La Casa in Chianti di Mamma

Chianti Farmhouse Holidays

giovedì 29 gennaio 2009

MONETA: San Marino

PUNTI DI VISTA - La provocazione: “Segreto bancario nella Costituzione”

Le complicazioni sull’operatività sistema bancario sammarinese dopo la codifica extra Ue e la circolare di Bankitalia che regola i rapporti fra San Marino e l’Italia sono motivo di attenzione per tanti illustri studiosi. Una “provocazione libertaria”, come lui stesso l’ha definita, arriva da Carlo Pelanda, professore aggiunto di “Politica ed economia internazionale” per l’Università della Georgia negli Usa.
“Il sistema bancario di San Marino - constata Pelanda - è sotto schiaffo perché ne ha combinate un po’ troppe e perché dà fastidio alle autorità fiscali italiane avere un off-shore nel cortile. Questa, tuttavia, è una grande opportunità se a San Marino hanno le palle. Se io ne fossi capitano denuncerei unilateralmente il Trattato con l’Italia, formerei una milizia, e ne negozierei un altro direttamente con l’Ue. Invocherei lo stesso status di piazza finanziaria del Lussemburgo e Liechtenstein. Riprenderei la sovranità monetaria, non entrerei nell’euro, e stamperei dollari sammarinesi - convertibili in oro, da studiare - mettendo in Costituzione il segreto bancario’”
Ma qui dalla provocazione si passa alla seria riflessione, della quale i governanti sammarinesi che negozieranno l’Accordo di cooperazione con l’Italia, dovrebbero tener ne conto: “La Svizzera è parte dell’accordo di Schengen e può tenere il segreto bancario, per altro ammesso anche in Austria. Da questa posizione forte negozierei un compromesso per evitare guerre, ma consolidando l’indipendenza. Garantirei al mercato procedure finanziarie ipertrasparenti, creando una Borsa specializzata per titoli finanziari. Alla fine avrei una piccola Supersvizzera. L’Esarcato ne avrebbe vantaggi indotti formidabili. Pensate ad un statua del “Titano della libertà” alta il doppio di quella a New York… Pensateci”.

La Voce di Romagna

giovedì 22 gennaio 2009

ISRAELE: parla il deputato Sir Gerald Kaufman

«Sono dei pazzi» “The Jewish bandits are despicable cowards who hide behind women and children.” (SS-Gruppenführer Jürgen Stroop on the resistance in the Warsaw Ghetto, 1943) “Israele è nato dal terrorismo ebraico; il padre di Tzipi Livnis era un terrorista.” Queste alcune delle stupefacenti affermazioni nella House of Parliament di Sir Gerald Kaufman, veterano rappresentante del Labour, che ha paragonato le azioni delle truppe israeliane a Gaza ai nazisti che costrinsero la sua famiglia a fuggire dalla Polonia. Durante il dibattito dei Commons sui combattimenti a Gaza, ha invitato il governo ad imporre un embargo delle armi su Israele. Sir Gerald, che è stato cresciuto come ebreo ortodosso e sionista, ha detto: “mia nonna era a letto malata quando i nazisti entrarono nella sua città natale che un soldato tedesco la uccise nel suo letto.” “Mia nonna non è morta per fornire una copertura ai soldati israeliani che assassinano le nonne palestinesi a Gaza. L'attuale governo israeliano sfrutta crudelmente e cinicamente il continuo senso di colpa dei gentili per il massacro degli ebrei nell'olocausto come giustificazione per i loro omicidi di palestinesi.” Ha detto poi che l'affermazione che molte delle vittime palestinesi fossero dei militanti “era la risposta dei nazisti” ed ha aggiunto: “suppongo che gli ebrei che combattevano per le loro vite nel ghetto di Varsavia avrebbero potuto essere definiti come militanti.” Ha accusato il governo israeliano di cercare la “conquista” ed ha aggiunto: “Non sono semplicemente dei criminali di guerra, sono dei pazzi.” link: http://gongoro.blogspot.com/2009/01/sono-dei-pazzi.html

martedì 20 gennaio 2009

GAZA: il messagio all'Occidente del Primo Ministro Ismail Haniyeh


Il mio messaggio all'Occidente di Ismail Haniyeh - 20/01/2009Fonte: uruknet [scheda fonte]

Scrivo questo articolo rivolgendomi ai lettori occidentali di ogni orientamento politico mentre la macchina da guerra israeliana continua a massacrare il mio popolo a Gaza. Finora, sono state uccise quasi mille persone, circa metà delle quali sono donne e bambini. Il bombardamento di questa settimana della scuola dell'UNRWA (UN Relief Works Agency) nel campo profughi di Jabalya è stato uno dei crimini più spregevoli che si possano immaginare, dato che centinaia di civili avevano abbandonato le proprie case per cercare rifugio presso l'agenzia internazionale solo per essere spietatamente fatte oggetto di colpi di artiglieria e bombardamento aereo da parte di Israele. Quarantasei bambini e donne sono stati uccisi nell'odioso attacco e molti altri sono rimasti feriti.

Come è evidente, il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza nel 2005 non pose fine alla sua occupazione né, come risultato, ai suoi obblighi internazionali come potenza occupante. Continuò a controllare e dominare le nostre frontiere di terra, di mare e di cielo. In effetti le Nazioni Unite hanno confermato che tra il 2005 e il 2008, l'esercito israeliano ha ucciso quasi 1250 palestinesi a Gaza, tra cui 222 bambini. Per la maggior parte di quel periodo i valichi di frontiera sono rimasti chiusi, permettendo solo il passaggio di limitate quantità di cibo, carburante per uso industriale, mangimi e pochi altri generi essenziali.

Nonostante i suoi strenui sforzi per nasconderlo, la radice della guerra criminale di Israele contro Gaza è l'elezione del gennaio 2006, che vide Hamas vincere per una sensibile maggioranza. Quello che accadde dopo fu che Israele, insieme agli USA e all'Unione Europea, cercò di schiacciare la volontà democraticamente espressa dal popolo palestinese attraverso uno strangolamento economico. Il misero fallimento di queste macchinazioni alla fine portò a questa spregevole guerra, L'obiettivo di Israele è mettere a tacere tutte le voci che esprimono la volontà dei palestinesi; quindi imporrebbe i suoi termini per una sistemazione finale che ci privi della nostra terra, del nostro diritto a Gerusalemme come capitale del nostro futuro stato e il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi alle loro case.

Infine, il completo assedio di Gaza, che manifestamente ha violato la Quarta Convenzione di Ginevra, ha proibito l'accesso delle più elementari forniture mediche ai nostri ospedali. Ha interrotto la consegna di carburante e la fornitura di elettricità alla nostra popolazione. E al colmo di tutta questa inumanità, ha negato il cibo e la libertà di movimento, persino alle persone bisognose di trattamento medico. Questo ha portato all'evitabile morte di centinaia di pazienti e all'incontenibile aumento della denutrizione tra i nostri bambini.

I palestinesi sono sgomenti allo spettacolo di membri dell'Unione Europea che non considerano questo osceno assedio come una forma di aggressione. A dispetto delle prove schiaccianti, asseriscono senza vergogna che Hamas ha portato il popolo palestinese alla catastrofe perché non ha rinnovato la tregua. Tuttavia noi chiediamo: Israele ha onorato i termini del cessate il fuoco mediato dall'Egitto in giugno? La risposta è no. L'accordo stabiliva la fine dell'assedio e la fine agli attacchi alla West Bank e alla Striscia di Gaza. A dispetto del nostro pieno rispetto degli accordi, gli israeliani hanno continuato a uccidere palestinesi a Gaza come nella West Bank durante ciò che è diventato noto come la pace di Annapolis.

Nessuna delle atrocità commesse contro le nostre scuole, università, moschee, ministeri e infrastrutture civili ci fermerebbe nella nostra lotta per i nostri diritti nazionali. Senza dubbio, Israele ha il potere di distruggere ogni edificio della Striscia di Gaza, ma non schiaccerà mai la nostra determinazione e fermezza di vivere con dignità sulla nostra terra. Di sicuro, se il riunire civili in un edificio solo per poi bombardarlo o l'uso di ordigni al fosforo e di missili non sono un crimine di guerra, allora cosa lo è? Quanti altri trattati internazionali e convenzioni i sionisti dovranno infrangere prima di essere chiamati a risponderne? Non vi è una capitale nel mondo oggi dove gente libera e decente non sia sdegnata di questa brutale oppressione. Nè la Palestina né il mondo saranno gli stessi dopo questi crimini.

Vi è una sola via da seguire. Le nostre condizioni per un cessate il fuoco sono chiare e semplici. Israele deve mettere fine alla sua guerra criminale e al massacro del nostro popolo, togliere completamente e incondizionatamente il suo assedio illegale alla Striscia di Gaza, aprire tutti i nostri valichi di frontiera e infine ritirarsi da Gaza. Dopo di ciò considereremo future opzioni. Per chiudere, i palestinesi sono un popolo che lotta contro per la propria libertà contro l'occupazione, e per la creazione di uno stato indipendente con Gerusalemme come sua capitale e il ritorno dei profughi ai villaggi dai quali furono espulsi. Qualunque sia il costo, la continuazione dei massacri da parte di Israele non spezzerà il nostro volere né la nostra aspirazione alla libertà e all'indipendenza.

- Ismail Haniyeh è il Primo Ministro del governo palestinese di Gaza (l'articolo è apparso per la prima volta sul quotidiano britannico Independent, il 15 gennaio)



traduzione di Gianluca Bifolchi

ISRAELE E LE BALLE MEDIATICHE

Hamas non voleva riconoscere Israele? FALSO, come dimostra l'articolo sotto e le parole di Carter, di marzo 2008:
[fonte: http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=2502 ]

Hamas disposta ad accettare Israele

Nel totale silenzio mediatico, l’ex-presidente Jimmy Carter continua il suo paziente lavoro di intermediario ai massimi livelli per cercare di risolvere i più gravi problemi del mondo.
L’anno scorso era stato a Cuba, e aveva finito per rinfacciare agli americani buona parte delle colpe per uno stallo economico-diplomatico che dura da ormai 50 anni, e del quale hanno sofferto soprattutto gli stessi cittadini cubani.
Comprensibile quindi lo “scarso interesse” dimostato dai media mondiali per il lavoro di quest’uomo – un vero gigante, che un giorno la Storia riconoscerà come tale - che sa prediligere la verità agli interessi nazionali. Ma questa volta Carter l’ha combinata ancora più grossa. Parlando del più e del meno con i siriani, ha scoperto che Hamas è disposta ad accettare i confini del ’67, ed è disposta soprattutto a riconoscere ed accettare Israele come stato confinante. Hamas vuole solo che le condizioni, che verranno messe a punto dal PM israeliano e dal presidente palestinese, vengano poi sottoposte all’approvazione degli stessi palestinesi.
Pare però, a sentire Carter, che il problema nasca dal fatto che Israele e Stati Uniti ...... non ne vogliano sapere di sedersi a un tavolo di trattativa con la Siria e con Hamas. Ma “la Siria - ha detto Carter – desidera fortemente che gli USA giochino un ruolo importante, e portino tutti ad incontrarsi attorno ad un tavolo”.
Viene a questo punto da domandarsi chi sia a non volere quella maledetta pace che in Palestina nessuno riesce a trovare.
Massimo Mazzucco
Ecco il testo completo del breve intervento di Jimmy Carter:
[Hamas] ha detto che sono disposti ad accettare uno stato palestinese con i confini del 1967, se approvato dai palestinesi. E sono disposti ad accettare il diritto di Israele di vivere come un vicino, accanto a loro, pacificamente, a condizione che gli accordi messi a punto fra il Primo Ministro Olmert e il presidente Abbas vengano presentati ai palestinesi per una approvazione di massima. Beh, l'attuale politica di escludere Hamas, e di escludere la Siria, semplicemente non funziona. Non fa che esacerbare un ciclo di violenza, di malintesi e di aggressività fra i due, e fra tutti quelli che ho nominato. La Siria desidera fortemente che gli Stati Uniti giochino un ruolo importante, e indicano incontri che portino a risolvere le differenze. E spero che sia questo ciò che verrà fatto.

