Con video come questi mi ricarico, e spero che un giorno tutti osino spezzare il muro del silenzio - non qua, ma nelle istituzioni - per farsi trascinare da una sacra - e ragonata - rabbia.
La rabbia di quando il patto è concluso, sopra le nostre teste, e che l'unica, ultima, soluzione appare quella appunto di fare sentire la propria voce. Come gli operai dell'INNSE, che l'hanno spuntata.
Come i cittadini contro il progetto di trivelle nel parco del Curone, per ora sospeso.
Anche questo discorso del Primo ministro Turco alla riunione del Foro economico mondiale in piena guerra di Gaza, dove dopo il discorso tronfio e caricato di Peres riesce a strappare la parola dal presidente che visibilmente non gliela vuole cedere e sfida il conformismo servile della maggioranza che applaude a Peres per criticarne ogni singola parola, ricordargli indignato i bambini morti, fargli un ripassino del comandamento di non uccidere, osando persino un accenno psicologico descrivendo il suo tono di voce proporzionato al suo senso di colpa. Interrotto dal presidente, infine, si alza e se ne va lasciando intendere che non ha abbastanza tempo di parola rispetto a Peres, e lascia tutti interdetti.
Due esempi per darci coraggio, e per credere che se faremo sempre più rumore, alla fine, i politici dovranno cambiare linguaggio. E raddrizzare le parole.
Poiché il linguaggio è la prima rappresentazione del mondo, e le parole cambiano il mondo.
Cominciare a parlare VERO, significa iniziare a vedere una luce in fondo al tunnel.
Mettere parole vere, perché sentite, perché corrispondenti a un'emozione, a un valore umano sulle parole false, rovesciate e non sentite di Peres, significa darci la possibilità d'immaginare un mondo migliore.
E l'immaginazione, come il linguaggio, creano il mondo. Senza di loro, subiamo il caos del mondo.
Nicoletta Forcheri


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