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Bernard Maris: "L'economia è resa appositamente incomprensibile, è il canto gregoriano della sottomissione degli uomini"
Denis Robert: "La raison pour laquelle je n'ai jamais fait un bon journaliste, c'est que je passe trop de temps à rêver à une vie meilleure". (La ragione per cui non sono mai stato un bravo giornalista è che passo troppo tempo a sognare una vita migliore)

venerdì 20 febbraio 2015

Vive la France - Vive le Roi (suivez mon regard)

A proposito della situazione in Libia e dei venti di guerra che risventolano nelle nostre istituzioni, non avrei mai voluto dire che l'avevo detto ma, purtroppo si, lo avevo detto e mentre tutti criticavano come pappagalli Berlusconi io notavo, a parte il suo temporeggiare nell'entrare in guerra, che fece dichiarazioni chiare di cui una, che bisognerebbe ritrovare in rete, in cui affermava che lui non voleva la guerra alla Libia ma che NAPOLITANO-TUTTO IL PARLAMENTO E L'AMBASCIATA AMERICANA invece la volevano. Arrivò persino a dichiarare, censurato dei nostri media, che la rivolta popolare non era tale in quanto Gheddafi era amato dal suo popolo, ma organizzata da imprecisati uomini di potere (1). Ricorderemo tutti che nel 2011, anno della guerra alla Libia, egli era perennemente sotto scacco da scandali cuciti su misura e segretamente ricattato nella sua vita personale e finanziaria...

Del resto che Berlusconi non fosse favorevole all'intervento ma che sia stato in qualche modo costretto anche dall'imbecillità di un popolo rincoglionito dall'antiberlusconismo stretto, ampiamente abusato dai potentati limitrofi a noi ostili, non doveva e non dovrebbe essere più un mistero per nessuno. Tutte le prove scottanti di quell'attacco criminale a vantaggio dei potentati franglosassoniamericani che fu la guerra alla Libia, costringendo l'Italia a spararsi sui coglioni pur di rimangiarsi il lauto contratto siglato con essa (di un valore di varie decine di TRILIARDI !!!  per le nostre aziende) (2) spariscono dal net, ad esempio video youtube di dichiarazioni illuminanti del figlio di Gheddafi Al Saif, o della figlia dello stesso Aicha che parla del tradimento della Francia, oppure la dichiarazione di Gheddafi a Berlusconi una volta che l'Italia si è accodata alla bestia, vedasi qua (3).

In quanto a BNP Paribas era diventata coazionista, dal 2007, della Banca centrale libica, probabilmente grazie alle "aperture" del figlio Gheddafi Al Saif che avendo studiato a Londra era stato anche avvicinato da un qualche Rothschilds. Morale della favola? Mai offrirgli la mano perché ti divoreranno il braccio e ti faranno a brandelli, è matematico (l'Italia ha già dato ben oltre le braccia....).

Dopo due quinquenni di applicazione di embargo economico e finanziario (ILSA)(4)  per far cedere la Libia al potentato finanziario che spadroneggia nel mondo, legato alle rendite del  petrodollaro e alla globalizzazione dei mandarini cinesi, la Libia cedeva un pezzetto della sua Banca centrale a BNP Paribas (dai cabli di wikileaks) per ammansire la "bestia" ma essa, lungi dall'ammansirsi, si eccitava salivando di fronte al bocconcino Libia che con la sua politica sovranista per l'Africa intera e  con il progetto del dinaro d'oro in cui commerciare l'oro nero, cominciava a metterne a repentaglio la "supremazia", inculcata a suon di bombe.

La "bestia" - NATO, BNP/Total/Frère, BP ecc  e chi per essa - arrivava al punto di bombardare ad agosto del 2011 l'acquedotto (5) che Gheddafi aveva generosamente costruito per dissetare gratuitamente i libici, e non contenta il giorno dopo bombardava la fabbrica di produzione delle condutture idriche a Sirte per assicurarsi che i libici non potessero ricostruirlo e morissero bene di sete se non si fossero dissetati un giorno ricompensandola profumatamente tramite Suez Gaz de France - sempre della galassia Frère/BNP/Total...

