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martedì 20 agosto 2013

Come un paese della zona euro in default può stampare euro


di Julian DA Wiseman, http://leconomistamascherato.blogspot.it/2011/08/defaulting-eurozone-country-can-print.html Agosto 2011

Trad. e note a cura di Marco Saba, riveduto da N. Forcheri con aggiunta di note
Nota dei Traduttori:

Dall’articolo sotto si enucleano vari fatti interessanti:

1. che la Gran Bretagna non ha aderito al sistema TARGET2, pur partecipando alla BCE e pur non avendo adottato leuro come la Danimarca che pure appartiene a TARGET2.
2. che i TDS (titoli di Stato) sono altamente liquidi e cioè valgono moneta tra banche (donde il contingentamento della BCE degli stessi per evitare il rischio sotto)
3. che a partire dal momento che un paese ha privatizzato come l’Italia il suo sistema bancario si è dato la zappa sui piedi, il che è elementare ma l’autore sotto ragiona come se il paese X avesse entità da esso controllate ossia pubbliche, cioè ragiona da inglese.
4. che le sentenze dei tribunali possono essere aggiustate in senso favorevole per un dato paese, ma questo è valido nella sovranità di un paese come GB, FR e DE poiché non si è mai visto in Italia la magistratura deliberare contro le banche creditrici.
5. che l’euro non è una moneta unica “finale” in quanto la BCE non è pagatore di ultima istanza (ufficialmente) contrariamente alla BoE e alla sterlina che lo sono
6. last but not least, che stampando moneta a iosa, sia pur in una circostanza di default “si diluisce la ricchezza dei creditori” ergo si aumenta quella dei debitori… Non una parola sulla tanto paventata “inflazione”…
Articolo:
Argomento: I default sovrani sono sempre disordinati, ma un default sovrano nella zona euro può causare danni ancora maggiori, molto sparsi e non marginali, su una parte ancora ricca del mondo.

Cronistoria pubblicazione:
 tratto da www.jdawiseman.com/papers/finmkts/20110619_euro_defaulter_print_euros.html. Articolo coperto dai normali diritti di autore

Indice: Introduzione; La contraffazione; Le sterline presso la Banca d’Inghilterra; L’euro in TARGET2; La struttura legale del TARGET2 (molteplicità dei sistemi, le banche centrali hanno un credito perfetto, Il fallimento non si applica a una banca centrale, Qual’è la zona giuridica di competenza?); Alcune domande senza risposta; Conclusioni.

Introduzione

Ai fini di questo saggio, supponiamo che un paese sovrano dell’Eurozona, il paese X, sia a rischio di default. Questo paese sovrano potrebbe essere uno qualsiasi degli attuali Stati membri dell’Eurozona (AT, BE, CY, DE, EE, ES, FI, FR, GR, IE, IT, LU, MT, NL, PT, SI, SK), o un paese non-membro collegato al TARGET2 (DK), o qualsiasi altro paese sovrano (quando diventerà membro della UE).

Si supponga inoltre che il paese inadempiente agisca egoisticamente, se così facendo avesse la possibilità di ottenere un guadagno.
Questo saggio dimostra come la struttura di TARGET2 permette a un paese egoista in default, membro dell’Eurozona, di aiutare se stesso e i suoi amici con quantità illimitate di euro.

La contraffazione

Quindi, il paese X sa che il default è imminente e – ognun per sé – decide di prendersi quello che può.

* Il Paese X presta alle sue banche locali, senza garanzie, una quantità enorme di titoli di Stato la cui quantità teorica potrebbe corrispondere a diversi anni di PIL 

* Questo debito pubblico è utilizzato come garanzia in TARGET2 per effettuare pagamenti di grosse dimensioni a soggetti di comodo in altri paesi della UE.

* Queste entità di comodo possono poi effettuare dei pagamenti ad altri, ivi compreso ad enti nello stesso paese originante, X.
Si rivelerà poi impossibile smontare tutte o in gran parte le operazioni effettuate. Quindi grosse quantità di euro verranno trasferite al paese X. Naturalmente, ci saranno problemi legali. Ma molte di queste cause dovrebbero avvenire nei tribunali del paese X, e citare in giudizio i paesi in bancarotta, presso i propri tribunali, di solito non è produttivo.

Chi è stato derubato? Probabilmente, il reato più simile è quello della contraffazione: il denaro è stato creato, in modo da diluire la ricchezza dei detentori di euro e diluendo così la ricchezza dei creditori. Infatti, se l’operazione viene eseguita in dimensioni abbastanza grandi, la diminuzione del valore della moneta in euro potrebbe essere sostanziale.

