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Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

mercoledì 27 ottobre 2010

Banche belghe sotto sorveglianza, possono minare stabilità Paese

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?chkAgenzie=TMFI&id=201010251623444322#

Diana Bin
Banche belghe sorvegliate speciali del Comitato dei rischi e delle istituzioni sistemiche (Crefs). La banca centrale belga ha annunciato oggi che quindici istituzioni finanziarie, tra cui le quattro principali banche del Paese, sono state poste sotto controllo prudenziale dell'Autorità, in quanto la loro evoluzione e le loro difficoltà "potrebbero presentare un rischio per la stabilità del sistema finanziario belga".

Le banche in questione sono Fortis, Dexia Banque Belgique, Ing Belgique e Kbc Bank, ma nel mirino del Crefs sono finite anche 4 società di assicurazione (AG Insurance, Axa Belgium, Ethias et Kbcssurances); due società finanziarie (Dexia Sae Kbc Group), la holding delle assicurazioni Ageas; quattro operatori finanziari (Euroclear Bank, Euroclear Sa, Euroclear Belgium (Cik. Sa/Nv) e Bank of New York Mellon).

Il Comitato dei rischi e delle istituzioni finanziarie sistemiche è stato istituito il 2 luglio scorso e si è riunito oggi per la prima volta. Missione: sostituire il Comitato di stabilità finanziaria e assicurare il controllo prudenziale delle istituzioni la cui attività è in grado di influenzare l'intero sistema belga.

Proprio sulla base dei criteri indicati dalla legge, il Crefs ha identificato i quindici gruppi che, come indica la banca centrale, "saranno tenuti a sottoporre i loro progetti di decisione strategiche". Se questi dovessero andare "contro" una gestione sana e prudente o fossero "suscettibili di avere una incidenza negativa sulla stabilità del sistema finanziario, il Crefs avrà il potere di opporvisi".

Dopo la notizia il comparto bancario europeo, già sotto tono dalla mattinata, continua a restare debole (STOXX Europe 600 Banks a -0,26%). A piazza Affari i titoli del settore risentono anche dell'annuncio del maxi aumento di capitale da 2 miliardi del Banco Popolare.

Ma a pesare sulle nostre banche contribuisce anche un articolo del Financial Times, secondo cui gli istituti italiani, in vista dell'adeguamento dei propri requisiti patrimoniali alle nuove regole di Basilea 3, potrebbero dover tagliare il payout per non dover chiedere agli azionisti nuovi capitali.

Le nuove regole di Basilea che entreranno in vigore dal 2013 hanno però un periodo di transizione fino al 2019. Nell'articolo si dice che il payout sarà dimezzato rispetto agli standard pre-crisi per evitare di ricorrere ad aumenti di capitale. Nelle sue stime Equita ha ipotizzato un payout del 35%, ancora ragionevole per dare un dividendo accettabile agli azionisti e al tempo stesso consentire un progressivo accumulo di capitale.

A guidare i ribassi sul listino milanese è proprio il Banco Popolare (-4,6% a 4,0975 euro), su cui diversi broker hanno abbassato il proprio giudizio. Male anche Mps (-3,31% a 1,05 euro), intervenuta per smentire l'ipotesi di avere a sua volta allo studio un aumento di capitale, Ubi (-2,53% a 7,72 euro) e Intesa Sanpaolo (-2,73% a 2,5875 euro). Limita le perdite Unicredit (-0,73% a 1,891 euro), in attesa del Cda in agenda per domani.

sabato 9 ottobre 2010

Il professor Antonio Caracciolo scrive:

Fonte: http://www.stampalibera.com/


Il professor Antonio Caracciolo scrive:

Apprendo adesso dell’esistenza di “Stampa Libera” perché mi sono accorto che “Stampa Libera” ha ripreso un mio ultimo post (su Wilders): ne sono lieto. Ma apprendo con stupore del problema Fastweb, con cui ho anche io strani funzionamenti: da quando sono ritornato dalle ferie mi cade spesso la linea telefonica e la connessione internet. L’ultima ieri sera. Stamattina, quando la linea è ritornata ho telefonato dicendo che potrei accettare qualcuno delle numerose offerte che ricevo ogni giorno… Dicono che hanno resettato la centralina e che adesso dovrebbe funzionare tutto regolarmente. Speriamo! Ma il fatto che “Stampa Libera” denunci di essere deliberatamente “boicottato” da Fastweb è cosa inspiegabile (cosa è Fastweb?…) e prego di andare a fondo, prima di trarre conclusioni allarmistiche per tutti noi.

Altro tema: il mio nome (Antonio Caracciolo) è forse noto per una mia vicenda con Repubblica che mi aveva diffamato, pubblicando in prima pagina un articolo dove dicevano che io IN OTTOBRE avrei tenuto lezioni all’Università di Roma La Sapienza, dove insegno, su problematiche che si inventavano loro, ovvero travisano in modo assai grave. In conseguenza di ciò sono stato sottoposto a procedimento disciplinare, comparendo il 13 gennaio 2010 davanti al Colleegio di Disciplina del Consiglio Universitario Nazionale, dove sono stato ASSOLTO CON FORMULA PIENA, non esistendo né il FATTO (che io in ottobre tenessi lezioni di qualsiasi genere: infatti il mio corso era terminato in maggio) né il DIRITTO (in quanto viva iddio esistono ancora gli artt. 21 e 33 della costituzione)… Per farla breve, e richiamare l’attenzione di STAMPA LIBERA è successo che mentre prima tutti o quasi i giornali erano concordi nel dare addosso al “mostro”, non ne hanno poi voluto sapere di pubblicare la notizia della mia assoluzione… (grassetto della Redazione)

Contro Repubblica ho avviato azione civile risarccitoria, ma sembra che evitino deliberatamente di ricevere la notifica della citazione… La Causa (pure in loro assenza) avrebbe dovuto iniziare il 29 settembre, ed ero per questo rientrato dall’estero, ma ecco come funziona la giustizia civile italiana: ho letto sulla porta del giudice questo cartello: tutte le udienze odierne sono rinviate al 15 aprile 2011…

E poi dicono che Berlusconi ce l’ha con i giudici!

Dalla redazione:

Per quanto riguarda la questione del boicottaggio di Stampa Libera, devo evidenziare che non solo Fastweb, ma anche Libero ci boicotta a detta dei commenti dei lettori.

Poi se cliccate in internet Stampalibera, su Google, vedrete che dopo un paio di link è il vuoto. Dove sono andati a finire tutti gli articoli di Stampa Libera compresi quelli cliccati migliaia di volte?? Doveroso anche ricordare che all’inizio delle nostre pubblicazioni pur con centinaia di lettori sia Google che Yahoo stranamente non ci rilevavano…

Non aggiugo altro per decenza.

LB

Del piacere, dell'impegno, della (tossico)dipendenza, della Madonna. Di NForcheri

‎”Il piacere è una condizione dell’impegno, e viceversa. Perché c’è del piacere nell’essere impegnati, mentre l’impegno dà la possibilità di continuare a provare piacere. (…) Il piacere non è elitario e non ha nulla a che vedere con gli eccessi, ma piuttosto ha a che fare con la misura, con quel buon senso che si dovrebbe applicare in tutti i momenti della nostra vita.” Da “Le conseguenze del piacere”, Slow Food


E invece la struttura del potere economico che fa? Diseduca a impegno e piacere, e costringe a meccanicità e dis-piacere. Dà il CIUCCIO, surrogato del piacere/amore, a una massa di adulti infantilizzati dal consumo rapido, junk, vuoto, parassitato da tanto spam. L’osservazione vale sia per il junk food anemico, sia per i farmaci chimici raffinati e taroccati, pallide fotocopie ma brevettate dei principi attivi presenti in natura, ai surrogati dell’amore ovunque – lo svilimento di sesso e amore nel mercato pornografico, il mercanteggiamento usuraio e surrogato dello stesso ormai diffuso nella società intera, basti aprire un programma di posta qualsiasi per imbattersi in pubblicità fotografiche di tizi e tizie pronti al consumo facile conseguente a incontri rapidi sul net.






