Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

sabato 30 gennaio 2010

Orizzontalizzazioni recenti

Fonte: http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/01/in-memoriam-fresh-horizontalisations.html

IN MEMORIAM: ORIZZONTALIZZAZIONI RECENTI


18 Gennaio 2010: La polizia di Monaco dichiara di avere ritrovato il corpo dello scomparso manager di un fondo di private equity, Dirk Poschinger von Camphausen,
che lavorava per EQT Partners, Germany. La scomparsa dell'impiegato, 36 anni, ex dipendente di ...Morgan Stanley, era stata comunicata dalla moglie, il 14 gennaio scorso. Secondo il quotidiano di Monaco Abendzeitung, i poliziotti hanno arrestato tre persone connnesse al caso. Il finanziere stava pianificando di trasferirsi negli Stati Uniti.

• 24 Gennaio 2010: Herman Rockefeller
'scompare' dopo avere lasciato l'Aeroporto di Melbourne. La sua macchina abbandonata è stata ritrovata dalla polizia a circa 75 miglia dalla città. Rockefeller dirigeva Brierly Investments, alias BIL
International Limited. Non è ancora noto se sia morto o quando è "scomparso" con i fondi controllati da quell'istituto.

• 26 Gennaio 2010: Markus Reinhardt, Direttore in Capo della Sicurezza del World Economic Forum, viene ritrovato morto nella sua stanza di albergo. Reinhardt era stato precedentemente in carica, per 26 anni, dei servizi di polizia del Cantone di Grison. Fonti di Davos hanno dichiarato che il funzionario "si è suicidato'.

Trad. NF

Dei banchieri e le banche. Riflessioni di Ida Magli

Ida Magli
fonte: web.mclink.it

Ringrazio tutti coloro (e sono molti) che mi hanno scritto compiacendosi della pubblicazione su di quotidiano politico (Il Giornale) del mio articolo sulla questione della sovranità monetaria. Il silenzio da parte di tutti gli organi d’informazione, su un argomento determinante per l’indipendenza politica ed economica della Nazione come questo, è sempre stato così assoluto che l’apparizione di un solo articolo ha suscitato meraviglia e addirittura entusiasmo da parte dei lettori, sia di quelli che ignoravano del tutto il problema, sia e soprattutto di quelli che si battono da anni in questo campo ma che sanno bene che il silenzio dei giornalisti rappresenta la prova sostanziale dell’impossibilità di uscire dalla prigione.

Ebbene io prego tutti di non scrivere a me ma al Direttore Vittorio Feltri; di inondarlo di lettere, o nella rubrica apposita del sito web del Giornale, o in quella del quotidiano a stampa, oppure nelle rubriche riservate ai Lettori di altri organi di informazione perché, senza l’interesse e l’appoggio forte, esplicito, il più numeroso possibile dei Lettori, lo sforzo che è stato fatto per uscire allo scoperto non servirà a nulla.

Nessuno ci tornerà più sopra o, diciamo meglio, a nessuno sarà più permesso tornarci sopra. Si tratta di una battaglia davvero all’ultimo sangue, alla quale, però, tutti possono partecipare purché non si lasci spazio al silenzio neanche per un giorno. Banche, Banche, Banche: dobbiamo parlare sempre di Banche.

Faccio un esempio: coloro che abitano a Roma, non si sa per quale misteriosa ragione devono pagare la tassa per i rifiuti attraverso le agenzie della Banca Popolare di Sondrio. Viene logico domandarsi: Sondrio? Perché Sondrio? Il giro di denaro dei contribuenti del Comune di Roma è senza dubbio imponente, ma non sappiamo chi siano coloro che ci guadagnano visto che non conosciamo i nomi degli azionisti della Banca Popolare di Sondrio. Perché mai non dovrebbero essere i cittadini di Roma? Insomma si torna al problema principale: perché le Istituzioni – comunali, provinciali, regionali, nazionali – si servono di banche? E nel caso fosse utile servirsi di banche, perché debbono essere “private”? Perché i cittadini non debbono sapere chi ci guadagna e non essere eventualmente essi stessi a guadagnarci? Perché lo Stato non può possedere una sua banca? (Lo ripetiamo nel caso qualcuno ancora non lo sapesse: la Banca d’Italia non è la “Banca d’Italia” in quanto appartiene ad azionisti privati; dovremmo anzi proporci anche il compito di farle cambiare il nome per non indurre in errore i cittadini). Quello che per ora si può cominciare a fare è mettere in pubblico il nome delle banche di cui si servono gli Amministratori dei Comuni nei quali abitano i lettori di questo sito e di altri siti interessati alla questione monetaria. Certamente saranno molti i cittadini che, come si sorprendono gli abitanti di Roma di dover pagare la tassa per i rifiuti alla Banca di Sondrio, si sorprenderanno delle stranissime scelte, o predilezioni bancarie, dei propri amministratori. E’ probabile che ne vedremo delle belle e che, incrociando i dati, riusciremo forse a capire quali interessi possano avere oltre che Roma a Sondrio anche, chissà, Palermo a Trieste.

Marco della Luna, uno degli autori del bellissimo saggio intitolato “Euroschiavi” (Arianna ed.), si occupa con il suo Centro Studi Monetario proprio di questo tipo di accertamento: chi siano gli azionisti delle Banche. Contiamo sul suo aiuto, anche se la questione principale rimane la mancanza di sovranità monetaria dell’Italia. A dire la verità questa mancanza, naturalmente decisa a suo tempo da “maschi”, appare alle donne addirittura assurda, anzi comica, in quanto nessuno al mondo sa meglio delle donne come la loro minorità sociale, la difficoltà insuperabile a diventare “libere”, quali che fossero i loro meriti e i loro sforzi, ha attraversato pietrificata secoli e secoli solo e soltanto per questo motivo: non avevano denaro proprio e non se lo potevano procurare lavorando (per questo le prostitute si vantavano di essere libere a fronte delle donne “per bene”: guadagnavano dei soldi). Si può chiacchierare oggi quanto si vuole esaltando la dichiarazione dei diritti dell’Uomo, l’uguaglianza di tutti gli individui, quale che sia il sesso, la religione, ecc. ecc., ma è stato il lavoro retribuito, o meglio, è stato soltanto poter possedere in proprio del denaro a rendere le donne libere e indipendenti.

Come può, dunque, una Nazione essere “libera” se non è padrona dei soldi con i quali vive? La cosa più grottesca, poi, è la “giustificazione” che viene invocata per tale stato di cose: i politici non saprebbero regolare nel modo giusto il flusso del denaro da immettere nel mercato se fossero liberi di crearlo. Non vogliamo neanche evocare le terribili crisi economiche che si sono succedute nel tempo, provocate con il loro comportamento dagli abilissimi banchieri messi al posto dei politici proprio, a sentir loro, perché questo non accadesse. Rispondere con questa evocazione sarebbe come avallare una tale presa in giro dei cittadini. Nel momento in cui ai politici abbiamo devoluto, in nostra rappresentanza, il potere di fare le leggi, abbiamo devoluto tutto, assolutamente tutto quello che ci riguarda. Ben più che la quantità di denaro necessaria al mercato: il nostro territorio, il rapporto con amici e nemici, guerra, tassazione, diritto, educazione dei nostri figli. La costituzione italiana afferma che la sovranità appartiene al popolo. Quindi anche quella monetaria. Si tratta di studiare un modo per riappropriarsene. Esistono già diverse proposte in proposito. Ritengo che rivolgersi ai magistrati per delle cause singole, come indicato da alcuni studiosi del problema, sia un sistema, per quanto giusto in teoria, troppo lento e poco efficace a livello di consapevolezza collettiva in quanto, anche quando le cause si concludono con una vittoria del cittadino, sussiste pur sempre il silenzio dei mezzi d’informazione che le sprofonda nel nulla. Io mi auguro che si formi un Partito, nel quale convergano, superando piccole differenze di punti di vista, tutti i movimenti già esistenti, un Partito che si presenti all’opinione pubblica con l’unica etichetta della battaglia contro i Banchieri per riappropriarsi della sovranità monetaria. E’ questo l’unico modo, dato che vi sono obbligati per legge, per costringere i giornalisti a parlarne e per poter discutere apertamente di problemi di cui la maggioranza dei cittadini è all’oscuro. So che è difficile rinunciare a ciò che contraddistingue un gruppo dall’altro, ma nessuna battaglia è “per l’Italia” più di questa. E- ne sono sicura- non soltanto per l’Italia. Diversi paesi (in questi giorni si è spesso alluso alla Grecia, che però, piccola e povera com’è, non ha avuto il coraggio di mettersi contro l’UE) non desiderano altro che avere un buon motivo per rinunciare all’euro e allontanarsi anche così a poco a poco da quel Impero in fallimento che è l’Unione Europea.

Il progetto ultimo dei banchieri – una sola moneta in tutto il mondo, un solo governo in tutto il mondo – è con tutta evidenza un progetto privo di realtà. E’ questo che dobbiamo gridare a viso aperto: i grandi Banchieri che ci guidano sono dei folli giocolieri privi di principio di realtà, pronti a gettare al vento vite, valori, affetti di tutto il pianeta così come ne hanno gettato al vento le ricchezze nell’ultima crisi. I loro sogni di potere globale sono vuoti tanto quanto i “salsicciotti” con i quali hanno riempito le Borse di tutto il mondo. Denunciarli è un dovere assoluto, fermarli è un dovere assoluto.

Ida Magli
Fonte: http://web.mclink.it
Link: http://web.mclink.it/ME3643/Edito10/banche2701.ht

Grecia/euro: scompare articolo del Telegraph

L'articolo sotto, pubblicato sul Telegraph del 17 gennaio scorso, è stato cancellato dal suo sito ed è stato reso difficilmente reperibile sul net. A riprova della sua importanza, tanto più che vi si parla delle possibilità legali, contemplate in uno studio della BCE, di minacciare di espellere un paese dall'UE in caso di fuoriuscita dall'UEM. Colpisce soprattutto il tono del linguaggio nei confronti della casta eurotecnica. Nel commentare l'articolo e lo studio BCE, infatti, Movisol scrive:

"Il pericolo di uno sgretolamento dell'Euro ha spinto la Banca Centrale Europea a commissionare uno studio sulle conseguenze legali della decisione di un membro singolo dell'UE di uscire dall'Euro. Questo studio, visionato dal Telegraph, è un esempio magistrale di come funzioni il sistema giuridico neofeudale dell'UE. Esso sostiene che se uno stato abbandona l'Euro sarà automaticamente espulso dall'UE.

"L'autore", scrive il Telegraph del 18 gennaio, "fa una serie di affermazioni contorte, gesuitiche e maligne, come fanno spesso i legali dell'UE". Mezzo secolo di unione sempre più stretta avrebbe creato un "nuovo ordine giuridico" che trascende un "concetto di sovranità largamente obsoleto" e impone una "limitazione permanente" sui diritti degli stati. L'autore sostiene che l'uscita dall'eurozona comporta l'espulsione dall'Unione Europea. Tutti i membri dell'UE devono far parte dell'Unione Monetaria, tranne la Gran Bretagna e la Danimarca che hanno ottenuto i cosiddetti "opt-out".

