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Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

mercoledì 28 aprile 2010

Le reticenze delle banche non devono frenare la definizione di nuove regole finanziarie

Pubblico questo editoriale di una testata storica, Agence Europe, che è nata contemporaneamente al progetto europeo e che rappresenta la voce mainstream più autorevole delle istituzioni dell’UE. E’ notevole per capire come sta cambiando il vento negli ambienti insider.

Enne di Effe

Fonte: www.agenceurope.com, bollettino n. 10127 del 27 aprile 2010. Traduzione a cura di N. Forcheri

Non dimentichiamo. Di, soprattutto, non ascoltare troppo le banche. La definizione di nuove regole dell’attività finanziaria progredisce a livello mondiale e in particolare europeo e logicamente le banche e gli altri soggetti stanno intensificando le iniziative per salvare i loro privilegi e la loro libertà di azione. Ciò è comprensibile e persino utile, poiché il legislatore deve potere disporre di tutte le informazioni opportune e le banche hanno il diritto di segnalare le difficoltà che talune misure possono comportare, ivi compreso il rischio di rendere più disagiata la loro attività a favore dell’economia. Ma non bisogna dimenticare l’obiettivo globale.

L’esigenza della normativa è il risultato del modo vergognoso in cui il mondo finanziario ha abusato della sua libertà di azione; e numerosi elementi indicano che questo stesso mondo è disposto a riprendersi le vecchie abitudini in materia di: speculazione; utilizzazione di strumenti astrusi incompatibili con la trasparenza e nocivi per l’economia reale; distribuzione di retribuzioni e di bonus deliranti. I legislatori devono ascoltare le banche, tener conto di talune osservazioni, ma non devono lasciarsi intenerire dalle loro lamentele. La libertà di azione, l’hanno avuta, e sappiamo come e quanto ne hanno approfittato. Alcune imposte specifiche previste avranno un costo per i diretti interessati, le più severe in materia di riserve proprie peseranno sulla libertà di azione e sui bilanci di alcuni istituti bancari. E allora?

Al momento, la volontà di agire non sembra infievolirsi né nelle prese di posizione del presidente degli USA né in seno al G20 che ha appena chiesto al FMI di continuare a esaminare le due tasse specifiche proposte e che ha confermato l’impegno a definire entro fine anno le nuove regole sulle dimensioni e la qualità delle riserve delle banche. Dal canto suo, il direttore generale del FMI ha evidenziato l’esigenza che le autorità finanziarie armonizzino le nuove regole per le agenzie di rating e i fondi speculativi o, al meno, che le rendano compatibili tra di loro, ciò che attualmente non è il caso.

Nesso indissolubile. In questo contesto l’UE va avanti nel suo lavoro legislativo e il Parlamento europeo sta svolgendo pienamente il suo ruolo. Certamente, l’attualità impone alla ribalta nuovamente il caso della Grecia. E’ logico, ma a condizione di rimanere consapevoli del nesso indissolubile tra il salvataggio del paese dell’eurozona che rischia la bancarotta e la definizione di nuove discipline che rendano impossibile in futuro simili sbandamenti. Le polemiche sono vivaci e si moltiplicano le voci che sussista il rischio, in caso di mancato rispetto delle regole da parte di altri Stati membri, che la Germania abbandoni l’euro per creare una nuova moneta comune con un numero ristretto di paesi, restituendo a quelli che ne sarebbero esclusi il potere di svalutare (tanto invocato da alcuni economisti).

Credo che di fronte a tali ipotesi e tali rischi, siano opportuni tre richiami:

1. Il rigore della Germania è utile a tutti. Evidentemente è lecito criticare l’atteggiamento tedesco e trovarlo eccessivamente rigido nei confronti della Grecia, ma non dimentichiamo che il rigore tedesco e la severità delle nuove norme di cui si è dotata in materia di deficit di bilancio rappresentano proprio quei fattori che consentono anche ad altri paesi dell’eurozona di finanziarsi sui mercati a tassi vicini al 3%. E non dimentichiamo neanche che la governance economica comune consentirà non solo alla Germania di criticare i falli altrui ma anche agli altri Stati membri di fare valere le loro ragioni e di ricordare alla Germania che i paesi che risultassero privati di risorse finanziarie, sarebbero costretti a ridurre le importazioni di prodotti tedeschi.

2. Gli usurai all’inferno. In altri tempi l’usura (il prestito di denaro a tassi eccessivi) era un peccato mortale. Dante ha messo gli usurai in inferno e le loro pene erano tutt’altro che tenere. L’usuraio che incontra al XVII canto apparteneva alla famiglia degli Scrovegni di Padova, la stessa che aveva ordinato a Giotto gli affreschi di una cappella oggi celebre nel mondo. Era già la « tattica Soros »: guadagnare miliardi ai danni di altre monete e, per farsi perdonare, finanziarie le buone azioni. Non sarebbe male ritornare almeno parzialmente al rigore del Medio Evo, con pene meno crudeli naturalmente.

3. Euro e dollaro, senza drammi. Non è così grave se nelle peripezie attuali il valore dell’euro subisce qualche scossa rispetto al dollaro. Queste fluttuazioni sono drammatiche unicamente per gli speculatori professionali; potrebbero persino essere benevole per agevolare le esportazioni europee e moderare il costo dei prodotti di base di cui l’Europa è così sprovvista. I mercati finanziari reagiscono a modo loro ogni giorno; non è il caso di farne un dramma quotidiano!

(Ferdinando Riccardi)


