Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

martedì 27 settembre 2011

Libia: uno dei tanti crimini della NATO: affamare le popolazioni fino alla morte



Video: Moussa Ibrahim sulla situazione in Libia ha rilasciato un'intervista alla televisione Arrai TV, il 15 settembre scorso:
I ribelli libici "fanno morire di fame" le popolazioni delle aree lealiste

I ‘ribelli’ libici “fanno morire di fame” le popolazioni delle regioni dei lealisti per controllarle, ha detto il portavoce di Gheddafi Mercoledì in una intervista con il canale televisivo siriano Arrai Oruba.
"La vita quotidiana a Sirte [roccaforte di Gheddafi] e Bani Walid è molto difficile", ha detto Mussa Ibrahim.
"Stanno affamando regioni intere per forzare le persone ad arrendersi", ha detto.
"Hanno tagliato l’elettricità e l’acqua e le vie di rifornimento e impediscono l’approvvigionamento di cibo e di medicinali, in violazione delle norme internazionali."
Ha aggiunto che la visita in Libia di David Cameron e di Nicolas Sarkozy "ha segnato l’inizio della colonizzazione del paese ricco in petrolio".

"La visita segna l’inizio di un progetto di colonizzazione della Libia”, ha detto.

"Hanno anticipato la raccolta dei frutti della resa di Tripli… perché temono ovviamente l’arrivo degli USA e di altri paesi che vorranno anche loro una fetta della torta ".

“Si sono precipitati a Tripoli per stipulare accordi segreti con collaborazionisti e traditori e per prendere il controllo del petrolio e degli investimenti con il pretesto della ricostruzione", ha detto Ibrahim.

"Adesso stanno parlando della ricostruzione della Libia per un importo di centinaia di miliardi di dollari… la distruggono e la ricostruiscono con il denaro dei libici".

Ha aggiunto che la Gran Bretagna stanzierà altri 12 miliardi di sterline degli asset congelati del regime di Gheddafi non appena il Consiglio di Sicurezza approverà un progetto di risoluzione che la Gran Bretagna e la Francia devono presentare venerdì [16 settembre].

Ibrahim ha accusato sia la Francia sia la Gran Bretagna di volere “trasformare la Libia in un feudo dell’Occidente".

"Andremo avanti con la resistenza fino alla vittoria, il ricupero della Libia e la libereremo da questo progetto di colonizzazione. La battaglia è ben lungi dall’essere conclusa ma abbiamo la capacità di resistere e di vincere", ha detto mentre esortava a “resistenza passiva e disobbedienza civile."

"Abbiamo migliaia di combattenti, armi, munizioni, moneta e legittimità… e disponiamo di migliaia di preparatissimi volontari pronti su tutti i fronti e determinati. L’unica strada davanti a noi è quella della vittoria".

(Trad. Ennedieffe)

Libia: bandiera verde a Derna, i ribelli in ritirata

Bandiera verde issata sopra Derna, i ribelli del CNT in ritirata disordinata

26 lunedì set 2011

  • Bandiera verde issata sopra Derna, i ribelli del CNT in ritirata disordinata [26.09.2011] di trad. di levred
Non molto tempo fa la bandiera verde è stata issata sopra la Bengasi e la Cirenaica. Ieri Nsnbc poteva riferire del sostegno militare internazionale. Oggi la bandiera verde è stata issata sopra la metropoli di Al Qaeda, Derna.
Quando giunge il momento che la NATO riconosca il suo “Vietnam” e permetta al popolo libico di trovare una soluzione politica per porre fine allo spargimento di sangue e al disastro umanitario. dal Dr. Christof Lehmann

22 Settembre, lo stesso giorno in cui il Segretario generale della NATO, Anders Fogh Rasmussen annunciava che la NATO avrebbe prolungato la sua campagna in Libia, la bandiera verde è stata issata sopra Bengasi, la Cirenaica e sopra altre città. Rasmussen ha parlato di vittorie e “rimanenti sacche di resistenza” mentre la NATO controlla non più del 15% del paese e meno del 5% della sua popolazione. Sullo sfondo delle riunioni delle Nazioni Unite sulla Palestina e delle strette di mano con il segretario dell’ONU Ban Ki Moon, le parole umanitarie avevano pressapoco tanta credibilità quanta l’ONU ha di se stessa. Ieri i ribelli del CNT/NATO sono stati costretti a ritirarsi di 30 chilometri dall’assediata Sirte, subendo pesanti perdite.

La risposta della NATO alla sua sconfitta sul terreno a Sirte è stata il bombardamento terrorizzante della popolazione civile, che ha causato centinaia di morti, e più di 1.800 feriti, la maggior parte dei quali sono donne e bambini, uomini anziani. Anche l’ospedale di Sirte è stato bombardato cosa che è un crimine soggetto ai principi di Norimberga.

Ieri l’attesissimo supporto dai Tuareg fieramente indipendenti e dalle tribù nomadi dalla Tunisia, Algeria, Egitto, Ciad e Niger, nonché il sostegno militare del partito Baath, arabo socialista sotto la guida del primo ministro dell’Iraq spodestato, Izzat Ibrahim al Douri è manifestato sui campi di battaglia.

domenica 25 settembre 2011

François Asselineau dell'UPR propone di esplorare l'articolo 50

del Trattato di Lisbona che consente la fuoriuscita dall'euro/UE. Presenta i modelli della Norvegia e della Svizzera...I popoli dell'UE si stanno impoverendo rispetto a 20 anni fa. Riparla dell'accordo per l'Organizzazione mondiale del Commercio nel 1994, cioé le premesse della globalizzazione, che ci era stato presentato come foriero di benessere e maggiore ricchezza per tutti: dopo vent'anni il bilancio è negativo.


François Asselineau invité de Nicolas Doze sur... di UPR-TV

Nigel Farage al Parlamento europeo il 14 settembre scorso

La polizia delle banche reprime la manifestazione anti Wall Street a New York


Fonte: http://www.buzzfeed.com/chrismenning/nypd-makes-arrests-at-occupy-wall-street-protest

La polizia di New York arresta più di 100 manifestanti alla protesta, che continuava da giorni, di "Occupa Wall Street"

Ieri centinaia di poliziotti di New York hanno invaso Union Square a New York per arrestare i manifestanti. Racconti di utilizzo da parte della polizia di gas lacrmogeni si sono diffusi su Twitter. Mentre la polizia di New York asserisce che non detengono né hanno utilizzato i gas lacrimogeni, alcuni si sono fatti afvanti per confermare di essere stati raggiunti dai gas lacrimogeni. In almeno un video, un uomo viene violentemente attaccato per avere semplicemente parlato con un poliziotto.






"#OCCUPYWALLSTREET - 24/9/11 - University Place e 12° Strada. "Guardate l'uomo in rosso che viene scaraventato a terra da un poliziotto, che gli alza le mani e gliele mette dietro la schiena. Lui cerca di parlare pacificamente al poliziotto, ma viene spinto violentemente a terra e arrestato."



Nel video sopra, un gruppo di manifestanti donne vengono delimitate dalla polizia prima di venire irrorate di gas lacrimogeni




Inedito - Un poliziotto mette il ginocchio sulla gola - 24/9/2011 #OCCUPYWALLSTREET






Vittime di gas lacrimogeni



"Julie e @society_society vittime di gas lacrimogeni in faccia. #occupywallstreet #ourwallstreet"



Source: twitpic.com / Found via: s1.proxy04.twitpic.com

"Manifestante si inginocchia in lacrime di fronte alla Chase Bank gridando: questa è la banca che ha preso la casa dei miei genitori."
Source: twitpic.com / Found via: twitpic.com
L'invasione dei barbari zombi
Source: twitpic.com / Found via: s1.proxy03.twitpic.com

"#ows Immagine di arresti di massa"
Source: yfrog.com / Found via: desmond.yfrog.com

"Sono capitato sulla polizia di NY che arrestava i membri della manifestazione Occupy Wall Street."
Source: yfrog.com / Found via: desmond.yfrog.com

"Arresti di massa tra la 13° Strada vicino alla 5° Avenue adesso" #occupyWallStreet"
Source: yfrog.com / Found via: desmond.yfrog.com




Source: twitpic.com / Found via: s1.proxy03.twitpic.com



Aggiornamento: in seguito agli arresti di Union Square, i manifestanti sono ritornati a Zuccotti Park / Liberty Square. Il Livestream riferisce che stanno arrivando ulteriori poliziotti sulla scena con gli stessi mezzi di controllo della folla utilizzati nell'ultima retata di arresti di massa.

sabato 24 settembre 2011

Campagna per il congelamento del debito

Fonte: http://www.cnms.it/campagna_congelamento_debito


Continuano a farci credere che per uscire dal debito dobbiamo accettare manovre lacrime e sangue che ci impoveriscono e demoliscono i nostri diritti. Non è vero. La politica delle manovre sulle spalle dei deboli è voluta dalle autorità monetarie europee come risultato della speculazione. Ma è intollerabile che lo Stato si adegui ai ricatti del mercato: la sovranità appartiene al popolo, non al mercato!


Esiste un'altra via d'uscita dal debito. E' la via del congelamento e se la condividi ti invitiamo a firmare e a diffondere questo documento, affinché si crei una grande onda che dica basta alle continue manovre che distruggono il tessuto sociale. Il problema del debito va risolto alla radice riducendone la portata. Non è vero che tutto il debito va ripagato, il popolo ha l'obbligo di restituire solo quella parte che è stato utilizzata per il bene comune e solo se sono stati pagati tassi di interesse accettabili. Tutto il resto, dovuto a ruberie, sprechi, corruzione, è illegittimo e immorale, come hanno sempre sostenuto i popoli del Sud del mondo.


Per questo chiediamo un'immediata sospensione del pagamento di interessi e capitale, con contemporanea creazione di un'autorevole commissione d'inchiesta che faccia luce sulla formazione del debito e sulla legittimità di tutte le sue componenti. Le operazioni che dovessero risultare illegittime, per modalità di decisione o per pagamento di tassi di interesse iniqui, saranno denunciate e ripudiate come già è avvenuto in altri paesi.


