3).

Raffaella Polato ci narra della “ira funesta” di Marchionne. Funesta e strana perché non indirizzata contro GM ed USA, ma contro i Tedeschi (4). Ma il poveretto va capito: credeva di essere ancora al 10 maggio 1945. E non sa capacitarsi che si trovava a vivere una brutta giornata nel 29 maggio 2009. Un giorno che passerà alla storia.

Antonino Amato

    1. Wolf: ha prevalso la logica politica, arretra l’industria” in “Corriere della Sera” del 30 maggio 2009, pagina 2;
    2. OPEL, sì di Berlino. GM tratta con MAGNA” in “Corriere della Sera” del 30 maggio 2009, pagina 2;
    3. Il patto del gas tra Germania e Russia” in “Corriere della Sera” del 30 maggio 2009, pagina 2;
    4. Marchionne accusa: una soap opera” in “Corriere della Sera” del 30 maggio 2009, pagina 3.
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