Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

martedì 31 gennaio 2012

Il furto del nostro oro.

L'ORO NON E ' LORO
LORO DICONO CHE E' LORO
MA L'ORO NON è LORO
E L'ORO NON E' NEANCHE L'ORO
QUELL'ORO DEL SANGUE CONTRO L'ORO
PERCHE' L'ORO NON E' SANGUE
SOLO PER LORO L'ORO E' ORO E SANGUE ED E' LORO
CHE SE LO TENESSERO, A NOI LA TERRA, IL SANGUE, LA LIBERTA'

Dopo lo spostamento fisico di parte del nostro oro in 'gentile' concessione come pegno di chissà quale traffico nei caveaux di BIS, Bank of England e Federal Reserve, dopo la diatriba tra Tremonti che rivendicava l'oro d'Italia come proprietà dello Stato italiano e Trichet che ne attribuiva la proprietà alla Banca d'Italia (e quindi anche parzialmente a Francia e Germania, attraverso le sue azioniste) ecco adesso arrivare la ciliegina: dovremmo regalare l'oro alla Germania (ma penso anche alla Francia) per cancellare parte di un debito fraudolento fatto di carta straccia abusiva. Non vi ricorda il furto dell'oro delle banche del Meridione che all'Unità d'Italia fu forzosamente scambiato con la carta straccia della banca d'Italia perché i Savoia ne avevano bisogno per rimborsare il loro debito ai Rotschilds? A me ricorda anche un furto d'oro più recente, quello  della guerra alla Libia che voleva istituire una valuta d'oro per l'Africa e la vendita del petrolio. Insomma vi siete mai chiesti come mai il Nord frega sempre il Sud, e non viceversa?
Io proporrei a lorsignori un 'bargain': si prendessero tutto l'oro che vogliono ma in cambio se ne andassero, chiudessero le basi militari, chiudessero le loro fabbriche, la Nestlé, GDF Suez ci restituisse acqua gas rigassificatori deal di rifiuti, EDF Edison ci restituisse il business dell'illuminazione pubblica le centrali e se ne andasse, auchan e carrefour togliessero le grinfie dalle nostre cose, le banche straniere se ne andassero via dalla banca d'italia e da tutte le controllate per meglio nazionalizzare le altre, se ne andassero da tutte le trivelle in terraferma e in mare, rinazionalizziamo l'ENI e introitiamo i nostri idrocarburi con prezzi minimi ai cittadini, se ne andassero dal nostro business del sole, se ne andassero dalle nostre terre agricole, dai nostri semi, ci restituissero tutti i brevetti e il falso made in Italy, riprendiamo le nostre bibite fatte con vere arance amare, orzate, ecc, tutti i ladri che si sono arricchiti sulle nostre invenzioni, se ne andassero dalle autostrade, dai porti, gli aeroporti, da Alitalia, dalla Tirrenia, ricostruiamo l'IRI, ci restituissero tutto ciò che ci hanno rubato, non prima di avere fatto un dettagliato inventario e restituissero infine a Cesare quel che è di Cesare. A quel punto vedremmo chi è veramente in default. (NF)