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LETTERA DI NELSON MANDELA A UN GIORNALISTA SIONISTA




Questa lettera è stata scritta il 28 marzo 2001 ma rimane di scottante attualità.



Una lettera di Nelson Mandela a Thomas Friedman sull’apartheid in Israele
Da: Nelson Mandela (primo Presidente del Sud Africa)


A: Thomas L. Friedman (articolista del New York Times)


So che entrambi desideriamo la pace in Medioriente, ma prima che tu continui a parlare di condizioni necessarie da una prospettiva israeliana, devi sapere quello che io penso.



Da dove cominciare? Che ne dici del 1964? Lascia che ti citi le mie parole durante il processo contro di me. Oggi esse sono vere quanto lo erano allora: "Ho combattuto contro la dominazione dei bianchi ed ho combattuto contro la dominazione dei neri. Ho vissuto con l'ideale di una società libera e democratica in cui tutte le sue componenti vivessero in armonia e con uguali opportunità. E' un ideale che spero di realizzare. Ma, se ce ne fosse bisogno, e' un ideale per cui sono disposto a morire". Oggi il mondo, quello bianco e quello nero, riconosce che l'apartheid non ha futuro. In Sud Africa esso e' finito grazie all'azione delle nostre masse, determinate a costruire pace e sicurezza. Una tale determinazione non poteva non portare alla stabilizzazione della democrazia. Probabilmente tu ritieni sia strano parlare di apartheid in relazione alla situazione in Palestina o, più specificamente, ai rapporti tra palestinesi ed israeliani. Questo accade perché tu, erroneamente, ritieni che il problema palestinese sia iniziato nel 1967. Sembra che tu sia stupito del fatto che bisogna ancora risolvere i problemi del 1948, la componente più importante dei quali e' il Diritto al ritorno dei profughi palestinesi.



Il conflitto israelo-palestinese non e' una questione di occupazione militare e Israele non e' un Paese che si sia stabilito "normalmente" e che, nel 1967, ha occupato un altro Paese. I palestinesi non lottano per uno "Stato", ma per la libertà, l'indipendenza e l'uguaglianza, proprio come noi sudafricani. Qualche anno fa, e specialmente durante il governo laburista, Israele ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di restituire i territori occupati nel 1967; che gli insediamenti sarebbero rimasti, Gerusalemme sarebbe stata sotto l'esclusiva sovranità israeliana e che i palestinesi non avrebbero mai avuto uno Stato indipendente, ma sarebbero stati per sempre sotto il dominio economico israeliano, con controllo israeliano su confini, terra, aria, acqua e mare. Israele non pensava ad uno "Stato", ma alla "separazione".



Il valore della separazione e' misurato in termini di abilità, da parte di Israele, di mantenere ebraico lo Stato ebraico, senza avere una minoranza palestinese che potesse divenire maggioranza nel futuro. Se questo avvenisse, Israele sarebbe costretto a diventare o una democrazia secolare o uno Stato bi-nazionale, o a trasformarsi in uno stato di apartheid non solo de facto, ma anche de jure. Thomas, se vedi i sondaggi fatti in Israele negli ultimi trent'anni, scoprirai chiaramente che un terzo degli israeliani e' preda di un volgare razzismo e si dichiara apertamente razzista. Questo razzismo e' della natura di: "Odio gli arabi" e "Vorrei che gli arabi morissero". Se controlli anche il sistema giudiziario in Israele, vi troverai molte discriminazioni contro i palestinesi. E se consideri i territori occupati nel 1967, scoprirai che vi si trovano già due differenti sistemi giudiziari che rappresentano due differenti approcci alla vita umana: uno per le vite palestinesi, l'altro per quelle ebraiche.



Ed inoltre, vi sono due diversi approcci alla proprietà ed alla terra. La proprietà palestinese non è riconosciuta come proprietà privata perché può essere confiscata. Per quanto riguarda l'occupazione israeliana della West Bank e di Gaza, vi e' un fattore aggiuntivo. Le cosiddette "aree autonome palestinesi" sono bantustans. Sono entità ristrette entro la struttura di potere del sistema di apartheid israeliano. Lo stato palestinese non può essere il sottoprodotto dello stato ebraico solo perchè Israele mantenga la sua purezza ebraica. La discriminazione razziale israeliana e' la vita quotidiana della maggioranza dei palestinesi. Dal momento che Israele e' uno stato ebraico, gli ebrei godono di diritti speciali di cui non godono i non-ebrei. I palestinesi non hanno posto nello stato ebraico. L'apartheid e' un crimine contro l'umanità.



Israele ha privato milioni di palestinesi della loro proprietà e della loro libertà. Ha perpetuato un sistema di gravi discriminazioni razziali e di disuguaglianza. Ha sistematicamente incarcerato e torturato migliaia di palestinesi, contro tutte le regole della legge internazionale. In particolare, esso ha sferrato una guerra contro una popolazione civile, in particolare bambini. La risposta data dal Sud Africa agli abusi dei diritti umani risultante dalla rimozione delle politiche di apartheid, fa luce su come la societa' israeliana debba modificarsi prima di poter parlare di una pace giusta e durevole in Medio oriente.



Thomas, non sto abbandonando la diplomazia. Ma non sarò più indulgente con te come lo sono i tuoi sostenitori. Se vuoi la pace e la democrazia, ti sosterrò. Se vuoi l'apartheid formale, non ti sosterrò. Se vuoi supportare la discriminazione razziale e la pulizia etnica, noi ci opporremo a te. Quando deciderai cosa fare, chiamami."



Nelson Mandela, primo presidente del Sud Africa


lunedì 19 gennaio 2009

HAARETZ: secondo rabbino, Hamas è Amalek

Sul quotidiano israeliano Haaretz di ieri compariva la seguente notizia:

"Il Rabbino Capo di Safed, Smuel Elyahu, ha visitato un centro talmudico [yeshiva] del movimento sionista Bnei Akiva ad Ashdod, giovedì, dove ha dichiarato che la guerra contro Hamas "è una guerra del popolo d'Israele contro Amalek". Il centro era originariamente nell'insediamento di Neveh Dekalim [principale insediamento di coloni a Gaza] ed era stato evacuato nel 2005 con altre comunità simili nella Striscia di Gaza. "Non è una guerra privata di Samuele e Mosé contro Mohammed ma una guerra della nazione di Israele contro chi desidera distruggere gli ebrei. E' una guerra (quella di Hamas) contro il giudaismo ed è così che dovrebbe essere visto" ha detto il rabbino Ekyahu. "

Commento: una guerra "preventiva" contro il "terrore", secondo le teorie del PNAC, una guerra contro l'intenzione di giustificata rivincita per le ingiuste violenze subite, è imposta al giudizio del mondo come "autodifesa legittima", di cui il massacro di civili, donne e bambini è imputato dall'aggressore ai "terrorist" perché "utilizzano i civili come scudo", ipocritamente celando il fatto che Hamas, partito democraticamente eletto nel gennaio del 2007, è difficilmente distinguibile dalla popolazione.

Su Amalek si legge nell'Enciclopedia ebraica che "David fece una guerra sacra di sterminio degli Amaleki" che probabilmente sparirono dalla storia. Molto dopo all'epoca di Ezechia 500 Simeoniti annientarono i restanti "amaleki sfuggiti" sul monte Seir e si insediarono al posto loro (1 Chr. 4:42-43)."

Nella tradizione ebraica gli Amaleki diventarono il nemico archetipico degli ebrei. (...) Il termine è stato impiegato non geneticamene per indicare alcuni tipi di nemici del giudaismo (...) compreso Adolf Hitler e in modo controverso, raramente, estremisti paragonano i palestinesi ad Amaleki. Tuttavia i palestinesi sono stati equiparati da alcuni anche ai Filistei. Il Rabbino Hess ha dichiarato che i palestinesi son Amaleki. Amalek è diventato per la cultura ebraica un concetto simile a quello di Giuda che i cristiani utilizzano per indicare un traditore. [fonte wikipedia inglese]


ISRAELE: CRIMINI DI GUERRA, parola di ex militare israeliano

Ecco che cosa dichiara alla BBC un ex capitano dell'aeronatuica militare israeliana, il 6 gennaio scorso:

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Qual è la sua valutazione di quello che Israele sta facendo a Gaza?

Le posso rispondere con due parole: crimine di guera. Il mio governo è impegnato in un massiccio crimine di guerra, massacrando centinaia di palestinesi.
Non è un crimine di guerra solo contro il popolo palestinese ma anche contro il popolo israeliano.
A nome delle miglaia di israeliani che stanno manifestando in questo momento per le strade di Tl Aviv, Gerusalemme e altre città con i palesines e con internazionali, proviamo vergogna per questo assalto.
Sappiamo che non si può uccidere il desiderio delle persone di essere libere, come ebrei siamo stati educati con questi valori di liberazione e di libertà. Non si può uccidere il desiderio del popolo palestinese di vivere in libertà.
A nome di qeste persone in Israele e nel mondo voglio fare un appello alla comunità internazionale, a tutti gli ebrei del mondo e a tutti coloro che mi ascoltano, che si vogliono unire a noi, per favore unitevi a noi per arrestare questo massacro!
Per favore, per il bene della Palstina e per il bene d'Israele voglio piangere e gridare, le persone stanno morendo in questo momento.
I razzi possono uccidere anche me, i miei genitori, quando andiamo a lavorare nel Sud ma è da pazzi che il governo mentre le persone sono uccise così continuino in questa aggressione.

Ma l'argomento di Livni è l'autodifesa...
E i palestinesi direbbero la staessa cosa, è una difesa, sono stati intrappolati in questa prigione a cielo aperto da decenni, non possono uscire, non possono mangiare, non possono avere medicinali, non possono entrare, non possono uscire, li abbiamo chiusi in questo ghetto 1 milione e mezzo e li trattiamo come animali e questo è il risultato.

