Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

lunedì 24 gennaio 2011

Il soldato d'inverno, Mike Prysler

Adesso l'Irlanda stampa da sé gli euro

Il taglio dell'articolo ovviamente non ci va, ma il contenuto è molto interessante. L'Irlanda sta stampando euro per il tramite della sua banca centrale, per procurarsi la liquidità necessaria per ripagarsi i suoi debiti...

NF

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it * di Matteo Cavallito * 19 gennaio 2011

Costosi e insufficienti, i fondi europei non bastano più. Ma Dublino ha trovato una soluzione: riprendere a battere moneta. Anche se si tratta di quella continentale
Per mesi l’Europa ha affrontato la crisi del debito sovrano vivisezionando il problema sotto ogni punto di vista. Si è discusso ampiamente di fondi di salvataggio e di effetto domino, ma anche del possibile ridimensionamento di Eurolandia e delle linee guida del nuovo patto di stabilità. Ogni ipotesi è stata valutata cercando una risposta alla peggiore crisi collettiva dei conti che il Continente ricordi. Eppure nessuno si era accorto di quanto la soluzione fosse semplice. Altro che ristrutturare i debiti con complessi piani lacrimosi e sanguinolenti. Meglio, molto meglio, ridurli drasticamente nel modo più ovvio: stampando a casa propria miliardi di euro. Chiaro, è solo una battuta di cattivo gusto. Peccato però che non faccia ridere. Anche perché tutto questo sta accadendo davvero: in Irlanda, ovviamente.
La notizia riportata in questi giorni dal quotidiano di Dublino Irish Indipendent è a dir poco sorprendente, almeno quanto il fatto che nessuno da Bruxelles a Berlino abbia ancora alzato la voce. La banca centrale irlandese sta finanziando un ambizioso piano di prestiti da 51 miliardi di euro stampando da sé il denaro necessario. Proprio così. Nel mese di novembre, l’ultimo per il quale sono disponibili le cifre, i prestiti concessi dalla Bce sono calati da 136,4 a 132 miliardi di euro. L’istituto centrale irlandese, battendo da sé moneta, ha erogato invece 6,4 miliardi in più a favore delle banche private del Paese. Un portavoce della Bce, riferisce l’Irish Times, ha confermato tutto spiegando, in sostanza, che Dublino può stampare tutti gli euro che vuole a patto che la banca centrale europea ne sia informata.
“Lasciamo che la Grecia stampi gli euro, lasciamo che li stampino l’Italia, la Spagna, il Portogallo e il Belgio”, commenta su Business Insider l’analista di Sitka Pacific Mike Shedlock. “Fintantoché si può contraffare (sic – ndr) denaro senza che alla Bce importi, perché ogni Paese non dovrebbe stampare abbastanza euro per ripagare il suo debito? Ogni nazione potrebbe diventare ‘debt free’ nel giro di pochi secondi. Spero cogliate il sarcasmo. Perché questo è un pendio incredibilmente scivoloso e mi stupisce che la Germania non si metta a strillare”. Difficile dare torto a Shedlock, soprattutto alla luce delle implicazioni finanziarie e politiche della strategia irlandese.

Alla vigilia del vertice Ecofin, il ministro economico di Dublino Brian Lenihan si è pubblicamente lamentato delle condizioni di prestito cui è soggetto il suo Paese, chiamato a versare un interesse medio annuo del 5,8% all’Ue e al Fondo Monetario internazionale sui 67,5 miliardi di euro che gli sono stati garantiti. Un’affermazione che suona come un’implicita giustificazione. Come a dire: per risparmiare sugli interessi meglio produrre in casa un po’ di denaro liquido. Tutto perfettamente logico se non fosse che una simile scelta si traduce in una spinta inflazionistica scaricata sull’intero continente. E che dire di fronte alla logica tentazione cui potrebbero essere soggette le altre economie in difficoltà? Ad oggi la Bce ha autorizzato Dublino contando sul fatto che qualche miliardo di euro in più non dovrebbe avere alcun impatto rilevante sul valore della moneta unica. Ma cosa accadrebbe se gli altri Paesi in crisi avanzassero richieste simili? Davvero la Banca centrale avrebbe ancora l’autorità e la possibilità di rispondere negativamente?

Tutte domande prive di risposta, e proprio per questo decisamente inquietanti, che si riproporranno con forza qualora la situazione dei conti pubblici dovesse peggiorare ancora. Una buona notizia, se non altro, viene oggi da Madrid dove si è conclusa positivamente l’ultima asta sui titoli di Stato a 12 e 18 mesi: 5,54 miliardi complessivi di obbligazioni cedute a tassi medi del 2,94 (12 mesi) e del 3,36% (18 mesi) che segnano così il primo calo degli interessi dallo scorso mese di ottobre. Gli spread tra i rendimenti delle obbligazioni della periferia europea e i bund tedeschi si mantengono relativamente stabili mentre il prezzo dei credit default swaps (misura di fatto del rischio bancarotta sovrana) sono aumentati leggermente (+10 il Portogallo, +9 l’Irlanda, +14 la Grecia, segnala l’ultima analisi di Markit). In attesa che sia raggiunto un accordo sull’ampliamento del fondo salva Stati, la Bce si conferma intanto un ottimo cliente per i bond nazionali. In settimana l’istituto centrale ne ha acquistati 2,313 miliardi contro i 113 milioni della settimana precedente.

giovedì 20 gennaio 2011

La generazione senza futuro fa il bunga bunga. - Crisis

La generazione senza futuro fa il bunga bunga. - Crisis

lavoro_precario.jpg Per dirla alla Nanni Moretti, facciamoci del male. Solo così si può definire l'impulso folle che mi ha spinto a sorbirmi circa metà del famigerato documento della Procura. E ho scoperto che non è un faldone giudiziario, ma un trattato sociologico: uno specchio perfetto della società italiana in questo buio momento di crisi. Ecco le mie riflessioni sparse, così come sono arrivate nel corso della lettura.

- Polizia e Forze dell'Ordine. Sono rimasta piuttosto sbalordita nello scoprire la cura e il senso di responsabilità che le Forze dell'Ordine impegnano quando si tratta di minorenni. La legge italiana è evidentemente ferrea ed assai protettiva. Ci si preoccupa persino se la stanza in cui il minore è seduto sia "idonea" ad ospitarlo, oltre a sbattersi per cercare giudici minorili di turno alle tre del mattino e strutture di accoglienza. Il tutto mentre la "delicata" minore in questione tenta di convicere il poliziotto a rilasciarla in cambio di una scopata, ma tant'è, ci saranno abituati.

- Berlusconi. Non vengono riportate le intercettazioni del premier (sono riservate), e quindi come in un originale romanzo la sua figura viene tratteggiata solo da ciò che viene detto e fatto attorno a lui. E l'impressione è che sia meramente un oggetto che deve erogare denaro e basta. A nessuna delle persone di cui si circonda frega un accidente di lui, inclusi gli "amici" personali, i quali si preoccupano della sua salute solo perché diventa inopportuno chiedergli soldi quando sta male. Una solitudine assoluta e totale, in cui il suo "vizio" diventa quasi accidentale: non serve neppure a riempire il vuoto.

- Le intercettazioni. Due parole: noiose e imbarazzanti. Non mi riferisco alle parti "osé", già ampiamente riportate dai giornali, ma alle pagine e pagine di, diciamolo, cavoli personali che non si capisce cosa ci stiano a fare in un documento pubblico. Tizia chiede di Caia, parlano di Sempronio, prendono appuntamenti, raccontano dettagli di vita quotidiana, mi ha dato la sensazione di origliare da dietro una porta e ne ho riportato un estremo fastidio. Le intercettazioni sono una cosa per niente piacevole da leggere. Ho smesso per nausea.

- Le ragazze. Qui entriamo nel vivo della questione. Gli aspetti più sconvolgenti sono due: il primo, l'estrema durezza e il bieco cinismo con cui ragazze giovanissime puntano ad estorcere denaro ad un vecchio milionario (e non solo a lui). Sarò io santa subito, tutto ciò è vecchio come il mondo, ma la determinazione con cui delle normali ventenni contano i bigliettoni e cercano di ottenerne ancora con qualunque mezzo poco ortodosso, senza porsi mai una domanda, mi ha sbalordito.

Il secondo aspetto è però quello che mi interessa di più. Al telefono non parlano di borsette firmate: i soldi servono per aprire un bar col fratello, per pagare il mutuo di casa, per mandarli alla sorella al Sud. Ma soprattutto, è evidente (e sto per dire un'eresia) che fanno parte della stessa generazione che ha dato fuoco ai gipponi della Polizia il 14 dicembre scorso. Starò mica scherzando? No. Molte sono studentesse universitarie, e dicono chiaramente di essere consapevoli di non avere alcun futuro. "Una laurea e un calcio in culo", lamenta una, "Prendo 600 euro da precaria", racconta un'altra, "Ma poi cosa me ne faccio dei soldi, io voglio un lavoro" è il mantra collettivo. Senza illusione alcuna.

