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Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

martedì 31 maggio 2011

Interrogazione al ministro delle Finanze sul signoraggio di Antonio Di Pietro, il 30 maggio 2011

Fonte: http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed479/pdfbt33.pdf

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12113
presentata da
ANTONIO DI PIETRO
lunedì 30 maggio 2011, seduta n.479

DI PIETRO. – Al Ministro dell’economia e delle finanze. – Per sapere – premesso che:

l’emissione della moneta è obbligatoriamente collegata alla generazione del signoraggio che è rappresentato dal guadagno e dal potere in mano al soggetto predisposto alla creazione della moneta. Il signoraggio, dunque, è l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta. Il premio Nobel Paul R. Krugman, nel testo di economia internazionale scritto con Maurice Obstfeld, lo definisce come il flusso di «risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi»;

storicamente, il signoraggio era il termine col quale si indicava il compenso richiesto dagli antichi sovrani per garantire, attraverso la propria effigie impressa sulla moneta, la purezza e il peso dell’oro e dell’argento;

oggi, invece, alcuni studiosi di economia imputano al moderno signoraggio una dimensione che va ben al di là di una semplice tassa, in quanto il reddito monetario di una banca di emissione è dato solo apparentemente dalla differenza tra la somma degli interessi percepiti sulla cartamoneta emessa e prestata allo Stato e alle banche minori e il costo infinitesimale di carta, inchiostro e stampa sostenuto per produrre denaro. Apparentemente, in quanto, de facto, il signoraggio moderno è eclissato nella contabilità dall’azione di dubbia legittimità della banca emittente che pone al passivo il valore nominale della banconota. In buona sostanza, la banca dichiara di sostenere per la produzione della carta moneta un costo pari al suo valore facciale (euro 100 per una banconota del taglio di 100 euro);

le Banche centrali sono le istituzioni che raccolgono sia la ricchezza, sia il profitto da signoraggio che dovrebbero essere trasferiti, una volta coperti i costi di coniatura, alla collettività rappresentata nello Stato;

tale signoraggio è il cosiddetto signoraggio primario poiché deriva dall’abilità che possiede la Banca centrale di emettere moneta stampandola e immettendola nel mercato. Si tratta del signoraggio che sta a monte di tutto il sistema monetario, poiché si colloca nel momento di emissione della moneta;

questo processo non è però l’unico che permette l’aumento della massa monetaria in circolazione nel circuito economico. Esiste, infatti, un secondo meccanismo attraverso il quale cresce la base monetaria in circolazione, il cosiddetto signoraggio secondario o credit creation;

il signoraggio secondario è il guadagno che le banche commerciali ricavano dal loro potere di aumentare l’offerta di moneta estendendo i loro prestiti sui quali ricevono interessi e, negli ultimi decenni, con l’introduzione di nuovi strumenti finanziari quali, ad esempio i derivati;

con riferimento al sistema monetario attuale, da anni si discute sia in ambito accademico sia in ambito sociale sulle incongruenze relative alla proprietà del valore della moneta al momento della sua emissione: un valore che, in buona sostanza, non verrebbe riconosciuto in capo al suo creatore, ovvero la collettività, il popolo, ma che piuttosto le verrebbe sottratto;

principio fermo di ogni democrazia è che la «sovranità» appartiene al popolo e la nostra Carta costituzionale sancisce chiaramente questo principio all’articolo 1;

ne consegue che derivazione diretta di tale sovranità è anche la sovranità monetaria, che determina il potere di chi detiene il controllo della moneta e del credito;

essendo il popolo a produrre, consumare e lavorare, la moneta, sin dal momento in cui viene emessa da una qualsiasi Banca centrale dovrebbe, in linea di principio, come affermato da molti studiosi, diventare proprietà di tutti i cittadini che costituiscono lo Stato, il quale però non detiene il potere di emettere moneta;