ISRAELE, cavallo di Troia dell'elite globale. N. Forcheri


N. Forcheri
Pubblico, pur non condividendola, l’opinione di Gilad Atzmos il quale afferma che Israele ha perso ed è destinato a perdere. Sarà vero nel lungo termine - forse- o dal punto di vista morale - di cui Israele non sa che farsene, ma per il momento non sembra essere il caso: Israele non si ritirerà mai completamente da Gaza di cui continuerà a sigillare i valichi per ricattare la Striscia, e continuerà ad esercitare un controllo su aria, terra e mare come ha fatto negli ultimi 21 mesi di assedio da quando Hamas è stato democraticamente eletto. Detenendo il coltello dalla parte del manico degli aiuti umanitari di cui Gaza ha bisogno. Senza parlare della dipendenza dallo shekel israeliano, e il debito dilagante che la guerra farà pendere su ogni cittadino di Gaza e i suoi discendenti, per la ricostruzione.
Last but not least, nessuno parla dei titoli di proprietà delle riserve di gas al largo di Gaza, uno degli oggetti del contendere dell’invasione (i petrodollari?) né del fatto che Ashkelon et Sderot, dove arrivano i razzi Kassim, sono due dei centinaia di antichi villaggi palestinesi presi e rasi al suolo dagli israeliani nel 1948, dove molti cittadini di Gaza aspettano di ritornare; o ancora del fatto che Hamas non sono normali terroristi, ma dovrebbero essere visti come resistenti; o del fatto che gli insediamenti israeliani continuano, la costruzione del muro e dei bantustan anche; nessuno solleva gli argomenti tabu del ritorno dei profughi palestinesi, dei confini del 1967, delle risorse idriche rubate.
In un certo senso pertanto Israele, con la faccia come il culo, sta vincendo la guerra mediatica nella misura in cui semina disinformazioe e i media abboccano. Del resto si è visto che né l’Europa né la comunità internazionale hanno voluto o hanno potuto fermare Israele e ciò avviene poco tempo dopo che un accordo di cooperazione è stato firmato tra Israele e l’Unione europea nonostante il voto contrario del Parlamento europeo.

Come mai tutti succubi di Israele? Semplice, essa è l’emanazione di un progetto rotshschildiano, della stessa matrice della conquista del Far West, di Astralia e Nuova Zelandia, del Sudafrica, e relativi stermini degli indigeni con tanto di creazione di riserve zoologiche. Il progetto rothschildiano del nuovo ordine mondiale è un progetto totalitario, dittatoriale, proliferato fino ad oggi grazie all'oscurità he lo circonda. Esso ha bisogno di parecchi bacini di manodopera di caste/razze inferiori. Rispetto al nazismo, il nuovo ordine avanza anche con le armi di distruzione di massa della finanza globale, come il debito, gli strumeni finanziari, l’emissione monetaria in monopolio alla Fed/Bank Of England, così come royalties e brevetti. Nuovo ordine che non vuole assolutamente che gas, royalties e monete vadano alle razze/caste inferiori - pena il fallimento del progetto - e che devono continuare a servire da bacini di manovalanza a buon mercato, e rimanere eternamente debitori nei confronti del cartello.

ISRAELE RIESCE DI NUOVO A PERDERE
Gilad Atzmon - 18/01/2009
Il quotidiano Haaretz ha riferito oggi che gli alti ufficiali della IDF “credono che Israele dovrebbe sforzarsi di raggiungere un immediato cessate il fuoco con Hamas e non estendere la propria offensiva contro i gruppi islamici palestinesi di Gaza”. Ciò non dovrebbe essere per noi una grossa sorpresa. Per quanto Israele abbia dimostrato oltre ogni dubbio di essere capace di compiere un genocidio su larga scala, ha anche dimostrato che le sue forze militari non sono in grado di dare una risposta alla resistenza islamica. I capi militari israeliani hanno anche ammesso che “Israele ha già ottenuto diversi giorni fa tutto ciò che poteva ottenere a Gaza”. La IDF, a quanto sembra, ha esaurito il suo compito a Gaza. Ha trasformato i suoi quartieri in mucchi di macerie. Ha anche massacrato, senza sosta, la sua popolazione civile alla luce del sole per mezzo di attacchi aerei e dalle navi da guerra. Le immagini dei proiettili al fosforo bianco che cadono su scuole e ospedali fanno ora parte della nostra memoria collettiva. I carri armati che sparano contro scuole piene di rifugiati in fuga dal bombardamento delle loro case rappresentano adesso l’immagine associata al soldato israeliano; eppure, nonostante questo, Israele non è riuscito a raggiungere nessuno dei suoi obiettivi.
Devo ammettere che ci vuole un talento speciale per fare il generale israeliano. Per quanto bravi essi siano nel compiere crimini di guerra, in qualche modo riescono a fallire in ogni altra cosa. All’inizio i politici israeliani avevano giurato di distruggere Hamas, ma poi avevano abbassato le aspettative, promettendo soltanto di distruggere la capacità di Hamas di lanciare razzi e rassicurando i loro eccitati elettori israeliani che questa volta lo Stato ebraico avrebbe combattuto fino alla fine. A quanto pare le loro promesse sono state ancora una volta tradite. Hamas è ancora lì; il sostegno di cui gode nelle strade palestinesi è più forte che mai. E non solo nelle strade palestinesi. Il messaggio di sfida di Hamas si sta diffondendo in tutto il mondo musulmano e oltre. La scorsa settimana sono stato ad una manifestazione a Londra insieme ad altri 100.000 partecipanti. Il sostegno a favore di Hamas era dappertutto. Era su cartelli, bandiere, striscioni e altoparlanti. Non solo Hamas è ben lungi dall’essere sconfitta, ma la sua capacità di lanciare razzi appare immutata.
Giorno dopo giorno i combattenti di Hamas riescono a ricordare agli israeliani di Ashdod, Ashkelon e Sderot che in questo momento stanno vivendo su terra palestinese trafugata. Date ad Hamas il tempo necessario e il suo messaggio balistico sarà portato in ogni angolo della Palestina rubata. Israele è alla disperata ricerca di una exit strategy. Oggi ho saputo che il Ministro della Difesa Barak ha chiesto un cessate il fuoco di una settimana per ragioni umanitarie. Vi prego, non restate a bocca aperta, il noto sterminatore di massa non ha cambiato pelle tutto d’un tratto. Essendo un generale veterano, Barak capisce molto bene che i suoi soldati a terra hanno bisogno di una pausa e ne hanno bisogno adesso. Essendo radunati tutti insieme in poche zone devastate e senza riparo, sono adesso esposti ai cecchini e al fuoco dei mortai di Hamas. Negli ultimi giorni tra le forze israeliane si è registrato un numero crescente di perdite. Il tentativo di portare la battaglia nei quartieri di Gaza si è scontrato con una resistenza durissima. L’esercito israeliano si è impantanato ancora una volta. Se questo non bastasse, tra pochi giorni Obama si insedierà alla Casa Bianca e gli israeliani non sono del tutto convinti che il nuovo presidente americano continuerà a sostenere ciecamente la loro strategia omicida. Il Ministro della Difesa Barak capisce che la sua finestra di opportunità potrebbe essere sul punto di chiudersi. Capisce che i soldati della IDF potrebbero doversi spingere dentro le periferie di Gaza senza raggiungere nessuno degli obiettivi militari della guerra.
Barak ha bisogno di qualche giorno di cessate il fuoco per creare una nuova realtà sul terreno. Ovviamente preferisce nascondersi dietro il pretesto umanitario. E’ molto più semplice che ammettere che la IDF, ancora una volta, è stata colta impreparata. Gli aiutanti di Olmert, comunque, sono stati abbastanza stupidi da ammettere la menzogna. Pare che uno di loro stamattina abbia attaccato Barak dicendo che “Hamas osserva la scena e ascolta le voci, questi commenti sono un colpo in canna per Hamas e i suoi leader”. Per come stanno le cose, i soldati della IDF sono ora allo sbando dentro Gaza. Non fraintendetemi, sono ancora in grado di spargere morte e compiere carneficine, ma non possono vincere questa guerra.
Le Forze Aeree Israeliane hanno esaurito i bersagli “militari” una settimana fa e l’artiglieria si trova probabilmente di fronte alla stessa situazione. Dalle notizie che arrivano risulta evidente che non appena i soldati israeliani escono dai veicoli corazzati e dai carri armati Merkava si ritrovano alla mercè di Hamas. Ho letto oggi su Ynet che alcuni soldati della IDF hanno dichiarato: “Non riusciamo a vedere il nemico”, “veniamo colpiti senza sapere da chi e come”. Per come stanno le cose, Hamas sta diventando un simbolo dell’ostinazione eroica. I suoi combattenti a terra lottano quasi a mani nude contro la più micidiale tecnologia americana. Allo stesso modo, la leadership politica di Hamas è riuscita a proporsi come chiave di ogni possibile soluzione dell’attuale conflitto. La speranza che Hamas sarebbe stato rovesciato o che ne sarebbe uscito screditato si è rivelata essere solo l’ennesimo sogno orgasmico degli ebrei. Hamas sta diventando ora un’entità politica largamente accettata dalla comunità internazionale. E’ visto come l’ingrediente primario di ogni possibile risoluzione. Israele, dall’altro lato, è ora visto per ciò che è realmente, uno Stato assassino e criminale dedito a crimini di genocidio della peggior specie. Tuttavia c’è un’altra realtà che dobbiamo tenere in mente. La devastazione che Israele si sta lasciando dietro a Gaza è orribile. Ha raso al suolo interi quartieri, ha colpito col fosforo bianco zone densamente popolate. Come se non bastasse, le tonnellate di bombe bunker buster che Israele ha continuato a usare notte e giorno hanno danneggiato le fondamenta di ogni edificio di Gaza e viene da chiedersi se le case di Gaza rimaste in piedi saranno ancora sicure per viverci. I rappresentanti dell’Unione Europea hanno sollevato oggi la questione, chiedendosi chi pagherà per la ricostruzione delle città, dei campi e dei villaggi che sono andati distrutti.
In un mondo ispirato a principi etici ideali, Israele dovrebbe lasciare che gli abitanti di Gaza tornassero alla loro terra. Ma Israele e l’etica sono come rette parallele. In qualche modo non s’incontrano mai. Per quanto sia chiaro che i palestinesi torneranno alla loro terra, non sarà Israele a dare il benvenuto all’inevitabile ritorno dei palestinesi. Qualcuno dovrà ricostruire Gaza e l’unico nome che viene in mente è quello di Hamas, partito democraticamente eletto. Un così grande progetto, se gestito da Hamas, sarà la giusta risposta alla guerra criminale di Israele e ai suoi obiettivi di sterminio. Versione orginale Fonte: http://palestinethinktank.com/
Link: http://palestinethinktank.com/2009/01/14/gilad-atzmon-israel-has-managed-to-lose-again/ 14.01.2009
Traduzione a cura di GIANLUCA FREDA

ISRAELE: BOICOTTIAMO 792

Aziende italiane che commerciano con l'economia di guerra israeliana.
[fonte: http://www.forumpalestina.org/news/2008/Ottobre08/Aziendeitaliane/AziendeItaliane.htm ]

