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giovedì 17 luglio 2014

A settant'anni vivono in una cantina a Torino: "Non dureremo molto, aiutateci"

"A settant'anni viviamo in una cantina: non dureremo molto, aiutateci"

La drammatica storia di Francesco ed Elena: da otto mesi in una cantina dopo due sfratti. "Non possiamo non guardare al futuro con paura - dicono - così non dureremo per molto"
TorinoToday16 Luglio 2014
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Francesco ed Elena
Francesco ed Elena
TORINO - Una cantina come casa. Una sorte spietata per due settantenni che si sono ritrovati a vivere dentro un seminterrato in zona Rebaudengo, Torino, dopo un primo sfratto da un appartamento di via Scotellaro e dopo un secondo sfratto – in realtà un’occupazione abusiva – da un vecchio centro d’incontro di corso Giulio Cesare. Così da otto mesi Francesco ed Elena, marito e moglie, condividono una situazione che risulta persino difficile da immaginare.
Lui ha settanta anni e lei ne ha settantadue, con loro vanno e vengono i due figli. Uno vive con i genitori nello stesso seminterrato, ma in un’altra cantina. Il fratello, invece, ha trovato asilo in una comunità. “Mese dopo mese ci è caduto il mondo addosso – racconta il capofamiglia, oggi in attesa di un miracolo -. Siamo qui dallo scorso novembre, dentro una cantina umida e senza alcun comfort. All’inizio non c’era nemmeno la luce, io ho chiesto il permesso e mi sono attaccato al generatore”.
I problemi di tutti i giorni. E poi la crisi. Due variabili impazzite che hanno sbattuto due anziani a dormire in una cantina. Ma solo entrando lì dentro ci si rende conto di come la coppia abbia fatto il possibile per trasformare quelle quattro mura in una casa. In uno scaffale sono conservati gli ultimi ricordi di una vita, tra cui una foto scattata in gioventù. Sui piani più alti c’è quel poco cibo che Francesco ha trovato in giro, magari offerto da un’anima pia. Frutta, pane e poco altro. A fianco c’è un fornellino e una bombola: “La sera riusciamo persino a cucinarci qualcosa”. 
In pochi metri quadrati si può poi trovare tutto il resto. Un lavandino dove la coppia si lava, prepara il caffè e beve un po’ d’acqua. E poi quel letto rimediato in qualche modo, i cuscini e le coperte regalo di alcuni benefattori. “D’estate il tempo è mite ma non possiamo non guardare al futuro con paura - spiegano ancora i due -. Abbiamo bisogno di un aiuto perché in queste condizioni non dureremo ancora per molto. Eppure nonostante i miei appelli nessuno del Comune si è preso a carico il mio problema”. 
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