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Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

domenica 20 maggio 2012

Moro e Kennedy due destini paralleli

MORO E KENNEDY: DUE DESTINI PARALLELI? J.F. KENNEDY ALDO MORO BREVE CRONOLOGIA:
 1) 4 Giugno 1963: J. F. Kennedy emana l'ordine esecutivo 11110 che istituisce l'emissione di biglietti di Stato (US Notes) invece delle solite banconote della Federa Reserve. 
 2) 1 Luglio 1963: viaggio di J.F. Kennedy in Italia, dove incontra Giovanni Leone, allora primo ministro, e Aldo Moro. 
 3) 11 novembre 1963: J. F. Kennedy assassinato a Dallas, negli Stati Uniti. 
 4) 1966-1979: emissione di biglietti di Stato a corso legale di 500 Lire dai governi guidati da Aldo Moro con i DPR 20-06-1966, DPR 20-10-1967 del presidente Giuseppe Saragat, per le 500 Lire cartacee biglietto di Stato serie Aretusa, Legge 3102-1966: e DPR del 14-02-1974 del Presidente Giovanni Leone, per le 500 Lire cartacee biglietto di Stato serie Mercurio e DM 2 aprile 1979: 
 5) 2 marzo 1978: la struttura Gladio/Stay-Behind detiene un documento del Ministero della Difesa contenente l'autorizzazione a condurre operazioni per liberare Aldo Moro, che non è ancora stato rapito. 
 6) 16 Marzo 1978: Aldo Moro viene rapito, la sua scorta assassinata. 
 7) Fine aprile 1978, 10 giorni prima della sua uccisione, un gladiatore da Praga manda il messaggio, che Moro è in via Gradoli, al Capitano Antonio Labruna che lo consegna al ministro degli Interni Francesco Cossiga. Cossiga dirà che si tratta del paese 'Gradoli' e non la via, facendo capire attraverso i media, a quelli di via Gradoli, di spostare il covo. 
 8) 9 maggio 1978: il cadavere di Aldo Moro è ritrovato nel bagagliaio di una Renault rossa a Roma.
 MORO E KENNEDY: DUE DESTINI PARALLELI? DOMANDE SENZA RISPOSTA 
 1. Perché Kennedy è stato ucciso l'11 novembre 1963, esattamente 53 anni dopo la riunione di Jackhill Island, 11 novembre 1910, per complottare la nascita della Federal Reserve? 
 2. Perché Prodi parlò di aver saputo il nome 'Gradoli' – circa il luogo del rapimento di Moro - attraverso una seduta spiritica ? 
 3. Come mai il covo si trovava in via Gradoli, via con molti immobili affittati ai nostri servizi segreti (vedi scandalo Marrazzo)? 4. Prodi, lo avrà saputo dal Capitano Labruna? O da Cossiga? 
 5. Il commando dei rapitori indossava berretti da pilota: era per non farsi individuare dal satellite dell'agenzia statunitense segreta NRO (National Reconnaissance Office)? 
 6. Due destini paralleli, Moro e J. F. Kennedy: per conseguenza della decisione d'introdurre una moneta sovrana nei rispettivi paesi – biglietti di Stato IT e US notes? 
 7. Cosa aspetta l'UE per risolvere la crisi a ricorrere all'emissione di biglietti di Stato sovrani e/o europei? (a cura di Marco Saba, www.marcosaba.be )