la distorsione alla base della sovranità monetaria è stata oggetto di uno studio da parte del procuratore generale della Repubblica Bruno Tarquini che sul punto ha scritto il libro La banca, la moneta e l’usura, edizione Controcorrente, Napoli, 2001. Secondo il procuratore generale Bruno Tarquini, lo Stato avrebbe avuto i mezzi tecnici per esercitare in concreto il potere di emettere moneta e per riappropriarsi di quella sovranità monetaria che avrebbe permesso di svolgere una politica socio-economica non limitata da influenze esterne, ma soprattutto liberandosi di ogni indebitamento;

anche il professor Giacinto Auriti, docente fondatore della facoltà di giurisprudenza di Teramo, ha compiuto numerosi studi sulla sovranità monetaria e sul fenomeno del signoraggio;

in particolare, il professor Giacinto Auriti ha sostenuto che l’emissione di moneta senza riserve e titoli di Stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, e che le Banche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla cartamoneta, dando origine in tal modo al debito pubblico;

altra denuncia compiuta dal professor Giacinto Auriti è quella relativa alla totale assenza al livello giuridico di una norma che stabilisca in maniera univoca di chi sia la proprietà dell’euro all’atto della sua emissione. Per tali ragioni, ad avviso del professor Auriti, risulterebbe impossibile individuare chi sia creditore e chi debitore nella fase della circolazione della moneta e i popoli europei non sapranno mai se siano «creditori» (in quanto proprietari) o «debitori» (in quanto non proprietari) per un valore pari a tutto l’euro che viene messo in circolazione -:

se alla luce di quanto descritto in premessa il Governo non intenda intervenire, anche nelle competenti sedi europee, per verificare la compatibilità delle teorie elaborate dal procuratore generale della Repubblica Bruno Tarquini e dal professor Giacinto Auriti con i Trattati dell’Unione europea e il principio costituzionale della sovranità monetaria, anche al fine chiarire di chi sia la proprietà dell’euro al momento della sua emissione, quale sia la natura giuridica della moneta emessa dalle banche commerciali e, infine, quale sia la reale efficacia degli strumenti di controllo a disposizione della Banca centrale sulla massa monetaria messa in circolazione dalle banche commerciali.
(4-12113)

ATTO DELLA CAMERA DEL 30 MAGGIO 2011


31 maggio 2011 alle ore 21.48
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed479/pdfbt33.pdf
Interrogazione a risposta scritta 4-12113
presentata da
ANTONIO DI PIETRO
lunedì 30 maggio 2011, seduta n.479


DI PIETRO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:

l'emissione della moneta è obbligatoriamente collegata alla generazione del signoraggio che è rappresentato dal guadagno e dal potere in mano al soggetto predisposto alla creazione della moneta. Il signoraggio, dunque, è l'insieme dei redditi derivanti dall'emissione di moneta. Il premio Nobel Paul R. Krugman, nel testo di economia internazionale scritto con Maurice Obstfeld, lo definisce come il flusso di «risorse reali che un governo guadagna quando stampa moneta che spende in beni e servizi»;

storicamente, il signoraggio era il termine col quale si indicava il compenso richiesto dagli antichi sovrani per garantire, attraverso la propria effigie impressa sulla moneta, la purezza e il peso dell'oro e dell'argento;

oggi, invece, alcuni studiosi di economia imputano al moderno signoraggio una dimensione che va ben al di là di una semplice tassa, in quanto il reddito monetario di una banca di emissione è dato solo apparentemente dalla differenza tra la somma degli interessi percepiti sulla cartamoneta emessa e prestata allo Stato e alle banche minori e il costo infinitesimale di carta, inchiostro e stampa sostenuto per produrre denaro. Apparentemente, in quanto, de facto, il signoraggio moderno è eclissato nella contabilità dall'azione di dubbia legittimità della banca emittente che pone al passivo il valore nominale della banconota. In buona sostanza, la banca dichiara di sostenere per la produzione della carta moneta un costo pari al suo valore facciale (euro 100 per una banconota del taglio di 100 euro);

