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martedì 29 aprile 2014

Bankenstein: la bolla papale del 1493

BANKENSTEIN
Tutto quello che non avreste mai voluto sapere sulle banche


 
di Marco Saba
Nexus Edizioni
pagg. 288 - € 15,00
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Capitolo 1 - 1493: La Chiesa santifica l'Imperialismo:
Per comprendere la realtà in cui viviamo, a volte, è necessario riferirsi a fatti e documenti di un lontano passato che continuano inspiegabilmente a determinare il nostro presente. "È possibile che un documento vecchio di secoli possa ancor oggi esser causa di enormi problemi?" Ciò ha precisato Johan Galtung (Direttore di Transcend e Membro fondatore dell'International Peace Research Institute), al World Social Forum del 2001.
Galtung chiede che la Bolla papale "Inter Coetera" venga annullata, restituendo ai popoli il diritto all'autodeterminazione, alla libertà. Si tratta di un episodio relativo ai nativi americani, agli "indiani" o "pellerossa", che ancor oggi non possono esercitare diritti di proprietà sulle loro terre. Galtung focalizza la sua attenzione su due documenti papali. Il primo è un decreto emanato dal Papa Nicola V nel 1452 che chiedeva al Re Alfonso del Portogallo, "di invadere, ricercare, catturare, vincere e sottomettere tutti i Saraceni ed i pagani (...) ed altri nemici di Cristo". Il Papa Nicola V ordinava anche che le terre ed i possedimenti di questi popoli fossero espropriati e che i non-cristiani fossero "ridotti in schiavitù perpetua".
Questo documento venne seguito da una seconda dottrina, la Bolla papale del 1493 intitolata "Inter Coetera" (''Tra le altre cose"), emanata da Papa Alessandro VI, che decretava la volontà papale che "le nazioni barbare fossero rovesciate" e che queste nazioni "scoperte" venissero soggiogate e indotte alla fede Cattolica "per propagare la religione cristiana".
Quando Cristoforo Colombo di ritorno dal suo primo viaggio in America, nel marzo 1493, fu costretto a sbarcare in Portogallo, il re di quel paese, Giovanni II, lo redarguì severamente per quello che egli considerava come un'interferenza nei diritti a lui conferiti dalla Bolla "Romanus Pontifex" ("Pontefice romano").
Secondo il re Giovanni II, le terre scoperte da Colombo rientravano nel monopolio delle nuove terre garantite al Portogallo dalla Bolla, e confermato in seguito da altri decreti papali. Egli sosteneva, quindi, che gli appartenevano.
I reali di Spagna, Ferdinando ed Isabella, allarmati dalle pretese del re del Portogallo, spedirono immediatamente alla Curia papale un rapporto completo del viaggio di Colombo, chiedendo la conferma papale dei diritti sulle terre appena scoperte.
Papa Alessandro VI rappresentò un esempio del livello di corruzione morale e di prepotenza politica della Chiesa romana di quel periodo. Di origine spagnola, Rodrigo Borgia venne nominato cardinale a soli 25 anni; salì al soglio pontificio nel 1492 e vi rimase fino al 1503. Ebbe cinque figli, tra i quali Cesare e Lucrezia, dei quali erano noti la spregiudicatezza morale e politica; sostenne, senza tuttavia riuscirvi, il progetto di un dominio in Romagna per il figlio Cesare e dilapidò il patrimonio della Chiesa per arricchire i propri familiari. Fu il primo a trasformare la corte pontificia in reggia principesca, strutturata in modo tale da mettere in risalto la sua dinastia e fame oggetto di venerazione. Fu responsabile della morte di Girolamo Savonarola, al quale aveva offerto la porpora cardinalizia pur di farlo tacere. Probabilmente morì avvelenato.
Tornando ai due decreti, di Nicola V e Alessandro VI, questi furono la base per 500 anni di incitamento alla guerra, piuttosto che alla pace, contro i popoli Nativi. Resero praticamente impossibile, al mondo cristiano, il rispetto verso le Nazioni dei Nativi dell'emisfero occidentale. Quando gli europei vi arrivarono la prima volta, queste antiche dottrine servirono come presupposto della politica nei confronti degli Indiani federali, negando loro i diritti alle terre ancestrali, poiché essi non erano cristiani.
Queste vecchie leggi vennero assimilate in una sentenza della Corte Suprema statunitense del 1823 nella causa "Johnson contro McIntosh". La Corte stabiliva una distinzione tra cristiani e pagani. Il termine "pagano" veniva riferito alle persone la cui religione non era cristiana, ebrea o musulmana: quindi i Nativi erano pagani. Con questa decisione, che si applica a tutti gli indigeni, venne formalizzata la discriminazione tra cristiani e pagani e la "Dottrina della Scoperta" diventò legge degli Stati Uniti.