La Banca centrale europea è sicuramente al corrente del rischio di tale misfatto. Con le spalle al muro, la BCE sarebbe sicuramente disposta a spendere un sacco – un sacco! – per evitarlo. Gli operatori del mercato potrebbero pensare che questo riduce la probabilità di default. Ma se, in un momento testardo di reciproca distruzione, al paese X è permesso di fare bancarotta, e lo fa dopo questa rapina, il tasso del recupero in euro svalutato sarebbe minimo.

Purtroppo per il paese X, il denaro nuovo di zecca non può essere usato per impedire il default. È solo perché il paese X è inadempiente che sarebbe disposto a creare enormi quantità di obbligazioni. I soldi possono essere stampati, ma mai abbastanza per catturare la coda del debito [NdT: poichè il denaro-debito chiamato euro produce sempre ulteriori interessi da pagare cui non corrisponde il capitale inizialmente creato, una delle principali assurdità del nostro sistema monetario corrotto è che cerchiamo disperatamente di esportare con le guerre pacifinte: vedi Libia i cui ribelli sono finanziati dalla Banca Mondiale].

Il resto di questo saggio spiega come la struttura legale del TARGET2 non riesce a evitare che una banca centrale ostile esegua la contraffazione di enormi quantità di euro.

Le sterline presso la Banca d’Inghilterra

Per spiegare meglio, iniziamo con un semplice esempio sugli aspetti giuridici del sistema di pagamento, a cui la zona euro può essere confrontata. La GBP, la sterlina inglese, è una moneta con una sola banca centrale unificata che, per ragioni storiche, viene chiamata la Banca d’Inghilterra (‘BoE’, Bank of England).

Mettiamo che un milione di sterline siano da pagare, per un qualsiasi motivo, da qualcuno che ha il conto presso la Barclays a qualcuno che ha il conto alla Royal Bank of Scotland (‘RBoS’). Il cliente della Barclays ordina alla banca Barclays il pagamento. La Barclays riduce il saldo del conto del cliente di questo importo. La Barclays, attraverso il sistema di pagamento CHAPS [NdT: sistema di compensazione interbancaria - o settlement], istruisce la BoE di trasferire il denaro dal conto Barclays presso la BoE al conto RBoS sempre presso la BoE. Questa istruzione alla BoE contiene anche informazioni su quale conto RBoS è il beneficiario, e la RBoS aumenta il saldo di quel conto. Il pagamento è fatto.

Si osservi che ci sono due livelli. I clienti bancari ordinari fanno operazioni attraverso le banche, mentre le banche operano attraverso la banca centrale. Nel sistema della sterlina, il tipo supremo di denaro, noto anche come “denaro finale”, è il denaro della banca centrale. Le banche possono continuare a effettuare pagamenti fino a quando il denaro si esaurisce e la BoE smette di prestarne [NdT: e quindi di crearlo "ex nihilo", dal nulla, derubando i legittimi detentori della sovranità monetaria].

L’euro nel TARGET2

Ora supponiamo che un milione di euro debba essere versato da un cliente della Société Générale (‘SG’) in Francia, a un cliente della Danske Bank in Danimarca. (La Danimarca non è un membro della zona euro, ma la banca centrale danese è collegata al TARGET2). Così il cliente della Société Générale ordina alla SG stessa di effettuare il pagamento. La SG diminuisce il saldo del conto del cliente del rispettivo importo. La SG invia un ordine di pagamento su TARGET2, a cui entrambe le banche centrali sono collegate. La Banque de France riduce il saldo del conto SG in base a questo valore, e la Danmarks Nationalbank aumenta il saldo della Danske Bank per la stessa quantità. Infine, la Danske Bank accredita il conto del proprio cliente e il pagamento è fatto.

Davvero? Un momento: come fa la Banque de France a pagare la Danmarks Nationalbank? Non lo fa. Non esiste una moneta unica “finale” nella zona euro.Le banche centrali nazionali non regolano queste cose tra di loro. Fino a quando esse saranno solventi e affidabili, funziona. Ma vuol dire che un paese X fallito può effettuare pagamenti che non può pagare, e se tali pagamenti sono ad agenti dello stesso paese X, allora il paese X avrà pagato sé stesso [NdT, ciò è valido per i paesi che abbiano agenti/enti pubblici cioè banche pubbliche e controllate dal pubblico, donde l'importanza di mantenere un sistema pubblico di banche e società].

La struttura legale di TARGET2

Cerchiamo quindi di esplorare la struttura legale di TARGET2. Il do Indirizzi della BCE del 26 Aprile 2007 sul trasferimento espresso trans europeo automatizzato di regolamento lordo in tempo reale (TARGET2)cumento rilevante è “Indirizzo della BCE del 26 Aprile 2007 relativo a un sistema di trasferimento espresso transeuropeo automatizzato di regolamento lordo in tempo reale (TARGET2)” (TARGET2) (BCE/2007/2) GU L 237 dell’8.9.2007, pag. 1. Esso comprende la formulazione degli accordi che disciplinano il TARGET2.