La generazione senza futuro si ritrova squadernata in tutta la sua amarezza anche nelle fredde pagine ministeriali sul bunga bunga, e questo è in assoluto lo scoop dell'operazione, molto più dei traffici sessuali. Ragazze che invece di andare davanti ad Arcore col forcone a chiedere diritti vanno dentro Arcore in minigonna a chiedere quattrini, ma vi assicuro che la molla che le spinge è proprio la stessa. Lui è il pezzo grosso, lui è il responsabile in fondo della mia situazione, lui deve provvedere. E' chiarissimo questo pensiero sottostante.

Ora qualche indignato sosterrà che c'è una bella differenza tra i bravi ragazzi che protestano sui tetti e le zoccolette del bunga bunga. Ah si? Beh, allora l'ingenuo è lui. Quando un'intera generazione di giovani viene privata di qualsiasi prospettiva ne succedono di ogni, per dirla in tema. I più acculturati protestano e progettano rivoluzioni, tutti gli altri cercano di sfangarsela con ogni mezzo a disposizione, e la raccomandazione, il leccaculismo, le cene sexy sono solo alcune delle tante strade che un giovane disperato può intraprendere per cercare di aprire qualche porta. E siamo solo alle prime battute: quando capiranno che non hanno futuro comunque, che è tutto comunque una lotteria, che la prostituzione fisica o intellettuale non porta a nulla, quali altre e più drammatiche opzioni sceglieranno?

E no, al momento non scommetterei sulla rivoluzione.

xx

Sunshine Award 2011, la classifica di Stampalibera

Rigraziamo di cuore Barbara di dadietroilsipario per aver segnalato Stampa Libera tra i 12 migliori blog meritevoli del premio Sunshine Award. E' un onore, dopo un tempo così relativamente breve trascorso dalla nascita di questo progetto, poter ricevere l'apprezzamento di chi, come noi, condivide la necessità di creare una rete informativa alternativa a quelle ufficiali. Non si tratta di contestare, ma di aiutare a svelare i meccanismi inconsci della propaganda e soprattutto contribuire al risveglio delle coscienze. Costruire un'alternativa positiva alla portata di tutti (non lamentarsi della realtà esistente) è il modo migliore per cambiare veramente noi stessi e, con noi, il mondo che ci circonda. Il fatto che la classifica Sunshine Award sia redatta nella forma del passaparola tra blog la rende molto accattivante e democratica, perché rappresenta un ottimo sostegno reciproco tra blog indipendenti ed autonomi tra loro. La caratteristica positiva di Stampa Libera segnalata, in questo caso, è la grande pluralità di argomenti trattati e di articoli pubblicati. Fornire un'alternativa plurale e di qualità è il nostro obiettivo costante, dunque prendiamo atto positivamente delle parole gentili a noi indirizzate. Noi ricambiamo di cuore e a nostra volta segnaliamo prontamente i 12 siti web per noi meritevoli del nostro e altrui interesse, scusandoci in anticipo per i molti che non potranno essere segnalati, ma di cui apprezziamo enormemente il contributo e l'impegno.

mercoledì 19 gennaio 2011

Marra prepara appello alla Grande Camera della Corte europea di Strasburgo avverso la sentenza con la quale condanna l'Italia per lentezza nei pagamenti

DI 480 PRECEDENTI SENTENZE DI CONDANNA DA PARTE DELLA MAGISTRATURA ITALIANA.
In relazione alla nota sentenza (disponibile qui in italiano: traduzione di Nicoletta Forcheri, per incarico dell'Avv. Marra) con la quale la Corte di Strasburgo il 21.12.2010, ha condannato l'Italia a risarcire a 480 ricorrenti (pendono altri 3.200 ricorsi analoghi sempre dell'avv. Marra) i danni per ritardo nel pagamento di precedenti sentenze di condanna della magistratura italiana, l'avv. Alfonso Luigi Marra annunzia che proporrà al più presto appello per i seguenti motivi:
-1) La Corte di Strasburgo è assurdamente ancora più lenta della giustizia italiana: una lentezza che vanifica la sua funzione di controllo perché il ritardo con il quale assume le decisioni consente alla giustizia così 'controllata' di continuare a perpetuare indisturbata le sue violazioni per anni.
Nella fattispecie la sentenza della Corte di Strasburgo è del 21.12.2010, mentre 300 dei 480 ricorsi sono stati depositati nel 2007, e i restanti nei primi mesi del 2008, per cui le cause sono durate in media circa 3\4 anni.
-2) I primi ricorsi dell'avv. Marra contro l'Italia risalgono al 1992, epoca in cui depositò, contro l'Italia, per varie violazioni, a partire dalle richieste di risarcimento delle lungaggini processuali, circa 2.000 ricorsi che furono dichiarati tutti irricevibili.
Da allora vi è stato un lavoro continuo, sia in sede politica (vedi doc. 45, del 28.11.1997: Circa il fatto che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo è una tigre di Carta; e doc. 103, dell'11.1.2005: Deficit di europeità della Corte Europea), che in sede giudiziaria, sia nazionale e che europea.

sabato 15 gennaio 2011

Le solite coincidenze

Ricordate lo "strategismo" di cui ha parlato la Littizzetto domenica scorsa in seguito allo spot di Marra con la Arcuri?

Ebbene Marra ha ricominciato, e appena due giorni dopo la pubblicazione del suo spot con Lele Mora, quest'ultimo viene coinvolto nelle indagini di incoraggiamento alla prostituzione minorile assieme a Emilio Fede e a Berlusconi (caso Ruby, l'ennesimo): troppa coincidenza...
Ricordo che due giorni dopo l'editoriale della Ida Magli sul Giornale a proposito di signoraggio, il Premier ricevette una duomata sui denti.

IL RE E' IGNUDO.

Nota bene: il libro ha due chiavi di lettura, una sociologica e l'altra ECONOMICA. Nota bene: Marra è avvocato noto per le sue invettive contro le banche e i suoi scritti contro il signoraggio... Si potrà opinare sul gusto dello spot, secondo me fatto appositamente in un linguaggio semplice e in uno stile al limite del pacchiano, per raggiungere il cuore del maggior numero di persone, ma sui fatti no, su quelli no.

A buon intenditor...

Nicoletta Forcheri

venerdì 14 gennaio 2011

ULTIMI CAPITOLI EX BRITANNIA, SVENDITA TIRRENIA

15/01/2011 12:33

 Gentile On ci siamo incontrati al convegno del forum antiusura a MIlano a novembre, assieme a Marco Saba, autore del libro Moneta NOstra. Le scrivo per richiamare la Sua attenzione che nell'ultimo capitolo svendita italia ex britannia, quello della Tirrenia, la banca rotschild e il commissario straordinario si rifiutano di fornire lo stato patrimoniale, la distinta dei debiti e dei crediti della società in vendita persino ai candidati all'acquisto. Il che presuppone, innanzitutto che sanno già a chi svenderanno, secondo che stanno violando pesantemente le leggi della costituzione, terzo che come minimo ci sono tanti illeciti nascosti, tipo finti debiti, sperperi appositi, frodi tipo derivati e altri strumenti fraudolenti a vantaggio dei soliti noti. Potrebbe fare una interrogazione? Richiamo ugualmente l'attenzione sul fatto che nella vicenda Tirrrenia, esattamente come in quella Alitalia, di massimo inestimabile valore sono LE SLOT, acquisite le quali, il paese sarà definitivamente occupato nei cieli, nei mari e nelle risorse della terra e del sottosuolo.


