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martedì 30 agosto 2011

E' NATO il ribelle a tre punte. N. Forcheri

Voglio trasmettere attraverso di voi un messaggio alle madri e alle mogli dei piloti francesi che ci bombardano. I vostri mariti non operano per proteggere i civili: uccidono il mio popolo e i nostri bambini, per soddisfare Sarko che crede che più uccide libici più guadagna voti alle elezioni (Aisha Gheddafi, giugno 2011 su France 24)
Qualcuno lancia salsa di pomodoro al criminale Rasmussen Segretario Generale della NATO:



Nell’imposizione di una no fly zone con la balla mondiale che Gheddafi avrebbe bombardato la propria gente, è la NATO che si sta macchiando di enormi crimini contro l’umanità. In questa intervista ad ABC News, all’inizio dei bombardamenti NATO, il secondogenito dichiara che la NATO sostiene le milizie armate e i terroristi.


Pappagalla: Obama ha dato un ultimatum molto chiaro a Gheddafi di effettuare un cessate il fuoco ma gli attacchi continuano e gli USA non possono avere un atteggiamento attendista mentre un leader dice che non avrà nessuna pietà.

Saif Al Gheddafi: Il nostro popolo è accorso a Bengasi per liberarlo dalle milizie armate e dai gangster. Se gli USA vogliono liberare il popolo che vadano a Benghasi per liberare il popolo dalle milizie e dai terroristi.

Pappagalla: Adesso ci sono attacchi contro la Libia dal cielo, Gheddafi si metterà in disparte?

Saif: In disparte dove? C’è un enorme equivoco, tutto il paese è riunito contro i terroristi e le milizie armate, Voi con l’attacco sostenete i terroristi e le milizie armate.

Pappagalla: Avete l’intenzione di attaccare voli commerciali intorno al Mediterraneo o altri bersagli?

Saif: No, non sono i nostri bersagli, l’unico nostro bersaglio è quello di aiutare il nostro popolo in Libia, a Bengasi che stanno vivendo un incubo, senza alcuna libertà, non hanno niente sotto il giogo delle milizie armate. Se gli USA vogliono aiutarci non hanno che andare lì a combatterli, oppure lasciare che il popolo libico vada a combatterli.

Queste milizie armate e terroristi di cui parla Saif, sono proprio quelle che la stampa mainstream o imbarcata chiama ‘ribelli’, e che aiutano la NATO - le forze speciali francesi e britanniche - a occupare il paese, mettendolo a sangue e a fuoco, sterminando la popolazione civile, bombardando le infrastrutture civili mentre dietro alle quinte i globalisti preparano la spartizione del bottino: privatizzazione della banca centrale libica dopo il bombardamento della Zecca, e revisione dei contratti di produzione con le multinazionali, in chiave post-Mattei. Non è la NATO che aiuterebbe i cosiddetti 'ribelli, sono i ribelli/terroristi che fanno il lavoro sporco sul terreno, mentre la NATO bombarda dal cielo per spianare la strada alla comparsa dei ribelli. Prendendo di mira i civili.

Thierry Meyssan del Reseau Voltaire nella sua intervista telefonica del 21 agosto scorso dall'hotel Rixos ci ha descritto il metodo, prima che i ribelli procedessero all'epurazione sul terreno di tutto un quartiere:
"Ogni volta sono le forze della NATO che arrivano con gli elicotteri Apaches e mitragliano tutti. Nessuno può resistere al suolo di fronte a degli elicotteri Apaches che bombardano; è impossibile. Quindi non sono i ribelli che fanno il lavoro militare, è una stronzata questa! E' la NATO che fa tutto. Dopo si ritirano, poi arrivano i 'ribelli' per fare delle comparse. Ed è quello che le radiotv diffondono a ripetizione".

Ma le comparse si sono trasformate in stermini di civili non appena i ribelli si sono sentiti abbastanza protetti dai numeri per potere procedere imperterriti. Secondo l'inviato francese Matthieu Mabin, in un attacco di verità alla televisione France 24 il 26 agosto scorso, spiega come i ribelli hanno proceduto a degli stermini di massa di intere famiglie di piccoli funzionari del regime nel quartiere di Abou Slim:



« Non si tratta tanto di combattimenti quanto di un vero e proprio braccaggio degli ultimi fedeli del colonnello Gheddafi, o piuttosto degli artigiani del sistema Gheddafi, piccoli funzionari che servivano direttamento lo Stato, raggruppati in questo quartiere di Abou Slim, negli edifici e che non hanno avuto la risorsa per poter scappare, per scampare alla punizione dei ribelli. (...) I nostri colleghi giunti ora dall'ospedale principale di Tripoli, hanno visto tutta la notte e stamane arrivare numerosissimi feriti da armi di fuoco e tra di loro persone anziane, donne e persino bambini. Il CNT è rimasto del tutto muto su questi avvenimenti, non vi è stata alcuna richiesta di arrendersi."


Da varie fonti autorevoli, è stato appurato che molti di questi ribelli provengono da Derna, centro mondiale libico di addestramento di alqaedisti, rifocillati e addestrati dalla CIA - è oramai un segreto di Pulcinella che al qaeda significa in arabo 'banca dati' e che probabilmente è stata un'invenzione della CIA.

Pepe Escobar rivela il 27 agosto scorso a RT, televisione russa, parlando dal Brasile che il comandante militare in capo di Tripoli appena nominato è Abdul Hakim Ballaji, un elemento proveniente da Al Qaeda, che ha organizzato l'offensiva dei berberi di sabato scorso a Tripoli, lavorando in connessione con le persone di Misurata, la NATO, le forze speciali del Qatar, britanniche e francesi. Nel 1999 lo troviamo addestrato in Afghanistna come parte di Alqaeda, parte del gruppo dei salafiti jihadisti libici, amico di Zarkawi, arrestato in Malawi, torturato Bangcock in una prigione speciale, inviato in Libia, liberato nel 2009 dopo avere firmato un impegno di abbandono delle armi.



E mentre le tv di mezzo mondo parlano di rischio di disastro umanitario a Tripoli per mancanza di acqua e di altri servizi di base, Pepe Escobar conferma che la la distruzione delle infrastrutture civili è opera della NATO, fatto logico visto che la NATO è al soldo di quelle multinazionali/banche che poi le ricostruiranno, come già messo in risalto in altro articolo in riferimento a notizie di Pravda.net (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2011/08/la-nato-ha-colpito-lacquedotto-libico.html ).

Persino i media ufficiali come Il Sole 24 ore ne hanno parlato pubblicando un articolo a marzo su tali voci persistenti (cfr. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-03-21/reportage-ribelli-islamici-tolleranti-231527_PRN.shtml) e descrivendo Abdul Hakim al Hasadi, capo della 'rivolta' proveniente da Derna, come ex prigioniero di Guantanamo secondo il regime di Gheddafi ma secondo le sue stesse dichiarazioni:
«Non sono mai stato a Guantanamo. Sono stato catturato nel 2002 a Peshawar in Pakistan, mentre tornavo dall'Afghanistan dove combattevo contro l'invasione straniera. Sono stato consegnato agli americani, detenuto qualche mese a Islamabad, consegnato in Libia, e scarcerato nel 2008».

Il Sole continua: Il più celebre detenuto libico di Guantanamo (a cui alludeva il regime ma che non sembra avere legami con Hasadi) è Sufiyan al-Koumi, accusato di essere stato l'autista di Bin Laden, e liberato nel settembre del 2010 grazie all'iniziativa "reform and repent" dal figlio di Gheddafi, Saif al-Islam. Allora centinaia di combattenti del Libyan Islamic Fighting Group (LIFG) furono liberati dopo aver rinunciato alla lotta armata contro il regime (nel 2000 si erano già rifiutati di unirsi alla jihad globale di al-Qaeda). Derna è sempre stata una città ribelle, una spina del fianco per il Rais, che ha cercato , invano, di sottometterla. Tra il 1995 e il 1996 inviò le sue forze speciali nella città. Nei combattimenti contro l'LIFG morirono quasi 100 persone.
Anche il London Daily Telegraph, ha confermato quanto detto dai 'complottisti', il 25 marzo 2001:
“Il comandante in capo dei ribelli ammette che i suoi soldati hanno dei nessi con al-Qaeda: Abdel-Hakim al-Hasidi, il leader libico ribelle, ha dichiarato che i jihadisti che hanno combattuto contro le truppe alleate in Iraq adesso sono sul fronte in prima linea nella battaglia contro il regime di Muammar Gheddafi”.
(cfr. http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/libya/8407047/Libyan-rebel-commander-admits-his-fighters-have-al-Qaeda-links.html ).

Oppure il Wall Street Journal, che titolava il 3 aprile scorso, “Ex-Mujahedeen aiutano i ribelli libici”
http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703712504576237042432212406.html

In un articolo di Tarpley intitolato Uomini di Al Qaeda pedine dell'insurrezione CIA dalla Libia allo Yemen (cfr. http://tarpley.net/2011/04/03/al-qaeda-pawns-of-cia-insurrection-from-libya-to-yemen/) si descrivono i 4 componenti di detta 'insurrezione':

1. le tribu monarchiste e razziste Harabi e Obeidat del corridoio Benghazi-Derna-Tobruk dalla cultura dell'oscurantista ordine Senussi, messi in auge dai britannici in chiave anti italiana: sotto quella monarchia fantoccio la Libia era diventata uno dei paesi più poveri al mondo. Simili al KKC, tali tribù odiano la tribù pro gheddafi Fezzan del sudovest della Libia, dalla pelle scura e hanno già effettuato massacri di neri.

2. CIA, Alqaeda "fondata come la Legione araba della CIA contro l'URSS dal vide direttore CIA dell'epoca Robert Gates, l'attuale Ministro della Difesa in Afghanistan nel 1981-1982."

3. CIA: "il Fronte di salvezza nazionale libico, basato prima in Sudan e poi nella Virginia del Nord, che invia l'uomo Khalifa Hifter per condurre la rivolta militare, e per coprire la presenza dei tipi di Alqaeda"

4. Il quarto componente è fornito dai francesi che "hanno organizzato la defezione del socio di Gheddafi, Nouri Mesmari, a primavera, come riportato da Maghreb Confidential. Una cricca di generali attorno a Mesmari aiutò a fomentare gli ammutinamenti militari contro Gheddafi nel nordest della Libia."

Lo scopo quindi sarà quello di creare una sorta di emirato con un Re fantoccio il quale già sta salivando all'idea di riprendere il potere (cfr. http://libya360.wordpress.com/2011/08/27/exiled-libyan-monarchy-shamelessly-admit-their-role-in-fomenting-war-in-libya/):
La monarchia libica di Idris, con sede a Bengasi, fu messa al trono dagli USA e dai britannici negli anni '50 per controllare gli interessi economici e militari in Nord Africa. Nel 1952 la Libia sotto la guida di Re Idris registrava tra le condizioni di vita più misere del piante. La monarchia Idris è stata rovesciata in una rivoluzione senza spargimento di sangue guidata da Gheddafi nel 1969, che portò allo smantellmento della basa aerea americana Wheelus, la massima base militare degli USA fuori dal paese in quell'epoca, e all'evacuazione delle forze armate britanniche di stanza in Libia. Le società petrolifere occidentali furono all'epoca nazionalizzate.