Il TARGET2 è una molteplicità di sistemi
Allegato II, titolo I,
Art. 3, par. 5-6

5. TARGET2 è giuridicamente strutturato come una molteplicità di sistemi di pagamento composta da tutti i sistemi che costituiscono TARGET2, designati come «sistemi» secondo le rispettive normative nazionali di attuazione della Direttiva sul carattere definivo dei regolamenti. TARGET2-[inserire riferimento a BC/paese] è designato come «sistema» ai sensi del [inserire la disposizione nazionale pertinente di attuazione della Direttiva definitiva sui regolamenti].

6. La partecipazione a TARGET2 ha luogo con la partecipazione a un sistema costitutivo TARGET2. Le presenti condizioni descrivono i reciproci diritti e obblighi dei partecipanti a TARGET2-[inserire riferimento a BC/paese] e della [inserire il nome della BC]. Le regole di elaborazione degli ordini di pagamento (titolo IV) si riferiscono a tutti gli ordini di pagamento immessi o ai pagamenti ricevuti da qualunque partecipante a TARGET2.

Quindi TARGET2 non è una persona giuridica, anzi non è nemmeno una cosa sola. Si tratta di una molteplicità di sistemi, ciascuno dei quali è sotto il controllo di una banca centrale.

Il TARGET2 presuppone che le banche centrali abbiano un credito perfetto
Allegato II, titolo IV,
Art. 16, &1 e 3

1. Un partecipante può limitare l’uso della liquidità disponibile per gli ordini di pagamento nei confronti di altri partecipanti a TARGET2, escluse le BC, fissando limiti bilaterali o multilaterali. Tali limiti possono essere fissati solo in relazione a ordini di pagamento ordinari.

3. Con la determinazione di un limite bilaterale, il partecipante dà disposizione alla [inserire nome della BC] di non regolare un ordine di pagamento accettato se la somma dei propri ordini di pagamento ordinari in uscita verso un altro conto PM di un partecipante a TARGET2, al netto della somma di tutti i pagamenti urgenti e ordinari in entrata provenienti dal conto PM di tale partecipante a TARGET2, supera detto limite bilaterale.

Si osservi che il modello alla base di TARGET2 presuppone che le banche centrali abbiano un credito perfetto.

La procedura d’insolvenza non si applica a una banca centrale
Allegato II, titolo IX,
Art. 34, par. 1

Sospensione e cessazione straordinaria della partecipazione
1. La partecipazione di un partecipante a TARGET2-[inserire riferimento a BC/paese] cessa con effetto immediato e senza preavviso ovvero è sospesa se si verifica uno dei seguenti eventi di default:

a) l’apertura di procedure d’insolvenza;

BCE/2007/2 ,
Allegato II, titolo I,
Art. 1 (Definizioni)
- per «partecipante» (o «partecipante diretto») (participant or direct participant) si intende un soggetto che detiene almeno un conto Payment Module presso la [inserire nome della BC], 1

Poiché le regole di insolvenza si applicano a un partecipante, e che un partecipante detiene un conto Payments Module (PM) presso le rispettive banche centrali e, visto che presumibilmente una banca centrale non dovrebbe detenere un conto PM presso se stessa, quindi la procedura fallimentare non si applica a una banca centrale.

Quale giurisdizione?
BCE/2007/2 , § IV,
Art. 12, par. 1 e 3

Risoluzione delle controversie e legge applicabile
1. In caso di controversia tra le BC dell’Eurosistema relativamente al presente indirizzo, le parti interessate tentano di comporre la controversia in conformità di quanto previsto nel protocollo di intesa relativo alla procedura per la composizione delle controversie interne al SEBC.
3. Nel caso di una controversia del tipo di cui al paragrafo 1, i rispettivi diritti e obblighi delle parti sono determinati in via principale dalle norme e procedure stabilite nel presente indirizzo. Nelle controversie relative ai pagamenti tra i sistemi componenti TARGET2 trova applicazione, in via sussidiaria, la legge dello Stato membro in cui si trova la sede della BC dell’Eurosistema del beneficiario, a condizione che essa non contrasti con il presente indirizzo.

Ciò lascia spazio ad astuzie impreviste e alle conseguenti dispute. Che cosa accade se il paese X, sul bordo del default, fa quanto segue:

  • Crea tantissimi titoli di Stato, valutati generosamente, e li presta a una banca locale amichevole.





  • Tale banca, utilizzando i titoli appena emessi come garanzia, invia i soldi sul conto di un’entità di comodo nel paese Y non ìn default e appartenente al sistema TARGET2 (con X ≠ Y).



  • Metà di tale denaro viene poi reinviato a un altro ente del paese X.



