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giovedì 9 gennaio 2014

Enza Blundo, M5S, tenta di presentare questione pregiudiziale sul decreto legge su Bankitalia ma viene messa a tacere da Grasso



https://www.facebook.com/notes/enza-blundo/pregiudiziale-del-m5s-per-ddl-1188-dl-133/10152131916544573

PREGIUDIZIALE del M5S PER DDL 1188 DL 133

8 gennaio 2014 alle ore 11.12
RESPINTA LA PREGIUDIZIALE E ANCOR PIU' GRAVE RESPINTA LA VERIFICA ELETTRONICA  DEL VOTO PER ALZATA DI MANO PER NULLA EVIDENTE NEL SUO RISULTATO. 

COPERTO DALLA TRATTAZIONE DELL'IMU SI METTE A RISCHIO DI ACQUISTO ESTERO LE QUOTE DELLA BANCA D'ITALIA OLTRE A FARE REGALI ALLE BANCHE PRIVATE BANCA INTESA E UNICREDIT CON L'AUMENTO DELLE QUOTE 



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MOLINARIVACCIANOBOTTICIPEPECAMPANELLACRIMIENDRIZZIMORRA,AIROLABATTISTABENCINIBERTOROTTABIGNAMIBLUNDOBOCCHINO,BULGARELLIBUCCARELLACAPPELLETTICASALETTOCASTALDICATALFO,CIAMPOLILLOCIOFFICOTTIDE PIETRODONNOFATTORIFUCKSIAGAETTI,GIARRUSSOGIROTTOLEZZILUCIDIMANGILIMARTELLIMARTONMONTEVECCHI,MORONESEMUSSININUGNESORELLANAPAGLINIPETROCELLIPUGLIAMAURIZIO ROMANI,SANTANGELOSCIBONASERRASIMEONITAVERNA
Il Senato,
in sede di esame del disegno di legge n.1188 di Conversione in legge del decreto-legge 30 novembre 2013, n. 133,recante disposizioni urgenti concernenti l'IMU, l'alienazione di immobilipubblici e la Banca d'Italia;
premesso che:
il decreto in esame reca disposizioni in materia di abolizione della seconda rata dell'imposta municipale sperimentale (IMU), acconti di imposte, valorizzazione di immobili pubblici oggetto di dismissione, capitale e governance della Banca d'Italia, accise nonché altre disposizioni, di coordinamento;
l'assenza dei presupposti di necessità ed urgenza - che, ai sensi dell'articolo 77 della Costituzione, comma secondo,devono essere «straordinari» - per molte parti del decreto-legge in esame,l'eterogeneità delle disposizioni in esso contenute, rinvenibili persino nel titolo, correlata alla presenza di disposizioni meramente ordinamentali o ad effetto pluriennale, costituiscono elementi non conformi a quanto stabilito dalla Costituzione in materia di decretazione d'urgenza;
considerato che:
la necessità e l'urgenza costituiscono le basi e la funzione pratica della decretazione d'urgenza. Il chiaro dettato dell'articolo 77 della Costituzionale impone dì non considerarle separatamente dal requisito, prioritario, dì straordinarietà nè consente, al Governo, di autoqualificare apoditticamente come straordinaria una situazione o decisione che ritiene, legittimamente, necessaria. L'ordine logico e letterale seguito dall'articolo 77 della Costituzione nell'esposizione dei presupposti per la decretazione non può essere piegato ad esigenze politiche contingenti e ad apodittiche autoqualificazioni del Governo pro-tempore.
Pertanto, lo scrutinio parlamentare deve riacquistare efficacia e pregnanza, tanto più in presenza di una prassi, che vede diffondersi la tendenza ad adottare provvedimenti considerati necessari ed urgenti solo in relazione ai fini proposti dal Governo, così snaturando il significato stesso della clausola di eccezionalità imposta dalla Carta Costituzionale;
come è già stato rilevato nel corso del dibattito sul provvedimento in oggetto, gli elementi indifettibili distraordinarietà, necessità ed urgenza, appaiono palesemente carenti per laparte concernente la Banca d'Italia e la dismissione degli immobili. Dottrina quasi unanime ha evidenziato che il Governo, nell'adozione di decreti-legge,facendo leva su una discrezionalità politica molto ampia, ha eluso il significato costituzionale della norma ed ignorato il requisito della straordinarietà consentendola trasformazione del decreto-legge in uno"strumento prettamente politico", capace di rispondere rapidamente a domande legislative, che hanno un carattere di urgenza soltanto politica. Il ruolo del Parlamento, in sede di conversione, non può quindi risolversi in un appiattimento sulla decisione governativa, dovendosi riappropriare, de lgiudizio sulla riconducibilità della situazione ai canoni di, straordinaria necessità ed urgenza, alla luce del nesso di natura provvedimentale che deve sussistere tra le disposizioni dell'atto e la situazione, cioè il merito del provvedimento;
