Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

venerdì 25 febbraio 2011

Lettera a Berlusconi da inviare in massa. DIVULGARE DIVULGARE DIVULGARE

Carissimi, questa è la lettera che abbiamo preparato per Berlusconi. Vi invitiamo a leggerla, condividerla ed inviarla CONTEMPORANEAMENTE ai seguenti indirizzi il giorno venerdì 25 febbraio 2011. Noi lo faremo e se cliccate su "MI PIACE" verrete annoverati tra i sottoscrittori.
segreteria.presidente@governo.it ; redazione.internet@ansa.it ; v.zucconi@gmail.com ; direttoreweb@ilgiornale.it ;
redazione.internet@ansa.it; lettere@corriere.it; repubbicawww@repubblica.it ; annozero@rai.it; redazionetg5@mediaset.it;
tg1@rai.it; tg2@rai.it; tg3@rai.it; ottoemezzo@la7.tv; redazioneweb@ilmessaggero.it;

" Egregio Presidente,
comprendiamo la sua volontà di riformare subito la magistratura.

Comprendiamo le priorità del Suo governo, per rendere i cittadini liberi dall'accanimento della giustizia e l’uso delle intercettazioni , un problema che attanaglia "molti" cittadini ma non "TUTTI".

La VERA libertà di TUTTI i cittadini può essere ottenuta attuando l’Art.19 comma 10 della Legge 262/05 http://www.bancaditalia.it/sispaga/sms/normativa/mercati_post_trading/primanaz/L_2005_262.pdf
I problemi che attanagliano il Paese sono innanzitutto di tipo economico e monetario in quanto mancano i soldi per poter garantire una vita dignitosa ed in questo la magistratura è colpevole per aver sentenziato la sua incompetenza a giudicare di chi sia la proprietà della moneta all'atto dell'emissione (http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio/cass_SS_UU_16751_06.pdf ) . Siamo così costretti, con il prelievo fiscale, a ripianare l’inesistente debito pubblico piuttosto che permettere allo Stato di garantire i servizi e le infrastrutture. La pressione fiscale sta assottigliando il potere d’acquisto delle famiglie inducendole a non consumare ed in molti casi a spingerle verso il suicidio da insolvenza. Questa angoscia sociale ed incapacità di spesa hanno creato una recessione del P.I.L. , il parametro con il quale emettiamo titoli di Stato per garantire il prestito dell’emissione monetaria da parte della B.C.E.. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Ci rivolgiamo a Lei in quanto primo ministro e fondatore di un partito e di un movimento che fanno della LIBERTA’ il motto di propaganda politica. Le ribadiamo che L’UNICA libertà di cui ha bisogno il popolo italiano è quella di uscire dalla gogna fiscale e monetaria in mano alla Banca Centrale Europea, della quale la Banca d’Italia è organo partecipante. Risolvendo la definizione delle quote della Banca d’Italia potremo avere quella massa monetaria sufficiente e gratuita per ridare speranza e dignità di vita al popolo italiano.
Per far questo è necessario che il Consiglio dei Ministri stili il regolamento per la ridefinizione delle quote private di Banca d’Italia (oggi rappresentate per il 92%) al Ministero del Tesoro
che il suo stesso e precedente governo formulò nel 2005. Lei sa bene che gli interessi su tutto il debito pubblico che oggi paghiamo alla BCE per il tramite della Banca d’Italia vanno a favorire gli istituti privati che sono soci della stessa.Per quanto riguarda il rimborso delle quote di Banca d’Italia richieste dai suddetti istituti bancari, la informiamo che NULLA E’ DOVUTO a costoro in quanto l’immenso patrimonio di Banca d’Italia si è costituito con decenni di interessi sul debito che i cittadini italiani hanno pagato con il prelievo fiscale e pertanto appare ovvio, per la proprietà transitiva, che il patrimonio della stessa appartiene ai cittadini italiani. Se proprio dovesse essere minacciato dalle lobbies bancarie, potrebbe "rimborsare" i suddetti detentori con il restante 95% dei capitali non rientrati per mezzo dello "scudo fiscale" oppure con i miliardi di euro che i concessionari di Slot Machines hanno evaso.
EsortandoLa a LIBERARE gli italiani dalla gogna fiscale di EQUITALIA, Le chiediamo che si acceleri al più presto l’attuazione del suddetto articolo di legge.
In attesa di leggere sue dichiarazioni ufficiali in merito all’argomento , porgiamo distinti saluti."
Associazione Terra Nostra

martedì 22 febbraio 2011

GOOGLE: INTERESSI PRIVATI, MA POTERI PUBBLICI. Alfonso Luigi Marra


Google, in seguito alle reazioni internazionali per l'abusivo blocco dell'account youtube di FermiamoLeBanche a causa del booktrailer de Il labirinto femminile, alle 19 circa del 18 febbraio 2011, ha riaperto l'account, che aveva bloccato alle 17 circa del 15 febbraio 2011.
Account che aveva chiuso per lo strappo a Ruby delle 'vesti' (i diritti, le prerogative individuali ecc.) ad opera dell'uomo in nero con la maschera bianca dell'anonimato e del perbenismo: una simbolizzazione dei moltissimi 'sicari' pagati dagli Stati ma al servizio di occulte logiche conservatorie indotte dal potere bancario. Una simbolizzazione che diviene esplicita quando faccio dire a Ruby che il signoraggio bancario primario e secondario è «la radice del male».
Il vero problema è comunque che il controllo di quanto accade in rete dovrebbe essere gestito, in base alle leggi, dagli Stati attraverso i loro 'Garanti', che invece praticano nel mondo intero una sistematica abdicazione alle loro funzioni in favore dei sub\poteri privati (il vero potere è solo quello bancario) che dominano Internet secondo logiche commerciali e di regime.
Prova ne sia che il portavoce di Google ha 'candidamente' dichiarato che «per policy Google non commenta singoli casi, ma ha una linea d'azione che viene messa in atto regolarmente e può portare alla rimozione di singoli video e, successivamente, anche a chiusura di account youtube, come in questo caso».
Un'asserzione emblematica perché da essa si desume che Google  -  accecato dal fatto di essere riuscito ad imporre il suo monopolio ad un apparato politico\giudiziario mondiale che, oltre a non avere alcun senso dell'onore, è anche mediamente molto ignorante  -  si è convinto di essere il padrone della rete.
Google si sente cioè padrone della rete al punto di avere perso, se l'ha mai avuta, la consapevolezza del fatto che la rete è pubblica e che  -  agendo nel modo in cui ha ridicolmente dichiarato di agire  -  viola automaticamente la libertà di opinione, espressione, libera circolazione delle idee eccetera, perché è ovvio che non tocca né a Google né a nessun altra entità privata stabilire cosa è legittimo e cosa non lo è.
Giudizio sulla legittimità dell'operato degli utenti della rete e provvedimenti conseguenti che, lo ribadisco  -  se in un luogo o l'altro del mondo esiste il diritto e la civiltà  -  devono essere di competenza di organi statali ai quali Google deve solo segnalare le eventuali anomalie affinché siano poi loro, gli organi statali, a decidere il da farsi.
Un cambiamento questo che somiglierebbe pur sempre a un minimo di garanzia, anche se per ora avrebbe ben pochi effetti, visto che le banche dominano anche i Parlamenti e i Governi, compreso il Governo e il Parlamento degli Stati Uniti, nonché la Commissione, il Consiglio e il Parlamento europei, sicché si può immaginare quanto si curerebbero o si curino dei 'Garanti' che, del resto, non contano, ma già ci sono.
Parlamento Europeo che funge solo da alibi della legittimità delle leggi che alla Commissione e al Consiglio piace sottoporre al suo voto, perché i Deputati non hanno il potere di iniziativa legislativa, e il Parlamento può solo votarle.
Sì, può solo votarle! perché il potere di decidere se promulgarle, cestinarle o ripresentarle al voto in altra forma è della Commissione e del Consiglio, che sono servi compiaciuti e soddisfatti sia delle lobby che delle burocrazie, le quali sono a loro volta al soldo delle lobby.
Colgo l'occasione per rendere noto che pubblicherò in breve un nuovo video di 7 minuti in cui Ruby recita un testo in cui spiego analiticamente cos'è il signoraggio bancario primario e secondario e come avviene ciò che nei miei libri ho definito «inveramento della moneta».
Un testo che prosegue poi, in relazione allo strategismo sentimentale e non, che è il tema di fondo de Il labirinto femminile, con la spiegazione del come e perché la degenerazione della visione strategico\prevaricatoria delle relazioni umane ha prodotto una vastissima diffusione della psicosi cronica, ha reso drammatica la vita della coppia e della società, ha enormemente rallentato il cammino della civiltà e, soprattutto, rende ora impossibile il raggiungimento di uno stadio dell'intelligenza collettiva sufficiente a consentire quella riconversione industriale e culturale planetaria indispensabile per fermare l'involuzione climatica.
Mi auguro che il potere bancario - che considero capace di qualsiasi cosa  -  non abbia questa volta reazioni estreme direttamente contro di me.