  • E quindi? I tribunali del paese Y possono decidere se il pagamento in uscita, sostenuto da garanzie dubbie, sia valido o meno. Se è valido, allora la metà del denaro restante nel paese Y è moneta buona. Se non è valido, allora l’entità di comodo del paese Y fallisce, e il suo liquidatore si rivarrà per il pagamento con il paese X. Ma quest’ultimo caso verrà poi valutato dal Tribunale del paese X, le cui leggi potrebbero essere state “aggiustate” in senso sfavorevole per la condanna di tali azioni.

    Nel determinare la validità dei pagamenti, la regola importante è tipicamente la legislazione locale del 1998 di attuazione della DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica la direttiva 98/26/CE concernente il carattere definitivo del regolamento nei sistemi di pagamento e nei sistemi di regolamento titoli e la direttiva 2002/47/CE relativa ai contratti di garanzia finanziaria per quanto riguarda i sistemi connessi e i crediti
    (la cui implementazione è un obbligo: si veda l’allegato II, Titolo I, Art. 3, par. 5 citato sopra).

    Ma la legislazione locale e la giurisprudenza potrebbe variare, quindi le autorità del paese X potrebbero complicare ulteriormente le cose con l’invio di denaro, tramite entità di comodo, in molteplici giurisdizioni del sistema TARGET2.

    Alcune domande senza risposta

    Questo ragionamento lascia senza risposta alcune domande sgradevoli.

    • ">In quale momento la BCE potrebbe accorgersi di cosa sta succedendo, e quindi avviare il default formale staccando la spina? La stampa finanziaria ha generalmente descritto le azioni delle autorità dell’Unione europea, nella crisi attuale, come “buttare a calci il barattolo giù per la strada”. Questo passo sarebbe il contrario: la BCE direbbe che, poiché il paese X deve comunque fallire un giorno, la BCE fa avvenire il default immediatamente. Questa sarebbe una decisione difficile da prendere e da giustificare. Non è chiaro se sia legale.





  • Qual è la nazionalità dei dipendenti della BCE che potrebbe staccare la spina? Si può aver fiducia che non farebbero una telefonata rimandando di dieci minuti? Davvero possiamo fidarci ?



  • Sarebbe davvero possibile per il paese X di eseguire un atto ostile in diretta violazione degli obblighi derivanti dal trattato? Anche se non lo facesse, potrebbe forse il paese X minacciare di farlo? La BCE potrebbe davvero contare sul fatto che il paese X non lo farebbe ?



  • Conclusione

    I default sovrani sono sempre disordinati, ma un default sovrano nella zona euro può causare danni ancora maggiori, molto sparsi e non marginali, su una parte ancora ricca del mondo. La BCE lo sa sicuramente ed è per questo che continua a insistere sul non-default.La BCE intende proprio questo.

    - Julian DA Wiseman
    19 giugno 2011
    www.jdawiseman.com
    1[per Payment Module (PM) si intende un modulo della Single Shared Platform o Piattaforma unica condivisa nel quale i pagamenti dei partecipanti a TARGET2 sono regolati sui conti PM, cioé un conto detenuto da un partecipante a TARGET2 nel paese membro presso una BC dell'Eurosistema, necessario per consentire a tale partecipante a TARGET2 di: immettere ordini di pagamento o ricevere pagamenti attraverso TARGET2; e regolare tai pagamenti attraverso tale BC dell'Eurosistema]v