le Banche centrali sono le istituzioni che raccolgono sia la ricchezza, sia il profitto da signoraggio che dovrebbero essere trasferiti, una volta coperti i costi di coniatura, alla collettività rappresentata nello Stato;

tale signoraggio è il cosiddetto signoraggio primario poiché deriva dall'abilità che possiede la Banca centrale di emettere moneta stampandola e immettendola nel mercato. Si tratta del signoraggio che sta a monte di tutto il sistema monetario, poiché si colloca nel momento di emissione della moneta;

questo processo non è però l'unico che permette l'aumento della massa monetaria in circolazione nel circuito economico. Esiste, infatti, un secondo meccanismo attraverso il quale cresce la base monetaria in circolazione, il cosiddetto signoraggio secondario o credit creation;

il signoraggio secondario è il guadagno che le banche commerciali ricavano dal loro potere di aumentare l'offerta di moneta estendendo i loro prestiti sui quali ricevono interessi e, negli ultimi decenni, con l'introduzione di nuovi strumenti finanziari quali, ad esempio i derivati;

con riferimento al sistema monetario attuale, da anni si discute sia in ambito accademico sia in ambito sociale sulle incongruenze relative alla proprietà del valore della moneta al momento della sua emissione: un valore che, in buona sostanza, non verrebbe riconosciuto in capo al suo creatore, ovvero la collettività, il popolo, ma che piuttosto le verrebbe sottratto;

principio fermo di ogni democrazia è che la «sovranità» appartiene al popolo e la nostra Carta costituzionale sancisce chiaramente questo principio all'articolo 1;

ne consegue che derivazione diretta di tale sovranità è anche la sovranità monetaria, che determina il potere di chi detiene il controllo della moneta e del credito;

essendo il popolo a produrre, consumare e lavorare, la moneta, sin dal momento in cui viene emessa da una qualsiasi Banca centrale dovrebbe, in linea di principio, come affermato da molti studiosi, diventare proprietà di tutti i cittadini che costituiscono lo Stato, il quale però non detiene il potere di emettere moneta;

la distorsione alla base della sovranità monetaria è stata oggetto di uno studio da parte del procuratore generale della Repubblica Bruno Tarquini che sul punto ha scritto il libro La banca, la moneta e l'usura, edizione Controcorrente, Napoli, 2001. Secondo il procuratore generale Bruno Tarquini, lo Stato avrebbe avuto i mezzi tecnici per esercitare in concreto il potere di emettere moneta e per riappropriarsi di quella sovranità monetaria che avrebbe permesso di svolgere una politica socio-economica non limitata da influenze esterne, ma soprattutto liberandosi di ogni indebitamento;

anche il professor Giacinto Auriti, docente fondatore della facoltà di giurisprudenza di Teramo, ha compiuto numerosi studi sulla sovranità monetaria e sul fenomeno del signoraggio;

in particolare, il professor Giacinto Auriti ha sostenuto che l'emissione di moneta senza riserve e titoli di Stato a garanzia per la realizzazione di opere pubbliche non creerebbe inflazione in quanto corrisposto da un eguale aumento della ricchezza reale, e che le Banche centrali ricaverebbero profitti indebiti dal signoraggio sulla cartamoneta, dando origine in tal modo al debito pubblico;

altra denuncia compiuta dal professor Giacinto Auriti è quella relativa alla totale assenza al livello giuridico di una norma che stabilisca in maniera univoca di chi sia la proprietà dell'euro all'atto della sua emissione. Per tali ragioni, ad avviso del professor Auriti, risulterebbe impossibile individuare chi sia creditore e chi debitore nella fase della circolazione della moneta e i popoli europei non sapranno mai se siano «creditori» (in quanto proprietari) o «debitori» (in quanto non proprietari) per un valore pari a tutto l'euro che viene messo in circolazione -:

se alla luce di quanto descritto in premessa il Governo non intenda intervenire, anche nelle competenti sedi europee, per verificare la compatibilità delle teorie elaborate dal procuratore generale della Repubblica Bruno Tarquini e dal professor Giacinto Auriti con i Trattati dell'Unione europea e il principio costituzionale della sovranità monetaria, anche al fine chiarire di chi sia la proprietà dell'euro al momento della sua emissione, quale sia la natura giuridica della moneta emessa dalle banche commerciali e, infine, quale sia la reale efficacia degli strumenti di controllo a disposizione della Banca centrale sulla massa monetaria messa in circolazione dalle banche commerciali.
(4-12113)

sabato 21 maggio 2011

Tutti in piazza a Milano oggi e domani

http://video.corriere.it/anche-milano-indignados/2c7aa982-8322-11e0-baac-f3bedd074966
Sapevate che in piazza del duomo a Milano in questo momento ci sono persone che vogliono una società migliore?

Si, siamo qui, nel centro della città della moda,giorno e notte. E non ce ne andiamo.

Siamo persone venute qui liberamente e per nostra scelta.

Crediamo che il mondo sia arrivato ad un punto critico e crediamo che questo sistema non sia più sostenibile.

L'ambiente è avvelenato, l'economia è al collasso, la politica è una truffa, la società è divisa, e l'uomo stesso è al giogo del meccanismo del profitto.

E' ora di cambiare tutto questo.

E proprio ora ci sono persone in tutto il mondo che hanno deciso di agire, dalla Spagna all’Islanda, migliaia di persone sono in piazza per far valere i loro diritti. Insieme a loro, affermiamo che:

- la persona viene prima del profitto

-la dignità viene prima dell’interesse economico

-la società è divisa dall’informazione manipolata

-basta corruzione politica

-basta mafia istituzionalizzata

-basta la politica economica basata sul debito

Se ti riconosci in qualcuno di questi punti e anche tu vuoi un presente migliore, diffondi questo messaggio e vieni in piazza del duomo ora!

Non c'e' più molto tempo.

Esci di casa e unisciti a noi.

Italian Revolution Milano

Milano, Piazza del duomo, la notte del 20 Maggio
Oggi tutt a Milanoin piazza FATE IL TAMTAM