martedì 24 gennaio 2012

2. Il Club dei Monti

Monti è anche Senior Advisor di Goldman Sachs, quella banca che ha speculato sui titoli del debito, e che secondo Le Monde sarebbe all'origine del default greco mentre il giornalista di indagine Greg Palast (cfr. http://it.peacereporter.net/articolo/31466/Grecia,+un+collasso+targato+Goldman+Sachs ) descrive dettagliatamente come la GSI abbia truccato i conti della Grecia, con uno strumento teorizzato e difeso dall'allora vice presidente di Goldman Sachs International (Londra) per l'Europa (dal 2002 al 2005), Mario Draghi, una sorta di swap dall'euro al dollaro, uno strumento a termine che come una bomba a orologeria sarebbe poi scoppiato con la necessità di rimborsare quell'importo nascosto nel frattempo lievitato. Uno strumento che ha fatto introitare profitti a GSI di un valore tuttora segreto, quando ha rivenduto come da contratto tale strumento alla National Bank of Greece, banca commerciale distinta ma forse parzialmente proprietaria della Banca centrale greca - ipotesi tutta da verificare - altrimenti non si spiega che tale debito sia poi scoppiato in faccia a tutto il paese.
Una Goldman Sachs che per molti operatori del settore ha innescato l'attacco sull'Italia (cfr.http://www.milanofinanza.it /news/dettaglio_news.asp?id=201111100904011010):
Lo si legge in un articolo di MF che spiega che neppure l'ombrellino
della Bce, con l'acquisto di titoli di Stato italiani, e' servito. Goldman
Sachs ha dato il via a un vecchio giochetto: con opportune vendite si
schiacciano i prezzi dei Btp il piu' possibile per poi, un attimo prima
del superamento della crisi (le dimissioni effettive di Berlusconi), farne
incetta a prezzi da saldo.
Una BCE che ha cominciato a comprare i nostri titoli, per fare scendere la febbre, unicamente quando Berlusconi si è dimesso. Vero e proprio ricatto.
Ma chi sono questi 'mercati' che tiranneggiano la nostra vita? Sono il contrario del libero mercato, quello che vediamo in piazza, fisicamente, visto che si comporta - Marx insegna - come un cartello monopolista che spadroneggia il mondo: sono i proprietari della Federal Reserve, e le loro propaggini o meglio i loro patrigni europei. E' a loro che Monti (e fratelli) rende conto, in qualità di membro del comitato direttivo del Bilderberg - club anglosassone transatlantico dalle decisioni di politica globalista segrete - voluto dal principe di Olanda e David Rockefeller; è alla loro logica che sottosta in qualità di membro del consiglio di amministrazione di Coca Cola, alla loro nazionalità che appartiene in virtù della sua carica dal 2010 di presidente per l'Europa della Trilaterale, la lobby fondata e finanziata dallo stesso David Rockefeller, il magnate proprietario di banche e corporations, tra cui Goldman Sachs (?), Monsanto (?), Exxon (?), Chevron Texaco Unocal (?).
Attraverso la comproprietà della Federal Reserve, Rockefeller e GS, i cui azionisti Soros, Paulson, Warren Buffett e uno sceicco, tra gli altri, hanno la prerogativa di stampare moneta, assieme alle altre sorelle azioniste, non si sono mai privati di servirsi della stampa della moneta per arricchire e salvare le loro banche, far penetrare a consociate e controllate mercati senza concorrenza.
Tra le banche azioniste della Federal Reserve americana figurano: oltre alle banche Rothschilds di Londra e di Berlino, alle Warburg di Amburgo e di Amsterdam, alla Lehman Brothers di New York, alla Lazard Brothers di Parigi, alla Kuhln Loeb di New York, alla Chase Manhattan di New York, naturalmente la Goldman Sachs di New York... (http://www.disinformazione.it/banchecentrali.htm). Pertanto Monti è finanziato dal club dei proprietari della Federal Reserve, che continua a stampare moneta per salvare le banche sue azioniste (cfr. http://www.appelloalpopolo.it/?p=1633) con un giochetto che privatizzando i profitti e socializzando le perdite, indebita il mondo intero, poiché ad ogni emissione di dollaro 'sovrano' destinato ai circuiti finanziari bancari equivale un debito (buono del tesoro) che poi il normale cittadino dovrà ripagare, con perdita di potere di acquisto, tasse, interessi, mutui, rientri dai mutui e aumenti di prezzo dovuti all'inflazione della stampa moneta e alla privatizzazione dei servizi ex pubblici, oppure con tributi di sangue come in Libia o in Irak, nei casi in cui un cosiddetto 'dittatore' non volesse piegarsi alla logica del debito imposta dagli strozzini internazionali.
Gli stessi titoli del debito americano sono massicciamente comprati dalla banca centrale cinese che svolge il ruolo di scaricabarile quando stampa moneta sovranamente non già per redistribuire la ricchezza equivalente allo sviluppo del paese ma per reggere il gioco della stampa illimitata della Federal Reserve nella speculazione finanziaria globale. Peraltro la banca nazionale cinese è azionista al 20% della banca Edmond de Rothschilds (cfr. http://www.infowars.com/bank-of-china-buys-into-rothschild-bank/), il ramo francese, che si è poi fuso con la Rothschilds di Londra. Tale giochetto dei poteri molto forti in realtà lascia presumere che le partecipazioni siano incrociate, con la banca dei Rotti azionista di filiali della banca centrale cinese. Donde si spiega la forte spinta alla globalizzazione cinese...sponsorizzata dalla ragnatela dei Rotti.
Tant'è vero che Rotti e fratelli oramai controllerebbero tutte le banche centrali del mondo tranne quelle di Iran, Cuba e Corea del nord, dopo avere preso il controllo delle altre quattro, Afghanistan, Iraq, Sudan e Libia (cfr.http://www.godlikeproductions.com/forum1/message1680855/pg1) - notizia da controllare: sono quattro dei paesi privatizzati dal Club dei Monti, dopo le invasioni seguite al pretesto dell'11 settembre e del terrorismo: la presa di controllo della banca centrale libica è stata consumata sin dai primi bombardamenti, quest'anno, quando hanno preso di mira la Zecca, bombardamento preceduto alla presunta privatizzazione totale, di una banca che era già stata parzialmente "aperta" al club dei Monti: traspare dai cabli di Wikileaks (cfr. http://www.cablegatesearch.net/cable.php?id=10TRIPOLI39&q=efin+libya&fb_source=message) che BNP Paribas Securities Corp, banca misto pubblico privato Francia/Belgio + Axa, banca dealer della Federal Reserve filiale di New York,
la cui banca madre è dealer,o banca specialista in titoli del Tesoro italiano,
banca associata di Banca d'Italia attraverso BNL, e che controlla in particolare Agos Ducati, Findomestic e Artigiancassa, aveva già acquisito una congrua partecipazione nella banca centrale libica con l'opzione di acquisirne un'altra posteriormente: esattamente come la tecnica di Edf su Edison, che era già controllata al 50% dai francesi al momento dello scoppio dello scandalo... I giornalisti non sapevano, perché era troppo complicato fare il disegnino della struttura proprietaria su un pezzo di carta: nel 2007 lo avevo già scritto che Edison apparteneva ai francesi:
Una BNP Paribas che, dalla lettura di un cablo di Wikileaks del 14 gennaio 2010 (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2011/11/la-banca-centrale-di-libia-parzialmente.html) risulterebbe già parzialmente proprietaria della banca centrale libica nel 2007. Si legge infatti che il sistema bancario è nel 2010 dominato da quattro banche detenute totalmente o in maggioranza dalla Banca centrale libica (la Banca della Jamahiriya che si è fusa con la Banca Umma nel 2008, la Banca Wahda, la Banca del Sahara e la Banca commerciale nazionale) che detengono quasi il novanta per cento del settore bancario libico degli asset, ognuna con un capitale di almeno 100 milioni di dinari libici mentre due di loro (le banche Wahda e Sahara) furono recentemente privatizzate. Si legge anche che la BNP Paribas di Francia ha acquisito il 19% della Banca del Sahara nel luglio 2007 acquisendo il controllo operativo della banca. L'accordo includeva un'opzione con la possibilità per BNP Paribas di acquisire ulteriori azioni fino al 51% del capitale della Banca Sahara nei prossimi tre-cinque anni, scadenza che sarebbe caduta l'anno prossimo, probabilmente senza conseguenza per l'assetto proprietario non fosse intervenuta la guerra. Vi è stata anche un'asta pubblica per privatizzare la Banca Wahda, dove è stata scelta la banca araba di Giordania, a discapito di banche francesi e italiane, non citate, con un'offerta sul 19% delle quote e l'opzione di aumentare la partecipazione al 51% entro 3-5 anni. Forse che l'intellighentzia libica non voleva accettare che l'opzione di BNP Paribas venisse esercitata?
Ricordo che BNP Paribas è l'azionista di riferimento, in joint-venture con l'impero di Albert Frère, di GDF Suez, Total, Lafarge, Imerys, Pernod Ricard, Banca Leonardo, Transcor Astra, un colosso che passando da scatole occulte in Svizzera e Olanda, arriva alla City di Londra, fino al colosso energetico del Canada.
Per tornare a bomba su Monti egli è anche presidente onorario di Brueghel, di cui è stato il primo presidente, un gruppo di lobby ibrido creato nel 2005 e composto, e finanziato, da 16 Stati membri e 28 multinazionali, ora ridotte a venti, una delle tante prove concrete del nesso potente esistente tra legiferazione europea e grossi monopoli privati, tra finanziamenti pubblici a vantaggio di interessi privati, tra finanziamenti privati e governi accondiscendenti con leggi pro multinazionali (cfr. http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=21658 ).
Voluto dalla solita coppia francogermanica, nel 2003, Brueghel è un think tank con base a Bruxelles ufficialmente 'indipendente' per dedicarsi 'all'economia internazionale', ma in realtà finanziato dalla fondazione Marshall tedesca, e da aziende come: Goldman Sachs, sempre lei, Areva, la multinazionale pubblica francese per il nucleare, EDF, la multinazionale pubblica francese per l'energia, France Telecom, la società francese delle telecomunicazioni, GDF Suez, il polo energetico misto pubblico privato francese dopo la mega fusione - consigliata dalla lobby? - contro qualsiasi norma della concorrenza UE, che ci sta privatizzando l'acqua, i rigassificatori, i rifiuti, l'illuminazione pubblica, Renault, e poi Unicredit Group, Telekom (telecomunicazioni tedesche), Deutsche Bank, Samsung, Pfifer, Syngenta (OGM), Google, Microsoft, Solvay (diventata Suez).
Quello che sciocca è che tale lobby che segue e influenza pesantemente le decisioni dei G20, annovera niente meno che la Banque de France, oltre alla BEI e alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo. Non è un'assimmetria? Come mai la Banca centrale di Francia e non le altre? Ciò è indizio che conferma che la Banca centrale di Francia è diversa dalle altre nel senso che ancora di dominio pubblico è controllata indirettamente dallo Stato francese attraverso uno o due funzionari nominati dal governo.
Nel consiglio di Brueghel siede anche il nostro Direttore del Tesoro, Vittorio Grilli, di cui corre voce che avrebbe declinato l'invito a diventare vice ministro per per volare da... Goldman Sachs. Più di un filo lo lega a Monti: bocconiano, ex ragioniere dello Stato, ex amministratore delegato di Credit Suisse First Boston con base a Londra, già partecipante al primo golpe, quello del 1992, quello del Britannia, come capo dipartimento tra il 1994 e il 2000 per le privatizzazioni presso il ministero italiano del tesoro, del bilancio e della Portrait of Vittorio Grilliprogrammazione finanziaria, membro dell'Aspen Institute Italia, finanziato da Rockefeller, ha ricoperto la carica di presidente della Rete di privatizzazione dell'OCSE ed è amministratore in numerose società non quotate.
Attualmente membro del Fondo EFSF, il fondo europeo per la stabilità finanziaria che distribuisce fondi estorti al popolo per salvare le banche, dicendo che salva gli Stati, egli svolge un ruolo di primo piano come architetto del MES, quell'amministrazione immune da parlamenti e magistratura che sarà dotata di facoltà ingiuntive, di sequestro e di accusa nei confronti di qualsiasi Stato membro, il futuro direttorio di governo monetario (cfr. http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2011/10/mes-la-nuova-dittatura-europea-ratifica.html ).
Egli è anche presidente di un Comitato economico e finanziario semi segreto, un ufficio dentro la Commissione europea, che lavora alla formazione di un governo monetario più integrato, a favore dell'asse francotedesco. Tutto scrupolosamente di nascosto. Con tanto di segretariato in uno dei palazzi della Commissione europea a Bruxelles, ha la missione di vigilare sul rispetto del trattato di Maastricht e per completare la terza fase dell'Unione monetaria europea, mi chiedo: ma quanto questa carica è compatibile con quella di Direttore al Tesoro in Italia??
Questto è un cumulo di funzioni tecnocratiche inaudite e inaccettabili - milionarie - soprattutto che Grilli sta lavorando in Europa per la creazione di un governo monetario che sfocerà nella dittatura finanziaria. Con quale diritto cumula queste cariche?
Assieme a Bassanini, Grilli ha in comune l'appartenenza al consiglio di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti di cui quest'ultimo è il presidente, quel Bassanini che assieme a Monti, è stato cooptato nel Comitato Jacques Attali (cfr.http://www.senato.it/notizie/136525/150605/genpagina.htm ) dal nome del banchiere della BERS, per la liberazione della crescita economica... francese. Che ci fanno questi grand commis cooptati dalla Francia, ai vertici delle istituzioni del nostro paese???
Non c'è che dire, è proprio un governo ombra arrivato allo scoperto: non per niente Scilipoti alla Camera il giorno delle dimissioni di Berlusconi, sia pur interrotto dal presidente della Camera, Fini (sic!) - membro della European Council of Foreign Relations, finanziata da Rockefeller e Soros (in compagnia in particolare di Emma Bonino, D'Alema, Barnabé, Cohn Biendit, Pascal Lamy, presidente dell'OMC, Etienne Davignon, ex presidente onorario del Bilderberg, Javier Solana, ex Segretario generale della NATO ) nonché al Bilderberg, ha parlato di un golpe finanziario, il golpe del club dei Monti:



L'intervento di Scilipoti:

Nicoletta Forcheri

venerdì 20 gennaio 2012

La rivoluzione è già iniziata, ma non te lo dicono

CIO’ CHE NON TI DICONO E’ CHE LA RIVOLUZIONE E’ GIA’ INIZIATA, IN SICILIA.