    sabato 17 agosto 2013

    Ufficiale: il virus HIV causa dell’AIDS è una truffa

    Oramai è confermato.
    Eminenti scienziati in trasmissione confermano che l’HIV è stata una mistificazione, e non è mai stato isolato. I coautori dell’opera “Le dieci maggiori menzogne sull’AIDS”, i due scienziati Etienne de Harven e Jean Claude Roussese presenti in TV affermano il primo (ex presidente di Rethinking AIDS) che il virus HIV non è mai stato identificato nel sangue dei malati, affermazione fatta in SudAfrica nel 2000 per la prima volta e mai contraddetta, neppure quando è stato offerto un premio in dollari per inficiarla; il secondo, che non è mai stata provata la connessione tra il virus e la sindrome di immunodeficienza acquisita.
    Buona notizia, quindi, l’AIDS non si trasmette per via sessuale.
    Nel 1979 fu scoperto il virus, cioè nove anni prima della presunta epidemia. Nixon era fissato sulla ricerca contro il cancro, e furono mobilitati grossi capitali sui retrovirus…Infatti il Dott de Harvenne aveva constatato un nesso tra i cancri nei polli e i retrovirus. Qualche anno dopo i crediti colossali non diedero nessun risultato, quindi la storia dell’AIDS è giunta al buon momento… Nella comunità omosessuale di San Francisco la pneumocistosi e il sarcoma di Karposi erano frequenti e invece di imputarle all’uso di sostanze tossicodipendenti, sono state fatte passare come malattie contagiose…E’ stato fatto un falso nesso opportunista con un virus.
    La causa primaria della sindrome è il consumo di droghe, droghe in tutti i sensi compresi i farmaci, e invece Montaigner e Gallo hanno annunciato nel 1983 che l’AIDS sarebbe provocato da un virus. Cosa di meglio per controllare le nascite e l’alchimia dell’amore aggiungendo un pezzo di latex? L’annuncio vero e proprio è stato fatto dalle autorità governative statunitensi. Sebbene la segretaria di stato alla Sanità USA avesse annunciato che “probabilmente” l’AIDS era causato dal virus – è stata una precisa volontà politica – i media del mondo intero il giorno dopo hanno “dimenticato” quella parolina.
    Qual è quindi il valore del test dell’AIDS. Questo test in alcun modo individua la presenza di un virus, anzi, solo degli anticorpi. Nel 1998 è stato pubblicato un articolo cruciale con una lista di circa 70 condizioni mediche che possono provocare la cosiddetta sieropositività di cui la tubercolosi, la lebbra, la malaria, o un vaccino antinfluenzale, le gravidanze multipli, le trasfusioni sanguigne. Capirete quanti milioni di africani sono stati trovati, questo test che non ha alcun valore ha permesso di terrorizzare la popolazione del mondo intero per giustificare un genocidio farmaceutico, con la prescrizione di farmaci completamente mortali.
    Nella prima fase c’erano dei veri malati, degli immunodepressi, ma la cosa più schifosa è di avere inventato il test della sieropositività che ha permesso di classificare tra i malati delle persone sane.
    In Africa ad esempio basta avere due tacche del test positive per essere classificati come sieropositivi cioè i test sono molto più scrupolosi in Africa e danno un maggior numero di risultati.
    In quanto all’AZT, il farmaco utilizzato, era già stato provato con i test sui topi che morivano tutti per cui la sua nocività era consolidata. Quando nel 1987 sono stati trattati con gli AZT i malati emofilici, il tasso di mortalità è salito alle stelle.
    Lo scienziato di Luc Montaigner cambia casacca e imputa allo stress ossidativo la diffusione del virus che si può semplicemente combattere, afferma il divulgatore premio Nobel della mitologia del nesso tra HIV e AIDS, con l’alimentazione, le sostanze antiossidanti e contrastando le altre infezioni…All’intervistatore lo scienziato afferma che con un buon sistema immunitario il virus dell’HIV si elimina in qualche settimana, in poche parole esso si comporta come tutti gli altri virus, da quello dell’herpes alla toxoplasmosi…
    L’importanza dei cofattori… evidenziata da Luc Montaigner e lo stress ossidativo sono imputati peraltro da molti scienziati alternativi come la prima causa anche dell’insorgenza dei diversi tipi di tumore.
    Infine l’elevato tasso di mortalità in Africa non sarebbe causato dall’AIDS ma da tutta una serie di patologie come la dissenteria, la malaria, le parassitosi, tutte patologie etichettate sotto il nome di AIDS per mere ragioni di voracità dei profitti dei trattamenti anti AIDS.
    Molti studi stanno a indicare che nelle comunità omosessuali e della prostituzione il virus è diffuso unicamente tra i tossicodipendenti e che nelle coppie il contagio non avviene. Nessuna prostituta è sieropositiva, unicamente le tossicodipendenti. La presunta contagiosità sessuale dell’AIDS è del tutto incompatibile con i dati sulla prostituzione. Studi epidemiologici effettuati in numerosi paesi Tailandia, Italia, Germania, Africa, USA, sono concordanti nel dimostrare che le prostitute non hanno l’AIDS.
    Ciò non significa però, aggiungono gli scienziati, che non siano sostenitori delle campagne dell’uso del preservativo per le ALTRE malattie sessualmente trasmissibili, come la sifilide e la gonorrea.
    Uno scienziato si è inoculato il virus di uno scimpanzé e non ha niente.
    E’ giunto il momento di chiedersi se l’ipotesi di partenza fosse vera, ed è necessario ammettere che era fondamentalmente falsa.
    Inutile parlare di vaccinazione poiché si diventa sieropositivi con un vaccino, materia di ricerca, quella del vaccino anti AIDS in cui si spendono miliardi di dollari.
    E’ tutta una questione di denaro: il test è stato creato dal Prof. Gallo, che ne ha depositato il brevetto la sera stessa dell’annuncio governativo della scoperta del presunto virus, ed è diventato miliardario grazie al brevetto.
    Conclusione: milioni di malati in attesa di soluzioni vere, contiamo su di voi per rivalutare le origini dell’AIDS, il forum continua sul sito della trasmissione.
    Sintesi del video a cura di Nicoletta Forcheri

    mercoledì 14 agosto 2013

    Polemica: giù le mani dalla banca dei semi di Bari, che è tra le prime dieci al mondo