La sospensione sarà relativa alla parte di debito posseduto dai grandi investitori istituzionali (banche, assicurazioni e fondi di investimento sia italiani che stranieri) che detengono oltre l’80% del suo valore. I piccoli risparmiatori vanno esclusi per non compromettere la loro sicurezza di vita.


Contemporaneamente va aperto un serio e ampio dibattito pubblico sulle strade da intraprendere per garantire la stabilità finanziaria del paese secondo criteri di equità e giustizia.


Almeno cinque proposte ci sembrano irrinunciabili:

riforma fiscale basata su criteri di tassazione marcatamente progressiva;

cancellazione dei privilegi fiscali e seria lotta a ogni forma di evasione fiscale;

eliminazione degli sprechi e dei privilegi di tutte le caste: politici, alti funzionari, dirigenti di società;

riduzione delle spese militari alle sole esigenze di difesa del paese e ritiro da tutte le missioni neocoloniali;

abbandono delle grandi opere faraoniche orientando gli investimenti al risanamento dei territori, al potenziamento delle infrastrutture e dell'economia locali, al miglioramento dei servizi sociali col coinvolgimento delle comunità.

Attorno a queste poche, ma concrete rivendicazioni, è importante avviare un dibattito quanto più ampio possibile, partecipando al forum appositamente costituito all'indirizzo www.cnms.it/forum



Se poi l'onda crescerà, come speriamo, decideremo tutti insieme come procedere per rafforzarci e ottenere che questa proposta si trasformi in realtà.

Francuccio Gesualdi , Aldo Zanchetta, Alex Zanotelli, Bruno Amoroso, Antonio Moscato, Alberto Zoratti, Claudia Navoni, Rodrigo A.Rivas, Giorgio Riolo, Roberto Bugliani, Luigi Piccioni, Michele Boato, Carlo Contestabile Ciaccio, Roberto Fondi, Roberto Mancini, Gianni Novelli, Achille Rossi, Paolo Cacciari, Maurizio Fratta, Fabio Lucchesi, Lorenzo Guadagnucci, Nadia Ranieri, Paola Mazzone, Enrico Peyretti, Gaia Capogna, Francesco Amendola, Uberto Sapienza, Manuela Moschi, Mauro Casini, Roberto Viani, Michela Caniparoli, Franco Fantozzi, Franco Nolli

giovedì 22 settembre 2011

BUDGETISMO E DECLINO MENTALE

di Marco Della Luna


IL BUDGETISMO


Il budgetismo è un fattore che sta profondamente trasformando e reindirizzando la gestione aziendale, la gestione degli enti pubblici (stato compreso), la gestione della vita delle singole persone. Riscrive i fini, le priorità, le tavole di valori, le regole comportamentali.


Il budgetismo consiste nell’anteporre a ogni altra cosa il perseguimento del massimo risultato finanziario possibile nel bilancio dell’anno in corso: massimo del profitto o anche pareggio di bilancio o minimo del deficit. Senza considerazione per il medio e per il lungo termine. Per la sostenibilità.


I governi dei paesi democratici e i consigli di amministrazione anche di grandissime corporations ragionano e decidono secondo il budgetismo. Se vi sono livelli di vero potere, nei quali si fa programmazione con ottica di medio e lungo termine, al disopra del budgetismo, ebbene, quei livelli non sono visibili, sono dietro porte chiuse. Oppure sono i governi forti, come quello cinese o russo. O anche i direttori delle banche centrali, che operano protetti dal diritrto di segretezza e di criptazione.


Così vediamo gli stati e gli altri enti pubblici incalzati dal rating e dagli spread, protesi a far quadrare i conti, a conseguire il pareggio di bilancio, o la riduzione del deficit, con ogni mezzo, anche spostando artificiosamente le uscite sugli anni a venire, e considerando solo l’anno in corso o al massimo il seguente, passando sopra alla considerazione dell’apparato produttivo, delle infrastrutture, dell’economia reale, del rilancio, dell’ambiente, del territorio, della ricerca, della scuola, dell’università… di tutto ciò che attiene al medio-lungo periodo. Facile immaginare la cultura politica e di governo che tutto ciò produce.


Nelle aziende, i managers sono pagati in base al risultato di bilancio, anno per anno; quindi tendono a massimizzare gli utili ad ogni costo e con ogni mezzo. E questo loro interesse converge con quello degli azionisti, che vogliono massimizzare i dividendi, anno per anno. E la borsa premia questa politica perché, quanto migliori sono i risultati di bilancio, quanto maggiori i dividendi, anno per anno, tanto più sale il titolo. I managers degli investitori istituzionali privilegiano di conseguenza gli investimenti in titoli che danno il massimo guadagno nell’anno in corso o nel successivo, anche se si può prevedere che i loro sottostante esploda negli anni seguenti (mutui subprime). E ciò incoraggia le banche e le società finanziarie a produrre siffatti titoli e a prestare a soggetti di dubbia o nulla solvibilità, che però sottoscrivano alti tassi. D’altra parte, l’azienda o il soggetto pubblico che non segue il budgetismo si espone a perdite di credito bancario e di quote di mercato.


Quindi da un lato drastici tagli su investimenti, spese di formazione del personale, di ricerca, di impianto (l’investimento, soprattutto quello di alta tecnologica, si ammortizza in molti anni, quindi non fa budget). Dall’altro lato, spingere al massimo le vendite, talora anche verso chi si sa che non potrà pagare (mutui subprime), le dismissioni, le privatizzazioni (per il settore pubblico).


Il personale viene selezionato e formato secondo due criteri: a)che costi il meno possibile; b)che venda il più possibile. Così il promotore finanziario, di banca o no, diviene un esperto non di finanza e nel consigliare, ma di vendita, ossia nel persuadere i potenziali clienti a comperare fondi, indici, azioni, obbligazioni, pac. O a sottoscrivere prestiti. I prodotti spinti dalla direzione sono quelli che portano soldi alla banca direttamente (obbligazioni della banca), quelli di cui la direzione si deve liberare perché prossimi a scoppiare (bond argentini, ad esempio), quelli che sono stati confezionati per dare un alto ricavo upfront alla banca (li comperi a valore nominale 100, ma subito dopo quotano 95 – dove 5 è stato il profitto upfront della banca). Oppure altri prodotti, ancora più ingegnerizzati, che hanno commissioni occulte e che “stringono” il cliente progressivamente.


Questo sistema si sposa con l’aspettativa, comune soprattutto tra i giovani, di guadagno facile e rapido senza previo iter culturale e formativo: la vendita, specialmente se effettuata attraverso canali pre-struttueati come la banca, l’assicurazione, il franchising, non necessita di preparazione culturale, di studi o approfondimenti, ma prevalentemente di capacità manipolatorie, di abilità nel colloquio di vendita. Il venir meno dellas professionalità nell’ambiente lavorativo si inserisce in un quadro di generale appiattimento mentale, molto più grave qualitativamente dello scadimento scolastico, perché più profondo del livello culturale, in quanto interessa quello cognitivo. Anche il pubblico, i compratori-consumatori, agisce sempre più in modo acritico – e ciò assicura che i risultati per il budget continuino ad arrivare.


Quanto sopra, mutatis mutandis, si applica alla vendita di ogni prodotto o servizio. A ogni settore commerciale. Il dipendente-venditore poco o nulla sa del prodotto, di come è confezionato, di economia, insomma di tutto il retrostante. Sa come vendere. Quando lo sa. Se non raggiunge il budget, viene rimpiazzato. Egli è riconosciuto in rapporto all’obiettivo fissato dal budget. Anno per anno. Brevissimo termine. Massima aggressività. Vive in un ambiente che pensa, lavora, sente, valuta secondo questa semplice regola. Una regola che non è solo teorica o psicologica, ma molto pratica: chi non è capace di raggiungere il budget in breve perde il posto, il reddito. Quindi l’esigenza di vendere, alimentata dall’istinto di sopravvivenza, prende il sopravvento su tutto: sull’etica, sugli affetti, sulla salute, sulla famiglia, sugli amici, sulla dignità. Di recente, poco prima dei crolli in borsa, una nota banca con una circolare ha invitato i propri dipendenti a contattare amici e parenti dicendo loro: “Per favore, vieni a comperare i prodotti di investimento della mia banca, fallo per me!”. Tutto esiste, è rilevato, è misurato, in quanto strumento di ricavi. Perciò le persone sono equiparate alle cose, alle merci e ai beni strumentali: elementi del ciclo moltiplicativo del denaro.


L’uomo dunque viene ristrutturato a fondo dal budgetismo: ottica di brevissimo termine, subordinazione di ogni considerazione al risultato di cassa, autostima regolata dal risultato finanziario. Eh già, come potrebbe alla lunga l’autostima (il senso del valore di sé, della vita, etc.) restare basata su valori che contrastano col perseguimento del risultato, da cui dipende il posto di lavoro, il reddito, la sopravvivenza? Il supporto dell’autostima si regola su ciò che consente la sopravvivenza. E’ l’interiorizzazione (la trasformazione in “valori”) di ciò con cui di adattiamo e sopravviviamo nella lotta per la vita.


