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Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

mercoledì 28 novembre 2012

Siria: un integralista lobbista della Shell a capo della Coalizione Nazionale

28/11/2012


Articolo dal taglio puramente francofrancese, che ci offre tanti dettagli interessanti sulla dinamica di quello che sta succedendo in Siria, pubblicato in francese il 19 novembre 2012 su http://www.egaliteetreconciliation.fr/Un-lobbyiste-de-Shell-a-la-tete-de-la-Coalition-nationale-syrienne-15000.html#nb2 - Traduzione a cura di N. Forcheri Del tutto ignoto al grande pubblico internazionale fino a solo una settimana fa,  lo sceicco Moaz al-Khatib è stato paracadutato alla carica di  presidente della Coalizione nazionale siriana che rappresenta l'opposiziome filo-occidentale al governo di Damasco. Descritto grazie a una intensa campagna di pubbliche relazioni, come personalità di alta levatura morale  senza vincoli né di parte né economici, in realtà è membro dei Fratelli musulmani e  quadro della compagnia petrolifera Shell.
La frammentazione dell'esercito dell'opposizione siriana riflette i conflitti tra gli Stati [Francia, Olanda, USA, GB...NdTr] che stanno cercando di "sostituire il regime" di Damasco. Degno di nota è soprattutto il Consiglio nazionale (CNS), conosciuto anche come Consiglio di Istanbul, perché creato in Turchia, controllato con il pugno di ferro dalla DGSE, la direzione dei servizi di informazione francesi e finanziato dal Qatar. I suoi membri, che hanno ottenuto il diritto di soggiorno in Francia e altre agevolazioni, sono costantemente tenuti sotto pressione dai servizi segreti che gli dettano il comportamento per qualsiasi minima apparizione pubblica. I Comitati locali di coordinamento (CLC) rappresentano i civili che sostengono in loco la lotta armata. Infine l'Esercito libero siriano (FSA), principalmente inquadrato dalla Turchia, è costituito dalla maggior parte dei combattenti, ivi comprese le brigate di Al Qaeda. L'80% delle sue unità riconoscono come capo spirituale lo sceicco takfirista Adnan Al Arour, con base  in Arabia saudita. Washington, nell'intento di recuperare la leadership e di ristabilire l'ordine in questa cacofonia, ha invitato la Lega Araba a convocare una riunione a Doha,  ha "silurato" il CNS, e ha costretto un maggior numero possibile di gruppusculi e movimenti a fondersi e a integrarsi in  una unica struttura: la Coalizione nazionale delle forze di opposizione e della Rivoluzione. Dietro le quinte, lo stesso ambasciatore Robert S. Ford ha personalmente distribuito gli incarichi  e le prebende. E ha imposto, in definitiva,una personalità,  che non era mai neanche stata citata dalla stampa, all'incarico di presidente  della Coalizione : lo sceicco Ahmad Moaz Al-Khatib. [caption id="" align="aligncenter" width="400"] L'Ambasciatore Robert S. Ford[/caption]   Considerato  dal Dipartimento di Stato USA il principale specialista del Medio Oriente, Robert S. Ford era stato l'assistente di John Negroponte dal 2004 al 2006 quando la spia in capo applicò in Iraq il metodo che aveva elaborato in Honduras: l'uso intensivo di squadroni della morte e di Contras. Poco prima dell'inizio degli avvenimenti in Siria, fu nominato dal presidente Obama ambasciatore a Damasco e assunse le sue funzioni nonostante l'opposizione del Senato. Applicò immediatamente il metodo Negroponte alla Siria con i risultati che conosciamo. [caption id="" align="aligncenter" width="220"] La moglie dell'ambasciatore Robert S. Ford, Alison Barkley, controlla la logistica dell'ambascaita degli Stati Uniti in Arabia Saudita.[/caption] Se la creazione della Coalizione nazionale sancisce la ripresa di Washington della guida dell'opposizione armata, non risolve tuttavia la questione della rappresentatività. Presto le diverse componenti della FSA se ne dissoceranno: la Coalizione ad esempio esclude quell'opposizione che è ostile alla lotta armata, come il Coordinamento nazionale per il cambiamento democratico di Haytham al-Manna. La scelta dello sceicco Moaz Al-Khatib risponde solo a un'apparente necessità: quella di un religioso a capo della Coalizione per essere riconosciuto dai combattenti, ma anche quella di apparire un moderato per essere accettato dagli Occidental. In particolare, in questo periodo di trattative intense bisognava che il presidente si appoggiasse su solide competenze per discutere del futuro del gas siriano ma di ciò non si deve assolutamente parlare in pubblico. Gli spin doctors americani hanno rapidamente ridato un nuovo look allo sceicco Moaz Al-Khatib, in giacca ma senza cravatta. Alcuni media ne hanno già fatto un "modello" leader. Un grande quotidiano americano lo presenta come "un prodotto unico della sua cultura, come Aung San Suu Kyi in Birmania [1] ». Ecco il ritratto che ne fa l’Agence France Presse (AFP):