Dando il ciuccio alla massa, il potere stecnoeconomico, la infantilizza, la fa regredire in quello stato di DIPENDENZA che manifestandosi nella persona adulta, diventa TOSSICODIPENDENZA. Un dipendente funziona nella modalità del cervelletto, della manipolazione e del ricatto. Ti do il ciuccio, se. Faccio il bravo se mi dai il ciuccio. Ergo, modalità normale: predatoria.

Come minimo siamo tutti dei (tossico)dipendenti latenti, quando non conclamati, dalle varie droghette: dal caffé alla televisione, dallo zucchero raffinato alle varie cola, dall’alcol alle farine bianche e vecchie, dai film che non superano il cervelletto – scappare o attaccare – di cui ci inonda la televisione, alle pubblicità mercificanti di donne uomini e bambini che ci rimbecilliscono con messaggi subliminali per assumere sempre pù ciucci. Tossicodipendenza che ci toglie qualsiasi gusto per impegno e creatività (sostituiti da violenza e apatia), i veri substrati del piacere e della realizzazione delle persone.




Una pirlamide alla madoff – o meglio, alla sant’antonio - dove la cupola controlla una base di drogati che se non hanno il ciuccio, si incazza. Una pirlamide che inventa sempre più ciucci per tenerci buoni, come il fluoro nell’acqua e altri finti calmanti – dalle pasticche alla giornata imbrigliata – surrogati di piacere/amore. Lo spacciatore è quello stesso potere stecnoeconomico che ci ha indebitato dalla nascita, taroccandoci l’amore. L’ingrediente di cui è fatta questa droga è assenza di amore – o finto amore - e il contrario del DONO, fluido contagioso che si diffonde in tutti i settori della società portando intrinsecamente con sé la gabella, il dazio, il bollo, il tasso, il FURTO, cioé l’interesse che rende tutti INTERESSATI, togliendoci la capacità non solo di barattare, ma di donare, come fa la natura quando ci regala i suoi frutti spontanei – laddove l’humus è ancora buono – o quando quintuplica quantità e qualità solo per effetto di cura, attenzione, ascolto, insomma amore.


Questa pirlamide stecnocratica è la piramide del culto della morte e dell’assenza di amore. L’Italia era in questo il paese più SFIZIOSO d’Europa, in quanto sulla scorta di IRI ed economia di famiglia, di paese, oramai scomparse, il suo lavoro si basava su amore, attenzione, tradizione, ricca cultura, ATTACCAMENTO ALLA TERRA: arrivando da oltralpi si sentiva quel qualcosa in più, un qualcosa d’ineffabile, lo sfizio, che con il tempo va via via scomparendo, talvolta trasferendosi ma mal trapiantato, artificiale e rarefatto, in alcune isole per ricchi in nordeuropa.


Lo SFIZIO, parola nodale della nostra lingua, non a caso difficilmente traducibile, rappresenta quel surplus di amore e di attenzione, di originalità e di praticità, che era tipico e concretizzato nel made in italy, un made in italy oramai scomparso e dissanguato dalla cupola finanziaria della pirlamide attraverso le sue multinazionali, e le cui ricchezze sono state travasate altrove.