Però non è solo quello. Quello è solo una sua metà – grosso modo. L’altra metà dell’autostima, del senso del valore della propria vita, della sopportabilità della vita, ha un’altra origine. Arriviamoci con un passaggio. La coscienza della condizione umana – mortalità, malattia, solitudine, impotenza, sofferenza, ingiustizia, vecchiaia, malattia – è paralizzante. In base alla ragione applicata ai dati empirici, la vita non vale la pena, è male, è una scala di pollaio. Il bilancio della vita umana è negativo. Il dio Sileno, costretto da Eracle a rivelare quale sia il massimo bene per l’uomo, risponde “non nascere o, se nato, morire quanto prima”. Il Buddha insegna che la vita è, come tale, sofferenza. Da sempre, l’uomo si difende su un fronte contro il tempo, la fame, le belve, i nemici; sull’altro, contro il devastante e paralizzante effetto della consapevolezza della condizione umana. Si difende, reagisce, con miti, con fedi, con riti, con metafisiche, con distrazioni, con droghe, con l’arte, la musica, la poesia, con la lotta anche estrema per ideali. Crea così una percezione di valore esistenziale. O blocca la percezione del disvalore. E, per farlo, sviluppa l’ingegno, l’introspezione, la propria vita emotiva e spirituale.


L’equilibrio umano è dato dalla dialettica, dalla composizione vettoriale di queste sue due attività: l’attività volta a risolvere i problemi pratici, l’attività economica, di ottenimento del necessario materiale attraverso lo scambio (lavoro, commercio); e l’attività volta a rendere accettabile la vita e a generare fini, traguardi, mete. Due diversi, continui processi di adattamento – l’uno esterno, l’altro interno – che formano l’uomo mentalmente produttivo, evolutivo, ed equilibrato (il costruttore di culture e civiltà), ossia non svuotato sulle attività di scambio, né collassato in sterili trip mentali. Che sarebbero due modi diversi di alienarsi o annullarsi. Noi tutti conosciamo esempi di persone sognatrici, che vivono interamente collassate, assorbite in un mondo loro proprio di fantasie misticheggianti, e perdono il contatto con la realtà, perdono la capacità di relazione sociale fattiva. E di lavoro, di scambio. Il budgetismo produce l’esito opposto: la persona priva di mete e di identità, di valore proprio, che tende a farsi assorbire – per esigenze di sopravvivenza poste dal mercato e dalle condizioni di lavoro – interamente nella logica dei valori di scambio, del perseguimento di mezzi (il denaro, i numeri contabili) come se fossero il fine assoluto. Una persona squilibrata, instabile, che ricercherà e pagherà ausili esterni (dai corsi “formativi” allo psicofarmaco) per reggersi, per mantenere l’adattamento al mondo.


Però una società ampiamente composta di persone di questo tipo è essa stessa sempre più fragile e, al contempo, asfittica, senza scopo. La logica del profitto realizza la sua massima attuazione e coerenza in questo sistema budgetista e finanziarizzato, ma le realizza unilateralmente, a spese e danno dell’uomo e della società umana –come se essa stessa non dipendesse dall’esistenza e dal funzionamento dell’uomo e della società umana per sussistere e per funzionare. Quindi questo sistema è insostenibile: sembra un estremo sforzo di razionalizzazione e sopravvivenza del sistema di organizzazione sociale basato sui valori di scambio, i quali in questa fase si sono ridotti a valori finanziari, contabili, puramente numerici. Uno sforzo che si alimenta bruciando direttamente la risorsa “homo”, esaurita la quale si fatica ad immaginare spazi per ulteriori sforzi e aggiustamenti, salve radicali innovazioni bioingegneristiche. Quindi probabilmente quello presente è un ultimo o penultimo supporto, o equilibrio possibile, prima di un collasso sistemico.


21.09.11 Marco Della Luna

venerdì 16 settembre 2011

17 settembre Antibanks Day

Domani è la giornata mondiale antibanche, che nella sua versione italiana si apposterà in piazza Affari per simbolicamente protestare contro la finanza.



Appuntamento: ore 10 in Piazza Affari
Manifesto:

Noi cittadini riuniti davanti alla borsa di Milano: indignati per la dittatura economica che stiamo vivendo, vogliamo sottolineare che siamo persone pacifiche, che non hanno nessuna intenzione né provocare le forze dell'ordine, né di creare disordini, ma semplicemente fare le nostre richieste:
1) Chiediamo alla Banca Centrale Europea e alla Banca dItalia (che per il 95% è in mano a private società per azioni) di farsi carico del Debito Pubblico, che hanno generato a nostre spese. Non vogliamo che tale debito gravi sulle spalle dei cittadini. I governi di turno, per mantenere i patti con le banche, vengono obbligati ad effettuare tagli sulla spesa pubblica e ad innalzare le imposte. Il Signoraggio Bancario, ossia la truffa generata da questo sistema finanziario, è il male che vogliamo debellare dalla nostra società.

2) Chiediamo il ripristino della Sovranità Monetaria. Lo Stato deve avere il potere di gestire la propria politca monetaria e di emettere la moneta necessaria al soddisfacimento della spesa pubblica, in modo tale che tutti i beni e servizi utili al benessere della collettività siano garantiti, senza generare nuovo debito. Chiediamo quindi la Nazionalizzazione delle Banche Centrali. Vogliamo che il potere di emettere moneta sia esclusivamente nelle mani del popolo e non in quelle delle banche private. La moneta deve essere di proprietà del portatore.
3) Riteniamo che la politica rappresentativa sia un fallimento, in quanto non è più in grado di rappresentare il volere popolare. In una democrazia è il popolo che deve governare. Chiediamo quindi, che venga dato il giusto potere agli strumenti di democrazia diretta: proposte di legge e referendum. Vogliamo che in parlamento vengano discusse le iniziative popolari. A tal riguardo chiediamo l'introduzione di referendum propositivi e confermativi.
4) Chiediamo che lo Stato come Istituzione garante dei diritti dei cittadini, non subisca direttive da istituzioni sovra-nazionali, non elette democraticamente dalla popolazione (BCE:Banca Centrale Europea, FMI: Fondo Monetario Internazionale, BM: Banca Mondiale, OMC: Organizzazione Mondiale del Commercio, Commissione Europea), nè da altre istituzioni segrete, quali il gruppo Bilderberg o la Commissione Trilaterale .
IN SINTESI chiediamo:

- estinzione del debito pubblico e eliminazione del signoraggio bancario

- sovranità monetaria nelle mani del popolo

- democrazia diretta

- libertà culturale dai poteri economici
Programma:
- ore 11.30 Giulietto Chiesa http://www.giuliettochiesa.it/
- assemblea con tema “controinformazione ed economia”
- assemblea con tema “economia e lavoro precario”
- ore 16.00 Salvatore Tamburro http://www.democraziadirettasovranitamonetaria.it/
- assemblea con tema “economia, mafie e spazi pubblici”
- ore 18.30 Moni Ovadia http://www.moniovadia.it/
- assemblea con tema “cultura ed economia”

giovedì 15 settembre 2011

Via dall'euro dei bluff

L'IMPOTENZA DEI CITTADINI DELLE DEMOCRAZIE EUROPEE


Fonte: http://www.italianiliberi.it/Edito11/via-dall-euro-dei-bluff.html di Ida Magli
ItalianiLiberi | 12.09.2011



  Nella storia che abbiamo alle spalle non abbiamo ancora mai visto i detentori del potere riconoscere un proprio errore e fermarsi sulla strada intrapresa. Le guerre, anche quelle recenti, così capaci di distruzione e morte per i civili inermi nel cuore delle città, sono state portate sempre fino all’estrema rovina. Perfino il bolscevismo sovietico, malgrado l’evidente catastrofico fallimento dei suoi scopi già negli anni 1929-30, ha dovuto attendere la propria naturale dissoluzione prima che i politici ne prendessero atto.
  Oggi ci troviamo ancora una volta di fronte al drammatico momento in cui i politici dovrebbero riconoscere di aver sbagliato nel programmare una moneta unica per gli Stati europei e in particolare i politici italiani dovrebbero ammettere il gravissimo errore compiuto nel far entrare a forza (con una tassa particolare: la “tassa per l’Europa") l’Italia nell’euro. Un errore che dovrebbero riconoscere tutti i partiti, in quanto non c’è stato, a sinistra come a destra, chi si sia opposto (motivo per il quale sono da considerarsi veramente false e inutili in questo momento le proteste del Pd e degli altri partiti di sinistra contro il governo Berlusconi). Invece non lo fanno. Non lo fanno i politici italiani e non lo fanno neanche i politici degli altri paesi dell’Ue. E’ di questi giorni l’affermazione di Angela Merkel: “l’euro non si tocca perché non c’è mai stato nella storia il caso di due paesi con la stessa moneta che si siano fatta la guerra.” Che cosa ci tocca sentire! Come si può sopportare una tale presunzione, una tale arroganza, una tale presa in giro da parte di politici che approfittano della sottomissione democratica dei popoli per comportarsi come se fossero degli zar, degli imperatori, dei dittatori. Presa in giro, certo. Non c’è mai stato il caso nella storia perché non c’è mai stata una decisione folle, priva di qualsiasi realtà, come quella dell’unificazione europea. E’ stata sempre la conquista, la formazione violenta di un impero, ad obbligare gli Stati conquistati all’uso di una determinata moneta, tanto nell’antichità quanto nel medioevo e nell’età moderna, lasciando semmai in circolazione come seconda moneta quella debole locale. Se non fosse che ci troviamo in una situazione economica così grave da aver rimesso in discussione perfino ciò che sembrava acquisito per sempre, lo statuto dei lavoratori, le parole che pronunciano i politici nei vari consessi europei dovrebbero indurre addirittura al riso. “Mettiamo nella Costituzione il pareggio di bilancio” gridano solennemente. Probabilmente sono loro i primi a ridere visto che scrivere qualcosa nella Costituzione è il sistema migliore per poter fare il contrario. Non c’è forse l’affermazione che la sovranità appartiene al popolo, nella Costituzione italiana? C’è forse scritto che appartiene al signor Trichet o a chi per lui? Non c’è forse l’affermazione che l’Italia ripudia la guerra? Eppure abbiamo fatto la guerra al Kossovo, la guerra alla Libia…
  Dunque, l’Europa è un bluff, l’euro è un bluff (Limes dixit). E’ questo il motivo vero, il motivo principale per il quale è così facile buttarlo giù: una moneta senza Stato non può vivere. Chi è infatti che ne garantisce la validità? Diciamolo ancora più chiaramente: che cos’è in concreto la Banca centrale europea? Una istituzione come se non si è mai vista. I grandi Stati europei, Spagna, Francia, Germania, Italia, Austria, Belgio, Olanda, ecc. hanno rinunciato a battere moneta, ossia alla sovranità monetaria, unico diritto che insieme alla difesa del proprio territorio definisce uno Stato, affidandola ad alcuni privati cittadini. Certo, non cittadini qualunque. Appartenenti alla più antica e potente massoneria, Elisabetta d’Inghilterra, Beatrice d’Olanda, qualche Rockfeller, qualche Rothschild e altri simili banchieri, nella loro unica qualità di ricconi azionisti delle banche centrali di diversi Stati europei, sono così diventati anche “azionisti” (partecipanti) della banca centrale dell’Ue (Banca nazionale della Germania 23,4 per cento, Banca della Francia 16, 52 per cento, Banca d’Inghilterra 15, 98 per cento, Banca d’Italia 14, 57 per cento, Banca della Spagna 8, 78 per cento e gli altri a seguire con quote minori), fabbricando l’euro e prestandolo ai singoli Stati. Quale credibilità può avere una moneta che è emessa da privati cittadini a nome di uno Stato che non esiste? L’Ue infatti è semplicemente un’organizzazione internazionale e non può quindi battere moneta. Ma se guardiamo ai commenti che provengono in questi giorni da tutte le parti al problema dell’euro, alla tempesta borsistica che imperversa anche oggi, non troviamo una parola al riguardo. Si accusano i paesi troppo indebitati, come la Grecia e l’Italia, di essere la causa dei propri mali e di quelli dell’Europa, ma non una parola sulla questione della sovranità monetaria e del finto potere dei banchieri sui cittadini dei singoli Stati.