La "Dottrina della Scoperta" (Doctrine of Discovery) dice che la prima nazione cristiana che "scopre" terre di pagani ed infedeli, ha il dominio totale su queste terre e che a quei pagani rimaneva solo il diritto di locazione. La parola "dominio" viene dal latino domo che significa: soggiogare, sottomettere, addomesticare, domare, asservire e colonizzare.
Secondo la legge cristiana internazionale, le terre che non hanno proprietari cristiani sono da considerare vacanti, anche se abitate da non-cristiani. Così le terre di cui Colombo ed altri conquistatori presero possesso, erano considerate come non appartenenti a nessuno poiché non erano di proprietà di nessuna nazione cristiana. Non va tralasciato che nel XVI secolo la conquista europea così legittimata fece fra i 60 e gli 80 milioni di morti nelle Americhe, una media di quasi otto milioni di morti all'anno, superiore alle stesse cifre della Shoà di più recente memoria.
Alla Bolla "Inter Coetera" è ricorsa anche la Corte Suprema degli Stati Uniti quando nel 1823 ha voluto annullare i trattati stipulati con gli indigeni americani, negandone la figura giuridica. Con il pronunciamento nella causa "Johnson versus McIntosh", il Giudice Capo John Marshall citava vari statuti d'Inghilterra per documentare l'accettazione della Dottrina della Scoperta, e diceva che le nazioni europee che effettuavano tali scoperte avevano solamente un obbligo legale di riconoscere la "precedente ondata di qualsiasi popolo cristiano che poteva aver effettuato la scoperta precedentemente". In pratica, la proprietà era riservata ai cristiani, ai pagani restava la possibilità dell'affitto. Pochi sanno che, nel diritto odierno, la "Supreme Law of the land" è ancora influenzata dalla decisione della Corte Suprema americana del 1823. Su questa base, gli Stati Uniti continuano a negare ai popoli indigeni un reale diritto di proprietà sulle loro terre ancestrali, nonché un diritto di sovranità come nazioni indipendenti. L'indigeno Kills Straight disegnò il collegamento tra l'opinione sulla terra del mondo industrializzato e la conseguente distruzione che avvenne attraverso leggi create dall'uomo e basate su economie capitalistiche, nonché sulla dominazione della natura.
In 500 anni, più di 96 milioni di indigeni sono stati immolati assieme alla loro cultura tradizionale. La visione dei nativi sulle leggi naturali e su Madre Natura come entità spirituale è particolarmente importante da condividere in questi tempi in cui molte specie sono portate all'estinzione. Il ritorno alla spiritualità, nelle varie comunità, si rende necessario prima che la vita sulla Terra si estingua. Prima il resto del mondo pensava di non aver niente da imparare dai popoli Nativi: ora l'approccio sta cambiando.
Revocando la Bolla del 1493, il Papa potrebbe dimostrare con i fatti, e non solo a parole, il suo appoggio nei confronti di queste popolazioni. Potrebbe finire così quest'era di soggiogamento che dura da più di cinque secoli. È chiaro che questo sforzo spirituale non riguarda solamente il Papa e la Chiesa cattolica, riguarda tutto il mondo industrializzato. Si tratta di un primo passo da parte del mondo cristiano, per una riconciliazione con l'antico comandamento degli indigeni: "Rispetta la Terra come nostra Madre e santifica tutti gli esseri viventi: donne, uomini, bambini e tutte le future generazioni."
La scoperta di Colombo, del 1492, di presupposte "terre asiatiche" nel mare occidentale, minacciava le instabili relazioni tra i regni di Portogallo e di Castiglia, che avevano lottato tra loro, per molti anni, per posizioni predominanti e possessi coloniali lungo la costa africana. Il re del Portogallo diceva che la scoperta era all'interno dei confini stabiliti dalle Bolle papali del1455, 1456 e 1479. Il re e la regina di Castiglia lo contestavano ed auspicavano una nuova Bolla papale sull'argomento.
Il Papa Alessandro VI, nativo di Valencia ed amico del re di Castiglia, rispose con tre bolle datate 3 e 4 maggio, le quali erano molto favorevoli alla Castiglia. La terza di queste, la più importante era appunto la "Inter Coetera".
