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domenica 19 luglio 2009

Hondura: gli USA hanno sostenuto il golpe

http://lucio.altervista.org/index.php?mod=read&id=1247706275

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La nuova diplomazia statunitense, denominata "smart power" (potere

intelligente) ha avuto un ruolo determinante prima, durante e dopo il

golpe in Honduras. I portavoce del Dipartimento di Stato, hanno ammesso

in una conferenza stampa del 1° luglio di avere avuto conoscenza del

golpe fin dai suoi preparativi e di aver cercato "soluzioni

alternative" assieme agli autori.

VignettaLo afferma oggi l'emittente televisiva panamericana Telesur in un dettagliato articolo. Questi i punti salienti:

  • Il Dipartimento di Stato sapeva in anticipo del golpe.
  • Il Dipartimento di Stato e il Congresso degli Stati Uniti hanno finanziato e assistito gli autori e gli organizzatori del golpe.
  • Il

    Pentagono ha addestrato, finanziato e armato l'esercito hondureño che

    ha condotto il golpe e reprime la popolazione hondureña.
  • La

    presenza militare statunitense in Honduras - nellla base militare di

    Soto Cano (Palmerola) -, ha autorizzato il colpo di stato con la

    propria tacita complicità e col rifiuto di ritirare il proprio appoggio

    ai militari hodureñi.
  • L'ambasciatore degli Stati Uniti a

    Tegucigalpa, Hugo Llorens, ha coordinato il sollevamento dall'incarico

    del presidente Manuel Zelaya, di concerto col sottosegretario di stato

    Thomas Shannon e con John Negroponte, che lavora attualmente come

    assistente del segretario di stato Hillary Clinton.
  • Dal

    primo giorno del golpe, il governo di Washington ha parlato di "due

    parti" coinvolte e della necessità di aprire un "dialogo" per

    ripristinare l'ordine costituzionale, legittimando così i golpisti.
  • Il

    Dipartimento di Stato si è rifiutato di qualificare ufficialmente i

    fatti occorsi in Honduras come un "colpo di stato", non ha sospeso né

    congelato l'appoggio finanziario e commerciale al paese, non ha

    adottato misure di pressione efficaci su governo de facto.
  • Washington ha manovrato all'interno dell'OEA

    per allungare i tempi della discussione sul da farsi, in modo da non

    favorire il ritorno immediato di Zelaya al potere, attuando una

    strategia che punta a legittimare il governo de facto e indebolire il popolo hondureño, che tuttavia resiste al golpe.
  • La

    segretaria di stato Clinton e i suoi portavoce non parlano più del

    ritorno al potere del presidente Zelaya dopo la designazione di Oscar

    Arias, presidente del Costarica, come "mediatore", e ora definiscono il

    dittatore salito al potere illegalmente durante il golpe, Roberto

    Micheletti, "presidente ad interim".
  • La strategia

    del "negoziato" è stata imposta dal presidente Obama come metodo per

    screditare il presidente Zelaya - accusandolo dei fatti che hanno dato

    origine al golpe - e legittimare i golpisti.
  • I membri del

    Congresso degli Stati Uniti - democratici e repubblicani - hanno

    organizzato una visita di alcuni rappresentanti dei golpisti hondureñi

    a Washington, dove sono stati ricevuti con gli onori ufficiali in

    diverse istituzioni della capitale statunitense.
  • Oltre al

    senatore repubblicano John McCain, coordinatore della visita dei

    golpisti a Washington attraverso la lobby The Cormac Group, ora è

    l'avvocato di Bill Clinton e amico intimo di Hillary, Lanny Davis, il

    "lobbista" di riferimento per sostenere il pubblico riconoscimento da

    parte di Washington del governo de facto inHonduras.
  • Otto

    Reich e il venezuelano Robert Carmona-Borjas, già avvocato del

    dittatore Pedro Carmona durante il colpo di stato in Venezuela

    nell'aprile del 2002, hanno contribuito da Washington a preparare lo scenario per il golpe contro il presidente Zelaya in Honduras.
  • Del

    team designato da Washington per progettare il colpo di stato in

    Honduras faceva parte anche un gruppo di ambasciatori degli Stati Uniti

    recentemente nominati in centroamerica, esperti di destabilizzazione a

    Cuba e Adolfo Franco, ex incaricato del programma USAID a Cuba.
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