Sono argomenti ovviamente mirati all'opinione pubblica greca, per convincerla ad accettare sacrifici incredibili per restare nell'UE, dove la Grecia è ricevitore netto. Però la loro efficacia è dubbia, specialmente alla luce del fatto che i sacrifici richiesti peggioreranno le cose."


Quello che non si dice è che è vero che la Grecia è un ricevitore netto dall'UE ma solo se non si calcola il l'emorragia del debito pubblico provocato dal sistema bancario della moneta-debito privata, di cui la Banca centrale europea è il massimo responsabile.

Nicoletta Forcheri


ECB Prepares Legal Ground for Euro Rupture as Greek Crisis Escalates

by Ambrose Evans-Pritchard

Recently by Ambrose Evans-Pritchard: A Global Fiasco Is Brewing in Japan


ECB Prepares Legal Ground for Euro Rupture as Greek Crisis Escalates by Ambrose Evans-Pritchard


>ECB prepares legal ground for euro rupture as Greek crisis escalates

Fears of a euro break-up have reached the point where the European
Central Bank feels compelled to issue a legal analysis of what would
happen if a country tried to leave monetary union.

By Ambrose Evans-Pritchard Published: 5:12PM GMT 17 Jan 2010

Recent developments have, perhaps, increased the risk of secession
(however modestly), as well as the urgency of addressing it as a
possible scenario, said the document, entitled Withdrawal and
expulsion from the EU and EMU: some reflections.

The author makes a string of vaulting, Jesuitical, and mischievous
claims, as EU lawyers often do. Half a century of ever-closer union
has created a new legal order that transcends a largely obsolete
concept of sovereignty and imposes a permanent limitation on the
states rights.

Those who suspect that European Court has the power pretensions of
the Medieval Papacy will find plenty to validate their fears in
this astonishing text.

Crucially, he argues that eurozone exit entails expulsion from the
European Union as well. All EU members must take part in EMU (except
Britain and Denmark, with opt-outs).

This is a warning shot for Greece, Portugal, Ireland and Spain. If
they fail to marshal public support for draconian austerity, they
risk being cast into Icelandic oblivion. Or for Greece, back into
the clammy embrace of Asia Minor.

ECB chief Jean-Claude Trichet upped the ante, warning that the bank
would not bend its collateral rules to support Greek debt. No state
can expect any special treatment, he said. He might as well daub a
deaths cross on the door of Greeces debt management office.

This euro-brinkmanship must be unnerving for the Hellenic Socialists
(PASOK).

Last weeks 1.6bn (#1.4bn) auction of Greek debt did not go well.
The interest rate on six-month notes rose to 1.38pc, compared to
0.59pc a month ago. The yield on 10-year bonds has touched 6pc, the
spreads ballooning to 270 basis points above German Bunds.

Greece cannot afford such a premium for long. The country must raise
54bn this year front-loaded in the first half. Unless the spreads
fall sharply, the deficit cannot be cut from 12.7pc of GDP to 3pc
of GDP within three years.

As Moodys put it, Greece (and Portugal) faces the risk of slow death
from rising interest costs.

Stephen Jen from BlueGold Capital said the design flaws of monetary
union are becoming clearer. I dont believe Euroland will break up:
too much political capital has been spent in the past half century
for Euroland to allow an outright breakage. However, severe
'stress-fractures are quite likely in the years ahead.

As Portugal, Italy, Ireland, Greece, and Spain (PIIGS) slide into
deflation, their real interest rates will rise even higher. It is
tantamount to hiking rates in the already weak PIIGS, he said. This
is the crux. ECB policy will become pro-cyclical, too tight for the
South, too loose for the North.

The City view is that the North-South split may cause trouble, but
that there will always be a bail-out to prevent a domino effect.
If a rescue turns out to be necessary, a rescue will be mounted,
said Marco Annunziata from Unicredit.

It comes down to a bet that Berlin will do for Club Med what it did
for East Germany: subsidise forever. It is a judgement on whether
EMU is the binding coin of sacred solidarity, or just a fixed
exchange rate system like others before it.

Politics will decide, and in Greece it is already proving messy as
teams of inspectors ruffle feathers. The Orthodox LAOS party is not
happy that an EU crew dared to demand an accounting from the colonels.
The Ministry of Defence is sacrosanct, it said.

Greece alone in Western Europe treats the military budget as a state
secret.

Rating agencies guess it is a ruinous 5pc of GDP. Does the country
really need 1,700 battle tanks, 420 combat jets, and eight submarines?
To fight NATO ally Turkey? Merely to pose the question is to enter
dangerous waters.

Who knows what the IMF surveillance team made of their mission in
Athens. The Funds formula for boom-bust countries that squander
their competitiveness is to retrench AND devalue. But devaluation
is ruled out. Greece must take the pain, without the cure.

The policy is conceptually foolish and arguably cynical. It is to
bleed a society in order to uphold the ideology of the European
Project. Greeces national debt will be 120pc of GDP this year. S&P
says it will reach 138pc by 2012. A fiscal squeeze without any
offsetting monetary or exchange stimulus will cause tax revenues
to collapse. Debt will rise higher on a shrinking economic base.

Even if Greece can cut wages without setting off mass protest, it
lacks the open economy and export sector that may yet save Ireland
in similar circumstances. Greece is caught in a textbook deflation
trap.

Labour minister Andreas Loverdos says unemployment would reach a
million this year or 22pc, equal to 30m in the US. He broadcast
the fact with a hint of menace, as if he wanted Europe to squirm.
Two can play brinkmanship.

La voce grossa dell'UE contro la Grecia nasconde il destino segnato dell'Euro

http://www.movisol.org/10news017.htm

21 gennaio 2010 (MoviSol) – Il modo in cui l’Unione Europea sta gestendo la crisi finanziaria greca ricorda la dinamica di un’automobile che finisce sul ghiaccio. Una volta iniziato a slittare, qualsiasi cosa faccia il guidatore, col volante, l’acceleratore o il freno, accelererà o aggraverà l’unico esito possibile del testacoda: uno schianto. E così l’UE, minacciando la Grecia di multe, negando gli aiuti finanziari ed esigendo un’austerità feroce, peggiora la crisi e incoraggia l’esito che teme maggiormente: un’insolvenza sovrana che porterà allo sfascio del sistema dell’Euro.

Quando Fitch ha declassato il debito greco a BBB+, segnalando la possibilità di un’insolvenza sovrana, gli investitori internazionali hanno iniziato a vendere titoli greci, scatenando le scommesse al ribasso degli hedge funds. Poi, il presidente della BCE Jean-Claude Trichet ha fatto la voce grossa, dichiarando che la Grecia non deve attendersi alcun trattamento speciale, così provocando un’altra caduta dei titoli greci. Il tutto si risolve in un aumento dei costi di rifinanziamento, aumentando la difficoltà di ridurre il deficit. Mentre Trichet chiede tagli brutali della spesa sociale e la Commissione UE accusa il governo greco di ostacolare una verifica dei conti pubblici, un team del governo tedesco è alacremente alla ricerca di una scappatoia giuridica che permetta un salvataggio della Grecia.

Come ha dichiarato Marco Annunziata di Unicredit, l’UE sta giocando al rialzo, esercitando enormi pressioni sulla Grecia per operare i tagli al bilancio, mentre allo stesso tempo sta preparando un salvataggio in caso di emergenza.

Il Presidente del Movimento Solidarietà tedesco (BüSo), Helga Zepp LaRouche, ha descritto il dilemma dell’UE il 16 gennaio: “Se l’UE non concede aiuti alla Grecia, questa potrebbe dichiarare insolvenza e uscire dall’UME”. Reintroducendo una moneta nazionale, la Grecia guadagnerebbe spazio di manovra, perlomeno a breve termine. Ma un’uscita della Grecia dall’Eurozona avrebbe conseguenze devastanti per l’Euro, aumentando drammaticamente i costi di finanziamento degli altri paesi ad alto debito, come la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda e l’Italia. Prima o poi altri seguirebbero la Grecia, segnando la fine della moneta unica.

D’altro canto, “se l’UE o il governo tedesco trovano un modo per dare aiuti finanziari alla Grecia, ciò segnerà un precedente e gli altri paesi ad alto debito chiederanno lo stesso trattamento. Non è dato sapere quanto il contribuente tedesco sia disposto a sopportare”.

Il pericolo di uno sgretolamento dell’Euro ha spinto la Banca Centrale Europea a commissionare uno studio sulle conseguenze legali della decisione di un membro singolo dell’UE di uscire dall’Euro. Questo studio, visionato dal Telegraph, è un esempio magistrale di come funzioni il sistema giuridico neofeudale dell’UE. Esso sostiene che se uno stato abbandona l’Euro sarà automaticamente espulso dall’UE.

“L’autore”, scrive il Telegraph del 18 gennaio, “fa una serie di affermazioni contorte, gesuitiche e maligne, come fanno spesso i legali dell’UE”. Mezzo secolo di unione sempre più stretta avrebbe creato un “nuovo ordine giuridico” che trascende un “concetto di sovranità largamente obsoleto” e impone una “limitazione permanente” sui diritti degli stati. L’autore sostiene che l’uscita dall’eurozona comporta l’espulsione dall’Unione Europea. Tutti i membri dell’UE devono far parte dell’Unione Monetaria, tranne la Gran Bretagna e la Danimarca che hanno ottenuto i cosiddetti “opt-out”.

Sono argomenti ovviamente mirati all’opinione pubblica greca, per convincerla ad accettare sacrifici incredibili per restare nell’UE, dove la Grecia è ricevitore netto. Però la loro efficacia è dubbia, specialmente alla luce del fatto che i sacrifici richiesti peggioreranno le cose.

“Se la Grecia e altri paesi ad alto debito”, scrive Helga Zepp LaRouche, “sono costretti a fare i tagli e allo stesso tempo a onorare i debiti, ciò accelererà il loro declino. Dal punto di vista della Tripla Curva di Lyndon LaRouche, ciò condurrebbe ad un’ulteriore, drammatica caduta dei valori che hanno a che fare con la produzione fisica, con l’occupazione e le capacità industriali e agricole. Allo stesso tempo, la curva che descrive la crescita dei titoli monetari si impennerebbe ulteriormente verso l’alto, accelerando un’esplosione di iperinflazione come nella Germania del 1923″.

