Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

venerdì 11 novembre 2011

Berlusconi, realisticamente lui

Pubblico questo articolo di Paolo Guzzanti  che non è altro che una conversazione privata tra lui e il presidente del Consiglio svoltasi il 4 novembre scorso. So che sarà doppiamente criticata.
Ma per chi si rallegra delle dimissioni di Berlusconi, avverto di cercare di farne un’altra lettura. Si tratta di un golpe in piena regola: diffamazione di chi non la da facilmente e attacco delle solite banche dealer, o banche specialiste in titoli di Stato, che la stampa venera con il nome di “mercati”. Banche in posizione di monopolio e conflitto di interessi non solo tra loro, ma anche con le agenzie di rating e con le imprese oggetto di svendita. Queste hanno deciso di farci fallire e di commissariarci per pignorarci. I mercati, di certo non vogliono un governo democraticamente eletto ma con la scusa dell’emergenza dello spread, da essi provocato, vogliono un governo tecnico per tosarci al massimo. Un duplice golpe per arrivare al governo ‘tecnico’: Papandreou e Berlusconi, per essere sostituiti da Pdamos, uomo della BCE, e Mario Monti, Senior Advisor di Goldman Sachs, membro della commissione Jacques Attali per la ‘liberazione della crescita economica della Francia‘ e del think tank Brueghel finanziato dalle maggiori multinazionali occidentali, e last but not least, partecipante alle riunioni del Bilderberg di cui l’ultima.
In questi giorni le poche comparse televisive di Berlusconi ci hanno fatto vedere un uomo stanco e diventato improvvisamente politicamente corretto, con il linguaggio di tutti gli altri politici europei. Ci ha detto che se andasse al governo una formazione politica non votata dagli elettori, ciò sarebbe contrario alla democrazia. Un Berlusconi talmente prostrato psicologicamente, che la parola dilinciaggio che utilizza nella conversazione, si addice bene al caso. Il suo ex amico lo hanno fisicamente linciato, a Berlusconi lo stanno moralmente linciando.
NF

