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giovedì 16 gennaio 2014

MBI DENUNCIA: IL GOVERNO, IL GOVERNATORE DELLA BANCA D'ITALIA, IL CdA E GLI AZIONISTI, I MINISTRI, PRESIDENTI CAMERA E SENATO

11 gennaio 2014 alle ore 17.13

SPETT.LE PROCURA DELLA REPUBBLICA
C/O TRIBUNALE DI VENEZIA
Santa Croce n. 423,
Fondamenta delle Burchielle

 Il Partito Politico denominato “Movimento Base Italia” costituito con atto pubblico in Notar Falcone e registrato al n. R.G. 10791, in persona del Suo Legale rappresentante, che agisce anche in proprio, e sottoscrive la presente in segno di accettazione e adesione al Suo contenuto, presenta:

FORMALE QUERELA/DENUNCIA CONTRO :

 1) Il Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta;
2) Il Presidente della Camera Laura Boldrini;
3) Il Presidente del Senato Pietro Grasso;
4) Tutti i Ministri del Governo Letta;
5) Tutti i Parlamentari che hanno accettato passivamente i fatti appresso descritti e quant’altri si ravvisassero coinvolti nel corso delle indagini;
6)il Governatore della Banca d’Italia , il CdA  e gli azionisti della stessa.

Per le seguenti possibili ipotesi di reato, ciascuno nella propria rispettiva funzione :

1)Responsabilità ministri proponenti (art.89 Costituzione);
2)Responsabilità Presidente del Consiglio(art. 95 Costituz);
3)Concorso formale in reato continuato (art.81 c.p.);
4) Pene per coloro che concorrono nel reato (art.110 c.p.);
5)Circostanze aggravanti (art.112 c.p.);
6)Abuso d’ufficio (art.323 c.p.);
7) Omissione di atti d’ufficio (art.328 c.p.);
8)Interruzione d’un servizio pubblico o di pubblica utilità (art.331 c.p.);
9) Riduzione in schiavitù (art.600 c.p.);
10)Truffa (art.640 c.p.);
11) Abuso della credulità popolare (art.661 c.p.);

LUOGO DI COMMISSIONE : Tutto territorio nazionale

TEMPO DI COMMISSIONE : Reati in corso di esecuzione;

Persone offese: la Repubblica italiana, tutti i Cittadini italiani, la Nazione italiana.

Premesso che: l’articolo 1, comma secondo, della Costituzione dispone che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione;
che l’art 47 della Costituzione precisa che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme;  disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”;
 che la Banca d’Italia è istituto di diritto pubblico, sin dal 1936 ed essendo investita per delega statale della funzione monetaria, le riserve auree- dalla stessa detenute- sono state costituite per conto dello Stato, a garanzia della prefata funzione.

Considerato che  tale obbligo di costituzione è stato imposto dalla normativa statale, (r.d. n. 204/1910; r.d.l. n.2325/1927; r.d.l. n. 812/1926), la proprietà delle riserve auree – pur sottoposta ad un vincolo di pubblico interesse – spettava all’Istituto di emissione, inizialmente come soggetto privato e , successivamente alla sua  trasformazione da società anonima a istituto di diritto pubblico, la Banca d’Italia VENNE AUTORIZZATA  a computare al proprio attivo le disponibilità in metallo (cfr. l. n. 14/1960; l. n. 867/1976), e la prefata autorizzazione  dimostra inequivocabilmente la non appartenenza delle riserve auree alla Banca centrale italiana bensì allo Stato;
che  detta semplice detenzione  è per altro dimostrata dall’art. 19, co. 10, L. 262/2005, che imponeva alla Banca d’Italia di mantenere la custodia ed esercitare poteri di carattere dispositivo, fino al momento in cui si fosse perfezionato il procedimento volto a rendere il capitale dell’Istituto a totale partecipazione pubblica;
 che, con l’ingresso del nostro Paese nel SEBC, è cessato l’esercizio diretto ed in proprio della funzione di emissione monetaria da parte della Banca d’Italia, affidato alla gestione della BCE , alla quale sono state conferite  una parte delle riserve auree  italiane.
Tutto ciò premesso, da tale momento, la detenzione delle  riserve auree da parte della Banca d’Italia non ha  più alcun titolo, tantomeno di appartenenza: esse devono pertanto essere restituite alla collettività e per essa allo Stato, anche in ragione del permanere della loro funzione di garanzia dell’Italia nei rapporti economici e finanziari, comunitari e internazionali  e, in ogni caso, per legittima spettanza agli Italiani, ai quali soltanto - ovviamente nelle forme costituzionali all’uopo predisposte - compete l’assunzione di ogni determinazione in proposito.
Considerato, invece , che il D.L. n. 133/2013 ha di fatto e di diritto privato, i singoli cittadini della propria quota parte di riserve auree,  disponendo che le stesse siano attribuite in quota alle banche private che detengono il capitale della Banca d’Italia;
ritenuto altresì che l’aumento di capitale della Banca d’Italia è stato approvato incidendo proprio  sulle riserve auree di cui il Governo e la Banca d’Italia non potevano disporre trattandosi di bene demaniale ma di proprietà dell’intera collettività;
considerato,ancora,che il D.L. 133/2013 ha totalmente compromesso la tutela dei cittadini con riguardo al risparmio in tutte le sue forme ,ex art. 47 Costituzione,  dal momento che l’ente preposto dalla Repubblica  alla disciplina, al coordinamento ed al controllo, cioè la Banca d’Italia, sarà LEGITTIMAMENTE posseduta da banche e società di assicurazione e riassicurazione, anche  straniere.
Il testo del decreto approvato prevede che : “Le quote di partecipazione al capitale possono appartenere solamente a:
a) banche aventi sede legale in Italia ovvero aventi sede legale e amministrazione centrale in uno Stato membro dell'Unione europea diverso dall'Italia;
b) imprese di assicurazione e di riassicurazione aventi sede legale in Italia ovvero aventi sede legale e amministrazione centrale in uno Stato membro dell'Unione europea diverso dall'Italia: ciò equivale ad aver privato  i cittadini non solo di un bene di loro appartenenza ( di cui la Banca d’Italia doveva solo avere la GESTIONE) ma soprattutto di averli espropriati  di quelle garanzie fino ad oggi rappresentate dal possesso e dal controllo esclusivo del capitale di Bankitalia da parte di banche italiane.
Ciò ha creato un danno ai cittadini ed un vantaggio alle banche azioniste  pari a 7,5 miliardi di plusvalenze (tassate in modo assolutamente favorevole, il 12,50%), create sulle riserve ,derivanti dalla gestione di decenni di politica monetaria, cioè di emissione di denaro, che appartengono allo Stato e , dunque al popolo italiano,che sono state  distribuite, senza alcun titolo, alle banche private ; oltre al danno immediato ne conseguirà un altro  ben più rilevante cioè il  mancato versamento nelle casse dello Stato della quota del 20% di utili che annualmente venivano accantonati e che diventeranno, invece , di ripartizione tra le Banche  partecipanti : dunque  una riduzione significativa di entrate per l'Erario e quindi un danno per la cittadinanza italiana ed un profitto per le Banche.
Valutato , altresì, che il D.L. è in aperto conflitto con la precedente normativa, con riferimento specifico al comma 10 dell’art 19 L.262/2005 che prevedeva entro un triennio il  trasferimento,  delle quote di partecipazione al capitale della Banca d’Italia  dai soggetti privati(banche ) allo Stato o ad altri enti pubblici e che lo stesso conflitto- quasi in sordina- è stato risolto abrogando tutte le precedenti disposizioni, per di più  con lo strumento del decreto legge anziché della legge ordinaria.
Detto passaggio di capitale ,  attuato con il D.L.133/2013 , comporta, a carico dei cittadini, inconsapevoli e vittime della manovra suddetta:

a) Il costo per una eventuale ri-Nazionalizzazione della Banca d’Italia : Lo Stato può optare di tornare a essere il solo azionista di Banca d'Italia , o quanto meno quello di maggioranza, come lo è stato dal 1936 fino ai primi anni '90, ma , in tal caso, il conto da pagare - ch'era di 156.000 euro fino a pochi giorni fa - ammonterebbe oggi a 7,5 miliardi, col rischio di ulteriore crescita se Banca d'Italia finisse quotata in borsa;

b) la proprietà dei 100 MILIARDI DI EURO DI RISERVE AUREE, che appartengono al popolo italiano – perché costituite dalla Banca d’Italia per conto dello Stato- sono state trasferite alle Banche private in danno del cittadino senza alcuna autorizzazione in tal senso.
Le riserve auree, però,  sono beni pubblici di natura quasi demaniale , destinati ad uso di utilità generale e , pertanto la Banca d’Italia non solo non aveva  più titolo per detenerle ma tantomeno poteva disporne in danno dei cittadini.

Infine , il D.L. 133/2013 è incostituzionale  sia perché carente del requisito di necessità e urgenza , sia sotto il profilo sostanziale per aver  violato l'articolo 47 della Costituzione, I comma, che consentendo dunque a banche straniere di disciplinare , coordinare e controllare l'esercizio del credito in Italia.
Riassumendo:

a) Il d.L. 133/2013 ha sostanzialmente privato i cittadini anche della sovranità economica nonché della quota parte spettante a ciascun italiano delle riserve auree DETENUTE, oggi senza più alcun titolo, dalla Banca d’Italia e , di fatto cedute ad istituti e banche private, italiane e non.

b) che detto decreto legge è stato approvato violando la Costituzione (art 47 e 77 Cost.) e soprattutto violando la buona fede dei cittadini ai quali è stata tolta la proprietà di un bene che gli appartiene dalla nascita in quanto cittadini italiani;

c) che l’assemblea degli azionisti della Banca d’Italia ha già deliberato a porte chiuse il suddetto aumento di capitale, con possibile abuso del proprio potere;

d) che tutto ciò viola lo Statuto della Banca d’Italia che prevedeva la secca esclusione della partecipazione “privata” al capitale dall’art 20 R.D. 375/1936, espressamente abrogato, invece, del decreto in parola.

Per tutti questi motivi,preliminarmente si sottopone all’attenzione del Magistrato le evidenziate violazioni degli artt. 47 e 77 Cost. da parte del D.L. 13372013 anche ai fini di una remissione degli atti alla Corte Costituzionale, e contestualemnte   SI PRESENTA FORMALE ESPOSTO, da valersi all’occorrenza come QUERELA ,nei confronti di tutti i soggetti come sopra identificati e di ogni altro soggetto comunque coinvolto a qualsiasi titolo, per tutti i reati che dovessero ravvisarsi da parte dell’A.G. nei fatti esposti sia tra  quelli  indicati sia tra altri che potranno essere ravvisati.

Si chiede di essere informati ai sensi dell’art 406 III comma c.p.p. di ogni eventuale richiesta di proroga delle indagini e di essere avvisati ex art. 408 II comma c.p.p. di un’eventuale richiesta di archiviazione.

Il legale rappresentante
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