Helga Zepp LaRouche ricorda che ella fu tra coloro che fin dall’inizio si opposero all’abbandono della sovranità monetaria e al ricatto imposto sulla Germania per la riunificazione nel 1989. Tra le conseguenze di quell’accordo, non solo la Germania è stata costretta a finanziare “obliquamente” tutti gli altri membri dell’UE, tramite la moneta unica, ma anche ad adottare l’ideologia verde anti-scientifica imposta dall’Unione Europea. “Se l’attuale politica UE non viene sostituita con una politica industriale ragionevole, orientata alla scienza”, ad esempio abbandonando la fobia anti-nucleare, le nazioni atlantiche “saranno popolate da cavernicoli”, mentre le nazioni del Pacifico, che oggi applicano “quelli che una volta erano i valori delle nazioni industriali europee”, si svilupperanno e plasmeranno il XXI secolo.

La presidentessa del BüSo chiede di “tornare all’Europa pre-Maastricht, o meglio ancora, all’Europa delle Patrie, delle repubbliche sovrane”, e di “reintrodurre un sistema di cambi stabili, che è comunque necessario”. “Solo se l’attuale sistema in bancarotta irreversibile verrà sostituito da un sistema di credito e se verrà ricostruita l’economia fisica, le nazioni europee avranno la possibilità di riprendere il destino nelle proprie mani. Si ascoltino, ora, le soluzioni offerte da coloro che hanno avuto ragione con i loro avvertimenti”.

venerdì 29 gennaio 2010

Progetto Scec: Pescara si candida come comune capofila

Fonte: http://www.primadanoi.it/notizie/24715-Progetto-Scec-Pescara-si-candida-come-comune-capofila

PESCARA. Pescara si candida a divenire il comune-capofila in Abruzzo del progetto Scec.

Si tratta della diffusione di buoni sconto locali di solidarietà che, attraverso la creazione di un circolo virtuoso tra attività commerciali e utenti, agevoli la distribuzione e l’utilizzo di una ‘moneta di transizione’, non alternativa, ma piuttosto supplementare e integrativa rispetto all’euro.

http://www.viaggi.blogup.it/abruzzo/pescara-il-mare-in-abruzzo/

Nei prossimi giorni, dopo il voto favorevole bipartisan ottenuto dal Consiglio comunale, individueremo il soggetto giuridico che dovrà gestire il settore e che potrebbe essere identificato con l’isola-Arcipelago Scec; quindi, partendo da una base che già oggi conta 39 esercizi commerciali aderenti nel solo quartiere di Porta Nuova, si tenterà di ampliare il bacino di negozi disponibili, per poi sperimentare la distribuzione di 100 Scec a ogni utente che vorrà aderire per verificare la funzionalità del progetto.

Lo ha annunciato il presidente della Commissione Finanze Renato Ranieri nel corso di una conferenza stampa convocata con Gianluca Monaco, presidente dell’Associazione Terra Nostra.

«Il nostro obiettivo – ha spiegato il presidente Ranieri – è quello di tutelare il cittadino, che oggi ha sempre maggiori difficoltà a fare la spesa e ad arrivare a fine mese, e, al tempo stesso, le attività locali, spingendo gli utenti a consumare la propria ‘ricchezza’ nel territorio comunale di Pescara».

Il progetto prevede innanzitutto una prima fase tesa alla distribuzione gratuita di un numero minimo di Scec, almeno 100, agli utenti che vorranno aderire alla sperimentazione.
Nel frattempo si costituirà un circuito di esercizi commerciali che, oltre agli euro, accetteranno anche il pagamento di una parte della spesa, in una percentuale a loro scelta, attraverso l’uso degli Scec che, a quel punto, avranno la funzione di buoni sconto di solidarietà.

Il consumatore sarà spinto in questo modo a usare i buoni sconto per convenienza e, invece di fare la propria spesa in un centro commerciale sperando di risparmiare qualche euro, si rivolgerà ai negozianti locali, vicino casa, per poter coprire parte degli acquisti con gli Scec ricevuti gratuitamente.

Il commerciante a sua volta, aderendo all’iniziativa, avrà la certezza di aumentare il proprio giro d’affari incrementando il numero dei propri clienti con la garanzia che quegli utenti non cercheranno prezzi stracciati fuori dal territorio locale.

Inoltre lo stesso commerciante potrà a sua volta riutilizzare gli Scec per fare i propri acquisti in altri esercizi aderenti o anche nel resto d’Italia dove già esistono esperienze simili ben avviate, come in Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia.

«Pensiamo ad esempio ai ristoratori che, accettando buoni sconto di solidarietà dai propri clienti», ha detto Ranieri «potranno a loro volta utilizzare quei buoni per acquistare la merce alimentare da lavorare negli altri negozi partner dell’iniziativa».

Trentanove le attività che hanno già dato la propria adesione al progetto e che cominceranno ad accogliere i buoni Scec, «che verranno stampati con il taglio di 50 centesimi, 1, 2, 5, 10 e 50 euro – hanno proseguito il presidente Ranieri e Monaco -. Inoltre nei prossimi mesi è previsto lo svolgimento del primo Forum sulle isole-arcipelago Scec al quale parteciperà anche Pescara».

26/01/2010 8.55P

giovedì 28 gennaio 2010

Lettera di ringraziamento di Ida Magli

a Marco Saba

Caro e gentile amico,
la ringrazio di avermi scritto perché senza un pò d' incoraggiamento
sarebbe davvero troppo difficile andare avanti. Purtroppo i nemici
contro i quali lottiamo sono coloro che dovrebbero difenderci:
governanti, amministratori, giudici, preti. Ho visto, occupandomi
delle questioni monetarie, che esistono molti "rami" e gruppi in
questo campo: non potrebbero passar sopra alle proprie differenze
e formare un partito? Un partito che si presentasse con l'unico
scopo di cambiare la situazione rispetto alle banche centrali
e non, e di riconquistare oltre all'indipendenza anche buona parte
dei soldi che se ne vanno in tasse non dovute. E' questo l'unico
modo per costringere anche i giornalisti a parlarne; avrà visto che
nessuno, nelle istituzioni, neanche raccoglie le informazioni, tanto
meno risponde. Non importa se non raggiungerà una soglia
ragguardevole: l'importante è riuscire a parlarne in modo che i
cittadini sappiano.

Spero di sentirla ancora. Intanto la saluto con affetto

Ida Magli

Francia: come ti baro con l'euro

Ricordiamo che la Francia, che è uno di quei paesi che non ha mai rinunciato completamente al reddito da signoraggio che ha comportato per gli altri paesi l'adesione all'euro, poiché controlla le banche centrali delle sue ex colonie che emettono moneta, conquista ulteriore reddito da signoraggio con questa trovata, che l'Italia potrebbe facilmente imitare.

Tutti sanno infatti che il signoraggio dalle monete metalliche spetta completamente allo Stato - contrariamente al reddito su banconote e moneta elettronica - e che questa constatazione, fatta a suo tempo dall'allora primo governatore della BCE, Duisenberg, gli costò probabilmente la vita.
NF

Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cultura/2010/01/27/visualizza_new.html_1677730443.html

Francia: presto monete da 500 euro in oro -
Da settembre anche i dieci euro in monete d'argento 27 gennaio, 16:40

Francia:presto monete da 500 euro in oro (ANSA) - PARIGI, 27 GEN - Pezzi da 500 euro in oro e da 50 in argento circoleranno in Francia da marzo. E' la collezione ''oro e argento'' della Monnaie di Parigi.La storica zecca della capitale francese, da settembre lancera' sul mercato francese anche i 10 euro in monetine d'argento dedicate alle realta' locali. Le monetine potranno essere utilizzate per gli acquisti quotidiani in Francia e saranno disponibili negli uffici postali in diversi milioni di pezzi fino al 2012.

Importanti segnali

Fonte: http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/01/intelligence-savona-intelligence.html

INTELLIGENCE, SAVONA: “INTELLIGENCE ECONOMICA E INTERESSE NAZIONALE”

Il Presidente di Unicredit Paolo Savona al Master sull’Intelligence all’Università della Calabria.

RENDE (27.1.2010). Paolo Savona, uno dei più importanti economisti europei, terrà sabato 30 gennaio 2008 alle ore 15, nell’ambito del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, una lezione sul tema: “Intelligence economica e interesse nazionale”. Paolo Savona, Professore ordinario di Politica Economica alla LUISS “Guido Carli” di Roma, Ministro dell’Industria nel Governo Ciampi, è stato fino a maggio 2006 Capo del Dipartimento per le Politiche Comunitarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Coordinatore del Comitato Tecnico per la Strategia di Lisbona. Da ottobre 2007 è presidente di Banca di Roma (Unicredit). “La presenza al Master sull’Intelligence di Paolo Savona è motivo di grande prestigio e valore culturale per tutto l’ateneo calabrese”, ha dichiarato Mario Caligiuri, direttore del Master. Il Master in Intelligence si concluderà sabato 13 Febbraio 2010 presso l’ “Aula Magna” dell’ Università della Calabria a Rende, con le lezioni conclusive di Giulio Cazzella, Mario Morcellini, Stefania Magliani e con le presenze delle autorità accademiche e di quelle istituzionali del settore.

Alcune opere di Paolo Savona:
- “Alla ricerca della Sovranità Monetaria” Libri Scheiwiller, Milano 1999
- “La Sovranità Monetaria”, Buffetti Ed., Roma, 1974

mercoledì 27 gennaio 2010

BRAVI FURBI

FONTE: http://albertocane.blogspot.com/2010/01/bravi-furbi.html

Tabellone Fineco - Milano, via Torino
Milano, via Torino

Bravi furbi! E allora noi dovremmo stare davanti così voi ce lo mettette nel didietro come ogni banca che si rispetti. Che altro significa infatti quel lato b maldestramente mascherato da chiocciola tre o quattro o cinque punto zero? Bravi furbi, ma ci avete preso proprio per scemi?

lunedì 25 gennaio 2010

I savi anziani di Wonderland

Fonte: http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/01/i-savi-anziani-di-wonderland.html

Membership

The current members of the Group of Thirty are:

* Paul Volcker – Chairman of the Board of Trustees; former Chairman of the Federal Reserve
* Jacob A. Frenkel – Chairman; Vice Chairman, American International Group
* Geoffrey L. Bell – Executive Secretary; President Geoffrey Bell and Company
* Leszek Balcerowicz – Former President, National Bank of Poland
* Jaime Caruana – Counselor and Director, MCM Department, International Monetary Fund
* Roger W. Ferguson, Jr. – Chief Executive, TIAA-CREF
* Stanley Fischer – Governor, Bank of Israel
* Mervyn Allister King – Governor of the Bank of England
* Guillermo Ortiz Martinez – Governor, Banco de México
* Jean-Claude Trichet – President, European Central Bank
* Tommaso Padoa-Schioppa – Former Minister of Economy and Finance, Italy
* Zhou Xiaochuan – Governor, People’s Bank of China
* Yutaka Yamaguchi – Former Deputy Governor, Bank of Japan
* E. Gerald Corrigan – Managing Director, Goldman Sachs, former President of the Federal Reserve Bank of New York
* Andrew Crockett – President, JP Morgan Chase
* Sir David Walker – Senior Advisor Morgan Stanley
* Guillermo de la Dehesa – Director and Member of the Executive Committee, Grupo Santander
* Arminio Fraga Neto – Partner, Gávea Investimentos; former President of the Central Bank of Brazil
* Domingo Cavallo – Chairman and CEO, DFC Associates, LLC
* Martin Feldstein – President, National Bureau of Economic Research
* Paul Krugman – Professor of Economics, Woodrow Wilson School, Princeton University
* Lawrence Summers – Charles W. Eliot University Professor, Harvard University
* Ernesto Zedillo, Director, Yale Center for the Study of Globalization, Yale University, and former President of Mexico
* Gerd Häusler – formar Vice-Chairman at Lazard, former Director of International Capital Markets at the IMF
* Abdulatif Al-Hamad – Chairman, Arab Fund for Economic and Social Development
* Montek Singh Ahluwalia – Deputy Chairman, Planning Commission, India
* Mario Draghi – Governor, Bank of Italy
* Philipp Hildebrand, Vice-Chairman, Swiss National Bank
* Kenneth Rogoff, Professor,Harvard University
* Tharman Shanmugaratnam, Minister of Finance, Singapore