La rivolta libica, che è stata descritta da molti come un movimento occidentale per la democrazia, è stata simboleggiata da una bandiera tricolore che è in realtà la bandiera della monarchia Idris, repressiva e dittatoriale. All'inizio del conflitto elementi ribelli in Bengasi brandivano immagini del Re Idris. Se da una parte non è vero che tutti i ribelli sono monarchici, è ciononostante importante evidenziare la storia della monarchia libica rovesciata, l'influenza di Bengasi e i rapporti con l'occidente. Non è soprendente che la monarchia in esilio Idris abbia svolto e svolga un ruolo dietro al conflitto. In stretta collaborazione con i suoi vecchi alleati della NATO nel tentativo di riconquistare lo status perduto in Libia e 'ritornare alla democrazia' come lo dichiara il principe Idris senza vergogna alla CNN.



Queste le folle che inneggiavano a Gheddafi a giugno 2011:



Questi alcuni dei crimini contro l'umanità della NATO:

Bonbardato un quartiere a Zliten, l'8 agosto, presi di mira dalla NATO 2 edifici agricoli con l'uccisione di 85 civili di cui 33 bambini dove la NATO ha preso di mira per ben due volte le stesse case, la seconda volta quando erano accorsi gli aiuti per soccorrere i feriti, di cui numerosi bambini, del primo bombardamento. Il colonnello Roland Lavoie, portavoce militare ufficiale della NATO ha confermato il bombardamento a Zliten l'8 agosto alle 11,45 e alle 2,34 del 9 agosto.



Un altro dei tanti crimini contro l'umanità della NATO sono i missili a un ospedale il 5 agosto sempre a Zliten uccidento 50 bambini:

http://tv.globalresearch.ca/2011/08/nato-missiles-target-libyan-hospital-kill-50-children

Aisha Gheddafi, figlia di Gheddafi e avvocatessa trentacinquenne in una intervista alla televisione francese recente, prima che la sua casa venisse saccheggiata dai ribelli dice con le lacrime agli occhi che non si sarebbe mai aspettata i bombardamenti dai francesi, dove ha perso un fratello e un figlio di 5 mesi. "E' mio padre che ci rimonta il morale. La nostra famiglia è piu unita che mai. La cosa che non capirete mai è che mio padre è un simbolo per il suo popolo, una guida". Apertamente antiamericana con le lacrime agli occhi dice:
"La Francia, ci ho studiato l'ho amata per i suoi odori la sua luce il suo popolo generoso ma mai avrei immaginato che un giorno questo paese avrebbe ucciso mio fratello e la mia famiglia. Voglio trasmettere attraverso di voi un messaggio alle madri e alle mogli dei piloti francesi che ci bombardano. I vostri mariti non operano per proteggere i civili: uccidono il mio popolo e i nostri bambini, per soddisfare Sarko che crede che più uccide libici più guadagna voti alle elezioni".
Afferma poi che suo padre vuole negoziare con i ribelli nonostante siano prossimi ad Alqaeda. Pur di fermare lo spargimento di sangue "siamo pronti a scendere a patti con il diavolo, i ribelli armati". Voleva attaccare la NATO in giustizia per crimini di guerra, questo prima che scomparisse nel nulla, nella fuga dai ribelli.



Nicoletta Forcheri 30 agosto 2011



lunedì 29 agosto 2011

Ecco i ribelli

Ricordate la giornalista che si è presentata armata il 22 agosto al TG della televisione di Stato libica dichiarando che avrebbe difeso la sua patria e Gheddafi dal vile attacco della NATO e dei cosiddetti ribelli?
E' stata arrestata dai ribelli pochi giorni dopo e da allora compiacenti tg dei paesi occidentali hanno brevemente relatato che avrebbe chiesto pubblicamente scusa.


Quello che i media non hanno detto però è come i ribelli hanno ottenuto detta 'conversione'. Niente di più normale visto che non possono neanche dire chi sono i ribelli.
I cosiddetti ribelli sono una massa di mercenari prelevati dai ranghi di Al Qaeda, provenienti dalla cittadina libica Darna che è uno dei maggiori centri di addestramento al mondo di Al Qaeda, e jihadisti da ogni dove: questi sono i soci che la NATO usa per far sporcare le mani a quella che considerano semplice carne da cannone, ma a cui daranno sicuramente il potere di vessare il popolo a iosa. (Fonti: Pepe Escobar, Tarpley, the global research).
Questi terroristi fanatici jihadisti ci mostrano uno spezzone della cattura della giornalista, passata alla TV di Stato.
Essi si autoproclamano jihadisti ribelli della rivoluzione del 17 febbraio, dichiarano che mostreranno tutto il video quando "con l'aiuto di Allah avremo liberato tutto il paese, fino all'ultimo centimetro".
Le fanno pressioni perché si converta alla farsa della liberazione: "Alzati e dichiara al cane che hai servito che segui la nuova rivoluzione"
Hala: "Quale rivoluzione? Per Dio quale rivoluzione? Non ho la libertà, non ho il mio paese, non posso andare in giro da sola! Di quale libertà state parlando? "
Insistono perché inizi a giurare contro Gheddafi e risponde: "E' colui che mi ha dato dignità"
E qua il video si ferma. Gridano: Allah ou Akbar Allah ou Akbar DOG Moammar abbiamo liberato il paese!
Non si sa come sia finita, alcuni mormorano che probabilmente è morta, tutti possiamo immaginare il trattamento che le sarà stato riservato per arrivare alle pubbliche scuse (che non ho trovato sul net).
Questi che brandiscono un enorme fucile come appendice del pisello, sono i cosiddetti ribelli: alqaedisti della CIA, jihadisti e promonarchici. Per fare ripiombare il paese nell'oscurantesimo del jihadismo, della pseudomonarchia, dei governi fantocci delle banche corporasioniste e della schiavitù.





Nicoletta Forcheri 29 agosto 2011

Il 24 agosto erano tutti asserragliati contro la demenza della NATO all'hotel Rixos

PeaceReporter - Voci da Tripoli, le ore dell'assalto finale

24/08/2011versione stampabilestampainvia paginainvia
condividiParla un'imprenditrice italiana rimasta a Tripoli: tante bugie dai giornalisti e vergogna di far parte della Nato

Per Tiziana Gamannossi, imprenditrice italiana a Tripoli, non esistono più "buongiorno" da sabato, quando i ribelli con la copertura aerea della Nato, hanno attaccato la capitale libica.

Il telefono e internet funzionano a singhiozzo e Gamannossi, dopo averci tranquillizati sul suo stato di salute, racconta a PeaceReporter i giorni dell'assalto finale.

"Le tv e i giornali stanno raccontando un sacco di sciocchezze". Stando alla testimonianza dell'imprenditrice italiana, Seif Al-Islam Gheddafi non sarebbe mai stato arrestato. Al contrario, da diversi giorni è all'interno dell'hotel Rixos in compagnia di molti ministri del rais. Nello stesso hotel si trovano anche tutti i giornalisti e i pacifisti.

Tante zone della città sono nelle mani dei ribelli, ma si combatte ancora a Buslim e poi rimane l'incognita del Rixos. Potranno i ribelli attaccare l'edificio dove si trovano anche gli inviati di mezzo mondo?

Sabato notte anche Tiziana Gamannossi è rimasta a dormire all'interno del Rixos dove era andata per collegarsi a internet. Troppo pericoloso tornare indietro verso Tajura, a casa sua. Solo domenica pomeriggio ha potuto farvi rientro.

I ribelli hanno installato diversi check point
per isolare i quartieri che non sono ancora sotto il loro controllo. Anche la caserma di Bab El Azizia è nelle mani degli insorti, ma rimane il fatto che l'edificio era stato abbandonato in precedenza e, a quanto pare, gran parte dell'establishment si trova all'interno del Rixos.

Nessuno sa dove sia, invece, Mumammar Gheddafi. Stesso mistero su dove si trovi l'altro figlio, Khamis, il comandante della 32esima brigata. Sulle pagine dei giornali abbiamo letto di cecchini e mercenari di Gheddafi che seminano il panico nelle strade della città: "Non mi riuslta niente di tutto ciò", dice Gamannossi, "nessun cecchino e nessun mercenario per Gheddafi... nelle file dei ribelli sappiamo che ci sono dei mercenari".

L'imprenditrice che il 18 marzo non ha voluto abbandonare Tripoli, quando l'ambasciata italiana ha chiuso i battenti, è delusa e amareggiata per come sia stata gestita la questione libica: "C'è da vergognarsi di far parte della Nato. Tripoli ha sempre chiesto una soluzione diplomatica, ma la Nato ha sempre rifiutato questa via".


Un'intervista dell'inizio degli attacchi in Bengasi del figlio di Gheddafi .

Ci sono i PIIGS e ci sono i 7 paesi del MEMO da distruggere


domenica 28 agosto 2011

Sette punti sulla guera contro la Libia. Domenico Losurdo

27 agosto 2011 - Fonte: http://domenicolosurdo.blogspot.com/2011/08/sette-punti-sulla-guerra-contro-la_27.html

Ormai persino i ciechi possono essere in grado di vedere e di capire quello che sta avvenendo in Libia:

1. E’ in atto una guerra promossa e scatenata dalla Nato. Tale verità finisce col filtrare sugli stessi organi di «informazione» borghesi. Su «La Stampa» del 25 agosto Lucia Annunziata scrive: è una guerra «tutta “esterna”, cioè fatta dalle forze Nato»; è il «sistema occidentale, che ha promosso la guerra contro Gheddafi». Una vignetta dell’«International Herald Tribune» del 24 agosto ci fa vedere «ribelli» che esultano, ma stando comodamente a cavallo di un aereo che porta impresso lo stemma della Nato.
2. Si tratta di una guerra preparata da lungo tempo. Il «Sunday Mirror» del 20 marzo ha rivelato che già «tre settimane» prima della risoluzione dell’Onu erano all’opera in Libia «centinaia» di soldati britannici, inquadrati in uno dei corpi militari più sofisticati e più temuti del mondo (SAS). Rivelazioni o ammissioni analoghe si possono leggere sull’«International Herald Tribune» del 31 marzo, a proposito della presenza di «piccoli gruppi della Cia» e di «un’ampia forza occidentale in azione nell’ombra», sempre «prima dello scoppio delle ostilità il 19 marzo».
3. Questa guerra non ha nulla a che fare con la protezione dei diritti umani. Nell’articolo già citato, Lucia Annunziata osserva angosciata: «La Nato che ha raggiunto la vittoria non è la stessa entità che ha avviato la guerra». Nel frattempo, l’Occidente è gravemente indebolito dalla crisi economica; riuscirà a mantenere il controllo su un continente che sempre più avverte il richiamo delle «nazioni non occidentali» e in particolare della Cina? D’altro canto, lo stesso quotidiano che ospita l’articolo di Annunziata, «La Stampa», si apre il 26 agosto con un titolo a tutta pagina: «Nuova Libia, sfida Italia-Francia». Per chi ancora non avesse compreso di che tipo di sfida si tratta, l’editoriale di Paolo Baroni (Duello all’ultimo affare) chiarisce: dall’inizio delle operazioni belliche, caratterizzate dal frenetico attivismo di Sarkozy, «si è subito capito che la guerra contro il Colonnello si sarebbe trasformata in un conflitto di tutt’altro tipo: Guerra economica, con un nuovo avversario, l’Italia ovviamente».
4. Promossa per motivi abietti, la guerra viene condotta in modo criminale. Mi limito solo ad alcuni dettagli ripresi da un quotidiano insospettabile. L’«International Herald Tribune» del 26 agosto, con un articolo di K. Fahim e R. Gladstone riporta: «In un accampamento al centro di Tripoli sono stati ritrovati i corpi crivellati di proiettili di più 30 combattenti pro-Gheddafi. Almeno due erano legati con manette di plastica, e ciò lascia pensare che abbiano subito un’esecuzione. Di questi morti cinque sono stati trovati in un ospedale da campo; uno era su un’ambulanza, steso su una barella e allacciato con una cinghia e con una flebo intravenosa ancora al suo braccio».
5. Barbara come tutte le guerre coloniali, l’attuale guerra contro la Libia dimostra l’ulteriore imbarbarimento dell’imperialismo. In passato innumerevoli sono stati i tentativi della Cia di assassinare Fidel Castro, ma questi tentativi erano condotti in segreto, con un senso se non di vergogna, comunque di timore per le possibili reazioni dell’opinione pubblica internazionale. Oggi, invece, assassinare Gheddafi o altri capi di Stato sgraditi all’Occidente è un diritto proclamato apertamente. Il «Corriere della Sera» del 26 agosto 2011 titola trionfalmente: «Caccia a Gheddafi e ai figli casa per casa». Mentre scrivo, i Tornados britannici, avvalendosi anche della collaborazione e delle informazioni fornite dalla Francia, sono impegnati a bombardare Sirte e a sterminare un’intera famiglia.
6. Non meno barbara della guerra, è stata ed è la campagna di disinformazione. Senza alcun senso del pudore, la Nato ha martellato sistematicamente la menzogna secondo cui le sue operazioni belliche miravano solo alla protezione dei civili! E la stampa, la «libera» stampa occidentale? A suo tempo essa ha pubblicato con evidenza la «notizia», secondo cui Gheddafi riempiva i suoi soldati di viagra in modo che più agevolmente potessero commettere stupri di massa. Questa «notizia» cadeva rapidamente nel ridicolo, ed ecco allora un’altra «notizia», secondo cui i soldati libici sparano sui bambini. Non viene addotta alcuna prova, non c’è alcun riferimento a tempi e a luoghi determinati, alcun rinvio a questa o a quella fonte: l’importante è criminalizzare il nemico da annientare.
7. A suo tempo Mussolini presentò l’aggressione fascista contro l’Etiopia come una campagna per liberare quel paese dalla piaga della schiavitù; oggi la Nato presenta la sua aggressione contro la Libia come una campagna per la diffusione della democrazia. A suo tempo Mussolini non si stancava di tuonare contro l’imperatore etiopico Hailè Selassié quale «Negus dei negrieri»; oggi la Nato esprime il suo disprezzo per Gheddafi «il dittatore». Come non cambia la natura guerrafondaia dell’imperialismo, così le sue tecniche di manipolazione rivelano significativi elementi di continuità. Al fine di chiarire chi oggi realmente esercita la dittatura a livello planetario, piuttosto che Marx o Lenin, voglio citare Immanuel Kant. Nello scritto del 1798 (Il conflitto delle facoltà), egli scrive: «Cos'è un monarca assoluto? E' colui che quando comanda: “la guerra deve essere”, la guerra in effetti segue». Argomentando in tal modo, Kant prendeva di mira in particolare l’Inghilterra del suo tempo, senza lasciarsi ingannare dalle forme «liberali» di quel paese. E’ una lezione di cui far tesoro: i «monarchi assoluti» del nostro tempo, i tiranni e dittatori planetari del nostro tempo siedono a Washington, a Bruxelles e nelle più importanti capitali occidentali.

sabato 27 agosto 2011

Libia, aggiornamenti

26 agosto 2011
Dal Réseau Voltaire apprendo che i quattro giornalisti che sembravano scampati al pericolo l'altro ieri,  in realtà rischiano come minimo l'arresto dai ribelli, poiché la Croce Rossa, che li ha salvati dall'arresto all'uscita dall'hotel Rixos a Tripoli, adesso non è più presente all'hotel Corinthios dove si sono riuniti i giornalisti.
Si apprende anche che nella notte tra giovedì 25 e venerdì 26 agosto, i ribelli hanno attaccato il quartiere di Abou Slim a Tripoli, braccando i funzionari lealisti e le loro famiglie.
Fonte: http://www.voltairenet.org/Les-rebelles-epurent-le-quartier-d -   
La testimonianza di Matthoeu Mabin, inviato speciale di France 24 a Tripoli è particolarmente preoccupante: 
"Si tratta non tanto di combattimenti quanto di un braccaggio degli ultimi fedeli del colonnello Gheddafi o piuttosto degli artigiani del sistema Gheddafi, piccoli funzionari che servivano direttamente lo Stato, che si sono riuniti in questo quartiere di Abou Slim, negli edifici, e che non hanno avuto la risorsa per fuggire e per scampare alla salla sanzione dei ribelli. Ciò a cui assistiamo oggigiorno è certamente la fase più cupa della guera in Libia con le sue colonne di ribelli che si accaniscono su questo quartiere, su queste persone, queste famiglie che si sono rifugiate in questi edifici.
I nostri colleghi arrivano or ora dall'ospedale principale di Tripoli dove hanno visto tutta la notte e stamane arrivare numerosissimi feriti da armi da fuoco, e tra queste persone, anziani, donne e persino bambini. Il CNT ha taciuto completamente il fatto. Non vi è nessuna richiesta alla resa. Ci avviciniamo sicuramente alla fase più triste del conflitto ed è probabile che il CNT e la ribellione dovranno rendere conto di questi fatti [...]
Questa è una fase di epurazione che sembra del tutto incontrollata, in particolare questa banda di Misurata, la città martire della Libia, che è risalita fino a Tripoli per esercitare la sua vendetta ». 
Trad. N. Forcheri, 27 agosto 2011

venerdì 26 agosto 2011

I crimini umanitari della NATO: bombardato l'acquedotto libico il 22 luglio scorso

"Coloro che si sentono irritati dalla nostra amicizia con il Presidente Gheddafi possono andare a fare un tuffo in piscina.“ (Nelson Mandela)
Sbagliare è umano, perseverare diabolico. E la Nato diabolica lo è assolutamente, visto che non soddisfatta di avere bombardato il 22 luglio scorso, le tubature del sistema di irrigazione artificiale libico che attraversa il deserto ed eroga l'acqua al 70% delle famiglie della Libia, il giorno dopo si accanisce sull'unica fabbrica di produzione di tubature che avrebbe potuto ripararle, a Brega.

Rassicuro comunque tutti che lungi dall'essere come allude l'articolo di Pravda, un mero atto di vendetta perché la NATO stava perdendo, si tratta di spianare la strada ai privatizzatori Gaz de France-Suez e Veolia, che  si faranno un onore di fare bella figura "aggiudicandosi" gli appalti per ricostruire l'aquedotto - imponendone per inciso LA PRIVATIZZAZIONE a essa stessa e compari - dell'infrastruttura e di un'acqua che in Libia - abbondante - era GRATUITA PER TUTTI. Barbaramente eliminata la concorrenza, con tanto di campagna stampa sulle virtù del "libero mercato".

Sulla stessa linea, tre giorni fa, nella serie ininterrotta di raid aerei della NATO, è stata colpita appositamente la ZECCA, fulcro della sovranità di ogni popolo che si autodetermini - la quale stampava moneta per conto di Gheddafi e del popolo, a tassi d'interesse zero e sovranamente. Un po' come i biglietti di Stato di Moro, le 500 lire del mercurio alato, prima che finisse  come è finito.

Non è un segreto per nessuno che le royalties che Gheddafi chiedeva alle multinazionali di idrocarburi viaggiavano sui livelli di Norvegia e Canada, aggirandosi sull'80% - ma l'ENI godeva di privilegi al riguardo? - e che con l'occupazione atlantista scenderanno ai livelli italiani (7-10%, con prove di produzione gratuite per due anni) post mortem Mattei. Se fanno i bravi.

Si sa anche che Gheddafi gestiva come la Norvegia, un fondo sovrano tra i più ricchi al mondo, alimentato con tali royalties appunto e i proventi dagli idrocarburi, che redistribuiva lautamente alla popolazione. Troppa ricchezza per una così esigua popolazione...E soprattutto troppo potere al popolo con i fondi sovrani.

Sembra che Gheddafi avesse capito l'inghippo della moneta debito vs moneta del popolo e che pertanto aveva in progetto di creare un dinaro d'oro come riferimento delle transazioni internazionali: un peu fort de café, come direbbero i francesi, per un beduino del deserto che non rispetta le etichette moraliste, strategiste, buoniste, ipocrite e omertose della cricca di finanzieri banditi che governa la pirlamide mondiale. Tale mossa avrebbe infatti definitivamente sotterrato il petrodollaro, mostrando al mondo quanto questa valuta sia oramai tenuta in piedi a suon di bombe all'uranio e attacchi al fosforo bianco, campagne stampa del tutto manipolatorie e menzognere.

Come la balla della piazza Tripoli del 24 agosto dove esultano pseudo ribelli montata in uno studio televisivo del Qatar e ammessa al telegiornale (libico?) dallo stesso Abdeljalil, del CNT, come metodo per migliorare il morale dei ribelli e per disperdere i lealisti. Una balla di guerra insomma, solo che la NATO dice di essere lì per proteggere i civili. Una balla propagandata nel mondo intero, dai media di proprietà delle stesse banche e delle stesse multinazionali che si stanno leccando i baffi per il lauto bottino e per le quali la NATO è assoldata. 



http://www.dailymotion.com/video/xkpj15_la-chute-de-tripoli-m-abdeljalil-avoue-le-mensonge-tourne-au-qatar-et-retrasmis-a-travers-le-monde_news


Un Gheddafi che ha osato sfidare la comunità internazionale con obiezioni del tutto condivisibili come quando dichiara all'ONU:

"A cosa servono le Nazioni Unite se 5 Stati hanno il diritto di vita e di morte?A cosa serve che noi veniamo a fare i nostri discorisi una volta l'anno alle Nazioni Unite se nella sala accanto ci sono 5 Stati che decidono per voi che siete seduti qui? Voi 191 Stati siete solo ornamento in questa sala".

Soprattutto la Libia di Gheddafi non è indebitata, e fa gola ai paesi occidentali intrappolati nel debito pubblico che invece di farsi un esame di coscienza su come uscirne agiscono come i drogati che devono procurarsi la dose, solo quello importa, il saccheggio delle rendite di un paese che potrà dare un sollievo temporaneo al loro (nostro) stato di tossicodipendenza profonda. Tutti drogati al debito, tutti dopati alla moneta, tutti manipolati, tutti condizionati, tutti lavoratori indefessi per onorare il servizio dei debiti. L'importante è che non siamo consapevoli e che siamo al servizio dei nostri padroni, ancora più in stato di narcosi profonda ancora più travolti da tossicodipendenza profonda. Si curassero allora.

Una bella banca centrale privata, un bell'indebitamento, con basi NATO perenni sul territorio come in Italia, un sistema pirlamidale di corruzione profonda anziché di redistribuzione, una guerra civile tra tribù favorite e tribù discriminate appositamente, un'emigrazione di massa, mafiosi/terroristi messi ai posti di comando, questo è il futuro che spetta adesso alla Libia: non ricorda nessun'altra 'liberazione' in salsa atlantica?

Benvenuti nel NOM, libici, adesso sì saremo veramente fratelli [fraternité].