SETTORE AGRO-ALIMENTARE
RILLA ALIMENTARE
PASTA ZARA
ALBADORO SPA
ITAL – LEMON SRL
TRINITY ALIMENTARI ITALIA (Rio Mare)
UMBRIA OLII
MONINI
LUIGI LAVAZZA
SEGAFREDO ZANETTI
ILLY CAFFE'
G. VESCOVI SPA
DANESI CAFFÈ
RACHELLI
FERRERO
LOACKER SPA
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BISCOTTERIA TONON
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BISCOTTIFICIO PRIMAVERA
WAL COR CORSANINI
SARRAGIOTO DOLCIUMI
LA SUISSA
BALCONI INDUSTRIA DOLCIARIA SPA
DAVIDE CAMPARI
ILLVA SARONNO (Amaretto di Saronno)
BOSCA SPA (L.B.F.)
GIO' BUTON, SPA (Vecchia Romagna)
BARBERO 1891 SPA (Frangelico)
ACQUA MINERALE SAN BENEDETTO

AI TEMPI DI GAZA NON SAPEVAMO DI VIVERE AI TEMPI DI GAZA

Giulietto Chiesa 18/01/09 - Megachip

Scrive Gad Lerner su Repubblica: "ecco perchè non possiamo tollerare come un dettaglio marginale (...) il rituale della preghiera islamica posto a sigillo delle manifestazioni indette con finalità di protesta politica".
Lui "non può tollerare". Se avessero bruciato bandiere, anche, non avrebbe tollerato. Lui non tollera la parola "martiri".
Pregano. Cos'altro potrebbero fare? E dovrebbero anche nascondersi, per farlo? Pregano perchè l'ingiustizia e la violenza cui sono soggetti non ha redenzione in questo nostro mondo dove la giustizia e la verità sono state cancellate.
Pregano e dovremmo ringraziare il nostro dio finchè si limiteranno a pregare.
Pregano perchè non c'è redenzione per le loro sofferenze.
Pregano perchè non c'è via d'uscita quando il più forte t'impone la sua bugia, e se ti ribelli ti uccide. E non ti lascia nemmeno la possibilità di gridare il tuo dolore perchè, se ti lamenti, sei antisemita. E dunque non ti resta che invocare il tuo dio. Appena prima di meditare la vendetta.
Non gli resta che Allah.
A questo li abbiamo ridotti, Lerner, e tu ne porti una parte di responsabilità, per le cose che scrivi.Ieri, alla manifestazione, c'era un giovane che gridava soltanto una cosa: "Palestina, terra mia", e piangeva. Non l'ha intervistato nessuno, ma il suo pianto mi è rimasto nelle orecchie. Non c'è tribunale, in occidente, che gliela ridarà, la sua Palestina. .
La seconda riflessione la prendo da Alessandro Robecchi, sul Manifesto di oggi. Insieme alla sua tristezza. Ricorda, a chi non se ne fosse accorto, le parole di Lucia Annunziata ad Anno Zero: "ma qui siamo italiani e dobbiamo orientare il pensiero degli italiani".
Voce dal sen fuggita. Vale di più questa ammissione che tutto il resto dello spettacolo. Questo è il giornalismo italiano e la Annunziata, che vi ha fatto abbondante carriera (ed è certo che continuerà a farcela), ne è la bandiera.
Informare? Che c'entra?, avrebbe detto Goebbels. Bisogna orientarle le masse.
Ho letto di recente una citazione di Giuseppe Fava, ucciso dalla mafia: "Il giornalista incapace per vigliaccheria, o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare e le sofferenze e le sopraffazioni che non è stato capace di combattere".
Viene in mente un aforisma di Hans Magnum Enzensberger: "Ai tempi del fascismo non sapevamo di vivere ai tempi del fascismo".
Gaza è il nostro tempo, e noi non siamo capaci di dircelo.

domenica 18 gennaio 2009

LA CENSURA DI CAROTENUTO. N. Forcheri




All'ultimo post di Carotenuto (vedi sotto) ho tentato inutilmente d'inviare una risposta, apparentemente la "partecipazione" di Carotenuto non ammette il contraddittorio né tanto meno le critiche alle argomentazioni che propone. Pertanto pubblico qua la mia risposta:




Innanzitutto, mi dispiace di avere offeso la Sua sensibilità con l'articolo Il Sesso di Carotenuto ma deve capire che è stata una sanguigna reazione all'accusa di “trogloditismo sessismo e razzismo” fatto ad Hamas che, a prescindere dalla fondatezza o meno, era un off topic plateale e in quanto tale un diversivo, che non affronta i fatti e le ragioni della situazione attuale di attacco da parte di Israele, che usa come scusa proprio la “cattiveria” dell’essenza di Hamas. Ed è evidente che Hamas ha fatto il gioco di Israele che basa il suo attacco unicamente sulla fragile giustificazione dei razzi e sul famigerato articolo di cancellazione dello Stato di Israele, ma con quell’epiteto, pur dicendo di criticare Israele, Lei fa il gioco dell’aggressore se non altro perché usa i suoi stessi argomenti.

Hamas = sessisti trogloditi razzisti = cattivi = non si parla con i cattivi = si è legittimati a uccidere i cattivi = effetti collaterali inevitabili e colpa di Hamas che usa i civili come scudi

La demonizzazione di Hamas fa parte degli strumenti propagandistici di guerra di Israele – fa parte della guerra stessa - per giustificarsi nell’eccidio. Come Lei dovrebbe sapere è tutta disinformazione in quanto Hamas nel suo manifesto politico aveva eliminato la distruzione di Israele e aveva promesso Land For Peace, la pace in cambio di terra, terra che evidentemente i sionisti non vogliono cedere in alcun modo. Per dirla con Dalema che l’unico modo di disinnescare il terrorismo e di arrestare il lancio di razzi è quello di discutere attorno a un tavolo con questi “trogloditi razzisti e sessisti”... Altrimenti il risultato è sotto gli occhi di tutti.

In quanto alla piovra sionista - parafrasi per lobby sionista - non sono così ingenua da pensare che essa governi il mondo, o che sia l’unica al mondo, ma io ho semplicemente avanzato l'ipotesi, e l'opportunità, di effettuare un’analisi dell’eventuale presenza di essa in atto in questo caso, la trasmissione di Santoro. Talmente in atto da fare affermare a Santoro come prima cosa e sottolineata mille volte, visibilmente controvoglia, la sacrosanta libertà di Israele a difendersi – che nessuna persona in buona fede rinnega- peccato che questa non sia una autodifesa ma solo un cruento animale attacco per riprendersi la Striscia. Talmente in atto da avere schierato trasversalmente tutti da destra a sinistra per la cosiddetta autodifesa di Israele quando è sotto gli occhi di tutti l’eccidio.

Ignorare l'eventuale esistenza di una lobby sionista, però, o evitare di considerarne l’esistenza e le sue conseguenze sulla politica usraeliana, è fare prova di cecità. A chi volesse approfondire l’argomento invito a guardare il video del discorso di Obama il giorno dopo la vittoria all’AIPAC, istituto del business israelo-americano. Obama deve chiaramente qualcosa a quell’istituto, e si noti la sottolineatura dello Stato d’Israele, nel suo discorso, come stato EBRAICO, di Gerusalemme come capitale EBRAICA e la sacralità della sicurezza israeliana erta a religione assoluta... http://www.youtube.com/watch?v=0cOJNC2EuJw&feature=related

Per il resto :
1) il Suo sito ha permesso al sito di Arrigoni di esprimersi, me ne congratulo e me ne rallegro, e non lo sapevo: in che modo è collegato al Suo sito?

2) se io scopro l’acqua calda come ha l’aria di dire, mi spiega allora perché NESSUNO NE PARLA della ragione economica della guerra, e neanche Lei; spesso quello che è sotto gli occhi di tutti è invisibile ai più e proprio per questo bisogna parlarne; se come Lei dice è fatto risaputo come mai leggendo i media e persino i blog, si trovano solo lunghissime disquisizioni sul sesso degli angeli, o sulla religione dei protagonisti? Se per Lei è così evidente, è altrettanto evidente che non lo è per i media ufficiali tanto è vero che non ne ho sentito UNA SOLA PAROLA in questi 23 giorni di massacro, e la mia domanda è: come mai non ne parla nessuno? Perché vede io non penso di avere la verità in tasca, ma comincio a essere estremamente incuriosita e anche tanto irritata dal silenzio stampa generale su queste questioni, che sia per il caso Total in Basilicata (cfr. http://www.peacelink.it/ecologia/a/28375.html ), o per il caso Chevron Texaco in Afghanistan (cfr. http://www.antimafiaduemila.com/content/view/1808/48/ ) fin troppo simile al caso BG Group a Gaza (www.mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2009/01/gazgaza.htm ).


Lei è libero di parlare di ciò che vuole, ma liberi a noi di criticare la scelta dei Suoi argomenti o la loro trattazione. E poi se per Lei è così evidente la causa economica delle guerre, perché non esplorarla e citare gli eventuali responsabili, i criminali, i propugnatori nascosti in modo da metterli alla pubblica gogna mondiale?? Se nessuno ne parla, il problema non esiste e i responsabili possono continuare indisturbati nei loro mortiferi giochi di guerra.


Forse poi Le è sfuggito qualcosa: quando parlo di moneta non parlo di economia, parlo della truffa monetaria mondiale, della moneta intesa come strumento per indebitare e saccheggiare i popoli, tanto è vero che Israele e Stati Uniti sono indebitati fino al collo e continuano a ingannare il mondo producendo tutti i soldi di cui hanno bisogno, facendone pagare il debito agli altri paesi. A volte non basta, e una bella guerra nasconde l’inghippo e fa ripartire la macchina inceppata, con tanti appalti, titoli di credito, servitù, insomma un bottino che da’ una boccata d’ossigeno all’inceppato sistema economico monetario occidentale.

3) sono d’accordo sul conformismo di tanti, ma ciò non toglie che la questione lobby sionista potrebbe essere esaminata; è però la Sua risposta a trasudare un partito preso - che Lei mi affibbia circa la lobby: quello dell’intoccabilità della lobby sionista, che esiste, esattamente come tante altre lobby dalla Nomisma all’Astrid. Dall’intoccabilità della lobby all’epiteto di antisionismo a quello di antisemita, il salto è breve ed è spesso fatto… e si tratta del solito trucco retorico utilizzato dagli aggressori. Lei, accusandomi di pregiudizio sull’esistenza della lobby sionista, utilizza quel trucchetto retorico sia pur in tono minore ("mi sembra di vederlo l’ebreo col naso adunco che trama nell’ombra e passa le mazzette ai giornalisti prezzolati") quando io in realtà non affermo, chiedo come mai non se ne parli o non si indaghi. Per la trasmissione Santoro o le trasmissioni televisive in genere, poi, non vederla in atto, vuol dire o fare lo gnorri o essere ciechi, o essere in malafede.