peraltro la Corte Costituzionale, con giurisprudenza costante dal 1995 (sentenza n. 29 del 1995), ha affermato che l'esistenza dei requisiti della straordinarietà del caso di necessità ed'urgenza può e deve essere oggetto di scrutinio di costituzionalità, dal momento che il difetto dei predetti requisiti, una volta intervenuta la conversione,si traduce in un vizio in procedendo della relativa legge, in quanto non si può attribuire in concreto al legislatore ordinario il potere dì alterare il riparto costituzionale delle competenze del Parlamento e del Governo quanto alla produzione delle fonti primarie. La urgente necessità del provvedere puòcerto riguardare una pluralità di norme accomunate dalla natura unitaria delle fattispecie disciplinate, ovvero dall'intento di fronteggiare situazioni straordinarie complesse e variegate, che richiedono interventi oggettivamente eterogenei, afferenti quindi a materie diverse, ma indirizzati all'unico scopo di approntare rimedi urgenti a situazioni straordinarie venutesi a determinare.La straordinarietà dei casi, che si pone come condizione di validità dell'atto,si dovrebbe tuttavia tradurre nell'eccezionalità dell'impiego. Non è, in altre parole, la sola necessità ed urgenza auto qualificata dal Governo che adotta il provvedimento urgente, ma anche la concreta straordinarietà l'elemento discriminante per il ricorso al decreto. In tal senso, strettamente connesso ai criteri di straordinarietà, necessità ed urgenza vi è anche il rilevante tema della omogeneità del decreto-legge, la cui interna coerenza va valutata in relazione all'apprezzamento politico, operato dal Governo e controllato dal Parlamento,del singolo caso straordinario di necessità e urgenza, che deve essere osservata dalla legge di conversione;
considerato inoltre che:
il presente decreto-legge interviene a disciplinare una pluralità di ambiti materiali i quali, difficilmente possono considerarsi avvinti da quel nesso oggettivo o funzionale richiesto dalla Corte Costituzionale - tra le altre, con la sentenza n. 22 del 2012 - affinché il contenuto di un provvedimento d'urgenza possa ragionevolmente considerarsi unitario. In tali termini, i contenuti normativi del disegno di legge in esame confliggono con le regole giuridiche, anche di rango costituzionale, che presiedono alla redazione dei provvedimenti d'urgenza;
in particolare, il contenuto normativo del decreto-legge non si configura in linea con le prescrizioni di cui all'articolo 15, comma 3, della legge 23 agosto n. 400 del 1988 secondo cui i decreti-legge«devono contenere misure di immediata applicazione e il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo». A tal proposito, la disciplina posta dalla legge 400 del 1988, ancorché di livello ordinario, è stata ritenuta dalla Presidenza della Repubblica avente carattere «ordinamentale»; inoltre essa è in qualche modo richiamata anche dai regolamenti parlamentari, laddove essi prevedono si debba verificare, in sede di conversione, la sussistenza dei requisiti posti dalla «legislazione vigente» (art. 78 Reg. Sen.). Da ultimo,con sentenza n. 171 del 2007, la Corte Costituzionale innovando la giurisprudenza costituzionale in tema di presupposti della decretazione d'urgenza. ha dichiarato «incostituzionalità di un decreto-legge non a motivo della sua reiterazione, bensì per la mancanza dei presupposti di cui all'articolo77, comma secondo della Costituzione («casi straordinari di necessità eurgenza»), rilievo cogente rispetto ad alcune delle numerose integrazioni normativa proposte in sede di conversione;
come indicato espressamente dal Presidentedella Repubblica con lettera del 15 luglio 2009, «provvedimenti eterogenei nei contenuti e frutto di un clima di concitazione e di vera e propria congestione sfuggono alla comprensione dell'opinione pubblica e rendono sempre più difficile il rapporto tra il cittadino e la legge. È doveroso ribadire oggi che è indispensabile porre termine a simili «prassi», specie quando si legifera su temi che riguardano diritti costituzionalmente garantiti e coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della coesione sociale. È in giuoco la qualità e sostenibilità del nostro modo di legiferare. In tale contesto si inserisce la peculiare tecnica legislativa adottata dal decreto in oggetto;