    Fonte: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/polemiche-gi-le-mani-dalla-banca-dei-semi-l-igv-di-bari-no646496

    di GIUSEPPE ARMENISE
    Un’apparente guerra di campanile. L’ipotesi del trasferimento da Bari a Foggia dell’Istituto di genetica vegetale (Igv) affidato al Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche) è considerato non solo inutile dai lavoratori, ma addirittura dannoso anche non volendo limitarsi ai costi (alti) necessari a trasferire integri i semi di cui si intende garantire la preservazione a tutela dell’indispensabile biodiversità. E che dire di quanti problemi comporta e quali spese la realizzazione in altro sito delle condizioni ambientali (-20 gradi costanti) necessarie a conservare le sementi? Tutte domande alle quali è francamente difficile dare una risposta e che tendono a far aumentare i dubbi sulle ragioni vere che hanno ispirato il Cnr di Roma a operare una scelta del genere.
    Alla lettera inviata nei giorni scorsi dai ricercatori dell’Igv di Bari al presidente del Cnr, Luigi Nicolais, si aggiunge ora la presa di posizione del Centro studi Criticalia Puglia che avvia la propria riflessione con una domanda: «Cosa sta succedendo alla Banca del germplasma di Bari, la più ricca del Mediterraneo, strenuamente difesa dal professor Pietro Perrino, ma purtroppo a rischio concreto di andare in completa malora da quando il Tribunale di Bari ha tolto la sua tutela allo stesso Perrino e l’ha affidata al Cnr?».
    Riccardo Di Matteo ricorda che «Nella banca dell’Igv di Bari sono conservati 84mila campioni di semi rari appartenenti a oltre 50 generi e 600 specie diverse di piante agrarie, che costituiscono l’80% delle risorse genetiche italiane (soprattutto cereali, leguminose, piante da orto, piante foraggere, piante medicinali ecc.). La banca del germoplasma di Bari è unica in Italia, seconda in Europa e tra le prime dieci nel mondo per dimensioni delle collezioni e per gli standard tecnologici internazionali della conservazione».
    Ma come per tutte le istituzioni che hanno a che fare con la ricerca in Italia, anche per l’Igv che «custodisce» la varietà delle specie vegetali e ne studia l’evo – luzione pare delinearsi un destino in ombra. Un vero e proprio scempio se si considera che, come ricorda Di Matteo, «il materiale biologico raccolto e conservato negli ultimi 40 anni di attività della banca del seme di Bari è ormai estinto sia nei campi coltivati (per le specie coltivate), sia in natura (per le specie selvatiche e affini alle piante coltivate) e non è più reperibile in nessun Paese di origine del Mediterraneo, dell’Africa e dell’Asia. Il rischio è che non ci sia più interesse alla conservazione del germoplasma ma – denuncia Criticalia – all’ingegneria genetica e alla produzione di piante transgeniche».
    Un sospetto, quello di Di Matteo, che trova rispondenza in quella guerriglia sotterranea di una certa politica che pensa a interessi specifici e non generali. «Chiediamo – concludono dal Criticalia – l’intervento dei ministri De Girolamo e Carrozza con gli enti locali interessati: comune di Bari e Regione Puglia per rendere autonomo con un decreto legislativo il ruolo dell’ Igv di Bari».
    Altri articoli:
    http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2008/11/ogm-cavilli-e-incidenti-programmati.html
    http://www.stampalibera.com/?p=42135
    http://www.stampalibera.com/?p=34003

    domenica 4 agosto 2013

    Roma, si consegna il re delle slot machine: Francesco Corallo era latitante dal 2012


    Roma, si consegna il re delle slot machine: Francesco Corallo era latitante dal 2012

