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Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

martedì 20 maggio 2014

PAOLA MUSU: LETTERA AL PONTEFICE

 
 

Sua Eminentissima Santità Papa Francesco,
ho utilizzato, purtroppo, ad ora, senza esito, ogni strumento ed ogni risorsa che il diritto poteva mettermi a disposizione, in difesa dello Stato a cui appartengo, della mia Patria e del suo assetto costituzionale, che ne è, in definitiva, l’essenza stessa, nonché l’unica garanzia della sua esistenza e sopravvivenza.
Nello stendere ognuno degli atti giuridici da me utilizzati è sempre stato vivissimo, in me, il peso enorme dell’elaborazione filosofica, giuridica e politica che, a partire dall’antica Grecia, passando per la tradizione romanistica e, poi, rinascimentale italiana, è arrivata sino ai pensatori e giuristi europei dell’800, specie francesi. Tutto questo corposo bagaglio culturale ha permeato profondamente l’ossatura giuridica e costituzionale degli Stati moderni europei, ma qualcosa, lentamente, sta smantellando quell’ossatura, che ha la sua chiave di volta nel concetto di identità tra Stato e Popolo, la cui unione è tenuta insieme dal Diritto e garantita dalla Libertà, concepita come riconoscimento della Sovranità in capo al Popolo (Cicerone): questa è l’essenza della nostra democrazia.
Il processo di desertificazione culturale, economica e giuridica, cui, con un’abile, lenta e sapiente manovra, sta venendo sottoposto il mio Paese e l’intera Europa continentale, con la sua cultura, la sua storia, la sua civiltà e il suo capitale umano, rendono oramai quest’ultima solo un’oscura ombra di ciò che può essere stata nell’utopia dei suoi fondatori, o presunti tali. Oramai, ciò cui si sta assistendo, impotenti, è la progressiva, superficiale e disorganica imposizione e sostituzione di modelli giuridici e culturali esterni, oltretutto mal copiati, in uno scenario di impoverimento a tutto tondo, e tale, che credo non abbia conosciuto eguali se non nel cupo Medioevo.
In questo disastroso carosello, non è più la Politica (riconosciuta sin dagli antichi greci come sublime arte, il cui esercizio doveva essere riservato ai “migliori”), a gestire l’economia (da concepirsi come strumento della Politica, quale arte di governo), ma è l’economia (troppo spesso non gestita dai “migliori”) a gestire la Politica (oramai appannaggio esclusivo dei “mediocri”), nonché gli Stati e le sorti dei Popoli. Il tutto sotto il vessillo di una sbandierata “democrazia” e di una vuota esaltazione della salvaguardia dei “diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, in totale spregio di quella sublime Dichiarazione Universale del 1948. Ciò, dimentichi del fatto che non esiste un modello assoluto di Democrazia (Tocqueville) e che la Democrazia, nella sua più alta accezione, è, in realtà, la somma espressione della più elevata sintesi dell’equilibrio e dell’armonia, che nascono, prima di tutto, dal rispetto dei Popoli, della loro Storia, della loro Cultura e della loro Dignità di Uomini, in quanto Esseri Umani ().
Si sta rompendo un equilibrio costruito faticosamente in secoli di storia dell’uomo e quello che, forse, si sta pensando di creare al suo posto sarà un terribile disastro: dal caos non nasce nessun ordine, ma solo distruzione. La piramide è rovesciata ed io, francamente, non riesco ad intravedere il punto di leva da cui possa recuperare il suo giusto verso. Con tutto il rispetto per chi ha subito le crudeltà del primo, si sta attuando un nuovo e, forse, più crudele Olocausto, che sta andando a colpire intere generazioni ed interi popoli: penso alla Grecia, ma anche alla mia Italia, alla Spagna, al Portogallo e potrei continuare.
Lo sterminio è più subdolo, attuato con le mani invisibili dell’economia, che tolgono dignità agli uomini e li inducono a togliersi la vita, ma anche per coloro che non arrivano a tanto, la condanna è una “non vita”. Stavolta, forse, Golia prenderà la sua rivincita su Davide. Un Suo arcivescovo, non molto tempo fa, rispose ad una mia lettera augurandomi di rimanere “prigioniera della speranza” (Zaccaria 9,12).
A Lei, Sua Santità, io mi permetto di ricordare: “il mio gregge è diventato una preda e le mie pecore il pasto d’ogni bestia selvatica per colpa del pastore” (..) “poiché i miei pastori non sono andati in cerca del mio gregge – hanno pasciuto se stessi senza aver cura del mio gregge-“ (Ezechiele 34,8).
Con ossequio
Cagliari, 23 aprile 2014
Avv.Paola Musu



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