[edit] Senior Members

* William McDonough – Chairman, Public Company Accounting Oversight Board
* William R. Rhodes – Senior Vice Chairman, Citigroup
* Ernest Stern – Partner and Senior Advisor, The Rohatyn Group
* Marina v N. Whitman – Professor of Business Administration & Public Policy, Ford School of Public Policy, University of Michigan

[edit] Emeritus members

* Erik Hoffmeyer – Former Chairman, Danmarks Nationalbank
* Shijuro Ogata – Former Deputy Governor, Bank of Japan
* Richard A. Debs – Advisory Director, Morgan Stanley
* Wilfried Guth – Former Spokesmen of the Board of Managing Directors, Deutsche Bank
* Sylvia Ostry – Distinguished Research Fellow, Munk Centre for International Studies, Toronto
* Gerhard Fels – Former Director, Institut der deutschen Wirtschaft
* John G. Heimann – Senior Advisor, Financial Stability Institute
* Toyoo Gyohten – President, Institute for International Monetary Affairs
* Peter Kenen – Senior Fellow in International Economics, Council on Foreign Relations
* Jacques de Larosière – Conseiller, BNP Paribas

[edit] Other former members

Other former members include:

* Austrian-American economist, Fritz Machlup
* former Kennedy-era treasury official, Robert Roosa
* former deputy Bank of England governor, Rupert Pennant-Rea
* former Bundesbank President, Karl Otto Pöhl, and
* the former Federal Reserve chairman, Alan Greenspan
* Lord Richardson of Duntisbourne – former Honorary Chairman

domenica 24 gennaio 2010

Le società di mutuo soccorso

LE SOCIETA' di MUTUO SOCCORSO

Fonte: http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/01/le-societa-di-mutuo-soccorso.html
a cura di Ubaldo Schiavo*


Da Consul Press, Dicembre 2009 - Gennaio 2010

La storia italiana delle società di mutuo soccorso.
Periodo antecedente alla legge 15 aprile 1886 n.3818.

L'idea mutualistica di affrontare insieme difficoltà o problemi dei singoli o di una categoria di persone risale a tempi remotissimi.
Già nella letteratura della Grecia antica, si ritrovano forme di sinedries éramos (cooperazioni operaie) mentre in quella romana sodalilates o di collegia opificum, che rappresentavano forme di organizzazione volontaria per affrontare i disagi dovuti a malattie, invalidità, guerre, povertà o vecchiaia e costituivano una protezione per diverse categorie professionali.
Successivamente, con la decadenza di queste civiltà, bisogna aspettare il Medio Evo per ritrovare forme associative create per scopi mutualistici.
E' però nel periodo del Rinascimento che diversi mestieri e professioni si organizzano e si riuniscono sotto diverse denominazioni: per esempio, in Scandinavia e Danimarca troviamo le Guilds, società di assistenza; in Germania le Gilde ma anche gli Hirsch Dunkerrsche Gewewrerkreine fra gli operai ed il Knappschaftsverin fra i minatori; in Francia sono diffuse le associazioni di compagnottaggio secours mutuel per offrire assistenza ai membri di una stessa professione nei loro spostamenti da un paese all'altro attraverso associazioni affiliate.
In Italia le denominazioni variano di città in città e di regione in regione: per esempio, in Toscana ci sono le Arti ,a Venezia le Fraglie, a Roma le Senole, a Genova gli Alberghi, in Sardegna i Gremi.
Ma lo sviluppo di un vero e proprio sistema mutualistico si ha intorno alla metà del XIX secolo ed è collegato alla rivoluzione industriale ed ai problemi di ordine sociale che da essa scaturiscono, per supplire alla carenza di ogni forma di stato sociale ed aiutare i lavoratori che si trovavano nella impossibilità economica di far fronte ad eventuali eventi dannosi che li colpiscono.

E' nell'Inghilterra vittoriana, colpita da una serie di rivoluzioni settoriali, che andavano dal settore dell’ agricoltura a quello dei trasporti, delle innovazioni tecniche fino a quelle finanziarie, che sorgono le prime associazioni di mutuo soccorso tra lavoratori dette Friendly Societes..
In questo Paese, infatti, il processo di industrializzazione inizia in netto anticipo rispetto alle altre nazioni e vede presto sfruttato un enorme numero di lavoratori nelle fabbriche, comprese donne e bambini a partire di 9/10 anni.

Le Friendly Societes sono associazioni, tutt'oggi esistenti, basate su un accordo stipulato da persone allo scopo di soccorrersi vicendevolmente per il caso di danno. Rappresentano una forma alternativa di assicurazione, ma non basata sul sul sistema contrattuale, bensì su quello mutualistico.

Queste associazioni, poi chiamate “cooperative”, sono presto imitate in altri Paesi contribuendo ad espandere il concetto di mutuo aiuto per la difesa di interessi di consumi e di lavoro.
Non trascorre molto tempo che alcune di esse assumono carattere di associazioni generali dei lavoratori, arrivando a determinare la nascita delle Trade Unions nel 1825 in Inghilterra e di forme parallele ”più sindacali” in Germania nel 1869, fino in Italia (dove saranno riconosciute nel 1902).

Le forme di mutualità volontaria si moltiplicano dalla seconda metà del XIX secolo in tutta Europa.

I contributi dei membri sono fissati sulla base della ripartizione dei rischi e molte mutue sono coinvolte anche nella prestazione di cure tramite istituti nati su loro iniziativa o tramite prestatori di servizi con i quali hanno stipulato contratti per meglio controllare i prezzi e l'offerta delle cure mediche (pratica che proseguirà fino ai nostri giorni).

In Italia il processo di industrializzazione si sviluppa con maggiore ritardo: all'inizio dell'unificazione il paese ha ancora una vocazione essenzialmente agricola e la struttura industriale è ancora arretrata, basta pensare che i chilometri di “strada ferrata” in Italia sono solo 2000 a fronte dei 17.000 dell'Inghilterra e che l'industria siderurgica non è ancora stata avviata, mentre nello stato inglese produce già 3 milioni di tonnellate di acciaio.
Tuttavia, grazie alla promulgazione dello Statuto Albertino il 4 marzo 1948, che all'art.32 sancisce il diritto alla libertà di associazione ed all'abrogazione degli articoli del Codice Penale limitanti tale libertà, cominciano subito a essere costituite le prime società di mutuo soccorso (SMS).

Fino ad allora l'unica forma di difesa dei lavoratori contro la cessazione dal lavoro per qualunque motivo si aveva attraverso le “Corporazioni”, alla cui esperienza, comunque, si rifanno le prime forme di SMS, che, basate su concetti mutualistici, vanno a scalzare l'importanza delle Corporazioni, troppo settoriali e statiche.

Bisogna considerare che il processo di sviluppo del pensiero mutualistico non è assolutamente repentino. Le prime forme assistenziali di tipo mutualistico/corporativo hanno origine o da una certa borghesia “illuminata” animata da spirito filantropico, per concedere sussidi, in particolare modo in caso di malattia – e di organizzare iniziative per innalzare il livello culturale e sociale dei lavoratori, oppure trovano spazio nell'ambiente caritativo ecclesiastico.

Le forme assistenziali di tipo mutualistico/corporativo hanno avuto il grande merito di portare la classe lavoratrice ad una progressiva presa di coscienza e desiderio di ricerca in sé stessa, prima ancora che nelle istituzioni politiche, religiose o nella classe borghese, della forza e degli strumenti necessari per fare fronte alle proprie esigenze.

*REVISORE CONTABILE
COMMISSARO LIQUIDATORE presso il Ministero Attività Produttive

Come riaccreditarsi il signoraggio subito. Marco Saba

martedì 2 giugno 2009


2 giugno 2009

(Da: Moneta Nostra)

Ogni debito può essere soddisfatto da una di due cose o da entrambe: un pagamento e/o una promessa di pagamento. Ogni pagamento avviene mediante una sostanza, e ogni promessa di pagare è operata da una moneta o da una carta che è tecnicamente nota come vincolo commerciale. L'assolvimento di un debito attraverso delle sostanze, è chiamato "il pagamento del debito". L'assolvimento di un debito attraverso una promessa di pagare il debito, scritta o stampata, è chiamato "il discarico del debito". Tutti i debiti sono "pagati" mediante sostanze. Ma tutti i debiti sono solo "liberati" dalla moneta, da note in denaro, o da altri vincoli commerciali (simboli econometrici). In questo secondo caso, il completamento del pagamento avviene solo quando poi il creditore rispende a sua volta con successo il simbolo monetario ricevuto. E' come se il saldo fosse avvenuto a metà, questo si capisce bene se si ricevono delle banconote che - poniamo il caso - perdono valore legale il giorno dopo e ci dimentichiamo di cambiarle. A quel punto, dopo un paio di giorni, rimaniamo con un titolo cartaceo e senza valore in mano. Un po' quello che succede - ad esempio - con dei biglietti prenotati di uno spettacolo teatrale ormai concluso.

Il simbolo dell'energia, in un sistema sociale, è chiamato denaro. Il denaro è principalmente di tre tipi: moneta sostanziale, carta moneta e credito. La moneta sostanziale comprende beni immobili (terreni), metalli preziosi (oro, argento, rame, ecc), gioielli, e altre cose di valore reale e durevole. La moneta cartacea consiste di note che dichiarano un debito o un obbligo e che promettono o ordinano un pagamento. Il denaro virtuale invece è sostanzialmente una scrittura contabile che viene spesso confuso con le altre forme di moneta. Tutti questi elementi di prova di un debito (dell'emittente), o obbligazioni, sono tecnicamente conosciuti come vincoli commerciali.