«Lo sceicco Ahmad Moaz Al-Khatib, l'uomo del consenso. Nato nel 1960, lo sceicco Ahmad Al-Khatib Moaz è un religioso moderato che fu, nel passato,  imam della Moschea degli Omayyadi di Damasco e che non ha nessuna filiazione ad alcun partito politico. E' proprio questa indipendenza e la sua vicinanza a Riad Seif ad avere determinato l'iniziativa di un'ampia coalizione, facendone un candidato consensuale per dirigere l'opposizione.  Islamista sufi, questo dignitario religioso che ha studiato le relazioni internazionali e la diplomazia, non è legato ai Fratelli Musulmani né ad alcuna forza di opposizione islamista. Più volte arrestato nel 2012 per aver chiesto pubblicamente la caduta del regime di Damasco, gli è stato proibito di parlare nelle moschee siriane per ordine delle autorità e ha trovato asilo politico nel Qatar. Natio proprio di  Damasco, ha svolto un ruolo decisivo nella mobilitazione della periferia della capitale, in particolare di Douma, molto attiva sin dall'inizio della mobilitazione pacifica nel marzo 2011. “Lo sceicco al-Khatib è una figura consensuale che gode di un vero e proprio sostegno popolare in loco”, ha evidenziato Khaled al-Zayni, membro del Consiglio nazionale siriano du (CNS). »
La verità è tutt'altra. [caption id="" align="aligncenter" width="220"] Lo sceicco in giacca senza cravatta[/caption] In realtà, non vi è alcuno straccio di indizio ad indicare che lo sceicco  Ahmad Al-Khatib Moaz abbia studiato relazioni internazionali e diplomazia, ma vanta invece una formazione d'ingegnere in geofisica e un'esperienza professionale di sei anni per la  al-Furat Petroleum Company ( 1985-91),  una joint venture tra aziende nazionali ed estere, tra cui la anglo-olandese Shell con cui ha mantenuto dei legami. Nel 1992 eredita da suo padre, lo sceicco  Muhammad Abu al-Faraj al-Khatib, il prestigioso incarico di predicatore della Moschea di Omayyadi. Viene però rapidamente destituito dal suo incarico, con il divieto di predicate in tutta la Siria.  Tuttavia, questo episodio non è del 2012 e non ha nulla a che fare con l'attuale contestazione, ma risale a vent'anni fa, sotto Hafez al-Assad. La Siria sosteneva allora l'intervento internazionale per liberare il Kuwait, sia per rispetto del diritto internazionale, sia per finirla con il rivale iracheno, sia per avvicinarsi all'Occidente.  Lo sceicco però era contrario al « Desert Storm » per motivi religiosi che erano gli stessi dichiarati da Osama Bin Laden - a cui si ispirava allora -  tra cui il rifiuto della presenza occidentale in terra d'Arabia, considerata un sacrilegio. Ciò lo aveva portato a pronunciare discorsi antisemiti e antioccidentali. In seguito, lo sceicco prosegue l'attività di insegnamento religioso, in particolare presso l'Istituto olandese di Damasco e intraprende numerosi viaggi all'estero, in particolare in Olanda, Regno Unito e Stati Uniti, per stabilirsi poi in Qatar. Nel 2003-04, ritorna in Siria come lobbista del gruppo Shell in occasione dell'assegnazione delle concessioni petrolifere e di gas. Ritorna in Siria di nuovo ai primi del 2012 dove infiamma il quartiere di Douma (sobborgo di Damasco). Arrestato, poi amnistiato, abbandona il paese a luglio e si installa al Cairo. Se è vero che la sua famiglia è di tradizione sufista, contrariamente a quanto dichiarato dall'agenzia France Presse, però, egli è  membro della confraternita dei Fratelli musulmani e lo ha del resto dimostrato a conclusione del suo discorso di investitura a Doha. Seguendo la solita tecnica della confraternita, egli adatta al pubblico di volta in volta non solamente la forma ma anche la sostanza dei suoi discorsi. Così a volte si dice favorevole a una società multiconfessionale, a volte per il ripristino della sharia. Nei suoi scritti qualifica le persone di religione ebraica "nemiche di Dio" e i musulmani sciiti "eretici negazionisti", tutti epiteti che lo rendono passibili della pena di morte. In ultima analisi, l'ambasciatore Robert S. Ford ha ben giocato la sua carta. Washington abbindola di nuovo i suoi alleati, come in Libia, la Francia si sarà assunta tutti i rischi, me nel compromesso che si preannuncia [Ah si? vorremmo saperne qualcosa, NdTr] la Total non usufruirà di alcuna concessione avvantaggiosa [che la TotalFinaElf+BNP Paribas siano state fregate in Libia è ancora tutto da dimostrare, NdTr]. 