22 febbraio 2011
Alfonso Luigi Marra

venerdì 18 febbraio 2011

RUBY: YOUTUBE BLOCCA ILLEGITTIMAMENTE I VIDEO


Youtube (che appartiene a google), per difendere il sistema bancario con un gesto abusivo, illegittimo e antidemocratico, ha bloccato l’accesso ai circa 60 video che FermiamoLeBanche, l’organizzazione da me fondata nel 1987 per la lotta contro le banche attraverso le cause, aveva caricato per anni fidandosi di youtube.
Un abuso dovuto al fatto che il tema di fondo dei video di Ruby è il signoraggio bancario primario e secondario, di cui, nel video in italiano, le faccio dire che «è la radice del male», sicché youtube ha fatto sparire il canale FermiamoLeBanche.
Signoraggio che, come si può leggere dal documento di cui al mio sito, consiste nel fatto che le banche centrali, dalla Banca Centrale Europea alla Federal Reserve, sono private e stampano i soldi – incredibilmente da proprietarie – al solo costo della carta e dell’inchiostro, per poi venderli, al valore facciale, agli Stati, che glieli pagano con i buoni del tesoro, creando così, attraverso questa attività gravemente illegale, il debito pubblico. Debito pubblico che, come è più facile capire dalla lettura del mio documento (al quale rinvio per la spiegazione di cosa sia il signoraggio secondario, che è ancora più grave), si può risolvere con la nazionalizzazione delle banche centrali e quindi con la possibilità per lo Stato di stampare i soldi senza doverli assurdamente comprare.
Circa 60 video cancellati, compreso il booktrailer di Ruby, che avevo scelto, per la sua notorietà, per rendere noto nel mondo questo occulto e gravissimo fenomeno (il signoraggio), di cui tratto anche ne Il labirinto Femminile, che è sì «un epistolario d’amore in sms» incentrato sul tema dello «strategismo sentimentale», ma contiene anche 80 pagine su molti temi che non piacciono al sistema bancario.
-Non gli piacciono perché l’analisi è relativa al processo e alle logiche attraverso le quali le degenerazioni dello strategismo, che è una delle principali cause e chiavi di lettura del comportamento umano, dalla coppia poi sconfinano nella famiglia, nella società e nell'economia, e rendono da sempre drammatica la condizione umana rallentando il cammino della civiltà e generando, quale suo più mostruoso frutto, quale vertice della piramide del male, appunto il signoraggio bancario, che è il terreno, un terreno insidioso, malsano, sul quale è stata costruita l’intera società.
Un blocco avvenuto verso le 17 (ora italiana) del 15 febbraio 2011, mentre, nel mondo, stavano scaricando il video di Ruby (ma anche gli altri), da youtube, centinaia di migliaia di persone e di organizzazioni al giorno, per poi condividerlo o farlo scaricare a credo qualche centinaio di milioni di altri utenti dai loro siti, o attraverso le loro mailing list.
Circa 60 video tra i quali solo quello di Ruby è stato poi ricaricato su youtube da diversi utenti, oltre che da Reuters International, e da innumerevoli giornali e agenzie di stampa di tutto il mondo, ma per lo più incompleto, quasi mai nella versione che reca di lato la scelta tra le 9 lingue, o in forma di parodie, al fine di stravolgerne l’immagine e i contenuti, e soprattutto – lo ripeto – di frenare la divulgazione dell’account FermiamoLeBanche.
Video che si possono trovare nella loro versione originale e in tutte le lingue sul mio sito, ma non so fino a quando, perché il potere bancario controlla anche google, register e gli altri poteri (sub\poteri) che controllano internet.
Prego pertanto tutti – in nome del principio secondo il quale, che si condivida o si avversi ciò che chiunque altro vuole dire, si deve essere universalmente compatti nella lotta per garantirgli la libertà di dirlo – oltre che in nome della lotta al signoraggio bancario primario e secondario, di scaricare quei video nelle varie lingue e divulgarli il più possibile inviandoli alla propria mailing list, o pubblicandoli sul proprio sito, sui blog, su facebook, twitter e ogni altro social network, per battere così queste volgari forze che si spartiscono con logiche commerciali e di potere l’immenso potenziale di democraticità della rete.
Nel salutare affettuosamente, invio a tutti i mie anticipati ringraziamenti rimanendo a disposizione per ogni iniziativa legittima, pregando, se bloccheranno anche la mia mail o il mio sito (abbiamo a che fare con gente che ha in spregio le leggi e i diritti), di contattarmi per posta, per telefono o fax all’indirizzo e ai numeri sotto indicati.

Alfonso Luigi Marra, Italia, 80143 Napoli, Centro Direzionale G1,Tel (0039) 0817879166 , fax (0039) 0817879005
Se non vuoi ricevere ulteriori comunicazioni fai click qui.

martedì 15 febbraio 2011

Signoraggio e censura convivono da secoli

Prova ne sia che è stato chiuso l'account di Youtube che ha pubblicato lo spot di Rubi che parla di signoraggio, di Italia "spogliata" e di "capro espiatorio" alludendo alla tecnica mediatica di distrarre le masse dai veri problemi. Ora il colpo di genio di Marra è di averne parlato con un contenitore da gossip, unica cosa che riesce a provocare un riflesso di pavloviano interesse nella massa. Marra ha centrato il linguaggio burino e pacchiano per colpire l'immaginario di tutti quelli che ancora digiuni sull'argomento si sentiranno stuzzicati nella curiosità di capire perché si ritrovano così "spogliati".

