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domenica 13 luglio 2014

ECCO CHI C'E' DIETRO L'IMPONENTE PULIZIA ETNICA DELLA POPOLAZIONE RUSSA E RUSSOFONA NEL DONBASS

ECCO CHI C'E' DIETRO L'IMPONENTE PULIZIA ETNICA DELLA POPOLAZIONE RUSSA E RUSSOFONA NEL DONBASS

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Nel territorio delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk continua su vasta scala l’operazione offensiva dell’esercito ucraino. Bombardamenti indiscriminati sugli insediamenti portano nuove vittime tra la popolazione civile. Come risultato dei feroci bombardamenti con l’uso dei “Grad”, “Uragan”, “Smerč” la città di Nykolaivka è stata praticamente rasa al suolo. Risulta impossibile stabilire il numero delle vittime, non ci sono collegamenti con Nykolaivka. I quartieri residenziali di Semyonovka e di Slavyansk sono stati sistematicamente distrutti dal fuoco dell’artiglieria. A Slavyansk sono stati resi inutilizzabili i sistemi di sussistenza, la città è circondata e completamente bloccata. Sparano sulle auto che cercano di fuggire dalla città.
Le cause del massacro perpetrato nel Donbass non sono ancora state sufficientemente rese note.
Nel gennaio 2013, sotto la presidenza di Viktor Yanukovyč, la società Royal Dutch Shell ha firmato con il governo ucraino un accordo di 50 anni, a condizioni agevolate, per la spartizione della produzione derivante dallo sfruttamento e dall’estrazione del gas di scisto dei giacimenti di Yuzosk situati al confine delle regioni di Donetsk e Kharkov nella zona petrolifera del Dnepr-Donets. Nel giugno 2014 la direzione della Shell ha confermato che i piani della società sono rimasti immutati: l’inizio dello sfruttamento del giacimento è previsto dopo la de-escalation del conflitto e la stabilizzazione della situazione.

Secondo l’accordo, le clausole rimarranno strettamente riservate per tutta la durata del contratto. Alla scadenza di questo termine, il governo ucraino non potrà avanzare il diritto di rifiutare la proroga dello stesso contratto, in cui sono indicate le coordinate esatte dell’area stanziata per l’estrazione del gas. Un territorio che si espande su 7.886 kmq, che comprende la città di Slavyansk (situata al centro del giacimento), Izyum, una grossa parte di Kramatorsk, così come centinaia di piccoli insediamenti: Krasnyj Liman, Seversk, Yasnogorka, Kamyševka, ecc.

Ai sensi dell’art. 37.2 dell’accordo, gli abitanti che risiedono su questo territorio, come da contratto, devono vendere la proprietà della loro terra, in caso di rifiuto, le verrà tolta con la forza a favore di Shell. Tutte le spese della società per l’“appropriazione del territorio”, verranno risarcite dallo Stato ucraino con il ricavato dell’estrazione del gas. Per questo, lo Stato è tenuto a garantire l’accettazione di tutte le necessarie risoluzioni da parte delle autorità locali.

Altre aziende coinvolte nello sfruttamento del gas di scisto in Ucraina sono: 
- Eurogas Ucraina, che fa parte delle azioni nelle mani della società britannica Mc Callan Oil & Gas (UK) Ltd, di proprietà, a sua volta, dell’americana Euro Gas; 
- Burisma Holdings, nella quale Hunter Biden, figlio del vicepresidente americano, è da poco diventato uno dei membri del consiglio direttivo.

Il compito principale di coloro che hanno iniziato e continuano l’“operazione anti-terrorismo”, o più semplicemente, la carneficina nel Donbass è stabilire il pieno controllo delle regioni di Donetsk e Lugansk e la totale “bonifica” della sua superficie totale per avviare, senza intoppi, il lavoro di estrazione del gas di scisto (sul territorio, ripulito dalla popolazione, è prevista l’installazione di 80-140 mila pozzi). Ciò significa la distruzione della terra seminabile, la demolizione di impianti industriali, di edifici residenziali, di luoghi di culto, per il mantenimento delle infrastrutture del gas. Per quanto riguarda le “terre nere” locali (l’Ucraina ha il 27% delle “terre nere” di tutto il mondo), si prevede di venderle all’estero. In tempo di pace sarebbe difficile realizzare tutto ciò, ma la guerra copre tutto. La questione principale è ottenere una brusca riduzione del numero della popolazione locale, e lasciare sul territorio dei giacimenti solo le persone necessarie per i lavori di estrazione del gas (il nuovo sindaco di Krasnyj Liman, assegnato da Turčynov dopo la conquista della città da parte delle truppe ucraine, ha già promesso in un prossimo futuro ai residenti locali “nuovi posti di lavoro” al posto del lavoro perso in seguito alla distruzione delle industrie).

Sopprimere la resistenza degli abitanti di Donetsk e Lugansk e ristabilire il controllo sul territorio, consentirà presto, secondo alcuni esperti, di poter tagliar fuori la Russia da gran parte del mercato europeo del gas. Gli esperti ritengono inoltre, che nell’autunno del 2014 s’inizierà a giocare a “carte scoperte”. È emblematico il fatto che il Segretario generale della NATO Rasmussen, parlando il 20 giugno alla Chatham House di Londra, abbia accusato la Russia di aver complottato per interrompere la produzione di gas di scisto, come, al Congresso degli Stati Uniti, il 1° maggio, sia stato proposto un progetto di legge intitolato “Legge sulla prevenzione delle aggressioni dalla Russia – 2014”.

Quindi, proprio il desiderio di mantenere il controllo da parte delle grandi corporazioni transnazionali sui giacimenti petroliferi del Dnepr-Donets ha portato alla guerra contro il popolo di Donetsk e Lugansk, una guerra di sterminio. Il massacro di civili e il clima di paura che costringe le persone a lasciare la loro patria per diventare profughi, sono stati i principali strumenti per attuare gli interessi delle multinazionali, per le quali, il potere installatosi a Kiev dopo il colpo di stato, è solo una abbellimento per coprire la grande pulizia etnica della popolazione russa e russofona del Donbass. La vita umana, per gli organizzatori del massacro in corso nel Donbass, non ha nessun significato, per loro non esiste né alcuna legge internazionale né regole di guerra. Alcuni esperti (E. Gilbo) sostengono che è già stato definito quanta popolazione potrà rimanere sul territorio ripulito.

Il 4 luglio, in un messaggio video apparso su internet, il ministro della Difesa della Repubblica Popolare di Donetsk Igor Strelkov ha dichiarato: “Se la Russia non otterrà un cessate il fuoco, oppure se non inizierà un’operazione di pace, Slavyansk con la sua popolazione di oltre 30 mila abitanti sarà distrutta in una settimana, al massimo due” .
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