Nicoletta Forcheri

giovedì 13 gennaio 2011

Alfonso Luigi Marra: a Malcom Pagani e a Il Fatto Quotidiano circa il Signoraggio

Risposta di Marra alla sua intervista Sul Fatto quotidiano:
Hai visto che tergiversi? Io ti contesto di aver cambiato, in quell’intervista, prima ancora che le mie risposte, le tue domande (allo scopo di far apparire strane le mie risposte), e tu, dopo aver detto che, per dimostrare che ho torto, mi invierai la registrazione dell’intervista, poi non me la mandi? Perché non lo fai? Dovresti: tu sei un democratico, un trasparente, un esponete della civiltà degli ‘onesti’ (scusa le virgolette, ma così è il titolo del mio libro). O c’è qualcuno nel giornale che non te lo consente? Tuttavia può bastare, non ti voglio ‘stringere’ più di tanto, e questo – bada – non perché se fosse il caso non lo farei, ma perché se lo facessi sarei iniquo.
Iniquo perché – quanto al tuo giornale e agli altri giornali della sinistra – ti sei tutto sommato comportato meglio tu degli altri, anche se poi ti sei fatto prendere la mano dal ‘gioco al peggio’ al quale si è perlo più ridotto oggi il giornalismo. Hai fatto più degli altri perché ci sono casi in cui persino parlar male è meglio che tacere, e il mio è uno di questi. Sai infatti (guarda ora cosa svelo a te e tutta la sinistra) qual è uno dei motivi per cui – magari vi sono simpatico e molti dei miei antichi compagni mi vogliono persino un gran bene – ma tuttavia mi considerate oggettivamente un nemico e un nemico dei vostri interessi di fondo? Ebbene uno dei motivi – il principale – è in un equivoco.
Un equivoco che, giacché ci siamo, e neanch’io ritengo sia il caso di star qui a litigare, ti sarei grato se mi dessi una mano a chiarire, magari dalle pagine del tuo giornale. Vedi, la sinistra – a partire da quella nella quale, non militavo, ma vivevo io quand’ero ragazzo – coltiva da sempre una visione nobilmente ‘robinhoodiana’ dell’economia. Una visione in cui le tasse sono il modo per togliere ai ricchi e dare ai poveri o, più scientificamente, per ridistribuire il vecchio ‘plusvalore’ di cui certi ristretti ambiti sociali si appropriano in misura eccessiva in virtù di meriti ai quali io stesso credo poco (vedi meglio in: Causa della fondazione e ideologia del Partito di Azione per lo Sviluppo).

lunedì 10 gennaio 2011

Marra, circa Fazio, Littizzetto, Pietrangelo Buttafuoco, Lele Mora, Pasqualino Lombardi, e Berlusconi


Cari Littizzetto e Fazio - senza avercela con nessuno e complimentandomi anzi con Littizzetto per la capacità di essere simpaticamente comica persino quando gli argomenti non siano adatti (ho riso di gusto io stesso, per tutto il tempo) - siamo, credo, di fronte ad una disattivazione (collettiva, ma per fortuna ormai in scadenza e con molte eccezioni) della capacità critica: una sapiente disattivazione realizzata dai poteri che controllano i media per fini di dominio della società.

Littizzetto si chiede «che cacchio significa: "strategismo sentimentale che ha rallentato il cammino della civiltà"», e tu Fazio trovi così irresistibile l'asserzione da essere travolto dal riso… Cosa che, del resto, ho ammesso or ora essere capitata anche a me, che evidentemente, pur nel mentre resto così lucido, sono per altri versi diventato (potenza dei poteri) scemo anch'io.
Sennonché, come spiego in un altro spot, «Lo strategismo è una delle fondamentali cause e chiavi di lettura del comportamento, e le sue degenerazioni sono la ragione della sofferenza dell'individuo e della società», nonché, ribadisco, della scarsa evoluzione della civiltà.
Al punto, scrivo ne Il labirinto femminile, che «se il tempo degli egiziani non fu un tempo in cui gli uomini volavano già sulle astronavi da centinaia di migliaia di anni, è appunto dipeso dalla visione strategica e non dialogica delle relazioni umane».
Una cosa che però - ve ne do atto - è difficile da capire, ove non si sappia (e la cultura sia antica che moderna non lo sa) cos'è l'intelligenza, che non è, secondo quanto scrivo dal 1985, una più o meno evoluta capacità di esercitare il pensiero, cosa che sanno fare anche gli animali, bensì una categoria morale, perché consiste nella capacità di svilupparsi passando attraverso lo sviluppo degli altri.
Certe scimmie, cioè, scoprono ad un certo punto - diciamo due milioni di anni fa - i primordi della partecipatività, generosità, altruismo eccetera e, individuati così i primi nuclei di ciò che si configurerà poi come vera e propria intelligenza, iniziano il cammino per diventare genere umano.
Un cammino che sarà però rallentato dalla parallela scoperta della tendenziosità, che è la capacità di sfruttare l'intelligenza ai fini della furberia\prevaricatorietà.

Marra, circa Fazio, Littizzetto, Pietrangelo Buttafuoco, Lele Mora, Pasqualino Lombardi, e Berlusconi

