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giovedì 2 luglio 2009

Culo nudo supra lapidem


Pubblicato da Pietro Cambi alle 12:39 in

http://crisis.blogosfere.it/apocalypse_now

http://crisis.blogosfere.it/finanza

http://crisis.blogosfere.it/vita_quotidiana/

Giurin giurello: non è che noi di Crisis abbiamo avuto un improvviso attacco di scurrilità ( per quanto….).

L’apparentemente trivial-titolo fa invece riferimento ad una strana quanto consueta pratica legale di cui ci parla, in un nuovo ed interessante post, Ugo Bardi, Presidente di Aspo Italia, socio di Eurozev e di Alterenergy, professore universitario ed amico.

Seduti nudi su una pietra -un altro post “alla Kunstler” di Ugo Bardi

In tempi piuttosto remoti, far fallimento per debiti non era cosa da poco. Oltre alla perdita di tutti i beni, erano previste pene corporali e varie umiliazioni, fino a quella detta “Bonorum Cessio Culo Nudo Super Lapidem” che consisteva nell’essere spogliato di tutto e costretto a sedersi, nudo, su una pietra. (non è uno scherzo,
potete trovare questa cosa descritta in un articolo serio qui (e gli usi medioevali che da essa sono derivati qui, a Firenze la cerimonia si svolgeva sotto la Loggia del Porcellino ed era nota come “l’acculata” ndr)).
Alla fine dei conti, comunque, era poco utile per il creditore vedere il proprio debitore seduto tutto nudo su una pietra (anche se probabilmente dava soddisfazione). Per cui, il diritto romano prevedeva semplicemente che il debitore diventasse schiavo del suo creditore. Cosa molto più utile per il creditore stesso.

Ai nostri tempi, queste cose sembrano remote ma, con la situazione attuale, sembra che ci stiamo avvicinando a qualcosa del genere. In un post precendente, intitolato “L’arte del saccheggio” ho descritto come il crollo del valore degli immobili ci porterà prima o poi a vedere il saccheggio (”asset stripping”) di tutti gli edifici che non hanno più valore abitativo (case al mare, in montagna, alberghi, baite montane, eccetera).

Questo non si sta ancora verificando in Italia, perlomeno non su grande scala. Invece, qualcosa di interessante sta succedendo negli Stati Uniti.

Come è ben noto, un gran numero di proprietari di case si sta trovando nell’impossibilità di pagare i mutui delle case stesse. Questo risulta nel loro fallimento e nella perdita della casa che diventa di proprietà della banca. Avrete letto, forse, di varie tendopoli dove sono dovuti andare ad abitare gli ex proprietari sfrattati. In realtà, queste tendopoli non si sono diffuse come ci si poteva aspettare data l’ondata di espropri che si è verificata negli ultimi tempi. Quello che sta succedendo è un fenomeno diverso: sono le banche a chiedere agli ex proprietari di tornare nelle loro case - pagando un piccolo affitto oppure addirittura gratis. Ovviamente per tenere lontani i saccheggiatori. (*)

Difendere le case espropriate, evidentemente, costa molto caro, specialmente nei quartieri dove ci sono molte case vuote a causa degli espropri e quindi poca sorveglianza da parte dei vicini. Ineffetti, se ci pensate bene, le case americane sono quasi sempre di legno e con pareti sottili.

Una casa vuota è un bersaglio facilissimo per chi ha fra le mani un’ascia, o semplicemente un mattone, per rompere il vetro di una finestra.

Dopo di che, possono essere facilmente strippate di tutto: fili elettrici, tubazioni, suppellettili, mobili, anche degli infissi.

Questo, evidentemente, è un grosso danno per le banche che ne sono diventate proprietarie. Credo che nessuno provasse una particolare soddisfazione a vedere vivere dentro delle tende gente che prima aveva vissuto in case lussuose. A questo punto è solo un ragionamento logico per le banche andare a dire agli ex proprietari di uscire dalle tende e ritornare a casa loro(ovvero, alla casa che FU loro). E’ curioso notare come - apparentemente - non è cambiato nulla nella situazione: le stesse persone abitano la stessa casa di prima. Ma prima erano proprietari, con certi diritti legali. Adesso,hanno acquisito uno status “servile”. Sono in casa loro soltanto per la benevolenza della banca che li può buttar fuori quando vuole e per qualsiasi ragione.

In confronto agli antichi Romani che diventavano schiavi quando non potevano pagare i debiti, gli espropriati - in teoria - rimangono uomini liberi e nessuno li può costringere a sedersi nudi su una pietra. D’altra parte, si trovano in una situazione di pesante dipendenza dalla banca. Se non trovano un lavoro - e il fatto che siano stati espropriati vuol dire che l’hanno perso e non sono riusciti a ritrovarne uno - la libertà che gli rimane, più o meno, è quella di andarsene a vivere in una tenda. Non sono proprio schiavi come ai tempi degli antichi romani, ma la cosa ci si avvicina abbastanza.

Cosa va a succedere nel futuro? Beh, il crollo del mercato immobiliare continua negli USA (e anche da noi). Ben presto, le banche si renderanno conto che stanno tenendo in piedi delle proprietà completamente invendibili. A questo punto, si accorgeranno anche che facendone sparire un po’ (ovviamente strippandole prima), il valore di quelle che rimangono aumenta. Questo vuol dire demolirle con un bulldozer, oppure dandogli fuoco; e gli ex proprietari? Beh, possono sempre tornare nelle tende. Quando sarà che saranno costretti a sedersi nudi su una pietra?

(*) Nota: la notizia che le banche lasciano abitare gli ex-proprietari nelle case espropriate mi arriva direttamente da qualcuno che è appena tornato dagli Stati Uniti. Va presa con cautela, dato che non sono riuscito a verificarla su internet. Però mi sembra verosimile; anche considerando le qualifiche di chi me l”ha raccontata, che è un operatore finanziario e queste cose le conosce bene.

(**) Ndr. Negli Stati Uniti, in realtà, è spesso possibile esercitare una specie di opzione “put” sulla casa, cosi che, quando il mutuo residuo da pagare diventa più alto del valore di mercato della casa, i proprietari decidono di esercitarla, lasciando la casa alla banca ma senza essere stati dichiarati insolventi.

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