Cosenostreacasanostra


Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

giovedì 3 aprile 2014

La questione europea



Dicono che “il ritorno alla lira è una bufala che porterebbe solo caos e inflazione”.

Tutto vero. Anzi, verissimo, se si torna ad una Lira emessa da una Banca d'Italia ora definitivamente privata a seguito dell'ignobile pantomima a cui abbiamo assistito il 29 Gennaio in occasione della conversione in legge del decreto 133/2013 su bankitalia, che ne abroga la rinazionalizzazione sancita al comma 10 dell'articolo 19 della mai applicata Legge 262/2005.

Tornare alla lira” in queste condizioni, con una Banca d'Italia che più di prima la emetterebbe a debito della cittadinanza esattamente come fanno BCE e Federal Reserve e con un parlamento del tutto soggiogato a volontà extra parlamentari ed extra nazionali, sarebbe come decentralizzare i poteri della BCE in una succursale locale.

Quanto al preoccuparsi nel dover decidere se farlo o no, trattasi anche qui di fuoco vacuo, perché il destino dell'euro era già deciso da parecchio tempo quando solo dodici anni fa è stato adottato come moneta unica.

Anche il signoraggio, come noto, è una bufala. Infatti, come diceva Raffaele Mattioli, non c'è alcuna differenza tra banca pubblica e banca privata, se la moneta è comunque emessa a debito. Dove per banca pubblica e privata non si intende la separazione tra banche commerciali e quelle d'affari e speculazione, ma la caratteristica associata all'entità a nome di cui si emette la moneta.

Ciò che sarebbe bene intendere quando si parla di “tornare alla Lira” è che tra banca pubblica e privata continuerebbe a non esserci alcuna differenza anche se la moneta fosse emessa direttamente dalla Zecca di Stato a credito della cittadinanza e proprietà del portatore. Infatti, non è sufficiente far controllare la Banca Centrale d'Italia dal Ministero del Tesoro perché la moneta sia emessa secondo i principi auritiani, gli stessi secondo cui vennero prodotte le famose cinquecento lire di carta di Aldo Moro. Inoltre, con una moneta emessa secondo i principi di Giacinto Auriti si potrebbe finalmente parlare di un reddito di cittadinanza degno di questo nome, almeno in Italia.

Se le condizioni per un ritorno ad una moneta nazionale non fossero queste, alle future generazioni potrebbe venire in mente qualcosa di simile a ciò che è venuto in mente a qualcuno un po' di tempo fa e separare nuovamente la banca che contiene gli asset pubblici dal Ministero del Tesoro com'è avvenuto nell'81, per poi collocare nuovamente l'entità emettitrice di valuta a Francoforte o in altra locazione extra nazionale com'è successo con l'adozione della moneta unica. Se l'entità emittente fosse direttamente il Cittadino, invece, 'sti “trucchi jedi” non si potrebbero più fare con (evidentemente) tanta facilità.

A proposito di corruzione, con l'approssimarsi delle elezioni europee c'è ora concorrenza spietata tra Lega Nord, M5S e “corruzionisti” di ogni altro genere e colore, che tutti insieme solo ora si accorgono di come “la possibilità di dare risposte concrete alle esigenze della troika passa dal radere al suolo lo Stato sociale, politico e istituzionale” (sic!). Non mi sono mai fidato del secessionismo della Lega, figuriamoci se posso dare il mio consenso ora a chi ne scimmiotta la postura sull'onda di quanto avviene in un Paese, l'Ucraina, che vive una situazione totalmente opposta rispetto a quella italiana.

