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Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

lunedì 31 ottobre 2011

La guerra di Bankenstein contro l'IRAN




GLI USA CERCANO SUPPORTO PER L’AZIONE CONTRO LA BANCA CENTRALE IRANIANA

 Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE


FONTE: AFP
WASHINGTON — Gli Stati Uniti stanno cercando un sostegno internazionale per nuove sanzioni contro la Banca Centrale dell’Iran (BCI), ha riferito venerdì un funzionario del Tesoro dopo un presunto complotto per uccidere il rappresentante saudita a Washington.

Ci stiamo impegnando in un’iniziativa per creare un supporto multilaterale che sia decisivo affinché l’azione contro la BCI abbia una reale efficacia”, sono le parole dello zar delle sanzioni David Cohen, pronunciate all’House Foreign Affairs Committee.
La gran parte della banche iraniane, BCI compresa, sono sottoposte alle sanzioni statunitensi da quasi venti anni, e ogni contatto stabilito negli Stati Uniti è considerato illegale.
La domanda da porsi è se possiamo, con un’altra azione contro la BCI, […] sia sotto la nostra autorità per la non proliferazione o sotto la nostra autorità di contro-terrorismo, strappare un rispetto multilaterale per questa iniziativa. I lavori sono in corso“, ha detto Cohen.


Preoccupate per le ambizioni nucleare dell’Iran ma anche per il suo presunto supporto al terrorismo, varie amministrazione USA hanno finora fallito nel convincere i partner, specialmente gli europei, ad adottare sanzioni multilaterali contro la BCI.

Questa specifica designazione contro la banca centrale, i cui interessi chiave comprendono il finanziamento dei progetti petroliferi ed energetici della nazione, potrebbe costringere le aziende straniere a scegliere tra il fare affari con la banca o con gli Stati Uniti.

Alcuni esperti dicono che una tale decisione avrebbe profonde implicazioni per le banche straniere, per i forzieri iraniani e per la stabilità della moneta iraniana.


Howard Berman, il massimo rappresentante dei Democratici nella commissione, ha detto che ci sono forti ragioni per prendere di mira la banca centrale.

La nostra più grande speranza per rallentare le pratiche nucleari iraniane è quella di portare la sua struttura finanziaria a una brusca fermata“, ha riferito Berman alla commissione.

E sanzionare le banche e le aziende di altri paesi che fanno affari con la banca centrale dell’Iran potrebbe avere un impatto davvero potente sull’economia iraniana“, sono ancora le parole di Berman.


E per questo ritengo che la misura più importante che potremmo intraprendere […] è designare la banca centrale dell’Iran come una fiancheggiatrice del terrorismo e dello sviluppo delle armi di distruzione di massa.”

La presenza e le dichiarazioni di Cohen per il secondo giorno consecutivo al Congresso giungono quando gli Stati Uniti stanno soppesando la risposta a un presunto complotto iraniano per un assassinio che avrebbe dovuto aver luogo sul suolo statunitense.





Dopo la notizia del presunto complotto, il Dipartimento del Tesoro ha introdotto sanzioni contro cinque persone collegate a una branca delle forze armate iraniane e contro la seconda compagnia aerea nazionale.

Giovedì Cohen, Sottosegretario per il terrorismo e l’intelligence finanziaria, ha detto che queste e altre misure stanno già avendo effetto.

I nostri sforzi stanno ottenendo risultati. L’Iran sta affrontando livelli senza precedenti di isolamento finanziario e commerciale. Il numero e la qualità delle banche straniere che hanno intenzione di operare con le istituzioni finanziarie iraniane che sono state designate è calato precipitosamente nell’ultimo anno“, ha detto.



L’accesso sempre più ridotto dell’Iran ai servizi finanziari e alla finanza commerciale ha reso estremamente difficile all’Iran pagare le importazioni e ricevere i pagamenti per le esportazioni“, ha riferito giovedì in un’audizione al Senato.







Foto: Antonella Rustico

domenica 30 ottobre 2011

Siria (e Iran): propaganda di guerra in atto

Nei piani dei piani alti, altri paesi devono piegarsi al Nuovo Ordine Mondiale, le prossime sono la Siria e la Somalia. Esse fanno parte di quelle sette nazioni che dovevano essere attaccate dalla NATO secondo le rivelazioni del generale Clark nel 2001 (Irak, Iran, Siria, Somalia, Libia, Libano e Sudan):



Abbiamo già assistito a una false flag operation per l'Iran dove gli USA hanno accusato un iraniano, che poi era un infiltrato della Cia, di avere tentato di uccidere un cittadino saudita: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2011/10/cambia-il-vento-fox-parla-di-false-flag.html

Qua la partecipatissima manifestazione in Siria in difesa di Al Assad CONTRO il complotto Usraeliano:


N. F.

Sirte ® GDF Suez?

Sirte aveva circa 150000 abitanti, ora è una città fantasma. I ratti hanno preso di mira, con abbondanza di munizioni, talmente tante da sprecarle sparando in aria come loro modo di "far festa", ogni singola casa della città, ogni singolo palazzo. Sirte era un importante centro commerciale di prodotti agricoli e di bestiame, ma soprattutto era uno dei terminali di arrivo del Grande fiume artificiale, il gigantesco acquedotto costruito da Gheddafi per dissetare la popolazione libica (70% della popolazione) che il 22 luglio scorso è stato bombardato vicino a Brega dalla NATO e assieme ad esso anche la fabbrica di costruzione delle condutture, il giorno dopo (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2011/08/la-nato-ha-colpito-lacquedotto-libico.html). Per la soddisfazione di GDF Suez che, al 35% dello Stato francese il resto facente capo alla struttura occulta di Albert Frère, azionista anche di Total, Lafarge, Imerys, Banca Leonardo in joint venture con BNP Paribas (1), impartisce occultamente gli ordini alla  NATO. Basti pensare che un uomo forte della galassia Suez, Davignon è presidente onorario del  Bilderberg oltre a essere un ex commissario dell'UE.. (1) Sirte è anche un porto ed è in questa città che fu firmato l'atto di creazione dell'Unione africana. Hanno deciso di non ricostruirla: diventerà porto e terminale del Grande Fiume artificiale di GDF Suez, un po' come la città di Rosignano Solvay, passata sotto la proprietà di Suez? Adesso nel mirino degli psicopatici è la Siria, la quale è tutta stretta attorno ad Assad, cristiani compresi, contro il complotto internazionale. N. Forcheri
(1) (tratto da  http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2010/01/monte-dei-paschi-banca-canaglia.html ) Nel cda di Monte dei Paschi è rappresentata quindi Axa, nel cui cda siede a sua volta il presidente amministratore delegato – Gérard Méstrallet – del potentato Suez Gaz de France a sua volta mostro parzialmente pubblico – il 35% appartiene al governo francese – ma sostanzialmente privato (azionista di riferimento Albert Frère con GBL e CNP), che si assicura in tal modo di potere influire pesantemente sulle decisioni della banca MPS e del suo territorio, come ad esempio nella privatizzazione dell’acqua cui partecipa, nel progetto di aeroporto di Siena e in genere in qualsiasi azione di depredazione del territorio. A tale scopo, il presidente Mussari è stato cooptato nel cda di Axa che appartiene in parte a Citygroup e in parte a BNP Paribas, la banca che ha preso il controllo della BNL, e che è la principale socia nella partecipazione di numerose imprese dell’azionista di riferimento di Suez… Albert Frère. Albert Frère controlla pariteticamente assieme alla Power Corporation del Canada (il cui vicepresidente Amaury de Seze è anche presidente di Carrefour, la catena bancaria di supermercati che sta conquistando il nostro paese) il fondo di investimento belga Groupe Bruxelles Lambert (GBL) che vanta nel suo portafoglio azioni di Total, di Lafarge, di Pernod Ricard, Imerys, Iberdrola e … SUEZ (GDF Suez e Suez Environnement (rif. http://fr.gbl.be/group/participations/evolution/default.asp ). Assieme alla BNP Paribas, il gruppo Frère controlla anche la società di investimenti belga CNP (Compagnie Nationale à Portefeuille) con partecipazioni in Banca Leonardo, Transcor Astra Group (trading e distribuzione di prodotti petroliferi, di gas, carbone ecc.) e… GBL. Cioé, BNP Paribas controlla indirettamente, assieme a Frère e Power Corporation del Canada, le stesse partecipazioni di GBL (vedi sopra): un bel sodalizio… Un sodalizio che comprende il governo francese, azionista di maggioranza anche di BNP Paribas (oltre a Belgio e Lussemburgo) e le scatole “cinesi” di diritto olandese e svizzero dagli oscuri mandanti. Oscuri mandanti che in conflitto di interessi tra banche, governi e proprietà di determinate multinazionali cruciali, stanno imponendo, attraverso la loro potente rete di pressione – la privatizzazione dell’acqua, la proliferazione di aeroporti privati, le trivelle un po’ ovunque nel nostro territorio (caso Total, trivelle in Val d'Orcia), inceneritori e rigassificatori (Cofathec scomparso con una fusione in Cofelys), inquinamento visivo con l’illuminazione pubblica ecc. e che lavorano più per la frase vuota “le rayonnement de la France” (cfr. Comité Attali con Bassanini, vice prsidente della CDP e Monti, altri cooptati per l'economia francese...) che per il bene, come dicono, dei paesi in cui pretendono di “investire”. Tutte balle. Montaggi finanziari. Si ricordi anche che la Monte dei Paschi è l’unica banca ancora italiana, assieme forse a IMI, a figurare sulla lista degli unti del signore, cioé quella degli specialisti dei titoli di Stato autorizzati a partecipare alle aste del debito pubblico e che per primi possono acquistarlo e rivenderlo, oops cartolarizzarlo, lucrando non poco, presumibilmente (?) con fresco denaro direttamente iniettato dalla BCE…(rif. Elenco specialisti titoli di Stato). Uno strano colonialismo continua imperterrito dietro la facciata della “paritetica” Europa: fondi sovrani dei soliti paesi che investono e succhiano fondi pubblici in altri paesi, segnatamente il nostro, deturpandone nel contempo irrimediabilmente il territorio, l’identità culturale e la sovranità popolare. (N. Forcheri) —————————————————————————————————————————————————————