Dal buono postale fruttifero a Bassanini. NF

“La legge 27 maggio 1875, n. 2779, proposta dall’allora Ministro delle Finanze Quintino Sella, dispose la creazione di una Cassa di risparmio postale centrale, posta sotto la garanzia dello Stato e ricompresa nella Cassa depositi e prestiti, su esempio di quanto era già avvenuto in Inghilterra nel 1861.
Ciò rese possibile una raccolta capillare del risparmio; al singolo risparmiatore veniva riconosciuta una remunerazione indipendente dalla consistenza delle somme depositate con la garanzia, da parte dello Stato, del rimborso a vista del titolo.
Costituita inizialmente dai soli libretti di risparmio postale, la raccolta fu in seguito integrata dai buoni postali di risparmio nominativi, introdotti dal Regio decreto-legge 26 dicembre 1924, n. 2106, con cui se ne autorizzava l’emissione da parte dell’allora Ministero delle finanze e se ne affidava il collocamento e la gestione dei fondi raccolti, rispettivamente, all’Amministrazione delle Poste ed alla Cassa depositi e prestiti.
Successivamente, all’approvazione del Codice postale e delle telecomunicazioni (Regio decreto 27 febbraio 1936, n. 645) furono ridisegnati i rapporti fra l’Amministrazione postale e la Cassa depositi e prestiti acquisendo, la prima, il ruolo di sportello di raccolta – come già previsto per il servizio dei libretti – e, la seconda, il ruolo di soggetto emittente.”
Con la trasformazione in Spa, iniziata nel 1983 e conclusasi il 12 dicembre 2003, “entrano a far parte della compagine azionaria di CDP le Fondazioni di origine bancaria, con una quota del 30%. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) resta l’azionista principale di Cassa, con il 70% del capitale.”
“Le tre agenzie di rating internazionali, Fitch, Moody’s e Standard and Poor’s, assegnano a CDP lo stesso rating della Republic of Italy”.
Le sue principali – apparenti – missioni sono quella di finanziare gli investimenti del settore pubblico (Stato, Regioni, Province e Comuni) e di altri enti pubblici attraverso l’emissione di buoni fruttiferi del Tesoro e di libretti del Risparmio che “godono della garanzia diretta dello Stato alla stessa stregua di Bot CCT e Btp”. La raccolta postale, serve ad attività di gestione di fondi agevolati per le Imprese e degli interventi per le PMI, a finanziare infrastrutture e operazioni a sostegno dell’economia anche con imprese private a patto che siano promosse da soggetti pubblici, di interesse generale, e blablabla.
CDP può anche effettuare raccolta ordinaria, non garantita dalla Stato con una separazione contabile tra gestione separata dello Stato e gestione ordinaria… conflitto di interessi?
CDP partecipa anche a fondi di private equity per infrastrutture nazionali e internazionali, – un esempio illuminante è il contestato aeroporto di Siena- social housing, partenariato pubblico e privato e la vendita del patrimonio immobiliare pubblico….
Le società del suo portafoglio azionario sono tra l’altro
il 10% dell’ENI
il 17,5% di Enel
il 35% di Poste
il 13,77 di Microelectronics NV
———————————————————————————————————————
Per riassumere, la Cassa Depositi e Prestiti che dovrebbe essere pubblica nella forma e nell’intento, e che lo è in Germania e Francia, da noi deve fare i conti con le fondazioni bancarie e con un presidente, Bassanini, che è anche membro – in conflitto flagrante di interessi nazionali – del “Comité de libération de la croissance de la France” e un Amministratore, Gotti Tedeschi, che è anche Presidente del Banco Santander e fondatore della filiale della Santander in Italia…
Il fatto che questi personaggi bancari, e che CDP, controllino anche il 35% delle Poste spiega la bancarizzazione pesante e capillare di quest’ultime.
Spiega anche come l’interesse generale sia svanito a vantaggio di progetti speculativi non voluti dalla popolazione – ma considerati redditizi oppure strumentali ad altri scopi di controllo del territorio dal sistema bancario – mentre per ripiantare gli alberi gli enti pubblici non hanno mai i soldi.
Logico se si pensa che tutto il settore bancario che conta – e Santander ne è uno, la Francia ne è un altro – sta mettendo i “semi” in banca, figurativamente e letteralmente parlando, con la banca dei semi nel nord della Norvegia, che faranno fruttare un giorno grazie a scarsità programmata e tanto di brevetti (banca semi PRO MONSANTO).
Capirete anche perché le imprese che dovrebbero ricevere crediti anche dalla CDP non ne vedono l’ombra, se il sistema bancario lavora per la grande distribuzione è impossibile che sostenga le PMI e i piccoli commercianti – visti solo come fastidiosi concorrenti. Il Made in Italy, poi, era doveroso svalutarlo per comprarlo meglio – missione compiuta, tutte quelle poche imprese italiane rimaste, rischiano di fallire e le altre sono state acquistate dalla finanza internazionale con sede in paesi del nord mentre hanno dislocato la produzione in paesi del sud-est provocando una doppia perdita per noi, anzi tripla: di lavoro, di introiti e di prodotti sul mercato…
Per dire anche che il poco “pubblico” che rimane in società di interesse nazionale come TERNA, POSTE, ENEL ed ENI, è inficiato da una pecca di logica e da una commistione del tutto innaturale tra quello che dovrebbe essere l’interesse pubblico e quello che è l’interesse bancario.
Oggi a Ballarò abbiamo visto di sfuggita, a proposito del federalismo fiscale, e della prima parte che dovrebbe essere il trasferimento del demanio che:
“Se lo Stato trasferisce agli enti locali i beni demaniali, allora lo Stato si svaluterà sul mercato”.
In particolare se gli enti pubblici, vendono, come fanno, per battere cassa, mentre il demanio sarebbe, per definizione giuridica latina, non cedibile, allora lo Stato si svaluta sul mercato…
Si perché siamo quotati in borsa come sistema paese, alla borsa dei titoli di stato per ottenere la liquidità. Siamo così alla mercé di un oligopolio di dementi con la dipendenza del gioco, e non solo…
Oramai anche nei media più censurati le verità stanno venendo a galla come le merde galleggianti – non se ne può fare a meno, se ci sono ci sono: la merda è che il patrimonio del paese serve da garanzia al debito pubblico fraudolento. E chi dice patrimonio dice coste, colline, paesaggi, colosseo, acqua, borghi e centri storici (cfr. articolo 11791 SL).
Oggi le agenzie di rating hanno declassato i titoli della Grecia a titoli spazzatura, mentre si parla già di un possibile default di Portogallo e di Irlanda. Ma di Italia non si parla ancora: certo, pur avendo il debito più alto d’Europa, non siamo ancora dichiarati falliti. Proprio grazie al nostro patrimonio nazionale, i nostri creditori possono ancora tirare la corda per impiccarci, c’è ancora gioco, in modo proporzionale al valore del patrimonio più gli interessi. E il nostro patrimonio, per quanto possa essere speculativamente svalutato, ha un valore inestimabile – a quanto possono essere monetizzati il Colosseo, o Santa Margherita??? Ma il sistema monetizza lo stesso per rastrellare, il tangibile e l’intangibile.
Perché monetizzare qualcosa come uno Stato non ha né più né meno il significato di saccheggiare/razziare. E questa monetizzazione è possibile grazie alla commistione tra pubblico e privato in quella operazione fondamentale per il funzionamento della società che è l’emissione monetaria. Se la si mette nelle mani degli usurai privati come si fa con lo scambio titoli-moneta, è come metterci la corda al cappio supplicando o facendo finta di credere che chi tiene la corda non ne approfitterà per minacciarci, ricattarci, influenzarci.
Per fare ciò, i barbari hanno bisogno di complici sul posto e di un “sistema”… Con la svendita del demanio e la “valorizzazione del patrimonio immobiliare”, il Tesoro e CDP hanno già iniziato…
N. Forcheri

lunedì 26 aprile 2010

Centri e borghi di plastica. NF


La privatizzazione larvata dei nostri centri storici passa per pedonalizzazioni fintamente verdi (1) ed eliminazione di posti macchina gratuiti; poi si svenano i piccoli commercianti; poi banche e grande distribuzione faranno il resto, magari con l'aiuto del picciotto Equitalia spa per pignoramenti, ipoteche e vendite all'asta. Un giorno ci ritroveremo nei campi profughi dell'ONU come all'Aquila, dove i centri e le case sono ancora inaccessibili ai loro legittimi proprietari, o in anonimi e deprimenti sobborghi tipo gli HLM francesi. I nostri centri invece saranno occupati da ricchi americani, francesi, inglesi, cinesi e tanti altri che godono dell'aggio del signore, per non parlare di militari stranieri come a Vicenza.

