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Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

venerdì 25 ottobre 2013

Re Giorgio, la dittatura e le aggressioni in aula

Re Giorgio, figlio naturale di Re Umberto di quella Casa Savoia che riunificò l’Italia rapinando il sud del suo oro per rimborsare il suo debito ai Rothschids, è colui che scampò alle indagini di manipulite grazie all’accordo con la finanza internazionale di:
* diluire il PCI in mille rivoli e partitini per diluirne il messaggio
* svendere l’IRI e l’Italia ex accordo Britannia
* aderire a Maastricht e al dogma “morire per l’euro”
E’ il traditore in capo assieme ad Amato Dini Ciampi Andreatta Baffetto Prodi e tutti i sedicenti tecnici a servizio di Bankenstein…
Ennedieffe


Quel che è accaduto ieri in aula è intollerabile in una Repubblica parlamentare. Il collega Manlio Di Stefano prende la parola e inizia un intervento legittimo sul Capo dello Stato. Un intervento duro ma corretto. La Presidente Sereni (PD)… si comporta in modo parziale, più realista del Re Giorgio, censura, toglie la parola, mente (quando dice “ha finito il tempo” al secondo 48 quando si hanno 2 minuti negli interventi di fine seduta). Cerca in ogni modo di azzittire il collega reo di “comportamento eversivo”, ha nominato l’innominabile. La Presidente Sereni ricorda l’art. 90 della Costituzione (Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni) ma si dimentica l’art.21 della Costituzione stessa (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione) e non comprende che è diritto di un parlamentare mettere in dubbio che convocare la maggioranza al Quirinale per parlare di legge elettorale sia una funzione del Capo dello Stato. Al momento della censura il gruppo del M5S, compatto, protesta sonoramente costringendo la Presidente a tornare sui suoi passi e ridare la parola al collega Di Stefano che conslude il suo fastastico intervento. Nel mentre Enzo Lattuca, deputato PD, aggrediva fisicamente e verbalmente (non ha picchiato, la verità è importante, non ha picchiatto nessuno) la collega del M5S Maria Edera Spadoni, prima firmataria della Convenzione di Istanbul sulla violenza sulle donne, dimostrando un atteggiamento da squadrista di bassa categoria. Tutta questa bagarre nasce dal fatto che ormai, in questa legislatura dell’inciucio e della “rielezione”, Presidenti di Camera e Senato ritengono il Presidente Napolitano innominabile e non criticabile. Ma dove siamo in dittatura? Se pensate di intimorire sappiate che state ottenendo l’opposto: state rafforzando i cittadini nelle Istituzioni. Presto andrete a casa e certi atteggiamenti da fine regime saranno soltanto un brutto ricordo. Invadete la rete con queste informazioni! Tutti devono sapere.

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C’è chi dice no



Quando ero piccolo, ricordo bene che spesso gli adulti pranzavano sul tavolone, in sala da pranzo, e noi bambini avevamo il tavolinetto con le sedie piccine picciò. Così loro non si sentivano in colpa e potevano parlare di cose da grandi e noi discutere dei nostri affarucci. Che ne so… le biglie, l’ultima raccolta di figurine Panini, qual era il dinosauro più forte. Ieri il Quirinale ha fatto la stessa cosa. Ha invitato gli esponenti dei partiti di maggioranza (inclusa Scelta Civica, votata solo da Monti e Casini) a parlare con il Presidente di legge elettorale, lasciando da parte l’opposizione. Ha parlato della legge fondamentale di uno Stato con chi rappresenta quattro gatti e ha lasciato fuori dalla porta nove milioni di italiani. Eppure, la legge elettorale è una di quelle questioni che deve essere discussa in Parlamento: se definiamo dunque la convocazione del Colle “fortemente irrituale” è solo perché esiste ancora il reato di vilipendio del Capo dello Stato.
Stamattina, dopo le dichiarazioni bellicose del Movimento 5 Stelle, della Lega e di Sel, il Quirinale ha fatto sapere di avere allestito il tavolino della Walt Disney, quello con Qui, Quo e Qua serigrafati sulla plastica. Ha preparato le patatine, la Coca Cola e la Fanta, un lecca-lecca a testa, i palloncini colorati e qualche fischietto (che si sa: ai bambini piace far casino [3]), e poi ha chiamato per chiedere se ci fosse bisogno di un’animatrice o se i Cinque Stelle potevano giocare anche da soli. Ovviamente la risposta dai capogruppo del Movimento 5 Stelle (e per quanto ne so, anche della Lega) è stato un secco no: avevamo già un’altra festa di compleanno.
Questo il comunicato ufficiale letto da Paola Taverna all’inizio del live settimanale “5 giorni a 5 stelle” :

PERCHE’ NON ANDREMO DA NAPOLITANO
Il Movimento 5 Stelle, dopo il vergognoso ricevimento sulla leggeelettorale che si è svolto nelle stanze dorate del Quirinale, alla presenza delle forze di maggioranza e di ben 2 Ministri, oggi non andrà all’incontro con il Presidente della Repubblica, tardivamente richiesto a giochi ormai fatti.
  1. Non andremo perché non siamo né in una Monarchia assoluta, né in una Repubblica Presidenziale. Secondo l’articolo 87 della nostra Costituzione, il Presidente della Repubblica può inviare messaggi alle Camere, cioè a tutte le forze politiche. Ricevere invece le forze di maggioranza su temi specifici e delicatissimi come la legge elettorale, magari dando indicazioni e suggerimenti nel chiuso delle stanze e poi, solo il giorno dopo, ricordarsi di ricevere i “plebei” delle opposizioni, è perlomeno fortemente irrituale.
  2. Non andremo perché la legge elettorale è questione che va discussa esclusivamente in Parlamento. Da tutte le forze politiche. Senza la prevaricazione delle maggioranze sulle minoranze. Con l’incontro di ieri Napolitano ha avallato la prevaricazione di chi è maggioranza parlamentare sulle opposizioni. Un comportamento tipicamente autoritario. Lo ha fatto, per di più, su una legge fondamentale dello Stato, sulla quale si basa tutto il funzionamento democratico delle Istituzioni della Repubblica.
  3. Infine, Non andremo perché siamo una Repubblica parlamentare: Giorgio Napolitano deve essere garante della Costituzione Repubblicana e dell’equilibrio democratico. Deve quindi rispetto istituzionale a tutti. In primis, certamente, alla maggiore forza politica d’opposizione nonché alla forza politica più votata alla Camera dei Deputati.
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