Fonte: www.marra.it 
Cari Littizzetto e Fazio – senza avercela con nessuno e complimentandomi anzi con Littizzetto per la capacità di essere simpaticamente comica persino quando gli argomenti non siano adatti (ho riso di gusto io stesso, per tutto il tempo) – siamo, credo, di fronte ad una disattivazione (collettiva, ma per fortuna ormai in scadenza e con molte eccezioni) della capacità critica: una sapiente disattivazione realizzata dai poteri che controllano i media per fini di dominio della società.
Littizzetto si chiede «che cacchio significa: “strategismo sentimentale che ha rallentato il cammino della civiltà”», e tu Fazio trovi così irresistibile l’asserzione da essere travolto dal riso… Cosa che, del resto, ho ammesso or ora essere capitata anche a me, che evidentemente, pur nel mentre resto così lucido, sono per altri versi diventato (potenza dei poteri) scemo anch’io.
Sennonché, come spiego in un altro spot, «Lo strategismo è una delle fondamentali cause e chiavi di lettura del comportamento, e le sue degenerazioni sono la ragione della sofferenza dell’individuo e della società», nonché, ribadisco, della scarsa evoluzione della civiltà.
Al punto, scrivo ne Il labirinto femminile, che «se il tempo degli egiziani non fu un tempo in cui gli uomini volavano già sulle astronavi da centinaia di migliaia di anni, è appunto dipeso dalla visione strategica e non dialogica delle relazioni umane».
Una cosa che però – ve ne do atto – è difficile da capire, ove non si sappia (e la cultura sia antica che moderna non lo sa) cos’è l’intelligenza, che non è, secondo quanto scrivo dal 1985, una più o meno evoluta capacità di esercitare il pensiero, cosa che sanno fare anche gli animali, bensì una categoria morale, perché consiste nella capacità di svilupparsi passando attraverso lo sviluppo degli altri.
Certe scimmie, cioè, scoprono ad un certo punto – diciamo due milioni di anni fa – i primordi della partecipatività, generosità, altruismo eccetera e, individuati così i primi nuclei di ciò che si configurerà poi come vera e propria intelligenza, iniziano il cammino per diventare genere umano.
Un cammino che sarà però rallentato dalla parallela scoperta della tendenziosità, che è la capacità di sfruttare l’intelligenza ai fini della furberia\prevaricatorietà.
Complesse intuizioni che, insieme ad altre, una notte della tarda primavera del 1984, mi portarono alla scoperta del modo di formazione del pensiero, ovvero del modo in cui l’individuo, sotto la pressione delle pulsioni fondamentali, elabora il suo sapere e giunge alla comprensione delle cose, che è poi il vero oggetto di fondo di tutti i miei libri e documenti.
Ebbene, sinceramente senza alcuna doglianza, perché non vi posso certo imputare di essere caduti preda di forme emotive e intellettuali di cui è preda, da quando esiste, l’intera umanità, quello che – non appena i contenuti del libro saranno divenuti più noti – è destinato a divenire un ‘monumento’ sono proprio quei pochi minuti di genuina comicità su quei temi, sia pure, ve ne do atto, in relazione al solo argomento della recitazione di Arcuri, perché quanto al libro, Littizzetto è stata invero più che riguardosa, giungendo anche a dire di averlo comprato e che «magari è bellissimo..».
Fermo restando che mi stupisce che – pur potendosi ovviamente quelle affermazioni condividere o no – non vi abbiano indotto ad un momento di maggiore riflessione gli argomenti di cui all’articolo di due intere pagine di Panorama di venerdì 7.1.2011, di uno che, come Pietrangelo Buttafuoco, asserendo di aver letto il libro e pronunziandosi proprio perché lo ha letto, scrive un articolo interamente positivo, punteggiato da affermazione come:
«..Sottoscrivo il giudizio del Foglio, rilanciato nel web: “Il labirinto di Marra è più affascinante del nuovo romanzo di Umberto Eco”».
Oppure:
«Altro che Umberto Galimberti. Questo è Alfonso Luigi Marra, il più grande. E senza bisogno di copiare nessuno.»
Colgo anzi l’occasione, visto che parla anche di Berlusconi, Eco e Arcuri, per dire precisamente cosa penso rispetto a ciascuno di loro.
Cominciando da Berlusconi, pur non essendo io un berlusconiano, ho intenzione di difenderlo con quanta forza ho, per il semplice fatto che voglio evitare che la società segua di nuovo la logica di scannare platealmente un certo numero di capri espiatori, come nel 94, per poter così continuare a rimanere quella che è, laddove qui si deve aprire un processo culturale, non solo alle banche, ma all’intera avvocatura, magistratura, politica e informazione, oltre che all’intera società.
Non si vede infatti cos’altro si possa fare:
–quando i giudici, e non solo i giudici, si vendono, e sono moltissimi quelli che, in un modo o nell’altro, lo fanno (la burocrazia è una tendenza a rendersi temibili o inaccessibili nei propri ruoli allo scopo di poterseli vendere), per cui, che tu abbia torto o ragione, se vuoi vincere, non puoi fare altro che cercare di comprarli prima che li compri il tuo avversario (conosco bene Pasqualino Lombari, che ha collaborato con me fino a una quindicina di anni fa, e posso testimoniare che era già all’epoca (e come vedo ancora di recente) in regime di affettuosissima amicizia con la stragrande maggioranza dei giudici che contavano, e che da tutti era ricevuto con grande familiarità nonché utilizzato, ma quale strumento di volontà altrui, in tutto quanto accadeva in ambito giudiziario nazionale, e non nei traffici di alcune ‘mele marce’, e che se infine si decidesse a parlare – io non so nulla in dettaglio perché non ho mai avuto propensione ai traffici – dovrebbero mandarlo a casa con le scuse, perché non è certo lui il responsabile del regime di beghe, mene, traffici, brogli, scorrettezze, violazioni, illiceità, lotte intestine, accordi trasversali, congiure, schieramenti, appartenenze, e chi più ne ha più ne metta, che coinvolgono da sempre l’intera magistratura.).
–quando il sistema fiscale è illecito, ed è conseguentemente illecita l’opera della guardia di finanza e dell’intero apparato fiscale (perché frutto del crimine del signoraggio bancario delle banche centrali, nonché del crimine del signoraggio secondario delle banche di credito, peraltro proprietarie delle banche centrali), per cui se non ti sottrai in tutto o in parte non puoi esistere; tant’è che le aziende stanno chiudendo a milioni anche così, figuriamoci se dovessero pagare le tasse per intero;
–quando non c’è altro modo di esercitare l’imprenditoria che quello di violare le leggi, perché il regime è marcio in ogni suo dettaglio ed è una tecnicamente impossibile fola che possano esistere gli imprenditori ‘onesti’; e basti considerare che – non semplicemente il Parlamento italiano – bensì il massimo organo di potere planetario, la Commissione Europea, è così sfacciatamente venduta a chiunque la voglia comprare da avere incredibilmente vietato che si possa sapere se nella cioccolata c’è o no il cacao: cosa che costituisce solo un esempio suggestivo, perché ben altri crimini commettono questi miserabili travestiti da politici al soldo e al servizio del gruppo Bilderberg: emanazione del sistema bancario mondiale;
–quando l’imprenditoria di tutto il pianeta, mentre appunto il pianeta sta schiantando per via dell’involuzione climatica, si applica dalla mattina alla sera, con il concorso di tutti, al rilancio del bene più atrocemente dannoso in quanto inutile e inquinante che vi sia: l’automobile, facendo così dell’attività più perniciosa quella più appetita, laddove – risparmiando moltissimo denaro e risorse, perché gli stipendi non sono nemmeno il 10% dei costi di produzione – bisognerebbe mandare a casa gli operai con dei sussidi pari alle retribuzioni, perché si era detto che le macchine avrebbero liberato l’uomo dalla schiavitù del lavoro, e ora che l’hanno liberato non si può definire questa liberazione ‘disoccupazione’ e trasformarla nel massimo dramma dell’umanità. Cosa che sarebbe facilissima da realizzare se si nazionalizzassero le banche centrali, e cessasse quindi l’obbrobrio dell’acquisto con i buoni del tesoro del denaro prodotto a costo zero dalla banca d’Italia\BCE, eliminando così, oltre alle tasse, ogni problema economico e finanziario (vedi meglio da www.marra.it).
Quanto a Eco, è proprio vero che non l’ho letto e che sono fermo a Omero, Eschilo, Virgilio e Dante, perché le loro opere (incredibile che né la scuola né la società se ne siano rese conto) sono i codici morali che vigono nella società occidentale, nel senso che in esse sono codificate le concezioni di onore, amore, valore, onestà, disonestà eccetera vigenti in tutto l’Occidente.
E non l’ho letto perché ho il pregiudizio che quando un autore è molto noto, e sono quindi anche molto noti i suoi scritti, è segno che o, pur avendone l’intenzione, non e riuscito a migliorare il mondo, o è funzionale al regime.
Quanto infine ad Arcuri, la verità è che – e la mia non è affatto una battuta – le parole che dice, e che ovviamente sono mie, sembrano assurde perché è invece assurdo il conteso in cui sono state dette, perché qui i seri vengono trattati da pazzi, e i pazzi sono assisi sugli scranni dei seri.
Arcuri che è stata estremamente cauta nell’accettare di fare lo spot, e non ha accettato se non dopo aver ottenuto il parere favorevole di persone alle quali ha fatto leggere il libro, oltre, a mio avviso, ad averlo letto lei stessa.
Sempre a mio avviso, la sua affermazione di non averlo letto è stata infatti in realtà dettata dall’intento di prendere le distanze da me e dal libro perché si è spaventata, dal momento che è evidente che dietro a tanta veemenza ci sono forze con le quali non ha ritenuto di poter competere.
Ed è stato vano che io abbia cercato di lanciarle messaggi rassicuratorii ricordandole che «..Sono gli eserciti che si misurano dal numero dei soldati e dal calibro dei cannoni, perché invece i filosofi sono sempre soli, ma non hanno ugualmente mai paura di nessuno perché sanno trovare i loro amici nel cuore stesso dei loro nemici..», perché non ci ha creduto, e ha cercato pertanto di simbolizzare al sistema la sua dissociazione da me dicendo che non ha letto il libro.
Una paura infondata, perché io stesso, che ovviamente capisco che la mia omologazione politica e culturale significa l’omologazione politica e culturale delle mie tesi e una catena infinita di conseguenti cambiamenti, ho dubitato che la società fosse pronta, fin quando, d’un tratto, ho capito che il motivo per il quale in un modo o nell’altro si è rotto il silenzio su di me è che così non vuole più starci nessuno: nemmeno i Rockefeller e i Rothschild, che sono coloro che – attraverso innumerevoli strumenti, tra cui il Bilderberg (dove sono di casa, oltre a moltissimi altri, Prodi, Monti, gli Agnelli e, così si legge in internet, persino Bonino, che proprio per questo sarebbe stata eletta Commissario Europeo) – comandano questa folle tragicommedia planetaria. Perché nemmeno l’immenso potere economico che hanno accumulato riscuotendo, contro l’intera umanità, i proventi del crimine del signoraggio, potrà garantire alle loro vaste dinastie un pianeta di riserva, ora che l’abitabilità del nostro sta divenendo sempre più ardua.
Che c’entra con tutto questo, Lele Mora? C’entra perché è lui che ha fatto il nuovo spot.
Uno spot in cui i libri appaiono questa volta posizionati su un suo antico, bellissimo specchio veneziano con la solita musica di fondo per due o tre secondi. Quindi si spostano entrambi sul lato destro del video e appare, nella metà di sinistra, Lele, che, con tono un po’ enfatico\teatrale dice:
«Specchio specchio delle loro brame di’ pure a costoro che tutto ciò che riguarda Marra è sempre la cosa più brutta del reame..»
Dopodiché, cambiando tono, con tono discorsivo, rivolto a pubblico, continua dicendo:
«.. Non sono un critico, ma poiché Il labirinto femminile è il libro più straordinario che ho mai letto, mi sono offerto, per un euro, di rompere io il silenzio assordante di quelli che dovrebbero parlare, ma forse temono causi gli attesi cambiamenti. Leggilo, è davvero bellissimo..».
Ecco, vedete, amici miei, ribadito che davvero non ce l’ho con voi, e che mi avete veramente fatto molto ridere, e di cuore e con simpatia, secondo me è meglio se lo leggete anche voi.
Cordialmente – perché sono ben conscio del fatto che avete arrecato vantaggio alla diffusione del libro, e che lo sapevate – vi invio i più affettuosi saluti.
10.1.2011
Alfonso Luigi Marra

domenica 9 gennaio 2011

Il Portogallo piazza bond privatamente. Chi compra

Lisbona preferisce evitare la prova del mercato. Sarebbe inevitabile un'altra asta a caro prezzo. Cosi' facendo si evitano garanzie sui rendimenti. A Wall Street si scommette: c'e' lo zampino di Goldman Sachs o della Cina?

Il Portogallo sta gestendo l'emissione di titoli di stato ma, per diversificare la base degli investitori, il processo avverra' privatamente. Lo scrive Reuters citando il portavoce del ministro delle finanze di Lisbona: "Posso confermare che un'operazione sta avendo luogo ma non faremo commenti sull'acquirente", ha riferito all'agenzia stampa.

Nessuna conferma dunque - scrive Reuters - che dietro simili manovre ci sia la Cina. Solo pochi giorni fa era arrivata la conferma da Pechino della volonta' a volere comprare bond dell'Area Euro. Ma sui blog finanziari seguiti da strategist e trader a Wall Street si scommette che ci sia lo zampino di Goldman Sachs.