Note

[1] “A model leader for Syria ?”, editoriale del Christian Science Monitor, 14 novembre 2012. [2] « Un religieux, un ex-député et une femme à la tête de l’opposition syrienne », AFP, 12 novembre 2012. Grazie per la segnalazione di http://tuttouno.blogspot.it/2012/11/siria-un-lobbista-della-shell-capo.html  

Il binomio militari-popolo spaventa i banchieri

al punto da dare del golpista al Carabiniere Pappalardo. In questo video del mese di gennaio 2012, purtroppo non si parla dello scioglimento dell'Arma dei Carabinieri decisa a livello UE, per privarci di una delle Armi più famose al mondo e regalarla alla NATO e alla OCSE, e farla diventare un esercito a tutti gli effetti a difesa della bancocrazia. Questa è una falsa democrazia, come dice il Generale, è 'democrazismo'. N. Forcheri

mercoledì 21 novembre 2012

Dov'è nascosto l'oro d'Italia?


   

L’oro, si sa, è il bene rifugio per antonomasia, quello che tesaurizza le aspettative di crisi. E, in suo nome, sono accadute molte coseche apparivano inspiegabili o, quantomeno, strane, come vi ho già raccontato tempo fa. Facciamo un salto indietro. Ricordate la guerra in Libia, l’incredibile Vietnam in cui si era trasformata, con i ribelli chetentavano l’assalto e le forze lealiste di Gheddafi che riuscivano sempre a difendere le posizioni? Bene, ricorderete anche che nell’arco di tre giorni la situazione si sbloccò e i ribelli poterono mettere il naso fuori da Bengasi: armi dall’Occidente? Servizi segreti francesi e britannici in aiuto? Illuminazione divina?
No. La svolta libica nasceva in Venezuela, più esattamente nella richiesta da parte di Hugo Chavez di rimpatriare le quasi 100 tonnellate d’oro stivate a Londra. Cosa accadde?

L’oro, come sempre accade, era concesso in leasing alla Banca d’Inghilterra e questa, ovviamente, lo aveva per così dire “movimentato”, ovvero non lo possedeva più fisicamente nei caveau. Per ridarlo al suo legittimo proprietario, doveva quindi ricomprarlo sul mercato. Questo provocò il rapido incremento del prezzo, fino a un massimo di 1.881 dollari l’oncia e svelò come nel mondo ci fosse una clamorosa mancanza di oro fisico, visto che i prezzi dei futures a breve scadenza erano più alti di quelli a lunga scadenza. Occorreva intervenire e quale miglior soluzione che mettere le mani sulle quasi 150 tonnellate di riserve auree libiche stipate in un caveau sul confine meridionale del Paese, dando vita a un’offensiva in grande stile? Così facendo, il Venezuela avrebbe riavuto ciò che era suo e il mercato non avrebbe subito nuovi, pericolosissimi scossoni per chi gioca con i futures e per chi, come Londra e New York, gode dello status di caveau dell’oro mondiale ma di fatto di lingotti fisici ne ha davvero, davvero pochi (basti ricordare lo scandalo delle barre di tungsteno dipinte in color oro e conservate alla Fed, come denunciato da Ron Paul).

