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venerdì 17 gennaio 2014

Ecco i giochi di Potere dietro Bankitalia a discapito della Sovranità di Stato

Fonte: http://www.giacintoauriti.eu/notizie/35-i-giochi-di-potere-ed-i-diktat-della-bce-allo-stato-italiano.html
Scritto da Redazione. Postato in Notizie
 foto gruppo
Che manovre ci sono attorno alla banca d’Italia e che danni subirà lo Stato Italiano ?

Questa è la ricostruzione di ciò che è avvenuto negli ultimi anni e dalla quale si evince la brusca accelerata alle riforme finanziarie e monetarie ed agli assetti sociali di Banca d'Italia imposti dalla BCE e dal SEBC in base ai loro Statuti che sono stati ratificati con i Trattati di Maastricht e Lisbona dai nostri politici e "tecnici". Come noterete, il problema non è ECONOMICO ma è GIURIDICO perchè è con la LEGGE che hanno potuto espropriarci dei nostri "valori monetari" e dei nostri "mezzi di produzione" che creano VALORE.

- Nel 2004 l’allora ministro Tremonti preparò la bozza di quella che sarebbe divenuta la L.262/05.
http://www.camera.it/parlam/leggi/05262l.htm )
Nella bozza si prevedeva la ridefinizione delle quote private della Banca d’Italia e fu previsto che tali quote private andassero allo Stato tramite i suoi Enti e le sue Aziende partecipate a maggioranza, come previsto all’Art. 3 dello Statuto della Banca d’Italia ( prima della sua modifica ). Il governo italiano ,infatti, si accorse che i partecipanti al capitale di Banca d’Italia erano per il 95% istituti di credito privati e non pubblici.
Inoltre, il Ministro Tremonti prevedeva nella bozza della L.262/05 la trasparenza del’operato della Banca d’Italia.
- La BCE rispose che tale passaggio di quote in mano pubblica avrebbe potuto esserci ma ricordò al governo italiano che il Trattato UE all’Art.108 ( ex Art.107 di Maastricht ) sancisce la piena autonomia ed indipendenza del Sistema Bancario Centrale Europeo di cui fa parte la Banca d’Italia e, pertanto, pur avendo la proprietà pubblica della Banca d’Italia il governo non poteva comunque prendere decisioni di politica monetaria anche se  l’Art. 3 dello Statuto della banca centrale italiana , scritto nel 1936, prevedeva che la maggioranza delle azioni fossero pubbliche. Inoltre, la BCE invitava il governo a modificare tale Art.3 dello Statuto della Banca d’Italia aggiornandolo alla effettiva composizione societaria della stessa.

Nella stessa risposta, la BCE puntualizzava che lo Statuto del S.E.B.C. prevede il segreto sulle operazioni di politica monetaria e finanziaria delle banche centrali. ( rif. Parere CON/2005/34 )http://www.ecb.europa.eu/ecb/legal/pdf/it_con_2005_34_f_sign.pdf
parere bce
- Nel 2005 uscì la pubblicazione dell'azionariato delle quote di Banca d'Italia e si scoprì che lo Stato Italiano partecipava soltanto con il 5% delle quote detenute dall'INPS e non con la maggioranza di azioni confermando ai cittadini italiani i dati specifici di ciò che Tremonti lasciava intendere nel suo tentativo di statalizzazione della Banca d’Italia. (http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/funzgov/gov/partecipanti/Partecipanti.pdf )
- In questo modo si scoprì che questa minima quota partecipativa del 5%  era in contrasto con l'Art. 3 dello Statuto di Banca d'Italia  perché ,nel 1992 , la riforma bancaria della Legge Amato-Ciampi (.http://www.fondazionecariplo.it/static/upload/3_f/3_fondnp22.pdf)  aveva sancito che anche soggetti privati (s.p.a. quindi) possono assumere il significato giuridico di “Pubblico” se perseguono fini di interesse pubblico deformando, in questo modo, il concetto giuridico di “proprietà pubblica” delle quote della Banca d’Italia
- Precedentemente, fu intentata causa per risarcimento ,ai cittadini italiani ,di  rendita monetaria detenuta dagli azionisti privati di Banca d'Italia fino al 2005. Il Giudice di Pace di Lecce ,secondo perizie tecniche effettuate dall’associazione di consumatori Adusbef e da avvocati che si basarono sui principi giuridici della proprietà della moneta enunciati anni prima da Auriti, sentenziò che tale risarcimento corrispondeva a circa 5 miliardi di euro che, ripartiti per ogni cittadino, costituivano un dividendo di risarcimento pari ad 87 euro a cittadino.  (Non essendo superiore ai 1.100 euro il risarcimento si poteva chiedere al Giudice di Pace ). (Sentenza N.2978/05 del Tribunale di Leccehttp://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=3503&Ricerca=signoraggio
- Purtroppo, non si poterono considerare i calcoli a ritroso di oltre 10 anni dal 2005 per prescrizione e quindi non si potè far riconoscere il risarcimento per gli anni antecedenti al 1995 altrimenti la cifra sarebbe stata notevolmente superiore ai 5 miliardi.
- La sentenza mise in evidenza il contrasto tra l'effettivo azionariato della Banca d'Italia e l'Art.3 del suo Statuto  oltre ai relativi benefici ottenuti dai partecipanti privati a danno dei cittadini italiani
- La sentenza fu impugnata dalla Banca d'Italia che si rivolse alla Cassazione
- Il 22-6-2006 la Cassazione annullò la sentenza del Giudice di Pace di Lecce con la motivazione che la magistratura non può ingerirsi nelle decisioni di natura politica  quali gli  accordi tra Stati come è il Trattato Europeo che istituisce la BCE ed il SEBC e, pertanto, il Giudice di Pace di Lecce non poteva giudicare non avendone competenza giurisdizionale. Di questa sentenza si fregia la Banca d’Italia sul suo sito
 ( Sentenza Cassazione R.G.N. 28989/05.) http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio/cass_SS_UU_16751_06.pdf
- Al di là della cifra irrisoria del risarcimento di 87 euro, quella sentenza di Lecce avrebbe creato un precedente mettendo in discussione tutto il sistema monetario europeo e la proprietà dell'euro ed ha messo in luce l'enorme rendita monetaria di cui si sono appropriati gli azionisti privati di Banca d'Italia e BCE ( altro che quel piccolo 5% riconosciuto allo Stato tramite INPS ) vìolando lo stesso Art. 3 dello Statuto.
- Il 12 dicembre 2006 ( dopo 6 mesi dalla sentenza di Cassazione ) il Presidente Napolitano, e con le firme di Prodi e Padoa Schioppa, emana il D.P.R. del 12-12-2006 pubblicato su Gazzetta Ufficiale N. 291 del 15 Dicembre 2006, col quale si ratifica la modifica dello Statuto della Banca d'Italia sanando il contrasto dello Statuto con l’avvenuta privatizzazione e della definitiva perdita di sovranità nazionale che, a scanso di equivoci giuridici eventualmente risultanti dalla presenza della dicitura “Enti pubblici o società a partecipazione statale con maggioranza pubblica”, viene definitivamente concessa in favore di azionisti privati. (http://latribuna.corriere.it/dynuni/dyn/allegati/Provvedimenti_news/2006/dicembre/DPR%2012%20dicembre%202006.pdf )