lunedì 14 maggio 2012

Lidia Undiemi: il MES e la finanziarizzazione della democrazia

Pubblicato in data 12/mag/2012 da byoblu http://www.byoblu.com/post/2012/05/12/Vale-la-pena-di-condividere-questo-post...
Il MES (Esm in inglese) è il Meccanismo di Stabilità Europea. Il cosiddetto fondo salva-stati. Sembra una cosa buona, ma con il MES ci stiamo per indebitare di 125 miliardi di euro. 15 dovremo darli subito, e siccome non li abbiamo, dovremo fare nuovi debiti. Nuovi debiti significa nuovi interessi. Per cosa? Per essere "salvati", nella malaugurata ipotesi dovessimo fallire. Ma come verremo salvati? Ci daranno semplicemente i soldi, un po' come farebbe un'assicurazione a fronte del pagamento di un premio, al verificarsi di un sinistro? No, ce li presteranno. Nuovi debiti. Paghiamo 125 miliardi per avere la possibilità di farci prestare dei soldi a interessi elevati. Ve l'hanno mai raccontata così? Anzi: ve l'hanno mai raccontata in un qualsiasi modo? Ma non finisce mica qui: chi deciderà quanti soldi dovremo versare e quando? Diciassette uomini: i diciassette ministri dell'economia di diciassette stati membri (quelli che ratificheranno il trattato). Il diciassette porta sfiga. Infatti, secondo il trattato, nessuno di questi 17 uomini potrà essere chiamato in giudizio per una qualsiasi delle decisioni che prenderà nell'ambito del MES. E neppure avremo la possibilità di visionare i documenti che al MES verranno prodotti. Una super organizzazione opaca pagata con i soldi dei cittadini, che deciderà se e quale stato avrà il diritto di indebitarsi ulteriormente, a suo insindacabile piacimento, e per quale ammontare, senza essere sottoposta a nessun procedimento di verifica e di controllo democratico. A che scopo tanta segretezza? A che scopo tutta questa impunità? E che senso ha farsi un'assicurazione solo per avere il permesso di farsi riempire di debiti? Quando accendi un finanziamento sai quante rate dovrai pagare e quando scadrà l'ultima.
Con il MES diamo un libretto degli assegni infinito e completamente in bianco. Il board dei governatori potrà infatti decidere in qualsiasi momento un aumento di capitale, che partirà con 800 miliardi, e gli stati membri dovranno corrispondere la loro quota parte secondo i tempi e le modalità stabilite di volta in volta, senza potersi opporre in alcun modo. Come non c'è modo di uscirne: se ratifichi il trattato, è per sempre. Non solo, ma siccome non c'è limite al peggio, il MES potrà rastrellare i soldi necessari, all'occorrenza, presso la grande finanza internazionale. Per esempio la Cina o le grandi banche d'affari. In questo caso, il finanziatore esterno avrà il diritto di commissariare lo stato sovrano che beneficerà del prestito (cui, è bene ripeterlo, saranno applicati interessi elevati), che si ritroverà la Goldman Sachs o Hu Jintao in Parlamento ad approvare o respingere ogni decisione. E una clausola specifica prevede che nessun Governo successivo a quello che ha ratificato il trattato potrà disimpegnarsi, adottando una eventuale decisione di uscita. Stiamo per consegnare le chiavi di casa alla grande speculazione internazionale e per abdicare a qualsiasi principio democratico conquistato nel tempo.
Per ogni generazione a venire, nei secoli dei secoli, amen. Cosa dite, vale la pena di condividere questo post?

Che cos'è lo spread? di Claudio Messora

di Claudio Messora Vi prego di ragionare su una cosa. Cos’è lo spread? Il differenziale tra i rendimenti dei titoli italiani e i loro analoghi tedeschi. Perché ci sono rendimenti diversi? Perché il rendimento è la misura di un rischio: se chi “scommette” sui tuoi titoli ritiene che la scommessa sia più rischiosa, lo fa solo a condizione che il rendimento del suo investimento sia maggiore. Ovvero pretende più interessi in cambio del suo prestito. Cosa significa? Perché, se l’investitore crede che un titolo non sia affidabile, lo compra lo stesso? E’ matto? No: accetta il rischio. Fa una scommessa. Fa i suoi conti e calcola che se gli va male perde tutto, ma se gli va bene avrà speculato, cioè guadagnato di più del dovuto. Attribuisce insomma a questo rischio un costo, dopodiché presenta il conto. E noi il conto lo paghiamo. Lo abbiamo sempre pagato. Visto che non siamo mai falliti, abbiamo cioè quasi sempre pagato di più di quello che dovevamo pagare. Cosa succede, però, se andiamo in default? Succede che non paghiamo più. Cosa stanno facendo Monti e l’Europa? Ci stanno impedendo con ogni mezzo di fallire. Ci stanno cioè indebitando ulteriormente (i 125 miliardi che stiamo per conferire al MES, solo per iniziare, rappresentano una buona fetta del nostro debito pubblico: potremmo usarli per abbatterlo). Ci stanno, cioè, accollando nuovi fardelli per garantire i titoli di stato in scadenza e quelli a venire a chi li ha sottoscritti. Ma noi questa garanzia l’abbiamo già data: abbiamo accettato di pagare un rendimento molto maggiore rispetto a quello tedesco. Non eravamo mica scemi, l’abbiamo fatto in accettazione della scommessa dell'investitore, il quale ha puntato al tavolo alzando la posta, consapevole di poter perdere tutto ma bramoso di assicurarsi guadagni superiori.

martedì 8 maggio 2012

Hollande e l'elezione precoce







Al Grande Oriente di Francia, Tempio Arthur Groussier, Parigi, 22 novembre 2011, si tenevano, probabilmente per il grande pubblico, i seguenti discorsi - giusto per rifarsi una verginità o per uscire allo scoperto - con il neo eletto presidente della Repubblica francese, François Hollande - letteralmente Franco-Olanda - che già sapeva che sarebbe stato eletto. Il corsivo e le parentesi quadre sono della traduttrice, N. Forcheri, e vogliono sottolineare le parole inusitate, parole o espressioni chiave e/o gravide di doppi sensi.