MES: Meccanismo europeo di Stabilità

Fonte: http://freeyourmindfym.wordpress.com/2011/10/26/mes-meccanismo-europeo-di-stabilita/ Il MES ossia il Meccanismo Europeo di Stabilità è stato firmato l’11 luglio 2o11 e la sua ratifica, contrariamente alla data iniziale del 2013, dovrebbe avvenire entro la fine dell’anno corrente. Questo Meccanismo sorge e si introduce modificando l’articolo 136 del Trattato di Lisbona. Ufficialmente è stato creato per soccorrere i paesi in difficoltà e preservare la stabilità economica dei paesi della zona Euro. Questa decisione è stata presa all’unanimità e non sono stati tenuti in conto le astensioni. Nonostante sia un Accordo stipulato per la zona euro alle riunioni in veste di “ascoltatori e osservatori” possono partecipare quei paesi che non fanno parte dell’UE ma che forniscono contributi ad un paese europeo, così come anche il FMI e altre organizzazioni potrebbero essere invitate dai Governatori ad assistere alle riunioni in quanto osservatori. Le decisioni all’interno del MES saranno prese dai 17 Ministri delle Finanze che lo comporranno che diventeranno i Governatori che risponderanno alle leggi del MES. Al vertice del MES ci sarà un Direttore Generale-avente la cittadinanza europea- eletto, per le sue competenze e esperienza in campo finanziario-economico, dai Governatori. Ecco qualche stralcio degli articoli che compongono questo Meccanismo: Articolo 3 Oggetto L’oggetto del MES è quello di mobilitare dei fondi e fornire assistenza finanziaria, sotto rigorose condizioni di politica economica, a vantaggio dei membri del MES che hanno o sono minacciati di problemi di finanziamento gravi, se questo risulta indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona Euro nel suo insieme. A questo riguardo, il MES ha il diritto di creare fondi attraverso l’emissione di strumenti finanziari oppure concludendo accordi finanziari o di altro tipo con i Membri del MES, le istituzioni finanziarie o altri terzi. Articolo 8 Capitale sociale 1. Il Capitale sociale ammonta a 700 miliardi di euro (EUR 700.000.000.000). Articolo 9 Raccolta del capitale [...] I Membri del MES, irrevocabilmente e incondizionatamente, s’impegnano a pagare su richiesta la Raccolta di capitale effettuata dal Direttore Generale in conformità al paragrafo presente, e questa richiesta deve essere pagata entro sette (7) giorni dal ricevimento della suddetta richiesta. Articolo 10 Variazioni del capitale sociale 1. Il Consiglio dei Governatori […] può decidere variazioni del capitale sociale e di conseguenza modifiche all’articolo 8 e allegato 2. Art.27 il MES ha privilegi e immunità su tutto il territorio UE Il MES ha piena personalità giuridica e puo’ partecipare a processi legali … ma non puo’ essere oggetto di processi legali … Il MES , i suoi beni, finanziamenti, risorse, ovunque si trovino e chiunque li detenga godono di totale immunità da ogni forma di processo giudiziario, solo il MES puo’ rinunciare ai suoi privilegi e alle sue immunità. La proprietà, il finanziamento e le attività del MES è, ovunque si trovino sono esenti da perquisizione, requisizione, confisca, espropriazione o qualunque altra forma di sequestro da parte di qualsivoglia potere esecutivo, giudiziario, amministrativo o legislativo. Gli archivi del MES e tutti i documenti appartenenti alla MES o detenuti da essa, sono inviolabili. I locali del MES sono inviolabili. Nella misura necessaria per svolgere le attività previste dal presente trattato, tutti i beni, finanziamenti e le attività del MES sono esenti da restrizioni, regolamentazioni, controlli e moratorie di qualsiasi natura. art. 29 tutti i membri o ex membri o chiunque lavora o ha lavorato per il MES sono tenuti ad applicare il segreto professionale sulle attività del MES. Anche dopo la cessazione lavorativa essi sono tenuti a non divulgare informazioni coperte dal segreto professionale. art. 30 Nell’interesse del MES i presidenti , i governatori che si alterneranno , i direttori , gli amministratori delegati e altri membri dello “staff” sono immuni da procedimenti legali in relazione ad atti da essi compiuti nella loro ufficiali capacità e godono dell’inviolabilità per le loro carte e documenti ufficiali. art 31 tutte le attività del MES, patrimoni , redditi , proprietà , le sue operazioni sono esenti da qualsiasi imposta diretta. Tutte le merci importate da MES per svolgere la sua attività sono esenti da tasse doganali, dazi, e da tutte le proibizioni o restrizioni all’importazione. …. il personale del MES è soggetto ad una imposta interna a favore del MES. art 33 Il MES è autorizzato a cooperare con il FMI o qualsiasi organismo non appartenente all’area euro che fornisca assistenza finanziaria ad hoc. art. 36 pagamento del capitale iniziale di 700 miliardi di € in 5 rate del 20% l’una , la prima rata deve essere versata entro 15 gg dall’entrata in vigore del trattato l’Italia dovrà versare circa 125 miliardi di € ….. Link agli articoli (si trova la fonte solo in inglese) Ringrazio Marco Ares Rossi per la traduzione di alcuni degli articoli.

sabato 29 ottobre 2011

Le citazioni fatali di Gheddafi

Il mistero dell'energia gratuita che ci tengono nascosta


Marconi ideò un raggio che fermava i mezzi a motore. Mussolini lo voleva, il Vaticano lo bloccò. Da quelle ricerche altri scienziati crearono l’alternativa a petrolio e nucleare. Nel 1999 l’invenzione stava per essere messa sul mercato, ma poi tutto fu insabbiato.

di Rino Di Stefano, da rinodistefano.com [1]
(Il Giornale [2], Martedì 6 Luglio 2010)
L’energia pulita tanto auspicata dal presidente Obama dopo il disastro ambientale del Golfo del Messico forse esiste già da un pezzo, ma qualcuno la tiene nascosta per inconfessabili interessi economici. Ma non solo. Negli anni Settanta, infatti, un gruppo di scienziati italiani ne avrebbe scoperto il segreto, ma questa nuova e stupefacente tecnologia, che di fatto cambierebbe l’economia mondiale archiviando per sempre i rischi del petrolio e del nucleare, sarebbe stata volutamente occultata nella cassaforte di una misteriosa fondazione religiosa con sede nel Liechtenstein, dove si troverebbe tuttora. Sembra davvero la trama di un giallo internazionale l’incredibile storia che si nasconde dietro quella che, senza alcun dubbio, si potrebbe definire la scoperta epocale per eccellenza, e cioè la produzione di energia pulita senza alcuna emissione di radiazioni dannose. In altre parole, la realizzazione di un macchinario in grado di dissolvere la materia, intendendo con questa definizione qualunque tipo di sostanza fisica, producendo solo ed esclusivamente calore.

UNA SCOPERTA PER CASO

Mussolini disse al giornalista Ivanoe Fossati che Marconi aveva inventato un apparecchio che emetteva un raggio in grado di bloccare qualunque motore dotato di impianto elettrico. Mussolini voleva quel raggio per usarlo in guerra
Come ogni giallo che si rispetti, l’intricata vicenda che si nasconde dietro la genesi di questa scoperta è stata svelata quasi per caso. Lo ha fatto un imprenditore genovese che una decina d’anni fa si è trovato ad avere rapporti di affari con la fondazione che nasconde e gestisce il segreto di quello che, per semplicità, chiameremo “il raggio della morte”. E sì, perché la storia che stiamo per svelare nasce proprio da quello che, durante il fascismo, fu il mito per eccellenza: l’arma segreta che avrebbe rivoluzionato il corso della seconda guerra mondiale. Sembrava soltanto una fantasia, ma non lo era. In quegli anni si diceva che persino Guglielmo Marconi stesse lavorando alla realizzazione del “raggio della morte”. La cosa era solo parzialmente vera. Secondo quanto Mussolini disse al giornalista Ivanoe Fossati durante una delle sue ultime interviste, Marconi inventò un apparecchio che emetteva un raggio elettromagnetico in grado di bloccare qualunque motore dotato di impianto elettrico. Tale raggio, inoltre, mandava in corto circuito l’impianto stesso, provocandone l’incendio. Lo scienziato dette una dimostrazione, alla presenza del duce del fascismo, ad Acilia, sulla strada di Ostia, quando bloccò auto e camion che transitavano sulla strada. A Orbetello, invece, riuscì a incendiare due aerei che si trovavano ad oltre due chilometri di distanza. Tuttavia, dice sempre Mussolini, Marconi si fece prendere dagli scrupoli religiosi. Non voleva essere ricordato dai posteri come colui che aveva provocato la morte di migliaia di persone, bensì solo come l’inventore della radio. Per cui si confidò con papa Pio XI, il quale gli consigliò di distruggere il progetto della sua invenzione. Cosa che Marconi si affretto a fare, mandando in bestia Mussolini e gerarchi. Poi, forse per il troppo stress che aveva accumulato in quella disputa, nel 1937 improvvisamente venne colpito da un infarto e morì a soli 63 anni.
La fine degli anni Trenta fu comunque molto prolifica da un punto di vista scientifico. Per qualche imperscrutabile gioco del destino, pare che la fantasia e la creatività degli italiani non fu soltanto all’origine della prima bomba nucleare realizzata negli Stati Uniti da Enrico Fermi e da i suoi colleghi di via Panisperna; altri scienziati, continuando gli studi sulla scissione dell’atomo, trovarono infatti il modo di “produrre ed emettere sino a notevoli distanze anti-atomi di qualsiasi elemento esistente sul nostro pianeta che, diretti contro una massa costituita da atomi della stessa natura ma di segno opposto, la disgregano ionizzandola senza provocare alcuna reazione nucleare, ma producendo egualmente una enorme quantità di energia pulita”.
Tanto per fare un esempio concreto, ionizzando un grammo di ferro si sviluppa un calore pari a 24 milioni di KWh, cioè oltre 20 miliardi di calorie, capaci di evaporare 40 milioni di litri d’acqua. Per ottenere un uguale numero di calorie, occorrerebbe bruciare 15mila barili di petrolio. Sembra quasi di leggere un racconto di fantascienza, ma è soltanto la pura e semplice realtà. Almeno quella che i documenti in possesso dell’imprenditore genovese Enrico M. Remondini dimostrano.