E puntuale la risposta è giunta dai vertici istituzionali del sistema: chiusura arbitraria dell'account di Youtube.



In cambio lo spot è ancora visibile sul sito di Fermiamo le Banche e in tutte le lingue, incluso il CINESE:

http://fermiamolebanche.blip.tv/posts?view=archive&nsfw=dc

NF

Marra infila il signoraggio nel gossip

lunedì 7 febbraio 2011

Italia: le banche internazionali dichiarano guerra agli enti locali

http://www.movisol.org/11news022.htm

6 febbraio 2011 (MoviSol) - Lo scontro tra gli enti locali italiani e le banche internazionali sui contratti derivati sarà il banco di prova per vedere se il diritto costituzionale sarà in grado di tener testa al "post-Westfalico" diritto europeo, basato sul furto. Dopo che numerosi enti locali hanno fatto ricorso ai tribunali per ripudiare i fraudolenti contratti derivati, le banche si sono rivolte a Londra per proteggere i loro cosiddetti diritti.

J.P. Morgan Chase & Co., UBS e Bank of America sono tra le banche che hanno denunciato diverse amministrazioni comunali e le regioni Lazio, Toscana e Piemonte, al tribunale di Londra. I precedenti indicano che il giudice darà l'autorizzazione a procedere. Lo scorso maggio, Dexia Crediop e Depfa hanno ottenuto che si tenesse il processo contro la città di Pisa e lo scorso ottobre un giudice di Londra ha accettato la denuncia presentata da UBS contro un comune tedesco.

Da un punto di vista strettamente legale, le banche sono protette da clausole nei contratti stipulati, che indicano Londra come sede di giurisdizione esclusiva. Inoltre, la legge europea non permette ai tribunali di uno stato membro di intervenire nelle controversie aperte in un altro stato membro. Però esiste una legge superiore, che è quella costituzionale, che protegge il Bene Comune basandosi sul diritto naturale. Questa legge superiore condanna le pratiche basate sull'usura e sul gioco d'azzardo, che costituiscono la vera natura dei derivati. Perciò, sui derivati italiani si gioca una partita legale cruciale per il futuro dell'Europa.

L'intelligence italiana ha già suonato il campanello d'allarme sui 32 miliardi di derivati degli enti locali, classificando il problema come una minaccia alla sicurezza nazionale. (cfr. "Germania, Italia: i derivati minacciano la democrazia").

Benché il caso italiano sia quello più rilevante in Europa, altri casi legali stanno emergendo nelle altre nazioni. In Germania, in un caso che potrebbe aprire la strada a numerosi altri ricorsi, la Caritas ha sporto denuncia contro Kommerzbank per frode. La banca aveva consigliato alla sede di Francoforte dell'ente umanitario di investire mezzo milione di euro in cartolarizzazioni ad alto rischio che contenevano mutui subprime americani, sostenendo che si trattasse di un investimento sicuro come un titolo di stato. La Caritas ha perso la metà dei soldi investiti.

La proposta economica di Berlusconi. Ida Magli

Il fatto stesso che uno Stato (per definizione sovrano) possa fallire come un volgare correntista bancario per mancanza di moneta o per un debito in mano a un cartello di usurai, è un’aberrazione contro qualsiasi costituzione e carta dei diritti dell’uomo oltre che contro qualsiasi fondamento umano. EnnediEffe


I politici si ostinano a tacere sui veri problemi dell’economia. Nessuno, né nei partiti di governo né in quelli di opposizione, si riferisce mai, neanche per negarne l’esistenza o l’importanza, alle questioni sollevate ormai da anni da studiosi ed economisti italiani, tedeschi, francesi, americani, che riguardano la sovranità monetaria, l’adesione all’euro, le basi dei sistemi di mercato. Questo silenzio, al quale si attengono anche tutti i giornalisti, è di per sé la prova più significativa della sopraffazione e della dittatura europea.

In questi giorni il governo Berlusconi si appresta a presentare l’ennesima “riforma dell’economia” basata, come tutte le precedenti, sull’ossequio alle direttive dei Banchieri che sono gli unici, i veri governanti dell’Unione europea: ridurre il più possibile e al più presto possibile, il “debito” al fine di rientrare nei parametri di Maastricht, legge salvifica inderogabile. Inutile aggiungere che, per quanti espedienti Berlusconi possa inventarsi, le tasse aumenteranno e il “debito” pure per due motivi fondamentali: la mancanza della sovranità monetaria con l’accumulo degli interessi sul “debito” e il fondamentalismo di un mercato basato sul circolo perverso del più consumo più produzione.

Come tutti sappiamo, l’Italia non è una nazione libera e indipendente, perché ha ceduto il diritto sovrano di creare la propria moneta ai banchieri della BCE. La moneta è fabbricata (“emessa”) dai banchieri della BCE i quali ne sono gli azionisti, ossia dei proprietari privati. A costoro, persone ricchissime, azioniste delle più importanti banche d’Europa e d’America (Rockfeller, Rothschild, Beatrice Regina d’Olanda, Sofia Regina di Spagna, e per l’Italia gli azionisti della banca d’Italia compresa l’Unicredit, Draghi ecc.) che siamo “debitori”. Per avere la quantità di denaro necessario alle spese di bilancio, l’Italia lo prende a debito dai banchieri della BCE pagandovi l’interesse fissato dagli stessi banchieri e mettendo in cambio sul mercato il corrispondente quantitativo di titoli. In sintesi, dunque, il nostro “debito” è ciò che “dobbiamo” restituire ai banchieri cui è stato ceduto dai nostri governanti il diritto a creare la moneta. Tutto questo è naturalmente talmente assurdo da apparire addirittura paradossale, o meglio folle, ma i politici vi hanno fondato il loro vero potere, il “sistema del potere”, da cui discende quello “politico”, il governo degli Stati. Tutti i politici sanno, com’è ovvio, che non potremo mai restituire un debito che non deve essere restituito: è forse interesse dell’usuraio che un debito venga estinto? Per averne una prova è sufficiente guardare a quanto si sono dati da fare banchieri e politici, riuniti in quell’orrido nido del malaffare che è Bruxelles, per convincere gli Stati più debitori a farsi “aiutare”, accollandosi un enorme prestito carico di interessi che non potranno, appunto, mai restituire. “Lacrime e sangue” per i popoli così amorosamente beneficiati dall’animo generoso dei banchieri. Soprattutto però che non vi venga in mente di uscire dall’euro, come qualcuno ha ventilato. Non pensiate di poterci sfuggire: noi abbiamo spinto la nostra generosità fino al punto di comprare i vostri titoli e di controllare preventivamente le vostre leggi di bilancio: dunque ormai ci appartenete.