4) Io non ho inondato la rete, se un articolo piace, chi vuole ne fa copia incolla e lo pubblica dove vuole, è la bellezza della libertà di espressione in rete, della mancanza di copyright e di lavoro disinteressato. Evidentemente il mio articolo, è piaciuto. No, non mi vergogno, mi rincresce solo tanta animosità, ho il difetto di avere una logica sviluppata, non penso assolutamente di avere la verità in tasca ma, come scrittrice, ripeto, mi incuriosiscono i ripostigli poco indagati, e quello del gas, sinceramente, è uno di quelli, anche se dovrebbe essere sotto il naso di tutti. Ammetto che potrei averLa offesa per alcuni epiteti come “infiltrato”, e me ne dispiace, dovessi rifarlo cercherei di evitare.

Spero sia l’ultimo post, perché francamente il tutto sta diventando patetico oltre che una perdita di tempo, che potremmo spendere nel ricercare i dati e i fatti, quelli che i media ci nascondono.
Cordiale Saluto.
Nicoletta Forcheri




sabato 17 gennaio 2009

CAROTENUTO E IL GIORNALISMO "PARTECIPATO"

A proposito dell'articolo di Carotenuto su Anno Zero di giovedì scorso, trasmissione controversa durante la quale l'Annunziata si è alzata e se ne è andata non prima di avere accusato Santoro di sbilanciamento a favore dei palestinesi, fatto assolutamente falso, ho postato il seguente commento:

Nicomari 17 gennaio 2009 12:57 Rispondi
Invece di fare un’analisi epistemiologica del degrado del giornalismo, sarebbe interessante fare un’analisi dei tentacoli del sionismo sulla TV di Stato e in genere sulle istituzioni e il nostro Stato.
E un’analisi monetario economica del conflitto non nuocerebbe, si capirebbe che è un sistema monetario fraudolento corporasionista sull’orlo della bancarrotta fraudolenta che deve fare nuovi bottini per stare in piedi: ad esempio i due giacimenti di gas al largo di Gazahttp://www.mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2009/01/gaz-gaza.html

La risposta è stata come minimo insultante:
Gennaro Carotenuto 17 gennaio 2009 13:38 Rispondi
Credo di essere ancora io a decidere su cosa mi va di scrivere e su cosa no. E’ questo il motivo fondamentale del perché ho scelto l’Università rispetto ai grandi giornali. Non certo per farmi dire scrivi questo invece di quest’altro.
Decido anche io su cosa ridere (amaramente). Per esempio su espressioni come “i tentacoli della piovra sionista” o “corporasionismo”. Qualcuno intellettualmente onesto nel 2009 può credere davvero che il capitalismo mondiale sia controllato dal “complotto ebraico”?
Noto in conclusione che chi disprezza compra venendo a farsi pubblicità in casa di chi accusa di essere un agente del Mossad (Cfr: Il sesso di Carotenuto). Ma noi qualche decina di click gratis non li neghiamo a nessuno.

La risposta è stata la seguente, moderata:
Nicomari 17 gennaio 2009 15:08 Rispondi Il tuo commento � in attesa di moderazione.
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Lei decide che cosa scrivere, ma noi possiamo ancora criticare le scelte altrimenti che “giornalistmo partecipato” sarebbe e poi quale partecipazione, qua c’è un solo giornalista/barone e la sua corte che applaude. Io non compro niente né sono comperata da nessuno nell’indicare un articolo tradotto dalla sottoscritta GRATUITAMENTE di Chossudovksi che parla di strategie geopolitiche delle multinazionali dietro alle cause dell’invasione di Gaza.
Scrivo non solo a gratis come tanti blogghisti affamati di informazione e arcistufi di questo regime di censura propaganda e menzogne, ma lo faccio rubando il tempo a quello che dovrebbe essere una vita normale, che non è.
Dall’alto della sua cattedra Lei dimostra come tutti quelli della vostra generazione di non capire assolutamente la situazione e lo stato d’animo di chi vive nella precarietà più assoluta né vuole scendere a compromessi troppo compromettenti per la dignità della persona e la sua libertà.
Constato ancora con amarezza, dando purtroppo ragione alla mia intuizione, CHE LEI COME TUTTI GLI ALTRI NEL RISPONDERE AL MIO POST FA DELLA DIVERSIONE in quanto fa scomparire il fatto dei giacimenti palestinesi di gas al largo di Gaza e i precedenti tentativi israeliani di privarne i palestinesi del titolo alla proprietà e ciò facendo omette una delle cause principali dell'attacco: i petrodollario o le petrosterline. Ne vogliamo parlare? O sceglie vigliaccamente di moderarmi?

venerdì 16 gennaio 2009

PALESTINA: risoluzone del Parlamento europeo



Perché non abbiamo votato a favore della risoluzione su Gaza

di Vittorio Agnoletto e Giulietto Chiesa - Strasburgo


Ci siamo astenuti nella votazione della risoluzione su Gaza perche l’Europa non può continuare a garantire l’impunità a Israele di fronte alla continua violazione di tutte le convenzioni internazionali e degli accordi umanitari e sui diritti umani.


La risoluzione, approvata oggi dal Parlamento Europeo, contiene alcuni punti importanti come la richiesta di un immediato cessate il fuoco e del rispetto della risoluzione 1860 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e la richiesta ad Israele di rendere possibile l’entrata in Gaza degli aiuti umanitari . Ma ancora una volta l’Europa si limita alle parole. Manca una inequivocabile condanna dell’aggressione israeliana, mentre l’UE avrebbe dovuto sospendere l’accordo di associazione UE/Israele come esplicitamente previsto dalla clausola sui diritti umani presente nel medesimo accordo. L’uccisione di centinaia di bambini, di donne e di civili, il bombardamento delle sedi delle agenzie dell’ONU sono incompatibili con il rispetto dei diritti umani. Se qualunque altro Paese avesse commesso le atrocità che Israele sta commettendo a Gaza l’UE avrebbe immediatamente sospeso ogni rapporto commerciale. Aderiamo alla campagna internazionale per il boicottaggio dei prodotti israeliani, invitiamo tutti a non acquistare i prodotti provenienti da Israele contrassegnati con il codice a barre 729. Il boicottaggio é una risposta pacifica e nonviolenta a chi parla il linguaggio della violenza e delle armi."
Fonte: http://www.megachip.info/

PALESTINA: manifestazione a Roma sabato 17


Sabato 17 gennaio da tutta Italia a Roma per la manifestazione nazionale in solidarietà con i palestinesi di Gaza
(8 gennaio 2009)

E’ stata convocata nella capitale per sabato 17 gennaio da una larghissima coalizione di associazioni e forze politiche una manifestazione nazionale di solidarietà con il popolo palestinese massacrato a Gaza dalle forze armate israeliane. Dopo la prima giornata di mobilitazione nazionale che ha già visto le piazze di quindici città italiane riempirsi di manifestanti a sostegno dei palestinesi lo scorso sabato 3 gennaio, la rete di associazioni attiva da anni per la Palestina ha deciso di passare ad un appuntamento centrale nella capitale politica del paese per far pesare l’indignazione verso il massacro a cui sono sottoposti i palestinesi a Gaza e la condanna della politica filo-israeliana adottata dal governo e –con poche eccezioni - dalla “politica” italiana.

Ridotti all’osso ma determinati gli obiettivi della manifestazione nazionale del 17 gennaio: “Fermare il massacro dei palestinesi a Gaza; basta con l’impunità per il terrorismo di stato israeliano; rompere ogni complicità politica, diplomatica, militare ed economica tra Italia e Israele; denuncia di una informazione che uccide le coscienze così le bome uccidono le persone”.

Alla manifestazione partecipano sia le associazioni storiche della solidarietà con i palestinesi (dal Forum Palestina alle associazioni di amicizia con la Palestina di Firenze, Cagliari, Bologna, Viareggio), i coordinamenti Free Palestine di Torino, Napoli e di Pisa, i sindacati di base RdB/CUB e Cobas, i centri sociali ma ci saranno anche le comunità degli immigrati, siano esse musulmane o no, e gruppi di cristiani di base. Tra le forze politiche PRC, PdCI, Rete dei Comunisti, Sinistra Critica, PCL. Per domenica 11 gennaio a Firenze è previsto un incontro nazionale per decidere i dettagli del corteo.

Info: stopmassacrogaza@libero.it


FORUMPALESTINA

fonte: forumpalestina@libero.it

giovedì 15 gennaio 2009

GAZ A GAZA.

Ecco che cos'era. Era sicuramente una guerra di conquista di territorio, di risorse, e di espulsione di una popolazione troppo fiera da quella lingua di terra strategica. Un leitmotiv che si ripete in tutte le guerre recenti dove tutto puzza di propaganda e di menzogna. Che ci fosse un problema di accapparramento delle risorse idriche in Palestina, lo sapevo. Ma oggi è saltato fuori il rospo, al largo delle coste di Gaza: giacimenti di gas nelle acque territoriali di Gaza, di diritto appartenenti alla Palestina...




Udite! Udite! e fate il tam tam planetario!!! Perché passi la prima volta, sospettosi alla seconda volta ma alla terza NOOOOO!! APRIAMO GLI OCCHI




Ecco perché quei volontari occidentali che accompagnavano i pescherecci di Gaza al largo delle acque territoriali, prima dell'invasione, venivano attaccati a sei miglia dalla costa con spari d'acqua e altre aggressioni dall'esercito israeliano.... con continue violazioni dei confini delle loro acque territoriali. Ecco che cosa faceva l'esercito durante la cosiddetta tregua: vigilava sui pozzi di gas, nelle stesse acque territoriali di Gaza, che Israele vuole rubare alla Palestina. Sì, RUBARE, CON LA SCUSA DI UN TERRORISMO strumentale e forse rifocillato.

[grafico tratto dal sito di British Gas ]


Un crimine contro l'umanità, che continua, per questioni di eurodollari, altro che l'ebreo il semita l'estremismo islamico o il cristiano. Qua ci troviamo di fronte a un sistema economico monetario piratesco in mano a un manipolo di "globalizzatori" rapaci che sempre più visibilmente ci tiene in pugno tutti quanti e che con cinismo crudele uccide le persone, per spostarle da un territorio strategico e per ottenere i propri scopi di RENDITE e di ROYALTIES. Il profitto erto a religione che ha bisogno di schiavizzare le caste o razze inferiori. Ma che non si facciano illusioni né gli ariani dagli occhi blu, né i cavalieri dal sangue reale né gli ebrei dal sangue (is)rael, perché il sistema fagociterà tutti coloro che non faranno i vampiri.




Difficile da vedere perché la trave è proprio nel nostro (terzo) occhio.



Chi dice furto dice ladri. Direi che è piuttosto un cartello che ha lavorato insieme: governo israeliano, alcune famiglie libanesi e petrolieri sauditi (CCC e NPCC), British Gas - ah ecco perché l'ex Primo ministro è stato inviato a "pacificare" e ha lavorato così bene - contro i palestinesi - come leggerete dall'articolo sotto, e poi una misteriosa General Holding Company, sicuramente interessi americani.