Gheddafi inoltre aveva un dossier che descriveva i finanziamenti libici alla campagna elettorale francese che di sicuro Sarkozy, l'amico dell'avvocato Malka di Charlie Hebdo e di Clearstream (sic), Sarko il frequentatore dell'ex direttore di Charlie Hebdo Philippe Val che ha fatto di tutto per denigrare l'opera di Denis Robert nell'indagine della scatola di compensazione Clearstream (controllata dalla Deutsche Borse), fondamentale per capire come sparisce il signoraggio bancario, fino al punto di licenziare in tronco nel 2008 il vignettista Siné che voleva organizzare una campagna mediatica attorno a Denis Robert, Sarko dicevo di sicuro non voleva che andasse divulgato il finanziamento libico della sua campagna.  Si noti anche che Charlie Hebdo è ospitato da Libération di quell'Edouard de Rothschilds, probabilmente il suo nuovo proprietario, probabilmente l'uomo a capo della galassia Total/BNP/Paribas attraverso il suo uomo di paglia (?) Albert Frère.

Si ricordino anche le dichiarazioni fatte da Gheddafi circa il dossier di Ustica in cui diceva di avere le prove della responsabilità dei servizi francesi, tutti documenti scottanti scomparsi con la "polvere" della guerra.

L'epilogo della morte alla gogna pubblica della rete dell'ex rivoluzionario libico è stato tipico della fine inflitta dalla bestia a chiunque, integro ma avendo ceduto una briciola, le resisti fino alla fine, si pensi a Mussolini, si pensi a Saddam Hussein, uccisioni tanto  più truculenti che erano in odore di tradimento degli alti massoni della bestia. Costei non perdona, si nutre anzi unicamente di vendetta e di odio e si prefigge di trasformarci in suoi schiavi facendoci crepare nel fuoco dell'inferno. La bestia è connaturata all'Esagono, sua creatura per eccellenza dall'epoca dei lumi e della "sua" "rivoluzione", mentre l'Italia sin dall'inizio è ibrida, per via della presenza della Chiesa, ridimensionata ai minimi storici dalla breccia di Porta Pia...

Vive la France, vive le Roi...(suivez mon regard!)

N. Forcheri 20/2/2015


(1) http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2011/09/libia-non-e-stata-una-rivolta-popolare.html
riporta un trafiletto del Figaro in cui :  [9 settembre 2011, NdT] il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Non si è trattato di rivolta popolare” come negli altri paesi nord-africani, “dove inizia a soffiare un vento di libertà”, ha dichiarato il Cavaliere davanti ai giovani del suo partito, il Popolo della Libertà, radunati a Roma.
Al contrario, ha osservato, a Tripoli, “degli uomini di potere hanno deciso di dare inizio ad una nuova era cacciando Gheddafi”. “Non è stata una rivolta popolare perché Gheddafi era amato dal suo popolo, come ho potuto constatare quando sono andato in Libia”. Fino ai giorni delle rivolte all’inizio dell’anno, il Presidente del Consiglio italiano aveva intrattenuto rapporti stretti con il regime libico.
La riconciliazione con il regime di Tripoli “mi ha procurato la simpatia non solo della Libia ma di numerosi capi di stato africani”, e “così abbiamo potuto consolidare la nostra presenza, importante per le forniture di gas e di petrolio”, si è giustificato Berlusconi davanti ai suoi giovani sostenitori


(2)  http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2011/03/guerra-in-libia-francia-scippa-italia.html

IMPREGILO : 3.0000.000.000 Euro di contratti acquisiti in Liba.
ASTALDI : 600.000.000 Euro in Libia per elettrificazione ferrovie.
FINMECCANICA: Joint-Venure con La Libyan Investiment Authority che acquistava elicotteri Augusta. MILIARDI DI EURO.
ENI : Inutile stabilire i valori.
SAIPMEM : 5.000.000.000 capo cordata costruzione autostrada (soldi anticipati dai libici).
SELEX S.I. 300.000.000 Euro controllo confini del sud.
Migliaia di piccole e medie imprese italiane in Libya : DIVERSI MILIARDI di Euro di Contratti.
(tra cui le mie aziende).
Investimenti Libici in Italia:
MILIARDI DI EURO DATI A :
- IMPREGILO
- UNICREDIT
- YUVENTUS

