Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

giovedì 31 gennaio 2013

Qualsiasi similitudine è puramente casuale

di Nicoletta Forcheri 

Nella foto, la lista delle banche dealer del tesoro italiano, gli strozzini che per primi come spacciatori possono trattare e condizionare i nostri titoli del debito in cambio dell'immissione monetaria di cui il paese ha bisogno per funzionare. Sotto l'elenco delle maggiori corporations e banche che controllano la ricchezza mondiale, tratto dall'articolo http://www.imolaoggi.it/?p=40233...

Qualsiasi similitudine tra di loro è puramente casuale...





Si noti poi che di quelle poche banche dealer che non compaiono nella lista sotto (Citigroup, Crédit Agricole, Commerzbanm HSB, banca IMI), che non ho sottolineato in giallo, non è stato ancora verificato da chi sono controllate, tranne per MPS di cui posso ragionevolmente dichiarare che è CONTROLLATA in maniera OCCULTA da AXA/MORGAN, e NON, come tutti stanno cercando di spiegare DALLA FONDAZIONE...

Semmai è vero il contrario e cioé che la Fondazione, il cui statuto è passato nel 2001 da istituto di diritto pubblico a SpA, e la cui banca è stata privatizzata e poi quotata in borsa nel 1999 (cfr. http://www.consob.it/main/emittenti/societa_quotate/query_infostoriche.html?firstres=0&hits=81&viewres=1&search=1&resultmethod=socquotadv&queryid=infostoriche&maxres=500&codconsob=135417), con la testa di legno Caltagirone, ad essere assoggettata al volere di questi. Ed è il PD da qualche decennio il loro fedele pedissequo servitore.
Si può quindi ragionevolmente rispondere alla domanda di sapere a chi sono andati i 17 miliardi di esborso all'estero dalle casse senesi. E a chi sono ritornate scudate in Italia le briciole di poco meno di 2 miliardi di commissioni. Non ditemi che è così difficile arrivarci...


1 BARCLAYS PLC GB 6512 SCC 4.05
2 CAPITAL GROUP COMPANIES INC, THE US 6713 IN 6.66
3 FMR CORP US 6713 IN 8.94
4 AXA FR 6712 SCC 11.21
5 STATE STREET CORPORATION US 6713 SCC 13.02
6 JP MORGAN CHASE & CO. US 6512 SCC 14.55
7 LEGAL & GENERAL GROUP PLC GB 6603 SCC 16.02
8 VANGUARD GROUP, INC., THE US 7415 IN 17.25
9 UBS AG CH 6512 SCC 18.46
10 MERRILL LYNCH & CO., INC. US 6712 SCC 19.45
11 WELLINGTON MANAGEMENT CO. L.L.P. US 6713 IN 20.33
12 DEUTSCHE BANK AG DE 6512 SCC 21.17
13 FRANKLIN RESOURCES, INC. US 6512 SCC 21.99
14 CREDIT SUISSE GROUP CH 6512 SCC 22.81
15 WALTON ENTERPRISES LLC US 2923 T&T 23.56
16 BANK OF NEW YORK MELLON CORP. US 6512 IN 24.28
17 NATIXIS FR 6512 SCC 24.98
18 GOLDMAN SACHS GROUP, INC., THE US 6712 SCC 25.64
19 T. ROWE PRICE GROUP, INC. US 6713 SCC 26.29
20 LEGG MASON, INC. US 6712 SCC 26.92
21 MORGAN STANLEY US 6712 SCC 27.56
22 MITSUBISHI UFJ FINANCIAL GROUP, INC. JP 6512 SCC 28.16
23 NORTHERN TRUST CORPORATION US 6512 SCC 28.72
24 SOCIÉTÉ GÉNÉRALE FR 6512 SCC 29.26
25 BANK OF AMERICA CORPORATION US 6512 SCC 29.79
26 LLOYDS TSB GROUP PLC GB 6512 SCC 30.30
27 INVESCO PLC GB 6523 SCC 30.82
28 ALLIANZ SE DE 7415 SCC 31.32
29 TIAA US 6601 IN 32.24
30 OLD MUTUAL PUBLIC LIMITED COMPANY GB 6601 SCC 32.69
31 AVIVA PLC GB 6601 SCC 33.14
32 SCHRODERS PLC GB 6712 SCC 33.57
33 DODGE & COX US 7415 IN 34.00
34 LEHMAN BROTHERS HOLDINGS, INC. US 6712 SCC 34.43
35 SUN LIFE FINANCIAL, INC. CA 6601 SCC 34.82
36 STANDARD LIFE PLC GB 6601 SCC 35.2
37 CNCE FR 6512 SCC 35.57
38 NOMURA HOLDINGS, INC. JP 6512 SCC 35.92
39 THE DEPOSITORY TRUST COMPANY US 6512 IN 36.28
40 MASSACHUSETTS MUTUAL LIFE INSUR. US 6601 IN 36.63
41 ING GROEP N.V. NL 6603 SCC 36.96
42 BRANDES INVESTMENT PARTNERS, L.P. US 6713 IN 37.29
43 UNICREDITO ITALIANO SPA IT 6512 SCC 37.61
44 DEPOSIT INSURANCE CORPORATION OF JP JP 6511 IN 37.93
45 VERENIGING AEGON NL 6512 IN 38.25
46 BNP PARIBAS FR 6512 SCC 38.56
47 AFFILIATED MANAGERS GROUP, INC. US 6713 SCC 38.88
48 RESONA HOLDINGS, INC. JP 6512 SCC 39.18
49 CAPITAL GROUP INTERNATIONAL, INC. US 7414 IN 39.48
50 CHINA PETROCHEMICAL GROUP CO. CN 6511 T&T 39.78

Nicoletta Forcheri, 31 gennaio 2013

Riferimenti:


lunedì 28 gennaio 2013

I Comuni gestiscano l’emergenza: emettano moneta.


Fonte: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=21743
Appello ai Sindaci 