Rientrare dal debito è la parola d’ordine di Tremonti e di Berlusconi; rientrare dal debito è la parola d’ordine degli usurai-traditori della sinistra (gli Amato, i Prodi, i Ciampi, i Monti) che ci hanno portato vittoriosamente a questo approdo. Il programma economico di Berlusconi è supportato dal suo abituale ottimismo: niente patrimoniale, per carità. Ma vendiamo quel poco di patrimonio che ancora possiede lo Stato perché è l’Italia, la nazione Italia che deve sparire. Insieme al federalismo, non ci vorrà nulla a cancellarla e, pensate: risparmieremo! Rimettiamo in marcia i consumi e vedrete: in tre anni il “debito” rientrerà, l’Europa batterà le mani davanti ai nostri miracoli. Povero Berlusconi, ci crede soltanto lui. Il “consumo” è la droga che si sono inventati quegli stessi che ci hanno espropriato della moneta per possederci: spendi, spendi, non risparmiare nulla. Adesso l’effetto-droga è finito e i popoli hanno recuperato il buon senso. Se le immatricolazioni delle auto sono diminuite del 20% rispetto al gennaio dell’anno scorso, è perché nessuno cambia più l’auto quando funziona ancora bene soltanto perché gli piace un modello diverso. Il mercato vero è questo, fondato sul bisogno e sulla ragione, non sull’avidità dei banchieri. Non dimentichiamocelo mai: i banchieri sono quelli che ci hanno portato al disastro; sono quelli che, chiamando “gioco” la propria cupidigia, si sono impadroniti del mondo.

Ida Magli
Roma, 03/02/2011

La proposta economica di Berlusconi. Ida Magli

Il fatto stesso che uno Stato (per definizione sovrano) possa fallire come un volgare correntista bancario per mancanza di moneta o per un debito in mano a un cartello di usurai, è un’aberrazione contro qualsiasi costituzione e carta dei diritti dell’uomo oltre che contro qualsiasi fondamento umano. EnnediEffe

Italiani Liberi | 05.02.2011 
Jean Claude Trichet
I politici si ostinano a tacere sui veri problemi dell’economia. Nessuno, né nei partiti di governo né in quelli di opposizione, si riferisce mai, neanche per negarne l’esistenza o l’importanza, alle questioni sollevate ormai da anni da studiosi ed economisti italiani, tedeschi, francesi, americani, che riguardano la sovranità monetaria, l’adesione all’euro, le basi dei sistemi di mercato. Questo silenzio, al quale si attengono anche tutti i giornalisti, è di per sé la prova più significativa della sopraffazione e della dittatura europea.
In questi giorni il governo Berlusconi si appresta a presentare l’ennesima “riforma dell’economia” basata, come tutte le precedenti, sull’ossequio alle direttive dei Banchieri che sono gli unici, i veri governanti dell’Unione europea: ridurre il più possibile e al più presto possibile, il “debito” al fine di rientrare nei parametri di Maastricht, legge salvifica inderogabile. Inutile aggiungere che, per quanti espedienti Berlusconi possa inventarsi, le tasse aumenteranno e il “debito” pure per due motivi fondamentali: la mancanza della sovranità monetaria con l’accumulo degli interessi sul “debito” e il fondamentalismo di un mercato basato sul circolo perverso del più consumo più produzione.
Come tutti sappiamo, l’Italia non è una nazione libera e indipendente, perché ha ceduto il diritto sovrano di creare la propria moneta ai banchieri della BCE. La moneta è fabbricata (“emessa”) dai banchieri della BCE i quali ne sono gli azionisti, ossia dei proprietari privati. A costoro, persone ricchissime, azioniste delle più importanti banche d’Europa e d’America (Rockfeller, Rothschild, Beatrice Regina d’Olanda, Sofia Regina di Spagna, e per l’Italia gli azionisti della banca d’Italia compresa l’Unicredit, Draghi ecc.) che siamo “debitori”. Per avere la quantità di denaro necessario alle spese di bilancio, l’Italia lo prende a debito dai banchieri della BCE pagandovi l’interesse fissato dagli stessi banchieri e mettendo in cambio sul mercato il corrispondente quantitativo di titoli. In sintesi, dunque, il nostro “debito” è ciò che “dobbiamo” restituire ai banchieri cui è stato ceduto dai nostri governanti il diritto a creare la moneta. Tutto questo è naturalmente talmente assurdo da apparire addirittura paradossale, o meglio folle, ma i politici vi hanno fondato il loro vero potere, il “sistema del potere”, da cui discende quello “politico”, il governo degli Stati. Tutti i politici sanno, com’è ovvio, che non potremo mai restituire un debito che non deve essere restituito: è forse interesse dell’usuraio che un debito venga estinto? Per averne una prova è sufficiente guardare a quanto si sono dati da fare banchieri e politici, riuniti in quell’orrido nido del malaffare che è Bruxelles, per convincere gli Stati più debitori a farsi “aiutare”, accollandosi un enorme prestito carico di interessi che non potranno, appunto, mai restituire. “Lacrime e sangue” per i popoli così amorosamente beneficiati dall’animo generoso dei banchieri. Soprattutto però che non vi venga in mente di uscire dall’euro, come qualcuno ha ventilato. Non pensiate di poterci sfuggire: noi abbiamo spinto la nostra generosità fino al punto di comprare i vostri titoli e di controllare preventivamente le vostre leggi di bilancio: dunque ormai ci appartenete.
Rientrare dal debito è la parola d’ordine di Tremonti e di Berlusconi; rientrare dal debito è la parola d’ordine degli usurai-traditori della sinistra (gli Amato, i Prodi, i Ciampi, i Monti) che ci hanno portato vittoriosamente a questo approdo. Il programma economico di Berlusconi è supportato dal suo abituale ottimismo: niente patrimoniale, per carità. Ma vendiamo quel poco di patrimonio che ancora possiede lo Stato perché è l’Italia, la nazione Italia che deve sparire. Insieme al federalismo, non ci vorrà nulla a cancellarla e, pensate: risparmieremo! Rimettiamo in marcia i consumi e vedrete: in tre anni il “debito” rientrerà, l’Europa batterà le mani davanti ai nostri miracoli. Povero Berlusconi, ci crede soltanto lui. Il “consumo” è la droga che si sono inventati quegli stessi che ci hanno espropriato della moneta per possederci: spendi, spendi, non risparmiare nulla. Adesso l’effetto-droga è finito e i popoli hanno recuperato il buon senso. Se le immatricolazioni delle auto sono diminuite del 20% rispetto al gennaio dell’anno scorso, è perché nessuno cambia più l’auto quando funziona ancora bene soltanto perché gli piace un modello diverso. Il mercato vero è questo, fondato sul bisogno e sulla ragione, non sull’avidità dei banchieri. Non dimentichiamocelo mai: i banchieri sono quelli che ci hanno portato al disastro; sono quelli che, chiamando “gioco” la propria cupidigia, si sono impadroniti del mondo.
Ida Magli
Roma, 03/02/2011

www.italianiliberi.it posta@italianiliberi.it

domenica 6 febbraio 2011

SCENARIO/ 2. Da South Stream al caso Ruby, l'operazione "spacca-Silvio" made in Usa | Pagina 1

SCENARIO/ 2. Da South Stream al caso Ruby, l'operazione "spacca-Silvio" made in Usa | Pagina 1
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Politica
SCENARIO/ 2. Da South Stream al caso Ruby, l'operazione "spacca-Silvio" made in Usa
Mauro Bottarelli


lunedì 24 gennaio 2011

Queste righe sono frutto di pura fantasia, un romanzetto in sedicesimi che quindi va trattato come tale: continuate a leggere i giornali per informarvi.