C'e' chi anche fa notare che si tratta di un modus operandi rivoluzionario: cosi' facendo il Portogallo non affronta la prova del mercato. Il 5 gennaio d'altra parte l'asta da 500 milioni di titoli di Stato a sei mesi e' costata cara a Lisbona: la domanda degli investitori e' stata pari a 2,6 volte l'offerta ma il rendimento e' balzato al 3,686% dal 2,045% dell'asta di settembre. Solamente un anno fa il Portogallo pagava tassi pari allo 0,592%.

sabato 8 gennaio 2011

Bill gates investe nella monsanto

Fonte: http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article13225&debut_articles_rubrique=60# [1]
Nel secondo quadrimestre del 2010 la “Fondazione Bill and Melinda Gates” ha acquistato 500.000 azioni della Monsanto investendo oltre 23 milioni di dollari nella multinazionale.
Lo ha reso noto un sito web di finanza suscitando un’ondata di indignazione tra le organizzazioni di agricoltori e della società civile di tutto il mondo. La “Fondazione Gates” è stata costituita nel 1994 dal fondatore della Microsoft Bill Gates e oggi esercita un’influenza egemone sulla politica globale per lo sviluppo agricolo, riversando centinaia di milioni di dollari su progetti che incoraggiano gli agricoltori dei paesi poveri a utilizzare sementi gm e fitofarmaci della Monsanto. La recente acquisizione delle azioni della multinazionale, però, dimostra che tale attività di promozione è motivata più dalla ricerca di profitti che dalla filantropia.
Lo stretto legame con la Monsanto e altre multinazionali biotech, tuttavia, non è l’unica stigmate dei progetti e delle iniziative multimiliardarie che fanno capo alla “Fondazione Gates” (AGRA, GAFSP, “Feed the Future Initiative”, ecc …).
Un rapporto del 2008 commissionato dalla Banca Mondiale e dalle Nazioni Unite (International Assessment of Agricultural Knowledge Science and Technology for Development – IAASTD) promuove soluzioni alternative ai problemi della fame e della povertà, evidenziandone l’origine sociale ed economica. Secondo il rapporto, l’agricoltura agro-ecologica su base familiare risponde meglio di quanto non faccia il modello industriale esportato dalla Fondazione Gates alle necessità dei paesi poveri ed è in grado di produrre cibo continuando a rispettare il pianeta.
Nelle parole di un’esponente di “Via Campesina”, inoltre: “Nessuna fondazione – quand’anche ben intenzionata – può arrogarsi il diritto di definire le politiche agricole e alimentari di una nazione. La democrazia richiede la partecipazione informata della società civile, affinché questa valuti ciò che è nel migliore interesse della gente”.
La Corte costituzionale tedesca riafferma la validità delle “regole stringenti” sugli Ogm
Pronunciandosi sul ricorso presentato dal Land Sassonia-Anhalt contro la “Legge federale sull’ingegneria genetica”, la Corte costituzionale tedesca ha riaffermato la legittimità e costituzionalità delle misure in essa contenute. La Corte ha riconosciuto che l’ingegneria genetica comporta una modifica irreversibile delle strutture elementari della vita e che è difficile, se non impossibile, arginare la diffusione del materiale geneticamente modificato immesso nell’ambiente. Mancando ancora una conoscenza scientifica degli effetti a lungo termine dell’ingegneria genetica, è compito del legislatore preservare dai possibili effetti avversi delle colture gm i cittadini e l’ambiente, anche in virtù del vincolo di responsabilità che lega le generazioni attuali a quelle future. Resta in piedi, così, l’obbligo per chi contamina coltivazioni tradizionali o biologiche di risarcire i propri vicini, nonché quello di iscrivere le coltivazioni gm sperimentali in un registro di pubblico accesso che ne consenta il costante e trasparente monitoraggio.

giovedì 6 gennaio 2011

L'Europa succursale di Wall Street. Giulietto Chiesa

05/01/2011 - Fonte: megachip


Perché spariscono le “Y”. Una storia che nessuno racconta.

Adesso, vi prego, di fare un piccolo esperimento. Avrete tutti in tasca qualche banconota in euro. Non importa di quale taglio, anche quelli piccoli. Date un’occhiata, sul retro di ogni banconota c’è un numero di serie. Visto? Ebbene, non è solo un numero di serie. E’ una summa enciclopedica della cultura dell’inganno. E della ferocia di quello che lorsignori chiamano il “mercato”, ma che non ha molto a che vedere con il mercato, in cui compratori e venditori sono, in un certo senso, alla pari. Dicevo: numero di serie. Ma non comincia con un numero, bensì con una lettera dell’alfabeto inglese. E qui c’è un primo lucchetto da aprire.
Quella lettera sta per un paese, tra quelli che fanno parte, per ora, della “zona euro”. Adesso vi sfido a trovare una sola banconota da 50 euro che cominci con la Y il suo numero di serie. Se la trovate sappiate che è un residuo sfuggito misteriosamente a una spietata caccia all’uomo, pardon alla banconota.
Le altre, quelle già catturate, cioè quasi tutte, stanno racchiuse in un qualche caveau della banca Centrale Europea. E, se un giorno usciranno, sarà soltanto perché i greci le hanno riscattate con il loro sangue. Letteralmente.
Infatti quella Y sta per Grecia. Voi direte: e perché mai la Grecia l’hanno chiamata Y? Risposta. La ragione è la stessa per cui la Germania l’hanno chiamata X, la Francia sta per U, l’Italia sta per S, l’Austria sta per N, la Spagna sta per V, il Belgio è Z, la P è Olanda, l’H è la Slovenia e così via criptando.
L'obiettivo è di impedire al pubblico, cioè a noi, che queste monete usiamo tutti i giorni, di capire a chi “appartengono” questi soldi. Appartengono è parola impropria. In ogni caso non appartengono a noi, ma alle banche centrali dei singoli paesi, le quali a loro volta non appartengono ai singoli paesi ma alle banche private che ne riempiono i consigli di amministrazione.
In sostanza queste banconote, con la loro bella lettera criptata, sono il contributo che ciascun paese ha dato alla moneta comune europea. Ora si dà il caso che la Grecia è andata in bancarotta. Non ha più un soldo, è in mutande e deve restituire il prestito del Fondo Monetario Internazionale e della X, ovvero Germania, a tassi d’interesse vertiginosi.
Dunque, alla chetichella, cosa fa la Banca Centrale Europea?

martedì 4 gennaio 2011

Quando Pasolini chiese scusa a Pound

di Roberto Alfatti Appetiti - 03/01/2011

Fonte: Area [scheda fonte]
Cosa hanno in comune quell’uomo silenzioso, vecchio e canuto e quell’altro, più giovane e visibilmente emozionato, che gli pone le domande con pudica riverenza?
Per il primo, reduce dalla detenzione nel manicomio criminale di St. Elizabeths di Washington – con l’accusa di aver tradito il proprio paese, l’America, per appoggiare il fascismo – essere in Italia sarebbe già una rivincita. Ma sembra non curarsene, come se non avesse attraversato quell’inferno dalle minuscole dimensioni di uno sgabuzzino. Come se essere uno dei più importanti poeti viventi fosse un dettaglio trascurabile.

L’altro sembra passarsela meglio, si gode l’autorevolezza di regista e narratore conquistata sul campo dopo essersi esposto in prima persona. Dopo aver subìto l’ilarità dei benpensanti e incassato, per ricorrere a un eufemismo, tante pernacchie. Perché in realtà – la realtà piccolo borghese e beghina dell’Italietta – non se l’è vista benissimo. Sin da quel 7 febbraio del 1945 quando, a Porzus, in Friuli Venezia Giulia, una milizia di partigiani comunisti gli aveva massacrato Guido, il fratello diciannovenne, e tutta la Brigata Osoppo, di cui faceva parte, formata da partigiani moderati.
No, moderati loro non lo furono mai, neanche per un istante. Né Ezra, né Pier Paolo. Poeti di valore. Coraggiosi fino all’incoscienza, convinti del fatto che «se un uomo non è disponibile a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o è lui che non vale nulla». Radicali che rivendicano il diritto di scandalizzare. Rivoluzionari conservatori, per usare un ossimoro. Uomini in rivolta contro il mondo moderno, potremmo azzardare citando Julius Evola. Reazionari, forse, se tale definizione può sposarsi a chi ha dedicato la propria esistenza e la propria arte – mescolate col sangue – a combattere la società dei consumi e il capitalismo senz’anima e usuraio. L’industrializzazione dello spirito. A impedire che la vita degli uomini e delle donne venisse ridotta a fiction o regolata dalle mere leggi del commercio. Dalla parte degli ultimi e dei deboli della storia, che si tratti di vittime dell’usura come anche di ragazzi di vita, borgatari nel mondo globalizzato.
Parliamo di due irregolari del calibro di Ezra Pound e Pier Paolo Pasolini, quest’ultimo scomparso il 2 novembre del 1975. Nelle scorse settimane sui giornali non sono mancate, puntuali quanto inoffensive, le celebrazioni. Il volto scavato dell’intellettuale morto in circostanze ancora misteriose è apparso persino in quella tv della cui «stupidità delittuosa» e del relativo potere di condizionamento fu primo e dichiarato nemico: «Non sostengo affatto che tale mezzo sia in sé negativo – sottolineava – e potrebbe essere un grande strumento di progresso culturale ma sinora è stato usato come un mezzo di spaventoso regresso, di genocidio culturale per due terzi almeno degli italiani». Profetico all’epoca quanto attuale.