Monaco – Spezia – Fiorini – Pace
Avrete presente la peggior cinematografia “catastrofista” d’oltreoceano. Quella con alluvioni, terremoti, asteroidi, disastri nucleari. In ognuna di quelle pellicole i registi hanno voluto deliziarci con una scena onnipresente: il plotone d’esecuzione che passa per le armi gli sciacalli che, approfittando dell’anarchia sociale, saccheggiano case e negozi. Bene, per una volta non è fantascienza: i provvedimenti d’emergenza, le legislazioni d’emergenza esistono davvero.
La legge sull’ordinamento penitenziario n. 354 del 1975, all’articolo 41-bis applicato nel 1986 dalla cosiddetta “legge Gozzini”, gestiva una situazione d’emergenza: al fine di evitare i contatti – dentro e fuori dal carcere – con altri detenuti appartenenti alla medesima rete criminale, ai reclusi condannati per reati di mafia, terrorismo e altri reati estremamente gravi venivano in via eccezionale interdetti i colloqui, la permanenza all’aria aperta, la corrispondenza. Il regime carcerario era per costoro talmente severo al punto di spingere le istituzioni europee a contestare alle autorità italiane il ricorso alla tortura e a trattamenti inumani e degradanti.
La “legge Reale” (n. 152/1975) introduceva invece disposizioni speciali a tutela dell’ordine pubblico prevedendo la possibilità di custodia preventiva anche in assenza di flagranza di reato e permettendo da parte della forza pubblica l’utilizzo delle armi non solo in caso di resistenza ma anche al fine di prevenire determinati reati quali ad esempio quelli di terrorismo.
L’articolo 32 della Carta costituzionale sancisce il sacrosanto principio secondo cui nessuno possa essere obbligato a un determinato trattamento sanitario. Prevede però che a questa regola si possa per legge derogare. Anche qui si tratta di casi di emergenza: epidemie o casi di patologie mentali che possono mettere a repentaglio  la salute pubblica.
La stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, che nel 1966 volle regolamentare attraverso una Convenzione i diritti civili e politici, stabilì che ai principi contenuti in quel solenne Atto si potesse derogare in virtù di uno “stato di emergenza”.
Gli esempi riportati dimostrano quindi quanto non solo sia possibile derogare dalla legislazione ordinaria in caso di necessità cogente, ma anche che tale deroga possa addirittura andare a operare nei settori più delicati e comunemente “intangibili” dell’organizzazione della vita civile: la privazione della libertà personale, la violenza legittima, il diritto alla salute, i diritti politici.

Ora il busillis sta tutto nell’individuare in quali casi si possa parlare di situazione d’emergenza. La attuale degenerazione sociale causata da quella che viene eufemisticamente definita “crisi” economica può essere considerata in tale fattispecie? Ragioniamo in prima istanza in termini di pubblica sicurezza: i reati violenti di natura patrimoniale, indotti dalla spasmodica ricerca di denaro di sempre più larghe fasce di popolazione che ne sono state private, stanno subendo un incremento esponenziale. Senza volerci addentrare in dati statistici, l’allarme è tangibile per chiunque viva in una qualunque città italiana; la stampa riporta tali eventi a tamburo battente, il senso di insicurezza sul territorio è sempre più tangibile. Tale situazione inoltre, in determinate zone del Paese, porta fiumi d’acqua al mulino delle organizzazioni criminali che spesso vengono definite il pericolo numero uno per le istituzioni e per la convivenza sociale.
Parliamo poi della questione dei suicidi. La morte auto-inflitta non è comunemente considerata (per via di una certa censura e per una diffusa ignoranza in materia) un fenomeno emergenziale. Nulla di più sbagliato. La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2000 ha diffuso dei dati che parlano di una morte per suicidio ogni 40 secondi e di un tentativo di suicidio ogni 3 secondi; per rendere l’idea, ciò significa che muoiono suicidi più uomini di quelli che perdono la vita in tutti i conflitti armati della Terra e in tutti gli incidenti stradali. E si badi: sono dati del 2000, di molto precedenti all’attuale esasperazione della crisi economica che è stata tristemente caratterizzata da un incremento esponenziale del fenomeno. La stessa OMS ha ravvisato nel suicidio un’incidenza sociale tale da istituire un apposito Istituto di prevenzione, il Supre.
I suicidi e i reati violenti di natura patrimoniale debbono quindi essere iscritti, in virtù di incontrastabili dati statistici e di affermati studi sociali, nella categoria delle situazioni di emergenza.

Quale conseguenza deve derivare, in contesto istituzionale, da questa affermazione? Semplice: che in ragione della situazione emergenziale si possa e si debba derogare alla legge ordinaria e ai trattati al fine di porne rimedio, o comunque di arginarla. Un valido strumento d’azione potrebbe essere ad esempio quello dell’emissione, da parte dei Comuni, di uno strumento monetario alternativo e complementare all’Euro, per venire incontro alle esigenze vitali di sopravvivenza economica della popolazione. A questa ipotesi viene comunemente contrapposta la norma enunciata dal Trattato sull’Unione Europea per cui solo alla BCE è consentita l’emissione monetaria. Ma è proprio quanto inizialmente esposto che dovrebbe indurre la autorità a ritenere di dover derogare da questa disposizione internazionale in virtù di una situazione di necessità ed estrema urgenza, una situazione di emergenza sociale.
I Comuni hanno teoricamente il potere di imporre questa linea? Guardiamo nel dettaglio. “Al Comune spettano tutte le funzioni che riguardano la popolazione ed il territorio, in particolare è il Comune stesso che deve farsi carico delle esigenze nascenti in determinati settori specificamente delineati dal dettato normativo”.  A conferma di quanto sopra infatti, l’articolo 112 del TUEL enuncia che: “Gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, provvedono alla gestione dei servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali”.
Queste ampie funzioni che come abbiamo visto vengono in diversi modi attribuite all’ente comunale, comportano uno serie di problematiche:
a) in primo luogo sono frequenti le controversie circa la definizione dei confini dei ruoli tra i livelli di governo in alcuni settori chiave quali, ad esempio, quello della tutela della salute, governo del territorio e dell’ambiente nonché in tema di servizi sociali. b) In secondo luogo risulta problematico delineare il rapporto tra le nuove competenze attribuite al Comune e le effettive risorse che al Comune stesso vengono messe a disposizione. Tutto questo in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione il quale prevede per i Comuni (e Province, Città Metropolitane e Regioni) autonomia finanziaria di entrata e di spesa, tributi ed entrate propri, compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio nonché un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante.
Prevede altresì il medesimo articolo che le risorse di cui sopra consentono al Comune di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite. Inoltre l’articolo 7 del Decreto Legislativo 112/1998 prevede la “devoluzione alle regioni e agli enti locali di una quota delle risorse erariali tale da garantire la congrua copertura (…) degli oneri derivanti dall’esercizio delle funzioni e dei compiti conferiti nel rispetto dell’autonomia politica e di programmazione degli enti; in caso di delega regionale agli enti locali, la legge regionale attribuisce ai medesimi risorse finanziarie tali da garantire la congrua copertura degli oneri derivanti dall’esercizio delle funzioni delegate, nell’ambito delle risorse a tale scopo effettivamente trasferite dallo Stato alle Regioni”. Dal dettato dell’articolo 54 TUEL emerge altresì che il Sindaco, sempre nella sua funzione di ufficiale di Governo: emana atti in materia di ordine e sicurezza pubblica, svolge funzioni in materia di polizia giudiziaria, vigila sulla sicurezza e l’ordine pubblico, adotta Ordinanze contingibili ed urgenti in caso di pericolo per l’incolumità dei cittadini.

