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lunedì 22 dicembre 2014

RUSSIA E ITALIA: STESSO NEMICO, STESSO DESTINO


Non c’è una regia dietro gli attacchi al Rublo….c’è però una formidabile dimostrazione di forza da parte dei mercati finanziari che ci ricordano quanto violentemente possono colpire non appena fiutano qualche opportunità profitto.
Qui l’opportunità è semplice: L’economia russa è paragonabile ad una gigantesca obbligazione garantita da petrolio e gas naturale (in gergo si chiama “commodity backed bond”, ovvero obbligazione garantita da materia prima). Se il valore della materia prima sottostante crolla, allora il valore dell’obbligazione si aggiusta verso il basso, ovvero il valore del Rublo diminuisce rispetto alle altre valute.
Qualcuno dirà che la Russia è un Paese che gode di PIENA SOVRANITA' MONETARIA e che questi attacchi speculativi non dovrebbero accadere. Sbagliato. La Russia è un’anomalia sul panorama internazionale in quanto ha sempre basato eccessivamente la propria economia sull’export di materia prima, un export ancora in gran parte denominato in Dollari.
Per questo la Russia in passato ha corteggiato, finché ha potuto, la Germania...perché voleva un impegno della BCE a stabilizzare il Rublo, ma poi deve aver sperimentato che la Germania è cosa diversa dalla BCE, checché se ne dica....ed ora non resta alla Russia che chiedere un sostegno dalla banca centrale cinese, il che ovviamente avrà i suoi costi e le sue conseguenze geopolitiche.
La Russia quindi è un Paese a sovranità monetaria limitata. Accettando un certo grado di approssimazione, possiamo dire che L’ITALIA STA ALL’EURO COME LA RUSSIA STA AL DOLLARO: in entrambi i casi c’è un’economia che dipende in tutto o in parte da una valuta di proprietà di una banca centrale totalmente indipendente dalla volontà politica del Paese.
PRIMA LEZIONE DA TRARRE: La sovranità monetaria formale, da sola, non è una panacea per tutti i mali. Occorre riguadagnare la sovranità anche nella politica industriale, energetica ed economica in generale.
Le sanzioni applicate alla Russia non c’entrano nulla con l’attacco al Rublo, essendo le sanzioni un fatto POLITICO, concertato a tavolino, contrariamente all’attacco al Rublo che è un fatto SPECULATIVO, risultante dalla coincidenza di interessi di numerosi operatori che scommettono sull’incapacità della Russia di difendere il cambio con le attuali riserve a disposizione della banca centrale.
Il problema delle riserve russe era nell’aria da mesi…ecco perché Putin si è affrettato ad acquistare oro (cosa peraltro più annunciata che fatta…). Anche Putin ha tentato una speculazione, ovvero ha scommesso sul fatto che il prezzo dell’oro tradotto in valute diverse dal Dollaro fosse a buon mercato e nelle prime battute ha avuto ragione.
Fatto sta che la banca centrale russa ha bruciato oltre $10 miliardi di riserve in 2 settimane per tentare di difendere il cambio, ma ciò non ha evitato un crollo del 50% del Rublo verso Dollaro e verso Euro (ricordiamo che Bankit bruciò quasi $50 miliardi nel ’92 senza evitare che la Lira perdesse il 30% verso valute estere).
SECONDA LEZIONE DA TRARRE: i faciloni dell’uscita immediata dall’Euro hanno avuto una dimostrazione di cosa vuol dire una tempesta valutaria quando non si hanno le carte per fare una politica credibile sul cambio.
C’è un altro parallelismo tra Russia e Italia: entrambe sono attanagliate dall’ondata di recessione che attraversa il continente euroasiatico: Tutti i prezzi scendono, anche quelli delle materie prime.
Come un salmone che risale la corrente, la recessione indotta dalla rarefazione monetaria a valle dell’Eurozona, cioè a livello di domanda di beni e servizi, sta risalendo verso monte, arrivando a toccare il prezzo delle materie prime.
Tutto tragicamente spiegabile dalla globalizzazione. Ed anche in Russia ci si aspetta un 2015 con PIL negativo...
TERZA LEZIONE DA TRARRE: nei fatti, la Russia è un’altra vittima eccellente dell’Eurozona….ne importa la recessione economica, ne subisce le sanzioni commerciali, ne sperimenta la speculazione finanziaria.
Intensificare la cooperazione commerciale con la Russia è oggi più che mai critico oltre che conveniente per l'Italia. Da questo punto di vista l’Italia e Russia non sono mai state così vicine…la stessa fragilità, lo stesso “nemico”, e forse lo stesso destino.
Alberto Micalizzi
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