Questa perdita del piacere, e scippo dello sfizio, ad esempio, si è manifestata nella mia ricerca di una macina granaglie per produrre farina: solo dopo vario peregrinare per lunghi mesi, ho finalmente trovato UNA MARCA, la KITCHENAID ®, distribuita dalla ALESSI, i cui diritti sono arraffati dalla Whirlpool - azionisti i soliti AXA, BARCLAYS, FMR ecc. – che vende un robot da cucina a 579 euro al quale bisogna aggiungere il macinagranaglie a 200 euro!!! Nella patria della farina macinata fresca e dell’invenzione della pasta, dove tutti hanno il ricordo di una nonna intenta a fare la pasta in casa con la farina FRESCA, NON SI TROVA UN MACINAGRANAGLIE dal prezzo abbordabile, bisogna andare in Germania per comprarlo!!!




Questa è solo una delle varie sfaccettature dell’alienazione e prigionia in cui l’Italia versa: sotto il giogo di alcuni produttori di pasta famosi, e quindi dei loro finanzieri/strozzini foresti, hanno deciso di farci sparire uno strumento così elementare per renderlo carissimo a vantaggio di una ditta forse fintamente USA che utilizza probabilmente il nostro know how, secondo il modello di furto di brevetti e know how CON TECNICHE FINANZIARIE FRAUDOLENTE, l’ultimo esempio magnificato dai media è l’acquisto di una industria strafallita – la Chrysler – con il REGALO del nostro sapere e brevetti da parte di quella meretrice che è diventata la FIAT. In tutti i più svariati settori dell’economia nostrana, il modello è lo stesso.

Fino al massacro silenzioso degli alberi pubblici voluto dai finanzieri della MONSANTO, SYNGENTA, NOVARTIS, BAYER ladri di vita e di semi, strozzini usurai criminali burattini in mano al diavolo che si accaniscono sul pinus pinea – pino domestico da pinoli – gli eucalipti, i platani, le palme – secolari, fatti sparire da tutti i comuni dello stivale, assieme ad altre varietà di piante e di flora spontanea massacrate dai diserbanti, sostituite dal giustamente chiamato prato “inglese”, asettico, artificiale, letale per il suolo e BRUTTO.

E i nostri politici che fanno? Ignorano, fanno orecchie da mercanti, si sentono impotenti, di quella impotenza che poi sfogano su donne e natura per tirarsi temporaneamente su, oppure si inebbriano con i vari ciucci. E le nostre donne che fanno? Hanno perso la trippa per urlare la vergogna? Hanno perso la forza per sgridare i loro maschi impotenti/arroganti? E le mamme, hanno perso la loro autorità primordiale, quella della saggia/strega/amante/ostetrica di fronte al bambino/potente di turno che va redarguito e punito “all’impegno forzato” quando si comporta male? Dov’è finita la maternità universale? Maltrattare madreterra equivale a maltrattare la mamma universale, la mamma che c’è in tutti noi e che nel maschio è negata, nella femmina soffocata.


La terra del culto mariano per eccellenza è messa male: costretta a rivendicare chiaro e forte il crocefisso nei luoghi pubblici dopo l’ingiusto attacco da Strasburgo, dimentica la sua vera religione/cultura, quella atavica da cui proviene, fatta di madonne che guardano adoranti il bimbo, simbolo per eccellenza del DONO.

Consiglio di ricospargere la penisola di icone di questo amore adorante, chissà che non ci riporti fortuna e non ci aiuti a lottare contro il culto luciferino in cui stiamo annegando. Non solo Madonne adoranti, ma anche Madonne autorevoli che con un’occhiata rimettano in riga il bambino capriccioso, insicuro, dipendente, frustrato con una dose di amore vero.

Forza donne.

Nicoletta Forcheri
10.10.10

venerdì 8 ottobre 2010

Di chi è Mediaset? E di chi è Fininvest?

Fonte: http://www.mediaset.it/corporate/chisiamo/azionariato_it.shtml
Fininvest ha il 38,62% di Mediaset. A chi appartiene il resto? E a chi appartiene Fininvest?