Italian Revolution Milan

sabato 14 maggio 2011

Belli e bannati


Il mondo di internet in Italia è stato colpito da strani oscuramenti “tecnici” proprio alla vigilia delle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio.
Innanzitutto stampalibera.com ha dovuto trafficare non poco per ripristinare il sistema in seguito all’aggiunta di un plug-in, ma grazie alla presenza dell’ingegnere non ha subito troppi danni, tranne la scomparsa di un post sulla Lista Noeuro  e la candidatura di Marco Saba.
Fatto strano nella stessa giornata i nostri blog  (blogspot) sono stati inaccessibili dai loro titolari per almeno otto ore, per una vaga questione tecnica, e fatto bizzarro i post che pubblicizzavano tale lista – che preconizza l’emissione di biglietti comunali sovrani a Torino – sono stati eliminati, per ricomparire solo in tarda serata dopo la pubblicazione di un mio commento su stampalibera.com circa questo strano fenomeno. Nel frattempo i candidati hanno perso le ore  più preziose di visibilità, le ultime prima del voto.
Poi, in serata, persino siti basati in Francia come www.informarexresistere.fr o altri siti di controinformazione sono stati oscurati, tutti siti che hanno come denominatore comune certa informazione che “sgama” le balle mediatiche, che non crede ad esempio nelle guerre “umanitarie” in Libia and co, né al pretesto della guerra (preventiva) al terrore, o all’uccisione di Bin laden e che attacca il signoraggio bancario. Ciliegina sulla torta sono letteralmente SPARITE due pagine popolarissime di Lo Sai, un gruppo in crescita esponenziale di giovani in tutta Italia che fanno informazione, e fatti. Un gruppo che sta diventando un vero e proprio movimento no-global, anti nwo e che si occupa attivamente di smascherare tutte le manipolazioni, i false flags e le info tossiche propagandistiche che ci propinano i media e non solo. La pagina sparita era quella principale, nazionale, che contava il maggiore numero di membri, oltre 64.000, mentre l’altra era una pagina di scorta, che doveva servire appunto in caso di ban (il secondo subito). E’ chiara la volontà deliberata quindi di contrastare Lo Sai, vero potenziale umano per il nostro futuro perché composto da giovani arrabbiati  che sanno di non avere niente da perdere circa il loro futuro.
I due fatti, la censura della lista noeuro e la censura di Lo Sai sono connessi? Non saprei, visto che la censura è stata generalizzata, però è evidente che Marco Saba, in mancanza di altro, utilizzava molto il net per promuovere la sua candidatura – e probabilmente non era l’unico – e in particolare la pagina principale di Lo Sai su facebook, non avendo altre possibilità di visibilità mediatica.
Per chi critica la lista del Grillo  di strane omofonie, rispondo che à la guerre comme à la guerre, una guerra alquanto assimmetrica visto che certe liste non solo non hanno la visibilità mediatica che spetterebbe loro per legge, ma si vedono persino censurati su internet, e tutti i mezzi sono  buoni, persino quello come qua di spostare le liste a sostegno di Domenico Coppola (le solite liste di cui sopra) in modo che al lettore ignaro sembri che proprio non ci siano.
Infine ieri ho assistito alla pagliacciata di un comizio elettorale in Diano Marina (IM), dove si presentano tre liste, una civica, una “dissenziente” e la terza del pdl appoggiata da nientepopodimeno che Claudio Scajola, presente di persona. Si vedeva chiaramente che non presentava niente di nuovo, stesso programma del sindaco precedente, ma tutti ad applaudire per il candidato perché è donna e “giovane”. Tutto il comizio si è incentrato sul fatto di screditare le altre due liste. Niente sui programmi. Niente sui reali problemi. Eppure la legge della prevaricazione funziona visto che la gente accorsa numerosa applaudiva. E si pensi: loro gli oscuramenti tecnici non ce li hanno e non li avranno mai. A meno che… un gruppo come Lo Sai non riesca un giorno a sfondare il muro di gomma che lo circonda, un muro messo lì apposta per fare sfogare gli ardori giovanili prima di “comprarli” o “spezzarli”.
Nicoletta Forcheri 14 maggio 2011
Altri link:

Strane censure sul net. N. Forcheri

Il mondo di internet in Italia è stato colpito da strani oscuramenti "tecnici" proprio alla vigilia delle elezioni amministrative del 15 e 16 maggio.