 "Grazie per le risposte che questa assemblea ha seguito con molta attenzione, e che è riuscito a fare in orario, me ne congratulo, La invito a dare le Sue impressioni su questa serata dei grandi scambi e a concludere gli interventi.”

 F. Hollande: “Vorrei innanzitutto ringraziare per le interpellanze e le interrogazioni che mi hanno portato a precisare, per quanto possibile, la concezione che ho della carica che rivendico ["che pretendo"], e delle sfide che dovremo raccogliere. Se voglio dare una conclusione è che una campagna presidenziale non è solo una competizione tra persone. Ci sarà molto di questo, uno dirà che essendo presidente ha ricevuto la formazione opportuna, dell'altro diranno che non è stato neanche ministro come se quando si considera la composizione dei governi degli ultimi dieci anni, per non essere ingeneroso, non mi dicessi che la mia condizione è più elevata, ma è da dimostrate. Certamente sarà una gara personale per vedere chi è capace, per vedere chi è più sincero e chi convince di più per trascinare il paese, ma l'elezione presidenziale è soprattutto una questione di società, una posta in gioco collettiva, di cui il paese deve appropriarsi. Non è una giostra/contesa [joute, termine di cavalleria, si noti la negazione: in realtà sta dicendo che è esattamente questo, una joute tra 'cavalieri'?], ci sono elementi di divario che dobbiamo riconoscere, ci saranno delle scelte che impegneranno la nazione nella durata, ci saranno sicuramente delle conseguenze molto importanti per la scuola, i nostri valori, la previdenza sociale, e se non citiamo la portata ["l'altezza"] delle poste in gioco, allora cadremo nella mediocrità dei dibattiti, nella facilità, nella menzogna, nel riduzionismo del grande oggetto [strano l'uso del singolare: di quale argomento/soggetto parla?] a interessi mediocri. Quindi è una questione collettiva e vincerò solo se ci sarà un movimento collettivo, peraltro le grandi vittorie della sinistra – se si considera quella del 1981-1982 oppure quella del 1997 in altro contesto - le grandi vittorie della sinistra sono sempre state precedute da movimenti, ci vuole del movimento [si noti il gioco di parola sull'ambiguità di 'un movimento' e 'movimento' nel senso di agitazione]. Se la società è inerte, la sinistra francamente non potrà essere dinamica essa stessa.

 Seconda conclusione: un'elezione è una divaricazione, c'è una scelta, e quindi una separazione temporanea del paese e ciononostante il ruolo del presidente della Repubblica così come lo concepisco è di riunire, unificare, riconciliare, pacificare, persino in un momento particolarmente aspro e difficile, il suo ruolo sarà di elevare il paese, di rispettarlo, ho fatto quindi questa distinzione tra la modalità di esercizio della carica presidenziale e quello che rivendico per il paese. Non vuol dire non fare scelte, mi diranno che se voglio riunire, vuol dire che vorrò sempre scendere a compromessi, trovare sempre un equilibrio, e invece no!, bisognerà fare delle scelte e permettere nel contempo che tutti siano rispettati, elevati, onorati. Questa è la mia concezione dell'elezione del presidente della Repubblica, che non è qualcuno che separa, stigmatizza e divide, ma dev'essere qualcuno in cui tutti si riconoscono anche se non lo hanno votato. 