Hamas è stata un'occasione presentata su un piatto d'argento per cominciare la crociata al terrorismo e per escludere la Palestina dal contratto di fornitura di gas a Israele che avrebbe risollevato le sorti di Gaza e la Palestina. Le avrebbe spianato la strada per diventare un paese indipendente e prospero.
Anche i talebani, prima sono stati finanziati dagli americani e poi sono diventati terroristi quando hanno rifiutato di firmare un contratto per cedere la servitù di passaggio alla Chevron Texaco per le pipelines e tante rendite di royalties. Da lì la dichiarazione di guerra con l'aiutino dell'11 settembre. Anche Saddam fino a quando non ha voluto fare di testa sua per moneta/petrolio e gli era ritornata la fierezza per il suo popolo.

Anche qua è una questione di royalties, moneta e fierezza. I palestinesi sono troppo fieri e non vogliono regalare il loro gas. Di due cose l'una, o sono un ostacolo troppo grosso perché non accetteranno mai condizioni capestro, furti flagranti o umiliazioni, o hanno semplicemente fatto il gioco d'Israele fornendo la scusa del terrorismo, con elementi infiltrati all'interno. O tutte due le cose. Così fanno piazza pulita e tutti scappano, chi rimarrà sarà manodopera a buon mercato. Ma perché continuano a inviare razzi contro qualsiasi buon senso?

Massimo del paradosso: per 21 mesi Israele ha applicato un embargo anche sul gas, che Gaza aveva lì a poche miglia dalla costa.

Intanto l'indirizzo del CCC a Gaza è il seguente:

Telephone: (972 8) 2830090 / 2830095 - FAX: (972 8) 2830091 / 2830094
Postal Address: Al Rasheed Street, Golden Beach Tower, 3rd Floor, P.O. Box 1325, Gaza, PALESTINE

Sarà ancora in piedi?

Ecco la ricerca di Michel Chossudovsky

[fonte articolo originale: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=11680 ]
Guerra e metano : Invasione israelina e interessi arabi (famiglia Saoud)
Michel Chossudovsky, 8 gennaio 2009
Trad. Nicoletta Forcheri

L’invasione militare della Striscia di Gaza da parte delle forze israeliane riguarda direttamente il controllo e la proprietà di giacimenti strategici di gas offshore.
E’ una guerra di conquista. Enormi riserve di gas, scoperte nel 2000, giacciono al largo delle coste di Gaza.
Ai sensi di un accordo firmato con l’Autorità palestinese, nel novembre del 1999, di 25 anni di validità, sono state accordate delle licenze di sfruttamento degli idrocarburi British Gas Group e al suo partner di Atene, Consolidated Contractors International company (CCC) di proprietà delle famiglie libanesi Sabbagh e Koury.
Le quote della licenza sui giacimenti di gas offshore sono rispettivamente del 60% per BG, del 30% per CCC e del 10% per il Fondo d’investimento dell’Autorità palestinese (cfr. Haaretz, 21 ottobre 2007).L’accordo PA-BG-CCC prevede l’allestimento e la costruzione di un gasdotto (Middle East Economic Digest, 5 gennaio 2001).
La licenza di BG copre tutta la zona marittima al largo di Gaza che è contigua a numerose piattaforme di gas offshore israeliani (vedi piantina sotto). Si noti che il 60% delle riserve di gas lungo la costa di Gaza e di Israele appartengono alla Palestina.
Il Gruppo British Gas ha trivellato due pozzi nel 2000 : Gaza Marine-1 e Gaza Marine-2. British Gas valuta le riserve in oltre 39 miliardi di metri cubi dal valore di circa 4 miliardi di dollari. Sono i dati pubblicati da British Gas, ma le dimensioni delle riserve di gas palestinese potrebbero essere di gran lunga superiori.



Chi è proprietario dei giacimenti di gas.
La questione della sovranità sui giacimenti di gas di Gaza è cruciale. Dal punto di vista giuridico essi appartengono alla Palestina. Ma la morte di Yasser Arafat, le elezioni di Hamas al governo e il crollo dell’Autorità palestinese hanno consentito a Israele di prendere il controllo de facto sulle riserve offshore di Gaza.


E mentre British Gas (BG Group) ha trattato con il governo di Tel Aviv, quello di Hamas è stato boicottato per quel che riguarda le licenze di esplorazione e di produzione dei giacimenti.


L’elezione del Primo ministro Ariel Sharon nel 2001 ha rappresentato una svolta cruciale. La sovranità della Palestina sui giacimenti di gas offshore è stata contestata alla Corte suprema israeliana dove Sharon dichiarò, senza mezzi termini, che « Israele non accetterà mai di acquistare il gas dalla Palestina” lasciando intendere che le riserve di gas al largo di Gaza appartenevano a Israele.


Nel 2003 Ariel Sharon ha opposto il veto a un primo accordo che avrebbe permesso a British Gas di alimentare Israele in metano con le riserve offshore di Gaza (cfr. The Independent, 19 agosto 2003).


La vittoria elettorale di Hamas nel 2006 ha favorito la dismissione dell’Autorità palestinese che è stata accantonata alla Cisgiordania con il mandato di Mahmoud Abbas.


Nel 2006, British Gas “era sul punto di firmare un accordo di pompaggio di gas per l’Egitto” (cfr. Times, 28 maggio 07). Secondo i resoconti, l’allora Primo ministro britannico Tony Blair intervenne per conto d’Israele perché l’accordo con l’Egitto non approdasse. L’anno successivo, nel maggio 2007, il gabinetto israeliano ha approvato una proposta del Primo ministro Ehud Olmert “di acquisto di gas dall’Autorità palestinese”. Il contratto proposto era di 4 miliardi di dollari con utili di 2 miliardi di dollari, di cui un miliardo per i palestinesi. Tuttavia, Tel Aviv non aveva nessuna intenzione di dividere i proventi del gas con la Palestina. Il Gabinetto israeliano ha allora costituito una squadra di negoziatori israeliani per finalizzare un accordo con la BG, scartando sia il governo di Hamas sia l’Autorità palestinese:
"Le autorità della difesa israeliana desiderano che i Palestinesi siano pagati in beni e in servizi e insistono perché non sia corrisposta alcuna somma in denaro al governo controllato da Hamas." (Ibid, enfasi aggiunta)

L’obiettivo era essenzialmente di annullare il contratto firmato nel 1999 tra il Gruppo BG e l’Autorità palestinese di Yasser Arafat.

Ai sensi dell’accordo proposto nel 2007 con BG, il gas palestinese dei pozzi offshore doveva essere convogliato da un gasdotto sottomarino verso il porto israeliano di Ashkelon, in tal modo trasferendo il controllo sulla vendita di metano a Israele.

Ma l’accordo non approda e le trattative vengono sospese:
Il Capo del Mossad Meir Dagan si è opposto alla transazione per ragioni di sicurezza, temendo che i proventi potessero finanziare il terrorismo ".
(cfr. Deputato del Knesset Gilad Erdan, Allocuzione al Parlamento su "L’Intenzione del vice Primo ministro Ehud Olmert di acquistare gas dai Palestinesi anche se i pagamenti servirebbero ad Hamas" 1 Marzo 2006, citato in Lt. Gen. (ret.) Moshe Yaalon, Does the Prospective Purchase of British Gas from Gaza's Coastal Waters Threaten Israel's National Security? Jerusalem Center for Public Affairs, Ottobre 2007)

L’intenzione di Israele era di evitare l’ipotesi che fossero corrisposte le royalties ai Palestinesi. Nel dicembre del 2007, il Gruppo BG si è ritirato dai negoziati con Israele e nel gennaio 2008 è stato chiuso l’ufficio in Israele.(BG website).

Il piano di invasione in preparazione
Stando a fonti militari israeliane, il progetto d’invasione di Gaza chiamato « operazione Piombo fuso » è stato iniziato nel giugno 2008:
Fonti della Difesa hanno dichiarato che il Ministro della Difesa Ehud Barak aveva incaricato le forze della difesa israeliana IDF di preparare l’operazione da più di sei mesi [giugno o prima di giugno], nonostante Israele avesse cominciato a negoziare un accordo di cessate il fuoco con Hamas.” (cfr. Barak Ravid, Operazione “Cast Lead”: L’attacco aereo israeliano avviene dopo mesi di pianificazione, 27 dicembre 2008).


Quello stesso mese le autorità israeliane hanno ripreso contatto con British Gas, al fine di riprendere i negoziati cruciali per l’acquisizione del metano di Gaza:
Sia il direttore generale del Ministero delle Finanze Yarom Ariav, sia il direttore generale del Ministero delle Infrastrutture nazionali, Hezi Kugler, hanno concordato d’informare BG del desiderio d’Israele di rinnovare le trattative. Le fonti hanno aggiunto che BG non ha ancora risposto ufficialmente alla richiesta d’Israele ma che alcuni dirigenti dell’azienda potrebbero recarsi qualche settimana in Israele per portare avanti i colloqui con alcuni funzionari del governo.” (cfr. Globes online-Israel’s Business Arena, 23 juin 2008).

La decisione di accelerare i negoziati con British Gas (BG Group) coincide cronologicamente con la pianificazione dell’invasione di Gaza, avviata a giugno. Sembrerebbe che Israele fosse preoccupato di ansioso di giungere a un’intesa con BG Group prima dell’invasione, in fase avanzata di pianificazione.


Inoltre i negoziati con British Gas sono stati guidati dal governo di Ehud Olmert che sapeva che l’invasione militare era allo studio. Verosimilmente, è stato anche previsto dal governo israeliano il riassetto post bellico politico territoriale della Striscia di Gaza.


Di fatto nel mese di ottobre 2008 i negoziati tra British Gas e i responsabili israeliani erano ancora in atto, due/tre mesi prima dell’inizio dei bombardamenti il 27 dicembre.


A novembre 2008, il ministero israeliano delle Finanze e il ministero delle Infrastrutture incaricavano la Israel Electric Corporation (IEC) di avviare negoziati con British Gas per l’acquisizione di metano proveniente dalla concessione di BG al largo di Gaza. (Globes, 13 novembre 2008).


“Yarom Ariav, direttore generale del Ministero Finanze e Hezi Kugler, direttore generale del Ministero Infrastrutture Nazionali hanno scritto recentemente al presidente di IEC, Amos Lasker, per informarlo della decisione del governo di permettere ai negoziatori di andare avanti conformemente alla proposta quadro approvata precedentemente.
Qualche settimana fa il consiglio di amministrazione di IEC, diretto dal presidente Moti Friedman, ha approvato i principi della proposta quadro. Le trattative con il Gruppo GB inizieranno non appena il consiglio di amministrazione avrà approvato l’esenzione dell’obbligo di gara”
(Globes, 13 novembre 2008)

Gaza e la geopolitica energetica



L’occupazione militare di Gaza si prefigge di trasferire la sovranità sui giacimenti di gas a Israele, in violazione del diritto internazionale.
Che cosa si può prevedere sulla scia dell’invasione?
Quali sono le intenzioni di Israele per quel che riguarda le riserve di gas della Palestina ?
Un nuovo accordo territoriale con il posizionamento di truppe israeliane e/o la presenza di “forze di mantenimento della pace”?
La militarizzazione di tutto il litorale di Gaza che è strategico per Israele ?
La confisca pura e semplice dei giacimenti di gas palestinese e la dichiarazione unilaterale della sovranità israeliana sulle zone marittime della Striscia di Gaza?
Se dovesse essere il caso, i giacimenti di gas di Gaza sarebbero integrati agli impianti offshore di Israele che sono adiacenti.