Innanzitutto stampalibera.com ha dovuto trafficare non poco per ripristinare il sistema in seguito all'aggiunta di un plug-in, ma grazie alla presenza dell'ingegnere non ha subito troppi danni, tranne la scomparsa di un post sulla Lista Noeuro e la candidatura di Marco Saba.
Fatto strano nella stessa giornata i nostri blog (blogspot) sono stati inaccessibili dai loro titolari per almeno otto ore, per una vaga questione tecnica, e fatto bizzarro i post che pubblicizzavano tale lista - che preconizza l'emissione di biglietti comunali sovrani a Torino - sono stati eliminati, per ricomparire solo in tarda serata dopo la pubblicazione di un mio commento su stampalibera.com circa questo strano fenomeno. Mel frattempo i candidati hanno perso ore preziose di visibilità, le ultime prima del voto.
Poi, in serata, persino siti basati in Francia come www.informarexresistere.fr o altri siti di controinformazione sono stati oscurati, tutti siti che hanno come denominatore comune certa informazione che "sgama" le balle mediatiche, che non crede ad esempio alle guerre "umanitarie" in Libia and co, né al pretesto della guerra (preventiva) al terrore, o all'uccisione di Bin laden e che attacca il signoraggio bancario. Ciliegina sulla torta sono letteralmente SPARITE due pagine popolarissime di Lo Sai, un gruppo in crescita esponenziale di giovani in tutta Italia che fanno informazione, e fatti. Un gruppo che sta diventando un vero e proprio movimento no-global, anti nwo e che si occupa attivamente di smacherare tutte le manipolazioni, i false flags e le info tossiche propagandistiche che ci propinano i media e non solo. La pagina sparita era quella principale, nazionale, che contava il maggiore numero di membri, oltre 60000, mentre l'altra era una pagina di scorta, che doveva servire appunto in caso di ban (il secondo subito). E' chiara la volontà deliberata quindi di contrastare Lo Sai, vero potenziale umano per il nostro futuro perché composto da giovani arrabbiati che sanno di non avere niente da perdere circa il loro futuro.
I due fatti, la censura della lista noeuro e la censura di Lo Sai sono connessi? Non saprei, visto che la censura è stata generalizzata, però è evidente che Marco Saba, in mancanza di altro, utilizzava molto il net per promuovere la sua candidatura - e probabilmente non era l'unico - e in particolare la pagina principale di Lo Sai su facebook, non avendo altre possibilità di visibilità mediatica.
Per chi critica la lista del Grillo di strane omofonie, rispondo che à la guerre comme à la guerre, una guerra alquanto assimmetrica visto che certe liste non solo non hanno la visibilità mediatica che spetterebbe loro per legge, ma si vedono persino censurati su internet, e tutti i mezzi sono buoni, persino quello come qua di spostare le liste a sostegno di Domenico Coppola (le solite liste di cui sopra) in modo che al lettore ignaro sembri che proprio non ci siano.
Infine ieri ho assistito alla pagliacciata di un comizio elettorale in Diano Marina (IM), dove si presentano tre liste, una civica, una "dissenziente" e la terza del pdl appoggiata da nientepopodimeno che Claudio Scajola, presente di persona. Si vedeva chiaramente che non presentava niente di nuovo, stesso programma del sindaco precedente, ma tutti ad applaudire per il candidato perché è donna e "giovane". Tutto il comizio si è incentrato sul fatto di screditare le altre due liste. Niente sui programmi. Niente sui reali problemi. Eppure la legge della prevaricazione funziona visto che la gente accorsa numerosa applaudiva. E si pensi: loro gli oscuramenti tecnici non ce li hanno e non li avranno mai. A meno che... un gruppo come Lo Sai non riesca un giorno a sfondare il muro di gomma che lo circonda, un muro messo lì apposta per fare sfogare gli ardori giovanili prima di "comprarli" o "spezzarli".
Nicoletta Forcheri 14 maggio 2011
altro link
www.losai.net


giovedì 12 maggio 2011

Elezioni amministrative 2011: candidatura di Marco Saba a Torino e a Napoli



Salve, sono Marco Saba.
Ho deciso di candidarmi al consiglio comunale di Torino per NO EURO – Lista del Grillo e a Napoli per INSIEME PER NAPOLI, col programma preciso di emettere “BIGLIETTI SOVRANI COMUNALI a corso libero” per dare un reddito di cittadinanza a tutti i cittadini (operai, studenti etc., tutti compresi) di 1.250 euro/equivalenti al mese. I primi biglietti, da 5, 10, 50 e 100 euro/equivalenti, porteranno le effigi di ALDO MORO, GIOVANNI LEONE, GIOVANNI FALCONE, PAOLO BORSELLINO (altri nomi da rendere in considerazione: Ezra Pound, Giacinto Auriti, Pierpaolo Pasolini, Arrigo Molinari, i tre Kennedy).
Sono a favore di un REFERENDUM per la liberalizzazione della CANNABIS:
https://www.facebook.com/Referendum.Legalizzazione