Queste note includono la valuta cartacea (per esempio, banconote della Banca Centrale Europea), assegni, bonifici, note di cambio (cartamoneta tra le banche) etc. Ogni forma di cartamoneta è un vincolo commerciale. Una (banco)nota della Banca Centrale Europea è (dovrebbe essere) un vincolo commerciale sulla stessa. Un assegno personale è un privilegio commerciale del portatore sul conto bancario di chi emette l'assegno. Un draft è un assegno con un accordo condizionato stampato sopra la parte della girata sul retro dell'assegno. Una nota di cambio è un vincolo tra le banche commerciali costituito da una banca che chiede il pagamento ad un'altra banca. Un assegno personale, passando tra banca e banca, è una nota di cambio. Anche uno scontrino di un registratore di cassa usato per ottenere un rimborso per merce difettosa, firmato e consegnato alla cassa come prova d'acquisto, è - e può essere usato come - mezzo di scambio/moneta dallo stesso negozio per ottenere un rimborso o dei prodotti sostitutivi dal produttore. I conti bancari sono (dovrebbero essere) coperti o da moneta metallica o dal denaro cartaceo, o da entrambi.

La moneta-sostanza è chiamata garanzia collaterale. La cartamoneta può essere valuta (ad esempio, le banconote ed i biglietti di stato a corso legale), una apertura di credito da parte della banca, o degli assegni o altri fondi, come i vincoli commerciali ricevuti da altre fonti (cambiali, tratte, etc.). Un debito che è soddisfatta da moneta sostanziale viene considerato come "pagato". Un debito che è soddisfatto della carta moneta viene considerato come "liberato" (in pratica, trasferito).

La maggior parte dei debiti in Europa sono soddisfatti con l'uso di cartamoneta, assegni, o altra carta che rappresenta il valore (del debito da pagare), in altre parole, sono soddisfatti in generale con dei vincoli commerciali nei confronti dell'emittente, di conseguenza, la maggior parte dei debiti europei non sono "pagati", sono solo "liberati" (scaricati o trasferiti). Giacinto Auriti diceva giustamente che: "non si può pagare un debito con un altro debito...".

Una valuta di valore può essere creata attraverso una valida richiesta di debito mediante una dichiarazione giurata, in forma di un vincolo commerciale e consentendo che il vincolo maturi in tre (3) mesi (90 giorni) in crediti ricevibili a causa della mancata contestazione da parte del debitore rispetto al vincolo (e alla dichiarazione giurata) attraverso una sua contro-dichiarazione giurata. Un vincolo deve contenere (1) i nomi delle parti, dei ricorrenti e dei debitori, (2) una dichiarazione attestante gli eventi che hanno creato l'obbligo, (3) una scrittura che mostra la rispondenza univoca tra gli eventi ed il loro valore (ad esempio, una fattura), (4) un elenco delle proprietà vincolate o richieste per assicurare il pagamento di tale obbligo, e (5) qualsiasi elemento di prova o dimostrazione a sostegno delle affermazioni fatte nei confronti del debitore.

Il metodo principale per creare un "vincolo commerciale monetario" o "titolo monetario cartaceo" è di combinare (1) una promessa di eseguire qualcosa (un contratto o un ordine), (2) una rivendicazione di una violazione di tale promessa, e (3) un periodo di tre mesi (90 giorni) di mancanza di contestazione o di una confutazione della pretesa violazione del contratto. Il vincolo commerciale valutario può assumere la forma di un assegno bancario, un draft, o qualche altro tipo di assegnazione di vincolo commerciale.

Senza ricorrere allo strumento del decreto ingiuntivo [1], come era avvenuto nel caso della rivendicazione in Tribunale del signoraggio, sarebbe possibile creare degli strumenti monetari attraverso il vincolo commerciale. Cioè, sarebbe possibile utilizzare come "moneta" dei vincoli commerciali al portatore [2] che trovano copertura nella quota procapite di rendita monetaria sottratta dal sistema bancario ad ogni singolo emettitore. Mi spiego meglio: supponiamo che la rendita monetaria procapite sottratta venga calcolata ad oggi in 1,3 milioni di euro [3], si apre un conto nominativo presso una cassa di deposito creata allo scopo (potrebbe essere una Società di Mutuo Soccorso) dove ogni cittadino interessato versa - tramite il deposito del vincolo commerciale cartaceo personale (una autocertificazione scritta collegata al proprio codice fiscale) - la cifra di 1,3 milioni di euro [4].


I debitori in solido del vincolo - ognuno disgiuntamente fino alla corrispondenza dell'intera somma, seguendo la dottrina delle fidejussioni - sono i partecipanti alla Banca d'Italia [5] che non hanno ufficialmente nessuna intenzione di rimborsare altrimenti il signoraggio [6]. Per attingere al conto, non sarà necessario attendere che il signoraggio venga rimborsato, poiché la cifra corrispondente può circolare indefinitamente fino al "redde rationem", cioè fino a quando - anche mai - le banche non la restituiranno. Quindi, da questo conto nominativo di 1,3 milioni di euro, il cittadino potrebbe movimentare dei sottoimporti (fino ad esaurimento della cifra) o attraverso bonifici telematici o attraverso la stampa di tagliandi per frazioni dell'importo (ad esempio, 130mila tagliandi nominativi ognuno equivalente a 10 euro, al portatore). Nei due modi, comunque, c'è la tracciabilità dell'emittente e la copertura teorica della cifra a rivalersi sul sistema bancario italiano. Per il successo dell'iniziativa non ha importanza, in questo caso, che ci sia un "permesso" da parte dei debitori o un decreto del giudice, visto tra l'altro che la magistratura si è dichiarata in vizio assoluto di giurisdizione [7], cosa comunque improbabile, ma è sufficente che tutti i membri del circuito accettino la modalità dell'emissione che, tra l'altro, avviene su base equitaria (ognuno si trova la stessa cifra a disposizione, avendo calcolato la rendita monetaria su base demografica).

Poiché alcuni non sono d'accordo - o meglio, non capiscono - tutta questa vicenda della rendita monetaria, questi saranno liberissimi di non aderire al circuito, lasciando però liberi gli altri di scegliere come meglio credono. Ritengo tuttavia che dopo un breve periodo di rodaggio, il sistema si diffonderà a macchia d'olio [8]. La posizione dello Stato dovrebbe essere neutrale, poiché ha già dimostrato negli ultimi decenni (da quando ha smesso di emettere biglietti di stato a corso legale) di non essere granché interessato alla rendita monetaria, a parte quella delle monetine fino a due euro. Ma se noi limitiamo l'emissione dei certificati di signoraggio ad un taglio minimo di 5 euro, non entriamo in conflitto col misero signoraggio del conio metallico, con buona pace di tutti. La Banca Centrale Europea, d'altra parte, non è competente, in quanto il signoraggio sull'euro rimane una funzione attinente le rispettive banche centrali. Occorre sottolineare che la nuova liquidità emessa dagli aderenti al circuito, potrebbe far uscire l'Italia dalla crisi in tempi brevissimi. Quando cominciamo?

Note:
[1] Nel caso di un decreto ingiuntivo emesso da un giudice, al debitore è data facoltà di fare opposizione al decreto, entro 40 giorni (di norma) dalla ricezione di esso. Con l’opposizione chi è stato erroneamente ritenuto debitore potrà contestare le affermazioni del presunto creditore, spiegando perché ritiene di non essere obbligato nei suoi confronti. L’opposizione va fatta con atto di citazione a comparire avanti al Tribunale (o Giudice di Pace nei casi di sua competenza), indicando le ragioni per cui si ritiene che il Decreto Ingiuntivo non sia stato validamente emesso, ovvero la somma non sia dovuta a chi erroneamente si afferma creditore. Segue un procedimento ordinario ed i tempi saranno più lunghi. Si precisa però che in alcuni casi sia all’inizio, quando il Giudice emette il Decreto Ingiuntivo, sia nel corso del successivo procedimento di opposizione, al ricorrere di determinati presupposti, previsti dalla legge, sarà possibile ottenere la provvisoria esecutività del Decreto Ingiuntivo. Provvisoria esecutività significa che il decreto, ancorché opposto ovvero ancorché non siano decorsi i 40 giorni per l’opposizione, costituirà valido titolo per iniziare l’esecuzione forzata.

[2] Si potrebbero chiamare: "Buoni di Redenzione del Signoraggio".

[3] Ho usato il seguente metodo di calcolo, che avevo determinato a suo tempo dopo averlo sottoposto allo scomparso Prof. Giacinto Auriti: (totale del debito pubblico, 1,8 trilioni di euro) - moltiplicato - (coefficente inverso di riserva frazionaria, 50) - diviso - (numero degli abitanti in Italia, 57 milioni) Ho scritto una bella email in proposito, l'ho inviata al Prof. Guido Tabellini, il rettore della Bocconi. Non ha risposto: l'ho interpretato - libertariamente - come silenzio-assenso e validazione accademica. In seguito, il prof. Tabellini ha declinato gentilmente l'invito a partecipare ad un documentario-dibattito televisivo sulla questione del signoraggio (su OdeonTv, il 27 aprile 2009), dandoci motivo di credere che Egli ritenesse adeguatamente preparati gli invitati che hanno effettivamente presenziato alla trasmissione, tra cui il sottoscritto. Questa cifra ottenuta potrebbe essere utilizzata, "ceteris paribus", per avere una stima di massima del valore di ogni singolo cittadino. Ad esempio, per la stima assicurativa del caso morte, oppure come cifra del credito individuale di base. Quest'ultima ipotesi permetterebbe di rimettere "in bonis" tutti quelli che sono risultati insolbenti - o falliti - per cifre inferiori. Cancellandoli così dal bollettino protesti e dalla centrale rischi, ma anche accreditando loro la differenza. Gli interessati sarebbero milioni.

[4] La cifra non è fissa: finché il sistema bancario continua a creare "euro", non corrispondendo la relativa rendita al popolo sovrano, tenderà ad aumentare di conseguenza, sempre secondo la modalità di calcolo suindicata. I clienti/correntisti della Società di Mutuo Soccorso si vedranno così periodicamente accreditata la cifra della quota-parte corrispondente.

[5] I partecipanti sono indicati nel sito Bankitalia:
http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf

[6] Davvero, non hanno proprio nessuna intenzione di restituirlo:
Comunicazione della Banca d’Italia
http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio/signoraggio_ss_uu_comunicazione.pdf

[7] Sentenza Cassazione:
http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio/cass_SS_UU_16751_06.pdf

[8] Altrimenti sarebbe possibile un interessante business: comprare da ognuno degli scettici ad oltranza, per pochi euro, la cessione del loro credito da signoraggio e metterlo a capitale della Società di Mutuo Soccorso. Con questa ulteriore disponibilità, sarebbe possibile offrire mutui e prestiti senza interessi.