LA TESTIMONIANZA

Lo scienziato bolognese creò il «raggio della morte», ma decise di non continuare gli studi dopo un colloquio con Papa Pio XI. Non voleva essere ricordato per aver causato morte e distruzione. Si fermò ma il suo lavoro fu portato avanti da altri
“Tutto è cominciato – racconta Remondini – dal contatto che nel 1999 ho avuto con il dottor Renato Leonardi, direttore della Fondazione Internazionale Pace e Crescita, con sede a Vaduz, capitale del Liechtenstein. Il mio compito era quello di stipulare contratti per lo smaltimento di rifiuti solidi tramite le Centrali Termoeletriche Polivalenti della Fondazione Internazionale Pace e Crescita. Non mi hanno detto dove queste centrali si trovassero, ma so per certo che esistono. Altrimenti non avrebbero fatto un contratto [3] con me.  In quel periodo, lavoravo con il mio collega, dottor Claudio Barbarisi. Per ogni contratto stipulato, la nostra percentuale sarebbe stata del 2 per cento. Tuttavia, per una clausola imposta dalla Fondazione stessa, il 10 per cento di questa commissione doveva essere destinata a favore di aiuti umanitari. Considerando che lo smaltimento di questi rifiuti avveniva in un modo pressoché perfetto, cioè con la ionizzazione della materia senza produzione di alcuna scoria, sembrava davvero il modo ottimale per ottenere il risultato voluto. Tuttavia, improvvisamente, e senza comunicarci il perché, la Fondazione ci fece sapere che le loro centrali non sarebbero più state operative. E fu inutile chiedere spiegazioni. Pur avendo un contratto firmato in tasca, non ci fu nulla da fare. Semplicemente chiusero i contatti”.
Pio XI che, secondo il racconto di Mussolini, avrebbe convinto Marconi a distruggere la sua invenzione
Remondini ancora oggi non conosce la ragione dell’improvviso voltafaccia. Ha provato a telefonare al direttore Leonardi, che tra l’altro vive a Lugano, ma non ha mai avuto una spiegazione per quello strano comportamento. Inutili anche le ricerche per vie traverse: l’unica cosa che è riuscito a sapere è che la Fondazione è stata messa in liquidazione. Per cui è ipotizzabile che i suoi segreti adesso siano stati trasferiti ad un’altra società di cui, ovviamente, si ignora persino il nome. Ciò significa che da qualche parte sulla terra oggi c’è qualcuno che nasconde il segreto più ambito del mondo: la produzione di energia pulita ad un costo prossimo allo zero.
Nonostante questo imprevisto risvolto, in mano a Remondini sono rimasti diversi documenti strettamente riservati della Fondazione Internazionale Pace e Crescita, per cui alla fine l’imprenditore si è deciso a rendere pubblico ciò che sa su questa misteriosa istituzione. Per capire i retroscena di questa tanto mirabolante quanto scientificamente sconosciuta scoperta, occorre fare un salto indietro nel tempo e cercare di ricostruire, passo dopo passo, la cronologia dell’invenzione. Ad aiutarci è la relazione tecnico-scientifica [4] che il 25 ottobre 1997 la Fondazione Internazionale Pace e Crescita ha fatto avere soltanto agli addetti ai lavori. Ogni foglio, infatti, è chiaramente marcato con la scritta “Riproduzione Vietata”. Ma l’enormità di quanto viene rivelato in quello scritto giustifica ampiamente il non rispetto della riservatezza richiesta.
Il “raggio della morte”, infatti, pur essendo stato concepito teoricamente negli anni Trenta, avrebbe trovato la sua base scientifica soltanto tra il 1958 e il 1960. Il condizionale è d’obbligo in quanto riportiamo delle notizie scritte, ma non confermate dalla scienza ufficiale. Non sappiamo da chi era composto il gruppo di scienziati che diede vita all’esperimento: i nomi non sono elencati. Sappiamo invece che vi furono diversi tentativi di realizzare una macchina che corrispondesse al modello teorico progettato, ma soltanto nel 1973 si arrivò ad avere una strumentazione in grado di “produrre campi magnetici, gravitazionali ed elettrici interagenti, in modo da colpire qualsiasi materia, ionizzandola a distanza ed in quantità predeterminate”.

IL VIA DAL GOVERNO ANDREOTTI

Durante un suo governo, all'inizio degli anni '70, fu stato dato il via libera alla sperimentazione del «raggio». Gli studi furono affidati a Ezio Clementel, il quale scoprì che l'apparecchio sprigionava una quantità enorme di energia
Fu a quel punto che il governo italiano cominciò ad interessarsi ufficialmente a quegli esperimenti. E infatti l’allora governo Andreotti, prima di passare la mano a Mariano Rumor nel luglio del ’73, incaricò il professor Ezio Clementel, allora presidente del Comitato per l’energia nucleare (CNEN),  di analizzare gli effetti e la natura di quei campi magnetici a fascio. Clementel, trentino originario di Fai e titolare della cattedra di Fisica nucleare alla facoltà di Scienze dell’Università di Bologna, a quel tempo aveva 55 anni ed era uno dei più noti scienziati del panorama nazionale e internazionale. La sua responsabilità, in quella circostanza, era grande. Doveva infatti verificare se quel diabolico raggio avesse realmente la capacità di distruggere la materia ionizzandola in un’esplosione di calore. Anche perché non ci voleva molto a capire che, qualora l’esperimento fosse riuscito, si poteva fare a meno dell’energia nucleare e inaugurare una nuova stagione energetica non soltanto per l’Italia, ma per il mondo intero. Tanto per fare un esempio, questa tecnologia avrebbe permesso la realizzazione di nuovi e potentissimi motori a razzo che avrebbero letteralmente rivoluzionato la corsa allo spazio, permettendo la costruzione di gigantesche astronavi interplanetarie.
Il professor Clementel ordinò quindi quattro prove di particolare complessità. La prima consisteva nel porre una lastra di plexiglas a 20 metri dall’uscita del fascio di raggi, collocare una lastra di acciaio inox a mezzo metro dietro la lastra di plexiglass e chiedere di perforare la lastra d’acciaio senza danneggiare quella di plexiglass. La seconda prova consisteva nel ripetere il primo esperimento, chiedendo però di perforare la lastra di plexiglass senza alterare la lastra d’acciaio. Il terzo esame era ancora più difficile: bisognava porre una serie di lastre d’acciaio a 10, 20 e 40 metri dall’uscita del fascio di raggi, chiedendo di bucare le lastre a partire dall’ultima, cioè quella posta a 40 metri. Nella quarta e ultima prova si doveva sistemare una pesante lastra di alluminio a 50 metri dall’uscita del fascio di raggi, chiedendo che venisse tagliata parallelamente al lato maggiore.
Ebbene, tutte e quattro le prove ebbero esito positivo e il professor Clementel, considerando che la durata dell’impulso dei raggi era minore di 0,1 secondi, valutò la potenza, ipotizzando la vaporizzazione del metallo, a 40.000 KW e la densità di potenza pari a 4.000 KW per centimetro quadrato. In realtà, venne spiegato a sperimentazione compiuta, l’impulso dei raggi aveva avuto la durata di un nano secondo e poteva ionizzare a distanza “forma e quantità predeterminate di qualsiasi materia”.
Tra l’altro all’esperimento aveva assistito anche il professor Piero Pasolini, illustre fisico e amico di un’altra celebrità scientifica qual è il professor Antonino Zichichi. In una sua relazione, Pasolini parlò di “campi magnetici, gravitazionali ed elettrici interagenti che sviluppano atomi di antimateria proiettati e focalizzati in zone di spazio ben determinate anche al di là di schemi di materiali vari, che essendo fuori fuoco si manifestano perfettamente trasparenti e del tutto indenni”.
In pratica, ma qui entriamo in una spiegazione scientifica un po’ più complessa, gli scienziati italiani che avevano realizzato quel macchinario, sarebbero riusciti ad applicare la teoria di Einstein sul campo unificato, e cioè identificare la matrice profonda ed unica di tutti i campi di interazione, da quello forte (nucleare) a quello gravitazionale. Altri fisici in tutto il mondo ci avevano provato, ma senza alcun risultato. Gli italiani, a quanto pare, c’erano riusciti.

L’INSABBIAMENTO

In un Paese normale (ma tutti sappiamo che il nostro non lo è) una simile scoperta sarebbe stata subito messa a frutto. Non ci vuole molta fantasia per capire le implicazioni industriali ed economiche che avrebbe portato. Anche perché, quella che a prima vista poteva sembrare un’arma di incredibile potenza, nell’uso civile poteva trasformarsi nel motore termico di una centrale che, a costi bassissimi, poteva produrre infinite quantità di energia elettrica.
Perché, dunque, questa scoperta non è stata rivelata e utilizzata? La ragione non viene spiegata. Tutto quello che sappiamo è che i governi dell’epoca imposero il segreto sulla sperimentazione e che nessuno, almeno ufficialmente, ne venne a conoscenza. Del resto nel 1979 il professor Clementel morì prematuramente e si portò nella tomba il segreto dei suoi esperimenti. Ma anche dietro Clementel si nasconde una vicenda piuttosto strana e misteriosa. Pare, infatti, che le sue idee non piacessero ai governanti dell’epoca. Non si sa esattamente quale fosse la materia del contendere, ma alla luce della straordinaria scoperta che aveva verificato, è facile immaginarlo. Forse lo scienziato voleva rendere pubblica la notizia, mentre i politici non ne volevano sapere. Chissà? Ebbene, qualcuno trovò il sistema per togliersi di torno quello scomodo presidente del CNEN. Infatti venne accertato che la firma di Clementel appariva su registri di esame all’Università di Trento, della quale all’epoca era il rettore, in una data in cui egli era in missione altrove. Sembrava quasi un errore, una svista. Ma gli costò il carcere, la carriera e infine la salute. Lo scienziato capì l’antifona, e non disse mai più nulla su quel “raggio della morte” che gli era costato così tanto caro. A Clementel è dedicato il Centro Ricerche Energia dell’ENEA a Bologna.
C’è comunque da dire che già negli anni Ottanta qualcosa venne fuori riguardo un ipotetico “raggio della morte”. Il primo a parlarne fu il giudice Carlo Palermo che dedicò centinaia di pagine al misterioso congegno, affermando che fu alla base di un intricato traffico d’armi. La storia coinvolse un ex colonnello del Sifar e del Sid, Massimo Pugliese, ma anche esponenti del governo americano (allora presieduto da Gerald Ford), i parlamentari Flaminio Piccoli (Dc) e Loris Fortuna (Psi), nonché una misteriosa società con sede proprio nel Liechtenstein, la Traspraesa. La vicenda durò dal 1973 al 1979, quando improvvisamente calò una cortina di silenzio su tutto quanto.
Il professore di Fisica testò l'apparecchio constatando la sua prestigiosa capacità di produrre energia. Non divulgò mai la notizia anche perché dopo i suoi esperimenti fu vittima di una ritorsione. E per molti questo non è un caso
Erano comunque anni difficili. L’Italia navigava nel caos. Gli attentati delle Brigate Rosse erano all’ordine del giorno, la società civile soffocava nel marasma, i servizi segreti di mezzo mondo operavano sul nostro territorio nazionale come se fosse una loro riserva di caccia. Il 16 marzo 1978 i brigatisti arrivarono al punto di rapire il Presidente del Consiglio Nazionale della Dc, Aldo Moro, uccidendo i cinque poliziotti della scorta in un indimenticabile attentato in via Fani, a Roma. E tutti ci ricordiamo come andò a finire. Tre anni dopo, il 13 maggio 1981, il terrorista turco Mehmet Alì Agca in piazza San Pietro ferì a colpi di pistola Giovanni Paolo II.
E’ in questo contesto, che il “raggio della morte” scomparve dalla scena. Del resto, ammesso che la scoperta avesse avuto una consistenza reale, chi sarebbe stato in grado di gestire e controllare gli effetti di una rivoluzione industriale e finanziaria che di fatto avrebbe cambiato il mondo? Non ci vuole molto, infatti, ad immaginare quanti interessi quell’invenzione avrebbe danneggiato se soltanto fosse stata resa pubblica. In pratica, tutte le multinazionali operanti nel campo del petrolio e dell’energia nucleare avrebbero dovuto chiudere i battenti o trasformare da un giorno all’altro la loro produzione. Sarebbe veramente impossibile ipotizzare una cifra per quantificare il disastro economico che la nuova scoperta italiana avrebbe portato.
Ma queste sono solo ipotesi. Ciò che invece risulta riguarda la decisione presa dagli autori della scoperta. Infatti, dopo anni di traversie e inutili tentativi per far riconoscere ufficialmente la loro invenzione, probabilmente temendo per la loro vita e per il futuro della loro strumentazione, questi scienziati consegnarono il frutto del loro lavoro alla Fondazione Internazionale Pace e Crescita, che l’11 aprile 1996 venne costituita apposta, verosimilmente con il diretto appoggio logistico-finanziario del Vaticano, a Vaduz, ben al di fuori dei confini italiani. In quel momento il capitale sociale era di appena 30mila franchi svizzeri (circa 20mila Euro). “Sembra anche a noi – si legge nella relazione introduttiva alle attività della Fondazione – che sia meglio costruire anziché distruggere, non importa quanto possa essere difficile, anche se per farlo occorrono molto più coraggio e pazienza, assai più fantasia e sacrificio”.
A prescindere dal fatto che non si trova traccia ufficiale di questa fantomatica Fondazione, se non la notizia (in tedesco) che il primo luglio del 2002 è stata messa in liquidazione, parrebbe che a suo tempo l’organizzazione fosse stata costituita in primo luogo per evitare che un’invenzione di quella portata fosse utilizzata solo per fini militari. Del resto anche i missili balistici (con quello che costano) diventerebbero ben poca cosa se gli eserciti potessero disporre di un macchinario che, per distruggere un obiettivo strategico, necessiterebbe soltanto di un sistema di puntamento d’arma.
Secondo voci non confermate, la decisione degli scienziati italiani sarebbe maturata dopo una serie di minacce che avevano ricevuto negli ambienti della capitale. Ad un certo punto si parla pure di un attentato con una bomba, sempre a Roma. Si dice che, per evitare ulteriori brutte sorprese, quegli scienziati si appellarono direttamente a Papa Giovanni Paolo II e la macchina che produce il “raggio della morte” venisse nascosta per qualche tempo in Vaticano. Da qui la decisione di istituire la fondazione e di far emigrare tutti i protagonisti della vicenda nel più tranquillo Liechtenstein. In queste circostanze, forse non fu un caso che proprio il 30 marzo 1979 il Papa ricevette in Vaticano il Consiglio di Presidenza della Società Europea di Fisica, riconoscendo, per la prima volta nella storia della Chiesa, in Galileo Galilei (1564-1642) lo scopritore della Logica del Creato. Comunque sia, da quel momento in poi, la parola d’ordine è stata mantenere il silenzio assoluto.

