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lunedì 13 luglio 2009

Bruxelles ci chiede più precariato

fonte: http://www.rinascita.info/cc/RQ_Economia/EkuZullZVEJUYLgfhp.shtml
www.mercatoliberonews.blogspot.com

<Bruxelles ci chiede più precariato

La Commissione europea è molto preoccupata delle prospettive del mercato del lavoro. Proprio il giorno del documento finale emesso dal vertice del G8, piene di belle intenzioni e di altrettanto belle speranze nel migliore dei mondi possibili, Bruxelles riporta tutti sulla terra ed emette a sua volta un rapporto nel quale sottolinea che il mercato del lavoro nell’Unione europea negli ultimi due mesi ha continuato a “deteriorarsi” e che ha colpito in modo particolarmente virulento gli uomini e le fasce più giovani della popolazione.

Il commissario europeo all’Occupazione, il ceco Vladimir Spilda, ha parlato di 385 mila posti di lavoro andati perduti con un aumento del1,8% rispetto al bimestre precedente. In questo momento i disoccupati sono 21.5 milioni circa con un aumento di 5,1 milioni rispetto al maggio dello scorso anno. Spilda, bontà sua, riesce pure ad essere ottimista perché anche se la disoccupazione è continuata a crescere, lo ha fatto in maniera più moderata rispetto ai primi quattro mesi dell’anno. Bruxelles sparge quindi parole rassicuranti perché alcune indicazioni suggerirebbero che gli effetti della crisi economica si stanno facendo più moderati e la fiducia delle imprese e dei consumatori resta negativa ma sta migliorando. Affermazione inquietante perché non implica un miglioramento della situazione generale ma la convinzione che peggio di così non può andare. Ugualmente inquietante è che Bruxelles usi la parola consumatori al posto della parola cittadini. Un approccio peraltro scontato visto che i tecnocrati della Commissione considerano le persone solamente per il fatto che concorrono a formare la domanda globale e manifestano così la loro volontà di consumare. Del resto l’Unione europea è nata per creare un grande mercato unico.
Quanto all’Italia, Bruxelles si aspetta che il governo faccia di più per ridurre il costo del lavoro e spingere così le imprese ad assumere. Laddove questo significa che dovrebbero prendere maggiormente piede rapporti di lavoro all’insegna della flessibilità, di una maggiore produttività, del precariato. In altre parole di retribuzioni più modeste. In Italia, ha dato atto Spilda, si è infatti in tale direzione. “Per evitare i licenziamenti - sottolinea il documento - imprese ed istituzioni hanno continuato ad attuare misure come la riduzione dell’orario di lavoro, salari più bassi ma anche lavoro part time e incentivi fiscali per chi investe ad esempio in nuove tecnologie”.
Gli interventi sul mercato del lavoro hanno attenuato in ogni caso l’impatto negativo della recessione sulla disoccupazione ma resta grande incertezza sulla forza e sui tempi della ripresa, mentre le prospettive sull’occupazione rimangono deboli. C’è il timore generalizzato che la disoccupazione possa crescere ancora. Il calo del Prodotto interno lordo italiano è stato causato in particolare dalla caduta delle esportazioni e degli investimenti. Nel primo trimestre 2009 il tasso di disoccupazione è salito al 7,4% (1,85 milioni di persone) e ha colpito più le donne che gli uomini. Preoccupanti i dati della disoccupazione giovanile cresciuta al 24,9%. Spilda ha quindi rinnovato l’appello già lanciato all’Italia dall’Ocse e dalla Bce per ridurre l’enorme debito pubblico, per migliorare la competitività (investendo nelle rinnovabili e in altri settori innovativi), e soprattutto per aumentare la flessibilità del mercato del lavoro e per aumentare la produttività. Attraverso un lavoro da schiavi.

http://www.rinascita.info/cc/RQ_Economia/EkuZullZVEJUYLgfhp.shtml
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