Mediatrade, indagati Berlusconi e il figlio

E’ da un po’ di tempo che immaginavo – o vagheggiavo – che Berlusconi volesse da tempo fare un annuncio a reti unificate, su questioni importanti, come le vere ragioni degli attacchi di cui è oggetto. Sarebbe il minimo che deve al suo popolo e agli italiani, rivelare gli altarini internazionali degli attacchi, o altri segreti di pulcinalla sull’oggetto e le vere cause dell’attacco. Però, contrariamente a quanto dicono i suoi oppositori, lui non ha il controllo di tutte le televisioni perché ogni qualvolta che ha voluto fare un annuncio generale, è intervenuto il veto della Rai che, influenzata dai circoli rothschildiani della Aspen Institute (sotto gli auspici del Gruppo dei 30), non fa altro che aspettare il governo al varco per acquisire eventualmente le TV di Stato.

Però dopo la duomata e l’ennesimo attacco giudiziario, parlerà o non parlerà?

NF

Aprileonline, 23 gennaio 2010, 00:01

Il premier è indagato assieme al figlio Pier Silvio, a Fedele Confalonieri, al produttore americano Frank Agrama e ad altre otto persone per presunte irregolarità sulla compravendita dei diritti tv per creare fondi neri. Il presidente del Consiglio agli ospiti ricevuti a palazzo Grazioli ha confidato di voler fare “un intervento forte”. Tutto quello che volevo dire e non ho detto – avrebbe spiegato si suoi interlocutori – ora sono pronto a spiegarlo, questa è la prova della persecuzione contro di me.

Prima di Natale, prima dell’aggressione a piazza Duomo, prima della ‘tregua’ con la giustizia, Silvio Berlusconi aveva rivelato di voler fare un discorso agli italiani. Si ipotizzò una sua ‘incursione’ al Senato o in tv.

Poi la violenza subita da Tartaglia, gli attestati di solidarietà da parte di tutto il mondo politico e quell’idea fu riposta nel cassetto. Oggi, però, il presidente del Consiglio agli ospiti ricevuti a palazzo Grazioli ha confidato di voler fare “un intervento forte”. Tutto quello che volevo dire e non ho detto – avrebbe spiegato si suoi interlocutori – ora sono pronto a spiegarlo, questa è la prova della persecuzione contro di me.

La presunta “persecuzione” arriva dalle indagini sul processo Mediatrade-Rti e la possibile richiesta di rinvio a giudizio, con rischio di un nuovo processo, per Silvio Berlusconi. Il premier è indagato assieme al figlio Pier Silvio, a Fedele Confalonieri, al produttore americano Frank Agrama e ad altre otto persone per presunte irregolarità sulla compravendita dei diritti tv per creare fondi neri.

La più volte annunciata chiusura di questo filone di inchiesta, nato da uno stralcio di quella con al centro Mediaset e già a dibattimento, è arrivata. La gdf ha notificato l’avviso di conclusione indagini firmato dai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro a 12 persone, tra cui, questa la novità, il figlio del premier in qualità di presidente di Rti e vice presidente di Mediaset: nei suoi confronti, come a Confalonieri, è contestata solo la frode fiscale. Accuse che i due respingono con una nota diffusa in serata da Mediaset in cui si sostiene che ‘la documentazione dimostrerà la totale estraneità’.

Al centro dell’indagine ci sono gli oltre 34 milioni di dollari contestati dalla Procura come appropriazione indebita aggravata, e riferiti a fatti non coperti da prescrizione, a Silvio Berlusconi, Farouk Agrama e i manager Daniele Lorenzano, Roberto Pace e Gabriella Ballabio. Come si legge nelle nove pagine dell’atto, i cinque operavano ‘all’interno di un sistema di frode utilizzato dalla fine degli anni ‘80, in forza del quale i diritti di trasmissione forniti dalla Paramount, in misura minore da altri produttori internazionali, invece che direttamente dai fornitori venivano acquistati da Mediaset a prezzi gonfiati per il tramite di società di comodo riconducibili a Farouk Agrama’. E, quindi, ’si appropriavano di una parte rilevante (nel periodo 2000-2005 complessivamente 100 milioni di dollari Usa) delle somme trasferite a Mediatrade e dal 2003 da Rti alle società Olympus Trading (riconducibile ad Agrama ndr) a titolo di pagamento di diritti televisivi’.

Denaro, prosegue il capo di imputazione, che ‘veniva successivamente depositato sui conti correnti presso l’Ubs di Lugano nella disponibilità di fiduciari di Agrama, su conti aperti a nome di Roberto Pace, su conti aperti a nome di Gabriella Ballabio e su altri conti, in Svizzera e altrove. In particolare – è scritto ancora – con riferimento ai fatti allo stato non coperti da prescrizione, si appropriavano di un ammontare corrispondente al 45% circa delle somme accreditate ad Olympus Trading’. Ad Olympus, secondo i calcoli fatti dal pm, dal luglio del 2002 al novembre del 2005, prima da Mediatrade, poi da Rti, sono confluiti circa 76 milioni di dollari, che al netto del 45 per cento, sarebbero poco più di 34 milioni di dollari.

Un altro episodio di appropriazione indebita, però solo di circa 4 milioni di euro, e che va dal marzo 2004 al dicembre 2005, è contestato a Lorenzano, Gabriella Ballabio e Giorgio dal Negro definito ’socio occultò dello stesso Lorenzano, mentre il banchiere Paolo Del Bue, Giovanni Stabilini, ex dirigente del gruppo e due cittadini di Hong Kong (che avrebbero operato per conto di Agrama) è contestato il riciclaggio di ingenti somme frutto dell’appropriazioni indebita ai danni di Mediaset.

Quanto alla frode fiscale ipotizzata, non solo nei confronti del premier, ma anche del figlio, di Confalonieri, Agrama, Lorenzano, Pace, Ballabio e Dal Negro, ammonta a circa 8 mlioni di euro evasi dal 2005 al settembre 2009. Gli indagati, non avrebbero pagato ‘le imposte sui redditi, utilizzando – recita sempre l l’atto di chiusura indagini – i mezzi fraudolenti consistiti nell’acquisire i diritti di trasmissione attraverso la fittizia intermediazione di società di comodo che successivamente li ritrasferivano, a prezzi gonfiati, alle società del gruppo Mediaset’, In tal modo avrebbero emesso fatture nei confronti di Mediatrade e Rti ‘recanti l’indicazione dei corrispettivi in misura superiore a quella reale. Sulla base di tale falsa rappresentazione – è la ricostruzione dei pm – nelle scritture contabili obbligatorie di Mediatrade e Rti indicavano, nelle dichiarazioni fiscali consolidate di Mediaset, elementi attivi inferiori al reale con riferimento ai redditi di pertinenza della società Rti’.

sabato 23 gennaio 2010

Italian Bankster di Laura Serafini

Italian Bankster di Laura Serafini

martedì 28 luglio 2009
Italian Bankster di Laura Serafini
“I banchieri non sono solo quelli che gestiscono conti correnti e prestano soldi. Schivi, discreti e riservati, spesso lontano dai riflettori, i banchieri d'affari sono le eminenze grigie che dall'inizio degli anni Novanta a oggi hanno contribuito a tessere la trama delle più grandi operazioni finanziarie in Italia: dal collocamento in Borsa di ENEL alla scalata di Olivetti su Telecom, dal crack Parmalat alle fusioni bancarie. Sono i consulenti silenziosi dei capi d'azienda, del governo e dei capitani di impresa che suggeriscono come trovare i fondi, anche a chi non ne ha. O come vendere obbigazioni e titoli a risparmiatori spesso inconsapevoli dei rischi che si assumono. La figura del banchiere d'affari conosce una prima stagione di gloria una quindicina d'anni fa, quando il governo, soffocato dal debito pubblico, decise di vendere i gioielli di famiglia: ebbero così inizio le privatizzazioni, attraverso le quali lo Stato ha incassato oltre 100 miliardi di euro e le banche commissioni per più di 2,5 miliardi. Ed è tornato alla ribalta all'indomani della crisi finanziaria, dopo che - come ha scritto il sociologo Ulrich Beck - "la sua immagine pubblica" ha cominciato "ad assumere le fattezze del bankster".”
Questo è l’abstract di Italian Bankster, nuovo intrigante libro di Laura Serafini che promette di raccontare splendori e miserie dei banchieri d'affari.

venerdì 22 gennaio 2010

E' ORA DI DIRE BASTA

E’ GRAVISSIMA LA DENUNCIA CONTENUTA IN QUESTO VIDEO: LANNES E’ ENTRATO SENZA ESSERE FERMATO IN UNA CENTRALE NUCLEARE DISMESSA ED HA FILMATO PER DUE ORE I TIR DELLA ‘NDRANGHETA CHE PORTAVANO VIA TONNELLATE DI RIFIUTI NUCLEARI, CARICANDOLE SU CONTAINER.
LI HA SEGUITI FINO A GENOVA E A LA SPEZIA, DOVE I CONTAINER PIENI DI RIFIUTI SONO STATI CARICATI SU NAVI DA AFFONDARE IN MARE: ORA, NON TRENT’ANNI FA!

giovedì 21 gennaio 2010

I padroni degli Stati. di Ida Magli

Il signoraggio monetario privato subirà un grosso colpo quando le donne, più pratiche e meno paurose del potere prestabilito, si renderanno conto dell’enorme truffa subita da anni ai danni della loro (agognata o reale) progenitura e arriveranno a turbare il sonno direttamente dei mariti banchieri con il chiacchiericcio gossipparo di bar e parrucchieri…
NF

Fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6685

Da molti giorni si discute di tasse: tagliarle, non tagliarle, con la conclusione, abbastanza assurda, che questo non si può fare, come ha detto Berlusconi, a causa “dell’eccessivo debito pubblico e dell’aumento degli interessi da pagare su questo debito”. Assurda nel senso che non si capisce perché mai il Governo abbia avanzato un’ipotesi del genere se non aveva intenzione di passar sopra al problema del debito pubblico e dei suoi interessi visto che questo ostacolo c’era ovviamente anche prima. Sarebbe stata finalmente l’occasione per discuterne con i cittadini invece di prenderli in giro con speranze inutili. Ma nulla. Non una parola sulle cause dei “debiti pubblici”, sull’aumento progressivo e inevitabile degli interessi da pagare su questi debiti, sulla sovranità monetaria consegnata dagli Stati alle Banche.