LE MACCHINE DEL FUTURO

Qualcosa, però, nel tempo è cambiata. Lo prova il fatto che la Fondazione Internazionale Pace e Crescita non si sarebbe limitata a proteggere gli scienziati cristiani in fuga, ma nel periodo tra il 1996 e il 1999 avrebbe proceduto a realizzare per conto suo diverse complesse apparecchiature che sfruttano il principio del “raggio della morte”. Secondo la loro documentazione, infatti, è stata prodotta una serie di macchinari della linea Zavbo pronti ad essere adibiti per più scopi. L’elenco comprende le SRSU/TEP (smaltimento dei rifiuti solidi urbani), SRLO/TEP (smaltimento dei rifiuti liquidi organici), SRTP/TEP (smaltimento dei rifiuti tossici), SRRZ/TEP (smaltimento delle scorie radioattive), RCC (compattazione rocce instabili), RCZ (distruzione rocce pericolose), RCG (scavo gallerie nella roccia), CLS (attuazione leghe speciali), CEN (produzione energia pulita).
A quest’ultimo riguardo, nella documentazione fornita da Remondini si trovano anche i piani per costruire centrali termoelettriche per produrre energia elettrica a bassissimo costo, smaltendo rifiuti. C’è tutto, dalle dimensioni all’ampiezza del terreno necessario, come si costruisce la torre di ionizzazione e quante persone devono lavorare (53 unità) nella struttura. Un’ìntera centrale si può fare in 18 mesi e potrà smaltire fino a 500 metri cubi di rifiuti al giorno, producendo energia elettrica con due turbine Ansaldo . C’è anche un quadro economico (in milioni di dollari americani) per calcolare i costi di costruzione. Nel 1999 si prevedeva che una centrale di questo tipo sarebbe costata 100milioni di dollari. Una peculiarità di queste centrali è che il loro aspetto è assolutamente fuorviante. Infatti, sempre guardando i loro progetti, si nota che all’esterno appaiono soltanto come un paio di basse palazzine per uffici, circondate da un ampio giardino con alberi e fiori. La torre di ionizzazione, dove avviene il processo termico, è infatti completamente interrata per una profondità di 15 metri. In pratica, un pozzo di spesso cemento armato completamente occultato alla vista. In altre parole, queste centrali potrebbero essere ovunque e nessuno ne saprebbe niente.
Da notare che, secondo le ricerche compiute dalla International Company Profile di Londra, una società del Wilmington Group Pic, leader nel mondo per le informazioni sul credito e quotata alla Borsa di Londra, la Fondazione Internazionale Pace e Crescita, fin dal giorno della sua registrazione a Vaduz, non ha mai compiuto alcun tipo di operazione finanziaria nel Liechtenstein, né si conosce alcun dettaglio del suo stato patrimoniale o finanziario, in quanto la legge di quel Paese non prevede che le Fondazioni presentino pubblicamente i propri bilanci o i nomi dei propri fondatori. Si conosce l’indirizzo della sede legale, ma si ignora quale sia stato quello della sede operativa e il tipo di attività che la Fondazione ha svolto al di fuori dei confini del Liechtenstein. Ovviamente mistero assoluto su quanto sia accaduto dopo il primo luglio del 2002 quando, per chissà quali ragioni, ma tutto lascia supporre che la sicurezza non sia stata estranea alla decisione, la Fondazione ufficialmente ha chiuso i battenti.
Ancora più strabiliante è l’elenco dei clienti, o presunti tali, fornito a Remondini. In tutto 24 nomi tra i quali spiccano i maggiori gruppi siderurgici europei, le amministrazioni di due Regioni italiane e persino due governi: uno europeo e uno africano. Da notare che, in una lettera inviata dalla Fondazione a Remondini, si parla di proseguire con i contatti all’estero, ma non sul territorio nazionale “a causa delle problematiche in Italia”. Ma di quali “problematiche” si parla? E, soprattutto, com’è che una scoperta di questo tipo viene utilizzata quasi sottobanco per realizzare cose egregie (pensiamo soltanto alla produzione di energia elettrica e allo smaltimento di scorie radioattive), mentre ufficialmente non se ne sa niente di niente?
Interpellato sul futuro della scoperta da Remondini, il professor Nereo Bolognani, eminenza grigia della Fondazione Internazionale Pace e Crescita, ha detto che “verrà resa nota quando Dio vorrà”. Sarà pure, ma di solito non è poi così facile conoscere in anticipo le decisioni del Padreterno. Neppure con la santa e illustre mediazione del Vaticano.

Quale giornalista professionista che si è occupato di questa incredibile storia, mi sento in dovere di pubblicare alcuni documenti che possano provare al lettore l’attendibilità delle notizie che ho esposto. Si tratta della relazione tecnica di cui sono venuto in possesso. Una relazione, sia ben chiaro, che non dimostra affatto la realtà di quanto la Fondazione Internazionale Pace e Crescita asserisce nella sua documentazione, ma soltanto l’esistenza dei contenuti citati nell’articolo. E’ chiaro, infatti, che la reale consistenza dei fatti dovrebbe essere verificata dai fisici e certamente non da un giornalista la cui responsabilità resta quella di informare nel modo più serio e professionale possibile.
RELAZIONE TECNICO-SCIENTIFICA DELLA FONDAZIONE INTERNAZIONALE PACE E CRESCITA [4] [PDF, 4,62 MB]
RELAZIONE ILLUSTRATIVA DELLA FONDAZIONE INTERNAZIONALE PACE E CRESCITA [5] [PDF, 13,5 MB]
IL CONTRATTO DI E. M. REMONDINI [3] [PDF, 1,24 MB]
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INTERVISTA AL TESTIMONE

«Dissero che il segreto non doveva finire nelle mani dei militari»

Enrico Remondini non è un uomo di molte parole. La sua esperienza con la Fondazione Internazionale Pace e Crescita, a undici anni di distanza, è ormai un ricordo tra i risvolti della memoria. Alcuni mesi di lavoro, vissuti anche con un certo entusiasmo, poi i contatti si sono chiusi lasciandogli, oltre ad una certa perplessità per il modo in cui sono stati interrotti, anche un velo di amarezza. Aveva condiviso, ammette, i fini umanitari della Fondazione; per cui non comprendeva, e non comprende ancora oggi, il motivo per cui l’operazione non sia stata portata a termine. Soprattutto, però, gli è rimasta dentro una fortissima curiosità: quanto c’era di vero in quello che gli avevano detto?
Signor Remondini, come e quando è entrato in contatto con la Fondazione Internazionale Pace e Crescita?
“Fu nei primi mesi ndel 1999, mi pare, e in modo del tutto fortuito. Mi trovavo a Lugano per lavoro e un amico me ne parlò. Non era una notizia di dominio pubblico, per cui ero incuriosito. In seguito il mio amico mi fece incontrare il direttore della Fondazione, il dottor Renato Leonardi, e a lui chiesi se potevo collaborare con loro”.
Non furono dunque loro a cercarla…
“No, fui io che ne feci richiesta. In un primo tempo pensavo di poter lavorare nelle pubbliche relazioni, ma ben presto mi resi conto che a loro non interessava quel settore. Leonardi, invece, mi chiese di fare alcune traduzioni e, a questo riguardo, mi diede diversi documenti. Gli stessi che adesso, non esistendo più la Fondazione, ho deciso di rendere pubblici”.
La sua collaborazione si fermò alle traduzioni?
“No, successivamente decisi di instaurare un rapporto più imprenditoriale. Per cui venni presentato al professor Nereo Bolognani, presidente della Fondazione. Ci incontravamo a Milano, nella hall di un albergo vicino alla stazione centrale. Fu lui a spiegarmi che le centrali polivalenti della Fondazione erano in grado di smaltire in modo ottimale un certo tipo di scorie. Soprattutto di tipo metallico. Per cui, insieme ad un mio amico, mi feci dare un mandato dalla Fondazione stessa per procurare questo tipo di scorie. Fu un periodo molto breve, perché riuscimmo a prendere contatti con uno solo dei nominativi che ci erano stati forniti. Si trattava di una grossa acciaieria italiana che aveva problemi per lo smaltimento delle scorie metalliche. Noi ci facemmo consegnare un campione e lo passammo a Bolognani perché lo facesse esaminare e ci dicesse se l’affare poteva essere avviato. Ma accadde qualcosa prima di avere l’esito di quelle analisi…”.
E cioè?
“La moglie di Bolognani morì di un brutto male e per qualche tempo non riuscimmo a metterci in contatto con lui. Pensavamo che, dopo un certo periodo, si sarebbe ripreso e avremmo continuato la normale attività lavorativa. Ma le cose non andarono così. E’ probabile, direi quasi certo, che contemporaneamente a quel lutto avvenne anche qualche altro cambiamento interno alla Fondazione. Comunque sia, nonostante avessimo un mandato firmato in tasca, non riuscimmo più a metterci in contatto con loro. Tutto quello che so è che Bolognani, dopo la morte della moglie, si era trasferito da Roma, dove abitava. Ma ignoro dove. Provai anche a chiamare Leonardi, a Lugano, ma fu inutile. Una volta riuscii anche a parlargli, ma era molto evasivo e non volle dirmi nulla. In seguito venni a sapere che la Fondazione era stata messa in liquidazione”.
Eppure lei aveva lavorato per loro, avrà avuto anche delle spese. Gliele hanno mai rimborsate?
“No, e non gliele ho mai chieste. Ripeto, abbiamo preso solo un contatto, per cui si trattava di poca cosa. Non mi è sembrato che ne valesse la pena. Tra l’altro, avevo sempre avuto un buon rapporto con loro e non volevo rovinarlo per così poco”.
Tuttavia nei suoi confronti non hanno mostrato molta chiarezza. Ha mai provato a farsi dire qualcosa in più circa la loro attività? Dopotutto, visto che contattavano industrie ed enti pubblici, non si può dire che il loro segreto non fosse divulgato…
“Sì, una volta ho avuto una conversazione di questo tipo con Bolognani. Devo dire che era una persona molto corretta e molto religiosa. Mi spiegò che lo scopo della Fondazione era quello di evitare che una scoperta scientifica come quella che loro gestivano finisse nelle mani dei militari, diventando causa di morte. Poi aggiunse che un giorno, quando Dio vorrà, questo segreto verrà reso pubblico”.
E le basta?
“No, però capisco il fine. E per molti versi lo condivido”.
R.D.S.