Ho riportato sul mio blog rivoluzione italiana quanto mi hs detto ieri 4 novembre il presidente del Consiglio in un colloquio privato. Ho fatto il reporter. Ognuno è padrone di condividere o no quel che SB dice, ma penso che sia interessante per chiunque avere il suo punto di vista così come appare da una conversazione privata e non da una intervista formale o in una situazione ufficiale o propagandistica.
Ho incontrato privatamente Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli e la nostra è stata un conversazione privata, non un’intervista. Tutavia desdero condividerne con i miei lettori l’umore e le considerazioni che sono dunque di prima mano. Riporto quel che mi ha detto senza ricorrere alla forma fittizia del dialogo e delle finte interlocuzioni.
Mi è apparso molto stanco e deciso a non ricandidarsi mai più come premier, ma soltanto come deputato.
Mi ha detto:
“Io sarei favorevolissimo a fare il cosiddetto passo indietro, se soltanto vedessi uno straccio di alternativa, mentre invece non c’è nulla di nulla in un momento in cui il Paese ha bisogno di un governo che lavori ora dopo ora, con uno scadenzario di cose fare preciso e strettissimo.
Hanno parlato di monitoraggio dell’Italia messa sotto controllo, ma anche questa è una forzatura assoluta: io come uomo d’azienda ho chiesto personalmente che l’attuazione degli impegni presi venga certificata. Certificata vuol dire vista e confermata da un ufficio in grado di farlo. Non abbiamo chiesto una lira, abbiamo chiesto soltanto di avere dei referenti cui mostrare e dimostrare, giorno dopo giorno, la serietà con cui intendiamo assolvere i nostri impegni.
La questione della non credibilità dell’Italia è in questo momento figlia dell’irritazione di Sarkozy il quale non fa che sbuffare “Oh, les italiens!” perché Bini Smaghi non ha lasciato ancora il suo posto nella Bce. Stiamo facendo di tutto per dare a Bini Smaghi un’alternativa di pari e maggiore prestigio, ma come ho già detto non posso mica ucciderlo. Questo fatto ha mandato in bestia Sarkozy e ha complicato le cose”.
E poi: “Quanto ai dissidenti che dicono di voler andar via, si tratta di alcuni fra i migliori amici, fra i più cari e più fedeli, i quali si sentono frustrati e persino traditi. Hanno passato una vita in Parlamento umilmente a spingere i bottoni e lavorare senza altra gloria che la loro coscienza, e poi vedono gli ultimi arrivati che chiedono e ottengono posti di governo. Si sono infuriati, si sono ribellati. Ho cercato di capire se dietro di loro c’è un disegno politico, uno sbocco finale e invece no, sono soltanto arrabbiati e giustamente frustrati. Dunque, non posso lasciarli andare via senza averli incontrati tutti, ad uno ad uno e non per questa cosa orrenda che descrivo del calciomercato, ma per rimotivarli, se necessario anche con incarichi meritati. Leggo invece che Cirino Pomicino sta facendo lui una sua campagna per catturare deputati frastornati e girano pettegolezzi molto gravi che non voglio neanche riferire. E’ strano che quando siamo noi a lavorare per trattenere qualcuno o portarlo con noi, usano soltanto termini torbidi, offensivi come compravendite o mercato dlele vacche, ma quando sono altri che cercano di portarli via a noi, allora tutto è elegante, normale, anzi nobile”.
“Io credo che alla fine riusciremo a conservare la nostra maggioranza e questo sarebbe un bene per il Paese perché significa che possiamo completare il lavoro cui ci siamo impegnati in Europa. Ma se così non fosse, si deve andare ad elezioni e non ad un governo tecnico che nessuno vuole. E poi che significa governo tecnico? Dovrebbe sempre contare su una maggioranza politica in Parlamento, no? E dov’è? Non ci sono i numeri, oltre alla maggioranza politica. Non c’è un leader, un programma, nulla salvo questo straordinario obiettivo di far fuori me. Ma io non chiedo altro che finire con la mia leadership perché sono stanco, non ho più l’età per questi sforzi anche fisici, voglio ritirarmi, ma non posso farlo di fronte agli impegni presi.
“Io ho molta fiducia nel presidente Napolitano: è un uomo che nel corso del suo settennato non ha fatto che migliorare e crescere e assumere un ruolo imparziale che deve essergli costato non poco. Dunque, non penso proprio che Napolitano sia incline a pasticci, non penso che si metterebbe a fare del bricolage parlamentare per mettere in piedi un governo che non ha avuto l’avallo degli elettori. Ormai, da dieci anni, gli italiani non votano soltanto un partito, sulla scheda elettorale, ma anche il premier. E se il premier cade, tocca a loro dire quale nuovo premier vogliono. E lo possono dire soltanto nell’urna. Io sono molto grato al Presidente Napolitano per il suo lavoro e la sua rettitudine. Dunque penso che tutti quelli che lavorano per un governo fantasma schivando il passaggio elettorale, si illudono”.
“Sì, possono stare tranquilli. Io ho finito con questo giro. Tornerò a farmi eleggere, mi occuperò del partito, farò il padre nobile, ma basta col governo. Ho scelto una persona straordinaria come Angelino Alfano che riscuote l’approvazione di tutti: è un uomo intelligente, misurato, credibile, impeccabile e che tutti rispettano. Dunque il futuro del partito che ho fondato è in ottime mani”.
“No, non credo che la democrazia italiana, così com’è disegnata dalla carta costituzionale possa funzionare con agilità, come i tempi richiedono. Il Presidente non può licenziare e assumere ministri, la farragine di un itinerario assurdo per le leggi, il bicameralismo perfetto ed inutile, i veti incrociati, la necessità di mediare continuamente e di annacquare, rinunciare, rinviare: ecco che cosa ha fatto perdere forza ai buoni propositi di una rivoluzione liberale. Noi abbiamo provato a riformare il meccanismo e spero che qualcuno torni a riformarlo. Ma in queste condizioni, se non hai il 51 per cento dei voti non vai da nessuna parte”.
“Io non so che cosa accadrà nei prossimi giorni e settimane e spero, anzi sono convinto che la maggioranza possa reggere quanto basta per far fare al governo quel che il governo si è impegnato a fare. L’idea che una crisi di governo al buio, senza alternativa politica e senza l’avallo popolare, mi sembra sbagliata, contraria agli interessi del Paese e non credo che abbia alcuna prospettiva seria.”
“No, cerco di non leggere i giornali. Ho le spalle larghe e sono allenato al linciaggio, ma mi vedo insultato dal giorno in cui sono sceso in politica, e oggi mi trattano con una violenza continua e totale: sono allenato, ma sono anche stanco e devo risparmiare le mie energie per assolvere ai compiti che ho sottoscritto, certo non per il bene mio, certo non perché io stia inseguendo delle ambizioni personali.
Mi tiene in piedi il senso del dovere e quando sarà il momento, nei modi e nelle forme previste dalla democrazia, sarò felice di tornare a vivere quel che mi resta da vivere in maniera un po’più serena. No, non mi occuperò più delle mie aziende: i miei figli hanno fatto e stanno facendo un eccellente lavoro e non sarebbe giusto che poi alla fine il padre gli piombasse di nuovo sul collo.
“Il mio avvenire sarà quello di un uomo che ha creduto in un progetto e che farà ancora di tutto per realizzarlo, benché avrei buoni motivi per mollare tutto. L’ho detto: farò il padre nobile e darò consigli. E adesso, al lavoro”.
[l’articolo di Paolo Guzzanti è stato inserito nella rete Cicero da Emanuele Esposito]
Posta un commento

Disclaimer

AVVISO - Ai sensi dell'art. 1, comma 1 del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla legge di conversione 21 maggio 2004 n. 128, le opere presenti su questo sito hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi.

I testi pubblicati dal sito mercatoliberotestimonianze.blogspot.com possono essere liberamente distribuiti alle seguenti condizioni:
1) i testi e i titoli devono rimanere nel loro formato originale;
2) la distribuzione non deve essere finalizzata al lucro;
3) deve essere citata la fonte e l'autore e l'indirizzo web da cui sono stati tratti.