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giovedì 22 maggio 2014

La colonizzazione della Guadalupa e della Martinica

Tratto da Reseau Volaire, tradotto da Nicoletta Forcheri 

La colonizzazione francese dei Caraibi è stata perpetrata da compagnie private che per stabilire i loro commerci non hanno esitato a massacrare gli abitanti. In definitiva, Luigi XIV nazionalizzò questi territori formulandovi il Codice della schiavitù. Gilles Devers ricorda questi crimini del passato.

E' con le prime spedizioni del 1492 che si è aperto il periodo delle conquiste. Cristoforo Colombo si è poco insediato, disponeva di poteri politici e giudiziari di tipo coloniale ma la sua azione non ha portato ad atti maggiori sulla proprietà. 
Seguì poi un periodo di attesa di oltre un secolo, segnato da un'attività sostenuta di avventurieri e di commercianti su tutto il settore. E' nel 1625 che si assiste all'impegno di una impresa di colonizzazione della Guadalupa e della Martinica a partire dalla Francia, attraverso l'iniziativa privata ma anche il beneplacito del potere monarchico nell'ambito di una competizione tra paesi europei. Lo strumento giuridico è quello delle "compagnie", società di diritto privato dedite alla navigazione e al commercio con il sistema dei  « banchi », territori colonizzati.
Per le zone dei Caraibi, il fattore scatenante è stato, nel 1625, la presa di Saint-Christophe da parte di Pierre Belain d’Esnambuc, in un contrattazione ben negoziata con le popolazioni indigene. Di ritorno in Francia nel 1625, Belain d’Esnambuc ottiene sostegno da  Richelieu per colonizzare le isole  « non abbastanza occupate dai cristiani », attraverso la Compagnie delle Isole di Saint-Christophe, che aveva fondato con un altro addetto marittimo, de Roissy, e che nel 1635, assunse il nome di Compagnia delle Isole d'America.

La spedizione, partita da Dieppe il 15 maggio 1635 guidata a nome della compagnia con Belain d’Esnambuc, Charles Liènard de l’Olive e Jean Du Plessis d’Ossonville, si conclude rapidamente con la presa della Martinica e poi della Guadalupa. 

Dopo i primissimi momenti sorgono rapidamente azioni violente e risolute di accaparramento delle terre e di eliminazione delle popolazioni caraibiche chiamate ufficialmente "i selvaggi". Queste violenze vengono citate sin dai primi del 1636. Non ci sono lamentele particolari contro le persone. Gli amerindiani venivano massacrati semplicemente perché si trovavano li, con lo scopo di eliminarli per ricuperare il territorio. La questione della proprietà è quindi intrinsecamente connessa alla purificazione etnica..

La questione dell'attribuzione delle terre è centrale ma la si trova anche sin dall'origine strettamente legata alla questione della schiavitù, condizione per lo sfruttamento delle terre. E' un secondo vizio fondamentale di questa acquisizione della proprietà.

Con l'editto di marzo 1642, i soci della Compagnia delle isole d'America sono dichiarati proprietari perenni di Saint-Christophe, della Guadalupa e della Martinica. Nello stesso anno viene legalizzata la tratta dei negri da Luigi XIII e la pratica della schiavitù, già ben insediata, subirà una nuova impennata. Si ritrova quindi il tutto costituito da colonialismo e schiavismo. 

Il 3 marzo 1645 i dirigenti della Compagnia impongono l'uso di Parigi, il più chiaro degli atti di colonialismo.
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Le vendite del 1649 e del 1650

In realtà gli affari della Compagnia non andavano bene e dovrà essere liquidata nel 1650. Deve vendere i suoi beni e lo fa con due vendite private davanti a notaio a Parigi:

- il 4 settembre 1649, vendita della Guadalupa, Maria-Galante, Désirade e delle Saintes alla famiglia Houël-Boisseret ;
- il 22 settembre 1650, vendita della Martinica, Santa Lucia, Granata alla famiglia Dyel du Parquet.