Lo ripetiamo: il vincolo di Maastricht non è valido in quanto non esisteva, e ancor oggi non esiste, lo Stato europeo. Si è trattato, appunto, di un bluff. Così come è un bluff la “cittadinanza”, anch’essa imposta con il trattato di Maastricht e pertanto anch’essa non valida.
Si accenna sempre più spesso all’ipotesi dell’uscita di uno degli Stati indebitati dall’area dell’euro, ma chi ne parla, fra economisti e giornalisti, lo fa in termini scherzosi, quasi per sottolineare quanto sia assurdo e stupido parlarne. Qualche proposta più seria appare, però, anch’essa priva di un orizzonte che vada al di là dell’immediato valore della moneta. Si dice, per esempio, che il ritorno ad una moneta nazionale comporterebbe una perdita di valore, in termini d’inflazione, del 50 o anche 60 per cento. Ma 50 o 60 per cento in rapporto all’euro attuale, ossia senza contare di quanto l’euro si svaluterebbe con l’uscita di uno Stato dalla sua area. Non si vede proprio in questi giorni che perde già molti punti soltanto per l’ipotesi di un fallimento della Grecia?  E la riconquista della sovranità monetaria? Non vale nulla? Il non dover pagare gli interessi ai banchieri e il riappropriarsi del signoraggio avrà pure un valore da mettere nel conto dell’attivo. Insomma non si può continuare ad accettare il predominio della mentalità dei banchieri, giocatori di borsa esperti nel perdere i soldi altrui, che hanno già messo all’incanto il Partenone e il Colosseo: per loro non esistono beni che non siano merce. Gli Stati, i Popoli, il loro sangue, il loro territorio, la loro storia, la loro arte, tutto è stato nullificato nell’orrido mercato europeo. Non è un caso se i primi chiamati ad annientarvisi sono proprio la Grecia e l’Italia: sono loro la Storia, sono loro la Civiltà, sono loro l’Arte che ha dato vita all’Europa. Come potrebbero i banchieri non odiarli?
Ida Magli
Roma, 12 settembre 2011 
 

Libia: aggiornamenti sulla resistenza antibanks

Gheddafi, se resiste, passerà alla storia, parole di Castro

"Je hais vos idées mais je me battrais jusqu'au bout pour que vous puissiez les exprimer." Voltaire

(http://www.legasud.it/onu.html)
Il principio di Autodeterminazione dei Popoli sancisce il diritto di un popolo sottoposto a dominazione straniera ad ottenere l'indipendenza, associarsi a un altro stato o comunque a poter scegliere autonomamente il proprio regime politico. Tale principio costituisce una norma di diritto internazionale generale cioè una norma che produce effetti giuridici (diritti ed obblighi) per tutta la Comunità degli Stati. Inoltre questo principio rappresenta anche una norma di jus cogens, cioè diritto inderogabile (Significa che esso è un principio supremo ed irrinunciabile del diritto internazionale, per cui non può essere derogato mediante convenzione internazionale). Come tutto il diritto internazionale, il diritto di autodeterminazione ratificato da leggi interne, per esempio la L.n.881/1977, esso vale come legge dello Stato che prevale sul diritto interno (Cass.pen. 21-3 1975).

"1 - Tutti i popoli hanno il diritto di autodeterminazione. In virtù di questo diritto, essi decidono liberamente del loro statuto politico e perseguono liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale."

Fidel Castro: If Gaddafi resists he will enter history as one of the great figures of the Arab nations - Politics - Panorama | Armenian news

Traduzione: N. Forcheri

Fidel Castro: Se Gheddafi resiste passerà alla storia come uno dei personaggi di maggior rilievo delle nazioni arabe

L'ex leader cubano Fidel Castro ha dichiarato che nel caso libico, il ruolo nazifascista è stato assunto dalla NATO con le migliaia di bombardamenti effettuate da una delle aviazioni più moderne mai conosciute al mondo, secondo un dispaccio stampa di Interfax che citava le parole delle riflessioni scritte di Castro.

“Gli attacchi crudeli contro il popoli libico, che hanno assunto una piega nazifascita, rischiano di essere utilizzati contro qualsiasi nazione del terzo mondo. L'organizzazione belligerante dipende adesso da Gheddafi. Se resiste e non cede alle loro richieste passerà alla storia come uno dei massimi personaggi delle nazioni arabe" ha detto Fidel Castro.

Che siate d'accordo o meno con le idee politiche di Gheddafi, nessuno ha il diritto di mettere in discussione l'esistenza della Libia come Stato membro delle Nazioni Unite.

mercoledì 14 settembre 2011

Unica via d'uscita: bancarotta controllata e addio Euro

Fonte: http://www.libreidee.org/2011/09/unica-via-duscita-bancarotta-controllata-e-addio-euro/
Pagheremo perché dobbiamo pagare, però che questo pagamento non sia un pagamento che finisce nel tasche delle banche internazionali: che sia invece un pagamento che finisce nelle tasche degli italiani, che dà la possibilità all’economia italiana di riprendersi. Perché così, altrimenti, noi nel giro di 6 mesi, 9 mesi, un anno, sicuramente andremo in bancarotta. E da allora sarà ancora più difficile riprenderci. La manovra di Tremonti in realtà serve a ben poco. Prima di tutto perché è troppo piccola, 45 miliardi di euro non bastano sicuramente a rassicurare i mercati nei confronti di un debito complessivo italiano di 1.800 miliardi di euro. Il che vuole dire che il debito pubblico dell’Italia è maggiore della somma del debito di tutti gli altri paesi Pigs, quindi parliamo del Portogallo, Grecia, Irlanda e Spagna.
In più questa è una manovra che avrà un impatto reale, quindi dal punto di vista proprio delle entrate dello Stato, nel 2013 e nel 2014. Sicuramente Loretta Napoleonitroppo lontano. Ricordiamoci che l’anno prossimo l’Italia si deve novamente presentare sul mercato dei capitali e deve contrarre una serie di contratti, quindi deve vendere una serie di Bot a un mercato che questa settimana le ha quasi voltato le spalle. E in più, da luglio fino alla fine dell’anno, abbiamo altri 80 miliardi di euro che dobbiamo racimolare su questo stesso mercato. Questa è una manovra che in un certo senso è stata osannata, proprio perché siamo un po’ alla fine della situazione. Penso che noi dobbiamo prenderci le responsabilità di 50 anni, perché qui non si tratta di 10 anni; qui si tratta di 50 anni di politiche sbagliate ed è giunto il momento di prendersi queste responsabilità.
Qui ci vuole una nuova politica. E quale può essere questa politica? Sicuramente non quella che sta seguendo il governo. Capisco che molti italiani sono preoccupatissimi all’idea di un default, però in realtà questa potrebbe essere la soluzione migliore. Se noi avessimo una classe politica di persone veramente esperte di queste cose, quindi di professionisti, ci avrebbe già pensato e vi spiego perché. L’Italia è molto diversa dalla Grecia. La Grecia prende soldi in prestito per poter sostenere la propria economia, noi invece prendiamo soldi in prestito regolarmente e semplicemente per pagare gli interessi sul debito. Il che vuole dire che un default non avrebbe un impatto sulla crescita economica del paese: noi non dipendiamo dai Ripudio del debito: gli islandesimercati dei capitali per crescere, noi dipendiamo dai mercati dei capitali per pagare gli interessi.
Un default ordinato, ragionato com’è stato fatto per esempio in Islanda, potrebbe garantire tutti quanti i Bot acquistati dagli italiani. Quindi dividiamo il debito in due parti, che è esattamente quello che hanno fatto gli islandesi: la parte internazionale, sottoscritta dalle banche internazionali, viene messa da parte e viene organizzato per questo un pagamento posticipato che può essere una ristrutturazione del debito. Per quanto riguarda invece la parte detenuta dai risparmiatori italiani, proprio per non penalizzare gli italiani che hanno sostenuto lo Stato in tutti questi anni, rimane costante, quindi il governo si impegna a onorare quella parte di debito. Dopodiché si torna alla lira o a qualsiasi moneta vogliamo adottare e si produce una svalutazione della moneta; chiaramente sarà una svalutazione molto, molto grande e questo ridarà automaticamente competitività alla nostra economia.
Dal punto di vista del commercio internazionale non cambierà nulla; anzi, molto probabilmente i nostri importatori, chi importa dall’Italia, sarà ben contento di pagare meno di quanto paga adesso, quindi le esportazioni italiane avranno sicuramente un effetto benefico. Diversa sarà la situazione delle importazioni. Dobbiamo essere disposti a fare dei sacrifici, ma tanto in Tremontiogni caso questi sacrifici li dovremo fare lo stesso. L’obiettivo però è fare dei sacrifici per poter riuscire a uscire da questa situazione, non per poter affondare ulteriormente nella situazione debitoria.
Le critiche a questo tipo di politica drastica sono tutte relazionate a un modo di far politica che è ancora tipico dell’Italia: svalutazione selvaggia, attitudini nei confronti dei mercati internazionali anche queste selvagge, etc. Una decisione di questo tipo, quindi un default ragionato, un default preparato, sicuramente porterebbe a un cambiamento della classe politica, perché questa classe politica una politica di questo tipo non la fa. In Islanda è successo esattamente questo: il governo è stato fatto fuori completamente dalla popolazione e una nuova classe politica, gente che non aveva mai fatto politica fino ad allora, è salita al potere e ha organizzato questo tipo di default.
I sacrifici: sicuramente, le conseguenze di brevissimo periodo di una politica di questo tipo saranno tremende. Noi avremo una contrazione del Pil, ci sarà un aumento della povertà, sarà sempre più difficile riuscire ad arrivare una fine del mese. Però questo sarà un periodo limitato, come abbiamo visto addirittura in Argentina dove non c’è stato un default ragionato ma un default improvviso. Nel caso dell’Argentina c’è stata una contrazione del Pil del 20% nel 2002, quindi l’anno dopo del default; dal 2003 in poi l’economia ha ripreso a crescere dal 7,5% e continua a crescere al 7,5%.
(Loretta Napoleoni, “Per un default programmato e l’uscita dall’Euro”, intervento apparso sul blog “Cado in piedi”, ripreso da “Viva Mafarka” e ribadito da “L’Unità” il 12 settembre 2011. Loretta Napoleoni vive a Londra da molti anni, è tra i massimi esperti di economia internazionale e collabora con Cnn, Bbc, Le Monde, El País, The Guardian, Internazionale e L’Unità).