(3) L'ultimo messaggio di Gheddafi A Berlusconi, testo: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2011/10/lultimo-messaggio-di-gheddafi.html)

(4) da http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2009/09/tutti-casa.html

ILSA o Iran-Lybia Sanction Act
La Iran-Lybia Sanction Act o ILSA è la legge passata nel 1996 sotto l’amministrazione Clinton, con scadenza nel 2001 e prorogata da Bush, che si prefigge di sanzionare le imprese che investano in Iran per più di 20 M di dollari o in Libia per oltre 40 M di dollari. Essa accordava al Presidente degli S.U.
1. la possibilità di applicare due delle sei sanzioni previste, ossia: il divieto di ottenere dalle banche crediti e mutui alle esportazioni negli USA;
2. il divieto di ottenere l’autorizzazione di esportare negli USA materiale militare e paramilitare;
3. il divieto di ottenere prestiti dalle banche statunitensi di oltre 10 M di dollari; se l’impresa è un istituto finanziario;
4. servizi relativi ai buoni del tesoro U.S. e/o di fungere da deposito per fondi governativi statunitensi;
5. il divieto di accordare appalti governativi statunitensi a dette ditte;
6.      restrizioni alle importazioni negli USA.
Da notare come quattro sanzioni su sei siano di tipo strettamente finanziario.La legge prevedeva delle eccezioni,  la prima ove fosse in ballo l’interesse nazionale statunitense e la seconda se il paese della multinazionale decideva esso stesso di applicare tali sanzioni.  Nell’estate del 2001 la legge fu prorogata a schiacciante maggioranza per cinque altri anni, e resa più severa riducendo il limite d’investimento accettabile in Libia da 40 a 20 M di dollari e ampliando la nozione d’investimento in modo da ricomprendere tutti gli accordi precedenti il momento della loro proroga.  Davanti alle proteste degli alleati europei che consideravano detta legge arbitrariamente extraterritoriale, come anche quella di Helms-Burton relativa a Cuba, Clinton ne aveva ammorbidito l’applicazione fino a tollerare alcune eccezioni di cui si parlerà nel testo: un contratto di 20 miliardi di dollari tra la Total e l’Iran e i suoi partner, nell’aprile del 1997, e lo sviluppo delle fasi due e tre da parte di Gazprom della Russia e di Petronas della Malesia in cambio dell’impegno formale di tali governi di non sostenere il “terrorismo internazionale” e di frenare lo sviluppo dell’energia nucleare iraniana.

 (5) http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/2011/10/sirte-citta-fantasma-terminale-del.html



Subject: [Disarmo] R: Gli incendiari gridano al fuoco


Se pensiamo che dobbiamo  dare ragione a  mortadellone  Prodi :   “ Non ho mai visto un paese che fa la guerra contro se stesso “,    cé da tagliarsi le vene sulla  dabbenaggine  dei nostri sinistri.
Ammesso che si tratti  solo cretinismo e non qualcosa di più indicibile.   Verrà fuori che  il Berluska è stato ricattato dal mostro transilvanico Sarkofagosì’ : in quel periodo , marzo 2011, la Francia stava caricando le armi contro la Libia e contro l’Italia ; le tre banche francesi , Sogen, BNP Paribas, Credit Agricole, avevano in portafoglio grosse fette del debito italiano e si preparavano, in combutta con i fondi americani e alle banche tedesche  a far schizzare lo spread italico.  Sarkò in cambio della partecipazione italiana  , diretta, e con  l’utilizzo le basi  mediterranee,  garantiva  Berlusconi  la pace finanziaria.   Infatti,  furono le banche tedesche , in testa Deutsche Bank  a scatenare la guerra   solo nel  luglio- agosto dello stesso anno.   Il potere ricattatorio del vampiro transalpino  si è poi  visto anche nella destabilizzazione della Grecia :  teneva per le palle il primo Ministro Papandreou  con la storia  dei conti  in Svizzera  della lista Falciani  appartenenti alla  sua famiglia. La lista era nelle mani francesi da tempo e la riservatezza è stata barattata con l’avvento della malefica troika.
Viva la France !
Firmato