Pubblicato il17 gennaio 2012
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La rivoluzione é iniziata. l’Italia si sta destando. Basta lacrime e sangue, basta tasse e rinunce per pagare i debiti che il nostro governo ha contratto con le banche private. Il popolo italiano si indebita, aziende falliscono, le nuove generazioni non avranno la pensione, i giovani non hanno lavoro. É ora di dire basta.
Forse non lo sapete, dato che tutti i principali media hanno deciso di non parlarne, ma in Sicilia é iniziata la rivoluzione. Se la notizia si propagasse per tutta l’Italia, se lo spirito di ribellione dei nostri amici siculi dovesse attecchire in tutto lo Stivale, il popolo italiano, unito nella protesta, potrebbe riprendersi la propria sovranità. Gli italiani tornerebbero padroni a casa propria. Assisteremo alla cacciata dei creditori stranieri, riprenderemo in mano il nostro debito pubblico impazzito, nazionalizzeremo la nostra moneta. Indiremo un referendum per consacrare democraticamente il nostro volere. Ci sarebbero nuove elezioni così, finalmente, saremo noi ad eleggere chi ci governerà.
Ok, sto divagando in fluttuanti proiezioni oniriche, torniamo con i piedi per terra: La Rivoluzione Siciliana é un dato di fatto, sta accadendo realmente. É cominciato l’altro ieri il blocco pacifico di tutta la Trinacria. Tutti i principali porti, le raffinerie e gli snodi dell’isola sono stati occupati. Questa battaglia sociale e culturale é già stata battezzata come il movimento delle “5 giornate di Sicilia”.
Alla rivoluzione stanno partecipando non solo giovani, disoccupati e sotto-occupati ma anche imprenditori, agricoltori, pescatori, trasportatori e commercianti. Tutta la Sicilia é in sobbuglio. L’intera società siciliana é incazzosamente in fermento, contro Monti e i suoi amici.
Si legge sui manifesti: “Non una guerra tra poveri, ma una guerra insieme contro questa classe dirigente che ancora una volta vuole farci pagare il conto. Vogliamo scrivere una pagina di storia e la scriveremo. Siamo siciliani veri ed invendibili. Ora il gioco comincia a farsi duro”. Meenghia, qui si fa sul serio!
La grande chiamata alla protesta parte da una piccola associazione di agricoltori ben presto rimpolpata da allevatori ed autotrasportatori,il “Movimento dei Forconi”. la Sicilia ci insegna ancora. Basta una piccola scintilla per dar vita ad un grande fuoco. In pochi giorni, nella terra degli agrumi, si é passati da alcuni manifesti affissi qua e là,  ad una vera e propria rivoluzione.
I “Forconiani” non sono ne di destra, ne di sinistra. Al movimento “Possono partecipare tutti, basta che siano apartitici”. Solo senza divisioni interne possiamo diventare come una grande fiamma che danza armoniosa e flessibile nell’aria, aggraziata e devastante nell’unione di tutte le sue parti. La nobiltà di questo pensiero viene da un gruppo di pastori siciliani, gente umile e semplice ma dai quali dobbiamo tutti imparare. Come ogni rivoluzione che si rispetti, anche questa è nata dal basso. Ora tocca a noi fare in modo che questa grande fiamma non si esaurisca in soli 5 giorni, ma che continui ad ardere per giorni, settimane, mesi; l’incendio deve valicare lo stretto e raggiungere prima Roma e poi Bruxelles. (Prima che qualcuno si improvvisi Nerone, ci tengo a sottolineare la natura pienamente simbolica del mio pensiero.)
In Sicilia si raffina il 50% di tutta la benzina che circola in Italia. É la prima regione d’Europa per la produzione di GPL. Qui confluisce tutto l’oro nero dei viadotti algerini e libici.  E allora perchè tutta la ricchezza che quest’ isola produce va tutta da altre parti? Migliaia di lavoratori sono sfruttati e sottopagati. Mentre le salatissime accise sull’oro nero continuano ad aumentare, la loro condizione peggiora. La rivoluzione non poteva che partire da qui. La regione italiana in cui la condizione di vera e propria schiavitù del popolo italiano è più marcata. Tutti quei soldi che la Sicilia produce vanno allo stato che li rigira ai creditori del FMI, della BCE e agli speculatori finanziari, ovvero tutti quei ricchi e pochi privati che detengono il nostro debito pubblico.
Ovviamente, alla grande abbuffata, non può che prender parte anche la nostra casta politica, l’unico gruppo di italiani che non sta risentendo della crisi. Tutto il Parlamento italiano guidato da Monti, l’amico degli speculatori finanziari e delle banche, sta remando contro il popolo italiano, sta continuando a fare gli interessi della BCE, del FMI e delle grandi banche che mirano soltanto a spillare a noi italiani quanti più soldi possibili. Purtroppo per loro però l’Italia è ormai all’osso e gli italiani sono particolarmente incazzati.
Proprio da queste raffinerie é partita la rivolta. Dal 15 gennaio, fino al 20, nessun TIR trasporterà un centilitro di benzina raffinata.
Si legge sul manifesto dei Forconiani: “Stanotte alle ore 00 del 15 gennaio – leggiamo – si muoveranno i Tir degli autotrasportatori siciliani presso i presidi stabiliti in tutte le province, accompagnati da manifestanti provenienti da tutta I’Isola per gridare forte l’indignazione contro una classe politica di ladroni e nepotisti. Il sistema politico istituzionale è al collasso, i politici rubano a doppie mani ,la stessa cosa fanno i burocrati, non c’e… spazio di discussione per risolvere il problemi della gente. Lombardo presidente della Regione siciliana si dichiara incapace d’intervenire, mentre l’economia del’Isola è ferma e le aziende e le famiglie sono al fallimento. Tutti ci aspettiamo delle risposte, ma non sappiamo da chi. Questo è il momento cruciale per intervenire, per cambiare le regole democratiche ed istituzionali: la rivolta dei siciliani è necessaria ed urgente. A morte questa classe politica come si è fatto contro i francesi con il vespro”.
Elenco qui sotto i punti caldi in cui le principali manifestazioni si stanno ingigantendo sempre più:
  • Provincia di CataniaPiazzale antistante il Porto di Catania
  • Zona Industriale Rotonda VIII Strada
  • Tangenziale di Catania pressi svincolo Paesi Etnei
  • SS 114 Bivio pressi Hotel Orizzonte
  • Trepunti di Giarre
  • Provincia di MessinaPiazzali antistanti i Porti di Messina
  • Ingresso Milazzo, svincolo Giammoro
  • In prossimità del casello autostradale di Villafranca Tirrena
  • In prossimità del casello autostradale di Tremestieri
  • Provincia di PalermoCirconvallazione pressi rotonda di Via Oreto
  • Piazzale antistante il porto di Palermo
  • Piazzale antistante il porto di Termini Imerese e c/o la Zona Industriale
  • Rotonda Villabate
  • SS 121-189 Palermo – Agrigento in prossimità del bivio Vicari
  • Provincia di SiracusaRaffineria ESSO/ERG/SAXXON/AGIP/ENI
  • Autostrada SR / CT in prossimità dello Svincolo di Lentini
  • SS 115 pressi uscita svincolo di Avola
  • Provincia di RagusaScicli Contrada Rizza in prossimità del mercato dei fiori
  • Modica – Sacro Cuore
  • Piazzale antistante il Porto di Pozzallo
  • Piazzale antistante il Mercato di Donnalucata
  • Provincia di AgrigentoLa Rotonda Giunone
  • Provincia di CaltanissettaHotel Ventura / Rotonda Capodarso
  • Prossimità Raffinerie ENI-ENIMCO di Gela
  • Ingresso Gela provenienza Caltagirone
  • Rotonda Capodarso
Fino ad ora, i primi due giorni di protesta sono andati alla grande: “Cento mila siciliani scendono in piazza in tutta la Sicilia facendo esplodere tutta la loro rabbia contro questa classe politica di delinquenti e ladroni e i pochi giornali e tv nazionali non sanno riportare le notizie”, dice Martino Morsello, del ‘Movimento dei Forconi’, che ringrazia la stampa estera e gli osservatori esteri che, aggiunge, “stanno guardando a questi moti rivoluzionari siciliani come un obiettivo da trasmettere a tutto il popolo europeo che aspetta gli esiti di quanto succede in Sicilia”. La stampa italiana invece è tutt’ora latitante: Sembra che Monti abbia imparato molto da Berlusconi.
Lo slogan della rivolta é:  “Si’ un omu camina calatu torci la schina, se un populu torci la storia” non ho la più pallida idea di cosa voglia dire, ma sono sicuro che siano parole gagliarde.
La terra di Luigi Pirandello, Giovanni Verga, Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri, la terra che tanto ci ha insegnato, continua ad insegnarci. É il momento che tutta l’Italia prenda ad esempio il popolo siciliano, che si ribelli all’unisono in nome della ripresa della nostra sovranità popolare. Non dobbiamo farci fermare dai poteri forti che hanno messo a tacere tutti i principali media italiani. Loro sono consci che in Sicilia sta nascendo qualcosa di pericoloso e vogliono soffocare le nostre grida, sul nascere. Non possiamo permetterlo.
Sui blog però la vera informazione non si può fermare. Il bisbiglio della rete é un fastidioso rumore di sottofondo che farà vibrare sempre più i timpani di Monti e dell’Europa. Ora é solo un bisbiglio, a breve sarà un coro intonato di grida, un’orchestra di ugole vibranti. I loro timpani esploderanno.
Tutti però devono fare la loro parte. La vera informazione deve girare. Solo così lo spirito rivoluzionario dalla Sicilia arriverà fin su in Val D’Aosta. Dalla Sicilia iniziò la liberazione dell’occupazione nazista, ora dalla bella isola a tre punte può iniziare la liberazione dell’ Italia e dell’Europa dall’oppressione delle banche. Tutti alle forche! ehm, ovviamente anche questa affermazione è una metafora, s’intende.
ULTIMI AGGIORNAMENTI (clicca sul titolo qui sotto per leggere):

