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mercoledì 14 maggio 2014

La zona franco: perpetuazione del patto coloniale

Traduc di Nicoletta Forcheri da un articolo del 14 marzo 2013 di Demba Moussa Dembélé http://www.afriquesenlutte.org/communiques-luttes-et-debats/livres-etudes-debats/article/la-zone-franc-perpetuation-du-3331

Laurent Fabius, ministro degli Esteri a Bamako e Pierre Moscovici, ministro dell'Economia e delle Finanze a Dakar... Lo scopo comune delle due visite all'inizio del mese di aprile salta agli occhi: ribadire il regime di tutela imposto dalla Francia alle  sue ex colonie, quasi 50 anni dopo le "indipendenze" !

Infatti Fabius si trovava a Bamako per ripetere alle "autorità" del Mali [uranio per la Francia nucleare, NdTr] il messaggio di François Hollande: egli sarà "inflessibile" sull'organizzazione delle elezioni a luglio, come ha detto durante il suo intervento su France2! Questa esclamazione di Hollande è un segno eloquente che il Mali è oramai sotto amministrazione controllata e in via di ricolonizzazione! Soprattutto se si aggiunge che la Francia ha deciso di tenere di stanza sul suolo maliano "in modo permanente" quasi un migliaio di soldati. In altre parole la Francia insedierà una base militare in Mali! Modibo Keita si starà rivoltando nella tomba. La crisi del Mali, dopo quella della Côte d’Ivoire, ha rivelato ai popoli africani che le ex colonie francesi africane sono ben lungi dall'essere "indipendenti". La crisi maliana ha soprattutto rivelato alla luce del giorno la debolezza dei "dirigenti" di quelle ex colonie che si comportano per la maggior parte come subordinati che applicano gli ordini di Parigi, Washington, Bruxelles o New York". Come diceva il deceduto Prof. Joseph Ki-Zerbo, quando "non si fa altro che imitare od obbedire non si può assolutamente dirigere".

Il Franco CFA: strumento di controllo e simbolo di umiliazione
L’oggetto della visita di Moscovici a Dakar, la riunione dei paesi membri della zona franco, dimostra che anche il Senegal e gli altri membri della zona sono lungi dall'essere indipendenti rispetto alla Francia. Il Franco CFA è il simbolo della confisca della sovranità dei paesi africani, poiché la moneta come l'inno nazionale e la bandiera sono l'espressione della sovranità di un paese. Ciò spiega che anche il più piccolo dei paesi debba potere scegliere di creare la sua stessa moneta sin dalla sua acquisita indipendenza. Le ex colonie francesi sono le uniche ad avere alienato questa sovranità a vantaggio dell'ex potenza. Come diceva il deceduto Joseph Tchundjang Pouémi "la Francia è l'unico paese al mondo ad avere riuscito l'exploit straordinario di fare circolare la sua moneta e unicamente la sua moneta in paesi politicamente liberi". E il franco CFA continua ad essere non solo l'unico strumento di controllo delle economie africane ma anche un simbolo di umiliazione dei "dirigenti" africani. Si ricordi la svalutazione del 1994 a Dakar imposta da Francia e FMI diretto allora da Michel Camdessus, ex governatore della Banca di Francia. "Capi di stato" e "primi ministri" erano stati sequestrati per ore all'Hotel Méridien Président (oggi King Fahd Palace) e costretti a firmare per ricuperare la libertà!

E questa umiliazione era stata illustrata dall'assenza di considerazione per non dire dal disprezzo delle autorità francesi dell'epoca nei confronti dei loro "omologhi" africani. Infatti era il ministro francese della cooperazione che era venuto di persona a rinchiudere i "dirigenti" africani per annunciare loro la notizia. All'epoca il defunto Nyassimbe Eyadema del Togo aveva espresso la sua frustrazione dicendo che "Il punto di vista" dei "dirigenti" africani "non era stata considerata" ! E nonostante ciò i "dirigenti" continuano ad appoggiarsi al simbolo della loro umiliazione. 

Nel quotidiano Le Soleil di lunedì 8 aprile 2013, si legge a pagine 9: "gli Stati membri sono soddisfatti dell'aggancio del CFA all'euro" e "la Francia e i 15 paesi africani si scelgono un destino comune". Quindi ci domandiamo da dove verrebbe questa "soddisfazione" espressa dal ministro senegalese delle Finanze e da un rappresentante della Banque de France in quanto l'aggancio del CFA all'euro è stato imposto ai paesi africani come controparte della "garanzia di convertibilità" del CFA da parte della Francia. Inoltre questo aggancio è un handicap per le esportazioni di prodotti finiti e semi lavorati dalle aziende della zona CFA. Ma soprattutto questo aggancio costringe la BCEAO a calcare la politica monetaria su quella della BCE che accorda la priorità alla "lotta contro l'inflazione" ai danni dell'investimento e dell'occupazione. Una politica assurda che penalizza le economie dei paesi membri considerati tra i più "poveri" del mondo.