E’ necessario ricordare inoltre che il Sindaco opera come Ufficiale di Governo anche relativamente ad altre funzioni sulla base di norme di settore (ad esempio in base alla Legge 833/78 in materia di sanità). Proprio in merito alle funzioni svolte quale Ufficiale di Governo è utile svolgere qualche breve considerazione. Prima di tutto occorre chiarire che il Sindaco che esercita le funzioni di Ufficiale di Governo o di autorità sanitaria non è un organo del Comune, ma dello Stato.
Tale principio viene chiaramente sostenuto dalla giurisprudenza, ultimamente si è pronunciata in proposito la Corte di cassazione. In tema di poteri e funzioni del Sindaco la giurisprudenza ha avuto modo di pronunciarsi più volte; punto di notevole interesse è quello relativo al potere di ordinanza del Sindaco medesimo. Circa tale aspetto, il Consiglio di Stato ribadisce che: “… i presupposti che si richiedono per l’adozione dei provvedimenti contingibili ed urgenti, da parte della massima Autorità comunale, sono – ai sensi dell’art. 38 comma 2, l. 142/1990 – da un lato, l’impossibilità di differire l’intervento ad altra data in relazione alla ragionevole previsione di danno incombente (donde il carattere dell’urgenza); dall’altro, l’impossibilità di provvedere con gli ordinari mezzi offerti dalla legislazione (donde la contingibilità)”.
Alla luce di quanto sopra i Sindaci possono operare con provvedimenti (ordinanze) contingibili ed urgenti in materia di sanità e sicurezza dotandosi di strumenti straordinari rispetto a quelli previsti dalla legislazione. Lo strumento monetario previsto dalla legge (L’Euro) può essere affiancato da uno strumento monetario alternativo e “straordinario” emesso dai Comuni, al fine di prevenire problemi di salute pubblica “mentale” dovuti alla crisi monetaria ed alla angoscia sociale che sono le cause di problemi di sicurezza pubblica quali gesti estremi violenti che potrebbero coinvolgere la comunità (suicidi, esplosioni, messe a fuoco, stragi) ed evitare l’incremento del crimine dovuto alla affannosa ricerca di soldi.
Va infine evidenziato che questa “moneta convenzionale” è perfettamente compatibile col sistema monetario internazionale, perché  considera solo aspetti di diritto privato (cioè la proprietà della moneta e la posizione di creditore di debitore), come tali di stretto diritto interno e del tutto irrilevanti per il diritto internazionale. Il progetto è altresì perfettamente compatibile col trattato di Maastricht perché  rispetta l’autonomia della Banca centrale europea.
Il presente vuole quindi anche essere un appello ai Sindaci e ai Comuni italiani perché adempiano al proprio dovere di messa in atto di tutte le condizioni possibili che possano tutelare la salute dei cittadini e lo svolgimento ordinato della vita civile, attingendo all’ampia produzione legislativa e alla consolidata giurisprudenza che li autorizzano in questo senso. Chiaramente, occorrono Sindaci e Amministrazioni comunali con gli “attributi”, che non si tirino indietro dinanzi alle loro responsabilità.
Durante le campagne elettorali, ognuno di loro ha detto di avere a cuore il destino dei loro cittadini. Vediamo se, ora, è vero.

Gruppo per l’organizzazione del Convegno Auritiano
convegno28settembre@yahoo.it


29 Giugno 2013 12:00:00 – http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=21743


venerdì 25 gennaio 2013

L’ipocrisia europea messa a nudo dall’On. Laurent Louis.

Laurent-Louis17 gennaio scorso, chiamato ad interveniresulla proposta d’intervento militare del Belgio a fianco della Francia nella lotta al finto terrorismo in Mali, il parlamentare belga Laurent Louis ha sfilato il rosario dell’ipocrisia guerrafondaia europea, di fronte a tutto il parlamento e alle telecamere, usando toni a tratti coloriti. L’On. Louis non è nuovo a questo genere di denunce: appena un anno fa puntò i riflettori sulcaso Dutroux e sulla rete pedofila in Belgio – questioni insabbiate dalle autorità – subendo contestualmente un pesante attacco mediatico. Ecco il video e la trascrizione del suo discorso.