INCREDIBILE! UMBERTO BOSSI IMBRACCIA IL FORCONE E SI UNISCE AI SICILIANI!

LEGGI ANCHE: LA RIVOLUZIONE CONTAGIA LA CALABRIA
VIDEO: “SPUNTA IL FORCONE CON MONTI” CHE SPETTACOLO L’INNO DELLA RIVOLUZIONE SICILIANA!

QUESTI SONO I VIDEO SULLA RIVOLUZIONE SICILIANA CHE NON TI PERMETTERANNO MAI DI GUARDARE IN TELEVISIONE: CLICCA QUI.

giovedì 19 gennaio 2012

I Forconi bloccano la Sicilia: "30000 persone agguerrite"

Fonte: http://www.ilgiornale.it/interni/esplode_rivolta_forconimorsello_avverte_con_noi_30mila_persone_agguerrite/martino_morsello-forconi-movimento-tir-benzina-protesta-sicilia/19-01-2012/articolo-id=567777

di Andrea Indini

Chi sono? Cosa vogliono? Viaggio all'interno del movimento che sta paralizzando la Sicilia e mettendo in ginocchio la "vecchia" politica

In alto i forconi. La protesta si estende. Dalla Sicilia la protesta si sposta anche in Calabria. Nei camion che da tre giorni sono fermi nelle Raffinerie di Gela e Priolo per lo sciopero contro i rincari sui carburanti e sui pedaggi autostradali sventolano le bandiere della Trinacria. A Catania c'è chi giura di aver visto tra gli agricoltori anche militanti di movimenti dell'estrema destra. E, a Palermo, dove al fianco dei camionisti ci sono gli anarchici del centro sociale Anomalia, la benzina è ormai esaurita nei distributori: solo poche stazioni di rifornimento hanno delle scorte e si registrano lunghe code. E' impossibile etichettare il movimento dei Forconi, salito alla ribalta della cronaca degli ultimi giorni per aver bloccato l'intera Sicilia in soli due giorni. Sull'isola non c'è più una goccia di benzina, non circolano più i mezzi pesanti e i treni vanno avanti a singhiozzo a causa dei continui blocchi.

Oggi è il quarto giorno di una protesta che prevede una settimana di blocco totale e che è destinata ad allargarsi e a contagiare il resto del Paese. "I lavoratori - dicono gli organizzatori - scendono in piazza contro la classe dirigente sorda alle richieste d’aiuto da parte di categorie di lavoratori vittime di una crisi non più soltanto economica, ma sociale". Ma chi sono gli organizzatori di questa mobilitazione anomala, capace di coinvolgere pezzi di società e gruppi politici che hanno poco in comune se non la crisi economica. Tra loro c'è sicuramente Giuseppe Richichi, 62 anni, da un ventennio alla guida degli autotrasportatori dell’Aias: ex trasportatore, è tra i responsabili di un consorzio che gestisce un autoparco a Catania realizzato con fondi pubblici. Accanto a Richichi c' anche Martino Morsello, precario 57enne già deus ex machina di Altragricoltura, ora confluito nel movimento dei Forconi. "In Sicilia per ora abbiamo 100 postazioni di protesta dove ci sono almeno 100 mila persone - racconta Morsello - se dovessimo dare una tessera a chi aderisce al movimento sicuramente non sarebbero meno di 30mila".

Morsello, come l'avete messa insieme tutta questa gente?
"Il movimento dei Forconi è spontaneo."

Non è nato ieri, però...
"Assolutamente no. E' una iniziativa che affonda le sue radici in una protesta che va avanti da almeno dieci anni e che la classe politica ha sempre cercato di zittire. Sei mesi fa questa esperienza è confluita nel movimento dei Forconi."

Perché il "forcone"?
"Perché è un attrezzo, al contempo leggero e forte, che veniva usato cento anni fa per lavorare e per protestare contro i padroni. E' un simbolo, insomma. I nostri forconi rappresentano il diritto alla libertà nel mondo del lavoro. La nostra gente ha visto che il movimento era forte e ha iniziato ad aggregarsi, in modo trasversale, contro una classe politica sorda alle nostre esigenze e che deve essere rinnovata al più presto."

Non avete sezioni di partito né centri di aggregazione: cosa vi tiene insieme?
"Internet e telefono..."

Tutto qui?
"Guardano tutti al nostro movimento per trovare rivalsa rispetto a una classe politica che ha fallito."

Quindi, Morsello, voi non vi rifate a un partito di riferimento, ma avrete pur un riferimento di area ideologica...
"Nelle nostre file contiamo almeno 30mila persone agguerrite, persone che fanno parte di qualsiasi partito, persone che si sono rotte le balle e che vogliono riscrivere le regole della politica e spodestare i burocrati siciliani."

Persone agguerrite? Sembra di sentir parlare il Senatùr...
"Agguerrite ma non armate... Il presidente della Regione Sicilia Raffele Lombardo ha fatto fallire la Sicilia e i siciliani. Per questo il movimento dei Forconi sta facendo un'azione di dissuasione: siamo decisi a portare avanti le nostre rimostranze."

Cosa succederà una volta buttati via i "vecchi" politici?
"Prima di tutto vogliamo nuove elezioni."

E poi?
"Poi, chiediamo una riduzione decisa dei costi della burocrazia e un taglio netto agli sprechi."

Siete già stati contattati dal premier Mario Monti?
"Da Palazzo Chigi ci è stato fatto sapere che Monti è disposto a incontrarci solo se allentiamo la presa."

E voi cosa avete deciso di fare?
"Andiamo avanti aprotestare fino a venerdì, proprio come avevamo deciso di fare. Poi ci organizzeremo nuovamente e metteremo in cantiere nuove proteste."

Insomma, la protesta va avanti a oltranza?
"La ribellione è imminente."

Costa Concordia e le coincidenze

La guerra alle banche centrali di Stato


La nuova tornata di sanzioni sempre più dure decretate dagli USA contro Teheran, perchè? Per obbligare il regime a rinunciare alla bomba atomica? Per proteggere Israele «minacciato nella sua esistenza»? Per mantenere aperto ai traffici lo stretto di Hormutz? Per debellare il «terrorismo» islamico? Per diffondere la democrazia?

La vera ragione l’ha detta di sfuggita, ai giornalisti della AFP, un alto esponente del governo americano sotto condizioni di anonimato: «Abbiamo assoluto bisogno di chiudere la Banca Centrale dellIran». (U.S. wants to ‘close down the Central Bank of Iran’ over nuclear concerns)

«Se una banca (estera) corrispondente di una banca USA vuole fare affari con noi, e fa affari con la Banca Centrale iraniana (per acquistare petrolio), si mette nei guai con noi», ha detto l’anonimo. In particolare, le Banche Centrali estere che trattano con la Banca Centrale iraniana in transazioni petrolifere, subiranno le stesse draconiane sanzioni varate dagli USA per Teheran.

Allora sarà il caso di rispolverare la più screditata delle teorie complottiste, già sollevata, e ridicolizzata e demonizzata nel 2003, quando gli USA hanno occupato l’Iraq?

Solo sei mesi prima, il cattivissimo Saddam Hussein aveva cominciato ad accettare euro, anzichè dollari, in cambio del suo greggio: una minaccia immanente per il dollaro come moneta di riserva globale.

Teheran ha già da tempo lanciato un simile tentativo, con una Borsa petrolifera dove si compra e vende senza dollari.