Bene, questo prologo, spero non troppo noioso, era propedeutico al contenuto dell’articolo di oggi, ovvero il fatto che la Bundesbank, nel 2001, ritirò i due terzi delle sue detenzioni d’oro presso la Bank of England, stando a quanto testimoniato da un report confidenziale reso noto mercoledì. La rivelazione ha fatto seguito alla sacrosanta richiesta da parte degli enti preposti al controllo del budget tedesco, affinché il governo verificasse sul posto che le riserve auree depositate a Londra, New York e Parigi esistessero davvero fisicamente. La Germania ha 3,396 tonnellate di oro, pari a un controvalore di 143 miliardi di euro, la seconda riserva al mondo dopo quella degli Usa (ammesso e non concesso che quello statunitense non sia davvero tutto tungsteno) e la grandissima parte di essa è stata stivata all’estero durante la Guerra Fredda nel timore di un attacco e un’invasione sovietica. Circa il 66% è conservato alla Fed di New York, il 21% alla Bank of England e l’8% alla Banque de France: la Corte degli Uditori tedesca, però, in tempi di crisi nera ha ritenuto il caso di non fidarsi e ha detto chiaro e tondo ai legislatori attraverso un durissimo report che «le riserve auree non sono mai state verificate fisicamente» e ha ordinato alla Bundesbank di assicurarsi l’accesso ai siti di stoccaggio. Di più, sempre la Corte ha ordinato il rimpatrio nei prossimi tre anni di 150 tonnellate per verificarne qualità e peso, tanto più che Francoforte non ha un registro di numerazione delle barre d’oro.

Ma ecco la parte più interessante e inedita: stando al report, la Bundesbank avrebbe ridotto le sue detenzioni d’oro a Londra da 1440 tonnellate a 500 tonnellate tra il 2000 e il 2001, ufficialmente «perché i costi di stoccaggio erano troppo alti». A quel punto, il metallo fu trasportato per via aerea a Francoforte. Il tutto avvenne mentre l’allora Cancelliere dello Scacchiere britannico, Gordon Brown, stava svendendo a mani basse le riserve auree britanniche - ai prezzi minimi sul mercato - e con l’euro da poco introdotto come valuta di riferimento anch’esso ai minimi di 0,84 sul dollaro.

Perché questa mossa? Semplice, per evitare che l’oro andasse in giro e non tornasse più, insomma una scelta difensiva. Sia perché la Bank of England stava esagerando con il leasing dell’oro che deteneva, sia perché il governo Blair aveva deciso di vendere le riserve per fare cassa, sia perché le barre d’oro tedesche non avevano un registro e un codice identificativo, quindi non erano reclamabili in modo certo. Insomma, il rischio è quello di non poter richiedere con prove e certezza il proprio oro e diventare, legalmente, solo un creditore generale con un conto in metallo.

Più di dieci anni fa, quindi, la Germania ha avuto la lungimirante idea di mettere al sicuro gran parte delle proprie riserve e ora la Bundesbank parla di possibile riallocazione delle stesse, ovviamente sempre per motivi di sicurezza, anche se «non abbiamo dubbi sull’integrità e l’indipendenza dei nostri custodi» e se ufficialmente dice no ai controllori di Stato e alla loro richiesta di un inventario. Una fiducia così granitica che, giustamente, ha preferito riportarsi l’oro a casa undici anni fa - e ora si permette di dire chequello che resta sta bene all’estero e non va rimpatriato e controllato: grazie, ha portato a casa il grosso dieci anni fa! - e sottrarlo allo schema Ponzi del mercato repo, il quale ontologicamente sconta il rischio di controparte sul collaterale, come ci ha insegnato il caso del fondo MF Global. Insomma, se si rompe la catena repo sul mercato aureo da parte di custodi-prestatori e soggetti che operano nel leasing, chi può davvero reclamare il proprio oro se non si sa dove sia e non esista un registro e dei numeri seriali?

Quanto emerso in questi giorni grazie all’iniziativa dei regolatori tedeschi è particolarmente interessante per il nostro Paese, detentore della quarta riserva aurea al mondo dopo Usa, Germania e Fmi. Lo scorso 6 ottobre, infatti, la Consob, l’ente per la vigilanza sui mercati guidata da Giuseppe Vegas, ha reso noto che «per cercare di abbattere il debito pubblico si possono usare senza tanti problemi le riserve auree della Banca d’Italia. Palazzo Koch, infatti, può liberamente disporre di tutti i propri beni mobili e immobili, nei limiti in cui tali atti di disposizione non incidano sulla capacità di poter trasferire alla Bce le attività di riserva eventualmente richieste». Un secondo attacco dopo quello della scorsa estate, quando la Commissione aveva proposto la costituzione di un superfondo a cui trasmettere, tra le altre cose, le riserve di Bankitalia per cercare di aggredire un debito pubblico ormai di 2mila miliardi di euro.