Il paesaggio urbano sarà del tutto mutato e al posto dei negozietti sotto casa ci saranno le catene della grande distribuzione, cioé dei soliti signori bankieri, senza più alcuna possibilità di scelta. Per comprare la vecchia mutanda tutto cotone della merceria multimarca, i calzini fatti tipo italiani e il pane fresco con tutte le varietà del panettiere nostrano, dovremo avere i miliardi. Altrimenti ci aspetteranno, loro, le "catene" di marca, come intimissimi, calzedonia, e le pain quotidien, che ci venderanno l'illusione di comprare roba di qualità, o decente, mentre sarà junk omogeneizzato...

Oltre alla roba tagliata ci venderanno cara la carta per comprare la roba tagliata (cartamoneta, carta fidelizzazione, carta di credito, carta da... cesso), in squallidi sobborghi di periferia dal paesaggio smaciullato. E ripenseremo a quando felici i bambini giocavano a pallone nei cortili, passavamo fieri davanti al sagrato della chiesa o nella piazza del comune per fare due chiacchiere, quando il panettiere emanava un profumo irresistibile di pane fresco e ogni giorno ci rifacevamo gli occhi nei mille angoli belli delle nostre città, dove ogni pietra ci parlava dei nostri avi, infondendoci ingeniosità e riconforto.

Ma centri e borghi avranno l'accesso sbarrato, e saranno diventati irremediabilmente di plastica.

Nicoletta Forcheri (25 aprile 2010)

(1) Come finti sono i verdi capeggiati da Cohn Bendit membro n.21 del Council of Foreign Relations europeo finanziato da Soros (cfr. http://www.ecfr.eu/content/council/)

Parcheggi liberi zero a Vicenza


mercoledì 21 aprile 2010

(Al)italia flop, ma (Air) France decolla. Enne di Effe


E' singolare che dopo il black out dei voli, Alitalia risulti prossima al fallimento mentre Air France, più sana che mai, pronta a magnarsela. Ma perché, dico io, Air France non ha subito lo stesso black out, se non peggio? Certamente, ma Air France - per ca il 35% pubblica - ha molto più cash -da signoraggio - in tasca - oltre a un maggior numero di rotte - con cui potere effettuare concorrenza sleale e shopping nel belpaese, che manco a farlo apposta si trova al centro del Mediterraneo, quel Mediterraneo di cui la Francia vuole avere il predominio con la presidenza dell'Union pour la Méditerranée che si prefigge d'imporre la lex esagonale nel controllo di acqua, energia solare, bonifica ambientale e autostrade del mare di tutto il mediterraneo. Predominio a vantaggio delle multinazionali francesi ma con i nostri soldi (metà dei fondi provengono dalla Cassa Depositi e Prestiti).

D'altronde non è sorprendente visto che il presidente della CDP è quel Bassanini (marito della Lanzillotta, dalla legge omonima di privatizzazione dei servizi) che, a giudicare dal curriculum, è normale che serva più gli interessi della Francia che non quelli dell'Italia, oserei dire anche a discapito dell'Italia: amministratore dell'ENA - la elitaria scuola di amministrazione pubblica FR - dal 2001 al 2005, membro del comitato di valutazione delle strategie ministeriali nel 2003 di Jean-Pierre Raffarin, Ufficiale della Légion d'honneur francese, e membro della "Commission pour la libération de la croissance française (“Commissione per la liberazione della crescita francese” sic) anche detta Commission Attali... Singolare che non si parli di conflitto d'interessi in questo caso, e si agisce come se gli Stati non esistessero più.

Lo stesso schema prevale nell'accordo sul nucleare, idem per la fusione delle brigate alpine con quelle francesi sotto cappello NATO, idem per l'elettricità, idem per l'acqua privata, idem per la prossima fusione per incorporazione di Alitalia in Air France, del resto si sta compiendo una fusione incorporazione dell'intera Italia nella Francia, stiamo diventando un suo dipartimento d'oltre mare, una provincia dell'Europa dei banchieri per così dire più sfortunata della Francia, ma più fortunata della Grecia, visto che adesso la possiamo "aiutare" a tassi usurai... Altri paesi hanno un minimo di controllo sulla banca centrale, che utilizzano per calmierare la rabbia sociale distribuendo briciole di signoraggio nella rete di sicurezza sociale, da noi inesistente.

Come stupirci: la Francia ha vinto la guerra, e si è ritagliata un posto di riguardo nel dopoguerra, prima con De Gaulle che cominciò a metà degli anni sessanta a richiedere il rimborso in oro dei dollari ricavati dalle esportazioni, poi con un occhio di riguardo da parte della Commissione europea in materia di concorrenza. E infatti la Francia ha ancora tante società di Stato - EDF, Areva, - e altre a partecipazione mista - Air France, Suez Gaz de France - controllate direttamente o indirettamente dal governo. Il quale ha anche un suo funzionario nella gestione della Banque de France. Il che presuppone una spartizione del bottino signoraggio ANCHE con lo Stato, dietro le quinte, sebbene il sistema della aste pubbliche consegni del tutto la moneta e il suo tasso al cartello bancario degli specialisti dei titoli di Stato...

N. Forcheri (20/4/2010)

Il Fatto Quotidiano: ''Alitalia flop, torna in pista Air France''
Salta l'italianità della compagnia. Azionariato in fuga. Nuovi esuberi in arrivo.

Alitalia è in crisi profonda, e presto potrebbe diventare del tutto francese, ossia potrebbe essere inglobata da Air France. Non sono solo gli effetti della nube di cenere sui cieli europei, quella che non fa volare gli aerei e che fa perdere molti milioni di euro al giorno alle compagnie aeree. Ma anche quelli di un progetto che non aveva un gran futuro, e il cui destino, prima o poi, doveva essere quello prospettato dal vecchio governo Prodi: di finire in mano ad Air France.
"Aeroflop di governo"La cenere sui cieli di mezz’Europa semmai, ha solo accelerato questa lunga agonia. Lo sostiene anche Il Fatto Quotidiano, sulla cui prima pagina oggi campeggia il titolo “Aeroflop di governo”. E’ Stefano Feltri a pagina 4 a spiegare in quale stato versa Alitalia, e quali sono le preoccupazioni dei dipendenti il cui 33% circa – nel caso l’azienda venga inglobata in Air France – perderà il suo posto di lavoro.

Alitalia perde 5-10 milioni al giorno Secondo i calcoli de Il Corriere della Sera smentiti da Alitalia, la compagnia in questi giorni di cieli chiusi sta perdendo tra i 5 e i 10 milioni di euro al giorno. E questo potrebbe portare presto a ridiscutere i nuovi assetti dell’azionariato.
Anche secondo i conti fatti dal professor Ugo Arrigo della Bicocca di Milano, la nuova Alitalia non soltanto conferma l’abitudine a presentare conti negativi, ma va addirittura peggio della vecchia: “Ha perso di meno in cifra assoluta ma di più in rapporto ai ricavi”.

Il passaggio ad Air France è scontato La pensa così Alessandro Penati, economista indipendente consultato da Il Fatto: “Alitalia è una compagnia che non ha futuro, le cose sono andate peggio di quanto pensassero il governo e gli azionisti, adesso dovranno andare con il cappello in mano da Air France”.
Le voci di un’accelerazione dell’inevitabile passaggio di Alitalia in mani francesi infatti si intensificano. Il 26 marzo scorso il quotidiano economico parigino Les Echos ha dato quasi per certo che Alitalia sta per subire lo stesso destino di Klm, cioè essere inglobata nella compagnia transalpina.
E a Il Fatto risulta che anche in ambienti molto vicini agli azionisti forti dell’ex compagnia di bandiera la soluzione francese sia data per scontata.