I "VANTAGGI" ILLUSORI DEL CFA
Per i suoi adepti incondizionati, il CFA doveva offrire vari "vantaggi" ai paesi africani. Il Franco CFA doveva favorire l'integrazione dei paesi membri ma non è andata cosi. Questi ultimi scambiano merci fino al 60% con l'UE, come indicato dal rappresentante della banca in riunione a Dakar. Le statistiche dell'UEMOA dimostrano che il commercio tra i paesi membri non supera il 15% degli scambi totali quindi arrivano a stento a un quarto dei loro scambi con l'UE. 

Il Franco CFA doveva favorire gli investimenti privati grazie alla "stabilità macroeconomica" che avrebbe offerto ai paesi africani. Le statistiche dell'Annuario della Banca africana di Sviluppo (Bad) dimostrano che paesi come il Ghana, la Nigeria, l'Angola, Mozambico, in particolare, richiamano più capitali esteri dei paesi della zona franco. Del resto in Senegal le statistiche dell'Apix rivelano che il settore privato nazionale è il primo investitore nei grandi progetti in atto in Senegal. 

Infatti alcuni meccanismi della zona franco in particolare la libera trasferibilità di capitali, favoriscono piuttosto la fuga di capitali ivi compreso il risparmio dei paesi africani verso la Francia e il resto del mondo.

Visto quanto precede non è sorprendente se i paesi africani della zona franco, tranne il Gabon siano tutti classificati come "paesi meno avanzati" (Pma) o "paesi poveri molto indebitati" (Ppte). Certamente il franco CFA non sarà l'unico responsabile di questa classifica ma evidentemente non ha mai costituito un "asso" per lo sviluppo dei paesi membri contrariamente a quanto ci vogliono fare credere i suoi adepti incondizionati in Francia.

Il CFA costituisce quindi una vera e propria ipoteca sullo sviluppo dei paesi africani. Senza la sospensione dell'ipoteca non ci sarà alcuna possibilità di fare decollare l'Africa.

PORRE FINE ALL'IPOTECA DEL FRANCO CFA
E' gran tempo di porre fine al CFA e di adottare una moneta sovrana che sia in conformità con i fondamentali delle nostre economie. La "soddisfazione" espressa dai ministri africani dell'Economia e delle Finanze non può mascherare questa realtà: il CFA è un retaggio coloniale che perpetua il patto coloniale omonimo. Oltre 50 anni dopo le "indipendenze" dobbiamo renderci all'evidenza: il franco CFA è un ostacolo allo sviluppo dei paesi africani membri della zona franco. Le presunte "prestazioni" in termini di tasso di crescita non devono indurci in inganno. Queste "prestazioni" sono dovute alla buona tenuta dei prezzi dei prodotti di base che sono le principali esportazioni dei paesi membri. E queste "prestazioni" si osservano un po' ovunque in Africa. Quindi non è una "esclusività" dei paesi africani della zona franco. 

I sostenitori del mantenimento del CFA tentano spesso di intimorire non solo i semplici cittadini ma anche talune "elite" africane la cui mentalità rimane ancora molto dominata ideologicamente. Si brandisce lo spauracchio del "caos" con spirali inflazioniste nel  caso abbandonassimo il CFA! Come se la schiavitù costituita da questa moneta fosse preferibile a un ipotetico caos. 

Questa messa in guardia è un insulto all'intelligenza degli africani. La realtà è che numerosi paesi con moneta sovrana stanno meglio dei paesi membri della zona franco. Se vogliamo avanzare lo spauracchio dell'inflazione dobbiamo tener presente che le fonti d'inflazione nei paesi della zona franco non sono per nulla di origine monetaria. D'altronde lo si nota bene in Senegal dove nonostante i bassi tassi di inflazione pubblicati dalla Dpee, il carovita continua ad assillare la vita quotidiana delle popolazioni. Inoltre ci sono studi che hanno evidenziato che una inflazione a due cifre può essere compatibie con una crescita sana contrariamente alle prescrizioni dogmatiche della scuola monetarista. 

La questione dell'abolizione del Franco CFA non è tanto un problema tecnico quanto un problema fondamentalmente politico: è la necessità di una leadership con una visione e un coraggio di fare uscire i nostri paesi dal circolo infernale di una decolonizzazione non riuscita per imegnarli su una strada nuova che conduca verso una vera emancipazione. Una strada sicuramente difficile ma inevitabile. In breve i paesi africani della zona franco hanno bisogno di veri dirigenti, di nuovi Thomas Samkara, per intraprendere le rotture necessarie onde completare lìindipendenza e il processo di decolonizzazione
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** Demba Moussa Dembélé economista/ricercatore, presidente di Arcade
Fonte: http://www.pambazuka.org
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