Sia l’uno che l’altro avevano capito, con visionaria lucidità, che dietro la maschera del progresso un nuovo potere omologante era già pronto a cancellare le diversità e le identità e a sostituirle con «valori falsi e alienanti» e quali minacce si nascondessero dietro le promesse di miglioramento sociale del secondo dopoguerra. Se il primo cantava l’America dei padri e dei pionieri, l’altro difendeva con puntiglio il mito dell’Italia rurale e preideologica manifestando quella che Italo Cucci – raccontando la sua passione di ragazzo di destra degli anni Cinquanta per Pasolini – ha definito «una vena pascoliana».
Entrambi si erano innamorati dell’idea – forse più poetica e letteraria che reale – di un’Italia autenticamente antiborghese in grado di recuperare la tradizione e le ricche culture originali e rinnovare così il desiderio di bellezza del rinascimento. Pound aveva pensato, illudendosi, che l’ultimo eroe rinascimentale fosse Mussolini, mentre Pasolini riteneva che quel testimone potesse essere raccolto, nelle fabbriche come nelle piazze, da quel partito comunista ancor più borghese della borghesia stessa, che alla fine degli anni Quaranta lo espulse per indegnità in quanto… omosessuale. Liquidandolo come “corruttore” dei giovani, così come fecero a destra quelli del Borghese. «Più Parsifal che Lenin, più Francesco d’Assisi che Togliatti», ha scritto con felice sintesi nei giorni scorsi Marco Iacona ricordando il “misticismo” di Pasolini proprio sul quotidiano Secolo d’Italia.
Incontrarsi era inevitabile e accadde a Venezia nell’autunno del 1967, il 26 ottobre. Ne venne fuori un dialogo intenso, di una liricità spontanea, che la Rai filmò e mandò in onda l’anno successivo. Di quell’eccezionale documento televisivo realizzato da Vanni Ronsisvalle, è possibile vederne alcuni frammenti su youtube ed è un vero peccato che nessuno abbia pensato – in occasione del trentacinquennale dalla morte del poeta di Casarsa – di riproporlo, integralmente, nell’ampio palinsesto dedicato alla ricorrenza.
Nel video disponibile su youtube, peraltro, è tagliato il momento in cui Pasolini – imbarazzato per averlo giudicato con un pizzico di spocchia, forse per compiacere un establishment culturale che non poteva concepire l’idea che un grande scrittore potesse aver aderito al fascismo – chiede scusa a Pound chiamandolo “maestro”. E Pound, di rimessa: «Amici, dunque». Poco prima, infatti, rispondendo alla domanda con cui Pasolini gli chiedeva se accettasse la paternità delle neoavanguardie che si richiamavano a lui, Pound gli aveva assestato una mazzata micidiale: «Se la sua tesi del “vecchio Ezra è in fondo al pozzo buio rimasticando la sua vita passata” è esatta - a me non sembra, ma può darsi che abbia ragione lei - non sarei in una condizione che mi consentirebbe di vedere chiaro in quel che accade fuori nella luce al neon del neomondo dei neoavanguardisti, che spero capiranno e parleranno con l’Ezra che non può vederli». Colpito e affondato.
Così Pasolini commentò successivamente quell’incontro: «Pound chiacchiera nel cosmo. Ciò che lo spinge lassù con le sue incantevoli ecolalie è un trauma che lo ha reso perfettamente inadattabile a questo mondo. L’ulteriore scelta del fascismo è stata per Pound un modo sia per mascherare la sua inadattabilità, sia un alibi per farsi credere presente. In che cosa è consistito questo trauma? Nella scoperta di un mondo contadino all’interno di un mondo industrializzato, di molti decenni in anticipo sull’ Europa. Pound ha capito, con abnorme precocità, che il mondo contadino e il mondo industriale sono due realtà inconciliabili: l’esistenza dell’una vuol dire la morte (la scomparsa) dell’ altra».
È lo stesso Pound, nel corso dell’incontro, ad averlo puntualizzato, correggendo Pasolini. «Lei dice “nazioni industrializzate e quindi culturalmente avanzate”... è questo “quindi” che non mi va...».
Non era la prima volta che Pasolini si muoveva oltre gli steccati destra/sinistra pur di proporre una critica al consumismo. L’aveva già fatto con un altro odiatissimo “conservatore”: Giovannino Guareschi, il papà di Don Camillo e Peppone. Nel 1963 avevano realizzato insieme La Rabbia, un film di cinquanta minuti – pressoché sconosciuto – realizzato a quattro mani proprio con l’avversario romagnolo in cui ognuno recitava le proprie libertà. Con un finale del tutto imprevedibile: dedicato a Marilyn Monroe, icona di bellezza uccisa dalla modernità.
A metà degli anni Settanta, nel periodo delle stragi, Pasolini, insofferente al profluvio di complottismi e teoremi, si chiamò fuori dal conformistico linciaggio mediatico dei “fascisti causa di tutti i mali”, attirandosi ulteriori diffidenze, anche tra gli amici fedeli come Alberto Moravia. Maestro di libertà fino in fondo, ma senza la tentazione di mettersi in cattedra, tanto emulato quanto privo di veri eredi, Pasolini chiede a Pound quale consiglio rivolgere ai giovani. E il poeta americano risponde con disarmante semplicità: «Curiosità». Mettendoli in guardia dalla gran parte della letteratura che, avverte, «nasce dall’odio». Ieri come oggi, che pure il teatrino letterario nazionale si affaccia sempre più con disinvolta spregiudicatezza nell’accogliente palcoscenico televisivo dove l’invettiva ha perso ogni smalto provocatorio ed è finalizzata solo ad alzare lo share. Non a far riflettere ma a raccogliere pubblicità, per essere chiari fino in fondo.
E a noi piace ricordare Pasolini che, cosparsosi il capo di cenere, durante l'incontro di Venezia legge alcuni versi tratti dai Canti Pisani, del testamento spirituale di Pound. «Quello che veramente ami, non ti sarà strappato /quello che veramente ami, è la tua vera eredità».

lunedì 3 gennaio 2011

Vincono le slot: la multa è sparita. Ferruccio Sansa

1 gennaio 2011
Fonte: http://ilgiornalieri.blogspot.com/2011/01/vincono-le-slot-la-multa-e-sparita.html
FERRUCCIO SANSA
Una sentenza cancella la penale dal 7 milioni di euro per le aziende del gioco. Il cavillo usato potrebbe annullare anche le maxi-sanzioni da 98 miliardi
Una sentenza del Consiglio di Stato che annulla una penale da 7 milioni di euro. È passata quasi inosservata nel mare di decisioni prese dalla magistratura amministrativa. Ma potrebbe cancellare i 98 miliardi che la Procura della Corte dei Conti ha richiesto alle società concessionarie delle slot machine.
La decisione sulla penale più grande mai richiesta dalla magistratura contabile italiana arriverà dopo l’estate. L’opinione pubblica ha seguito tutta la vicenda sulle pagine del Fatto, del Secolo XIX, nelle inchieste di Striscia la notizia e sul blog di Beppe Grillo dove sono piovuti migliaia di messaggi. Ma la sentenza del Consiglio di Stato è stata salutata come un trionfo dai padroni delle slot.
Per capire perché bisogna leggere tutte le 25 pagine. I magistrati hanno accolto il ricorso di BPlus Gioco Legale Ltd e hanno annullato le penali delle nuove slot irrogate dai Monopoli di Stato nel 2008.
Tutto parte dal ritardo contestato nell’avvio della rete delle slot che avrebbe provocato, secondo l’accusa, un danno ai Monopoli. Una vicenda complessa, che si è divisa in una miriade di giudizi, ricorsi e controricorsi, dal Tar fino alla Corte dei Conti. La sentenza del Consiglio di Stato, come ricorda l’agenzia specializzata Agicos, “riguarda solamente le penali, per la precisione il secondo conteggio, quello basato sugli atti integrativi delle convenzioni di concessione siglati nella primavera del 2008 che hanno reso più favorevoli i parametri per il conteggio delle penali”. BPlus (una volta si chiamava Atlantis) è la compagnia con il maggior numero di apparecchi installati. Ad essa i Monopoli avevano contestato penali per circa 7 milioni di euro (ma la Corte dei Conti aveva parlato di 31 miliardi).
Il Tar aveva confermato le penali. Ma ecco la decisione di appello del Consiglio di Stato. Il passaggio chiave: “Con riferimento alle violazioni più gravi imputate” alle società concessionarie, “cioè al mancato collegamento di apparecchi entro il 31 dicembre 2004, va condivisa la tesi… secondo cui occorre tener conto delle modifiche alla Convenzione (tra concessionari e Monopoli, ndr)” intervenute successivamente.
È il nodo della questione: la nuova Convenzione. Quella che per le concessionarie è l’ancora di salvezza e che per i critici invece è sempre parsa un colpo di spugna voluto da tutti, partiti compresi, per cancellare decine di miliardi di penali previste per le concessionarie. La nuova disciplina deve essere applicata anche a violazioni precedenti? In materia penale le leggi più favorevoli sono retroattive. Ma qui siamo in un ambito completamente diverso, parliamo di contratti e convenzioni. I legali delle concessionarie cantano vittoria: “Una sentenza ottima che chiude in maniera tombale la questione. Il Consiglio di Stato afferma che i ritardi non hanno causato danni alla pubblica amministrazione. Una sentenza destinata ad avere ripercussioni anche sul procedimento della Corte dei Conti’’.
Ma è davvero il preannuncio che le casse pubbliche devono dimenticarsi i famosi 98 miliardi? No, perché il giudizio della Corte dei Conti si basa anche su altri atti e perizie, non sempre favorevoli alle concessionarie. Certo, però, che la sentenza del Consiglio di Stato offre una via di uscita che i magistrati contabili potrebbero scegliere di seguire.
http://ilgiornalieri.blogspot.com/2011/01/vincono-le-slot-la-multa-e-sparita.html