    Si trovava a Santo Domingo, è tornato oggi a Roma e si è presentato agli agenti della Polaria di Fiumicino. La sua società gestisce, in Italia e all’estero, un giro d’affari da 30 miliardi
    Roma, si consegna il re delle slot machine:  Francesco Corallo era latitante dal 2012
    ROMA - Si è consegnato agli agenti della Polaria di Fiumicino Francesco Corallo, il re delle slot machine, latitante  dal maggio 2012 per corruzione. Corallo si trovava a Santo Domingo ed è rientrato a Roma oggi pomeriggio. Francesco Corallo, classe 1960, è il titolare della Bplus Giocolegale ltd (già Atlantis), la più grande società di slot machine in Italia e all’estero, per un giro d’affari da 30 miliardi ogni anno. Nel procedimento contro Corallo è coinvolto anche Massimo Ponzellini, ex presidente della Bpm, arrestato sempre nel maggio 2012 per i finanziamenti concessi alle società riconducibili a Corallo. Nel mirino degli inquirenti era finito il finanziamento da 148 milioni di euro da parte di Bpm alla società Atlantis/BpPlus. La banca avrebbe prestato soldi alla Atlantis che, risalendo la catena di controllo, farebbe capo attraverso una società offshore delle Antille Olandesi a Francesco Corallo. I ricavi della Atlantis, attiva nei giochi d’azzardo e vincitrice di una gara d’appalto con l’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato (Aams), finirebbero al di fuori dei confini nazionali, senza saperne la destinazione. Dubbi sarebbero emersi anche su un aumento di una fideiussione concessa ad Atlantis, in occasione della quale non sarebbero stati verificati i requisiti della società, primo fra tutti la necessità che la società per ottenere le concessioni sui giochi d’azzardo dalla Stato italiano non avesse sede in Paesi a fiscalità agevolata. Nell’indagine sulla Bplus, durante una perquisizione, un computer venne sottratto dal parlamentare Amedeo Laboccetta, e poi restituito solo più tardi. Nei documenti sequestrati, si trovarono anche tracce di un conto off shore intestato a James Walfenzao, lo stesso fiduciario della società Printemps che acquistò la casa di Montecarlo in cui viveva Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini.