La mattina del 6 novembre 2008 appariva una come tante a Washington: il freddo cominciava a farsi sentire, l’inverno si presentava sotto forma di gente intabarrata e baveri di giubbotti e capotti che si alzavano per contrastare il vento tagliente. Per qualcuno, però, quella mattina impregnata di caffè senza zucchero e sigarette fumate in fretta al gelo era destinata a tramutarsi in qualcosa di inaudito e, soprattutto, dirimente per il futuro.



«Quello è completamente pazzo! È tornato da sette mesi e questo è l’aperitivo della sua nuova amministrazione? Ora basta, occorre intervenire. Ma l’avete sentito?!» Cos’era successo per far tremare le vetrate di quell’ufficio ordinato e molto severo del Dipartimento di Stato? Silvio Berlusconi era in Russia per incontrarsi con il presidente Medvedev e, come spesso gli accade, utilizzava le conferenze stampa per lanciarsi in battute e barzellette come intermezzo rilassante tra un guaio e l’altro. «Il presidente Obama? È bello, giovane e anche abbronzato». Apriti cielo, la stampa italiana e l’opposizione vanno su tutte le furie: è un razzista, manca di rispetto al presidente americano, fa fare la solita figura all’Italia, ecc. Direte voi, se nel Belpaese la reazione è stata questa, è assolutamente comprensibile quella dell’anonimo funzionario del Dipartimento di Stato.



Peccato che la battuta su Obama e il suo tasso di melanina non si stata affatto il motivo di quello scoppio d’ira e del fatto che per ore i gemelli di cotone arrotolato fossero torturati nervosamente tra le asole della camicia fresca di bucato del grand commis. Anzi, talmente tanta la rabbia che il funzionario Usa nemmeno l’aveva sentita quella battuta. Ma cosa allora aveva mandato su tutte le furie il Dipartimento di Stato? «Ringrazio il presidente Medvedev per avere apprezzato la posizione italiana in merito al conflitto con l’Ossezia. Questa posizione era basata sulla conoscenza dei fatti. E io penso che questi fatti dovrebbero aiutare la comunità internazionale a comprendere che cosa sia accaduto in realtà e superare la disinformazione che spostò l’opinione pubblica lontana dalla realtà». Firmato, Silvio Berlusconi. Ovvero, il presidente del Consiglio di un paese Nato strategicamente e geopoliticamente fondamentale come l’Italia dichiarava pubblicamente che la versione dei fatti fornita fino ad allora dall’America, e ripetuta su tutti i giornali, era una totale menzogna e che la versione dei fatti autentica era quella della Russia.



Ricordavate questa frase? No, vero? Per forza, il giorno dopo sui giornali si parlava solo di “Obama abbronzato” e degli strepiti che seguirono. A Washington, invece, l’hanno sentita bene. E l’hanno annotata con la matita rossa, la stessa utilizzata per cerchiare la data del 6 novembre 2008 sul calendario: l’operazione “spacca-Silvio” ha inizio proprio qui. Ma undici giorni dopo, la situazione precipita: il 17 novembre, Silvio Berlusconi alza ulteriormente il tiro, dichiarando che le progettate installazioni di radar e missili americani in Polonia e Repubblica Ceca, ufficialmente destinate a intercettare missili dall’Iran (scusa fantasiosa quanto le introvabili armi di distruzione di massa di Saddam Hussein), sono in realtà una provocazione contro la Russia, così come lo è il riconoscimento del Kosovo, atti unilaterali che potrebbero condurre a una nuova guerra fredda: «Sarò diretto: da parte degli Stati Uniti sono state lanciate provocazioni nei confronti della Russia. Mi riferisco al progetto di collocare i missili in Polonia e Repubblica Ceca, al riconoscimento unilaterale del Kosovo, all’accelerazione del processo di entrata di Ucraina e Georgia nella Nato». Firmato, anche questa volta, Silvio Berlusconi.

Non a caso, tanto per sottolineare la serietà del tasto toccato, l’unico commento noto al riguardo è stato quello di Giulio Andreotti, uno che di certe cose se ne intende, rapporti Atlantici compresi, che consiglia discretamente a Berlusconi di «tenersi lontano da certi argomenti». Chi tocca, muore? Detto fatto, la notizia scomparirà da giornali e siti italiani in poche ore. Così, mentre gli strateghi angloamericani investono energie e risorse per isolare la Russia cercando in mille modi di rovinarne l’immagine internazionale, e al tempo stesso affrontano la dura partita a scacchi contro la Cina, il buon Berlusconi esce dal coro, spingendosi addirittura a candidare la Russia come membro dell’Unione Europea. «He’s actually out of control, now it’s too much. Let’s dump him, once for all», l’ordine è chiaro: stavolta Silvio Berlusconi ha passato il segno, la sua fine politica è decretata.



E cosa fa Silvio Berlusconi, ovviamente conscio e reso edotto del malumore statunitense, soprattutto degli strati intermedi del Dipartimento di Stato, ancora in balia della cosiddetta sindrome da transizione, trattandosi di un organismo politico a chiaro profilo neo-con dopo gli anni di fuoco di George W. Bush, a cui oggi i liberal dell’amministrazione Obama devono cambiare i connotati senza cambiare uomini e teste? Chiama l’Ambasciatore? Chiede la mediazione britannica? Vaticana? Di Kissinger tramite la Fiat? Convoca Letta e Frattini e cerca di organizzare in fretta e furia un viaggio ufficiale negli Usa? Chiama direttamente Obama?



No, nel rapporto con la Russia passa dalle parole (già di per sé pesanti) ai fatti: Eni sarà al fianco della russa Gazprom nel progetto South Stream, necessario per ottenere gas russo bypassando l’Ucraina, impegnata in un pesante braccio di ferro energetico con Mosca e alleato Nato, quindi grimaldello Usa nella guerra asimettrica con la Russia che passava anche attraverso il progetto di pipeline alternativa, Nabucco. Insomma, Silvio Berlusconi non è controllabile e, nei fatti, è una minaccia in seno all’Ue e al G8 degli interessi Usa. Nella stanza il denso fumo di sigarette viene spezzato ogni tanto da qualche refolo d’aria, ma non appena la finestra viene nuovamente chiusa, le colonnine azzurrine continuano a salire verso il cielo sotto varie forme: anelli, nuvole, lunghi sospiri o timidi esercizi di espirazione dal naso per chi il catrame, oltre che nelle vene, lo vuole tutto nei polmoni.



Il silenzio è rotto: «L’altra volta era funzionata abbastanza bene, riproviamo la stessa strategia: come l’avevano chiamata i media italiani, Tangentopoli, vero? Proviamoci ancora, il soggetto si presta, ma questa volta agendo su due livelli: preparare il terreno attraverso una campagna mediatica di character assassination di Silvio Berlusconi e favorire un golpe interno alla sua stessa maggioranza, utilizzando ancora la chiave della questione morale, dei rapporti con la mafia di alcuni esponenti del governo, delle inchieste in corso e le leggi ad personam. Quel Gianfranco Fini è l’uomo giusto, occorre puntare su di lui. Silvio Berlusconi, come ogni uomo, ha le sue debolezze, lo sappiamo da fonte certa dei nostri ambasciatori e degli uomini dei servizi, quindi non sarà difficile che si complichi la vita da solo se creiamo le condizioni per un accerchiamento mediatico preventivo».