Da: disarmo-request@peacelink.it [mailto:disarmo-request@peacelink.it] Per conto di rossana123@libero.it
Inviato: martedì 17 febbraio 2015 23:14
A: disarmo@peacelink.it
Oggetto: [Disarmo] Gli incendiari gridano al fuoco


di Manlio Dinucci

La guerra che divampa in Libia miete sempre più vittime non solo sulla terra ma sul mare:. molti dei disperati, che tentano la traversata del Mediterraneo, annegano. «Da sotto il mare ci chiedono dove sia finita la nostra umanità», scrive Pier Luigi Bersani. Dovrebbe anzitutto chiedersi dove sia finita la sua umanità, e con essa la sua capacità etica e politica,, quando, il 18 marzo 2011 alla vigilia della guerra Usa/Nato contro la Libia, in veste di segretario del Pd, esclamava «alla buon’ora» , sottolineando che «l’articolo 11 della Costituzione ripudia la guerra, non l’uso della forza per ragioni di giustizia».

Enrico Letta, che con Bersani si appella ora al senso umanitario , dovrebbe ricordarsi quando il 25 marzo 2011, in veste di vicesegretario del Pd, dichiarava «Guerrafondaio è chi è contro l'intervento internazionale in Libia e non certo noi che siamo costruttori di pace».,.
Una «sinistra» che nascondeva le vere ragioni – economiche, politiche e strategiche – della guerra, sostenendo per bocca di Massimo D’Alema (già esperto di «guerra umanitaria» in Jugoslavia)  che «in Libia la guerra c’era già, condotta da Gheddafi contro il popolo insorto, un massacro che doveva essere fermato» (22 marzo 2011).

Sostanzialmente sulla stessa linea perfino il segretario del Prc Paolo Ferrero che, il 24 febbraio 2011 a guerra iniziata, accusava Berlusconi di aver messo «giorni per condannare le violenze di Gheddafi», sostenendo che si doveva «smontare il più in fretta possibile il regime libico». Lo stesso giorno, giovani «comunisti» del Prc, insieme a «democratici» del Pd, assaltavano a Roma l’ambasciata di Tripoli, bruciando la bandiera della repubblica libica e issando quella di re Idris (la stessa che sventola oggi a Sirte occupata dai jihadisti, come ha mostrato il Tg1 tre giorni fa).

Una «sinistra» che scavalcava la destra, spingendo alla guerra il governo Berlusconi, all’inizio restio (per ragioni di interesse) ma subito dopo cinico nello stracciare il Trattato di non-aggressione e nel partecipare all’attacco con basi e forze aeronavali.

In sette mesi, l’aviazione Usa/Nato effettuava 10mila missioni di attacco, con oltre 40mila bombe e missili, mentre venivano infiltrate in Libia forze speciali, tra cui migliaia di commandos qatariani, e allo stesso tempo finanziati e armati gruppi islamici fino a poco prima definiti terroristi. Tra cui quelli che, passati in Siria per rovesciare il governo di Damasco, hanno fondato l’Isis e quindi invaso l’Iraq.

Si è così disgregato lo Stato libico, provocando l’esodo forzato – e di conseguenza l’ecatombe nel Mediterraneo – degli immigrati africani che avevano trovato lavoro in questo paese. Provocando una guerra interna tra settori tribali e religiosi, che si combattono per il controllo dei campi petroliferi e delle città costiere, oggi in mano principalmente a formazioni aderenti all’Isis.

Il ministro degli esteri del governo Renzi, Paolo Gentiloni, dopo aver ribadito che «abbattere Gheddafi era una causa sacrosanta», lancia l’allarme perché «l'Italia è minacciata dalla situazione in Libia, a 200 miglia marine di distanza». Annuncia quindi che giovedì riferirà in Parlamento sull'eventuale partecipazione italiana a un intervento militare internazionale «in ambito Onu». In altre parole, a una seconda guerra in Libia presentata come «peacekeeping», secondo quanto già richiesto da Obama a Letta nel giugno 2013, caldeggiata dalla Pinotti e approvata da Berlusconi.

Siamo di nuovo al bivio: che posizione prenderanno quanti lavorano per creare una nuova sinistra e, al suo interno, l’unità dei comunisti?

(il manifesto, 17 febbraio 2015)





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