Sempre la Consob ricorda che la legge sul Risparmio (l. 262/2005) ha stabilitoche Bankitalia «è istituto di diritto pubblico», nonostante le quote di partecipazione al capitale di palazzo Koch oggi ancora detenute dalle banche. Sul punto sarebbe dovuto intervenire un regolamento governativo,che però ancora non c’è. Un tassello effettivamente mancante, per la Consob, secondo la quale «una volta emanato il citato regolamento lo Stato, quale unico azionista della Banca d’Italia, potrebbe liberamente disporre di tutti i beni della Banca d’Italia che, come l’oro, non sono in alcun modo funzionali allo svolgimento dei compiti istituzionali del Sebc».

Ma dove sono le circa 2450 tonnellate d’oro, circa 110 miliardi di euro, di riserve auree italiane? Presso Bankitalia? Non certo tutte: una parte è custodita negli Usa e a Londra. Se la Bundesbank dieci anni fa ha deciso cheera meglio tenersele vicine, non sarebbe il caso che, prima di discutere le proposte della Consob, qualcuno si prenda il disturbo di dare unacontrollatina? In che percentuale le nostre riserve sono conservate all’estero? Esiste poi un registro? Le barre o lingotti sono contraddistinte con numeri seriali, dai quali si evince senza ombra di dubbio la proprietà italiana delle stesse?
Non dico un’interrogazione parlamentare, ma una domandina almeno al question time del mercoledì qualcuno vorrebbe farla al ministro competente? Prima di fare conti, come quelli di Vegas, senza avere più il metallo.

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mercoledì 14 novembre 2012

Grillo il Gallo?

Sull'exploit di Grillo in Sicilia e l'ascesa politica del suo movimento, avrei preferito non esprimermi: grillina antelitteram, ricordo un'azione mitica che concludemmo felicemente per scacciare un inceneritore di Suez Gaz de France dalla bellissima valle di Pieve di Teco (provincia di Imperia): la sala consiliare era talmente gremita che la gente si era radunata e accalcata persino per la strada, non essendoci più posto dentro neanche per uno spillo.

 Poi fui la prima in assoluto ad avergli chiesto nel lontano 2006 sulla Casaleggio. Lo chiamai in occasione delle politiche di quell'anno - dopo essere riuscita a ottenere il suo numero da un suo conoscente/militante del net - per chiedergli e supplicarlo di farci scendere in campo (mi consideravo una di loro), onde scongiurare l'avvento dei soliti partiti - in particolare Berlusconi - che consideravo, come tanti, la nostra peggiore rovina. Dovetti poi ricredermi, visto che i tecnici sono i peggiori in assoluto. Ma questo per dire quanto ci credevo e ci speravo...

 La Casaleggio la cliccavo nelle mie ricerche per ricostruire la proprietà delle società e i nomi chiave delle stesse, i cumuli di poltrone nelle aziende, di cui proponevano uno schema interattivo sul sito; ma già avevo notato che tale opera d'informazione era del tutto parziale poiché si fermava ai confini italiani in un momento storico in cui tutte le nostre imprese erano e sono continuamente acquisite da holding estere, e in un momento in cui cominciavo a scrivere su quello che si è rivelato essere un vero e proprio golpe finanziario eterodiretto sul nostro patrimonio nazionale dagli anni '80 e, in particolare, dal 92 con tangentopoli e l'accordo Britannia .

Avevo chiamato anche la Casaleggio a suo tempo circa lo schema interattivo delle strutture societarie delle società italiane quotate in borsa sul loro sito: come mai vi è il black-out assoluto sulle holding d'oltralpi? Penso che furono presi di sorpresa e la risposta fu del tutto evasiva. Sulla questione delle politiche, Grillo mi disse con un tono perentorio che i tempi non erano maturi, e poco importava se parti più o meno numerose del movimento si sentivano pronte, e poco importava se con tale gesto si regalava di fatto la vittoria a Berlusconi, poiché se lui non si considerava maturo, alla sua età, noi giovani e meno giovani e soprattutto esasperati dalla situazione, lo eravamo, eccome se lo eravamo. Ne andava della nostra vita. Già questo fatto mi fece riflettere: per quale recondito scopo faceva tale gesto? Non capiva Grillo che così si perdeva tempo prezioso nel fermare la cessione di sovranità e di aziende e servizi chiave del paese? E quindi di futuro, di lavoro, di progetti, di un minimo di stabilità?