L’ordine è partito, Silvio Berlusconi va eliminato. È il dicembre del 2008. A luglio 2009, la prima seria avvisaglia. In occasione del G8 a L’Aquila, il quotidiano britannico The Guardian, progressista e molto vicino all’influente Fabian Society, ipotizza addirittura la cacciata dell’Italia dal G8 a favore dell’ingresso della Spagna. In un articolo intitolato “All’interno del G8 crescono le voci di un’espulsione dell’Italia, perché i piani del summit sono caduti nel caos”, il giornale prevede un futuro vertice senza l’Italia, «sostituita dalla Spagna che ha un più alto reddito pro capite» e riporta alcune affermazioni di alti funzionari occidentali, secondo i quali «il G8 è un club, con la sua quota partecipativa da pagare. L’Italia non lo sta facendo». Secondo la fonte citata, «gli italiani - nell’organizzazione del summit - sono stati terribili. Non ci sono né metodi, né programmi».



Il giornale scriveva che, negli ultimi giorni, in assenza di iniziative concrete in agenda, gli Usa hanno preso il controllo della situazione, organizzando una «teleconferenza tra gli sherpa, in un ultimo disperato tentativo di inserire degli obiettivi nel summit». Un analista della New York University, Richard Gowan, citato dal giornale, criticò duramente la presidenza di Silvio Berlusconi: «Gli italiani non hanno idee e hanno deciso che la cosa migliore è propagandare un’agenda molto sintetica per nascondere il fatto che non hanno realmente un’agenda». Poche settimane e l’esistenza dell’assalto finale al Cavaliere, del resto, viene candidamente preannunciata da Paolo Guzzanti, senatore che ha rotto col premier accusandolo di aver tradito Washington per vendersi a Mosca, sua nemica storica dopo l’avvelenamento mortale a Londra dell’ex spia Litvinenko e il caso Scaramella.



Sul suo blog, l’11 settembre del 2009, il senatore fuoriuscito dal Pdl scriveva testualmente: «L’ordine è arrivato dagli Usa: Berlusconi va eliminato. […]. A me già lo disse chiaro e tondo l’ambasciatore Spogli, che andai a salutare quando lasciò l’ambasciata di via Veneto (5 febbraio 2009, ndr): “Vogliamo un’Italia che non dipenda dalla Russia come una colonia e non vogliamo che la Russia incassi una somma di denaro di dimensioni mostruose, che poi Mosca converte direttamente in armamenti militari”. Da allora, un fatto nuovo di enorme gravità si è aggiunto: l’Italia ha silurato il gasdotto Nabucco (che eliminava la fornitura russa passando per Georgia e Turchia) facendo trionfare South Stream, cioè l’oro di Putin. Contemporaneamente Berlusconi organizzava la triangolazione Roma-Tripoli-Mosca associando Gheddafi nell’affare. […]. L’operazione è stata preparata con cura attraverso una campagna mediatica di lavoro al corpo di Berlusconi, basato sulle vicende sessuali, sulle inchieste di mafia e sulla formazione, nell’area moderata, di un’alternativa politica a tre punte: Luca Cordero di Montezemolo, Perferdinando Casini e Gianfranco Fini, ciascuno a suo modo e con le sue vie, ma in una sintonia trasparente. […]. Lo scontro è ravvicinato e mortale. La grande manovra è cominciata, le artiglierie già battono il campo».



Il giorno dopo, per i più duri di comprendonio, Guzzanti aggiungeva due particolari illuminanti: «Le grandi inchieste Mani Pulite sono nate dalla polizia Usa (non dalla Cia ma dall’Fbi)» e «il nuovo ambasciatore Usa, David Thorne, che davanti al Senato Usa ha spiegato di essere consapevole dei problemi che dividono Usa e Italia, ieri ha reso visita per mezz’ora a Montecitorio a Gianfranco Fini». È il 20 settembre del 2009, pochi mesi dopo l’incoronazione, e la fase attuativa del piano diventa operativa nel modo più palese e ufficiale. Nel mese di febbraio, Gianfranco Fini sbarca con tutti gli onori a Washington in visita ufficiale in qualità di presidente della Camera. Che il viaggio non fosse di puro protocollo lo ha reso chiaro fin dall’inizio la Speaker del Congresso, Nancy Pelosi: i liberal americani, che hanno sostituito i neo-con repubblicani nelle stanze dei bottoni di Washington, hanno accolto Fini trionfalmente per inviare un segnale ai Palazzi di Roma che contano. Insomma, per l’America il politico italiano più adatto a prendere, quando quel giorno prima o poi verrà, il posto del premier Silvio Berlusconi, risponde al nome di Gianfranco Fini, soprattutto per le sue posizioni sui diritti civili, elemento sottolineato a ogni piè sospinto dalla Pelosi.

Non si ricorda, in tempi recenti, di presidenti della Camera italiana ricevuti così a lungo da influenti vicepresidenti come Joe Biden, almeno per quanto riguarda le strategie degli Usa in Medio Oriente. E non si ricorda un presidente della Camera ricevuto così a lungo nell’ufficio del Presidente della Commissione esteri del Senato Usa, in questo caso il senatore John Kerry, che oltre a regalargli i gemelli con l’aquila presidenziale e parlare di sport acquatici, dall’alto della sua carica (cioè quella che controlla la borsa che finanzia le decisioni di politica internazionale dell’amministrazione Obama) ha dato anche lui il sigillo al messaggio di endorsement per Fini: questo è il leader che serve all’Italia.



D’altronde, a rendere tutto chiaro già nel mese di gennaio ci aveva pensato la bibbia liberale The Nation con un articolo che radiografava la situazione italiana evocando sviluppi poi concretizzatisi e incoronando Gianfranco Fini come salvatore della patria: se Futuro e Libertà cercava un programma, The Nation lo aveva scritto con largo anticipo. L’anno prosegue e cominciano le mosse tattiche di Gianfranco Fini, pronto alla resa dei conti dopo l’endorsement degli ambienti Usa che contano. Il 22 aprile lo strappo che preconizza la rottura: nel corso di una convention del Pdl, il presidente della Camera si leva più di un sassolino dalla scarpa, ricordando il pasticcio delle liste nel Lazio, il processo breve e altre decisioni del governo che ha dovuto ingoiare controvoglia. Silvio Berlusconi ascolta impaziente e appena sale sul palco rende la pariglia punto per punto, concludendo così il suo intervento: «Un presidente della Camera non deve fare dichiarazioni politiche. Gianfranco, se vuoi farle devi lasciare la carica, ti accoglieremmo a braccia aperte nel partito» . Un colpo quasi da ko, a cui Gianfranco Fini risponde invece alzandosi e andando sotto il palco con il dito puntato verso il Cavaliere: «Altrimenti che fai? Mi cacci?».



