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sabato 31 maggio 2014

Asta bund tedeschi deserta, interviene Bundesbank - Finanza e Borsa - InvestireOggi.it

Asta bund tedeschi deserta, interviene Bundesbank - Finanza e Borsa - InvestireOggi.it

Asta bund tedeschi deserta, interviene Bundesbank

Domanda la più bassa di sempre per decennali tedeschi

NOTIZIE SU:  Titoli di Stato esteri
ASTA BUND E’ UN FLOP E LA BUNDESBANK COSTRETTA A COPRIRE L’INVENDUTO – I primi effetti della crisi si stanno facendo sentire anche a Berlino, finora l’unica capitale dell’Eurozona effettivamente a uscire non solo indenne, ma addirittura vincitrice dal crollo dei mercati dei bond governativi. Il risparmio per il governo tedesco è notevole, in termini di minori rendimenti sui nuovi titoli di stato emessi quest’anno, grazie alla fuga degli investitori dagli altri mercati, in direzione della Germania, considerata affidabile e sicura più di tutti gli altri.
Ma ieri qualcosa non ha funzionato. Il governo avrebbe dovuto collocare 6 miliardi di Bund decennali, ma la domanda è stata così scarsa che soltanto 3,5 miliardi sono stati coperti, mentre i restanti 2,5 miliardi sono stati comprati dalla Bundesbank, che ha dovuto intervenire, per evitare di lasciare l’asta scoperta. Un fatto molto grave, perchè denota la perdita di attrazione dei titoli tedeschi. Ieri, i decennali erano stati collocati al tasso dell’1,98% e la questione gira proprio intorno a questo dato.
E’ noto, infatti, come le aste, cioè il mercato primario o di emissione dei bond, si adeguino lentamente alla situazione del secondario, quest’ultimo soggetto a una maggiore volatilità, per il fatto che le negoziazioni qui avvengono quotidianamente e per tutti i segmenti temporali.
Ora, negli ultimi mesi, mentre stati come Italia e Spagna (ma ultimamente anche Francia e altri) hanno dovuto emettere i loro titoli a rendimenti crescenti e persino sproporzionati (i BoT a un anno a oltre il 6%), la Germania ha vissuto il processo inverso, battendo asta dopo asta rendimenti sempre minori. Si pensi che la settimana scorsa, gli Schatz a due anni sono stati collocati al rendimento minimo record dello 0,39%.
Già in quell’occasione, ma così come anche per le precedenti, si era registrata una domanda molto bassa, dati i tassi poco allettanti. Ma forse Berlino non avrebbe mai pensato che un suo collocamento sarebbe rimasto scoperto per circa il 35% del valore di emissione, un fatto che ha parecchio preoccupato i tedeschi, i quali già all’inizio dell’anno avevano fatto i conti con un’asta Bobl non totalmente coperta dalla domanda, ma per una percentuale molto più contenuta e tale da non destare timori.
Quello che è accaduto ieri ci suggerisce un dato interessante. Gli stessi investitori considerano sopravvalutati i Bund, mentre la loro presenza molto folta alle aste periferiche ci induce a pensare che i rendimenti da queste esitate siano ritenuti forse abbastanza alti dal mercato stesso. Se questo processo dovesse proseguire, la Germania sarebbe costretta a offrire rendimenti maggiori sui suoi titoli, interrompendo la serie dei ribassi. Ciò porterebbe a un restringimento del differenziale, a meno che gli altri stati dell’Eurozona non continuino a esitare rendimenti in crescita alle loro aste, cosa che avverrebbe solo con l’aggravarsi della crisi.

LA CONTRADDIZIONE DELL’INTERVENTO DELLA BUNDESBANK. GERMANIA RISCHIA CREDIBILITA’ – Che quanto accaduto ieri abbia conseguenze sul piano della politica tedesca in Europa lo si comprende dal fatto che l’asta sia stata coperta solo grazie all’intervento della banca centrale tedesca, la Bundesbank. Ma questo fatto si pone in netta contraddizione con la politica sostenuta dalla Germania, ossia di un non intervento della BCE sia sul mercato primario che su quello secondario dei titoli di stato.
In sostanza, i tedeschi rimproverano da mesi l’Eurotower di sostenere i titoli italiani e spagnoli con acquisti sul secondario, calmierando in modo artificioso i loro rendimenti e creando una sorta di “azzardo morale” per i rispettivi governi, che sarebbero disincentivati a risanare il deficit, grazie all’aiuto di Francoforte.
E la contrarietà più vigorosa dei tedeschi si ha in questi giorni proprio sulla proposta della Francia per un ruolo attivo della BCE, che essa cioè possa acquistare i bond dell’Eurozona direttamente all’asta.
Il cancelliere Angela Merkel, il suo ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble, nonchè il governatore della Buba, Jens Weidmann, hanno sostenuto che sarebbe inconcepibile che una banca centrale stampi moneta per sostenere i titoli di stato, ma è grosso modo quello che hanno fatto ieri, con gli acquisti diretti sul primario da parte della Bundesbank.
Questa contraddizione, frutto certamente di un’eccezione, tuttavia, indebolisce notevolmente la posizione tedesca, che ora avrà armi spuntate contro chi vorrebbe che la BCE potesse acquistare titoli direttamente all’asta.
Anche i tedeschi, infatti, al primissimo scricchiolio, avrebbero dimostrato di fare ricorso alla facile soluzione dell’intervento centrale, anzichè adeguare i rendimenti alla situazione del mercato. Insomma, Berlino ha infranto le regole del mercato, aggirandole con la “manina salvifica” della sua banca centrale e con ciò avendo adesso palesato non già una volontà di difendere un principio di politica monetaria, quanto questioni di interessi economici nazionali.
Che poi ciò sia vero o meno, ormai poco importa. Da oggi, la Germania rischia di essere meno credibile e di lasciare maggiore spazio anche a soluzioni di corto respiro e poco avvedute di quanti, come la Francia, sono colti dalla disperazione di evitare un ennesimo attacco speculativo.
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