Dico solo che per ottenere il bilancio di Fininvest, bisogna passare dalla trafila di segnalarsi e ottenere – Dio volendo – il codice del giorno http://www.fininvest.it/it/info_finanziarie/bilancio .




NF

venerdì 1 ottobre 2010

Un acquirente "amico" per la Tirrenia


De Gregorio (PdL) propone l’italo-americano Cerone ma lo spezzatino dell`azienda pubblica è dietro l`angolo

Andrea Angelini

Con 268 voti a favore, 210 contrari e 1 astenuto (più 151 assenti) la Camera ha approvato il decreto legge in materia di trasporti che contiene le nuove norme sui pedaggi autostradali e le misure relative alla privatizzazione della Tirrenia che solo l’incuria e il menefreghismo della politica, probabilmente perché c’era poco da mangiarci sopra, hanno trascinato nel baratro. Un gruppo che un tempo era florido e che nonostante tutte le difficoltà assicurava il collegamento del continente con le isole.

Un baratro al quale ha sicuramente contribuito la gestione, all’insegna più che altro della difesa dell’esistente, condotta dal suo amministratore delegato, Franco Pecorini, rimasto in carica per ben venti anni; un record difficilmente battibile che ha resistito al ciclone di Mani Pulite e ai governi di centrodestra e di centrosinistra della Prima Repubblica. Purtroppo, come spesso è successo, questa ignavia nel settore pubblico e i disastri che ne sono seguiti in un settore strategico per la nostra economia, verranno fatti pagare ai cittadini che saranno costretti ad accettare l’arrivo di un privato che, trovandosi in una situazione di monopolio di fatto, non potrà che imporre le proprie tariffe e guadagnarci sopra cifre esorbitanti, senza che il governo e l’Unione Europea abbiano qualcosa da obiettare.

Così, con uno sguardo al futuro, il senatore Sergio De Gregorio (ora nel PdL) e il deputato Amato Berardi, entrambi fondatori del movimento “Italiani nel Mondo”, hanno consegnato un’offerta di acquisto per la compagnia di navigazione alla Banca Rotschild di Milano, scelta come consulente dal Tesoro. L’offerta è stata presentata per conto dell’imprenditore italo-americano Antony Cerone che ha scelto lo studio legale Libonati-Jaeger per rappresentarlo e per trattare anche con il Commissario Straordinario incaricato della procedura di dismissione, ossia della vendita.

De Gregorio ha cantato le lodi di Ceroni, nato negli Usa da famiglia napoletana, che guarderebbe

alla Tirrenia come ad “una entusiasmante possibilità di investire nel Paese di origine dei suoi familiari”. Sulla carta, sarebbe insomma la classica rivincita dell’immigrato che ha fatto fortuna all’estero e che ritorna con le lacrime agli occhi al paesello natio. Negli Usa attualmente Cerone si occupa di logistica e di trasporti anche marittimi e sarebbe in grado di affrontare da solo lo sforzo finanziario necessario. Ma forse, consapevole della necessità di avere le spalle coperte, ha unito le proprie forze a quelle del finanziere Abraham Morris e di una banca d’affari di proprietà della Ama (American Marittime Association) che è specializzata nella ristrutturazione di compagnie di navigazione in crisi in tutto il mondo.

Il timore, peraltro fondato viste le esperienze del passato, è che la privatizzazione della Tirrenia, dopo le dichiarazioni roboanti dei primi tempi e dopo gli impegni assunti con i sindacati e i dipendenti, naufragherà di fronte alle prime difficoltà di gestione. Così assisteremo al classico spezzatino con tanti piccoli avvoltoi che si avventeranno sulle carcasse dell’ex gruppo pubblico e finiranno ognuno per gestirsi le proprie e limitate rotte. Quelle interne ovviamente. Mentre i collegamenti con gli altri Paesi europei verranno gestiti da società concorrenti estere. Davvero una bella fine per una società che poteva essere un gioiello.

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