L'azionariato è in fuga e i piloti sono ben consapevoli che “se l’azienda finirà ai francesi la flotta dovrà ridursi da 120 a 80 aeromobili”. Insomma, molte altre persone perderanno il loro posto di lavoro.
Ma per conoscere le condizioni reali della compagnia non resta che aspettare la presentazione del bilancio prevista per fine giugno. Solo dopo gli attuali azionisti dovranno decidere se ricapitalizzare la compagnia o abbandonarla al suo destino. Ma per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano, la maggior parte degli azionisti non vede l’ora di andarsene.
Ultimo aggiornamento: 20/04/10

Mail da Ampugnano@gmail.com, comitato contro l'aeroporto di Ampugnano

Draghi nostri. Enne di Effe


Vi siete chiesti perché la Gabanelli di rai3 non possa (più) trattare di certi argomenti, o faccia sempre il giro largo (signoraggio, scie chimiche, proprietari OGM, complotto della suina ecc ecc)? Semplice, perché esattamente come la moneta che dovrebbe essere pubblica ma in realtà passa attraverso le forche caudine delle aste "pubbliche" - ma privatissime, a porte chiude - dei titoli di stato monopolizzate dal cartello bancario privato (i cosiddetti specialisti o dealers), così la rai deve rendere conto per vivere agli introiti della pubblicità di quelle stesse multinazionali in mano allo stesso cartello di cui sopra che intasca il signoraggio, oltre al lucro sugli interessi dei titoli di stato.

Altrimenti non si spiegherebbero le pubblicità milionarie di un Danone, che pur di martellarci dopo avere pagato la multa per pubblicità menzognera dei suoi danacol, recidiva subito con i suoi danaos. Tanto ha i soldi - stampati per così dire di "zecca" - per pagare la rai, il Tar del Lazio e i compiacenti commissari a Bruxelles. Anzi sono proprio i suoi proprietari ad avere piazzato il commissario compiacente, che lungi dal dovere rendere conto al popolo, deve rendere conto a quegli stessi.

Poi ci chiediamo come mai le cose non vadano. Ma se la costruzione europea è nata difettosa, programmata per plasmarci la vita sui ritmi, gli interessi, i lucri, i porci comodi di quelle stesse multinazionali/banche dalla cui élite finanziaria è stata partorita. Altrimenti il popolo, la massa, mai e poi mai avrebbe creato una Commissione di tecnici, non eletta ma solo nominata da oscuri circoli, che dietro a uno schermo di parole fumogene srotola il tappetino a quella stessa élite, favorendola nelle mille pieghe tecniche delle sue normative.

Ed è sempre per gli interessi di quel danone - per non citare le tante altre multinazionali - che l'UE legifera nel senso di vietare le indicazioni terapeutiche delle erbe ad esempio, di cui le più efficienti, o dall'efficienza troppo popolare, spariscono come d'incanto dagli scaffali dei negozi. Ne spariscono persino i semi, quando vengono definite piante rare, non commercializzabili e colpiti dal divieto vergognoso di scambio persino a titolo gratuito. Vietato scambiarci i semi. Succede così che il modello di ciò che succedette in modo eclatante per la prolifica e proficua canapa - coltivata in tutt'Italia per tutta una serie di usi economici,(carburante, tessuto, farina, olio ecc), fatta scomparire dai nostri campi con la scusa della sostanza stupefacente, a vantaggio della Dupont che la brevettò, quel modello adesso viene applicato subdolamente su tutte le altre piante reputate "interessanti". Messe sulla lista delle piante rare e tolte dalla circolazione, per aumentarne a dismisura il profitto e brevettarne i semi modificati.

Grazie alle direttive europee che consentono di chiamare cioccolata quella senza burro di karité, di chiamare olio d'oliva extra vergine d'Italia un olio d'oliva con olive di tutt'Italia e anche d'altrove (dire che le olive hanno una nazionalità è una minchiata eurocratica, semmai hanno un terreno di nicchia) e relegando il vero olio d'oliva extra vergine al costoso e lussuoso DOP, le direttive che permettono lo zuccheraggio nei vini, e le bevande a base di frutta CHIMICA, grazie a dette direttive, neanche la cera è più fatta di cera d'api ma di derivati del petrolio e tutto diventa taroccato. Merda a caro prezzo.

Perché siamo in un sistema petrodollaro centrico, la cui centralità oramai sta cadendo a pezzi, con il giochetto della stampa di dollari sulla base di titoli che non saranno mai rimborsati, con il trucco delle riserve d'oro inesistenti, con la frode del signoraggio e degli altri strumenti finanziari dai CDS ai brevetti, progettati per impoverirci e massacrarci mentre il picco del petrolio è passato, quella elite carogna sta facendo di tutto per mantenere lo status quo trasferendo il potere di dominare il mondo dal petrodollaro alle altre materie prime (acqua, gas, minerali, semi, uranio). E per nascondere l'entità del furto.

Il vero significato di mano invisibile è questo: con una mano mi abbuffo dietro le quinte mentre nascondo l'altra al mondo.

Il mondo però sta nascendo a una nuova consapevolezza, e guardando con gli occhi del cuore, vede anche l'invisibile.

E' venuto il momento di attaccare i mostri interiori, invece di ammazzare il drago esterno: i mostri oramai sono nostri. Rompiamo l'incantesimo dell'ipnosi manipolatrice alla danaos, spegniamo le voci delle sirene pubblicitarie che ci allettano, e ascoltiamo la nostra voce interiore ma facendola risuonare nella comunità di coscienza ritrovata.

Il mondo intero ne ha bisogno. Il mondo intero si sta rendendo conto di quel bisogno. Il mondo intero esaudirà quel desiderio se lo vorrà.

Nicoletta Forcheri


lunedì 19 aprile 2010

Falsi veri i bond USA sequestrati a Chiasso. di Enne di Effe


19 aprile 2010

E così Bill Clinton si recava la settimana scorsa in Giappone per tentare di riscuotere i buoni del Tesoro USA (134,5 mld $) che erano stati sequestrati a Chiasso lo scorso luglio e da subito dichiarati FALSI dalla Federal Reserve.

La notizia è di oggi e proviene da un rinomato giornalista di investigazione, considerato come tutti complottista, Benjamin Fulford (ma ex direttore della sezione Asia di Forbes...).

Se fosse vero che erano falsi, allora su quale base Bill Clinton avrebbe vantato il diritto di riscossione?

Ma la verità è come dissi all’epoca in un titolo di un articolo di Luigi Grimaldi, che i bond erano verissimi in un sistema monetario falsissimo. Veri falsi come tutti gli altri (un bel sunto della vicenda qua: http://crisis.blogosfere.it/2009/06/i-134-miliardi-di-dollari-di-bonds-sono-falsi.html )

Solo che dichiarandoli falsi, l’Italia non ha avuto diritto al 40% di ricompensa prevista in questi casi, un importo – 57 miliardi di euro!! – che da solo sarebbe bastato a ricostruire l’Abruzzo (senza pegni per le banche canaglie internazionali come adesso), e a rilanciare il nostro paese.