Queste vendite private segnano una svolta poiché indicano il vizio che condanna tutto quello che verrà dopo. Infatti, la proprietà conferita dall'Editto di marzo 1642 che era indissociabile dalla violenza militare, dalla purificazione etnica e dalla schiavitù non avrebbe potuto assolutamente operare il trasferimento di proprietà poiché i beni appartenevano in modo certo agli amerindiani. Non essendo proprietaria la Compagnia non poteva vendere, quindi il tutto è nullo..

Alla fine la presenza millenaria degli amerindiani sarà sradicata in un lasso di tempo di 25 anni che si concluderà per la Martinica con la guerra del 1658, per la Guadalupa con il Trattato di pace di Basse Terre di marzo 1660 che riorganizza l'esilio sull'isola Domenicana.

La Martinica
La Martinica è stata umiliata da sette anni di scontri, violenze e instabilità poi segue un primo "Trattato di pace" il 21 dicembre 1657 che relega gli abitanti caraibici su una metà dell'isola. La pace rimane precaria, e fatti gravi segnano tutto il periodo, sempre per le stesse ragioni..

Con la morte del proprietario e governatore, du Parquet, la vedova tenta di gestire la successione ma non controlla gli sfruttamenti agrari e per di più si rivela razzista, schiavista e interessate. Le ostilità riprendono contro i Carabici per il duplice motivo che le aziende dovevano disporre di appezzamenti sufficienti e che gli schiavi dovevano trovare rifugio nei Caraibi... Scoppia la guerra del 1658, una guerra di epurazione etnica condotta con l'accordo dei preti. Il nuovo governatore,  Médéric Rolle, ha poi attribuito le terre ai miliziani.

La Guadalupa
Dal 1635, la Guadalupa ha subito agitazioni ed esazioni gravi collegate alla politica di appropriazione e in particolare dagli anni 1650. La fase termina con il "trattato di pace" di Basse Terre del 31 marzo 1660 concluso tra il governatore Houël e gli amerindiani definiti "selvaggi" in presenza di religiosi di cui non appare chiaramente se facilitano o se sono i mandanti.

Il principio dell'accordo è di concludere la pace a condizione che gli indigeni caraibici vadano ad abitare sull'isola della Dominique. Nonostante il titolo "trattato di pace", si tratta di un contratto di diritto privato:  Houel era un proprietario privato e non un agente dello Stato. Una persona privata non ha la sia pur minima competenza per firmare un trattato di pace!

Aggiungiamo che il grande pacificatore aveva sterminato la popolazione caraibica e che questa pace sanguinolenta era unicamente una scusa per scampare alla more. Quindi si pone anche la questione di sapere come abbia potuto Houel disporre dell'isola domenicana che non rientrava nel perimetro della vendita del  4 settembre 1649. Ci si può chiedere a una prima lettura se gli amerindiani fossero correttamente rappresentati nel trattato tenendo conto dell'estremo indebolimento dopo questa guerra di purificazione etnica e del ruolo dei loro consulenti, i preti che erano dei colonizzatori molto pappa e ciccia con i proprietari. Infine come potrebbe il nostro diritto interno riconoscere il sia pur minimo valore a un testo redatto da schiavisti e che definisce gli indios caraibici "selvaggi"?

In seguito al "trattato" gli ultimi caraibici hanno preso possesso dell'appezzamento che gli era destinato sull'isola domenicana. Si può immaginare come l'approdo sull'isola, senza alcuna convenienza economica, sia stato estremamente duro. Attualmente gli è ancora attribuito un territorio che ospita 3000 indios caraibici.

Si noti che in Guadalupa alcuni indios caraibici avevano trovato rifugio nel nord e nell'est della Grande Terre verso le punte della Grande-Vigie e dei Castelli e verso Anse-Bertrand, una presenza non contemplata dal "trattato".

