Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

giovedì 6 marzo 2014

L'articolo 53 della Costituzione e il "minimo vitale"

Da Bruno Aliberti: https://www.facebook.com/nicoletta.forcheri/posts/10202410611840940?ref=notif&notif_t=wall

15.000 Euro. Questo è quanto lo Stato deve restituire ad ogni Cittadino Italiano per 10 anni di inosservanza dell'art.53 della Costituzione.
Il sistema fiscale che è stato applicato in Italia è Incostituzionale
(perché si basa sulla Capacità Retributiva e non su quella Contributiva).

Art. 53 della Costituzione Italiana.
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro CAPACITA' CONTRIBUTIVA.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

CAPACITA' CONTRIBUTIVA
La capacità contributiva è un principio fondamentale del diritto tributario, che può avere due significati:
dal punto di vista dello Stato, significa che le leggi tributarie non devono colpire fatti che non siano espressivi di capacità contributiva;
dal punto di vista del contribuente, è una garanzia, in quanto il contribuente non può essere sottoposto alla tassazione, se non in presenza di fatti che esprimono capacità contributiva.
La Corte costituzionale, già dalla fine degli anni '60, è andata via via specificando il concetto di capacità contributiva come forza economica sul piano garantistico: per il giudice delle leggi, la capacità contributiva assicura che ogni prelievo sia giustificato da «indici concretamente rivelatori di ricchezza», e cioè assicura che sia colpita l'effettiva idoneità del soggetto al prelievo fiscale.
Non basta dunque il verificarsi del presupposto d'imposta, ma occorre che tale presupposto (ovvero il possesso di reddito) manifesti la situazione economica complessiva del contribuente, ai fini di una giusta ripartizione del carico fiscale. Non tutta la capacità economica è però capacità contributiva come è facile desumere dal principio dell'esclusione del MINIMO VITALE.

Esclusione del MINIMO VITALE

Il minimo vitale è quel minimo di mezzi economici che servono all'individuo per avere un'esistenza dignitosa sua e della sua famiglia. L'esenzione del minimo vitale, che si ricollega al concetto di capacità contributiva come capacità economica, fa sì che non tutta la capacità economica sia assunta a capacità contributiva. Al soggetto quindi, al netto delle imposte, dovrà comunque sempre rimanere una capacità economica tale da poter condurre un'esistenza dignitosa e di poterla assicurare alla sua famiglia (non quindi solo il minimo per assicurare al soggetto i beni di prima necessità).

8 AGOSTO 2013
Pensione: pignorabile solo il quinto che eccede il minimo vitale

Nell’attesa che la legge definisca quale sia il minimo vitale sotto il quale la pensione non può essere pignorata, il giudice si riferisce, caso per caso, a quanto indicato nella Finanziaria dell’anno in corso. 

La pensione può essere pignorata solo nella misura massima di un quinto della quota netta mensile che eccede il minimo vitale. Questo trattamento di favore riguarda solo le pensioni e non lo stipendio da lavoro dipendente.

A quanto ammonti di preciso la somma che non può essere oggetto di espropriazione forzata non è ancora dato sapere: sarebbe, infatti, dovuto intervenire un provvedimento del Parlamento, che non è mai arrivato. E infatti la Cassazione segnala che, in materia, vi è una vera e propria lacuna, sottolineando l’inerzia del legislatore. Spetta allora al giudice dell’esecuzione decidere caso per caso. È quanto emerge da una sentenza di ieri della terza sezione civile della Suprema Corte [1].

Non possono trovare tutela le richieste del creditore procedente che ha avviato il pignoramento della pensione del debitore presso l’INPS. Nel caso di specie, di fronte alla pensione di reversibilità pari a 620,61 euro, il Tribunale ne ha ritenuto impignorabili 525,89 a titolo di minimo vitale, prendendo come parametro quello della legge finanziaria dell’epoca.

La Corte Costituzionale ha ritenuto [2] che il trattamento di favore, con l’assoluta impignorabilità del minimo vitale, si applica solo alle pensioni e non ai redditi di lavoro dipendente, poiché il trattamento previdenziale risulta connotato dal principio di solidarietà sociale.

Per il resto dovrà intervenire una legge a chiarire come determinare lo soglia (del minimo vitale) sotto la quale l’assegno non può essere aggredito dal creditore procedente (con l’eccezione dei crediti qualificati). Infatti, non esistono ancora criteri applicabili in modo diretto. Pertanto, nel silenzio della legge, i giudici si rifanno al minimo vitale indicato dalla Finanziaria dell’anno in corso.

[1] Cass. sent. n. 18755/13 del 7.08.2013.http://www.expartecreditoris.it/images/joomd/1377624134cass.civ.pignoramentopensioneminimo.18755.13.pdf
[2] C. Cost. sent. n. 506/02.
Posta un commento

Disclaimer

AVVISO - Ai sensi dell'art. 1, comma 1 del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla legge di conversione 21 maggio 2004 n. 128, le opere presenti su questo sito hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi.

I testi pubblicati dal sito mercatoliberotestimonianze.blogspot.com possono essere liberamente distribuiti alle seguenti condizioni:
1) i testi e i titoli devono rimanere nel loro formato originale;
2) la distribuzione non deve essere finalizzata al lucro;
3) deve essere citata la fonte e l'autore e l'indirizzo web da cui sono stati tratti.