"Grazie Signor Presidente. Signori Ministri, Cari Colleghi. È proprio vero che il Belgio è il paese del surrealismo! Apprendiamo infatti stamane dalla stampa che l’esercito belga è incapace di sgominare quei pochi elementi islamici radicali esistenti nel suo seno, che non si possono licenziare per mancanza di mezzi giuridici sufficienti ma che, in cambio, decidiamo di aiutare la Francia nella lotta contro il “terrorismo” tra virgolette, offrendo un aiuto logistico, per l’operazione in Mali.
Che cosa non faremmo per lottare contro il terrorismo al di là delle frontiere! Spero solo che non mandiamo quei famosi soldati belgi islamici per l’operazione antiterrorismo nel Mali! Lo dico ironico anche se quello che sta succedendo nel mondo non mi fa affatto ridere, perché i dirigenti dei paesi occidentali ci stanno trattando come degli imbecilli con l’aiuto e il sostegno della stampa che è diventata un organo di propaganda dei poteri istituiti.
Ovunque nel mondo, le destabilizzazioni di regime e gli interventi militari diventano sempre più frequenti, la guerra preventiva diventa la norma e in nome della democrazia e della lotta contro il terrorismo, oggi i nostri paesi si arrogano il diritto di calpestano la sovranità di paesi indipendenti e si rovesciano regimi legittimi. È stato prima il caso dell’Iraq, la guerra della menzogna americana, poi l’Afghanistan, l’Egitto, la Libia dove grazie alle vostre decisioni il nostro paese ha partecipato in prima linea in crimini contro l’umanità, per rovesciare, ogni volta, regimi moderati o progressisti, e sostituirli con regimi islamici di cui la prima volontà, ironia della sorte, fu quella di imporre la shariah.
Lo stesso dicasi per la Siria dove il Belgio finanzia vergognosamente le armi dei ribelli islamici che stanno tentando di rovesciare Bashar Al Assad.
Ed è così che in piena crisi economica, mentre un numero crescente di belgi ha difficoltà a pagare la casa, ad alimentarsi, a riscaldarsi e a curarsi – eh sì, sento già l’epiteto ‘cattivo populista’ che pioverà su di me – ebbene il nostro ministro degli Esteri ha deciso di offrire ai ribelli 9 milioni di euro! E naturalmente ci faranno credere che sono soldi che serviranno per scopi umanitari, l’ennesima fandonia!
E come vedete il nostro paese non fa altro che partecipare da mesi all’istituzione di regimi islamici in Medio Oriente e Nord Africa.
Per cui quando vogliono farci credere che adesso partiamo in guerra contro il terrorismo in Mali, ebbene fanno ridere i polli. È totalmente falso, perché dietro il pretesto di buone azioni, interveniamo unicamente per difendere interessi finanziari, in una logica totalmente neocolonialista.
Perché non è affatto coerente partire in aiuto alla Francia contro il terrorismo islamico in Mali quando contemporaneamente aiutiamo i ribelli islamici in Siria che auspicano rovesciare Al Assad per imporre la shariah come è già stata imposta in Tunisia e in Libia.
Bisogna veramente smetterla con le fandonie e smetterla di prenderci per degli imbecilli, è giunto in cambio il momento di dire la verità.
Armando i ribelli islamici come gli occidentali avevano fatto precedentemente con Osama Bin Laden, che era l’amico degli americani prima che questi gli siano rivoltati contro, i paesi occidentali ne approfittano per insediare nei paesi conquistati nuove basi militari, favorendo nel contempo le loro aziende nazionali.Tutto molto strategico.
In Iraq, i nostri amici americani hanno arraffato le ricchezze petrolifere del paese. In Afghanistan invece l’oppio e la droga, sempre molto utili per arricchirsi rapidamente.
In Libia, Tunisia, Egitto o Siria, lo scopo era, ed è tuttora, di rovesciare il potere moderato per sostituirli con regimi islamici che molto rapidamente diventeranno imbarazzanti e che riattaccheremo senza vergogna con la scusa di lottare di nuovo contro il terrorismo, o di proteggere Israele.
Quindi i prossimi bersagli sono noti: tra qualche mese scommetto che il nostro sguardo volgerà verso l’Algeria, e poi infine l’Iran.
Se può essere nobile fare la guerra per liberare un popolo da un aggressore esterno, farla per difendere gli interessi USA, o per difendere gli interessi di grosse multinazionali come AREVA, o per metter mano su miniere d’oro, è tutto fuorché nobile e trasforma i nostri paesi in paesi aggressori e criminali.
Nessuno osa dirlo ma poco importa, non rimarrò zitto, anche a costo di essere preso per un nemico del sistema che calpesta i diritti dell’uomo per meri interessi finanziari, geostrategici e neocolonialisti.
Denunciare un regime che calpesta i diritti umani è un dovere e una fierezza per me e scusatemi per la terminologia popolare, ma sinceramente dico fanculo a tutti i cosiddetti benpensanti che siano di destra sinistro o centro, che sono al soldo dei poteri corrotti e che si compiaceranno domani di ridicolizzarmi.
Fanculo ai dirigenti che giocano con le bombe come i bambini in un cortile di scuola, fanculo a chi finge di essere democratico mentre è solo un criminale di bassa lega.
Non ho neanche tanto rispetto per i giornalisti che hanno la faccia tosta di dipingere gli oppositori come degli psicolabili mentre sanno benissimo dentro di loro che hanno perfettamente ragione.
Disprezzo infine al massimo coloro che si prendono per i re del mondo, e che ci dettano le loro leggi, perché io sono per la verità, per la giustizia, delle vittime innocenti di mammona a tutti i costi.
Ed è la ragione per cui ho deciso di oppormi chiaramente a questa risoluzione che manda il nostro paese in sostegno alla Francia nella sua operazione neocoloniale.
Dall’inizio dell’operazione francese è stata organizzata la menzogna.
Ci dicono che la Francia non fa altro che rispondere al SOS lanciato da un presidente maliano, quasi dimenticando che detto presidente non ha la sia pur minima legittimità e che è stato messo al potere per garantire la transizione in seguito al golpe del mese di marzo 2012.
Chi ha sostenuto quel golpe? Chi ne è all’origine? Per chi lavora questo presidente della transizione? Ecco la prima fandonia…
Il presidente francese Hollande ha la faccia tosta di dichiarare di fare questa guerra per contrastare i jihadisti che minacciano – oddio!! non sia mai!! – il territorio francese ed europeo!! Ma che orrenda fandonia!!
Riprendendo questo argomento ufficiale e approfittandone contemporaneamente per terrorizzare la popolazione, aumentando il livello di allarme terroristico, attuando il piano VIGIPIRATI, i nostri dirigenti e i mass media fanno mostra di una sfacciataggine inaudita.
Come si può sognare di sostenere questo argomento mentre Francia e Belgio hanno finanziato e armato i jihadisti in Libia e che gli stessi paesi stanno attualmente sostenendo gli stessi jihadisti in Siria, con un pretesto che non serve ad altro che ad occultare i fini strategici ed economici.
I nostri paesi non temono neanche più l’incoerenza, poiché si fa di tutto per nasconderla. Eppure l’incoerenza è palese: non è domani che vedrete un cittadino del Mali venire in Europa a commettere un attentato. No! A meno che… non se ne crei uno per giustificare meglio ancora l’intervento militare…
Dopo tutto non abbiamo forse già creato l’11 settembre per giustificare l’arresto arbitrario, l’invasione, la tortura e il massacro di innocenti popolazioni? Pertanto creare un terrorismo maliano non dovrebbe essere così difficile per i nostri dirigenti sanguinari.
Altro pretesto per giustificare ultimamente questi interventi militari è la difesa dei diritti dell’uomo.
Ahahah! Argomento utilizzato a tutt’oggi per giustificare la guerra in Mali. Dobbiamo agire perché altrimenti i cattivi jihadisti imporranno la shariah, lapidando le donne e tagliando la mano ai ladri. Intento nobile e salvatore ma allora perché mai i nostri paesi hanno partecipato all’istituzione in Tunisia e Libia di regimi islamici che hanno deciso di imporre proprio la shariah in paesi dove fino a poco tempo prima vigevano regimi moderni e progressisti?
Vi invito a chiedere ai giovani rivoluzionari in Tunisia se sono contenti della situazione adesso. Quanta ipocrisia!
L’obiettivo della guerra in Mali è chiarissimo e visto che nessuno ne parla, ve lo dico io.
L’obiettivo è di contrastare la Cina e consentire al nostro alleato americano di mantenere la sua presenza in Medio Oriente e Nord Africa. È ciò che ispira queste operazioni neocoloniali.
E vedrete che quando si sarà conclusa l’operazione militare, la Francia conserverà le sue basi militari in Mali che serviranno anche agli americani e nel contempo – è così che succede sempre in questi casi – le multinazionali occidentali strapperanno contratti miliardari, privando in tal modo i paesi ricolonizzati delle loro ricchezze e materie prime.
Per essere chiari: i primi beneficiari dell’operazione militare saranno i padroni e gli azionisti del colosso francese AREVA[*] che da anni tenta di ottenere la concessione di una miniera di uranio a Falea, un comune di 18000 abitanti situato a 350 km da Bamako. E qualcosina mi dice che tra non molto AREVA potrà finalmente sfruttare quella miniera…
È solo un’impressione…
Quindi è fuori discussione che io partecipi a questo colonialismo minerario dei tempi moderni e per chi dubita dei miei argomenti lo invito a informarsi sulle risorse del Mali, grande produttore d’oro che solo da poco tempo è stato designato come paese dall’ambiente di classe mondiale per lo sfruttamento dell’uranio, guada caso, un passo ulteriore verso la guerra contro l’Iran, è chiarissimo.
Perciò, per non cadere nella trappola di menzogne che ci tendono, ho deciso di votare contro questa risoluzione sul Mali e così facendo dimostro coerenza visto che non ho mai votato precedentemente per l’intervento criminale in Libia né quello in Siria, profilandomi così come l’unico deputato favorevole alla non ingerenza e alla lotta contro gli interessi occulti.
Penso quindi che sia giunto il momento di porre fine alla nostra partecipazione all’ONU e alla NATO e di uscire dall’UE se questa Europa, invece di essere garanzia di pace, diventa un’arma di aggressione e di destabilizzazione di paesi sovrani nelle mani di interessi finanziari e non già umanisti.
Per ultimo, non posso che incoraggiare il nostro governo a ricordare al presidente Hollande gli obblighi risultanti dalla Convenzione di Ginevra in materia di rispetto dei prigionieri di guerra.
Mi sono sentito scandalizzato al sentire in tv dalla bocca del presidente francese che la sua intenzione era di distruggere, ripeto “distruggere”, i terroristi islamici.
Per nulla al mondo vorrei che le qualifiche utilizzate per gli oppositori al regime del Mali – è sempre pratico parlare oggi di terrorismo islamico! – siano usate per aggirare gli obblighi degli stati democratici in materia di rispetto dei dritti dei prigionieri di guerra. Ci aspettiamo siffatto rispetto dalla Patria dei Diritti dell’Uomo.
Per concludere, mi sia permesso di ribadire la superficialità con cui decidiamo di partire in guerra. Innanzitutto il governo che agisce senza chiedere il minimo consenso al parlamento, eppure ne avrebbe il diritto, dicono, poi lo stesso governo invia materiale e uomini in Mali, e quando il parlamento reagisce a posteriori, succede che come oggi è rappresentato solo da un terzo dei membri. Per non parlare dei deputati francofoni…
È una superficialità colpevole che non mi stupisce più di tanto provenendo da un parlamento fantocciosottoposto ai diktat dei partiti politici."
[*] AREVA, il colosso nucleare francese, è costituito come minimo all’88,77% dallo Stato francese e istituti pubblici francesi, il resto è Kia e Total