N. Forcheri

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Crimini di guerra della NATO: bombardato l'acquedotto in Libia 

Fonte:  http://english.pravda.ru/news/world/23-07-2011/118577-nato_war_crimes-0/ Trad. Ennedieffe


(23 luglio 2011) Pravda.ru Un attacco terroristico della NATO ha colpito una fabbrica di tubature d'acqua ad al-Brega, uccidendo sei guardie: la fabbrica produce tubature per il grande  sistema artificiale d’irrigazione attraverso il deserto che eroga l'acqua al settanta per cento delle famiglie  libiche, secondo fonti in Libia. La fabbrica è stata distrutta il giorno dopo l'attacco del sistema idrico libico, venerdì scorso (22 luglio).
 ...
22 luglio 2011. Una data da ricordare per l'umanità. La NATO attacca l'acquedotto libico di rifornimento idrico. Ci vorranno mesi per ripararlo. Poi sabato bombarda la fabbrica che produce le tubature dello stesso acquedotto. 

Da quando in qua una fabbrica di tubature idriche come quello a Brega sarebbe un obiettivo legittimo nell'imposizione di una  no-fly zone per proteggere i civili? Le condutture per l'approvigionamento idrico sarebbero in  sé un obiettivo legittimo?  

La NATO ha commesso un altro crimine di guerra, bersagliando  una rete idrica civile che eroga l'acqua al 70% della popolazione della Libia, secondo le fonti di Pravda.Ru in Libia. Il direttore generale della Corporation Man Made River che controlla l'acquedotto riporta d'essere stato colpito in un raid della Nato venerdì 22 luglio. Un'altra chiara violazione delle norme internazionali: l'invio dall’Italia di 19000 AK-47 (Avtomat Kalašnikova obrazca 1947) sequestrato in Ajdabiyah dalle autorità libiche, secondo fonti militari libiche.

La comunità internazionale può scegliere: sia chiudere gli occhi, vigliaccamente, consentendo alla NATO d'uccidere bambini libici, civili libici, e sostenere i terroristi nei loro attacchi (abbiamo ricevuto informazioni che il fosforo bianco contro postazioni governative libiche, adesso che la NATO non sa piu cosa fare, ricordate il napalm?

Oppure la comunità internazionale può avvalersi dei canali opportuni per esercitare pressioni sulla NATO stessa e i politici nei loro Stati membri per arrestare quest'atrocità criminale, questo oltraggio contro l'umanità e alle norme internazionali, subito.

Siete favorevoli a questa campagna di guerra? Allora siete assassini  di bambini, o simpatizzate con gli assassini dei bambini. Cameron, Obama e Sarkozy hanno le mani sporche del sangue di centinaia di persone innocenti [20000 uccisi dall'inizio dell'agressione, NdTr].

Se il contributo della NATO alla protezione dei civili vuol dire bombardare il loro aquedotto,  allora la comunità internazionale dovrà rispondere di questo odsioso crimine di guerra, e anche i politici dovranno farlo. Si alzerà qualcono per fare qualcosa contro questo orrendo crimine di guerra, indipendentemente da quello che fanno i politici? Oppure stiamo a guardare mentre la NATO distrugge l'acquedotto, una struttura civile? Significa proteggere i civili questo oppure è un semplice atto di vendetta perché la NATO sta perdendo? 
Timothy Bancroft-Hinchey
Pravda.Ru
Traduzione  di Nicoletta Forcheri 27 agosto 2011

Benvenuti nella democrazia della Libia. Pepe Escobar


di Pepe Escobar - 26/08/2011

Fonte: Come Don Chisciotte [scheda fonte]


 
Il Grande Gheddafi ce l’ha fatta a malapena a lasciare l’edificio, la fortezza di Bab-al-Aziziyah, e gli avvoltoi occidentali stanno già vorticando nel cielo; la lotta è per arraffare il "gran premio", le ricchezze di petrolio e gas della Libia [1].
La Libia non è altro che una pedina in una problematica scacchiera ideologica, geopolitica e geostrategica in una recita di moralità pedestre fatta passare per un reality show; i "ribelli" idealisti vincono contro il Nemico Pubblico Numero Uno. Una volta il nemico pubblico era Saddam Hussein, poi è diventato Osama bin Laden, oggi è Muammar Gheddafi, domani sarà il Presidente Bashar al-Assad in Siria, poi sarà la volta del Presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. Il nemico non è mai l’ultra reazionaria Casa di Saud.

Come la NATO ha vinto la guerra
Malgrado la spettacolare riapparizione del figlio Saif al-Gheddafi, la North Atlantic Treaty Organization (NATO) ha praticamente vinto la guerra civile libica (o "attività militare cinetica", secondo la Casa Bianca). Le masse di "gente libica" erano al massimo degli spettatori, o comparse sotto forma di alcune migliaia di "ribelli" armati di kalashnikov.
L’ordine del giorno era R2P ("Responsabilità di Proteggere "). Dall’inizio dell’R2P, gestito dalla Francia e dalla Gran Bretagna e appoggiato dagli Stati Uniti, è riuscito magicamente a rovesciare il regime. E questo ci porta a parlare delle stelle nascoste di questa produzione, gli occidentali e i “consiglieri” delle monarchie arabe", oltre ai "contractors" e ai "mercenari".
La NATO ha iniziato a vincere la guerra lanciando l’Operazione Sirena nell’Iftar – l’interruzione del digiuno del Ramadan – lo scorso sabato sera, ora libica. "Sirena" era il nome in codice per un’invasione di Tripoli. E si è trattata della mossa di forza finale – e disperata – della NATO, dopo che i confusi "ribelli" non era riuscito ad andare da nessuna parte dopo cinque mesi di combattimenti con le forze di Gheddafi.
Fino ad allora, il piano A della NATO era di cercare di uccidere Gheddafi. Quello che le majorette dell’R2P – di sinistra e di destra – etichettavano come una "continua guerra di logoramento della NATO" si restringeva all’auspicio di tre risultati; Gheddafi ucciso, Gheddafi si arrende, Gheddafi se ne va.
Questo non ha poi impedito alla NATO di far piovere i bombardamenti su case private, università, ospedali e anche nei pressi del Ministero degli Esteri. Tutto e tutti erano nel mirino.
"Sirena" poteva vantare di un cast pittoresco di "ribelli della NATO", fanatici islamisti, giornalisti creduloni a rimorchio, folle di teledipendenti e la gioventù della Cirenaica, manipolata dai disertori opportunisti del regime di Gheddafi che buttavano l’occhio sui grassi assegni dei giganti petroliferi Total e BP.
Con "Sirena", la NATO ha fatto uscire i suoi cannoni in modo (letteralmente) accecante; gli elicotteri Apache hanno sparato senza soluzione di continuità e i jet hanno bombardato tutto quello che sono riusciti a inquadrare. La NATO ha supervisionato lo sbarco di centinaia di soldati da Misurata sulla costa a est di Tripoli mentre una nave da guerra NATO distribuiva armamenti pesanti.
Solo di domenica ci sono stati 1.300 morti tra i civili a Tripoli, e almeno 5.000 feriti. Il Ministero della Salute ha annunciato che gli ospedali non avevano più posto. Tutti quelli che hanno creduto che il bombardamento senza sosta della NATO non avesse niente a che fare con l’R2P e la Risoluzione 1973 delle Nazioni Unite ora sono in un reparto di cure intensive.
La NATO ha preceduto "Sirena" con un massiccio bombardamento su Zawiya – la città chiave delle raffinerie di petrolio 50 chilometri a ovest di Tripoli. Questo ha interrotto le linee per la fornitura di benzina di Tripoli. Secondo la stessa NATO, almeno la metà delle forze armate libiche sono state "degradate", gergo Pentagono/NATO per i morti o i seriamente feriti. Si parla quindi di decine di migliaia di persone. Ciò spiega la misteriosa sparizione di 65.000 soldati incaricati di difendere Tripoli. E spiega anche bene perché il regime di Gheddafi, in carica da 42 anni, è crollato in meno di 24 ore.
Il canto della Sirena NATO– dopo 20.000 sortite e più di 7.500 bombardamenti contro obbiettivi sul terreno – poteva essere promosso solo da una decisione fondamentale presa dall’amministrazione Barack Obama all’inizio di luglio, rendendo possibile, come riportato dal Washington Post, "la condivisione dei materiali più sensibili con la NATO, tra cui le intercettazioni di immagini e segnali che si potrebbero fornire alle truppe scelte britanniche e francesi presenti sul terreno in aggiunta ai piloti nello spazio aereo".
Di questo si tratta, senza le conoscenze senza pari del Pentagono sulla potenza di fuoco, i satelliti e i droni, la NATO sarebbe ancora coinvolta nell’Operazione Pantano Infinito, e l’amministrazione Obama non potrebbe mungere una grande vittoria da questo dramma "cinetico".
Chi sono queste persone?
Chi sono queste persone che si sono date improvvisamente alla pazza gioia sugli schermi delle televisione europee e americane? Dopo i sorrisi alle telecamere e i kalashnikov che sparavano al cielo, attendiamoci qualche fuoco d’artificio fratricida.
I problemi etnici e tribali sono pronti a esplodere. Molti dei berberi delle montagne occidentali, che sono entrati a Tripoli dal sud nella scorsa fine settimana, erano salafiti radicali. Lo stesso vale per la nebulosa della Fratellanza Musulmana e dei salafiti dalla Cirenaica, che è stata istruita dagli agenti sul posto della US Central Intelligence Agency (CIA). Per quanto questi fondamentalisti abbiano "usato" gli europei e gli americani per avvicinarsi al potere, questa potrebbe diventare una guerriglia fastidiosa se verranno marginalizzati dai nuovi padroni NATO.
La vasta "rivoluzione" partita da Bengasi venduta all’occidente come un movimento popolare è sempre stata un mito. Solo due mesi fa i "rivoluzionari" armati forse arrivavano a 1.000. La soluzione della NATO era quella di costruire un esercito mercenario - mettendoci individui sgradevoli di tutte le sorte, dagli ex membri degli squadroni della morte colombiani ai reclutatori dal Qatar e dagli Emirati Arabi Uniti, che hanno individuato un sacco di tunisini disoccupati e di membri di tribù infuriate con Tripoli. Tutti questi a seguire la pattuglia di mercenari della CIA – i salafiti di Bengasi e di Derna – e quella della Casa di Saud, la gang della Fratellanza Musulmana.
Non è complicato ricordarsi la cosca della droga dell’UCK nel Kossovo, nella guerra che la NATO "vinse" nei Balcani. O anche i pakistani e i sauditi, con l’appoggio degli Stati Uniti, che armarono i "combattenti per la libertà" nell’Afghanistan degli anni ’80.
Poi abbiamo il cast di personaggi dell’inaffidabile Consiglio Nazionale di Transizione di stanza a Bengasi.
Il leader, Mustafa Abdel-Jalil, Ministro della Giustizia sotto Gheddafi dal 2007 fino alle dimissione del 26 febbraio, ha studiato sharia e codice civile all’Università della Libia. Questo gli avrebbe potuto offrire la possibilità di incrociare le spade retoriche con i fondamentalisti islamici di Bengasi, al-Baida e Delna, ma avrebbe potuto utilizzare le sue conoscenze per favorire i loro interessi in un nuovo accorso per la condivisione del potere.
Per quanto riguarda Mahmoud Jibril, il direttore del tavolo direttivo del Consiglio, ha studiato all’Università del Cairo e poi in quella di Pittsburgh. È il collegamento chiave con il Qatar, essendo stato coinvolto nella gestione degli averi della sceicca Mozah, l’ultra-prolifica moglie dell’emiro del Qatar.
C’è anche il figlio dell’ultimo monarca della Libia, Re Idris, deposto da Gheddafi 42 anni fa (senza spargimenti di sangue); la Casa di Saud adorerebbe una nuova monarchia nel Nord Africa. E il figlio di Omar Mukhtar, l’eroe della resistenza contro il colonialismo italiano, un personaggio più laico.
Un nuovo Iraq? E comunque credere che la NATO avrebbe vinto la guerra lasciando il controllo ai "ribelli" è una barzelletta. Reuters ha già riportato che giungerà a Tripoli una "forza supplementare" di circa 1.000 soldati dal Qatar, dagli Emirati e dalla Giordania per gestire l’ordine pubblico. E il Pentagono sta già pubblicizzando che le forze armate USA saranno schierate per "aiutare a gestire le armi". Un pensiero gentile che già implica chi sarà davvero al potere: i neo-colonialisti "umanitari" con i loro tirapiedi arabi.
Abdel Fatah Younis, il comandante "ribelle" ucciso dai ribelli stessi, era un agente dell’intelligence francese. È stato ucciso dalla fazione della Fratellanza Musulmana, proprio quando il Grande Liberatore Arabo Sarkozy stava cercando di negoziare la fine della partita con Saif al-Islam, il figlio di Gheddafi formato alla London School of Economics or ora resuscitato.
E allora i vincitori alla fine sono Londra, Washington, la Casa di Saud e i Qatarioti (hanno inviato jet e "consiglieri", hanno già intavolato trattative per le vendite di petrolio). Con una speciale menzione per l’organismo Pentagono/NATO, considerando che l’Africom finalmente costruirà la prima base africana sul Mediterraneo e la NATO potrà essere un passo più vicino a poter dichiarare il Mediterraneo "un lago della NATO".
Islamismo? Tribalismo? Questi potrebbero essere acciacchi più lievi paragonati alla terra di fantasia spalancata al neo-liberismo. Ci sono pochi dubbi che i nuovi padroni occidentali non tenteranno di rinvivire una versione amichevole della nefasta e rapace Autorità Provvisoria della Coalizione (CPA) dell’Iraq, trasformando la Libia nel sogno assoluto neo-liberista del 100% di proprietà dei beni libici, il totale rimpatrio dei profitti, le multinazionali occidentali con gli stessi obblighi legali delle ditte locali, le banche straniere che comprano le banche del posto, e basse imposte sui redditi e sulle aziende.
Nel frattempo, la profonda frattura tra il centro (Tripoli) e la periferia per il controllo delle fonti energetiche si acuirà. BP, Total, Exxon, tutti giganti petroliferi occidentali saranno molto riconoscenti al consiglio di transizione, a detrimento delle compagnie cinesi, russe e indiane. Le truppe della NATO schierate sul terreno aiuteranno certamente a tenere informato il consiglio.
I dirigenti petroliferi ritengono che ci vorrà almeno un anno per far tornare la produzione ai livelli pre-guerra civile di of 1,6 milioni di barili al giorno, ma dicono anche che i profitti annuali dal petrolio potrebbero riversare ai nuovi comandanti di Tripoli qualcosa come 50 miliardi di dollari l’anno. Molte stime collocano le riserve petrolifere a 46,4 miliardi di barili, il 3% delle riserve mondiali e qualcosa come 3,9 trilioni di dollari al prezzo corrente. Le riserve di gas conosciute sono di circa 5 trilioni di metri cubi.
Quindi alla fine l’R2P vince. L’umanitarismo vince. L’umanitarismo imperialista vince. Le monarchie arabe vincono. La NATO come poliziotto globale vince. Il Pentagono vince. Ma anche questo non è mai abbastanza per i soliti sospetti imperialisti, che già chiedono lo spiegamento di una "forza di stabilizzazione". E questo mentre gli ignari progressisti delle più varie latitudini continuano a inneggiare alla Santa Alleanza del neocolonialismo occidentali, alle ultra-reazionarie monarchie arabe e ai salafiti radicali.
Ma la fine dei giochi arabi non è ancora arrivata. Comunque, prossima fermata: Damasco.
*********************************************** Note:
1. Il Grande Gheddafi, Asia Times Online, 20 agosto 2011.
*********************************************** Fonte: http://www.atimes.com/atimes/Middle_East/MH24Ak01.html
23.08 2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