Nonostante che, riguardo il conflitto coloniale tra Portogallo e Spagna, in seguito fossero state emesse altre Bolle, la Bolla "Inter Coetera" divenne fondamentale nello sviluppo delle ulteriori dottrine legali che riguardavano pretese imperiali nel "nuovo mondo". La Bolla assegnava alla Castiglia il diritto esclusivo di acquisire i territori, di effettuarvi commercio o semplicemente di avvicinarsi alle terre che stavano a cento leghe ad ovest delle isole Azzorre e di Capo Verde. Venne fatta un'eccezione per qualsiasi terra fosse stata posseduta da altri principi cristiani, al di là di questo meridiano, prima del Natale 1492. Grazie dunque ai sovrani cattolici, il papato poté approfittare della situazione per far valere la propria autorità morale e giuridica, mostrando in particolare che senza la sua mediazione legittimante non sarebbe stato possibile proseguire in modo "corretto" la gestione politica ed economica delle colonie acquisite. Il pontefice, tuttavia, doveva essere ben consapevole che se il Portogallo non avesse accettato le proposte indicate in questo documento, una guerra contro la Spagna sarebbe stata inevitabile, poiché egli non avrebbe avuto la forza d'impedirla. La guerra scoppierà comunque, un secolo dopo, e porterà il Portogallo a una disastrosa rovina.
A livello del diritto internazionale, tutte le leggi coloniali e di conquista, sulle quali gli stati occidentali si basano per rivendicare i diritti sulle terre occupate, si devono confrontare con queste Bolle papali.
Mentre si tracciavano i nuovi confini del mondo, e nuove ricchezze affluivano in Europa, dinastie di banchieri come i Fugger decidevano, negando o concedendo denaro in prestito, le sorti della storia.
Durante il Rinascimento, i Medici, in Italia, ed i Fugger, in Germania, erano dei "banchieri". La loro banca non solo era privata, ma iniziò come un'attività legittima, non inflazionistica ed altamente produttiva. In pratica, si trattava di banchieri-mercanti che avevano iniziato come commercianti di successo.
Nel corso delle loro attività, i mercanti cominciarono ad estendere il credito ai loro clienti e, nel caso di queste grandi famiglie di banchieri, la parte di attività creditizia o bancaria delle loro operazioni superò l'attività mercantile stessa. Essi affittavano la moneta, che proveniva dai loro profitti e risparmi, ricavando un interesse sui prestiti effettuati. Questo sistema di fatto rappresentava uno dei canali per l'investimento produttivo dei loro risparmi.
La fortuna della famiglia dei Fugger, banchieri tedeschi dell'epoca, dipende dal controllo esercitato sul commercio europeo dell'argento (per pagare gli eserciti e burocrazie) e del rame (per le nuove armi da fuoco) la cui domanda è fortissima da parte dei sovrani. In questo settore, essi esercitano un monopolio grazie alla gestione diretta delle miniere di rame e d'argento del Tirolo e dell'Ungheria, ottenute dai rispettivi sovrani come pegno per i grossi prestiti loro elargiti.
Grazie agli enormi capitali accumulati, i Fugger sono presenti con filiali aperte in tutta Europa, da Francoforte a Breslavia, da Venezia a Napoli, da Anversa a Lisbona.
Nel 1493 nasce Anton Fugger (1493-1560), nipote di Jacob II (1459-1525) e da questi designato come erede. Nel 1516, ad Est sorgono i primi problemi. Il nuovo sovrano d'Ungheria e Boemia, Ludwig II Jagellone (1506-26), succeduto a Ladislao II, accoglie, contro gli interessi della bassa nobiltà magiara, la penetrazione asburgica nel paese e a stento riesce a contenere la prima manifestazione di forza di Solimano II (1520-21).
Ascoltando le lamentele dei concorrenti dei Fugger, il re non riesce ad impedire che la filiale di Offen venga saccheggiata e incendiata e Alexius Thurzo fatto prigioniero.
Presto la revoca dei permessi di lavoro agli stranieri fa sì che decine e decine di tecnici e amministratori tedeschi prendano la via dell'esilio, lasciando il grande bacino industriale in mano ai "padroni di casa".
Gli ungheresi devono, però, riconoscere le loro incapacità in faccende minerarie di così grande portata e lo stesso Ludwig II viene a patti col capo della casa Fugger, concordando nuovi appalti e promettendo un indennizzo che non ha nessuna intenzione di erogare. L'inimicizia creatasi con i Fugger gli costerà cara.
Nel 1526, mentre Solimano II sta avanzando verso Buda, nelle alte sfere si auspica un intervento finanziario di Anton, per impedire la catastrofe: il sovrano ha infatti un disperato bisogno di armi ed equipaggiamento per l'esercito, ma l'aiuto non arriva. Il 26 agosto, nella battaglia di Mohács si fronteggiano 100.000 turchi con 300 cannoni, contro 28.000 ungheresi - il re, dopo varie prove di coraggio, annega in un corso d'acqua mentre cerca la fuga. L'Ungheria cade sotto l'influenza ottomana con gravi conseguenze per le miniere.