lunedì 21 gennaio 2013

Denuncia contro Van Rompuy ed altri 4 esponenti per crimini contro l'umanità


Autore: Corrado Belli / Fonte: mentereale.com

Posted on 30 novembre 2012
Herman Achille Van RompuyPremesso che questa denuncia (Penale) nei confronti di questi 5 criminali è stata studiata nei minimi dettagli per far in modo che non ci sia scampo o via d'uscita.
La denuncia è stata accettata perché infrange il Trattato “Statuto Romano" in tutti i punti fatti presenti nella denuncia che corrispondono a quasi tutti i Trattati formulati e firmati sin dalla prima Costituzione del Trattato di Lisbona.
La denuncia non è solamente indirizzata contro specifiche persone, ma contro tutti coloro che hanno firmato l'ESM/EMS, contro la riforma del Pacchetto Fiscale, contro la Troika e contro il “Piccolo cambiamento" del AEVU 136.3 (BCE/FMI/ Commissione UE) che è stato approvato in tempi record dalla maggior parte dei firmatari facenti parte alla UE, anche i componenti del nostro Governo sono nella lista degli indagati.
Il materiale con le prove schiaccianti è stato raccolto e studiato minuziosamente in tutti i suoi dettagli per non dare al Procuratore Generale la Signora “Fatou Bensouda" la possibilità di poter rigettare la denuncia con false motivazioni o sbagli di crittografia, la denuncia è stata accettata senza batter ciglio dopo aver constatato che le motivazioni sono più che veritiere, vista la situazione in cui si trovano i cittadini Greci ormai senza risorse con la quale possono continuare a vivere una vita dignitosa e costretti alla violenza per potersi procurare le materie prime per sopravvivere.
Non c'è bisogno di scrivere i nomi di questi 5 criminali e neanche di quelli nostrani, anche gli avvoltoi li evitano dato che li riconoscono dal puzzore che emanano già da 100 miglia di distanza.
La denuncia è stata presentata da una coppia di coniugi Tedeschi e attivisti per i Diritti Umani: SARAH LUZIA HASSEL REUSING e VOLKER REUSING.
LISTA DEI DENUNCIATI:
1. Christine Madeleine Odette Lagarde, Geschäftsführende Direktorin des Internationalen Währungsfonds
2. Dr. Angela Dorothea Merkel, Bundeskanzlerin von Deutschland
3. Dr. Wolfgang Schäuble, Bundesfinanzminister von Deutschland
4. José Manuel Durão Barroso, Präsident der Europäischen Kommission
5. Herman Achille Van Rompuy, Präsident des Europäischen Rats”

La coppia si è avvalsa delle testimonianze di cittadini Greci e dei giornalisti Georgios Trangas, Panagiotis Tzenos, Politici Antonio Prekas e del Politico Greco Dimitrios Konstantaras (Nea Democratica) che per diversi mesi hanno girato la Grecia sotto e sopra, hanno presentato denuncia contro le 5 persone sopra citate, anche il Tribunale Costituzionale Tedesco è sotto mira dato che già in due precedenti denunce (12-09-2012 / 26-09-2012) fatte dalla coppia Hassel / Reusing e dal signor Gauweiler le aveva rigettate aprendo un processo lampo senza darne le motivazioni, con questa nuova denuncia basata sul "jus cogent" alti diritti, anche i più scaltri Giuristi sanno cosa vuol dire e le chance di un rigetto sono NULLE, per questo il tribunale Costituzionale Tedesco ha deciso di riaprire i due casi chiusi in fretta e furia per non finire sotto processo come complice di Crimini contro l'Umanità, il Professore di Diritti Umani e conosciutissimo in tutto il Globo (Peter Michel Huber) ha assicurato alla coppia denunziante il totale appoggio di tutte le Organizzazioni Mondiali compreso il suo, logistica e mantenimento per tutto il periodo della disputa.
I testi della denuncia:
Per chi vuole partecipare dimostrando Solidarietà a queste persone, può riempire il modulo che si trova nella pagina del Sito:
basta cliccare su: Stop ESM jetz a destra: Nome cognome, indirizzo Email, Professione
..e che qualcuno ce la mandi buona.
Autore: Corrado Belli / Fonte: mentereale.com

domenica 20 gennaio 2013

Biglietti di redenzione del signoraggio già rubato


Appunti su una nuova moneta nazionale controgarantita dalle banche

di Marco Saba
Gli stati che nella UE adottano ancora moneta nazionale invece che la moneta privata dei banchierisatanistipedofilicriminali chiamata euro, come Danimarca e UK, NON hanno titolo alla distribuzione degli utili DICHIARATI dal SEBC, ovvero gli utili da interessi percepiti sull'investimento del denaro emesso, ma si fottono necessariamente il capitale che viene nascosto nella voce passiva del bilancio.

*Lorsignori del Signoraggio* intendono cioè che quando si passa da monete metalliche a cartamonete o bit, il signoraggio magicamente cambia definizione per diventare solo *gli interessi percepiti dalla banca sui titoli acquistati con moneta emessa dal nulla*...