Il dado è tratto, i mesi a venire - complice la pausa estiva - serviranno a spargere veleni (la campagna mediatica sulla famosa casa di Montecarlo) e istituzionalizzare la rottura con la nascita di Futuro e Libertà, passando dal voto di fiducia del 29 settembre e arrivando fino al mese cruciale. Sarà infatti novembre il mese della grande sfida, il vero fuoco di fila preparatorio. Per una volta, WikiLeaks si rivela utile a quegli Usa che vorrebbero Julian Assange a Guantanamo: in Italia abbiamo letto con interesse come per le delegazioni Usa nel nostro paese, infatti, Silvio Berlusconi fosse stanco perché di notte faceva il bunga-bunga invece di dormire (strano tempismo preparatorio e mediatico tra pubblicazione e scoppio dell’inchiesta). Peccato che siano altri i cables interessanti.



I documenti segreti del Dipartimento di Stato rivelano infatti che Washington respinge e diffida dell’amicizia tra Berlusconi e Putin, ritenendola “corrosiva” per gli interessi occidentali, perché determina la politica estera italiana e «mette in pericolo la sicurezza energetica europea». I cables affermano che gli Stati Uniti ritengono che Berlusconi, comportandosi da «mediatore tra l’Occidente e la Russia>» spesso difende a spada tratta gli interessi della Russia al di sopra di quelli della Nato, degli Stati Uniti e dell’Europa, «minando i valori umani e democratici promossi dall’Ocse». Tra maggio 2002 e febbraio 2010, almeno 102 documenti rilasciati dal Governo e dalle ambasciate estere degli Stati Uniti (12 dei quali classificati come segreti e il resto come confidenziali) hanno cercato di interpretare e neutralizzare ciò che l’ambasciatore a Roma Ronald P. Spogli ha definito in un cablogramma del 26 gennaio 2009 «una torbida relazione».

L’inquietudine degli Stati Uniti si manifesta in due diversi cablogrammi, inviati a Roma e Mosca dal segretario di Stato Hillary Clinton. Nel primo, del 12 giugno 2009 (cablogramma 211 902), Washington richiedeva «tutte le informazioni circa i rapporti personali» tra Putin e Berlusconi, e domandava «quali investimenti personali, se esistenti, hanno realizzato (Putin e Berlusconi) che possano determinare la loro politica estera o economica». Pochi mesi prima, il 26 gennaio 2009, l’allora ambasciatore a Roma, Ronald P. Spogli, aveva dichiarato in un cablo classificato Segreto/noforn (“non consegnabile a paesi esteri”) che il primo ministro italiano e i suoi amici stavano «lucrando«, con accordi energetici bilaterali firmati dai giganti dell’energia Eni (30% di proprietà dello Stato italiano) e Gazprom.



Il dispaccio, che fu inviato con priorità “immediata” alla Segreteria di Stato, alla Casa Bianca e ai rappresentanti degli Stati Uniti nella Nato e nell’Unione europea, diceva: «I contatti dell’ambasciata, sia dell’opposizione di centro-sinistra che del partito di Berlusconi, il Popolo delle Libertà, ci dicono che esiste una torbida relazione tra i due primi ministri. Sostengono che Berlusconi ei suoi amici (“compari”) traggono profitti personali e disinvolti, con molti degli accordi energetici firmati tra Italia e Russia». Un altro cablogramma dell’ambasciata di Roma precedente a una visita negli Stati Uniti del ministro Frattini affermava: «Il governo italiano è ambivalente sull’appoggio al gasdotto europeo Nabucco, mentre l’Eni è disposto ad aiutare Gazprom a costruire gasdotti nel Mar Nero e nel Mar Baltico, cosa che aumenterebbe solo la dipendenza dell’Unione europea verso la Russia. Spesso l’Eni sembra dettare la politica energetica del governo, e usa il suo potere per ostacolare i piani di liberalizzazione del mercato europeo dell’energia». Un cablo del Dipartimento di Stato del 2 maggio 2008, inviato dal Sottosegretario Reuben Jeffery III a 20 delegazioni e uffici (154 742), racconta di un incontro teso tra questi e l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni a Washington. Quando Jeffery chiese «perché l’Italia sostiene il progetto South Stream», Scaroni rispose bruscamente: «L’Europa ha bisogno del gas russo. È meglio avere il gas direttamente dalla Russia ed evitare future controversie tra Russia e Ucraina».



I cables proseguono, così come la rabbia Usa per la lesa maestà? La stampa si getta a capofitto nelle pieghe italiote del caso WikiLeaks, tenta di scavare, spara titoloni con nomi di intermediari e spie a Mosca salvo poi dover rimettere i computer nelle custodie: dei presunti intrallazzi Berlusconi-Putin non c’è prova né traccia, si tratta soltanto di scelte sovrane di politica energetica. Ciò che Washington, veramente, non può tollerare (chissà come avranno preso Oltreoceano l’accordo siglato nel fine settimana tra Eni e il colosso cinese degli idrocarburi Petrochina, in base al quale l’azienda italiana avrà accesso al gas non convenzionale della Repubblica Popolare, la tecnologia per estrarre il quale l’Eni ha appresa proprio dagli americani, in cambio della possibilità di maggior penetrazione di Pechino in Africa?). È il 29 novembre del 2010 quando WikiLeaks pubblica i primi 220 cables segreti, ma qualche giorno prima, il 21 novembre per precisione, un’altra tegola piove sul governo e sulla sua credibilità interna ed estera, essendo il nodo del contendere Finmeccanica, azienda molto attiva negli Stati Uniti e accusata dalla trasmissione Report di costituzione di fondi neri.

Ma perché quell’attacco a freddo? Eppure Finmeccanica, al di là del “no” alla costruzione dell’elicottero di Obama, ha vinto altre commesse negli Usa, ha acquisito nel 2008 la Drs, è uno dei principali fornitore del Pentagono e il suo numero uno, Pierfrancesco Guarguaglini, certo non ha il profilo del pericoloso bolscevico. La risposta è giunta due giorni fa, così riportata dal sito di Repubblica: «La Libia di Muammar Gheddafi fa il suo ingresso - malgrado i forti dubbi della Casa Bianca - nel capitale di Finmeccanica. La Lybian Investment Authority, fondo di investimento pubblico del regime del Colonnello, ha acquistato una partecipazione del 2,01% nel capitale del gruppo della difesa tricolore. Una mossa che rischia di surriscaldare i rapporti tra Roma e Washington già messi a dura prova nei mesi scorsi dall’asse Berlusconi-Putin con i suoi interessi nel settore del gas». «Mannaggia a quei testoni di Finmeccanica, il segnale di cambiare strategia glielo avevamo inviato eppure hanno proseguito e chiuso la faccenda», si lasciano sfuggire a voce alta da Washington.