 Chiesi quindi a Grillo in quella telefonata del 2006 non già spiegazioni sulla Casaleggio in sé bensì su quel video sconcertante pieno zeppo di simboli esoterici (Gaia) che campeggiava sulla prima pagina del loro sito: mi rispose con un tono canzonatorio e grave due parole: "Casaleeeeeeggio!, massoneeeeeeria!", e si congedò senza che potessi cavargli più alcun ragionamento di bocca.

 Ma non è questo che poi mi fece allontanare dai meetup, alcuni dei quali devo ammettere facevano, e fanno tuttora, un discreto lavoro di divulgazione delle idee e delle informazioni, a livello capillare e del territorio: è il fatto che, mai e poi mai Grillo si è degnato di pubblicare o rispondere a un mio articolo, a una mia mail, dove denunciavo le cause della merda attuale con certa lungimiranza; il fatto che qualcuno come lui, che si riempiva la bocca di "acqua bene pubblico", all'epoca in cui stavo esaminando l'abuso di posizione dominante con falso di gara, per non dire inesistente, corruzione e quant' altro da parte di Suez/Mps/Acea/Caltagirone per l'ottenimento dell'appalto di Publiacqua in Toscana - quando vi fu l'occasione di parlarne in TV a un programma della D'Amico sull'acqua pubblica, invece di denunciare il piano di spartizione della nostra acqua tra Veolia e Suez Gaz de France, scoperto in un documento riportato da una sentenza dall'autority antitrust, lui si scagliò contro gli uomini d'affari e i politici nostrani. Stava nascendo l'idea di 'casta' con il libro di Stella, per deviare egregiamente l'attenzione del pubblico dai veri responsabili.

 Poi, il fatto di constatare personalmente un livellamento verso il basso e il 'pensiero unico' dei grillini, non certo una meritocrazia, insomma non riuscivo a sentirmi a mio agio con loro, o giustamente riconosciuta. Il pensiero unico o conformismo che dir si voglia, è stato confermato da quella certa Federica che a Ballarò di due martedì fa ha dichiarato di sostenere perfettamente l'Ici prima casa perché altrimenti i comuni piangono, senza accennare minimamente all'istituzione di una bella commissione d'indagine sul debito fraudolento, a una bella spiegazione di come siamo scientificamente strozzati dagli stampatori di moneta, e di come possiamo ricuperare la nostra dignità ricuperando la facoltà di stampare monete, complementari e parallele all'euro, in attesa di una felice e agognata uscita da questo circolo infernale.

 La reazione di Grillo il giorno dopo che la redarguisce non già perché ha detto cazzate non in linea con il 'programma' ma perché si sarebbe esposta in tv per ottenere quell'orgasmico piacere dell'esibirsi davanti ad amici e parenti, non fa che confermare che quell'orgasmo del bagno di folla lo può provare solo Grillo che con i suo show ci fa sognare la cancellazione del debito pubblico come in Ecuador, mentre poi l'eliminazione dell'IMU prima casa per non schiavizzare il popolo al servizio del nostro debito pubblico non è neanche citata nel programma del movimento. Vedo cioé un movimento dove la meritocrazia e la visibilità valgono solo per lui, non eletto, mentre il resto è un esercito di persone tenute appositamente nell'anonimato, di cui è previsto che non si facciano conoscere a livello nazionale - né le persone né le idee che non sono da discutere in TV a livello nazionale - e per chi sgarra come Federica, sfuriata del boss e minacce di espulsione.