Come se un falsario non godesse di tutto ciò che ottiene spacciando la sua moneta, ma solo degli interessi su eventuali prestiti... Si tratta di una ipotesi controfattuale, evidentemente. Ma non controintuitiva... (per i magistrati e gli economisti alla Bagnai: ve lo spiegherò a parte)
Mi spiego meglio: la moneta nazionale è meglio dell'euro tant'è che la Banca d'Inghilterra ne ha emessa da sola più della BCE, come controvalore. E non è che l'Inghilterra sia tanto diversa dall'Italia (a parte un profondo know-how del funzionamento attuale del sistema bancario tale da ricattare gli altri membri dell'élite del cartello) E la sterlina ha tenuto nonostante l'inondazione sul mercato. Già da questo notate come siano assurde le affermazioni di chi sostiene che l'uscita dall'euro sarebbe disastrosa, potrebbe invece rinascere l'Italia....

Visto che il signoraggio rubato in Italia dal sistema bancario assomma ad una cifra uguale o superiore a 50 volte il debito pubblico, ovvero 100.000 miliardi di euro, diventa evidente l'interesse del paese a recuperarlo. Occorrerebbe procedere IMMEDIATAMENTE al sequestro cautelativo di tutti i patrimoni delle banche in Italia, e anche dei loro soci, in primis le fondazioni, al fine di sperare di recuperare qualcosa. Quindi, nelle more del recupero degli assetti reali rubati dai banchieri, si può emettere una serie di "Certificati di redenzione del signoraggio sovrano" (o anche semplicemente "Biglietti di Stato a corso legale" emessi l'ultima volta da Aldo Moro...) ad uso nazionale interno, fino a coprire il CREDITO VANTATO nei confronti dei banchieri e soci: una cifra equivalente a 100.000 miliardi di euro. Poiché con questa moneta si sostituisce quella rubata daii banchieri, non c'è inflazione né duplicazione della rendita monetaria effettiva.

I banchieri illuminati sanno che abbiamo ragione e stanno tutti portando le loro famiglie in fuga a Singapore, col risultato che le scuole per stranieri di Singapore non hanno più posti liberi. A buon intenditor, poche parole.

venerdì 18 gennaio 2013

Mali, la guerra per l’uranio

“Quel che è certo, è che l’informazione di massa rivela ancora una volta il suo atteggiamento di protezione degli interessi di pochi, a discapito della veritiera informazione giornalistica. Nessuno parla degli interessi dell’elitè economica privata europea in quella zona del mondo. Il chiaro obiettivo di questo tipo di informazione è piegare parte dell’opinione pubblica verso le verità di pochi, giustificando un intervento militare che profuma molto di ricolonializzazione.”
Guerra contro al Qaida o guerra per l’uranio?
di Alessandro Marescotti – Fonte: Peacelink [1]

piantinafrica [2]
Francois Hollande, segretario del Partito Socialista Francese, è l’attuale presidente della Repubblica di una nazione che punta sull’energia nucleare e che è ovviamente dipendente dall’uranio. In Francia sono attive infatti 19 centrali nucleari, per un totale di 58 reattori. Ad essi vanno sommati i reattori nucleari che offrono la propulsione di sottomarini e portaerei della flotta militare. L’uranio è alla base anche delle testate nucleari a cui Hollande non intende rinunciare.
Il governo francese è protagonista in questi giorni di un intervento militare inMali, giustificato dalla lotta al “fondamentalismo islamico”.Il problema per Hollande è che questi fondamentalisti stanno per controllare un’area ricca di uranio.
Il giornalista Ennio Remondino spiega che la forza militare internazionale vuole “fronteggiare i qaedisti ed evitare il loro radicamento nel nord”. E il Mali ha notevoli giacimenti di uranio proprio nel nord.
Questa guerra neocoloniale non trova tuttavia l’opposizione della sinistra, anzi. Un sondaggio rivela che è approvata dal 68% di quelli della coalizione di sinistra del Front de gauche capitanata da Melenchon (che si è limitato a dire che l’intervento è “discutibile”). Il 77% dei socialisti francesi sostengono l’intervento militare. E in Italia si assiste al sostegno – deciso dal governo dimissionario – senza che nessuna voce di commento si levi, almeno per ora.