Gheddafi stava minacciando di fare lo stesso, lanciando uno sforzo per rifiutare il dollaro e l’euro, e chiamando le nazioni africane ed arabe a usare una moneta comune a copertura aurea, il gold dinar.

Dico la verità: a chi scrive questi tentativi parvero così velleitari e improvvisati, da non poter credere che costituissero il casus belli per Washington. Ma in un serissimo blog finanziario, «Market Oracle», notava poco prima dei bombardamenti anglo-franco-americani (e italiani) per proteggere i civili libici dalle stragi del cattivissimo colonnello:

«Un fatto che non viene mai notato dai politici e dai media occidentali: la Banca Centrale di Libia è posseduta al 100% dallo Stato. Attualmente, il regime libico crea la propria moneta, il dinaro, per mezzo della attrezzatura della propria Banca Centrale. La Libia è una nazione sovrana, con le sue grandi risorse, capaci di sostenere il proprio destino economico. Ma il grave problema per i cartelli bancari globali è che, per fare affari con la Libia, devono passare attraverso la sua Banca Centrale e la sua valuta nazionale, un luogo dove non hanno alcun dominio. Quindi, la chiusura della Banca Centrale di Libia non apparirà nei discorsi di Obama, Cameron e Sarkozy, ma è sicuramente in testa alla lista delle motivazioni».

Infatti ancor prima di cominciare «la lotta per la libertà e la democrazia» sotto la protezione dei bombardieri NATO, a metà marzo 2011, i cosiddetti «ribelli» di Bengasi dichiararono la loro volontà di creare una Banca Centrale nuova al posto di quella di Gheddafi.

«Non ho mai sentito prima di una Banca Centrale creata in pochi giorni da una rivolta popolare», ironizzò l’analista Robert Wenzel sull’ufficialissimo Economic Policy Journal: «Ciò induce a ritenere che siamo in presenza di qualcosa di più che bande di ribelli straccionie di influssi molto sofisticati».

Senza alcuna ironia, John Carey, commentatore principe della CNN, diceva in diretta:  «È la prima volta che un gruppo rivoluzionario crea una Banca Centrale mentre è ancora impegnato nei combattimenti contro il regime politico insediato. Ciò indica come i banchieri centrali siano divenuti estremamente potenti ai giorni nostri».

Forse per coincidenza, Sarkozy in quegli stessi giorni definiva la Libia «una minaccia» per la finanza internazionale. (Libya: another neocon war)

La Libia? Un Paese di 7 milioni di abitanti? Ma Gheddafi sedeva sopra riserve d’oro per 150 tonnellate, abbastanza per cominciare il lancio del Gold Dinar.


Wesley Clark
  Wesley Clark
Il generale Wesley Clark, già comandante supremo della NATO in Europa (guidò l’attacco alla Serbia per il Kossovo) ha raccontato nelle sue memorie che nel 2001, un amico al Pentagono gli parlò del «piano quinquennale» deciso da Rumsfeld: dopo l’Afghanistan, gli USA avrebbero attaccato l’Iraq, e poi «Siria, Libano, dopo Libia, Somalia, Sudan e infine Iran».

La celebre analista finanziaria Ellen Brown notava che i sette Stati menzionati avevano una cosa in comune: «Nessuno della lista è membro della Banca dei Regolamenti Internazionali, che ne ha 56. Ciò li pone al di fuori della portata del braccio regolatore della Banca Centrale delle Banche Centrali...». (LIBYA: ALL ABOUT OIL, OR ALL ABOUT BANKING?)

In Libia, frattanto, crescono la rabbia, il malcontento e speranze o voci di una contro-rivoluzione. (Rumor and Anger Mount in Libya)

La libertà non è arrivata, ai libici è arrivata invece – dopo 150 mila morti negli scontri e bombardamenti – la miseria prima sconosciuta: mancanza di cibo e di generi di necessità, file ai distributori dove la benzina è razionata, il governo di transizione accusato di non far niente per rimettere in piedi il sistema di stipendi pubblici (i due terzi dei libici erano in un modo o nell’altro mantenuti dallo Stato) migliaia di prigionieri ancora detenuti nelle carceri dei ribelli per aver combattuto per la Jahamairiya, forse torturati o uccisi, che la Croce Rossa cerca invano di visitare.
Intanto, navi della NATO occupano i porti e le piattaforme petrolifere, negli impianti sono al lavoro tecnici del Katar e degli Emirati che hanno sostituito i lavoratori libici, ora disoccupati.

La situazione è così grave, che l’esercito americano ha concentrato a Malta 12 mila uomini, pronti a calare in Libia per mantenere l’ordine, e salvare la democrazia, nonchè ovviamente la nuovissima Banca Centrale. (Cynthia McKinney: Why is President Obama sending 12, 000 U.S. troops to Libya?)

A questo punto, l’Iran è oggi uno dei pochi Stati rimasti che dispongono di una Banca Centrale di Stato, anzichè privata. È chiaro che valute coperte dall’oro o dal petrolio nazionale, fuori della portata dei regolatori globalisti privati, minaccia davvero il potere della finanza occidentale che comanda e compra creando moneta dal nulla.

La buona notizia è che si sono manifestati imprevisti intoppi al disegno del Sistema occidentalista. Gli europei obbediscono all’imposizione di un più duro embargo sul greggio iraniano, come no, come no? Ma lo vogliono «graduale» e ritardato di sei mesi, perchè la prospettiva di un ulteriore rincaro del petrolio farebbe scivolare il continente dalla già grave recessione alla vera e dichiarata depressione. Le aziende petrolifere di Italia, Spagna e Grecia – già nei guai che conosciamo – hanno addirittura prolungato i contratti esistenti con Teheran (approfittando anche di buoni sconti) avendo ottenuto dagli americani il permesso di comprare in Iran fino appunto allo spirare dei contratti in corso. Il Giappone ha fatto sapere che l’applicazione dell’embargo voluta dai giudei, se arrivasse al punto zero (zero importazioni dall’Iran) danneggerebbe più la sua economia che quella iraniana... (The West Blinks - Iran Embargo Likely To Be Delayed By Six Months)

Ancor più significativo, il Pentagono ha annullato la più grande esercitazione militare congiunta USA-Israele della storia, una manovra-mostre per cui tutto era pronto (compresi 9 mila Marines già sbarcati in Israele e centinaia di missili intercettori di prossimità a proteggere il sacro suolo di Sion) e che aveva di mira evidentemente l’Iran. La grande manovra, battezzata «Austere Challenge 12» (sic) doveva scattare il 15 gennaio, ma è stata rimandata sine die. Forse a quest’estate, si dice.

Perchè? Spiegazioni nebulose da parte americana alludono a difficoltà di bilancio (non a caso era una sfida «austera»). Il notorio sito israeliano Debka File parla di divergenze fra USA e Israele, e cita il vice-premier Moshe Yaalon: «Gli USA sono esitanti a proposito delle sanzioni contro la Banca Centrale iraniana per paura del rincaro del greggio». Aggiunge che mentre il presidente Obama «ha bisogno di più tempo per convincere più governi a sostenere le sanzioni», Israele «è impaziente di agire». Un passo verso la verità. (Qui la nostra traduzione dell'articolo)

Ma il giornalista Paul Woodward, sul suo sito War in Contest, si avvicina di un altro passo: cita uno strano articolo sul Jerusalem Post, dove il 9 gennaio si ventilava un attacco iraniano «tipo Pearl Harbor» alle navi da guerra americane per «permettere» l’annientamento dell’Iran con la rappresaglia, a cui le grandi manovre congiunte avrebbero dato il pretesto e la copertura.

Commenta Woodward: «Al contrario del Vietnam, dove Washington cercava un pretesto per lescalation della guerra, questa volta è probabile che sia Israele a tentare di trascinare gli Stati Uniti in una guerra – una guerra che Israele sa di non poter combattere da solo».

Da parte di un giornalista con ottime entrature nell’Amministrazione, è un messaggio chiaro: la non tanto velata accusa ad Israele di macchinare un attacco «false flag» contro le forze armate americane, condotto da militari sotto false insegne iraniane, magari – insinua Woodward – adoperando «il gruppo terroristico Jundullah» che Israele ha assoldato «per sferrare gli attentati a Teheran». Un’allusione ancor più velenosa, in quanto è stato reso noto che gli agenti israeliani hanno assoldato i terroristi del gruppo pakistano Jundullah per commettere i noti omicidi di scienziati iraniani, facendosi passare per agenti della CIA «pieni di dollari ed esibenti passaporti americani». Un false flag nel false flag, che non poteva restare impunito. (Bombshell: Israeli intelligence posed as CIA to recruit terror group for covert war on Iran)



L’ipotesi è convincente: Obama, che spera ancora di vincere le elezioni e sa che non le vincerà con un’altra guerra in corso, ha bloccato in estremis la mega-esercitazione che Israele voleva far diventrare la mega-trappola, ed ha lasciato ai generali del Pentagono le trattative con Sion, senza apparire in prima persona come responsabile della decisione – nella speranza di non dispiacere troppo all’elettorato giudaico interno. Teheran ha guadagnato sei mesi di tempo. False flag permettendo.

