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giovedì 18 settembre 2014

Italia paese di bengodi per le petrolifere


I dati sotto ricuperati dal net, 2004, sul sito di ATI, filiale operativa di Northern Petroleum, compagnia petrolifera britannica ci sfatano alcuni miti raccontati dalla cupola mafiomassonica bancaria e persino diffusi da paladini della sovranità monetaria come Marco Della Luna (cfr. trasmissione video di ieri sera qui) sulla scarsità di risorse energetiche che come si legge sotto sono tanto abbondanti da piazzare l'Italia al secondo posto come ricchezza di idrocarburi (e non terzo come scritto sotto se si tiene conto del fatto che la Gran Bretagna usufruisce del sistema delle isole e dei territori oversea). 

Altro mito sfatato è quello delle difficoltà burocratiche che scompaiono come d'incanto quando si tratta delle richieste di licenze di trivella delle compagnie petrolifere frangloamericane...

Altro mito sfatato sotto è quello della fiscalità pesante, apparentemente valido unicamente per noi italici con uno dei massimi tassi di imposizione del lavoro in UE - la prima aliquota è del 23,5% su un reddito complessivo netto di 7500 euro!! -vergogna!!! - mentre i miliardi delle compagnie petrolifere se la cavano con una aliquota massima del 35% sui proventi derivanti dall'inquinamento dell'acqua, lo sfracello del sottosuolo, il rischio sismico, la distruzione del turismo che comporta la produzione di idrocarburi nell'ex belpaese... Aliquota massima significa che se la possono cavare con molto meno...

Altra informazione capitale direi esplosiva è quella della disponibilità permanente dei dati sismici e del nostro sottosuolo a qualsiasi compagnia petrolifera estera... come se un cittadino desse il codice bancario a tutti coloro che volessero servirsi sul suo conto. Qua non esiste nessuna  nozione di sicurezza pubblica né di dignità del paese se si tiene conto del fatto che le trivellazioni si possono fare su giacimenti di dimensioni fino a 750km2 con pozzi tanto profondi da rischiare di mettere a repentaglio la sismicità del territorio, con trivellazioni e fracking, secondo quanto affermato da vari esperti e giornalisti. Per non parlare dell'inquinamento dell'acqua e del massacro dell'agricoltura...

Ci sono persino premi, esentasse, per i primi 20 milioni di idrocarburi prodotti, e royalties tra le più basse al mondo, e in altra pagina si afferma persino che 
(Investitori) il regime fiscale italiano in materia di idrocarburi è più stabile di quello del Mar del Nord britannico!!


Questo, coniugato alla mia informazione che l'UNMIG,  l'ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse, del ministero dello Sviluppo economico, non può MAI rifiutare un'istanza procrastinare la risposta positiva mi fanno pensare che ci sia uno di quegli accordi segreti del dopo guerra a regolarne le attività...Basti sfogliare il sito dell'UNMIG per capire che il belpaese è trivellato da cima a fondo, in terraferma e offshore: 118 licenze attive  attualmente (cfr. titoli ricerca) più 111 altre richieste di cui unicamente 2 respinte, oltre  a 11 altre istanze di ricerca in Sicilia (cfr. istanze di ricerca ).

Da quel che ricordo delle mie ricerche, grazie a una legge di Prodi è stato reso tutto il territorio della Repubblica suscettibile di ricevere un'istanza di ricerca degli idrocarburi.
NForcheri


Fonte: http://web.archive.org/web/20041206200544/http://www.ati-oil.com/operations/overview.html Tradotto a cura di N. Forcheri


Prospettiva generale

L'Italia è un paese attraente per le compagnie petrolifere di esplorazione e produzione di idrocarburi. L'Italia è il terzo maggior paese produttore di petrolio e di gas (dopo il Regno Unito e la Norvegia) [secondo quindi come produttività se si considera che nel computo della produzione del Regno Unito rientra il sistema delle isole del Commonwealth, ndtr] ma la sua produzione comprende un'ampia gamma di configurazioni geologiche.


Esistono quattro maggiori giacimenti dei quali il bacino del Po e il Mare Adriatico dispongono di infrastrutture di oleodotti e gasdotti sviluppati correttamente. I maggiori giacimenti di idrocarburi sono situati in Sicilia, in terraferma e offshore.

Le condizioni fiscali e di licenza in Italia sono da considerarsi favorevoli per i modelli di business della Compagnia: 

  • Rendite annue di unicamente 5 euro al km2;
  • Le licenze possono essere richieste per giacimenti grandi fino a 750 km2;
  • Le licenze sono premiate con un periodo iniziale di sei anni di cui per i primi cinque non è richiesto all'azienda l'obbligo di trivellare;
  • I dati sismici offshore sono DISPONIBILI;
  • Le royalty di produzione ammontano fino a solo un massimo  del 7% (4% per il petrolio offshore) ma non è dovuta alcuna royalty per i primi 20 milioni di metri cubici di gas e 20 milioni di tonnellate di petrolio;
  • L'imposizione fiscale che rientra sia nella fiscalità regionale sia in quella degli utili delle società ammonta a un massimo del  35%.

ATI crede che, dalle scoperte petrolifere della fine degli anni 80 vi sia stata una concentrazione eccessiva nell'area degli Appennini meridionali. La recente abrogazione del monopolio dell'ENI sul bacino del PO presenta una insolita opportunità di potere beneficiare della rielaborazione dei dati sismici esistenti. Adesso possiamo impiegare un moderno pc per rielaborare i dati e in alcune aree possiamo disporre di dati in 2D e 3D per aggiornare le prospettive. In altre aree più recentemente sviluppate le trivellazioni e la tecnologia possono essere utilizzate (da noi) vantaggiosamente.

In seguito alla partecipazione non effettiva di Northern Petroleum nel pozzo di gas commerciale Colombo 1 della licenza di Fiume Tevere vicino a Roma, un mutamento di politica ha portato a un periodo intensivo di istanze da parte di Northern per ottenere licenze esplorative sia in terraferma che offshore. In Italia non esistono bandi di gara ma tutti i terreni senza licenza sono costantemente disponibili [grazie a una legge di Prodi, ndtr], anche quelli con scarsa produttività.
Northern, con il suo partner ATI,  sta concentrando le sue istanze in aree più consolidate di idrocarburi che sono in qualche modo state scartate nell'ultimo decennio e se ne sta alla larga dall'area degli Appennini Meridionali sia per gli elevati costi sia per la scarsità di dati sismici di qualità a disposizione e le varie difficoltà da parte dei locali.
Le aree di interesse comprendono il proficuo bacino del Po e il giacimento di gas del Nord Adriatico-Marche, a terra, mentre le richieste offshore si situano soprattutto nella Sicilia sudorientale, la regione occidentale fino al sudest della Sicilia per gli idrocarburi. Altre richieste sono state fatte offshore ad ovest del sito Colombo 1 compreso nell'area del Delta del Tevere.
A Northern stata accordata la prima licenza Savio (Gazzetta Marzo 2004), nel sudest del Bacino del Po, per il gas.

Per concludere ATI adesso è interessata in 16 licenze, a vari stadi delle richieste, sia recenti sia completate. Nell'insieme, la posizione di ATI in Italia può essere considerata una chiave di volta della Compagnia. L'opinione di ATI è che aggiungerà molto valore con il miglioramento delle sue posizioni attuali. L'accesso a queste opportunità e la politica accettabile di uno Stato membro UE, con condizioni ottimali per le licenze,  vanno a formare lo zoccolo duro della motivazione della Compagnia.
Licences...

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