AI LETTORI
Confucio, celebre filosofo cinese, diceva che prima di scrivere bisogna sedersi, raccogliere le idee, rifletterci sopra e quindi pensare a come esporre il proprio pensiero. Poi, finalmente, si può cominciare a mettere nero su bianco quanto intendiamo comunicare per iscritto. Ciò vale tanto per i professionisti della penna, come il sottoscritto, quanto per chiunque altro. Ma molti, purtroppo, non seguono i saggi consigli di Confucio. Anzi, si mettono di fronte ad un foglio di carta (o a un video) e tirano giù qualunque cosa passi loro per la testa. Ne sono un buon esempio certi lettori del “Giornale” che in questi giorni, dopo aver letto il mio articolo sull’energia, hanno preso d’assalto il sito Internet del quotidiano, gridando allo scandalo per quello che avevano letto. Visto che quanto avevo scritto non corrispondeva a quanto loro sapevano, semplicemente non poteva essere vero. Ovviamente non tutti sono stati così avventati, molti altri si sono incuriositi e hanno chiesto chiarimenti. Ma è ai primi che adesso voglio rivolgermi. Le accuse più frequenti sono state “scemenze, cazzate, non si possono scrivere cose di questo tipo, sono tutti si dice”, eccetera. Nessuno di questi signori si è domandato, invece, perché un autorevole quotidiano nazionale come “Il Giornale” abbia pubblicato un articolo di questo tipo. La verità è che tutto quanto è stato detto nell’articolo in questione, viene da un’ampia documentazione originale della “misteriosa” Fondazione Internazionale Pace e Crescita di Vaduz, nel Liechtenstein. Per la precisione da 30 documenti autentici (relazioni tecnico-scientifiche, piani industriali, relazioni illustrative, planimetrie), per un totale di 86 pagine. Nessun “si dice” o presunte illazioni, ma soltanto la fedele trascrizione di quanto è scritto in quei documenti. Ciò, però, non significa che io, come giornalista, o “Il Giornale” stesso, abbiamo sposato e avallato quelle notizie. Riportare dei fatti non vuol dire affatto assumersene la paternità. Siamo cronisti e, in quanto tali, portiamo a conoscenza dei lettori le notizie che riteniamo più interessanti e curiose. Ma ci limitiamo a riportarle, non certo a inventarcele e farle nostre. E il caso della Fondazione, come chiunque può notare, è davvero strano e insolito. Tanto più che la Fondazione non è il parto di una fantasia malata, bensì pura realtà.
Mi devo invece scusare per un paio di refusi contenuti nel pezzo. E mi riferisco a Pio XII invece di Pio XI e alle tre parole che sono saltate vicino al nome di Moro: la frase giusta era “il Presidente del Consiglio Nazionale della Dc, Aldo Moro”. Per il resto, tutto era come doveva essere.
Ovviamente, dopo aver pubblicato questo pezzo, era doveroso sentire l’altra campana, quella della scienza ufficiale. A questo riguardo, vi comunico che ho provveduto personalmente a portare la documentazione scientifica, relativa alla Fondazione Internazionale Pace e Crescita, all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare [7] affinché la esamini e ne esprima un giudizio. Quando avrò il risultato, sarà mia premura renderlo pubblico.
Con questo spero di aver dissipato ogni dubbio circa la mia personale serietà e quella del “Giornale” che ha ospitato l’articolo. “Giornale”, per inciso, nel quale ho trascorso 26 anni della mia vita professionale e con il quale continuo ad essere legato con un contratto di collaborazione in esclusiva.
Se poi ci sarà qualcuno che, nonostante tutto, vorrà continuare a scrivere sciocchezze nei miei confronti, si accomodi pure. Come dicevano gli antichi greci, contro la stupidità neanche gli Dei possono nulla. Figurarsi i giornalisti, compresi quelli che si sforzano di essere sempre seri e corretti.
R.D.S.
LEGGI LA SECONDA PARTE [8]

[1] rinodistefano.comhttp://www.rinodistefano.com/it/articoli/il-raggio-della-morte.php
[2] Il Giornale: http://www.ilgiornale.it/
[3] contratto: http://www.rinodistefano.com/docs/Contratto-di-Remondini.pdf
[4] relazione tecnico-scientifica: http://www.rinodistefano.com/docs/Relazione-tecnico-scientifica-della-Fondazione-Internazionale-Pace-e-Crescita.pdf
[5] RELAZIONE ILLUSTRATIVA DELLA FONDAZIONE INTERNAZIONALE PACE E CRESCITA: http://www.rinodistefano.com/docs/Relazione-illustrativa-della-Fondazione-Internazionale-Pace-e-Crescita.pdf
[6] Image: http://www.adobe.com/products/acrobat/readstep2.html
[7] Istituto Nazionale di Fisica Nucleare: http://www.infn.it/
[8] LEGGI LA SECONDA PARTE: http://www.stampalibera.com/?p=20546

giovedì 27 ottobre 2011

Marra da Lucarelli: in carcere i rei di signoraggio

Ricevo e diffondo:

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Un nuovo 92 sta per esplodere, ma planetario e ben più grave, a partire, dice giustamente Marra, dall'arresto quantomeno di coloro che hanno commesso consapevolmente il crimine del signoraggio, tra i quali - salvo assoluzione per incapacità di intendere e di volere - governatori delle banche centrali, capi di governo, ministri, responsabili delle banche commerciali, alti dirigenti sindacali, giornalisti, 'economisti' di regime eccetera.
Signoraggio primario che consiste nel fatto che la Banca d'Italia, la BCE, la FED, e le altre banche centrali sono incredibilmente private e stampano i soldi al costo della carta e dell'inchiostro per poi venderli, al valore facciale, agli Stati, che glieli pagano con i buoni del tesoro, creando così, attraverso questa immensa truffa, il debito pubblico, per eliminare il quale è sufficiente nazionalizzare le banche centrali; mentre, per eliminare l'ancor più grave signoraggio secondario, occorre pareggiare i tassi passivi a quelli attivi, in modo che gli interessi vadano ai proprietari dei soldi (e allo Stato per i prestiti frutto del moltiplicatore monetario), sicché alle banche vada solo la remunerazione del servizio.
Signoraggio dal quale dipendono anche le tasse, che sono illegittime e vanno eliminate, perché servono solo a rastrellare denaro inverato per comprare dalle banche centrali il denaro da inverare (approfondisci da marra . it).
Un indignato

mercoledì 26 ottobre 2011

Il sorrisetto

Fonte: http://www.beppegrillo.it/



Il sorrisetto di Sarkozy è fuori luogo. Non per il soggetto al quale è stato indirizzato, sul quale ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate per giorni, ma per i crediti amari della Francia. L'Italia potrebbe ben presto ridicolizzare la grandeur francese. Spezzeremo le reni ai cugini d'oltralpe, partiremo dal Col di Tenda e arriveremo fino al Golfo di Biscaglia senza colpo ferire. La forza del nostro debito schianterà le banche francesi. Altro che Mirage e force de frappe.
Le banche francesi possiedono 366 miliardi di dollari del nostro debito (*). E non siamo soli. Oltre al nostro debito, gli istituti di credito posseggono 53,9 miliardi di debito greco, 18,3 miliardi portoghese, 17,3 irlandese e 118 miliardi spagnolo. I debitori sono tutte nazioni a rischio default i cui titoli sono stati svalutati sui mercati dal 15% al 50%, e di riflesso il valore detenuto dalle banche. Il gran totale dei debiti dei Piigs nelle banche francesi è di 573,5 miliardi (**). Il cerino acceso del debito pubblico europeo è nelle mani di Sarkozy che non sembra preoccupato. Lui e l'altro vicini ricordano il film "Lui è peggio di me!". Nessun sistema bancario è esposto come quello francese al rischio di un default greco o italiano e alla diminuzione di valore sui mercati dei titoli portoghesi, irlandesi e spagnoli. Se fallisce la Grecia per le banche francesi sarà un terremoto, se salta l'Italia, la Francia ne seguirà il destino. Per questo la Grecia non può e non deve fallire e neppure l'Italia: per evitare il crack del sistema bancario, in particolare quello francese.
Perché la Francia ha comperato più di ogni altra nazione titoli a rischio? L'unica risposta è il voler ottenere, attraverso il debito pubblico, una parte della sovranità popolare di altri Paesi e imporgli scelte di carattere economico, come Alitalia e Parmalat, energetico, l'esportazione di centrali nucleari, e militare, il coinvolgimento forzato dell'Italia nella guerra in Libia. Il problema è che gli investimenti francesi in titoli di debito riguardano tutti e cinque i Piigs insieme. Cinque cavalli perdenti per il fantino Sarkozy. Essere disarcionati con il sorriso sulle labbra è un attimo.

(*) I valori riportati sono calcolati al netto dei titoli francesi posseduti dai Piigs

(**) fonte The New York Times

Signoraggio: Gheddafi è stato fatto fuori dai banchieri

L'ultimo messaggio di Gheddafi a Berlusconi


Festa della 'liberazione' della Libia, in piazza Verde ieri sera: qualche ratto pieno di pallottole.

Fonte: - http://www.eurasia-rivista.org
Daniele Scalea, 25 ottobre 2011

Ieri, 24 ottobre, il settimanale patinato francese “Paris Match” ha rivelato e pubblicato quello che si presume essere l’ultimo messaggio del colonnello Mu’ammar Gheddafi, Guida della Giamahiriya Libica, a Silvio Berlusconi e – per suo tramite – all’intero popolo italiano.