Cronistoria dello scandalo slot-machine, 98 miliardi di evasione fiscale

Il fatto è che Atlantis è una società che riunisce le concessionarie del paese e che ha sede a Sint Marteen, isola della corona olandese, passando dalla Citi di Londra. Un mafioso prestanome e tanti nominees, cioé innominabili anglosassoni. Saranno gli stessi sedicenti creditori del nostro debito pubblico che avranno raggiunto un accordo dietro le quinte per cancellare la penale? Un accordo del tipo: " Io Stato non ti do la penale ma cancello tot importo di debito pubblico.." Solo un'ipotesi. E comunque sia l'accordo, primo, doveva essere dibattuto in Parlamento e reso PUBBLICO, secondo non andava assolutamente cancellata la penale. Ma il fatto è che rendendolo pubblico si sarebbero resi pubblici e i referenti ANONIMI che tali vogliono rimanere, e che hanno intascato il maltolto, e l'artifizio del debito e altri artifizi imposti dal 'privato' allo Stato. E poi cos'hanno di così tanto potente questi anonimi referenti per ammutolire così' tanto lo Stato??? SEGRETO DI STATO

mercoledì 18 gennaio 2012

Il divieto di seminare in vista?

Dopo il divieto 'tecnico' d'inseminazione naturale umana - controllo delle nascite, usura, AIDS -  ecco il divieto legale di seminare in terra (ah ecco, a cosa serviva la moria di api voluta dalla Bayer!). NF



Ecologia DI SOPHIE CHAPELLE
Basta!

Le multinazionali sementifere vogliono rendere i contadini prigionieri… con la legge. I deputati devono esaminare tra qualche giorno [articolo di dicembre 2011, NdR] un testo che istituisce un "contributo volontario obbligatorio", una vera decima sui semi. Riseminare liberamente il proprio raccolto o scambiare le varietà di piante diventerà illegale. Preoccupati di preservare l'autonomia alimentare, alcuni contadini e cittadini fanno resistenza.

Domani, grani e semi forse non saranno più liberi. Alcuni agricoltori sono preoccupati per una proposta di legge votato dal Senato lo scorso 8 luglio, e che l'assemblea nazionale ha appena approvato il 28 novembre e che viene già applicato per decreto sulle produzioni di grano tenero. Se volessero conservare una parte del loro raccolto per riseminarla l'anno seguente (cosa c'è di più naturale?), i produttori di grano tenero dovranno pagare un canone chiamato "Contributo volontario obbligatorio" (sic). "L'obbiettivo di questa nuova proposta di legge è di estendere questo meccanismo a tutti i contadini”, avverte Guy Kastler, della Réseau semences paysannes. Ogni volta che coltiveremo un ettaro, si prenderanno un po' di denaro dalle nostre tasche per pagare i titolari di diritti  di proprietà intellettuale". La legge prevede di considerare la riproduzione delle sementi in azienda, senza pagare questa decima moderna ai "proprietari", come una truffa [1]. Il raccolto potrà essere requisito.

Ma chi sono questi proprietari di sementi a cui verrà versato il "contributo volontario"? Da 1949 ogni varietà di seme immesso sul mercato deve essere iscritta obbligatoriamente sul catalogo gestito dall'Ufficio comunitario delle varietà vegetali (OCVV), la cui sede è ad Angers [2]. Questo ufficio accorda un diritto di proprietà intellettuale di una durata che va dai 25 ai 30 anni, all'"ottenitore", ccolui che ha selezionato detta varietà. I principali detentori di questi "certificati di ottenimento vegetale" [3] sono nient'altro che le grandi multinazionali sementifere: Bayer, Limagrain, Monsanto, Pioneer, Vilmorin o Syngenta. Tutti riuniti in seno all'Unione francese delle sementiere che avrebbe fortemente appoggiato il disegno di legge.

Rendere i contadini dipendenti

"Il fatto che l'ottenitore sia retribuito per il suo lavoro di ricerca non ci causa il benché minimo problema”, spiega Jean-Pierre Lebrun, agricoltore biologico in pensione: “In compenso, ci siamo opposti al fatto che questi ottenitori riscuotino le  tasse sul lavoro di selezione che noi realizziamo nelle nostre fattorie." Con altri contadini e consumatori preoccupati di preservare l'autonomia alimentare, Jean-Pierre si è diretto il 19  novembre ad Angers per "sbattezzare" l'OCVV, rinominandolo "Ufficio comunitario confisca semi". Un gesto simbolico che la dice lunga sulle minacce che pesano sull'avvenire della nostra alimentazione.

Yves Manguy, agricoltore in pensione, conosce bene i semi di fattoria, questi semi raccolti a partire da varietà selezionate dall'industria sementifera, ma moltiplicate dallo stesso agricoltore per ragioni economiche e di indipendenza. Per questo vecchio portavoce del Coordinamento nazionale per la difesa delle sementi fattrici (CNDSF), l'obiettivo delle aziende sementifere è chiaro: "Vogliono instaurare un mercato dipendente, in cui gli agricoltori acquistino da loro i semi e che non possano più farli da soli. La legge in preparazione non vieta completamente, ma restringere il diritto di tenere semi in fattoria." Il testo propone così di autorizzare i semi in fattoria solo per 21 specie in cambio del pagamento del Contributo volontario obbligatorio, e di vietare questa pratica per tutte le altre specie.
"Non è la ricerca che vogliono rimunerare ma gli azionisti".

Perché questo canone? Ufficialmente, per finanziare la ricerca. L'85% delle somme raccolte dal Contributo volontario obbligatorio vengono riversate direttamente agli ottenitori e il 15% serve ad alimentare i Fondi di sostegno all'ottenimento vegetale in grano tenero. "Gli obiettivi di sicurezza e di qualità alimentare devono essere definiti dal pubblico, e non solo dalla ricerca del profitto delle imprese sementiere private", afferma la Confederazione contadina. Secondo il sindacato, l'applicazione della proposta di legge causerebbe un prelievo supplementare sul reddito degli agricoltori francesi stimato in 35 milioni di euro. "La ricerca dev'essere finanziata anche dal pubblico e non unicamente dagli agricoltori. Conviene attuare un meccanismo di finanziamento pubblico della ricerca", dichiara la Confederazione contadina. Il sindacato teme che l'Unione francese delle sementiere voglia triplicare il canone (in questo momento circa 3,50 euro per ettaro).
Carote illegali e cavoli clandestini

Non lontano dall'Ufficio comunitario delle varietà vegetali, in una piazza di Pilori nella zona pedonale di Angers, si svolgono gli incontri sulle sementi contadine e fattrici di Angers. Qui ci sono artigiani sementiferi che condividono la stessa passione, quella della selezione, della conservazione, della moltiplicazione e dello scambio di semi. François Delmond è membro dell'associazione “Divoratori di Carote” che salvaguardano le varietà ortive tradizionali minacciate di estinzione. Nello stand parecchie varietà di carote e di cavoli rossi vengono proposte per la degustazione. Le reazioni variano da "Sorprendente, quella là” a "questa ha un gusto di nocciola molto forte, non è vero?" Per Francesco, queste degustazioni sono l'opportunità di mostrare l'impatto delle scelte varietali sulla qualità del gusto.

"Quella che mangiate è una varietà di carota illegale perché è stata radiata dal catalogo, non rispettava i criteri", spiega Francesco a una passante. Tra il 1954 (data di esistenza del primo catalogo delle varietà di ortaggi) e il 2002 l'80% delle varietà sono stati radiate del catalogo a causa di una regolamentazione sempre più restrittiva: "Ciò che vogliamo, è la libertà di fare il nostro lavoro onestamente e con coscienza, la libertà del giardiniere di seminare la varietà che vuole e la libertà del consumatore di accedere ad alimenti differenti." Una libertà che contribuisce all'aumento e alla conservazione della biodiversità coltivata, alla riduzione dell'utilizzo dei pesticidi, così come allo sviluppo di varietà adattate alla loro terra e alle variazioni climatiche.
Ribellione contro la decima delle multinazionali

Una campagna per una legge di riconoscimento positivo dei diritti degli agricoltori e dei giardinieri sui semi sta per essere lanciata da parecchie organizzazioni. "I diritti degli agricoltori di conservare, riseminare, scambiare e vendere i propri semi, di proteggerli dalle biopiraterie e delle contaminazioni degli OGM brevettati e di partecipare alle decisioni nazionali che riguardano le biodiversità coltivate vengono riconosciuti dal Trattato internazionale sui semi approvato nel 2005 dal Parlamento francese", ricorda Anne-Charlotte Moÿ, addetta per le questioni giuridiche alla Réseau semences paysannes. Ora, una serie di regolamenti europei e di leggi nazionali conduce progressivamente alla loro totale interdizione.