    ———————————————-
    CHI È CORALLO: IL RE DELLE SLOT, TRA EX AN E MAFIA - 
    Partiamo dall’inizio, addirittura dal padre di Francesco. Gaetano Corallo, infatti, è stato condannato a sette anni per associazione a delinquere per la scalata (sventata dai magistrati) ai casinò di Campione e Sanremo da parte degli amici del boss di Catania, Nitto Santapaola, di cui, d’altronde, Corallo era grande amico. Il boss di Catania, infatti, aveva fatto le vacanze aSaint Marteen (dove oggi ha sede la sua impresa, la Atlantis B-Plus) alla fine del 1979. Non solo: il pentito Angelo Siino aggiunse che Santapaola aveva trascorso un anno da latitante a Saint Marteen nel 1986, quando sfuggiva all’arresto per l’omicidio del generale Dalla Chiesa. Proprio in quel periodo fu arrestato il fratello di Santapaola, Giuseppe: venne fermato proprio con l’indirizzo di Gaetano Corallo nell’isola caraibica. Francesco, però, ha sempre precisato che i rapporti con il padre sono da tempo terminati e che, soprattutto, le sue società non hanno nulla a che fare con questi legami. Eppure si fa fatica a credergli. Anche Corallo jr, infatti, ha avuto problemi giudiziari: è stato sottoposto a indagini (che non hanno però portato ad alcun esito) per narcotraffico e riciclaggio. Oggi, invece, è latitante, visto il mandato di arresto per l’inchiesta che ha portato ai domiciliari anche l’ex presidente della Banca Popolare di Milano Massimo Ponzellini. Nonostante tutto questo, però, la Atlantis B-Plus  è tra le dieci concessionarie dei Monopoli di Stato, detentrice del primato di slot in Italia, nonostante peraltro abbia la sue sede legale appunto nelle Antille.
    Qualche mese fa, però, Corallo stava rischiando di perdere il suo impero. Tutta colpa di una norma che poneva importanti barriere antimafia: nel testo originario, infatti, si specifica il “divieto di partecipazione a gare di rilascio, rinnovo e per il mantenimento delle concessioni opera anche nel caso in cui la condanna, ovvero l’imputazione o la condizione di indagato sia riferita al coniuge nonché ai parenti ed affini entro il terzo grado dei soggetti indagati”. Per quanto detto sopra, era ovvio che Corallo avrebbe rischiato di perdere le concessioni. Per fortuna, però, nel segreto della Commissione Finanze, la longa manus del Pdl ha inserito un cambiamento determinante per  gli interessi criminali. Ad essere stata modificata, appunto, la norma che poneva importanti barriere antimafia. Il nuovo testo – già approvato a Montecitorio e ora in discussione al Senato – fa piazza pulita di tali norme antimafia. Sparisce infatti il divieto “per i parenti e per gli affini entro il terzo grado”: “Il divieto di partecipazione a gare di rilascio, rinnovo e mantenimento delle concessioni opera anche nel caso in cui la condanna o l’imputazione (cioè il rinvio a giudizio) sia riferita al coniuge non separato”: svanisce, in pratica, il divieto di concessione a indagati e condannati, inclusi i loro coniugi, fino al terzo grado di parentela. Il risultato è scontato: gioco forza si lascia un enorme campo aperto agli interessi malavitosi.
    Ecco, allora, che arriviamo ai forti legami di Corallo con altri esponenti ex An. Uno su tutti Amedeo Laboccetta (oggi Pdl) che, guarda caso, lo ritroviamo proprio in Commissione Finanze (la stessa responsabile dell’emendamento). Ma cosa c’entra Amedeo Laboccetta con questa storia? Molto. Il suo nome, connesso con quello di Corallo, emerge per la prima volta nel 2006, nell’inchiesta riguardante le pressioni di Vittorio Emanuele di Savoia sui Monopoli di Stato. Leggendo le carte viene fuori, come rivelato dall’onorevole Franco Barbato, un finanziamento di 50 mila euro da parte di Corallo a Laboccetta.
    Non solo. Prima di diventare parlamentare, Laboccetta era rappresentante legale dell’Atlantis. E, al tempo, era molto attivo: in una intercettazione emergono le sue pressioni a Francesco Cosimo Proietti, l’allora segretario di Gianfranco Fini. Il motivo? Evitare la revoca delle concessioni delle slot (per una condanna della Corte dei Conti per aver fatto funzionare i macchinari “in nero”, senza dunque comunicare la giusta rendicontazione al centro di controllo). Revoca che, caso o conseguenza, non ci sarà.
    Insomma, da Fini a Prioetti. Da Laboccetta ai fratelli Tulliani. Il latitante Francesco Corallo sa bene come muoversi.
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    La bomba esplode senza fare troppo rumore, nascosta nel battibecco in diretta a Ballarò tra Tremonti e Fini. Accade subito dopo che il leader Fli si vanta di aver «mandato a casa» l’ex ministro per i suoi tagli lineari. A quel punto Tremonti lascia partire il missile: «No, tu mi hai mandato a casa per altri motivi, per i giochi e lo sai benissimo… Corallo… Pensavo fossi più prudente, poi ti spiego perché, ma te lo dico fuori», costringendo Floris a chiudere lì quel che si stava trasformando da bisticcio in allusione pesante: «Basta sennò fate come Albertini con Formigoni…». Ma a cosa si riferiva l’ex ministro dell’Economia? I «giochi» sono quelli delle slot, business miliardario della Atlantis World Ltd (oggi B-plus) riconducibile a Francesco Corallo, latitante, nel cui ristorante al casinò dell’isola di Saint Marteen nel 2004 cenò Gianfranco Fini e l’ex moglie, oltre allo storico braccio destro Checchino Proietti, finito al centro di un’indagine della magistratura di Tivoli per un finanziamento di Corallo ad un’associazione di Subiaco riconducibile allo stesso Proietti. Di Corallo si è parlato a lungo perché un suo manager, Walfenzao, era dietro l’affare delle off-shore di Montecarlo che ha coinvolto i fratelli Tulliani i quali devono ancora spiegare cosa ci facevano i loro passaporti nella casa romana di Corallo perquisita recentemente dalla Gdf nell’inchiesta sulla Bpm di Ponzellini. L’Atlantis è stata a lungo nell’interesse dell’entourage del cognato di Tulliani. La frase di Tremonti sembra invece tirare direttamente in ballo Fini, con i «giochi di Corallo» come causa dello scontro con lui, allora reggente del Tesoro. Faccende molto delicate («Pensavo fossi più prudente»), da discutere a quattr’occhi. Non sappiamo se si siano parlati e cosa si siano detti Tremonti e Fini dopo la sigla di Ballarò, ma qualche indizio è facile trovarlo qua e là. Come le ripetute telefonate (inchiesta di Potenza) dell’immancabile Proietti Cosimi (già capogruppo Fli in Commissione Finanze) all’allora direttore dei Monopoli di Stato, per avere notizie sulla concessione ad Atlantis, che tardava ad arrivare. Gli uomini di Fini, insomma, si davano un gran da fare per curare gli interessi della Atlantis, ma le numerose interrogazioni del dipietrista Barbato, ad esempio, non hanno mai trovato risposte. Corallo si faceva vivo direttamente col braccio destro di Tremonti, l’onorevole Marco Milanese, che in un’audizione ha raccontato: «Il signor Corallo mi chiamava molto spesso per segnalare le presunte scorrettezze che i Monopoli ed il ministero dell’Economia perpetravano nei loro confronti a tutto vantaggio, a loro dire, di un’unica concessionaria: “Lottomatica”. (…) È stato un continuo lamentarsi, fino al punto che Corallo mi ha ritenuto il responsabile di una norma che lui considerava molto dannosa e creata ad personam, promulgata cioè solo “contro” la sua azienda. Norma, ribadisco, che è stata da me formulata in quanto relatore del disegno di legge e con la quale Corallo doveva portare la sede della sua società da un Paese così detto “paradiso fiscale” ad un Paese della Ue, oltre ad essere costretto a far emergere la effettiva compagine societaria della concessionaria e della sua controllante». La Atlantis ostacolata da Tremonti? E Fini, cognato di Tulliani, a che «giochi» ha giocato?
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