Donate online qui:
http://marcosaba.be/ 

Leggete gratis MONETA NOSTRA:
http://studimonetari.org/monetanostra.pdf 

*Lista INSIEME PER NAPOLI* a Napoli:
http://www.napolitoday.it/politica/elezioni-comunali-2011/napoli-candidati-lista-insieme-per-napoli-consiglio-comunale.html
*Lista NO EURO* a Torino:
http://www.torinotoday.it/politica/elezioni-comunali-2011/torino-candidati-movimento-no-euro-lista-grillo-consiglio-comunale.html

Perché Aldo Moro:
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/06/aldo-moro-assassinato-per-500-lire.html 

Perché Giovanni Leone:
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2011/04/giovanni-leone-e-le-500-lire-di-stato.html

Perché Falcone e Borsellino:
 http://www.disinformazione.it/signoraggio.htm: http://www.disinformazione.it/signoraggio.htm

martedì 10 maggio 2011

Bini Smaghi a La Stampa

«Quello che molti analisti si dimenticano di esaminare – dice -, e che rappresenta la vera differenza rispetto all’esperienza passata, è l’impatto di un default o di una ristrutturazione sul Paese stesso. Da un lato il sistema bancario sarebbe in ginocchio, per le perdite registrate sui titoli di Stato detenuti nel portafoglio e perché perderebbe la possibilità di rifinanziarsi presso la Bce, non avendo più titoli di buona qualità da usare come collaterale. Infine, dato che non c’è la possibilità, come nel caso dell’Argentina, di finanziare lo Stato con moneta, il governo non avrebbe fondi sufficienti per pagare pensioni, salari, spesa corrente. Un vero e proprio tracollo economico».
Cioé: l'Argentina ce l'ha fatta perché stampa moneta... E allora perché non stamparla anche noi?
http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/401449/

lunedì 2 maggio 2011

La rapina del secolo: l’assalto dei «volenterosi» ai fondi sovrani libici [Rete Voltaire]

La rapina del secolo: l’assalto dei «volenterosi» ai fondi sovrani libici
di Manlio Dinucci*

Manlio Dinucci torna sugli aspetti sottolineati nelle nostre colonne, all’inizio della guerra in Libia: le potenze coloniali "volontarie" si sono appropriate dei colossali investimenti esteri dello stato Libico. Il denaro congelato nelle banche occidentali, minacciava il monopolio della Banca Mondiale e del FMI, finanziando dei progetti di sviluppo nel Terzo Mondo. Continua a "girare" (non più nella forma di investimento, ma di garanzie bancarie), questa volta a favore degli occidentali.

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La Banca Centrale della Libia

L’obiettivo della guerra in Libia non è solo il petrolio, le cui riserve (stimate in 60 miliardi di barili) sono le maggiori dell’Africa e i cui costi di estrazione tra i più bassi del mondo, né il gas naturale le cui riserve sono stimate in circa 1.500 miliardi di metri cubi. Nel mirino dei «volenterosi» dell’operazione «Protettore unificato» ci sono anche i fondi sovrani, i capitali che lo stato libico ha investito all’estero.

I fondi sovrani gestiti dalla Libyan Investment Authority (Lia) sono stimati in circa 70 miliardi di dollari, che salgono a oltre 150 se si includono gli investimenti esteri della Banca centrale e di altri organismi. Ma potrebbero essere di più. Anche se sono inferiori a quelli dell’Arabia saudita o del Kuwait, i fondi sovrani libici si sono caratterizzati per la loro rapida crescita. Quando la Lia è stata costituita nel 2006, disponeva di 40 miliardi di dollari. In appena cinque anni, ha effettuato investimenti in oltre cento società nordafricane, asiatiche, europee, nordamericane e sudamericane: holding, banche, immobiliari, industrie, compagnie petrolifere e altre.