mercoledì 24 agosto 2011

Aggiornamenti sulla Libia

Oggi non si è piu sentita la voce dei giornalisti che fino a ieri e ieri l'altro dichiaravano di essere stati minacciati di morte all'hotel Riza a Tripoli, da finti giornalisti all'interno e dagli uomini della NATO fuori. Il loro torto? Avere descritto una realtà diversa da quella ufficiale, e cioé che la NATO 'ripuliva' le strade di notte, per spianare la strada ai ribelli. Che i ribelli sono mercenari o poco ci manca della NATO. Che la NATO sta invadendo la Libia con l'aiuto dei cosiddetti ribelli e senza nessun sollecito della popolazione locale. E che Gheddafi non ha mai sparato sulla folla come fu detto per iniziare questa schifosa guerra.

E che la NATO ha bombardato ospedali e la ZECCA, che coincidenza?, dopo avere bombardato il 22 luglio scorso l'acquedotto libico che riforniva il 70% delle famiglie libiche, e non contenta, il giorno successivo ha distrutto l'unica fabbrica di produzione di condutture che avrebbe potuto ricostruirlo. Lo scopo è chiarissimo. Sicuramente non la difesa della popolazione.

Per l'acqua, darla a Gaz de France Suez, scommettiamo, qua in questa sede?

Per il petrolio, darlo, con royalties nulle o ai livelli italici (7-10%, esenzione per le prove di produzione), a BP e Total, ecc. invece che ai livelli norvegesi della Libia di Gheddafi.

Un tizio su Sky24 ha detto che ora l'Italia, cioé l'ENI, dovrà farsela con gli altri competitori internazionali. Che la Libia era stata lasciata all'Italia dall'Occidente ma che l'Italia non aveva saputo tenerla a bada quasi a volere giustificare l'aggressione della NATO.  Un discorso colonial imperialista spinto, sparato dalla TV di Merdock nell'indifferenza/narcosi generali dei miei genitori, e tutti gli altri..

La Libia ha anche tanto oro, talmente tanto che il generale Gheddafi aveva in progetto di coniare i dinari d'oro e di imporre quella valuta per la vendita del 'suo' petrolio. L'oro sta salendo alle stelle, perché dollaro e altra cartavaluta si sta svalutando rapidamente,  e per evitare che si scopra il trucco è meglio sequestrare un po' di oro fisico alla Libia, perché le transazioni in oro oramai superano anch'esse di gran lunga i quantitativi esistenti di oro fisico.

Il generale Gheddafi capeggiava anche un movimento di liberazione dei popoli del Nordafrica, con la creazione del Fondo monetario africano, dal quale tutti i paesi occidentali erano stati rigorosamente esclusi. Ma il generale Gheddafi era anche riuscito a svincolarsi dalle grinfie dei creditori occidentali per la costruzione di un satellite televisivo tutto africano.

Ora la mia domanda è, in mezzo ai proclami di 'vittoria' della TV e alle domande fin troppo sollecite sui guadagni economici che ne trarrà 'l'Italia', leggi i soliti banchieri, dove e come sono finiti quei giornalisti?

C'era Lizzie Phelan che fino a due giorni fa ci descriveva la forza dell'esercito lealista e di come Gheddafi avesse distribuito armi alla popolazione per difendersi.

C'era Meyssan, della rete Voltaire, giornalista conosciutissimo che fino all'altro ieri descriveva

http://www.dailymotion.com/video/xkol59_thierry-meyssan-sur-rt-22-aout-2011_news

E poi c'era anche Madhi Nazemroaya che parla qua (cfr. http://www.agoravox.tv/actualites/international/article/libye-menaces-de-mort-sur-les-31397 ). E in genere tutti i giornalisti "non allineati" sono stati minacciati di morte.

Giornalisti minacciati

Delle ambasciate hanno proposto di accoglierli, ma gli uomini della NATO circondavano tali ambasciate per impedire ai giornalisti di mettersi in salvo, notizia del 22 agosto cfr. http://www.legrandsoir.info/tripoli-temoignage-les-journalistes-non-alignes-sont-menaces-de-mort-retranscription-russia-today.html )

Il tutto mentre a Londra procedono a migliaia di arresti per i cosiddetti "riots" di Londra, di chi avesse già solo incitato o esultato per quelli che a me sembrano movimenti di protesta per il divario crescente e insostenibile tra i ricchi e i poveri. Il 25% della popolazione a Londra, non ha niente, o così poco, e assiste impotente ogni giorno al saccheggio della loro vita, inerme, da parte di banchieri dementi della City con la mania dell'onnipotenza che li spacciano per semplici  'vandali'.

In questi giorni, le uniche voci fuori dal coro potevano parlare unicamente a radio e televisioni russe, cinesi e venezuelane.

I giornalisti all'hotel Rixos in Tripoli minacciati dalla NATO e ribelli

http://www.megavideo.com/?v=N8G7G7BI
Fonte: http://www.voltairenet.org/Preoccupazione-alla-Rete-Voltaire

L'organo di analisi e informazione indipendente Rete Voltaire è preoccupato per le minacce di morte rivolte a due suoi membri dello staff attualmente impegnato a Tripoli.
Mahdi Darius Nazemroaya, ricercatore associato del Centre de recherche sur la Mondialisation, e Thierry Meyssan, presidente e fondatore della Rete Voltaire e della Conferenza Axis for Peace, sono rinserrati nell’Hotel Rixos, attorno al quale si svolgono pesanti combattimenti. Secondo quanto riferito, è stato dato l’ordine di ucciderli.
Thierry Meyssan si trova a Tripoli dal 23 giugno 2011, dove guida un gruppo di giornalisti della Rete Voltaire. Negli ultimi due mesi, ha svolto un’inchiesta giornalistica del conflitto. La sua posizione è diversa da quella degli altri osservatori in quanto egli descrive la ribellione come una azione di minoranza, che permette di giustificare agli occhi dell’opinione pubblica mondiale un’operazione militare classica.
Quali che siano le posizioni assunte da Mahdi Darius Nazemroaya e da Thierry Meyssan, la loro uccisione sarebbe inaccettabile.
Mahdi Darius Nazemroaya e Thierry Meyssan, non sono combattenti, ma giornalisti. Coloro che sostengono questa guerra, pensando che si tratti di democrazia e libertà, non possono permettere l’assassinio di giornalisti.
Attualmente, cinque stati hanno offerto loro protezione diplomatica. Ma i combattimenti intorno all’Hotel impediscono loro di lasciare i locali e alcune delle ambasciate interessate sono state circondate per rendere impossibile l’accesso.
Consapevoli delle minacce che incombono su di loro, Mahdi Darius Nazemroaya Thierry Meyssan non hanno alcuna intenzione di esporsi a qualsiasi “pallottola vagante”.
La Rete Voltaire invita i cittadini di quei paesi coinvolti nella guerra ad esercitare pressioni sui loro governi per garantire la sicurezza dei giornalisti.
Si chiede a ciascuno/a di giocare il proprio ruolo di cittadino/a e di diffondere queste informazioni.