statuto bi
( l'immagine della modifica dello statuto è stata ripresa da  http://www.signoraggio.com/signoraggio_modificaallostatuto.html )
- in conseguenza alla ratifica della “sanatoria” avvenuta col DPR 12.12.2006 e la L. 218/90 , il governo italiano emana nel 2011 il D.Lgs n.34 del 31-3-2011 , tramutato in Legge, che prevede all’Art. 7 l’acquisizione della maggioranza di azioni delle aziende di interesse nazionale come Eni, Finmeccanica, Fincantieri, Telecom, ecc . da parte della Cassa Depositi e Prestiti s.p.a. con la scusa di preservare speculazioni estere sulle maggiori aziende italiane che producono la gran parte del P.I.L. e poter partecipare con esse all’azionariato di Banca d’Italia con relativi benefici di rendita monetaria con le quali attuare politiche sociali senza emettere ulteriori titoli di debito pubblico.  Come faceva un tempo la FIAT, privata, prima dell’avvento della BCE.  http://www.gazzettaufficiale.biz/atti/2011/20110122/11A07224.htm
- Nel frattempo gli azionisti privati (95%) di Banca d’Italia , stanno rivalutando il valore delle proprie quote. Il Ministro Tremonti avrebbe voluto pagargli soltanto il capitale sociale di 156.000 euro visto che tutti i proventi dell’attività finanziaria della Banca d’Italia derivano dall’indebitamento pubblico e privato dello Stato. Si aprì una diatriba. La Banca d’Italia ha commissionato l’analisi del valore delle quote ed oggi pretenderebbe 7 miliardi ( altro che 156.00 euro ). Inoltre, il decreto sulla rimodulazione delle quote prevede che nessun azionista possa superare il 5% di quote detenute evitando così che qualche investitore finanziario  estero possa controllare il sindacato di maggioranza. Ma tale limite non consentirebbe neanche allo Stato di poter acquisire quote superiori.
- Questa rivalutazione è basata soltanto su un valore scritturale senza alcun fondamento di liquidità e di reale corrispettivo monetario visto che gli utili della Banca d’Italia e le sue riserve sono “intoccabili” per non compromettere il sistema monetario internazionale e le stanze di compensazione bancaria.  Inoltre imporrebbe sia allo Stato e sia ad aziende bancarie private o aziende partecipate a maggioranza dallo Stato ( eventualmente acquisite con Cassa Depositi e Prestiti) di pagare le quote alle attuali banche azioniste di Banca d’Italia in proporzione al nuovo valore di 7 miliardi .  Per non parlare del fatto che i variIstituti di Credito “italiani” potranno mettere nelle poste attive di bilancio il valore creato dai “savi” di Visco, resistendo quindi allo stress-test che Draghi imporrà a tutte le banche d’Europa. Un vero e proprio artifizio, una magia, una creazione di valore monetario dal nulla ad opera del sistema finanziario. Oltre al danno ..la beffa.
- Purtroppo, la nuova Legge di stabilità ha previsto che lo Stato rinunci alle ultime quote possedute nelle maggiori aziende di interesse nazionale e le venda ricavando circa 12 miliardi con i quali restituire interessi sul debito dei titoli emessi nei confronti degli stessi azionisti privati della Banca d’Italia ritrovandosi senza più patrimoni e garanzie con i quali garantire future emissioni di titoli per ottenere denaro ( con questo sistema monetario ).
( rif. http://www.ilsole24ore.com/art//2013-11-21/rivalutazione-bankitalia-via-ora-tetto-gli-azionisti-5percento-064302.shtml?uuid=ABc5mbe&fromSearch )

schiavo

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