Se la notizia si confermasse, sarebbe forse il caso di esercitare pressioni inaudite sul ministro del Tesoro e il capo del governo per ricuperare il malloppo che ci spetta DI DIRITTO. Scommettiamo che la notizia verrà ancora annegata? A meno che… non provochiamo un putiferio noi…

L’articoletto dice infatti che (dal Weekly Geopolical News and Analysis del 19 Aprile 2010):

Bill Clinton non è potuto nemmeno scendere dall’aereo quando è atterrato in Giappone per batter cassa, la settimana scorsa. Numerosi sono i segnali che stanno a indicare che la terza guerra mondiale finanziaria segreta che si sta scatenando ha raggiunto un climax pericoloso. Il cartello criminale del Board del Federal Reserve sembra oramai in ginocchio. Prova della sua disperazione ne sia il fatto che Bill Clinton si è recato a Tokyo la settimana scorsa per tentare di riscuotere i 134,5 miliardi di dollari dei buoni del tesoro che erano stati confiscati in Italia a luglio scorso. Non è potuto neanche uscire dall’aereo, secondo un membro della Black Dragon Society che si trovava a bordo assieme a lui. (Trad NF)

Fonte: http://benjaminfulford.net/2010/04/19/bill-clinton-was-not-even-allowed-out-of-the-plane-when-he-arrived-in-japan-seeking-money-last-week/

Nicoletta Forcheri

Copyleft, l'articolo è riproducibile purché integralmente, con citazione della fonte e dell'autrice, e l'immagine grafica originale



Carissimi lettori.


questo post sarà diverso dagli altri, e forse anche un po' goffo, ma pazienza.
Per spiegarvi che ho tante indagini nel cassetto ma che mi manca semplicemente il tempo per elaborarle e metterle in forma scritta decente, perché siano fruibili ai più.

Mi manca tempo perché nel sistema bancario il tempo è denaro.

Il giornalismo d'indagine richiede molto tempo, molta ricerca, molta pazienza per mettere insieme i pezzi del puzzle.

Chiedo quindi per chi di voi voglia continuare a leggermi di fare un'offerta sulla mia carta postepay

4023 6005 6596 0053

In mancanza di ciò temo che avrete sempre meno il piacere, e per molti anche la rabbia, di leggere i risultati delle mie ricerche. Con buona pace di tutti. Di me compresa.

La vita è bella perché è varia e in fondo anche focalizzarsi sempre su certi argomenti con scopo purificatore, soprattutto se tale esegesi non è richiesta, soprattutto se molti non vogliono vedere, sentire, parlare, diventa alla lunga un esercizio logorante e frustrante.


Grazie in anticipo
Nicoletta Forcheri

martedì 13 aprile 2010

Nessuno che creda nella democrazia accetterebbe l'incarico di presidente dell'UE

Nigel Farage, copresidente del Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia del Parlamento europeo, diede dello “straccetto umido” al neopresidente dell’UE, Van Rompuy, accusandolo di provenire da un paese non paese: era tutto british humour nella migliore tradizione britannica di quel paese, ma fu multato con dieci giorni di assenza di stipendio. (cfr. http://www.vocidallastrada.com/2010/03/il-parlamento-europeo-multa-nigel.html ).


Il 7 aprile 2010, il deputato Farage si rivolge nuovamente al presidente dell’UE, Van Rompuy, venuto a rendere visita al Parlamento europeo.

Questo il testo tradotto in italiano:

“Siamo in presenza di un grande uomo oggi, il presidente dell’Europa, un uomo così importante, al di sopra di ogni critica e rimprovero, il re della classe politica moderna, il nuovo Giove moderno, che vuole dirigerci dal Berlaimont e sfortunato chiunque rimetta in discussione la sua autorità o la sua dignità o subirà una sanzione pesante. Nel mio caso l’ultima volta che ci incontrammo e avevo qualcosa da dire, il PE mi impose la multa massima possibile e mi dicono che se dicessi qualsiasi cosa che La possa contrariare, mi taglieranno il microfono.
Quale prezzo per la libertà di espressione e la democrazia!

Lei è tornato da noi, e adesso con l’approvazione di Sarkozy e Merkel si trova a capo di un nuovo governo economico per 500 milioni di persone e ha lanciato il suo piano decennale.
Mi chiedo: si ricorda che cosa è successo a quello lanciato nel 2000, in questo stesso parlamento? E’ stato un fallimento totale e invalidante prima ancora della crisi globale.

In realtà tutti i piani centralizzati europei falliscono, guardate alla disastrosa e fallimentare politica comune della pesca, e adesso il Suo ben amato euro è fallito politicamente al primo grosso ostacolo, non è riuscito a trovare un piano al vertice, non può aiutare la Grecia senza che il FMI intervenga per salvare, almeno per il momento, il Suo sogno.

Il Suo progetto sembra essere: stiamo fallendo, ma proviamo di più con la stessa cosa, più Europa, più fallimenti.

Ma quello che conta veramente qua è la mancanza di democrazia: Lei non è stato eletto, non deve rendere conti, e non c’ è nessun meccanismo per i popoli d’Europa di mandarLa casa.
Fu Giove naturalmente a rapire Europa, il mio timore è che Lei rapisca la democrazia.

Lei è qua solo perché il trattato di Lisbona è passato senza il referendum promesso al popolo britannico. Ma per quel che ci riguarda è una questione aperta: le persone hanno combattuto e sono morte perché potessimo essere una nazione indipendente, autonoma e democratica e perché potessimo essere in misura di scegliere e di licenziare i nostri dirigenti e nessuno che creda veramente nella democrazia accetterebbe mai la carica di presidente dell’Unione europea.

(Trad. NF)


video

sabato 10 aprile 2010

Una vittoria splendida!

aprilia.jpg

Vi segnalo questo, razza di pessimisti, catastrofisti, disfattisti e quant'altro.

Il presidente del consiglio comunale ha convocato le principali tre commissioni, con all’ordine del giorno «la riconsegna dell’impianto idrico comunale da parte di Acqualatina S.p.a.». L’amministrazione comunale – fatta di liste civiche elette un anno fa dopo un lungo governo del centrodestra – ha dunque deciso: la prossima settimana chiederà indietro le chiavi dell’acquedotto al gestore partecipato dalla multinazionale francese Veolia. E loro, i settemila firmatari delle contestazioni, che per anni hanno denunciato le conseguenze della gestione privata dell’acqua, continuando a pagare a quel comune fatto di rappresentanti eletti e non nominati dai consigli di amministrazione francesi, hanno raggiunto un traguardo neanche immaginabile fino a poco tempo fa. Hanno dimostrato che la mobilitazione dei cittadini – al di fuori dei partiti, basata solo sul senso civico e su quel sentimento profondo che respinge le ingiustizie – può cambiare le cose, può rimandare a casa una multinazionale potente come la Veolia.

I cittadini di Aprilia, un altro esempio civico per il nostro Paese. Come i valsusini, come i vicentini, come tanti pugliesi, come i ragazzi di Locri, e altri che sicuramente dimentico. Un giorno faremo per loro una Hall Of Fame, o pianteremo un bosco come fanno in Israele. Una collina dei Giusti, ecco.