domenica 2 gennaio 2011

Mercato libero: ecco cos'è

video

Il mercato libero, come dovrebbe essere, sulla piazza "libera" da monopolisti "multinazionali". Il pescatore pesca e poi lo vende sulla "piazza" al maggiore offerente. Punto. Naturalmente la piazza non dovrebbe essere privata.

(Mercato del pesce a Imperia)

"La partita iva dei poveri": il regime fiscale dei contribuenti minimi

Fonte: http://www.ilcittadinoonline.it/news/132707/_La_partita_iva_dei_poveri___il_regime_fiscale_dei_contribuenti_minimi.html

28/12/2010 08:20

Dedicato ai piccoli imprenditori e professionisti con ricavi inferiori ai 30mila euro

Di Massimiliano Casto*

SIENA. Nel nostro sistema fiscale, dal 2008, è in vigore il regime speciale dei “contribuenti minimi” cioè quel regime fiscale dedicato a tutti quei piccoli imprenditori e piccoli professionisti che, all’atto di inizio attività, presumono di rientrare in determinati requisiti reddituali, e quindi non aderiscono alla tassazione ordinaria. Vediamo quindi quali sono i vantaggi e le agevolazioni di questo particolare regime tributario:

CHI PUO' AVVALERSENE

Possono optare per il regime agevolato dei “minimi” tutte quelle imprese individuali che nell’anno precedente:
  • hanno conseguito ricavi o compensi non superiori a 30mila euro
  • non hanno avuto lavoratori dipendenti o collaboratori (anche a progetto)
  • non hanno effettuato cessioni all’esportazione
  • non hanno erogato utili da partecipazione agli associati con apporto di solo lavoro
nel triennio precedente
  • non hanno effettuato acquisti di beni strumentali per un ammontare superiore a 15mila euro (per quelli utilizzati soltanto in parte nell’ambito dell’attività di impresa o di lavoro autonomo si considera un valore pari al 50% dei relativi corrispettivi)
  • iniziano l’attività e presumono di possedere i requisiti di cui ai punti 1) e 2). Il limite dei 30mila euro di ricavi o compensi deve essere rapportato all’anno (ad esempio, per una nuova attività che inizia il 1° settembre 2010 il limite è di 10mila euro, ossia i 4/12 di 30mila).
CHI NON RIENTRA

le imprese individuali e i professionisti che nell’anno precedente:
  • hanno conseguito ricavi o compensi superiori a 30mila euro
  • hanno avuto lavoratori dipendenti o collaboratori (anche a progetto)
  • hanno effettuato cessioni all’esportazione
  • hanno erogato utili da partecipazione agli associati con apporto di solo lavoro
  • le imprese individuali e i professionisti che nel triennio precedente hanno effettuato acquisti di beni strumentali per un ammontare superiore a 15mila euro
  • le imprese individuali e i professionisti che iniziano l’attività e presumono di rientrare nelle condizioni di cui sopra.
Inoltre, non si applica il regime dei minimi a:
  • coloro che si avvalgono di regimi speciali Iva (per esempio, agenzie di viaggio e turismo, vendita di sali e tabacchi, ecc.)
  • chi, contestualmente, partecipa a società di persone, associazioni professionali o a società a responsabilità limitata a ristretta base proprietaria che hanno optato per la trasparenza fiscale.

Usura, complementi d’informazione


Pubblico un commento postato nel mio blog cosenostreacasanostra  come commento al post “Scilipoti denuncia le banche al Parlamento”, di Salvatore Germinara
- USURA BANCARIA
- USURA d’IMPRESA
- USURA SOMMERSA
Con riferimento all’intervento del 2/12/2010 dell’On.le Scilipoti, in merito al concetto di USURA BANCARIA espresso dallo stesso, non molto collimante con la realtà dei fatti, riproduco una sintesi di alcune conclusioni di consulenze svolte da consulenti nominati dai pubblici ministeri, presso le procure della repubblica indicate, già di dominio pubblico in quanto già pubblicate oltre un anno fa e tuttora visibili ai links indicati.
La realtà è quella che emerge dalle consulenze espletate e non quella raccontata per sentito dire all’incirca, se non vengono espletate consulenze veritiere da professionisti autonomi e preparati non è possibile sapere l’effettivo tasso praticato dalle banche, che altro non è che il costo reale del denaro.
Purtroppo noto che nonostante queste circostanze siano state messe a disposizione di tutti, ancora oggi si fa finta di niente.
Questo è un elenco di alcuni procedimenti penali per usura bancaria:
usura sommersa n. 4 – accertati sotto giuramento tassi di interesse superiori al 657% su base annua – Procura di Arezzo (civile Toscana)
http://www.youtube.com/user/kr59g#p/u/40/7EcFjvZlyow
usura sommersa n.5 – accertati sotto giuramento tassi di interesse superiori al 231% su base annua – Procura di Firenze (civile Toscana)
http://www.youtube.com/user/kr59g#p/u/39/MnXDdCKYMdw
usura sommersa n.7 – tassi effettivi di interesse dichiarati sotto giuramento dal c.t. del p.m. del 450% su base annua – Procura di Viterbo
http://www.youtube.com/user/kr59g#p/u/34/gFI5Jg_UFCY
usura sommersa n.8 – accertati sotto giuramento tassi di interesse superiori al 393% su base annua, nonché tassi “INFINITI” – Procura di Firenze (civile Toscana)
http://www.youtube.com/user/kr59g#p/u/29/thWLMa381eY
usura sommersa n.10 – accertati sotto giuramento tassi di interesse “INFINITI” su base annua – Procura di Arezzo (civile Toscana)
http://www.youtube.com/user/kr59g#p/u/26/ArJlMsrPPjQ [6]