Terzo elemento conclusivo: ho messo i giovani al centro del mio impegno perché considero la trasmissione generazionale l'elemento più decisivo, ragion per cui ho tanto insistito questa sera sulla scuola della Repubblica. Non è solo una questione di mezzi e di organico, ma è ciò che unisce il paese, che può ridargli fiducia, il che non significa che tutto dipenda dalla scuola – sono state fatte ricadere sulla scuola a volte responsabilità che non le appartengono - ma dipende anche dalla scuola. Vorrei che la generazione che sta arrivando, chi ha meno di vent'anni, vivesse meglio. Nel 1981 [il motto, per chi?] era cambiare vita. Se cambiassimo la vita dei meno di 20 anni, se alla fine del mio mandato quinquennale, quindi nel 2017, se vengo scelto dai francesi, se osservassi che la generazione nuova vivrà meglio che nel 2012 allora sarò consapevole di avere avuto successo, se ci provate con il presidente uscente [sa già che Sarkozy non verrà rieletto???] non sono sicuro che l'esercizio arriverà in porto [figura retorica tratta dalla navigazione tirata per i capelli in questo contesto]. Ma ciò che conta per me non è tanto di essere alla guida di una nave – metafora di navigazione di cui diffido [come mai questo insistere sull'immagine retorica della navigazione, negandole importanza, con risolini in sala?] – ma di poter accompagnare una generazione verso il progresso [parola chiave: di quale progresso parla?], di cui vi ho già parlato, se la Repubblica non porta il progresso, la Repubblica sarà minacciata e io sono repubblicano. E un repubblicano deve portare il progresso". 

 Gran Maestro: "F. Hollande, La ringrazio della Sua partecipazione. Spetta a me, per tradizione, in qualità di presidente dell'associazione e Gran Maestro di ringraziarLa, ma queste riunioni possono avvenire solo grazie alle nostre Logge, devo dirlo, e sono grato ai fratelli che si sono impegnati, dico 'fratelli' perché all'Oriente vedo poche sorelle, argomento di cui potremmo parlare, ma i fratelli che si sono impegnati qua lo hanno fatto senza riserve e con un talento che ha forse affinato il Suo, che già conoscevamo. 

Lei si è espresso innanzitutto in un'assemblea che, è vero, a parte il contesto che la circonda e che può sembrare esotico per chi non lo conosce, è un'assemblea di uomini e di donne che si ritrovano in una cultura determinata, una cultura molto particolare, fatta di temi e di concetti – che riconoscerete - che sono quelli della riconoscenza. Sapete che esiste nei nostri rituali, o non lo sapete, un termine, la 'riconoscenza', diciamo che ci riconosciamo in quanto tali, il tema del riconoscere l'altro, che è uno dei fondamenti del nostro impegno, è importantissimo. Perché se Lei ha parlato di tutte quelle difficoltà attuali, in particolare nelle periferie e della gioventù, che ci stanno a cuore, è perché tutta una serie di fasce della popolazione non sono riconosciute in quanto tali, sono viste con pregiudizi, sono discriminate e si descrivono e si ingessano in caricature in cui non si riconoscono. I giovani sono adulti in divenire e noi tentiamo di dire che sono gli attori della società attuale, i giovani sono hic et nunc in vita [strana espressione, in vita, "en vie" che si può capire anche come 'envie', voglia], con la necessità per noi, di riconoscerne la partecipazione nella società, la prima cosa per evitare le sbavature.

 La seconda cosa è che noi abbiamo un desiderio profondo di affermare la nostra identità sociale. Il tema dell'identità sociale che è nella ricerca delle rivolte al di là del Mediterraneo [ruolo della massoneria nelle primavere arabe] è anche la ricerca di una legittimità che si ritrova nella Repubblica, o che dovrebbe essere della Repubblica ma che spesso è negata attualmente. Il cittadino, Lei lo ha detto e qua lo ribadiamo, sparisce di fronte a degli imperativi, ed è una delle problematiche della laicità. Perché è vero che è stato detto che ci sono delle clericature [parola poco usata derivante da clero, nella forma ricorda 'caricatura', nel merito significa sia lo stato o la condizione di chi deve entrare negli ordini, sia una congrega di esperti], alcune delle quali più legittime di altre e che alcune spiritualità lo erano più di altre, non dimentichiamo che Jean Jaurès nel 1985 diceva già che il massimo bene è la libertà sovrana dello spirito, che non si misura con il metro delle religioni e quando si dice che il maestro (fondatore) [instituteur, gioco di parola tra maestro e fondatore di istituzione] ha meno legittimità del religioso nella società, ci possiamo porre delle domande, e altre domande ancora sorgono di cui non abbiamo parlato ad esempio quella di altre clericature, come quella dei soldi: si pensi a uomini come Monti in Italia o a Papademos in Grecia, o alla BCE, uomini provenienti dalla Goldman Sachs, che sono stati per tanto tempo dipendenti di una banca che è stata all'origine della nostra crisi, ci possiamo legittimamente porre una serie di domande su queste clericature che fanno dei soldi una mistica. Non ne abbiamo abbastanza parlato qua, ma riportare il denaro al ruolo di strumento e non di fine, noi ci teniamo e ciò ci obbliga a volte a tirar fuori dei discorsi definiti utopisti [doppio senso: si può capire anche "ci obbliga a uscire dai discorsi utopisti"], semplicemente perché ci troviamo nell'obbligo di sistemi che ci vincolano e dove la libertà di cui ha parlato è l'ultima cosa."