(Nella foto: Aprilia, cittadina non certo famosa per la sua bellezza. Ma come si dice, quel che conta è la bellezza interiore, e ad Aprilia evidentemente non manca.)

giovedì 8 aprile 2010

Il segreto dell'oro scomparso nella seconda guerra mondiale

Dal capitolo 6 di Bankenstein. Marco Saba

David Kaplan descrive in che modo l’oro viene utilizzato come sistema per lavare denaro sporco: “Le più importanti raffinerie in Svizzera, vendono il loro oro ai gioiellieri italiani che sono i massimi fornitori a livello mondiale. I gioielli italiani vengono venduti a compratori USA… ed al loro secondo mercato: Panama… Una volta a Colon, molto dell’oro italiano viene venduto a dei prestanome colombiani dell’industria della cocaina… l’oro viene quindi contrabbandato in Colombia dove alcuni acquirenti lo vendono in cambio di pesos ed usano la moneta per le spese locali di sopravvivenza e per finanziare ulteriormente la produzione di coca. Altri fondono nuovamente i gioielli, ritrasformandoli in lingotti e vendono quest’oro a raffinerie americane o svizzere, producendo un flusso di cassa apparentemente legittimo. … Alcuni inquirenti hanno scoperto che in alcuni casi lo stesso oro viene ricomprato dagli stessi riciclatori che l’avevano venduto per essere raffinato negli USA, lavando così altri soldi che provengono dal traffico di droga… Le pratiche contabili dell’industria dell’oro possono essere scandalose, gli operatori del settore sono spesso protetti da legami etnici e familiari. … La maggior parte dei traffici d’oro non viene contabilizzata tanto che diventa facile obiettivo della criminalità organizzata. Mentre molte società operano legalmente… gli inquirenti descrivono un’industria strapiena di riciclaggio di denaro, frodi fiscali, contrabbando e dubbia contabilità. L’oro è diventato il sistema preferito per il riciclaggio di denaro”.

David Kaplan, 'The Golden Age of Crime' US NEWS ONLINE, 29 novembre 1999.

Da dove proviene la maggior parte della ricchezza della Citibank, della Chase-Manhattan Bank, della Union des Banques Suisses (UBS) e della Hongkong & Shanghai Banking Corporation (HSBC)? I dati necessari per scrivere questo capitolo, li ho assemblati basandomi sulle ricerche di vari studiosi - tra cui David Guyatt, Sterling e Peggy Seagrave, Sherman Skolnick - e di ONG come il GATA, Gold AntiTrust Action group.

Ufficialmente, la riserva d'oro mondiale ammonta a circa 142.000 tonnellate, la quantità che sarebbe stata estratta negli ultimi 6.000 anni. Nei bollettini ufficiali si dice: "Più di 100.000 tonnellate", oppure: "Più di 132.000 tonnellate". Si parla sempre di quantità "eccedenti" una specifica quantità di riferimento. Si tratta di una mezza bugia, come a dire: "Gli italiani sono più di 5 milioni...". Questa quantità ufficiale di oro, non comprende il bottino di guerra dell'asse nazista durante la seconda guerra mondiale, per esempio. Il caso del Giappone valga come esempio.

Negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, nelle Filippine, mentre il generale Yamashita Tomoyuki opponeva resistenza all'avanzata americana sulle montagne a nord di Luzon, alcuni principi giapponesi, alti ufficiali dell'esercito, nascondevano migliaia di tonnellate d'oro e pietre preziose, rubato in Asia durante la guerra, in gallerie sotterranee vicino a Bambang, con l'idea di recuperarle in seguito. Quando il gigantesco tesoro fu messo al sicuro ed i carri armati americani si trovavano a meno di trenta chilometri, 175 capi ingegneri giapponesi, responsabili dei 175 nascondigli ricavati nell'isola, dettero una festa d'addio. Un addio definitivo. La festa ebbe luogo sottoterra, in una vasta galleria completamente imbottita di lingotti d'oro. Mentre calava la sera, i partecipanti bevvero grandi quantità di sake, il vino di riso giapponese. La caverna rimbombava dei canti patriottici giapponesi e di grida: Banzai! Che in giapponese significa: lunga vita, o: "evviva!" A mezzanotte, il generale Yamashita, assieme agli altri principi, uscì dalla galleria. Vennero fatte esplodere delle cariche di dinamite poste agli ingressi del nascondiglio, seppellendo vivi gli ingegneri dimodoché non potessero in futuro svelare il segreto.