Il messaggio, secondo quanto riportato da “Paris Match” e confermato dal diretto interessato alla stampa italiana, fu portato nel nostro paese da Alessandro Londero [ad agosto scorso]. Presidente e amministratore dell’agenzia Hostessweb, dopo aver fornito le partecipanti ad alcune conferenze a porte chiuse tenute dal colonnello Gheddafi in Italia, Londero ha continuato a frequentare la Libia e la sua Guida. Assieme alla moglie Yvonne Di Vito e ad altre persone che avevano potuto conoscere Mu’ammar Gheddafi in quegli incontri (tra cui l’attrice Clio Evans, la cui testimonianza è stata raccolta in esclusiva dal nostro sito alcune settimane fa [1]), Londero ha animato alcune iniziative a favore della Libia e contro la campagna bellica avviata dalla risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Riportiamo di seguito la traduzione integrale della lettera del colonnello Gheddafi al presidente Berlusconi e all’Italia. Questa lettera, a quanto è dato sapere, non solo è stata mantenuta segreta dal Governo italiano, ma non ha avuto seguito in nessuna iniziativa italiana di mediazione o negoziazione per fermare la guerra. La traduzione è realizzata dalla versione francese pubblicata da “Paris Match”. (Daniele Scalea)
Caro Silvio,

ti faccio pervenire questa lettera per il tramite di tuoi concittadini, giunti in Libia per portarci il loro sostegno in un momento così difficile per il popolo della Grande Giamahiriya.
Sono rimasto sorpreso dall’atteggiamento d’un amico con cui avevo già siglato un trattato d’amicizia favorevole ai rispettivi popoli. Avrei sperato, da parte tua, che almeno t’interessassi ai fatti e tentassi una mediazione, prima di dare il tuo sostegno a questa guerra.
Non ti biasimo per ciò di cui non sei responsabile, perché so bene che non eri favorevole a quest’azione nefasta, che non fa onore né a te né al popolo italiano.
Ma credo che tu abbia ancora la possibilità di fare marcia indietro e di far prevalere l’interesse dei nostri due popoli.
Stai certo che io e il mio popolo siamo disposti a voltare e a dimenticare questa pagina nera nelle relazioni privilegiate che legano il popolo libico al popolo italiano.
Ferma i bombardamenti che uccidono i nostri fratelli libici e i nostri figli. Parla con i tuoi [nuovi, cancellato] amici ed alleati (1) [per giungere a una soluzione che garantisca al grande popolo libico una scelta in totale libertà di chi lo deve dirigere, cancellato] perché cessi quest’aggressione contro il mio paese .

Spero che Dio onnipotente ti guidi sul cammino della giustizia [nello scopo di fare cessare questo bagno di sangue che subisce il mio paese, la Libia, cancellato] .

(Al testo stampa di questo progetto di lettera, il colonnello Gheddafi aveva aggiunto la dicitura manuscritta segguente (in alto a sinistra della lettera):
« Att. di Abdallah Mansour: da fare pervenire questo messaggio come proveniente da me stesso tramite questo documento e previa correzione.")

(1) aggiunto a mano

Fondazione MPS condannata in appello a Milano

Per un'infrazione irrisoria al Codice della strada, rischi, per una dimenticanza, l'ipoteca a tua insaputa sulla tua prima casa, ad opera dell'odiatissima Equitalia, dopo avere fatto lievitare a dismisura la sanzione. Un ente come la Fondazione MPS, invece, per un reato finanziario di "aggiotaggio manipolativo", pane quotidiano in quegli ambienti, solo diecimila euro di sanzione.

La Fondazione era presieduta da Mussari, attuale presidente della Banca MPS, che da allora è stato cooptato/promosso nel cda di AXA, di cui MPS vende alacremente i prodotti assicurativi, facendosi vero e proprio cavallo di troia in Italia di quei veri poteri forti in Europa che tutto fanno e disfano. Due pesi e due misure inaccettabili, spropositati e vergognosi: bisognerà forse considerare l'ipotesi di rivedere i codici per aggiornarne le sanzioni?

Diecimila euro di sanzione a una fondazione bancaria che i soldi come minimo li crea sui tuoi debiti, come norma li moltiplica come i pani con le varie leve, e come massimo li lievita in giochi di prestigio fa francamente ridere i polli. Ed è così che chi manipola e crea i crediti, si sente ed è nei fatti impunito dalla legge mentre la stessa somma della stessa multa per lo stesso reato al codice della strada sarà tanto più onerosa e iniqua per chi è precario, tiene famiglia o è usurato dagli stessi manipolatori di moneta, che di quella e altre multe se ne fanno un baffo. Anzi le preventivano pure nelle loro operazioni di moltiplicazione dei pani, briciole rispetto alla torta totale.

N. Forcheri
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http://ilcittadinoonline.it/news/142776/La_Fondazione_MPS_condannata__in_appello_a_Milano.html

24/10/2011 10:15

Cenni e Ceccherini incaricarono Mancini di tutelare l'immagine dell'Ente...

Di Red

SIENA. Una condanna in Corte d’Appello non si nega a nessuna persona o ente importante. Stavolta tocca alla Fondazione MPS che, a causa dell'operato dell'allora presidente avvocato Giuseppe Mussari e della Deputazione, ha avuto confermata dalla seconda Corte d’Appello di Milano la condanna, per aggiotaggio manipolativo, che il giudice preliminare milanese (ma a Milano non erano tutti comunisti i giudici?) Alessandra Cerreti oltre quattro anni fa aveva emesso contro Palazzo Sansedoni. Minimo una condanna del genere imporrebbe le dimissioni, subito accettate, della Deputazione: in questo caso non possono dare la colpa alle scelte sbagliate della Banca passate sopra la loro testa... Non sarebbero inopportune perfino quelle dell'illustre assente di Rocca Salimbeni, e all'Abi ci pensino da sè.

L’aggiottaggio manipolativo applicato alla Fondazione MPS lo descrive perfino il Corriere della Sera: “E’ la prima volta che un ente giuridico viene sanzionato per violazione della legge 231 nel presupposto di una nozione allargata di «interesse di gruppo», e cioè «nell’ ottica di una reciproca cointeressenza (compartecipazioni incrociate) all’epoca dei fatti tra Unipol e Fondazione Mps». Infatti “l’accordo intercorso a livello apicale tra i presidenti Unipol (Consorte) e Fondazione MPS (allora Mussari) nel marzo 2003 sospinse le azioni privilegiate Unipol fino al prezzo al quale la Fondazione Monte dei Paschi di Siena le acquistò da Finsoe (controllante Unipol). Accordo «preordinato a determinare un’apparenza di convenienza per MPS che le consentisse l’acquisto”, e nel contempo a “permettere a Finsoe di recuperare a breve-medio periodo la liquidità necessaria per un aumento di capitale di Unipol”. I giudici Calia-Galli-Paparella della Corte d’Appello di Milano hanno condannato la Fondazione Mps a 10.300 euro di sanzione, mentre hanno dichiarato la prescrizione della condanna di primo grado a 8 mesi dell’ex direttore generale Emilio Tonini.

Dopo il caso Profumo, stoppato da una inchiesta giudiziaria all’annuncio della discesa in politica, un caso che rischia di bruciare Mussari, che ha alzato appena ora la cresta contro il ministro dell’Economia. La prima condanna di Tonini aveva avuto l’onore di un comunicato stampa della Fondazione, nel 2007, “en passant” dopo gli annunci glorifici del bilancio 2006 e delle straordinarie erogazioni che ne sarebbero conseguite. Oggi ancora nulla, eppure la grave notizia è di venerdì. Cenni e Ceccherini chiesero allora a Mancini di vegliare per tutelare l’immagine della Fondazione, ma essendo nel frattempo entrambi fuori dalla visibilità degli incarichi della politica locale, di certo si cercherà di far passare la cosa sotto silenzio. Ma pare che i mugugni tra Banchi di Sopra e Piazza del Campo aumentino ogni giorno, come si racconta qua e là su internet, e nessuno si è costituito per salvaguardare i danni immagine di Siena. Chissà se qualcuno, sotto sotto, spera che la legge bavaglio venga approvata.

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martedì 25 ottobre 2011

La Francia bombarda il sud della Somalia

Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=11096

di: Francesca Dessì

f.dessi@rinascita.eu

Dopo la Costa d’Avorio e la Libia, la Francia interviene militarmente anche in Somalia, dove è in corso un’offensiva lanciata dal governo di Nairobi contro gli al Shabaab. Lo ha reso noto il portavoce dell’esercito keniota, Emmanuel Chrichir che ha confermato le voci che erano circolate nel fine settimana di un coinvolgimento dell’Occidente, in particolare di Parigi, nella cosiddetta Linda Nchi -“Proteggere la nazione” - la missione del Kenya.

“La marina francese ha bombardato la città di Kuday, nel sud di Chisimaio” ha affermato il portavoce keniota, secondo cui la Francia starebbe appoggiando le operazioni militari nel porto meridionale, controllato dai militanti islamici.

L’Eliseo ha smentito la notizia. Ma già in passato i soldati francesi hanno operato in Somalia con attacchi segreti contro i Giovani Mujaheddin e i pirati che affollano il golfo di Aden. Secondo il New York Times, che ha provato a mettersi in contatto con un funzionario francese senza ricevere alcuna risposta, il coinvolgimento della Francia sarebbe la diretta conseguenza dell’uccisione di Marie Dedieu, la donna francese rapita il 1 ottobre in Kenya e poi portata in Somalia. La sua morte è attribuita agli al Shabaab, nonostante questi abbiano smentito qualsiasi coinvolgimento nel rapimento.

Al di là dell’uccisione della donna francese, l’intervento militare della Francia, con bombardamenti aerei e offensive di terra, appare come una dichiarazione di guerra contro gli al Shabaab. Ancora una volta Parigi viola la sovranità territoriale di un Paese africano. Il tutto, secondo alcuni quotidiani internazionali, dal New York Times al Washington Post, farebbe parte di un “piano internazionale”, dove gli Stati Uniti e l’Italia – che finanzia e sostiene il governo di transizione somalo - hanno un ruolo di primo piano.