Salvare l'economia globalista da Gheddafi

Fonte: http://rt.com/news/economy-oil-gold-libya/ - Autore: Global Research

5 maggio 2011 - Traduzione N. Forcheri

C’è chi crede che sia per tutelare i civili, chi per il petrolio, ma c’è chi è anche convinto che l’intervento in Libia abbia a che vedere con il progetto di Gheddafi d’introdurre il dinaro d’oro, una moneta unica Africana aurea, un vero strumento di distribuzione della ricchezza.



¬“E’ una di quelle cose che bisogna pianificare segretamente perché appena dici che vuoi sostituire il petrodollaro con qualcos’altro, diventi automaticamente un bersaglio” afferma il fondatore del Ministero della Pace James Thring. “Ci sono state due conferenze al riguardo, nel 1986 e nel 2000, organizzate da Gheddafi. Tutti erano interessati, la maggior parte dei paesi africani erano entusiasti.”
Gheddafi non si è arreso. Nei mesi che hanno portato all’intervento militare, ha esortato le nazioni africane e musulmane a unirsi per creare la nuova moneta che avrebbe rivaleggiato con il dollaro e l’euro. Avrebbero venduto il petrolio e le altre risorse al mondo solo in dinari d’oro.
Un’idea che avrebbe spostato l’ago della bilancia economica del mondo.
La ricchezza di un paese sarebbe dipesa sulle sue riserve auree e non sulle quantità di dollari scambiati. E la Libia possiede 144 tonnellate d’oro. La Gran Bretagna, ad esempio, ne ha due volte tanto ma un numero di abitanti di dieci volte superiore.
“Se Gheddafi avesse l’intenzione di tentare di riformulare il prezzo del suo petrolio, o di qualsiasi altra risorsa che il paese vende al mercato globale, accettando un’altra valuta o forse lanciando un dinaro d’oro, ebbene una mossa di questo tipo non sarebbe certamente accettata dall’elite al potere oggigiorno, coloro che sono responsabili del controllo delle banche centrali del mondo” dice Anthony Wile, fondatore e redattore in capo del Daily Bell.
“Quindi certamente provocherebbe le sue dimissioni immediate e la necessità di andare a pescare altri pretesti da avanzare per rimuoverlo dal potere.”
Come successo precedentemente.
Nel 2000, Saddam Hussein ha annunciate che il petrolio iracheno sarebbe stato venduto in euro e non più in dollari. Alcuni dicono che le sanzioni e l’invasione che ne è seguita furono causate dalla disperazione degli americani di impedire che l’OPEC trascrivesse le operazioni commerciali del petrolio di tutti i suoi stati membri in euro.
Un dinaro d’oro avrebbe avuto gravi conseguenze sul sistema finanziario mondiale ma avrebbe anche dato il potere ai popoli d’Africa, cosa che alcuni militanti neri dicono che gli Stati Uniti vogliono evitare a tutti i costi.
“Gli Stati Uniti hanno rinnegato l’autodeterminazione agli africani negli USA, non siamo perciò affatto sorpresi da qualsiasi cosa che gli USA possano fare per ostacolare l’autodeterminazione degli africani nel loro continente” afferma Cynthia Ann McKinney, ex deputata al Congresso americano.
L’oro del Regno Unito è custodito in un qualche caveaux sicuro in qualche meandro della Bank of England. Come nella maggior parte dei paesi sviluppati, non ce n’è abbastanza per andare avanti.
Ma non è il caso di paesi come la Libia e molti dei paesi del Golfo.

Un dinaro d’oro avrebbe offerto ai paesi africani e mediorientali ricchi in petrolio la possibilità di rivolgersi ai loro clienti affamati d’energia dicendo: “Spiacenti il prezzo è salito e vogliamo oro.”
Alcuni dicono che gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO non avrebbero assolutamente potuto permetterselo.

martedì 13 settembre 2011

Oh Madre Jamahiria




Joe Fallisi, tenore
chitarra, mandolini: Mauro Semeraro
fisarmonica: Mario Ancora


registrazione ed editing di Mario Ancora presso la Taricata Records di San Vito dei Normanni
missaggio di Valerio Daniele presso la Chora Studi Musicali di Monteroni di Lecce.


NELVENTO, 1 settembre 2011

Crisi: Tremonti vara il piano Britannia-2 - E' vero: lo dicono i "mainstream"...

Questo è un titolo dei media mainstream
Per chi ancora non sapesse che cosa è il Britannia 1, rimandiamo all'articolo: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2008/09/svendita-italia-labc-panfilo-britannia.html


ROMA (MF-DJ)--Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha annunciato
ieri che entro fine mese ci sara' un incontro con investitori nazionali e
esteri per cedere immobili, concessioni e Spa locali; il varo, quindi, di
un vero e proprio Britannia-2. In questo incontro, secondo quanto
riportato dal Sole 24 Ore, saranno passati in rassegna gli asset pubblici
che possono essere valorizzati o alienati , partendo dal patrimonio
immobiliare fino alle quotazioni azionarie possedute dal Tesoro.

Il maxi evento raccogliera' a Roma praticamente tutte le principali
banche, compagnie d'assicurazione, fondi di investimento, fondi sovrani e
fondi immobiliari, con un occhio particolare rivolto ai Brics. L'obiettivo
e' quello di arrivare a decisioni concrete e quindi operative per il
processo di privatizzazione.

Gli incassi delle dismissioni, di regola, vengono destinati
all'abbattimento dello stock del debito: questa potrebbe diventare
un'azione complementare all'abbattimento del deficit e dell'avanzo
primario per velocizzare la discesa del debito/Pil verso quota 100%.
red/adm

(fine)