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domenica 4 aprile 2010

Il signoraggio, un trompe-l'oeil? N. Forcheri

Effetti ottico-mentaliRicordo una serata di tarda primavera in Chianti, in un bel giardino sulle colline, un’esposizione di quadri e sculture originali, una tavola imbandita e un’allegra brigata in piedi, a mangiare, bere, parlare, nel prato. Era già notte e tra i visitatori si era creata, dopo tante ore, e in una platea di vecchi giovani, artistoidi, felici di esistere, ebbri di profumi, una distesa e fantasiosa convivialità, un’atmosfera di contagiosa allegria, di quelle che agli inizi dell’estate trascinano un’avviluppante ma elegante euforia.
Due donne si stavano commiatando calorosamente: una dai capelli lunghi e rossi, l’altra di tipo mediorientale, guardata amorevolmente a vista dal fidanzato, quando improvvisamente succedette l’inaspettato, l’imprevisto, l’informale, il “non si dovrebbe fare”. Le due si perdettero in un bacio in bocca, lungo, passionale, languido, di quelli da film d’amore romantici e sdolcinati.
Poi succedette qualcosa di ancora più surreale: le due stavano lì, nel bel centro della scena, in mezzo al chiacchiericcio e agli schiamazzi, in una scena fuori dall’ordinario, ma NESSUNO LE VEDEVA. Nessuno tranne il fidanzato, che la guardava sgomento, una bambina ed io (spero di non perdere mai l’abitudine di vedere, come fanno i bambini…).
Quando un conoscente mi ha chiesto di fornirgli gli argomenti per aiutarlo a ribattere a Barnard che continua a non “vedere” il signoraggio, tacciando chi lo “vede” di come minimo poco autorevole – per non citare altri epiteti poco lusinghieri – mi è venuto in mente la scena di quella sera, tipico caso di effetto ottico/mentale (cfr. http://www.youtube.com/watch?v=Ahg6qcgoay4 ) dimostrato in un video-test in cui chiedono di osservare attentamente una scenetta e di conteggiare il numero di passaggi di palla effettuati dalla squadra bianca, in un gran viavai di persone; la mente, predisposta a contare il bianco, NON VEDE un grosso orso nero entrare, fermarsi in centro, saltellare e uscire, anche se gli occhi ne registrano l’immagine.
Provare per credere: così come nel test del video, la maggior parte non vede l’orso in mezzo alla sala, così per il signoraggio, la massa è talmente intenta a contare le entrate e le uscite, che anche se lo vedesse, la mente non recepirebbe l’informazione…
Nel caso del signoraggio, poi, esiste un terzo caso di figura, oltre a chi vede l’orso e a chi conta i passaggi: quello di chi userà tutte le sue energie per cercare di dimostrare, screditando, emarginando, infamando, che chi ha visto l’orso, ha avuto una visione, delira, poiché quell’orso, quell’imprevisto per il sentire comune o il sapere convenzionale, non ha spazio nella mente di chi guarda, predisposta ad altro.
Definizione ed esistenza certa del signoraggio
Perciò, mi permetto di ritornare sull’argomento “signoraggio” – spero per l’ultima volta – per dissipare i dubbi di chi non abbia ancora predisposto la mente a guardare e invito tutti a scorrere una Comunicazione ufficiale della Commissione europea alle istituzioni dell’UE e al Rappresentante generale UE Javier Solana, nel 2007 (http://register.consilium.europa.eu/pdf/en/07/st05/st05068.en07.pd) che non sembra mettere minimamente in discussione né l’esistenza né la definizione esatta di “signoraggio”, quella difesa dai cosiddetti “cialtroni”, “fanatici”, “complottisti”, laddove, al paragrafo sulla rendita monetaria da banconote e moneta metallica è scritto NERO SU BIANCO che:
“La rendita monetaria delle banconote e delle monete metalliche
La moneta in circolazione (contanti) costituisce una fonte di reddito (generalmente chiamato “rendita monetaria” o “signoraggio”) per l’ente di emissione. Nel caso delle banconote in euro, tale reddito è ricavato e successivamente distribuito tra le banche centrali nzionali dell’area dell’euro, secondo una chiave specifica basata sul PIL di ogni paese e sul dato demografico. La situazione differisce rispetto alle monete metalliche in euro, poiché il loro reddito (che corrisponde grosso modo al valore facciale della moneta meno i costi di produzione e di messa in circolazione) è riscosso dal paese di emissione di dette monete metalliche. Questa impostazione dovrebbe essere egualmente soddisfacente purché non intervengano grossi movimenti migratori “netti” di monete metalliche in euro tra gli Stati membri (cioé afflussi sistematici verso, o fuoriuscite da determinati paesi) nel quale caso dovranno essere previsti alcuni aggiustamenti specifici o generici al sistema.” (1)
Sebbene la definizione di “rendita monetaria” o “signoraggio” sia stata astutamente accostata al caso delle monete metalliche, tale definizione si applica logicamente anche alle banconote. Le banconote, infatti, è chiaramente detto nel testo, procurano reddito per le banche centrali nazionali, contrariamente alle monete metalliche che producono reddito per gli Stati, un reddito che equivale alla rendita monetaria, o signoraggio, definita come
“grosso modo il valore facciale della moneta meno i costi di produzione e di messa in circolazione”
Certamente, se sei intento a conteggiare nevroticamente le entrate e le uscite, il PIL e il debito pubblico, nell’intento maldestro di rientrare in saldo – sopportato dall’apparato legiferino dell’UE con tanto di minacce – sarà difficile soffermarsi sulle cause ancestrali e sulle definizioni di base. Che cosa guadagna la BC? Da dove viene il debito pubblico?
La definizione di signoraggio, e la sua inequivocabile realtà con tutti i suoi effetti sulla nostra vita (economica), è corroborata da tanti altri testi ufficiali – sebbene non certamente divulgativi – ad esempio da uno studio del 2007 di William Buiter della London School of Economics (cfr. 2) dove l’autore conferma nel primo paragrafo del documento che il signoraggio è inteso “
storicamente (come) la differenza tra il valore facciale di una moneta e i suoi costi di produzione e stampa. Nelle economie basate su fiat money [moneta decretizia sganciata dalle riserve auree, ndr] la differenza tra il valore facciale della banconota e i suoi costi marginali di stampa corrisponde quasi per intero al valore facciale della banconota, in quanto i costi di stampa sono praticamente nulli. Stampare fiat money è pertanto un’attività altamente redditizia (…)”. (Estratto e tradotto dall'inglese di W. Buiter, Seigniorage http://eprints.lse.ac.uk/19733/1/Seigniorage.pdf )
Figuriamoci quindi quando le banche creano moneta contabile che non ha nemmeno i costi di conio...
Problemi di contabilità
Com’è possibile che tale fenomeno sia occultato ai più? Semplicemente per un trucchetto contabile. Ce lo spiega indirettamente sempre Buiter – ma anche altri autori come Colignatus (3) e Richard Werner (4) – laddove spiega che le “liabilities” cioé le passività della BC, di cui la massa monetaria circolante, “
(…) lo sono solamente a parole in quanto non rimborsabili: il titolare di moneta-base [banconote e monete metalliche] non può insistere in qualsiasi momento nel rimborso di un determinato importo di moneta-base se non ottenendo lo stesso importo nella stessa moneta (base)”.
Sono quindi finte passività.
Una finta passività, la massa monetaria circolante, su cui la BCE e le sue banche satelliti richiedono un rimborso allo scadere dei titoli di Stato. La teoria della finta passività coincide con quella di Auriti che affermava che la moneta circolante della BC non dovrebbe essere posta al passivo poiché non dovrebbe essere rimborsata, visto che non era sua. Metterla al passivo, da parte della BC, equivale ad appropriarsene, cioé a vantare un (finto) titolo che da un (vero) diritto a richiederne poi il rimborso.
Basterebbe che la BC mettesse in attivo la massa monetaria creata dal nulla perché tutti i guadagni occulti da signoraggio risultassero nella contabilità, non solo gli interessi, creando non poco scompiglio sociale, proteste di tutti i tipi e magari un vero spunto per cambiare.
Ma oltre al trucco contabile, la farsa deriva dal traffico attorno ai titoli di Stato, come unico strumento obbligatorio dell’amministrazione dello Stato, per ottenere la liquidità di cui ha bisogno per funzionare.
Le aste dei titoli di Stato
Una volta create le banconote, la BCE le immette nel sistema. Come? Ci sono fondamentalmente due sistemi diretti, le aste dei titoli di Stato e le operazioni di mercato aperto (capitolo a parte).