lunedì 24 ottobre 2011

La differenza tra esporsi e sparare incapucciato

Per i nostri lettori [in stampalibera, NdR] riposto il commento di Altissimo – assonanza con ATTIVISSIMO – che è poi la stessa persona di QUELLIDELBUNGABUNGA e RIDITELOALLANICOLETTA – nascosta dietro a un nick per non essere riconoscibile, esattamente come gli incappucciati,  ti rovinano una rivolta perché vogliono solo sfogare la loro rabbia. Ai nostri lettori il giudizio:
QUELLIDELBUNGABUNGA
Baciolemani@libero.it
indirizzo I.P. 151.29.242.71
Contrassegnato come spam da nforcheri Inviato il 22/10/2011 alle 00:17
Conflitto d’interessi……questa frase mi ricorda qualcosa.
P.S. Nicoletta approva pure, sono dei tuoi, anzi sono tutto tuo. Ma lo sai che sei splendida quando sei arrabbiata? Ma poi tu e Lino avete chiarito quel problemino?
Ho convocato Sallusti dice che hai perso un’ occasione per tacere, dice che la rete non perdona. E’ sempre il solito esagerato, era nervoso per quell’ assegno. Gli ho spiegato di stare tranquillo, questo mese ho dovuto sistemare con Lele e Tarantini, ma il prossimo recuperiamo altrimenti dice che la “vena creativa” si blocca.
Gli ho detto di avere pazienza…poi giuro che penserò anche a te, ne ho parlato con chi sai, lasciamo passare un po’ di tempo ma stai tranquilla.
Vabbé ti chiamo domani e ne parliamo a voce, forse è meglio che per un po’ ti sposti al Giornale, Nicoletta solo per un po’, poi torni come se niente fosse, posti due o tre articoli del Manifesto ed il posto è tuo.
Hai ragione non se ne può più di questi che scrivono quel che gli pare, prima o poi ci rompono il giocattolo e “Cesare” s’incaxyz@ con me. Che fai Domenica? “Cesare” dice che non devi mancare. Ti passo a prendere. Ricordati di passare a prendere quella cosa in garage, chiedi a Maristel.
A domani E.F.
In altro commento l’anonimo Black bloc scrive:
Altissimo: 23 ottobre 2011 at 14:27
Le credo, mi sembra sincero e divertito, faccia quindi una bella cosa:
scriva alla “sua collega” dandole della tr41@ (femmina del porco) e della cagna.
Giusto per vedere come reagisce ? Potrebbe essere una idea simpatica, e porti con lei anche il signor Duria, nemmeno lui mangia quei simpatici animaletti.
P.S. Temo però che quella tr41@ (femmina del porco) e cagna non gradirebbe gli stessi epiteti ingiuriosi al suo indirizzo.
Quello sopra era il commento che avevo spammato perché chiaramente denigratorio e infondato, sprezzante e insultante nei miei confronti. In ogni blog che si rispetti si chiede pertinenza e attinenza all’argomento mentre sono esclusi incitazioni all’odio e rancori personali. “Libero” non significa libertà di insultare né di denigrare né di sfogare le proprie frustrazioni o invidie che siano buttandolo  sul personale o sul denigratorio. In ogni blog o sito di informazioni che si ripetti spuntano sempre i debuncker o chi non è assolutamente d’accordo con la linea editoriale, che pur chiamandosi LIBERO stampalibera ha. “Libero” non vuol dire infatti che non ha colonna vertebrale o una sua visione del mondo.
I punti forza di Stampa Libera, o per lo meno quelli che avevamo concordato con Lino alla creazione – si, perché Stampa Libera è stata creata dalla joint venture Lino-Nicoletta – erano una critica-analisi dei conflitti di interessi tra big corporations, banche e i soprusi, reati di aggiotaggio, monopolio assoluto delle banche e delle loro beniamine; l’idea che i politci, siano di destra di centro o di sinistra, sono tutti camerieri dei banchieri, corrotti dalsignoraggio, il tutto assieme a certa visione geopolitica antiatlantista, poiché sono gli stessi che detengono la proprietà della stampa moneta negli USA, in GB, in Olanda e Francia. Lo stesso dicasi per la magistratura, di cui abbiamo constatato, noi e molti magistrati marginalizzati, che è tutta assoldata alle banche, a cominciare dai vertici, prove ne siano gli uffici bancari di sequestro e vendita all’asta degli immobili per i procedimenti di ricupero crediti installati direttamente nei tribunali. Una joint venture incestuosa e innaturale ai sensi del diritto.
Nella guerra alla Libia ad esempio abbiamo assunto, dopo varie ricerche, la posizione cheGheddafi era amato dal popolo – tranne eccezioni – e che nell’insieme pur non essendo un santo si era messo contro il sistema globalista monetario internazionale per tutta una serie di ragioni che qua non è la sede esporre.
In tema del logoro Berlusconi la magistratura  va a guardare il pelo nell’uovo del suo conflitto di interessi mentre nessuno sa – per ignoranza, perché nessuno ne parla (cfr.http://www.stampalibera.com/?p=13802 ) – dell’enorme conflitto di interessi della Kroes, ex commissaria UE alla Concorrenza e attuale commissaria alla digitalizzazione della società che attualmente ha ancora delle funzioni in ALCATEL. Oppure del paracadutaggio di tutti i commissari alla Concorrenza, compreso Monti, e di tutti i presidenti della Commissione europea, compreso Prodi, senza parlare della Bonino – per citare solo gli italiani – da quel circolo ex segreto – ex grazie alla protervia di un giornalista coraggioso, Estulin, – uno dei tanti cenacoli dei maggiori  proprietari di banche  e plutocrati del pianeta.
Equitalia ci sta piumando vivi, perché è il braccio fiscale di Bankenstein, per il quale il nostro Stato – del tutto esautorato, del tutto denaturato – deve raccogliere i fondi per rimborsare un enorme debito fraudolento, per poi arrivare a pignorarci il paese, non prima di averlo preso in concessione o in gestione, come trucco sofistico e con altri slittamenti giuridico linguistici del tutto contrari allo spirito della nostra Costituzione e soprattutto alla nostra sovranità e principio di autodeterminazione dei popoli, già affossata da mo’.
Così se non si esita a bombardare il ‘Terzo Mondo’, per occuparlo, il Sud dell’Europa lo si occupa con gli strumenti finanziari, dal signoraggio al credit crunch, dai derivati ai CDS. Il tutto coperto da polvere negli occhi e distrazioni inventate ad arte in cui la massa degli italiani casca, una di queste essendo il pene del Premier, senza nulla togliere alla vigliaccheria di avere tradito il suo ex amico Gheddafi. Ora solo quest’ultimo fatto ci dovrebbe dare la portata della carenza di sovranità e dell’impotenza del nostro Premier – e non solo –  che come ha dichiarato in una conferenza, ha dovuto dare l’assenso ai bombardamenti sollecitato dagli USA, dal presidente e dal parlamento…Io dico che ha omesso apposta di citare la Francia, nostra creditrice in capo.
Uno sbaglio di molti italiani risiede nel credere che il nostro Premier sia piu potente di quanto non lo sia, ciò non lo esime comunque secondo me dalla responsabilità nei confronti del suo paese e della sua coscienza, ma è chiaro che i rotti (Rotschilds and CO)  lo tengono per le palle e… non solo. Non tutti hanno il coraggio di battersi come un leone alla stregua di Gheddafi, soprattutto nel decadente e mollusco Occidente…E poi sicuramente chissà quali minacce occulte e ricatti subisce, non si dimentichi che abbiamo i missili nucleari sotto il nostro culo la cui gittata è di appena 120 km.
Chi non fosse d’accordo con questa linea – da approfondire e da modulare nelle sue più svariate sfaccettature –  può andare a cagare le sue cazzate altrove, visto che di cazzate al giorno ne dobbiamo già sorbire troppe dai media mainstream, e che lo scopo principale di Stampa Libera era di fare da contraltare ai mainstream seguendo la linea di cui sopra. Lo stesso dicasi per la medicina alternativa, su cui non ho niente da aggiungere.
Naturalmente per non essere disturbati da debuncker vari – il primo che mi attaccò fu Attivissimo su Luogocomune tre anni orsono sull’annosa diatriba del complotto dell’11 settembre, senza parlare di quelli che mi prendono di mira sulla questione del signoraggio, i soliti pagati dalle banche o di quei circoli, o dal altri franchi tiratori incappucciati, meglio sarebbe che ogni commentatore mettesse un nick composto da nome e cognome, o alternativamente la redazione si riserva il diritto sacrosanto di spammare chi manifestamente in malafede spara, incappucciato, su chi si espone in prima persona con tanto di nome e di cognome.
Nicoletta Forcheri

Boniver (PDL): mancano i soldi? Battere conio prerogativo dello Stato

Sviluppo e politica monetaria secondo Margherita Boniver
«Se il Governo non riesce a trovare risorse finanziarie per il dl sviluppo stampasse denaro. Dopo tutto per usare un paradosso battere conio era una delle prerogative di uno Stato che si rispetti». Margherita Boniver (deputato del PdL e Presidente del Comitato Schengen). È di ieri, ce l’eravamo persa, ma recuperiamo volentieri.


Politica
19 ottobre 2011 - 15:59.

Come diventare canaglie: i crimini di guerra della NATO in Libia

Articolo di giugno scorso: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=8411
DI SUSAN LINDAUER
Dissident Voice

È una storia che la CNN non seguirà. La sera tardi c’è qualcuno che bussa a una porta a Misurata. I soldati armati fanno uscire a forza le giovani donne libiche con le armi puntate contro di loro. Una volta spinte le donne e gli adolescenti nei camion, i soldati costringono le donne a un’orgia di gruppo con i ribelli NATO o con chiunque sia presente davanti ai loro mariti e ai loro genitori. Quando i ribelli della NATO hanno terminato di divertirsi con lo stupro, i soldati tagliano la gola alle donne.

Le violenze sessuali sono azioni di guerra ordinarie nelle città in mano ai ribelli, che, secondo le parole dei rifugiati, fanno parte di un’organizzata strategia militare. Joanna Moriarty, che fa parte della delegazione d’indagine a livello globale in visita questa settimana a Tripoli, ha anche riportato che i ribelli NATO setacciano Misurata casa per casa, chiedendo ai familiari se sono sostenitori della NATO. Se i familiari dicono di no, vengono uccisi sul posto. Se le famiglie dicono che se ne vogliono stare alla larga dai combattimenti, i ribelli NATO hanno un approccio differente per spaventare le altre famiglie. Le porte delle “case neutrali” vengono chiuse e saldate, come ha riferito Moriarty, intrappolando le famiglie all’interno. Nelle case libiche, le finestre sono generalmente sbarrate. E così, quando le porte di un’abitazione vengono saldate, i libici sono sepolti nelle loro case, dove le forze NATO possono essere sicure che queste famiglie moriranno lentamente di fame.

Questi sono fatti normali, non eventi isolati. E i soldati di Gheddafi non sono responsabili. Infatti, le famiglie pro-Gheddafi o quelle “neutrali” sono gli obbiettivi degli attacchi. Alcune delle tattiche della NATO sono state realizzate nella speranza di incolpare proprio Gheddafi. Comunque questi attacchi sono controproducenti.

Flashback sulla Serbia

Gli eventi ci ricordano sinistramente il conflitto serbo nei Balcani con i famosi campi degli stupri, a parte il fatto che oggi è la NATO a perpetrare questi Crimini di Guerra, come se avesse imparato dai loro nemici le peggiori tattiche terroristiche.

Queste azioni sarebbero considerate Crimini di Guerra, come è successo con il leader serbo, Slobodan Milošević, a parte il fatto che la NATO non gli ha permesso di difendersi in tribunale. Secondo la NATO, le leggi internazionali sono sempre fatte per gli altri. Ma la NATO si sbaglia. Fino a che i governanti della NATO forniranno i finanziamenti, i fucili d’assalto, l’addestramento militare, i consiglieri sul posto, i veicoli di supporto e il sostegno aereo sono da ritenersi pienamente responsabili per le azioni dei ribelli nelle zone di guerra. I ribelli libici non sono neppure una forza composta da gentaglia. Grazie alla generosità della NATO e ai finanziamenti dei contribuenti britannici e statunitensi, sono ben rivestiti con le uniformi militari e sfilano per le strade con i veicoli militari per farsi ammirare da tutti.
E si vedono proprio bene. Ma a Washington il Congresso vorrebbe ipotizzare che l’America non è coinvolta della pianificazione giornaliera delle attività militari. Ma i rifugiati hanno osservato che i soldati USA, britannici, francesi e israeliani rimangono di supporto mentre i ribelli attaccano i civili.

Le “feste degli stupri” sono l’esemplificazione più evidente della perdita del controllo morale della NATO. Un padre in lacrime ha riferito alla delegazione d’indagine come due settimane prima i ribelli della NATO hanno preso di mira sette differenti abitazioni e rapito la figlia vergine da ogni famiglia pro-Gheddafi. I ribelli sono stati pagati per ogni sequestro, così come vengono pagati per ogni soldato libico ucciso, proprio come i mercenari. Hanno spinto le ragazze sui mezzi e le hanno portate in edifici dove le ragazze sono state recluse in stanze separate.