MF-DJ NEWS

lunedì 12 settembre 2011

La propaganda dei banchieri in azione in Libia

Islanda, l'isola che non ci dev'essere


Nelle gelide acque del mare del nord, appena ritemprate dalla corrente del golfo, c’è un’isola di 103.125 km quadrati con 320.136 abitanti (censimento luglio 2010) che ha lo spettrale nome di Islanda (Iceland, terra del ghiaccio). In realtà quest’isola è quasi completamente verdeggiante nonostante le rigide temperature; dicono che il suo nome sia dovuto a uno “scherzetto” dei vichinghi che per camuffare le loro rotte invertirono i nomi dell’Islanda, appunto, e della Groenlandia (Greenland, terra verde), quasi completamente coperta dai ghiacci in ogni stagione.
Negli anni 2008- 2009 l’Islanda attirò su di se l’interesse della cronaca e ogni giorno non c’era telegiornale che non ragguagliasse sulla situazione dell’isola. Di cosa si parlava? Non del fatto che è uno dei pochi paesi al mondo senza un esercito; non della sua peculiarità di usare al 99,9% fonti di energia rinnovabili; non della bellezza dei suoi paesaggi. Bensì del fatto che la crisi economica avesse costretto il paese, alla fine del 2008, a dichiarare bancarotta a causa della dissennata politica economica delle sue banche che avevano offerto rendimenti altissimi a investitori stranieri. La corona islandese perse l’85% del suo valore, e il Fondo monetariinternazionale accordò un prestito di 2,5 miliardi di dollari in cambio della consueta richiesta di misure economiche drastiche volte a costringere il governo islandese a farsi carico del debito bancario spalmandolo sulla popolazione.
Il governo in carica eletto nel 2009 con consultazioni anticipate in seguito alla crisi, era di centrosinistra e criticava le politiche liberiste del precedente governo, tuttavia non aveva gli attributi per opporsi al FMI e alle pressioni di quegli stati, come l’Inghilterra e l’Olanda, che prima avevano rimborsato gli investimenti dei propri cittadini in Islanda, poi chiedevano il conto al governo dell’isola. Perciò accettò di riversare il debito sulla popolazione proponendo una manovra di salvataggio che avrebbe costretto ogni islandese a pagare 100 euro al mese per quindici anni. Il tutto per saldare un debito contratto da privati nei confronti di altri privati.
Fu qui che successe l’irreparabile. Il misfatto che ha portato i nostri mass media nazionali a smettere immediatamente di parlare dell’isola nordica cancellandola dalle carte geografiche. Gli islandesi il debito non l’hanno pagato! Il capo dello Stato si rifiutò, in seguito alle proteste, di firmare l’attuazione del piano di salvataggio e indisse un referendum popolare per la sua accettazione. Questo referendum, svoltosi all’inizio del 2010, si concluse con una schiacciante vittoria di chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini; e questo nonostante le pressioni internazionali del FMI e degli altri paesi creditori che minacciavano di far diventare l’Islanda la “Cuba del nord” se fosse uscita vincente quella linea politica. Una volta vinto il referendum, il debito è stato addossato a chi l’aveva creato, ovvero ai direttori delle banche che con politiche scellerate avevano concesso interessi insostenibili e ai politici che non avevano vigilato sul loro operato.
Ma la rivoluzione sull’isola non si è fermata qui. Visto che c’era, il movimento islandese ha sancito l’indipendenza dalle politiche economiche delle banche con una nuova Costituzione, scritta da un’assemblea costituente di venticinque cittadini (il cui requisito primario era che non dovessero essere iscritti ad alcun partito), a cui chiunque poteva dare il suo contributo. I lavori erano online in tempo reale e tutti gli islandesi potevano dire cosa era di loro gradimento e cosa no. Per la prima volta nella storia la Costituzione di un paese non è stata scritta in stanze chiuse con accordi e intrallazzi politici fra i partiti ma sotto agli occhi di tutti e con il contributo di tutti.
E oggi? Tutto bene grazie. L’economia è in crescita (+2,5% nel 2011 e previsto un + 3,1% per il 2012), le sirene catastrofiste del FMI sono state azzittite, il welfare non è stato toccato, i servizi sociali neanche e le banche sono state nazionalizzate. L’isola che non c’è… o l’isola che qualcuno non vorrebbe che esistesse? Funzionerebbe tutto ciò in un paese che di abitanti ne ha decine di milioni e non 320mila? Non lo sappiamo, non abbiamo la sfera di cristallo né la pretesa di avere le verità (economiche) assolute. Ma la vera domanda da porsi è: perché non se ne può parlare? Perché i vari Minzolini di turno non danno queste notizie? Un paese che disobbedisce al FMI e torna a crescere economicamente fa cosi tanta paura? O forse fa paura il fatto che, come diceva Alan Moore nel suo “V for Vendetta”, «Non sono i popoli che devono avere paura dei governi ma i governi che devono avere paura dei popoli»?
L’Islanda non è solo il vulcano che blocca i cieli europei con le sue eruzioni, è anche l’esempio che le linee economiche del FMI non sono dogmi e che forse, davvero, un altro mondo è possibile.

Cartelle esattoriali inviate per posta: sono inesistenti

pubblicata da Claudio Rossini il giorno lunedì 12 settembre 2011 alle ore 10.49

Studio Legale Tributario Sances
www.studiolegalesances.it 

CARTELLE ESATTORIALI INVIATE PER POSTA: SONO INESISTENTI

Ennesima pronuncia dei giudici tributari di Lecce in merito alla “giuridica inesistenza” delle cartelle esattoriali spedite semplicemente per posta da Equitalia.
Infatti, una recentissima sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce (Sent. CTP di Lecce n.197/05/11 liberamente visibile su www.studiolegalesances.it – Sez. Documenti), si allinea ad altre precedenti pronunce emesse sempre dalla stessa Commissione di Lecce (si veda sempre sul sito la sent. CTP di Lecce n.909/05/09 e la sent. CTP di Lecce n.436/02/10) o da altre Commissioni italiane (ad esempio la Sent. CTR di Milano n.61/22/10) secondo le quali risulta addirittura “inesistentela notifica della cartella inviata a mezzo posta direttamente dai dipendenti di Equitalia e senza l’ausilio dei soggetti puntualmente individuati dalla legge (art.26, comma 1, DPR n.602/73), ossia:
1) gli Ufficiali della riscossione;
2) gli Agenti della Polizia Municipale;
3) i Messi Comunali, previa convenzione tra Comune e Concessionario;
4) altri soggetti abilitati dal Concessionario nelle forme previste dalla legge.
La Commissione Tributaria di Lecce, infatti, ha già chiarito in precedenti occasioni che la notifica degli atti ad opera del concessionario della riscossione non può essere simile a quella dell’Agenzia delle Entrate, dove invece è ammesso l’invio “diretto” (ossia senza intermediari) dei propri atti per posta.
Ciò deriva dal fatto che per l’Amministrazione finanziaria si applica la legge n.890/82 (intitolata “Notificazione degli atti a mezzo posta …”).
Infatti, l’art. 14 della predetta legge prevede “la notifica degli avvisi e degli altri atti che per legge devono essere notificati al contribuente anche a mezzo della posta DIRETTAMENTE dagli uffici finanziari”.
Detta previsione, però, è chiaramente riservata agli uffici che esercitano potestà impositiva, con esclusione degli agenti della riscossione che sono preposti solo alla fase riscossiva.
Inoltre, occorre evidenziare che mentre con l’originario testo dell’art. 26 del DPR n. 602/73, comma 1, (disposizione relativa alla notifica delle cartelle) era stabilito che la notificazione potesse essere eseguita “anche mediante invio, da parte dell’esattore, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento” (articolo in vigore dal 1/01/1974 al 30/06/1999) la disposizione è sensibilmente variata con l’avvento della riforma della riscossione mediante ruolo (ossia con l’introduzione del Dlgs n.46/99 e del Dlgs n.112/99).
L’attuale articolo 26, come appunto sostituito dall’art. 12 del Dlgs n.46/99, ora dispone che “la cartella è notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale. La notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento”.
Disposizione quest’ultima che, a differenza della formulazione precedente, non contempla l’espressione “DA PARTE DELL’ESATTORE” che è invece sostanzialmente rimasta nell’art. 14 della legge n.890/82 laddove viene concesso agli uffici finanziari il potere di notificare “a mezzo posta direttamente” gli atti di loro spettanza.
Tale differenza deriva da una precisa scelta del legislatore, il quale ha previsto la possibilità che il funzionario pubblico (e quindi solo l’Amministrazione finanziaria) possa sostituire l’organo della notificazione in virtù della sua particolare qualità.
Ben diverso è invece il discorso per il concessionario, in quanto trattasi di società commerciale di diritto privato. A riprova di ciò, infatti, l’art. 26 del DPR n.602/73, nella vigente formulazione, esordisce affidando a soggetti specifici la funzione della notificazione delle cartelle, in primo luogo agli ufficiali della riscossione.
Proprio per tale motivo, i giudici di Lecce nella sentenza in oggetto chiariscono che la cartella inviata per posta è illegittima poiché  “l’art. 26 … nella formulazione successiva alla riforma della riscossione mediante ruolo (DLgs 46/99 e Dlgs 112/99) ha riservato agli uffici che esercitano potestà impositiva (e quindi solo all’Agenzia delle Entrate) la possibilità di notificare avvisi e altri atti anche a mezzo posta” (sent. CTP di Lecce n.197/05/11).
Pertanto, qualora dovesse risultare – come nel caso in oggetto – l’invio delle cartelle per posta direttamente da parte del concessionario (attraverso suoi dipendenti sprovvisti dei requisiti previsti dalla legge) gli atti sono da ritenersi INESISTENTI.
Sarà dunque onere del Concessionario della riscossione produrre in giudizio oltre alla ricevuta di ritorno della raccomandata anche la cartella di pagamento e la relativa relata di notifica debitamente compilata.
Solo in questo modo egli potrà provare al contribuente la corretta notifica (attraverso, dunque, la relata di notifica insieme alla raccomandata) e il corretto contenuto della pretesa creditoria (con la produzione in giudizio della cartella).

giovedì 8 settembre 2011

AUDIT BCE! Marco Della Luna

  I governi italiani sono incapaci di contenere debito e deficit pubblici; l’Italia regge solo perché la BCE sta comperando i suoi titoli del debito pubblico a condizioni di favore rispetto al mercato; se e quando smette di farlo, i conti pubblici saltano.

La BCE compera quei titoli, e anche quelli di altri paesi euro deboli, in quanto la Germania permette e finanzia tale operazione; il 7 Settembre la Corte Costituzionale tedesca decide se tale finanziamento sia legittimo o debba cessare.

Il sistema bancario italiano regge perché riesce ancora a nascondere, nei bilanci, la grande mole di sofferenze non dichiarate, e a simulare poste attive inesistenti; se il bluff viene chiamato, e/o se scoppiano i btp in pancia alle banche, salta tutto per aria.

I differenziali di inflazione, di produttività, di efficienza, di crescita economica spingono sempre più forte verso la correzione del cambio Lira/Marco rispetto alla parità fissata nel sistema di cambi fissi detto Euro; come ribadito ultimamente da Roubini, la correzione è inevitabile.

Dopo che le manovre e rimanovre in corso si saranno palesate inidonee, potrebbe arrivare un governo tecnico molto politico a guida Monti o di altro esponente finanziario a portare la correzione (Euro debole, o fuori dall’Euro) svalutando del 40% circa i risparmi degli italiani e costringendoli a svendere i loro assets. Probabile anche un prelievo coatto sugli attivi di conto corrente.

Perciò è/era/sarebbe stato opportuno collocare i capitali fuori d’Italia, su conti di non residenti in Italia, in CHF e Bund, oppure coprendosi con opzioni call sul CHF a 12 mesi. Oro e argento fisici o ETF Physical sono/erano/sarebbero stati validi integratori per la differenziazione.