La proposta di legge relativa ai certificati di ottenimento vegetale deve essere dibattuta il 28 novembre all'Assemblea Nazionale. È ancora possibile partecipare alla ciberazione che ha raccolto già più di 14.000 firme ed è previsto una manifestazione di fronte all'Assemblea. "Dobbiamo restare in mobilitazione”, avverte Guy Kastler, per non lasciare l'alimentazione nelle mani di alcune multinazionali: "Tre secoli fa, i contadini versavano la decima o erano costretti alle corvée per il profitto del signore locale, proprietario delle terre. Oggi, questo dominio si è spostato ai semi.”

Note:


[2] Per essere iscritte, le varietà devono rispondere a tre criteri: la distinzione, ossia la varietà deve essere nettamente distinta di tutta le altre varietà note; l'omogeneità, che la varietà sia sufficientemente uniforme nei suoi caratteri peculiari; la stabilità, ossia che la varietà resti conforme alla definizione dei suoi caratteri essenziali dopo essere stata riprodotta o moltiplicata.

[3] In Europa si utilizza il termine di "certificato di ottenimento vegetale" che protegge una varietà. Il suo equivalente oltre Atlantico è il brevetto che protegge il codice genetico contenuta in una varietà. Di colpo, una pianta diventa oggetto di un doppio diritto di proprietà intellettuale.

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Fonte: Le droit de planter et cultiver librement bientôt interdit ?

24.11.2011

Titanic/Concordia, collisione in vista, consigli per evitare lo schianto




Collisione in vista per la Banca europea, qualche consiglio per evitare lo schianto
Bruno Amoroso* - Fonte: Fonte: http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6267/. 17 gennaio 2011

Avviso ai naviganti: la nave Euro si sta schiantando contro un iceberg. Bisogna sganciare alcuni missili. Fuori di metafora, nazionalizzare le banche e riprendere il controllo della sovranità monetaria.

Il Titanic Euro è ormai a vista d'occhio dalla collisione con l'iceberg della speculazione finanziaria internazionale. A bordo il capitano, Mario Draghi, con l'ausilio del personale precario e dei mozzi - Merkel, Sarkozy e Monti - mantiene la calma e si accinge a pulire i vetri della nave con i pannicelli caldi chiamati «liberalizzazioni» e «disciplina di bilancio», e del «mercato del lavoro».

Qualche telefonata arriva dalla terra ferma dagli attoniti osservatori (Wolf, Galbraith, Krugman ecc.), che raccomandano di mettere in mare le scialuppe di salvataggio per salvare quanti più paesi è possibile e tentare di fermare l'iceberg prima dello scontro. Mario Draghi e i suoi mozzi hanno già pronti gli elicotteri per il loro salvataggio.

Le misure estreme da prendere - estreme perché ormai è già tardi - sono quelle di inviare dei missili ben mirati che frantumino l'iceberg della finanza e del gruppo di potere che ha pilotato l'Europa dalla zona dell'Ue alla zona della Grande Germania.

Il primo missile, che potrebbe partire dall'Italia, è quello di nazionalizzare le grandi banche nazionali togliendogli ogni ruolo nel campo del credito e del controllo finanziario, mettendole in liquidazione mediante il trasferimento delle loro funzioni al sistema del credito cooperativo e popolare nelle sue varie forme assunte dal credito locale.
Questa è la vera liberalizzazione da fare smettendola con il fumo dei fuochi d'artificio dei taxisti e delle farmacie.

Il secondo missile va diretto alla Banca d'Italia e Banca centrale europea, uffici regionali della Goldman Sachs, restituendo il controllo e la sovranità monetaria ai governi dei paesi e ai rispettivi «Ministeri del tesoro pubblico».

Il terzo missile - lasciamolo ai francesi che di omicidi mirati se ne intendono come hanno dimostrato da ultimo in Libia - deve colpire le società di rating, accecando così il sistema di rilevazione e di pilotaggio della speculazione, e i paradisi fiscali che sono i centri di benessere della speculazione. Queste società vanno bandite dall'Europa (la guardia di finanza e l'antimafia potrebbero prendersi carico del compito unificando così la lotta all'evasione con quella alla mafia), e le Borse che ne seguono gli indirizzi vanno immediatamente «sospese» come si fa normalmente quando interviene una disturbativa d'asta a scopo speculativo.

Il quarto missile non deve contenere una bomba, ma un annuncio ai cittadini europei che il debito sovrano va riportato dentro i confini dei vari paesi con l'annullamento di tutti gli impegni su titoli ceduti a tassi che superano il corretto interesse bancario (2,5-3 % max), e collocandoli tra i propri cittadini con un prestito nazionale solidale così come fu fatto in Italia con il «prestito per la ricostruzione» del dopoguerra. Cessioni di titoli al prestito internazionale devono essere contrattati a livello dei governi dei vari paesi, dentro norme e costi concordati in modo trasparente e con la garanzia solidale dell'Ue.

Le ricchezze così recuperate devono costituire la base di un nuovo patto sociale tra i paesi europei che preveda, insieme alla ricostituzione di un «serpente monetario flessibile», quella di una «divisione europea del lavoro» che metta al bando le mire di competizione e rivalità neocoloniali della vecchia Europa, sia dentro che fuori dei suoi confini, e ne fissi invece le scelte produttive dentro un programma di cooperazione internazionale che parta dal riconoscimento delle priorità di crescita e organizzazione sociale, concordate in modo sinergico con le grandi aree mondiali (Asia, America latina, Africa, ecc.). Questa può essere la base per una riorganizzazione delle istituzioni europee che avvii un reale processo d'istituzione dell'Europa federale. Un programma minimo, senza il quale i cittadini europei, colori che si salveranno dall'inabissamento della nave Euro saranno ridotti al ruolo di lavavetri di una nave sul fondo del Mediterraneo.




*Bruno Amoroso è docente di Economia internazionale presso l’Università di Roskilde (Danimarca), coordina programmi di ricerca e cooperazione con i paesi dell’Asia e del Mediterraneo.Presiede il Centro Studi Federico Caffè.

Il movimento dei Forconi

martedì 17 gennaio 2012

Alla conferenza dei 'vespri siciliani' si parla di sovranità monetaria

Stralcio dell'intervento di Maurizio Zamparini alla riunione di presentazione del movimento "Forza d'Urto" (Catania, martedì 10 gennaio 2012)

venerdì 13 gennaio 2012

EURO MACHT FREI: PERCHE’ NON E’ TRADIMENTO

Marco Della Luna
Non si è semplicemente gridato alla democrazia sospesa, o interrotta, e al colpo di stato. Media nazionali ed esteri hanno raccolto molti elementi indizi che l’impennata dello spread, la deposizione di Berlusconi, la nomina di Monti, l’instaurazione del suo governo etc. siano l’esecuzione di un piano internazionale preordinato,verticistico-antidemocratico-occulto, in cui la Germania ha giocato un ruolo chiave, da un lato mettendosi a vendere massicciamente i btp per farne impennare il rendimento, e dall’altro esigendo la sostituzione di governo mediante un colpo di palazzo. Un’estorsione politica internazionale, insomma. Molti vanno accusando Monti, e talvolta anche Napolitano come suo mentore e spalla, di tradire gli interessi nazionali perché fa una politica recessiva, diretta all’avvitamento fiscale, insostenibile già nel medio termine, e di tutto favore della Germania. Mi giunge persino voce che qualcuno abbia sporto denunce penali contro Monti e forse anche contro Napolitano, vagheggiando addirittura l’alto tradimento.

Vorrei qui chiarire le ragioni per le quali non ho mai aderito a tali accuse né a tale prospettazione dei fatti, che reputo insieme ingenue e ingiuste, perché non tengono conto dei reali (sia pur non pubblicamente riconoscibili) rapporti di forza internazionali, tra paesi "amici". E dell’assenza di libertà di scelta. E del ruolo obbligato che il capo dello stato di un paese a sovranità limitata (perché vinto e occupato da 130 basi militari) svolge, nell’ordinamento internazionale, soprattutto in quello militare e finanziario, ossia quello di assicurare che il paese a sovranità limitata ottemperi ai suoi doveri verso paesi e potentati finanziari gerarchicamente sovrastanti. Un ruolo che va svolto per garantire l’unica forma realmente possibile di relativa autonomia e relativo benessere o non malessere. E soprattutto per preservare la pace, la stabilità in primis rispetto al rischio di una destabilizzazione interna.