In Italia, tutta questa voglia di modificare la Costituzione proviene soprattutto da chi la vìola costantemente, l'ha già modificata inserendovi cose come il pareggio di bilancio in uno Stato privato incostituzionalmente della propria potestà legislativa esclusiva in materie chiave e fondanti come quelle contemplate al punto e) dell'Art.117 della Costituzione della Repubblica, e pretende di farlo con una Corte Costituzionale che ha in sostanza delegittimato gli ultimi tre o quattro governi e costituisce di fatto il vero motivo ispiratore del c9d. Trovo inoltre molto contraddittoria la proposta di una revisione costituzionale che preveda l’elezione diretta del Capo dello Stato da parte dei cittadini, accompagnata però dall'ulteriore revisione che riduce i poteri del Presidente di una Repubblica che scopriamo solo ora, e solo grazie a Napolitano, essere di tipo fortemente presidenziale.

Ci ritroviamo oggi a vivere una situazione in cui il crescente sentimento popolare, separatista rispetto ad un governo centrale europeo non eletto, extra parlamentare, extra territoriale ed extra culturale, è ora manipolato a diventare una sorta di mozione disgregazionista rivolta all'interno, con la provocazione/proposta pentastellata di smembramento della Nazione in macro regioni, appoggiata se non vissuta in modo competitivo dalla Lega a costituire in sostanza la tematica di quasi l'intera opposizione parlamentare.

Mi chiedo come tutto ciò sia di difficile osservazione, e se a questo aggiungiamo che i voti degli improvvisi dissidenti confluiti nel gruppo misto saranno indubbiamente utili a stabilizzare la risicata maggioranza di governo al senato ed eventualmente a formare un nuovo gruppo parlamentare, diviene facile capire cosa sta succedendo in parlamento.

Il modello identitario secessionista crimeano pare stia già facendo scuola.

Questo modello, però, si pone in chiave anti €uropeista/atlantista, quando applicato in Crimea, ma in una chiave molto più ambigua quando applicato in Italia. Yanukovich non era affatto filo-sovietico e nostalgico di un ex comunismo russo; al contrario, sia lui che la Timoshenko sono stati allievi del Fondo Monetario Internazionale e della UE, eseguendone le direttive. Quello che Yanukovich stava per firmare con la UE era un trattato di libero scambio totale del tutto simile al TTIP (il Transatlantic Trade and Investment Partnership, che ci riguarderà molto da vicino e che è già stato approvato e firmato) che avrebbe eliminato le protezioni su quel che resta di un'economia ucraina già devastata dalle privatizzazioni iniziate nel 1990.

Il 7 marzo Dmytro Jaroš, leader di Pravij Sektor, si è candidato alle già previste elezioni presidenziali ucraine del 25 maggio dopo che è stata provocata la caduta del governo, eletto a detta di OCSE in modo legittimo, a mezzo di una sommossa violenta di piazza fomentata, finanziata, organizzata e condotta da UE, USA ed Israele fin dai tempi della rivoluzione arancione e indirizzata contro la parte russofona della popolazione, più vicina alla cultura ed al socialismo russo. È molto interessante, in seno all'Europa, lo spostamento della natura di volontà separatiste su questioni che mettono in difficoltà sia la base ideologica della sinistra che di molte destre altrimenti antagoniste all'euro atlantismo.

Yuri Boyko, vice primo ministro del governo ucraino dal 24 Dicembre 2012, invitato dagli occidentali a chiedere il soccorso finanziario del Fondo Monetario Internazionale per i costi dell’integrazione economica con la UE ha dichiarato: «Non contiamo su un aiuto del FMI perché la sua ultima offerta esigeva un rincaro delle tariffe dell’elettricità per le famiglie del 40%». Rincaro che, per una popolazione che guadagna e produce una media di 6500 dollari l'anno a testa equivarrebbe al macello sociale con in cambio una vaga prospettiva di “investimenti esteri”.

A seguito dell'applicazione delle direttive filo occidentali il PIL pro capite ucraino, ora di 6.651 dollari annui, si è più che dimezzato rispetto a quello russo di 15.738. Il parlamento crimeano nei primi giorni di Marzo ha deciso all'unanimità di riannettere la Crimea alla Russia come Regione autonoma.