Tacciono tutti, però; non soltanto Berlusconi e Tremonti. Tacciono i Governi di tutto il mondo, che si trovano nelle nostre stesse condizioni, avendo demandato alle Banche il diritto di creare il denaro; tacciono i giornalisti di tutto il mondo che, pur sapendo, compilano diligentemente ogni giorno la loro brava rubrica di economia, senza mai il più piccolo accenno al problema dei problemi; tacciono i governanti degli Stati europei e non si azzardano ad aprire bocca neanche di fronte all’arrogante spudoratezza del Signor Trichet, governatore della Banca Centrale Europea, il quale afferma, evidentemente con la certezza di poter mentire quanto vuole, che sarebbe sbagliato addossare ai banchieri le colpe della crisi economica! E’ questa, con tutta evidenza, l’immediata reazione di rabbia di un potente banchiere al piccolo passo d’indipendenza compiuto da Obama, non per riappropriarsi della sovranità monetaria (non sia mai), ma soltanto per restituire ai cittadini americani, impedendo che i guadagni vengano intascati con ricchi bonus dai banchieri, almeno una parte dell’immenso fiume di denaro dei contribuenti che è stato speso per salvare le grandi banche dal fallimento. In Italia, poi, tace anche quella “Opposizione” cui non va mai bene niente e che, come al solito, ha condannato il Governo perché non mantiene la promessa di abbassare le tasse, ma dell’assurda “anomalia” del debito che lo Stato ha nei confronti della Banca Centrale Europea non parla; e tanto meno parla dei ricchi per eccellenza – i Banchieri – che dovrebbero essere i suoi maggiori nemici. Silenzio, silenzio, silenzio…

La cosa più grave, però, è che politici e giornalisti non permettono neanche ai singoli cittadini di discutere di questo argomento. Non appena qualcuno ci prova, scatta appunto quella strategia del “silenzio”, adottata da tutti, che è la forma moderna di censura, molto più grave e più efficace nell’attuale mondo dell’informazione planetaria, di una censura dichiarata ed esplicitamente coercitiva in quanto se una notizia non viene “raccolta” e ripetuta passando da uno strumento di comunicazione all’ altro, è inesorabilmente condannata ad una morte peggiore della morte perché, quale che sia la sua importanza, ne viene negata l’esistenza. Si può dedurre, dunque, dal silenzio mondiale che circonda la questione della sovranità monetaria, che le Banche sono le uniche, vere padrone del mondo. Possiedono, nella precisa accezione tecnica del termine “possedere”, tutti gli Stati, mentre politici e giornalisti svolgono la funzione di servizio, in qualità di gestori, del Potere finanziario. E’ a causa del silenzio da parte di tutti che si è creata l’idea di una “cospirazione”, di un “segreto”. Idea che fa comodo soltanto ai detentori del Potere. Non esistono né cospirazioni, né segreti: la realtà è questa. Punto e basta.

Esistono, però, da diversi anni, ed hanno numerosissimi lettori, malgrado il silenzio che li accompagna, innumerevoli libri, saggi, articoli, dedicati alla questione monetaria e al sistema delle banche; così come esistono numerosi Siti internet dedicati a questi problemi, anche se politici e giornalisti fingono di ignorarli non citandoli mai. A questo proposito bisogna riconoscere, a vanto degli Italiani, allenati da duemila anni a lottare con la sola arma dell’intelligenza contro le sopraffazioni del Potere, che l’Italia è forse la Nazione più viva e battagliera in questo campo, soprattutto da quando, all’approssimarsi della rinuncia alla moneta nazionale con l’introduzione dell’Euro, si sono formati movimenti, partiti, comitati pronti a combattere fino all’ultimo sangue. Credo che soltanto l’Italia, fra tutte le Nazioni d’Europa, si sia presentata alle elezioni con un Partito dal bellissimo e inequivocabile nome di “ No Euro”. E’ noto a tutti lo strenuo sforzo compiuto dal Professor Giacinto Auriti, con la sua straordinaria competenza, per informarci, per esortarci, per inculcarci l’idea che “ce la potevamo fare”, addirittura realizzando concretamente una moneta a latere dell’euro. Se mi è permesso ricordarlo (più che altro per fare coraggio a me stessa in un momento di così grave incertezza), anch’io ho fatto il poco che mi era possibile, scrivendo innumerevoli articoli contro l’adozione dell’euro, polemizzando con incontri di persona e sulla stampa, alla radio, alla televisione con tutti i politici, i giornalisti, i professori universitari, i Vescovi e i Cardinali con i quali ero in contatto; pregando l’allora Cardinale, Prefetto della S. Congregazione della Fede, Ioseph Ratzinger di tenere lo Stato del Vaticano fuori dall’Euro così da segnalare all’opinione pubblica dell’Europa e soprattutto ai politici italiani, la non accettazione da parte della Chiesa del primato economicistico quale “valore” assegnato all’UE. Ho tentato, infine, con la forza della disperazione, di convincere Alberto Sordi, uniti come eravamo dallo stesso innamoramento per l’Italia, di “salvare la Lira”, invece di innalzarle un monumento come aveva deciso di fare; l’ho supplicato di impegnare in questa straordinaria “Grande Guerra” il suo nome, l’immensa fama che si era conquistato nel mondo. Ma tutto è stato inutile. La bravura dei traditori delle Patrie, delle Nazioni, dei Popoli, che hanno progettato l’unificazione-distruzione dell’Europa impadronendosene attraverso la nuova moneta, è stata soprattutto quella di usare a piene mani l’enorme massa di denaro, denaro nostro, di cui sono in possesso, per diffondere la convinzione che l’Euro era un “Destino”, un destino al quale sarebbe stato fatale sottrarsi.

La battaglia per il recupero della sovranità monetaria, tuttavia, è continuata anche dopo l’adozione dell’Euro, ed è andata anzi sempre più intensificandosi mano a mano che cresceva la consapevolezza della frode bancaria. La bibliografia sull’argomento è ormai fittissima, con molte traduzioni in italiano dall’inglese e dal francese e molti saggi scritti direttamente da tecnici dell’economia ed esperti italiani. Degna di nota soprattutto l’opera dei fondatori del Comitato di Liberazione Monetaria, seguaci e continuatori degli studi di Auriti (purtroppo scomparso nel 2006) con l’obiettivo, fra l’altro, di “ restituzione allo Stato del monopolio di battere la sua moneta attribuendone la proprietà ai cittadini”. Uscire dall’Euro non significa uscire contemporaneamente dall’UE in quanto già altri Stati ne fanno parte pur non avendo adottato la moneta unica (Gran Bretagna, Svezia, Danimarca) e la possibilità di una tale uscita è prevista dal Trattato di Lisbona. Possiamo e dobbiamo dunque lavorare per ora in questa direzione anche se l’obiettivo vero non può non essere il recupero dell’indipendenza e della libertà politica dell’Italia, con l’abbandono totale dell’Impero fraudolento e tirannico dei Banchieri.

Ida Magli
Fonte: http://web.mclink.it/
Link: http://web.mclink.it/ME3643/Edito10/banche1701.html
17.01.2010

mercoledì 20 gennaio 2010

Il fallimento pilotato dei Comuni italiani

- di Luciana Pellegreffi -

Gli enti locali non possono più permettersi i servizi pubblici, a causa di minori trasferimenti dallo Stato, del taglio dell’Ici e delle regole di Bruxelles

“Ho fatto cambiare il cartello affisso fuori dal mio ufficio: non più sindaco, ma curatore fallimentare”. Giorgio Dal Negro è sindaco di Negrar, una cittadina da 17mila abitanti in provincia di Verona. Dal Negro è anche presidente dell’associazione dei Comuni veneti (Anci Veneto). “Pensavo di poter amministrare bene, e invece sono nella situazione di veder fallire le mie aziende, senza poter far nulla”. Le parole del sindaco di Negrar potrebbero essere messe in bocca alla maggior parte degli oltre 8mila sindaci italiani, di destra o sinistra che siano. Perché i Comuni italiani soffrono: non hanno soldi, o non possono spenderne. Cadono sotto i colpi di una politica nazionale demagogica che elimina i tributi locali ma non ne compensa la perdita, di un progressivo accentramento delle decisioni (mascherato di falso federalismo) e di regole europee miopi e controproducenti.

Ma se i Comuni falliscono, il problema è di tutti. Nei servizi, innanzi tutto. Niente soldi, niente asili nido, servizi alla persona, agli anziani, trasporti pubblici, raccolta dei rifiuti, sostegno alle famiglie, vigili urbani. Basta farsi un giro nella propria città, e fare due conti a casa, per rendersi conto di quanto i Comuni si siano impoveriti negli ultimi anni. I problemi sono anche per i conti dello Stato: secondo l’Istat, il comparto degli enti locali ha contribuito al miglioramento dei conti pubblici correggendo il proprio saldo, che tra il 2004 e il 2008 è migliorato di 2,5 miliardi di euro. Non solo: il 60% della spesa per investimenti del Paese è sostenuta dai Comuni. Eppure il grido di dolore dei sindaci è più forte che mai. E nessuno sembra ascoltarlo.

Le “spettanze”. Per sapere quanto lo Stato versa alle amministrazioni comunali basta fare un salto sul sito del ministero dell’Interno. Qui, alla voce “finanza locale”, si può consultare il database delle “spettanze” dei Comuni italiani. Si tratta di quanti soldi lo Stato deve a ciascuno comune. Andate QUI e cercate il vostro Comune. I dati arrivano fino al 2009, e si possono controllare le cifre negli anni precedenti. Provate a farlo, confrontando le cifre 2009 col 2008, e troverete una sfilza di segni meno. Milano, meno 40 milioni. Torino, meno 30 milioni. Roma, meno 90 milioni. I trasferimenti dallo Stato ai Comuni si riducono anno dopo anno. Queste cifre però non danno un quadro preciso della realtà. Molti adempimenti non sono ascritti e, soprattutto, molte cifre sono, appunto, “spettanze”: somme che spettano ai Comuni, ma non è detto che vengano erogate, né con precisione quando.

Il caso più clamoroso è quello dell’imposta comunale sugli immobili, l’Ici, cancellata per le “prime case” con un colpo elettorale dal governo in carica. Dopo aver abolito questo tributo, l’esecutivo aveva promesso ai Comuni trasferimenti per cifre analoghe per compensare della perdita. Ma mentre il mancato gettito 2008 ammonta a circa 3,4 miliardi di euro, il governo ha stanziato 2,8 miliardi. 600 milioni in meno per il 2008: diventeranno 796 milioni nel 2009 e nel 2010.

Milano ha perso 36 milioni di euro di Ici, Roma 33 milioni. L’imposta sulla prima casa è fondamentale per tutti i Comuni con alta densità abitativa: non a Capri o Cortina, dove ci sono solo seconde case. Ma non è solo un problema di soldi: l’Ici era di fatto l’unico tributo locale. Con la sua abolizione, il controllo delle casse comunali è passato tutto al governo centrale. Alla faccia del federalismo fiscale tanto declamato, che al momento rimane un progetto sulla carta.

Secondo la Corte dei Conti, che stima in un 12% la riduzione delle entrate correnti dei Comuni per il 2008, con l’abolizione dell’Ici sulla prima casa si è realizzata una sorta di rivoluzione copernicana, secondo la quale i trasferimento dallo Stato ora costituiscono la voce maggiore (il 40%) del budget a disposizione delle amministrazioni comunali. Fino a un anno fa non era così.