In effetti la Germania è ben contenta che l’Italia resti nell’Euro, che si sveni per raggiungere i parametri che essa stessa le pone come condizione per restare nell’Euro. “Restate nell’Euro, poveri maccaroni, e per farlo tagliatevi i redditi, colpitevi il risparmio, svenatevi l’economia reale, andate in recessione, come gli altri popoli inferiori, mentre noi alle nostre imprese diamo credito a basso costo per fare investimenti, espansione, innovazione, occupazione, e prenderci le fette di mercato che le vostre imprese lasciano libere, cessando l’attività per eccesso di tasse, di insoluti, di interessi passivi. La Germania resterà l’unica potenza industriale del continente, controllando anche l’industria francese che essa finanzia col suo attivo commerciale. Bravo Monti, hai fatto fare all’Italia salti mortali, torna presto a Berlino, quando tutto sarà finito ti daremo la Croce di Ferro. Intanto ti diamo un poco di ossigeno per il Fondo Salvastati, ti abbassiamo un poco lo spread, ti esoneriamo dall’obbligo di ridurre del 20% l’anno la quota di debito pubblico eccedente il 60% del pil, così resti in sella e porti avanti l’opera di risanamento; però in cambio le nostre banche, finanziandosi all’1% presso la BCE, comperano i btp che rendono a noi, e costano a voi, il 5,6, 7 %, così vi dreniamo tutto il reddito che altrimenti potreste usare per risollevare la testa, voi popolo inferiore, negri bianchi! Però tu continua a dire agli italiani che devono diventare come noi .”

La virtuosità di bilancio è appunto questo: pagare ai tedeschi alti interessi salassando l’Italia e, insieme, cedere loro i mercati – cioè il Lebensaraum , lo spazio vitale – deindustrializzandola . Per finanziare questa virtuosità leggermente contraddittoria, non c’è altro mezzo che prendere il risparmio dei cittadini e vendere i beni pubblici. Euro macht frei: la logica dell’Euro è la medesima dei campi di lavoro del Terzo Reich, kapò inclusi: ti fanno lavorare a consumazione, finché c’è qualcosa da spremere, ti tengono a stecchetto, e tu dimagrisci, dimagrisci…

Eh già, proprio questo è il risultato dell’incontro berlinese Monti-Merkel: il Nostro, con la sua manovra, ha tagliato i garretti all’economia italiana, così che la Germania è rassicurata che essa non possa risollevarsi e farle concorrenza o semplicemente recuperare una qualche autonomia strategica. Ottenuto ciò, la Merkel concede fondi per sostenere il btp, e insieme solleva la mannaia del vincolo di riduzione forzata del debito. In questo modo tiene in vita il governo italiano, evita che la situazione precipiti, per l’Italia, ossia che lo spread rimanga troppo alto, insostenibile, e che Monti debba fare manovre da 40 – 45 miliardi l’anno per ottemperare all’obbligo di riduzione del debito. La Merkel non ha concesso un aiuto all’Italia, ma ha semplicemente dato ossigeno al governo per consentirgli di portare a termine una politica che, col pretesto del rigore di bilancio, sta deindustrializzando l’Italia e così facendo gioco alle mire di Berlino. E presto, per far cassa, dovrà aggredire ulteriormente i risparmi delle categorie non forti. Perché l'Italia in recessione potrà tirare avanti entro l'Euro solo mangiandosi il risparmio con le tasse, e vendendo i beni e le aziende di pubblica proprietà.

Se si fosse andati avanti con lo spread in salita nonostante i tagli e le tasse, e in più con un’ulteriore manovra di 40 – 45 miliardi, in fase già recessiva, il paese si troverebbe, in pochi mesi, sottoposto a tali traumi e a tali minacce, che potrebbe svegliarsi, insorgere ed esigere l’uscita dall’euro prima che sia ultimato il processo di eliminazione dell’industria nazionale, esigere il ritorno alla sovranità monetaria nazionale nel senso di una Banca d’Italia come era prima del 1982, ossia tenuta a comperare il debito pubblico a rendimenti modici e sostenibili, proteggendoci sia dall’aggiotaggio (speculazione ribassista) internazionale, come quello fatto da banche tedesche per scatenare l’impennata dello spread, che dal peso di tassi come quelli che paghiamo adesso. E potrebbe spingersi a pretendere che la banca centrale nazionale fosse pubblica, anziché privata. E poi naturalmente potrebbe fare come gli islandesi, ossia imporre di non pagare i debiti verso gli speculatori stranieri. Islanda e Argentina sono in forte ripresa economica... si parla dell'8% di pil. Al contrario, le nostre imprese stanno chiudendo a raffica, mandano una pioggia denunce di cessazione ai Comuni… dall’Euro usciremo in ogni caso, ma se usciamo adesso, usciamo con una struttura produttiva abbastanza consistente, mentre se ci sottoponiamo alla chemioterapia di Monti per restare nell’Euro, tireremo avanti ancora per qualche anno, poi ne cadremo fuori senza più un tessuto produttivo decente e vitale.

Ma lo sapete quale sarebbe la rata annuale di pagamento (ammortamento) del debito pubblico di 2.000 miliardi in 20 anni al tasso del 5%? Sarebbe di circa 160 miliardi! E se volessimo ammortare solo la metà del debito, sarebbe 130 miliardi. Cercate nel web un sito che faccia il calcolo del piano di ammortamento di un mutuo, e fate la prova. E' questo che non i media e le istituzioni non dicono MAI: che rimborsare il debito pubblico è impossibile - a meno di una brutale svalutazione dell'Euro. Il debito sovrano dell'eurozona non può essere ridotto, ma solo trasferito su paesi più deboli, che dovranno dar fondo ai loro redditi e ai loro risparmi per pagare non il capitale, ma gli interessi - per far quadrare i conti. Fino ad esaurimento. L'unica via di uscita è il ripudio del debito pubblico (e privato) detenuto dagli speculatori, in quanto ingiusto. Tutte le pompose storie di virtuosità, di rigore di bilancio, di tasse eque, vanno in pezzi, come frottole, davanti alla verità matematica. E con essa va in pezzi la credibilità delle "Autorità" che le gabellano.

Monti potrebbe fare altro da ciò che sta facendo? Napolitano poteva fare altro? Semplicemente, no. Il vertice della piramide dei poteri aveva già deciso e pianificato: la Fed (vedi audit GAO) aveva già messo a disposizione delle banche che ne sono proprietarie molte migliaia di miliardi di dollari a tasso pressoché nullo e senza scadenza di rimborso, in modo da consentire loro di comperare a costo zero gli asset (anche) europei, (anche) italiani, come confermava che stanno facendo il N.Y. Times del 26.12.11. Ossia, possono comperare a costo zero beni reali, redditizi, come aziende, impianti, immobili, btp, che a noi sono costati lavoro e tasse. E poi ne ricavano un reddito, in parte pagato da noi. Comperano a costo zero, per esempio, i nostri btp che rendono il 7%. Quindi si prendono una parte del nostro reddito nazionale. La Germania domina le istituzioni comunitarie, in cui ab origine la maggioranza assoluta dei funzionari sono tedeschi. Le sue banche sono in grado di mettere in ginocchio e ricattare ogni governo italiano alzandogli i rendimenti e agendo via BCE. Ecco: di fronte a questi evidenti rapporto di forza, del tutto impari e irresistibile, e di fronte a tali volumi di fuoco monetario, a simili piani di potenza e – diciamolo pure – di imperialismo, come si può pensare che un governo o un capo dello stato italiano abbia la possibilità di opporsi, o abbia un’autonomia? Al massimo potrà cercare di ottenere un minimo. Un paese come la Germania può ottenere qualcosa di più, ossia di collocarsi, nella catena alimentare, uno scalino sopra paesi come l’Italia, la Grecia e la stessa Francia. Ed è quello che succede.

Certo, in teoria Monti poteva tagliare i grandi sprechi della spesa pubblica, i carrozzoni inutili, l’assistenzialismo, le 25.000 poltrone di amministratori di società partecipate, gli sprechi della politica, di grande elusione fiscale, etc.; poteva destinare una parte del recuperato a ridurre lo stock di debito, e una parte a finanziare la ripresa, lanciando in tal modo un segnale forte e strutturale – ma nella realtà ciò non si può fare perché altrimenti si perde il consenso, il sostegno e il voto di milioni di elettori e della partitocrazia, tutta o quasi. Potrebbe farlo soltanto un vero dittatore, che non avesse bisogno del consenso o non-dissenso partitico, clericale, mafioso, e che si appoggiasse direttamente al popolo e alle forze armate. Ma questo è impensabile che avvenga. Nella morsa dei due vincoli – quello dei potentati stranieri dominanti, e quello delle caste interne condizionanti – l’Italia e i suoi governanti non hanno scelta, e il paese, irriformabile, è destinato al marasma e alla liquidazione.

12.01.12

Marco Della Luna

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