 Infine il sentimento di debito sociale, di cui ha parlato e a cui teniamo. Al GOF e in genere nella massoneria abbiamo l'impressione di avere un debito sociale nella misura in cui abbiamo una conoscenza acquisita nelle nostre Logge e quindi un potere, perché si ritorna alla Sua conclusione, quella del potere. Noi abbiamo un certo potere e abbiamo anche la sensazione che è morale dirlo ed esercitarlo e riconosciamo chi si impegna con la volontà di riabilitare anche la politica. Ecco gli elementi che hanno arricchito il dibattito. Lei non ci aveva dato tutte le chiavi, noi volevamo vederla in una formula semplice [parola strana, formula] perché è con le spalle al muro che si riconosce il massone. 

 8 maggio 2012

venerdì 4 maggio 2012

Tremonti ammette: le banche sono cattive

a una tv locale

Preavviso di uscita dall'euro - Euro Break up Warning

DI MARCO DELLA LUNA marcodellaluna.info Il FMI ha ultimamente pubblicato numeri che danno la certezza matematica che l’Italia non può essere risanata e portata nei parametri dell’Eurosistema: è vero che dal 2008 al 2017 sarà leader nell’avanzo primario, ma questo conta ben poco rispetto al fatto che il suo pil, in quel periodo, calerà dell’1,7%, mentre quello USA aumenterà del 20,3, quello francese del 10, quello tedesco dell’8,8, quello cinese del 116. Il rapporto debito/pil italiano peggiora del 13,2%. Ciò basta a porre l’Italia fuori del circolo dei paesi del Primo Mondo (già nella precedente fase di crescita era rimasta indietro di molti punti dall’Eurozona e dall’America) e ad escludere che possa rispettare il Fiscal Compact (riduzione del 20% all’anno della quota di debito pubblico eccedente il 60% del pil).

martedì 1 maggio 2012

Umani e alieni. N. Forcheri

A riprova del fatto che la vecchia dicotonomia di sinistra operai/imprenditori è più che superata, anzi strumentale al sistema usurocratico, ecco un imprenditore con le palle dichiarare quello che tutti gli imprenditori veri vorrebbero dichiarare. La nuova categoria in cui collocare il mutamento evolutivo dell'umanità, quindi qualsiasi dibattito politico, dev'essere oramai umani vs alienati, e negli umani gli imprenditori hanno un posto di tutto riguardo: creativi per natura, creano valore e concretizzano visioni e idee che migliorano la vita. Esattamente come artisti, maestri, terapeuti - e streghe -  essi sono perseguitati dai disumani alienati: basti pensare al numero di imprenditori che sono stati uccisi o rimasti uccisi in incidenti sospetti, dal caso di scuola Mattei ad Agostino Rocca della Techint (morto in un incidente aereo nel 2001, azionista di riferimento storico della Impregilo), da Pininfarina  - morto in un incidente di moto guarda caso poco prima della cessione di un ramo dell'azienda e della vendita dell'auto elettrica a Bolloré fino all'ultimo caso preso a casaccio sul net - http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio_emilia/cronaca/2012/04/25/702783-milo-campioli-morto-in-cina.shtml - per non parlare dei numerosi suicidi per debito in cui gli alienati spingono ponendo le persone in situazioni senza apparente altra via d'uscita. E mi riferisco ai veri imprenditori, razza in via di estinzione, non agli pseudo imprenditori alla tronchetto, benetton, elkann, della valle and co, i soliti alienati travestiti da imprenditori.
I politici sono una delle tante categorie prezzolate agli stessi alienati banchieri. Una delle tante. Perché alienare significa infatti "trasferire in altrui dominio una cosa" - normalmente riferito a immobili - ma anche in senso lato a qualsiasi cosa, per cui anche all'anima e quindi, dal pensiero marxista, estraneo a sé stesso, alla propria coscienza. Io aggiungo estraneo alla propria natura umana, la cui anima è stata venduta al diavolo, cioé all'angelo ribelle cacciato dal paradiso che tenta gli umani al male. Per riassumere, una casta di alienati, cioé venduti al diavolo, si organizza e trama per alienare il 99% dell'umanità: alienandoci gli immobili, attraverso l'alienazione della moneta, ambiscono ad alienare le nostre anime al diavolo. La risposta? Stay human. N. Forcheri
L'articolo oggetto del commento è questo:  sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

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