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L’Italia guerriera ora anche in Mali
L’Italia è pronta ad un supporto logistico in Mali ”attraverso collegamenti aerei anche per le forze francesi”. Lo ha spiegato il ministro della Difesa Giampaolo Di Paola al Senato precisando che si tratterà comunque di un supporto logistico e non ‘sul terreno’”. Riguarderà, a quanto afferma anche il ministro estri Terzi collegamenti aerei. L’Italia si unisce a Gran Bretagna, Germania e Stati Uniti nel dare un supporto logistico che si tradurrà in sostegno alle operazioni con aerei da trasporto. Ma “non ci saranno operazioni ‘boots on the ground’, non manderemo cioè truppe militari”. Esattamente l’impegno di partenza preso per lamissione in Libia prima dell’intervento ufficiale Nato.
Ma i conti di questi “aiutini” collaterali (come i danni delle bombe fuori bersaglio), prima a poi arrivano al saldo. Di ieri la notizia che «Per motivi di sicurezza il governo italiano ha disposto la sospensione temporanea dell’attività del Consolato generale a Bengasi. Il personale dipendente farà rientro in Italia nelle prossime ore». Dice la Farnesina.
E l’articolo 11 della Costituzione? Ripasso per alcuni ministri. «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni…».
Mentre l’Italia avanza, altri discutono. Il solitario impegno francese, affermanoLibération e Guardian nei propri editoriali, potrebbe avere presto bisogno di alleati. Come puntualmente verificato. Per Libération, i compiti di Parigi non sono solo militari. I francesi saranno presto costretti a convincere altri Paesi a occuparsi del conflitto.
Le ripercussioni strategiche continentali dell’intervento in Africa vengono analizzate dal quotidiano inglese in un articolo dal titolo praticamente identico a quello di Libération, la solitudine di Parigi in Mali. Il Guardian fa esplicitamente i nomi di Italia e Spagna come paesi interessati a spegnere ogni focolaio di crisi africano e agire in questo senso.
Dal Financial Times le prime riflessioni critiche sul nuovo conflitto. Partendo dalla Libia, chiedendosi se l’abbattimento del regime di Gheddafi sia stata una mossa strategicamente utile. Oltre le intenzioni umanitarie delle potenze intervenute, il quotidiano dubita sia valsa la pena di rovesciare il Colonnello visto quanto accede in Tripolitania e Cirenaica.
Il collasso del Mali – afferma FT – sarebbe conseguenza diretta della fine del regime secolare libico. Secondo uno studio pubblicato dalla Chatam House lo scorso anno, non solo la vera causa del fallimento dello Stato maliano sta nella precedente disintegrazione della Libia, anche gli avvenimenti siriani riflettono quanto avvenuto in Libia.
Per la cronaca di guerra, il quarto giorno di combattimenti – scrive Le Monde– è caratterizzato dai primi ostacoli incontrati dal Paese transalpino nella sua azione. Che afferma come Parigi sia cosciente dei rischi che l’intervento pone al Paese e agli ostaggi francesi nelle mani degli islamisti: la guerra sarà difficile e si svolgerà nell’ovest del Mali.
fonte: Globalist
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Per difendere la Democrazia o per l’Uranio ?
L’11 gennaio 2013, l’armata francese è intervenuta in Mali, in seguito a dei movimienti verso Bamako di gruppi armati islamisti. Da dei mesi, questi ultimi controllano tutto il Nord del Mali, e sarebbero stati incoraggiati al punto, ci dicono, da voler occupare l’intero paese.Nessuno negherà che quei gruppi sono composti da individui orribili che, sotto il pretesto di credenze “religiose”, picchiano tutte le persone i cui comportamenti a loro non piacciano, tagliando le mani dei ladri (reali o presunti), uccidendo – in particolare le donne – per delle sciocchezze o anche per niente.
Tuttavia, allo stesso modo che al momento dell’intervento militare contro Gheddafi in Libia, è insopportabile ritrovarsi chiamati a sostenere un intervento militare schierato da quelli stessi che sono largamente responsabili della gravità della situazione.
Chi crederà che si tratta di rendere più sicura la zona?
Per di più, chi può veramente credere che si tratta di un’operazione “per la democrazia in Mali”? Sono decenni che questa viene calpestata in questo paese da regimi corrotti, largamente sostenuti dalla Francia. Allora, perchè questa repentina urgenza di “democrazia”?
Allo stesso modo, chi crederà che si tratta di “rendere più sicura la regione”? In verità, si tratta di assicurare l’approvvigionamento di uranio alle centrali nucleari francesi: quest’ultimo viene in effetti estratto nelle mine al Nord del Niger, zona desertica solamente separata dal Mali da una linea sulle carte geografiche.
A questo proposito, è da sottolineare l’estrema perversità delle ex-potenze coloniali che un tempo tracciarono queste frontiere assurde, ignorando lo stanziamento delle popolazioni, e creando dei paesi con delle frontiere molto curiose: il Niger e il Mali hanno tutti e due forma di clessidra, una parte sudoccidentale contenente la capitale, totalmente fuori mano e distante da una immensa parte nordorientale, principalmente desertica.
I dipendenti di Areva rapiti
È così che, durante 40 anni, Areva (prima Cogéma) ha potuto accappararsi in tutta tranquillità l’uranio nigeriano, nelle mine situate a 500 chilometri dalla capitale e dal fragile “potere” politico nigeriano.
In questi ultimi anni, dei gruppi armati si sono organizzati in questa regione: dei tuareg, frustrati per essere stati disprezzati, sfollati e diseredati. E dei gruppi più o meno islamisti, alcuni essendo il risultato dei vecchi GIA, che hanno seminato il terrore in Algeria; altri controllati da Gheddafi, e resi independenti dopo la scomparsa di quest’ultimo.
Dei dipendenti dell’Areva, dirigenti nella società di estrazione dell’uranio, sono stati rapiti in settembre del 2010 in Niger, trasferiti in Mali e da allora detenuti. Posteriormente, il 7 gennaio 2011, due giovani francesi sono stati anch’essi rapiti in Niger.
L’Osservatorio sul Nucleare è stato una delle poche voci a denunciare l’operazione militare immediatamente lanciata dalle autorità francesi. Queste ultime avevano, infatti, ovviamente, deciso di castigare costasse quel che costasse i rapitori, a rischio che l’azione si terminasse drammaticamente per i due giovani ostaggi, che effettivamente sono stati uccisi nell’operazione.
Questi due giovani non lavoravano nell’estrazione dell’uranio, ma è evidente che l’idea era di scoraggiare eventuali prossime azioni contro i dipendenti di Areva.
Intervenendo, la Francia riprende il controllo
Da allora, i movimenti tuareg laici e progressisti sono stati marginalizzati, in particolare a causa dell’ascesa del gruppo salafista Ansar Dine. Potente e abbondantemente armato, quest’ultimo si è alleato con il gruppo islamico di Al Qaida nel Magreb (Aqmi), presentando un rischio sempre più evidente per le attività francesi di estrazione dell’uranio nel Nord del Niger.
La Francia ha sostenuto con grande costanza i governi corrotti che si sono succeduti in Mali, portando a un indebolimento dello stato. È probabilmente questo crollo che ha condotto i gruppi islamisti a incalzare e a avanzare verso Bamako.
Similmente, la Francia ha mantenuto da 40 anni il potere in Niger, in uno stato debole e dipendente dall’antica potenza coloniale e dalla sua compagnia di estrazione dell’uranio, la Cogéma, ora Areva. Mentre i dirigenti nigeriani cercano di controllare in qualche modo ciò che Areva fa, la Francia riprende il controllo con il suo intervento militare.
I recenti movimenti di gruppi islamisti non hanno fatto altro che precipitare l’intervento militare francese che era in corso di preparazione. Si tratta indubbiamente di un colpo di forza neo-coloniale, anche se le forme sono state rispettate con un opportuno appello di aiuto del Presidente ad interim del Mali, la cui legittimità è nulla visto che lui è in funzione in seguito al colpo di stato che ha avuto luogo il 22 marzo 2012.
Il pretesto della democrazia, un classico
È da precisare che noi non difendiamo i pericolosi fondamentalisti che sono anche dei trafficanti di droga e di armi e non esiterebbero a ferire e ammazzare.
Al contrario, noi rifiutiamo la favola dell’intervento militare “per la democrazia”. Questo pretesto è già stato molto utilizzato, in particolare quando gli USA hanno voluto mettere le mani su delle riserve petrolifere, e serve ancora poichè la Francia vuole assicurarsi l’approvvigionamento di uranio per i suoi reattori nucleari. Facciamo notare allora che a 27.000 euro per ora di volo di un Rafale, la tariffa reale della corrente di origine nucleare è ancora più pesante di quello che si può temere.