Il 16 Marzo un referendum popolare conferma con un plebiscito la decisione del parlamento ma UE e USA ritengono incredibilmente che tali referendum siano illegittimi ancor prima del loro risultato mentre trovano legittimo deporre con la violenza un governo eletto dal Popolo.

A mio avviso la questione ucraina è squisitamente geopolitica.

Nabucco o South Stream per gli ucraini non cambia (quasi) nulla.

Le "due Ucraine" sono:

  1. L'Ucraina del gas, e i gasdotti sono tutti di proprietà russa

  2. L'Ucraina del fronte geopolitico, ovvero la scomparsa degli “stati cuscinetto”
La principale differenza tra il South Stream ed il Nabucco è che il primo porterebbe il gas russo in Europa attraversando il Mar Nero per arrivare direttamente in Bulgaria e Grecia, mentre il secondo avrebbe dovuto attraversare l'intera Turchia che notoriamente è Paese NATO ed ha partecipato attivamente all'invasione della Libia. Entrambe i nord e south streams “avvicinerebbero” la Russia all'Europa attraverso delle acque internazionali notoriamente sprovviste di governi locali, mentre sia i gasdotti attualmente presenti che il Nabucco avvicinano e avvicinerebbero il controllo della NATO su asset strategici come i gasdotti fino ai confini russi. Va da sé che fin dal 2008 Nord e South Stream sono stati boicottati dagli euro atlantisti che preferivano un Nabucco però rivelatosi irrealizzabile quanto la possibilità di tagliare fuori la Russia dal mercato del gas andandolo a prendere attraverso la Siria in Iraq ed Iran magari utilizzando proprio il Nabucco. Da qui, la necessità di destabilizzare l'Ucraina ed installare una base nato nel Mar Nero, progetto defunto sul nascere anche questo.

Personalmente non credo minimamente ad una volontà secessionista proveniente dall'interno nonostante una rivoluzione arancione che incomincia nel 2004. Se venisse realizzato il South Stream questa diverrebbe del tutto non conveniente per gli ucraini occidentali. Per loro diventa ora cruciale scegliere se diventare membro dell'unione doganale europea o eurasiatica a seconda del futuro percorso dei gasdotti. Mentre per la Crimea e tutta l'Ucraina russofona la scelta è scontata in ogni caso, per gli ucraini "occidentali" è vivamente consigliabile evitare di entrare a far parte della bolgia autodistruttiva della troika euro atlantica, dato che sono oltretutto sprovvisti di un'economia autonoma.

Tornando a noi, c'è da dire che oltre all'iniziativa che ogni Regione potrebbe intraprendere adottando uno statuto di autonomia simile a quello del Trentino Alto Adige, che esautora di fatto la Regione dalle sue competenze trasferendole in una sorta di interim ribaltato alle provincie di Trento e Bolzano, un accorpamento delle Regioni è previsto come referendum consultivo dall'Art. 132 della Costituzione della Repubblica, e se non fosse che i pentastellati emulano i leghisti sull'onda di un secessionismo che è: in chiave anti €uropeista ed anti atlantista, quando applicato in Crimea, ma del tutto prono alla distruzione dei governi e Stati locali quando fatto in un Paese già membro della zona euro controllata dalla troika, potrebbe ricordare da vicino il programma dell'unico partito italiano che propone, anziché delle Provincie, l'eliminazione delle Regioni.

In tema di referendum, quello sulle leggi ordinarie attuative della moneta unica pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso Settembre da Movimento Base Italia che ne è comitato organizzatore e di cui è in corso la raccolta firme presso ogni Comune italiano, è denominato erroneamente referendum sull'euro perché non agisce e non può agire sui regolamenti dispositivi, ovvero sui trattati. M5s non partecipa alla raccolta delle firme e non lo pubblicizza nonostante abbia come primissimo punto programmatico un referendum sull'euro, mentre concepisce l'istituto referendario in un male interpretato senso consultivo, più simile ad una petizione che al contenuto dell'Art. 132 della Costituzione, che come già detto stabilisce come consultivo un referendum popolare che approvi “la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni”.