lunedì 22 agosto 2011

Un comune autosufficiente che stampa moneta

che minaccia Roma di fermare l'erogazione dell'acqua se dovesse applicare la misura della manovra di sopprimerlo in quanto comune di meno di 3000 abitanti

Fonte: http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/20/Cercasi_Principe_per_Filettino_Mai_co_8_110820018.shtml
Primo Piano APPROFONDIMENTI - La storia - Piccoli Comuni a rischio La battaglia contro ild ecreto Cercasi Principe per Filettino «Mai sotto i Vicini di Trevi» Il sindaco chiama Emanuele Filiberto e stampa moneta per salvare il paese FILETTINO (Frosinone) - «Stiamo pensando di interpellare il giovane principe, il figlio dell’ erede...». Emanuele Filiberto di Savoia? «Lui. Una provocazione, lo so, ma almeno così verrebbero tutti a capire perché ci opponiamo alla soppressione del nostro Comune. E che non costiamo allo Stato, ma anzi chiudiamo il bilancio in attivo, a fine 2011 conto di avere in cassa 400 mila euro risparmiati. Magari, chissà, il ragazzo potrebbe essere interessato al titolo di Principe di Filettino. Ci affideremo all’ avvocato Carlo Taormina per capire come avviare l’ iter per chiedere l’ autonomia e arrivare al Principato...». Il sindaco Luca Sellari, 46 anni, in carica dal 16 maggio 2011 alla guida di una lista civica («metà centrodestra e metà centrosinistra, più civica di così») non va sottovalutato, anche se governa da una sede che sembra una villetta in collina. Conosce bene le regole della comunicazione, viene da una famiglia di solidi imprenditori di Frosinone («Sellari Immobiliare, agenzie in tutta Italia», recita la pubblicità) e sa che il gioco mediatico del Principato può fruttare molto a Filettino: in visibilità, quindi in turismo, cioè in ricchezza diffusa. È già arrivata la tv tedesca. Ben venga dunque Emanuele Filiberto. Il Savoia interessato per ora liquida tutto con una battuta: «Ringrazio per aver pensato a me, ma francamente la vedo un’ ipotesi assai complicata e difficilmente praticabile. Anche se... in fondo so sciare abbastanza bene». Nel frattempo, Sellari ha già stampato (200 euro di investimento di tasca propria) un pacco da diecimila finte banconote del principato con la sua immagine. Valore 10 fioriti «che per noi valgono 20 euro, potrei anche dare una mano a Tremonti per risanare il bilancio... Ma i nostri ] Primo Piano APPROFONDIMENTI - La storia - Piccoli Comuni a rischio La battaglia contro ild ecreto
Cercasi Principe per Filettino «Mai sotto i Vicini di Trevi»
Il sindaco chiama Emanuele Filiberto e stampa moneta per salvare il paese

FILETTINO (Frosinone) - «Stiamo pensando di interpellare il giovane principe, il figlio dell' erede...». Emanuele Filiberto di Savoia? «Lui. Una provocazione, lo so, ma almeno così verrebbero tutti a capire perché ci opponiamo alla soppressione del nostro Comune. E che non costiamo allo Stato, ma anzi chiudiamo il bilancio in attivo, a fine 2011 conto di avere in cassa 400 mila euro risparmiati. Magari, chissà, il ragazzo potrebbe essere interessato al titolo di Principe di Filettino. Ci affideremo all' avvocato Carlo Taormina per capire come avviare l' iter per chiedere l' autonomia e arrivare al Principato...». Il sindaco Luca Sellari, 46 anni, in carica dal 16 maggio 2011 alla guida di una lista civica («metà centrodestra e metà centrosinistra, più civica di così») non va sottovalutato, anche se governa da una sede che sembra una villetta in collina. Conosce bene le regole della comunicazione, viene da una famiglia di solidi imprenditori di Frosinone («Sellari Immobiliare, agenzie in tutta Italia», recita la pubblicità) e sa che il gioco mediatico del Principato può fruttare molto a Filettino: in visibilità, quindi in turismo, cioè in ricchezza diffusa. È già arrivata la tv tedesca. Ben venga dunque Emanuele Filiberto. Il Savoia interessato per ora liquida tutto con una battuta: «Ringrazio per aver pensato a me, ma francamente la vedo un' ipotesi assai complicata e difficilmente praticabile. Anche se... in fondo so sciare abbastanza bene». Nel frattempo, Sellari ha già stampato (200 euro di investimento di tasca propria) un pacco da diecimila finte banconote del principato con la sua immagine. Valore 10 fioriti «che per noi valgono 20 euro, potrei anche dare una mano a Tremonti per risanare il bilancio... Ma i nostri "soldi" sono già finiti, sono venuti da Sora, Cassino, Avezzano, Capistrano dopo aver visto la tv». Prova generale del lancio di un prodotto: il Principato di Filettino. Riuscita alla grande. Tanto da immaginare una convention nazionale a settembre, tra questi monti, dei mini Comuni destinati alla cancellazione. Fin qui (Emanuele Filiberto, le banconote, forse anche la battuta sull' avvocato Taormina) siamo al gioco. Veniamo alle cose serie. E Sellari cambia passo: «Siamo solo 554 abitanti ma ospitiamo 5.800 seconde case di turisti, presenze estive e invernali da 10-13 mila persone nelle due stagioni con punte da 20 mila a Ferragosto perché a quota 1.063 metri siamo il Comune più alto del Lazio. Controlliamo il 22% del territorio del Parco dei Monti Simbruini, qui sgorga la fonte dell' Aniene con una capacità da 4.000 mila litri al secondo e disseta 70 Comuni laziali, se mai ne deviassimo il corso mezzo Lazio sarebbe in ginocchio, siamo località sciistica d' inverno e climatica d' estate. Abbiamo appena 8 dipendenti e un bilancio che non supera i 2 milioni di euro, con l' attivo che ho detto, e provvediamo ai bisogni del turismo». Una pausa, una confidenza: «La mia simpatia politica va istintivamente al centrodestra ma non capisco perché Berlusconi e Tremonti vogliano distruggere tradizioni secolari, consuetudini e legami sociali, la stessa dignità dei piccoli centri. Dovrebbero capire, Berlusconi e Tremonti, che chiudere i piccoli Comuni sarà come chiudere le piccole imprese... e poi gli abitanti di Filettino non accetteranno mai di fondersi con quelli là, finiremmo col portare solo soldi senza avere niente in cambio. Loro sì, hanno bei problemi di bilancio». Quelli là, gli innominabili, sono i duemila abitanti di Trevi nel Lazio, appena 9 chilometri di distanza che segnano un abisso incolmabile. Incomprensioni, ostilità, irrisioni secolari. Per quelli di Filettino darsi del «trebano» (ovvero abitante di Trevi) equivale a un insulto. Assicura Sellari: «Due giorni fa mi ha fatto chiamare una vecchietta di 91 anni che aveva saputo tutto dal tg. Appena arrivato mi ha detto: "Senti, sindaco, io ormai ho più di novant' anni e preferisco morire subito, adesso, piuttosto che iscritta all' anagrafe di Trevi". È la verità, giuro, nomi e cognomi». La conferma più sacra viene da don Alessandro De Sanctis, 93 anni portati (se non fosse banale scriverlo) miracolosamente, parroco di Filettino dal ' 49 (il più longevo d' Italia) ed erede dello zio paterno parroco don Filippo («la mia famiglia guida la parrocchia da 105 anni»). Dalla sua fantastica terrazza che si affaccia sul Monte Cotento, 2014 metri, e sul Viglio, 2156, protesta lucidissimo (d' estate celebra quattro Sante Messe domenicali in scioltezza): «I piccoli Comuni sono le perle d' Italia, le famiglie nelle grandi città si disperdono, qui restano unite. I soldi? A noi Provincia e Regione non danno che briciole, siamo autonomi». E Trevi, reverendo? Gli occhi azzurrissimi hanno un sussulto: «Da sempre c' è incomprensione... Finiremmo con l' essere oppressi. Oppressi! Loro hanno un che di superbo, erano già municipio romano dai tempi della Repubblica e poi dell' Impero, Filettino venne fondata solo verso il 1000 dopo Cristo. Ma noi abbiamo il turismo, l' acqua dell' Aniene, la gloria di questi monti. Insomma finire con Trevi? Sarebbe una ver-go-gna! Se organizzassero un referendum sull' autonomia sarebbe un plebiscito». Concordano tutti in piazza Giuditta Tavani Arquati, dove dal 24 dicembre al 6 gennaio è sempre acceso giorno e notte un gran falò a disposizione di chiunque voglia cucinare o scaldarsi. Concordano i coniugi Enerico (così, con la "e" al centro di Enrico) Scocchi e Rosamaria Giulitti, da quarant' anni titolari del ristorante «La galleria» (indimenticabili le sontuose tagliatelle al ragù di agnello). Soprattutto lei, Rosamaria, la cuoca, è furiosa: «Andare con Trevi? Mai! Quelli ci stendono, e poi non capiscono niente, non sono abituati al turismo e usano ancora un dialetto antichissimo. Insomma, con Trevi non se ne parla». Dieci passi più in là, ed ecco il bar «Risorgimento», autentico omaggio all' eroina della piazza, moglie del filettinese Francesco Arquati, uccisa con lui e il loro figlio dodicenne Antonio alla Lungaretta, Roma, il 25 ottobre 1867 dagli zuavi pontifici. La gestione è da 22 anni nelle mani di una rara «coppia mista»: Gianfranco Pomponi (da Trevi) e Ada Rossi (da Filettino). Ma il vincolo matrimoniale, e il bar in piazza, ha trascinato anche lui su posizioni filettinesi: «No, non mi sembra una cosa giusta chiudere il Comune, funziona bene così». Assai più agguerrita lei, e chissà cosa accade tra le mura domestiche: «Finire "sotto a Trevi" non va bene, noi abbiamo anche un campo da sci, Campo Staffi è roba nostra, e loro, lì, cosa hanno? Niente». È l' ora dell' aperitivo e capita Celestino Alunni, romano, dal 1978 titolare di una seconda casa a Filettino: «Aderisco subito al Principato, un' idea geniale. Vuoi mettere quando dico: "Ho una piccola casa nel Principato di Filettino". Elegante, no? Scherzi a parte, qui si sta benone, il Comune ci obbliga anche alla raccolta differenziata, tutto funziona abbastanza, ma perché in questa Italia dovrebbero buttare via qualcosa che gira per il verso giusto?». Nel frattempo funziona benissimo la pubblicità. Da due giorni il Comune è assediato da curiosi ma anche da proprietari di seconde case, soprattutto romani, che cercano il sindaco e si dichiarano pronti a cambiare residenza per evitare che Filettino scompaia come Comune autonomo e finisca «sotto» Trevi. A furia di sentirlo dire nei bar, nei ristoranti, a Campo Staffi, anche i turisti hanno un moto di fastidio quando gli nomini i trebani. Intanto, a Palazzo Chigi parlano di accorpamenti. Chissà quante Filettino, e quante Trevi, litigano lungo lo Stivale del 150° anniversario dell' Unità. Paolo Conti RIPRODUZIONE RISERVATA **** Il cartello **** La scheda I numeri Il Comune di Filettino si trova in Provincia di Frosinone, ha una superficie di 77,6 Km² e si trova a 1.063 metri sopra il livello del mare. Gli abitanti sono 554 Il sindaco Dal maggio 2011 sindaco è Luca Sellari ( sopra ): con la manovra Filettino rischia di essere soppresso L' idea Il sindaco sta pensando di affrontare l' iter per chiedere l' autonomia e trasformare Filettino in un Principato. Sellari ha pensato a Emanuele Filiberto di Savoia ( sopra ) come principe. L' interessato però si defila: «Ringrazio per aver pensato a me, ma francamente la vedo un' ipotesi assai complicata»

Conti Paolo

venerdì 19 agosto 2011

Chavez ritira asset per $29 miliardi, svuotata la banca d'Inghilterra

Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/article/1192965/commodities/chavez-ritira-asset-per-29-1-miliardi-svuotata-la-banca-d-inghilterra.aspx

Il leader venezuelano non si accontenta della nazionalizzazione dell'industria dell'oro. Prelevate 99 tonnellate dall'istituto centrale inglese. Se ritirasse dalle nazioni occidentali tutto il metallo prezioso depositato all'estero metterebbe nei guai banche Usa e Uk.