Il seguito: schiavismo e aggancio al bel re

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Louis XIV

Da quel periodo inizia la fase di amplificazione della schiavitù e dei suoi effetti devastanti.
Nel 1664 sotto l'influsso di Colbert la proprietà delle isole viene trasferita alla Compagnie delle Indie occidentali per sviluppare i suoi affari con la Francia. Questa compagnia sarà disciolta nel 1674 con il collegamento diretto al potere monarchico. La Guadalupa e la Martinica diventano colonie del Regno. Seguirà la pubblicazione del Codice Nero, con l'editto di marzo  1685. Lo strumento del crimine redatto dai nostri bravi giuristi.

La Compagnia, le sue vendite fasulle, la colpevolezza per l'epurazione etnica e il "trattato di pace" imposto ai "selvaggi" hanno avuto il grande merito di sradicare la presenza degli indios caraibici per consentire al grande Luigi XIV, lume di civiltà, di ricuperare queste terre.


Dal net:

Riccardo Venturi
10/01/03

On 10 Jan 2003 06:22:02 -0800, gia...@alussinan.org (Gianni V.) wrote:

>In questo caso specifico è un po' l'equivalente dell'italiano "fóndaco".
"Comptoirs" venivano definiti anche i possedimenti francesi nel sud
dell'India, come Pondichéry. [*]
Dal Petit Robert traggo una delle definizioni di "comptoir", ovvero:
"Installation commerciale d'une entreprise dans un pays éloigné";
l'origine dei possedimenti francesi in India e' appunto questa: si
trattava di semplici uffici di compagnie commerciali. Quindi ci
starebbero bene anche "filiale", o "ufficio estero" (e ancora adesso
si puo' dire tranquillamente, ad esempio, "L'entreprise X a ouvert un
nouveau comptoir à Hong Kong"; nel caso specifico delle banche,
"comptoir" indica chiaramente lo "sportello" inteso come agenzia,
filiale: "la Banque de France a des comptoirs dans toutes les villes";
lo "sportello" dentro una banca, una biglietteria ecc. e' invece
"guichet".).

Ma ripercorriamo un po' la storia di questo complicato termine.
< Comptoir > e' chiaramente un deverbale da < compter > "contare"; ed
il termine indicava infatti in origine il "banco del mercante", dove
quest'ultimo mostrava la merce e contava il denaro ricevuto in
pagamento. Ancora adesso "comptoir" si usa in questo senso: "le
comptoir d'un magasin". Particolarmente, in un caffé, un bar, una
bottiglieria ecc., il "comptoir" corrisponde al nostro "bancone".
Da qui ovviamente il senso traslato di "agenzia commerciale, filiale,
ufficio" (come si evince anche dai prestiti tedeschi e olandesi,
rispettivamente < Kontor > e < kantoor > menzionati giustamente da
Giovanni Drogo, e che hanno entrambi il significato generico di
"ufficio"). In tale senso, ma solo nel senso strettamente storico, la
resa con "fóndaco" [**] proposta da Gianni V. mi sembra esatta, dato
che ci riporta un po' alle agenzie ed alle botteghe dei mercanti
stranieri a Venezia. Ovviamente non si potrebbe mai dire che l'azienda
X o la Banca di Francia hanno dei "fóndachi".
Un altro senso moderno di "comptoir" ' quello di "consorzio,
cooperativa" (dal Petit Robert: "Entente entre producteurs pour la
vente de leurs produits").
*
[*] Tra l'altro, visto che la questione originale di IH870 e' partita
da dei profumi chiamati "Comptoir Sud Pacifique", sospetto che tale
denominazione abbia a che fare giustappunto con una certa atmosfera
"coloniale" molto suggestiva per articoli del genere, vedi anche i
profumi, bagnoschiuma ecc. italiani chiamati "Compagnia delle Indie".
[**] Dall'arabo < fûndûq > "bottega, magazzino"
*
Salut,
--
*Riccardo Venturi*
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
*So er an îr ûfgestigen ist (Vogelweide)
*59860 Bruay sur l'Escaut [France, Nord]
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