a tal riguardo, la Corte costituzionale con la recente sentenza n. 220 del 2013 ha sottolineato come siffatta disposizione, della legge n, 400 «pur non avendo, sul piano formale, rango costituzionale, esprime ed esplicita ciò che deve ritenersi intrinseco alla natura stessa del decreto-legge». In altri termini la Corte ha rilevato che «Ai sensi del secondo comma dell'articolo 77 della Costituzione, i presupposti perl'esercizio senza delega della potestà legislativa da parte del Governoriguardano il decreto-legge nella sua interezza, inteso come insieme didisposizioni omogenee per la materia o per lo scopo». L'assenza di quellaomogeneità conduce alla rilevazione - effettuabile dal giudice delle leggi -della mancanza dei presupposti del decreto-legge ex articolo 77, secondo comma,della Costituzione;
considerato, altresì, che:
gli articoli da 4 a 6 del decreto in esamerecano disposizioni in materia di governance della Banca d'Italia. Inparticolare l'articolo 4, pur riaffermando che la Banca è istituto di dirittopubblico, autorizza in primo luogo l'Istituto a procedere ad un aumento di capitaleall'importo di euro 7,5 miliardi mediante utilizzo di riserve statutarie,definendo altresì il valore nominale delle quote di partecipazione e prevedendoche ai partecipanti possano essere distribuiti dividendi annuali, a valeresugli utili netti, per un importo predefinito rispetto al capitale. È quindirideterminata la platea. Parallelamente si amplia la platea dei detentori dipartecipazioni (banche ed imprese di assicurazione e riassicurazione, nazionalie comunitarie, fondazioni bancarie, enti ed istituti di previdenza edassicurazione aventi sede in Italia nonché fondi pensione) fissando un limiteper ciascuna partecipazione nonché consentendo alla Banca centrale diacquistare, in via temporanea, le proprie quote e di stipulare contratti aventiad oggetto le stesse. Viene conseguentemente rideterminata la composizione delConsiglio superiore della banca d'Italia, che potrà intervenire nelle materiedi tutela del risparmio, di esercizio della funzione creditizia ed in quellavalutaria devolute al Comitato interministeriale per il credito ed il risparmio- CICR, prevedendo parametri per le relative modifiche allo statuto della Bancad'Italia;
il Titolo II del decreto-legge in esame(articoli 4, 5 e 6) rischia di confliggere con il combinato disposto di cuiagli articoli 47, primo comma, e 97, secondo comma, della Costituzione.L'articolo 47, primo comma, della Costituzione dispone che «La Repubblicaincoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina econtrolla l'esercizio del credito»; l'articolo 97, secondo comma: «I pubbliciuffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che sianoassicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione»;
il profondo mutamento dell'assetto proprietario e di govenance della Banca d'Italia, connesso ad un riassetto imposto ex lege tanto del capitale quanto delle quote, incide sull'indipendenza e sull'autonomia dell'Istituto. A tal proposito, in forza della posizione di autonomia e di determinazione dei fini riconosciuta alla Banca d'Italia dall'ordinamento, il presente decreto costituisce il presupposto normativo di una logica potenzialmente confliggente sia con la tutela del risparmio, sia con quella dell'attività imparziale della pubblica amministrazione;
dunque, individuando nella formula dell'articolo 47 una fattispecie di implicita costituzionalizzazione della Banca d'Italia, i suoi fini e i suoi obiettivi risulterebbero scardinati dalle prescrizioni del disegno di legge in esame;
il risparmio costituisce un primario valore costituzionale che l'ordinamento normativo ha il dovere di incoraggiareattivamente ed in tutte le sue molteplici forme, compresa la stabilità delsistema bancario e della sua regolazione. L'affievolimento del diritto alrisparmio incide, direttamente, sulla funzione strumentale della distribuzionedella ricchezza, in conformità a quanto disposto dagli articoli «economici»della Costituzione repubblicana;
valutato, inoltre, che:
le disposizioni concernenti la Bancad'Italia contenute nel decreto-legge rivestono carattere palesemente ordinamentale e dunque sarebbe stato più corretto procedere per via ordinaria,in ruolo di ricorrere alla decretazione d'urgenza. In tale contesto, destano perplessità relativamente ai requisiti di straordinaria necessità ed urgenza -non soltanto le norme del decreto concernenti la rivalutazione delle quote delcapitale della Banca d'Italia ma anche le modalità di valutazione adottate dalGoverno a base di tale rivalutazione. A tal fine, sono stati sollevati dubbisull'affidabilità della commissione di esperti cui affidare la valutazione delvalore del capitale ed è stata rilevata la palese irragionevolezza dell'assenzadi stringenti vincoli circa lo stabilimento di particolari assetti societari,potendosi in tal modo verificare la possibilità di acquisizioni da parte disocietà controllate da soggetti extraeuropei;
non soltanto sì è di fronte al rischio diuna ingiustificata rivalutazione delle quote detenute dalle banche perincrementare il gettito fiscale, ma i soggetti partecipanti al capitalepotranno ottenere in breve tempo grandi vantaggi economici, ponendo a confrontoil livello massimo di utili distribuibili e il prelievo delle plusvalenze,dovendosi rilevare l'incertezza sul regime di tassazione delle eventuali plusvalenzederivanti dalla rivalutazione delle quote. In tale contesto, l'interventonormativo appare suscettibile di conferire benefici eccessivi agli attualimaggiori quotisti, laddove l'intervento della Consob può aver luogo solo inrelazione alle future eventuali acquisizioni da parte di società quotate;
ulteriori irragionevoli lacune sono staterilevate in ordine alla facoltà accordata alla Banca d'Italia di rilevare quotedel proprio capitale e alla mancata previsione di dettagliati requisiti dionorabilità dei titolari di cariche rilevanti presso i soggetti titolari dellequote. Il decreto, in sostanza, altera gravemente un quadro già complicato conuna inversione di tendenza in ordine alla commerciabilità delle quote, banchepartecipanti, i relativi amministratori correrebbero a contabilizzare ilmaggior patrimonio (a fronte della rivalutazione) e pur conseguendo un utilesolo teorico (anche se i dividendi non arriverebbero) sarebbero liberi diliquidare dividendi per le fondazioni azioniste. Ne risultano dunque violati ilcanone della ragionevolezza e il bilanciamento degli interessi protetti;
considerato, infine, che:
il comma 1 dell'articolo 3 stabilisce chele disposizioni risalenti al 1985 che consentono la sanatoria di irregolaritàin materia edilizia, si applicano anche alle alienazioni di immobili pubblici -anche di enti territoriali - mediante cartolarizzazione in relazione aiprocessi di dismissione finalizzati ad obiettivi di finanza pubblica,prevedendo che detta domanda di sanatoria possa essere presentata entro un annodall'atto di trasferimento dell'immobile. Il comma 2 del medesimo articolointroduce una modifica alla normativa vigente finalizzata a permettere lavendita a trattativa privata e in blocco, non solo dei beni immobili ad uso nonabitativo appartenenti al patrimonio pubblico, ma anche di quelli ad uso nonabitativo, purché tale uso non sia prevalente. La facoltà di sanatoriaattribuita da tale articolo consente chiaramente un indebito ed irragionevolevantaggio economico all'acquirente degli immobili pubblici rispetto ad altriacquirenti di immobili. Il rischio è inoltre che la disposizione in esame,consistente in una riapertura dei termini del condono per i soggetti citati daldecreto, porti anche alla alienazione di immobili confiscati alla criminalitàorganizzata e già acquisiti al patrimonio immobiliare pubblico, con lapossibilità che, in assenza di sbarramenti e clausole, essi tornino nella sferadei soggetti cui sono stati sottratti. Si é dunque in presenza di una sostanzialedisparità di trattamento tra fattispecie omogenee, allorché la norma presentiuna intrinseca incoerenza, contraddittorietà od illogicità rispetto al contestonormativa preesistente. Lo scrutinio di ragionevolezza, come limite generaledella legislazione, impone invece di effettuare un positivo bilanciamentocostituzionale, ancorato al principio di uguaglianza e, dunque, all'articolo 3della Costituzione, che viene, dal presente articolo, evidentemente violato;
considerata, dunque, la violazione palese,oltreché latente, degli articoli 3, 47, 77 e 97 della Costituzione, in aggiuntaa diverse sentenze della Corte Costituzionale;
delibera
ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento,di non procedere all'esame dell'Atto.

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