In Italia, i principali investimenti libici sono quelli nella UniCredit Banca (di cui la Lia e la Banca centrale libica pos-siedono il 7,5%), in Finmeccanica (2%) ed Eni (1%): questi e altri investimenti (tra cui il 7,5% dello Juventus Football Club) hanno un significato non tanto economico (ammontano a circa 4 miliardi di euro) quanto politico.

La Libia, dopo che Washington l’ha cancellata dalla lista di proscrizione degli «stati canaglia», ha cercato di ricavarsi uno spazio a livello internazionale puntando sulla «diplomazia dei fondi sovrani». Una volta che gli Usa e la Ue hanno revocato l’embargo nel 2004 e le grandi compagnie petrolifere sono tornate nel paese, Tripoli ha potuto disporre di un surplus commerciale di circa 30 miliardi di dollari annui che ha destinato in gran parte agli investimenti esteri. La gestione dei fondi sovrani ha però creato un nuovo meccanismo di potere e corruzione, in mano a ministri e alti funzionari, che probabilmente è sfuggito in parte al controllo dello stesso Gheddafi: lo conferma il fatto che, nel 2009, egli ha proposto che i 30 miliardi di proventi petroliferi andassero «direttamente al popolo libico». Ciò ha acuito le fratture all’interno del governo libico.

Su queste hanno fatto leva i circoli dominanti statunitensi ed europei che, prima di attaccare militarmente la Libia per mettere le mani sulla sua ricchezza energetica, si sono impa-droniti dei fondi sovrani libici. Ha agevolato tale operazione lo stesso rappresentante della Libyan Investment Authority, Mohamed Layas: come rivela un cablogramma filtrato attra-verso WikiLeaks, il 20 gennaio Layas ha informato l’ambasciatore Usa a Tripoli che la Lia aveva depositato 32 miliardi di dollari in banche statunitensi. Cinque settimane dopo, il 28 febbraio, il Tesoro Usa li ha «congelati». Secondo le dichiarazioni ufficiali, è «la più grossa somma di denaro mai bloccata negli Stati uniti», che Washington tiene «in deposito per il futuro della Libia». Servirà in realtà per una iniezione di capitali nell’economia Usa sempre più indebitata. Pochi giorni dopo, l’Unione europea ha «congelato» circa 45 miliardi di euro di fondi libici.

L’assalto ai fondi sovrani libici avrà un impatto particolar-mente forte in Africa. Qui la Libyan Arab African Investment Company ha effettuato investimenti in oltre 25 paesi, 22 dei quali nell’Africa subsahariana, programmando di accrescerli nei prossimi cinque anni soprattuttto nei settori minerario, manifatturiero, turistico e in quello delle telecomunicazioni. Gli investimenti libici sono stati decisivi nella realizzazione del primo satellite di telecomunicazioni della Rascom (Re-gional African Satellite Communications Organization) che, entrato in orbita nell’agosto 2010, permette ai paesi africani di cominciare a rendersi indipendenti dalle reti satellitari sta-tunitensi ed europee, con un risparmio annuo di centinaia di milioni di dollari.

Ancora più importanti sono stati gli investimenti libici nella realizzazione dei tre organismi finanziari varati dall’Unione africana: la Banca africana di investimento, con sede a Tripoli; il Fondo monetario africano, con sede a Yaoundé (Camerun); la Banca centrale africana, con sede ad Abuja (Nigeria). Lo sviluppo di tali organismi permetterebbe ai paesi africani di sottrarsi al controllo della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, strumenti del dominio neocoloniale, e segnerebbe la fine del franco Cfa, la moneta che sono costretti a usare 14 paesi, ex-colonie francesi. Il congelamento dei fondi libici assesta un colpo fortissimo all’intero progetto. Le armi usate dai «volenterosi» non sono solo quelle dell’operazione bellica «Protettore unificato».
La rapina del secolo: l’assalto dei «volenterosi» ai fondi sovrani libici [Rete Voltaire]

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