New York - Il presidente venezuelano Hugo Chavez non si accontenta della nazionalizzazione dell'industria dell'oro. Il leader bolivariano ha deciso di ritirare dalle nazioni occidentali il metallo prezioso depositato all'estero e in generale asset del valore complessivo pari a 29,1 miliardi di dollari. Lo ha annunciato il ministero delle Finanze dello stato sudamericano. Le operazioni inizieranno con il prelievo di 99 tonnellate dalla Banca d'Inghilettera. Come riportato dal Wall Street Journal, che cita una fonte a conoscenza dei fatti, "la Banca d'Inghilterra ha ricevuto una richiesta dal governo venezuelano circa il trasferimento di 99 tonnellate di oro venezuelano depositato nell'istituto". Ma piu' che la situazione inglese, quella a cui il mercato dovra' fare estrema attenzione e' un'altra: il Venezuela ha quantita' enormi di depositi in oro nelle casse di JP Morgan, Barclays e Bank Of Nova Scotia. Se Chavez dovesse ritirare le 10,6 tonnellate di lingotti a lui intestati, JPM finirebbe nei guai. La banca americana detiene solo 338.303 once di oro registrato in stock. Ovvero poco piu' di 10,6 tonnellate. Un motivo in piu' per tenere d'occhio l'andamento dell'oro nel mercato illiquido after hour.