L’incognita è quanto credito e moneta abbia emesso e stia emettendo la BCE. Il GAO (organismo statale di revisione dei conti) mesi fa ha accertato che la Fed si è esposta per circa 13 trilioni in salvataggi di entità pubbliche e private (in primis, banche) in tutto il mondo.

Di quanto e con chi si è esposta la BCE? Quanti trilioni ha messo in giro, creando tensioni inflative e speculative, mentre impone i sacrifici sociali? E di quanto potrebbe esporsi per sostenere le banche, non solo Italiane? Non lo sapremo mai, se non verrà eseguito un audit serio e indipendente sulla BCE. Audit che consiglio di esigere agli enti pubblici vittime dei tagli, ai sindacati, a partiti che vogliano servire interessi diversi da quelli della grande finanza predatrice. Per quello va fatto lo sciopero generale.

02.09.11  Marco Della Luna www.marcodellaluna.info

lunedì 5 settembre 2011

Solite balle

In francese si dice: "quando si vuole annegare il cane, si dice che ha la rabbia" che l'italiano "chi il suo cane vuole ammazzare, qualche scusa deve trovare" rende meno.

Fonte: http://es.globedia.com/hrw-dicen-evidencias-fuerzas-gadafi-hayan-cometido-violaciones-masivas-mujeres-libia Traduzione a cura di N. Forcheri
Amnesty International e Human Rights Watch dichiarano che non esistono le prove che le forze leali a Gheddafi abbiamo commesso gli stupri di assa sulle donne in Libia Amnesty International (AI) e Human Rights Watch (HRW) hanno avvertito che non esiste “nessuna prova” che le forze del regime libico di Muamar Gheddafi abbiano ordinato o compiuto violenze di massa sulle donne, nonostante le accuse in tal senso fatte dal Tribunale Penale Internazionale (TPI), dall’opposizione e dalle grandi potenze occidentali. "Non abbiamo riscontrato alcuna evidenza e neanche una sola vittima di violenza né un medico che conosca alcuna persona che sia stata violentata", ha garantito la ricercatrice di AI per il Medio Oriente, Donatella Rovera, citata venerdì scorso dal giornale britannico 'The Independent'. Il fatto che non ci siano prove di strupri massicci non significa che non ci siano stati, ha aggiunto Rovera che è stata in Libia nei tre mesi precedenti l’inizio della rivolta e della repressione. "Non abbiamo potuto trovare le prove” delle violenze, ha dichiarato dal canto suo la direttrice dei Diritti della Donna di Human Rights Watch, Liesel Gerntholtz. Il PM in capo del TPI, Luis Moreno-Ocampo, ha assicurato due settimane fa durante una conferenza stampa che il suo ufficio ha “informazioni” su violenze compiute su "persone contrarie al governo" e la Segretaria degli Stati Uniti Hillary Clinton si è dimostrata “profondamente preoccupata “la settimana scorsa dalla partecipazione delle forze di Gheddafi in stupri di massa".

domenica 4 settembre 2011

La tirannide democratica: ragionamenti sull'attualità libica

Alberto B. Mariantoni

Fonte : http://www.socialismonazionale.it/

Il pesante e sproporzionato intervento armato della NATO contro la Libia (una delle tante guerre per la “pace”…) che, da più di 6 mesi, sta mettendo a ferro ed a fuoco quel Paese, distruggendo la quasi totalità delle sue infrastrutture e martirizzando gran parte della sua popolazione, non ha niente a che fare o a che vedere con i termini della “Risoluzione 1973” del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (No Fly Zone, per la difesa dei civili disarmati) del 17 Marzo 2011.

Questo, ormai, lo sanno anche i bambini delle scuole elementari. I quali, oltretutto, sono ugualmente a conoscenza dei reali motivi che sono all’origine di quel conflitto. Vale a dire, l’immenso e lucroso business mancato della Francia di Sarkozy con la Grande Giamahiriya Araba, Libica, Popolare e Socialista del Colonnello Muammar Gheddafi. Un “affaruccio” che – secondo la maggior parte degli esperti – prevedeva la vendita al “negro” di turno, da parte di Parigi, di diverse centrali atomiche civili (destinate a fornire energia elettrica, per alimentare impianti per la desalinizzazione dell’acqua), di 14 caccia Rafale della Dassault Aviation (che la Francia, oltre alle sue FF.AA. non è riuscita, fino ad ora, a vendere a nessun altro Paese!), di 35 elicotteri da combattimento (Eurocopter EC725 Caracal) e di ben 21 aerei di linea Airbus (quattro A-350, quattro A-330 e sette A-320, per la Lybian Airlines, e sei A-350 per l’Afriqiyah Airlines), per diverse decine di miliardi di euro.

E siccome il Colonnello di Tripoli, dopo la firma degli accordi preliminari di Parigi (2007), non aveva voluto, per le ragioni che sono sue, ratificare quei contratti, ecco che il medesimo Colonnello – che all’inizio degli anni 2000 era addirittura ridiventato frequentabile (vedere per credere: http://multimedia.lastampa.it/multimedia/nel-mondo/lstp/74497/) – ha incominciato ad essere additato al mondo come il mostro sanguinario che bisognava abbattere ad ogni costo e con tutti i mezzi.

Frankgangsters in azione

Il resto è storia conosciuta. La Francia, infatti – in stretta combutta con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti (tre Paesi, ormai, da qualche anno, sull’orlo del collasso economico e finanziario), nonché il sostegno logistico e militare del ricco e rinnegato Qatar e del suo diffusissimo e bugiardissimo canale televisivo satellitare Al-Jazeera – non faticherà affatto a convincere i responsabili degli Stati bancarottieri dell’Occidente ad organizzare la rapina del secolo, a discapito della Libia: 83 miliardi di dollari sequestrati negli USA; 52 miliardi di sterline, in Gran Bretagna; 20 miliardi di euro, in Francia; senza contare il “congelamento” preventivo degli Asset finanziari posseduti dalla Libyan Investment Authority (LIA), dalla Central Bank of Libya (CBL) e dalla Libyan Foreign Bank (LFB) – ad esempio, presso Banca UBAE SpA di Roma, la Société Générale di Parigi, e la Aresbank SA di Madrid, nonché la ABC (Arab Banking Corp.) International Bank, la British HSBC e la British Arab Commercial Bank Ltd di Londra – né quello delle quote libiche detenute presso Nokia, EDF-GDF, Lagardere, Nestlé e Danone, Sanofi-Aventi Lab., UniCredit, ENI, Finmeccanica, Ansaldo, Impregilo, Assicurazioni Generali, Telecom, la Juventus, etc.

L’ultimo ambito bottino affannosamente ricercato dagli Atlantici in pieno fallimento (default) – oltre agli immensi giacimenti di gas e di petrolio di cui sperano di potere, al più presto, far man bassa in Libia, nel dopo Gheddafi – essendo le 144 tonnellate di lingotti d’oro possedute dalla Banca centrale libica e che sono tuttora custodite e salvaguardate dalle ultime forze militari della Giamahiriya.

Altro che “diritti dell’uomo” o gli aneliti di “libertà” e “democrazia”, del popolo libico!

Capite, ora, il perché dell’urgenza con la quale la Francia, già dal Febbraio del 2011, incominciò immediatamente a sbracciarsi per riunire, in quattro e quattrotto, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e con la scusa dei “massacri indiscriminati” (mai verificati!), delle “fosse comuni” (come quelle, mai esistite, di Timişoara!) e dei presunti e mai avvenuti “10.000 morti civili” in Libia, falsamente raccontati da Al-Jazeera (e ripresi a mo’ di “pappagallo” dall’insieme dei Media dell’Occidente), fece votare le Risoluzioni 1970 e 1973 dell’ONU contro la Giamahiriya, e – il 19 Marzo 2011 – si precipitò, assieme alle Forze aeree dei suoi accoliti britannici e statunitensi, a bombardare l’esercito libico? Il tutto, ovviamente, senza tener conto delle decine e decine di terroristi e di delinquenti comuni arruolati, addestrati ed armati ad hoc dalle Forze NATO, con il beneplacito dell’onusiano zimbello-ridens Ban Ki-moon e l’appoggio incondizionato, al suolo (in violazione delle suddette Risoluzioni!), da almeno quattro mesi, delle Forze speciali del Qatar, delle SAS (Special Air Service) britanniche e della BFST (Brigade des Forces Spéciales Terre) francese, nella speranza di poter detronizzare Gheddafi. E con un “Governo” di burrattini, dal “guinzaglio corto”, tirato fuori dal cappello di un mago e già pronto all’uso, i cui principali responsabili nulla sembrano riuscire a potere invidiare ai classici e proverbiali pendagli da forca di qualsiasi film western americano.

Gli uomini “nuovi” della Libia

Tanto per citarne qualcuno: Mustafa Muhammad Abdel Jalil, il mediatico, “democratico” e “mite” Presidente dell’attuale Consiglio Nazionale di Transizione (CNT), quello che Bernard-Henri Lévy ha recentemente qualificato di “De Gaulle libico” (sic!), è quel “galantuomo” che per ben due volte (nel 1999 e nel 2007) – in qualità di Presidente della Corte d’Appello di Tripoli e prima di diventare Ministro della Giustizia di Gheddafi – ebbe a firmare le condanne a morte nei confronti del medico palestinese Ashraf Ahmed El-Hajouj e delle infermiere bulgare Kristiyana Vulcheva, Valentina Siropulo, Nasya Nenova, Zdravko Georgiev, Valya Chervenyashka, Snezhana Dimitrova, tutti iniquamente accusati di aver volontariamente contaminato con il virus HIV (Human Immunodeficiency Virus) o AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome) più di 400 bambini libici; Mahmoud Djebril o Jibril, il Presidente del Consiglio esecutivo del CNT o Primo Ministro, è un personaggio che – a dire dei suoi ex colleghi di corso negli USA – avrebbe costantemente figurato sul libro paga della CIA, sin dall’epoca in cui frequentava l’Università di Pittsburgh, per ottenere un Master (1980) e un Dottorato (1985) in Scienze politiche; Abdelhakim Belhadj, l’attuale comandante in capo delle Forze militari ribelli della Tripolitania – che secondo i giornalisti Webster Griffin Tarpley (USA) e Pepe Escobar (Brasile) si farebbe chiamare, per l’occasione, Abdel-Hakim-Hasadak o Hassadi o Abu Abdallah Assadaq – è uno degli uomini di punta di Al-Qaeda, il tristemente noto “Emiro del terrore” di Derna e già detenuto a Guantanamo, colui che assieme a Salim Hamdan (l’ex autista di Osama bin Laden) e Mohamed Barani aveva formato, nel 2000, il Gruppo Islamico libico e convogliato decine e decine di mujaheddin libici in Afghanistan ed in Iraq.