 I metodi con cui Grillo ha tentato di richiamare all'ordine la Federica ha provocato una giusta risposta, in cui Grillo è stato paragonato ai soliti capi di partito maschilisti e autocratici. Effettivamente attualmente è un pullulare di partitini e movimenti, sulla scia dello scontento e dello sgomento sul nostro futuro, nella quotidiana violazione dei diritti umani, tra esodati, sfrattati e sfollati dimenticati, tra abusi burocratici, sequestri e multe abusive di equitalia, nella precarietà la più assoluta e nell'enunciazione di plateali luogocomuni orwelliani previsti per lavarci il cervello e farci accettare, supini, l'inaccettabile in un marasma di sensi di colpa (mafia, evasione fiscale, violazioni di cavilli, frodatori ed evasori, bamboccioni e choosy) che però non attecchiscono bene come si vorrebbe ma che sono tali da minarci nella libertà di espressione (cfr. caso Sallusti, il carcere per diffamazione) : un pullulare di partitini che vorrebbero o fanno finta di proporre cose nuove, ma con metodi del tutto vecchi e datati. Il partitino che ruota tutt'intorno a un gallo che, promettendo un ipotetico posto al sole nel frattempo richiede sacrifici e lavoro A GRATIS per preparare campagne stampa e campagne elettorali per il solito galletto nel pollaio non differendo in questo da chi chiede a chi cerca lavoro di pagare un anticipo, nell'humus assurdo della disoccupazione e della suboccupazione totali dovuti a un dato matematicamente certo: un sistema economico basato su una moneta che arreca con sé il NOSTRO debito e che rastrella quindi le nostre ricchezze, provocando carenza di posti di lavoro decenti premiando e drenando i capitali al monopolio della finanza.

 Vorrei che non fosse così, vorrei cioé che tutto quello che sento sul movimento 5 stelle, fosse un abbaglio, e mi ero lasciata un margine di errore circa il giudizio, le cose possono cambiare e i movimenti sono composti da persone umane, mi dicevo. Intanto, però, percorrendo il programma, constato con tristezza che si voltano le spalle al perno dei problemi: la moneta debito e il conseguente gonfiato debito pubblico. L'ordine di priorità non è il mio.

 Di tale programma, bene la class action, l'abolizione della legge Biagi, la reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate, l'abolizione delle cariche multiple dei consiglieri di amministrazione nelle società quotate...

 Però mi chiedo come si possa "introdurre la responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti proposti con una compartecipazione alle eventuali perdite", senza trasformare tutto il sistema bancario (da occidentale a islamico?) e soprattutto senza introdurre un controllo del pubblico e/o della collettività su di esso. A meno che il movimento non voglia arrivarci a piccoli passi? Si, ma quanto piccoli? Perché poi alla fine saremo tutti morti, e la nostra vita sarà passata en attendant Godot...intrattenuti da un comico...

 Nel programma del movimento, punti come l'abolizione delle scatole cinesi in Borsa, se le filiali delle multinazionali che scorribandano nel paese non devono sottostare allo stesso obbligo, non significa che 'aprire' ancora di più ai potentati finanziari esteri; dovreste anche spiegarmi in cosa il divieto di incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale possa fare del bene al paese se dobbiamo difenderci dagli stessi, quintuplicati, di paesi come la Francia che con coaguli di conflitti di interessi e di incroci tra banche industrie e governo come il consiglio di amministrazione di Axa, ci sta soffiando la Monte dei Paschi e con essa il ricco territorio senese. Non sto difendendo gli incroci azionari, tutt'altro, sto semplicemente allargando la cornice per dichiarare che tali incroci azionari sono tipici proprio di quei paesi che ci stanno colonizzando mentre da noi sono piuttosto l'eccezione. Noi gli azionisti bancari li abbiamo direttamente al governo..

 Poi leggo il divieto di acquisizione a debito di una società, però l'esempio tipo è la Telecom acquisita a debito dalle banche, ma non la Parmalat, acquisita a debito da una società francese, la Lactalis...

 Tutto nel programma di Grillo è relegato alla microeconomia, alla realtà locale e comunale, però non per esaltarne la 'sussidiarietà' cioé l'autonomia, ma unicamente per contrastare degli effetti le cui radici non sono mai attaccate e nemmeno citate: l'assenza di sovranità - monetaria e non; un debito pubblico fraudolento, la colonizzazione della finanza internazionale. Leggo ancora: abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, Enel, Mediaset, Ferrovie dello Stato. Esattamente il contrario di quello che vorrei. Inoltre annoverare Mediaset, che non è un monopolio e neanche un oligopolio con la concorrenza di Rai e Sky, tra i monopoli ex pubblici, significa celare a stento la deliberata volontà debenedettiana/rotschildiana di ridimensionare Berlusconi; attaccare gli altri ex monopoli pubblici significa attaccare direttamente la sovranità dell'Italia, una sovranità tradizionalmente espressa in tutti i paesi del mondo dal numero di fondi, industrie e servizi in mani pubbliche. Quei monopoli di fatto di cui parla il programma di Grillo andrebbero al contrario integralmente rinazionalizzati, o per lo meno andrebbe lanciato un dibattito sui servizi di base e strategici del paese.... Fa specie comunque leggere un punto così radicalmente iperliberista alla thatcher in un movimento che attrae tutta quella parte della popolazione di delusi della "sinistra"... Sempre più Orwell...