martedì 16 agosto 2011

Rompere il monopolio monetario-creditizio

ROMPERE IL MONOPOLIO MONETARIO-CREDITIZIO
L’ALTERNATIVA AI SACRIFICI INUTILI ESISTE
Il decreto legge risanatore del 12 Agosto è un palliativo strutturalmente errato e impotente, depressivo, socialmente dirompente. La forte e compatta opposizione che esso giustamente suscita può costringere il governo Tremonti a far qualcosa all’altezza dell’intelligenza del suo capo. Per riuscirci, però, ha necessità di costringerlo a confrontarsi con la causa vera dei mali finanziari in cui ci dibattiamo.
 I disastri della borsa e dell’economia reale, e i fallimenti delle ricette di risanamento e rilancio, i declassamenti, il debito pubblico a 1.900 miliardi, il crollo del 12,5% del gettito tributario a giugno, ancora non sono bastati: ancora si finge di non vedere il problema di fondo, ossia che il mondo vive in un regime di monopolio (cartello bancario) della moneta (del money supply), comprendente anche le banche centrali (Fed, BCE etc.), e che questo, come tutti i monopoli dei beni necessari, tende a ottenere, in cambio del proprio prodotto, il massimo dal mercato del prodotto stesso, cioè  tutto il reddito prodotto nel mondo. E persegue questo scopo mediante il farsi pagare il denaro, l’indebitare, il raccogliere interessi. Il punto di equilibrio di tale sistema è quando ogni reddito è destinato al servizio del debito e ogni asset alla garanzia del servizio. Con governi e legislatori come ostaggi-garanti-esecutori di questa destinazione, sotto permanente minaccia di downgrading da parte delle agenzie di rating del medesimo cartello monopolista, e di rifiuto di acquistare i loro titoli. Quindi è ovvio che la BCE, in questa fase, arrivi a commissariare Grecia, Italia e altri paesi. Era tutto prevedibile e scontato.
Ovvio e inevitabile, dunque
a) che il denaro prodotto dal monopolista (a costo zero: fiat money, monrta fiduciaria, nessuna copertura o convertibilità in valore) sia un denaro (come meglio vedremo) che genera un debito infinitamente ed esponenzialmente crescente a carico di tutta la società: il debito costituisce ulteriore bisogno-domanda del bene prodotto dal monopolista, quindi aumenta il valore di questo bene rispetto a tutti gli altri beni, ne rende più pressante il bisogno, sicché la gente, le imprese, gli stati, sono sempre più dipendenti, oramai anche per la sopravvivenza quotidiana, dal monopolio monetario-creditizio, e fanno, danno, subiscono e promettono oramai qualsiasi cosa pur di ottenerne quanto basta per l’immediato – si sono abituati a vivere con l’acqua alla gola;
b) che l’esponenzialmente crescente peso di questo indebitamento progressivamente ed inarrestabilmente erode tutti i redditi e tutti i patrimoni, costringendo a crescenti trasferimenti degli uni e degli altri, anche via tassazione, a favore del settore finanziario-speculativo che esercita la sovranità monetaria; questo trasferimento è costante da decenni e porta con se riforme delle norme sul lavoro, sul bilancio, sul welfare;
c) che nessuna misura di tassazione o di risparmio o di efficientizzazione dell’economia o della pubblica amministrazione può conseguire più di un sollievo sempre più breve dal peso dell’indebitamento e delle devastazioni che esso comporta: ciò che i governi vanno da anni deliberando, comprese le manovre agostane di Tremonti, è semplicemente ingiusto e sterile, perché niente sortisce effetto stabile se non si comincia con l’eliminazione del monopolio.
Il fine connaturale del cartello monopolista della moneta, oltre ovviamente a preservare (con mezzi accademici, politici, militari) il proprio monopolio della creazione, distruzione e fissazione del tasso d’interesse della moneta, è quello – ribadisco – di ottenere, in cambio del proprio prodotto (o in pagamento degli interessi e del debito) tutto il valore disponibile prodotto da ogni altro soggetto economico – il che comporta anche l’acquisizione di potere politico, come oggi palesano gli atti con cui i banchieri centrali prescrivono la politica a governi e parlamenti, e coi quali riformulano l’ordinamento sociale in funzione di tale fine. Se ciò che osserviamo oggi sono semplicemente gli sviluppi avanzati della tendenza intrinseca del monopolio, la novità del 2012 è che adesso il cartello monopolista è venuto allo scoperto, ossia viene divulgato il fatto che esso impartisce direttive ai governi in difficoltà finanziarie – i c.d. commissariamenti. Quindi per la prima volta il cartello monopolista, attraverso BCE e FMI, assume, davanti all’opinione pubblica, la responsabilità politica, sostanzialmente, di essere un super-governo tecnico. Si espone al biasimo e alle conseguenze  e alle possibili reazioni politiche di ciò che potrà conseguire all’adozione delle sue ricette. Questa è la novità di oggi: il padrone ci mette la faccia, a costo di far capire che governi e parlamenti sono solo teste di legno. E che il Trattato di Maastricht è una farsa, laddove stabilisce che la BCE non debba dare direttive alle istituzioni politiche. La BCE sta facendo l’unità politica dell’Europa intorno al fine di trasferire stabilmente molto reddito al settore finanziario (stabilmente, nel senso di non fare default e mettere in crisi il sistema internazionale di questi trasferimenti).
La leva di comando del monopolio sui governi è semplice: “se non fai le cose che ti dico, ti abbasso il rating con le mie agenzie di rating e non ti compero più i titoli del debito pubblico con la mia banca centrale (BCE) – quindi ti faccio saltare.” Ciò che rimane implicito è che il debito pubblico, con la sua spinta al rialzo, deriva dal fatto che il monopolio esercita il potere politico e sovrano di creare denaro a costo zero dal nulla, impadronendosi del potere d’acquisto corrispondente, e lo presta agli stati a interesse, creando così in capo agli stati il bisogno di ulteriori prestiti per pagare gli interessi, all’infinito. Quindi il monopolio crea il bisogno e la crisi a proprio beneficio, e poi lo sfrutta per assumere la guida politica degli stati.
In questo regime monopolista sovrannazionale e non-regolato dalla politica, ma regolante sulle istituzioni pubbliche, la funzione del denaro e del credito, ovviamente, non è la piena attivazione dei fattori di produzione, non è la produzione di ricchezza, non è nemmeno la massimizzazione del profitto, né la stabilità dei prezzi, ma il potere, il dominio economico, politico e sociale, nonché quello scientifico/culturale. Il monopolio si concentra soprattutto sugli obbiettivi di irrigidire ed esasperare la domanda di liquidità/credito (massimizzare il bisogno, la mancanza, la scarsità) e di impedire che qualche stato si sottragga alla dipendenza dal monopolio. Perché la dipendenza rigida e stringente di tutti verso il fornitore-creditore monopolista conferisce a questi il potere assoluto, ma anche l’impunità e il diritto di “fare la morale” alle istituzioni. Quindi il monopolio ha bisogno che i popoli, finanziariamente ed economicamente, stiano con l’acqua alla gola, che siano in crisi, in difficoltà – in un’emergenza permanente, seppur mutevole nelle espressioni.
Ricordiamo che la medesima comunità bancaria mondiale che, da un lato, produce e sfrutta le bolle-truffe finanziarie, dei derivati, dei mutui subprime, dei falsi bilanci greci, dall’altro lato esprime i vertici e forgia la politica delle banche centrali che fanno le analisi, prescrivono le ricette, commissionano i governi, dettano le politiche ai parlamenti, fanno direttamente le politiche economiche avendo ricevuto la sovranità finanziaria e monetaria (Maastricht), e minacciano di far saltare gli stati che non obbediscono declassando i loro bonds mediante le agenzie di rating da essa posseduta e non comperandoli più.
Quanti fallimenti di manovre e riforme finanziarie ci vorranno ancora, quanti crolli di borsa e sacrifici sociali, quanti default e quanti commissariamenti di governi, prima che si capisca che è sbagliata, non corrispondendo alla realtà, la concezione di fondo della moneta, del debito, della finanza, dell’economia? Che le analisi, le ricette, gli interventi, i sacrifici falliscono perché non tengono conto dell’esistenza e della logica del monopolio monetario privato-irresponsabile (consacrata dal Trattato di Maastricht, dallo statuto di BCE, Fed, Bis) e si basano su una concezione errata della realtà, quindi è inevitabile che falliscano e non risolvano i problemi? Che bisogna riconsiderare il fondo delle cose senza preconcetti scolastici?
Alcuni paesi – ovviamente – hanno problemi propri, peculiari, di inefficienza, corruzione, ma il problema mondiale è il debito, pubblico e privato, che comporta alte tasse e alti interessi passivi, e sottrae liquidità all’economia, inducendo così insolvenze, defaults, disinvestimenti, disoccupazione, cali della domanda interna, rincari generalizzati.
E questo debito, pubblico e privato, con i suoi effetti suddetti, cresce inarrestabilmente, nonostante i sempre più frequenti interventi di contenimento e risanamento: è dagli anni ’80 che sento fare manovre di risanamento del debito pubblico, e che esso continua a crescere, anzi si è impennato proprio da quanto, col fine dichiarato di contenerlo, è stata fatta la riforma che l’ha moltip0licato, ossia il divorzio Tesoro-Bankitalia.
E non cresce linearmente, ma esponenzialmente, perché i mezzi monetari vengono tutti creati mediante operazioni di addebitamento – cioè in pratica vengono tutti dati a prestito, gravati di un debito ad interesse composto, che fa sì che il totale del debito sia più alto, e divenga sempre più alto, con andamento esponenziale, rispetto alla totalità del money supply, drenando quindi dall’economia una esponenzialmente crescente quota del reddito per il pagamento degli interessi.
L’indebitamento è oramai fuori controllo, come dimostrano i fallimenti di ogni tentativo di arrestarlo, o meglio come dimostra il fatto che i vari tentativi falliscono sempre prima. E le bolle mobiliari e immobiliari non sono accidenti, bensì sono prodotto inevitabile dell’uso del denaro-debito (della necessità di distruggere l’eccedenza del credito-debito sul money supply), tuttavia, pur succedendosi molto velocemente, non riescono più a mantenere il funzionamento del sistema.
Bisogna insomma rivedere il fondo delle cose per capire il rapporto tra moneta e debito.
(In Italia, bisognerebbe inoltre aprire un dibattito sul divorzio BdI-Tesoro, causa principale dell’impennata incontenibile del pubblico indebitamento, assieme alla spesa assistenzialistica finalizzata a prevenire la saldatura, negli anni di piombo, tra protesta operaia del Nord e protesta dei diseredati del Sud. Il Giappone, che ha un debito pubblico più che doppio del pil, non subisce attacchi speculativi ai suoi t-bonds, perché la sua banca centrale compera i titoli invenduti. In Italia (e in altri paesi) bisognerebbe ripristinare i vincoli di portafoglio che aveva un tempo la BdI.)
Le ricette anticrisi, che falliscono ma arricchiscono sempre determinati livelli, producendo una concentrazione della ricchezza e dei redditi in tutto il mondo, e l’immiserimento dei ceti medi, vengono da un soggetto interessato, dal settore bancario mondiale, dalle sue scuole di economia e dai suoi ingegneri finanziari. Arrivano attraverso le banche centrali, come Fed, BCE, BoE, BoJ. E attraverso la banca centrale delle banche centrali, la BIS. E’ stupido presentare siffatte analisi, critiche, richieste, ricette, come l’espressione dell’”Europa”. Sono l’espressione di un soggetto interessato. Precisamente, controinteressato, rispetto al resto della società globale, e soprattutto verso i produttori di ricchezza, i risparmiatori, i pensionati, i giovani.
La liquidità in assoluto è troppa, è un multiplo di quanto dovrebbe essere, ma si concentra nel settore speculativo: non investe e non consuma. Ma è insipiente dire che il mercato sia drogato da troppa liquidità.  La ricorrente ricetta del monopolio bancario, comprendente le banche centrali, di curare la crisi mobiliare e la recessione con iniezioni di moneta, il c.d. quantitative easing, produce brevi fiammate di borsa, seguite da profondi e persistenti cali o crolli. E da nessun beneficio per l’economia reale. Infatti, tali immissioni vengono fatte dalle banche centrali, a controllo e (spesso anche, come la Fed) a proprietà privata (di finanzieri) in favore degli speculatori (cioè delle stesse banche che esprimono la direzione delle banche centrali). E il settore speculativo dà rendimenti più elevati e rapidi del settore produttivo, soprattutto ai grandi soggetti che sono in grado di influenzare i mercati finanziari dall’esterno (con l’insider trading, l’aggiotaggio, il vantaggio conoscitivo, il condizionamento sui governi). Il settore speculativo fa così concorrenza, da decenni oramai, al settore produttivo, e lo sta de-monetizzando e costringendo a competere sulla redditività di breve, mediante politiche di disinvestimenti, licenziamenti, tagli della qualità, della formazione, della ricerca, della produzione, per perseguire la massimizzazione non del profitto totale, ma del saggio di profitto.
Le politiche fiscali possono essere utili, quindi, solo se abbassano la redditività del settore speculativo rispetto a quello produttivo. Ma per riuscire in questo necessitano di essere globali (perché la piazza speculativa è delocalizzata, apolide) e da esser precedute da una revisione delle regole di contabilità bancaria, che consentono massicci occultamenti di ricavi e utili realizzati nell’erogazione del credito, nel senso più volte indicato negli scritti miei e di altri (v. Euroschiavi e La Moneta Copernicana), le cui analisi e previsioni stanno ricevendo la più dura delle conferme. Però anche questo sarà insufficiente, se si continuerà a consentire che una moneta fiduciaria, prodotta a costo zero e senza garanzia/convertibilità, in regime di monopolio privato non regolato, venga trattata come merce. Qualsiasi passo in questa direzione presuppone che si interrompa l’azione finanziaria e politica dei monopolisti (grandi famiglie finanziarie e bancarie, direttori delle banche centrali) ossia che i governi (via G8 e servizi di sicurezza) dispongano il loro arresto e la segregazione in un regime del tipo di Guantanamo, per prevenire che essi si oppongano in qualsiasi modo, e che abbiano contatti con l’esterno. Non si può pensare che l’orso consegni la sua pelle su garbata richiesta, foss’anche con voto popolare. Si tratta di riforme possibili solamente se, prima, si abbatte il potere del monopolio. E questo orso è molto più pericoloso e organizzato dei terroristi islamici, veri o supposti. Quindi le mezze misure non servirebbero.
Ma come riorganizzare il sistema monetario e bancario, dopo l’eliminazione del monopolio? Ne La Moneta Copernicana (Nexus 2008), scritto assieme a Nino Galloni, ho delineato l’alternativa all’attuale sistema basato sulla distruttiva moneta-debito e sul monopolio privato della funzione monetaria:
“Avremo lo Stato che, attraverso un suo organo di regolazione del money supply – organo costituzionale, tecnico-economico, meglio configurabile come quarto potere dello Stato, e per quanto possibile super partes e indipendente monitorerà in continuo la situazione monetaria ed economica nazionale e internazionale, accertando di quanta liquidità abbisogni il paese per impiegare o sviluppare al meglio i propri fattori produttivi (sui criteri per stabilire questo ‘meglio’ ritorneremo presto), e vigilerà soprattutto affinché non si producano situazioni di demonetazione, ossia di insufficienza della moneta disponibile rispetto al fabbisogno, che causerebbe un rischio di deflazione e recessione.
Quest’organo darà conseguenti disposizioni a un dipartimento del Ministero del Tesoro di creare ed immettere nel mercato la quantità di moneta ritenuta opportuna, o di ritirare quella che risulti in eccedenza (mediante prelievi fiscali, vendite di beni pubblici comprese riserve auree, vendite di valute estere, etc.).
Verrà così creata tutta la moneta, ossia tutto il money supply: sia quell’8% che oggi è costituito da moneta legale (cartamoneta e monetine), sia quel 92% che oggi è costituito da moneta scritturale delle banche; il money supply consisterà tutto di moneta legale, la quale sarà affiancata solo da moneta complementare, essendo alle banche proibita la creazione di liquidità. Il Ministero del Tesoro emetterà la moneta, per una parte, sotto forma di monete metalliche, per una parte sotto forma di cartamoneta, per il resto sotto forma di annotazioni contabili (informatiche o anche su supporto cartaceo). Registrerà l’importo di ogni emissione tra le entrate tributarie.
Per disposizione costituzionale, vincolerà in bilancio la spesa del valore delle emissioni a impieghi produttivi (investimenti, infrastrutture, etc.) – ossia tali da generare un aumento di ricchezza reale a copertura dell’importo dell’emissione, onde prevenire tensioni inflative.
Le uscite diverse dagli investimenti produttivi saranno coperte da entrate non derivanti dall’emissione di moneta.
L’immissione della nuova moneta avverrà attraverso:
-investimenti diretti
-erogazioni di mutui a banche di credito e altri soggetti.
-sovvenzioni alla produzione.
In tal modo, lo Stato eserciterà la funzione sovrana e politica di creare denaro prelevando potere d’acquisto dalla nazione e spendendo e investendo nell’interesse di essa senza indebitarla né tassarla; e le banche non creeranno più moneta contabile (e debito infinito), non preleveranno più tasse occulte dai cittadini e dalle imprese, ma svolgeranno la funzione loropropria di intermediari del credito: raccoglieranno il denaro prendendolo a prestito dai risparmiatori e dallo Stato, pagando loro un tasso di interesse che sarà stabilito dal mercato, e lo presteranno ai loro clienti a tassi e condizioni che saranno stabiliti, a loro volta, dal mercato. Guadagneranno sullo spread, sulla ‘forbice’. Le banche presteranno quindi solo il denaro che esse effettivamente hanno in proprietà ho hanno ricevuto in prestito (mutuo) dai depositanti; di conseguenza, non vi sarà più riserva frazionaria, ma riserva totale. Certamente, in un simile sistema sussiste il rischio che la sovranità bancaria,tolta formalmente alle banche e trasferita allo Stato, venga nuovamente privatizzata, nel senso che lo Stato stesso è ‘privatizzato’, ossia oggetto di possesso e lottizzazione partitocratica o a corporate takeover. Ma a questo rischio si opporrebbe la chiarezza oramai fatta, la conoscenza diffusa, circa i meccanismi fondamentali della moneta e il loro impatto su economia e società. Diverrebbe, cioè, impossibile continuare a ingannare e a governare con l’inganno il mercato, gli operatori economici, i contribuenti, come lo si sta facendo ora.” (pag. 127 ss).
41 Werner, 2005, 258.
142 Zarlenga, 663 ss., propone una riforma analoga.
139 Così raccomanda Anche Zarlenga, 657
140 La principale obiezione di merito alla creazione del denaro da parte dello Stato in funzione di pagare le proprie spese, è che essa si tradurrebbe, per ragioni di demagogia, in un’espansione monetaria incontrollata e inflazionistica. A questa obiezione, oltre a richiamare quanto già detto, si può replicare:
-in primo luogo, che il sistema attuale è in ogni caso peggiore, perché lascia a un sistema bancario privato la possibilità  di compiere un’espansione dei mezzi monetari incontrollata, destabilizzante, e destinata ad attività speculative delle banche stesse;
-in secondo luogo, che una creazione eccessiva di liquidità da parte dello Stato può essere prevenuta con vincoli costituzionali e con l’affidamento della regolazione a un organo indipendente dai partiti politici; e, ancor più, con la divulgazione della conoscenza di quello che oggi rimane, per quasi tutti, il segreto della moneta.
Raccomando al governo Tremonti, prima di lasciarsi sconfiggere, marginalizzare o rottamare dagli eventi e dai poteri forti, di spiegare alla gente, e soprattutto al serttore produttivo, come stanno veramente le cose, quale è la causa dei mali in cui ci dibattiamo – ossia il monopolio privato irresponsabile di credito e moneta. Il momento è giusto perché molti si interessino, capiscano, e si muovono in modo tale da consentire una riforma decente anzichè il proseguire di un processo distruttivo che porta solo alla disperazione.
13.08.11 Marco Della Luna

Dietro la notizia

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Nicoletta Forcheri