Occidente: la vergogna del mondo!

Inutile sottolinearlo. Quanto sta avvenendo in Libia ed il banditesco comportamento dell’Occidente nei confronti di quel Paese – al di là di quanto mi sono già permesso di analizzare o di commentare in altre recenti occasioni: http://www.abmariantoni.altervista.org/vicinooriente/Crisi_libica_o_attacco_a_Italia_1.pdf – http://www.abmariantoni.altervista.org/vicinooriente/Libia_Evviva_i_buoni1.pdf – lasciano un profondo e stomachevole “gusto amaro” alla bocca. Principalmente, in coloro che ancora posseggono un minimo di senso della Societas, della Nazione e dello Stato, ed ugualmente dell’Onore, dell’Imparzialità e della Giustizia, senza contare un’ordinaria, spassionata, umana e virile concezione della Vita e della Storia.

Quella spiacevole ed insopportabile sensazione di vomitevole e diffuso disgusto ha quotidianamente tendenza a scaturire dall’incessante sentimento di frustrazione e d’impotenza che si risente di fronte alle informazioni ufficiali che – su quella guerra, sin dal primo giorno – sono state studiatamente ed ingannevolmente fornite all’opinione pubblica dai Media embedded dei nostri Paesi e dagli uomini politici mainstream delle nostre Istituzioni. Quegli stessi uomini che, da un lato, ci governano sfrontatamente per conto terzi e, dall’altro, continuano costantemente a fuorviare i nostri intendimenti, non soltanto dai banchi della cosiddetta maggioranza, ma finanche da quelli della così chiamata opposizione.

Pensiamo, per averne un’idea, a quell’inutile e complessato Frattini che nell’Agosto del 2008 faceva letteralmente a gomitate con gli altri Ministri del Governo Berlusconi per farsi fotografare più vicino al Leader libico in visita a Roma, mentre oggi, essendo mutati i “venti”, non esita affatto, per tentare di continuare a mettere in mostra il compendio della sua risaputa inanità, ad alzare la voce ed a giocare le “prime donne”, vomitando a più non posso gratuiti giudizi ed avventate e puerili sentenze all’indirizzo del medesimo personaggio!

Che volete. La frustrazione ed il senso di impotenza sono in maggior misura risentiti da coloro che, come me – pur conoscendo a menadito l’origine culturale del copione propagandistico e comportamentale che, oggi, gli Atlantici continuano pubblicamente a riservare alla Libia del Colonnello Gheddafi – sanno di non potere fare concretamente nulla (se non scrivere qualche modesto articolo sul web), sia per arrestare e smascherare gli sfacciati, arroganti ed impuniti (per ora…) utilizzatori e propagatori di quella “tecnica” che per ovviare e porre un qualsiasi rimedio al triste ed impacciante handicap societario che è inalterabilmente alimentato dalla continua e costante “memoria corta” dell’uomo della strada.

Sempre lo stesso “copione”

Intendiamoci: molti cittadini dei nostri Paesi non ne sono al corrente; altri fanno finta di non saperlo o, magari, di non accorgersene; altri ancora, lo negano a priori, ma quel “copione” – lungamente e meticolosamente inculcato a buona parte delle popolazioni europee dall’ideologia giudeo-cristiana (in particolare, quella cristiano-battista, cristiano-calvinista, cristiano-congregazionista, cristiano-evangelica, cristiano-puritana, cristiano-presbiteriana, cristiano-quacchera, cristiano-avventista, cristiano-geovista, cristiano-metodista, cristiano-millenarista, etc.) e dalla tri-secolare prassi liberal-liberista, mercantlista, imperialista e colonialista statunitense – prende direttamente ispirazione e giustificazione dal soggettivo ed arbitrario sterminio biblico degli Amalekiti (Genesi 14, 7; Esodo 17, 14; Numeri 13, 29; 14, 25, 45; 24, 20; Deuteronomio 25, 17; Giudici 5, 14; 6, 3, 33; 7, 12; 10, 12; 1 Salmi 15; 27, 8; 30; 2 Salmi 1, 1, 8; 1 Cronache 4, 43) e dei Madianiti (Numeri 10; 25; 31; Giudici 6; 7).

Il medesimo “copione”, nel corso della Storia, lo ritroviamo sistematicamente ed invariabilmente applicato – soltanto per citare alcuni esempi – ai poveri Pellerossa d’America; ai Messicani di Antonio López de Santa Anna; agli Spagnoli di Cuba e delle Filippine; ai Paesi della Triplice-Intesa nel corso della Prima guerra mondiale; al III Reich di Adolf Hitler, all’Italia di Mussolini ed al Giappone di Hiro-Hito e del generale Tojo Hideki, nel corso della Seconda; all’Argentina di Peron; all’Unione sovietica di Stalin, di Chruščëv/Krusciov, di Brèžnev, di Andropov, di Černenko e/o di Gorbačëv (prima maniera); alla Cina di Mao Tse-Tung; alla Corea di Kim Il-Sung e Kim Jong-Il; al regime cubano di Fidel e di Raoul Castro; al Movimento Mau-Mau del Kenya di Dedan Kimathi detto “Ciui”; all’Egitto di Nasser; agli indipendentisti congolesi di Patrick Lumumba; all’Algeria di Ahmed Ben-Bella; ai Palestinesi di Yasser Arafat, di Georges Habashe e/o di Ahmed Jibril; al Vietnam di Ho Chi Minh; all’Iran di Mossaddegh, di Khomeini e/o di Ahmedinejad; al Cile di Salvador Allende; al Nicaragua di Daniel Ortega; all’isola di Grenada di Bernard Coard; alla Repubblica di Panama dell’ex agente della CIA, Manuel Noriega; all’Iraq di Saddam Hussein; alla Iugoslavia o alla Serbia di Milosevic; all’Afghanistan di Babrak Karmal, di Mohammed Nadjibullah e/o dei Talebani; allo Zimbabwe di Mugabe; all’Hezbollah libanese di Mohammed Husayn Fadl-Allah e di Hassan Nasrallah; al Venezuela di Chavez; ai Palestinesi di Hamas; alla Siria di Bashār al-Asad, etc.

In altre parole, ogni volta, qualunque sia o possa essere l’avversario con cui l’Occidente è in contrasto o in disaccordo, US-Israel ed i loro striscianti e strombazzanti valvassini europei pretendono sistematicamente avere ragione per definizione. E siccome posseggono perfino la forza militare e propagandistica (spero ancora per poco…) per imporre i loro punti di vista all’opinione pubblica, come per incanto le loro false o discutibili versioni della realtà diventano, ogni volta, ufficialmente oggettive, irrefutabili ed incontestabili!

E, malauguratamente, il più delle volte, il “popolo bue” ci casca. Se le beve tutte d’un fiato, e ci crede. Permettendo indirettamente a certi delinquenti in S.p.e. di contiuare a regnare!

E’ ciò che sta accadendo, dallo scorso Marzo, in Libia. Dove gli stessi Paesi occidentali che per 42 anni hanno steso “tappeti rossi” e rimpinguato le loro casse vendendo, all’ “arabo di servizio”, tutte quelle armi e quegli equipaggiamenti logistici e militari che quest’ultimo richiedeva, cercano di farci credere – da 6 mesi a questa parte – che il medesimo “beduino della Sirte” è sempre stato un tiranno, un malvivente, un essere terrorista. In una parola (come al solito): il MALE ASSOLUTO. Qualcuno, cioè, degno, come minimo, di essere catturato e processato dal Tribunale internazionale dell’Aia, addirittura per “crimini contro l’umanità”!

Purtroppo, la gente non riesce a rendersene conto. Se riflettesse un attimo, invece, si accorgerebbe immediamente che tutte le infinite ed obbrobriose malefatte che, oggi, vengono quotidianamente attribuite al Colonnello di Tripoli, sono parte integrante, in definitiva – come abbiamo visto – di una semplice “tecnica” di guerra.

“Tecnica” che è ben spiegata e riassunta dal filosofo svizzero Eric Werner, in questo suo paragrafo: “Quando si vuole sterminare qualcuno, il miglior mezzo (per eliminarlo) è di designarlo come sterminatore. Che merita, infatti, uno sterminatore se non di essere lui stesso sterminato? E’ uno sterminatore, dunque, è da sterminarsi!” (De l’extermination, Ed. Thael, Lausanne, 1993, pp. 91- 92).

Alberto B. Mariantoni

Fonte : http://www.socialismonazionale.it/

Disclaimer

AVVISO - Ai sensi dell'art. 1, comma 1 del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla legge di conversione 21 maggio 2004 n. 128, le opere presenti su questo sito hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi.

I testi pubblicati dal sito mercatoliberotestimonianze.blogspot.com possono essere liberamente distribuiti alle seguenti condizioni:
1) i testi e i titoli devono rimanere nel loro formato originale;
2) la distribuzione non deve essere finalizzata al lucro;
3) deve essere citata la fonte e l'autore e l'indirizzo web da cui sono stati tratti.