La beffa è del patto. Il controllo centrale dei conti locali passa anche dall’Europa. Il cosiddetto “patto di stabilità interno” è l’incubo dei sindaci. Arriva direttamente da Maastricht, e dice che il debito degli enti locali va rigidamente controllato. Il risultato però è un danno: secondo l’Associazione nazionale dei comuni italiani , oggi gli enti locali hanno nelle proprie casse 3,2 miliardi di euro, che però in virtù del patto non possono spendere. Soldi che potrebbero essere utilizzati per realizzare opere di manutenzione e aiutare le economie locali, il cui utilizzo viene però limitato ancora una volta a livello centrale. Non solo: secondo il patto i Comuni dovranno ridurre nel triennio 2009-2011 la spesa totale del 18%, ovvero di 9 miliardi di euro. “Siamo in una situazione paradossale -spiega il sindaco di Casalmaggiore (Cr), Claudio Silla-: molti Comuni hanno risorse disponibili ma non possono spenderle.

I vincoli stritolanti del patto paralizzano l’economia e bloccano i pagamenti dei fornitori di molte amministrazioni locali”. “Non ce la facciamo più -rincara Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia-. Quest’anno la percentuale dei Comuni che non rispetterà il patto di stabilità passerà dal 3 al 40%”.

I servizi sul mercato. A dare respiro ai bilanci comunali in tutti questi anni avevano contribuito anche le municipalizzate, ormai ex, coi loro bilanci in utile. Oggi la situazione è molto cambiata, e i conti non sono più così rosei. Eppure le “aziende del sindaco” servono ancora: a Milano (che ha rimandato la chiusura del bilancio a febbraio 2010 e optato per l’esercizio provvisorio, in attesa di colmare un buco da 160 milioni di euro) l’assessorato al Bilancio ha attinto dalle casse dell’aziende dei trasporti pubblici, l’Atm, che ha girato all’azionista di riferimento (il Comune, che ha il 100% della proprietà) un maxidividendo straordinario.

È vero che in quest’anno di crisi le utility controllate dagli enti locali non hanno aiutato i loro proprietari, ma la torta è ghiotta, e anche per questo fa gola ai privati. Il recente decreto “Ronchi”, che obbliga a lasciare i servizi locali in mano ai privati entro il 2015, è un regalo a questi ultimi e l’ennesimo scippo ai comuni.
E la chiamano “liberalizzazione”.

La tentazione dei derivati, e una montagna di debiti. Dopo la sbornia di qualche anno fa, nessuno di fida più dei prodotti finanziari ad alto rischio. I derivati avevano promesso -complice l’incompetenza di molti funzionari- di sollevare le casse di molti enti locali facendoli giocare in Borsa. Soldi facili e subito. Il risultato è un debito difficile da scrollarsi di dosso, nonostante gli interventi normativi. Oggi sono ancora 629 gli enti locali titolare di contratti derivati: 570 sono Comuni (45 sono capoluoghi). Il totale è di 35 miliardi di euro di debiti, metà dei quali è delle Regioni. Solo nell’ultimo anno e mezzo, 90 Comuni hanno definitivamente detto addio alla tentazione dei derivati. Ma il danno è stato fatto: per 40 Comuni sono in corso indagini della magistratura per un valore di 9 miliardi di euro di debito. Milano da sola ha in ballo un prestito da 1,6 miliardi, contratto nel 2005, con relativa causa in corso contro gli istituti Deutsche Bank, Depfa, Ubs (vedi Ae 103). La Regione Toscana ha in portafogli derivati per 1,7 miliardi di euro.

Secondo la Banca d’Italia, alla fine del 2008 il debito totale delle amministrazioni locali (non solo derivati) ammontava a 106,6 miliardi di euro, il 44,6% a carico dei Comuni (vedi tabella a fianco).

Non resta che cementificare. “La vera rivoluzione è avvenuta quando gli oneri di urbanizzazione sono potuti entrare nella spesa corrente” ci dice Salvatore Amura, assessore al Bilancio del comune di Canegrate (Mi). Amura è anche vicepresidente dell’associazione “Rete nuovo municipio”. È il primo governo Berlusconi che permette ai Comuni di utilizzare i soldi derivanti dalla cementificazione del territorio per finanziare i propri servizi.

“E così i Comuni si sono messi a far costruire sempre più case. Solo che gli oneri arrivano una tantum, ma nel frattempo i costi dei nuovi cittadini te li porti avanti sempre. Come fai a pagare? Continui a costruire. È una specie di droga: distruggi il territorio e non hai più i soldi per gestire le conseguenze della distruzione. Né per pagare gli altri servizi: la quota dei costi coperta dai cittadini (oggi al 35-40%) è destinata a salire. Inevitabilmente. E con essa, il numero di cittadini che non riuscirà a pagare”. “I Comuni e gli enti locali sono strozzati dal taglio dell’Ici e dal patto di stabilità. Ma in pericolo non ci sono solo bilanci: dai Comuni passa la coesione sociale” ci spiega Giorgio Oldrini, sindaco di Sesto San Giovanni, l’ex “Stalingrado d’Italia” alle porte di Milano, che oggi coi suoi 83mila abitanti è la quarta città lombarda. “Diminuiscono le risorse, mentre aumenta la richiesta sociale: imprese, lavoratori, famiglie in crisi. Da noi è drammatica la situazione dei minori. Negli ultimi due anni la spesa comunale destinata ai bambini affidati dal tribunale al Comune è passata da 300mila euro a quasi 2 milioni di euro. Sono bambini abbandonati, vittime di violenza o della conflittualità dei genitori che si separano. Nessuno può dirci che questa è una spesa contenibile”.

Fonte: http://neuroniattivi.blogspot.com/2010/01/il-fallimento-pilotato-dei-comuni.html

TESORO IN SOCCORSO DEI BOT A TASSO ZERO. - Finanza in Chiaro - Editoriali - Notizie - Borsa & Mercati

TESORO IN SOCCORSO DEI BOT A TASSO ZERO. - Finanza in Chiaro - Editoriali - Notizie - Borsa & Mercati

TESORO IN SOCCORSO DEI BOT A TASSO ZERO.
Di Admin (del 13/01/2010 @ 09:00:00, in Osservatorio Nazionale, linkato 170 volte)

I rendimenti netti dei Bot trimestrali finiscono ancora una volta sotto zero ma a salvare i risparmiatori è scattata la rete di sicurezza decisa dal Tesoro lo scorso ottobre con un tetto alle commissioni bancarie per evitare almeno che i sottoscrittori incassino meno di quanto investito a causa di tasse e commissioni.

L'asta di ieri del Tesoro ha riscosso ancora una volta un boom di domanda (9,1 miliardi richiesti contro 3,5 offerti per il trimestrale e 12,06 miliardi contro 7,5 per l'annuale con un rendimento netto di 0,397%) specie da parte di banche e istituzioni finanziarie che preferiscono parcheggiare lì la liquidità visto che l'economia stenta a ripartire.

Haiti: FMI annuncia un nuovo prestito come "aiuto"

Dalle poche immagini che ho visto del violento sisma che ha colpito Haiti, mi hanno particolarmente colpito i poliziotti/militari (assunti da chi?) che tiravano sulla folla, e le file favanti ai reticolati dell'ONU come in vasti campi di concentramento per ricevere razioni di qualcosa.
Colpisce anche il grosso invio di soldati americani e la posizione strategica tra Cuba e Venezuela.
Come stupirsi allora dell'ulteriore indebitamento per opera del FMI dell'isola pià povera dei Caraibi?
NF

Il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss Kahn, ha appena annunciato la sua ferma decisione di “muovere aiuti” per Haiti “molto velocemente”, con il rilascio di 100 milioni di dollari. Strauss Kahn ha detto che l’obiettivo è di “accompagnare Haiti nel difficile compito” ed ha espresso la sua “profonda simpatia verso le vittime”.

Quello che il direttore generale ha dimenticato di dire è che i 100 milioni di euro non sono un aiuto. "In piccolo" c’è anche scritto che la somma sarà sbloccata sotto forma di “facilitazione estesa di credito”. Cioè che gli haitiani dovranno restituirla, anche se sono sotto le macerie. E con gli interessi Da due secoli, è un’abitudine di quella che si chiama comunità finanziaria internazionale. Autentico aiuto e autentica annullazione del debito estero di Haiti sono irrimediabilmente i compiti in sospeso del Nord con questo paese dalla sua nascita, nel 1804.

Approfittando di uno degli episodi di restaurazione monarchica che la Francia ha sofferto nella prima metà del XIX secolo, gli ex coloni bianchi hanno imposto la loro vendetta. Il Re Carlo X ha inviato un emissario alla non riconosciuta repubblica nera nel 1825 con un chiaro messaggio: o Haiti accettava il debito per “indennizzare
i coloni lesi” o la Francia avrebbe imposto un blocco navale, seguito da un’invasione. Gli haitiani hanno dovuto capitolare, e così hanno caricato con un debito di 150 milioni di franchi d'oro dell’epoca dovuti alla Francia. Un importo che, proiettato in cifre attuali, corrisponderebbe a circa 23.000 milioni di dollari di debito di colpo ad un paese come la Bosnia- Herzegovina appena usciti dalla guerra.

Milizia fascista

Una volta che gli ex schiavi haitiani ruppero il primo sogno di libertà, la Francia, stanca, passò il timone agli USA. L’occupazione di Haiti da parte dei marines (1915-1934) non solo è servita a Washington
per trasferirsi, nel cammino verso la repubblica nera, di soldati che venivano da famiglie del Sud, capaci di sopprimere la ribellione contadina dei Los Cacos. E’ anche servito per formare una milizia ausiliare haitiana fascista.
Gli USA si ritirarono da Haiti nel 1934, ma lasciarono le milizie, battezzate Esercito regolare, e continuò ad amministrare l’economia e le dogane fino al 1945, per farsi pagare. Questo pagamento ha avuto la forma di tassa sul caffè d’esportazione che si ripercuoteva sui contadini. Quell’esercito haitiano è servito per sostenere decennio dopo decennio dittature come quelle dei Duvalier, che hanno sviato circa 900 milioni di dollari su conti correnti cifrati svizzeri e monegaschi, denaro che nessuno ha ridato agli haitiani.

Attualmente, le rimesse degli emigranti haitiani, sono,
di gran lunga, la fonte principale di entrate del paese, seguito dal tessile e dal caffè. Ma non riescono ad equilibrare la bilancia dei pagamenti che il paese ha. Conseguenza: 1.885 milioni di euro lordi di debito estero nel 2008. Nonostante gli annunci della “comunità finanziaria internazionale” lo scorso luglio, solo una piccola parte del debito è stata annullata. Una buona parte è stata “qualificata cancellabile”, ma non annullata. Gli haitiani devono solo di interessi circa 430 milioni di euro.

Cosciente di questo, Christine Lagarde, la ministra francese d’Economia ha detto ieri che ha contattato il resto dei membri del Club Parigi per annullare il debito di Haiti.
Fonte: http://www.cubadebate.cu/noticias/2010/01/16/el-fmi-anuncia-como-ayuda-nuevo-prestamo/ Tradotto per Voci Dalla Strada da Vanesa

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