Queste diverse piattaforme offshore sono anche collegate al corridoio di trasporto energetico israeliano che arriva fino al porto di Eilat, terminale petrolifero, sul mar Rosso fino al terminale marittimo dell’oleodotto di Ashkelon, e verso nord ad Haifa, e si collegherebbe eventualmente grazie ad un oleodotto turcoisraeliano “proposto” fino al porto turco Ceyhan.
Ceyhan è il terminale dell’oleodotto del Caspio Baku Tbilisi Ceyhan (BTC). « Si prevede di collegare l’oleodotto gasdotto BTC al pipeline israeliano Eilat-Ashkelon, anche noto con il nome Israel Tiplinel » (Cfr Michel Chossudovsky, The War on Lebanon and the Battle for Oil, Global Research, 23 juillet 2006).

mercoledì 14 gennaio 2009

ITALIA PACCHIANA. di N. Forcheri

In questi giorni guardo spesso Aljazeera International, l'unico canale che informa estensivamente sulla guerra, 24 ore su 24, con giornalisti che piacevolmente pongono domande pertinenti e insistono per avere le risposte. Alle mie orecchie non più abituate, all'inizio suonava un po' maleducato quando il giornalista interrompeva dicendo "Scusi, ma non ha risposto alla mia domanda". Apparentemente per loro le domande sono sacre. Come dovrebbero esserlo per tutti i giornalisti. Altrimenti che giornalismo è?

Oggi la giornalista ha condotto un'intervista a un deputato inglese laburista, un sionista presidente di una lobby americana e un palestinese contemporaneamente. Peccato che questo incontro a tre con un arbitro/giornalista non sia durato più a lungo perché è con questo tipo di confronto informale dove tutti hanno uno spazio di parola che si potranno un giorno risolvere i dissidi tra le due parti, rimettere sul tavolo tutte le rivendicazioni per fare combaciare tutte le versioni. Però, demonizzando Hamas e non volendo sedersi allo stesso tavolo di negoziati - prima era l'OLP - Israele non vuole ascoltare l'altra parte, né tanto meno accettare l'alterità. Tranne se è "venduta" e "corrotta" come Fatah al suo potere e al suo volere.

Ad un certo punto la giornalista ha beccato in flagrante bugia il sionista quando ha affermato, con la faccia come il culo, che Israele non aveva mai applicato alcun embargo nei 21 mesi precedenti l'attacco. Con insistenza lei gli ha replicato che c'era stato l'embargo e lui è diventato paonazzo dalla rabbia di essere stato così sfrontatamente contraddetto in pubblico, con un viso stressato nella smorfia cristallizzata di chi - forse- ha la coscienza che gli rimorde, ma con uguale arroganza, ha farfagliato qualcosa. A quel punto è intervenuto, interrogato dalla giornalista, il deputato laburista che con deliziosa flemma inglese ha spiegato com'erano andati i fatti. Non si è vista la risposta del sionista, perché la giornalista è passata ad altro. Peccato. E' in questo confronto a oltranza di due visioni contrapposte degli stessi fatti che risiede la soluzione, non prima di avere assimilato e capito la versione dell'altro. In questo caso il sionista era in minoranza e lo ha anche urlato a varie riprese: tre contro uno, urlava, lasciatemi parlare.

Il palestinese ha detto che gli israeliani non riescono assolutamente a capire che quelli che loro chiamano "terroristi" sono in realtà dei "resistenti". Resistenti a cosa, ha urlato il sionista, sull'orlo dell'infarto. "Resistenti all'occupazione israeliana". E lì di nuovo con straordinario finto stupore, e offesa quasi personale, il sionista ha urlato: Ma quale occupazione? Nessuna occupazione. La giornalista ha detto che Israele aveva il controllo del mare, della terra, del cielo e della frontiera, o meglio del muro di Gaza (oltre agli altri territori occupati e tutti gli insediamenti illegali che continuano). Sarcastico ha digrignato: "resistere all'esistenza di Israle, perché non volete che esista!". Strana concezione di esistere. E' giorni che cerco un nome psichiatrico per la turba che colpisce questi personaggi che mentono spudoratamente e che non ascoltano nel modo più assoluto qello che dice l'altro, come fossero presi da un delirio paranoide psicotico.

Intanto invito a guardare l'evoluzione nel tempo dello Stato sionista e relativo restringimento dei territori palestinesi:







Mentre per il sito sionista inglese (http://zionist.org.uk/) i territori palestinesi sono praticamente dei puntini, inglobati nella grande Israele. Si capisce che una popolazione musulmana così prolifica possa sembrare una minaccia a una mente disturbata da quella turba.






Poi questa sera ho avuto una conferma di quello che già sapevo. Sempre la brava giornalista di Aljazeera che interrogava un deputato americano, quando questi ha tirato fuori il solito argomento che Hamas non vuole la pace e vuole la cancellazione dello stato di Israele, ha detto "Lei sa benissimo onorevole che Hamas ha tolto quell'articolo dal manifesto elettorale e che aveva previsto esplicitamente "peace for land" la pace in cambio di terra." Il deputato non ha negato, il che vuol dire che è una clamorosa conferma in diretta che gli argomenti utilizzati dai sionisti sulla non volontà di Hamas di fare la pace o di fare delle concessioni sul famigerao articolo della cancellazione di Israele sono solo vile menzognera propaganda. E' Israele che non vuole cedere terre e che al contrario continua con insediamenti illegali di coloni in territori palestinesi nella migliore tradizione dei coloni americani quando sterminarono gli indiani.


Perché? Perché al di sopra di tutto e anche della pace, Israele vuole terra, acqua, risorse, e la grande Israele. A parole dice il contrario con quell'aria di piagni e fotti che fa vacillare nelle loro certezze anche i più attenti quando li ascoltano.

Demonizza Hamas perché non vuole cedere niente, né il diritto di esistere né terra. Altrimenti, se la sua primaria preoccupazione fosse stata la pace, si sarebbe seduta attorno a un tavolo con Hamas per negoziare. E paradossalmente i razzi di Hamas hanno più fatto il gioco di Israele che altro fornendole la galvanizzata scusa di lanciarsi sulla sua vittima sacrificale addossandole la colpa. E chi ha interesse a massacrare e radere al suolo Gaza, sono i grossi costruttori, gli appaltatori di tutti i grossi contratti, le banche, i potentati finanziari usraelian che come avvoltoi si butteranno sul moribondo. Sono loro che con la scusa dei razzi, della sicurezza e della pace, fanno la guerra.

Del resto colpisce dei sionisti il loro imperturbabile ignorare la Palestina storica, “non esiste una Palestina storica!” ha detto l’addetta dell’ambasciata israeliana a Roma alla Morgantini, vicepresidente del Parlamento europeo, su rainews24, e di conseguenza il diritto di ritorno dei profughi, di cui circa almeno 700000 palestinesi sfollati dal 1967 in Giornadia, che aspettano di ritornare a casa da 60 anni, parcheggiati in Giordania, è considerato una minaccia alla stessa identità d'Israele. Senza contare tutti i profughi nel mondo (3,8 milioni), 1,5 milioni sfolati nel 1948, autosufficienti, 263000 sfollati internamente, 3000 sfollati nei territoi occupati nel 2001, i 26000 che hanno lasciato i territori occupati tra il 2000 e il 2003 in Giordania (cfr. http://www.al-awda.org.uk/index.php?option=com_content&task=view&id=38&Itemid=105).
La versione sionista delle cose è che i palestinesi non sono palestinesi, sono libanesi, giordani, egiziani, messi apposta nella loro terra sacra dagli arabi sin dall’insediamento dello Stato d’Israele, per combattere il sionismo.
Peccato che a guardare Aljazeera Int. in Italia sarà poco meno dell'1% della popolazione. Provinciale Italia, il mondo intero è piu informato dell'italiano medio e soprattuto meno allineato alle posizioni di Israele. Intanto ci sono state numerosissime manifestazioni nel mondo e in Spagna persino il primo ministro si è unito ai manifestanti in strada, fatto del tutto insolito. A Londra ci sono stati scontri domenica scorsa con la polizia e a Bruxelles la manifestazione ha annoverato ben 80000 persone domenic scorsa. Ci sono state anche manifestazioni di israeliani ebrei - per niente coperti dai media - e palestinesi, questi ultimi tenuti d'occhio da vicino dalla polizia e diffidati uno ad uno. Solo in Italia si organizzano le manifestazioni proisraeliane della Nirenstein.
Che pacchianata! L'Italia patria dei pacchiani. Pacchiani i suoi dirigenti e molta della sua gente. E non mi sono mai vergognata tanto della perdita di ascendente sul Mediterraneo, e di credibilità presso quelle genti. Sommato alla svendita delle nostre rotte, aerei, piloti a Air France, fa cadere l'Italia proprio in basso.
Nicoletta Forcheri

