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domenica 25 gennaio 2015

Banca d'Italia cancella la sua memoria storica dal suo sito

In preparazione della grande abbuffata dei QE...e delle popolari che diventano delle dealer proprietarie di BdI...

Sparisce la memoria storica della Banca d'Italia, da quando, il 17/12/2014 è stato completamente cambiato il sito, in modo da cancellarne COMPLETAMENTE la storia. E infatti il link ad esempio sulla Grande Depressione, http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/storia/1936/la_depressione/, dà questo risultato: 


Io lo avevo messo in un commento a un articolo sulla storia della Banca d'Italia, perché era scritto nero su bianco di come fu nazionalizzato il sistema bancario italiano e la Banca d'Italia, ESPROPRIANDONE gradualmente gli azionisti.

Ho ripescato il pezzo con un programma per ricuperare gli articoli cancellati dal net, adesso tocca a voi farne copia/incolla e diffonderlo a più non posso:

Da qua: https://web.archive.org/web/20130708045655/http://www.bancaditalia.it/bancaditalia/storia/1936/la_depressione 

DALL'ISTITUZIONE DELLA BANCA D'ITALIA ALLA LEGGE BANCARIA DEL 1936

La Grande depressione e la legge bancaria del 1936

Morto Stringher nel 1930, la direzione della Banca passò a Vincenzo Azzolini, proveniente dal Tesoro.
Nel pieno della Grande Depressione, la svalutazione della sterlina (settembre 1931) e di gran parte delle altre monete equivalse di fatto a un’ulteriore rivalutazione della lira. Si accentuò il carattere deflativo della politica italiana e pesanti furono le conseguenze sull’attività economica e sul sistema finanziario. Lo Stato e la Banca centrale salvarono dal tracollo le maggiori banche miste, gonfie di partecipazioni azionarie sempre più svalutate. La Banca d’Italia si trovò con un attivo fortemente immobilizzato e quindi nell’impossibilità di manovrare ulteriormente. Vennero così creati prima l'Istituto Mobiliare Italiano (IMI) con il compito di assicurare i finanziamenti di medio-lungo periodo e poi l'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI), che acquisì le partecipazioni azionarie delle banche in difficoltà e i pacchetti di controllo delle banche stesse.
A metà degli anni Trenta le tensioni che avrebbero portato al nuovo conflitto mondiale si manifestarono sul piano monetario e valutario nella cessazione di fatto della convertibilità della lira in oro e nella sospensione dell'obbligo della riserva aurea (che non verrà più ripristinato).
In questo contesto di preparazione alla guerra (nel 1935 iniziò l’aggressione all’Etiopia) venne elaborata, in ambito IRI, la legge di riforma bancaria del 1936. Una prima parte (tuttora in vigore) della legge definì la Banca d'Italia “istituto di diritto pubblico” e le affidò definitivamente la funzione di emissione (non più, quindi, in concessione); gli azionisti privati vennero espropriati delle loro quote, che furono riservate a enti finanziari di rilevanza pubblica; alla Banca fu proibito lo sconto diretto agli operatori non bancari, sottolineando così la sua funzione di banca delle banche. Una seconda parte della legge (abrogata quasi interamente nel 1993) fu dedicata alla vigilanza creditizia e finanziaria: essa ridisegnò l'intero assetto del sistema creditizio nel segno della separazione fra banca e industria e della separazione fra credito a breve e a lungo termine; definì l’attività bancaria funzione di interesse pubblico; concentrò l'azione di vigilanza nell’Ispettorato per la difesa del risparmio e l'esercizio del credito (organo statale di nuova creazione), presieduto dal Governatore e operante anche con mezzi e personale della Banca d'Italia, ma diretto da un Comitato di ministri presieduto dal capo del Governo.
Consapevole degli sviluppi della scienza economica e delle sfide poste da un mondo in continua e traumatica evoluzione, il Governatore Azzolini iniziò la creazione di un moderno Servizio Studi, attraverso l’assunzione di economisti professionisti.
Alla fine del 1936 la svalutazione della lira, lungamente attesa, favorì la ripresa economica e il riequilibrio dei conti con l’estero. Contemporaneamente, per effetto di un semplice decreto ministeriale, fu rimosso ogni limite alla possibilità dello Stato di finanziarsi per mezzo di debiti verso la Banca centrale: l’autonomia di quest’ultima toccò il punto più basso.
N. Forcheri 25/1/2015
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