I soldati della NATO hanno iniziato a bere alcool, fino a diventare sbronzi. Poi il leader ha detto di violentare le figlie vergini stile gang bang. Quando hanno finito di violentarle, il leader della NATO ha chiesto di tagliare i seni delle ragazze ancora in vita e di portarglieli. Tutto questo mentre le altre ragazze erano vive e terrorizzate. Tutte le ragazze sono morte in modo odioso. Poi i lori seni amputati sono stati portati in una piazza del posto e sistemati per compitare la parola “puttana”.

Il padre in lutto ha parlato a una riunione di lavoratori, frequentata dalla delegazione d’indagine. Stava piangendo a dirotto, come tutti noi avremmo fatto. I reati della NATO in Libia sono tanto terribili e imperdonabili quanto la castrazione in Siria del tredicenne che ha scioccato il mondo intero. E ora che la NATO è dalla parte del torto, i media occidentali guardano dall’altra parte con disinteresse.

Ma alcuni tra noi sono rimasti attenti. Possiamo vedere come la NATO sia una canaglia in Libia. E la gente libica ritiene questo imperdonabile. La scorsa settimana 2000 capi tribù si sono riuniti a Tripoli per scrivere la Costituzione per il loro paese come richiesto dal governo britannico. Come tutti sappiamo, le navi da guerra britanniche e i droni USA stanno gettando sulle strade di Tripoli bombe bunker e missili giorno e notte proprio vicino al posto dove i capi tribù si riuniscono. A Tripoli si pensa che i britannici stiano cercando di impedire al popolo libico di portare in vita la propria Costituzione.

I capi tribù condannano l’aggressione britannica

Questo è quello che i 2.000 capi tribù hanno deciso di dire sull’aggressione britannica in una dichiarazione approvata all’unanimità il 3 giugno. Sheikh Ali, leader dei capi tribù, lo ha consegnato a Joanna Moriarty e agli altri membri della missione d’indagine:

Il popolo libico ha il diritto di governarsi da solo. Gli attacchi continui dal cielo, a tutte le ore del giorno, hanno completamente distrutto le vite delle famiglie libiche. Non ci sono mai stati combattimenti a Tripoli, e ora siamo bombardati tutti i giorni. Siamo civili e veniamo uccise dai britannici e dalla NATO. I civili sono gente senza armi, e invece i britannici e la NATO proteggono solo i crociati armati dell’Est che si muovono come l’esercito che li arma. Abbiamo letto le risoluzioni delle Nazioni Unite e non c’è alcuna menzione del bombardamenti di civili innocenti. Non c’è nessuna menzione dell’assassinio delle legittime autorità libiche.


Il popolo libico ha il diritto di scegliersi i propri capi. Abbiamo sofferto l’occupazione straniera per migliaia di anni. Sono negli ultimi 41 anni noi libici abbiamo goduto nell’essere proprietari di qualcosa. Solo negli ultimi 41 anni abbiamo visto il nostro paese svilupparsi. Solo negli ultimi 41 anni abbiamo visto che tutti i libici hanno potuto godere di una vita migliore e abbiamo saputo che i nostri bambini avrebbero avuto una vita migliore della nostra. Ma ora, mentre i britannici e la Nato bombardano il nostro paese, vediamo invece la distruzione delle nostre nuove e sviluppate infrastrutture.


Noi capi vediamo la distruzione della nostra cultura. Noi capi vediamo le lacrime negli occhi dei nostri bambini per la paura costante della “pioggia del terrore” nei cieli della Libia che viene dai bombardamenti britannici e della NATO. I nostri anziani soffrono di problemi al cuore, del diabete e della perdita di vigore. Le nostre giovani madri stanno perdendo i loro piccoli ogni giorno a causa delle devastazioni dei bombardamenti britannici e della NATO. Questi bambini persi erano il futuro della Libia. Non potranno essere rimpiazzati. I nostri eserciti sono stati distrutti dai bombardamenti britannici e della NATO. Non potremo più difenderci dagli attacchi di chicchessia.


Come capi tribù della Libia, dobbiamo chiedere il perché i britannici e la NATO hanno deciso di scatenare questa guerra contro il popolo libico. C’è una piccola percentuale di dissidenti nell’est della Libia che hanno iniziato un’insurrezione armata contro le legittime autorità. Ogni paese ha il diritto di difendersi contro le insurrezioni armate. E perché la Libia non si può difendere?


I capi tribù della Libia chiedono che tutti gli atti di aggressione, dei britannici e dalla NATO, contro il popolo libico si fermino immediatamente.


3 giugno 2011

Vi sembra che la NATO abbia adottato una strategia vincente? Se non è così, allora dovrebbero ripensarci. Anche se Gheddafi cadesse, la NATO non ha alcuna speranza di eliminare la struttura tribale della Libia, che abbraccia tutte le famiglie e tutti i clan. E invece la NATO sta perdendo la battaglia del cuore e della mente della popolazione ogni volta che un missile si schianta in un edificio.

La reazione violenta delle tribù

Il popolo libico sta rispondendo agli attacchi. Questo report è arrivato oggi da Tripoli. Non è stato corretto e descrive una reazione violenta delle tribù nella città di Darna nell’est, dove si ritiene che i ribelli siano i più forti:

Qualcuno ha trovato il corpo del Martire Hamdi Jumaa Al-Shalwi a Darna, città nella Libia occidentale. La sua testa è stata tagliata e poi piazzata davanti al quartier generale della Sicurezza Interna di Dernah. È avvenuto dopo essere stato rapito a un posto di blocco Herich. In risposta a questo la famiglia Al-Shalwi ha eretto una tenda per il funerale per ricevere le condoglianze dove la bandiera verde [della Libia] è stata alzata. Dopo il funerale l’intera città di Darna si è sollevata con tutti le sue tribù che comprendono: la famiglia Abu Jazia, la famiglia Al-Shalwi, le famiglie Quba, le famiglie Ain Marra. Dopo questo, la famiglia Al-Shalwie la tribù Bojazia hanno attaccato il quartier generale del Consiglio di Transizione e sparato a tutti i sorci (ribelli) e bandiere verdi sono state alzate. Inoltre, il figlio di Sofian Qamom era ucciso, anche due membri di Al-Qaeda sono stati uccisi dai residenti della città di Darna. La bandiera della Jamahiriya Libica è stata alzata su Darna dopo gli scontri.

La CNN non ha fatto menzione di tutto questo. I media mainstream continuano a cullare gli americani per convincerli nei progressi della guerra in Libia. Gli americani sono proprio all’oscuro dei fallimenti dei loro sforzi bellici. Il risultato di tutto questo è che i libici stanno perdendo fiducia nelle potenzialità delle amicizie con l’Occidente. Un individuo che non c’è all’orizzonte potrebbe ripristinare la fiducia. Proprio ora una squadra di avvocati internazionali sta preparando una lamentela urgente per conto dei capi tribù e del popolo libico. La Comunità Internazionale Pacifista potrebbe contribuire in modo sostanziale per riportare in Libia la fiducia per l’Occidente nel sostenere queste azioni a tutela dei diritti umani. E davvero il popolo libico e i capi tribù si meritano il nostro sostegno. Tutti insieme dobbiamo chiedere che la NATO affronti un processo per Crimini di Guerra, citando questi esempi e anche altri.

I governanti della NATO dovono essere perseguiti per pagare i danni alle famiglie libiche, gli stessi che anche gli Stati Uniti e il Regno Unito chiederebbero per i propri cittadini nelle stesse identiche circostanze. Il mondo non può più tollerare doppi standard, in base ai quali le nazioni potenti commettono abusi sui cittadini inermi. La Convenzione di Ginevra deve essere rafforzata e deve essere applicata l’uguaglianza di fronte alla legge.

La lotta per Misurata

Anche se gli attacchi sono ovunque, alcuni dei peggiori abusi sono stati commessi a Misurata. La Città ha l'unico grande porto della Libia e gestisce i trasporti per tutto il paese, inclusi i più grossi depositi di gas e di petrolio. Niente fermerà la NATO per cercare di prendere la Città.

I rifugiati riportano che la bandiera israeliana con la stella di David è stata stesa fuori dalla più grande moschea di Misurata durante il secondo giorno di combattimenti, un’azione che si è assicurata l’umiliazione e l’antagonismo della popolazione locale.

Le forze della NATO hanno tagliato le forniture di cibo e di medicinali in tutta la Libia. Ma i mari sono pieni di pesce nelle acque del Mediterraneo. I pescatori coraggiosi hanno tirate le loro imbarcazioni fuori dai porti, cercando di raccogliere il pesce per la popolazione affamata. Per fermare la loro perseveranza, i droni americani e gli aerei da guerra britannici non hanno smesso di scagliare missili sulle barche dei pescatori, colpendo in modo deliberato imbarcazioni non militari per farle allontanare dall’acqua.

E nonostante la superiore potenza di fuoco e i vantaggi tattici, la NATO ancora sembra che stia perdendo. Secondo quello che ha riportato oggi la delegazione d’indagine, molti ribelli hanno lasciato Misurata e hanno riportato le imbarcazioni a Benghazi. Il centro di Misurata è adesso liberato e sotto il controllo militare centrale. La popolazione libica ha abbattuto due elicotteri d’assalto vicino alla città di Zlitan. E anche se Al Jazeera sta raccontando una bella storia sulle grandi manifestazioni contro Gheddafi a Tripoli, uno delle moglie dei capi tribù vive nelle strade che si dice siano state al centro delle rivolte e ha dichiarato che lei non ha visto assembramenti fuori dalla sua finestra. Gli autobus fatti vedere dal video di Al Jazeera non fanno servizio a Tripoli.

Ci si dovrebbe chiedere: che tipo di società la NATO sta pensando di creare, nel caso in cui Gheddafi venisse deposto, cosa che al momento sembra abbastanza improbabile? Washington e Londra hanno imparato qualcosa dai loro fallimenti in Iraq? La crudeltà e la perdita di reputazione delle forze NATO stanno già alimentando forti rancori che continueranno per le prossime generazioni.

Perché dovremmo essere fieri di questi “alleati”? Il popolo libico non lo è di sicuro.

I soldati della NATO non sono migliori dei teppisti. Chiunque altro al posto loro verrebbe etichettato come terrorista. Cosa ancora più preoccupante, le azioni della NATO avranno sicuramente serie conseguenze per la stabilità a lungo termine in Libia. Le vendette si stanno già scatenando tra le tribù e i clan familiari e proseguiranno per decenni. È tutto così miope e auto-distruttivo.

La NATO dovrebbe prendere questo avvertimento in seria considerazione: i suoi soldati non sono a prova di processo. La Comunità Internazionale Pacifista si sta muovendo per sostenere i diritti naturali della Libia alle Nazioni Unite. Molti di noi nella Comunità Internazionale Pacifista difenderanno le donne della Libia. E chiederemo un processo per i Crimini di Guerra e per le devastazioni finanziare contro i governanti della NATO per conto del popolo.

Nessuno si fa prendere in giro dalla storia della NATO secondo cui Gheddafi è dalla parte del torto. Sappiamo che Washington, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia e Israele sono i veri colpevoli.

Le donne uccise di Misurata devono avere giustizia. La NATO ci può contare.


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Fonte: http://dissidentvoice.org/2011/06/going-rogue-nato-war-crimes-in-Libia/

07.06.2011

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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