Sempre a novembre, poi, si consuma la rottura totale tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, atto che porterà allo showdown del 14 dicembre con il voto di fiducia a Camera e Senato e la mancata spallata, dimostrazione che la paura di un’alternativa politica mancante (o più prosaicamente della cadrega che sparisce) e ritenuta peggio dello status quo è in grado di fare di più e meglio dei piani cervellotici e da Spectre del Dipartimento di Stato. Il governo Berlusconi-Scilipoti batte l’abbinata Fini-Obama 1 a 0, palla al centro. Poi, ecco la bomba: Ruby e le altre signorine, la richiesta di processo immediato per concussione e prostituzione minorile il giorno dopo il parere pilatesco della Consulta sul legittimo impedimento, le 389 pagine di intercettazioni irritualmente allegate alla richiesta di perquisizione (c’è infatti il sospetto che nei fatti si trattasse solo di un modo di far pubblicare dai giornali le intercettazioni e dar via alla gogna mediatico-morale, poiché una perquisizione o ha carattere di blitz o non serve, visto che eventuali documenti posso essere fatti sparire nell’attesa) e terminate, chissà come, sui giornali il giorno dopo il loro arrivo alla Camera, Nicole Minetti, l’attacco di Annozero e dei giornali americani e inglesi (la voce “Italy” è la più cliccata sul sito del Daily Telegraph da giorni) oltre alla promessa dei Pm di nuove intercettazioni e, udite udite, forse «fotografie interessanti» da presentare alla prima udienza.



Il tutto grazie a un dispiegamento di forze investigative e mezzi di intercettazione che non si era mai visto per un’inchiesta di prostituzione, di altissimo bordo certo, ma sempre prostituzione, attività vecchia come il mondo e non certo nuova in una città come Milano. La concussione, poi, appare senza concusso: detto questo, a cosa serviva intercettare decine di persone? Bastava chiederne conto al questore di Milano, al dirigente in servizio quella famosa notte di maggio che ricevette la chiamata (o chiamate), al capo di Gabinetto della Presidenza del Consiglio che telefonò in Questura, al ministro degli Interni se proprio si voleva esagerare.



Ah già, queste cose sono già state fatte tutte: e il presidente del Tribunale di Milano, Edmondo Bruti Liberati, aveva certificato che tutto era stato fatto a norma di legge e il caso era chiuso. Certo, viene il sospetto che sarebbe stato certamente così se il 14 dicembre le cose fossero andate diversamente...



The end (sometimes life can be stranger than fiction)

giovedì 3 febbraio 2011

La proposta economica di Berlusconi. Ida Magli


Il fatto stesso che uno Stato (per definizione sovrano) possa fallire come un volgare correntista bancario per mancanza di moneta o per un debito in mano a un cartello di usurai, è un’aberrazione contro qualsiasi costituzione e carta dei diritti dell’uomo oltre che contro qualsiasi fondamento umano. EnnediEffe


Roma, 03/02/2011


Italiani Liberi | 05.02.2011 
Jean Claude Trichet
I politici si ostinano a tacere sui veri problemi dell’economia. Nessuno, né nei partiti di governo né in quelli di opposizione, si riferisce mai, neanche per negarne l’esistenza o l’importanza, alle questioni sollevate ormai da anni da studiosi ed economisti italiani, tedeschi, francesi, americani, che riguardano la sovranità monetaria, l’adesione all’euro, le basi dei sistemi di mercato. Questo silenzio, al quale si attengono anche tutti i giornalisti, è di per sé la prova più significativa della sopraffazione e della dittatura europea.
In questi giorni il governo Berlusconi si appresta a presentare l’ennesima “riforma dell’economia” basata, come tutte le precedenti, sull’ossequio alle direttive dei Banchieri che sono gli unici, i veri governanti dell’Unione europea: ridurre il più possibile e al più presto possibile, il “debito” al fine di rientrare nei parametri di Maastricht, legge salvifica inderogabile. Inutile aggiungere che, per quanti espedienti Berlusconi possa inventarsi, le tasse aumenteranno e il “debito” pure per due motivi fondamentali: la mancanza della sovranità monetaria con l’accumulo degli interessi sul “debito” e il fondamentalismo di un mercato basato sul circolo perverso del più consumo più produzione.
Come tutti sappiamo, l’Italia non è una nazione libera e indipendente, perché ha ceduto il diritto sovrano di creare la propria moneta ai banchieri della BCE. La moneta è fabbricata (“emessa”) dai banchieri della BCE i quali ne sono gli azionisti, ossia dei proprietari privati. A costoro, persone ricchissime, azioniste delle più importanti banche d’Europa e d’America (Rockfeller, Rothschild, Beatrice Regina d’Olanda, Sofia Regina di Spagna, e per l’Italia gli azionisti della banca d’Italia compresa l’Unicredit, Draghi ecc.) che siamo “debitori”. Per avere la quantità di denaro necessario alle spese di bilancio, l’Italia lo prende a debito dai banchieri della BCE pagandovi l’interesse fissato dagli stessi banchieri e mettendo in cambio sul mercato il corrispondente quantitativo di titoli. In sintesi, dunque, il nostro “debito” è ciò che “dobbiamo” restituire ai banchieri cui è stato ceduto dai nostri governanti il diritto a creare la moneta. Tutto questo è naturalmente talmente assurdo da apparire addirittura paradossale, o meglio folle, ma i politici vi hanno fondato il loro vero potere, il “sistema del potere”, da cui discende quello “politico”, il governo degli Stati. Tutti i politici sanno, com’è ovvio, che non potremo mai restituire un debito che non deve essere restituito: è forse interesse dell’usuraio che un debito venga estinto? Per averne una prova è sufficiente guardare a quanto si sono dati da fare banchieri e politici, riuniti in quell’orrido nido del malaffare che è Bruxelles, per convincere gli Stati più debitori a farsi “aiutare”, accollandosi un enorme prestito carico di interessi che non potranno, appunto, mai restituire. “Lacrime e sangue” per i popoli così amorosamente beneficiati dall’animo generoso dei banchieri. Soprattutto però che non vi venga in mente di uscire dall’euro, come qualcuno ha ventilato. Non pensiate di poterci sfuggire: noi abbiamo spinto la nostra generosità fino al punto di comprare i vostri titoli e di controllare preventivamente le vostre leggi di bilancio: dunque ormai ci appartenete.
Rientrare dal debito è la parola d’ordine di Tremonti e di Berlusconi; rientrare dal debito è la parola d’ordine degli usurai-traditori della sinistra (gli Amato, i Prodi, i Ciampi, i Monti) che ci hanno portato vittoriosamente a questo approdo. Il programma economico di Berlusconi è supportato dal suo abituale ottimismo: niente patrimoniale, per carità. Ma vendiamo quel poco di patrimonio che ancora possiede lo Stato perché è l’Italia, la nazione Italia che deve sparire. Insieme al federalismo, non ci vorrà nulla a cancellarla e, pensate: risparmieremo! Rimettiamo in marcia i consumi e vedrete: in tre anni il “debito” rientrerà, l’Europa batterà le mani davanti ai nostri miracoli. Povero Berlusconi, ci crede soltanto lui. Il “consumo” è la droga che si sono inventati quegli stessi che ci hanno espropriato della moneta per possederci: spendi, spendi, non risparmiare nulla. Adesso l’effetto-droga è finito e i popoli hanno recuperato il buon senso. Se le immatricolazioni delle auto sono diminuite del 20% rispetto al gennaio dell’anno scorso, è perché nessuno cambia più l’auto quando funziona ancora bene soltanto perché gli piace un modello diverso. Il mercato vero è questo, fondato sul bisogno e sulla ragione, non sull’avidità dei banchieri. Non dimentichiamocelo mai: i banchieri sono quelli che ci hanno portato al disastro; sono quelli che, chiamando “gioco” la propria cupidigia, si sono impadroniti del mondo.
Ida Magli
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