 Ma il primato delle banalità spetta al punto della "Riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato il taglio degli sprechi". Fa il paio con "l'Ici prima casa è una tassa giusta altrimenti i comuni non sanno dove prendere i soldi", della Federica Salsi, niente di più bancocratico, allineato al pensiero unico dei banchieri che ci spennano.

 D'accordo poi con il tentativo di "impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manufatturiere con un prevalente mercato interno", più o meno ridondante con il punto "favorire le produzioni locali", tutte cose encomiabili, ma se il programma non dice - volutamente - come, allora davvero siamo nel microbismo, cioé nel far finta di cambiare la sfumatura a un colore di un quadro che sta cascando dal muro perché il chiodo è dondolante. Vogliamo guardare fuori dalla cornice? Sulla cornice figura il sistema delle compartecipazioni statali all'IRI e le monete locali e nazionale, di cui non si fa il sia pur minimo accenno. Fuori dalla cornice ci stanno le lobby finanziarie, la trilaterale, il signoraggio della Federal Reserve, l'euro, la BCE, l'FMI, la BIS e tutti quanti. Il chiodo dondolante è la speculazione che si è abbattuta sul nostro paese con la complicità delle tre agenzie di rating in conflitto di interessi con le banche creditrici e/o banche dealer. Sul fuori dalla cornice il programma non dice niente, nada, nulla. Fuori dalla cornice, capisco, il muro è troppo ampio. Potrebbe essere una questione tattica, ma..

 Infine si noti il "sussidio di disoccupazione garantito", ben diverso però dal nostro auspicato reddito di cittadinanza, attuabile unicamente in una collettività che abbia la sovranità monetaria ossia la possibilità di stampare, controllare e valutare la propria moneta senza dover passare dalle grinfie delle banche, di cui si deve ripristinare il ruolo originale, quello di semplici intermediari finanziari. Se non si esce dal contesto 'prudenziale' delle banche, i popoli non potranno mai rimettere al centro delle politiche l'umano e i suoi fabbisogni al posto dell'avidità dei parassiti eterodiretti.

 Il programma non fa altro che confermare quello che già sapevo: il movimento di Grillo è uno specchietto per le allodole che fa finta di volere cambiare tutto, ma cambia unicamente alcuni dettagli di contorno, gli inceneritori, i farmaci generici, la moralità dei politici ecc, senza neanche affrontare né lo strapotere dei tentacoli della finanza internazionale conficcati nel paese, né il conseguente problema del debito e dell'usura né tantomeno la vera perdita di sovranità del popolo negli enti pubblici e nello Stato, e il depauperamento di massa, rimanendo quindi strettamente nella cornice prudenzial-contabile dell'euro-Europa (cfr. http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=28811 ).

 L'articolo l'ho scritto per chi ci accusa ancora oggi di essere complottisti 'rabbiosi' che remando contro Grillo consegneranno il paese al 'Monti bis'. Ho volutamente omesso di parlare del tema arcinoto della Casaleggio di cui i nostri lettori sono al corrente, per soffermarmi su questioni fattuali di programma. Il programma non mi convince, si sofferma su tanti dettagli apparentemente seducenti ma senza affrontare i veri nodi, confonde le priorità e i livelli, omette del tutto i temi per noi prioritari, e si ostina su punti per noi del tutto secondari. E questi sono argomenti di merito, a meno che per taluni non sia la forma a rappresentare la novità. Beh, conoscendo gli altri partiti, in certo senso si, il format del movimento con l'abuso della rete per il dialogo, l'organizzazione e la diffusione delle informazioni della base, è una novità per un partito, ma della rete non ha certo l'esclusiva. Tuttavia, la strabiliante visibilità unicamente per il gallo Grillo, il 'prestanome' (?) del movimento, no, qua casca l'asino: questo è un dèjà vu nauseabondo. A questo punto la domanda è d'obbligo: riuscirà la base a organizzarsi e a diventare un vero movimento/partito politico emancipandosi da Grillo e la Casaleggio? Questa sì che sarebbe una rivoluzione...

 N. Forcheri - Novembre 2012

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