Postato da salvatore germinara in Cosenostreacasanostra alle 02 gennaio 2011 12:34

sabato 1 gennaio 2011

Le basi di Banken$tein: una forma di pressione territoriale

Buona lettura, e buon anno nuovo!
La ricostruzione delle vari fasi nelle quali si è sviluppata la presenza militare estera degli Stati Uniti, e delle motivazioni che ne hanno guidato i cambiamenti, permette di tracciare un quadro delle varie funzioni che le basi militari all’estero hanno svolto.
La presenza militare all’estero, a partire dagli avamposti coloniali degli imperi del XIX secolo, non svolge esclusivamente funzioni belliche. Le basi militari all’estero, che spesso trovano nei conflitti il momento di maggiore incremento, svolgono una funzione di supporto alle attività commerciali e produttive e costituiscono un elemento centrale nelle relazioni diplomatiche tra differenti Paesi.
Il loro utilizzo come sostegno ed assistenza alle rotte commerciali costituisce una delle caratteristiche della presenza militare all’estero della Gran Bretagna che gli Stati Uniti hanno fatto proprie. L’attività di sostegno all’espansione economica svolta dalle basi militari all’estero, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, si è estesa anche alla creazione di un clima favorevole per le imprese statunitensi all’estero, in particolar modo in Europa.
La presenza militare svolge un ruolo centrale anche nelle relazioni politico/diplomatiche che si instaurano con gli altri Stati necessitando di un corredo di relazioni diplomatiche, in molti casi sancite da specifici accordi, tra i due Paesi. Allo stesso tempo, la presenza di installazioni militari contribuisce al rafforzamento delle relazioni; attraverso la presenza militare, il Paese ospitato mantiene il Paese ospitante all’interno della propria area di influenza.
Le relazioni tra Paesi possono assumere differenti spessori. La presenza di forze armate su un altro territorio può, in molti casi, costituire una forma di pressione territoriale in grado di esercitare influenza nelle politiche interne del Paese ospitante. La presenza militare, oltre alle sue dinamiche a scala locale, plasma i Paesi riceventi, influenzandone cultura e società ed alterandone anche il processo di democratizzazione.
Le basi militari possono svolgere un ruolo di controllo territoriale anche sui Paesi nei quali non sono presenti. Il controllo esercitato a distanza, tramite quindi la creazione di basi e lo stanziamento di truppe ad una distanza che permette il rapido dispiegamento in caso di conflitto, esercita una pressione sui Paesi riceventi anche senza un diretto coinvolgimento.
Il controllo a distanza rende quindi maggiormente complesso per i Paesi che lo subiscono, liberarsene, non essendoci legami diplomatici con il Paese che lo esercita.
La presenza militare estera ha assunto quindi una valenza simbolica che scavalca, ed in alcuni casi esula, la possibilità di un diretto impiego in attività belliche. Il valore simbolico della presenza militare estera, nei confronti dei Paesi ospitanti e di coloro che ne subiscono il controllo indiretto, assume un’importanza maggiore all’interno degli attuali equilibri internazionali e delle odierne metodologie di guerra.
[pp. 100, 101]

Putin è cattivo, s'è difeso dai Rothschild. M. Blondet, 28 dicembre 2010

 Non solo tutte le cancellerie occidentali hanno fortemente protestato. Anche i media italiani (che di rado si occupano di cose estere) hanno sparso lacrime su Mikhail Khodorkovski, l’oligarca ricondannato in Russia per riciclaggi ed evasione: poverino, vittima di Putin.
Ciò non stupisce, evidentemente anche i TG italiani sono istruiti su quale messaggio diffondere riguardo a questa faccenda. La povera vittima ha potenti protettori internazionali.
Attivista del Komsomol (la gioventù comunista sovietica), il giovane ebreo Khodorkovski ha cominciato la sua brillante carriera di businessman e miliardario già poco prima della caduta dell’URSS. Da venditore di computer in una cooperativa, nel 1990 appare miracolosamente come il padrone e fondatore di una banca, Menatep Banking Group. Con questo strumento di credito, Mikhail – insieme ad un’altra ventina di oligarchi saliti dall’ombra sovietica – si pone nella miglior posizione per profittare delle privatizzazioni, ossia della svendita del patrimonio industriale e minerario dell’URSS.
Nel 1995 compra la Yukos – quella che oggi è sostanzialmente la Gazprom, il colosso petrolifero ed uno dei più grandi conglomerati del mondo – per 350 milioni di dollari; il cui valore, come risulterà dalla sua quotazione in Borsa, è di 15 miliardi di dollari, ossia 42 volte il suo prezzo d’acquisto. Persino il Wall Street Journal (quando non era ancora proprietà di Murdoch), al momento dell’arresto di Khodorkovski, paragonò l’affare a quello di uno che compra un autentico Rolex di platino per 50 dollari in una piazzola autostradale; non si chiama più acquisto, ma ricettazione. Tuttavia, anche 350 milioni di dollari non sono pochi per un giovane come Mikhail. Chi glieli aveva dati?
I Rothschild di Londra. Al proposito, c’è stata più di una recisa smentita da Casa Rothschild. Gli indizi contrari tuttavia non mancano.
- Nel febbraio del 2004, in occasione dell’arresto di Khodorkovski, fu rivelato che la sua Menatep Bank aveva come sede l’isola di Man, noto paradiso fiscale britannico.
- La stampa britannica rivelò che il pacchetto azionario nella Yukos in possesso di Khodorkovski era stato passato a Jacob Rothschild poco prima dell’arresto dell’oligarca, «in base a un accordo stretto preventivamente» (dopotutto, era roba del Lord, visto che aveva fornito i soldi per comprarla). Un accordo a quanto pare automatico: in caso di guai a Mikhail, le sue azioni diventavano di Jacob, onde Mosca non potesse sequestrarle. Lord Rothschild, scrisse il Sunday Times, «controlla adesso diritti di voto nella Yukos per quasi 13,5 miliardi di dollari» (1) (Arrested oil tycoon passed shares to banker).
- Nella sua smentita, Casa Rothschild sostenne che i soli legami di Lord Jacob con la Menatep erano dovuti al comune interesse nella Open Russia Foundation, una fondazione culturale almeno ispirata da George Soros (sul modello della sua Open Society, che promuove la democrazia nell’Est europeo), nel cui comitato dei garanti siede Henry Kissinger; la fondazione era stata creata come emanazione della Yukos, e possedeva media e giornali, con cui Khodorkovski esercitava le sue ambizioni politiche: ad un certo punto, s’era infatti messo in concorrenza contro Vladimir Putin, ovviamente per fare della nuova Russia una società aperta sul modello preferito da Soros e da tutte le rivoluzioni colorate seguenti. Khodorkovski ha speso milioni di dollari contro lo sforzo di Putin di riunificare la Russia politicamente e culturalmente, finanziando partiti riformatori democratici ostili a Putin. Si può aggiungere che la Menatep era in società d’affari con il noto gruppo Carlyle, la finanziaria dei Bush (2). (Biollionarie industrialist)
- La Menatep Bank dall’isola di Man offrì a Putin personalmente grosse quote azionarie della Yukos, in cambio della liberazione di Khodorkovski; forse credendo che il nuovo capo del Cremlino fosse della stessa pasta della famiglia Eltsin, di cui era parte. (Rothschild tries to bribe Putin?). Ma la corruzione non servì. Putin ha (ri)nazionalizzato la Yukos poco dopo l’offerta Menatep, restituendola al Paese; oggi è la Gazprom.
La finanza internazionale però riteneva di avere in mano il nuovo potere russo come aveva in mano Eltsin: grazie al debito. Proprio in base a un programma prestiti contro proprietà (pubbliche) la ventina di oligarchi, forniti di liquidità, s’erano accaparrati i tesori russi. Nel 2000, quando Putin fu eletto presidente, la Russia doveva 16,6 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale egemonizzato dagli anglo-americani, e più del doppio (36 miliardi) al Club di Parigi, meglio detto Club dei Creditori di Parigi e Londra, i banchieri privati prestatori agli Stati, egemonizzato dai Rohtschild.
Ma il rincaro dei prezzi petroliferi ha consentito a Putin di dirigere una parte dei profitti di Gazprom (ex-Yukos) per estinguere anticipatamente i debiti nazionali; nel 2006 l’estinzione del debito verso i Rothschild era completa. La dipendenza finanziaria di Mosca dai banchieri esteri, quelli che tengono tutti i nostri Stati alla loro mercè coi loro prestiti, era finita (Putin’s Plan).
E’ ovvio che i Rothschild non perdonino Vladimir Putin: gli ha fatto perdere soldi, gli ha fatto perdere il favoloso affare Yukos, gli ha fatto perdere il suo uomo. Li rivogliono.
Così ora sappiamo perchè i nostri grandi e liberi media spargono lacrime sul triste destino di Khodorkovski, e sul sistema giudiziario russo così perverso. Piangono lacrime per conto terzi. Come le prefiche.


1) Il socio principale di Khodorkovski nella Yukos, Leonid Nevzlin, nel novembre 2003 si è sottratto all’arresto riparando in Israele, dove gli è stata immediatamente data la cittadinanza, benchè Nevzlin non soddisfi completamente i requisiti di ebraicità richiesti. Anche Lord Jacob Rothschild ha preso ultimamente la cittadinanza israeliana.
2) Oltre che nel Carlyle Group, Khodorkovski aveva (e probabilmente ha ancora) interessi e quote nel colosso americano dell’assicurazone (AIG Capital Partners) e in altre ditte d’investimento transnazionali, Global Asset Management e Blackstone Group attraverso la Menatep e le sue branche Trust Investment Bank e Menatep International Financial Alliance. Inoltre possiede la compagnia di tecnologia informatica Sibintek, un grosso gruppo di operatori telecom, MKS, Macomnet, Metrocom, Rascom, Magistral Telecom; e attraverso la sua Open Russia Foundation, una quantità di pubblicazioni, radio, TV e giornali.

1.1.11 Messaggio agli italiani, di M. Della Luna e N. Galloni

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