In conclusione, è ancora una volta dimostrato che l’atomo, e la ragione di stato che lo circonda, non nuoce solamente all’ambiente e agli altri esseri viventi ma anche alla democrazia.
fonte: Rue89
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Mali e Azawad: l’unica cosa certa sono le bugie che ci raccontano.
Dall’intervento militare internazionale contro i touareg ne ero a conoscenza già diversi mesi prima che questo realmente accadesse.Procediamo con ordine.
Quache mese fa leggevo un articolo su repubblica.it dove si riportava un comunicato dell’attuale presidente ad interim del Mali Dionkunda Traore(divenuto “presidente” dopo un colpo di stato da parte di una giunta militare che ha spodestato Amadou Tourè). In questo comunicato, pubblicato dal sito di repubblica senza un minimo di critica giornalistica o ricerca di altre fonti, il “presidente” chiedeva alla comunità internazionale un “aiuto” al fine di riportare ordine nella regione sahariana dell’Azawad, culla naturale dei touareg.
In questo comunicato il presidente non eletto dichiarava con assoluta certezza che l’Azawad indipendente rappresenta un rischio per tutto il mondo civilizzato, poichè i ribelli in realtà sono estremisti islamici con solidi legami con Al-Qaeda. Sono andato a ricercare le dichiarazioni ufficiali di chi “conta”. Il giorno della dichiarazione d’indipendenza la Francia ha reso noto di considerare “nulla” la dichiarazione “unilaterale d’indipenenza”. L’Ue e gli Usa hanno respinto la secessione assicurando di “voler rispettare l’integrità territoriale del Mali”. Anche dall’Unione Africana è giunto il più “totale rifiuto”. Il tutto giustificato, ovviamente dal fatto che ci fosse lo zampino di Al-Qaeda in mezzo.
Quel giorno mi sono reso conto che ci sarebbe stato sicuramente un intervento militare a breve per mantenere lo status quo.
Ovviamente repubblica.it in quel caso riferiva solo la versione del governo del Mali.
La versione vista dalla parte dei touareg pero’, non solo è molto diversa (e poco pubblicata), ma è, a mio avviso, molto più convincente.
Se fosse vera ( è probabilmente lo è), annullerebbe le tesi degli interventisti militari.
Sentiamo un pò cosa hanno da dirci questi berberi:
«AQMI ne constitue pas une organisation avec qui on peut négocier» («AQMI non costituisce una organizzazione con la quale si possa negoziare») dice in un intervista Bilal Ag Acherìf (presidente del consiglio transitorio dell’Azawad – MNLA).
Un momento, cosa significa ciò? Cos’è l’ AQMI? Cos’è il consiglio transitorio dell’Azawad? Cos’è il MNLA? Vuoi vedere che questi fondamentalisti islamici appartengono anche a diverse organizzazioni? Nessun giornale ne parla, certo le sigle sono riportate ogni tanto su qualche notizia Ansa, ma, in realtà, nessun giornalista ha ancora spiegato al cittadino medio che legge i giornali qualcosa di approfondito sulle forze in gioco.
Leggendo gli articoli dei giornali sembra che il compito di questo tipo di “stampa” debba essere solamente di rassicurare il cittadino del fatto che i governi buoni combattono i terroristi cattivi e che non c’è bisogno di sapere altro.
La stampa è piena zeppa di articoli dove si enfatizza sui fondamentalisti, tralasciando appositamente un’aspetto importante della questione: il MNLA.
Il MNLA, Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad, è un movimento storico di touareg,nato dopo la rivolta del 1990, che punta all’autodeterminazione, autonomia e indipendenza del popolo touareg dal Mali, con mezzi sia militari che politici. Il movimento è il più importante non solo come partecipazione e adesione, ma anche per l’apertura delle idee di cui si fa portavoce. E’ stato il principale fautore dell’indipendenza del 6 aprile, e al suo interno è caratterizzato da una costellazione di persone e gruppi con idee politiche anche diverse, perfino a volte in contrapposizione. A distogliere ogni ombra di razzismo o chiusura nel movimento ad esempio è il dato di fatto che vi militano anche uomini e donne di altre etnie, ovvero peul, mauri, songhai e dissidenti Maliani. Si dichiara democratico e professa una parità di diritti tra i sessi, oltre che essere promotore dei diritti fondamentali dell’uomo. Uno dei suoi esponenti, Bilal Ag Acherìf si definisce musulmano moderato, e, in più interviste, si è schierato contro il fondamentalismo religioso.
Il giorno dell’indipendenza, i touareg del MNLA hanno rilasciato un comunicato dove hanno deciso unilateralmente di proclamare la fine delle operazioni militari. La decisione è stata presa «in seguito alla liberazione completa del territorio dell’Azawad e tenendo conto della forte richiesta in tal senso della comunità internazionale, in particolare del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, degli Stati Uniti, della Francia e degli stati della regione», spiega il testo. Il comunicato conclude invitando gli stati della regione e la comunità internazionale a «garantire il popolo dell’Azawad da ogni aggressione del Mali»
Che succede? A un primo sguardo non sembrano così pericolosi per la stabilità europea. Democratici? Laici? Toh guarda, addirittura c’è anche un gruppo musicale che suona “blues del deserto” e che ora è in tour per il mondo. Sono i Tinariwen, i cui testi parlano di libertà, fratellanza, unione di tutti gli africani etc.
Sono andato a vederli in concerto a Milano prima dell’estate. Purtroppo mentre intonavano la bellissima canzone “amman imman”(l’acqua è vita), infilavo ben 3 euro nelle tasche dei proprietari dell’Alcatraz per la mia bottiglietta d’acqua da zero cinque, ma questa è un altra battaglia. Il cantante del gruppo, Ibrahim Ag Alhabib, non era presente al concerto. Era in Mali per aiutare il suo popolo.
Ritornando al deserto, è ora di menzionare AQMI, ovvero Al-Qaeda per il Magreb Islamico e Ansar Eddine, un altro gruppo estremista. Eccoli finalmente, sono loro la causa dell’intervento militare francese, sono loro la causa di tanta paura, sono loro la giustificazione delle parole di Hollande “«Il nostro unico obiettivo è la lotta contro il terrorismo. Non abbiamo nessun interesse particolare, se non la salvaguardia di un paese amico».
Purtroppo vengo immediatamente assalito da forti dubbi. Il primo è sulla “consistenza” di questo esercito estremista. Che esista, ci metto la mano sul fuoco, ma quanto sia in grado di influenzare il MNLA è ancora da verificare. Secondo molti giornali il MNLA e AQMI sono addirittura in guerra tra loro.
Comunque, per salvaguardarsi da un eventuale attacco indiscriminato nei loro confronti, il MNLA ha anche apertamente manifestato la volontà di collaborare con le forze internazionale per scacciare i fondamentalisti.
I governi “civili” però non hanno ancora preso in considerazione questa ipotesi, e questo è un fattore interessante dato che, se dovessero ricevere aiuto dai touareg non fondamentalisti, legittimerebbero la loro azione indipendentista. Probabilmente l’autonomia di una zona del mondo che possiede risorse e interessi per aziende dal grande fatturato è la vera spina nel fianco dei paesi neocolonialisti europei, molto più dello spauracchio di AL-Qaeda.
Per la cronaca ci sono stati già 100 morti ribelli. Che appartenessero al MNLA o a gruppi fondamentalisti non c’è dato di sapere. Ci sono solo supposizioni, informazioni false, informazioni a metà. Quel che si sa è che i loro corpi ora appartengono al deserto, quel deserto che per qualche mese è tornato libero, e che tra qualche mese ritornerà una proprietà privata del Mali, della Francia o dell’Onu, non si sa.
Quel che è certo, è che l’informazione di massa rivela ancora una volta il suo atteggiamento di protezione degli interessi di pochi, a discapito della veritiera informazione giornalistica. Nessuno parla degli interessi dell’elitè economica privata europea in quella zona del mondo. Il chiaro obiettivo di questo tipo di informazione è piegare parte dell’opinione pubblica verso le verità di pochi, giustificando un intervento militare che profuma molto di ricolonializzazione.

fonte: Global Project

Posted By Nicoletta Forcheri su STAMPA LIBERA
[1] Peacelink: http://www.peacelink.it/conflitti/a/37528.html

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