Sebbene sia vigente il divieto espresso di acquisto dei titoli del debito pubblico da parte delle BC, in realtà tale divieto è opportunatamente raggirato, con il sistema delle aste pubbliche (5). A tali aste, che sono tutto fuorché pubbliche, possono partecipare unicamente i cosiddetti “specialisti dei titoli di Stato” (dealers), nominati da Bankitalia, con la moneta nuova di zecca presa in prestito al tasso di sconto dalla BCE. I dealers sono i primi prenditori del debito pubblico (italiano), possono condizionarne pesantemente l’andamento – ciò che non si privano di fare – speculando, poiché sono loro che decidono il prezzo, anche se del caso, mandando deserta un’asta per obbligare lo Stato ad aumentare gli interessi sui titoli.
Gli specialisti dei titoli di Stato
Sono loro che hanno in mano i debiti pubblici. Sono i primi prenditori del debito autorizzati dalla BC, coloro che per diritto infuso godono della ius primae noctis monetaria.
Infatti gli specialisti dei titoli di Stato (6) rivendono i titoli alle altre banche commerciali e sul mercato aperto, lucrando un guadagno sicuro ed elevato sul bisogno di liquidità dello Stato, via via fino “all’ignara vecchietta” che costituisce una percentuale di meno del 10 % rispetto ai veri detentori del debito. Ogni passaggio di mano comporta delle commissionii bancarie. In caso d’investimento non riuscito – vedi subprime – sarà l’ultimo anello della catena a pagare, l’ignara vecchietta, poiché gli specialisti di Stato della lista, e i loro amici, avranno già realizzato il loro guadagno. Non solo la vecchietta, ma tutti noi, ci ritroveremo con un pugno di mosche in mano per colpa delle truffe in aggiotaggio, i traffici e le scommesse criminali sul fallimento degli Stati degli specialisti sopra.
Ad esaminare la lista, si capisce come il nostro debito, la nostra politica, e la nostra vita siano determinate da poche banche, e pochi proprietari di banche:
diritto italiano d.i. – diritto tedesco d.t. – diritto olandese d.o. – Ltd e PLC d.b.
Banca IMI S.P.A. d.i.
Barclays Bank Plc d.b.
BNP PARIBAS (?)
Citigroup Global Markets Ltd d.b.
Commerzbank A.G. d.t.
Crédit Agricole Corp Inv Bank (?)
Crédit Suisse Europe Securities Ltd d.b.
Deutsche Bank A.G. d.t.
Goldman Sachs Int Bank (?)
HSBC France (?)
Ing N.V. d.o.
JP Morgan Securitires Ltd d.b.
Merril Lynch Int (?)
Monte dei Paschi di Siena Capital Services banca per le imprese S.P.A. d.i.
Morgan Stanley and Co Int Plc d.b.
Nomura Int PLC d.b.
Royal Bank of Scotland Plc d.b.
Société Générale Inv Bank (?)
UBS Ltd d.b.
Unicredit Bank A.G. d.t.
Ognuna di queste banche meriterebbe un capitolo a parte, si noti solamente che a determinare il prezzo del debito pubblico italiano figurano unicamente DUE banche di diritto italiano, Monte dei Paschi di Siena Capital Services Banca per le Imprese SPA, e Banca IMI, appartenente alla banca Intesa San Paolo, la quale vanta tra i suoi azionisti Blackrock (Barclays), Crédit Agricole e Société Générale mentre Monte dei Paschi è pesantemente influenzata nelle sue decisioni – con l’aiuto della rotella di scorrimento, Caltagirone – dai pesi massimi di Axa, azionista di MPS, che sono Air France, Suez GdF, Saint Gobain e… last but not least, BNP PARIBAS.
BNP PARIBAS, accanto al cui nome non è apposta alcuna sigla del tipo giuridico di società, ha come principale azionista il governo francese (17%) oltre allo stato Belga (11%), e ha acquisito il controllo totale di BNL, è il partner privilegiato di Albert Frère, che è l’azionista di riferimento di Gaz de France Suez, principale privatizzatrice e inquinatrice dell’acqua nel mondo e in Italia, dove figura anche il presidente onorario del Bilderberg ex commissario europeo, il conte Etienne Davignon.
Non è da ricercare in nessun’altra parte quel fenomeno per cui sia a destra sia a sinistra perseguono – più o meno – le stesse politiche, ad esempio quello strano senso di impotenza che pervade tutto il nostro Stato e la classe politica di fronte alla calamità della privatizzazione dell’acqua. Sono loro, gli specialisti dei titoli di Stato, e in particolare BNP Paribas e MPS, soci in affari in questo sporco negozio, a pagare e ricattare i nostri politici perché si faccia. Con il coltello dalla parte del manico… del debito pubblico.
Come? Ad esempio con quei 17000 conti segreti della camera di compensazione Clearstream – le camere da compensazione servono in teoria a compensare i pagamenti tra banche – attorno alla quale uscì lo scandalo nel 2002 grazie al giornalista investigativo francese Denis Robert (7).
E qua si quadra il cerchio: il signoraggio è il principale pervasivo fenomeno di conflitto di interessi/aggiotaggio, poiché accorda a un piccolo gruppo di banchieri un potere pressocché illimitato di comprare i politici, le leggi, le sentenze, i media, potendo permettersi di nascondersi dietro a uno schermo fumoso chiamato democrazia, con tanto di scatole cinesi, cooptazione, regole tecnicistiche e confusioni giuridico linguistiche.
Per dirla in breve, c’è un piccolo gruppo di finanzieri parassiti che ha ideato un sistema per salassarci le rendite e i redditi, andandone a creare anche laddove non solo non sarebbe lecito, ma addirittura illegale e completamente immorale (brevetti dei semi, dei farmaci, acqua privata, royalties petrolio, diritti di Kyoto, rendite per i cordoni ombelicali, per il trapianto degli organi, per i neonati in provetta e così via dicendo); di questo sistema di racket “legalizzato”, il maggiore, quello maestro, è quello del signoraggio, il furto supremo che ruba con un difetto intrinseco nello strumento di misura – il denaro – ma invisibile ai più proprio perché al centro della scena economica in un viavai depistante. Persino quando qua e là, nei testi ufficiali, la verità spunta fuori baldanzosa con lapsus, parole, o addirittura frasi esaurienti, nonostante la grossissima cappa di censura, sovvenzionata a suon di milioni creati, e la lista di omicidi per far fuori gli elementi che oltre a sapere da dentro, manifestano di volere parlare, il fatto permane: il signoraggio troneggia in mezzo al salotto e pochi lo vedono, perché tutt’attorno è un gran gesticolare per distoglierne l’attenzione.
Ennedieffe 4 aprile 2010
Note:
  1. “Monetary income from euro banknotes and coins
    Cash in circulation constitutes a source of income (generally called monetary income or seigniorage) for the issuing authority. In the case of euro banknotes, this income is pooled and subsequently distributed among euro-area national central banks according to a specific key based on each country’s GDP and population. The situation differs with respec to euro coins, as the income (which roughly corresponds to the face value of the coin minus the costs for production and putting into circulation) is collected by the country issuing the coin. This approach should be equally satisfactory provided that there are no strong “net” migratory flows of euro coins between Member States (e.g. systematic inflows to, or outflow from, certain countries), in which case certain (specific or general) adjustments to the present system will need to be envisaged.” Dalla Comunicazione della Commissione europea alle istituzioni europee
  2. “Seigniorage refers historically, in a world with commodity money, to the difference between the face value of a coin and its costs of production and mintage. In fiat money economies, the difference between the face value of a currency note and its marginal printing cost are almost equal to the face value of the note – marginal printing costs are effectively zero. Printing fiat money is therefore a highly profitable activity – one that has been jealously regulated and often monopolized by the State.” Da Estratto e tradotto dall'inglese, William Buiter, 2007 http://eprints.lse.ac.uk/19733/1/Seigniorage.pdf )
  3. Colignatus: Un metodo corretto per contabilizzare la moneta nel bilancio della Banca centrale
  4. Richard Werner: A new Paradigm in Macroeconomics
  5. http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/programma_trimestrale_emissione/Programma_Trimestrale_di_Emissione_II_Trimestre_2010.pdf
  6. http://www.dt.tesoro.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/debito_pubblico/elenco_specialisti/Elenco_Specialisti_Titoli_di_Stato_8_febbraio_2010.pdf
  7. Révélation$ di Denis Robert, 2000 – Traduzione italiana di Marco Saba: “Soldi, il libro nero della finanza internazionale” 2002 http://www.libreriauniversitaria.it/soldi-libro-nero-finanza-internazionale/libro/9788889091067 e database di 38000 controparti in clearstream http://www.scribd.com/doc/29423114/38-000-Clearstream-counterparties-2004

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