ASSIMMETRIE EVIDENTI

[fonte: www.infopal.com ]
HANIYAH: resistenza e diplomazia per fermare l'aggressione israeliana
Gaza - Infopal. Ieri sera, il primo ministro palestinese Ismail Haniyah ha dichiarato che Hamas è pronto a collaborare a iniziative politiche arabe, regionali o internazionali per fermare l’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza , per sollevare l’assedio e aprire tutti i passaggi di frontiera.
Haniyah, in un discorso rivolto al popolo palestinese, ha affermato: "Noi oggi seguiamo due percorsi paralleli: la solidarietà, la sopportazione, la resistenza e la fiducia nell’aiuto di Dio, e la strada diplomatica. Siamo sicuri di raggiungere ciò che ci prefiggiamo: sconfiggere l’occupazione israeliana".
Haniyah ha detto di apprezzare le iniziative politiche per la cessazione dell’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza: "Noi accettiamo le iniziative che mirano a fermare l’aggressione, togliere l’assedio e aprire i valichi".
Il primo ministro ha poi rivolto un saluto "alla resistenza palestinese che si oppone all’aggressione israeliana contro la Striscia di Gaza. Noi baciamo le vostre teste, le vostre mani e la terra sotto i vostri piedi. Voi oggi difendete la dignità di questo popolo e della Ummah. Voi siete la corona del popolo".
Ha poi espresso apprezzamento anche per i movimenti popolari di solidarietà con la Striscia di Gaza, diffusi in tutto il mondo: "Queste sollevazioni devono crescere. Queste Intifada devono proseguire, perché l’occupante continua a uccidere giorno e notte".
Haniyah ha anche ammirato gli sforzi dei medici volontari per entrare nella Striscia di Gaza e sostenere i feriti e i malati.
E ha concluso: "Dopo 17 giorni di aggressioni e di guerra israeliana, Gaza non è stata sconfitta, e, con l’aiuto di Dio, la nostra volontà non si piegherà. Gaza, la Palestina e il popolo vinceranno".
TERRORISMO MADE IN ISRAEL
Lieberman: "Israele deve colpire Gaza con una bomba atomica come ha fatt l'America con il Giappone"
Scritto il 2009-01-13 in News
Gerusalemme - Infopal. "Gaza come Hiroshima...". Se questa allusione nucleare fosse stata pronunciata dal presidente iraniano Ahmedinejad o dal capo dell'Ufficio politico di Hamas, Mesha'al, le redazioni giornalistiche sarebbero andate in fibrillazione e i nostri politici-cortigiani avrebbero gridato "al terrorista!". Ma le ha pronunciate un israeliano, e, per quanto sia un terrorista, come i suoi colleghi criminali di guerra Livni-Barak e Olmert, nessuno trova niente da eccepire.
Oggi, Avigdor Lieberman, presidente del partito fondamentalista “Israel Beitena”, ha offerto alla platea degli studenti dell’università Bar Ilan la sua “soluzione” alla guerra in corso contro la Striscia: "Il popolo di Israele non sarà sicuro finché Hamas governa la Striscia di Gaza. Dobbiamo proseguire la guerra fino alla sua distruzione. Dobbiamo fare esattamente ciò che fecero gli Stati Uniti d’America con il Giappone durante la Seconda guerra mondiale, così non ci sarà bisogno di occupare Gaza”.
Secondo quanto ha riportato il sito del giornale israeliano "Maariv", Lieberman ha invitato a lanciare una bomba atomica contro la Striscia di Gaza, in modo da distruggerla completamente e porre fine al "problema".

PALESTINA: REGOLE D'INGAGGIO DEI MEDIA


13/01/2009

Fonte: andreacarancini [scheda fonte]

Osservare le dodici verità, auree e infallibili, che i media sono obbligati ad adottare:
1 - In Medio Oriente, gli arabi attaccano sempre per primi, e Israele difende sempre sé stessa. Questa difesa si chiama “rappresaglia”.

2 - Né arabi, né palestinesi, né libanesi hanno il diritto di uccidere civili. Questo è “terrorismo”.

3 - Israele ha il diritto di uccidere civili. Questa si chiama “legittima difesa”.

4 - Quando Israele uccide civili in modo massiccio, le Potenze Occidentali le chiedono di farlo con cortesia o educazione. Questa si chiama “reazione della comunità internazionale”.

5 - Né i palestinesi né i libanesi hanno il diritto di catturare soldati israeliani all’interno di installazioni militari con sentinelle e postazioni di combattimento. Questo si chiama “rapimento di civili indifesi”.

6 - Israele ha il diritto di rapire tutti i palestinesi o i libanesi che vuole, e in ogni momento o luogo. Le cifre correnti sono di circa 10.000 prigionieri, di cui 300 bambini e 1.000 donne. Non c’è bisogno di nessuna prova della loro colpevolezza. Israele ha il diritto di tenere in carcere questi prigionieri sequestrati tutto il tempo che vuole, anche se si tratta di persone elette democraticamente dai palestinesi. Questa deve essere chiamata “incarcerazione di terroristi”.

7 - Ogni volta che viene menzionata la parola “Hezbollah”, è obbligatorio aggiungere, nella stessa frase, “sostenuta e finanziata da Siria e Iran”.

8 - Quando viene nominata Israele è assolutamente proibito aggiungere “sostenuta e finanziata dagli Stati Uniti”. Questo potrebbe dare l’impressione che il conflitto sia disuguale e che l’esistenza di Israele in fondo non è a rischio.

9 - In ogni dichiarazione su Israele, deve essere evitata ogni menzione delle frasi seguenti: “territori occupati”, “risoluzioni dell’Onu”, “violazioni dei diritti umani” o “Convenzione di Ginevra”.

10 - I palestinesi, come i libanesi, sono sempre “vigliacchi” che si nascondono dietro la popolazione civile, che li odia. Se dormono in alloggi militari insieme alle proprie famiglie, questo ha un nome: “vigliaccheria”. Israele ha il diritto di annientare con bombe e missili gli alloggi dove dormono. Questa deve essere chiamata un’”azione chirurgica, di alta precisione”.

11 - Gli israeliani parlano inglese, francese, spagnolo o portoghese meglio degli arabi. Ecco perché meritano di essere intervistati più frequentemente, e di avere migliori opportunità di spiegare diffusamente al pubblico le regole suddette, da uno a dieci. Questa si chiama “neutralità dei media”.

12 - Chiunque sia in disaccordo con le regole suddette deve essere bollato come un “terrorista antisemita molto pericoloso”.

martedì 13 gennaio 2009

PALESTINA: CRIMINI DI GUERRA


AVANZA LA RICHIESTA PER UN'INDAGINE SUI CRIMINI DI GUERRA COMMESSI A GAZA


Chris McGreal


The Guardian


Funzionari delle Nazioni Unite e gruppi portavoce dei Diritti Umani premono per aprire un’inchiesta internazionale su crimini di guerra per il modo “irruente e indiscriminato” con cui i soldati israeliani stanno bombardando zone residenziali e usando intere famiglie palestinesi come scudo umano nella striscia di Gaza.


Con un conto che supera i 900 morti nei 17 giorni di assalto israeliano su Gaza, sta aumentando la pressione per un’inchiesta indipendente su casi specifici, come il bombardamento di una scuola convertita dall’Onu in centro rifugiati, dove circa 40 persone hanno perso la vita, e per accertarsi come le tattiche militari usate da Israele violino sistematicamente le leggi umanitarie.


Il consiglio superiore dell’Onu per i diritti umani ha ieri approvato una risoluzione che condanna l’offensiva israeliana per “considerevole violazione dei diritti dell’uomo”. Una fonte asserisce che le agenzie umanitarie stanno mettendo insieme diverse testimonianze di crimini di guerra e passandole ai “livelli più alti” per essere usate nel modo più adatto.


Alcuni attivisti umanitari dichiarano che i leader israeliani hanno dato ordine di limitare le proprie perdite militari, non importa a quale costo per la popolazione civile. Questa strategia, asseriscono, ha contribuito direttamente ad una delle più sanguinose aggressioni mai avvenute sui territori palestinesi.


John Ging, direttore di un’agenzia Onu palestinese che si cura dei rifugiati di Gaza, dice: “Si tratta di responsabilità circa l’adeguatezza della forza usata, della proporzionalità di tale forza e della questione che riguarda il dovere di risparmiare i civili”.


“Non vogliamo aggregarci ai cori di quelli che sparano sentenze, ma sosteniamo che dovrebbe esserci un’inchiesta su qualsiasi fatto dove ci sia ragione di pensare che le leggi internazionali sono state violate”.


I soldati israeliani sono accusati di:


• Usare bombe potenti su zone civili, sapendo che possono causare un gran numero di vittime innocenti;


• Usare armi proibite, tipo bombe al fosforo;• Usare famiglie palestinesi come scudo umano;


• Attaccare strutture mediche, inclusa l’uccisione di 12 addetti nelle loro rispettive e riconoscibili ambulanze;


• Uccidere un gran numero di poliziotti che non avevano alcun ruolo militare.


Le azioni militari d’Israele hanno provocato un’insolito richiamo da parte della Croce Rossa Internazionale, dopo che l’esercito ha spostato una famiglia di palestinesi in un edificio per poi bombardarlo, con l’uccisione di 30 persone. I bambini sopravvissuti sono rimasti aggrappati ai cadaveri delle loro madri per quattro giorni, mentre l’esercito israeliano non permetteva ai soccorritori di avvicinarsi ai feriti.


L’Osservatorio Diritti Umani ha sollecitato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di istituire una commissione d’inchiesta contro i crimini di guerra.Due principali organizzazioni israeliane sui diritti umani hanno autonomamente scritto al loro procuratore generale esigendo un’inchiesta su tali accuse.


Ma c’è chi dubita che un’inchiesta del genere sarà fatta, visto che Israele ha già bloccato precedenti tentativi grazie all’appoggio degli Stati Uniti.


Amnesty International sostiene che colpire strade residenziali con bombe che esplodendo spandono schegge su larga scala costituisce “una prova ‘prima facie’ di crimine di guerra”.”C’è stato un uso tremendo, sproporzionato e in alcuni casi indiscriminato dell’uso della forza”, asserisce Donatella Rovera, un’investigatrice di Amnesty International in Israele. “C’è stato l’uso di armi che non dovrebbero essere impiegate in zone di grande concentrazione civile, perché si sa che causano gravissime perdite tra la popolazione”.


“Israele possiede missili ad alta tecnologia che possono essere diretti su automobili in movimento invece sceglie l’uso di altre armi, o decide di bombardare una casa pur sapendo che dentro ci sono donne e bambini. Questi sono atti estremamente chiari di violazione delle leggi internazionali”.B’Tselem, la più importante organizzazione per i diritti umani israeliana, ha scritto al procuratore generale di Gerusalemme, Meni Mazuz, chiedendogli di investigare sui casi sospetti, inclusi come l’esercito seleziona i bersagli e l’uccisione di dozzine di poliziotti in parata.v “Molti dei bersagli non sembrano essere stati legittimi obiettivi militari, come specificato nelle leggi umanitarie internazionali,” dice Sarit Michaeli di B’Tselem.


Rovera ha anche raccolto testimonianze che l’esercito israeliano tiene prigioniere intere famiglie palestinesi nelle loro case, e che le usa come scudo umano. “È normale per i soldati israeliani andare in una casa, rinchiudere la famiglia in una stanza al primo piano e usare il resto dell’edificio come base militare, posizionandovi cecchini. Questo è un caso chiarissimo di uso di scudi umani. È da molti anni che l’esercito israeliano si comporta a questo modo, e adesso lo sta facendo a Gaza”.


Mentre molti sollecitano un’inchiesta internazionale, è meno chiaro come tale inchiesta possa essere effettuata. Il consiglio per i diritti umani dell’Onu ha l’autorità per indagare sulle affermazioni di crimini di guerra, ma Israele ne ha già in altre occasioni bloccato i tentativi. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite potrebbe ordinare un’inchiesta, e perfino allestire un tribunale per crimini di guerra, ma è probabile che gli Stati Uniti e probabilmente l’Inghilterra non lo permettano.


La corte criminale internazionale non ha giurisdizione in questo caso, perché Israele non è tra i firmatari. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite potrebbe rivolgersi ad un tribunale, ma è piuttosto improbabile.Benjamin Rutland, portavoce militare israeliano, sostiene che un’indagine internazionale sulle azioni dell’esercito israeliano non è giustificata. “Abbiamo avvocati internazionali ad ogni livello di comando il cui incarico è di autorizzare le decisioni di bersagli, i modi di combattere… Noi non pensiamo di aver infranto leggi internazionali in nessun caso”.


Chris McGrealFonte:




13.01.2009
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA



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