Nel 1527, Carlo V, con l'aiuto determinante dei Fugger, mette insieme un esercito di 14.000 lanzichenecchi (dal tedesco Landsknecht: servo di paese) e scende su Roma che devasta e saccheggia senza pietà (il Sacco di Roma). La banca dei Fugger serve l'operazione nei due sensi: dalla Svezia arrivano liquidi per sostenere le truppe, da Roma risalgono le somme provenienti dal Sacco della città.
Dopo quanto successo, Anton pensa bene di chiudere l'agenzia di Roma, prima di ricevere un decreto di ingiunzione dalle autorità pontificie: il loro rappresentante è arrivato perfino all'eccesso di coniare monete utilizzando le stoviglie del Vaticano!
Il fulcro degli affari passa ora in terra spagnola, il che significa in terra americana. Nel 1531, egli guarda infatti all'America meridionale e, per iniziativa di Carlo V, ottiene dal Consiglio delle Indie il monopolio commerciale sull'immensa area compresa tra la Terra del Fuoco e il Perù. L'impresa si rivela un fallimento anche per la mancanza di un passaggio navigabile in America centrale: la flotta esploratrice si inabissa colpita da uno spaventoso uragano.
Nel 1536, nonostante tutto, la situazione patrimoniale dell'azienda appare solidissima: 2 milioni di fiorini di utile netto su 3,8. Nel 1541, i turchi conquistano Budapest e il ritiro dalle miniere diventa inevitabile. Il contrasto confessionale tra i prìncipi tedeschi, poi, mette in pericolo il commercio del rame con la Germania protestante. Nonostante tutto Fugger appoggia Carlo V nella guerra contro i principi protestanti tedeschi coalizzati nella lega di Smalcalda, che arrecherà solo danni all'attività commerciale e bancaria.
Nel 1545, Carlo V si ritrova in una situazione finanziaria disperata. In questo frangente Fugger decide di finanziare Enrico VIII nella guerra da lui intrapresa contro la Francia, per una somma pari ad alcune migliaia di fiorini.
Quando nell'estate Carlo V batte cassa, Anton Fugger risponde con un rifiuto: ne nasce un vero e proprio braccio di ferro. Il sovrano tenta di correre ai ripari con un decreto che vieta l'esportazione di oro. Ciò provoca l'ira dei finanziatori della corona e nello stesso tempo danneggia il re d'Inghilterra che, da alleato, potrebbe diventare nemico. E mentre i consiglieri suggeriscono all'imperatore di abrogare il divieto, i Fugger hanno già trovato il modo di trasferire i fondi oltre la Manica.
Nel 1546, senza serbare rancore, Anton apre di nuovo i cordoni della borsa in favore di Carlo V, che riesce così a vincere la guerra contro la lega di Smalcalda. Anton investe il suo patrimonio, che tocca i 5, l milioni di fiorini, nell'acquisto di feudi e vaste proprietà terriere. Probabilmente aspira ad un dominio territoriale nella zona fra il Danubio e il Lago di Costanza, come quello dei Medici in Toscana. Nel 1555-56, il sogno viene abbandonato con l'abdicazione di Carlo V, che morirà nel 1558 presso il monastero di San Jeronimo, e l'ascesa al trono di Spagna di Filippo Il. Questi, nel 1557, sequestra subito nei Paesi Bassi 56.000 ducati dei Fugger senza neppure promettere un'indennità.
Anton Fugger muore il 14 settembre 1560. Per suo desiderio viene sepolto in una delle chiese del suo feudo di Babenhausen. Negli ultimi decenni del Cinquecento, i Fugger si distinguono nell'opera di finanziamento della restaurazione cattolica in Germania, dove molti di loro ricoprono posti di responsabilità nella gerarchia ecclesiastica, e nella costruzione di splendide dimore campestri come il castello di Kirchheim fatto erigere da Johann, figlio di Anton.
Il distacco progressivo della famiglia Fugger dalla scena finanziaria ed europea, viene affrettato da colpi durissimi come la bancarotta della corona di Spagna del 1607, dove rimane coinvolta per 2,5 milioni di ducati. La casata però, grazie agli investimenti terrieri fatti a suo tempo, non si estingue. I Fugger si trasformeranno in nobili feudali, dediti alla raccolta di libri e ad opere di mecenatismo.
Nel 1803, alla vigilia della scomparsa del Sacro Romano Impero, Anselm Maria Fugger verrà investito della dignità principesca.
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