In tema di modifiche costituzionali, invece, un referendum di tipo approvativo/confermativo, limitatamente alla formazione di leggi costituzionali, è disciplinato dal famoso Art.138 ed applicabile entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge ma solo se questa non è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere, e va da sé che un governo come quello attuale, dalle intese larghe e trasversali, non ha motivo e quindi nemmeno occasione di applicare per intero l'Art. 138.

Lega, M5s e Fratelli d’Italia, i partiti con posizioni anti €uropeiste più noti, insieme al comitato referendario non informano e non propongono al popolo alternativa altra alla moneta unica se non “il ritorno” ad una moneta locale comunque emessa e proprietà di una banca centrale locale oggi definitivamente privata. Benché non collida con i contenuti dell'Art.75 della Costituzione perché agisce unicamente sulle leggi attuative dei trattati che ne costituiscono regolamento dispositivo, se pur si potrebbe definire come inutile perché non abroga il trattato ma, abrogandola, renderebbe necessario fare una nuova legge che attui comunque le direttive imposte da Lisbona e Maastricht, l'auspicabile risultato referendario imporrebbe al parlamento di rifare leggi contrarie alla volontà dei Cittadini della Repubblica. Inoltre, e forse soprattutto, il referendum sarà comunque un'occasione imperdibile per informare i milioni di persone che non hanno ancora la minima idea di cosa sia una Moneta Pubblica.

Ma perché, anziché limitare il referendum sull'euro ad un’efficacia essenzialmente informativa, i movimenti non hanno aggiunto un quesito sulla separazione bancaria? Abrogando la legge bancaria del 1993 tornerebbe in vigore quella del 1936.

Una prima parte (tuttora in vigore) della legge del 1936 definì la Banca d'Italia “istituto di diritto pubblico” e le affidò definitivamente la funzione di emissione (non più, quindi, in concessione); gli azionisti privati vennero espropriati delle loro quote, che furono riservate a enti finanziari di rilevanza pubblica; alla Banca fu proibito lo sconto diretto agli operatori non bancari, sottolineando così la sua funzione di banca delle banche.

Una seconda parte della legge (abrogata quasi interamente nel 1993) fu dedicata alla vigilanza creditizia e finanziaria: essa ridisegnò l'intero assetto del sistema creditizio nel segno della separazione fra banca e industria e della separazione fra credito a breve e a lungo termine; definì l’attività bancaria funzione di interesse pubblico; concentrò l'azione di vigilanza nell’Ispettorato per la difesa del risparmio e l'esercizio del credito (organo statale di nuova creazione), presieduto dal Governatore e operante anche con mezzi e personale della Banca d'Italia, ma diretto da un Comitato di ministri presieduto dal capo del Governo.”.

L'articolo 75 della Costituzione riserva l'iniziativa referendaria ai cittadini, con 500.000 elettori, e alle Regioni, con 5 Consigli regionali. Quelli di Piemonte, Lombardia, Veneto e Toscana hanno già adottato la risoluzione sulla separazione bancaria. Ne mancherebbe solo uno.

Giovanni Moretti

Posta un commento

Disclaimer

AVVISO - Ai sensi dell'art. 1, comma 1 del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla legge di conversione 21 maggio 2004 n. 128, le opere presenti su questo sito hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi.

I testi pubblicati dal sito mercatoliberotestimonianze.blogspot.com possono essere liberamente distribuiti alle seguenti condizioni:
1) i testi e i titoli devono rimanere nel loro formato originale;
2) la distribuzione non deve essere finalizzata al lucro;
3) deve essere citata la fonte e l'autore e l'indirizzo web da cui sono stati tratti.